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QUOTIDIANO DEL PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO - ANNO XCII - N° 209 - GIOVEDI 31 OTTOBRE 2013 Euro 1,00 NUOVA SERIE POSTE ITALIANE S.P.A. - SPED. IN ABB. POST. - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27.02.2004, N. 46) ART. 1, COMMA 1, DCB (RM)

GOVERNO D’EMERGENZA

La fine delle larghe intese

N

otiamo con piacere che Alfredo Reichlin, sulla proposta elettorale fatta da Renzi alla Leopolda, la pensa esattamente come noi: adottare per le politiche la legge in voga alle comunali spezzerebbe i pesi ed i contrappesi costruiti e già messi duramente alla prova - causa estemporanee modifiche della nostra Costituzione. In pratica, una legge elettorale sul modello di quella che elegge i sindaci rappresenterebbe il definitivo colpo di grazia. In un articolo su “l’Unità”, probabilmente destinato più ad uso interno del Pd che ad altro, Reichlin tocca un argomento molto interessante. Egli dice che l’attuale governo è semplicemente “un governo di emergenza”, e che parlare di “larghe intese”, quando Berlusconi sta per essere buttato fuori dal Senato, non ha alcun senso. In effetti la questione sollevata è dirimente, tanto che sappiamo come lo stesso Berlusconi si chieda se si possa governare con chi sta per consegnarlo alla magistratura inquirente. Lo stesso presidente del Consiglio ha dato l’idea di non preoccuparsi particolarmente del sostegno di Berlusconi, soprattutto dal momento che parte del Pdl ritiene necessario sostenere comunque il governo senza preoccuparsi delle vicende giudiziarie del Cavaliere. La domanda che bisogna porsi però, è se questo governo, con Berlusconi decaduto, sarà più forte o più debole, e quindi se questo “governo di emergenza”, come lo ha ribattezzato Reichlin, possa rivelarsi efficace nella sua azione quotidiana. Perché ci pare capire che anche il Capo dello Stato, oggetto di una campagna denigratoria ripugnante, abbia dato qualche evidente segno di

Ampliate le nostre debolezze Importanza del credito per le imprese

Continuare la strada delle riforme I

insofferenza. Ad un cittadino che a Bari chiedeva di dare almeno 30 giorni al governo per le riforme, Napolitano ha risposto che, se fosse per lui, potrebbero anche bastarne sette. In effetti un tempo sufficiente, se solo avessimo a che fare con forze politiche consapevoli della necessità di risolvere i problemi; impegnate, appunto, in un governo di emergenza. E’ chiaro che oramai siamo definitivamente fuori dalle larghe intese e che piuttosto si è puntato a spaccare il Pdl, lasciando da parte il suo leader. Lo stesso Reichlin non esprime parole di particolare apprezzamento nei confronti di Berlusconi, tutt’altro. Solo che, come si vede anche dal voto in Trentino Alto Adige, il Pdl senza Berlusconi non vale il 5 per cento dei consensi. Nel migliore dei casi, si votasse per le politiche, privo di Berlusconi nelle liste, non andrebbe oltre il 15 per cento. Dunque avrebbe ragione Grillo a chiedere di sciogliere le Camere, perché, decaduto Berlusconi, e senza Berlusconi candidato, l’attuale maggioranza parlamentare non sarebbe più rappresentativa del corpo elettorale. Mentre la richiesta di messa sotto accusa del Capo dello Stato non ha capo né coda, l’obiezione di Grillo sulla forza reale della coalizione di governo merita una qualche riflessione. Una volta bocciate le larghe intese e decaduto Berlusconi dal Parlamento, il governo è un governo di minoranza e come tale non sarà in grado di fare né le riforme né altro, né in 7, né in 30, neppure in 300 giorni. E, ciò che appare lampante ancora a pochi, molto presto lo diverrà anche al resto del Paese.

l Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un messaggio inviato alla 89esima Giornata Mondiale del Risparmio ha sottolineato l’importanza di un contributo essenziale per la ripresa produttiva come quello che “può essere offerto da un deciso progresso nel percorso di completamento dell’Unione economica e monetaria europea, di cui l’Unione bancaria costituisce elemento fondamentale”. Per questo “si impongono innovazioni di sistema ed adattamenti di sistema che, per quanto onerosi, recano in sé i presupposti di una maggiore competitività e grandi potenzialità di sviluppo per il sistema bancario e l’economia dell’intero Paese”. I prestiti alle imprese sono diminuiti di quasi l’8% (oltre 70 miliardi di euro) dalla fine del 2011 quando se ne registrò una prima forte contrazione. Il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco a sua volta ha ricordato come le debolezze strutturali a lungo trascurate, sono state amplificate dalla crisi globale e da quella del debito sovrano. Per cui serve perseguire un’azione di riforma con determinazione “per dare la prospettiva di un paese che sa cambiare”. Visco ha anche commentato le parole del presidente della Repubblica: “Le difficili condizioni del credito rendono necessario il ricorso a canali alternativi per finanziare imprese solide e con buone prospettive di crescita”.

NUCARA, MEZZO SECOLO DI TESSERA PRI Venerdì 1 novembre alle 12.30 presso il ristorante Chez Joe (Via Pentimele ) a Reggio Calabria si terranno i festeggiamenti per i cinquant’anni di tessera repubblicana del segretario del PRI on. Francesco Nucara. Saranno presenti il responsabile

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provinciale Paolo Raffa, il segretario regionale Mario Cilurzo, il segretario della Federazione giovanile repubblicana, Beniamino Scopelliti oltre ai repubblicani della Calabria e soprattutto della provincia di Reggio Calabria, ricordando che Nucara è iscritto alla sezione Sardiello di Reggio dal 1975.

PECHINO, 5 ARRESTI PIAZZA TIENANMEN

PER ATTENTATO

Cinque persone sono state arrestate per l’attentato di lunedi’ scorso a piazza Tiananmen. Gli arresti sono stati fatti dieci ore dopo i fatti, ormai qualificati come un attacco terroristico.

IL CAIRO, INCARCERATO IL BRACCIO POLITICO DEI FRATELLI MUSSULMANI ESSAM EL - ERIAN Essam el-Erian, vicepresidente del Fjp, il braccio politico dei Fratelli musulmani, e uno dei pochi responsabili di spicco della Confraternita rimasto a piede libero è stato arrestato dalle forze di sicurezza egiziane. Erian è accusato di aver incitato alla violenza nel corso degli scontri del 30 giugno scorso.

ELENCO E INFORMAZIONI PER IL PRI 2013

PAGAMENTO DELLE TESSERE

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Nucara, 50 anni di tessera Pri

ezzo secolo di tessera di partito per Francesco Nucara che il primo novembre festeggerà a Reggio Calabria quasi una vita intera al servizio dell’Edera. Ci sono stati successi importanti - e basti pensare che con la segreteria Nucara il Pri tornerà al Governo della Repubblica dopo 15 anni di assenza ma anche momenti difficili e dolorosi come quelli trascorsi sotto inchiesta giudiziaria. La soddisfazione di essere uscito prosciolto da ogni accusa. La tenuta del Pri calabrese, mentre molta parte del partito si disfaceva, viene spiegata facilmente, quando i suoi dirigenti portano sulle proprie spalle l’integrità morale che si deve alla Nazione ed al popolo italiano. Altri forse lo

avevano dimenticato, Nucara sicuramente no. Formatosi nell’ideale mazziniano che in Calabria ha avuto sin dal risorgimento interpreti eccezionali, Nucara ha svolto un’opera di educazione storica e politica per le nuove generazioni utile a tener viva un’eredità che ha dato frutti già nell’antifascismo, come la figura di Francesco Perri. Di 50 anni da iscritto, Nucara ne ha fatti 38 alla sezione Sardiello, quando Emanuele Terrana lo inviò in Calabria per organizzare il Pri in fase di dissoluzione dopo i moti di Reggio degli anni ’70 per l’assegnazione del capoluogo calabrese. La sezione Sardiello è titolata ad un brillante giovane scomparso prematuramente, figlio di uno dei più importanti repubblicani eletti

Il lupo perde il pelo ma non il vizio

all’Assemblea Costituente, di cui nel 2012 abbiamo potuto ripercorrere il pensiero nel libro sui “Repubblicani alla Costituente” fatto stampare dalla segreteria nazionale. Non è mai facile trovare continuatori di una tradizione di battaglia, perché magari uno in cuor suo aspira alla vita quieta. La passione politica invece brucia l’anima e bisogna metterlo in conto. Lo stesso vale quando si tratta di difendere il partito, soprattutto se l’esistenza dello stesso è minacciata. 50 anni sono passati, ma altri 50 almeno bisogna ancora farli. Nucara ha avuto e ha tanti amici, ma come egli stesso sostiene e ha sostenuto per mezzo secolo, il suo migliore amico è il Partito repubblicano.

Quei dilettanti del Datagate

Nessuno al mondo sa spiare come Putin!

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ome si dice, il lupo perde il pelo ma non il vizio. Vi pare che un ex colonnello del Kgb, uno che ha passato gran parte della sua vita negli uffici stanziati nella gelida Germania dell’est, potesse restare a guardare via via che tutti denunciavano di esser spiati dalle agenzie statunitensi? Adesso vi faccio vedere io, si è detto Putin, e subito si è messo al lavoro. Gli americani hanno tempo e soldi da perdere mettendo sotto controllo un quarto della popolazione mondiale? I russi sono più pratici. Al Cremlino interessa solo sorvegliare i leader politici, il resto è fuffa. Cosa volete che importi se ci sono dei terroristi che possono far saltare per aria qualche disgraziato nella metropolitana di Mosca usando una bomba artigianale? Semmai vale la pena di deridere gli strumenti usati da quegli sciocchi yankee, assicurando che i sistemi crittografici russi “sono impenetrabili”. Quelli degli altri no. Per cui intanto si dà volentieri ospitalità ad Edward Snowden, l’ex contractor dello Nsa che ha fatto scattare il Datagate. Gli americani avrebbero persino potuto arrostirlo sulla sedia elettrica, Putin lo protegge. Dopo decenni in cui i russi sono stati oggetto di accuse occidentali e americane di scarsa democrazia e prepotenza, ecco il testimone che è vero l’inverso. E sì che avevano persino dissolto la loro amata Unione Sovietica. Quello era un regime! Pensate: l’Urss aveva brevettato un sistema di intercettazioni totali. Roba da far sì che quelle impiegate dalla Stasi apparissero impresa da dilettanti. Ma ci si poteva anche accontentare del trucco delle chiavette Usb, anche se era stato già messo in pratica anni fa dai cinesi. Furbi, i nipotini di Mao, le regalavano alle centinaia di imprenditori in visita a Pechino, magari grazie a qualche bella ragazza conosciuta al bar dell’albergo, sulla falsariga dei film di 007, “Si vive solo due volte”. Questa mania che i servizi segreti occidentali fossero i migliori, quando si sa che l’Urss aveva predisposto una rete spionistica in Inghilterra formidabile per efficienza fin dagli anni ‘50. James Bond è il frutto di una fantasia nettamente inferiore e frustrata dalla grande supremazia sovietica. Poi, magari, si difetta di ingenuità, tipo ritenere che i rappresentanti di un

governo abboccassero al trucco delle chiavette in regalo. Gli occidentali saranno pure dei tonti, ma c’è un limite a tutto. In ogni caso, vi pare mai che un governo aperto alla partnership con i paesi europei voglia giobbarli? Negare, negare sempre, tutto, anche quando si è colti con le mani nella marmellata. Noi russi non spiamo, il trucco è degli americani che vogliono depistare il mondo dalle loro male azioni, dalla loro falsa e corrotta democrazia, dalla crisi del capitalismo malato. E’ fallita Detroit, mica Togliattigrad. Morale, i delicati equilibri che regolavano la convivenza dei servizi segreti sono saltati. Le fibrillazioni internazionali sono tornate al massimo. Altro che guerra fredda. Tanto più che di carne al fuoco, dall’Iran, alla Siria, ce n’è in abbondanza. Nessuno può mai fidarsi di nessuno. C’era una vecchia convezione a sovrintendere le relazioni fra potenze. Ognuno si spiava a vicenda ma badava bene dall’ammetterlo. Che errore far cadere il Muro di Berlino! Ora ci si dibatte in questo mondo multipolare dove ciascuno soffre di un complesso di grandezza spropositato, quando chi è davvero grande è la Santa Madre Russia. Guardate quel poverello di Obama. Si dibatte davanti alle proteste rabbiose dei suoi leader alleati, costretto a fare persino la figura del fesso che non sa cosa combinino i servizi di sicurezza al suo servizio. Ora vuole fare le riforme di colpo, come Stolypin, il ministro dello Zar prima dell’ottobre. Obama si legge i giornali del mattino, quando Putin già ha controllato i rapporti dell’intelligence consegnatigli prima del caffè. E Obama deve rispondere ad un’opinione pubblica che vuole trasparenza, certezze, integrità, diritti. Putin se ne fa un baffo di tutto questo, Cialtronaggini. C’è tutto un mondo da conquistare, perché mica penserete che la Russia, estesa com’è, possa venir marginalizzata? Dalla Siria, alla Turchia, passando per Cuba, i russi vogliono sapere e magari controllare tutto, non perché siano ancora comunisti, ma perché sono slavi: il vasto mondo gli appartiene. Lo hanno capito i ceceni a loro spese, devono capirlo anche gli altri. Litighiamo pure noi occidentali perché l’America ci sorveglia. I russi sono tornati a fare i russi.

Viaggio in Scelta Civica

Un Matarrese che da ragazzo votava Pri

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a forza di un partito costruito attraverso il libero contributo della società civile, vedi “Scelta Civica”, per la prima volta in Parlamento, è data da un sottile distacco verso le eccezionalità della vita politica. Non c’è paradosso: quello che per un partito tradizionale sarebbe un dramma, l’abbandono del suo leader naturale, ad esempio, per chi proviene principalmente dal mondo del lavoro, è quasi una curiosità. Un imprenditore di fama e successo come Salvatore Matarrese, voluto dallo stesso Monti candidato al Parlamento, non ritiene ci siano particolari ragioni di preoccupazione se Monti si è dimesso da presidente del partito. Vorrà dire che ci si stringerà intorno al vice presidente Bombassei. Un principio aziendale, quello della continuità, che funge da supporto per affrontare dickensiani tempi difficili. E poi una convinzione assoluta nelle proprie capacità. Non farsi mai abbattere. Matarrese appartiene ad una delle principali dinastie imprenditoriali del Paese, ci ha tutti i denti pronti. Facile anche assimilare rapidamente quella visione politica che pretende ottimismo. “E’ vero che si discute tanto di ritorno alla democrazia cristiana, che ci sono anime popolari anche all’interno di “Scelta Civica”, ma in concreto, questo partito popolare dove lo vedete voi?”. E poiché non si vede, scusate tanto: meglio preoccuparsi dei problemi che devi affrontare tutti i giorni. Poi fantasticare non è un delitto – a Matarrese piaceva e piace come gioca Cassano - ma insomma, non è detto che ci riguardi – sono anni che Cassano ha lasciato il Bari calcio. Il problema di “Scelta Civica” non è quindi tanto il difficile amalgama fra il mondo che proviene da “Fare futuro”, Matarrese stesso, e chi dalla comunità di Sant’Egidio, come Riccardi o magari qualche altro deputato transitato per il Pd, Ichino. Il problema è solo cosa deve fare in concreto il governo. E anche se, insomma, non è che l’agenda Monti, il cuore del programma di “Scelta Civica”, venga rispecchiato perfettamente (Matarrese ti dice che “si poteva fare di più”) intanto teniamo il punto. “Il mondo delle imprese è ben consapevole della crisi in cui versa il Paese, della mancanza di lavoro, della condizione di povertà in cui sono risucchiate intere famiglie italiane”. Qualcuno pensa che possa venir meno il governo? Sarebbe come un attentato alle stesse speranze di ripresa dell’economia nazionale, anche perché, in caso sciagurato di elezioni, si rischierebbe solo di perder tempo, per ritrovarsi magari, poi, esattamente come prima. Il lato pratico in questi casi può aiutare. Intanto, perché Renzi ne dice tante, mentre Letta deve varare dei provvedimenti utili alla sopravvivenza delle aziende, allestire un piano per il Mezzogiorno, che a Taranto ti chiudono persino l’Ilva! Quando poi al parlamentare Matarrese sfugge che il suo primo voto da ragazzo alle comunali di Bari fu per il Pri, mica ci stupiamo.


2 LA VOCE REPUBBLICANA

Giovedì 31 ottobre 2013

economia

Giornalaio di Carter “Signor Direttore, qui siamo tutti spiati da mattina a sera!” “Caro Lettore, è solo la vita comoda che voi avete scelto!”

Grande Fratello? Colpa vostra

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pioni maledetti e così inevitabilmente di moda. Una lettera su “La Stampa”. “Uno dei problemi principali della società moderna è trovare il modo di difendersi dalle ripetute intrusioni nella nostra sfera privata. Telefoni, mobili e non, computer, carte di credito, telecamere: innumerevoli sono gli strumenti che ci controllano continuamente. Sul nostro territorio sono stimate 4,2 milioni di telecamere, una ogni 13 abitanti, densità non raggiunta altrove. In media una persona viene filmata 300 volte al giorno: telecamere specializzate sulle targhe delle auto, cartellini elettronici sui vestiti, possibilità di triangolare con i cellulari per stabilire la posizione di una persona, carte fedeltà e di credito, dati elettorali, Internet, il servizio sanitario nazionale è in grado di archiviare in modo centralizzato i dati di 40 milioni di cittadini. Ci stiamo gradualmente trasformando in una società di sorvegliati, dove lo Stato dice poco di sé ma vuole sapere tutto di tutti e la gran parte della popolazione è ignara del fatto di essere continuamente spiata. E il peggio deve ancora venire: a breve entrando in un negozio un congegno elettronico valuterà la nostra persona determinando le nostre preferenze di abbigliamento, nelle scuole i bambini porteranno un cartellino con i loro dati, comprese le abitudini alimentari, le aziende assumeranno in base al curriculum sanitario elettronico dei candidati. Con alcuni anni di

ritardo sulla profezia di Orwell, il Grande Fratello è davvero arrivato nella nostra società”. Così scrisse il lettore Mauro Luglio. Rispose Calabresi. “Il Grande Fratello è tra noi, ma non è lo Stato, sono i negozi, le aziende, i gestori degli innumerevoli servizi che usiamo ogni giorno e a cui abbiamo consegnato la nostra privacy. Lo abbiamo fatto più o meno consapevolmente in nome della comodità, della velocità o della sicurezza. Quante delle telecamere in cui ci imbattiamo ogni giorno sono state messe da privati cittadini, per proteggere case, uffici, negozi o parcheggi? Pensate a quanti dei nostri acquisti o dei nostri spostamenti abbiamo deciso di comunicare ai gestori Scambio epistolare delle carte di credito per evitare la diffra direttore e suo ficoltà di usare contante o per non fare lettore. Ma di chi la coda al casello (e sfrecciare via può essere davvero facendosi registrare dal Telepass). O la colpa per la vita pensate a come abbiamo accettato di sotto vetro che farci localizzare per permettere al celè oggi la nostra? lulare di orientarci alla ricerca di una via o un ristorante”. Hai voluto la bicicletta? Tutto troppo semplice. Diciamo pure che, con l’inganno di una vita facile, ci hanno fregato. Del resto il discorso è vecchio di secoli, almeno per l’uomo post-illuminista. Prendete Rousseau: consegno la mia libertà per essere governato (e c’è chi lo contesta). Anche l’idea anarco-liberista di non pagare per la sicurezza e quindi di non volere la sorveglianza è vecchia, visto che le telecamere non sono certo ad personam. Dal che potrebbe nascere anche una interessante diatriba...

Intervista di Lanfranco Palazzolo Leo Tarasco, docente universitario, vede nel caso del Cav. svariati punti che necessiterebbero di ulteriori delucidazioni

Considerazioni di un impolitico

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ella vicenda che ha riguardato la condanna e la possibile decadenza di Silvio Berlusconi c’è stata più di una singolarità. Lo ha detto alla “Voce” il professor Antonio Leo Tarasco, docente di diritto amministrativo all’università Gregoriana di Roma. Prof. Tarasco, cosa pensa della vicenda relativa alla decadenza di Silvio Berlusconi? Quali anomalie “Si tratta dunque intravede? di una sanzione “La considerazione di tipo politico, penale che fa ma anche di tipo giuridico, è l’imriferimento ad possibilità di applicare retroattivauna interdizione mente le norme della legge dai pubblici uffici. Severino, che ha un contenuto afflitE irretroattiva” tivo. I magistrati della Corte di appello di Milano, nel rendere note le motivazioni della condanna all’interdizione dai pubblici uffici, ridotta a due anni, hanno detto che si tratterebbe di una sanzione avente un carattere amministrativo e non un carattere penale. Queste ragioni sono facilmente criticabili in punto di diritto. Si tratta chiaramente di una sanzione penale che fa riferimento ad una

interdizione dai pubblici uffici. E quindi – di conseguenza – irretroattiva. E anche se fosse solo di carattere amministrativo sarebbe irretroattiva perché le sanzioni amministrative risalenti agli anni ‘80 prevedono proprio la irretroattività anche delle sanzioni amministrative rispetto ai fatti commessi. Ad ogni modo, la Corte europea dei Diritti dell’Uomo prevede una nozione più ampia di irretroattività che abbraccia le sanzioni di carattere penale e quelle afflittive latu sensu. Dobbiamo ricordare che qui stiamo mettendo in discussione un punto molto importante della nostra democrazia: il diritto all’elettorato passivo che riguarda tutto il corpo elettorale. La distinzione tra sanzione penale e amministrativa è un falso problema. Qui è in gioco il diritto all’elettorato passivo e quindi il diritto dei cittadini a scegliersi il proprio rappresentante”. Lei pensa che ci siano stati intenti persecutori contro Silvio Berlusconi? “Voglio evitare qualsiasi valutazione di tipo politico perché io non sono un politico. Mi limito ad alcune valutazioni da studioso e docente di diritto. Io credo che nella vicenda relativa al caso di Silvio Berlusconi ci sia stata più di una singolarità”. Quali sono gli aspetti che ha trovato anomali? “Innanzitutto la clamorosa accelerazione dei tempi processuali, quella del diffuso errore della condanna penale all’interdizione ai pubblici uffici per cinque anni, che non era prevista dalla legge speciale sui reati fiscali. E’ bene ricordare che questa legge prevede l’interdizione dai pubblici uffici da uno a tre anni. Non ho capito perché la Corte di appello abbia stabilito questa pena. Poi resta da capire la relazione tra il metro di giudizio usato dalla magistratura elvetica e da quella italiana. Per gli stessi reati di Silvio Berlusconi, Frank Agrama è stato assolto da ogni addebito”.

fatti e fattacci

E’

maschio o femmina? Il dilemma sul genere è destinato a sparire nella Germania di Angela Merkel. A partire dal primo novembre, la Germania sarà il primo paese in Europa a permettere ai genitori di registrare i bambini nati con le caratteristiche di entrambi i sessi, lasciando vuota la casella riservata al genere sul certificato di nascita e creando così una categoria per i “senza sesso” nei registri pubblici. “Sarà la prima volta che la legge riconosce degli esseri umani che non sono né donna, né uomo, o sono entrambi, gente che non rientra nelle categorie legali tradizionali”, ha spiegato la professoressa di legge dell’Università di Brema Konstanze Plett. La misura intende evitare che i genitori decidano di ricorrere in fretta e furia a un intervento chirurgico per definire il sesso dei piccoli. Secondo Plett, esperta di diritti umani per gli individui intersessuali, dovranno ora seguire le leggi per regolamentare gli altri documenti d’identità: “Avremo persone che non avranno il sesso registrato sui documenti”, ha spiegato l’esperta, secondo la quale questi individui non possono rientrare nelle categorie tradizionali. La decisione avrà un impatto anche sulle leggi che regolamentano il matrimonio e le unioni civili in Germania, ha avvertito Plett. Si tratta di un’autentica rivoluzione. Come abbiamo ricordato la Germania e’ il primo Paese europeo a introdurre questa possi-

bilità e la “Suddeutsche Zeitung”, in un articolo pubblicato lo scorso 18 agosto, aveva segnalato la riforma. L’articolo era stato anche ripreso da “Spiegel online”. I due mezzi di informazione hanno parlato di una “rivoluzione legale”. Tuttavia, il provvedimento rischia di gettare nello scompiglio la pubblica amministrazione. Rimangono da chiarire molti aspetti di questa legge. Innanzitutto sono in pochi ad aver capito se questi cambiamenti interesseranno altri documenti, come i passaporti, che ancora richiedono che venga specificato il sesso femminile o maschile. Una pubblicazione di diritto di famiglia, “FamRz”, ha chiesto così l’introduzione di un terzo sesso, designato con la lettera X, proprio come è stato fatto in Australia dove si può scegliere, per qualsiasi documento, di identificarsi con un terzo sesso a prescindere dall’eventuale cambiamento di sesso. La Germania è indubbiamente un paese molto efficiente, ma sarà molto interessante vedere come la pubblica amministrazione e gli enti locali risponderanno a questa sollecitazione. La legge è stata voluta soprattutto dai liberali con l’avallo della CDUCSU. Dai prossimi giorni si vedrà quali saranno gli effetti della nuova normativa a che tipo di polemiche ci saranno. Certo, questo sarà un modello da seguire anche per gli altri paesi più avanzati. Per il momento in Italia nessuno ne vuole parlare.

VISCO: CRESCITA MODESTA E RESTA INCERTA. SACCOMANNI È SICURO: RIPRESA NEL 2014 Per l’Italia si attende “un arresto della caduta del Pil nel terzo trimestre e un ritorno a una crescita modesta nel quarto. L’incertezza resta elevata”. Così il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, in occasione della giornata mondiale del risparmio. Il nostro Paese, ha poi aggiunto, ha “debolezze strutturali a lungo trascurate” e quindi “l’azione di riforma avviata negli ultimi due anni va proseguita con determinazione”. Il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, intervenuto anch’egli alla giornata del Risparmio, è certo che per la crescita è questione di poco tempo. “Si confermano - ha infatti assicurato - le prospettive di ripresa dell’attività economica nel 2014” (Pil +1,1%) che “si porterà su livelli ancora superiori nel 2015”.

primo piano

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l ministero del Tesoro britannico emetterà 200 milioni di sterline in azioni islamiche, rivolgendosi a un mercato in espansione che il prossimo anno dovrebbe raggiungere 1,3 miliardi di sterline dopo essere aumentato del 150% negli ultimi sette anni. Gli inglesi sì che sono dinamici. Il Cancelliere dello Scacchiere Osborne aveva già spalancato le porte della City ai cinesi, Cameron lo fa all’Islam: “Vogliamo che Londra stia al fianco di Dubai tra i grandi centri internazionali per questo tipo di finanza”. Ci sono nazioni “che tirano su il ponte levatoio e rifiutano di ammettere che il mondo è cambiato”, ha detto il premir britannico che, se proprio dovrà alzare il ponte levatoio sbarrando l’ingresso, lo farà solo quando si presentano i partner europei.

&

a n a l i s i

Roma, una città di spogliarellisti?

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l giorno dopo la salvezza dal default. Dopo che il governo di Enrico Letta ha salvato il Comune di Roma dal default non si parla più della situazione finanziaria della capitale. Gli occhi di tutti i romani si stanno concentrando su altre questioni. E tra le “altre questioni” spuntano anche gli sprechi di Ignazio Marino che ha confessato di aver assunto almeno 75 persone al Comune di Roma, quasi come se il comune non avesse abbastanza dipendenti. “E’ assolutamente vero che abbiamo assunto 75 persone. Ma bisogna LA VOCE REPUBBLICANA Fondata nel 1921 Francesco Nucara Direttore Giancarlo Camerucci Vicedirettore responsabile Iscritta al numero 1202 del registro stampa del Tribunale di Roma - Registrata quale giornale murale al Tribunale di Roma con decreto 4107 del 10 novembre 1954/1981. Nuove Politiche Editoriali, Società cooperativa giornalistica - Sede Legale - Roma - Corso Vittorio Emanuele II, 326. Amministratore Unico: Dott. Giancarlo Camerucci Direzione e Redazione: Roma - Corso Vittorio Emanuele II, 326 Tel. 06/6865824-6893448 - fax. 06/68210234 - Amministrazione: 06/6833852 Progetto grafico e impaginazione: Sacco A. & Bernardini.

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anche chiarire il perché. Roma è una azienda che ha 60mila dipendenti. Il gruppo dirigente sono il sindaco e 12 assessori. Se dividiamo 75 per 13 abbiamo circa cinque persone di fiducia per ognuno di noi. Ma serviranno cinque persone per governare un gruppo di 60mila persone si o no? Io penso di sì”. Cosi’ il sindaco di Roma Ignazio Marino risponde, ai microfoni, a chi gli chiede se avesse speso troppo per il suo staff. Ma, poi, dopo aver abbandonato questo argomento, il sindaco di Roma si lascia andare ad una promessa che ha lasciato molti romani di stucco. Dopo quello fatto ad Ippocrate per la sua professione di chirurgo arriva il giuramento da sindaco per Ignazio Marino, che promette, tra l’altro, scherzando: “Se la Roma vince lo scudetto mi spoglio...”. Questo è il fuori programma nella trasmissione “Supermax” su Radio 2 durante la quale il primo cittadino ha letto una serie di promesse, tra il serio e il faceto. “Ma ora non parliamone più, i tifosi sono scaramantici e si stanno già a grattare” ha aggiunto. Dopo queste dichiarazioni, Marino ha voluto far sapere a tutti che è un uomo tutto d’un pezzo: “Andiamo dritti per la nostra strada, prendiamo le nostre decisioni, scegliamo le persone su merito e competenza, e i cittadini vedranno piano piano che la città cambia: ci saranno cinque o sei scontenti e 3 milioni di persone che apprezzeranno i cambiamenti”, ha sottolineato Marino al conduttore della trasmissione di Radio 2 Max Giusti che gli aveva domandato “come si esce puliti dai compromessi?”. Ora, queste dichiarazioni e questo comportamento possono urtare. Nei primi mesi di governo della Capitale Marino ha dimostrato di amare le prime pagine dei giornali mentre corre in bicicletta da una parte all’altra della capitale. Questo basta per fare di Marino un buon sindaco? Mah. Marino sta dimenticando tutti i problemi della capitale? Il sindaco di Roma non si fa promettendo lo spogliarello se la Roma vince lo scudetto. Lo poteva promettere una nota attrice laziale tifosa della Roma, ora l’ha promesso anche lui. Cosa vedremo?

c o m m e n t i

Pd, la solita guerra per il tesseramento

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eggio della Democrazia cristiana. Nel Partito democratico sono convinti che le elezioni primarie siano un volano grazie al quale il Pd riesce a dimostrare il grado della sua democraticità. Tuttavia, questi appuntamenti dimostrano che il Pd è un soggetto politico fatto anche di gruppi di potere. Nel pieno svolgimento delle votazioni per il rinnovo del segretario romano del Pd, nella Capitale scoppia il caso tesseramenti, con un boom di iscrizioni che, in alcuni circoli, ha raggiunto anche il +100% con l’approssimarsi dell’apertura dei seggi. “Un aumento anomalo”, si vocifera dal partito, “dovuto in particolare alle nuove regole” che, secondo il presidente e segretario ad interim del Pd di Roma, Eugenio Patané, “vanno assolutamente cambiate”. “Negli ultimi dieci giorni abbiamo registrato 5.000 nuove tessere - sottolinea -. E’ normale che potesse accadere questo, è la conseguenza del regolamento nazionale che prevede la possibilità di tesserarsi e votare fino alla chiusura dei seggi. Noi, come Federazione romana, ci siamo sempre battuti, ma ora queste sono le norme e vanno rispettate. La soluzione sarebbe quella di chiudere il tesseramento qualche mese prima delle votazioni, così come avevamo fatto noi nel 2012”. E sono proprio i “tesserati dell’ultim’ora” a creare particolari tensioni nei circoli cittadini, così come accaduto domenica scorsa a Trastevere, dove il renziano Tobia Zevi avrebbe sostituito nottetempo la lista del circolo con una propria, e come si è ripetuto lunedì sera al circolo dei lavoratori Cotral. “L’80% dei votanti sono nuovi iscritti – dice la garante, Serena Colonna -, in moltissimi sono arrivati da fuori Roma senza alcun titolo per votare, dato che la residenza o il domicilio di lavoro sono requisiti necessari per poter esprimere la propria preferenza. Il clima è teso, tanto che sono stata anche minacciata”. Lunedì sera, invece, due iscritti del circolo di Vigne Nuove, tra cui il presidente del consiglio del III Municipio, hanno dovuto ricorrere alle cure sanitarie dopo un acceso battibecco di carattere politico, “figlio di vec-

chie acredini”, come dice il coordinatore, massimo Nardini. Intanto, quando più della meta’dei circoli ha già espresso il proprio voto, si fa sempre piu’concreta la possibilità di un ballottaggio all’Assemblea del 9 novembre. L’ex assessore regionale, e già deputato e senatore, Lionello Cosentino, è in testa con il 41% delle preferenze, seguito dal giovane turco Tommaso Giuntella, al 36%, e dal renziano Tobia Zevi, che si attesta intorno al 16%. Il restante 7% va a Lucia Zabatta, dell’area di Giuseppe Civati, tra le prime a denunciare l’inusuale boom di tessere che fa discutere in città. La vicenda dimostra una cosa. Anche se il Pd non riesce a migliorare la condizione del paese, almeno riescono a migliorare la circolazione delle tessere di partito. E in ogni caso una tessera è una cosa seria.

Birmania, è solo questione di giunta

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ietato boicottare i carnefici di Aung. Nella giornata di ieri il sindaco di Torino Piero Fassino, ex Alto Rappresentante dell’Ue per la Birmania, ha incontrato il premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi per celebrare la cittadinanza onoraria del capoluogo piemontese. L’incontro non mancherà di suscitare polemiche e discussioni viste le origini politiche di Fassino, che viene dal PCI e dal Pd soggetti politici che hanno sempre vietato di individuare negli oppressori del premio Nobel della pace una giunta militare di sinistra. E’indubbiamente vero che il Partito comunista birmano viene considerato fuorilegge dalla giunta marxista al potere in quel paese, ma è anche vero che il Partito del programma socialista della Birmania e il Consiglio di Stato per la Pace e lo Sviluppo, i partiti che hanno controllato il potere in quel paese, hanno rappresentato una variante nazionalista della dottrina marxista. Per questa ragione il Pd e il quotidiano “l’Unità” hanno sempre contestato la dizione comunista, affibbiata alla giunta militare che ha oppresso e esiliato Aung San Suu kyi. Quando nel giugno 2003 “Radio Radicale” intervista Margherita Boniver sulla situazione in Birmania, il

quotidiano dei Ds contesta la dizione utilizzata dall’allora sottosegretario agli Esteri Margherita Boniver scrivendo: “A noi risultava che laggiù ci fosse una giunta militare piuttosto di destra, anzi molto di destra, ma se a Radio Radicale sono tanto sicuri, qualcosa deve essere cambiato” ( 4 giugno 2003). No, purtroppo in quegli anni non era cambiato assolutamente nulla. I governi di sinistra italiani non hanno fatto molto per contrastare quel regime. Basterà ricordare la polemica sorta nel febbraio del 1999 (Governo D’Alema – Piero Fassino ministro del Commercio con l’estero), quando il governo italiano resta silente sulla controversa Conferenza internazionale sull’eroina in Birmania dell’Interpol che si tiene in quel paese dal 23 al 26 febbraio 1999. Il silenzio del nostro governo, di fronte al boicottaggio Ue, risulta assurdo visto che, come sottolineano i deputati di Forza Italia Fei e Niccolini, “la Birmania è uno dei principali produttori ed esportatori di eroina” (“Il Giornale”, 16 febbraio 1999). Ma cosa chiedeva allora il premio Nobel Aung San Suu Kyi al nostro paese guidato da Romano Prodi? Nell’intervista concessa al quotidiano governativo italiano “l’Unità”, l’esponente politica birmana chiede sanzioni per la Birmania: Le sanzioni “servono. Le sanzioni non colpiscono la povera gente, i soldi che arrivano in questo paese diventano appannaggio di una cerchia ristrettissima, quelli che sono già ricchi”. Ma l’allora ministro del Commercio con l’Estero Fassino non l’ascolta. Nell’intervista rilasciata al “Corriere economia” del 15 marzo 1999 dal titolo “Fassino, il supervenditore: ‘In Asia c’è fame di Italia’” il ministro non nomina nemmeno una volta la Birmania, anzi dimostra di essere in disaccordo con quella strategia di boicottaggio con le dittature asiatiche: “Noi dialoghiamo con i paesi difficili [dell’Asia, nda] perché siamo convinti che più si intensificano le relazioni politiche ed economiche con queste nazioni e più si favorisce una loro evoluzione positiva”. Fassino frena sulle sanzioni anche quando diventa Alto Rappresentante dell’Ue per la Birmania nel 2007: “Vi è la necessità di usare bene la leva delle sanzioni, che sono finalizzate a premere sulle autorità del Myanmar per ottenere che cessi ogni forma di repressione” (“Corriere della Sera”, 10 dicembre 2007). Eppure sono state quelle sanzioni a determinare la crisi di quel sistema politico.


Giovedì 31 ottobre 2013

il Paese HORROR! E’ già stata ribattezzata la cascina degli orrori. Due volontari del Partito protezione animali hanno infatti scoperto a Nuvolera un macabro cimitero di carcasse animali, mucche e cani. Aggravante non da poco: il proprietario della cascina è un veterinario. Nel pomeriggio del 29 ottobre esperti del partito animali si sono recati a Nuvolera a seguito di segnalazione di un loro iscritto. Giunti sul posto, già dall’esterno della proprietà è stato possibile fotografare ciò che successivamente viene definita una cascina degli orrori: Vitelli morti da diversi giorni gettati su cataste di legno poste all’esterno della struttura, cani bruciati e ossa animali tra le quali ben identificabili mascelle e teschi di cane. Uno spettacolo da voo doo malato e disperato, estremo. Forse il tipo si sentiva signore e padrone del mondo. Quello era forse l’eden mai avuto, il paradiso dei suoi sogni privati e infine lo zoo di morte del bravo curator d’anime, pardon d’animali? Nell’attesa dell’arrivo delle autorità il padrone della cascina, il già detto veterinario, cercava maldestramente, con un attrezzo da lavoro di distruggere le carcasse dei poveri animali nonostante i flash delle macchine fotografiche lo stessero immortalando. Poi con una grossa ruspa da cantiere ha tentato di caricare quanti più carcasse possibili. All’arrivo delle autorità è stata scoperta una stalla di fortuna, dove i vitelli, detenuti in condizioni veterinarie fuorilegge, sono stati posti sotto sequestro dai Forestali. Lo stesso proprietario è stato denunciato alla magistratura. Operazioni sono in corso sui luoghi delle macabre scoperte per cercare tutto ciò che sarà utile alle indagini in corso. “Oggi ho visto scene da film horror in questa cascina” è il commento del veterinario dell’Asl giunto sul posto. “Pazzesco poter osservare tanto disprezzo per gli animali, il fatto poi che sia proprio un veterinario, aggiunge un certo sconforto” è il commento dei rappresentanti del Partito protezione animali. Bisogna pur considerare che nella testa dell’uomo alberga dell’altro. Alberga per caso il mito del campo di sterminio? Anche i nazisti, all’arrivo degli alleati volevano distruggere le prove. E le prove si sa bene cosa fossero...

LA VOCE REPUBBLICANA

terza pagina

Dal 1968 ci segue puntuale l’Acqui Storia, alla memoria della strage nazista di Cefalonia del settembre 1943 Il noto Premio ha ripreso i suoi fasti dopo qualche anno di maretta, di impuntature, di defezioni nelle giurie che presiedono alle 3 sezioni del concorso

Mettete da parte i litigi contemporanei e dedicatevi a ciò che avvenne di Riccardo Brondolo

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a 46° edizione dell’Acqui Storia, il prestigioso premio istituito nel 1968 per ricordare la strage della Divisione Acqui, perpetrata dai nazisti a Cefalonia nel settembre 1943, ha ripreso i suoi fasti dopo qualche anno di maretta, di impuntature, di defezioni nelle giurie che presiedono alle tre sezioni in cui s’è andato articolando, negli anni e in Italia, il concorso storico di maggior prestigio. Valerio Castronovo ha presieduto la giuria intesa alla sezione scientifica, Giordano Bruno Guerri alla divulgativa e Camilla Salvago Raggi ha guidato la difficile cernita tra le opere di chi s’è dedicato al romanzo storico. Come ben sa chi si interessa a queste cose, il comune (nella fattispecie quello di Acqui Terme) che s’incarica dell’organizzazione del concorso ispira altresì la scelta dei giudici; e, dopo anni di giurie che comprendevano personalità quasi esclusivamente di sinistra, con le giunte leghiste e del centro destra i criteri elettivi della scelta hanno subito un deciso riequilibrio: qualcuno ha storto il naso, qualcuno se n’è andato, qualche altro ha finto di tradire. Merito dell’assessore Sburlati, che pure ha le sue idee e le ha ben precise, è stato quello tuttavia di non esasperare le frizioni ed una capziosa sequela di distinguo e di sospetti: col tempo le acque si son calmate, i meno faziosi hanno accettato di buon grado un’ispirazione più moderata e corretta nel gestire organizzazione e presenze giudicanti; anche se le critiche di parte, della stampa e delle istituzioni politiche o politicizzate, si son fatte sentire anche oggi. Piaghe vere E come poteva non essere così, trattandosi di libri che affondavano il dito nelle piaghe della storia e della storiografia del nostro passato prossimo, dal gran camaleonte (vero o supposto) Malaparte alla tragica epopea dei fratelli Cervi, per fermarci alle opere premiate? C’era stata anche la minaccia, da parte di prestigiose case editrici, di boicottare l’evento non presentando i propri bestseller: minaccia almeno in parte rientrata, se oggi i libri concorrenti sono stati quasi 200, contro una media di 40 nelle prime edizioni. Ma trattandosi di libri, veniamo ai libri, e lasciamo ad altri il gossip da libreria. E parliamo della sezione principe del premio, quella scientifica, dove il vincitore (ex aequo) è stato Maurizio Serra, con Malaparte. Vite e leggende, quasi un’enciclopedia malapartiana, circa 600 pagine in cui il personaggio, l’uomo, lo scrittore vengono seguiti col genio di chi, appassionatosi ad un soggetto, non se ne lascia signoreggiare ma segue, con uno scrupolo da detective e la professionalità dello storico, le vicende e la traccia che quello ha lasciato dietro di sé. Maurizio Serra è un signore delle lettere: nato a Londra nel 1955, aplomb britannico, diplomatico di carriera, ha prestato servizio a Berlino, Mosca, Londra e a Parigi (come

Rappresentante Permanente presso l’UNESCO); è stato recentemente nominato Rappresentante Permanente presso l’ONU a Ginevra. Ha diretto l’Istituto Diplomatico del Ministero degli Affari esteri ed ha insegnato Storia delle Relazioni Internazionali alla LUISS di Roma. La cultura cosmopolita lo porta a interloquire per capire e non per promuoversi: è stato ed è ambasciatore della nostra cultura in Francia con opere comparse in francese prima che in italiano, su Marinetti, Malaparte (centomila copie) e Svevo. Fu lo stesso editore Grasset a proporgli il ‘maledetto toscano’: “Malaparte è meno ideologicamente ‘demonizzato’ in Francia che da noi e lo scrittore, che era stato quasi interamente tradotto negli anni ‘40 e ‘50, conserva un certo pubblico” osserva Serra sul Piccolo di Trieste; “Contro di lui [da noi] c’è un pregiudizio ideologico che Malaparte sconta perché non ha fatto il voltagabbana, come molti altri intellettuali dopo la fine del fascismo. Sempre bastian contrario, ha coniato lui stesso la definizione di “fascismo dell’antifascismo”. Del resto, la scelta di Parigi e del francese per parlare della Tecnica del colpo di stato era stata anche scelta malapartiana, quasi che certi discorsi da noi non valesse la pena di farli; e se n’è rammentato Calasso, riprendendo oggi quel saggio presso Adelphi. La biografia di Serra, comunque, bene integra, e supera, quella del Guerri: al plurale, appunto, le vite e leggende di Curzio colgono aspetti e aprono interpretazioni più ricche e convenienti del personaggio (si pensi soltanto a quanto ci suggeriscono certi suoi titoli: Donna come me, Cane come me, Città come me, Giorno come me, Un santo come me…).

oggi, la loro ribellione sarebbe raccontata come una salutare provocazione. Volenti o nolenti sarebbero arruolati tra i militanti pro nozze gay e in quanto tali invitati nei talk show ad affrontare il tema dei diritti civili negati”: e potremmo dire che, certe recensioni e certe critiche, uno, se non se le cerca, certo se le tira addosso…

Guerra fredda e crisi Il premio viene spartito con Ottavio Barié (Dalla guerra fredda alla grande crisi), che è tra i principali studiosi italiani delle relazioni internazionali. Mezzo secolo di storia globale viene analizzata attraverso la geostrategia delle massime potenze, indicando i “fallimenti” delle aspirazioni di impero mondiale degli USA. Apprezzabile anche per la stringatezza dell’esposizione, l’opera è un raro modello di metodo storiografico. La sezione divulgativa (e permangono, evidenziate dai fatti, le nostre riserve su questa partizione in libri storici di serie A e B) ha visto prevalere su altri testi a nostro avviso decisamente più apprezzabili (e basterebbe citare, anche per la stringente attualità del soggetto La dittatura dei banchieri, di Emidio Novi) il curioso Una sconosciuta moralità. Quando Verlaine sparò a Rimbaud, di G. Marcenaro, storia di un amore omosex tra i due poeti maledetti e dei suoi strascichi: opera in cui decisamente prevalgono compiacimenti iper-realistici legati agli atti del processo (questi sì, osceni) sull’approfondimento di una tematica sociologica considerata in un certo momento della storia e della letteratura europea. Ha scritto A. Gnocchi sul “Giornale”: “Fossero vissuti

di nuovo saltare qualche nervo scoperto della sinistra, almeno di quella più umorale. È pur vero che il giornalista del “Corriere”, con le sue origini dalmate e la sua sensibilità per le libertà individuali, non lo si può inquadrare tra i politicamente corrèct; e che certe vicende della resistenza emiliana e dalmata sono sacche oscure e scheletri (ahimè, non solo) nei regesti dell’antifascismo; ma che di certe cose non si debba, preconcettualmente e per il rischio di lesa maestà, trattare, e poi valutare e discutere, beh, ci mancherebbe. Piuttosto, è quell’aura un po’ da feuilleton che aduggia questa ibrida sezione del premio, è questo facile scivolo verso la storia romanzata che mette in gioco la serietà del discorso e pare, per definizione, autorizzare facili licenze; è questo equivoco che inficia la patente di storiografia pei testi in questione a rendere più difficile la lettura ed il discorso critico.

Nervo scoperto Con L’ultima notte dei fratelli Cervi. Un giallo nel triangolo della morte Dario Fertilio si è imposto nel romanzo storico sul piacevolissimo Addio a Roma della Sandra Petrignani. E ha fatto M. Serra

Quattro La spettacolarizzazione e l’appeal mediatico del Premio si sono avvalsi poi della presenza di quattro titolati Testimoni del tempo: l’eretico Giampaolo Pansa, il raffinato e amabile Pupi Avati, l’economista-divulgatore Roberto Napoletano e il regista P. F. Pingitore, quello del Bagaglino. Premiata anche la serie televisiva “La Storia in TV 2013” con la ricostruzione del rapimento del giudice Sossi; e medaglia presidenziale di Napolitano ‘alla carriera’ per lo storico Franco Cardini. Un’ultima osservazione, comunque: possibile che, per colpa degli uni e degli altri, e soprattutto degli assenti, un giudizio di valore non possa mai sortire, in questo paese, da disponibilità più serene e da un’analisi più coscienziosa ed equilibrata?

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Formigoni, uno che ama molto Lou Reed!

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a come sarebbe, direte ora voi, un altro articolo su Lou Reed? Oltretutto non vostro”. Ma non sarà un po’ troppo? Nossignore, non è troppo, visto che uno come Lou Reed tanto è nato una volta sola, tanto è morto con le stesse modalità e dunque andrà pur celebrato. E poi, alla stessa domanda, rispondiamo sissignore, visto che fra tutti quelli che abbiamo cercato dal week end in poi, questo ci pare il più interessante, dopo il nostro, ovviamente, ove si mettono in luce valori materiali ed artistici che altri trascurano come se lo facessero apposta. Ma son sordi, o cosa? In ogni caso l’autore è Francesco Adinolfi, ovviamente “il Manifesto” che di rock’n’roll e dintorni ne ha sempre saputo molto ma molto più degli altri. Il giorno di uscita è il 29 ottobre, dunque martedì. Buona lettura. “Se ne è andato a 71 anni Lou Reed, in seguito a complicazioni insorte dopo il trapianto di fegato dello scorso maggio; negli ultimi mesi si era ripreso e fino all’ultimo secondo faceva esercizi di Tai Chi. Cercava di resistere, come ha raccontato Charles Miller, il suo medico. La notizia della morte ha fatto il giro del mondo in un istante, domenica scorsa. La rete si è infittita di tweet di omaggio, dolore, ricordo. Tutti hanno twittato: da Iggy Pop a John Cale, da Mia Farrow a Irvine Welsh. Evidentemente un pezzo di Lou Reed è asperso nel cuore di molti. Un po’ come quella frase apocrifa che da sempre si portava appresso: The Velvet Underground & Nico, il primo disco della band del ‘67, ha venduto solo 30mila copie in due anni, ma chi lo ha acquistato ha formato una band. In realtà nei primi due anni quel disco aveva venduto quasi sessantamila copie e la frase forse l’aveva detta Brian Eno. Si dice, chissà. Resta il dato di una band che, sospinta dalla banana in copertina di Warhol e da quella iconografia così decadente, oscura, insana avrebbe cambiato la storia del rock. Nel ‘67 i Velvet Underground di Lou Reed, John Cale, Maureen Tucker, Sterling Morrison e Nico esordiscono a New York contrapponendosi radicalmente a quanto stava avvenendo in California. Furono il primo gruppo della storia a formalizzare un’estetica del perdente, del loser divo; perché divistico era stato l’atteggiamento di Andy Warhol, il loro maestro, nei confronti dell’arte. I Velvet Underground trasformarono in arte il quotidiano più urbano e noir (un mendicante, uno stupro, una dose di eroina, un bacio, un amore trans/gay/etero) cogliendolo nell’attimo del suo massimo disfacimento/realizzazione, ripetendolo all’infinito in canzo-

ni rette da una costante serialità. Proprio come Warhol aveva reso arte Marilyn, Presley o un’auto accartocciata. Grazie ai testi di Lou Reed furono anche il primo gruppo a cantare la morte (rivestendola di un alone di culto), avendone una consapevolezza tremenda, tragica. Forse per questo Lou Reed ha resistito fino all’ultimo istante, restio a cedere l’ultima mano a chi voleva riprendersi tutto: ispirazione e arte. Lo intervistai nel 1989 in occasione dell’uscita di New York, il suo quindicesimo album, tra i più riusciti e poeticamente sentiti. Era il suo omaggio a New York, città inscindibile dalla vita e dall’arte di Lou Reed. La città dei ricchissimi e dei poverissimi, niente o ben poco in mezzo. La città che divora i suoi artisti e dove fare un disco è già di per sé un atto di ottimismo. Raccontava: “È difficile formare una band a New York, ecco perché ammiro molto chi ci prova. Per i musicisti è difficile sopravvivere, restare vivi”. Seguì una domanda su quanto si sentisse importante, se avesse consapevolezza di quanti rocker avesse ispirato. Si schermì: “Non è questo il punto; per me la cosa importante è che esista ancora una scena underground, che ci siano i gruppi. Soprattutto qui a New York, città che non è mai stata gentile con nessuno che abbia voluto fare qualcosa”. New York era la sua ossessione. Così come la chitarra, che metteva ovunque, che amava, di cui apprezzava sentire anche solo il suono. I chitarristi erano la sua passione, tra questi ci metteva Keith Richards, Carl Perkins, James Burton, BB King, Stevie Ray Vaughan. Al punto che ogni volta che scriveva un testo aveva subito bisogno di accompagnarsi con una chitarra. Quello era il test, il punto di passaggio, l’eventuale trasposizione su disco. Lou Reed si concedeva poco ai media, detestava i tour e preferiva lo studio di registrazione. Erano i pezzi a parlare. Tanto che se si fossero messe una dietro l’altra le sue canzoni, raccontava nell’intervista, “verrebbe fuori un libro molto grande, la storia di come è stato crescere a New York, dagli anni Sessanta in poi”. Era quella un’idea a cui Lou Reed teneva molto; per lui il primo ascolto di un disco era fondamentale. “In quel momento - raccontava - sei ancora vergine, è lì che devi farti assorbire completamente”. Non solo: chiedeva sempre un ascolto completo, dedicato. Perché spesso i pezzi dei suoi dischi erano consequenziali, piccoli capitoli di un unico testo, con tecniche narrative che lo hanno accompagnato da sempre, dalla prima persona a quella terza persona con cui ha infittito le storie dei Velvet: Candy Says, Lisa Says ecc. Cercava di rimuovere la sua presenza dai testi ma tecnicamente era sempre lui a dirigere il traffico. Per questo I’m Waiting for the Man (Velvet Underground) sembrava/era la storia di Lou in attesa della dose di eroina; per questo in Underneath the Bottle, il pezzo su The Blue Mask, l’album del 1982 raccontava l’alcolismo del protagonista, cioè il suo. Per questo la storia del protagonista di Kill

Your Sons su Sally Can’t Dance era anche la sua: un ragazzo che i genitori sottopongono a elettroshock per “curarlo” dalla bisessualità. La sua carriera solista è stata un tuffo costante nei mari più agitati del rock; dal suono inutile, finto moderno di Mistrial alla ruvidezza di Street Hassle, vera gemma degli anni Settanta, molto simile a New York nell’approccio sonoro. E poi Transformer (1972), Berlin (1973), Sally Can’t Dance (1974), Coney Island Baby (1975), Rock and Roll Heart (1976), passando anche per Metal Machine Music, il doppio album solo feedback e rumore che tutti noi riportammo al negozio perché convinti che non funzionasse. Senza Lou Reed non ci sarebbe stato David Bowie che gli produrrà Transformer, non ci sarebbero stati gli U2 che per ammissione di Bono hanno costruito la propria carriera scopiazzando Lou Reed e i Velvet. Non ci sarebbero stati dai Joy Division ai Sonic Youth, passando per Nick Cave, Morrissey e buona parte del punk. Chi scrive era ieri al concerto dei Pil. Lydon non ha fatto alcuna menzione della morte di Reed. Si sa che non lo sopportava non tanto per la musica quanto per l’influenza nefasta - secondo Rotten - avuta su Sid Vicious che aveva mitizzato agli eccessi la tossicodipendenza raccontata nei pezzi da Reed. Ma tant’è, il resto delle band punk non avevano resistito al fascino dell’artista: Buzzcocks, Generation X, Eater e cento altri. Citando a caso vengono in mente anche Nirvana, Rem, Elvis Costello, Jonathan Richman, Hole, Patti Smith, Talking Heads, Spacemen 3, Feelies, Galaxie 500 fino a Beck che per il suo fan club ha ri-registrato l’intero Velvet Underground & Nico. Negli ultimi vent’anni la vita di Reed si è incrociata con quella di Laurie Anderons, una relazione sentimentale e una collaborazione artistica, che è continuata fino alla fine. Si erano conosciuti al Festival delle Arti di Monaco dove, su invito dello stesso Reed, cantò A Dream da Songs For Drella. “Sono rimasto stupefatto quando l’ha cantata esattamente come avrei fatto io dal punto di vista ritmico, con gli intervalli giusti”, racconterà Reed. È solo un esercizio ozioso menzionare chi è rimasto immune da Lou Reed, basti solo pensare che in I’ve Been Tired, un pezzo su Come On Pilgrim, il debutto dei Pixies, Black Francis canta: I wanna be a singer like Lou Reed. Cresciuto con in testa il free jazz di Cecil Taylor e Ornette Coleman, due sue influenze fondamentali ben trasposte nelle spigolosità dei Velvet Underground ma anche con l’approccio melodico del doowop (le canzoncine scritte a inizio carriera per mantenersi), Reed è diventato negli anni l’apostolo noir del rock, tanto che per sua ammissione: my god is rock’n’roll. Lo stesso god/dio che in Rock&Roll (da Loaded dei Velvet Underground) cambia la vita di Jenny: “Sai una cosa, la sua vita è stata salvata dal rock’n’roll”. Grazie a Reed le Jenny

sono diventate milioni”. E questo era Adinolfi su Lou Reed. Su di lui hanno scritto su Twitter: Roberto Formigoni, Enrico Ruggeri, Iggy Pop, Ligabue, Salman Rushdie e tanti altri, ovviamente.

Lezioni di fotografia attraverso internet

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ggi, per la Triennale di Milano, con la cura di Associazione fotografi professionisti, una lectio magistralis di Maria Vittoria Backhaus che gli appassionati del ramo non dovrebbero mancare. Il tutto anche in streaming all’indirizzo afiponline. blogspot. it. La diretta avviene al Teatro Agorà della Triennale, ore 19,00, viale Alemagna, 6. Da non mancare per varie ragioni tutte importanti. Un po’ per la trascuratezza con cui la fotografia è considerata (caso unico al mondo) qui in Italia, come se neppure fosse un’arte, ma la figlia bastarda di non si sa bene cosa. Certo, parliamo di un nome famoso come Backhaus, ma ciò non toglie che le condizioni di cui sopra permangano in modo drammatico. E poi conoscere la testimonianza di un protagonista prestigioso è sempre un’occasione da non perdere. Conversazione condotta da F. Sclavi. Il mondo di Maria Vittoria Backhaus si compone di tante storie. Le sue fotografie non sono mai fini a se stesse, ma sono momenti che fanno parte di una sceneggiatura più complessa. Prima di iniziare, nella metà degli anni Sessanta, la sua carriera come reporter fotografico di eventi culturali, politici e musicali della scena beat, si è laureata in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Brera. In seguito, ha trasferito il suo lavoro in studio; sono nati così i suoi scatti d’interni e di natura morta, includendo anche la moda. Questo ha comportato il cambio, dal bianco e nero di piccole dimensioni, al colore di grande formato, usando una Swiss Sinar 4 x 5 pollici e una Deardorff 8 x 10 pollici in legno. Per quasi dieci anni, fino alla fine degli anni Novanta, gran parte del suo lavoro, in particolare quello di moda, è stato realizzato con pellicole a colori polaroid di grande formato (Polaroid 809). La sua collaborazione con lo stilista Walter Albini, con Vogue e altre riviste, ha avuto un ruolo rilevante nel suo sviluppo professionale. Ce n’è abbastanza per apprendere: chi ama il dato materiale, tecnico, non perderà l’appuntamento.


4 LA VOCE REPUBBLICANA

Giovedì 31 ottobre 2013

M. Gargano, pres. dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni Apprensione per il futuro perché “nulla di sostanziale è cambiato e il territorio appare a rischio”

Situazione idrogeologica in costante peggioramento

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iamo climaticamente su un Titanic, ma facciamo finta di non accorgercene, nonostante gli eventi ce lo ricordino costantemente: oggi la tempesta di San Giuda nel Nord Europa, ma solo pochi giorni fa le alluvioni in Italia, già costate, in pochi giorni, una decina di morti e danni ingenti. Siamo molto preoccupa-

ti.” Commenta così Massimo Gargano, Presidente Anbi (Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni), i più recenti eventi meteo, guardando con apprensione al prossimo futuro perché, aggiunge, “poco o nulla di sostanziale è cambiato ed il territorio, stante un’urbanizzazione non di rado incontrollata, è

sempre più a rischio.” Secondo l’Anbi (Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni), gli eventi alluvionali già verificatisi nelle scorse settimane ed il persistere di temperature superiori alla media stagionale sono indicatori preoccupanti alla vigilia del mese di Novembre, statisticamente il più pericoloso per la sicurezza idrogeologica. Basta scorrere soprattutto recenti dati ELENCO PAGAMENTO TESSERE PRI 2013 Sez. Pri Padova; Sez. Pri “Cattaneo”, Rovigo; Sez. Pri Cesenatico (FC); Sez. Pri Paola meteorologici: era Novembre (CS); Sez. Pri “R. Pacciardi” Grosseto; Sez. Pri “Chiaravalle” Soverato (CZ); Sez. Pri quando il fiume Po, nel 1951, Jesi e Chiaravalle (AN); Sez. Pri Catanzaro; Consociazione Pri Cesena; Federazione allagò il Polesine; è il 4 Provinciale Pri Ravenna; Sez. Pri “Silvagni-Mazzini-Valconca”, Rimini; Sez. Pri Novembre 1966, la data della “Mazzini”, Rimini; Sez. Pri, Novi Ligure (AL); Sez. Pri, Lamezia Terme; Sez. Pri tragica alluvione di Firenze e Vomero Arenella (NA); Sez. Pri “Ugo La Malfa”, Codigoro (FE); Sez. Pri “Pisacane”, di tante altre zone d’Italia; era Foggia; Sez. Pri “Sant’Andrea Borgo Mazzini” Rimini; Sez. “Ugo La Malfa”, Napoli; Novembre, quando fu alluSez. Pri “Celli” Cagli (PU); Sez. Pri “Centro”, Caserta; Sez. Pri “Garbarino”, vionato il Piemonte nel 1994; Chiavari (GE); Sze. Pri Fano (AP); Sez. Pri “Mazzini”, Comacchio (FE); Sez. Pri “Giovine Europa”, Andora (SV); Sez. Pri Mantova; Sez. Pri Dro (TN); Gruppo Pri è stato sempre a Novembre Lucchese, Lecco; Sez. Pri “G. Spadolini”, Viareggio; Sez. Pri “R. Sardiello”, Reggio che il maltempo ha flagellato Calabria; Sez. Pri Melicucco (RC); Sez. Pri Locri (RC); Sez. Pri Samo (RC); Sez. Pri nel 2010 l’Italia (Veneto, Venezia Giulia, Africo (RC); Sez. Pri Bovalino (RC); Sez. Pri Gioia Tauro (RC); Sez. Pri Pavona, Roma; Friuli Sez. Pri Cecchina, Roma; Sez. Pri Palombara Sabina, Roma; Sez. Pri Tuscolana, Liguria, Lombardia, Toscana, Roma; Sez. Pri "Pisacane", Foggia; Sez. Pri "G. Mazzini", Ferrara; Sez. Pri "L. Emilia-Romagna, Campania Santini", Viterbo; Sez. Pri Trieste; Sez. Pri “Camangi” Roma; Sez. Pri “Bonfiglioli” e Calabria); a Novembre Bologna; Sez. Pri Grottaglie (BA); Sez. Pri Spilimbergo (PN); Sez. Pri “Aurelio Saffi” 2011 ci sono state di nuovo Ravenna; Sez. Pri Varese; Sez. Pri Bottiroli” Voghera (PV); Sez. Pri “Mameli” Cologno vittime e città allagate Monzese (MI); Sez. Pri Cremona; Sez. Pri “Flaminio Prati (Roma); Sez. Pri “F.lli (Genova, Cinque Terre, La Bandiera” San Pietro in Campiano (RA). Sono pervenute all'Ufficio Amministrazione del PRI versamenti di pagamenti tessere di singoli Spezia, Lunigiana, estendendosi in Toscana, in parte del iscritti. E' chiaro che ai fini congressuali l'iscrizione singola non consente la partecipazione ai lavori Piemonte ed in Campania); altri 12 mesi ed il problema è dell'Assise repubblicana. ritornato d’attualità, perché Chi non è nelle condizioni di avere una sezione dovrà iscriversi a quella territoriale più vicina. Per ogni ulteriore informazione o chiarimento si prega di rivolgersi all'Ufficio Organizzazione l’anno scorso vittime, allaga(Maurizio Sacco) ai seguenti numeri: 338/6234576 - 334/2832294 - oppure orgpri@yahoo.it menti, frane, crolli, esondazioni diffuse, necessità di MODALITÀ PAGAMENTO TESSERE PRI 2013 evacuazioni hanno gettato il Conto Corrente Postale n. 33579004 Centro Nord nel caos intestato a Partito Repubblicano Italiano (Toscana, Veneto, Liguria, Lazio, Umbria). Bonifico IBAN IT03N0760103200000033579004 Il dissesto idrogeologico inteintestato a Partito Repubblicano Italiano ressa l’82% dei comuni ita-

liani, vale a dire che 6 milioni di persone abitano in un territorio ad alto rischio idrogeologico e 22 milioni in zone a rischio medio. Secondo il Consiglio Nazionale Ricerche (Cnr), tra il 1950 e 2012 si sono registrati 1.061 eventi di frana e 672 eventi di inondazione. Le vittime sono state oltre 9.000 e gli sfollati e senza tetto oltre 700.000. Tali eventi hanno avuto impatto sui beni privati e collettivi, sull’industria, sull’agricoltura, sul paesaggio, sul patrimonio artistico e culturale senza contare le conseguenze occupazionali e psicologiche sulla comunità. “Tra il 1944 e il 2011, il danno economico prodotto in Italia dalle calamità idrogeologiche è mediamente pari a circa 850 milioni di euro annui. Eppure – sottolinea Gargano - mentre la politica discute di se stessa, il nostro Piano per la Riduzione del Rischio Idrogeologico, fatto di 3.342 interventi perlopiù immediatamente cantierabili e finanziabili con mutui quindicennali, resta senza concrete risposte, nonostante le reiterate condivisioni di principio.” Nel frattempo, le condizioni del territorio e delle sue comunità peggiorano e necessitano di interventi sempre maggiori. “La nostra proposta 2012 – ricorda il Presidente dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni indicava 2.943 interventi per un importo di 6.812 milioni di euro. Nel 2013, il numero degli interventi proposti è cresciuto del 13,9%, per un importo complessivo di circa 7.409 milioni di euro, vale a dire un incremento pari ad 8,7%. Ancora più significativo – conclude Gargano – è però il confronto con il 2010, anno del nostro primo report: gli interventi necessari sono cresciuti del 144,9% e la spesa del 77,1% a testimonianza di una situazione idrogeologica del Paese in costante peggioramento.”

Recensione di Antonio Angeli del libro di Giancarlo Tartaglia "Francesco Perri, dall'antifascismo alla Repubblica" di prossima uscita. La recensione è apparsa su “Il Tempo" del 13 ottobre 2013

C

ome è possibile nascere repubblicani in una monarchia, quale era l’Italia alla fine dell’Ottocento? Significa anteporre il ragionamento e l’amor di patria a qualunque convenienza. Accadde a Francesco Perri, acutissimo osservatore e al tempo stesso protagonista della vita democratica del nostro paese. Perri nacque nel 1885 in un paesino in provincia di Reggio Calabria, dal quale si distaccò subito per vivere tra il nord d’Italia e il cuore dell’Europa, mantenendo sempre, però, l’occhio e la mente rivolti a quella che per decenni si è chiamata “Questione Meridionale”. Perri fu, nella sua vita di intellettuale, lunga e difficile, “schiavo” del pensiero. Il ragionamento lo fece essere repubblicano nell’Italia dei Savoia, antifascista quando marciavano le camicie nere e poi meridionalista, legato alle realtà locali al tempo dell’Impero... La storia di questo intellettuale, giornalista e politico, uno di quelli che hanno costruito dal basso, con lacrime e sangue (veri), l’Italia felix del boom economico, è scritta in un completissimo saggio biografico: “Francesco Perri. Dall’antifascismo alla Repubblica”, di Giancarlo Tartaglia, Gangemi Editore, 320 pagine, 25 euro. Tartaglia, storico, giornalista e docente universitario descrive, con una minuziosa opera documentale, da Giolitti alla Ricostruzione, l’evoluzione e la vita di quest’uomo che aveva come obiettivo l’affermazione di un principio modernissimo: la selezione dell’élite di governo deve essere realizzata per via meritocratica e non per mero diritto di successione. Individuò nella monarchia, con i suoi rituali e le sue clientele, un ostacolo insuperabile per la realizzazione di un paese moderno. Nel Ventennio visse un antifascismo appartato, di poco clamore, ma di costanti sofferenze. Si dedicò alla politica nel difficile periodo dell’occupazione nazista finché, dopo la liberazione, nel ’45, il partito lo volle alla guida del “Tribuno del Popolo”, foglio repubblicano genovese, e poi della stessa “Voce Repubblicana”. Fu protagonista delle battaglie per la Costituente e per la Repubblica fino ai giorni della vittoria referendaria. Roberto Balzani, nella sua introduzione, definisce il libro “un bel contributo alla storiografia sul repubblicanesimo, che sarebbe piaciuto a Giovanni Spadolini”. E a tutti quelli che costruiscono e vivono la democrazia “dal basso”. Antonio Angeli,“Il Tempo”, 13 ottobre 2013

brevi dall’Edera Il Vice Segretario regionale del Pri di Bari ha chiesto alle autorità competenti chiarimenti sul “Potenziamento linea 21 Amtab e sull’allargamento del passaggio a livello” in località Carbonara. E’ noto che la linea 21 di cui in oggetto, ha il proprio capolinea in Via Madonna delle Grazie incrocio con Via Fanelli nel quartiere di Carbonara di Bari. Affinché venga fornito un migliore servizio urbano ai cittadini residenti nell’abitato di Ceglie del Campo attiguo all’abitato di Carbonara, si richiede con cortese sollecitudine, di valutare l’opportunità di allungare il percorso della linea urbana di circa 2 o 3 Km. In dettaglio, si chiede di consentire il proseguimento del bus su Via Fanelli Strada Provinciale per Valenzano, fino a raggiungere l’intersezione con l’area di Via Gorizia in Ceglie del Campo, nonché di procedere su quest’ultima raggiungendo, in particolare, le aree di circolazione Via Manzoni e Via Angelantonio Quaranta nei pressi della Scuola Media Manzoni, in Ceglie del Campo. Considerato che, nella zona in questione, le aree di circolazione sono piuttosto agevoli per le varie manovre dei bus urbani, appare ragionevole istituire altresì un nuovo capolinea in direzione centro di Bari. I vantaggi che si profilerebbero per la cittadinanza sarebbero innumerevoli. In primis vi sarebbe un immediato decongestionamento della linea 4; linea percorsa da vetture vetuste e perennemente affollate. Essa, infatti, effettua fermate generalmente distanti dalle residenze dalla maggior parte dei cittadini che usufruiscono del servizio

urbano, ovvero gli studenti della Scuola Media Manzoni ed i residenti della zona in forte espansione. A seguito di numerose richieste scritte del P.R.I. al Sindaco, agli Assessori al ramo ed alla Direzione di Esercizio delle Ferrovie del SudEst di allargamento del passaggio a livello di Via Antonio Quaranta nell’abitato di Carbonara di Bari al fine di agevolare la svolta del numeroso flusso veicolare su Via Carducci – Goldoni, preso atto che finalmente sono iniziati i lavori per effettuare l’allargamento di detto passaggio a livello, conferendo, cosi, maggiore sicurezza alla circolazione stradale in detto tratto di strada ed evitare, in futuro, il consumarsi di tragici eventi. Il P.R.I., anche a nome dei cittadini utenti della strada, ringrazia gli Amministratori tutti per l’impegno e per la realizzanda opera pubblica che consentirà l’eliminazione della grave situazione esistente al passaggio a livello di Via Antonio Quaranta. Con l’occasione, si ricorda alle Autorità sia comunali che provinciali, di eliminare anche il problema dell’accesso da Via Fanelli a Via Antonio Quaranta, dei c.d. veicoli pesanti (TIR ed autoarticolati) che, non potendo effettuare la prevista svolta su Via Carducci – Goldoni, paralizzano cosi il traffico veicolare anche per una intera giornata, ponendo la prevista segnaletica di divieto di accesso al traffico pesante su detta via. Giuseppe Calabrese, Vice Segretario Regionale Pri, già Assessore Comune Bari

La Voce Repubblicana del 31 ottobre 2013  

Quotidiano del Partito Repubblicano Italiano - n. 209 di giovedì 31 ottobre