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QUOTIDIANO DEL PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO - ANNO XCII - N° 110 - VENERDI 7 GIUGNO 2013 Euro 1,00 NUOVA SERIE POSTE ITALIANE S.P.A. - SPED. IN ABB. POST. - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27.02.2004, N. 46) ART. 1, COMMA 1, DCB (RM)

LE PRIORITÀ DI LETTA

Diciotto mesi per la riforma della Costituzione

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bbiamo ascoltato con la dovuta attenzione il presidente del Consiglio Enrico Letta intervistato dalla signora Gruber su “La7” mercoledì sera. Sinceramente non siamo rimasti molto convinti. Egli ha detto che il “trauma di governare insieme agli avversari del centrodestra non è passato”, perché “siamo e rimaniamo alternativi” e pure ha sostenuto che se il suo resta “un governo di eccezione”, esso è “molto importante per ricostruire la praticabilità del campo, che era diventato impraticabile”. Fuori da metafora calcistica, significa che se “faremo un buon lavoro torneremo ad essere una democrazia matura in cui ci potremo confrontare sui contenuti”. Quindi l’incognita del governo è “se” si riuscirà a fare questo “buon lavoro”, visto che non c’è un’idea comune da dare al paese, né un progetto politico economico in cui la maggioranza si riconosce. Invece, si vorrebbero semplicemente costruire le basi di un percorso per un confronto civile che è mancato a lungo, tanto che Berlusconi precedentemente aveva addirittura parlato di una “guerra civile” da concludere. Si vuole dunque una riforma dell’assetto costituzionale, ma non c’è nessun superamento dell’attuale bipolarismo e non c’è nessun ripensamento del sistema maggioritario: si sta insieme solo per tornare a dividersi e combattersi rispettosamente. Noi abbiamo suggerito con grande anticipo le larghe intese, perché convinti fossero utili a fronteggiare i gravi problemi del paese di fronte alla crisi economica, indipendentemente da quali potessero essere i rapporti che intercorrono fra i principali partiti e le loro legittime ambizioni. Il presidente del Consiglio parlava a ridosso della

denuncia drammatica delle cifre sulla perdita occupazionale nel manifatturiero fatta da Confindustria, ma l’attenzione ci è parsa calibrata su questioni completamente diverse. Almeno abbiamo capito le priorità del governo. Letta, infatti, ha detto che se non ci saranno le riforme auspicate fra diciotto mesi, intende dimettersi. E se la situazione economica internazionale ed interna non lo permettesse? Evidentemente Letta confida che fra diciotto mesi la crisi sarà stata superata. Il segretario del Pd Epifani, più prudente, ha chiesto a Berlusconi almeno “due anni” per tenere comunque in piedi il governo, sei mesi in più di quelli che Letta ritiene sufficienti. Qualcuno spera che la ricerca obbligata di una intesa sul piano delle modifiche istituzionali possa costituire il collante per costringere questa maggioranza a trovare tutti quei compromessi quotidiani indispensabili, per affrontare anche l’emergenza economica. La fragilità politica del governo Letta diverrebbe una condizione di eccezionale potenza. E’ vero che la storia italiana è fatta di paradossi, ma questo purtroppo sarebbe davvero contrario ad ogni logica e soprattutto ad ogni senso della realtà. Di governi politicamente fragili ne abbiamo visti tanti, e non solo noi. Se si chiede il presidenzialismo è proprio perché nessun governo fragile è mai riuscito a trovare la forza per la riforma istituzionale e ancor meno quella per uscire dalla crisi economica. Più plausibile semmai che le dimissioni verranno ben prima dei diciotto mesi e a quel punto indipendentemente dalle intenzioni di Berlusconi.

Verso la Terza Repubblica Varato un ddl costituzionale per la transizione

L’esecutivo non ha un termine I

l governo ha varato un ddl costituzionale che fisserà tempi e modi della transizione verso la Terza Repubblica. La proposta contiene una “clausola salva-tempo”. Cioè un congegno per obbligare le Camere a prendere delle decisioni, su cui si pronunceranno gli elettori tramite referendum. Il tempo è divenuto questione fondamentale per il governo. Una nota del Quirinale ha precisato di ritenere “ridicolo” e “falso” ogni “termine posto dal presidente della Repubblica alla durata dell’attuale governo”. La tesi è stata rilanciata da “il Fatto quotidiano”. Il Quirinale ricorda quel che il Presidente aveva già detto in proposito la sera del 2 giugno ai giornalisti e che dal giorno seguente figura sul sito della Presidenza della Repubblica. “Sarebbe un fatto di elementare correttezza tenerne conto – esplicita la nota - e non insistere in una polemica chiaramente infondata”. Anche il segretario del Pd Epifani è preoccupato dai tempi e chiede a Berlusconi di “garantire una stabilità di due anni al governo”, in modo di varare le riforme e evitare di “trasformare il presidenzialismo in una bandiera, altrimenti non si va lontano”. Epifani piuttosto ritiene urgente cambiare la legge elettorale per evitare di “ritrovarci col porcellum se le cose dovessero precipitare”.

CONVOCATA DN PRI

nordcoreano sarebbe pronto a ritirare le misure “punitive” adottate da marzo, nel pieno dello scontro diplomatico intercoreano.

I NOMINATIVI DI CHI AVEVA CONTRIBUITO PER "SALVARE" LA SEDE, OPERAZIONE NON ANDATA A BUON FINE, E CHE COMUNQUE LASCIANO IL CONTRIBUTO AL PRI VISTI I PROBLEMI FINANZIARI CHE AFFLIGGONO IL PARTITO

I NOMINATIVI DI CHI RICHIEDE IL CONTRIBUTO

strativa; 4) Varie ed eventuali.

La Direzione Nazionale del PRI è convocata per sabato 15 giugno p.v., alle ore 10.00, presso il Centro Convegni Carte Geografiche in Via Napoli n. 36 - Roma, con il seguente ordine del giorno: 1) Riforme statutarie; 2) Convocazione Consiglio Nazionale; 3) Situazione ammini-

PYONGYANG, APERTURA DI COMMERCIALE CON SEUL

Elenchi a pag. 4 DIALOGO

La Corea del Nord offre alla Corea del Sud di normalizzare i rapporti intorno ai progetti commerciali, in particolare la zona industriale a sviluppo congiunto di Kaesong. Il governo

PER CONTATTARE IL PRI E “LA VOCE REPUBBLICANA” 06/9310812

Un uomo solo al comando

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l di là del dibattito sul presidenzialismo, verrebbe da credere che il ruolo del capo politico, come uomo-simbolo, esasperi il Pd. Vedi Bersani. Non aveva fatto in tempo a dichiarare la fine dell’epoca della personalizzazione, che di epoca è subito finita la sua. D’altra parte è anche vero che si è estinto il dipietrismo, è morto sul nascere il mito di Ingroia, il leghismo bossiano barcolla e di Monti non sembra che valga nemmeno più la pena parlarne. In compenso Berlusconi, processi a parte, sta alla grande e poi c’è Grillo a rappresentare una incognita. In ogni caso il rifiuto del partito personale

rischia di comportare anche un rifiuto del carisma. Persino il direttore di “Europa” Stefano Menichini è convinto che “una figura forte di riferimento” sia da considerare una guida “indispensabile con qualsiasi sistema”. Possibile allora che la sinistra, che ha avuto Togliatti, e Berlinguer, la rifiuti? E’ vero che l’ultima generazione della dirigenza del Pd si ricordi più di Craxi e che risulti prevenuta a riguardo: Bettino fu il suo incubo peggiore. Ma insomma, oramai ne dovrebbe essere passata di acqua sotto i ponti. E’ bastato che Renzi evocasse “un uomo solo al comando”, e si è visto il turba-

mento e persino il panico: vai a capire se dovuto all’idea di solitudine, o a quello di chi dovrà comandare. Morale, il Pd la metta come gli pare, ma si deve pure dare una leadership la cui autorità venga riconosciuta da tutti. Invece Epifani preferisce dire ecumenicamente che ci deve essere posto per tutti. E’ probabile che intenda una segreteria condivisa, partecipata, amata, popolare. Il rischio è che in questo stato d’animo il partito equivochi che chiunque altro possa fare il segretario al suo posto, tanto, di una leadership carismatica, non ce ne sarà un’oncia neanche a volerlo.

L’Ilva vivrà ancora? Il decreto del governo e i dubbi della magistratura

Solo lo sviluppo salverà l’ambiente

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a dato atto al governo di aver trattato il caso Ilva come materia di interesse strategico nazionale. E’ comunque ancora molto presto per poter ritenere che l’azienda sia stata salvata e che possa tornare a essere competitiva. La magistratura tarantina sembra infatti avere convinzioni molto diverse sulla natura dell’Ilva. Poiché la proprietà non ha investito come avrebbe dovuto per l’ammodernamento di impianti considerati altamente inquinanti negli ultimi vent’anni, a parere della procura di Taranto la situazione sarebbe giunta ad un tale punto di degrado da considerare la chiusura inevitabile. Il ministro dello sviluppo Zanonato si è invece detto convinto che i magistrati non abbiano mai detto che l’Ilva andava chiusa, ma semplicemente che doveva adeguarsi alle norme. Se è davvero così possiamo consolarci perché il precedente governo sosteneva che i magistrati sbagliassero, magari con il vizio di un pregiudizio ideologico. Resta poi da vedere come la procura Tarantina consideri il decreto del governo, se in grado di salvare la capacità produttiva dell’Ilva mettendola contestualmente in condizione di rispettare l’ambiente. Il governo giustamente teme una nuova Bagnoli, la magistratura di Taranto non sembra nemmeno essersi mai posta il problema. La domanda che concerne la vicenda dell’Ilva è se sia possibile costruire l’acciaio in Italia o se semplicemente dobbiamo rinunciarci, in quanto l’industria pesante determina in quanto tale gravi conseguenze ambientali. La denuncia di Taranto come una delle zone più inquinate d’Europa, in particolare per quanto riguarda l’emissione di diossina, potrebbe risultare decisiva a riguardo. E qui inizia anche la controversia fra chi sostiene, ad esempio, che non sia la produzione di diossina l’inquinante più pericoloso e preoccupante, e che in ogni caso la diossina a Taranto è presente anche in altri tipi di attività, come alla produzione di cementi. Tutte le perizie fatte sono molto contestate e solo i processi potranno dirci chi ha ragione o torto. Nel frattempo l’attività sul mercato da parte dell’Ilva si è indebolita e sta subendo progressivi arretramenti. Affrontando il tema sacrosanto della bonifica ambientale, l’aspetto industriale è passato in

secondo piano e noi abbiamo assistito all’inevitabile declino competitivo del primo impianto siderurgico europeo. Non solo è difficile il risanamento ma lo sarà anche rilanciare la competizione internazionale del prodotto. Il dubbio che l’Ilva può essere gestita in modo compatibile con la salute pubblica rimane e non solo all’interno della procura di Taranto. Come rimane il dubbio che la produzione dell’acciaio sia compatibile anche per tedeschi, coreani, cinesi che non hanno introdotto gli strumenti di misurazione necessari per dire se l’ambiente sia tutelato o meno. E’ un dubbio che riguarda lo stesso destino industriale e capitalistico nel mondo per il quale lo sviluppo coincide con la rovina nella forma del disastro ambientale. Questo anche se in Italia la stessa imputazione di “disastro ambientale” è sindacabile. Qualunque giudice può sollevarla: “il disastro ambientale” non riguarda l’impatto sulle persone, quanto invece le emissioni nell’ambiente. Impiantare le tecnologie necessarie per limitarle comporterà dei costi competitivi. In ogni caso l’Aia, che era stata prescritta all’Ilva, a detta della magistratura non è stata rispettata, nonostante fosse stata sottoposta a una tempistica molto dilazionata nel tempo. E pure i dati sui tumori riscontrati a Taranto sono presenti in altre zone della Puglia, dove non ci sono stabilimenti siderurgici. L’analisi epidemiologica a cui guarda la magistratura potrebbe anche non dimostrare nulla. Nessuno è in grado di dire con certezza che il cancro sia colpa delle radiazioni o delle emissioni dello stabilimento di Taranto, tanto che rimane il dubbio di chi accusa la magistratura di procedere in modo astratto e ideologico. Così come è plausibile che la magistratura abbia assunto un ruolo di supplenza rispetto alla vacanza totale del mondo politico incapace di fare il suo dovere assumendosi quella responsabilità che l’imprenditoria non ha saputo adempiere. Ora non si tratta di espropriare l’Ilva o di volerla nazionalizzare, ma semplicemente di rispettare una legge che è stata fatta meno di un mese e mezzo fa. E visto che le prescrizioni presuppongono un periodo di “normalizzazione” dell’attività produttiva e commerciale, si contesti pure quello che si vuole, ma si aspetti a prospettare l’azzeramento di un’attività di questa rilevanza.

La battaglia di Qusayr

Il dittatore che sopravviverà a se stesso

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hiunque controlla Qusayr, controlla il centro del Paese. E chi controlla il centro del Paese controlla tutta la Siria”. E’questa la dichiarazione del generale Yahya Sulayman, che è entrato trionfalmente al comando delle truppe di Damasco nella roccaforte ribelle di Qusayr situata nei pressi di Homs, a ridosso del confine libanese. Un assedio durato più di un mese e che a costo di uno dei sacrifici di sangue più alto dall’inizio della guerra civile può consentire di pensare che Assad sia prossimo alla vittoria. Il dittatore siriano si era talmente ringalluzzito dal successo di permettersi di fare la predica ad Erdogan, l’ex alleato, ora nemico e contestato dal suo popolo. Qualcuno aveva persino sorriso di tanta sfrontatezza non comprendendo che con quella dichiarazione Assad faceva sapere che egli era prossimo a risolvere il contenzioso interno appena esploso in Turchia. Le ragioni della vittoria militare di Assad a Qusayr sono attribuite genericamente all’intervento delle milizie hezbollah che avrebbero fatto pendere la bilancia dei combattimenti da parte dell’esercito regolare. Motivate, ben equipaggiate, esperte e sufficientemente spietate: questo rincalzo sciita avrebbe avuto la meglio sulle brigate dei combattenti ribelli sunniti e salafiti, offrendo la giusta freschezza alle operazioni militari. Il sospetto è che in realtà Assad sia ricorso all’impiego del gas sarin come Francia ed Inghilterra avrebbero denunciato. Anche l’Italia sarebbe convinta dell’impiego del gas in questione, seppure, come ha detto il ministro della difesa Mauro, in circostanze limitate e non tali da giustificare un qualche intervento occidentale. L’America da parte sua ha preferito negare la sola ipotesi a riguardo. Di certo vi è solo l’assoluta determinazione ad evitare un qualsiasi intervento nello scacchiere siriano. I ribelli se la vedranno da soli, contando sull’appoggio limitato di alcuni Stati arabi, il Quatar in prima fila. Assad conta sui rifornimenti ed i mezzi russi ed iraniani e ora pure sulle truppe provenienti dal Libano: praticamente ha la vittoria in tasca. Se sarà così, Damasco avrebbe offerto il primo scudo capace di far infrangere la primavera avviata in tutto il mondo arabo. Non che la cosa debba dispiacere poi tanto all’amministrazione americana. La sopravvivenza di Assad eviterebbe un conflitto politico diplomatico fra Washington e Mosca e soprattutto una frantumazione o un nuovo regime in Siria, magari sospetto di simpatie integraliste o colluso con esse. L’evoluzione dello scenario libico e le perplessità e le preoccupazioni che destano i regimi appena instaurati in Libia, in Egitto e Tunisia, hanno agevolato la giovane volpe siriana. Tutto sommato, potrebbe apparire persino come il male minore. La realpolitik avrebbe avuto il sopravvento sul bisogno di indipendenza dei popoli. Se la democrazia non è controllabile, tanto vale lasciar sopravvivere le dittature.


2 LA VOCE REPUBBLICANA

Venerdi 7 giugno 2013

economia

Avviso ai naviganti di Erberto Ricordate Napster? Fu uno dei primi grossi buchi creati nella Rete. Ma da allora, nonostante i controlli, nulla è più lo stesso

Se il computer dialoga col pc...

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apster, il programma per Pc che divenne simbolo della lotta contro il mercato della musica e fu protagonista della grande rivoluzione del file sharing, è oggi tornato in pista. La sua storia risale alla fine degli anni Novanta, quando non c’erano né Youtube né iTunes, quando il mercato nero del “cd taroccato” non riusciva a contrastare in maniera incisiva lo strapotere delle grandi etichette discografiche e i cd degli artisti più in voga arrivavano a costare quarantamila lire. Allora, nacque Napster, il primo programma Peer to peer (P2P) che attraverso Internet, in soli due anni, collegò milioni di utenti sparsi per il mondo permettendo di scambiare gratuitamente tra di loro file musicali. I genitori di Napster, Shwan Fanning e Sean Parker, a quel tempo avevano appena vent’anni, neodiplomati, compagni di stanza al college e appassionati di computer sin dall’infanzia, come testimonia l’imputazione di hackeraggio giunta a carico di Parker ai tempi del liceo. I due lavorarono sul programma per tutto il 1998 rilasciandolo ufficialmente solo l’anno successivo. Il successo non si fece attendere a lungo. Napster aveva dato tutti i segnali per poter esplodere come fenomeno di massa e dopo il primo giro di boa, nell’anno del Millennium bug, gli utenti crebbero fino a diventare milioni. La musica gratuita era diventata realtà. Le etichette discografiche

avvertirono il pericolo nell’aria; e anche alcune band, tra cui i Metallica, che nel 2000 scoprirono un demo della loro canzone I Disappear distribuito gratuitamente su Internet, mediante Napster, prima ancora che venisse pubblicato. Avviarono così un’azione legale contro il programma, poi vinta, che si risolse però con una leggera sanzione e poco più. Ma la causa dei Metallica aveva tutto l’aspetto di essere il colpo a salve che dà l’ordine di attaccare. E così, a scendere sul piede di guerra al termine di quello stesso anno furono le etichette discografiche al gran completo, con associazioni e imprese più piccole al seguito. Il tribunale condannò Napster a un risarcimento di Il successo non si ventotto milioni di dollari. Era il 2001: fece attendere a Fanning e Parker chiusero i battenti lungo. Napster lasciando sulla porta del loro ufficio il aveva dato tutti cartello “Napster was here”. Ma ormai i segnali per poter la rivoluzione del file sharing era iniesplodere come ziata. fenomeno di massa Oggi, dodici anni dopo, Napster decide di tornare in campo e lo fa sotto la grande ala protettiva della Apple. Non più file sharing ma streaming, con un servizio a pagamento (circa dieci euro al mese) e soprattutto legale. Da lunedì è attivo anche in Italia, con un catalogo di oltre venti milioni di brani, playlist, compatibilità con il mondo degli smartphones e la possibilità di ascoltare canzoni offline. Una risposta (molto ma molto simile) all’altro big dello streaming, Spotify, con la grande pecca di non avere una versione gratuita.

Intervista di Lanfranco Palazzolo D’Onofrio, costituzionalista, ci dice che l’esperienza politica è importante, ma insieme c’è da valutare la formazione tecnica

Trentacinque saggi all’opera

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er una commissione come questa è importante la formazione tecnica dei costituzionalisti, ma anche l’esperienza politica maturata in passato. Lo ha detto alla “Voce” Francesco D’Onofrio uno dei 35 costituzionalisti chiamati a far parte della Commissione dei saggi incaricata di avviare il percorso di modifica della nostra Carta Costituzionale. Prof. D’Onofrio, cosa significa la nomina di questa Commissione di “Il sistema Saggi? presidenziale “Intanto è il primo passo dell’inizio di americano è un cammino delle riforme costituziomolto complesso nali che dovrà essere completato con perché ha dei una votazione entro il prossimo anno. contropoteri di Tutto dipende dalla stabilità del gigantesca forza” Governo Letta. Le condizioni attuali sono molto diverse da quelle del passato. Io ho avuto a che fare con le riforme costituzionali in più di un’occasione. E me ne sono occupato fin dalla costituzione della Commissione De Mita-Iotti, istituita alla fine della cosiddetta Prima Repubblica. In quella occasione mi occupai del ‘Regionalismo maturo’. Ho svolto anche un ruolo nella Commissione bicamerale guidata

da Massimo D’Alema nella seconda metà degli anni ‘90. Mi auguro che questa volta si riesca ad andare avanti. Il prossimo autunno vedremo se il cammino delle riforme andrà avanti oppure no. Per ora cominciamo noi”. Lei conosce anche tutti gli altri membri della Commissione? “Sì, li conosco quasi tutti”. Che tipo di valutazioni può fare sull’eterogeneità dei membri di questa Commissione? “Tra di noi ci sono giuristi che hanno una formazione costituzionalistica oppure hanno avuto un’esperienza politica in Parlamento. Mentre ci sono anche alcuni colleghi che sono stati nella Corte Costituzionale oppure in qualche Autorità di garanzia. Inoltre, nella Commissione ci sono anche dei costituzionalisti che non hanno mai avuto un’esperienza politica. Ritengo che questa sia una buona notizia, ma ritengo sia meglio avere una conoscenza tecnica dei problemi, ma anche la piena consapevolezza dei meccanismi politici. Ecco perché penso che l’esperienza politica sia molto importante. Per ora, il nostro compito è quello di proseguire il lavoro svolto dai saggi nominati da Giorgio Napolitano all’indomani del fallimento dell’incarico di formare il governo a Pierluigi Bersani. Alcuni di quei saggi sono diventati ministri del Governo Letta. Il nostro è il lavoro di orientamento tecnico”. Il problema da affrontare è soprattutto quello della forma di governo? “Questo è uno dei due punti delicati che dovremmo affrontare. Occorre capire cosa vorrà fare il Parlamento. Io non ho problemi per la forma di governo. Io sono per il cancellierato. Il sistema presidenziale americano è molto complesso perché ha dei contropoteri di gigantesca forza. Mentre quello francese mette a confronto due figure come il Presidente della Repubblica e il Presidente del Consiglio”.

SQUINZI, SERVE INDUSTRIAL COMPACT UE

fatti e fattacci

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rendi i soldi e scappa. Non tutte le feste riescono nel migliore dei modi. Negli Stati Uniti non c’è una legge sul finanziamento pubblico dei partiti. Questa situazione obbliga i due grandi partiti americani a raccogliere fondi praticamente sempre. Questi appuntamenti rappresentano un modo per incontrare gli elettori e discutere con loro. Molti simpatizzanti partecipano a questi incontri solo per vedere da vicino i loro beniamini, mentre qualcuno chiede di ottenere qualcosa da parte dell’amministrazione in carica. Questo è proprio quello che è accaduto qualche giorno fa a Washington D.C., dove la moglie di Obama ha avuto a che fare con un’attivista dei diritti gay. Ed ecco che una festa per la raccolta fondi per il Partito democratico, in una casa privata a Washington, con Michelle Obama come ospite d’onore, ha rischiato di degenerare da un duro faccia a faccia tra la first lady e l’attivista gay che continuava ad interrompere il suo discorso. Arrivata all’ennesima interruzione da parte di Ellen Sturtz per chiedere che il presidente Obama firmi un ordine esecutivo anti-discriminazione, Michelle ha lasciato il podio e si è avvicinata alla donna. “O mi ascolta o prende lei il microfono, perché io me ne vado, decidete voi, potete scegliere” ha detto la first lady, provocando da parte degli altri ospiti applausi e richieste di rimanere. A questo punto

la donna che protestava avrebbe lasciato la sala. Intervistata, Sturtz si è detta sorpresa della reazione della first lady: “Mi è venuta proprio davanti, sono rimasta veramente stupita”, ha detto ricordando di aver pagato 500 dollari per partecipare alla serata. L’obiettivo è quello di portare avanti la protesta del gruppo “GetEqual”, che in passato si è fatto notare per aver interrotto i discorsi del presidente Obama chiedendo maggiore azione per la difesa dei diritti dei gay. “Quello che ho detto è che suo marito dovrebbe firmare un ordine esecutivo per proteggere il 22% della forza lavoro del Paese”, ha detto riferendosi al suo battibecco con Michelle. La first lady non deve stupirsi di queste interruzioni. E forse anche gli ospiti della serata hanno sbagliato ad indurre Michelle Obama a restare. In fondo la Sturtz aveva pagato dei soldi per andare a quell’incontro. I grandi partiti americani non possono pensare di andare all’incasso in certi incontri e pretendere di leggere la solita pappardella scritta da qualche funzionario della casa Bianca e tornarsene a casa pieni di dollari. E poi un atteggiamento del genere è francamente inaccettabile. La first lady avrebbe dovuto confrontarsi con la Sturtz anche per impedire che al prossimo immancabile incontro con qualche pezzo grosso democratico qualche attivista si alzi in piedi per interrompere il solito discorso finalizzato all’incasso del malloppo.

Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi durante la Conferenza Ue sull’industria ha affermato che dobbiamo andar avanti con la definizione di un ‘Industrial Compact’ per assicurare maggiore integrazione e coordinamento tra le diverse politiche europee, definendo essenziale lo sviluppo delle politiche Ue su energia, ambiente, clima, commercio e concorrenza con il fine di re-industrializzare l’Europa riducendo i costi e aumentando la competitività.

INPS: PENSIONI, 80MLD RISPARMI DA RIFORMA FORNERO In un Rapporto dell’area attuariale dell’Inps si rileva che tra il 2012 e il 2021 la riforma Fornero darà 80 miliardi di risparmi rispetto alle normative precedenti tenendo conto dei costi delle salvaguardie e secondo il quale la spesa subisce una notevole contrazione che nel 2019 è di oltre un punto di Pil. I risparmi si azzerano nel 2045.

primo piano

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a Cina non ha gradito la soluzione raggiunta a Bruxelles sui pannelli solari: dazi meno pesanti e in prova per due mesi, poi si vedrà. Per cui ha deciso che ci sono troppi vini europei importati in quantità eccessive e a prezzi sospetti. In pratica Pechino accusa Bruxelles di “dumping”. Il rischio è di stroncare un business con grandi prospettive , ma pazienza. La Francia, colpita nel vivo, ha subito protestato. Hollande accetta di buon grado la concorrenza sui pannelli solari, se può esportare il suo vino. Alla Germania, autrice della mossa anti pannelli solari cinesi, del vino non importa niente. L’Italia, semplicemente, non se ne è accorta. Presi come siamo dal discutere di presidenzialismo, mica possiamo pensare alle nostre aziende vinicole.

&

a n a l i s i

Ma chi rallenta i lavori dell’Aula?

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l Parlamento proibizionista. In questa legislatura sta diventando tutto molto più difficile alla Camera e al Senato. I Presidenti delle due Camere dimostrano di non essere molto disponibili nei confronti dei parlamentari. Anche un semplice intervento sull’ordine dei lavori si sta trasformando nel peggiore dei problemi per i nostri eletti. Alla Camera dei deputati i parlamentari hanno il terrore nei confronti di Marina Sereni, pronta a censurare ogni intervento sull’ordine dei lavori che non incontra il suo LA VOCE REPUBBLICANA Fondata nel 1921 Francesco Nucara Direttore Giancarlo Camerucci Vicedirettore responsabile Iscritta al numero 1202 del registro stampa del Tribunale di Roma - Registrata quale giornale murale al Tribunale di Roma con decreto 4107 del 10 novembre 1954/1981. Nuove Politiche Editoriali, Società cooperativa giornalistica - Sede Legale - Roma - Corso Vittorio Emanuele II, 326. Amministratore Unico: Dott. Giancarlo Camerucci Direzione e Redazione: Roma - Corso Vittorio Emanuele II, 326 Tel. 06/6865824-6893448 - fax. 06/68210234 - Amministrazione: Progetto grafico e impaginazione: Sacco A. & Bernardini.

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gradimento. Anche al Senato le cose non vanno meglio. Qui non si può più parlare sull’ordine dei lavori all’inizio della seduta perchè il Presidente del Senato Pietro Grasso ha paura dei tentativi di ostruzionismo delle opposizioni. Quasi come se un intervento di due minuti potesse stroncare ogni provvedimento del governo. Adesso il Presidente del Senato arriva a spiegare ai parlamentari che “non sono consentite riprese in Aula”. Lo dice il presidente del Senato Pietro Grasso intervenendo nella bagarre scoppiata in Aula tra i senatori M5S e Lucio Malan (Pdl), finito su un sito grillino ripreso dal “l’Espresso” con l’accusa di essere un “pianista”. Malan lamenta che il video non era stato rimosso nonostante l’accusa fosse risultata falsa. Grasso chiede conto della paternità del sito ‘Senato-5 Stelle’ e Santangelo (M5S) replica che “i siti sono tanti” e che non può dare “indicazioni più precise”. Certo, fa male vedere il Senato ridursi così e la Camera dei deputati nelle mani di una presidente che non conosce l’alfabeto delle consuetudini parlamentari. Oggi assistiamo a delle polemiche inutili sui parlamentari assenti mentre si svolgono interrogazioni e discussioni generali nel corso delle quali non è richiesta la presenza dei deputati. I parlamentari del Movimento 5 stelle che si aggirano nell’emiciclo con i cellulari mentre cercano di sorprendere i deputati e i senatori a votare per gli altri. E’ uno spettacolo a dir poco penoso che certo non rende onore alle istituzioni. In questo contesto molti parlamentari, per la verità soprattutto al Senato, rimpiangono personaggi come Renato Schifani. Almeno lui sapeva leggere i regolamenti parlamentari e non riteneva che l’intervento in aula di un deputato fosse uno spauracchio. Al contrario di Laura Boldrini, Schifani sapeva rispondere direttamente ad un deputato quando questo gli sottoponeva una questione regolamentare. E la Boldrini? imparerà presto, dicono. Al momento ci appare piuttosto impegnata.

c o m m e n t i

Follini in cerca di un posto tutto suo

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he fine ha fatto l’Italia di mezzo? Tenetevi stretti, la notizia che stiamo per darvi è quel tipo di informazione capace di destabilizzare la giornata a chiunque. Stiamo parlando di Marco Follini, l’uomo misterioso del Partito democratico. Fino a qualche anno fa Marco Follini era il vicepresidente del Consiglio del Governo Berlusconi. Dopo qualche anno di navigazione nel centrodestra Follini decise di fondare un partito politico, “l’Italia di mezzo”. Questo partito era un evidente pretesto per presentarsi agli occhi del Partito democratico come il portatore di un’istanza di centro in quel soggetto politico. Il giochetto ha funzionato bene visto che Follini si è fatto un paio di belle legislature anonime al Senato senza fare praticamente nulla e ottenendo anche una Commissione di garanzia: quella delle Immunità. Anzi, nel 2009 Follini ha fatto anche il responsabile Comunicazione del Partito democratico. Ma di questo ruolo non se ne è accorto nessuno. Solo adesso che il Partito democratico non lo ha ripresentato alle ultime elezioni politiche Follini si “è ripreso” il simbolo de “l’Italia di mezzo” e ha fatto fagotto verso altri lidi. Marco Follini spiega i motivi che lo hanno spinto a lasciare il Pd. “Il Pd - dice in un’intervista a ‘Repubblica’, che ha trovato il tempo e lo spazio per intervistarlo - è un grande partito, ma oggi è bloccato da un’incertezza strategica e identitaria. Deve darsi un profilo più netto che non potrà che essere quello del socialismo europeo. E’ un profilo nobile, ma non è il mio”. I democratici “andranno a sinistra”, mentre Follini rivendica di essere rimasto un Dc. “La pax lettiana - osserva - richiede che ogni forza politica approfondisca la sua identità e riannodi un legame più stretto con le proprie radici. In modo che la sinistra faccia la sinistra e il centro faccia se stesso. Poi si può immaginare un’al-

leanza tra queste culture. Il centrosinistra vince se c’è il trattino e pure largo”. Follini racconta di aver parlato con l’allora segretario Pierluigi Bersani della sua intenzione di lasciare il Pd: “Lo dissi a Bersani in campagna elettorale. Ho evitato strappi, non volevo un abbandono polemico. Dissi a Casini che doveva fare un’alleanza con il Pd, e a Bersani che era sbagliato allearsi con Vendola. Forse se ne sono convinti tutti e due. Ma appunto, è il momento di guardare oltre”. Il futuro di Follini, per il momento, è nella Fondazione “Nuovo millennio” di Pellegrino Capaldo: “Il tema è più culturale che elettorale”. Ogni tesi politica è rispettabile. Se Follini aveva questo progetto politico e non si è realizzato questo dipende dal fatto che quelli che la pensano come lui non ricoprono alcun ruolo di vertice nel Partito democratico.

La Confederazione fa bene i suoi conti

L’

accordo è quasi fatto, anzi non si farà. La filosofia della politica svizzera è molto semplice. La classe politica elvetica serve solo per insabbiare i provvedimenti e controllare che l’ordinamento di quel paese non cambi mai. Per questa ragione non vedremo mai l’adesione della Confederazione elvetica all’Unione europea. Anzi, la Svizzera non avallerà mai un accordo che ponga fine al segreto bancario, cardine della sua esistenza politica come forziere del denaro sporco proveniente da tutto il mondo. In questi giorni abbiamo davvero assistito ad ogni artifizio per bloccare questo patto: i principali partiti politici hanno subito promosso un quesito referendario finalizzato al mantenimento del segreto bancario. Intanto, la Camera bassa del Parlamento svizzero ha congelato l’esame “urgente” della legge che dovrebbe risolvere la controversia fiscale tra le banche elvetiche e gli Stati Uniti, così come auspicato

dal governo. Naturalmente il parere del governo è solo una finzione. Nell’esecutivo federale sanno benissimo che altri insabbieranno la posizione espressa dal governo. Secondo l’agenzia svizzera Ats, il Consiglio Nazionale ha accolto con 100 voti contro 90 una mozione del partito socialista che denuncia la mancanza di chiarezza di contenuti e blocca la legge fin tanto che il parlamento non venga informato esattamente sul contenuto del programma offerto da Washington per abbandonare la sua caccia agli istituti bancari che incoraggiano l’evasione fiscale. Basterà osservare che il partito presentatore della mozione è il Partito socialista, quello che in teoria dovrebbe chiedere la fine del segreto bancario. La discussione del testo non è però stata stralciata dalla sessione corrente, come chiesto da un’altra mozione del partito di estrema destra UDC, respinta con 72 astensioni. Il ministro delle Finanze elvetico, signora Eveline WidmerSchlumpf, aveva annunciato la scorsa settimana che gli Usa avevano proposto un “programma unilaterale” per risolvere il conflitto. Ma il contenuto di questo programma, su richiesta degli americani, non dovrebbe essere rivelato fino all’approvazione a scatola chiusa del Parlamento. Non è chiaro cosa accadrà adesso, poiché il governo di Berna chiedeva al Parlamento di accettare la legge prima della fine della sessione, cioè entro tre settimane, affinché potesse entrare in vigore già dal primo luglio. Ma nel Parlamento elvetico queste certezze sono una chimera. Ecco perché trattare con gli svizzeri è un rebus irrisolvibile da tutti. Lo è anche per il negoziatore più motivato di tutti. Per questa ragione è opportuno rassegnarsi alla realtà di una Confederazione sempre impegnata al mantenimento del segreto bancario. Anzi, quelli del Consiglio federale di Berna dovrebbero farci un pensierino e inserire la protezione del segreto bancario come una delle norme cardine della Costituzione svizzera. In fondo, se in quel paese navigano nell’oro lo devono ai soldi sporchi che arrivano da tutto il mondo.


Venerdi 7 giugno 2013

il Paese VECCHIA ITALIA Franco Fiorito, ex capogruppo Pdl Regione Lazio, condannato a 3 anni e quattro mesi per peculato, ospite del programma di Radio 24, La zanzara, ha fatto intendere di voler tornare un giorno in politica perché la gente “lo ama” .”Penso di godere ancora della stima della stragrande maggioranza dei miei concittadini di Anagni, se alla fine di questa vicenda sentirò ancora stima, scenderò in politica”. Guarda, Fiorito, non c’è bisogno, nessuno si strugge, rimani dove sei. Chi cerca lavoro, un lavoro creativo, può iscriversi all’accademia della Scala, ad esempio per fabbricare parrucche. Lo si vedeva ieri mattina all’alba sul programma Caterpillar su Rai News. Il tutto pare un po’ troppo semplice, a dire il vero, ma forse funziona, non si sa, vedete voi. Il conduttore da Saxa Rubra, il noto Lorenzo di Las Plassas (ha pure il fan club), consigliava invece di fare l’elettricista e poi il light designer, come se fosse una cosa scontata e ovvia. Mah. Non è morta nel momento dell’investimento e potrebbe aver patito un’agonia di alcuni minuti Giulia Spinello, la studentesse uccisa venerdì scorso da un Suv la cui conducente ha poi trascinato il corpo per oltre 3 chilometri. Sono queste le prime risultanze dell’esame autoptico compiuto dai medici legali, su incarico della magistratura. Intanto le indagini proseguono per capire se ci siano state o meno inadempienze da parte dei medici che avevano in cura la donna di 63 anni che si trovava al volante della Jeep Grand Cherokee, la quale - è stato appurato - assumeva regolarmente farmaci contenenti benzodiazepine, sostanze incompatibili con la guida. Sono tutt’ora in corso accertamenti per verificare il corretto comportamento dei medici che seguivano la donna. L’incidente era avvenuto sulla strada che collega i comuni di Santa Giustina in Colle e San Giorgio delle Pertiche. L’automobilista aveva ripetuto di non essersi accorta di nulla. E ancora con il gay pride: Italia, sei un paese primitivo, ormai schiacciato dal nord, dai matrimoni omosessuali che ti fanno tanta paura. Fra un po’ sarai costretta a cadere, finalmente, e allora dilagherà l’eresia che ti farà finalmente a pezzi, tu e i tuoi parlamentari tutti leccapiedi del Vaticano.

LA VOCE REPUBBLICANA

terza pagina

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“Cubisti Cubismo”, ovvero lo sconvolgimento delle arti nel secolo scorso. E il mondo si trasferì a Parigi Nessun campo viene trascurato, dalla pittura alla fotografia al teatro. Passando ovviamente per la pittura dei grandi maestri che non disdegnavano la scena

Mille forme per il futuro e un’etichetta per catalogarle nella grande diversità di Laura Gigliotti

S’

intitola “Cubisti Cubismo” la mostra aperta al Vittoriano di Roma fino al 23 giugno, realizzata da Alessandro Nicosia per Comunicare Organizzando e curata da Charlotte N. Eyerman in collaborazione con Simonetta Lux. Molto bella, racconta il cubismo in tutte le sue sfaccettature (catalogo Skira). Duecento fra sculture, disegni, dipinti provenienti dai musei di tutto il mondo e musica, filmati, documenti, modelli, bozzetti, arti decorative ordinati in senso cronologico e tematico. Il cubismo e i suoi protagonisti, Picasso e Braque e la loro leggendaria amicizia anzitutto, la scomposizione delle forme in cubi (“pittura di cubi”, avrebbe detto Matisse), il diffondersi rapidissimo del Cubismo da Parigi all’Europa agli Stati Uniti. Un novimento che scardina consolidate tradizioni imponendo un nuovo linguaggio a tutte le arti. Al centro della rassegna le opere di grandi artisti, francesi, italiani, russi, cecoslovacchi, americani. Da Léger a Gleizes, a Metzinger, Soffici, Severini, Diego Rivera, Juan Gris, Natalia Goncharova, Lewis, Foltyn, Hitchens. Quadri che sono il cuore della mostra. Ma questa volta sia consentito dare più spazio agli aspetti collaterali, che superando le barrire geografiche danno ragione della forza rivoluzionaria del Cubismo.

Apollinaire, il guerriero Un ruolo fondamentale per la conoscenza del Cubismo fu svolto da Apollinaire che sostenne e difese il Cubismo fin dall’inizio. Primi saggi nel 1905, dall’11 scrive sul Mercure de France, nel ’13 il suo saggio storico sulla pittura cubista definita non “un’arte di imitazione ma di meditazione”. Il suo interesse preminente va alle arti visive, di cui sono espressione tangibile i suoi Calligrammes, in cui lega poesia e disegno, creando una scrittura nuova che gioca con lo spazio. Le sue poesie ispirano Poulenc, a lui si rivolge Honegger mettendo in musica i versi di Alcools. Sulla parete un grande schermo rimanda la grafica dei Calligrammes, in una vetrina il testo origine del ’18 con il ritratto dello scrittore con la testa fasciata (era stato ferito in guerra), disegnato da Picasso. Poeti e musicisti Se buona parte della musica dell’800 è nata dalla letteratura, quella del ‘900 da Stravinskij e Casella in poi ha ascoltato le suggestioni delle arti visive, ha scritto Guido Gatti nel ’58. “I poeti leggevano le loro poesie, noi suonavamo le nostre opere”, scrive Darius Milhaud. Ecco la musica dei balletti che segnano la nascita della danza moderna. E della musica contemporanea, sempre più distante dal mero descrittivismo. L’uccello di fuoco di Stravinskij è del ’10, del ’17 Parade, il primo balletto cubista della storia per i Ballets Russes di Diaghilev, musica di Erik Satie (libretto di Jean Cocteau) che alla partitura originale aggiunge strumenti rumoristi come la macchina da scrivere, ancora oggi obbligati nelle esecuzioni contemporenee. Le scene e i costumi sono di Picasso che realizza il famoso sipario. Fu scandalo, fu anche ricerca del successo, ma comunque un avvenimento centrale del ‘900. Un’operazione antiromantica e derisoria. Su una parete un quadro riassume i rapporti fra Cubismo, avanguardie artistiche e produzione musicale dell’epoca. Che fa da sottofondo sonoro a tutta la rassegna, selezionata dall’Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi.

La vita è simile all’arte... In una saletta all’inizio del percorso Gertrude Stein, ritratta da Picasso nel 1905, legge la poesia “Se glielo dicessi”. A chi gli faceva osservare che il quadro non era somigliante, Picasso replicava sferzante “Non importa, è lei che finirà per assomigliargli”. L’americana Stein nel 1902 si trasferisce a Parigi, a Montparnasse divide la casa con il fratello, il critico d’arte Leo. Una casa frequentata da intellettuali, tappezzata di quadri di pittori d’avanguardia. La poesia è la risposta della scrittrice al pittore, scritta nell’agosto del ’32, pubblicata l’anno dopo su Vanity Fair e registrata a New York nel ’34. E’ l’originale prologo di una rassegna distribuita su due livelli, in basso i testi storici del movimento, libri, disegni, dipinti, sculture, in alto la parte documentaria. Superato il corridoio riservato alla crono- Silenzio, parla... logia degli avvenimenti (dal 1907 anno delle Demoiselles d’Avignon, Nei saloni centrali spazio alla pittura. Sono i quadri a parlare, a racal ’25 Boutique Simultané di Sonia Delaunay sul ponte Alessandro III contare la storia del movimento e dei suoi protagonisti. L’uno accanto all’altro Picasso con Busto del 1907-1908 dal a Parigi), e ai testi “sacri” del movimento, Museo di Dallas, e Braque con Parco a Soffici, Gleizes e Metzinger, Küppers e il fonCarrière Saint-Denis del 1909, “un paesaggio damentale Les Peintres Cubistes di Guillaume classico, ma visto attraverso la lente di Apollinaire, si passa alla sezione dedicata alla Cézanne”, dal Museo Thyssen - Bornemitza di letteratura. A Montmartre poeti, scrittori, galleMadrid. risti, critici d’arte s’incontrano con un gruppo Al piano superiore non solo quadri ma modelli, di artisti che sta definendo un nuovo linguagbozzetti, costumi, foto, filmati che documentagio, e nei salotti, nei caffè, negli atelier si disno le forme espressive in cui il cubismo detta cute di arte, di tradizioni culturali lontane. “Il legge. Dall’architettura al design, dal balletto Cubismo è in pittura quello che la poesia è in alla moda. Nel ’12 al Salon d’Automne viene letteratura”, scriveva Pierre Reverdy. Incontri esposto da André Mare un ambiente definito che si materializzano in opere. E’ il caso delle “Maison cubiste” e un modello scala 1 a 1 di illustrazioni di Sonia Delaunay che fanno da facciata e di interni a firma Duchamp -Villon. contrappunto astratto al poema di Cendrars La L’edificio riprende il linguaggio cubista, gli prose du Transsibérien. arredi sono art nouveau e all’interno quadri di Letteratura, poesia e musica s’incontrano. Si Léger, Gleizes, Duchamp. cerca di definire l’arte nuova, quella che è Sonia Delaunay Praga è la città in cui maggiore è la presenza di indubitabilmente percepita come tale, attraverarchitettura e design cubisti. In mostra foto e so un processo di partecipazione e giustapposimodellini di edifici. Dalla Cecoslovacchia alla zione di arti e sensi.

Gran Bretagna per il design con l’impresa degli Omega Workshops (1913-1919) nata dal Bloomsbury Group di artisti, poeti, creativi, scrittori dell’omonimo quartiere londinese, che vivevano secondo valori opposti alla cultura vittoriana. L’ideatore è Roger Fry che introduce insieme a Clive Bell l’arte d’avanguardia francese in Inghilterra. In mostra sedie, tavoli, piatti, scatole, vassoi, piantane per lampade, commercializzate tramite cataloghi di vendita. Dobbiamo solo ricordare che il movimento d’oltremanica è stato celebrato da una recente mostra a cura di Lea Vergine al Mart. Teatro e non solo Ampio spazio è riservato al teatro (fra l’altro una delle ossessioni futuriste) e al cinema. In mostra spartiti, ricostruzioni e schizzi per scenografie e costumi del balletto La création du monde del ’23 su soggetto di Blaise Cendrars, musica di Milhaud, il costume di

Ballet Mecanique

manager firmato Picasso di Parade, il costume del Matto di Léger per il balletto Skating – Ring à Tabarin del ’22 su soggetto di Ricciotto Canudo e musiche di Honegger (il primo libretto prevedeva Malipiero). Balletti in cui i personaggi si muovono come automi alla Charlot. I cubisti amano il cinema, Canudo e Apollinaire sono molto attenti al nuovo mezzo. “Superba conciliazione tra Ritmo dello Spazio (le Arti Plastiche) e Ritmo del Tempo (la Musica e la Poesia)”, lo definiva Canudo nel manifesto La nascita della sesta arte dell’11. Nel ’24 da segnalare tre film: L’Inhumaine di Marcel L’Herbier, musiche di Mihaud, scene di Léger, Ballet Mécanique, regia e soggetto di Léger, musica di Antheil, fotografia di Man Ray, ed Entr’acte, regia di René Clair, soggetto di Picabia, musiche di Satie, spesso tagliate nelle versioni che girano sciaguratamente. Da vedere su appositi schermi così come il Mystère du Château de Dé del ’29, regia - capolavoro di Man Ray. La moda infine, il “vestire cubista” di Sonia (e Robert) Delaunay attraverso progetti, gouaches, Libri Neri che raccontano le sue invenzioni, la sua tavolozza cromatica, i suoi zig zag, i suoi cerchi, le sue diagonali, i suoi abiti e tessuti simultanei, i suoi costumi per il cinema e il teatro. Nel ’23 una casa di Lione le commissiona disegni per tessuti simultanei da realizzare a livello industriale, nel ’24 crea l’Atelier Simultané e nel ’25 partecipa all’Exposition Internazionale des Arts Décoratifs di Parigi. Insomma, una egregia esibizione: ripasso di ciò che già si sa, per altro utile; ma anche scoperta. Roma, Complesso del Vittoriano,Via San Pietro in Carcere. Fino al 23 giugno

z i b a l d o n e

A Venezia, per scoprire i tesori dell'Ottocento

“H

o deciso di partecipare con Laura Boldrini al pride nazionale a Palermo il 14 giugno”: l’ha detto il ministro per lo Sport e le Pari opportunità Josefa Idem nell’audizione in commissione alla Camera. “E’ necessario un forte impegno nazionale ed europeo per garantire parità di trattamento e dignità delle persone lgbt” ha aggiunto. Finalmente un ministro che fa il suo dovere. Nell’audizione alla Camera ha parlato anche Titti De Simone, presidente del comitato organizzatore di Palermo Pride Nazionale: “Il nostro evento quest’anno punta al Sud, risorsa fondamentale di contaminazione e dialogo. Solo la parità dei diritti può far crescere il nostro paese e farlo uscire dalla crisi”. E nel segno dei diritti il Pride palermitano si aprirà il 14 giugno con un convegno sui diritti lgbt. In Aula anche il presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, e Maria Grazia Cucinotta, madrina

Anche perché in Europa si stanno chiedendo cosa aspettiamo ad adottare il matrimonio gay. Per non fare dispiacere al Papa? Non scherziamo, non abbiamo tempo da perdere. E al grido di “Roma città aperta”, nella capitale sabato 15 giugno ci sarà la parata del “Roma pride”, che attraverserà le vie del centro, sfilando da Piazza della Repubblica verso via Cavour, via dei Fori Imperiali, Colosseo, via dei Cerchi per arrivare a piazza Madonna di Loreto. A Palermo, invece, sono in programma una quantità di iniziative che vanno dalla musica, al teatro, ai dibattiti e a una serie di eventi collaterali. A concludere, sabato 22 giugno, la consueta parata del Pride a Palermo. A Palermo sono attese centomila persone, “per rivendicare quanto altri cittadini, gay, lesbiche e transessuali, in buona parte d’Europa, hanno già ottenuto. Subito - invocano gli organizzatori - pari diritti e contrasto all’omofobia e alla transfobia. Subito un confronto parlamentare che porti rapidamente ad un avanzamento”. E non si dica che è roba di sinistra ect, dato che in tutto il mondo queste divisioni non esistono e, anzi, fanno ridere a crepapelle gli stranieri che le sentono. Se appaiono di sinistra è perché la destra dormiva o metteva ostacoli clericali in mezzo. Si sono visti i risultati.

Per Cucchi una lettera piena di speranze

“S

del Pride assieme a Eva Riccobono, Barbara Tabita e Vladimir Luxuria, un tempo in Rifondazione, oggi non sapremmo. Il tema dei diritti non sarà coniugato esclusivamente con riguardo alla comunita lgbt, ma anche in riferimento al mondo del lavoro, all’immigrazione, e in generale alla persona umana. “La nostra - ha detto Crocetta - è una battaglia per una società fuori da qualsiasi ghetto. Stiamo lavorando, insieme al sindaco Orlando, all’idea di Palermo Capitale della Cultura, una società dove siano riconosciuti i diritti di cittadinanza per tutti. Sulla stessa lunghezza d’onda Orlando ha aggiunto: “Il Pride è un respiro di cittadinanza. E’ come un mosaico formato da una serie di cocci di colore diverso: il collante deve essere l’uguaglianza”. Ora bisogna stare attenti su questo punto: poiché volendo allargarsi, volendo comprendere tutti, si potrebbe finire col depotenziare la specificità omosessuale del tema, che verrebbe annacquato. E in Italia, sulle tematiche gay, nascoste sotto il tappeto, c’è necessità di essere quanto mai chiari e schierati.

tefano Cucchi, geometra di professione, pugile per hobby, ha lavorato anche l’ultimo giorno della sua vita da libero cittadino. La sera ha sostenuto l’ultimo suo allenamento in palestra, per il pugilato che amava tanto. Lo amava perché lo faceva sentire uguale agli altri, lui, piccolino e magrolino com’era. Il suo ultimo giorno da libero di fatto è stato il suo ultimo giorno da geometra e da pugile, da tutto, il suo ultimo giorno da ogni cosa. Stefano è morto dopo 6 giorni di sofferenza disumana. Consumato dal dolore. Le ultime energie le ha usate per scrivere una lettera alla comunità dalla quale era seguito per chiedere aiuto, e per chiedere una Bibbia. Stefano era e rimane cittadino di Roma, simbolo della violenza di Stato, della sopraffazione del più forte verso il più debole, della discriminazione, della negazione di ogni diritto umano. Ma la dignità non l’ha persa Stefano, nemmeno al momento della sua morte. Stefano era di Roma. Mercoledì avremo la sen-

tenza dopo tre anni e mezzo di un processo difficilissimo e durissimo. Non saremo soli. Saranno in tanti con noi. Stefano era Romano. Ci sarà il comune di Roma, costituitosi con il Sindaco Alemanno parte civile, ed il candidato Sandro Medici. Ma ci saranno anche tanti altri. Almeno così speriamo. Perché Stefano di-venti un simbolo ed un monito affinché quel che ha subito, pagando lo con la vita, non accada mai più. Perché, vada come vada, si capisca che tutti sanno e che tutti hanno capito. Non rimane molto da dire. Grazie a tutti. Giovanni, Rita e Ilaria Cucchi”. Una lettera apparsa sull’“Huffington Post” prima della sentenza.

Calcoli sbagliati: ma la Grecia perdonerà?

D

iavolo, ops, poffare, ci siamo sbagliati. Al Fondo monetario internazionale stavolta danno i numeri. E non è la solita litania di numeri che, secondo loro, dimostrerebbe l’importanza dei tagli al bilancio. No, danno proprio i numeri. Per esplicita ammissione del capoeconomista e di uno dei maggiori esperti del settore Ricerche dell’organismo, nelle sue proiezioni economiche, il Fondo Monetario Internazionale ha sottovalutato l’impatto su Pil e occupazione delle misure di austerità che alcuni paesi hanno dovuto varare per poter accedere ai prestiti internazionali. E’ quanto ammette lo stesso istituto Olivier Blanchard e Daniel Leigh, sostengono, in un documento, che gli autori delle previsioni firmate dal Fmi “hanno sottostimato in modo significativo l’aumento della disoccupazione e la flessione dei consumi privati e degli investimenti associati al consolidamento fiscale”. Il testo analizza l’effetto dei “moltiplicatori fiscali”, i quali stimano la capacita’ di un’economia in recessione di ridurre la spesa e aumentare le tasse nel breve periodo. Si sono sbagliati? Ma come è possibile una simile follia? In mano a chi siamo? E i responsabili non dovranno pagare per le eventuali conseguenze? E’ mai possibile che stiano ancora dove sono? Adesso si riconosce che tagli alla spesa pubblica e rialzo di imposte riducono il reddito nazionale. “Ci siamo resi conto che gli autori delle previsioni hanno sottostimato in modo significativo l’aumento di disoccupazione e la flessione di consumi privati e di investimenti associati al consolidamento fiscale” scrive il capoeconomista Fmi, Blanchard.

Abbiamo registrato un tasso di crescita delle economie emerse inferiore alle aspettative (e, in alcuni paesi, una contrazione maggiore delle aspettative) perché è stato sottovalutato l´impatto del moltiplicatore fiscale. Questo non significa “che il consolidamento fiscale non sia un obiettivo da conseguire”. Già, ma che ricette si sono proposte? E’ una roba da plotone di esecuzione oppure è una cosa così? Vedete voi. E fra qualche ora se ne saprà di più, si spera...

Obama lo spione che non perde il viziaccio

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ilenzio dalla Casa Bianca, dalla National Security Agency e dal Dipartimento di giustizia Usa. Ma dall’edizione on line del Guardian assumono contorni imbarazzanti per l’amministrazione Obama e per il gestore telefonico le rivelazioni sulle telefonate Verizon spiate dalle autorità americane. “Decliniamo ogni commento”, ha risposto anche Verizon attraverso il suo portavoce a Washington, Ed McFadden. L’Agenzia di sicurezza nazionale Usa (Nsa) starebbe raccogliendo dati relativi alle telefonate di milioni di utenti statunitensi, clienti della compagnia di telecomunicazioni Verizon. Il “Guardian” precisa che Verizon è stata obbligata a consegnare le informazioni con un ordine del tribunale emesso ad aprile scorso. La decisione, di cui il “Guardian” ha ricevuto una copia, stabilisce che Verizon deve fornire alla Nsa “in maniera continuativa, quotidianamente” i dati relativi a tutte le chiamate effettuate attraverso i suoi sistemi, sia domestiche che tra gli Stati Uniti e altri Paesi. A emettere l’ordine è stato lo scorso 25 aprile il giudice Roger Vinson della Corte per la sorveglianza dell’intelligence estera (Fisa), offrendo all’Fbi un diritto illimitato di ottenere i dati relativi al periodo di tre mesi che terminerà il 19 luglio prossimo. Dove siano le basi legali non è ben chiaro, ma si sa che in fondo Obama ha sempre avuto una sua fissazione per spiare, per sapere, per l’intelligence, per carpire informazioni e via di questo passo. Il garbuglio è dietro l’angolo, pare, e inoltre, giungendo la notizia dalla Gb, ci potrebbe essere qualcosa di impreciso, anche se non rientra nello stili “Guardian”, tutto sommato. Si legge sulla testata: Il documento mostra per la prima volta che sotto l’amministrazione Obama le registrazioni di milioni di cittadini Usa sono state raccolte in modo indiscriminato e massiccio, senza alcun riguardo nei confronti di ciò di cui i cittadini sono sospettati. Probabilmente di nulla: si tratta di carotaggi su larga scala magari fatti in un determinato ambiente. Scava scava, qualcosa verrà pur fuori. E poi dicono che in Usa ci vanno piano con le intercettazioni. Altro che Italia!


4 LA VOCE REPUBBLICANA Giornata dell’ambiente, parlando del degrado Cementificazione, impermeabilizzazione e relativi danni

L’82 per cento dell’Italia a rischio

“L’

impermeabilizzazio ne, cioè la cementificazione, è uno dei maggiori processi di degrado del suolo ed è un problema presente in tutta Europa, uno dei continenti più urbanizzati al mondo: si calcola che tra il 1990 e il 2006 si sia avuto un aumento delle aree di insediamento del 9% in media.” Lo ricorda Massimo Gargano, Presidente dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni,

in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, ma soprattutto all’indomani delle grandi alluvioni, che stanno drammaticamente colpendo vaste aree dell’Europa centrale ed alla cui popolazione (assieme alle vittime vanno ricordate le decine di migliaia di persone evacuate) esprime solidarietà. “Sono eventi, che hanno impatto sui beni privati e collettivi, sull’industria, sull’agricoltura, sul paesaggio, sul patrimonio artistico e culturale senza considerare le implicazioni in termini psicologici ed occupazionali. Diventa quindi una priorità continentale – prosegue Gargano - limitare e compensare l’urbanizzazione del suolo, impedendo l’occupazione di altre aree verdi; al riguardo, la Commissione Europea ha pubblicato lo studio Orientamenti in materia di buone pratiche per limitare, mitigare e compensare l’impermeabilizzazione del suolo, cui ha contribuito anche l’Anbi. In generale, molte delle calamità idroSarà presente il segretario nazionale del Pri geologiche sono On. Francesco Nucara causate da eventi

Venerdì 7 giugno 2013

meteorologici eccezionali, di cui si può ridurre l’impatto solo attraverso azioni volte a rinforzare i territori fragili, migliorando l’efficienza della manutenzione idraulica ed il funzionamento degli impianti idrovori, nonché provvedendo al consolidamento degli argini.” Va anche ricordata la forte pressione dell’impermeabilizzazione sulle risorse idriche: un suolo può incamerare fino a 3.750 tonnellate di acqua per ettaro o circa 400 millimetri di precipitazioni; l’impermeabilizzazione riduce l’assorbimento di pioggia nel suolo, in casi estremi impedendolo completamente. L’infiltrazione di acqua piovana nei terreni, invece, fa sì che essa impieghi più tempo per raggiungere i fiumi, riducendo la portata e quindi il rischio di inondazioni.” In Italia, il dissesto idrogeologico interessa, secondo i dati ufficiali, l’82% dei comuni; 6 milioni di persone abitano in un territorio ad alto pericolo idrogeologico e 22 milioni in zone a pericolo medio. Si calcola che 1.260.000 edifici, tra cui oltre 6.000 scuole e 531 ospedali, sono a rischio di frane ed alluvioni. Un’analisi, compiuta dall’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica del Consiglio Nazionale Ricerche (Cnr,), rivela che tra il 1950 e 2012 si sono registrati 1.061 frane e 672 inondazioni. Le vittime sono state oltre 9.000 e gli sfollati o senza tetto più di 700.000. Secondo i dati Ance-Cresme del 2012, tra il 1944 ed il 2011, il danno economico, prodotto in Italia dalle calamità naturali, supera 240 miliardi di euro, con una media di circa 3,5 miliardi di euro all’anno. Le calamità idrogeologiche hanno contribuito per circa il 25% al danno complessivo.

Gruppo di lavoro sulla Pericolosità sismica Nelle varie attività di sfruttamento industriale del sottosuolo

Cosa si agita sotto i nostri piedi

“A

bbiamo costituito un gruppo di lavoro sulla Pericolosità sismica naturale ed indotta nelle attività di sfruttamento industriale del sottosuolo con l’obiettivo di dare le giuste risposte ad un Paese che chiede di capire gli effetti che determinate attività possano avere con i naturali processi geo-dinamici nel sottosuolo (attività minerarie, estrazione/reiniezione di fluidi, costruzioni di strutture, ecc.)”. Lo ha affermato Gian Vito Graziano, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi. “L’approvvigionamento di gas naturale e il suo stoccaggio rappresentano infatti dei punti centrali della politica italiana di produzione di energia, tant’è che circa una decina di serbatoi naturali sono attualmente in uso - ha proseguito Graziano - e 15 sono in fase di sviluppo o in attesa di ricevere le necessarie approvazioni. Molti di questi si trovano nell’area della Pianura Padana e Veneta, spesso in prossimità di strutture sismicamente attive. Basti ricordare che il terremoto dell’Emilia Romagna dello scorso anno è stato generato da una faglia prossima ad una struttura candidata a ospitare un serbatoio di stoccaggio di gas naturali. Nonostante la crescente importanza che sembra avere il settore, in Italia gli studi sulla sismicità indotta sono in ritardo rispetto al resto del mondo, in un momento in cui peraltro vi è un forte interesse per attività quali la geotermia, lo stoccaggio di metano ed il sequestro sotterraneo di anidride carbonica. In particolare, la valu-

tazione della pericolosità sismica per una infrastruttura di stoccaggio del gas all’interno di un serbatoio naturale sotterraneo presenta una serie di aspetti non convenzionali, che devono essere riconosciuti e ricondotti all’interno di un contesto chiaro, ordinato e condiviso, che lasci il minor spazio possibile alla libera interpretazione del singolo soggetto valutatore”. “Il Consiglio Nazionale dei Geologi sul fronte del rischio sismico – ha concluso Graziano - sta svolgendo una incisiva azione tec-

nico-politica in seno alla commissione che opera dal 2011 presso il Dipartimento della Protezione Civile. In quella sede viene svolta ad ampio spettro un’azione di stimolo e di proposizione nei confronti degli studi di microzonazione sismica e dei relativi standard da attuare. La commissione si pone l’obiettivo di garantire la completezza dei dati utilizzati, la conformità delle elaborazioni, il rispetto degli standard di rappresentazione e di archiviazione informatica, che potrà consentire a breve di inserire i risultati delle microzonazioni in un database nazionale, fruibile dai cittadini e dai tecnici in via telematica, con una evidente forte ricaduta sociale, in termini innanzitutto di prevenzione del rischio sismico”.

I nominativi di chi aveva contribuito per “salvare” la sede, operazione non andata a buon fine, e che comunque lasciano il contributo al Pri visti i problemi finanziari che affliggono il partito Qui di seguito l’elenco degli amici repubblicani che, tempestivamente, rispondendo alla e-mail della Segreteria Nazionale del Pri, hanno deciso di lasciare al partito il contributo destinato al salvataggio della Sede storica. Alcuni amici che hanno contribuito in maniera importante alla sottoscrizione suddetta chiedono di non comparire in questo elenco. Nucara Francesco, Bertuccio Paolo, Colombi Alberto, Carbone Rocco, De Modena Bruno, Serrelli Giovanni, Posenato Sergio, Gusperti Anselmo, La Cava Antonio, Mastronardi Alessandro e Alessandra, De Andreis Marco, Cipriani Paolo, Direzione Regionale PRI Liguria, Tartaglia Giancarlo, Ravaglia Gianni, Pasqualini Carlo, Galizia Bernardino, Africa Leonardo, Lucarini Carlo, Scandiani Martino, Eramo Michele, Garavini Roberto, Sbarbati Luciana, Morellini Africo, Mastronardi Alessandra, Suprani Claudio, Sezione PRI Bonfiglioli Bologna, Attisano Marcello, Torchia Franco, Buggè Giuseppe, Savoia Antonio, Dolfini Gianezio, Ghizzoni Giuseppe, Dal Pan Roberto, Chioccarello Claudio, Baccarini Alberto, Pasquali Silvano, Saccani Pierdomenico, Borlenghi Sergio, Giunchi Benito, Sezione “G. Pasini” Bacciolino di Mercato Saraceno, Del Giudice Franco, Morabito Domenico, Gizzi Giuseppe, Algeri Renato, Ferretti Sergio. L’elenco continuerà nei prossimi giorni.

Elenco dei nominativi che richiedono il contributo versato per “salvare” la sede: Pagano Aldo, Morgagni Giuseppe, Ferrara Paolo Antonio.

La Voce Repubblicana - 7 Giugno 2013  

QUOTIDIANO DEL PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO - n.110 del 7 Giugno 2013

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