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22 La storia di Sculli

Il neo acquisto della Lazio raccontato da chi lo conosce bene: Materazzi, Cavasin e Gasperini

30

Esclusiva Zoff

L’ex tecnico e presidente della Lazio si confida ai microfoni di Lazialità. “La Lazio deve lottare per la Champions e date fiducia a Muslera”

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La storia di Muslera

Il portiere della Lazio fa il bilancio del 2010 e si augura un 2011 ancor più felice

40 Dossier Reja

Gli esperti consigliano a Lotito la conferma del tecnico:“Bisogna rinnovargli il contratto”

44 Il bomber con la valigia

E’ sempre sul piede di partenza e il suo futuro sembra perennemente in bilico. Ma è sempre decisivo: Libor Kozak

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Dossier Floccari

Gli ex biancocelesti danno un consiglio a Reja: “Floccari deve tornare a fare la punta”.

64 Lazialità incontra il Corriere

La nostra redazione ospite per un giorno nella sede del Corriere dello Sport. Ecco come nasce il giornale e i rapporti con la Lazio.


Dossier di Valerio Alessandro Cassetta - Inside foto

GIUSEPPE

UN

JOLLY

ALLA

CORTE DI

R EJA


Febbraio 2011

Dossier - pag. 23

SCULLI...

Ecco la storia del nuovo attaccante della Lazio. La sua carriera in giro per l’Italia, con le maglie di Juventus, Crotone, Modena, Chievo, Brescia, Messina, Genoa ed infine Lazio.

S

i apre il mercato di riparazione e la Lazio è alla ricerca di rinforzi di qualità che possano migliorare l’organico, fornendo a Reja valide alternative da utilizzare nella seconda parte di stagione. Fin qui la Lazio ha dimostrato di possedere un undici titolare competitivo, ma le seconde linee non danno affidabilità e così nella breve sessione del mercato di gennaio, Lotito e Tare, contando sui buoni rapporti esistenti con il Presidente del Genoa Preziosi, hanno messo gli occhi su un giocatore tecnico, duttile ed esperto, quale Giuseppe Sculli. L’ex genoano, essendo un attaccante poliedrico, andrà ad infoltire il numero di terminali offensivi laziali, tuttavia il suo acquisto va letto soprattutto in relazione alla sua duttilità e non tanto per la sua vena da bomber. Sculli, infatti, è uno di quei giocatori che nel calcio moderno ha saputo lavorare sulle sue caratteristiche, così da poter ricoprire più ruoli: da attaccante a esterno di centrocampo, da trequartista centrale o di fascia. Sono queste le posizioni in cui l’ex genoano è stato impiegato con ottimi risultati. Insomma, Sculli è la classica ala, a metà tra attaccante e centrocampista, bravo nei passaggi e nel costruire gioco, abile nel fornire palle goal ai compagni e scaltro nella finalizzazione. Nato a Locri, comune della Provincia dei Reg-

gio Calabria, nel 1981 è, secondo molti esperti, un giocatore su cui la Lazio può fare affidamento.

Gli inizi con Gasperini alla Juventus La carriera calcistica di Giuseppe Sculli inizia nelle giovanili della Juventus. Veste la maglia della “Vecchia Signora” per ben quattro stagioni, dal 1996 al 2000. In quegli anni è Gian Piero Gasperini l’allenatore delle giovanili bianconere, lo stesso che lo consacrerà alla ribalta del panorama calcistico italiano con il Genoa. Sculli inizia la carriera da attaccante esterno, giocando spesso anche da prima punta. La sua duttilità viene molto apprezzata dall’allenatore, che lo promuove a vero e proprio jolly del reparto offensivo.

Centravanti nel Crotone di Materazzi Terminata la crescita bianconera, Sculli torna in terra natia, la Calabria, esattamente a Crotone. I rosso blù riescono ad ottenere il prestito biennale del giovane attaccante. Dal 2000 al 2002. Sculli colleziona 51 presenze arricchite da 8 goal. Durante questa esperienza riceve, tra gli altri, gli insegnamenti di un grande allenatore la cui figura è lieta a tutti laziali: Giuseppe Materazzi. L’ex tecnico biancoceleste lo schiera spesso da punta centrale, sfruttandone il movimento e

gli inserimenti in zona d’attacco.

L’esordio in A con il Modena e il primo gol segnato alla Roma Il 2002 è l’anno della Serie A. Il Modena, squadra allenata da De Biasi, torna in serie A dopo trentotto anni e per cercare di raggiungere la salvezza nella massima serie decide di puntare sul giovane Sculli. Il 14 settembre 2002 l’attaccante calabrese fa il suo esordio in serie A, ma il Modena perde contro il Milan per 3 a 0. Passa una settimana e Sculli è di nuovo in campo. Si gioca


Intervista

MUSL di Paolo Colantoni - Inside foto

“VOGLIO RIMANERE ALLA LAZIO”


Febbraio 2011

ERA

Il portiere della Lazio si gode il 2010. “E’ stato un anno straordinario per me. Voglio ripetermi nel 2011” e aspetta notizie sul rinnovo. “L’ho detto e lo ripeto, voglio restare alla Lazio e rimanere a lungo nella capitale”

Intervista - pag. 35


2001>2011 Dieci ann i fa, era il febbraio del 2001, nasceva sulla storica emittente romana Teleroma 56, Lazialità in Tv. Un programma, fortemente voluto e condotto dal nostro direttore Guido De Angelis, nato per raccontare la nostra Lazio in tutti i suoi protagonisti e in tutte le sue storie. In questi anni diventato un appuntamento imperdibile per chi vuol sapere tutto sul mondo della nostra amata Lazio. Reportage, inchieste, filmati, interviste, ospiti illustri si sono susseguiti in quasi 400 puntate. di Mauro Simoncelli

F

ebbraio 2001 – febbraio 2011: dieci anni, quasi 400 puntate, 1200 ore circa di trasmissioni rigorosamente in diretta, decine e decine di ospiti, più di 100 ore di filmati mandati in onda, tante cose si sono succedute nello studio uno della storica emittente romana Teleroma 56, da quando il nostro direttore Guido De Angelis , grazie alla disponibilità della famiglia Caltagirone, in particolare degli

editori Francesco ed Elisabetta Caltagirone che hanno trovato lo spazio giusto nei propri palinsesti, ha deciso di realizzare questa trasmissione per raccontare la Lazio ai suoi tifosi. Non esisteva nel panorama regionale, né tantomeno in quello nazionale, una trasmissione che potesse far rivivere le gesta della nostra amata squadra, raccontare cento anni della nostra storia, vittorie, sconfitte e tutti i personaggi che in varie vesti han-

no indossato la nostra maglia.

ANNI PARTICOLARI Era all’epoca una Lazio scudettata, fortissima, stellare, che si stava riprendendo dalla classica sbornia dopo una vittoria tanto esaltante quanto inaspettata che forse aveva tolto quella fame di successi che avevano invece caratterizzato proprio l’ascesa di quella favolosa squadra costruita dal presidente Sergio Cragnot-

ti. Il 9 gennaio si era chiuso il Centenario con una festa molto particolare, con il saluto al tecnico che aveva guidato la squadra a tutti i trionfi, Sven Goran Eriksson, che tentato dall’avventura sulla panchina della nazionale inglese, era stato sostituito da uno di famiglia come Dino Zoff. Il nostro cammino in Champions League era già terminato e la nostra rivale cittadina volava in testa alla classifica. Questo lo scenario di quei


giorni, che oggi sembrano così lontani, quando il nostro direttore decise di intraprendere questa impresa che sembrava titanica: una trasmissione televisiva settimanale interamente dedicata ai nostri colori, alla nostra Lazio. Non che non ce ne fossero stati altri di tentativi, ma erano soprattutto trasmissioni, alcune davvero storiche, che dividevano il proprio spazio a disposizione tra le due realtà cittadine, noi volevamo

dedicare tutte le attenzioni alle gesta di una società che aveva da poco compiuto cento anni e che di attenzioni in questo lungo periodo ne aveva avute davvero poche. La finalità era quella di raccontare più da dentro le cose che succedevano nella Lazio, grazie all’aiuto di giornalisti e opinionisti che ogni giorno frequentavano Formello e il campo d’allenamento della prima squadra, avendo così notizie

fresche e d’attualità. In più, finalmente, raccontare in video le gesta della nostra squadra, le sintesi delle partite, le recenti vittorie, le interviste, i profili dei calciatori, raccontati tutti con il perfetto connubio immagini e musica, per regalare a tutta la gente laziale quelle emozioni che nessuna televisione pubblica o privata, gratuita o a pagamento, regalava loro, preoccupate come al solito di servire solo le solite tre o quattro squadre

più blasonate.

IMMAGINI E MUSICA Proprio questo aspetto fu l’argomento principale del nostro direttore fin dalle prime riunioni alle quali ho avuto la fortuna, il piacere e l’onore di partecipare, per cercare di costruire una trasmissione come si deve, bisognava regalare emozioni. Proprio a me fu dato l’incarico di trasformare quelle emozioni in imma-


Intervista di Alessio Aliberti - Inside foto

Libor Kozak è nato il 30 maggio 1989. E’ legato alla Lazio con un contratto fino al 2012. In questa stagione ha portato in classifica 8 punti.


Febbraio 2011

Intervista - pag. 45

LIBOR KOZAK

L’UOMO DELLA PROVVIDENZA

Al momento di andare in stampa c’è ancora incertezza sul suo destino. Comunque andrà a finire Libor Kozak ha già portato in classifica almeno 8 punti. Ecco la storia del bomber con la valigia pronta...


Dossier di Dante Chichiarelli - Inside foto

Agostinelli, Pulici, Oddi, Giordano e Rambaudi consigliano Reja: “Floccari si sacrifica troppo per la squadra. Se tornasse a fare la punta sarebbe meglio per tutti�


Febbraio 2011

Dossier - pag. 51

FLOCCARI DEVE TORNARE A FARE LA PUNTA S

ei gennaio 2010. Nel giorno della Befana, data indimenticabile per i laziali anche qualche anno prima, fa il suo esordio con la maglia biancoceleste Sergio Floccari. Preso dal Genoa in prestito con diritto di riscatto dal presidente Lotito per risollevare le sorti della squadra, l’attaccante di Nicotera esordisce all’Olimpico nella gara contro il Livorno. L’ex bomber atalantino ci mette poco ad entrare nei cuori dei tifosi biancocelesti: doppietta ai rivali livornesi, 4-1 il finale e la Lazio dell’ex tecnico Ballardini ricomincia a respirare. Due gol, quel giorno, da vero rapinatore d’area: in entrambi i casi azione sulla sinistra di Zàrate e Kolarov, palla a centro area con Sergione che la butta dentro. Due reti messe a segno grazie al senso del gol tipico dei grandi attaccanti: quei giocatori sempre pronti dentro l’area per buttarla dentro. Floccari, però, non è soltanto questo. Già, perché oltre ad avere grandi doti da bomber, è in possesso di una caratteristica molto rara per una punta: la generosità. Il cambio sulla panchina, con Reja che avvicenda Ballardini, non cambia la situazione dell’attaccante calabrese che in breve tempo diventa uno dei pochi intoccabili dell’undici titolare. Saranno proprio i suoi gol, assieme

a quelli di capitan Rocchi, spesso preferito a Zàrate, a salvare la Lazio da una retrocessione che sembrava quasi scritta. Il mercato estivo non porta brutte sorprese e, come promesso più volte da Lotito, Floccari viene riscattato dal Genoa per circa 9 milioni di euro, facendo la gioia di Reja e dei tifosi biancocelesti. Anche il campionato in corso parte bene per l’ex rossoblu, il quale inaugura la stagione del gol regalando un preziosissimo pareggio in casa contro il Milan. La Lazio vola in campionato e Sergio è uno degli artefici di questo grande momento. Rispetto alla stagione precedente, però, il giocatore ricopre un ruolo diverso: molto meno presente in area di rigore e sempre più spesso in aiuto dei compagni di squadra in quasi ogni ruolo del campo. Addirittura, a volte, lo si è visto rincorrere avversari sulla fascia nella propria metà campo. La metamorfosi di Floccari ha sì giovato sotto l’aspetto di squadra, ma allo stesso tempo ha fatto perdere il rapporto con il gol intrapreso nel campionato precedente. Meglio, dunque, avere un giocatore generoso che può ricoprire più ruoli a discapito della finalizzazione, oppure avere un bomber in area che difficilmente fallisce le occasioni sotto porta? Per scoprirlo, Lazialità è andata a sentire il parere di alcuni esperti.

Agostinelli: “E’ un attaccante moderno”

Gli ex biancocelesti chiedono a Reja di riportare Floccari al centro dell’aria di rigore. “Si sacrifica troppo per la squadra. Come punta centrale può tornare a fare gol”

Quanto sia utile Sergio Floccari per una squadra non è di certo una scoperta. Chiedere per conferma a due suoi grandi ex allenatori come Gigi Del Neri e Bruno Giordano che hanno sempre parlato con profonda stima dell’attaccante di Nicotera. Proprio l’attuale tecnico juventino farebbe carte false per riallenare il suo pupillo ai tempi dell’Atalanta: radio mercato ha spesso parlato di un forte interessamento da parte della Juventus per Floccari, ma le offensive del club torinese sono state educatamente rispedite al mittente dalla dirigenza capitolina. Una punta atipica, che può svolgere più ruoli e svariare su tutto il fronte d’attacco. Nella stagione in corso, con il 4-2-3-1, l’ex giocatore del Genoa ha svolto un lavoro più che mai sporco, svariando da una parte all’altra e recuperando importanti palloni spalle alla porta in aiuto dei compagni. “Floccari è un giocatore straordinario, per noi il suo


Dossier di Samantha Trancanelli

Lazialità all’interno del CORRIERE DELLO SPORT STADIO La nostra redazione è stata ospite all’interno della sede del Corriere dello Sport. Un’intera giornata per capire come nasce il giornale, la sua diffusione e i rapporti con la società biancoceleste. Il Direttore Alessandro Vocalelli e i cronisti che seguono quotidianamente la Lazio ci hanno raccontato come si vive la Lazialità all’interno del quotidiano romano.

I

n questo numero Lazialità ha realizzato un dossier sul Corriere dello Sport-Stadio , uno dei principali quotidiani sportivi italiani , analizzando i suoi rapporti con la comunicazione e il mondo Lazio . Abbiamo trascorso un pomeriggio all’interno della sede del prestigioso quotidiano sportivo e abbiamo sentito il Direttore Alessandro Vocalelli, cercando di capire con lui come

negli anni sia cambiato il rapporto con la comunicazione biancoceleste, dal Presidente Sergio Cragnotti fino a Claudio Lotito ; i cronisti che seguono da anni sul campo e come inviati la squadra biancoceleste, Fabrizio Patania e Daniele Rindone, facendoci raccontare come nasce e si sviluppa una giornata- tipo di lavoro in redazione, come si trovano le notizie, le piste da seguire con le relative preziose fonti,

come nasce l’idea di un pezzo e anche le difficoltà che si possono incontrare nel loro rapporto quotidiano con la società e la comunicazione della Lazio. Ospiti per un intero pomeriggio nella sede di Piazza Indipendenza del Corriere dello Sport- Stadio, uno dei principali quotidiani sportivi italiani e tra i più letti, per conoscere da vicino come nasce la giornata di lavoro di

un cronista che segue tutti i giorni la Lazio e soprattutto per capire ed analizzare come e quanto siano cambiati oggi, per chi fa il mestiere di giornalista, i rapporti con le società di calcio rispetto al passato ed in particolare con la Lazio e la comunicazione biancoceleste. Iniziamo questo nostro viaggio proprio con il Direttore del Corriere dello Sport- Stadio, Alessandro Vocalelli,


Febbraio 2011

alla guida del quotidiano sportivo dall’agosto del 2003. Entrato come praticante al Corriere nell’80, Vocalelli ha seguito per anni come inviato la Roma di Dino Viola e la Lazio di Sergio Cragnotti, prima di passare al desk del giornale.

Dossier - pag. 65

Il Direttore del Corriere dello Sport, Alessandro Lucarelli

Direttore, era più facile prima lavorare?

“Rispetto ad ora, prima c’era un rapporto di maggiore “ familiarità”, con i giocatori e i dirigenti si riusciva ad avere un contatto quotidiano che andava al di là della semplice conferenza stampa canonica che vale per tutti. Ricordo che quando facevo il cronista , ho cominciato con la Lazio di Giordano, Manfredonia, poi la Roma e di nuovo la Lazio, mi capitava di chiamare a casa i giocatori, di parlare con i dirigenti ed i presidenti. Oggi l’informazione è più chiusa dentro un recinto precostituito. Francamente non sono mai stato amico di nessuno, neanche quando ero cronista. Avevo un ottimo rapporto, questo sì, ma non amico, perché credo che chi fa questo lavoro deve mantenere, da una parte e dall’altra, un minimo di distacco professionale. Adesso il rapporto tra le parti mi sembra più schematizzato”.

Cosa manca oggi nei rapporti con le società e soprattutto quale è secondo Lei la difficoltà maggiore che si incontra con la comunicazione?

“ Credo che il difetto maggiore da parte degli interlocutori, quindi dei dirigenti in assoluto e delle società, sia quello di pensare che si sia in “ottimi” rapporti quando uno scrive bene e in “ cattivi” rapporti, magari quando uno non scrive bene. Ma il ruolo del giornalista non è quello di scrivere bene o male “a prescindere”, come direbbe Totò, anche in presenza di ottimi rapporti, se c’è una cosa da dire non positiva, va detta. A volte dall’altra parte si cerca di interpretare il rapporto con i cronisti nel modo in cui finchè si scrive bene, va bene, nel momento in cui si scrive male, si ha un nemico”.

“L’errore più grande della società è aver creato una spaccatura tra lotitiani e antilotitiani. Un presidente dovrebbe unire e non dividere. La forza di un club sono i tifosi” Lei è Direttore del Corriere dello Sport-Stadio dal 2003, il Presidente della Lazio allora era Sergio Cagnotti. Che tipo di rapporto aveva con lui? “ Anche con Cragnotti non ho avuto

rapporti personali. Non ho rapporti personali con nessun presidente.Mi capita di sentire tre volte l’anno Moratti, Della Valle, Galliani, De Laurentiis, Rosella Sensi, senza però avere un alcun tipo di rapporto confidenziale, ma solo professionale. Era così

anche con Cragnotti”.

Quelli però sono stati anni particolari, nel senso che quella era una Lazio che vinceva tutto… “Ricordo che scrissi un articolo che fece discutere molti dicendo che avevo esagerato. Era una trasferta europea e scrissi “ In viaggio con la squadra più forte del mondo”, perché secondo me in quel momento la Lazio era la più forte di tutte, anche se non è diventata campione d’Europa attraverso la Coppa dei Campioni. Mi nacque questa osservazione seduto al gate dove aspettavo di imbarcarmi con i giocatori e vedevo sfilare Nedved, Mancini, Salas, Vieri, Simeone, Stankovic. Un’immagine di ricchezza impressionante”.

Da Cragnotti al Presidente Lotito: come sono i rapporti? Com’è gestire la direzione e la difficoltà maggiore che incontra, se c’è, con il mondo Lazio oggi?

“Credo che il problema Lazio, il problema Lotito, che è anche una con-



Lazialità Febbraio 2011