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QUOTIDIANO DEL PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO - ANNO XCII - N° 215 - SABATO 9 NOVEMBRE 2013 Euro 1,00 NUOVA SERIE POSTE ITALIANE S.P.A. - SPED. IN ABB. POST. - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27.02.2004, N. 46) ART. 1, COMMA 1, DCB (RM)

S&P’s ha declassato Hollande Parigi furiosa contro l’agenzia di rating americana

ATTRIBUTI

Roma pronta alla trattativa con Berlino

I

l governo di Atene ha fatto sgomberare la televisione pubblica occupata per protesta contro la privatizzazione. La Grecia vuole risanare il suo debito e non discute del valore strategico della Tv di Stato o altro. Ritiene di non potersela permettere e di doverla ridimensionare. I sindacati si mobilitano? Il governo schiera i reparti di polizia antisommossa. Non sappiamo cosa pensino in Europa del governo di Atene, ma questo comportamento noi lo chiamiamo avere gli attributi. Fa molto piacere sapere invece, come ha detto il nostro premier, che in Europa si pensa che sia lui, Enrico Letta, ad avere gli attributi. Di sicuro gli serviranno se davvero intenderà dire alla Germania che è ora di cambiare registro, che bisogna tornare a crescere. Lo ha già detto l’America, lo ha detto financo Olli Rehen e lo ha ripetuto il vecchio Schroeder. Solo che la Germania non è contraria alla crescita e Bruxelles è disposta ad accettare delle deroghe al patto di stabilità in cambio di un impegno sul fronte delle riforme. Anche la riduzione del tasso di interesse da parte della Bce, che ha entusiasmato il nostro premier, è un elemento positivo, ma si noti il distacco mostrato da Draghi che pure l’ha attuata: il Governatore di Eurotower sa bene che di per sé, senza le riforme dei governi, ridurre il costo del denaro servirà a poco o niente, anche perché le banche da noi non fanno credito. Le riforme che si chiede di approntare riguardano sostanzialmente il tenore del welfare. Il governo Monti ne aveva messe a punto due. La prima era una riforma della previdenza che aveva innalzato l’età pensionistica a sessantacinque anni e oggi la Spagna discute dell’innalzamento a settanta. La seconda, una

controversa riforma del mercato del lavoro, non ha apportato nessun particolare risultato. Quali siano le riforme che intende introdurre il governo Letta ancora non si è capito. Se egli confida che non ve ne sarà particolare bisogno, in quanto un governo di Berlino con dentro i socialdemocratici si mostrerà comunque più comprensivo, sbaglia di grosso. Sono i socialdemocratici tedeschi ad aver iniziato il corso riformista in Germania - di cui Angela Merkel è solo una continuatrice. Costoro non allenteranno nessuna presa se non vedranno sforzi simili - a quelli compiuti da loro - da parte degli altri paesi; e questo al di là delle dichiarazioni di questi giorni, utili a trattare la formazione e i compiti del prossimo esecutivo. Poi Berlino e Bruxelles saranno felici di derogare a Roma quei due miliardi e passa che cerca Saccomanni per far quadrare il bilancio e così salvare il governo Letta dalla reintroduzione dell’Imu. In cambio vorranno vedere quali impegni è disposta a prendere l’Italia per ridurre il debito. Saccomanni vuole privatizzare e il governo pensa a ricapitalizzare Alitalia. Temiamo che, con questa impostazione, altro che gli attributi di acciaio serviranno al nostro presidente del Consiglio. E’ vero che anche da noi ci sono professori di economia convinti che la crescita si fa in debito e le riforme non servano. Bisogna solo spiegarla ai tedeschi l’idea di mettere in comune il loro debito - sotto controllo - con il nostro - che è una voragine. Tanto varrebbe chiedere di uscire dalla moneta unica. Letta aveva promesso la riforma delle province, ha tagliato le bollette. Nemmeno gli attributi serviranno per spiegarlo a Bruxelles.

La Francia caduta nella polvere S

hock a Parigi dopo che l’agenzia Standard and Poor’s ha tagliato il rating sovrano della Francia: da AA+ a AA. Secondo l’agenzia le riforme varate in campo fiscale, dei servizi e del mercato del lavoro non aumenteranno le stime di crescita. Se questo non bastasse, il rallentamento economico limita il consolidamento dei conti pubblici. S&P’s va giù pesante accusando l’elevata disoccupazione francese tale da indebolire il sostegno alle misure di politica fiscale e strutturale. “L’outlook stabile - sostiene l’agenzia di rating - riflette la nostra aspettativa che il governo si impegni a contenere il debito netto e che la probabilità di un’ulteriore azione sul rating della Francia nel corso dei prossimi due anni è inferiore a uno su tre”. Se Hollande disponesse ancora dell’artiglieria napoleonica avrebbe bombardato S&P’s volentieri. Intanto il premier Ayrault ha gonfiato il petto: il giudizio sulla Francia “rimane tra i migliori al mondo”. L’agenzia americana non prende in considerazione “tutte le riforme” compiute dal governo. Il ministro dell’Economia, Moscovici, era stato più sprezzante, ritenendo il giudizio formulato “critico e inesatto”. Intanto le borse europee hanno aperto in calo. S&P’s, per quanto detestata, gode ancora di un certo credito. Hollande lo ha perso quasi tutto.

GINEVRA, KERRY INCONTRA MINISTRO ESTERI IRANIANO

Il segretario di Stato Usa, John Kerry, ha avuto

ze nei negoziati in corso tra Iran e grandi potenze dei 5+1.

TEL AVIV, NETANYAHU BOCCIA ACCORDO SU MUCLEARE Israele respinge seccamente l’intesa tra Iran e potenze del 5+1 di Ginevra. Gli iraniani “devono essere soddisfatti - ha detto il premier israeliano Netanhyau-. Volevano un allentamento delle sanzioni dopo anni di pressioni e lo ricevono. E non pagano alcun prezzo, perché non riducono la propria capacità di produrre uranio”.

ELENCO E INFORMAZIONI PER IL PAGAMENTO DELLE TESSERE PRI 2013

incontro con il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif e il capo della diplomazia Ue Catherine Ashton per ridurre le divergen-

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Giuseppe Mazzini,“Dal Risorgimento all’Europa”

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Sulla missione della stampa periodica

rivo di credenza organica, completa, indipendente dagli uomini e dai casi della giornata, fondata sulla conoscenza e sullo studio d’una legge morale eterna che domina tutti gli eventi, e sugl’immutabili principii delle cose, applicati secondo la legge speciale del tempo e del paese pel quale si scrive; privo di qualsiasi concetto moralmente unitario che diriga tutte le opere verso un avvenire infallibile che farà cessare la lotta, oggi inevitabile, tra governanti e governati – cioè, come l’abbiam detto altrove, tra il popolo che pensa e il popolo che opera: - senza fede sociale insomma – tale sembra a noi il carattere del giornalismo odierno e per questo è condannato pressoché all’impotenza, e separato dal popolo che cerca un educazione moralizzatrice, e non la trova da nessuna parte. Il giornalismo si è fermato alla negazione. Combatte oggi, come combatteva or sono dieci anni, quando non si trattava che di distruggere; quando, posto in mezzo ad una società che cominciava appena a risollevar la testa, gli era forza bordeggiare, velare una parte del vero, demolire uno ad uno i ripari del nemico, conquistarsi una posizione. Esso dimentica che già da lungo tempo ciò è stato fatto; che il terreno è sgombro; che l’intelletto, e quindi il fatto morale, ha progredito. Si perde nei particolari, quasi non avesse niente di meglio da fare. Riduce tutte le questioni a una questione di forme governative. Come se

in qualsiasi forma il male non potesse introdursi e dar campo agli abusi. Perciò, costretto a far dipendere il successo dall’opera sua dagl’individui, li cerca ovunque, sia per far loro la guerra, sia per portarli in trionfo. Quindi si fa, a sua volta, esigente o fanatico, costante nell’odio o adulatore. Fa plauso, come dopo una importante conquista, ogni qualvolta gli vien fatto di disarmare alcuno, o innalzare altri al potere. Si mostra quasi sempre reazionario, esclusivo, violento, quale che sia la parte a cui è ascritto. E ciò è giunto tant’oltre che un giornale non può oggimai essere se non giornale del potere, o giornale dell’opposizione: denominazioni assurde e immorali, che non solo rivelano il male, ma sembrano approvarlo, e perpetuano la divisione della società in due campi, che non rappresentano due principii, ma due classi d’uomini. – E’ giunto tant’oltre, che se alcuni dissidenti del partito ch’esso sostiene si fanno innanzi, non sa ricorrere se non alla forza: vorrebbe schiacciare coloro che non ha neppur tentano di convertire; cambia la libertà in un tiranno intollerante e brutale, mentre predica la tolleranza e il rispetto di ogni individualità. Da questa mancanza d’una dottrina generale e comune, alla quale accenniamo, discende una conseguenza, ed è questa: non esiste stampa periodica: esistono giornali che, privi di legame, di fine identico, di una catena di ferme credenze che insieme li stringa, e incapaci

quindi di dare impulso e forma all’associazione degl’intelletti, si perdono, quando non hanno di meglio da fare, a guerreggiare tra loro. Il giornalismo, essendo opera al tutto individuale, non già una manifestazione della vita sociale, muta e poco a poco la sua natura. Un giornale, che sarà stato all’inizio il frutto di un pensiero generoso, diventa per lo più opera di speculazione, impresa industriale, una specie di macchina per abbonamenti, che l’ingegno del mercantilismo muove e dirige. E’ questo un fatto grave, e sventuratamente innegabile. Dove sono dieci diarii – e parliamo di quelli che hanno o pretendono avere la stessa bandiera – ve ne sono almeno otto rivali tra loro; otto concorrenti che mirano ciascuno alla propria fortuna; che si inquadrano, si spiano, si perseguitano, si adoperano a togliersi a gara gli abbonati come due nemici che s’intercettano i viveri. Supponete che uno di essi esprima alcune idee nuove sopra un soggetto qualunque, non v’é caso che alcun altro ne parli. Supponete che gli sfugga un errore o tal cosa che somigli ad un errore; siete certi che dieci voci lo raccoglieranno. Quando non sanno come fare per dilaniarsi a vicenda, si mantengono in uno sdegnoso silenzio. Se occorre, trascrivono, non citano mai: rubano, ma non tolgono a prestito. In fatto di stampe periodica la proprietà non è rispettata. E’ questo il sistema della concorrenza illimitata, applicato alla stampa.

La nuova ideologia tedesca La Spd vorrebbe porre fine alla stagione dell’austerità

Gli errori di Angela e le illusioni di Schroeder

E’

plausibile, lo sostiene il vecchio cancelliere Schroeder, che la Germania di Angela Merkel abbia fatto dell’austerità “il prodotto di una certa ideologia”. Le abitudini mentali sono difficili a morire, ed i tedeschi hanno sempre usato i concetti, soprattutto quando perdevano le guerre, come armate invincibili. Lo stesso sistema hegeliano era una risposta alle vittorie militari di Bonaparte. Quello di Marx rispondeva al modello capitalista: non riuscendo mai a batterlo sul campo, prometteva una sua disfatta scientifica. Se però si fosse sostituita alla monade leibniziana una austerità “senza porte e senza finestre” è davvero difficile che le cose sarebbero potute cambiare. E’ chiaro che Schroeder abbia gioco facile a elencare gli errori del suo successore: dagli ultimatum alla Grecia, alle pretese di rigore finanziario verso Paesi in difficoltà, alla massa dei disoccupati che continua a crescere. Errori tali che persino un sostenitore accanito della politica tedesca, il finlandese Olli Rehn, sente odore di bruciato. Solo che se Angela Merkel è stato tanto a lungo ostaggio degli umori dei tabloid, che poi riflettono l’umore dell’opinione pubblica, perché mai la Spd dovrebbe riuscire ad ignorarli? Il rischio della fine del progetto europeo si scontra con i successi della Germania: export che tira, zero inflazione, bassa disoccupazione. Schroeder che, per fare le riforme li ignorò, perse le elezioni ed ancora la Spd non riesce più a vincerle. La socialdemocrazia tedesca, come quella europea nel suo complesso, del resto, resta schiacciata fra due posizioni di destra. Quella che ispira la politica europea dell’austerità che non è più propria della Cgil dei tempi di Luciano Lama, ma trova le sue radici nella tradizione e nel pensiero liberista; e quella del nazionalismo di ritorno, contraria all’euro e alla stessa Unione europea. Il fatto che oggi la Germania torni a discutere di una “Grosse Koalition” dà il segno di dove la sinistra voglia schierarsi. E’ possibile che un’intesa politica Spd - Cdu, come auspica Schroeder, porti ad un ammorbidimento delle politiche rigoriste, ma nessuno più dei tedeschi conosce meglio il funzionamento

della dialettica, per cui una tesi si rovescia nel suo contrario. Hegel, per tornare ad un classico, avrebbe proposto una “sintesi”; Goethe suo contemporaneo - se la rideva e pragmaticamente spiegava che la sintesi non era altro di un pesce grosso che si mangia quello più piccolo. In questo caso la Cdu potrebbe fare della Spd un sol boccone, esattamente come riuscì a fare del suo ex alleato liberale, che ora non ha più nemmeno i voti sufficienti ad entrare in Parlamento. Al dunque la Spd potrebbe limitarsi a proporre alcuni ritocchi alla linea dominante, evocando genericamente la necessità di una unità politica dell’Unione. Poca roba. Hai voglia a ricordare che negli ultimi trent’anni si sono potute contare sei grandi crisi finanziarie e immobiliari che hanno richiesto l’intervento massiccio delle istituzioni economiche e internazionali. La teoria liberista, per cui i mercati sono razionali, non comporta che le crisi non dovrebbero esistere, ma che -nonostante le crisi - il sistema tiene. Robert Shiller ha vinto il Nobel con la teoria della “irrazionale esuberanza dei mercati”, ma l’austerità, nonostante le critiche, l’ha fatta da padrona lo stesso. L’America la rifiuta e non sappiamo se gli Schiller, gli Stiglitz, i Krugman, si accorgano che il Paese è a un passo del default, come una Grecia qualsiasi. Ma la Germania con l’austerità evita di accollarsi la mole del debito dei suoi partner continentali. Perché dovrebbero volersela accollare i socialisti tedeschi che sono stati i protagonisti delle riforme e hanno tagliato il debito tedesco più di dieci anni fa? Questo per una autentica integrazione dell’Europa a costo di sacrificare il benessere dei loro concittadini. Non sarebbero socialisti, sarebbero degli eroi wagneriani. Poi, insomma, Schroder è pur sempre stato vittima del canto illusorio della Terza via di Tony Blair, contribuendo ad affossare il tentativo che la generazione della sinistra europea, precedente alla sua, volesse delineare un diverso modello di sviluppo. Peccato che lo sviluppo, nonostante l’impegno, non ci fu affatto. Ci fu la Thatcher e la fine del socialismo reale, fu allora che si puntò tutto su Blair.

Twitter a Wall Street

Sogni, speranze e fantasie del capitalismo

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on è vero che l’avidità è il segno distintivo del capitalismo. Il capitalismo ed i suoi interpreti hanno bisogno di sogni e fantasie come bambini. Più aspra è la crisi in cui si dibatte, più è capace di produrne. Non si capisce altrimenti il successo di Twitter a Wall Street con un boom senza precedenti. Un gruppo che ha chiuso il 2012 con 317 milioni di dollari di ricavi, è stato valutato 56 volte il fatturato dello scorso anno e grazie al mercato raccoglierà più del triplo di quello che ha generato in ricavi nel 2013. Twitter che ha comunque accumulato 418,6 milioni di rosso, vede il suo debito annullato di colpo. Il capitalismo non si fa sempre i conti in tasca. Twitter nel 2012 ha registrato una perdita di 79 milioni di dollari e tra gennaio e giugno del 2013 ha perso altri 69 milioni di dollari, 20 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E gli investitori mentre conoscono perfettamente la situazione di bilancio di Twitter, non sono in grado di dare una sola previsione sul momento in cui si genereranno degli utili. Eppure a Wall Street tutti sono impazziti come nemmeno avessero scoperto dei nuovi giacimenti auriferi nel Kentucky. Twitter conterà pure di raddoppiare i ricavi 2013 superando quota 600 milioni di dollari e arrivare nel 2014 a un miliardo di dollari. Ma intanto gli investitori si sono davvero dissanguati. D’altronde il capitalismo non è un fenomeno di massa che si basa sui valori comuni di cui si nutre l’insieme della società. Anche il profitto, che resta un suo principale motore, presenta varianti e sfumature complesse, perché la società capitalista in senso proprio si raccoglie pur sempre intorno a delle élite e disdegna i costumi del popolo degli stipendiati. Su 215 milioni di persone che nel mondo usano Twitter, solo il 5% genera il 75% dell’attività. Per di più, Twitter viene consultata principalmente attraverso telefoni e Ipad e ciò rende la pubblicità verso gli utenti molto più difficile da veicolare. Il capitalismo possiede un senso magico della realtà. Questa si può trasformare nel suo contrario e quelle che appaiano difficoltà sono gli strumenti che per eccellenza garantiranno le sue prospettive di successo. Non c’è nessuno ostacolo se non nella testa di chi vuol fare un affare, e più una società presenta un campo inesplorato e imponderabile, più le suggestioni si accrescono. Il capitalismo si è stufato da anni di investire in succo d’arancia, sementi e granaglie. Anche per questo Twitter è il prodotto più appetibile al momento. Se stiamo all’antico Testamento, in principio era il Logos, la parola, ma un capitalista è religioso a modo suo e gli viene naturale pensare ad un principio del principio, il cinguettio. Infine il capitalismo è fatalista, Se l’uccellino muore, tutti quelli che lo ascoltavano creperanno con lui.


2 LA VOCE REPUBBLICANA

Sabato 9 novembre 2013

economia

Giornalaio di Carter Riduzione dei tassi d’interesse a livello europeo: iniziativa che lascia fredde le Borse. Ma non è sicuramente un caso

Quelle nuove mosse della Bce

S

timolo all’economia? Limitato. Lo scriveva ieri Franco bruni su “La Stampa”. Ecco un sunto. “Con la riduzione dei tassi di ieri la Bce è riuscita a sorprendere, nonostante abbia deciso secondo i suoi criteri più noti e ortodossi”. “La decisione contiene un certo pessimismo sulle prospettive congiunturali. Si pensa che l’inflazione rischia di rimanere a lungo troppo bassa perché l’economia rischia di rimanere a lungo troppo debole”. Le Borse e gli spread non hanno festeggiato. “Ieri Draghi ha dato anche un altro messaggio, leggermente più ottimista, circa la possibilità che il pur lievissimo ribasso dei tassi fissati dalla Bce si trasmetta al costo del credito bancario. Da più di un anno l’eurozona si è ‘frammentata’, nel senso che le banche dei diversi Paesi non si fidano l’una dell’altra e ciò inceppa la circolazione della liquidità, soprattutto verso i Paesi più indebitati e considerati più deboli, fra i quali il nostro”. “In questi Paesi l’economia va peggio anche per mancanza di afflussi di liquidità e, con un circolo vizioso, le banche diventano ancora più esitanti ed esose nel concedere il credito a una clientela che si fa più rischiosa. Cosicché, abbassando i tassi della Bce, l’effetto espansivo ha difficoltà a tradursi in una riduzione uniforme dei tassi effettivamente pagati da imprese e famiglie nei vari Paesi. Anche per questo

gli stimoli alla crescita che possono venire dalla politica monetaria della Bce sono minimi e l’idea di abbassare i tassi a Francoforte è stata più volte rinviata. Ma la decisione di ieri segnala un poco più di fiducia nella trasmissione della riduzione dei tassi centrali a quelli bancari. Infatti Draghi ha detto che la frammentazione è diminuita e continua a ridursi, anche se troppo lentamente. Per ridurla di più andrebbe accelerato il cammino verso l’unione bancaria europea, che in questi mesi sembra invece attraversare una fase difficile di contrasti politici e dubbi tecnici e della quale nella conferenza stampa di ieri non si è quasi parlato”. “Purtroppo Ridurre oramai l’effetto delle decisioni della Bce sul non basta più. Vi rilancio dell’economia sarà piccolo. ricordate quando Non solo perché, come appena detto, si diceva che la la frammentazione dell’eurozona finanza avrebbe limita la diffusione del calo dei tassi. danneggiato tutta Ci sono almeno altre tre ragioni. La l'economia? prima è che il flusso di credito per nuovi, buoni investimenti, non può tornare a essere abbondante fino a quando non si è ridotto l’eccessivo indebitamento”; “per rilanciare la crescita occorrono soprattutto riorganizzazioni dell’economia reale”; “la crisi ha ancora una dimensione globale e molti problemi vengono dal di fuori dell’Europa. Basti pensare alle tensioni venute recentemente dalle politiche monetarie e di bilancio degli Usa”. morale: se qualcuno vi promette la felicità dietro l’angolo, ditegli di levarsi dai piedi.

Intervista di Lanfranco Palazzolo Monica Mischiatti, associazione Capone Radicali Bologna, commenta lo scandalo dei fondi nell’ambito della Regione

Ma quelle cifre sono assurde

S

e fossimo stati al Consiglio Regionale dell’Emilia Romagna avremmo chiesto le elezioni regionali anticipate sullo scandalo dei fondi ai consiglieri regionali. Lo ha detto alla “Voce” Monica Mischiatti, segretaria dell’associazione Piero Capone Radicali Bologna. Monica Mischiatti, in questi giorni l’opinione pubblica ha assistito allo scandalo sui fondi della Regione “Il discorso è complesso. Emilia Romagna. Cosa è accaduto e Il Pd e gli altri partiti quali sono le sue valutazioni su quedella sinistra coinvolti sta vicenda che ha portato alle dimisnello scandalo dei fondi sioni del capogruppo del Pd Marco non ci hanno mai Monari? aiutato nella raccolta “Voglio precisare che Marco Monari delle firme” non è la prima testa che cade a seguito di questo scandalo. E’ indubbiamente il primo che cade in questo giro. Questa non è la prima inchiesta sui fondi destinati ai gruppi consiliari. Due anni fa c’era stata un’altra inchiesta interna a seguito di una denuncia dell’Idv nei confronti del capogruppo Paolo Nanni, che si era dimesso e poi non si era più ricandidato. Quella prima inchiesta è nata nello stesso periodo in cui si è sviluppata l’inchiesta sui

fondi regionali del Lazio. E da li sono partiti tutti i controlli per i gruppi. Non conosco bene la tempistica di quest’ultima inchiesta”. Come ha trovato la rapidità delle dimissioni di Monari? “L’ex capogruppo del Pd non ha una storia legata al Partito comunista italiano, ma viene dalla Margherita. In questa vicenda sono coinvolti tutti i gruppi consiliari. E le cifre spese sono assurde”. Su quali fondi può contare la vostra associazione a Bologna? “Su 500 euro”. Su 500 euro? E di fronte alle spese rese note dall’inchiesta della Finanza sui consiglieri regionali cosa pensa? “Il discorso è complesso. Il Pd e gli altri partiti della sinistra coinvolti nello scandalo dei fondi non ci hanno mai aiutato nella raccolta delle firme sui referendum, tranne quale eccezione. Le spese riguardano tutti e non venivano decise dai capigruppo. E’ assurdo che per questo paghi solo Monari. I consiglieri regionali mandavano le ceste di Natale ai propri elettori. Non è una spesa opportuna”. I consiglieri del Pd hanno ribadito la stima e, nello stesso tempo, lo stupore per la vicenda? “Noi abbiamo cercato di fermare questi malcostumi con l’anagrafe pubblica degli eletti. Queste cifre che si stanno scoprendo oggi sono sfuggite ai controlli. Questa battaglia era stata seguita dall’associazione Giorgiana Masi di Bologna. Ma non ha dato frutti come dimostrano i fatti. C’è voluta un’indagine della magistratura per capire qualcosa sui rimborsi chilometrici, sulle spese personali dei consiglieri. Credo che dovremmo riprendere la battaglia sull’anagrafe pubblica per gli eletti per vedere dove questa legge non funziona”. Chi ha proposto la legge sull’anagrafe pubblica degli eletti? “Sinistra ecologia e libertà. Questo gruppo ha criticato il fatto di essere stato preso di mira dai giornali”.

EXPO 2015, GIÀ 1

fatti e fattacci

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l Comitato centrale contro le lobbies comuniste. Domani il Partito comunista cinese dovrà fare i conti con una situazione particolarmente difficile. Il sistema economico messo in piedi dai comunisti di quel paese fa acqua da tutte le parti. Se ne stanno accorgendo tutti i lavoratori cinesi che chiedono riforme economiche e politiche. Ma il Pcc è disposto solo a mettere in atto le riforme economiche seguendo una metodologia molto berlusconiana, solo dopo aver letto alcuni sondaggi. Infatti, proprio un sondaggio ha indicato la strada al Pcc. Circa l’80 per cento dei cittadini cinesi interpellati in un sondaggio si aspettano dal Comitato centrale del Pcc, che si riunisce oggi (sabato) a Pechino, un miglioramento del sistema di assistenza sociale. Circa la meta’, inoltre, “vede con favore” riforme che riducano le differenze sociali e che limitino la corruzione. Lo afferma il quotidiano “Global Times”, che ha condotto il sondaggio su un campione di 1,252 residenti di sette grandi città, tra cui Pechino, Shanghai e Guangzhou. Il 63% degli interpellati ha affermato che seguirà “con attenzione” i lavori del comitato centrale, un fatto che il giornale definisce “senza precedenti”. Il “Global Times” sottolinea che “solo” il 33% degli interpellati desidera una riforma del sistema politico, cioè la fine del monopolio del Pcc sulla vita politica del Paese. L’80% dei partecipanti

MLD INVESTIMENTI ESTERI

A Vercelli in un seminario dedicato a Padiglione Italia il direttore degli Affari Istituzionali di Expo, Roberto Arditti, ha dichiarato che Expo 2015 ha già superato un miliardo di euro di investimenti stranieri e che ha già raggiunto il livello di adesioni di Shanghai. Il governatore del Piemonte, Roberto Cota, ha auspicato l’istituzione di una fermata dell’Alta Velocità RhoPero. “Siamo nel cuore agricolo del Nord - ha detto - non possiamo rimanere fuori”.

al sondaggio si sono dichiarati “ottimisti” sul fatto che nei prossimi anni il loro livello di vita migliorerà. Ma per migliorare la situazione il Pcc dovrebbe mettere in condizione i cittadini di organizzarsi attraverso un sistema pluralistico. Ma il Pcc non ci pensa. Anche se gli operai cinesi seguiranno con grande attenzione il Comitato centrale del Pcc, le nuove misure di politica economica sono state già decise il mese scorso in una riunione dei 25 membri del Politburo. Le riforme puntano a metter fine al monopolio delle industrie di Stato e ad accelerare l’urbanizzazione, abolendo le restrizioni di movimento per potenziali 260 milioni di migranti interni. Per favorire l’afflusso dalle zone rurali alle città, si vuole anche migliorare la sicurezza sociale e facilitare l’affitto delle terre da parte dei contadini. Negli ultimi dieci anni, la Cina è diventata la seconda economia del mondo. Un’economia che ora si confronta ad ingiustizie e disparità sociali gravissime. Le “riforme” verranno rese pubbliche in maggior dettaglio al termine di quattro giorni di riunioni a porte chiuse verranno applicate in modo graduale. Ma soprattutto dovranno superare le resistenze dei diversi gruppi di potere e corruzione che si sono creati a livello locale e all’interno delle industrie di stato. E nei prossimi mesi nel Pcc ci saranno tanti regolamenti di conti.

FINANZA:OLTRE 10.000 PMI MATURE PER BOND Da uno studio condotto da Crif, agenzia di rating italiana specializzata nella valutazione di imprese non finanziarie emerge che sono oltre 10.000 le Pmi italiane mature per emettere mini-obbligazioni e raccogliere così risorse finanziarie necessarie a sostenere piani di sviluppo o di espansione anche internazionale.

primo piano

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opo aver diffuso i conti degli ultimo mesi, chiusi con un rosso di 136 milioni Finmeccanica è crollata in Borsa, cedendo il 7,83% arrivando a far valere un’azione 5 euro.Tanto che oramai si sono convinti della necessità di continuare sulla via delle dismissioni lo stesso management dell’Azienda. Peggio di Finmeccanica fas solo Telecom, il titolo vale 0,67 euro. Fitch ha fatto sapere che il piano di dismissioni appena annunciato non sarà in grado di ridurre significativamente l’indebitamento netto del gruppo. Per cui per evitare che Telecom andasse a picco bisognava svegliarsi in fretta. “Non perdiamo la rete” aveva detto il presidente del Consiglio saputo dell’offerta di Telecinco. Per la verità “la rete” sembra già persa.

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a n a l i s i

Tessere: scatta l’annullamento?

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aos democratico. In questi giorni è capitato di tutto all’interno del Partito democratico sul tesseramento. E come accade di solito nel Pd, quando qualcosa non funziona, gli organi del partito si svegliano con grande ritardo. La commissione Congresso del Pd è stata chiamata a esaminare caso per caso le anomalie segnalate nei congressi territoriali. Alla fine, almeno a quanto dichiarato da Davide Zoggia, saranno 3 o 4 i casi di annullamento. Cinque le situazioni particolarmente complicate, oltre a Catania dove già il congresso è stato sospeLA VOCE REPUBBLICANA Fondata nel 1921 Francesco Nucara Direttore Giancarlo Camerucci Vicedirettore responsabile Iscritta al numero 1202 del registro stampa del Tribunale di Roma - Registrata quale giornale murale al Tribunale di Roma con decreto 4107 del 10 novembre 1954/1981. Nuove Politiche Editoriali, Società cooperativa giornalistica - Sede Legale - Roma - Corso Vittorio Emanuele II, 326. Amministratore Unico: Dott. Giancarlo Camerucci Direzione e Redazione: Roma - Corso Vittorio Emanuele II, 326 Tel. 06/6865824-6893448 - fax. 06/68210234 - Amministrazione: 06/6833852 Progetto grafico e impaginazione: Sacco A. & Bernardini.

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so, e sei i casi in cui si è scelto di approfondire comunque anche di fronte a episodi molto meno rilevanti. Le situazioni più spinose sono ad Asti, Rovigo, Frosinone, Lecce e Siracusa. Ad Asti la commissione regionale ha deciso di sospendere tutto il congresso. La commissione nazionale è d’accordo in linea di massima, ma la decisione formale sarà presa solo lunedì prossimo dopo una serie di audizioni. Grossi problemi anche Rovigo, dove si rischia l’annullamento. La questione è gestita dalla federazione regionale, ma la commissione ha mandato come osservatore Gianni Dal Moro. A Frosinone sono stati annullati e saranno ripetuti 36 congressi di circolo. Margherita Miotto andrà sul posto come osservatore. Tra le realtà più critiche c’è Lecce, con aumenti nel tesseramento anche del 500%, per esempio a Nardo’. Anche sul Salento si terranno audizioni. Infine la commissione ha convocato audizioni anche su Siracusa, dove sono due i segretari eletti. Saranno sentiti il presidente della commissione Provinciale e regionale, oltre al firmatario del ricorso. Per fare il bilancio dello spettacolo che ha dato ai suoi elettori il Pd bisognerà attendere lunedì prossimo. Ma è difficile pensare che sia tutto circoscritto a queste realtà. Nessuna delle città della Campania è stata toccata. Si tratta di una regione dove il Pd è stato costretto ad annullare il voto delle primarie per il candidato sindaco di Napoli. Il mistero del tesseramento è pertanto destinato a restare.

Quando Moranino ritornò in Senato...

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l politico più perdonato della storia della Repubblica italiana. Francesco Moranino è stato indubbiamente un uomo molto fortunato. Nel corso della sua lunga carriera politica ha avuto però la sfortuna di non godere della protezione dell’immunità parlamentare, che gli è stata negata due volte, ma è stato il beneficiario di un indulto, della Grazia del Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat e di un’amnistia.

c o m m e n t i

Eppure, i reati contestati a quest’uomo politico non erano da poco (omicidio aggravato e continuato) e il processo politico che lo ha visto protagonista a Firenze è stato esemplare. Ma di cosa era accusato questo personaggio politico tanto spesso evocato nel dibattito politico italiano quando si parla di giustizia e di amnistia? Il nome di Moranino è tristemente associato alla cosiddetta Strage della missione Strassera. Emanuele Strassera è un agente del Regio esercito che, per conto dei servizi segreti anglo americani, viene inviato nel nord Italia dagli angloamericani con il compito di coordinare la lotta partigiana e di consegnare un rapporto agli agenti alleati operanti in Svizzera. Egli contatta Francesco Moranino ed arruolò quattro partigiani. Moranino, che non gradisce la presenza di esponenti non comunisti nella sua zona, sospetta che gli uomini di quella missione fossero delle spie nazifasciste. Per questo motivo, senza avere alcuna prova, l’intera missione venne trucidata il 26 novembre 1944 in località Portula, attirata in un’imboscata e, nei mesi successivi, due delle loro compagne vengono uccise con un colpo alla testa, sotto la neve, perché stavano per scoprire la verità sulla fine mariti. Alla fine della guerra si scopre che nessuno degli assassinati aveva legami con la Rsi. Ad Emanuele Strassera viene consegnata la medaglia d’oro della Resistenza. Ma la sua tragica fine viene alla luce dopo l’ingresso di Moranino alla Camera come parlamentare del Pci. Lo stesso Oscar Luigi Scalfaro, che aveva militato nella Resistenza, da relatore di maggioranza della Giunta delle Autorizzazioni a procedere, si pronuncia a favore del processo contro Moranino per omicidio aggravato e continuato. Nella sua relazione alla Camera, Scalfaro rivela che per quella strage i partigiani vengono ricompensati con 300 lire, tranne uno che era stato accusato di violenza carnale, che era preoccupato di riavere solo i suoi gradi. Nel pronunciarsi a favore del giudizio nei confronti del parlamentare comunista, Scalfaro afferma: “Vi sono elementi più che sufficienti per cui il non autorizzare a procedere vorrebbe anzitutto dire calpestare la verità che è la base essenziale della giustizia”. La Camera concede l’autorizzazione al

giudizio, ma Moranino scappa una prima volta in Cecoslovacchia e poi ritorna in Italia nel 1953 dopo essersi ricandidato e rieletto con il Pci alla Camera. Ci vorranno altri due anni per ottenere l’autorizzazione a procedere all’arresto contro Moranino. Il 27 gennaio 1955 la Camera vota il via libera all’arresto e con il Pci che, per bocca dell’onorevole Pajetta, chiede il voto segreto. Ma l’operazione comunista per beneficiare del segreto dell’urna non funziona. Il partigiano democristiano Bovetti interviene in aula spiegando che non si tratta di “processare la Resistenza”, ma di “difenderla con onestà”. Per evitare il carcere, Moranino fugge in Cecoslovacchia. Il 22 aprile 1956 arriva la condanna definitiva all’ergastolo per l’omicidio dei sette esponenti della Resistenza. Ma questa condanna viene commutata a 9 anni e sei mesi da un indulto del 1953 firmato dal Presidente della Repubbblica Giovanni Gronchi nel 1958. Quando al Quirinale arriva Giuseppe Saragat, il Pci si attiva immediatamente per la Grazia. Il senatore Umberto Terracini viene mandato a Praga per raccogliere le firme dei ricercati comunisti in Cecoslovacchia per la grazia, ma Moranino chiede al Pci se sia opportuno chiedere un provvedimento di clemenza. Dopo tante esitazioni lo stesso Moranino la firma ma, quando – per celebrare i 20 dalla Liberazione - Saragat gli concede la grazia (il 27 aprile 1965) decide di non tornare in Italia anche perché le polemiche tra le forze politiche sono durissime: per difendere il Capo dello Stato dagli attacchi delle forze politiche, il Psdi è costretto a stilare la lista di tutti i graziati dal 1945 in poi. Allora, per correre ai ripari, si pensa ad un provvedimento di amnistia che permetta di calmare gli animi: un atto nel quale siano compresi esponenti della Resistenza e della Rsi. Il ministro della Giustizia Oronzo Reale propone, in un provvedimento di clemenza, uno scambio nel quale sono compresi 51 esponenti della Resistenza e 8 fascisti. Alla fine, dopo alcune risse parlamentari, nel 1966 arriva l’amnistia e Moranino ritorna in Italia con tutti gli onori e rieletto al Senato. Ma stavolta non riesce ancora a terminare la legislatura al suo posto. Il 17 giugno 1971 viene stroncato da un infarto.

Ken il Rosso, il Cav. e certe affermazioni...

S

e lo dice “Ken il rosso” tutto va bene. E’ bastata una frase di Berlusconi sui suoi figli, paragonati agli ebrei durante il regime nazista, per far tornare Silvio Berlusconi sul banco degli imputati. Basta osservare quello che è accaduto all’acclamatissimo ex sindaco di Londra Ken Livingstone, per gli amici “Ken il rosso”, preso come modello da tanti sindaci di sinistra italiani. L’anti Blair del Labour Party, l’uomo più a sinistra del partito, in passato ha rilasciato dichiarazioni simili a quelle di Berlusconi. Il 24 ottobre 2006 il sindaco di Londra interviene nel corso di un dibattito sulla condizione dei musulmani in Gran Bretagna. Nel corso del dibattito il primo cittadino del neonato Comune di Londra si lascia andare a questa dichiarazione: la condizione a cui sono sottoposti i musulmani che vivono in Gran Bretagna “richiama alla mente la demonizzazione della Germania nazista quando Hitler affermava che tutto era colpa degli ebrei a cominciare dai loro stessi problemi”. Una frase grave che metteva in discussione l’impegno democratico di un governo di sinistra, allora al potere c’era il monocolore laburista guidato da Tony Blair. “Il problemi che abbiamo non nascono dal fatto che i musulmani intendono restare segregati”, dichiara Ken il rosso ad appena un anno dagli attentanti del 7 luglio 2005 nella città che lui stesso amministra. Ma c’è di più, il sindaco noto perché aveva confessato di non tirare l’acqua del bagno quando fa la pipì, viene blandamente criticato quando litiga con un giornalista ebreo dell’“Evening Standard”, definendolo un Kapò: “Cosa faceva lei prima? Il criminale di guerra. Lei è come la guardia di concentramento, fa quello che le viene detto di fare”. Ken il rosso pronuncia queste parole uscendo dalla festa di un ministro gay del governo Blair, tale Chris Smith. E pensare che Oliver Finegold, dell’Evening Standard gli aveva solo chiesto come era andata la festa...


Sabato 9 novembre 2013

il Paese SINDACO ARRESTATO “Forse oggi ci farà bene pregare per tanti bambini e ragazzi che ricevono dai loro genitori pane sporco: anche questi sono affamati, sono affamati di dignità! Pregare perché il Signore cambi il cuore di questi devoti della dea tangente e se ne accorgano che la dignità viene dal lavoro degno, dal lavoro onesto, dal lavoro di ogni giorno e non da queste strade più facili che alla fine ti tolgono tutto”. Con queste parole Papa Francesco ha concluso l’omelia della messa alla Domus Santa Marta. Non è la prima volta che il Pontefice lancia un monito contro i corrotti. Rivolgendosi ai fedeli ha paragonato la corruzione a una dipendenza da stupefacente. “Si incomincia forse con una piccola bustarella, ma è come la droga, eh!”. “Dunque - ha affermato il Papa - l’abitudine alle tangenti diventa una dipendenza”. Parlando dei “devoti” della corruzione amministrativa, il pontefice ha ricordato la figura evangelica del “ricco epulone” che “aveva tanti granai, tanti silos ripieni e non sapeva che farne”. E al quale, ha sottolineato, “il Signore ha detto: ‘Questa notte dovrai morire’”. Nelle sue parole, il Pontefice ha manifestato comunque pietà per “questa povera gente che ha perso la dignità nella pratica delle tangenti e soltanto porta con sé non il denaro che ha guadagnato, ma la mancanza di dignità!”. “Preghiamo per loro!”, ha esortato rivolto ai presenti nella cappella del convitto vaticano. Questo per quanto riguarda il Papa. Oscar Lancini, il sindaco di Adro (Brescia) che tappezzò la scuola del paese con 700 riproduzioni del ‘Sole delle Alpi’, è stato arrestato dai carabinieri e si trova agli arresti domiciliari. E’ accusato di turbata libertà degli incanti e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Avrebbe favorito alcune aziende nella gara d’appalto. Lancini, 48 anni di professione imprenditore, aveva fatto scalpore anche quando aveva bandito dalla mensa 15 bambini le cui famiglie non riuscivano più a pagare la retta. Il debito era stato poi saldato da un anonimo benefattore. La vicenda del ‘Sole delle Alpi’ nella scuola, invece, si era conclusa con il pronunciamento che imponeva di rimuovere i simboli e con una condanna al risarcimento delle varie spese.

LA VOCE REPUBBLICANA

terza pagina

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Un super direttore, Marco Muller, e un budget un po’ ridotto. Certo, a Venezia era tutta un’altra musica...

Fuori concorso la pellicola di Veronesi, attore Elio Germano nei panni di un traslocatore che ci racconta la storia del Paese dagli anni ‘70 fino ad oggi

Roma: ecco da ieri la Festa che indossa gli abiti di un vero Festival di Gisa di Janni

E’

la commedia italiana “L’ultima ruota del carro”, regista Giovanni Veronesi, attore Elio Germano – nei panni di un onesto traslocatore che, avendo viaggiato con il suo camion attraverso l’Italia per 40 anni, racconterà la storia del Paese dagli anni 70 ad oggi – il film che ieri ha aperto “Fuori Concorso” l’ottavo Festival del Cinema di Roma, che si concluderà poi il 17 nell’ambito di un “China day”, con il primo poliziesco internazionale prodotto in China, “White Storm”, regista Benny Chan. Lontano dalla primitiva idea dell’“anteprima mondiale”, e tornato invece ad un Festival visto come Festa popolare, supportato soltanto da 7 milioni di budget, e quindi ben lontano dai 17 degli inizi, il Direttore Marco Muller dichiara di “essere passato dalla Festa al Festival, per poi aver ideato un “Festival – Festa”. Venti opere in Concorso, tra “prime e seconde”, dove l’Italia sarà presente con tre “opere seconde”, da “I corpi estranei” di Mirko Locatelli, attore Filippo Timi, padre di un bambino malato ed alle prese con il razzismo antiemigrati, a “Take Five” di Guido Lombardi, dove l’attore Beppe Lanzetta sarà un gangster depresso, fino a “Tir” di Alberto Fasulo, film sulla vita e le vicende di un camionista, una specie di docu-fiction che sembrerebbe rifarsi alle innovazioni stilistiche di “Sacro GRA”. ...di pancia e di cuore E se Muller definisce le opere del Festival “film che suscitano emozioni di pancia e di cuore”, Presidente della Giuria è James Gray, noto ai cinefili ma poco conosciuto dal grande pubblico, e madrina, con il compito di aprire la rassegna romana, l’attrice Sabrina Ferilli. Trenta i paesi partecipanti, dal Cile al Portogallo, dalla Turchia alla Danimarca, dalla Romania all’Iran. E, naturalmente, alcune produzioni americane, da “Her” ultimo lavoro di Spike Jonze con

Scarlett Johansson e Joaquin Phoenix, a “Out of the furnace” di Scott Cooper, attori Casey Affleck e Forest Whitaker, fino a “Dallas Buyers Club”, storia vera diretta da Jen-Marc Vallée, attori Mattew McConaughey e Jennifer Garner. Senza dimenticare l’esordio cinese con “Blue Sky Bones”, regista Jian Cui, ed il film dello spagnolo Diego Quemada-Diez che, esordiente in regia con premio a Cannes, nel raccontare nel suo “La gabbia dorata” le giovani storie di migranti, vorrà mostrare la fuga verso il Messico di ragazzini guatemaltesi, alle prese con spietati uomini in armi e pericolosi banditi.

Manetti Brothers Molti i film “Fuori Concorso”, sia italiani – da “Song’e Napule” dei fratelli Manetti a “La luna su Torino” di Davide Ferrario, da “Come il vento” di Marco Simon Puccioni (attori Valeria Golino, Filippo Timi

Tutti i numeri

L’

ottava edizione del Festival Internazionale del Film di Roma si svolgerà dall’8 al 17 novembre 2013 all’Auditorium Parco della Musica. Tutte le sale dell’Auditorium, per un totale di oltre quattromila posti a sedere, saranno a disposizione del Festival. Per dieci giorni, dunque, la struttura firmata da Renzo Piano sarà il punto di riferimento per tutti gli appassionati di cinema e non solo, ospitando proiezioni, mostre, eventi, convegni, dibattiti. I 1300 mq del viale che conduce alla Cavea saranno trasformati in uno dei più grandi red carpet al mondo. Il pubblico avrà a disposizione sette sale (Santa Cecilia, Sinopoli, Petrassi, Teatro Studio, Studio 3, Auditorium MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, cinema Multisala Barberini). Accanto all’Auditorium sorgerà il Villaggio del Cinema, costituito da padiglioni e stand in acciaio, vetro e legno, appositamente realizzati per la manifestazione e i suoi visitatori. La programmazione del Festival coinvolgerà anche l’area di Via Veneto: la strada simbolo del cinema italiano ospiterà, presso l’Hotel Bernini Bristol e il cinema Multisala Barberini, il Mercato Internazionale del Film. I convegni si terranno presso la Casa del Cinema a Villa Borghese e al MAXXI. Incontri di settore e istituzionali si svolgeranno presso AuditoriumArte. E tutto questo col budget di cui si diceva altrove... e Francesco Scianna), a “Il venditore di medicine” di Antonio Morabito (attori Claudio Santamaria e Isabella Ferrari), fino al docufilm “Un italiano nel mondo” dedicato a Giuliano Gemma, che, proiettato nel giorno di apertura del Film-Fest, diretto e prodotto dalla figlia Vera, ripercorrerà, attraverso immagini inedite, la vita e la carriera del celebre attore – sia stranieri, da “The Hunger Games: la ragazza di fuoco” di Francis Lawrence, protagonista, presente al Festival Jennifer Lawrence, a “Fear of Falling”, il nuovo film del premio Oscar Jonathan Demme, che sarà presentato al Festival del Film di Roma in anteprima mondiale, accompagnato anche da una “Masterclass” che Demme terrà, incontrando il pubblico all’Auditorium Parco della Musica. Per non dire, sempre “Fuori Concorso”, di “Il paradiso degli orchi”, regista Nicolas Bary, dove sarà il rutilante mondo di Daniel Pennac a prendere vita sullo schermo tra trama “gialla” risate e storia d’amore. Nuove tendenze Ma il Festival Internazionale del Film di Roma analizzerà anche le nuove tendenze del cinema mondiale attraverso le sezioni collaterali

dove nella sezione “CinemaXXI” sarà “L’Amministratore” di Vincenzo Marra ad aprire il Concorso, nell’intento da parte del regista e sceneggiatore napoletano di tornare a puntare i riflettori sul Sud, attraverso il racconto della vita di Umberto Montella, amministratore di condomini a Napoli, tra incontri e riunioni e problemi quotidiani. “Perché”, dice il regista “i miei film non hanno sceneggiatura. Sono

come un jam session a cielo aperto che io, il mio operatore ed i miei protagonisti affrontiamo spontaneamente”. La sezione “Prospettive Doc Italia”, riferita alla “Produzione Documentaria Nazionale” sarà poi inaugurata da “Lettera al Presidente”, regista Marco Santarelli, già presente al precedente Festival con “Milleunanotte”. Il film racconterà storie di uomini e donne che, dal dopoguerra ad oggi, si sono rivolti al Presidente della Repubblica con la speranza di risolvere un problema o realizzare un sogno. Un attraversamento nell’immaginario collettivo da parte di un Paese che, dice il regista, “uscito dal disastro della seconda guerra mondiale, ha dovuto affrontare le lusinghe del boom economico”. E sarà poi la Sezione “Alice nelle città”, autonoma e parallela al Festival di Roma e dedicata ai ragazzini, a prendere il via all’Auditorium con il cartone 3D della Disney “Planes”. Curata da Gianluca Giannelli e Fabio Bettini, quest’edizione vorrà esplorare un cinema delle meraviglie fatto di impegno (tra i vari temi, omosessualità, immigrazione, rapporti genitori e figli) di cartoon ed anche di premi Oscar. Due italiani tra i dodici del Concorso “Joung-Adult”, “Se chiudo gli occhi non sono più qui” di Vittorio Moroni, attore Giorgio Colangeli, e “Il Sud è niente” opera prima di Fabio Molla, già molto applaudito al Festival di Toronto. Tra i film stranieri saranno presenti il candidato all’Oscar per la Finlandia “The disciple” e tre film francesi tra cui “Turning tide” e “Juliette”. Per i più piccoli, oltre a “Planes”, sarà presentato anche il cartone francese “My Mommy is in America and she met Buffalo Bill”, e, Fuori Concorso, il film “Belle & Sebastien”, storia di amicizia tra un bambino e un cane con tappeto rosso a tema. Non mancherà poi un omaggio a Fellini nei vent’anni dalla sua scomparsa, ed un ricordo, oltre a Giuliano Gemma di cui abbiamo detto, anche a Carlo Lizzani che da poco ci ha lasciati.

z i b a l d o n e

Strane espressioni? Colpa dei giornalisti

O

ra, che egli abbia la faccia da bravissimo ragazzo, intelligente e studioso, serio, con la serietà vera dei toscani, di quelli che non scherzano, ebbene sul fatto non ci corre, né ci piove né c’è pericolo. Dunque quella storia sulle palle d’acciaio è da escludere. Egli simili cose non le ha mica dette. Semplicemente perché non si dicono punto e basta, tanto meno in consessi internazionali. Simili stupidaggini e volgarità le dicano gli latri, non Letta, sia chiaro. Eppure, sig. Presidente, non mica ci eravamo scandalizzati, sa, anzi, tali frasi innocenti ci erano parse come arricchenti rispetto al suo profilo già eccellente. Ecco un premier preparato, serio, competente, che non si fa met-

tere le mani in faccia da chicchessia. Certo, determinate frasi non servono, uno si fa valere per quello che fa, non per latro, ma ogni tanto puntualizzare certe cose, certi particolari, non è poi così scandaloso. Anzi, ribadiamo, nessuno scandalo, ma solo una pennellata simpatica in più che rendeva alla mano una figura che, a tratti, ma solo a tratti, può apparire altera, anche se sappiamo non essere così. La mattina di venerdì tutti stupiti per le palle di acciaio, le palle di un duro, un poco alla leghista, per così dire. la stessa mattina ecco la smentita. Io non ha detto nulla, ci fu malinteso, malinteso giornalistico/interpretativo, non altro. Chiaro? Un po’ come la Santanchè quando alzò il dito per mandare a benedire la gente intorno alla Camera, con tanto di foto inequivocabile e poi ebbe il coraggio di dire che lei non aveva fatto nulla di nulla. Un po’ difficile da negare in quel caso, visto la prova schiacciante. Nel caso di Letta, invece, si deve iniziare una defatigante indagine per stabilire il vero, come realmente andarono le cose. E come andarono? Pe ril pubblico a casa

niente male. Il Letta coi coglioni di metallo era un tipetto niente male, un duro, ciò che in fondo ci vuole (purché non si atteggiasse a uomo della provvidenza, chiaramente) per riscaldare i freddi animi degli italiani di oggi. Ci avevamo sperato. E invece no, ecco la smentita. Fior di giornalisti l’avevano bevuta, pensa un po’ tu! “Sono rimasto allibito - dice - dal corto circuito comunicativo sulla nota vicenda ‘dell’acciaio’. Ho letto profluvi di interpretazioni su cosa avrei voluto dire, ma si tratta di una frase che non ho mai detto. E’ un errore di traduzione da una frase idiomatica in inglese. Posso rassicurare tutti: non c’è alcun cambio di strategia, di linguaggio, di passo da parte mia”. Quanto poi al ddl delega scuola-università, Letta fa sapere che il Consiglio dei ministri ha “iniziato l’esame della delega istruzione il cui esame sarà completato” nella prossima riunione. Il Cdm, però, ha approvato anche due pacchetti di norme che servono “per recuperare il ritardo in materia di infrazioni comunitarie. L’impegno è di arrivare al semestre di presidenza italiano di Ue con un recupero di queste infrazioni: non sarebbe serio se si arrivasse a guidare l’Europa con una serie di infrazioni comunitarie su tutti i fronti. E’ una priorità accelerare perché non è sopportabile avere record negativi di infrazioni. Tutto il governo è impegnato per accelerare”. Ok, tutto il governo è impegnato ma, guarda un po’, nelle orecchie resta quella frase sulle palle, e solo quella, altro che provvedimenti in essere. Per quelle palle si era scomodato il Manifesto, Ceccarelli di ‘Repubblica’. Chissà quanti altri. Ecoo Ceccarelli, articolo scritto giovedì prima della retromarcia definitiva. “Cronache politiche: oggi si parla di palle, nel senso anatomico e simbolico di testicoli, evviva. ‘Il giorno degli attributi’ chiude la serata Renzi da Santoro. Uso traslato, figurato, innalzato, abbassato, comunque corroborato e variabile nelle sue liete, superbe, rabbiose e buffonesche accezioni. L’avvio del dibattito si deve al premier Letta, di norma piuttosto sorvegliato nell’eloquio, che in risposta a una domanda dell’Irish Times avrebbe dato conto della sua smagliante immagine presso i leader europei. Secondo i quali il premier italiano — così sul quotidiano di Dublino — dispone di ‘palle d’acciaio, in inglese balls of steel. In serata il presidente del Consiglio ha twittato una parziale retromarcia aggirando la fatidica parola e attribuendo semmai losteelgate alla ‘traduzione idiomatica del giornalista irlandese’. Ma a quel punto in Italia la sarabanda testicolare era ormai partita. Perciò Brunetta evocava i lavoratori dell’Ilva pronti a fondere dette palle d’acciaio; il blog di Grillo la buttava piuttosto sulle ‘balle’; mentre il Pcdi rimproverava Letta di essere figlio della cultura del Cavaliere. Quest’ultima recriminazione suona invero un pochino eccessiva o spropositata, risalendo la questione del ‘pallismo’, o della leadership genitale, come ben raccontato nel recentissimo ‘Sesso al potere’ di Luca Scarlini (Guanda), a ben

prima del ventennio berlusconiano. E tuttavia, riguardo al premier, si coglie qui l’occasione per rettificare una colpevole svista a proposito di un titolo del Vernacoliere — ‘Pipiritto contro Pallemoscie’ — erroneamente fatto risalire al duello tra l’esuberante fiorentino Renzi, ‘Pipiritto’ appunto, e il più compassato leader pisano. Sennonché non di Letta si trattava: nel suddetto ‘Pallemoscie’ il mensile satirico di Livorno aveva in realtà identificato il povero Bersani, del tutto estraneo alla odierna disputa politica e ghiandolare”. Tanto inchiostro sprecato. con la luce dell’alba ogni variazione di profilo (come fossimo su Fecebook) era stata cancellata. come se Letta avesse paura di perdere seguaci, followers, che è oramai il metro con cui si misura il successo in tutto il mondo. Ma, insomma, imparate un momentino a stare al mondo. Se una cosa così fosse stata attribuita al Cav., che ne dice dieci al giorno, mica si sarebbe messo lì a smentire, anzi. Guardate un po’ la battuta sugli ebrei, buttata lì e già dissoltasi nel vento colpevole della chiacchiera de - responsabilizzata.

I malati d’America gli esodati d’Italia

B

arack Obama il pasticcione, a dirla gentilmente. Colui che offre il fianco alla stampa conservatrice. Il problema, che tale non sarebbe dovuto essere, è l’Obamacare, l’assicurazione obbligatoria da cui restano fuori parecchi americani che invece si sarebbero dovuti fidare. E ora? Obama si è detto dispiaciuto che gli americani possano perdere la loro attuale assicurazione per effetto dell’entrata in vigore

della sua riforma sanitaria. Il clamoroso ‘mea culpa’ e’ stato espresso in un’intervista alla Nbc. In campagna elettorale e nei mesi del duro confronto sulla riforma sanitaria, Obama ha sempre detto che nessun americano, in seguito all’entrata in vigore della Obamacare, sarebbe stato costretto a cambiare medico o piano assicurativo. Tuttavia la realtà ha dato un responso diverso. Molte persone si sono viste cancellare il proprio programma di tutela medica. Da qui le scuse di oggi: ‘’Dobbiamo lavorare duro - ha detto Obama piuttosto imbarazzato - e assicurare tutti che stiamo facendo di tutto per risolvere i gravi problemi in cui si trovano queste persone in seguito alla riforma’’. Il problema vero sono i ritardi nell’iscrizione alla nuova forma di assistenza. Le cose, non si da bene perché, viaggiano a rilento, e con che lentezza, mai vista! Così che molti cittadini temono di ammalarsi o di avere qualche incidente e restare senza copertura perché il passaggio da un regime all’altro non è avvenuto. Un poco come gli esodati da noi, senza lavoro e senza rendita, anche se da noi nessuno si è scusato per i calcoli (in buona fede, si spera) del governo. Abbiamo visto una ministra che piangeva e poi non si sa cosa. Ah, sì, una ministra che è scomparsa dopo aver inferto i colpi che ha inferto, come se nemmeno la cosa la riguardasse. Poi, provvidenzialmente giunsero le elezioni e tutto tacque. Con la spada di Damocle del default sulla groppa , gli italiani sono stati invitati a non rompere le scatole che poi qualcuno ci avrebbe pensato. Ma torniamo agli Usa. Effetto secondario della legge promulgata nel 2010 ed entrata in vigore lo scorso primo ottobre è stato l’invio a milioni di americani di una lettera di disdetta dalla propria assicurazione. I cittadini sono rimasti così senza alcuna copertura sanitaria, e per di più impossibilitati a procedere a un piano alternativo a causa di alcuni problemi legati al sito per l’applicazione della riforma. La riforma sanitaria è stata voluta da Obama per garantire a tutti un’assicurazione completa e a costi abbordabili. Ma secondo un’indagine della Nbc, che dà forma alle tante lamentele e preoccupazioni emerse già nelle scorse settimane su questo argomento, molte persone hanno ricevuto o stanno ricevendo lettere di annullamento dei loro antichi contratti dalle compagnie assicurative, perché le vecchie polizze non rispettano gli standard obbligatori previsti dalla riforma. Ovvio che le compagnie fanno di tutto per ostacolare, su questo non ci piove. Secondo le fonti della Nbc, tra il 50 e il 75 per cento dei 14 milioni di consumatori che hanno acquistato individualmente un’assicurazione a basso costo (e quindi priva di alcune coperture) potrebbero essere costretti a comprarne un’altra. Più completa, probabilmente, ma a prezzi, secondo gli esperti sentiti dalla Nbc, molto più alti. La Casa Bianca non ha messo in dubbio che milioni di persone perderanno la loro attuale copertura, ma ha risposto che saranno ora garantite polizze più complete per la protezione degli individui. E molti, ha aggiunto la Casa Bianca, riceveranno sussidi e sgravi fiscali che taglieranno i costi aggiuntivi. Un pannicello caldo all’italiana, ci pare.


4 LA VOCE REPUBBLICANA

Sabato 9 novembre 2013

La burocrazia italiana e numerosi conflitti relativi alla competenza Ci piacerebbe avere una legislazione chiara e non soggetta alle varie continue modifiche

Testi unici, ovvero la nostra solita storia infinita

M

ax Weber diceva che la burocrazia è tra le strutture sociali più difficili da distruggere: purtroppo con piena ragione. Io – più modestamente – sostengo che

nel nostro paese tutte le volte che si introduce un qualsivoglia strumento per semplificare, la burocrazia nella fase applicativa riesce ad annullarlo completamente, se non a trovare il sistema per complicare le cose. E tutto ciò si traduce in maggiori ELENCO PAGAMENTO TESSERE PRI 2013 Sez. Pri Albano Laziale, Roma; Sez. Pri “Mazzini” Ariccia, Roma; Sez. Pri difficoltà per cittadini ed Lanuvio, Roma; Sez. Pri Padova; Sez. Pri “Cattaneo”, Rovigo; Sez. Pri imprese. Uno dei cardini è Cesenatico (FC); Sez. Pri Paola (CS); Sez. Pri “R. Pacciardi” Grosseto; Sez. quello di avere una legislaPri “Chiaravalle” Soverato (CZ); Sez. Pri Jesi e Chiaravalle (AN); Sez. Pri zione chiara e non soggetta Catanzaro; Consociazione Pri Cesena; Federazione Provinciale Pri Ravenna; a continue modifiche. Già Sez. Pri “Silvagni-Mazzini-Valconca”, Rimini; Sez. Pri “Mazzini”, Rimini; Sez. il trasferimento di funzioni Pri, Novi Ligure (AL); Sez. Pri, Lamezia Terme; Sez. Pri Vomero Arenella da Stato a Regioni ha por(NA); Sez. Pri “Ugo La Malfa”, Codigoro (FE); Sez. Pri “Pisacane”, Foggia; tato ad avere più di un Sez. Pri “Sant’Andrea Borgo Mazzini” Rimini; Sez. “Ugo La Malfa”, Napoli; legislatore, con conflitti di Sez. Pri “Celli” Cagli (PU); Sez. Pri “Centro”, Caserta; Sez. Pri “Garbarino”, competenza tra le parti o, Chiavari (GE); Sze. Pri Fano (AP); Sez. Pri “Mazzini”, Comacchio (FE); Sez. Pri “Giovine Europa”, Andora (SV); Sez. Pri Mantova; Sez. Pri Dro (TN); nel migliore dei casi, con profondamente Gruppo Pri Lucchese, Lecco; Sez. Pri “G. Spadolini”, Viareggio; Sez. Pri “R. norme Sardiello”, Reggio Calabria; Sez. Pri Melicucco (RC); Sez. Pri Locri (RC); Sez. diverse a seconda del terriPri Samo (RC); Sez. Pri Africo (RC); Sez. Pri Bovalino (RC); Sez. Pri Gioia torio in cui si opera. Ma Tauro (RC); Sez. Pri Pavona, Roma; Sez. Pri Cecchina, Roma; Sez. Pri non basta. Alcune funzioni Palombara Sabina, Roma; Sez. Pri Tuscolana, Roma; Sez. Pri "Pisacane", (poche) sono rimaste di Foggia; Sez. Pri "G. Mazzini", Ferrara; Sez. Pri "L. Santini",Viterbo; Sez. Pri esclusiva competenza dello Trieste; Sez. Pri “Camangi” Roma; Sez. Pri “Bonfiglioli” Bologna; Sez. Pri Stato a cui comunque sono Grottaglie (BA); Sez. Pri Spilimbergo (PN); Sez. Pri “Aurelio Saffi” Ravenna; demandate le cosiddette Sez. Pri Varese; Sez. Pri Bottiroli” Voghera (PV); Sez. Pri “Mameli” Cologno Leggi quadro a cui per Monzese (MI); Sez. Pri Cremona; Sez. Pri “Flaminio Prati (Roma); Sez. Pri caduta le regioni devono “F.lli Bandiera” San Pietro in Campiano (RA). Sono pervenute all'Ufficio Amministrazione del PRI versamenti di pagamenti tessere di attenersi; Vediamo qualche esempio eclatante ricordansingoli iscritti. E' chiaro che ai fini congressuali l'iscrizione singola non consente la partecipazione ai do che tali norme interessalavori dell'Assise repubblicana. no il pubblico ma anche i Chi non è nelle condizioni di avere una sezione dovrà iscriversi a quella territoriale più rapporti tra questi e i sinvicina. goli cittadini o gli operatoPer ogni ulteriore informazione o chiarimento si prega di rivolgersi all'Ufficio ri: Organizzazione (Maurizio Sacco) ai seguenti numeri: 338/6234576 - 334/2832294 la normativa che disciplina oppure orgpri@yahoo.it il procedimento amministrativo ha subito 29 modiMODALITÀ PAGAMENTO TESSERE PRI 2013 fiche in 23 anni, con una Conto Corrente Postale n. 33579004 media di poco superiore a 1 intestato a Partito Repubblicano Italiano modifica all’anno; - il Testo Unico sull’ediliBonifico IBAN IT03N0760103200000033579004 zia ha subito 21 modifiche intestato a Partito Repubblicano Italiano in 12 anni, con una media

di poco inferiore a 2 modifiche all’anno (più impegnativo per Comuni, funzionari e professionisti costretti ad una continua rincorsa); - il Testo Unico degli Enti Locali, ha subito 64 modifiche in 13 anni, con una media di circa 5 modifiche all’anno (una ogni due mesi e mezzo, per non parlare delle modifiche dell’Ordinamento che agiscono senza innovare il TUEL ma sovrapponendosi allo stesso); - il più recente Codice dei Contratti ha subito 45 modifiche in 7 anni, con una media superiore a 6 modifiche all’anno (una ogni due mesi! L’incertezza negli appalti dà spazio ancora maggiore alle liti e le poche attività intraprese in periodo di crisi rallentano e si bloccano). Le modifiche non sempre sono marginali e spesso sono sostanziali. Per caduta i livelli inferiori sono costretti a loro volta a modificare quanto di loro competenza, leggi regionali, regolamenti locali, procedure, modulistica. Le inefficienze della burocrazia ostacolano la ricerca economica, drenano risorse pubbliche e private, frenano gli investimenti. Eccesso di burocrazia, tempi lunghi di attesa e difficoltà a reperire le necessarie informazioni: ecco quello che caratterizza, secondo Confindustria, il rapporto tra le imprese e la P.A. nel nostro Paese. E questo non è solo un problema di imprese ma di tutti i cittadini. L’Italia è al 75° posto tra 183 Paesi per quanto riguarda l’avvio di un’attività d’impresa. Non parliamo poi degli adempimenti fiscali, da noi lunghi e complicati, tanto che l’Italia precipita al 136° posto. L’ inefficienza della burocrazia statale è al primo posto tra le cause di criticità del fare impresa in Italia. La riforma strutturale e organizzativa della P.A e la semplificazione di procedure e regole che presiedono alla sua attività sono azioni urgenti ma che per essere messe in atto richiedono stabilità d’azione e larga condivisione tra forze politiche. Per aprire una attività economica occorrono 62 giorni in Italia con un costo medio di 3.700 euro, contro i 4 giorni della Gran Bretagna od il costo di 280 euro della Francia.

Recensione di Antonio Angeli del libro di Giancarlo Tartaglia "Francesco Perri, dall'antifascismo alla Repubblica" di prossima uscita. La recensione è apparsa su “Il Tempo" del 13 ottobre 2013

C

ome è possibile nascere repubblicani in una monarchia, quale era l’Italia alla fine dell’Ottocento? Significa anteporre il ragionamento e l’amor di patria a qualunque convenienza. Accadde a Francesco Perri, acutissimo osservatore e al tempo stesso protagonista della vita democratica del nostro paese. Perri nacque nel 1885 in un paesino in provincia di Reggio Calabria, dal quale si distaccò subito per vivere tra il nord d’Italia e il cuore dell’Europa, mantenendo sempre, però, l’occhio e la mente rivolti a quella che per decenni si è chiamata “Questione Meridionale”. Perri fu, nella sua vita di intellettuale, lunga e difficile, “schiavo” del pensiero. Il ragionamento lo fece essere repubblicano nell’Italia dei Savoia, antifascista quando marciavano le camicie nere e poi meridionalista, legato alle realtà locali al tempo dell’Impero... La storia di questo intellettuale, giornalista e politico, uno di quelli che hanno costruito dal basso, con lacrime e sangue (veri), l’Italia felix del boom economico, è scritta in un completissimo saggio biografico: “Francesco Perri. Dall’antifascismo alla Repubblica”, di Giancarlo Tartaglia, Gangemi Editore, 320 pagine, 25 euro. Tartaglia, storico, giornalista e docente universitario descrive, con una minuziosa opera documentale, da Giolitti alla Ricostruzione, l’evoluzione e la vita di quest’uomo che aveva come obiettivo l’affermazione di un principio modernissimo: la selezione dell’élite di governo deve essere realizzata per via meritocratica e non per mero diritto di successione. Individuò nella monarchia, con i suoi rituali e le sue clientele, un ostacolo insuperabile per la realizzazione di un paese moderno. Nel Ventennio visse un antifascismo appartato, di poco clamore, ma di costanti sofferenze. Si dedicò alla politica nel difficile periodo dell’occupazione nazista finché, dopo la liberazione, nel ’45, il partito lo volle alla guida del “Tribuno del Popolo”, foglio repubblicano genovese, e poi della stessa “Voce Repubblicana”. Fu protagonista delle battaglie per la Costituente e per la Repubblica fino ai giorni della vittoria referendaria. Roberto Balzani, nella sua introduzione, definisce il libro “un bel contributo alla storiografia sul repubblicanesimo, che sarebbe piaciuto a Giovanni Spadolini”. E a tutti quelli che costruiscono e vivono la democrazia “dal basso”. Antonio Angeli,“Il Tempo”, 13 ottobre 2013

Si tratta quindi di rendere più facile, chiaro, comprensibile e snello il funzionamento della P.A., di togliere passaggi, controlli ed adempimenti inutili, insomma bisogna riuscire ad eliminare il superfluo e trovare modi di agire più semplici rapidi ed economici. La razionalizzazione strutturale e organizzativa della P.A. passa necessariamente attraverso una revisione del Titolo V della Costituzione, riattribuendo allo Stato la potestà legislativa esclusiva in alcune materie sulle quali non ha alcun senso una differenziazione regionale in modo da superare le molte difficoltà cui l’attuale assetto dà luogo. A questo si deve accompagnare una decisa riduzione e razionalizzazione del numero degli enti e di strutture burocratiche (riducendo i Comuni ed abolendo le province, oltre alla miriade di enti collegati). Definire chiaramente esigenze ed obbiettivi deve significare una disciplina generale con meno norme, semplificando l’attività, i procedimenti e l’organizzazione. E questo in soldoni significa anche impiegare meno persone e spendere meno. Il che, in tempi come questi, non è poco. Renato Lelli

La Voce Repubblicana 9 novembre 2013  

Quotidiano del Partito Repubblicano Italiano - n. 215 di sabato 9 novembre