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Lavorare per

SANT'ILARIO ...col dovuto rispetto per l'ozio

Il "Familiaris Consortio", il "Fatto", la storia piccola del paese

di Gerolamo Aspri

L’articolo di Martina Castiglioni uscito sul Fatto quotidiano l’11 marzo scorso è parzialmente rimbalzato su altri giornali suscitando un certo scalpore, e offrendo il fianco a indignazioni anche per le inesattezze: il Familiaris Consortio, ad esempio, non ha davvero cinquant’anni di vita, e il rigorismo imposto agli abbigliamenti femminili, il disprezzo per le mode, o la povertà come disciplina domestica, sono stati abbandonati da decenni. Chi scrive e il gruppo “Lavorare per S.Ilario”, a cui fa riferimento, non nutrono alcun interesse per la parte che tratta di usanze e costumi (ovviamente informati alla sfera sessuale, amorosa e matrimoniale), dei “microscismi” dall’originaria Correggio, o altro che riporta a periodi lontanissimi. Tengono anzi a ricordare il dissenso e il sincero fastidio provati quando negli anni sessanta­settanta il pettegolezzo aveva funzione di satira bassa o propaganda; una sottocultura talvolta praticata con articoli e notarelle anche da alcuni dei “non più comunisti” che oggi si sbracciano in aperture, con tanti saluti a battaglie giuste come quella che, a suo tempo, trasformò l’asilo Fiastri da “ente morale” a scuola comunale per l’infanzia. La parte che invece richiama la legge Mancia e l’impegno di Emerenzio Barbieri a favore della scuola famigliare, privata o parificata, ci interessa parecchio. Tanto più che la logica spartitoria (se dal canto proprio Maino Marchi ha distribuito fondi a scuole

pubbliche in simmetria, a nostro avviso ciò conferma e non attenua la gravità delle scelte) si è collocata col governo Monti sotto altri titoli come “Adeguamento sismico degli edifici scolastici”, suscitando le fatali domande: quanti edifici scolastici del Comune sono attualmente in regola? E che iniziative di investimento ci sono? In previsione del referendum del 26 maggio a Bologna, e a oggi tale referendum è stato vinto, Stefano Rodotà si è espresso lodando i promotori: «L’oggetto specifico è quello ricordato ­ ha scritto il giurista ­ risorse pubbliche a beneficio di scuole private. Per giustificare questa scelta, a Bologna e non solo, si adoperano argomenti di opportunità e ritornano le contorsioni giuridiche alle quali da anni si ricorre per aggirare l’art.33 della Costituzione. Ma questo, davvero, è un punto non negoziabile per almeno due ragioni. La prima riguarda la necessità di rispettare la chiarissima lettera della norma costituzionale che parla di una scuola privata istituita “senza oneri per lo Stato”. Ma bisogna anche ricordare – e questa è la seconda considerazione – che è sempre la Costituzione a prevedere che lo Stato debba istituire “scuole statali per tutti gli ordini e gradi”. In tempi di crisi, questa norma dovrebbe almeno imporre che le

Nr. 1 4 - Giugno 201 3

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Il "Familiaris Consortio", il "Fatto", la storia piccola del paese Rodotà? No. Ma perché? Perché no! A PAGINA

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C'era una volta il benessere Uber

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scarse risorse disponibili siano in maniera assolutamente prioritaria destinate alla scuola pubblica in modo di garantirne la massima funzionalità possibile.» Parole, queste di Rodotà, che davvero non sono musica per le orecchie degli Errani e dei Cardinal Bagnasco (nonché delle “contorsioniste” Mancina e Rodano), e spiegano una delle decisive ragioni per cui al miglior candidato alla Presidenza della Repubblica che avevamo (e forse il migliore da sempre con Pertini) è stato preferito il mèntore, poi chierico, di Mario Monti.


Notizie false Capigruppo. Un prestigioso professore universitario simpatizzante del M5S ha invitato via web la capogruppo Lombardi a partecipare a un corso di aggiornamento sulla storia italiana del ‘900. La signora, sospettando una malefica infiltrazione del nemico, ha incaricato un detective di verificare l’autenticità della proposta. Appreso che non c’erano complotti si è finalmente decisa: parteciperà al corso di aggiornamento a patto di essere la sola. Dal canto suo il capogruppo M5S al Senato Vito Crimi, trovandosi in un insolito momento di buon umore, ha accettato di conversare con un giornalista. Alla domanda: «Cosa farebbe se non fosse impegnato in Parlamento?» ha risposto: «Il capo boy scout». Sembra che andare in giro col fazzoletto al collo, i calzoni corti e le gambe pelose sia la sua passione.

Sempre Ichino. Visto che, nonostante i modesti successi elettorali, la Lista Monti sarebbe stata inclusa nel nuovo governo Napolitano, Pietro Ichino aveva deciso di piantonare le alte sedi istituzionali correndo come un ossesso da una all’altra: «Voglio fare il ministro! Voglio fare il ministro!» Inutile, per il personale degli uffici e per gli stessi colleghi di lista, cercare di calmarlo. Alla fine, come già in altra occasione, è arrivata una volante e lo ha portato via.

Espulsioni. Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio sono stati espulsi dal M5S. Via web, naturalmente.

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P OLI TI C A

Rodotà? No. Ma perché? Perché no!

di Tumeo

Alla domanda che la delegazione M5S (a dire il vero un po’ malconcia) gli ha rivolto circa l’esclusione di Rodotà, il presidente del consiglio incaricato Enrico Letta ha risposto con un’altra domanda: «E voi, perché non avete votato Prodi che figurava nell’elenco delle preferenze via web?». A questo punto i 5 Stelle avrebbero potuto ripetere la loro, Letta la sua, e il dialogo fra sordi continuare all’infinito. Senonchè rimangono sul tavolo altre domande a cui né Letta né i dirigenti del Partito Democratico vorranno rispondere: «Perché proprio voi avete silurato Prodi? E chi sono i tantissimi franchi tiratori che si sono presi l’incarico di farlo?». Risposta non c’è stata né ci sarà ma, al posto di chi si tappa la bocca o divaga, possiamo provare a darne qualcuna noi. Il Partito Democratico non è uscito dal responso delle urne col trionfo prima strombazzato poi messo in dubbio, e il risultato dei 5 Stelle, con buona pace per le non lontane irrisioni di Napolitano, ha fatto piazza pulita di molti progetti. A quel punto Napolitano – che, non dimentichiamolo, aveva ammonito sulla continuità della linea Monti qualunque fosse l’esito elettorale (di tentazione presidenzialista avevamo già scritto su questo giornale, se ricordate) – ha deciso che le larghe intese erano l’unica strada possibile e che gli elettori contrari in maggioranza al Pdl e a Monti si dovevano giocoforza rassegnare. Qualcuno si è subito rifugiato, per non strapparsi i capelli, nel “governo di scopo”: riforma elettorale, conflitto di interessi, alcune misure urgenti di sollievo all’austerità economica. Macchè. Napolitano ha solennemente rivendicato per il governo Letta/Alfano (cioè Berlusconi) un valore politico pieno e, con ciò, una necessità di durata.

La domanda del perché no a Rodotà comunque resta. Proviamo a rispondere: Rodotà non piaceva al Pdl perché da giurista rigoroso e inattaccabile avrebbe probabilmente impugnato il conflitto di interessi ed evitato sconti al Cavaliere (da lui esplicitamente considerato come non candidabile) per la celebrazione dei suoi processi. E non piaceva neanche a una buona metà del PD poiché essendo un laico di antica data e protagonista di ogni battaglia civile in questo paese, andava di traverso ai preti. Aver ignorato, come il PD ha fatto, che un confronto su Rodotà avrebbe aperto strade coi 5 Stelle, Sel, i movimenti dei “Beni comuni” in generale e probabilmente, per la statura del candidato, qualche falla anche a destra, ha messo le ali alle “grandi intese”, con tanti saluti al responso delle urne e al cambiamento che lo stesso PD di Bersani reclamava a gran voce inventandosi perfino, subito dopo il voto, una proposta di alleanza coi 5 Stelle: i famosi e tardivi otto punti. Adesso a chi ragiona sempre secondo un realismo miope resta solo da dire, con restaurata arroganza, che Letta è quel che c’è, che le larghe intese sono meglio di niente, che un governo comunque ci vuole; che insomma il meno peggio è sempre meglio del peggio. No. Se non si parte autocriticamente dai propri errori e non se ne rovescia la logica ritrovando una via programmatica coerente e un ideale, la destra italiana avrà sempre un’arma in più, un ricatto da opporre al cambiamento. L’occasione gettata via col rifiuto di Rodotà non rappresenta solo un grave errore politico ma un nuovo passo indietro sul piano morale. Quando con ciò si intenda rispetto per l’intelligenza degli elettori e per la propria.

Lavorare per Sant'Ilario


E C ON OM I A

C'era una volta il benessere di Tommaso Barbieri

C'era una volta un contenitore per la plastica che, stanco di essere riempito troppo, perse la pazienza con un cittadino impegnato a gettare i suoi rifiuti: “Eh no! Non ci provare! Non ne voglio una di più! Non potete proprio fare a meno di riempirmi di schifezze?”. “Ma come!” rispose il cittadino, “I consumi sono fondamentali per noi! Più consumiamo meglio stiamo! Non possiamo consumare senza produrre! E non possiamo produrre e consumare senza creare rifiuti!”. “Certo! Ma non potrete riempirmi di schifezze per sempre, prima o poi le finirete!”. “Sarebbe una disgrazia! I rifiuti producono ricchezza, riciclarli produce ricchezza, gli inceneritori e le discariche producono ricchezza, muovere camion produce ricchezza, un po' tutto produce ricchezza”. “Quindi ogni volta che butti qualcosa diventi un po' più ricco?”.

“Non esattamente ma se ne giova il nostro benessere generale. Con la crescita!”. “Benessere? Con la crescita dei rifiuti?”. “Ma no, la crescita economica!”. “Ah, quindi la crescita economica crea ricchezza, per non si sa bene chi, producendo rifiuti che però non sapete dove mettere. Inquinano le città, le campagne, l'acqua e l'aria ma sono importanti per il vostro benessere. E tutto questo lo chiamate sviluppo, giusto?”. “Beh sì, sviluppo economico”. “Ed è anche il motivo per cui io strabordo ogni giorno di derivati del petrolio immagino... Fantastico! Maledetto sviluppo economico”. «Non possiamo produrre frigoriferi, automobili o aerei a reazione "migliori e più grandi" senza produrre anche rifiuti "migliori e più grandi".» (Nicholas Georgescu‐Roegen)

Pubbicazione a cura del gruppo consiliare e lista civica

LAVORARE PER SANT'ILARIO di Sant'Ilario d'Enza (RE) Redazione: redazione.lps@gmail.com Grafica e Editing in proprio con software libero: SCRIBUS Open Source Stampato in proprio ‐ Chiuso in Redazione il 31/05/2013

UBER Nel 1973 vinse il primo concorso di fotografia organizzato dalla Biblioteca Comunale con la bellissima istantanea di una mandria che attraversava la strada nella radiosa desolazione di un paesaggio turco: «Mi è venuta così, senza calcolo; sono uscito dalla macchina…». Non lo incontravo da un po’, ma avevamo giocato a tennis, scherzato della poca scuola nostra e di altri come Giorgio o Massimo. Un vero rimpianto mi resta. Una volta che ci eravamo trattenuti vicino al negozio per due chiacchiere mi disse: «Perché non vieni su con me quando vado a Vigevano per lavoro? C’è il Ticino, ci fermiamo a mangiare da qualche parte…». Risposi che era una magnifica proposta e che avremmo combinato. Per un motivo o per l’altro il piccolo viaggio insieme non si è fatto. Oggi, ben più di quando dovevo decidere il rinvio, mi dispiace.

Notizie false Tornerai. E’ rimasto solo ma non dispera. Pier Ferdinando Casini continua a lavorare per il ritorno di una Democrazia Cristiana fedele al Vaticano; sciacquata non in Arno ma nella palude del Monti pensiero. E’ solo e, al tempo stesso, in larga compagnia. Da destra e manca, dal centro e dalla periferia arrivano amici e alleati. Si legga, in proposito, la mozione di appoggio al presidente del consiglio Napolitano (pardòn Letta) che l’esponente di Via Emilia Montanari ha appena sottoposto all’approvazione del Consiglio Comunale di Sant’Ilario. Chi ha detto che non si doveva morire democristiani o, peggio, berlusconiani? Comunque sia, l’ex‐assessore Liviana Sacchetti, dopo aver promesso via facebook tortelli e gnocco fritto a Monti il Salvatore, sta preparandosi a fare altrettanto per Enrico Letta. Se Casini si vorrà aggregare, meglio.

Luna Park. Dove sorgeva “Villa Walter” e avrebbe potuto nascere un piccolo ma salutare parco pubblico, sta prendendo forma un gigantesco bunker. Uffici, appartamenti, e centro commerciale; a favore di quest’ultimo il parcheggio del campo sportivo sarà presto liberato dai pochi e inutili alberi che ne limitano la capienza. Traffico d’auto e camion (dei fornitori) in crescita, quindi, con tanti saluti al “sollievo” reso possibile dalla Via Emilia bis. Da una certa prospettiva il bunker sembra filare contro il vecchio condominio Bertani; qualcuno dice, anzi, sia stato progettato con binari segreti. Quando sarà il momento: via! Ottovolante e autoscontro, in omaggio all’urbanistica e all’architettura del domani.

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U RB AN I S TI C A

Super

Domanda e offerta di Carlino Doglio

A Sant'Ilario la giusta offerta per ogni tipo di domanda. Ogni seconda domenica del mese, per il cittadino c’è un mercatino. Poi, tutti i sabati che il buon Dio manda in terra, per i residenti c’è il mercato. Ma per i consumatori non comuni, per i Super Consumatori, ci vuole un Super Mercato. Fortuna che l’Amministrazione Comunale, sempre attenta ai bisogni delle persone, ha pensato a tanti Supermercati: uno, due, tre, quattro. Chi più ne ha, più ne metta! Gli ultimi sono ancora in costruzione ma molti clienti sono già li, spingono i loro carrelli nella sabbia del cantiere, guardano le pareti ancora

intonacate, confrontano i prezzi e alcuni fanno già la fila alle casse. Tanti acquisti richiedono tanto denaro: ecco perché abbiamo anche tante banche. Tanti acquisti richiedono anche tanto tempo: meno male che i Supermercati sono aperti anche la domenica! Può accadere, che passeggiando distratti per Sant'Ilario, sia più facile entrare in un Supermercato che in un cinema, per dire. Si, può accadere.

C ON TATTI

PARLAR MALE... Tempo fa equivaleva a turpiloquio. Qui, e oggi, vorrei riferirmi a certe espressioni di uso comune, e di malcelata ideologia

Prorogatio. Forse Beppe Grillo pensava fosse un termine arcaico del dialetto genovese; d'altronde anche Bossi, anni fa, aveva preso il vizio di citare in latino con gli accenti della Val Brembana. E’ andata peggio quando alcuni neo­ parlamentari del Cinque Stelle, in occasione della riunione romana pseudo­segreta, a precisa domanda dei giornalisti, hanno cominciato a menare il can per l’aia sospettando, magari, un riferimento alla terminologia sessuale. Non ne sapevano nulla, insomma, e poco c’è mancato si appellassero a un portavoce, che poi ne avrebbe chiamato un altro, questo un altro ancora… (W.F.)

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Lavorarexsantilario 014 giu2013