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QUOTIDIANO DEL PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO - ANNO XCII - N° 230 - SABATO 30 NOVEMBRE 2013 Euro 1,00 NUOVA SERIE POSTE ITALIANE S.P.A. - SPED. IN ABB. POST. - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27.02.2004, N. 46) ART. 1, COMMA 1, DCB (RM)

IL VESTITO DI ARLECCHINO

Quei miglioramenti economici che nessuno riesce a vedere a settimana che si conclude con l’avvenuta decadenza di Berlusconi, si era aperta con un editoriale del “Wall Street Journal” sulla “stabilità da cimitero” offerta dal governo italiano. Anche la “Frankfurter Allgemeine Zeitung” si era soffermata sul fatto che il risanamento economico del nostro paese non stesse facendo “alcun progresso” e l’impressione era che, più il presidente del Consiglio, Letta, racconta all’estero delle riforme varate o di come l’Italia abbia messo da sola i conti in sicurezza, più gli si ricordano le garanzie che Bruxelles e Francoforte hanno dovuto dare al suo Paese “per non essere trascinato via dalla speculazione”. La legge di Stabilità, che doveva essere la cartina di tornasole delle capacità finanziarie di questo governo, senza andare a cercare i titoli della stampa internazionale, da “Il Corriere della sera”, è stata definita semplicemente “un vestito di Arlecchino”. Invece di disporre di un vero documento di indirizzo economico finanziario, abbiamo avuto un testo bocciato dalla Commissione europea e davanti al quale tutte le rappresentanze sociali si sono messe la mani nei capelli. Ovviamente, ora che ci si è liberati di Berlusconi ci si aspetta che Letta e Saccomanni cambino registro, che i tanti problemi sollevati “vengano presi di petto e non continuamente rinviati”, come scrive sempre, con ottimismo il “Corriere della Sera”. Il fatto che il presidente Napolitano si sia convinto della necessità di un nuovo discorso programmatico del presidente del Consiglio alle Camere, suggerisce che nulla può venir

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dato per scontato: una verifica politicoparlamentare dopo che la coalizione è cambiata strutturalmente è indispensabile. Anche perché da qui al termine del semestre italiano di presidenza, Ue le cose si sono complicate non poco. Troppa fretta di far vedere che non c’era bisogno di Berlusconi per abolire l’Imu, tanto da provocare una crisi nei rapporti con i comuni che sembra il preludio di un conflitto istituzionale. Il peso parlamentare del Pd nella nuova coalizione è tale che sarà difficile per il nuovo centrodestra vantare ulteriori successi: quello ottenuto sull’Imu, appare sinceramente più un clamoroso fiasco. Del resto se il governo ha tali difficoltà nel tagliare le tasse, figurarsi se meglio saprà fare nei confronti del taglio del debito, o della riduzione della spesa pubblica. Eppure Letta si è reso conto che se vuole migliorare i suoi rapporti con Bruxelles ed evitare un annunciato commissariamento, deve proprio battere su questi due tasti. Saccomanni, il ministro più esperto e consapevole della situazione, costantemente annuncia dismissioni e privatizzazioni. Ha persino indicato l’ipotesi di vendere la Rai, un tabù per antonomasia. Il governo deve fare cassa. Sapere che il prossimo segretario del Pd, cioè Renzi che ha già la vittoria in tasca, abbia già bocciato questi piani, non è di particolare aiuto, anzi. Che la Cgil sia contraria, altrettanto. Meglio di una maggioranza del Pd, con il residuale Alfano, c’è sempre il sogno bersaniano di agganciare Grillo. Con buona pace di Letta, nessuno può escludere che Renzi ci provi e vi riesca.

Pioggia fredda dalle rilevazioni Istat Nessuna inversione di tendenza

La deflazione blocca la crescita e ultime rilevazioni dell’Istat escludono inversioni di tendenza rispetto all’emorragia di posti di lavoro. Il numero di coloro che non cercano un’occupazione perché ritengono di non trovarla, nel terzo trimestre del 2013 è salito a un milione 901 mila, un livello mai così elevato. Il numero dei disoccupati complessivo a ottobre è pari a 3 milioni 189 mila, invariato rispetto al mese precedente ma in aumento del 9,9% su base

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annua. Per la fascia di età 18-29 anni il tasso di disoccupazione si attesta invece al 28% (+5,2 %), con un numero di disoccupati di un milione 68 mila (+17,2%, pari a 157mila unità). Anche il lavoro precario ha subito un nuovo calo, il terzo consecutivo, in quanto il numero di dipendenti a tempo determinato e di collaboratori scende a 2 milioni 624 mila, in calo di 253 mila unità. Diminuzione persino più forte

rispetto a quella registrata per i dipendenti a tempo indeterminato (-1,3%). Le aziende rinunciano alla stabilizzazione dei contratti a termine e non assumono. Il tasso d’inflazione si ferma allo 0,6% dallo 0,8% di ottobre è in frenata. Una domanda di consumi al minimo, tale da indurre l’offerta a ritoccare i prezzi al ribasso per intercettare la clientela. Siamo alla deflazione che rischia di compromettere qualsiasi ipotesi di ritorno alla crescita.

Giovanni Spadolini, “I repubblicani partito della democrazia” Il futuro è nelle nostre mani ipotesi del Partito della democrazia è stata indicata da Giovanni Spadolini fin dagli inizi del 1983 come una direttrice di marcia volta a riassumere le esperienze del passato e a tradurre gli sforzi repubblicani di questo trentennio in una dimensione più vasta, proiettata sullo sfondo di un rimescolamento delle carte che è in atto in Italia. Altro che “bipolarismo”! l’Italia bipolare dei governi degli anni ‘50, in cui pure il centrismo esercitò il suo ufficio storico di raccordo fra forze laiche e cattoliche, nelle condizioni date, è terminata da un pezzo. Già il centro-sinistra recò un colpo irreversibile a quella concezione statica e un po’ manichea dei due grandi partiti contrapposti. L’esperienza complessa e tormentata del decennio ’70-’80, dall’autunno caldo alla solidarietà nazionale, ha fatto il resto: dissolvendo e consumando tutte le formule storiche tradizionali, impostando lo stesso dialogo fra laici e cattolici – dialogo irrinunciabile – in forme nuove, che hanno conosciuto - grazie ai governi Spadolini e ora al governo Craxi – il correttivo dell’alternanza. Alternanza e non alternativa. Spadolini è stato chiaro su questo punto. Si guardi alla parte della relazione in cui il segretario ha toccato il tema dei rapporti fra il centro e la periferia: una parte che dovrebbe servire a sgombrare molti equivoci e a guidare il partito nei prossimi mesi. “Equilibri nuovi non vuol dire alternativi. Non vuol dire alterna-

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tiva. Una mancanza di pregiudiziali di schieramento, in quanto ancorata a un quadro politico rigido – tutto è in movimento – in materia di giunte locali, non potrebbe essere mai interpretata, e sarebbe grave che lo fosse, come un avvio di schieramenti alternativi di sinistra”. “Il partito non può dimenticare taluni vincoli di solidarietà politica che l’hanno portato a collaborare nell’arco di questo trenta cinquennio, in posizione sempre determinante e mai subalterna, con le altre forze di democrazia cattolica e socialista. Ma soprattutto il PRI deve tener ben ferme tre condizioni: 1) Il rapporto con la DC e socialisti a livello nazionale non ha automatica trasposizione alla periferia, ma pone problemi politici altrettanto forti. E per quanto riguardasse eventuali tentazioni di “scavalcamento” del PSI, è bene ricordare che la scelta a livello locale deve fondarsi su una prospettiva di crescita complessiva dell’area laica e democratica, in cui essenziale è il collegamento fra repubblicani e socialisti. 2) Un clima favorevole nella pubblica opinione, in particolare in quei ceti, in quelle categorie professionali, di quei settori della vita italiana che sono potenziali destinatari del progetto del PRI come “partito della democrazia”. E quindi vogliono che le garanzie centrali sul terreno della conduzione della cosa pubblica e sul piano del “no” al malgoverno siano estese alle giunte locali. 3) L’orgoglio di posizioni programmate che

debbono essere rivendicate, sempre e comunque, alla base di ogni schieramento locale, da non mitologizzare in nessun caso come avvio di imprudenti e in ogni caso impossibili rovesciamenti di posizioni”. Si tratta di essenziali responsabilità che vengono a pesare sul partito. Responsabilità di custodia e di garanzia del programma repubblicano (formalmente condiviso da DC e socialisti) nel vivo dell’azione di governo. Difesa della visione di uno Stato rinnovato nella tensione e nella ispirazione ideale, della centralità della questione morale nel Parlamento e nel paese: come fondamento irrinunciabile della battaglia repubblicana. Ricerca di una politica di programmazione economica che coincida con una politica di funzionamento effettivo delle istituzioni. La questione istituzionale legata alla questione economica, e tutte e due legate intimamente alla questione morale. Il PRI non rinuncia a nulla delle sue posizioni. La massima rappresentanza governativa è un impegno di difesa di posizioni che non autorizza nessuna transigenza. Né in politica estera né in politica interna. Col suo comitato di segreteria esteso alle minoranze, col suo vertice operativo rafforzato da tre vice-segreterie, strettamente connesse all’attività del segretario (che conserva integralmente le sue funzioni, a differenza del giugno ’81), il PRI si avvia a combattere quella battaglia per incidere, come forza-guida, su un’evoluzione della situazione politica italiana che è più che mai nelle nostre mani.

La Dc si sentiva transitoria, Alfano no Nuovo centrodestra e futuro del governo

Quando un partito è davvero indispensabile a Democrazia cristiana su cui si è retto l’equilibrio politico del Paese per oltre cinquant’anni non aveva un senso della sua indispensabilità. Al contrario, la Dc era convinta della sua assoluta precarietà. Si sentiva minacciata prima dal frontismo, poi dal Pci, poi persino dal Psi. Quando Fanfani perse il referendum sul divorzio, anche se comandava il partito come un piccolo tiranno, venne liquidato senza tanti complimenti in quattro e quattro otto. L’incubo della democrazia cristiana era di finire all’opposizione, perdere le mani sullo Stato, rinunciare alla presidenza del consiglio, persino al ministro degli Interni. Spadolini premier fu un trauma, Craxi una devastazione. La cultura cristiana del partito era alla base del sentimento di fuggevolezza delle cose: bisognava aggrapparsi con tutte le proprie forze all’esistente per garantirsi una qualche forma di eternità. Difficile che un qualche leader democristiano dichiarasse il suo partito indispensabile al governo. Questo andava da sé. Ascoltando l’onorevole Alfano rivendicare la sua indispensabilità per la tenuta del governo, ci è venuto in mente subito un partito che era davvero indispensabile. In realtà il nuovo centro destra può solo attribuirsi questa funzione non avendo ancora scorto con esattezza la situazione politica in divenire. Alfano ha detto infatti che vuol vedere se mai il primo atto della nuova segreteria del Pd sarà quello di far cadere il governo presieduto da un esponente democratico. Ci dispiace ma è proprio quello che Renzi ha detto di voler fare: cosa significa altrimenti “il nulla sarà più come prima” del rottamatore? Anche nei precedenti, troviamo Veltroni dare la scadenza al governo presieduto da Prodi che pure aveva vinto le elezioni. Letta che non può vantare nemmeno un tale risultato, perché mai dovrebbe sentirsi più sicuro? L’impressione è che Alfano ed il nuovo centrodestra in generale sottovalutino il voto del senato sulla decadenza di Berlusconi che ha unificato Pd, Sel e 5 stelle. Conosciamo la tesi di Alfano e anche le reazioni che ha provocato nei suoi ex compagni di partito. Non si può inter-

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rompere un’esperienza di governo dopo solo 5 mesi, causa un voto su Berlusconi. Solo che ha assunto una tale risonanza la cosa da modificare i rapporti politici. Oggi, Pd e 5 stelle hanno qualcosa in comune che prima non avevano. E’ vero che i 5 stelle vorrebbero sbarazzarsi del Pd come si sono sbarazzati di Berlusconi, ma la politica è un arte del possibile a cui ci si finisce sempre con il piegarsi. Anche perché Alfano, così come si ritiene indispensabile al governo Letta, è convinto di poter far vincere domani il centrodestra e questo non è proprio un elemento rassicurante per Renzi e al limite lo stesso Letta. Anche qui la Democrazia cristiana avrebbe saputo dare lezione: se il governo è considerato di transizione, tanto vale che passi il prima possibile. Capiamo ovviamente Alfano: lui ed il suo gruppo non volevano creare una condizione di instabilità al paese sulla base di una questione giudiziaria, temiamo solo che abbiano sottovalutato l’impatto della questione ed ora non si rendano conto dei suoi sviluppi. Intanto la frattura con Forza Italia è avvenuta su una questione di sostanza e non sarà facilmente ricomponibile, poi loro sono comunque considerati dalla nuova segreteria del Pd, quale che sia, come degli eredi di Berlusconi. Non volevano aver a che fare con il Cavaliere, figurarsi se vogliono aver a che fare con i suoi prodotti. Giuliano Ferrara su “il Foglio”, ha riesumato Saint Just per spiegare la decadenza di Berlusconi: “Il re deve morire perché la Repubblica possa vivere”. Solo che non ci si limita poi a far morire il re ma con lui tutti i realisti, i sospetti e persino coloro che all’ultimo momento cambiarono campo dichiarando il loro amore per la Repubblica, Philippe Egalitè ad esempio. Fa quasi tenerezza Alfano per come ignori certe leggi della storia e pensi di poter stare in una coalizione che si è sbarazzata di Berlusconi, rivendicando il suo legame con il leader di Forza Italia. Come se un convenzionale, dopo aver votato contro la morte del Capeto, avesse una sola possibilità di tenersi la sua testa sul collo.

Senkaku-Diaoyu

Crisi letale nelle acque del Pacifico giapponesi le chiamano isole Senkaku, i cinesi Diaoyu, per un profano che parla con i primi o con i secondi, verrebbe naturale pensare che si tratti di località geografiche diverse, invece sono le stesse. Dopo che la Cina ha annunciato di voler imporre alle compagnie aeree di comunicare prima i piani di volo sulla zona del Mar Cinese Meridionale, ce ne siamo accorti. I recenti miglioramenti dei rapporti militari tra Tokyo e Pechino, ne hanno subito risentito, c’è sempre un qualche scoglio conteso in mezzo all’oceano capace di mettere tutto in discussione. Troppi rancori sedimentati nei secoli, difficili da smaltire. Il premier Shinzo Abe ha subito detto alle compagnie giapponesi di non fornire nessuna comunicazione di rotte alle autorità cinesi, sarebbe come riconoscere loro una qualche sovranità sul suo Paese, il fiero Sol levante. Gli americani hanno persino rispolverato i B52, quelli che sganciarono la bomba, questa volta a bordeggiare pericolosamente lo spazio aereo di Pechino. Si prepara una crisi della stessa entità di quella cui il mondo assistette a Cuba 51 anni fa, senza nemmeno l’Europa, figurarsi in Italia in tutt’altre faccende affaccendata, se ne accorga. Anche gli americani rivendicano il controllo dell’arcipelago delle isole Ryukyu che comprende le disputate Senkaku-Diaoyu. Le isole sono al centro delle rotte commerciali e militari verso il Mar Cinese Meridionale, sono ricche di banchi di pesca e sorgono sopra giacimenti di petrolio. I sommergibili di passaggio vi si ancorano e la stima di merci in euro che vi incrociano è di 4000 miliardi, senza contare gli 11 miliardi di barili di greggio, i 1900 miliardi di piedi cubi in gas naturale. Con Pechino, Washington e Tokyo si sono destate anche le Filippine, la Malesia, il Vietnam, l’Australia. Tutto il Pacifico ha interesse al loro avvenire e nessuno si aspettava l’improvvisa impennata cinese. Eppure la Cina ha approntato una flotta d’alto mare, e naviga con quattro navi da guerra verso le Senkaku-Diaoyu. Il presidente Xi Jimpign non ci pensa proprio a rinunziare al controllo dello stretto di Hormuz e l’imbocco dell’Oceano Indiano. In ballo c’è chi davvero comanderà nel XXI secolo e Pechino ha posto ora la sua candidatura. E’ o non è il paese con maggiori possibilità di sviluppo economico al mondo? Il regime comunista non intende perdere nessun vantaggio e le isole sono una garanzia almeno quanto le riforme economiche annunciate dal Plenum del partito all’inizio del mese. L’America è consapevole di rischiare di perdere terreno anche nel Pacifico, dopo averne perso in Medio oriente; e il Giappone deve mostrare la schiena dritta davanti al suo storico avversario continentale. Ci sono tutti gli ingredienti per un contenzioso letale. I grandi imperi non tramontano mai.

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2 LA VOCE REPUBBLICANA

Giornalaio di Carter =

Sabato 30 novembre2013

economia

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Tutti lasciano il Cav., anche il mitico ad Galliani, il quale ha deciso di mollare e addossa tutta la colpa a Barbara, la figlia

Ma è ricambio generazionale? erto, se ne andrà pure con l’animo avvelenato, ma intanto tratta per una buonuscita di 50 dico 50 milioncini. Un po’ di veleno si beve facilmente, dopo tutto. Magari una goccia ogni tanto preserva da altri avvelenamenti più preoccupanti. Lui è Galliani. Ah, com’è dannatamente amareggiato. Ecco cosa ne scrive “La Stampa”, juventina, all’incirca. “Con o senza accordo sulla buonuscita, mi dimetterò per giusta causa fra pochi giorni, forse aspetto la partita di Champions contro l’Ajax”. Lo ha detto l’ad del Milan, Adriano Galliani, spiegando di avere ricevuto “un grave danno alla reputazione” dalle critiche di Barbara Berlusconi alla sua gestione del club. “Sono d’accordo con il ricambio generazionale ma fatto con eleganza, non in questo modo”, ha detto l’ad del Milan confermando l’intenzione di dimettersi dopo le critiche di inizio novembre da parte di Barbara Berlusconi alla sua gestione negli ultimi due anni. La convivenza con Barbara Berlusconi, dopo le durissime critiche da lei rivolte alla sua gestione, è diventata impossibile e Galliani non vuole più aspettare. Questo nonostante il rapporto di amicizia e stima che ancora oggi lo lega al presidente rossonero Silvio Berlusconi. “Il mio affetto per il presidente Berlusconi è immutato e immutabile”,

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ha chiarito Adriano Galliani, spiegando di avere comunicato l’intenzione di dimettersi da ad del Milan, a Bruno Ermolli “la persona deputata a questa vicenda. Non ho voluto disturbare il presidente”. Non avrà voluto disturbare il presidente, senza dubbio, ma intanto al Cav. (sempre che lo si possa chiamare così - vedi zibaldone di oggi) la notizia è pur giunta. Già, il Cav. (sempre che): tutti lo lasciano e lo pugnalano in svariati modi, con modalità plurime e poi dicono tutti che gli vogliono bene lo stesso, come fosse un padre, un fratello, non si sa chi. E Alfano, il figliolo, se ne va. E Galliani, l’amico, il fratello, forse, Galliani dice no se ne va pure lui e dà la colpa direta Barbara la figlia tamente a Barbara. Ma che gli ha del Cav. Lei lo mai detto? Vatteben, che sei obsoleavrebbe trattato to, un poco out of time, fuori del male, addirittura tempo. Lui se la prese di brutto, ma offendendolo. E per davvero. E dopo? Dopo avere lui ha deciso che... dato le dimissioni dal Milan, Adriano Galliani lascerà passare “un po’ di tempo”, prima di intraprendere nuove attività. “Per adesso non accetto nulla da nessuno - ha detto l’ad rossonero - quando si è offesi bisogna avere la forza e l’intelligenza di far passare un po’ di tempo: bisogna essere lucidi per prendere decisioni”. E poi, insomma, con certe cifrette che ti passano sotto gli occhi, uno un po’ di tempo ci perde volentieri a farsi due contarelli. Lo farebbero tutti, anche il più santo del mondo.

Intervista di Lanfranco Palazzolo Boato, storico esponente ecologista, parla del congresso dei Verdi italiani. Il futuro? E’ debole, però in tutta l’Europa

L’ambiente? Una fetta a te, una... l congresso dei Verdi è andato molto bene. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Marco Boato, esponente storico dei Verdi e componente del Consiglio di Presidenza della Federazione dei Verdi. Marco Boato, come è andata la XXXII assemblea dei Verdi? “Il Congresso dei Verdi è andato meglio di quanto ci si aspettasse per dire la verità. Siamo in una fase “La crisi dei vari politica molto difficile che riguarda movimenti verdi è le forze politiche minori che sono generalizzata con rimaste fuori dal Parlamento e che rare eccezioni. Anche si trovano in difficoltà in prospettinoi rientriamo in va delle prossime elezioni europee. questo flusso di Anche a causa della legge elettoraportata europea” le incostituzionale voluta da Veltroni e da Berlusconi. C’è stato un dibattito molto intenso, anche se c’è stata qualche caduta di stile da parte della minoranza interna che ha tutto il diritto di fare opposizione. Il risultato finale di sabato scorso è stato che Luana Zanella e Angelo Bonelli hanno ottenuto una percentuale intorno all’80 per cento. E’ la prima volta che in Italia viene eletta una coppia di

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portavoce in rispetto alla rappresentanza di genere. Siamo passati dalla terminologia di presidente a quella di portavoce”. Che ruolo ha svolto Alfonso Pecoraro Scanio alla vigilia del congresso? Di lui si è parlato molto mettendo in evidenza il ruolo che avrebbe avuto alla vigilia di questo appuntamento. “Di Alfonso Pecoraro Scanio hanno parlato molti quotidiani. Per la prima volta dopo molti anni, Pecoraro Scanio è venuto come delegato delle Marche. In quella regione c’è la maggioranza della componente che lui guida, che nel partito è largamente minoritaria. Pecoraro è venuto al congresso e ha parlato. Lui ha fatto un intervento evitando di porsi come il leader di uno schieramento interno. E ha fatto un appello all’unità. Non c’è stata nessuna polemica. Tutti lo hanno ascoltato con grande rispetto”. Voi guardate con grande attenzione alle prossime scadenze europee. Come pensate di presentarvi alle elezioni europee? “Le difficoltà politiche le hanno tutti i partiti verdi europei. Ci sono problemi in tutti i paesi dell’Unione europea, tranne che nei Verdi tedeschi e nel Nord Europa. Nel Parlamento europeo uscente i Verdi sono il 4 gruppo parlamentare uscente. Nella fascia mediterranea i verdi vivono una grande difficoltà. Le forze che abbiamo sono inadeguate. I Verdi da soli non bastano. Abbiamo lanciato la parola d’ordine della costituente ecologista. Questa non è una posizione di grande forza. Il punto di forza della prossima campagna per le europee dovrà essere quella di legarsi ai verdi europei. E’ tornata ad iscriversi ai Verdi italiani anche Monica Frassoni, dopo alcuni anni. I Verdi italiani e quelli di altri paesi l’hanno candidata per le primarie che stanno facendo in vista delle prossime elezioni europee per la Commissione Ue”.

fatti e fattacci cco cosa farà il commissario alla spending review per togliere soldi alla Pubblica amministrazione. I prossimi mesi saranno difficili per la Pubblica amministrazione. Se ne stanno accorgendo tutti. E nella legge di stabilità è stato previsto un percorso terribile che colpirà tutti i lavoratori del settore pubblico. Per quanto concerne l’organizzazione dei lavori, l’intera amministrazione pubblica sarà coinvolta direttamente nei lavori della revisione della spesa e, viene espressamente precisato, il Commissario opererà sulla base delle indicazioni fomite dal Comitato interministeriale e, più in generale, dal Governo, cui spetta l’indirizzo e il coordinamento della revisione della spesa. Il Commissario sarà coadiuvato da un ristretto “gruppo di base”, già costituito, i cui componenti sono tratti dal “pubblico” il gruppo espleta un ruolo di coordinamento delle attività, atteso che si prevede la costituzione, entro il corrente mese di novembre, di gruppi di lavoro per ciascuno dei temi indicati nell’attività: si tratta di. temi specifici, organizzati sia “verticalmente” (per centri di spesa, per esempio ministeri) che “orizzontalmente” (per tematiche, per esempio acquisto di beni e servizi). Sono esclusi oneri per i componenti dei gruppi: ciò sia per quello di base, i cui componenti già appartengono alla PA, sia per gli altri gruppi, composti da rappresentanti dei centri di

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CASA, BOOM DI RIBASSI PREZZI DI AFFITTO

spesa della PA medesima e, qualora debba trattarsi di soggetti esterni, solo “se disponibili a titolo gratuito”. In considerazione dell’ampiezza dei temi trattati, che renderanno necessario utilizzare anche le analisi già prodotte nell’attività di spending review finora svolta, viene stabilito un circostanziato programma dei lavori della struttura, articolato su tre principali scadenze: dicembre 2013-febbraio 2014: ricognizione tecnica per definire le misure legislative e amministrative che potrebbero essere approvate già a metà del 2014 e quantificazione dei relativi risparmi di spesa nel 2014 e negli anni successivi; marzoaprile 2014: utilizzo della ricognizione tecnica nell’ambito del Documento di Economia e Finanza 2014 per la formulazione degli obiettivi di spesa complessiva delle amministrazioni pubbliche e di quella dei singoli centri di spesa, che dovranno definire le misure che intendono adottare per raggiungere gli obiettivi stessi; aprile 2014: analisi dell’impatto macroeconomico e distributivo delle misure; maggio-luglio 2014: implementazione delle misure a livello legislativo, con effetti distribuiti nel 2014 e nel corso del triennio successivo. La seconda fase ricalcherà il processo della prima, anche sviluppando temi che non è stato possibile affrontare in precedenza, ed i nuovi obiettivi da essa definiti verranno veicolati mediante la legge di stabilità del 2015.

Con le compravendite che non ripartono e le spese crescenti legate all’abitazione, molti proprietari hanno deciso di abbassare le loro pretese sugli affitti per venire incontro alle esigenze dei potenziali inquilini. Nel solo mese di ottobre 3.693 immobili sono affittabili a un prezzo inferiore rispetto a settembre. Il ribasso medio, stimato da idealista.it, è stato del 9,3%, pari a un taglio di 75 euro mensili di media sulle pretese di rendimento. Sale al 4,2% la quota di annunci di case in affitto sul portale di annunci immobiliare idealista.it che hanno visto variazioni a ribasso nel mese di ottobre. L’ammontare dello sconto medio applicato dai proprietari nell’ultimo mese è pari al 9,3% sul prezzo inizialmente stabilito: significa una correzione media pari a 75 euro mensili. Lo sconto è proporzionato ai canoni, così si spiega perché in provincia di Milano troviamo le riduzioni tra le più elevate a livello dei grandi centri, con 91 euro al mese.

primo piano utti i sindaci italiani da Milano a Catania sono estremamente preoccupati per l’incertezza che regna sulla copertura della seconda rata Imu. Ad esempio a Catania il sindaco Bianco, lamenta “una situazione che conduce molti comuni virtuosi in una condizione di straordinaria difficoltà”. Mentre, per le amministrazioni che hanno dovuto alzare l’aliquota, obbligate dalla necessità del risanamento, “c’è il paradosso di ritrovarsi oggi in una condizione di estrema incertezza”. E’ il capolavoro del governo Letta, per cui tanto valeva lasciarla l’Imu piuttosto che ritrovarsi ad un passo dallo scontro istituzionale con i sindaci italiani per i quali la posizione del governo sulla tassazione della prima casa, ha oramai assunto gli aspetti della follia.

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Cambia coi tempi: è la regola anglicana a quando viene tolto quel divieto? La Chiesa anglicana ha sempre seguito il vento della politica inglese. Quando la politica gira verso l’aumento dei diritti anche la Chiesa di quel paese si adegua, anche se ci vuole tempo. Del resto, alla Camera dei lord siedono anche i vescovi anglicani che possono votare queste leggi. Il divieto alla benedizione delle unioni gay nella chiesa d’Inghilterra dovrebbe essere tolto. Lo afferma un rapporto sulla sessualità della House of Bishops, che riunisce i

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vescovi inglesi. Il documento dei vescovi sottolinea anche che la società è cambiata e la chiesa si deve adeguare ai tempi. “Crediamo che ci debbano essere delle circostanze in cui un prete, in accordo con le autorità parrocchiali competenti, debba essere libero di segnare la formazione di una relazione permanente fra persone dello stesso sesso in una cerimonia pubblica ma non debba essere obbligato a farlo”. Il rapporto è destinato ad accendere una polemica fra l’ala più liberale e tradizionalista degli anglicani. L’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, ha affermato in un comunicato che questo tema resta ‘’difficile e crea divisioni”, e che il rapporto non introduce una nuova politica. La chiesa inglese si era opposta ai matrimoni omosessuali introdotti da una recente legge britannica, che ne vieta la celebrazione da parte del clero anglicano. Nella Chiesa inglese sono molti ad aver cambiato opinione su queste unioni: “Il messaggio di Gesù Cristo abbraccia tutti ed è inclusivo. Perché, nei secoli, nonostante il suo grande contenuto d’amore, è diventato così alienante ed esclusivo?”, aveva dichiarato qualche mese fa il vescovo anglicano di Liverpool, il reverendo James Jones. Era stato lo stesso Jones, parlando al sinodo della diocesi della città del nord del Regno Unito, ad ipotizzare, per la prima volta in modo ufficiale, la possibilità per pastori e vescovi anglicani di dare una sorta di benedizione a chi si è unito in civil partnership. Una pratica messa in atto, spesso nel segreto e nell’ombra, nelle periferie della Chiesa anglicana, da pastori particolarmente progressisti. Ma anche una pratica sulla quale, ora, la confessione nata dallo scisma di Enrico VIII rischia di spaccarsi ancora una volta. E pensare che il vescovo Jones, fino a non molto tempo fa, era uno dei più strenui oppositori alla questione gay. Insieme ad altri vescovi, Jones scrisse una lettera a Jeffrey John, gay dichiarato e candidato a diventare vescovo di Reading, per chiedergli di farsi da parte...

Rom: la Francia non li tollera più? uando la sinistra al potere sorprende. In questi ultimi mesi, la conclusione degli analisti dei diritti umani in Francia sembra ormai univoca: Hollande e i suoi uomini stanno facendo sui rom quanto e peggio del predecessore Nicolas Sarkozy, che nel 2010 fu oggetto di una procedura d’infrazione da parte della Commissione europea per violazione dei diritti umani per le numerose espulsioni ai danni dei rom. Nei mesi scorsi il ministro dell’Interno Manuele Valls si era reso protagonista di alcune imprese “memorabili”. Aveva accusato i rom di non volere l’integrazione e li aveva messi alla gogna. Ma le iniziative del ministro dell’Interno non avevano fatto altro che suscitare polemiche su polemiche sull’atteggiamento della sinistra nei confronti dei rom. In effetti, nemmeno Sarkozy era arrivato a tanto. Ed ecco che dopo l’errore è arrivata la retromarcia del ministro francese dell’Interno, Manuel Valls, che lo scorso settembre ha suscitato un mare di polemiche. Nei campi nomadi, ha riconosciuto Valls - intervistato da “Radio France Inter” – “ci sono certamente delle famiglie rumene o bulgare che hanno dei veri progetti di integrazione in Francia”. Ma “ci sono anche molte famiglie, molte persone, che non hanno questo tipo di progetto”, ha tuttavia aggiunto il ministro, all’indomani dell’evacuazione di un importante insediamento Rom a Saint-Ouen, nella banlieue parigina. A fine settembre, le dichiarazioni sui Rom del ministro socialista hanno suscitato scalpore sia in Francia sia all’estero: “Integrare i rom in Francia non è possibile”, aveva detto Valls, aggiungendo: “Non ci sono soluzioni alternative allo smantellamento dei campi nomadi e al respingimento dei rom alla frontiera. La loro vocazione è tornare in Bulgaria e in Romania”. E ancora: “Ci illudiamo che il pro-

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blema dei rom si possa risolvere con l’integrazione. Queste popolazioni hanno modi di vita molto diversi e in contrasto con i nostri. L’integrazione interessa solo poche famiglie”. “Aiuto i francesi contro queste popolazioni, queste popolazioni contro i francesi’’, aveva concluso il ministro, attirandosi un duro richiamo della Commissione europea. In un secondo tempo, Valls si scusò per quelle parole, che definì “infelici”. Secondo le stime, la Francia conta tra i 15.000 e i 20.000 Rom, quasi tutti di origine romena o bulgara. Nel 2012 sono stati espulsi 12.841 rom, il 18 per cento in più dell’anno precedente. Ma la retromarcia del ministro serve a poco. Nei primi sei mesi del 2013, infatti, circa diecimila rom sono stati sgomberati da insediamenti provvisori, secondo Amnesty International. La Commissione europea ha ricordato al ministro francese che la Francia ha firmato una convenzione europea per l’integrazione dei rom...

A Mosca piace il tonfo del rublo cco quanto è importante la svalutazione della moneta di Putin. Il rublo russo potrebbe perdere altro terreno entro fine anno, secondo il ministro dell’Economia di Mosca, che ha commentato la caduta della divisa russa al minimo degli ultimi quattro anni ieri. “Mi pare ci sia una possibilità, piccola, ma c’è” ha detto Alexey Ulyukayev a proposito di un ulteriore deprezzamento del rublo. Il ministro ha spiegato che l’andamento del cambio è coerente con la scelta della banca centrale di spostare la sua politica verso l’inflation targeting. “Hanno ridotto le misure per inibire la volatilità” ha spiegato Ulyukayev, aggiungendo che il calo del rublo era atteso. Ieri la divisa ha toccato il minimo da agosto 2009 contro il paniere euro-dollaro, a 38,36. La Russia sta gradualmente allentan-

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do i vincoli per consentire al rublo di fluttuare liberamente, impostando la politica monetaria su obiettivi di inflazione. La Banca di Russia a novembre ha ampliato sei volte il corridoio oltre il quale interviene vendendo o comprando rubli. Secondo la vicepresidente della banca centrale Ksenia Yudaeva il ribasso della divisa russa è dovuto a fattori esterni. Ma gli analisti sono di parere diverso e lo legano alla calo di fiducia verso il sistema bancario russo. A precipitare le cose, la revoca della licenza bancaria a un istituto di media grandezza, Master Bank, nell’ambito della campagna della banca centrale contro il sistema bancario ombra, che alimenta l’economia sommersa russa. Il mercato teme che alla stretta su Master Bank possano seguirne altre su altri istituti e che questo possa accelerare la fuga di capitali dal Paese. Il calo del rublo potrebbe rivelarsi un bene per le casse statali e una vera e propria manna per l’industria automobilistica nazionale e per altri venditori: la valuta sta infatti per toccare il livello minimo da quattro anni a questa parte e ciò potrebbe indurre i russi ad acquistare prodotti nazionali. Ma la Russia non ha che da guadagnare da questa caduta. Ci sono altri fattori che hanno contribuito al calo del rublo. Questi fattori vanno dai timori per la fine dell’alleggerimento quantitativo da parte della Federal Reserve statunitense, alle dichiarazioni rilasciate dal ministro della Finanza russo Anton Siluanov, il quale ha affermato che un rublo debole avrebbe portato alla Russia dei vantaggi economici. Ma anche il mediocre andamento dell’Unione Europea, principale partner commerciale della Russia, e le men che rosee previsioni sulla crescita del Pil hanno avuto un loro peso. Tuttavia, a differenza di quanto accadde nel 1998 durante la svalutazione storica del rublo, quando le compagnie petrolifere russe registrarono dei profitti cospicui vendendo il greggio in dollari, questa volta, grazie alle nuove regole fiscali, la maggior parte degli utili eccedenti derivanti greggio finiranno allo Stato.


terza pagina

Sabato 30 novembre 2013

il Paese STOP AL

RITO

Benedizione? No grazie. Alla scuola elementare Medea, a Varese, i genitori sono sul piede di guerra da quando la dirigente scolastica ha deciso di bloccare il rito cattolico natalizio durante gli orari di lezione. Appena saputo della decisione, le madri e i padri degli alunni hanno avviato una raccolta firme contro il provvedimento. Hanno anche chiesto di essere ricevuti a scuola per avere chiarimenti sulla vicenda. A riportare la notizia è il quotidiano La Prealpina, che dopo aver sentito la dirigente dell’istituto comprensivo Varese 4, Mara Caenazzo, spiega che la benedizione, se i genitori lo desiderano, potrà essere effettuata come prevede la legge. Ossia fuori dagli orari di lezione. Questo per non turbare la sensibilità dei bambini di altri credo religiosi che potrebbero trovarsi in aula al momento della benedizione. Da parte sua, il sacerdote che solitamente impartiva il rito, don Leonardo Bianchi, ha invitato i bambini a messa il 3 dicembre nella chiesa Santa Teresa di Gesù Bambino. Sabato 30 novembre è previsto l’incontro chiarificatore fra dirigente e genitori. Ancora strascichi dopo la partita Legia-Lazio Sono 149 i tifosi della Lazio in stato di fermo in seguito ai disordini avvenuti ieri prima della sfida dei biancocelesti sul campo del Legia in Europa League. Lo rende noto la polizia di Varsavia in un comunicato sul proprio sito ufficiale. Secondo le forze dell’ordine polacche i tifosi biancocelesti, alcuni dei quali con il passamontagna, hanno attaccato i poliziotti nel centro di Varsavia lanciando pietre e bottiglie. Le persone fermate sono state portate in questura per essere identificate. Nelle prossime ore le autorità polacche decideranno se processare i tifosi o rilasciarli. Già ieri l’ambasciata italiana a Varsavia si è immediatamente attivata, è stata in contatto con le autorità locali e ha monitorato la situazione. Parla Cuperlo: Matteo Renzi “si muove in continuità con il ventennio”, ha assicurato, e invece “non basta una figura carismatica. Non ce l’ha fatta nemmeno la più grande figura carismatica degli ultimi anni che è il presidente degli Stati Uniti”. “Non è questo il modo di fare, non è questo il metodo. E, una volta che Renzi vincerà?

LA VOCE REPUBBLICANA

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Gruppo 63, festeggiamenti in tutta Italia ma senza esagerare. L’ultimo movimento storico consapevole E oggi, resta memoria di ciò che fu o forse è meglio archiviare le eroiche gesta? Dibattiti e incontri per descrivere eventi generati in pieno “boom”

Intellettuali inquieti, non provinciali ma prigionieri del “passatismo” ruppo 63. Ovvero ciò che non si può ignorare. I nemici della formazione, diciamo d’avanguardia per semplificare, giungono comunque a riconoscerne l’importanza, anche se poi non si soffermano nel definirlo. La storica rivista Alfabeta rinata ormai da qualche tempo (per le giovani generazioni, per i vecchi?, per i nostalgici aggiornati?) dedica un ricco supplemento ai cinquanta anni di anzianità di quella che formazione ora continuiamo a chiamare ma sapendo di rimanere nell’errore. Non furono in realtà formazione, furono magari caos permanente ma ogni avanguardia che si rispetti dovrà trasmettere agli adepti e seguaci le istruzioni per il caos. Avrà così assolto alla sua funzione storica, almeno secondo i dettami di nichilismo assoluto che si riconoscono ai blasonati eroi dadaisti di qualsiasi ceppo, nudi e puri, e senza soggetto, poiché la minima obbedienza a qualcosa è già ovvio e palese e stranoto tradimento. Terra bruciata, dunque, perché essa è il materiale primario di una nuova esigenza di edificare, con il comandamento scritto nel cuore che la permanenza è la stasi cadaverica senza ritorno. D’altra parte come poter ignorare totalmente la storia dove anche il Gruppo 63 s’è ritrovato inevitabilmente immerso? “Sono sempre più convinto che l’emersione del Gruppo 63 si debba valutare collegandola strettamente a fattori di ordine sociale-economico- tecnologico manifestatisi negli stessi anni”. In sostanza “le proposte nate nell’ambito artistico e letterario sono strutturate secondo gli stessi schemi che reggono nello stesso tempo le svolte dell’ordine basso, ovvero della cosiddetta cultura materiale. Va precisato che il rapporto di omologia non è di subordinazione” e qui si continua giustificando la griglia di lettura etc.: è Renato Barilli, nome di punta del grupponon Gruppo 63, che colloca ciò che avvenne (e deve pur essere avvenuto dato che la storia preme e modella) nella sua propria dimora mondana, oltretutto generata dal di fuori, dalle necessità del di fuori. Resta il fatto che la creazione “sociale” in Italia è arretrata e dunque in questo caso spetterebbe al Guppo 63 ergersi a protagonista di contemporaneità. I fermenti del Gruppo si districavano e cercavano di correre in avanti. I conti “tornano”. Barilli ne è straconvinto fino alla sfacciataggine o al candore, non si comprende bene. E sa anche perché tutto per così dire finì. “Il Gruppo 63 aveva esaurito la sua funzione storica” Così, tutto finito, senza nemmeno una lacrima, un rimpianto, fedele a qualche teoria del rispecchiamento un poco addomesticata. Insomma, a quanto si evince, ebbe la funzione storica di svecchiare, di smuovere un po’ quelle molecole stantie dell’aria italiana. Un po’ le stesse motivazioni di qualsiasi altra avanguardia, se vogliamo. E si pone come cura, l’avanguardia, come medicina o come veleno ultimo estremo di un corpo vecchio e statico, che chiede di essere fatto deflagrare o essere sepolto, forzatamente. “Modernizzazione forzata delle città passatiste”, come ebbe e dire l’inventore, il primo e il più grande progettista di happening e di autentica body art, esattamente come la intendiamo oggi, vale a dire Marinetti, capo assoluto del

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Futurismo, cui qualsivoglia neonato rivoluzionario si è ispirato, magari disprezzandolo o irridendolo e pentirsi poi subito in bagno fra le lacrime. Sul paesaggio ambiguo che comprende il moderno oltre alla critica al medesimo (o, almeno, così dovrebbe funzionare, nel senso che mostro il tabellone pubblicitario e al contempo lo critico) ecco che Barilli mette le mani avanti: “Infatti già mi pare di udire qualche malevolo commentatore (ne ho sempre avuti tanti) bofonchiare che così il solito irrimediabile Barilli celebra le lodi del neocapitalismo e di un atto di resa a esso da parte della creazione letterario-artistica”. Ma non è così, visto che allora era necessario misurarsi col nuovo “salvaguardando le ragioni del vitalismo”. È in questo esatto punto che il nostro ci fornisce una piccola briciola di nuovo veramente: nello scarto, nel non omologato, nel vitalismo che ci immaginiamo scatenato ma con controllo. Non sarà proprio il vitalismo, allora, magari le “ragioni” del vitalismo. Ove non si sa se al vitalismo si concede qualcosa (le sue ragioni) o se lo si vuole filtrato, il vitalismo (con misura, cioè, non fosse che per il fatto di risultare chiari e implacabili all’avversario) Ma ognuno in fondo ha la sua ricetta, come è naturale, e a parere di chi scrive una seria e completa disamina del corpus della produzione del Gruppo 63 non è ancora disponibile né mai lo è stata. Varie le ragioni: quando finisce il fluire, esattamente e, anche parendo senza vita, siamo sicuri non possa continuare in qualche modo? Quando, nel Gruppo 63, si può parlare di creazione collettiva, quando di percorso singolo, non essendo comunque obbligato il fare collettivo affinché possa quello essere un prodotto del Gruppo 63? Quando dalla fase celebrativa e anche un poco settaria, si passa alla fase di informazione e studio per così dire, puri? La risposta magari è che lo si è già fatto. A parere dello scrivente non abbastanza, con un paradosso che funge da corollario al discorso. Vale a dire: il Gruppo 63 ha da subito guadagnato uno status di nobiltà, come spiega Niva Lorenzini su Alfabeta 2, quando scrive che “quell’esperienza è entrata ormai da anni nei manuali scolastici”, è divenuta “canonica” a tutti gli effetti. In quelle classi, mettiamo sia classico o scientifico o cos’altro, dopo il capitolo dedicato a Pasolini, mettiamo, troviamo quello dedicato al Gruppo 63, capitolo che in classe verrà letto e magari approfondito dai più volenterosi o intelligenti degli scolari. Agli altri non frega nulla. E poi chi mai ti chiede il Gruppo 63 alla maturità? Un’ottima occasione per vendicarti degli studenti che non hai mai sopportato. Non si viene bocciati ma la non conoscenza del dato abbassa e di molto il voto finale. Non giurateci sopra I cinquant’anni dalla fondazione del Gruppo sarebbero potute essere, saranno l’occasione per fare il

punto sulla situazione ma, avanti a ogni cosa, sulla trasmissione di conoscenza. Dire che c’è stato un Gruppo 63, che tale gruppo si trova anche nella tua antologia, un gruppo che non ti faranno studiare se non per farti piangere e farti impensierire sul tuo prossimo futuro scolastico. E, a questo punto, diteci, ma la nobiltà statuaria di un Montale, uno degno del busto, quale un Leopardi novello, può far coppia col tumulto del Gruppo 63? Noi rispondiamo qui: e perché no? Conosciamo così bene tutti i poeti, tutti gli artisti del 63 da poterlo giurare su ciò che si ha di più bello e caro? Non giurate, non vi conviene. Piuttosto andate rileggere certe raccolte abbondanti di chi poetò nel gruppo. Raccolte di nomi singoli, qui si intende. Oltre a consuete aderenze che possono manifestarsi in comune, non si avverte, in certi anfratti (non importa il poeta) una richiesta, necessità o anche vergogna di un vissuto, di un privato che l’antivirus killer del passatismo non è riuscito ad espellere del tutto? Nelle nostre modestissime investigazioni della materia, ci siamo dilettati del fatto che comunque una sorta di crepuscolarismo sempre vigile, una richiesta d’abbandono e umanità non sono eliminate completamente. Magari sono fasi vissute con senso di colpa (e qui interverrebbe il ghigno salvatore, lo humor gelato) che significa povertà nei confronti di un mondo onnipotente che lascia spazio, se proprio lo si vuole, al collasso di ogni grandiosità e alla rivalutazione del balbettio come dato umano, di mediocrità ricercata, fino alla clamorosa rinuncia a ogni programma “politico”. Dunque, detto questo, anche questi brandelli spuri, sui quali ormai la critica più avveduta è l’ora si concentrasse, possono costituire oggetti d’analisi non privi di dignità. Ne verrebbe magari fuori una inedita versione “post-moderna” proprio del Gruppo 63. Il che sarebbe solo uno spicchio del frutto, sia ben chiaro, dato che nessuno può scostarsi dalla colata acida che ben conosciamo predominante. Anche se, dice Angelo Guglielmi, in un brano abbastanza citato in questi giorni sui media, non ci sentivamo legati da un’idea unica su come leggere un romanzo o come fare letteratura. Perché noi eravamo “diversi”. “Ma avevamo le stesse impazienze”. Sarebbe bello, oggi, che le “impazienze” - non importa quali - potessero essere scaturigine di qualche progetto nuovo davvero, bellissimo e motivatissimo. Loro, quelli del 63, cosa fanno? Si beano che il circolo, di cui furono le star, è stato e non torna? E voi? Non sappiamo, allo stato della lettura, se vi siano venute voglie in merito. “Cinquant’anni fa nasceva il Gruppo 63. Poeti, scrittori, critici e studiosi si incontrarono a Palermo animati dal rifiuto del panorama culturale allora dominante, spinti dal desiderio di sperimentare nuove forme di espressione, fuori dagli schemi e dalle abitudini di linguaggio allora consolidate. In occasione dei cinquant’anni dalla costituzione del Gruppo, nasce una serie di manifestazioni di respiro internazionale nei luoghi che hanno segnato la vita di questo movimento”. Questo e molto altro, ma soltanto per iniziare, al sito alfabeta2.it. Non sono graditi sguardi distratti. (Francesco Bernardini)

z i b a l d o n e

Il decaduto e il senso di vendetta on la faccenda della nota decadenza, che tutti vedevano come distante e invece si è avverata, è cioè una cosa reale, oggettiva, “dura”, tutti sono risultati un po’ nervosetti, suscettibili e permalosetti. Augias e Mulè, ad esempio, con Augias che dice a Mulè ch’egli ragiona con lentezza, e dunque non venisse Mulè ad interromperlo. Con Mulè che si sente offeso dai toni di Augias e via discorrendo. Una sorta di disorientamento che trova la sua radice in ciò che potrebbe capitare al Cav. Il quale, se se ne stesse troppo in disparte, correrebbe il rischio di allontanare le luci dal suo caso, e dunque starà pur studiando qualche strategia reattiva. Per il momento non importa quanto logica, è necessario che comunque lasci alta la temperatura, senza correre il grave rischio che il fuoco possa spegnersi. Ed appunto è quanto ha fatto. L’accorta regia del comizio,

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zione attuale. “La legge - scrive Erasmo Palazzotto di Sel dispone che, in caso di indegnità dell’insignito, previo parere del consiglio dell’Ordine cavalleresco al merito del lavoro e su proposta motivata del ministro competente, la revoca è disposta con decreto del presidente della Repubblica”. E chiede se Flavio Zanonato, titolare del dicastero di riferimento, non ritenga che sussistano le condizioni “per presentare una proposta motivata per la revoca dell’onorificenza di cavaliere del lavoro nei confronti di Silvio Berlusconi”. Una decisione difficile, per Napolitano ancor più che per Zanonato, visto il clima infuocato delle ultime settimane. Ma la patata bollente potrebbe arrivare sul tavolo del ministro fra non molto, visto che il regolamento d’attuazione della legge che istituisce l’ordine prevede che, in caso di condanna definitiva, il Consiglio dell’ordine debba obbligatoriamente esprimersi su un eventuale giudizio d’indegnità. Insomma, decaduto il decadente, ecco che spiriti di rivalsa emergono dal sottosuolo, implacabili, tremendi. E magari è solo l’inizio. Ma insomma, calmatevi, signori!

Sieropositività: buone notizie dall’Italia ids, primo vaccino terapeutico. E’ stato sperimentato con successo all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, condotto su due gruppi di 10 bambini infetti da Human Immunodeficiency Virus. Lo studio e’ stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica open source “PLOS ONE”. La sperimentazione del Bambino Gesu’, condotta secondo modalità non-profit dal dottor Paolo Palma, dell’equipe del professor Paolo Rossi in collaborazione con la cattedra di Pediatria dell’Università di Roma “Tor Vergata”, ha riguardato bambini nati infetti per via materna, un tipo di trasmissione della malattia che interessa il 95% dei nuovi casi pediatrici ogni anno. La somministrazione del vaccino, abbinata in uno dei due gruppi alla terapia antiretrovirale classica, ha determinato il significativo aumento di risposte immunologiche potenzialmente in grado di determinare il controllo della replicazione del virus dell’HIV. Un risultato che rende il trial dell’Ospedale Bambino Gesù lo studio pilota (“proof of concept”) per sperimentazioni future. Questo vaccino potrebbe ridurre il rischio dei fallimenti terapeutici legati alla ridotta aderenza nel tempo alle cure antiretrovirali e diminuire sensibilmente i costi per i sistemi sanitari nazionali, che spesso costituiscono un impedimento all’accesso alle cure, specie nei Paesi piu’ poveri. Il vaccino sperimentato e’ stato realizzato dal

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una cosa che non si era mai vista, ha schiacciato la folla in un angolo della via, facendola sembrare più numerosa della realtà. Il tutto ci è parso riuscito, ben organizzato, il colpo d’occhio c’era, il nuovo look giro collo anche. L’oratoria ovviamente non mancava, se pur rimasticata, ma in fondo era quello che ci voleva. E poi ci sono anche i sadici incallito che dicono che il Cav. potrebbe anche perdere il titolo di Cav,, sempre per colpa della decadenza famosa. Secondo una legge del 1986, incorre nella perdita dell’onorificenza l’insignito che se ne renda indegno. Si legge, tra le altre cose, che un Cavaliere del lavoro deve “aver ottenuto una specchiata condotta civile e sociale”, ma soprattutto che “non deve aver svolto né in Italia, né all’estero attività economiche e commerciali lesive dell’economia nazionale”. Cosa che non si può certo dire in verità per un condannato per frode fiscale, poiché in realtà questa sarebbe la sua posi-

Karolinska Instituet di Stoccolma, nel gruppo della professoressa Britta Wahren (Svezia), secondo le specifiche dei ricercatori del Bambino Gesù. Nel soggetto infetto, in questo caso un bambino, viene somministrato il DNA di una specifica proteina del virus dell’HIV. Queste informazioni

genetiche introdotte nelle cellule del paziente stimolano la risposta immunologica dell’organismo. La cellula umana che riceve il DNA dell’HIV inizia a sintetizzarla, migliorando la risposta immunitaria verso il virus. Il vaccino ha ricevuto il via libera dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e dal Comitato Etico dell’Ospedale. Le risposte immunologiche sono state studiate in collaborazione con il Laboratorio di Evoluzione e Trasmissione virale dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. Lo studio dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù è stato effettuato su 20 bambini con infezione verticale da HIV. I 10 di loro cui e’ stato somministrato il vaccino hanno sviluppato un significativo aumento della reattività al virus dell’HIV a differenza del gruppo che non lo ha ricevuto. Siamo contenti: è un successo italiano. Saremmo stati parimenti contenti, ovviamente, fosse stato un successo di un’altra equipe. Da domani si guarda già alla fase successiva della sperimentazione che prevede la somministrazione precoce della terapia antiretrovirale, la successiva somministrazione del vaccino e, nell’adolescenza, la possibile sospensione della terapia antiretrovirale per periodi di tempo ristretti e sotto monitoraggio.

Un atto di carità: le opinioni divergono

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l dibattito era iniziato lo scorso dicembre e ora, a meno di un anno, è arrivato il primo sì politico: l’estensione dell’eutanasia ai minori sembra desti-

nata a diventare presto una possibilità concreta in Belgio, a cui potranno ricorrere quei bambini affetti da malattie incurabili e dotati di “capacità di giudizio”. La strada pare infatti spianata: c’è una maggioranza parlamentare trasversale solida, di cui fanno parte tutte le famiglie politiche ad eccezione dei cristianodemocratici e degli estremisti fiamminghi. E l’opinione pubblica è largamente favorevole, come hanno dimostrato già diversi sondaggi negli scorsi mesi. Unici a levare la voce nel paese, i rappresentanti delle principali confessioni religiose, dai cattolici ai protestanti sino a musulmani ed ebrei, mentre in Italia e in Vaticano il voto pro-eutanasia del Senato belga ha subito suscitato forti reazioni. “E’ un salto. Un salto abissale, sotto il livello di civiltà, di umanità”, ha commentato il cardinale Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita. Il testo di legge che ha ricevuto il primo via libera dalle commissioni Affari sociali e Giustizia del Senato belga con una larghissima maggioranza (13 voti a favore e 4 contro), prevede che possano ricorrere alle procedure di fine vita quei minori, per cui non viene fissata una soglia minima d’età, che siano affetti da malattie incurabili e sottoposti a “sofferenze fisiche insopportabili e non lenibili, in fase terminale”. Dovranno essere gli stessi ragazzini a fare richiesta della ‘dolce morte’, avere “l’accordo dei genitori”, mentre uno psicologo dovrà certificarne la “capacità di giudizio”. La legge, che deve ora passare all’esame della plenaria, è nata nel quadro della revisione della legge sull’eutanasia per gli adulti che in Belgio è in vigore dal 2002, secondo paese ad averla adottata dopo l’Olanda. E sempre in Olanda l’eutanasia per i minori è già possibile, con una soglia minima d’età fissata a 12 anni ma anche disposizioni per inquadrare le pratiche per far cessare le sofferenze per i bimbi, inclusi i neonati. A fronte delle critiche, uno dei padri della legge del 2002 e ora promotore della sua estensione ai bambini, il socialista Philippe Mahoux, spiega: “Il dramma, la situazione intollerabile, è quella vissuta da un bambino che, in ragione di una malattia incurabile, presenta sofferenze che non si possono alleviare. Questa è la non-risposta che, secondo numerosi pediatri, non è tollerabile”. In ogni caso, secondo medici ed esperti che sono stati consultati prima di procedere alla stesura del testo di legge, l’applicazione dell’eutanasia dovrebbe riguardare appena una decina di casi l’anno. Perché il mons. parla di “salto abissale, sotto il livello di civiltà, di umanità”. Forse che una sofferenza inaudita, contro la quale nessun sedativo ha ragione, è un atto di civiltà?


4 LA VOCE REPUBBLICANA

Sabato 30 novembre 2013

Un dibattito sulle difficoltà incontrate dalla città di Reggio Calabria Nucara: dal commissariamento un nuovo slancio per proseguire nel nostro impegno

Perseguire un modello che sia condiviso da tutti i è svolto nei giorni scorsi presso la sede provinciale del PRI a Reggio Calabria, alla presenza del Segretario Nazionale Francesco Nucara, con il coordinamento del responsabile provinciale Paolo Raffa e del segretario della sezione “R. Sardiello”, Giuseppe Baronetto, un incontrodibattito sui possibili scenari politici e sulle difficoltà che attualmente impediscono una seria politica a favore del territorio reggino. Il dibattito, tra i tanti militanti Repubblicani reggini e provinciali, dopo una disanima della situazione politica nazionale, ha focalizzato la sua attenzione sul caso “Cancellieri”,

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ministro dell’interno del Governo Monti che un anno addietro ha deciso di commissariare il Comune di Reggio Calabria, non per dissesto finanziario, ma per infiltrazioni mafiose in base ad un informativa prefettizia. Noi repubblicani, Noi cittadini calabresi onesti, non avremmo voluto, ma riteniamo questo un male minore; un segnale di attenzione istituzionale su Reggio Calabria così come su Desio in Lombardia attualmente commissariata per lo stesso motivo. La ndrangheta è ovunque nel mondo, ed in Italia ha pervaso da tempo tutti settori dove si gestisce o decide sul denaro pubblico, soprattutto nelle amministrazio-

ELENCO PAGAMENTO TESSERE PRI 2013 Sez Pri “Spadolini” Torino; Sez. Pri “Mameli” Genova; Consociazione Forlivese; Sez. Pri “Cattaneo” Milano; Sez. Pri “Arcamone” Foligno (PG); Unione Comunale Cervia (RA); Sez. Pri, Prato-Firenze-Pistoia; Sez. Pri “Mazzini”, Modigliana (FC); Sez. Pri “Mazzini”, Vecchiano (PI); Sez. Pri Albano Laziale, Roma; Sez. Pri “Mazzini” Ariccia, Roma; Sez. Pri Lanuvio, Roma; Sez. Pri Padova; Sez. Pri “Cattaneo”, Rovigo; Sez. Pri Cesenatico (FC); Sez. Pri Paola (CS); Sez. Pri “R. Pacciardi” Grosseto; Sez. Pri “Chiaravalle” Soverato (CZ); Sez. Pri Jesi e Chiaravalle (AN); Sez. Pri Catanzaro; Consociazione Pri Cesena; Federazione Provinciale Pri Ravenna; Sez. Pri “Silvagni-Mazzini-Valconca”, Rimini; Sez. Pri “Mazzini”, Rimini; Sez. Pri, Novi Ligure (AL); Sez. Pri, Lamezia Terme; Sez. Pri Vomero Arenella (NA); Sez. Pri “Ugo La Malfa”, Codigoro (FE); Sez. Pri “Pisacane”, Foggia; Sez. Pri “Sant’Andrea Borgo Mazzini” Rimini; Sez. “Ugo La Malfa”, Napoli; Sez. Pri “Celli” Cagli (PU); Sez. Pri “Centro”, Caserta; Sez. Pri “Garbarino”, Chiavari (GE); Sze. Pri Fano (AP); Sez. Pri “Mazzini”, Comacchio (FE); Sez. Pri “Giovine Europa”, Andora (SV); Sez. Pri Mantova; Sez. Pri Dro (TN); Gruppo Pri Lucchese, Lecco; Sez. Pri “G. Spadolini”, Viareggio; Sez. Pri “R. Sardiello”, Reggio Calabria; Sez. Pri Melicucco (RC); Sez. Pri Locri (RC); Sez. Pri Samo (RC); Sez. Pri Africo (RC); Sez. Pri Bovalino (RC); Sez. Pri Gioia Tauro (RC); Sez. Pri Pavona, Roma; Sez. Pri Cecchina, Roma; Sez. Pri Palombara Sabina, Roma; Sez. Pri Tuscolana, Roma; Sez. Pri "Pisacane", Foggia; Sez. Pri "G. Mazzini", Ferrara; Sez. Pri "L. Santini", Viterbo; Sez. Pri Trieste; Sez. Pri “Camangi” Roma; Sez. Pri “Bonfiglioli” Bologna; Sez. Pri Grottaglie (BA); Sez. Pri Spilimbergo (PN); Sez. Pri “Aurelio Saffi” Ravenna; Sez. Pri Varese; Sez. Pri Bottiroli” Voghera (PV); Sez. Pri “Mameli” Cologno Monzese (MI); Sez. Pri Cremona; Sez. Pri “Flaminio Prati (Roma); Sez. Pri “F.lli Bandiera” San Pietro in Campiano (RA). Sono pervenute all'Ufficio Amministrazione del PRI versamenti di pagamenti tessere di singoli iscritti. E' chiaro che ai fini congressuali l'iscrizione singola non consente la partecipazione ai lavori dell'Assise repubblicana. Chi non è nelle condizioni di avere una sezione dovrà iscriversi a quella territoriale più vicina. Per ogni ulteriore informazione o chiarimento si prega di rivolgersi all'Ufficio Organizzazione (Maurizio Sacco) ai seguenti numeri: 338/6234576 - 334/2832294 - oppure orgpri@yahoo.it

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ni locali. La malavita si insidia nelle società pubbliche, para pubbliche, dove c’è il potere di spendere ed assumere. Ancora una volta per pochi malavitosi ci va di mezzo tutta la comunità. Per i pochi dipendenti amministrativi corrotti, così come i pochi politici collusi, si mette in discussione la reputazione e la credibilità di tutta una classe amministrativa e politica. La posta in gioco è il recupero della credibilità di chi vuole rappresentare gli interessi di tutti; serve trasparenza, onestà intellettuale e la passione per la serietà. Durante il vivace confronto, inoltre, grazie al contributo dei tanti militanti Repubblicani si è scelta la posizione condivisa sul tema della Progressione Economica Orizzontale dei dipendenti comunali reggini; argomento “caldo” che in questi giorni sta animando la politica locale. Nello stesso animato consesso si è legato l’aspetto del Commissariamento con il risultato di Reggio Calabria Città metropolitana. La nostra amata città è stata inserita, grazie al decreto legge 95 del 6 luglio 2012 sulla revisione della spesa pubblica. Finalmente si è dato nuovo slancio all’“art. 114” della Costituzione della Repubblica Italiana, dopo la riforma dell’ordinamento della Repubblica del 2001 con la modifica del titolo V della Carta. La Città metropolitana di Reggio Calabria è stata istituita dall’ordinamento giuridico nazionale con il Decreto legge del 5 novembre 2012, n. 188 “Disposizioni urgenti in materia di Province e Città metropolitane”. Quindi automatica ed inesorabile soppressione della Provincia di Reggio Calabria che il commissariamento ha solo posto di qualche mese, dopo cioè, le nuove elezioni comunali del capoluogo. Il dibattito è servito, anche grazie allo sprone venuto dall’on. Nucara che ha sottolineato che questo commissariamento per infiltrazioni mafiose non deve farci ripiegare su noi stessi o distrarci, quale iniezione di fiducia per trovare nuovo slancio e linfa politica per l’immediato futuro. Ora, ad avviso dei repubblicani, per Reggio Calabria città metropolitana, indipendentemente dalla contrapposizione tra chi si accrediterà ed intesterà tale merito, serve un dibattito che approfondisca opportunità e condivida con la cittadinanza attiva il modello da perseguire tale da costruire in modo condiviso e con una Responsabilità Sociale. Pri Reggio Calabria

Recensione di Antonio Angeli del libro di Giancarlo Tartaglia "Francesco Perri, dall'antifascismo alla Repubblica" di prossima uscita. La recensione è apparsa su “Il Tempo" del 13 ottobre 2013 ome è possibile nascere repubblicani in una monarchia, quale era l’Italia alla fine dell’Ottocento? Significa anteporre il ragionamento e l’amor di patria a qualunque convenienza. Accadde a Francesco Perri, acutissimo osservatore e al tempo stesso protagonista della vita democratica del nostro paese. Perri nacque nel 1885 in un paesino in provincia di Reggio Calabria, dal quale si distaccò subito per vivere tra il nord d’Italia e il cuore dell’Europa, mantenendo sempre, però, l’occhio e la mente rivolti a quella che per decenni si è chiamata “Questione Meridionale”. Perri fu, nella sua vita di intellettuale, lunga e difficile, “schiavo” del pensiero. Il ragionamento lo fece essere repubblicano nell’Italia dei Savoia, antifascista quando marciavano le camicie nere e poi meridionalista, legato alle realtà locali al tempo dell’Impero... La storia di questo intellettuale, giornalista e politico, uno di quelli che hanno costruito dal basso, con lacrime e sangue (veri), l’Italia felix del boom economico, è scritta in un completissimo saggio biografico: “Francesco Perri. Dall’antifascismo alla Repubblica”, di Giancarlo Tartaglia, Gangemi Editore, 320 pagine, 25 euro. Tartaglia, storico, giornalista e docente universitario descrive, con una minuziosa opera documentale, da Giolitti alla Ricostruzione, l’evoluzione e la vita di quest’uomo che aveva come obiettivo l’affermazione di un principio modernissimo: la selezione dell’élite di governo deve essere realizzata per via meritocratica e non per mero diritto di successione. Individuò nella monarchia, con i suoi rituali e le sue clientele, un ostacolo insuperabile per la realizzazione di un paese moderno. Nel Ventennio visse un antifascismo appartato, di poco clamore, ma di costanti sofferenze. Si dedicò alla politica nel difficile periodo dell’occupazione nazista finché, dopo la liberazione, nel ’45, il partito lo volle alla guida del “Tribuno del Popolo”, foglio repubblicano genovese, e poi della stessa “Voce Repubblicana”. Fu protagonista delle battaglie per la Costituente e per la Repubblica fino ai giorni della vittoria referendaria. Roberto Balzani, nella sua introduzione, definisce il libro “un bel contributo alla storiografia sul repubblicanesimo, che sarebbe piaciuto a Giovanni Spadolini”. E a tutti quelli che costruiscono e vivono la democrazia “dal basso”.

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Antonio Angeli, “Il Tempo”, 13 ottobre 2013

breve dall’Edera La portavoce dei cittadini e il vicesegretario regionale Pri di Bari hanno inviato alle autorità competenti una lettera sulla "messa in sicurezza dell'area di circolazione Viale Gennaro Trisorio-Liuzzi”. In riferimento all'oggetto ed in relazione ai numerosi e gravissimi incidenti di cui l'ultimo verificatosi a marzo del2013 (una donna di 50 anni, mentre attraversava la strada, con scarsa illuminazione, veniva investita ed è tutt'ora in fin di vita) nell'area di circolazione citata, nonché in base a numerose e insistenti lamentele prodotte dai cittadini circa la sicurezza di Viale Gennaro Trisorio-Liuzzi, con la presente nota si richiedono interventi urgenti ed immediati per il ripristino della sicurezza nel suddetto Viale, in quanto l'attuale sicurezza non è sufficiente a garantire l'incolumità delle persone. Da notizie di stampa nonché da pubblicazioni ufficiali del sito istituzionale del Comune di Bari, risultavano stanziati circa euro 200,000 in favore della messa in sicurezza del Viale sopra indicato. In base a tali cognizioni Viale Gennaro Trisorio-Liuzzi sarebbe stato completamente risistemato a partire da strada Chiancone fino in prossimità del quartiere Loseto in coincidenza con l'inizio della Strada Provinciale 183; inoltre la messa in sicurezza sarebbe stata conclusa in tempi brevi con indizione della relativa gara d'appalto. A tutt'oggi l'opera non risulta visibile, né risultano elementi tali da far ipotizzare un prossimo

avvio dei lavori. Premesso ciò, si chiede a codesta Amministrazione Comunale di essere portati a conoscenza dello stato completo dell'iter procedurale della pratica concernente l'opera in oggetto, e se l'Ente comunale abbia già provveduto ad espletare la relativa gara d'appalto al fine esclusivamente pubblico, di scongiurare ulteriori gravi incidenti che potrebbero implicare la perdita di vite umane. Con l'occasione, inoltre, si ricorda nuovamente che all'ingresso nel Viale su rammentato, in coincidenza con l'inizio del Centro Abitato di Bari, all'altezza del quartiere Loseto, risultano non installati i segnali obbligatori di località inerenti l'inizio e la fine del Centro Abitato del Comune di Bari. Contestualmente alla presente istanza si interessa, inoltre, il Provveditorato alle OO.PP. per quanto di propria competenza, al fine di indicare all'Ente Comune la migliore soluzione e gli interventi più idonei a scongiurare il ripetersi di gravi e ripetuti incidenti su detta importante arteria stradale. Certi dell'interessamento degli Organi competenti in materia, si resta in attesa di esplicita comunicazione per iscritto, possibilmente risolutiva dell'annoso problema, ai sensi e per gli effetti della legge 241/90 e legge 15/2005. Manglio Caterina, portavoce dei cittadini Giuseppe Calabrese, vicesegretario regionale Pri, già assessore al Comune di Bari

La Voce Repubblicana del 30 novembre 2013  

Quotidiano del Partito Repubblicano Italiano - n. 230 di sabato 30 novembre 2013

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