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QUOTIDIANO DEL PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO - ANNO XCII - N° 212 - MERCOLEDI 6 NOVEMBRE 2013 Euro 1,00 NUOVA SERIE POSTE ITALIANE S.P.A. - SPED. IN ABB. POST. - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27.02.2004, N. 46) ART. 1, COMMA 1, DCB (RM)

UNA CRISI INFINITA

Ritorno al monocolore democristiano

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l ministro Saccomanni ha parlato di una modesta divergenza fra le previsioni fornite dalle stime dell’Istat e quelle del governo sulla crescita del Pil del 2014. In effetti corre solo uno scostamento dello 0,4 per cento, che di per sé non rappresenterebbe gran cosa. Se non fosse che insieme alla modica differenza sulla crescita, c’è un dato sulla disoccupazione in aumento anche nel 2014 dopo aver segnato drammaticamente tutto il 2013. Ciò significa che gli sforzi intrapresi dal governo non hanno avuto nessun effetto. Perché se la disoccupazione aumenterà anche nel prossimo anno, non si capisce come si possa considerare la crisi finita, come pure vorrebbe considerarla il ministro Saccomanni dall’agosto scorso. A meno che i dati dell’Istat non siano sbagliati (e purtroppo invece appaiono omogenei, e tutti quelli pubblicati in questi ultimi mesi hanno fatto storcere gli occhi al ministro dell’Economia) siamo nel pieno della crisi. Se si considerano le incertezze sul contenimento del deficit al 3 per cento e gli effetti sui prezzi conseguenti all’aumento dell’Iva, si comprende perché il segretario del Pd Epifani lamenti un eccesso di ottimismo da parte del governo e chieda di cambiare da subito la Legge di stabilità. La manovra non piaceva a destra, e piacerà ancora meno dopo aver scoperto che aumenta le tasse. Ora non piace nemmeno a sinistra. Prima Fassina si voleva dimettere, la Cgil è andata in piazza, Epifani si è messo a fare interviste. Si è persino desto Monti che chiede al suo partito un atteggiamento più critico. C’è solo Casini a cui piace la manovra del governo, nemmeno che dalle larghe intese fossimo tornati di botto al monocolore democri-

stiano. E visto che nel Pdl non si ritiene plausibile un’alleanza con chi è pronto a votare la decadenza di Berlusconi, mentre nel Pd c’è chi assicura che mai più si alleerà con il Pdl, davvero il governo Letta è ridotto al convinto sostegno dell’Udc. Mettiamo volentieri da parte la questione Cancellieri dopo il pasticcio kazaco in cui è stato coinvolto il vice premier Alfano. Dimentichiamo le dimissioni del ministro Idem e del sottosegretario Biancofiore. I margini di azione del governo restano comunque ridottissimi ed è un miracolo che si regga ancora in piedi. L’unica ragione a suo sostegno è la pressione esercitata da Grillo. Il Movimento 5 stelle ha i suoi problemi e lo si capisce dalle ultime elezioni parziali in Trentino Alto Adige, dove ha più che dimezzato i suoi consensi. Ma nel caso di una tornata elettorale anticipata, a causa della caduta di questa precaria coalizione, Grillo potrebbe facilmente tornare a fare la voce grossa. Può essere la sola minaccia di Grillo a fungere da deterrente ad una spaccatura politica tanto ampia della maggioranza? Non c’è intesa sulla politica economica a nemmeno su quella dell’immigrazione. Vi sono tensioni interne al Pdl fra falchi e colombe, parallele a quelle che vive il Pd sul tesseramento in vista delle primarie. Una situazione esplosiva davanti alla quale il premier ha pensato bene di richiamarsi agli ideali europeisti contro il populismo. Bravo, siamo con lui. Peccato Letta non si sia accorto che l’Europa ha ripreso a guardarci con diffidenza, vedi il caso Alitalia. Se poi l’esecutivo viene contraddetto persino dall’Istat, è più facile che i populismi aumentino di forza e intensità, tanto da travolgere in fretta un governo così poco convincente.

Sotto la lente di Bruxelles I nostri conti richiedono un ampio bisogno di aggiustamenti

Altri due anni da brivido per l’Italia L

e stime Ue sulla crescita italiana del 2013 sono persino peggiori di quelle fornite dall’Istat, dal meno 1,3% previsto in primavera passano al meno 1,8%. L’aumento del Pil atteso nel 2014 è esattamente lo stesso dell’Istat: 0,7, troppo basso per consentire di parlare di ripresa nel prossimo anno. I dati contenuti nel rapporto autunnale della Commissione tengono già conto di alcune anticipazioni della Legge di Stabilità. Il rapporto deficit/Pil è indicato al 3% quest’anno e al 2,7% il prossimo. Il commissario agli Affari economici Olli Rehn confida che qualunque cambiamento le autorità italiane dovessero fare alla legge di stabilità “sarà finanziato in modo credibile”. C’è ancora bisogno di consolidare i conti italiani, “un ampio bisogno di aggiustamenti”. Il debito pubblico viaggia verso un nuovo record dal 133% del Pil di quest’anno al 134% nel 2014 “anche a causa del pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione”, come scrive Bruxelles nel suo rapporto, indicando una possibile “leggera discesa” solo nel 2015. Invece per l’Eurozona “il ritorno a una solida crescita sarà un processo graduale”. Nel 2013 il Pil della Germania crescerà comunque dello 0,5% e quello della Francia dello 0,2%, e nel 2014 il Prodotto interno lordo tedesco dovrebbe arrivare all’1,7%, quello francese allo 0,9%.

CONVOCATO COMITATO SEGRETERIA PRI Il Comitato di Segreteria è convocato per venerdì 8 novembre alle ore 15.00 presso la sede del PRI in Roma, Corso Vittorio Emanuele II 184, con il seguente ordine del giorno: 1) Esame situazione PRI; 2) Varie ed eventuali. Considerata l’importanza della riunione

in vista della celebrazione o meno del Congresso è raccomandata la presenza di tutti i componenti, nei limiti del possibile.

RAMALLAH, ABU MAZEN: COLLOQUI DI PACE A RISCHIO

Il presidente della Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen ha detto che “l’equazio-

ne rilascio dei prigionieri-costruzioni farà esplodere la situazione”. Dopo l’annuncio di Israele di nuove costruzioni in Cisgiordania e a Gerusalemme est, si stanno mettendo a rischio i colloqui di pace. Abu Mazen ha sottolineato come finora nelle trattative non sia successo nulla.

ANKARA, AL QAEDA MINACCIA TURCHIA DI ATTENTATI I servizi segreti turchi del Mit hanno diramato l’allerta rossa dopo che il gruppo armato Stato Islamico di Iraq e Siria aderente ad al Qaeda ha fatto entrare in Turchia due autobombe e lavora per inviarne altre 5. Si teme che possano d esplodere a Istanbul, Ankara o Smirne.

TARTAGLIA RILEGGE FRANCESCO PERRI, AUTORE “TRA I PIÙ GRANDI DEL MEZZOGIORNO” a pag. 4

Parenti e assunzioni

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e senatrici del Movimento 5 stelle accusate di aver assunto rispettivamente partner e figlia del compagno come assistenti parlamentari, hanno la coscienza a posto. Infatti sono convinte di aver rispettato le regole vigenti, in quanto i partner in questione non erano conviventi. E anche se poi si contestano le spese per capi di abbigliamento, non è che ci si può sfasciare la testa per 1.800 euro. Piuttosto diradiamo le nebbie da un cielo che si sta inquinando, anche perché le notizie provenienti dalla Regione Emilia Romagna, dove il gruppo 5 stelle è stato coinvolto nelle spese pazze,

non aiutano. Anzi. Oramai fra grillini ci si guarda l’un l’altro con sospetto, vai a sapere cosa hanno combinato. E pure bisogna cercare di non farsi del male quando si rischia il suicidio. Perché oramai che davvero tutto vada a scatafascio fa parte delle ipotesi, esattamente come potrebbe accadere per un altro partito qualunque, uno di quelli che dovrebbe arrendersi. Uno di quei partiti dove si mettevano a bilancio condizionatori d’aria acquistati per sedi mai aperte, o si assumevano e pagavano i parenti che mai si sono presentati in ufficio. Devono stare in campana i discepoli di Grillo a non finire come

coloro che volevano combattere, perché da mesi tira una brutta aria. Essendosi presentati come un’alternativa di sistema, non possono commettere sbagli. Devono rappresentare la virtù stessa contrapposta al vizio e essere capaci di fare tutto contro coloro che potevano tutto, senza essere capaci di far niente. In altre parole, devono salvare la nazione. E badate che per riuscirvi difficilmente bastano le parole. Un tempo non fu sufficiente nemmeno l’uso della ghigliottina e il sangue a litri nelle strade. Qui ci si affida alle performance strillate di un comico. Perdonate se al più ci viene da ridere.

Reggio C., festeggiamenti per Nucara Cinquanta anni di tessera repubblicana

“Il più grande amico di un’intera vita? Il Pri” di Valeria Gangemi

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ggi il Segretario Nazionale del PRI ha festeggiato con gli amici Repubblicani i 12 anni di guida dello storico partito e ben 50 anni di appartenenza e servizio al Partito dell’Edera. Il suo modo repubblicano di passare il testimone alle nuove leve è dato dal disegno politico di un progetto aperto e liberal democratico. Un Partito reale che trae la propria novità politica nelle sue radici, una liberal democrazia che ha in Europa la sua collocazione da sempre e che in Italia sarebbe la casa che include tutte le forze che si riconosco in ideali ed azioni laiche ma inclusive e socialmente innovative. Il progetto liberal democratico trova applicazione in una politica del territorio fondato su di in un governo locale ispirato alle più larghe intese. Partiti dei vari schieramenti uniti per gestire in un modo nuovo la res pubblica, un PRI dalle tradizioni antiche che reinterpreta la passione dell’ideale mazziniano, in un pensiero repubblicano che diventa azione di governo e progettazione che antepone l’amore per lo Stato ed il rispetto per i diritti ed i doveri di una cittadinanza integrata in una socialità responsabile ed inclusiva di pensieri nuovi e socialmente innovativi . Le sue dimissioni dal ruolo di guida del partito non significano ritiro ad una vita privata ma supporto affinché si scelga a Reggio un sindaco giovane ma espressione di sintesi e convergenza dei più larghi schieramenti. Nella scena politica locale ed italiana l’ Edera rappresenta - e deve continuare a rappresentare - quella libertà di pensiero fuori dagli schemi tradizionali, capace di sprigionare quelle energie positive partendo dal Meridione. Rivendica giustamente Nucara il merito di aver contribuito non solo ad attribuire a Reggio Calabria il ruolo di città metropolitana ma anche aver recentemente convinto il Ministro Lupi a ripartire da un rilancio anche economico, attraverso l’alta velocità che colleghi l’altra parte di una Italia che senza il Meridione non è di fatto unita. Unità che è la base di partenza da quel percorso di ricomposizione dalla diaspora che non può consentire di giocare partite

che non siano alte ed altre rispetti alle inutili logiche di potere e dominio del pensiero unico che tanti danni hanno fatto al nostro Paese. Ad una contrapposizione ideologica ormai ingiustificata di fronte all’enormità dei problemi da risolvere, una su tutte la questione del lavoro, si deve ripartire dall’amore per il buon governo scevro da scelte clientelari ma che pone al centro lo Stato Unitario e Repubblicano. Nucara quindi proseguirà nella sua amata città metropolitana, l’azione politica presso la storica sezione Sardiello, la stessa sezione dove ha mosso i primi passi politici, per lavorare alla scelta di un candidato degno della sfida immane che gli si presenta dovendo riqualificare culturalmente ed economicamente un territorio oggi devastatamente commissariato. Il Responsabile provinciale Paolo Raffa a nome di tutti ha donato l’Edera d’oro ed il Segretario regionale Mario Cilurzo unitamente al segretario della Federazione giovanile repubblicana, Beniamino Scopelliti ed i repubblicani calabresi, hanno fatto sentire l’affetto di quello che Nucara definisce il “suo migliore amico”: il PRI.

L’abisso del debito

Quando i “capitani coraggiosi” non sono sufficienti

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razie ai professori Alesina e Giavazzi c’è ancora qualcuno in Italia preoccupato della sovraesposizione del debito, e magari che voglia pure ridurlo. Perché, per quanto possa sembrare impossibile, sono in molti convinti che il debito non rappresenti un particolare problema, al contrario, che lo si possa pure aumentare e stanno lì ad applaudire Krugman e a tutti quegli americani che spiegano come il rigore tedesco ci soffochi. Il debito, invece, è un volano per lo sviluppo. L’Italia che ha iniziato a produrre debito prima della moneta unica e dei governi Merkel, è tutta contenta di sentirsi dire che si stava meglio quando si stava peggio. Purtroppo poi non si riesce a tenere il deficit entro le stime richieste, causa appunto una produzione rattrappita dal rigorismo tedesco e il debito abissale che abbiamo accumulato. E’ qui che Alesina e Giavazzi irrompono sulla scena con i loro utili consigli: tagliate il debito. Fosse facile. Per tagliare il debito le strade conosciute sono due, aumentare le tasse, che è quella che sta seguendo con nonchalance il governo, o privatizzare e dismettere i beni pubblici, come suggerirebbero Alesina e Giavazzi. La prima strada è un pannicello caldo: compensa l’aumento del debito e non lo riduce, mentre la ricchezza in Italia viene nascosta e non perché gli italiani siano un popolo di imbroglioni, ma perché le tasse sono appunto troppo alte ed i servizi troppo scarsi. Pensare di alzarle ancora significa mettere a rischio lo stesso patto sociale che tiene unito il paese, che è un po’ come dire camminare su un filo che si spezza. Se il governo Letta pensasse di agire di astuzia su questi temi non sa a cosa andrà incontro. Solo che le privatizzazioni sono impresa più difficile dell’alzare le tasse. Vedi quelle gestite da Prodi e D’Alema nella seconda metà degli anni ’90. Non hanno portato i frutti sperati e la situazione di Telecom sta lì a dimostrarlo. Purtroppo non bastano i “capitani coraggiosi”, ne servono di esperti e capaci. Quelli che abbiamo messo alla prova si sono dimostrati completamente inadatti. Il problema italiano va dunque inquadrato in questa forbice, per cui da una parte il sistema pubblico nel suo complesso è troppo costoso, poco produttivo, e incline alla corruzione; dall’altro il privato non sa nemmeno dove mettere le mani. Allora bisognerebbe rivolgersi ad acquirenti stranieri, se non fosse che qui nasce il terzo intoppo, quello per cui si è accusati di vendere i beni nazionali a prezzi stracciati, di finire colonizzati. Questo è il destino che ci attende, perché quando un paese non ha più un management pubblico all’altezza - il tempo di Donato Menichella si è esaurito da un pezzo - e il sistema privato fa acqua da tutte le parti, puoi alzare le tasse solo come ultimo atto di un disastro. Subito dopo arrivano i colonizzatori stranieri.


2 LA VOCE REPUBBLICANA

Mercoledì 6 novembre2013

economia

Giustizia e dintorni di Guido Camera Chi si occupa della cosa pubblica deve essere un po’ come la moglie di Cesare, dunque lontanissimo da ogni sospetto

E Giulio ripudiò la sua Pompea

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a moglie di Cesare deve essere al di sopra di ogni sospetto”, affermò il divo Giulio (quello originale, si intende…) ripudiando la moglie Pompea, che pare sinceramente amasse, pur sapendola innocente dall’accusa di infedeltà che i suoi avversari spargevano ad arte per screditarlo. Saranno stati calcoli politici – che non hanno età – però non si può non condividere le parole di Cesare: sulle quali il Premier Letta avrebbe dovuto riflettere un po’ più a lungo prima di respingere le dimissioni del Ministro Cancellieri. Intendiamoci bene: io credo che il Governo debba sopravvivere e che le elezioni – nell’attuale contesto - siano solo un inutile costo per i cittadini, un fattore di ulteriore, e nociva, esacerbazione del costante clima di conflitto che stiamo vivendo e un pericoloso palcoscenico per le sempre più numerose forze populiste e qualunquiste. Peraltro, ho simpatia per la figura del Ministro Cancellieri e credo che abbia svolto diligentemente il ruolo di Ministro, sia con Monti e sia con Letta. Tuttavia, la telefonata con la compagna di Ligresti è inaccettabile: giusto che il Ministro si occupi, e si preoccupi, delle condizioni dei detenuti, però il “mi metto a disposizione”, sinceramente, è una frase inopportuna, ambigua e obiettivamente fuori luogo.

A dire il vero, peraltro, la frase, secondo la mia opinione professionale, era pure del tutto inutile perché, a ben vedere, il patteggiamento offerto dai difensori di Giulia Ligresti alla Procura di Torino era un elemento processuale di tale rilievo – in un’ottica accusatoria - che difficilmente avrebbe potuto precludere la concessione della libertà personale all’indagata. Condizioni di salute a parte, per dirla tutta. Dunque, perché commettere una tale ingenuità? Chiaro che, allora, assumono corpo le dietrologie inerenti il rapporto di lavoro intercorso tra il figlio del Ministro e Fonsai, le accuse di avere privilegiato il detenuto “ricco” rispetto al “povero”, i Tuttavia, la telefonata dubbi sull’autonomia del Ministro, con la compagna di che, leggendo quanto sembrerebbe Ligresti è inaccettabile: il avere dichiarato Salvatore Ligresti ai 'mi metto a disposizione', pubblici ministeri, non avrebbe esitasinceramente, è una to a ricorrere all’aiuto dello storico, e frase inopportuna non immacolato, costruttore siciliae anche fuori luogo no, che avrebbe interceduto con Berlusconi per l’allora Prefetto Cancellieri. In quel momento storico il Ministro Cancellieri avrebbe potuto fare tutto, tranne che quella telefonata alla compagna di Ligresti. Non può – soprattutto di questi tempi - passare il messaggio che un Ministro possa farsi influenzare, anche se in buona fede, da rapporti personali. Chi si occupa della cosa pubblica deve essere come la moglie di Cesare.

Intervista di Lanfranco Palazzolo D. Gramazio, Pdl, commenta le parole della Cancellieri e non nasconde alcuni suoi dubbi in merito a questa storia

Quelle reazioni un po’ paurose

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l Pd ha frenato gli attacchi contro la Cancellieri perché teme che al suo posto arrivi un ministro del Pdl. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il senatore Domenico Gramazio del Popolo della libertà. Senatore Gramazio, cosa pensa del caso del ministro della Giustizia Cancellieri che nei giorni scorsi è rimasta coinvolta in una polemica che riguarda la vicenda “Queste relazioni umana di Giulia Ligresti? Qual è il parentali mi fanno suo giudizio sul comportamento paura, veramente, del Guardasigilli sulla base delle perché, quando il figlio sue relazioni parentali? Il figlio della Cancellieri, Peluso, della Cancellieri ha lavorato per ottiene una liquidazione Fonsai, la società dei Ligresti per di 3,6 milioni di euro...” alcuni mesi. “Queste relazioni parentali mi mettono paura, veramente paura perché quando il figlio della Cancellieri, Piergiorgio Peluso, ottiene una liquidazione di 3,6 milioni di euro ho molte perplessità per l’entità della cifra. Il ministro Cancellieri ha detto che i soldi presi dal figlio riguardavano un suo contratto privato di lavoro con la Fonsai. Questo è ovviamente logico e naturale. Ma

la compagna di Salvatore Ligresti ha chiamato la Cancellieri perché si conoscevano e tra loro c’erano delle relazioni personali. Però vorrei fare una battuta su questa vicenda. Una volta c’era una pubblicità di Telecom Italia che diceva: ‘Una telefonata allunga la vita’. Invece ho visto che in questo caso due telefonate hanno accorciato la vita: l’hanno accorciata a Silvio Berlusconi e stavolta rischiamo di farla anche accorciare ad Annamaria Cancellieri”. Come ha trovato il comportamento del ministro della Giustizia? “Mi sembra che nelle sue risposte abbia dimostrato di essere arrogante. Lei non deve rispondere con il dilemma sulle sue dimissioni, dicendo ha rimesso il mandato per ben due volte nelle mani del Presidente del Consiglio Enrico Letta. Questo è un atteggiamento errato. Quello che posso constatare è che tutti i ministri del Governo Monti hanno fatto tutti una brutta fine”. Come ha trovato l’atteggiamento del Partito democratico in questa vicenda? All’inizio, il Pd era partito sparato contro la Cancellieri e poi ha cambiato il tiro. Cosa è successo? “La frenata della corsa del Pd contro la Cancellieri ha solo una risposta: il Pdl ha fatto sapere che, se il ministro si dimette, quel posto spetta al Pdl. E allora stanno cercando di aggiustare il tiro per il dibattito parlamentare. Il Pd vuole chiudere la polemica contro la Cancellieri perché non vuole che il Pdl conquisti quel ministero”. Come ha trovato la figura nella quale è incappato il capogruppo del Partito democratico Enrico Zanda con la finta telefonata della Cancellieri? “Ricordo molto bene Zanda quando era uno dei più stretti collaboratori del sindaco Francesco Rutelli. E poi l’ho visto fare il vice della Finocchiaro al Senato. Devo dire che oggi è un pessimo capogruppo del Partito democratico”.

UE: NEL 2013 IL DEFICIT IN ITALIA AL 3%

fatti e fattacci

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egrado inglese. Il saprofita che guadagna sulle spoglie della sorella. Gli inglesi sono abili in molti campi, ma in quello della speculazione sono fortissimi. Soprattutto quando si tratta di tenere “alto” il buon nome della famiglia. E il caso della famiglia Spencer dimostra a quale grado di abiezione sia giunta la nobiltà britannica. La splendida tenuta di Althorp, Inghilterra centrale, che custodisce la tomba di Diana, è stata trasformata in un enorme ‘bed and breakfast’ di lusso. L’artefice di questa controversa iniziativa è Lord Charles Spencer, fratello della defunta principessa, che, incurante di quanto si dice sul suo comportamento, è stato sommerso dalle critiche. Secondo il “Daily Mail”, contro di lui si è scagliata una confidente di Lady D, Simone Simmons, che ha accusato Lord Spencer di lucrare sulla memoria della sorella e di arricchirsi affittando quello che doveva essere l’ultimo luogo sicuro per la principessa. Le critiche non devono però toccare Charles, che ha avviato una vera e propria attività economica nella residenza del XVII secolo, con tanto di tariffario e pubblicità su un sito di viaggi. Per affittare l’intera magione, che offre 50 posti letto, si spendono circa 25 mila sterline, corrispondenti a 30 mila euro. Nel caso in cui si voglia organizzare un matrimonio, nelle stanze in cui è ancora vivissimo il ricordo della “principessa del popolo”, si devono

sborsare 50 mila sterline. I ricevimenti invece all’interno della sala destinata a galleria costano intorno alle 10 mila sterline. Del resto il 49enne Spencer, al terzo matrimonio, ha cercato in tutti i modi di trarre il maggiore profitto dalla villa di famiglia. Nel 2010 ha raccolto 21 milioni di sterline vendendo una collezione di quadri e antichità custoditi all’interno della proprietà. I fortunati ospiti che si possono permettere di soggiornare ad Althorp dormiranno a pochi metri dalla tombamausoleo di Lady D, che si trovava in una isola dell’Oval Lake, sempre all’interno della tenuta. A settembre Spencer aveva annunciato di voler chiudere il museo dedicato alla sorella all’interno della residenza, che conteneva suoi abiti e gioielli e aveva riscosso uno straordinario successo di pubblico. Gli oggetti saranno consegnati ai figli di Diana, i principi William ed Harry, una volta che sarà concluso il tour della mostra negli Stati Uniti.Tutti pensavano che Spencer lo avesse fatto per chiudere al pubblico il luogo dove la principessa riposa. Pare che invece si preparasse a spalancare le porte della villa a pochi facoltosi clienti. Cosa non si fa per tenere alto il nome della famiglia. Questo dimostra quanto sia importante il guadagno e cosa sono disposti questi uomini della nobiltà inglese, che tutto fanno tranne che nobilitare se stessi e le loro dinastie di appartenenza.

Peggiorano le stime Ue sul deficit italiano: la previsione di maggio di un 2,9% nel 2013, è stata ritoccata al 3%, mentre il 2,5% previsto per il 2014 sale al 2,7%. Previsioni di crescita anche per il debito pubblico italiano che, dal 133% di quest’anno, dovrebbe passare al 134% nel 2014. Nuovo picco anche per quanto riguarda la disoccupazione, che dal 12,2% di quest’anno salirà al 12,4% nel 2014. “Dopo i grandi sforzi del 2012 rallenta la correzione di bilancio”, scrive la Commissione che “a politiche invariate” prevede nel 2015 un disavanzo al 2,5%. Cresce anche il debito pubblico “anche a causa del pagamento dei debiti della p.a.”: per una “leggera discesa” al 133,1% si dovrà aspettare il 2015. Bruxelles, inoltre, scrive che “la recessione potrebbe essere al punto di svolta. Dopo una nuova forte contrazione nel 2012-13 l’attività si riprenderà gradualmente nel 2014-15”.

primo piano

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oberto Colaninno ha ammesso il suo errore più grande, aver sopravvalutato le potenzialità di Alitalia. In particolare, il manager aveva creduto nella possibilità di una ristrutturazione veloce, quando invece 4 anni non sono stati sufficienti per ridare lo slancio e la redditività. Solo che Colaninno si illude se è davvero convinto che il 2016 sarà l’anno del pareggio dei conti, perché senza un partner estero competente in grado di subentrare al gruppo di incapaci che ha guidato la compagnia area in questi anni, le possibilità di successo a mediolungo termine di Alitalia sono nulle. Colaninno non ci sembra abbia imparato gran che dagli errori commessi se crede che Alitalia sia ora diventata un’azienda “appetibile”. E’ semplicemente diventata un’azienda pappabile.

&

a n a l i s i

Spese pazze, il Pd nell’imbarazzo

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a quanto magnano a Bologna? L’altro scandalo del Partito democratico. Mentre i riflettori del mondo politico sono tutti puntati sulla vicenda che vede come protagonista le tessere del Partito democratico, in una zona del paese si consuma un altro dramma di cui nessuno parla: quello della inquietante vicenda dei rimborsi regionali ai gruppi consiliari della Regione Emilia Romagna. E’ notizia delle ultime ore la decisione di Marco Monari di lasciare l’ambito ruolo di capogruppo del Pd LA VOCE REPUBBLICANA Fondata nel 1921 Francesco Nucara Direttore Giancarlo Camerucci Vicedirettore responsabile Iscritta al numero 1202 del registro stampa del Tribunale di Roma - Registrata quale giornale murale al Tribunale di Roma con decreto 4107 del 10 novembre 1954/1981. Nuove Politiche Editoriali, Società cooperativa giornalistica - Sede Legale - Roma - Corso Vittorio Emanuele II, 326. Amministratore Unico: Dott. Giancarlo Camerucci Direzione e Redazione: Roma - Corso Vittorio Emanuele II, 326 Tel. 06/6865824-6893448 - fax. 06/68210234 - Amministrazione: 06/6833852 Progetto grafico e impaginazione: Sacco A. & Bernardini.

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in Regione Emilia Romagna. Dopo giorni sotto i riflettori, al centro dell’inchiesta “spese pazze” aperta dalla Procura sulla gestione dei rimborsi pubblici da parte dei gruppi consiliari regionali, il leader democratico in viale Aldo Moro ha deciso per il passo indietro. Una scelta molto saggia di fronte ad una vicenda che dovrebbe far scappare molti esponenti politici locali. Monari è indagato, come gli altri otto capigruppo, nell’inchiesta della Procura di Bologna per peculato sulle spese dei consiglieri regionali. “In questa situazione, il rispetto che devo a me stesso, unito all’affetto per il partito che ho contribuito a fondare, per colleghi consiglieri che mi hanno eletto e per gli iscritti mi impone di lasciare immediatamente la guida del gruppo regionale”. Monari, accusato nell’ambito dell’inchiesta di aver speso 30mila euro in pranzi nel giro di venti mesi, decide di dimettersi dalla guida del gruppo Pd (resterà invece consigliere regionale) dopo le dichiarazioni del sindaco di Bologna Virginio Merola, che ieri aveva richiamato Monari a “tener conto dello sdegno della base Pd” per certi comportamenti individuali. La decisione è arrivata quando calano le prime ombre della notte di lunedì, in serata, con una lunga nota che ripercorre gli ultimi giorni, e le numerose indiscrezioni sull’inchiesta, che sabato sera l’hanno costretto a smentire una gita a Venezia da 1.100 euro, pagati con soldi pubblici. “Ogni mia azione dal momento in cui ho assunto la guida del Gruppo regionale del Pd è stata ispirata all’assorbimento di tale pesante responsabilità. Questa è la motivazione che mi ha impedito di imboccare la via facile delle dimissioni di fronte a quel processo mediatico che già ho dovuto denunciare” premette Monari. Già, ma se si trattava di un processo mediatico perché ha lasciato l’incarico. Se voleva sentirsi dire bravo per il senso civico questo complimento non gli arriverà da nessuno. Magari lo avrebbe meritato nel caso avesse impedito questi sprechi. Cosa che il Monari e i suoi colleghi degli altri gruppi, nessuno escluso, si sono ben guardati dal fare.

c o m m e n t i

Spagna: scandali, ma va tutto bene

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l Paese dove gli scandali dei partiti politici non finiscono mai. In Spagna c’è una crisi politica gravissima. Ma i partiti se la passano benissimo. Per far capire a tutto come vanno le cose per i partiti di quel paese basterà scorrere i benefici di cui godono i partiti. Per le elezioni politiche del 20 novembre 2011 le somme erogate sono state pari a 21.633,33 euro per ciascun seggio ottenuto al Congresso dei Deputati o al Senato; 0,83 euro per ciascun voto ottenuto da ogni candidato al Congresso, nelle circoscrizioni nelle quali il partito abbia conseguito almeno un eletto al Congresso; 0,33 euro per ciascun voto ottenuto dai candidati che siano risultati eletti al Senato. Il limite di spesa sopra menzionato si ottiene moltiplicando per 0,33 euro il numero di abitanti della circoscrizione nella quale la formazione politica concorre. E’stato previsto inoltre un ulteriore finanziamento di valore pari a 0,22 euro per elettore, a titolo di contributo per le spese di invio al domicilio degli elettori di materiale propagandistico, purché il partito riesca ad ottenere il numero di seggi o di voti sufficienti a formare un gruppo parlamentare. La legislazione spagnola prevede la possibilità che, ai partiti che hanno ottenuto eletti nella precedente tornata elettorale, siano corrisposti degli acconti sui contributi elettorali, fino ad un massimo del 30% della somma totale percepita nella tornata precedente. La parte restante è corrisposta dopo le elezioni, una prima quota sempre a titolo di anticipo, la quota restante dopo il riscontro di regolarità della Corte dei conti (Tribunal de Cuentas). Sia per l’anno 2011 che per il 2012 risultavano iscritti a bilancio 44.495.950 euro quale sovvenzione alle spese elettorali dei partiti politici (Legge organica 5/1985). Atale voce sono invece assegnati 10.841.000 euro nel bilancio dello Stato per il 2013. Meglio di così si muore. Queste cifre non andavano bene al Partito popolare, partito di governo, che oggi naviga in uno scandalo gravissimo. L’ex tesoriere del Partido Popular, Alvaro Lapuerta, di 86 anni, è comparso lunedì nell’Audiencia Nacional di

Madrid davanti al giudice Pablo Ruz, istruttore dell’inchiesta sulla presunta contabilità al nero del PP. Lapuerta è comparso nel filone separato d’inchiesta sul “caso Gurtel”, la presunta tangentopoli che vede coinvolti alti dirigenti e imprenditori vicini al PP. Lapuerta è imputato, assieme al suo successore come tesoriere del PP Luis Barcenas e otto imprenditori, per le donazioni irregolari e in nero che compaiono nelle così dette ‘carte’di Barcenas, la contabilità della cassa B, della quale l’ex senatore ha ammesso l’autenticità. Nei mesi scorsi Lapuerta è rimasto due settimane in coma, a causa di “due strane cadute”, come sono state definite dai figli in un comunicato, sofferte sulla porta di casa. In un precedente interrogatorio davanti al magistrato, il 21 marzo scorso, Lapuerta aveva negato l’esistenza di una contabilità in nero nel PP, reiterando quanto già affermato davanti alla Procura anticorruzione nel febbraio scorso. Lapuerta si è avvalso della facoltà di non rispondere, allegando al giudice istruttore dell’Audiencia Nacional, Pablo Ruz, cause mediche e “problemi di memoria”. Il magistrato l’aveva citato in veste di imputato nell’inchiesta sulla presunta contabilità al nero del PP, considerando che le condizioni mediche dell’imputato fossero migliorate, dopo le due perizie forensi che a giugno e settembre attestavano che Lapuerta non era “nelle condizioni necessarie per rilasciare una dichiarazione completa davanti all’autorità giudiziaria”, a causa delle sue condizioni di salute. Ma non c’è problema. Con il suo conto in banca potrà permettersi qualsiasi cura.

Voto negli Usa: non c’è solo New York

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l segnale del voto delle elezioni amministrative made in Usa. Ieri negli Stati Uniti non si è votato solo a New York, per il sindaco, ed in New Jersey e Virginia, per il governatore, ma anche in moltissime altre città e cittadine per eleggere rappresentanti locali. Queste consultazioni rivestono un ruolo molto importante per i movimenti che ci sono stati dietro le quinte del GOP, che si prepara a dar battaglia soprat-

tutto nei piccoli centri. E da qui che dovrebbe rinascere la gloria dei conservatori americani. Infatti, in alcuni piccoli duelli locali, come quello di Coralville, nell’Iowa, sono arrivati fondi “a catinelle”. Per queste piccole realtà si sono mossi i fondi di “Americans for Prosperity”, il gruppo fondato da Charles e David Koch, i due miliardari americani che per molti sono stati gli ispiratori, e finanziatori, della nascita del movimento del Tea Party. Per le elezioni del sindaco e del nuovo consiglio comunale della cittadina di poco meno di 20mila abitanti, il gruppo ultraconservatore ha infatti adottato una campagna aggressiva, con pubblicità sui giornali locali, telefonate a casa degli elettori e piogge di volantini nelle cassette postali. Questo gruppo, ufficialmente, non sostiene nessun candidato, ma si batte per far passare il messaggio che il crescente debito cittadino rischia di trasformare Coralville in una nuova Detroit, la città del Michigan che la scorsa estate ha dichiarato bancarotta e che potrebbe rivedere in carica il primo sindaco bianco dal 1974. Ma l’invadenza ed i metodi, assolutamente inediti nella cittadina, del gruppo non sembrano piacere agli elettori locali, ed agli stessi candidati che hanno dimostrato di non apprezzare certi metodi. Anche chi può essere d’accordo con gli argomenti, cioè l’allarme per i debiti cittadini, mette in discussione i reali intenti del potente gruppo ed i candidati sono costretti a prendere le distanze. “Ogni volta che vado ad un dibattito o un altro incontro, e tento di parlare del budget, tutti cominciano a dire ‘i fratelli Koch, i fratelli Koch’, afferma Chris Turner, candidato al consiglio comunale, che, pur avendo la questione del debito in cima al suo programma, spera solo che “Americans for prosperity” sparisca. Da parte sua l’associazione si difende sostenendo che “combattiamo campagne locali perché hanno buoni successi, promuovendo la libertà economica con la diminuzione delle tasse e meno spese del governo”, afferma il presidente nazionale Tim Phillips. “Americans for Prosperity” infatti negli ultimi mesi si è impegnata in una serie di campagne locali contro le tasse di proprietà ed altre tasse in Kansas, Ohio, Nebraska e Texas. La verità è che i fratelli Koch utilizzano queste vetrine per farsi belli, ma anche per capire cosa vogliono gli americani e lanciare un loro candidato alla Casa Bianca, se il Gop lo voterà alle primarie.


Mercoledì 6 novembre 2013

il Paese ALLARME CINA Un ex sottufficiale della Guardia di Finanza, Giovanni Ladu, è indagato per calunnia per aver falsamente accusato i vertici istituzionali di non aver voluto liberare Moro pur conoscendo il luogo dove era tenuto prigioniero dalle Br. I carabinieri del Ros hanno effettuato una perquisizione nei suoi confronti. Ladu, 56 anni, nato a Carbonia (Cagliari), ex brigadiere della Guardia di finanza in servizio a Novara, dove risiede - in più denunce, documenti e dichiarazioni rese all’autorità giudiziaria, anche utilizzando il falso nome di Oscar Puddu, ha sostenuto che nel periodo aprile-maggio 1978, mentre da pochi giorni aveva cominciato il servizio di leva obbligatorio, era stato impiegato a Roma in via Montalcini in ‘servizi di controllo e vigilanza’ dello stabile dove sarebbe stato prigioniero Moro. In questa veste avrebbe appreso che, nel piano sovrastante l’appartamento in cui lo statista era segregato, c’erano apparati dei servizi segreti militari che stavano intercettando le conversazioni tra Moro e i suoi carcerieri. Di tutto ciò sarebbero stati al corrente i vertici dello Stato, che però avrebbero deciso di non intervenire, lasciando deliberatamente uccidere l’ostaggio. Le indagini della procura di Roma, affidate ai carabinieri del Ros, hanno però accertato che le circostanze riferite sono false. Spettacolare Aldo Busi che tratta male la Gelmini. Ma insomma, uno scrittore famoso come lei, non vada in tv a fare dei litigi, ma cosa ci guadagna, perbacco. Stavolta bisogna salvare un professore padovano, David Cariolaro, che dopo la laurea nella città del Santo e un periodo di specializzazione a Londra da otto anni insegna Matematica alla Xianjiatong- Liverpool University di Suzhou, a 100 chilometri da Shanghai. Il docente è rimasto vittima di un brutto incidente e da allora è ricoverato al ‘Koolon Hospital di Suzhou, in gravissime condizioni. “Riesce solo ad aprire e chiudere gli occhi — riferisce Cristina, un’amica di famiglia — ma va operato subito, altrimenti rischia la vita. Il problema è che la sanità cinese non è in grado di affrontare un intervento neurologico così delicato, perciò è necessario l’immediato trasferimento in Italia”. Qui sorge il problema, i soldi.

LA VOCE REPUBBLICANA

terza pagina

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Proteste globali: il web del “popolo” (dunque la rete) e le accuse che i grandi si rinfacciano a vicenda

Anonymous ieri marciava in mille piazze per dire stop alla repressione. E Big Google intanto muoveva i suoi feroci rimproveri addirittura al Presidente

Chi possiede internet oggi? Non è tanto immediato dare una risposta

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eri, 5 novembre, in circa 400 location in tutto il mondo, si teneva una protesta globale contro la sorveglianza e le intercettazioni di massa, per la trasparenza, la libertà e la giustizia. A convocare la Million Mask March è stata Anonymous. Il volto coperto lo conoscete; quanto siano hacker cattivi, cattivissimi, non si sa da preciso. Magari anche quanti. E non solo Anonymous. Una marea di attivisti di tutto il mondo era impegnata nella riuscita dell’evento: Wikileaks, l’organizzazione di Julian Assange, The Pirate Bay, il motore di ricerca più volte oscurato per tenere un indice di file coperti da copyright, il movimento Occupy in tutte le sue declinazioni, il Partito Pirata, i whistleblower e gli hacktivisti di tutto il mondo. Il 5 novembre è la ricorrenza della “Congiura delle polveri”. La data in cui, nel lontano 1605, un gruppo di cospiratori aveva pianificato di far esplodere la Camera dei Lord durante la cerimonia di apertura del Parlamento inglese. Una cospirazione cui partecipò il rivoluzionario cattolico Guy Fawkes la cui immagine stilizzata è diventata da tempo il volto di Anonymous. Una maschera, un simbolo di ribellione tornato alla ribalta delle cronache per il futuristico V per Vendetta, la graphic novel di Alan Moore rilanciata dai fratelli Wachowsky nell’omonimo film dove V, vestendo i panni di Guy Fawkes, lotta contro il solito regime orwelliano repressivo, che sarebbe appunto il nostro, quello dei presenti giorni. Certo, non ci fossero stati certi mega scandali a livello altissimo, oggi i manifestanti avrebbero meno munizioni al loro servizio, e invece il quadro è abbastanza terremotato. La manifestazione giungeva in uno dei momenti più drammatici del Datagate, quando si è scoperto che miliardi di transazioni commerciali, comunicazioni istituzionali e scambi privati sono stati intercettati e analizzati dalle maggiori agenzie di spionaggio del globo nella più completa ignoranza delle autorità di garanzia. Un fatto che ha mobilitato le cancellerie di tutto il mondo e ha causato inattese frizioni tra stati alleati mentre Germania e Brasile hanno chiesto una risoluzione Onu proprio sulla privacy. Anonymous, che nelle sue varie articolazioni si batte contro la corruzione e per la trasparenza dei governi, contro le schedature indiscriminate e di massa nonché contro le politiche “repressive” degli Stati, era in piazza per chiedere appunto il diritto a mantenere le proprie comunicazioni anonime e confidenziali e per chiedere ai governi di tutto il mondo di improntare le proprie politiche al welfare e ai diritti “restituendo il controllo dell’economia a chi la produce, le persone, e non alla finanza drogata e al turbocapitalismo”. Questi, insomma, gli scopi nella loro versione magniloquente. Per organizzare e coordinare l’evento, gli attivisti di Anonymous hanno allestito un sito apposito, dove si legge: “Tutti coloro i quali sostengono che ci sia qualcuno a capo della Marcia del Milione di Maschere sanno poco di Anonymous. Non c’è un sito ufficiale e nessuno che comanda: è un movimento, non un’organizzazione”. Sempre il sito ricorda che le non-regole di Anonymous sono poche: non ci sono regole; non ci sono comandanti, possiamo fare tutto in uno spirito di pace e amore e nessuno ha bisogno di una maschera per essere “anonymous”; si può anche perdonare e dimenticare,

essere d’accordo o in disaccordo, dire di no e restare pacifici. Certo, l’ispirazione e le ambizioni sono vaste, e spesso motivate. La suggestione, anche. Il corredo iconografico gioca in ogni caso la sua parte. Il torpedone A Washington corteo preceduto dalla Anonomobile, un torpedone che apre alla maniera delle street parade musicali con volantini, gadgets e consigli ai manifestanti fino al centro della capitale, pres-

Qualcosa pur si muove. Meno male

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l messaggio che si ricava dall’ultimo report a firma della società di consulenza e ricerca inglese Kantar parla chiaro: la rincorsa di Microsoft negli smartphone, fortificata a inizio settembre con l’annuncio dell’acquisizione di Nokia, sta dando i primi concreti frutti. Sarebbe la prima mossa buona per Microsoft da tempo, quella finalmente azzeccata dopo anni e anni di vuoti minuetti per aggiudicarsi un clima di lavoro meno avvelenato e soprattutto con qualche prospettiva di sviluppo. Nel terzo trimestre 2013, infatti, Windows Phone cresce in fatto di quote di mercato in tutti i principali Paesi europei (Regno Unito, Germania, Francia, Italia e Spagna) e nella Penisola (cioè da noi) ha addirittura sorpassato Apple iOs, segnando una share del 13,7% contro il 10,2% degli iPhone (Android veleggia invece al 71,6% mentre BlackBerry è sceso al 2,1%, in una caduta da ieri ancor più tragica, da crespuscolo degli dei). Le vendite dei Nokia Lumia, questa la chiave di lettura dei dati di cui sopra, stanno registrando buoni riscontri in tutto il Vecchio Continente e hanno contribuito in modo determinante ad innalzare al 9,8% la fetta media di mercato del sistema operativo mobile di Redmond nei cinque Paesi considerati. E non solo. La domanda per i telefonini intelligenti della casa finlandese è in aumento anche nei mercati emergenti e in particolare in Sud America, regione dove la popolarità di Nokia è rimasta intatta grazie ai vecchi modelli di fascia bassa Symbian e alla nuova famiglia Asha. L’upgrade ai terminali entry level Lumia è, secondo gli analisti, il logico passo successivo. L’unico mercato che vede Windows Phone in regresso è per contro la Cina, dove Android fa la parte del leone catturando l’81,1% delle vendite e i produttori locali (Huawei, Xiaomi, Zte, Lenovo e Coolpad) sono arrivati a coprire il 44% dello spedito di smartphone da luglio a settembre. Un po’ di mercato mosso fa bene a tutti. Da Apple cosa dicono? Sono stati informati? so il National Mall, sotto all’obelisco di marmo che ricorda il padre della patria e primo presidente americano, George Washington. Anche qui si tratta di una scelta simbolica. La marcia ricorda la Million Marijuana March e quella organizzata nel 1995 dal controverso leader della Nation of Islam, Louis Farrakhan, per i diritti dei neri denominata Million Man March e che ricalcava la gande marcia del 1963 quando Martin Luther King pronunciò il suo celebre discorso alla nazione. A Londra la marcia fa parte in genere di una serie di iniziative cui partecipano anche i maggiori sindacati. Si è mossa verso il Parlamento prevedendo un concentramento in Trafalgar Square. La parola d’ordine era di occupare le strade, bloccare la città e resistere con atteggiamenti non violenti agli interventi della polizia. Erano

inoltre previste manifestazioni di piazza in Tanzania, Bulgaria, Brasile, Filippine, in città come Tallin, Oslo, Tokyo e molte altre. In Italia, le manifestazioni per dare corpo alla “Dichiarazione di Libertà” sono state convocate attraverso Facebook nelle principali piazze di Napoli, Bari, Firenze, in piazza della Signoria, a Bologna, a Venezia in piazza San Marco, a Milano in piazza del Duomo, a Torino e Aosta in piazza Castello, a Catania e Palermo. Non poteva ovviamente mancare Roma. Tenendo inoltre presente un codice di condotta per evitare disordini, soprusi e per “farsi prendere sul serio”. In alto Questo per quanto concerne la strada. E in alto? Al momento l’unica notizia di rilievo pare sempre la stessa; io accuso te, tu accusi me, senza troppo ritegno, dire il vero. Parla al Wall Street Journal Eric Schmidt, chairman di Google. E usa parole pesanti come “outrageous” e “illegal”, scandaloso e illegale, anche se nel secondo caso si premura di anteporre “potenzialmente”. Perché si sa che la prudenza non è mai troppa. Ma la valutazione di Google sul Datagate -

celeberrimo, oramai - e sulle presunte “abilità e attività” dell’agenzia di sicurezza nazionale di entrare e rovistare a piacimento nei server di Big G e altri grandi dell’hi-tech, rimane chiara: “scandaloso”, outrageous. E se dovesse essere tutto vero, potenzialmente un crimine contro i cittadini degli Usa e non solo. Giusto: Big G, accusato di spiare e mettere i dati da parte, grazie alla sua rete sconfinata, vuole annoverare se stesso fra le vittime. e non essere carnefice del popolo, anzi, la prospettiva è completamente ribaltata. Audace, quanto non così convincente. “Se l’attività dell’Nsa dovesse essere confermata, le modalità con cui l’agenzia ha perseguito i suoi obbiettivi non vanno bene”, ha detto Schmidt, specificando che Google ha aperto delle proteste formali presso il presidente Obama e il Congresso. “ La Nsa avrebbe raccolto dati sulle conversazioni di 320 milioni di persone per identificare più o meno 300 persone che potrebbero essere a rischio”, ha proseguito il chairman di Google. “Una politica sbagliata, e potenzialmente illegale”. Schmidt ha concluso evidenziando la necessità di trovare un equilibrio tra necessità di sicurezza e privacy. Spiegatelo a mr. Obama, per il quale qualche mese fa il problema non esisteva affatto. Primo presidente di colore e soprattutto primo presidente totalmente digitalizzato e globalizzato (Bush non sapeva neanche accendere il suo laptop, pare). Giusto, insomma, che dal ‘basso’ la spinta dei digitali globali faccia da contrappeso in qualche misura: a Big G, a Big White House e a chissà quanti altri....

z i b a l d o n e

New York, Bill de Blasio che non ha quasi rivali

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il democratico italo americano Bill de Blasio il superfavorito per le elezioni a sindaco di New York, che si sono tenute ieri nella Grande Mela. De Blasio era in testa nei sondaggi con il 65% delle preferenze, contro il risicato 24% del repubblicano Joe Lotha. Secondo un’ultima rilevazione targata Wall Street JournalNbc, il 64% degli interpellati ritiene che chiunque sarà il nuovo sindaco dovrà spingere la città in una direzione diversa rispetto all’amministrazione uscente, a fronte del 31% che ritiene necessario portare avanti le politiche dell’attuale sindaco Michael Bloomberg. La nomina di De Blasio appare dunque scontata, sulla base di una richiesta di cambio di rotta: il suo programma appare più morbido, aperto e tollerante, rispetto all’era Bloomberg. Tra i punti principali: far pagare più tasse ai residenti che guadagnano oltre 500mila dollari annui, per finanziare gli asili nido, e cambiare la legge sui salari minimi. Cultura e difesa dei più deboli sono sempre stati le parole d’ordine di de Blasio, 52enne newyor-

facili da parte della Polizia spesso ai danni delle minoranze etniche. Lo sfidante, Joseph Lhota, è ex direttore della Metropolitan Transportation Authority, la società che gestisce il trasporto pubblico nello stato di New York, e che in passato è stato anche vicesindaco di Rudy Giuliani. Insomma, dopo Fiorello La Guardia (in carica dal 1934 al 1945), Vincent Impellitteri (tra il 1950 e il 1953) e Rudolph Giuliani (dal 1994 al 2001) New York dovrebbe avere da ieri un altro sindaco di origini italiane. De Blasio potrebbe portare la prima famiglia multirazziale nel comune della capitale finanziaria d’America e le politiche più liberal che l’isola di Manhattan e sui dintorni abbiano visto negli ultimi decenni. Oltre alla famiglia, la sua stessa storia è un manifesto di uguaglianza e tolleranza multirazziale. Nato Warren Wilhelm, il politico ancor prima di compiere 20 anni decise di prendere il cognome della madre, una donna italoamericana i cui parenti erano immigrati da Benevento. La scelta fu fatta per dimenticare un’adolescenza difficile: il padre era violento, alcolista e morì suicida. De Blasio è stato più volte criticato per le sue posizioni troppo “a sinistra”: da giovane fu molto vicino al movimento pacifista. Dopo la laurea in politica e affari internazionali alla Columbia University partì per il Nicaragua per distribuire cibo e medicine. Lì si fece conquistare dal governo Sandinista, visto come un regime comunista. Se i sondaggi non si sono sbagliati, New York si prepara a una nuova trasformazione.

Italians, stanchi di tutto, e anche di internet

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kese della lower class, con una forte impronta liberale. De Blasio è di origine mista italo-tedesca. Il cognome che porta è quello della madre, di origine campana. Vive a Brooklyn con la moglie afroamericana, Chirlane McCray, dalla quale ha avuto due figli, Dante e Chiara e Dante, di 16 e 18 anni. Un risultato piuttosto sorprendente quello di de Blasio. A luglio era solo quarto nei sondaggi ed è riuscito a liquidare l’iniziale favorita del suo partito, lo Speaker del consiglio comunale Christine Quinn. Il suo slogan - che avuto successo - invoca la fine di una New York come un “racconto di due città”, una ricca e una povera. E hanno avuto successo anche una serie di proposte: dall’aumento delle tasse sui più ricchi per pagare asili nido per tutti, agli investimenti nell’edilizia popolare e nelle scuole disagiate, alla fine dei fermi

n italiano su due ha una “bassa pratica culturale”, appena 8 su cento hanno un interesse tra “alto” e “molto alto” per i prodotti culturali. Sono alcuni dati dell’Eurobarometro pubblicato dalla Commissione europea che dimostra una contrazione generale dei consumi culturali nella Ue ed un vero e proprio crollo in Italia anche a causa della crisi economica. Nel cosiddetto ‘indice di pratica culturale’ il 49% degli italiani (+9% rispetto al 2007) ha bassa pratica, a fronte del 34% della media Ue (+4% rispetto al precedente). Nello studio statistico, compiuto tra aprile e maggio scorsi intervistando oltre 26mila persone nei 27 paesi dell’Unione, emerge che in Italia si è ridotto anche il consumo di programmi culturali in Tv e Radio (solo il 60% ha detto di averne visto ‘almeno uno’ negli ultimi 12 mesi, con un calo di 14 punti). Giù in Italia anche tutti gli altri tipi di consumi culturali: -7 per la lettura di libri (solo il 56% ne ha letto almeno uno in un anno), -1 per la frequentazione dei cinema, -8 per le visite a monumenti storici, -4 per le visite a musei e gallerie, -5 per i concerti e per

le viste alle biblioteche pubbliche, -2 per i teatri e -3 per balletto e opera. Ed anche per la partecipazione attiva quella degli italiani è molto al di sotto della media europea. Il 62% degli europei confessa di non partecipare ad alcuna attività culturale, percentuale che sale all’80% per gli italiani.

Male anche l’uso di internet a scopo culturale: il 27% degli italiani non lo usa mai ed un altro 20% utilizza la rete non più di tre volte al mese. Peggio di così: in internet non ci andiamo, al cinema ciguardiiddio dal metter piede, in biblioteca mah, che roba è. La tv? Solo ricette e prova del cuoco e cappelletti tirati col mattarello che faremmo bene a darci in testa reciprocamente come le marionette di Villa Borghese. Tanto non è che siamo diversi. Resta la percentuale di quelli che invece sono interessati. Seguiamo costoro e lasciamo che gli altri si avvedano della loro cecità... Se poi non se ne avvedono... allora...mah.

Quei gerarchi che amavano l’arte corrotta

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n vero e proprio ‘tesoro’ di opere d’arte dal valore complessivo di un miliardo di sterline, oltre un miliardo di euro, è stato ritrovato in un appartamento a Manaco di Baviera. Notizia quasi clamorosa. Si tratta di capolavori di artisti come Picasso, Matisse, Renoir e Chagall confiscati dai nazisti durante il Terzo Reich e che si riteneva fossero andati perduti. Lo riportava il Daily Mail online. Le opere, che molti pensavano fossero state addirittura distrutte durante un bombardamento nella seconda guerra mondiale, sono state ritrovate all’interno di un dimesso appartamento di Monaco di Baviera dietro delle scatole di cibo andato a male. Si tratta di circa 1500 opere di giganti del 19esimo e 20esimo secolo acquistate dal collezionista Hildebrandt Gurlitt, a volte a prezzi irrisori, da ebrei in fuga che cosi’ pagavano il prezzo della loro libertà. L’appartamento di Monaco appartiene sulla

carta al figlio del gallerista Cornelius Gurlitt, ormai ottantenne. Secondo alcune ricostruzioni fatte fino ad ora Gurlitt padre aveva acquisito i dipinti negli anni Trenta e Quaranta, e suo figlio li tenne nascosti, vendendone uno ogni tanto. Cornelius è stato pero’ fermato dalla polizia finanziaria tedesca nel 2011 e scoperto in possesso di ingenti somme in contanti. Fu cosi’ che ha inizio un’indagine che porta alla perquisizione dell’appartamento e al sequestro dei capolavori. A scoprire per primo il mistero delle opere scomparse e’ stato il magazine tedesco Focus che ha fatto luce sull’inchiesta della polizia finora tenuta nascosta. Gli investigatori, secondo Focus, avrebbero anche ritrovato un deposito bancario di Cornelius Gurlitt con circa mezzo milione di euro depositati, probabilmente il frutto delle vendite dei capolavori nel corso del tempo.

La crisi? Ci piace e ci fa sentire più vicini

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detta del Censis, esiste un popolo sempre più numeroso, il popolo dello “sharing”. Si condivide di tutto: dalla casa, al lavoro, dalla macchina all’orto, dall’abbigliamento al tempo. La sharing ha preso piede anche in Italia ed è diventato un nuovo stile di vita, infatti, si basa sul riuso, sulla gratuità, su idee nuove e innovative che si diffondono grazie soprattutto al passa parola e ai social network. Co-housig, vivere insieme; co-working, lavorare uniti o usare gli stessi mezzi lavorativi; carpooling o car-sharing, viaggiare nella stessa macchina; couchsurfing, affittare camere e case per le vacanze, e inoltre booksharing, postazioni che fungono da biblioteche all’aperto e che consentono sia la lettura sul posto, che il prestito gratuito o la donazione di un libro. Su certi blog la crisi e le sue conseguenze sono positive. Ecco un esempio: “Che meraviglia! Condividere per risparmiare diventa un modo per accoglierci, conoscerci e aiutarci. In quest’ottica si diffondono sempre più i gruppi di acquisto solidale, i mercatini del baratto, gli orti collettivi, gli swap-parties e tutto ciò che facilita lo scambio, il baratto. In tempo di crisi oltre che lo “sharing” anche lo “swapping” detta la moda in maniera positiva, si risparmia, si ricicla, insomma, una nuova forma di consumo responsabile”. Nell’ultimo anno, dati alla mano, sono aumentati le associazioni che distribuiscono alimenti e indumenti e chiedono in cambio solo del tempo, insegnanti che impartiscono lezioni ricevendo aiuto in casa, negozi che hanno creato al loro interno lo swapcorner, dove i clienti si scambiano vestiti e scarpe e aziende che hanno deciso di abbandonare l’euro e aderire al progetto Quinc, la rete economica di scambio ideata dalla camera di commercio di Rimini per far fronte alla mancanza di liquidità delle piccole e medie imprese. Insomma, una nuova era, o quasi.


4 LA VOCE REPUBBLICANA

Mercoledì 6 novembre 2013

Tartaglia rilegge F. Perri, autore “tra i più grandi del Mezzogiorno” Il direttore della Fnsi a L’Ora della Calabria: “Lui alla stregua di Alvaro e Leonida Repaci”

Vita e pensiero di un repubblicano “ortodosso”

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l mio libro vuole essere una ricostruzione storica del contributo dato da Perri alla storia delle idee, alla critica del fascismo, alla politica italiana e alla vita del Partito Repubblicano”. Così Giancarlo tartaglia, direttore della Federazione nazionale della Stampa Italiana, delinea la sua più recente pubblicazione, “Francesco Perri, dall’antifascismo alla Repubblica” (edito da Gangemi). Un lavoro di grande interesse storico che centra l’attenzione sulla figura di Perri intellettuale e sulla sua militanza politica nel Partito repubblicano

italiano. Che tipo di repubblicano è stato Francesco Perri? “Ritengo che Perri possa essere definito un repubblicano “ortodosso”, nel senso di aver sempre sostenuto quella che a mio avviso poteva considerarsi la corretta linea politica del partito. Se si esamina la storia del Partito Repubblicano si può verificare come essa sia stata attraversata da un dibattito molto intenso, che spesso ha portato a lacerazioni, proprio nella scelta della linea politica da seguire. Per fare alcuni esempi, subito dopo la Prima Guerra Mondiale, una parte dei repubblicani dette credito al fascismo ELENCO PAGAMENTO TESSERE PRI 2013 Sez. Pri Padova; Sez. Pri “Cattaneo”, Rovigo; Sez. Pri Cesenatico (FC); nascente ( come anche una parte Sez. Pri Paola (CS); Sez. Pri “R. Pacciardi” Grosseto; Sez. Pri dei socialisti). Mussolini come i “Chiaravalle” Soverato (CZ); Sez. Pri Jesi e Chiaravalle (AN); Sez. Pri suoi primi seguaci, proveniva dal Catanzaro; Consociazione Pri Cesena; Federazione Provinciale Pri Partito Socialista e se ne era stacRavenna; Sez. Pri “Silvagni-Mazzini-Valconca”, Rimini; Sez. Pri cato al momento dell’entrata “Mazzini”, Rimini; Sez. Pri, Novi Ligure (AL); Sez. Pri, Lamezia Terme; dell’Italia nella grande guerra. I Sez. Pri Vomero Arenella (NA); Sez. Pri “Ugo La Malfa”, Codigoro socialisti mantenevano ferma la (FE); Sez. Pri “Pisacane”, Foggia; Sez. Pri “Sant’Andrea Borgo Mazzini” Rimini; Sez. “Ugo La Malfa”, Napoli; Sez. Pri “Celli” Cagli loro posizione neutralistica, mentre (PU); Sez. Pri “Centro”, Caserta; Sez. Pri “Garbarino”, Chiavari (GE); il fascismo mussoliniano si dichiaSez. Pri Fano (AP); Sez. Pri “Mazzini”, Comacchio (FE); Sez. Pri rava interventista su posizioni “Giovine Europa”, Andora (SV); Sez. Pri Mantova; Sez. Pri Dro (TN); democratiche. Anche i repubblicaGruppo Pri Lucchese, Lecco; Sez. Pri “G. Spadolini”,Viareggio; Sez. Pri ni erano interventisti, in nome della “R. Sardiello”, Reggio Calabria; Sez. Pri Melicucco (RC); Sez. Pri Locri liberazione delle terre irredente e (RC); Sez. Pri Samo (RC); Sez. Pri Africo (RC); Sez. Pri Bovalino (RC); della lotta dei paesi democratici Sez. Pri Gioia Tauro (RC); Sez. Pri Pavona, Roma; Sez. Pri Cecchina, Roma; Sez. Pri Palombara Sabina, Roma; Sez. Pri Tuscolana, Roma; contro le autocrazie degli imperi Sez. Pri "Pisacane", Foggia; Sez. Pri "G. Mazzini", Ferrara; Sez. Pri "L. austriaco e tedesco. In più, Santini", Viterbo; Sez. Pri Trieste; Sez. Pri “Camangi” Roma; Sez. Pri Mussolini aveva dichiarato la sua “Bonfiglioli” Bologna; Sez. Pri Grottaglie (BA); Sez. Pri Spilimbergo tendenzialità repubblicana. Tutti (PN); Sez. Pri “Aurelio Saffi” Ravenna; Sez. Pri Varese; Sez. Pri questi elementi finirono per attrarBottiroli” Voghera (PV); Sez. Pri “Mameli” Cologno Monzese (MI); re una parte del PRI, che vide in Sez. Pri Cremona; Sez. Pri “Flaminio Prati (Roma); Sez. Pri “F.lli Mussolini e nel fascismo la possiBandiera” San Pietro in Campiano (RA). Sono pervenute all'Ufficio Amministrazione del PRI versamenti di pagamenti tes- bilità di realizzare finalmente una rivoluzione repubblicana. Perri fu sere di singoli iscritti. E' chiaro che ai fini congressuali l'iscrizione singola non consente la partecipa- tra coloro che non si fecero mai zione ai lavori dell'Assise repubblicana. abbagliare dalle promesse mussoliChi non è nelle condizioni di avere una sezione dovrà iscriversi a quella territo- niane e sostenne con fermezza il riale più vicina. cambio di dirigenza che portò alla Per ogni ulteriore informazione o chiarimento si prega di rivolgersi all'Ufficio Organizzazione (Maurizio Sacco) ai seguenti numeri: 338/6234576 - guida del Partito il gruppo di Conti e Schiavetti. Negli anni successivi 334/2832294 - oppure orgpri@yahoo.it fu tra i primi sostenitori, dopo l’asMODALITÀ PAGAMENTO TESSERE PRI 2013 sassinio di Matteotti, della secesConto Corrente Postale n. 33579004 sione aventiniana. Ma quando con intestato a Partito Repubblicano Italiano la crisi dell’Aventino, ancora una volta il PRI si divise tra i sostenitoBonifico IBAN IT03N0760103200000033579004 ri dell’autonomia del Partito e intestato a Partito Repubblicano Italiano coloro che pensavano ad un suo

superamento, lumeggiando formule nuove di aggregazione politica, Perri sostenne la prima tesi al fianco di Giovanni Conti contro Fernando Schiavetti. All’indomani della liberazione, tra chi voleva una intesa tra tutti i partiti antifascisti, ivi compreso il PRI, e chi sosteneva che il Partito Repubblicano dovesse tenersi al di fuori e al di sopra degli schieramenti politici, Perri condivise la prima via, quella delineata da Randolfo Pacciardi, contro la tesi dell’astensionista sostenuta questa volta da Giovanni Conti. Quando, fatta la Repubblica, il PRI accettò la scelta centrista degasperiana, Perri si allontanò dal partito in nome dei valori mazziniani e repubblicani. Vi rientrò nel 1959 con la svolta lamalfiana e l’avvio della stagione del centrosinistra. La sua collocazione in tutti questi momenti di svolta della storia del PRI e del Paese mi fanno perciò dire che Perri fu senza alcun dubbio un repubblicano ‘ortodosso’”. Parliamo dell’esperienza di Perri alla “Voce Repubblicana”. “Subito dopo la prima Guerra Mondiale, alla quale aveva partecipato, Perri iniziò a collaborare con il periodico milanese “L’Italia del Popolo”, diretto da Cipriano Facchinetti, svelando, già dal 1919, con la massima chiarezza, quale fosse la realtà del fascismo. Quando nel 1921 il Partito Repubblicano decise di dare vita ad un nuovo quotidiano che prese il nome di “La Voce Repubblicana” sotto la direzione di Giovanni Conti, Perri ne fu assiduo collaboratore sin dal primo numero. Su “La Voce” seguì con attenzione tutta l’evoluzione del fascismo, che da movimento si era trasformato in partito e che da sinistra si andava spostando sempre più verso destra, condividendo le tesi dei nazionalisti e gli interessi degli agrari e degli industriali che vedevano nello squadrismo la difesa da un possibile pericolo bolscevico. Perri fu martellante e spietato nelle sue analisi razionali e documentate. Ricercato dal fascismo, dovette per ben due volte proseguire la collaborazione con “La Voce” firmando con uno pseudonomo”. E nel ruolo di direttore del Tribuno del Popolo, come ha svolto l’importante compito? “Nei duri mesi della Repubblica di Salò, Perri si occupò della ricostruzione del PRI in Lombardia e

Recensione di Antonio Angeli del libro di Giancarlo Tartaglia "Francesco Perri, dall'antifascismo alla Repubblica" di prossima uscita. La recensione è apparsa su “Il Tempo" del 13 ottobre 2013

C

ome è possibile nascere repubblicani in una monarchia, quale era l’Italia alla fine dell’Ottocento? Significa anteporre il ragionamento e l’amor di patria a qualunque convenienza. Accadde a Francesco Perri, acutissimo osservatore e al tempo stesso protagonista della vita democratica del nostro paese. Perri nacque nel 1885 in un paesino in provincia di Reggio Calabria, dal quale si distaccò subito per vivere tra il nord d’Italia e il cuore dell’Europa, mantenendo sempre, però, l’occhio e la mente rivolti a quella che per decenni si è chiamata “Questione Meridionale”. Perri fu, nella sua vita di intellettuale, lunga e difficile, “schiavo” del pensiero. Il ragionamento lo fece essere repubblicano nell’Italia dei Savoia, antifascista quando marciavano le camicie nere e poi meridionalista, legato alle realtà locali al tempo dell’Impero... La storia di questo intellettuale, giornalista e politico, uno di quelli che hanno costruito dal basso, con lacrime e sangue (veri), l’Italia felix del boom economico, è scritta in un completissimo saggio biografico: “Francesco Perri. Dall’antifascismo alla Repubblica”, di Giancarlo Tartaglia, Gangemi Editore, 320 pagine, 25 euro. Tartaglia, storico, giornalista e docente universitario descrive, con una minuziosa opera documentale, da Giolitti alla Ricostruzione, l’evoluzione e la vita di quest’uomo che aveva come obiettivo l’affermazione di un principio modernissimo: la selezione dell’élite di governo deve essere realizzata per via meritocratica e non per mero diritto di successione. Individuò nella monarchia, con i suoi rituali e le sue clientele, un ostacolo insuperabile per la realizzazione di un paese moderno. Nel Ventennio visse un antifascismo appartato, di poco clamore, ma di costanti sofferenze. Si dedicò alla politica nel difficile periodo dell’occupazione nazista finché, dopo la liberazione, nel ’45, il partito lo volle alla guida del “Tribuno del Popolo”, foglio repubblicano genovese, e poi della stessa “Voce Repubblicana”. Fu protagonista delle battaglie per la Costituente e per la Repubblica fino ai giorni della vittoria referendaria. Roberto Balzani, nella sua introduzione, definisce il libro “un bel contributo alla storiografia sul repubblicanesimo, che sarebbe piaciuto a Giovanni Spadolini”. E a tutti quelli che costruiscono e vivono la democrazia “dal basso”. Antonio Angeli,“Il Tempo”, 13 ottobre 2013

animò la “Voce Repubblicana” nell’edizione clandestina di Milano. Alla sua penna si deve una dura nota critica all’ultimo discorso di Mussolini al Lirico di Milano, nel quale il duce tentava di rianimare un fascismo morente, rifacendosi alle sue origini repubblicane e socialiste. Per questo suo

importante impegno, subito dopo la liberazione di Genova, a Perri fu affidata la direzione de “Il Tribuno del Popolo”, quotidiano repubblicano che si stampava nel capoluogo ligure. La direzione di quel giornale non fu lunga, durò soltanto alcuni mesi del 1945. Dalle sue colonne Peri impostò la battaglia repubblicana per la defascistizzazione dello Stato e la nascita di una Repubblica democratica e popolare. C’è spazio anche per Perri scrittore nel suo saggio? “Perri fu di sicuro anche un grande scrittore, che può essere annoverato tra i grandi letterati del Mezzogiorno e, in particolare in Calabria, al fianco di Corrado Alvaro e Leonida Repaci. Nel mio libro, però, non entro nell’esame dell’aspetto letterario, pur ricordandone l’attività di romanziere, che, con il celebre “Emigranti”, gli consentì di vincere il premio Mondadori, proprio negli anni in cui era stato dal fascismo privato del lavoro e della sua fonte di reddito. Nei romanzi di Perri emergono, comunque, tutte quelle tematiche ideali, dall’amore per la libertà e la democrazia, alla difesa degli interessi delle popolazioni diseredate del Mezzogiorno, alla lotta contro i dispotismi e gli autoritarismi, che furono costantemente al centro del suo impegno politico e giornalistico”. Maria Teresa D’Agostino, “L’Ora della Calabria”, lunedì 4 novembre 2013

La Voce Repubblicana del 6 novembre 2013  

Quotidiano del Partito Repubblicano Italiano - n. 212 di mercoledì 6 novembre

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