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QUOTIDIANO DEL PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO - ANNO XCII - N° 148 - MERCOLEDI 31 LUGLIO LUGLIO 2013 Euro 1,00 NUOVA SERIE POSTE ITALIANE S.P.A. - SPED. IN ABB. POST. - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27.02.2004, N. 46) ART. 1, COMMA 1, DCB (RM)

LETTA ABBRACCIA SAMARAS

Euroscetticismo più diffuso negli Stati membri mmiriamo il coraggio del presidente del Consiglio italiano. Recatosi in un’Atene da molti data per spacciata, ha detto che “l’Europa è nata qui, è andata in crisi qui e risorgerà qui”. Fermezza di convinzioni che probabilmente l’omologo greco di Letta, il conservatore Antonis Samaras, potrebbe aver perso da tempo. Chissà che Letta davvero non sia riuscito ad infondergli quel calore umano che, quando si rasenta la disperazione, può davvero aiutare. Le crisi economiche non dipendono da fattori psicologici, ma la psicologia può invitarti a lottare. E poi Letta non è stato solo di conforto psicologico. Il via libera europeo al Tap, il Gasdotto Trans-Adriatico, avrà effetti benefici per i prossimi 20 anni, perché dovrebbe “spostare il cuore degli hub energetici nell’area del Mediterraneo”, e poi c’è stata la promessa che gli imprenditori italiani giocheranno un ruolo nel processo di privatizzazione degli asset greci. In proposito, Letta ha annunciato che un piano di privatizzazioni è in preparazione anche per l’Italia. Il ministro Saccomanni lo aveva vagheggiato a Mosca, Letta lo ha confermato ad Atene. Aspettiamo che qualche esponente del governo lo dica anche a Montecitorio a Roma. Intanto a Letta crediamo volentieri: “Si farà in autunno e sarà un piano largo”. Perché va bene pensare alla Grecia, ma, se non facciamo attenzione, rischiamo che sia la Grecia a dover presto confortare l’Italia. E’ vero che ci sono i primi segnali di stabilizzazione dell’economia, il Centro studi di Confindustria ha rilevato un incremento dello 0,2 per cento della produzione industriale italiana a luglio rispetto al mese prece-

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dente (dopo l’altro aumento di giugno); l’Istat ha addirittura scoperto un aumento dell’indice di fiducia delle imprese. Solo che i nostri problemi strutturali, alte tasse, alto debito, scarsi servizi, burocrazia imponente, una tradizione di spreco di denaro pubblico, incidono parecchio, tanto che c’è chi sostiene che la ripresa europea sarà “sbilanciata” tra nord e sud. Se l’Italia non si attrezza per tempo, potrebbe mancarla. Per questo avremmo preferito che il governo avesse già pronto in tasca un piano di dismissioni per luglio, ma va bene il principio, e confidiamo nell’autunno. Anche se allora le cose potrebbero essere più difficili politicamente. Per il resto, l’europeismo di Letta è ammirevole. In Grecia la Ue ha commesso degli errori, ha detto, ma ora “deve dare risposte e risultati”, deve dimostrarsi “credibile” anche per evitare la sfiducia dei cittadini. Posizione, questa italiana, che cozza con quella tedesca, dove il ministro delle Finanze di Angela Merkel, Wolfgang Schäuble, esorta ancora a mantenere la “pressione” sui greci, considerati “molto lontani dalla vetta della montagna”. La Troika (Bce, Fmi, Ue) impegnata ad Atene, la pensa più come Schäuble che come Letta e parla di un progresso greco ancora in ritardo. E all’euroscetticismo dei cittadini si sta affiancando quello degli Stati. Il governo olandese per la prima volta si è pronunciato a favore di una Europa più modesta negli obiettivi, sul modello britannico, la Francia si è detta prudente, e a Parigi si parla di un’uscita concertata e imminente dalla moneta unica. Non è che per l’anno prossimo, proprio con la presidenza greco italiana dell’Ue, inizierà il fuggi fuggi generale?

L’Italia si ferma a Pozzuoli Lutto nazionale per una sciagura inaccettabile

Mezzogiorno fuori controllo igliaia di persone hanno partecipato ai funerali delle 38 vittime della tragedia del bus a Pozzuoli. Erano presenti alla cerimonia anche rappresentanti del mondo delle istituzioni, tra cui il premier Enrico Letta, il segretario del Pd Guglielmo Epifani, il ministro delle Politiche agricole Nunzia De Girolamo e il ministro per l’Ambiente, Andrea Orlando. Di “inaccettabile sciagura” ha parlato il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, mentre il presidente del Senato Pietro Grasso ha esortato a “fare chiarezza sull’accaduto”. La procura di Avellino sta valutando anche la posizione della società Autostrade. Le indagini sulla strage del bus “sono a tutto campo”. Il pm ha anche precisato che “ci sono indagati” per il fascicolo aperto in procura ad Avellino sull’incidente, senza però specificare chi è indagato e perché. Il corpo dell’autista del bus è stato portato nella sala mortuaria dell’ospedale San Giuseppe Moscati di Avellino. Si prevede l’esame autoptico che dovrà chiarire se l’uomo sia stato vittima di un malore. Ciro Lametta, avrebbe cercato di fare di tutto per fermare l’autobus anche se non ci sono segni di frenata sull’asfalto. Sono state rilevate abrasioni sulla barriera laterale a circa 800 metri dal luogo dell’incidente e ulteriori abrasioni sul muro di margine destro in calcestruzzo 500 metri dopo.

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IL CAIRO, DUE ORE ASHTON-MORSI

DI COLLOQUIO

Si è svolto l’incontro tra il capo della diplomazia Ue, Catherine Ashton, in visita al Cairo e il deposto presidente egiziano, Mohamed Morsi, con un colloquio durato almeno due ore. Maya Kocijancic portavoce del capo della diplomazia Ue ne ha dato conferma senza rivelare dove sia

avvenuto l’incontro. Ashton è alla sua seconda missione al Cairo in 12 giorni. Aveva incontrato precedentemente il capo dei militari, il generale Abdel fattah el Sissi.

ISLAMABAD, I TALEBANI ATTACCANO CARCERE E LIBERANO ESTREMISTI

piena notte un carcere a Dera Ismail Khan, nel centro del Pakistan, per liberare centinaia di talebani e militanti di gruppi estremisti. Gli aggressori hanno impiegato razzi e armi pesanti, ingaggiando una battaglia con la polizia e prendendo in ostaggio i degenti d’un vicino ospedale.

KANO, ESPLOSIONI CONTRO CRISTIANI

Una serie di esplosioni avvenute nel quartiere di Sabon Gari, abitato in maggioranza da cristiani, ha causato già dieci morti. Il quartiere della città del nord della Nigeria era stato colpito anche il marzo scorso dagli uomini del gruppo integralista islamico Boko Haram.

ELENCO E INFORMAZIONI PER IL PAGAMENTO DELLE TESSERE PRI 2013 a pag. 4

I talebani del TPT hanno attaccato in forze in

L’ansia crescente ica solo il Pdl sta vivendo con ansia crescente un passaggio giudiziario che potrebbe rivelarsi decisivo per il suo immediato avvenire. Anche nel Pd c’è chi, nonostante la proclamata indifferenza, si torce le budella: “Speriamo lo arrestino”. Perché, sì, vabbene, nessuno vuole legare le sorti del governo Letta alla pronuncia della Suprema Corte o, in alternativa, scaricare su altri la responsabilità di una scelta che è tutta sulle spalle di Berlusconi e però guardate, mica ci fregano. Perché se Berlusconi venisse condannato, non può mica illudersi che il governo non cada

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per colpa sua qualunque cosa faccia: oramai è un criminale! E il Pdl, invece di ringraziare i bravi giudici, parla già di “accanimento giudiziario” e di “uso politico della giustizia”, lascia pendere sul governo la spada di Damocle “di una sentenza considerata come il frutto avvelenato di una patologia”. Il 30 luglio per il Pdl è il giorno del giudizio, dopo il quale nulla sarà come prima. E’ colpa del Pdl allora se non si separano la vicenda politica e la questione giudiziaria, tenendo distinti il destino del governo da quello personale di Silvio. E scusate, ma l’esecutivo guidato da Letta, non è mica nato per dirimere le

controversie nei tribunali, ci mancherebbe solo quello. Il governo Letta è nato per la salvezza del Paese, sia dal punto di vista economico che da quello istituzionale e aggiungiamo, morale. Il Pdl invece, si sa, è nato per salvare Berlusconi e se Berlusconi non fosse salvato, addio Pdl. Però guardate, non disperatevi. I ministri del Pdl i dirigenti, persino Cicchitto, se buttasse male, si possono iscrivere ai gruppi del Pd. Con il capo cosparso di cenere continuerebbero a dare un contributo utile alla democrazia italiana. Berlusconi li aveva ingannati, Epifani li redime, anzi, li rieduca.

Lo Stato “stazionario” di Luigi Einaudi La grande depressione del 1933 e quella di oggi

Un mondo economico in eterna crisi l mondo economico è sempre stato in crisi. Cessazione della crisi significherebbe cessazione del movimento, ossia morte”. Luigi Einaudi la prendeva con filosofia e nei suoi saggi sulla grande depressione del 1933, non si scomponeva più di tanto. Era convinto, a ragione, che il capitalismo sarebbe sopravvissuto. Così sulla rivista la “Riforma sociale”, nel 1934, rifletteva ancora sui “Principles” di Jhon S. Mill, in particolare il capitolo “Of the stayonary State” e non aveva dubbi a riguardo: per quanto potesse essere magnifica la visione di un ipotetico “Stato stazionario”, non vi era una sola possibilità di vederla mai realizzata, né in passato, né in futuro. La crisi era per Einaudi “la legge eterna” del mondo in cui vivono gli uomini. Il problema è quando la crisi, da condizione inevitabile si trasforma in un fenomeno patologico. E visto che gli uomini sono soggetti dinamici, a volte inventano, sempre si entusiasmano, spesso imitano. E questo è un problema quando l’avidità di ricchezze porta ad emulazioni sbagliate. Ecco l’inventore dell’automobile, anche se si indebita per realizzare il suo progetto, potrà contare su futuri ed eccezionali guadagni visto che avvia una rivoluzione del trasporto individuale. Ma che dire delle venti o trenta fabbriche automobilistiche che nascono a Torino tra il 1900 ed il 1907? Troppi imprenditori si sono montati la testa e hanno fatto debiti, senza rendersi conto della pazzia dettata da una ingordigia di lucro senza speranza alcuna. Quelle fabbriche rapidamente fallirono tutte. Anche qui un conto è un imprenditore che si indebita per un prodotto di successo, un altro, completamente diverso, quando molti si indebitano per replicare un prodotto che già domina il mercato. E poiché la follia genera follia, se l’imprenditore ingrandisce l’impresa oltre i limiti delle proprie sicurezze debitorie, invece che verso prospettive di guadagni sicuri, si corre verso il precipizio finanziario. La crisi che esploderà in America nel ’33 si spiega facilmente con una ricchezza nazionale di 150 miliardi di dollari ingoiata da 160 miliardi di debiti. Anche allora colpa dei banchieri, che dovrebbero essere avveduti e preveggenti e che invece nel 1929 non si accorsero di aver allentato le cinghie al punto di avere 200 miliardi di debito nel paese sui quali era fondata la loro ricchezza. I valori delle terre, delle

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case e delle azioni andavano su perché quelle teste calde di americani facevano acquisti alla leggera con denari presi a prestito, convinti che il valore dell’acquisto avrebbe coperto il debito. Purtroppo tanto ottimismo si scontrò con la realtà di un mondo che non è il migliore possibile. I debiti risucchiarono il valore dei beni. Sarebbe servito ancora mandare a fondo qualche piccola o grossa che fosse banca d’affari e i loro clienti, come solenne ammonimento, invece si volle salvarli e la crisi dilagò senza trovare più argini di sorta. Provvedimenti sismici come quello di Roosevelt nel ’29, secondo Einaudi, avvantaggiarono tanto coloro che erano stati veramente sopraffatti dalle circostanze, quanto coloro che sventatamente si cacciarono in imprese superiori alle loro forze. Einuadi era critico anche della soluzione tedesca adottata dal governo Bruning, la riduzione forzosa degli interessi, accompagnata da tagli alla spesa e contrazione dei salari. Gli piaceva invece la politica del governo Mussolini che aveva evitato interventi indiscriminati e generalizzati. Tutto sommato all’epoca il problema del debito in Italia non era di gravità eccezionale, Einaudi si rifaceva alla dottrina di Pantaloni per evitare collassi debitori troppo estesi e riteneva che il governo italiano se la fosse cavata piuttosto bene in confronto. E’ vero che nelle cose economiche bisogna guardare più all’avvenire che al passato e pure la lezione di Einaudi ci sembra di una qualche formidabile attualità nella situazione di oggi. Scriveva che la sua ricetta non era quella di Keynes, e pure non gli piacevano le politiche di lagrime e sangue allestite nella Germania della Repubblica di Weimar. Temeva il debito come un fattore che aggravava la crisi quando, così si esprimeva, non la rendeva patologica. Una economia liberale, che si vuole sana, farebbe bene a tenerlo a mente. Purtroppo è accaduto che tanti economisti liberali statunitensi intenti nella polemica con il rigorismo europeo, non si sono resi conto che l’eccesso di debito inceneriva Detroit. A casa loro, non nel Peloponneso. Quanto alla situazione italiana, invece, ci sarebbe da dire che l’esposizione debitoria è più alta di quella dell’Italia di Mussolini analizzata Einaudi. Un po’ troppo più alta. (r. b.)

Lo scontro nel Pd

Una corda prossima a spezzarsi l dibattito che si sta svolgendo con una certa apprensione nel Pd sulle regole e le procedure che dovranno portare all’elezione del prossimo segretario, sottintende una elaborata questione concernente il modello e la forma stessa di partito. Non ci permetteremmo mai di dire, come ha fatto il senatore Sposetti in una intervista al “Corriere della Sera” che il Pd è animato da persone con “un grande e inesauribile vuoto cerebrale” tra un orecchio e l’altro, certo; ma una qualche causalità con cui si è arrivati all’attuale impasse, si denota. Sull’onda di primarie sostanzialmente fasulle con cui l’Ulivo consacrava i suoi leader, il partito democratico è arrivato ad indire le primarie persino per scegliere i parlamentari. Va da sé che in un processo decisionale che si rivolge costantemente ad un elettorato allargato, il comune iscritto al partito si senta sempre più inutile. Una sezione può decidere il suo candidato al Parlamento, un ottimo funzionario, si va alle primarie di collegio ed il grossista di zona lo batte. Non è matematico, ma può accadere, a maggior ragione se si tratta di decidere del segretario nazionale del partito. Matteo Renzi, la trasgressione fatta persona, ad ogni liturgia di partito tradizionale ha confidato che, fosse per suoi tanti avversari interni, voterebbero solo gli iscritti al PCI del 1976. Battutaccia, indicativa di una condizione identitaria sempre più prossima alla dissoluzione. Nel partito democratico non solo si è costituita una fusione fra tradizioni diverse, quella di Renzi e quella di Civati, che sono più o meno coetanei senza aver niente in comune, ma si è innestato anche un processo interno, quale quello che vide la nascita del Pds, e poi i Ds, le cui tappe sono state troppo sbrigative e poco definite politicamente. Qual era l’autentica direzione di marcia che si era posto il vecchio Pci al momento del suo scioglimento? Se si trattava di aderire al solo socialismo riformista, ecco che bastava rimettere in piedi il Psi autonomista di Nenni, o addirittura il PSDI di saragattiana memoria. Se invece si trattava di aprire un altro percorso, quello per cui persino Marco Pannella sembrerebbe interessato ad una eventuale candidatura alle primarie non per folclore come fu quella dell’onorevole Tabacci - servirerebbe un ripensamento del radicalismo all’interno del liberalismo occidentale, lo stesso che caratterizza i democratici americani, i quali con il socialismo continentale e tutte le sue rimasticature hanno poco o nulla a che fare. Incredibilmente invece ecco che sulla definizione delle regole, il Pd si scopre ancora in mezzo al guado, obbligato ad un nuovo rinvio e ad una ulteriore improbabile mediazione. La corda che tiene ancora allacciati estremi tanto diversi è stata talmente tirata da essere prossima spezzarsi.

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2 LA VOCE REPUBBLICANA

Giornalaio di Carter

Mercoledì 31 luglio 2013

economia

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Il mezzo della disgrazia? Perdeva i pezzi. Lo dicono quasi tutti. E allo stesso tempo non molti hanno voglia di parlare

Cronaca nera? No, nerissima autobus della tragedia? Sostiene Ruotolo su “La Stampa” che perdeva i pezzi. Veramente. Perdeva “pezzi del motore, del sistema dei freni, del cambio. E in quegli attimi disperati prima del salto della morte, l’autista ha provato a sfidare il destino. A mantenere il pullman nella corsia d’emergenza sperando che prima o dopo il freno riprendesse a funzionare. Non c’è stato nulla da fare, alle otto e mezzo di sera la morte si è presentata indisturbata. E adesso, magra consolazione, le indagini dovranno cercare di capire perché è successo. Se c’è qualche responsabilità della ditta del pullman, di un mezzo usurato da quasi vent’anni di gite, di viaggi. Della società Autostrade, per avere la certezza che quei blocchi di cemento armato che dovevano proteggere chiunque impedendo il salto nel vuoto fossero montati a regola, e se la segnaletica non presentasse problemi” Il puzzle delle coincidenze o, meglio, dei malfunzionamenti, delle cose che non corrispondono, che non girano come dovrebbero girare. Basta che qualcosa non torni e la tragedia è quasi certa. E c’è di più. La “Procura deve avere la certezza che chi appena quattro mesi fa ha certificato che il mezzo revisionato era in ordine, non l’ha fatto per motivi diversi da quelli tecnici”. Il procuratore della Repubblica, Rosario Cantelmo, conferma che vi sono indagati per omicidio colposo plurimo e strage colposa. E non solo i titolari della ditta del pullman. Gli

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altri, però, sono in via di identificazione. “E alla domanda sull’esistenza di immagini della ‘strage colposa’ ripresa dalle telecamere di Autostrade, non conferma (ma non smentisce) di averle acquisite: ‘Non mi risultano’”. È l’ora più calda del giorno dopo la strage dei devoti di Padre Pio. Dice il dirigente superiore Giuseppe Salomone, comandante del compartimento Campania-Molise della Polizia Stradale, che con due suoi uomini setaccia il bordo del tratto autostradale: “Non bisogna tralasciare nessuna traccia utile”. E alla fine l’hanno trovato, a un chilometro dal salto della morte. Potrebbe essere la prova del cedimento strutturale del mezzo. È un pezzo di differenziale del bus precipitato dal viadotUn mezzo che si to. Cioè è un organo meccanico che colpresenta con la lega il cambio alle ruote. Saltando, è il parte anteriore che cambio che va fuori uso. E sembra che manca. Ma cosa mai anche le cuffiette (ad aria) dei freni si è successo? Forse siano lesionate. Segue descrizione, stile una revisione che tv del dolore. “Macchie di sangue, non fu mai fatta? numeri, rette e angoli disegnati con il gesso. Resti di guarnizioni, persino un pannolino per neonati. Il deserto e cinquanta, cento metri di ‘new jersey’, il guardrail di cemento armato che non c’è più. Silenzio irreale, come se le anime dei vinti, dei morti, chiedessero rispetto”. Il bello è che i “due tunnel in salita, a pochi chilometri da Avellino Ovest, il valico di 679 metri sul livello del mare rappresentano un richiamo inarrestabile a sfidare la sorte, a pigiare il piede sull’acceleratore”. Ma come, sfidare la sorte o invito a rallentare?

Intervista di Lanfranco Palazzolo Il politologo Pasquino ha raccolto il suoi interventi apparsi nel corso degli anni. Il ruolo del Presidente e quello del M5S

Ma chi è l’ago della bilancia? l Presidente Napolitano è rimasto sempre nei limiti assegnati dalla Costituzione. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il politologo Gianfranco Pasquino, autore di “Finale di partita. Il tramonto di una Repubblica” (Università Bocconi Editore), libro nel quale sono stati ripubblicati gli editoriali scritti tra il 2008 e il 2012 per l’agenzia di stampa “Il Velino”. Prof. Pasquino, perché ha deciso di ripubblicare questi articoli? Perché “Fuori dalla Carta il Presidente? costituzionale? No, “Questa pubblicazione è una sorta di direi che Giorgio ‘guida turistica’, ma non da ‘tour opeNapolitano non ha rator’. Questo è un viaggio nella polimai varcato quei tica italiana e il mio modo di interpreconfini. Certo, li tare gli avvenimenti sulla struttura del ha interpretati” sistema politico e i rapporti che esistono tra leadership e partiti politici. In particolare sul ruolo del Presidente della Repubblica”. Lei ha intravisto in Napolitano il ruolo di leader politico o di guardiano della Costituzione? “Napolitano non è solo un presidente ‘cerimoniale’ e il ‘guardiano della Costituzione’. Trovo che sia un predicatore di valori costituzio-

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nali e civili ed è colui che interpreta i valori della nostra Carta. Napolitano non considera la nostra Costituzione come una Carta irrigidita da conservare in una sorta di frigorifero”. Napolitano ha superato i limiti che gli sono imposti dalla Costituzione? “No, non li ha mai superati. E’ sempre rimasto fedele alla Costituzione. Ma certamente li ha interpretati al loro limite estremo. Cosa che non sarebbe affatto dispiaciuta ai nostri costituenti, a coloro che scrissero le norme costituzionali sul ruolo del Presidente della Repubblica”. E’ possibile fare un’equazione tra Letta e Napolitano come quella che viene fatta in Francia tra Ayrault e Hollande? “Ci troviamo in una situazione non molto dissimile da quella che lei ha descritto. E’ chiaro che il Governo Letta dipende molto dalla fiducia e dal sostegno che viene da Napolitano. Ma è evidente che il tasso di approvazione nei confronti di Napolitano è molto superiore a quello di Hollande benché quest’ultimo sia stato eletto con il voto dei francesi. Il paradosso è che oggi abbiamo è questo: Napolitano è il presidente di una Repubblica parlamentare e un parlamentarista convinto. Ma è costretto a comportarsi come se fosse il Presidente di una forma di governo semipresidenziale”. Nel suo libro lei è intervenuto spesso sul Movimento 5 Stelle. Che valutazioni aveva fatto negli anni della collaborazione del “Velino”? “Grillo è stato alimentato dall’ultima fase del cattivo governo di Monti. Gli elettori del M5S sono rimasti delusi nel vedere che il movimento votato non è stato in grado di costruire quelle alleanze necessarie e formulare proposte costruttive. A questo punto una parte del loro elettorato sta protestando nei confronti di questa inazione”.

fatti e fattacci hi si è fregato quel ramo del lago di Como e tutti i soldi della parrocchia? Anche se Papa Francesco continua a mietere successi dappertutto e i fedeli si spellano le mani per applaudirlo, la Chiesa cattolica continua a far parlare di se per scandali più o meno grandi. A proposito dello Ior il Papa ha parlato di un alto prelato finito in galera, ma sarà molto difficile che il Pontefice si occupi o dica qualcosa sulla vicenda di cui stiamo per parlare. Ammonta a circa 160mila euro il “bottino” sparito dalle casse della parrocchia, dalla quale recentemente un prete è stato trasferito. E’ il “giallo” che sta appassionando i fedeli di Pusiano, piccolo centro in provincia di Como. Nei prossimi giorni dovrebbe essere il parroco della Comunità pastorale di Santa Maria, don Francesco Grasselli, a chiarire cosa è accaduto all’interno del forziere parrocchiale. “E’ giusto che i parrocchiani sappiano - spiega - Non nasconderemo nulla. Domenica 4 agosto leggerò personalmente un comunicato alla popolazione e che sto preparando. Celebrerò la messa e poi spiegherò i motivi della partenza di don Luigi”, si limita a dire. Intanto però in paese circolano le più disparate voci: Don Luigi avrebbe ammesso di essersi impossessato dell’ingente somma giustificandosi con il fatto che l’avrebbe usata per un parente malato. Tuttavia le indagini dei carabinieri di Erba avrebbero già

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UE-17: ITALIA

GUIDA RECUPERO FIDUCIA

portato alla luce un altra verità: gli investigatori, infatti, avrebbero trovato numerosi assegni ognuno per consistenti somme, firmati dal religioso e destinati ad un romeno 24enne. Il denaro era stato accantonato per lavori di sistemazione di alcuni immobili della parrocchia, per iniziative di beneficenza e altro. Invece nel giro di una manciata di mesi si sono volatilizzati. L’ammanco è stato scoperto nel modo più banale: un insoluto bancario che ha indotto il Consiglio pastorale a controllare i conti. Perché il parroco avrebbe dato i soldi a questo giovane romeno. Fare ipotesi su questa “donazione” è illecito visto che non ci sono su cosa abbia indotto il parroco a fare questo “regalino”. Il sito ErbaNotizie.com ha riportato così il fatto: “Sembrerebbe infatti che alla base di tutto ci sia un ricatto, una figura ben precisa su cui sono tutt’ora in corso accertamenti: N.C., 24enne di nazionalità rumena, a cui sembra siano stati destinati parecchi assegni negli ultimi mesi firmati da don Luigi. Ignote le cause del trasferimento di tanto denaro al 24enne e solamente le indagini potranno fare luce sulla vicenda e attribuire eventuali responsabilità dei soggetti”. Per i fedeli del comune lombardo questa vicenda è stata una mazzata visto che il parroco era tanto amato dai fedeli della sua parrocchia. E nell’arco di pochi giorni questo sentimento di amore si è trasformato in una grande delusione.

A luglio è stata l’Italia a guidare la ripresa della fiducia nelle prospettive dell’economia registrata nell’Eurozona. L’indice Esi (Economic sentiment indicator) ha infatti segnato in Italia un progresso di 2,9 punti rispetto a un più 1,2 della media dell’Eurozona, della Francia, della Spagna e allo 0,7 della Germania. In ripresa anche l’indice Bci che misura le aspettative delle imprese (Business climate indicator) nei Paesi della zona euro, cresciuto di 0,14 punti a luglio.

SPAGNA: PIL SECONDO TRIMESTRE -0,1% In Spagna il Pil del secondo trimestre ha segnato una contrazione dello 0,1% dopo il -0,5% del trimestre precedente. E’ la lettura preliminare ed è in linea con le attese del mercato. Su base annua, il Pil ha registrato un 1,7% contro la stima di un -1,8%.

primo piano econdo il “Financial Times” il commissario Ue alla concorrenza Joaquin Almunia non sembrerebbe molto convinto che i Monti bond concessi da Roma a Mps siano proprio in linea con le regole europee, tanto che l’attuale piano di salvataggio dovrebbe “ancora essere migliorato”. Insomma, i 3,9 miliardi di Monti-bond che hanno salvato il Monte dei Paschi sembrano tanto un aiuto di Stato. In ogni caso Bruxelles giudica il piano di ristrutturazione di Mps troppo morbido, sia sul fronte dei compensi dei manager, sia sul taglio dei costi e il trattamento dei creditori. Per cui senza modifiche “urgenti” Almunia aprirà una procedura di infrazione della durata di sei mesi che potrebbe portare a sanzioni e persino costringere Mps al rimborso forzato dei 3,9 miliardi avuti da Monti.

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E’ Rienzi (non Renzi) il leader della sinistra? a sinistra italiana ha un nuovo leader. Gli F35 finiscono nelle mani del Tribunale amministrativo del Lazio. La vicenda degli aerei militari F35 sta infiammando la polemica politica quotidiana. A farne le spese sono quei politici che hanno scelto di sostenere il progetto di una moderna aviazione militare e al passo con i tempi. Come è accaduto ad esempio al senatore Pietro Esposito del Partito democratico. Segno dell’imbarbarimento del confronto e dei metodi dello scontro politico. Il parlamentare del Pd si è visto recapitare

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una lettera di minacce. Il parlamentare è noto per le sue posizioni a favore della Torino-Lione. A trovare la missiva nella buca delle lettere di casa sulla quale era disegnata una stella a cinque punte, è stato lo stesso parlamentare. “Ormai la tua vita non vale più niente, sei il primo della lista”, si legge in un passaggio della lettera in cui si sottolinea che “in Parlamento hai scelto di servire tutte le lobby peggiori, Tav, F35 e Terzo Valico” e si aggiunge “nessuno e’ in grado di proteggerti”. Ma la vicenda degli F35 potrebbe trovare sviluppi inattesi. Oggi, salvo rinvii, il Tar del Lazio deciderà sul ricorso con il quale il Codacons sollecita la sospensione, e il successivo annullamento in sede di giudizio di merito, del contratto di acquisto di 90 caccia F35 da parte dello Stato italiano. Alla base dell’iniziativa dell’associazione, “lo spreco di soldi pubblici insito nella dotazione di cacciabombardieri da parte dell’Italia; si legge in una nota - ma anche la mancata rispondenza del programma all’interesse pubblico, e l’assenza di sostenibilità e proporzionalità rispetto alle disponibilità di denaro pubblico, in un periodo di pesante crisi economica per il nostro Paese e di spending review generalizzata”. A fine giugno il Codacons aveva invitato tutti i parlamentari italiani contrari all’acquisto degli aerei F35 ad intervenire nel giudizio al Tar, appoggiando il suo ricorso. Ma “nessun partito politico lo ha fatto; spiega il presidente dell’associazione, Carlo Rienzi, nemmeno quei movimenti come Sel e M5S che da sempre sulla dotazione di questi aerei hanno avuto una posizione estremamente critica. E’ inconcepibile che i partiti presentino mozioni e altre iniziative che regalano loro visibilità mediatica, senza poi intervenire in tribunale quando il Codacons, in rappresentanza dei cittadini italiani, avvia ricorsi che comportano tra l’altro enormi spese legali”. Adesso l’attenzione dei mezzi di informazione si sposta sulla decisione del Tribunale amministrativo del Lazio che dovrà decidere cosa fare. La decisione sarà oscurata dalle discussioni sulla sentenza della Cassazione su Berlusconi, ma è chiaro che la questione non viene chiusa da questo pronunciamento. Resta la

figuraccia dei partiti della sinistra che hanno pensato di contrastare a parole gli F35, mentre altri hanno fatto sul serio sulla vicenda. Vorrà dire che il nuovo leader della sinistra italiana sarà Carlo Rienzi.

DSK oggi in cerca di un nuovo lavoro opo tante vicissitudini personali per l’ex Direttore Generale del Fondo Monetario Internazionale Dominique Strauss-Khan è arrivato il momento di pensare al futuro. L’ex capoccione del FMI, noto per la sua passione per il gentil sesso, potrebbe assumere un incarico come consigliere del governo serbo. Il vice premier Alexander Vucic ha anticipato all’agenzia russa Itar-Tass che il suo governo ha intenzione di assumere un consulente straniero “il cui nome avra’ l’effetto di una bomba”, nome che il quotidiano “Danas” ha identificato come quello dell’ex capo dell’Fmi. Nei giorni scorsi la procura di Lille ha rinviato a giudizio Strauss-Khan per sfruttamento della prostituzione. Di recente, Strauss-Khan è stato nominato nel consiglio di amministrazione della Banca russa per lo sviluppo regionale di proprietà della Rosneft. Questo significa che il funzionario internazionale ha intenzione di spostarsi ad Est dove hanno bisogno di uomini di valore in grado di migliorare le relazioni pubbliche di un paese che pensa di risollevarsi dalla crisi e ottenere una nuova credibilità in Europa. Ma si tratta di un buon affare. In questo frangente Dominique Strauss-Kahn dimostra di essere disposto praticamente a tutto, ma non è detto che la banca russa Rosneft e il governo Serbo possano trarre tutti i benefici possibili dall’arrivo dell’ex Direttore Generale del FMI alle loro dipendenze. Anzi, l’immagine di Strauss-Kahn è ormai legata solo alle sue vicende sessuali. Ad aggravare la situazione ci penserà anche un’opera cinematografica. Tra non molto tempo arrive-

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rà sugli schermi cinematografici “Welcome to New York”, film nel quale si vedrà in azione Gérard Depardieu nei panni dello stesso StraussKhan, accusato due anni fa di aver stuprato una cameriera. Il film è pieno di scene di accoppiamenti selvaggi filmati da Abel Ferrara con il corpulento Gérard circondato da donne nude. Ma i francesi chi devono ringraziare per avere essere identificati con questo personaggio che viene paragonato come il protagonista del caso Ruby in salsa francese? I meriti dell’ascesa di StraussKhan sono tutti della sinistra francese. Il percorso politico del futuro Direttore Generale del Fondo Monetario Internazionale è strettamente legato a quello di Lionel Jospin, divenuto segretario del Partito socialista francese (PS), in seguito all’elezione di François Mitterrand alla presidenza della Repubblica. Certo, la vicenda di DSK è emblematica. L’uomo è noto soprattutto per il suo sostegno nei confronti delle istituzioni europee che rappresentano una grande opportunità per garantire il futuro ed i diritti dei cittadini francesi, quindi europei. DSK è sempre stato favorevole ad un rafforzamento delle istituzioni europee e allo sviluppo dell’integrazione economica e la cooperazione politica tra l’Europa e i paesi dell’area del Mediterraneo per risolvere i problemi di immigrazione e sicurezza. Adesso le sue convinzioni si spostano ad Est.

Ucraina: il fugone degli investitori? Kiev il debito pubblico è sotto osservazione. L’Ucraina, soprattutto nella parte orientale, possiede un poderoso apparato industriale, che rappresentava l’eccellenza dell’industria sovietica. Attualmente l’industria ucraina si basa su settori come: l’industria metal meccanica, l’ingegneria e la produzione di trattori. Secondo i dati aggiornati al 31 dicembre 2012, l’Italia ha investito nell’economia ucraina 1.015,9 milioni di dollari USA, dato che costitui-

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sce solo il 2% del volume totale degli investimenti stranieri in Ucraina. Tra i 112 paesi investitori, per i volumi degli investimenti, l’Italia si trova all’11° posizione. Il nostro paese non è destinato a salire in questa classifica visto come stanno andando le cose da quelle parti. Il Fondo monetario internazionale ha annunciato che adotterà una sorveglianza speciale nei confronti dell’Ucraina, con uno stretto monitoraggio delle politiche economiche, alla luce del consistente debito di Kiev nei confronti dell’istituzione di Washington. La scelta, spiega il Fmi, è stata determinata dalle sue regole, ma potrebbe segnalare implicitamente il timore che l’Ucraina non sia in grado di rimborsare gli otto miliardi di dollari che a fine giugno doveva ancora al Fondo. Nel 2011 il Fmi ha congelato un prestito da 15 miliardi di dollari all’Ucraina, dopo che Kiev si è rifiutata di procedere all’aumento della tariffe energetiche concordato con gli esperti di Washington. Il prestito è ufficialmente scaduto a fine dicembre scorso. Kiev ne ha ricevuto solo due tranche, per un totale di 3,4 miliardi di dollari. Il Fmi opera una revisione delle economie di ciascuno dei suoi 188 paesi membri una volta l’anno. Ma i paesi che hanno ricevuto aiuti possono avere contatti più frequenti per garantire che possono rimborsare i debiti. Il monitoraggio specifico sull’Ucraina avrà luogo in contemporanea con quello di routine in autunno e il board del Fmi ne discuterà i risultati a dicembre. A fronte di una crescita che gli analisti prevedono stagnante quest’anno, l’Ucraina rischia una crisi della bilancia dei pagamenti, visto il livello ridotto delle riserve in valuta della banca centrale, pari a soli tre mesi di importazioni, insufficienti a coprire il debito estero in scadenza da qui a 12 mesi. A inizio anno Kiev e il Fmi hanno avviato un negoziato su un nuovo pacchetto di aiuti, ma poi il governo ucraino è riuscito a collocare delle obbligazioni in valuta e ha annunciato di non aver più bisogno del sostegno dell’istituzione. Da aprile i negoziati sono fermi. E adesso il Fondo monetario internazionale batte cassa e anche gli investitori battono in ritirata.


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Mercoledì 31 luglio 2013

il Paese LAMETTA VIAGGI Dal “Corriere”, sui fattacci del cavalcavia: “Per la tranquillità vostra e dei vostri figli, prenotate in tempo per garantirvi esperienza, affidabilità e sicurezza”. Appena una riga più giù, alla voce contatti, il depliant riporta il suo numero di cellulare. Il numero di cell. è quello di Ciro Lametta. Scomparso. Autista. Il corpo del guidatore dell’autobus è in una cella frigorifera, vittima distante chilometri dalle altre 37 vittime. “Nessuno avrà pietà di noi”. Gennaro, il fratello maggiore, titolare della “Lametta viaggi”, non ha il tempo di piangere, perché ha capito che questa ecatombe senza senso finirà per travolgere anche chi rimane. “Abbiate pietà di noi, vi prego. Oggi muoiono anche due famiglie”. Lui è il capo, il titolare di un piccola impresa individuale. Noleggio autobus Gran Turismo, da 9 a 75 posti, era questo il business principale di una impresa familiare giunta alla seconda generazione. I viaggi estivi a Medjugorie, a Lourdes, a San Giovanni Rotondo erano il pane di Gennaro, il fratello che organizzava e teneva i contatti con i clienti. Ciro non saliva spesso su quegli autobus di grossa stazza. Interveniva in supplenza, come raccontano anche i familiari delle vittime, che parlano di lui senza rancore, con l’affetto dovuto a una persona che conoscevano bene, da tanti anni e che adesso non c’è più, proprio come i loro cari. La ditta forniva il servizio di scuola bus. “Corriere”: “Adesso sembra quasi un paradosso, ma durante l’anno la mansione principale dell’uomo che potrebbe essere responsabile del più grande incidente stradale italiano di sempre era quella moralmente più delicata. ‘La prego, lo scriva: mio marito era il miglior autista del mondo’. Sul marciapiede di Vico Sant’Eframo c’è una donna che porta il suo dolore esibendo una dignità che sembra quasi irreale. La signora Tatiana guarda in faccia i giornalisti che la avvicinano per chiederle una parola su suo marito, il padre delle sue due figlie, che non c’è più, che rischia di venire ricordato male, ma proprio male. ‘Io posso solo dirle che per tutta la vita ha portato i bambini degli altri a scuola. Era un ottimo genitore, orgoglioso del fatto che gli altri genitori si fidassero di lui’”.

LA VOCE REPUBBLICANA

Gli ultimi tempi dei Medici: glorioso tramonto o periodo culturale stimolante? Ce lo racconta una mostra Ferdinando il grande principe, intellettuale e collezionista. Gusto, curiosità, capriccio e una personalità che riuscì ad essere centrale in quel tempo

Quando i destini di Firenze furono ancora una volta quelli delle nazioni europee di Laura Gigliotti l secondo appuntamento del programma Firenze Un anno ad arte 2013 è incentrato agli Uffizi su Ferdinando di Cosimo III de’ Medici, Il Gran Principe (1663-1713), una figura di intellettuale, non conformista e collezionista colto, che dette impulso al rinnovamento artistico del periodo a cavallo fra XVII e XVIII secolo. Che non governò mai pur essendo primogenito del Granduca perché morì nel 1713 nella reggia di Pitti a cinquant’anni di sifilide contratta durante il suo secondo viaggio a Venezia, facendo precipitare il granducato in una crisi dinastica irreversibile. Seguiranno gli “illuminati” sovrani Asburgo Lorena. Ma questa è un’altra storia. La rassegna che indaga una delle personalità di casa Medici di cui si è conservata la memoria per la levatura intellettuale, la cultura, la passione per le arti non solo figurative (fu amante anche di musica e teatro), curata da Riccardo Spinelli, è accompagnata da un pregevole catalogo Giunti (fino al 3 novembre 2013). Una mostra che allarga lo sguardo al periodo storico che vive il Granducato negli ultimi tempi dei Medici, anni che la storiografia recente ha riscoperto come “una stagione culturale di ampio e luminoso profilo”, ricorda Spinelli. L’Europa è attraversata da profondi cambiamenti in campo politico ed economico, l’Inghilterra e

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la Francia vanno assumendo il ruolo di potenze egemoni, mentre in Italia si ripropone l’impero degli Asburgo. Il lunghissimo regno di Cosimo III (1670-1723), è caratterizzato da un certo dinamismo economico e dalla crescita della popolazione, ricorda Franco Angiolini in catalogo. Grande impulso viene dato all’agricoltura, alle bonifiche, ai commerci in modo di allargare la penetrazione sui mercati esteri dei prodotti agricoli tipici come vino e olio, sfruttando a pieno le potenzialità del porto di Livorno dove operano mercanti olandesi e inglesi, mentre case commerciali toscane sono attive nei principali scali europei e guardano, tramite i gesuiti, all’Oriente, a Goa e all’India. Debolezza Più debole la posizione di Firenze in campo politico. L’equilibrio internazionale sperimenta la politica aggressiva di Luigi XIV e i contrasti fra Olanda, Inghilterra e Francia per il predominio marit-

timo. In questa situazione Cosimo III persegue una politica diplomatica di rigorosa neutralità, cercando di salvaguardare il porto di Livorno. E di assicurare la successione legando i Medici alla casa di Baviera. Nel 1688 viene stilato il contratto di matrimonio fra il Gran Principe Ferdinando e Violante Beatrice di Baviera e predisposte le suites della coppia a palazzo Pitti: al piano nobile l’appartamento del delfino con i “regi mezzanini” in facciata, quello della principessa verso il giardino di Boboli. In mostra i progetti dell’architetto Diacinto Maria Marmi. Nell’occasione inizia il rinnovamento del Teatro alla Pergola di cui è traccia nei disegni di Anton Domenico Gabbiani. Ma Ferdinando che acconsente controvoglia alle nozze pone la condizione di compiere un viaggio a Venezia. Accolto con gli onori riservati a un sovrano, vi rimane due mesi perlustrando chiese e conventi, studi di pittori, teatri e luoghi di divertimento. Il problema della successione dai primi del Settecento è al centro delle preoccupazioni della politica granducale, scatenando gli appetiti delle potenze europee. Morti i figli maschi, ridotto allo stato laicale il cardinale Francesco Maria fratello di Cosimo III andato sposo a Elisabetta Gonzaga sperando inutilmente di avere un erede, si immagina di designare alla successione, dopo la scomparsa di Gian Gastone, la sorella Maria Luisa. Ma tutto è inutile e la dinastia dei Medici si estingue nel 1737 con Gian Gastone ultimo granduca, fratello minore di Ferdinando. Amatissimo Ma torniamo a Ferdinando di tutte le scienze “amatissimo, e di tutte le nobili Arti il Promotore”. Un principe che ha interessi per la scultura contemporanea, le raccolte d’arte che ospita nelle sue residenze, che organizza apparati per feste in piazza, che ama la musica e il teatro in scena a Boboli come a Pratolino e nei “regi mezzanini”. Un mecenate che si circonda di abilissimi manifattori: argentieri, ebanisti, intagliatori, doratori. E legnaioli come Anton Francesco Gonnelli cui si devono cornici sontuose o l’intarsiatore francese Riccardo Le Brun, italianizzato in Bruni, che realizza per Ferdinando la superba porta dell’alcova di Pitti poi trasformata in cappella, uno dei pochi locali sopravvissuti intatti. Fra gli artisti preferiti Bartolomeo Ligozzi, il frescante Anton Domenico Gabbiani, il pastellista-ritrattista Domenico Tempesti, Bartolomeo Bimbi, il principale pittore fiorentino di “natura dipinta”, Massimiliano Soldani Benzi il massimo bronzista del tempo che realizza su commissione di Ferdinando un capolavoro: quattro magnifici rilievi con l’Allegoria delle stagioni, oggi a Monaco di Baviera dono al cognato l’Elettore Palatino, di cui sono in mostra i bozzetti in terracotta conservati dal principe e Giovanni Battista Foggini architetto e decoratore d’interni oltre che autore di raffinati bronzi. E ancora Sebastiano Ricci e Giuseppe Maria Crespi. Dipinti e sculture La mostra che occupa quasi per intero il primo piano dell’ala sud di ponente degli Uffizi, un tempo locali di abitazione e archivio, suddivisa in quattordici sezioni, comprende dipinti, sculture, disegni, stampe, libri, bozzetti provenienti da gallerie e musei fiorentini, ma non solo. Dall’educazione del Gran Principe e la sua passione musicale (in mostra ritratti, il grande marmo celebrativo di

Foggini proveniente dal Metropolitan e una natura morta con strumenti musicali di Evaristo Baschenis), alla passione collezionistica coltivata fin da giovanissimo, al mitico viaggio a Venezia, di cui è memoria nel volume in pergamena che rievoca la grande regata nel 1688 omaggio della Serenissima a Ferdinando, ai lavori di rinnovamento di Pitti in vista delle nozze con Violante. E poi le cerimonie, le feste, gli spettacoli per le nozze. Fra gli apparati effime-

ri il nuovo prospetto apposto sulla trecentesca facciata incompiuta del Duomo. Doveva durare il tempo dell’evento, invece la facciata “posticcia” rimase in piedi fino al 1875 quando viene rimossa per far posto a quella neogotica permanente progettata da Emilio De Fabris. Alla scultura contemporanea, ai bronzi di piccole e medie dimensioni, ai bassorilievi, Ferdinando dedica grande attenzione. In mostra opere di Foggini, Giuseppe Piamontini, Soldani Benzi, Balthasar Permoser, raffinato intagliatore in avorio. Uno dei filoni più interessanti del gusto collezionistico di Ferdinando è rappresentato dai dipinti di piccole dimensioni che hanno come palcoscenico la villa di Poggio a Caiano, voluta dal Magnifico Lorenzo, dove allestisce un camerino particolare in cui espone 174 pezzi fra tele, rami, tavole, pastelli di vari autori e scuole che non dovevano superare il braccio fiorentino (circa 58 cm). Ricostruito in mostra in base al disegno realizzato da Giuseppe Maria Sgrilli, prima che venisse smantellato. Il collezionismo delle pale d’altare rinascimentali e barocche di cui Ferdinando fa incetta sborsando denaro, restaurando chiese, facendo dipingere copie, merita un discorso a parte, ricorda in catalogo il direttore degli Uffizi Antonio Natali. Dalla Madonna delle arpie dipinta nel 1517 da che Andrea del Sarto per la chiesa delle suore di San Francesco in via de’ Macci (al suo posto di Sebastiano Ricci la Crocifissione con San Francesco, in mostra), alla Pala Dei dipinta per l’altare di famiglia in Santo Spirito e lasciata incompiuta da Raffaello quando parte per Roma, alla Madonna con Bambino, detta anch’essa Pala Dei perché realizzata per lo stesso altare, del Rosso Fiorentino, alla Madonna dal collo lungo del Parmigianino, splendida espressione della “maniera moderna”. Firenze, Galleria degli Uffizi, fino al 3 novembre 2013

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Un Papa rivoluzionario? Per favore, andateci piano spettate, o progressisti di tutto il mondo, ad esultare per le parole papali pronunziate in aereo davanti ad una platea di giornalisti interessatissimi. Le parole sono quelle riguardanti gay e donne nella chiesa. E anche i divorziati, cioè coloro che sono venuti meno ad un sacramento e sono dunque peccatori. Ebbene, come ogni Papa, anche Francesco è prudentissimo nel suo modo di esprimersi e, fra le altre cose, ha una conoscenza non scioltissima dell’italiano parlato (altra cosa lo scritto) per cui in occasioni simili, ove ogni bisbiglio può essere catturato e rigirato nel suo contrario, la prudenza è raddoppiata, triplicata. Complesso il discorso sulla funzione della donna nella Chiesa. Il dettato estemporaneo di Francesco si attiene a quanto è già stato formulato, e vi si attiene strettamente, mostrando una certa abilità nel trattamento delle questioni di fede, probabilmente più utile dell’arido dogmatismo di cui Ratzinger s’è fatto inutilmente portatore col suo affannoso puntiglioso mescolare fede e ragione (entrambe intese giocoforza nel modo meno definito possibile). Ma torniamo al Papa in carica. Dunque Francesco addossa lo stato delle cose presente ai suoi successori e a chi si è occupato della materia, come si è già detto, vastissima. Eppure, con un certo scatto di genio che nulla comunque ha di rivoluzionario, comincia a prospettare le cose in un altro modo. Vale a dire: le cose restano le stesse, dogmaticamente e gerarchicamente parlando, ma qui vengono viste sotto un’altra angolazione. Il che è pur ammesso: cambia il punto di vista, non la sostanza. La donna non potrà entrare a far parte delle alte gerarchie, dice Francesco. Un tale principio, del tutto inspiegabile (dov’è l’abbondanza di tracce nei Vangeli che spinga a tale ghettizzazione?) viene da Francesco accettato, con tutte le pesantezze dottrinarie del caso. Francesco lo accetta ma forse fa intuire che lo fa per rispetto dei pronunciamenti precedenti (e chiama in causa Wojtyla). Stando così le cose, la paralisi in tema parrebbe garantita, ma c’è una possibilità, suggerisce Francesco. La Madonna, anche se non gerarchicamente, nei tempi immediatamente seguenti la morte di Cristo, era

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molto più importante di qualsiasi figura maschile. Almeno spiritualmente, intende Francesco, è più importante. E dunque? E’ l’elaborazione della figura di lei con quel che ne consegue ad essere povera o limitata o magari anche sbagliata, chi mai lo sa. L’immagine che ne risulta deve tener conto di due scenari: a. l’importanza della Madonna, la sua auctoritas indiscussa, forse le modalità stesse del trapasso, etc.. . Il ruolo povero ed episodico cui la donna è confinata oggi nella Chiesa. Non potendo questo ruolo essere mutato, perché così già stabilito, continua Francesco, bisogna rivedere tutti gli studi mariani in merito, e rivederli a fondo: come è potuto accadere che la figura della Madonna raccogliesse, oggi, solo spazi di nicchia, inadeguati, suggerenti una frammentazione nella gestione del potere scientemente studiata a tavolino o, peggio, figlia di pregiudizi dalle fragili basi? E se magari, teologicamente, la posizione femminile fosse, oggi, esaltante? (come a dire: all’uomo l’ordinaria amministrazione, alla donna la gestione dello spirito - anche se pare cosa ardua da sostenere). Insomma: di lavoro, per i teologi, evidentemente ce n’è. Sono parole, queste del Papa, da tenere in debita considerazione, a meno che una lobby prepotente e maschilista non voglia continuare sulle stesse posizioni di comodo. Fra i due argomenti affrontati dal Papa, quello sulla Madonna, benché non così rivoluzionario (basta ignorarlo e tutto resta come sopra), è comunque il più importante. Riguardo ai gay non ha detto nulla di nuovo. Cosa ha detto? Se un gay si pente, se cerca il Signore, se, se e se, allora va bene, chi sono io per interrompere il suo cammino di pentimento e di espiazione? Questo ha detto il Papa. Che è come dire: gay di tutto il mondo, vergognatevi di quello che siete e pentitevi. Bella forma di accoglienza! Ma certo non poteva dire altro, ci pare. Ci sarebbe il capitolo divorziati e sacramenti, ma anche lì è più materia da tribunale ecclesiastico etc. Leggi Sacra Rota e affini. Insomma, si fa presto ad appiccicare la medaglietta di rivoluzionario sul petto di chi non lo è né magari pensa minimamente di esserlo. Ciò non toglie che gli spunti papali siano non banali e interessanti. Specialmente il capitolo mariano che ci pare il più importante anche perché sottraibile alle pastoie confuse del moralismo vaticano, settore quanto mai impacciato e sempre in affanno. In ogni caso ieri i titoloni sui giornali erano assicurati. (f. be.)

Rieti vuole competere con l’Estate capitolina? ontinuano gli appuntamenti della rassegna estiva RIC - Rieti Invasioni Creative che fino al 3 agosto anima la città di Rieti con spettacoli, concerti, performance, installazioni, lezioni, laboratori, e giocoleria, per offrire al pubblico un percorso itinerante che ogni sera, ininterrottamente dalle ore 18 alle ore 24, si dipana fra le piazze, le strade, i vicoli, i chiostri. Tra gli eventi che attraverseranno la città, trasformandola in un unico enorme palcoscenico, oggi mercoledì 31 luglio lo storico gruppo di ricerca Fanny & Alexander (anni Novanta ma anche prima) portano in scena “Him” (alle Officine Varrone ore 22), un Hitler in ginocchio (omaggio a Maurizio Cattelan) che si ostina a doppiare bulimi-

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camente tutti i personaggi e l’intera parte audio (voci, musiche, suoni, rumori fino ai titoli di coda) del celebre film del 1939 di Victor Fleming, “Il Mago di Oz”. La maestria interpretativa di Marco Cavalcoli, diretto da Luigi de Angelis, conquista la scena mentre su un grande schermo approntato sul palcoscenico è proiettato il film. Così, il piccolo dittatore-direttore, quasi come fosse “parlato“ direttamente dal film, adatta ai propri toni una differente modalità per ognuno dei personaggi e degli eventi del film, in un’esilarante miscela performativa che da un lato esalta il susseguirsi della narrazione, dei colpi di scena, delle battute, mentre dall’altro vi aggiunge la vitalità che è caratteristica dei modi e dei ritmi propri del teatro. Si continua con il primo dei tre progetti di Margine Operativo, “Noi saremo tutto” per la regia di Pako Graziani e Alessandra Ferraro, uno spettacolo sulle nostre vite precarie e intermittenti (in Piazza San Rufo ore 23.00). Un divertente spaccato di chi è costretto a sopravvivere costantemente in bilico tra la creatività necessaria e l’invenzione di un lavoro. Viaggio nell’universo esistenziale di chi si ritrova sul groppone una vita a sbalzi e a frammenti, giocata sulla

connessione tra una colonna musicale live che ripercorre alcuni brani della tradizione operaia del novecento e incredibili storie di un presente precario. Magari non tanto incredibili.

Televisione del dolore: è un pozzo senza fondo!

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a chiamano tv del dolore, o cosa? E’ la tv che insegue il dolore degli altri affinché, come se fossimo in una tragedia da antichi greci, potesse far rivivere nello spettatore, secondo l’antica ricetta aristotelesca, la paura e la commozione, il terrore e il castigo, la pietà e la giustizia. Insomma, tutto quello che non vorreste mai vivere e che invece il teatro, cioè la tv vi danno la possibilità di sperimentare, cero a debita distanza. Il clou della tv del dolore lo si è avuto con i funerali delle povere vittime del bus che è crollato giù dal cavalcavia, dopo avere sfondato una non così robusta barriera, che se ne è venuta giù anche lei. Col particolare atroce di un autobus che perdeva i pezzi nella sua folle corsa. “La parte davanti”, dicevano i cronisti sul posto, e che di parte davanti si trattasse testimoniavano i giornalisti speaker in studio. Ma il bello doveva ancora venire. Dato che girare per i cespugli alla ricerca di qualche corpo fatto a pezzi, del collo di una bambola, di un pupazzo sventrato o di un sandalo, non fa una buona impressione, si son detti quelli della tv del dolore, almeno rifocilliamo lo spettatore con i funeraloni, in diretta da Pozzuoli. E dunque, ma chi vide mai tante bare insieme? 39 morti, un incidente stradale, e che incidente! E di chi mai saranno quelle bare? Ma qui nessuno ce lo dice. Man mano che le bare vengono spostate, ecco l’applauso mesto, triste, sotto un sole che spacca le pietre, con qualche povero parente che ogni tanto sviene. Ma è logico, dicono alla tv: oltre al dolore per la perdita, c’è anche il calore che non perdona, che non si sopporta, quel caldo che aggiunge strazio allo strazio. Bravi, poi, nel genere, gli operatori, i quali lavoravano a forza di zoom, fin dove le lenti potevano arrivare. Arrivare a cosa? A riprendere i parenti che svenivano, visto che nella tv del dolore nulla deve mancare in quanto ad effetti. Basta che in fondo il tutto sia fatto con moderazione, con la lagrima che pur ci deve essere, trattenuta, ma non così esplicita. Dignità, ci vuole dignità. Per cui: la gamba divelta non ve la facciamo vedere, neanche la testa tirata via in stile Dario Argento, ma il dramma di coloro che svengono e urlano (pur siamo in “Bassa Italia”) deve essere mostrato per il bene di tutti. Dov’è il bene? E’ nella cura della riviviscenza o del vivere alla distanza, vivere ciò che vive in scena. E intanto le alte autorità in cilindro nero si adoprino per la ricerca della verità. E speriamo che la tv del dolore la smetta di rompere.


4 LA VOCE REPUBBLICANA

Mercoledì 31 luglio 2013

“Gardening” e Massoneria: in libreria una pubblicazione di notevole interesse

Expo 2015: cioè la ripresa e lo sviluppo della nazione

Un culto tipicamente inglese ricco di una simbologia iniziatica. L’influenza che ritroviamo anche in Italia

Cibo: la sicurezza alimentare, la nota qualità e la ricca tradizione agricola

Pindemonte e i giardini d’ispirazione liberomuratoria 2013, incremento export del 7 per cento he l’argomento ‘Massoneria’ sia vasto e composito non è più un mistero. Negli ultimi anni, decine e decine di pubblicazioni scientifiche sempre più articolate hanno analizzato gli ambiti di diffusione dello spirito liberomuratorio e della sua simbologia evidenziando nuovi orizzonti d’indagine. Carla Benocci, storica dell’arte della Sopritendenza ai Beni Culturali di Roma, lungo i suoi studi, ha incontrato spesso simbolica di tipo massonico e ne ha fatto tesoro, approfondendo le ricerche. Un suo recentissimo saggio dal titolo Free Gardeners, Pindemonte ed i giardini d’ispirazione massonica (pubblicato in una monografia su Manuali e saggi sul giardino e sul paesaggio in Italia dalla fine del Settecento all’Unità della rivista “Storia dell’Urbanistica”, Edizioni Kappa, 3/2011) getta luce su un argomento poco conosciuto sull’interpretazione dei giardini sette-ottocenteschi italiani ed europei. Preso spunto da uno scritto del filosofo Gian Mario Cazzaniga sui giardini settecenteschi e la massoneria (contenuto nell’Annale 21 della “Storia d’Italia”, interamente dedicato alla Massoneria e curato dallo stesso Cazzaniga) è andata oltre, partendo da un importante documento datato 16 agosto 1676 e che contiene le Costituzioni della Fratellanza dei Giardinieri (“Fraternity of Gardeners”) dell’East Lothian in Scozia, oggetto di studi di Robert L. D.

Cooper, curatore di Museo e Biblioteca della Gran Loggia di Scozia. Carla Benocci ha illustrato il suo saggio a Firenze lo scorso aprile, presso l’Archivio di Stato, in occasione della presentazione della monografia citata, chiarendo come la recente conoscenza del testo del 1676 consenta di approfondire la ricerca sui collegamenti tra la Libera Muratoria e i Liberi Giardinieri, membri di una ‘friendly society’ che, nel tempo, adotta rituali e simboli di matrice latomistica e ancora sopravvive, nonostante la progressiva decadenza. Con queste premesse, spiega Benocci, è possibile “allargare le matrici culturali che danno vita all’elaborazione teorica dei nuovi giardini, ai quali l’Inghilterra riserva un vero e proprio culto”, dove i nuovi metodi operativi dei Free Gardeners si coniugano “con percorsi iniziatici, dal forte valore simbolico e spirituale”. Dall’Inghilterra all’Europa in genere, e quindi in Italia, il passo è breve, anche se, afferma la studiosa, gli “ambiti congiunti” nei nostri giardini sono ancora da esaminare con attenzione, soprattutto attraverso l’analisi di Cazzaniga sui giardini all’inglese e il modello di “giardino di memoria” per lo più utilizzato in quelli “d’ispirazione” massonica. Nel nostro Paese, Carla Benocci ha infatti individuato testimonianze non solo nei giardini ELENCO PAGAMENTO TESSERE PRI 2013 dichiaratamente massonici, ma Sez. Pri “Flaminio Prati (Roma), Sez. Pri “F.lli soprattutto nei grandi giardini Bandiera” San Pietro in Campiano (RA). Sono pervenute all'Ufficio Amministrazione del PRI ver- romani, come la Villa samenti di pagamenti tessere di singoli iscritti. Torlonia, che presentano arredi E' chiaro che ai fini congressuali l'iscrizione singola non e soluzioni di chiara impronta consente la partecipazione ai lavori dell'Assise repubbli- liberomuratoria, finora ben cana. poco analizzati in questa ottiChi non è nelle condizioni di avere una sezione dovrà ca. iscriversi a quella territoriale più vicina. Per ogni ulteriore informazione o chiarimento si prega di Il dibattito emerso nell’inconrivolgersi all'Ufficio Organizzazione (Maurizio Sacco) tro all’Archivio di Stato, con specialisti come Mariella ai seguenti numeri: 338/6234576 - 334/2832294. Zoppi, Gabriele Corsani e

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Luigi Zangheri (gli ultimi due co-autori con Benocci della monografia), ha portato a interessanti opinioni condivise, tra cui la considerazione della fede massonica – senza dubbio egemone –

a ripresa e lo sviluppo del Paese passano necessariamente per l’Expo del 2015. E l’Italia ha scelto di mostrarsi al mondo attraverso il cibo, nelle sue accezioni più diverse: la sicurezza alimentare, la qualità e la tradizione agricola, l’innovazione e la biodiversità”. Lo ha detto il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi, in occasione del lancio della campagna per l’Expo 2015. Politi ricorda: “Solo nei primi mesi del 2013 il nostro agroalimentare ha registrato un incremento del 7 per cento dell’export, in netta controtendenza rispetto all’andamento generale, con numeri da record ad esempio in Russia (dove le vendite di vino italiano sono aumentate del 338 per cento) o in Usa (dove gli acquisti di spaghetti, tagliatelle e rigatoni sono cresciute del 61 per cento)”. “Un successo che risiede proprio nella tipicità del sistema agricolo e alimentare

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italiano. Tipico vuol dire sano e di qualità – continua il presidente della Cia – e il Belpaese può contare su prodotti sicuri (il 99,7 per cento non ha residui di agrofarmaci oltre il limite) e non ha rivali per numero di prodotti a denominazione tra Dop, Igp e Stg (254). In più custodisce tra le pieghe del paesaggio rurale un patrimonio di sapori e tradizioni unici e inscindibili dal territorio. Si tratta degli oltre 5.000 prodotti agroalimentari tradizionali, che sono autentiche ‘calamite’ per il turismo enogastronomico, un comparto che vale 5 miliardi l’anno”. “Ecco perché l’Expo è un’occasione straordinaria e una grande chance per il Paese – conclude Politi – Mettere in vetrina il nostro agroalimentare, la sua ricchezza, la funzione ‘anticiclica’ che sta svolgendo sotto il profilo occupazionale, può davvero rappresentare una svolta, il volano decisivo per lasciarci la crisi alle spalle e riprendere la strada della ripresa”.

lettera alla Voce

La Torre Moresca di Villa Torlonia, Roma

come fattore che permea le espressioni della cultura e dell’arte e quindi anche dei giardini, intesi, dichiara la storica, “come luoghi privilegiati di inserti metaforici e suggestioni anticanti”. “E se non tutto ciò che è esoterico è massonico – ci spiega ancora – pure questa chiave di lettura consente di analizzare più compiutamente, ‘senza tabù’, celebri parchi inglesi e italiani, aprendo inediti e affascinanti campi di ricerca”. Carla Benocci ha pubblicato due volumi con Erasmo, editrice del Grande Oriente d’Italia: “Villa Il Vascello” (2003) e “Nel tempio di Salomone. Le pitture con temi proto-massonici nelle residenze romane cinque-secentesche” (2008).

Costituzione: non è certo un giochetto! una vecchia moda. Quando la nostra classe politica trova difficoltà a dare risposte al paese cerca un capro espiatorio. Quello più ricorrente è la Carta Costituzionale per cui si approntano progetti di modifica. Già nel 1982, per citare solo un episodio, quando i socialisti sognavano il sorpasso della DC, la modifica della Costituzione era un tema ricorrente. La recente proposta di modifica dell’art.138 della costituzione per renderla più flessibile e meno rigida costituisce, a mio modesto avviso, un grave pericolo per la democrazia. Le riforme, pur urgenti, non si riesce a farle non per la rigidità della costituzione che prescrive due deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, ma per la fragilità delle alleanze e per la scarsa volontà politi-

E’

ca. Il paese si attende risposte urgenti e concrete alla crisi e non modifiche costituzionali che possono apparire come giochi di potere per rimanere sempre “in sella”. Desidero chiudere questa mia breve riflessione con l’ultimo periodo di un mio articolo dal titolo : “Non tutti i mali del paese sono costituzionali”, pubblicato su “La Voce Repubblicana” del 15-16 gennaio 1982 (era diretta da Giovanni Spadolini e responsabile era Stefano Folli) perché ritengo sia ancora attuale, malgrado il tempo trascorso. “Certo è che la Carta Costituzionale non si può modificare a seconda della moda dei tempi o delle stagioni o delle convenienze dettate e ispirate a calcoli di potere. Non è immutabile. Non è immutabile però non può nemmeno essere modificata a cuor leggero perché rappresenta la certezza del diritto e la tutela delle minoranze e della libertà”. Luigi Celebre


La Voce Repubblicana del 31 luglio 2013