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IL PARCO DI SAN GIOVANNI

CENTRO CULTURALE GESTITO DAI GIOVANI

Il Comprensorio dell'ex-Ospedale Psichiatrico è uno straordinario patrimonio della città di Trieste. I proprietari dei 35 edifici sono: Azienda Sanitaria, Provincia, Università e Comune. Il parco di 20 ettari è sostanzialmente proprietà della Provincia. Molti edifici sono stati perfettamente restaurati e riutilizzati, per altri l'intervento è imminente, alcuni sono ancora senza destinazione né piani di ripristino. Inoltre, è stato realizzato un importante intervento su parte del parco in cui, tra l'altro, sono state piantate oltre 5 mila rose. Il recupero va proseguito.

La città di Trieste ha un'antica e importante tradizione di presenza dei Ricreatori. Numerose associazioni di varia natura coinvolgono gruppi di giovani in molteplici attività. Ci sono inoltre degli Oratori molto attivi e propositivi.

> Il Comune possiede il Padiglione RALLI, già destinato a Centro diurno per anziani – opera già finanziata da anni e in via (speriamo) di realizzazione definitiva; ma occorrerà prestare grande attenzione a non creare una struttura ipercostosa e inefficace. Come in parte previsto inizialmente, sarà saggio ospitarvi anche sedi di varie associazioni di volontariato e programmare molto bene l'uso di spazi e attività in un settore così delicato come l'area Alzheimer.

EDITORIALE LA CITTÀ CHE VOGLIAMO Il gruppo promotore del giornale ha lanciato un invito per costruire progetti condivisi con altre persone. Questo invito è stato accolto dal forumtrieste2011 la città che vogliamo, che ha curato questo numero speciale e ne è responsabile.

Il FORUM è nato in occasione delle ultime elezioni comunali per raccogliere ed elaborare proposte progettuali da presentare alla nuova amministrazione. Ha prodotto un programma articolato che è reperibile all’indirizzo: http://forumtrieste2011.wordpress.com. Dopo le elezioni, il gruppo promotore del FORUM ha presentato alla nuova Giunta una selezione dei progetti che rappresenterebbero un importante segno di qualità per i prossimi mesi di lavoro del Municipio. In questo foglio il FORUM espone per sintesi le proposte cui tiene in modo particolare. Su alcune di queste l'amministrazione comunale ha già avviato dei percorsi positivi per la loro realizzazione; su tutte il FORUM chiede consenso da parte dei cittadini, partecipazione all'approfondimento da parte dei tecnici e soluzioni concrete da parte dell'amministrazione. Il FORUM ringrazia i promotori di “LAVORO IN CORSO” per l'ospitalità.

ISTRUZIONI PER UNA CORRETTA PIEGATURA N

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stiamo lavorando per trasformare LIC da un’idea ad una pubblicazione periodica

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> Tuttavia, a Trieste manca un Centro culturale che sia espressione di associazioni e gruppi di giovani; un luogo di aggregazione di elevato livello qualitativo e capace di offrire il meglio del “mercato culturale”. Molti ragazzi e ragazze esprimono l'esigenza di luoghi d'incontro in cui possano provare e ascoltare musica, usare tutte le possibilità offerte dal web, avere occasione di incontrarsi tra loro e con artisti, uomini e donne di teatro, pittori, scultori, poeti, ecc., di intercambiare con le espressioni più ricche della cultura triestina e non solo, avere a disposizione giochi di vario genere, una “caffetteria” con cibi a prezzo modico, videoteca, emeroteca, e così via.

> Il Comune poi dovrebbe partecipare molto di più allo sviluppo del PARCO CULTURALE di San Giovanni,

> In questo Centro le associazioni e i gruppi dovrebbero essere stimolati a produrre iniziative libere e autonome secondo un regolamento molto flessibile e aperto, che favorisca un’autogestione responsabile ma assolutamente priva di vincoli superflui.

utilizzando la disponibilità comprovata di ASS e Provincia sull'uso comune di spazi esterni (Estate di San Giovanni), del Teatro Basaglia e delle sale multifunzionali dell'Azienda, che le utilizza solo in parte ridotta.

Il Comune potrebbe e dovrebbe allestire un Centro con queste caratteristiche, identificando le associazioni e i gruppi che potrebbero poi gestirlo autonomamente, con un adeguato sostegno pubblico e privato.

> Inoltre, lo sviluppo del ROSETO e il recupero complessivo del parco, possono portare alla nascita di un importante polo turistico connesso a “roseto-teatro e spazi espositivi-memorie del sito”; come già accade tra l'altro in occasione di “HORTI TERGESTINI” che richiama ogni anno migliaia di visitatori.

> Un luogo appropriato potrebbe essere il grande magazzino non utilizzato nel comprensorio dei Bagni Ausonia. Il restauro di questo spazio contribuirebbe alla riqualificazione complessiva del sito. Il Centro, adeguatamente allestito, ne aumenterebbe la frequentazione durante tutto l'anno. Senza dubbio si possono immaginare anche altri luoghi, ma è importante che non si prospettino continuamente soluzioni diverse per poi non realizzarne alcuna, come spesso accade a Trieste. Le caratteristiche auspicate restano: qualità del luogo e del suo allestimento, qualità delle iniziative progettate, capacità di coniugare il massimo di libertà possibile con una gestione responsabile delle attività.

> San Giovanni ospita “OLTRE IL GIARDINO”, una mostra importante. Allestita da Studio Azzurro di Milano con tecnologici tavoli interattivi, questo “archivio in mostra” raccoglie foto, documenti, filmati di notevole qualità e quantità a testimonianza della storia di San Giovanni, della “Riforma Basaglia” e dell'azione esemplare di costituzione di servizi territoriali e di medicina di comunità realizzate a Trieste. È un archivio vivo che dovrebbe essere continuamente alimentato ed esposto in sede più centrale della città. > Infine, nata dalla storia di San Giovanni, la Conferenza Permanente per la Salute Mentale nel Mondo Franco Basaglia-ONLUS, dovrebbe ricevere sostegno e strumenti dagli enti triestini: per consolidare l’opera di prosecuzione e diffusione, in Italia e nel mondo, dell'esperienza di riforma psichiatrica che questa città ha contribuito a realizzare ed è apprezzata in campo internazionale.

> Il Centro culturale dovrebbe essere un riferimento per le varie mostre del cinema, iniziative artistiche o culturali, promosse dai diversi enti cittadini. Dovrebbe inoltre rappresentare lo snodo dei rapporti tra i ragazzi e i ricercatori delle istituzioni scientifiche. A Padova e in altre città esistono esperienze simili: si faccia tesoro di quanto altrove è già positivamente sperimentato.

MICROAREE Nel Programma del FORUM si chiede al nuovo Sindaco di rafforzare ed estendere le Microaree. Le Microaree sono aree sperimentali d’intervento congiunto tra Comune, Azienda per i Servizi Sanitari, Ater e altre realtà del territorio. Si tratta di progetti di sviluppo della rete di servizi a livello di caseggiati e di azioni congiunte per migliorare l’habitat dei residenti, puntando su una partecipazione collettiva all’azione. Hanno finalità di promozione di ben-essere e coesione sociale; intervengono con azioni coerenti e organiche nei settori della sanità, dell’educazione, dell’assistenza, dell’habitat, del lavoro e della democrazia locale, come indicato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Nei sei anni di sperimentazione, le Microaree hanno dato risultati importanti in alcune zone della città. I soggetti pubblici coinvolti, recependo la proposta del Forum, hanno stipulato un nuovo protocollo di intesa (novembre 2011) per superare la fase di sperimentazione. In questo accordo riconoscono la necessità e l'opportunità di implementare il senso e il ruolo del ‘programma Microaree’ attraverso il suo sviluppo in senso intensivo (nelle aree già oggetto di intervento) e in senso estensivo (allargamento ad altre aree della città). L'obiettivo è rafforzare la dimensione “micro”, garanzia di conoscenza e interazione ravvicinata con i contesti e le persone, affiancando una dimensione “macro” con progetti estesi a spazi territoriali più ampi nei rioni. Le aree dell’intervento integrato riconosciute sono: Gretta, Ponziana e Vaticano, Cittavecchia, Giarizzole, Valmaura, Borgo San Sergio, San Giovanni, Melara. Diversamente da quanto concordato in precedenza, gli enti s’impegnano a lavorare in sinergia in tutte le Microaree promosse in origine dall’Azienda per i Servizi Sanitari – mentre fino a oggi solo una parte era riconosciuta da Comune e Ater. I tre enti s’impegnano operativamente per la realizzazione di progetti integrati di sviluppo di comunità, di promozione della salute e di ben-essere, di miglioramento della qualità della vita e delle condizioni abitative, di riqualificazione dello spazio fisico dei quartieri, di promozione di forme di partecipazione attiva dei cittadini, definendo annualmente le risorse da assegnare alle attività. Compatibilmente con la disponibilità di risorse messe a bilancio, Comune Ater e ASS1 concordano sulla possibilità di allargare la copertura del programma con nuove aree “micro”, identificate sulla base del disagio delle aree urbane attraverso indicatori di carattere demografico, sociale e sanitario. In tempi di ristrettezza delle risorse, realizzare quanto sottoscritto può non essere facile. Così come, se la ristrettezza dei bilanci è affiancata da una visione corta delle politiche sociali limitate al bisogno assistenziale, non è affatto semplice continuare a cogliere e valorizzare la portata innovativa delle Microaree, recentemente recepite nei loro obiettivi dalla strategia Europa 2020. Su questi facili rischi di involuzione piuttosto che di espansione delle Microaree il FORUM ha l’obbligo e l’intenzione di vigilare.

IL GARANTE PER I DIRITTI DEI DETENUTI Nel programma del FORUM è chiesto con forza al nuovo sindaco di nominare al più presto il Garante dei detenuti per il territorio triestino, e di spendersi affinché sia istituita una figura analoga a livello regionale. Il Garante è un organo di garanzia che in ambito penitenziario ha funzioni di tutela delle persone private o limitate della libertà personale. Istituito in Svezia nel 1809, con diverse denominazioni, funzioni e procedure di nomina oggi è presente in 22 paesi dell'UE, in Svizzera, in molte regioni e comuni d’Italia, ma non in Friuli Venezia-Giulia. Il Garante riceve segnalazioni sul mancato rispetto della normativa penitenziaria, sui diritti violati o parzialmente attuati dei detenuti e si rivolge all’autorità competente per chiedere chiarimenti, sollecitando le azioni necessarie. Adempiendo le raccomandazioni in tema di carcere del Capo dello Stato (recepite dal Senato il 21/9/2011), la Prima Commissione consiliare del Comune di Trieste ha fatto propria la proposta del FORUM e del Programma amministrativo del Sindaco e il 15 settembre 2011 ha svolto un sopralluogo nella Casa Circondariale di Trieste. La commissione ha costatato la difficile situazione nella quale versa il carcere: il sovraffollamento e la scarsità di risorse che non assicurano ai detenuti condizioni di dignità. A fronte di una capienza di 155 persone, per la prima volta la struttura ha raggiunto il tetto di 270 detenuti. In celle di 30 mq, previste per 5 persone, vivono in 10; a causa del sovraffollamento un numero variabile di reclusi dorme per terra su dei materassi (16 il giorno della visita); solo 8 detenuti usufruiscono della semilibertà, appena 5 svolgono lavori all’esterno e 15 all’interno. L’evidente degrado delle condizioni di vita della popolazione penitenziaria è tra le cause che rendono impraticabile la garanzia dei diritti e la funzione rieducativa del carcere. Da queste costatazioni, alcuni consiglieri comunali della prima commissione hanno proposto la delibera consiliare d’istituzione del Garante dei detenuti e del regolamento che ne disciplina le funzioni. La delibera dovrebbe arrivare al dibattito dell’aula entro la primavera 2012. Il Garante è scelto tra esperti nel campo dei diritti umani e/o delle attività sociali e sociosanitarie svolte negli istituti di prevenzione e pena e/o nei servizi sociali e sociosanitari, ed è eletto a scrutinio segreto dal Consiglio Comunale. Da una rosa di candidati proposti dalla I Commissione, è nominato Garante chi ottiene più voti. L’auspicio del FORUM è che la delibera e la nomina avvengano in tempi brevi, che il Garante sia una figura operativa capace di produrre un reale cambiamento e che il regolamento sia coerente con un mandato istituzionale forte. Anche in questo caso si può prendere spunto da altre regioni e città italiane.


UNA RISORSA DA LA COOPERAZIONE SOCIALE UNA RISORSA DA SOSTENERE SOSTENERE

Nel 2011 a Trieste la Cooperazione Sociale dedicata all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate ha 76 posti di lavoro in meno a causa della perdita di appalti pubblici. Nelle gare pubbliche è ormai dilagante la logica del massimo ribasso: ciò che conta alla fine è il prezzo inferiore, indipendentemente dal costo di contratti adeguati per i lavoratori e dal progetto d’inserimento lavorativo presentato. È così che concorrono e vincono ditte che fanno proposte economiche ribassate di più del 50% sul prezzo di gara. Con questi presupposti le ripercussioni sulla qualità dei servizi e del lavoro sono facilmente immaginabili. In un mercato così perverso, la crescente difficoltà per costruire percorsi d'inserimento sociale e lavorativo per le persone fragili è evidente. Fasce sempre più ampie della nostra società sono relegate nei circuiti assistenziali, con danni per le persone e un sensibile costo per la collettività. Nel Forum c’è stato un dibattito vivace, anche via web, sul ruolo della Municipalità per la valorizzazione della Cooperazione Sociale come risorsa economica e di sviluppo democratico della collettività. Questa ne è la sintesi: “Il sociale” – se gestito diversamente – può essere agente di sviluppo, cultura e ricchezza per la collettività. Alla nuova giunta il FORUM chiede di: > agevolare i percorsi d’inserimento lavorativo delle persone provenienti dall’area del disagio, riservando alle cooperative che lo fanno il 5% del budget delle esternalizzazioni comunali (come del resto avviene già in alcune città italiane); > richiedere nei bandi di gara per l’aggiudicazione degli appalti soprammenzionati quali saranno modalità e obiettivi che l’impresa si prefigge riguardo agli inserimenti lavorativi dichiarati e attribuirne un punteggio; > controllare la veridicità di quanto dichiarato dalla ditta vincitrice attraverso un’apposita commissione, composta oltre che dai funzionari pubblici anche dalle realtà sociali che operano su questi temi (associazioni dei familiari, associazioni di utenti, associazioni di categoria, ecc.).

Molti interventi innovativi di microimprenditorialità potrebbero essere sostenuti dal Comune attraverso cooperative sociali. Le cooperative sociali potrebbero gestire le nuove iniziative proposte, tra le quali quelle riguardanti l’aggregazione giovanile, il verde pubblico, la raccolta differenziata e più in generale azioni innovative nel settore del eco-sostenibilità. L’Europa riconosce nella cooperazione sociale lo strumento che valorizzando persone con problemi gravi le inserisce nel mercato come portatrici di risorse: persone che contribuiscono allo sviluppo economico, sociale e culturale di una città. La Cooperazione Sociale è inoltre uno strumento di sviluppo locale, economico e sociale, incardinato nella sinergia d’azione pubblico-privato che oggi è nelle dichiarazioni del Parlamento e dell'Unione Europea: è parte fondante della Strategia Europa 2020. Dal Programma amministrativo del Sindaco sulla cooperazione sociale: “Valorizzazione del ruolo e delle funzioni della cooperazione sociale, originale modello d’impresa che più di altri coniuga caratteristiche d’imprenditorialità con obiettivi d’integrazione e coesione. Il Comune coinvolgerà il sistema della cooperazione sociale, impegnato sia nei servizi alla persona sia nell’inserimento lavorativo, nella definizione della sua strategia nel campo delle politiche sociali e darà piena applicazione a tutti quegli strumenti normativi e amministrativi utili a valorizzare il settore: affidamento di servizi e lavori in esternalizzazione, superamento del massimo ribasso negli appalti e applicazione della clausola sociale, promozione di una rete distrettuale dell’economia sociale.” Dopo il loro insediamento, gli esponenti della giunta comunale si sono impegnati a costruire un protocollo d’intesa con i rappresentati della Cooperazione Sociale che il 9 gennaio sono stati ricevuti dal Consiglio Comunale in un’audizione pubblica dedicata alla questione. Il FORUM chiede che gli impegni pubblicamente presi conducano rapidamente alla formulazione definitiva dell’accordo e del regolamento attuativo in cui si definiscono le modalità operative, la percentuale degli appalti in cui è previsto l’inserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati e la percentuale degli appalti riservati alla sola cooperazione sociale. Il FORUM propone un tavolo di concertazione permanente tra il Comune e la Cooperazione Sociale: un vero laboratorio, all’interno del quale la cooperazione si impegni a costruire ricerca e a elaborare proposte innovative. Oggi, nella difficoltà generale, si tratta di difendere, garantire e costruire nuovi percorsi d’inclusione, di sviluppo economico e coesione sociale che valorizzino le differenze e contribuiscano a sostenere la Cooperazione Sociale patrimonio e cultura della nostra città.

L’AZIENDA SPECIALE PUBBLICA PER LA GESTIONE DEI SERVIZI SOCIALI

L’Azienda Speciale Pubblica (ASP) è una tra le forme di gestione dei servizi sociali, di cui si possono dotare le municipalità. E’ un ente strumentale del Comune, cioè un’organizzazione dotata di personalità giuridica, autonomia imprenditoriale e statuto, che agisce con le stesse finalità dell’ente locale. Il Comune resta il titolare della programmazione locale e determina finalità e indirizzi dell’ASP, conferisce il capitale di dotazione, designa i membri del Consiglio di Amministrazione, approva gli atti fondamentali - quali il piano di programma e il contratto di servizio - esercita la vigilanza e la verifica sui risultati di gestione. L’ASP ha quindi una forte natura pubblica, con un marcato carattere gestionale - operativo. Dalla fine degli anni ’90, questa scelta è stata operata in diverse regioni italiane (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Marche, ecc.) e in realtà eterogenee: dalla pura e semplice trasformazione di Istituti Pubblici di Assistenza e Beneficenza esistenti (IPAB, spesso strutture residenziali; uno o più fusi tra loro), al conferimento della globalità dei servizi sociali compresi l’accoglimento e la valutazione della domanda (accesso). Gli apparati burocratico-amministrativi tradizionali sono stati trasformati in ASP per: ricercare assetti gestionali e organizzativi efficaci e adeguati a necessità e bisogni del contesto locale; garantire e promuovere una gestione efficiente ed efficace delle risorse che,

generando appropriatezza degli interventi ed economie di scala, riesca a fronteggiare l'aumento della domanda di spesa sociale e la continua diminuzione delle risorse; trovare un equilibrio tra potere politico, apparato burocratico-amministrativo e competenza tecnica. Tra le tre tipologie di ASP – quella per “area”, quella per “servizi omogenei” e quella di “sistema integrato” – il Forum propone di prendere in considerazione la costituzione di un Azienda Sociale Pubblica per lo sviluppo di un sistema integrato, a cui conferire la gestione di tutti i servizi sociali, dall’accesso all’erogazione, evitando la frammentazione e le difficoltà di parti di servizi gestite direttamente dal Comune e parti gestite dall’ASP. In questa tipologia ci sarebbe soluzione di continuità dal momento dell’accesso a quello della risposta, attribuendo agli interventi una visione di concreta unitarietà. Sarebbe così più agevole “fare sistema” nella complessa articolazione dei servizi e interventi, potendoli anche riorganizzare in funzione degli obiettivi da perseguire e dei risultati da raggiungere. Questo modello si presta in modo ideale anche all’integrazione con la sanità e tutti gli altri soggetti, pubblici, non-profit e privati, che operano nel territorio. L’ASP di sistema integrato può risultare a prima vista la tipologia più impegnativa ma, strategicamente, nel medio e lungo periodo può risolvere gli innumerevoli e dannosi problemi della gestione parziale dei servizi.

qualificare la spesa sociale, controllando l’utilizzo delle risorse rese proporzionali al conseguimento degli obiettivi prefissati e alla qualità delle prestazioni erogate. Una capacità che, soprattutto in fasi di contrazione strutturale delle risorse, permette di rimettere in circolo e ottimizzare quelle assegnate ai servizi sociali e socio-sanitari per le attività di prevenzione e di promozione del benessere e della salute, per la costruzione di sistemi di rete e affrontare le sfide dei prossimi anni. Il FORUM chiede all’amministrazione comunale di intraprendere un percorso, rapido e rigoroso, per la valutazione e l’analisi dei costi / benefici di questa proposta, traendone le opportune decisioni.

Attraverso la costruzione di un sistema "aziendale", l’ASP, dovrà contenere e

E ANCORA

> La partecipazione della popolazione al governo della cosa pubblica non può ridursi a rito o operazione di facciata: deve essere articolata, appoggiata e riconosciuta dagli eletti e amministratori. Senza dispositivi istituzionalmente riconosciuti, e un effettivo confronto nell'identificazione di problemi e soluzioni, non si sviluppa una reale fiducia da parte dei cittadini negli strumenti di co-gestione. Nel suo programma il FORUM ha identificato alcuni strumenti; e in questa fase propone alla Giunta di identificare un rione pilota (che potrebbe essere S. Giovanni o Valmaura) nel quale sperimentare immediatamente forme innovative di rapporto fra amministrazione, organi di rappresentanza democratica decentrata (circoscrizioni), servizi e cittadini. Una scuola pubblica e pratica di democrazia, da estendere a tutto il territorio, con contributo di associazioni e privati cittadini per lo sviluppo del capitale sociale. > Il FORUM propone la costituzione di un Ufficio per i Fondi Europei condiviso – con accordi istituzionali – tra Comune, Provincia, Azienda sanitaria ed Enti locali minori con un pool competente ed efficace per una programmazione di sistema. Concorrere a uno o due progetti europei è certamente un’evoluzione rispetto al nulla degli anni precedenti, ma è necessaria una strategia a medio termine per raggiungere risultati efficaci. Per un Comune la relazione con l’Europa è sempre più indispensabile (Programmi, Commissione, Direzioni Generali, Reti, Parlamento e così via). L’impegno e lo sviluppo delle necessarie competenze nella formulazione di progetti, che uniscano obiettivi politici dell’amministrazione e l’inderogabile ricerca di fonti di finanziamento perché ‘Trieste torni grande’’, sono parte integrante del processo di innovazione amministrativa diffusamente discusso in Italia. Il FORUM chiede al Sindaco e alla Giunta di procedere per l’attivazione dell’Ufficio. > La promozione di orti urbani: il Forum è lieto che il Comune abbia dato il patrocinio al progetto “Urbi et Horti” promosso da tante associazioni e in via di realizzazione. Siamo in attesa che il Comune realizzi veramente il programma di “rivedere il regolamento sull'assegnazione degli spazi comunali da adibire ad orti”. Registriamo un notevole ritardo.

Chi ci ha seguito sa che ForumTrieste2011 nelle recenti elezioni comunali ha contribuito attivamente alla discussione sui programmi e ha portato un contributo di proposte e di idee che ha avuto segnali concreti di apprezzamento – sia nel recepimento a livello del Programma amministrativo del Sindaco Cosolini, sia poi nel corso degli incontri che si sono succeduti. Dopo circa 8 mesi di vita della nuova Amministrazione, molti dei progetti che il FORUM ha proposto sono in una sorta di standby di cui non si riescono a capire le cause né tantomeno prevedere i tempi certi per la traduzione di quanto proposto in atti amministrativi concreti. Abbiamo piena consapevolezza delle difficoltà di questi mesi per la pesante eredità, sia per quanto riguarda la mancanza di progetti che per la macchinosità dell'apparato comunale; difficoltà a cui si aggiungono quelle derivanti dalla crisi, dai tagli dei trasferimenti ai Comuni. Proprio per queste ragioni, con questo foglio vogliamo continuare a dare un contributo per politiche innovative e per fare positivamente i conti con la situazione attuale; per tenere la rotta della tutela della dignità, dei diritti delle persone e dei cittadini, della partecipazione. Chiediamo più coerenza, più capacità di analisi, più coraggio, più confronto. La qualità del buon governo non è data tanto dai proclami ma dal lavoro quotidiano, dalle idee, dai fatti concreti che si mettono in campo. Il Forum c’è.

> Per documenti e programma integrale http://forumtrieste2011.wordpress.com mail forum.trieste@gmail.com <

PIANO QUINQUENNALE DI RIDUZIONE DEI POSTI NELLE CASE DI RIPOSO E COSTRUZIONE DI ALTERNATIVE

Il FORUM chiede che il Comune predisponga un piano quinquennale di riduzione dei posti nelle case di riposo attraverso lo sviluppo di risposte realmente alternative al ricovero delle persone anziane. Il tema è al centro del pubblico dibattito in tutti i paesi europei ad alto tasso di invecchiamento della popolazione. A Trieste ci sono più di 3000 persone in casa di riposo, con un tasso d’istituzionalizzazione tra i più alti d’Italia. Negli ultimi 15anni il numero di ricoveri è rimasto stabile, grazie al fatto che l’ASS1 ha ritenuto prioritarie le politiche di contrasto all’istituzionalizzazione, investendo in azioni ad hoc dei servizi sanitari distrettuali. Dal bilancio sociale del Comune (2009): un posto in casa di riposo comunale costa in media 3.600€ al mese. Oggi 3.800€ (assessore Famulari ottobre 2011). Il livello di qualità assistenziale e alberghiera nelle strutture comunali è davvero sproporzionato ai costi dichiarati.

Questi dati dimostrano la sostenibilità economica di alternative al ricovero anche per persone non autosufficienti. Il principale strumento per rafforzare la permanenza al proprio domicilio (famiglie e badanti) è il Fondo per l'Autonomia Possibile (FAP). L’impianto è buono e ha contribuito a evitare/posticipare molti ricoveri. Ma il FAP copre all’incirca il 20 % del fabbisogno e deve diventare una risorsa certa. Il FORUM chiede Al Comune di sviluppare azioni concrete e strumenti innovativi su 3 piani: > Predisposizione di atti amministrativi per riconvertire tutte le risorse impiegate a sostegno dei ricoveri a supporto della domiciliarità; e se necessario, negoziare con la Regione un uso dei relativi trasferimenti in tal senso. Mettere in atto un'azione di filtro prima di ogni ricovero e con il consenso della persona interessata; che verifichi se, attraverso un diverso utilizzo dei fondi dedicati, la persona anziana può restare a casa propria. Non si tratta di negare servizi ma di offrire opportunità. > Istituire l’ufficio “Invece che in casa di riposo” (ICR). Nell’ambito dell’assessorato alla promozione sociale, l'ICR lavorerà in stretta collaborazione con i Distretti Sanitari; dovrà fare da filtro ai ricoveri e sostenere i servizi comunali e sanitari per costruire delle alternative.

Nessun ricovero dovrà avvenire prima della ricerca concreta di alternative, e della proposta delle stesse alla persona anziana e/o ai suoi familiari. > Sviluppo concreto di azioni alternative al ricovero (funzione dell’ICR). Appartamenti di coabitazione di 3 5 anziani che condividono le spese di assistenza di cui hanno bisogno. Le sperimentazioni già realizzate dimostrano la fattibilità, la sostenibilità e la possibilità di elevati standard di vita e assistenziali. In passato, il Comune non ha favorito queste iniziative; mentre in tanti paesi europei sono sostenute materialmente, politicamente, e propagandate con campagne culturali. Il portierato sociale di caseggiato: per attivare strategie specifiche di “messa in sicurezza” delle persone al proprio domicilio e prevenire i ricoveri. Si rivolge alle persone anziane ancora autosufficienti che vivono a casa propria ma in uno stato di estrema fragilità per diversi motivi:

persone sole senza famiglia, con problemi di mobilità e a rischio di essere segregate in casa propria, portatrici di pluripatologie e con difficoltà a seguire terapie farmacologiche, impaurite dalla solitudine e dal timore di una morte solitaria. Una visita quotidiana, scambiare due parole e richiedere piccoli aiuti, può cambiare la vita. Il portierato potrebbe essere svolto da abitanti nello stesso edificio o isolato, creerebbe posti di lavoro o piccoli redditi aggiuntivi per pensionati; molti familiari sarebbero disponibili a contribuire alle spese. Domande: vogliamo affrontare seriamente il fatto che le persone anziane NON VOGLIONO andare in casa di riposo e spesso vi sono portate con la “frode e con l’inganno”? Vogliamo prendere atto che il 99% delle firme di consenso al ricovero sono forzose? E’ vero, ci sono persone che si “autoricoverano”: hanno paura per la loro sicurezza, soffrono la solitudine e non vogliono “pesare” sui figli. Siamo proprio sicuri che il ricovero sia una risposta appropriata a questi problemi?

LIC - LAVORO IN CORSO #3  

Ricominciare da capo non significa tornare indietro, forumtrieste2011

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