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QUOTIDIANO DEL PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO - ANNO XCII - N° 188 - MERCOLEDI 2 OTTOBRE 2013 Euro 1,00 NUOVA SERIE POSTE ITALIANE S.P.A. - SPED. IN ABB. POST. - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27.02.2004, N. 46) ART. 1, COMMA 1, DCB (RM)

ERRORE FATALE

Il Cavaliere ha perso il controllo del suo partito

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nche il più smaliziato dei cronisti parlamentari, abituato a muoversi nei meandri di Montecitorio come un topolino nel formaggio, avrebbe una qualche perplessità a ricostruire le ultime 48 ore della vita politica nazionale. Perché la giornata di lunedì si apriva con le dimissioni “irrevocabili” dei ministri del Pdl, ma alla riunione dei gruppi in serata, quei ministri, “dimissionari”, sembravano esserlo più dal partito che dall’esecutivo. Un uomo di fiducia del Cavaliere, il senatore Augello, relatore alla Giunta delle autorizzazioni, spiegava che Berlusconi aveva tracciato una precisa “road map”, sette giorni per approvare i provvedimenti economici e poi, poi Augello inciampava: o si andava ad elezioni o si apriva uno spiraglio per ricucire i rapporti di governo. Fabrizio Cicchitto era costretto ad appellarsi a tutto il cinismo che lo portò dallo strappo con la sinistra socialista di Riccardo Lombardi al sostegno a Craxi, per dissimulare che lui, quello che faceva Berlusconi, non lo condivideva affatto. Alfano, il figlio politico di Berlusconi, arrivava a definirsi persino “diversamente berlusconiano”. La drammatica verità che emerge dalla lunga notte del Pdl, è quella di un Berlusconi con il piccolo cane Dudù in braccio, solo, come il capo della Spectre che accarezza il suo gatto persiano, nei romanzi di Fleming. Non bastasse lo sconcerto di questo Berlusconi che si ritrova a sbattere contro i desideri di buona parte del suo gruppo dirigente, si aggiunge anche la telefonata intercettata sul capo dello Stato, per dare un quadro di paranoia completa, quella che è calata fino ad ottenebrare il leader di Forza Italia che di tutto ha bisogno fuorché di

alzare il livello dello scontro col Colle. Conta tutto sulle elezioni e non capisce che alle elezioni così rischia di non arrivarci mai, perché saranno i suoi ad abbandonarlo e, nel caso in cui non lo facessero, si troverebbe più facilmente di quanto si crede una nuova maggioranza di governo. Quando poi si arrivasse al voto, un partito spappolato e frastornato come è adesso il suo difficilmente riuscirebbe nella performance che ci si aspetta. Pd e grillini avrebbero molte frecce al loro arco. E tutti presi come siamo dal seguire i tormenti di Berlusconi, non vorremmo ci si dimenticasse del premier, che pure vive ore agitatissime. Salito al Quirinale, Letta avrebbe anche potuto dimettersi, come fece Monti meno di un anno fa ed invece intende procedere per una verifica parlamentare. Un passo lecito, fiero, ma temiamo un po’ avventato, perché nel caso in cui Letta non disponesse più dei numeri sufficienti, sarebbe obbligato alle dimissioni e non potrebbe più avere l’incarico, rendendo più complicato il percorso residuo della legislatura. Visto che, fattosi da parte lui, il Pdl si sentirebbe ancora più libero nel chiedere le elezioni e forse potrebbe persino ricompattarsi. Se poi Letta disponesse dei sostegni sufficienti nel Pdl per andare avanti, vai a sapere se non sarebbe il Pd a decidere di non dare vita a quello che Epifani ha già bollato come “un governicchio”. Allora in questo caso le possibilità di elezioni anticipate che vuole Berlusconi avrebbero più di una possibilità di realizzarsi ma non certo nei tempi richiesti. Il tempo, che assume un ruolo fondamentale in questa crisi, non è dalla parte del Cavaliere.

Confronto Alfano-Berlusconi Il premier Letta chiede la fiducia alle Camere

Una costola Pdl sosterrà Enrico E

nrico Letta intende presentarsi alle Camere convinto che solo così potrà garantire al suo governo una vita che duri almeno fino al 2015: “il governo non può continuare ad andare avanti nella incertezza, subendo continui sgambetti”, aveva detto Letta domenica scorsa. Tesi fatta propria dal segretario del Pd Guglielmo Epifani che non vuole “governi stentati dalla vita grama”. Quindi se Camera e Senato gli votano la fiducia si va avanti altrimenti sarà costretto alle dimissioni. Poi starà a Napolitano decidere cosa fare. Silvio Berlusconi a costo di dividere il Pdl chiede comunque le elezioni. Si parla di una quindicina di senatori Pdl pronti comunque a votare la fiducia. Letta sembra essere convinto che possa nascere una costola moderata del Pdl disposta a sostenere comunque il governo. I vertici a Palazzo Grazioli sono permanenti. Alfano, Lupi. Quagliariello sono stati indicati da un editoriale di Sallusti come i nuovi traditori dopo Fini. Cicchitto ha chiesto nella riunione dei gruppi parlamentari come si possa far approvare al governo i provvedimenti finanziari senza votargli la fiducia? La contraddizione è palese. Ad aggravare la situazione, le tensioni con il Quirinale innescate da una telefonata di Berlusconi che accusa il Colle di essere intervenuto sulla sentenza Mondadori.

ATENE, I DIRIGENTI DI “ALBA DORATA” A PROCESSO

KABUL, ABDULLAH SFIDA ANCORA KARZAI

E’ iniziata la sfilata davanti al giudice istruttore dei sei parlamentari e una dozzina di dirigenti del partito filo-nazista greco “Chrysi Avgì”, Alba Dorata, arrestati nell’ambito delle indagini della magistratura sulle attività illegali dell’organizzazione.

L’ex ministro degli Esteri afghano Abdullah Abdullah, ora uno dei principali leader dell’opposizione, ha ufficializzato la sua candidatura alle elezioni presidenziali. Abdullah ha tentato di raggiungere la massima carica dello Stato anche cinque anni fa sempre contro il presidente uscente Hamid Karzai.

L’

assalto di Grillo alla Rai con tanto di insolenze ai giornalisti è stato scomposto ed esagerato come suo solito, ma non privo di buone ragioni. Che Grillo abbia il dente avvelenato con l’Azienda è cosa risaputa, ma avrà pur diritto a non essere oggetto di attacco senza poter replicare, soprattutto se non lo attacca Caio Semproni, ma lo stesso presidente del Consiglio in una trasmissione popolare di grande ascolto, come è avvenuto. L’utilizzo del servizio pubblico da parte di Fazio ed il suo clan è qualcosa di indecente. L’unico esponente di centrodestra che ricordiamo suo ospite è stato il presidente Fini quando entrò in urto con Berlusconi. Di esponenti di sinistra manca invece solo il comandante Zero. E magari non è stato mai invitato in trasmissione perché sospettato di

DIREZIONE NAZIONALE PRI: GRAVE ERRORE POSIZIONE DI

FORZA ITALIA La Direzione Nazionale del PRI, riunitasi a Roma, esprime viva preoccupazione per lo stato di crisi delle Istituzioni, pur con tutte le attenuanti dovute, ritiene insufficiente l’opera del Governo guidato da Enrico Letta. Critica con determinazione la posizione assunta da Forza Italia pur essendo libera di manifestare come e quando vuole e per qualunque motivo ritenga giusto e, tuttavia, l’operazione assunta con le dimissioni dei parlamentari di centrodestra, per il PRI è totalmente sbagliata. I dirigenti di Forza Italia dovrebbero guardare al 3 giugno 1948 quando un simile tentativo si fece su iniziativa di Togliatti e finì in fallimento e si trattava del PCI dove la disciplina di partito non era messa in discussione da nessuno.

Occupy Viale Mazzini aver preso soldi dalla Cia. Se Fazio è libero di invitare chi vuole per lo meno eviti i danni collaterali. Il presidente Letta ha detto che Grillo vuole andare ad elezioni anticipate tenendosi l’attuale legge elettorale, “il Porcellum”, vero. Solo che Grillo “il Porcellum” se lo è trovato, Letta lo ha votato in Aula alla Camera. Se poi Grillo ritiene utile ai suoi fini la legge elettorale che Pd e Pdl hanno varato di comune accordo, questo testimonia dell’insipienza politica di Pd e Pdl, non di Grillo, il quale sa fare i suoi calcoli. Poi tutta la kermesse strillata davanti a Viale Mazzini che ne è seguita, aveva di che essere insopportabile, ma anche lì Grillo ha il diritto di difendere come meglio ritiene le sue posizioni. “Fuori i politici dalla Rai” e fuori i loro lacchè sullo schermo che fanno da effetto vetrina. Invece

alla Rai si sono tenuti i politici, i loro lacchè e hanno buttato fuori Grillo, che a suo tempo almeno sapeva far divertire. Ora, anche quando ha più di una freccia al suo arco, ad ascoltarlo ci divertiamo sempre meno.

CAMPAGNA ABBONAMENTI VOCE ANNUALE: EURO 100,00 SOSTENITORE (CON OMAGGIO): EURO 300,00 UTILIZZARE IL CONTO CORRENTE POSTALE N° 43479724 INTESTATO A: NUOVE POLITICHE EDITORIALI S.C.A.R.L. - LA VOCE REPUBBLICANA SPECIFICANDO LA CAUSALE DEL VERSAMENTO.

Una green economy 2.0 Liberaldemocrazia e tutela ambientale, ultima chiamata

Occorre guidare oculatamente la domanda

Contributo per una tesi congressuale: lavoro, ambiente e pro- dirla con Giorgio Ruffolo, “le onde dell’indebitamento, prima grammazione economica, un “green new deal” per uscire o poi, si infrangono sulla riva di una crisi”. L’inevitabile crisi finanziaria del 2007/2008, a differenza di dalla crisi ciò che avvenne negli anni trenta, in cui vi furono massicci interventi statali sull’economia reale ad opera del “New Deal” di Giovanni Pizzo* di Roosevelt, è stata arginata dalle Banche Centrali con iniel PRI, la cui funzione storica è stata sempre quella di zioni di liquidità al sistema finanziario, il quale, diventato anticipare il futuro per il bene del Paese, deve ritrovare ormai una sorta di “dittatura globale”, dopo avere usufruito il senso della propria funzione politica; davanti ad una dei salvataggi - che hanno aggravato la situazione dei bilanci situazione economica e sociale di una gravità senza preceden- pubblici - ha rivolto le proprie attenzioni speculative ai debiti ti ha l’obbligo di definire un progetto strategico che traguardi pubblici. Si è passati così dal panico per il debito privato al il futuro per il Paese e, sulla base di questo progetto strategi- panico per il debito pubblico. co individuare la nuova classe dirigente e la futura leadership che deve guidare il Partito nella battaglia politica per l’attua- L’Euro, l’Europa L’unione monetaria doveva essere uno dei passi della costruzione del progetto e la conquista del consenso. zione dello Stato Federale Europeo, ideale al quale il PRI ha sempre creduto fermamente, quale necessaria risposta ai granContesto e scenario La situazione generale è caratterizzata da grande incertezza: di mutamenti economici e geopolitici planetari. se da un lato si ha precisa la sensazione che una fase storica La costruzione dell’unione monetaria, basata sui criteri della dello sviluppo dei sistemi capitalistici sia alla fine, dall’altro scuola economica monetarista, è stata sorpresa dalla bufera in si riesce ad intravedere solo in modo confuso lo scenario del mezzo al guado: con una moneta (l’euro) senza uno Stato (ed una vera Banca centrale) alle spalle e tanti Stati, con bilanci nuovo ordine delle cose. Il modello di sviluppo costruito sulla dinamica della crescita pubblici più o meno in disordine, senza più la loro moneta. iperbolica di prelievi e consumi indiscriminati si è arenato La Banca centrale europea è molto differente dalle altre davanti all’evidenza della limitazione fisica delle risorse e alla Banche centrali. In primo luogo essa ha un solo obiettivo, concorrenza di miliardi di individui che bussano alla porta di quello di contenere l’inflazione. Lo statuto della Banca centrale americana (la FED) invece prevede tra i suoi compiti quello stesso modello, evidentemente insostenibile per tutti. In questo quadro si è innestata, nel 2008, la crisi finanziaria, quello di favorire la crescita e l’occupazione (usando opporpoi tramutatasi in crisi dell’economia reale, (prodotto e occu- tunamente i tassi di interesse e l’aumento dell’offerta di moneta). Inoltre la BCE non può prestare denaro agli Stati pazione) dalla quale sembra difficile uscire. Alle difficoltà dell’economia reale in panne si è data risposta membri né finanziare il debito pubblico stampando nuova sciogliendo le briglie della regolamentazione finanziaria moneta (come invece ha fatto la FED). dando spazio al turbo capitalismo e all’economia finanziaria e Il trattato di Maastricht – nonché il nuovo “fiscal compact” – cartolare, nella illusione che si potesse creare valore reale pongono poi seri limiti alla spesa che un governo può effetdalla carta. Il ciclo della “deregulation” ha determinato lo tuare in deficit per rispondere alla crisi. Infine l’adozione di strapotere della finanza che, attraverso l’indebitamento priva- una moneta unica impedisce agli stati deboli di usare la svato ha distorto e drogato l’economia sostenendo una domanda lutazione per favorire l’esportazione delle proprie merci. Segue a pag. 3 che l’economia reale non avrebbe potuto sostenere. Ma, per

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Cuccia tra passato e futuro

L’ultimo assalto di Romano Prodi a Mediobanca

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ediobanca ha legato i piedi all’industria italiana”. Sono trascorsi più di 13 anni dalla scomparsa di Enrico Cuccia, eppure Romano Prodi trova ancora ragioni per combattere il suo fantasma. Una coerenza che ha dell’ossessione. Per Prodi Mediobanca “era il passato”. Nel 2000 appena seppellito Cuccia, Prodi era stato anche più esaustivo: “la sua idea del capitalismo (quella di Cuccia) era il passato”. Un rapporto conflittuale con il patron di via Filodrammatici che ha lasciato i suoi strascichi. “Oggi sono sparite le grandi imprese. Ne abbiamo meno dell’Olanda e del Belgio. Mi fa impressione pensare che imprese di livello come Mossi & Ghisolfi o la Techint dei Rocca, per citarne due fra le altre, siano tutte state fuori dal giro di Mediobanca. Vorrei che gli storici ci aiutassero a capire meglio”. Solo che, se ci si appella al giudizio degli storici, bisognerebbe sospendere il proprio. Prodi invece continua ad esprimerlo chiaramente. Se capiamo bene, il professore riconosce al modello Mediobanca di aver generato molte innovazioni, ma di non essere riuscito a “ingegnerizzare” sui mercati i prodotti finiti derivanti da quelle innovazioni. Se Mediobanca fosse stata il dominus incontrastato del sistema industriale italiano per tutto il Secolo Breve, come Prodi lascia intendere, si potrebbe anche discutere. Ma non era proprio così, o per lo meno è una tesi di comodo attribuire a Mediobanca un potere che pure era contrastato, da Prodi stesso dai tempi della presidenza Iri, per lo meno. Quale sarebbe poi quest’idea “passata” del capitalismo che Prodi rimprovera a Cuccia? Perché non si può nemmeno sostenere che Cuccia volesse preservare esclusivamente la proprietà da parte delle grandi famiglie private. Mediobanca combattè Valerio proprietario di Montedison a favore della scalata Eni. E la ragione era semplice: i debiti della gestione Valerio. Cuccia temeva che i debiti delle imprese private ricadessero sullo Stato e quando le aziende producevano debito occorreva risanare o rilevarne la proprietà. Non si può dire che questa sua preoccupazione fosse particolarmente condivisa dall’intero sistema politico, per il quale i debiti erano tollerabili nella misura in cui i partiti potevano avvantaggiarsene. Il giudizio degli storici è importante e pure qualche giudizio la storia già dovrebbe averlo emesso. Ad esempio che il capitalismo familiare ha dato risultati migliori dei “capitani coraggiosi” e che a volte le azioni è meglio pesarle che contarle. Non vorremmo che l’idea del futuro del capitalismo di Prodi fossero i suoi margini di statalizzazione, insieme a quella che lo Stato può sempre svendere, la Sme ad esempio. Cuccia era interessato a cercare capitalisti capaci, Prodi a cosa convenisse al leader del suo partito.


2 LA VOCE REPUBBLICANA

Mercoledì 2 ottobre 2013

economia

Giustizia e dintorni di Guido Camera Spesso troviamo nei testi universitari delle leggi non più valide: effetto magico del tempo, arretratezza e tutto ciò che ne deriva

Lo strafalcione lavora sempre

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on lamentiamoci poi degli errori giudiziari. Del resto, quanto i (più prestigiosi) libri universitari di testo contengono clamorosi strafalcioni, le attenuanti generiche sono una doverosa concessione per il magistrato che sbaglia. La scorsa settimana, esaminando il caso di un mio cliente coinvolto in una causa penale per il tardivo pagamento dei contributi dei suoi dipendenti, mi sono trovato di fronte al solito inghippo. Quale era la norma giusta per offrire un consiglio allo sventurato seduto di fronte alla mia scrivania? Avevo diligentemente scaricato dalla mia banca dati la disposizione richiamata nell’atto giudiziario notificato al mio cliente, ma, visti i numerosi commi, note, richiami, volevo essere certo di avere ben compreso che, nella specie, una mera irregolarità amministrativa – nonostante un successivo piano di pagamento rateizzato di contributi precedentemente non versati per obiettiva carenza di soldi - era sfociata in una irreversibile sanzione penale. Ho preso dalla libreria un testo universitario molto diffuso negli atenei; leggendo il capitolo dedicato al reato che mi interessava, mi sono accorto che la norma richiamata era del tutto diversa da quella scaricata dalla mia banca dati. La norma citata nel testo avrebbe potuto consentire al mio cliente di beneficiare dell’estinzione della vertenza penale in virtù del

pagamento - seppur tardivo ma comprensivo degli interessi di mora - dei contributi non versati. Ohibò: ma chi ha ragione? Ho letto e riletto la prefazione al testo universitario, che richiamava l’attenzione del lettore su di un aggiornamento effettuato dall’autore relativamente alle novità legislative degli anni precedenti. Poiché l’edizione del mio libro era di oltre quattro anni successivi alla nuova legge, ho iniziato a pensare che a sbagliare fosse la mia banca dati. Allora ho effettuato nuove ricerche, che però hanno inequivocabilmente smentito il testo universitario. Risultato? Per Ho preso un testo (almeno) quattro anni, tutti gli studenti universitario molto che hanno affrontato l’esame di diritto diffuso negli atenei; penale sul testo in questione hanno leggendo un capitolo perso tempo dietro una legge soppresmi sono accorto sa! Non solo. Quanti docenti, che che la norma hanno tenuto corsi utilizzando il medeera del tutto diversa simo libro, non si sono accorti dell’errore? Ora, forse per gli studenti il danno è limitato, posto che all’università si devono imparare le istituzioni fondamentali del diritto, piuttosto che singole norme. Però si tratta di un errore molto indicativo del collasso del nostro sistema: abbiamo troppe leggi, e continuano a cambiare in modo del tutto irrazionale. Così stando le cose, rischiano di non servire a nulla. Anzi. Aumentano le ingiustizie.

Intervista di Lanfranco Palazzolo Il Pd ha puntato all’abbattimento politico del Cavalier Berlusconi e da qui la nascita di ogni reazione. Ce lo ha detto A. Diaconale

Verso la nuova maggioranza?

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l Partito democratico ha puntato all’abbattimento del leader di Forza Italia. La crisi di governo nasce da qui. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il direttore de “L’Opinione” Arturo Diaconale. Direttore Diaconale, cosa pensa della crisi di governo, i cui sviluppi hanno davvero sorpreso tutti? “Per quanto riguarda le vicende interne del Pdl o di Forza Italia è chiaro a “Il problema è tutti che si sta svolgendo un dibattito lo squilibrio tra molto forte al suo interno su posizioni politica e giustizia. che sono diversificate da tempo. Mi Da vent'anni a pare prematuro parlare di fratture e questa parte ci rotture interne al partito oppure parlatroviamo di fronte re di operazioni di sganciamento volte alle solite cose” a sostenere un nuovo esecutivo, magari guidato dallo stesso Letta. Mi pare che non ci siano le condizioni per questi sviluppi. In merito alla destabilizzazione causata da questa crisi posso dire che siamo abituati a situazioni come queste. Se dovessimo paventare disastri alla vigilia di ogni crisi di governo, resterebbe in carica sempre lo stesso governo. Si arriverebbe al commissariamento della politica e del governo. Il problema

è politico ed è di fondo”. Qual è il problema politico che ha portato alla crisi? “Il Partito democratico ha puntato sulla via giudiziaria cercando di abbattere Silvio Berlusconi per andare al più presto al voto. Di fronte a questo atteggiamento il Pdl ha reagito duramente. Questa situazione si è verificata in un contesto imbarazzante. Il Pd e il Pdl, che dovevano essere quei partiti in grado di dare l’esempio di buon governo, non sono stati capaci di dare l’esempio di responsabilità. Credo che sia molto difficile trovare una soluzione a questa situazione. L’unico rimedio sarebbe quello delle elezioni politiche”. In quale percentuale dividerebbe le responsabilità della crisi del Governo Letta? Agli occhi dell’opinione pubblica Berlusconi appare il responsabile della crisi. E’ così? “L’accusa contro Berlusconi è una sciocchezza. Queste sono le accuse che hanno facile presa sull’elettorato di centrosinistra. Il problema che io vedo è il profondo squilibrio tra politica e giustizia. Da vent’anni a questa parte ci troviamo di fronte ad una situazione politica caratterizzata dalle esondazioni della magistratura. Questo stato di cose provoca uno squilibrio costante”. Lei si aspettava la mini-rivolta dei ministri del Pdl? “Mi sembra una ‘rivolta’ abbastanza contenuta. Il problema è che loro vogliono essere seguiti e gestiti diversamente”. Qualcuno di questi ministri sta lavorando per trovare una nuova maggioranza a Letta? “Questo non possiamo saperlo. Di fronte a loro c’è lo spettro di Gianfranco Fini. Tutti coloro che hanno assunto una posizione di rottura interna a Berlusconi hanno pagata politicamente cara. Tutti questi tradimenti sono stati puniti. Tutti gli artefici di queste operazioni sono stati cancellati dalla scena politica”.

C ONFINDUSTRIA , RISCHI NUOVO CALO P IL

fatti e fattacci

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uella casta è davvero scadente. La politica bulgara non ha dato buona prova di se in questi venti anni di vita democratica. I partiti politici di quel paese sono perennemente sotto tiro perché non sono stati in grado di cambiare il volto al paese. Infatti, a Sofia, capitale della Bulgaria, gli assedi al Parlamento sono all’ordine del giorno. E un caso accaduto in questi giorni non farà certo aumentare la fiducia nei confronti dei politici di quel paese. Alcuni parlamentari sono entrati in un rinomato ristorante di Bruxelles, “La Maison du Cygne”, e hanno ordinato fiumi di champagne e grappa.Troppi, tanto che un certo punto hanno completamente perso il contegno che un rappresentante istituzionale dovrebbe avere, lanciando i tappi delle bottiglie ai camerieri e rifiutandosi di pagare il conto. Protagonisti della notte brava sono una ventina di parlamentari di Ataka, il partito di estrema destra bulgaro. “Quando sono arrivati, hanno iniziato a ordinare grandi quantità di champagne e grappa. A un certo punto, avevano bevuto troppo alcol”, ha spiegato il manager del ristorante, secondo quanto racconta l’agenzia di stampa “Novinite”. Secondo il maitre, i parlamentari lanciavano tappi contro i camerieri e distruggevano i piatti preparati per altri clienti. Alla fine i parlamentari si sono rifiutati di pagare il conto di 1.530 euro, neanche troppo in fondo, costringendo i dipendenti

del ristorante a bloccarli all’interno fino a che non avessero pagato quanto dovuto. Questo episodio danneggerà inevitabilmente il parlamento bulgaro. Per comprendere bene il clima che regna nei confronti della politica di quel paese basterà ricordare che – qualche giorno fa, nel primo giorno di lavoro del Parlamento bulgaro circa un migliaio di sostenitori e oppositori del governo si sono riuniti presso il palazzo della sede parlamentare. I partecipando dell’azione antigovernativa si sono divisi in gruppi e si sono sistemati in vicinanza del Parlamento. Intorno al palazzo è stata organizzata una protezione di ferro per far passare i deputati senza ostacoli. In quella occasione i manifestanti avevano chiesto le immediate dimissioni del consiglio dei ministri. Adesso tutti si aspettano che le manifestazioni contro il governo si moltiplicheranno in maniera esponenziale. La figuraccia dei deputati di Ataka non ha sorpreso nessuno negli ambienti politici della capitale. Il governo tecnico guidato Plamen Oresharski, in caduta libera, può contare sul sostegno del partito della minoranza turca MRF e degli ubriaconi di Ataka. L’ex premier Borisov si è dimesso a febbraio, travolto dalla proteste popolari contro povertà e corruzione. Ma il suo successore Oresharski ha subito perso il sostegno della gente e ha sopportato mesi di proteste quotidiane che solo di recente si erano calmate.

Il centro studi Confindustria afferma che “una nuova ondata di instabilità parlamentare peggiorerebbe nettamente lo scenario economico dell’Italia: -1,8% il Pil nel 2013 e -0,3% nel 2014, contro il -1,6% e il +0,7% previsti meno di un mese fa”. Sempre secondo il centro studi “anche nel 2015 si avrebbe un effetto negativo sul PIL pari a -0,9%”.

D ISOCCUPAZIONE AD AGOSTO SALE AL 12,2% L’Istat rileva (dati provvisori) che la disoccupazione ad agosto sale al 12,2%, in rialzo di 0,1 punti percentuali su luglio e di 1,5 punti su base annua. L’istituto ha aggiunto come sia stato uguagliato il massimo già raggiunto a maggio, il livello più alto dall’inizio sia delle serie mensili, gennaio 2004, sia delle trimestrali, primo trimestre 1977.

primo piano

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on è poi così terribile l’aumento dell’imposta sui consumi se serve a mantenere la sostenibilità del sistema di sicurezza sociale, soprattutto in una società in rapido invecchiamento, come è il Giappone, o già invecchiata come l’Italia. E sia Italia che Giappone sono paesi la cui fiducia nella solidità delle finanze è messa in questione visto che entrambi risultano fra gli Stati più indebitati dell’Ocse rispetto al Pil. Per la prima volta dal 1997 a Tokyo si alza l’Iva, e lì l’economia lo consente in quanto in continua espansione e in ogni caso limitando l’impatto della manovra fiscale con un ulteriore piano di stimoli pubblici. Se andassimo a lezione da Shinzo Abe, qualche nozione utile la apprenderemmo pure noi che ne avremmo bisogno.

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Fisco: e giunse l’abilitazione

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erché non lo hanno fatto prima? Il rapporto tra i cittadini e la pubblica amministrazione è sempre stato molto difficile così come lo è quello con le tasse. Per anni e anni i cittadini che devono pagare le tasse hanno avuto un rapporto difficile con l’agenzia delle entrate che ha fatto davvero poco per mettersi in sintonia con i contribuenti. Il problema è che le sedi delle agenzie delle entrate non sono collocate in luoghi facilmente raggiungibili e che la stessa agenzia delle entrate ha fatto sempre davvero ben poco per risolvere questo proLA VOCE REPUBBLICANA Fondata nel 1921 Francesco Nucara Direttore Giancarlo Camerucci Vicedirettore responsabile Iscritta al numero 1202 del registro stampa del Tribunale di Roma - Registrata quale giornale murale al Tribunale di Roma con decreto 4107 del 10 novembre 1954/1981. Nuove Politiche Editoriali, Società cooperativa giornalistica - Sede Legale - Roma - Corso Vittorio Emanuele II, 326. Amministratore Unico: Dott. Giancarlo Camerucci Direzione e Redazione: Roma - Corso Vittorio Emanuele II, 326 Tel. 06/6865824-6893448 - fax. 06/68210234 - Amministrazione: 06/6833852 Progetto grafico e impaginazione: Sacco A. & Bernardini.

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blema. Basterebbe osservare la complessità dei sistemi di iscrizione al sito dell’agenzia delle entrate. La questione ha una rilevanza economica importante perché il passare del tempo e la mancata conoscenza delle situazione debitoria del singolo cittadino provoca danni economici incalcolabili e gravi in tempi di crisi economica. Ma nei prossimi tempi qualcosa potrebbe cambiare. Ad esempio, registrarsi a Entratel sarà più facile e lo si potrà fare comodamente da casa. L’Agenzia delle Entrate ha fatto sapere che è possibile presentare le domande di abilitazione anche tramite Posta elettronica certificata (Pec). La misura, prevista da un provvedimento del direttore dell’Agenzia, fa parte del pacchetto delle semplificazioni fiscali presentate, con relativa tabella di marcia, a luglio scorso. Sempre nell’ottica di alleggerire le procedure debutta un nuovo modello “multifunzione”, che assorbe i cinque precedentemente in uso e si compila direttamente al pc, sia per le nuove richieste di abilitazione sia per eventuali variazioni su utenze già attive. Con il nuovo sistema sarà necessario richiedere via web, collegandosi al sito dei servizi telematici dell’Agenzia, il codice di preiscrizione, che viene fornito in tempo reale insieme all’indirizzo Pec cui inviarela domanda di abilitazione. A questo punto basta compilare il modello dedicato, disponibile in formato pdf editabile, dichiarare di accettare le condizioni di funzionamento del servizio e inserire la propria firma digitale (o del rappresentante legale o negoziale in caso di utenti diversi dalle persone fisiche)”. “Infine, - spiega l’agenzia delle entrate - inviare la domanda via Posta elettronica certificata: l’ufficio rilascerà l’attestazione di abilitazione al servizio Entratel, sempre via Pec”. Stessa corsia “certificata” anche per gli utenti già iscritti che, prosegue l’Agenzia, “intendono, per esempio, chiedere la variazione dei dati relativi all’abilitazione al servizio (dati del rappresentante legale, attivazione nuove sedi secondarie, modifica della tipologia di utenza)”. La nuova modalità di richiesta di abilitazione si affianca a quella tradizionale, che prevede la presentazione della domanda di persona presso

c o m m e n t i

un ufficio delle Entrate. “Sia per chi effettua di persona la richiesta di iscrizione a Entratel, sia per chi sceglie la Pec, una volta ottenute le credenziali di accesso - proseguono l’Entrate - si spalancano le porte ai servizi online dell’Agenzia”. Da questo momento, in piena sicurezza, gli utenti per proprio conto e gli intermediari che forniscono assistenza ai propri clienti possono effettuare le operazioni di invio delle dichiarazioni dei redditi; pagamento di imposte, tasse e contributi; registrazione dei contratti di locazione; accesso al Cassetto fiscale; richiesta di assistenza su comunicazioni di irregolarità e cartelle di pagamento. Resta da chiedersi perché è stato fatto solo oggi.

Sardegna, Finanza e ruolo dei partiti

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hi è senza peccato scagli la prima pietra. La politica dei partiti rappresentati nelle Regioni diventa ogni giorno più difficile. I carabinieri e la Guardia di Finanza stanno setacciando le spese di tutti i gruppi consiliari delle regioni italiane. Ad essere colpita è anche la Sardegna dove, non si salva nessuno. In base a quanto ricostruito da carabinieri e guardia di finanza, l’ex capogruppo del Pdl dell’attuale legislatura Mario Diana avrebbe acquistato con denaro pubblico preziosi volumi per 55 mila euro e penne Montblanc per circa 20 mila euro. Al vaglio degli inquirenti ci sono anche i finanziamenti a una serie di convegni come quello sulla “traumatologia del ginocchio nel gioco del calcio”, sul “l’Ortofrutta in Sardegna” e studi sulle “proposte di legge in materia di piano casa, rotatorie e taxi rosa”. Intanto sono stati già firmati altri 32 avvisi di garanzia per altrettanti consiglieri regionali, tutti del centro sinistra della passata legislatura. L’attenzione dei mezzi di informazione locale si sono così spostati su un astro nascente del Pd locale.“Non mi è arrivato nien-

te e se mai dovesse arrivare qualcosa, sono assolutamente tranquilla”. Così si è dichiarata Francesca Barracciu (Pd), fresca di vittoria nelle primarie del centrosinistra per la scelta del candidato presidente della Regione Sardegna alle elezioni del 2014. L’esponente politica sarda ha risposto così alle voci insistenti e rilanciate dai social network su un eventuale coinvolgimento nell’inchiesta stralcio sui fondi dei Gruppi del Consiglio regionale aperta dalla Procura di Cagliari. L’inchiesta-bis sulla gestione dei fondi dei Gruppi del Consiglio regionale è coordinata dal sostituto procuratore Marco Cocco. Fra le spese contestate anche quelle per pranzi, per l’acquisto durante le festività natalizie di Rolex. Tutte uscite per le quali la Procura ora chiede i giustificativi. Queste vicende si svolgono mentre i partiti politici sardi stanno rimescolando le carte in vista delle prossime elezioni regionali. La Sardegna è stata forse la Regione che ha agito con maggiore decisione contro la cosiddetta casta, abolendo le province. Ma questa determinazione – che ha sorpreso tutti – non è stata seguita da altrettanto rigore politico interno dalla Regione, anzi dai gruppi consiliari che rappresentano i partiti sardi. E quello che sta accadendo dimostra che quel rigore anti-casta era solo apparente. E i Carabinieri e la Finanza lo hanno scoperto.

Disoccupazione? Colpa di un “bug”!

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uando il governo sbaglia i numeri. Le istituzioni politiche ed economiche francesi non godono il favore degli elettori di quel paese. Basta osservare il malcontento che si abbatte quotidianamente nei confronti del Presidente della Repubblica François Hollande. Il governo guidato da Jean Marc Ayrault segue il passo dell’Eliseo. Ma a peggiorare la situazione ci ha pensato un “bug” informatico. Il caso merita di essere ricordato

proprio nei giorni in cui Eurostat presenta i dati sulla disoccupazione e il CNEL italiano presenta il rapporto sull’occupazione. Il governo francese ha ammesso che le cifre del calo dei disoccupati nel mese di agosto pubblicate la settimana scorsa erano false. La colpa sarebbe di un “bug” informatico. Non sono 50.000 i disoccupati in meno come era stato detto, ma fra i 22.000 e i 29.000. La responsabilità sarebbe dell’operatore telefonico e Internet SFR, che ha a sua volta comunicato di aver riscontrato un grave malfunzionamento nell’invio di una parte degli SMS e dei messaggi vocali utilizzati nell’inchiesta presso i disoccupati durante il mese di agosto. Senza il “bug”, fanno sapere oggi da “Pole Emploi”, la struttura del governo per la disoccupazione, e il ministero del Lavoro, non sarebbe infatti spiegabile l’esplosione del numero di “uscite” dalle liste dei senza lavoro per “mancata attualizzazione” (38%). Il calo sarebbe dunque compreso fra le 22.000 e le 29.000 unità, una diminuzione lieve degli iscritti alle liste dei disoccupati anche se si tratta del primo segnale positivo sull’occupazione dal mese di aprile 2011. Dopo i tanti dubbi che erano emersi nel momento stesso in cui le cifre erano state pubblicate, la settimana scorsa, il ministro del Lavoro, Michel Sapin, ha chiesto verifiche sulla statistica effettuata e sulle “strane” uscite dalle liste di disoccupazione. SFR avrebbe ammesso la grave disfunzione nei messaggi che ogni mese, cinque giorni prima della chiusura dell’aggiornamento di tali liste, vengono inviati ai disoccupati che non si sono ancora iscritti. Benché inferiore a quanto annunciato, il calo dei disoccupati ha segnato una prima inversione di tendenza, così come aveva più volte annunciato il presidente François Hollande. Il capo dell’Eliseo ha fatto dell’inversione della curva della disoccupazione entro la fine del 2013 una delle bandiere della sua presidenza. Per qualche giorno ha avuto il soccorso di SFR che gli ha raddoppiato i disoccupati in meno. Anche se, per la verità, qualcuno ha sospettato che fosse stato proprio il Capo dello Stato francese a manipolare i dati per far vedere che, almeno lui, qualcosa di buono lo ha fatto.


Mercoledì 2 ottobre 2013

il Paese NIENTE LAUREA Torino. Cessato allarme all’Università. L’incendio che si era sviluppato nei sottotetti del palazzo del Rettorato, in via Po, è stato domato. Hanno lavorato sei squadre dei vigili del fuoco, sono intervenute anche due ambulanze, ma non ci sono stati feriti. L’origine dell’incendio è ancora sconosciuta. Le fiamme si sono propagate in una zona vicina a una delle biblioteche, per ora risparmiata dall’incendio. Sono state sospese tutte le lauree e il palazzo è stato sgomberato. Via Po è stata completamente chiusa al traffico. Quattro studenti minorenni tra i 15 e i 16 anni sono stati denunciati dai carabinieri di Moncalieri per tentato furto e danneggiamento aggravato nelle classi della scuola media Statale Martiri della Resistenza di via Kennedy a Nichelino. Nella notte di sabato scorso hanno forzato una finestra e sono entrati all’interno del plesso scolastico vandalizzandolo con vernice. Non solo : hanno staccato il quadro elettrico e scritto insulti a pennarello sui muri. Il custode si è accorto dei ragazzi che erano entrati ed ha avvertito i carabinieri. I militari del tenente Andrea Coratza sono entrati nelle aule e hanno trovato 8 ragazzini (tra cui anche un ex allievo dell’istituto) di cui 4 di un’età inferiore ai 14 anni. “Lo abbiamo fatto per passare il tempo” hanno detto ai militari per giustificarsi. Dicono tutti così. Il preside ha sporto denuncia presso la caserma di corso Savona. Attentato incendiario alla periferia di Chivasso. Intorno alle 2, alcuni malfattori hanno versato del liquido infiammabile e appiccato il fuoco davanti all’ingresso del centro scommesse e Internet Point Planet Win. Le fiamme non si sono propagate all’interno del locale ma hanno annerito la parte esterna. Sono intervenuti i vigili del fuoco che in poco tempo hanno spento le fiamme. Un avvertimento? Petrosso, il gestore, ha dichiarato ai carabinieri di non aver mai avuto problemi con nessuno e neppure ricevuto minacce. I militari dell’Arma indagano senza tralasciare nessuna ipotesi. Bucava ii pneumatici delle auto parcheggiate per assicurarsi nuova clientela. E’ un gommista di 80 anni con attività a Oulx (Torino). Si tratta di un sistema rozzo, buono, efficace, visto in qualche film.

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Marketing al contrario: ho troppi clienti, forse faccio bene a perderne una rilevante fetta. Ecco in che modo Noto marchio decide di fare a meno della clientela omosessuale. I gay italiani non reagiscono come al solito, ma ci pensano gli americani, assai agguerriti

Settembre 2013:ecco una lista di alimenti non adatti ai consumatori “diversi”

C

ome rovinare una vita di campagne pubblicitarie nello spazio di un minuto, un minuto e mezzo. Forse rovinare è troppo, è tanto. Diciamo pure: mettere a rischio. Tanto più che, con il mondo interconnesso, la rovina è presta, è vicina, è dietro l’angolo. Rovina, dunque. Trascinando nella rovina due differenti scenari. Il primo: la casa, ripresa classicamente in toni freddi, blu, azzurro, acciaio, grigio, hi tec. Un fuoco acceso, che scalda il cuore, un fuoco che fa, per l’appunto, casa. Dentro la casa vive e prospera la famiglia, una famiglia moderna ma non modernissima. E’ una famiglia dove però non ci sono elementi “disturbanti”, che recano fastidio, elementi gay, per così dire. Cosa mai ci starà a fare l’elemento omosessuale nella famiglia, nella famiglia schema Barilla, che poi è la famiglia come deve essere per il bene della stessa e del mondo tutto? Non c’è per l’appunto l’elemento omosessuale, né nella casa moderna dai colori freddi né nella casa associata di campagna, la mitica casa del Mulino Bianco. Ora, Mulino Bianco è una delle colonne portanti della storia degli spot pubblicitari in Italia (forse nel mondo) e anche di sicuro nella biscotteria e nelle merendine. Su biscotti e merende l’atteggiamento Barilla/Mulino Bianco è sempre stato alimentarmente sperimentale, con una gamma di varianti enormi, che nemmeno si ricorda perfettamente. Tondi, quadrati, coi pezzettini di cioccolato, artisticamente rugosi, rigati, lisci, con la mela dentro, leggeri, leggerissimi. E poi crackers come se nulla fosse, sempre meno grassi, contenenti aria, aria pura. E torte, di ogni forma, dalla perfetta conservazione. E si può continuare a lungo, all’infinito. Tanto ben di dio andrebbe difeso, no? Anche perché il marchio è noto all’estero, nel florido mercato Usa. E il consumatore Usa non perdona. Affatto. Presa diretta Ecco cosa ti fa Barilla (Guido) l’altro giorno alla radio. Nessuno gli aveva chiesto un giudizio preciso, gli avevano solo fatto domande sulla politica di marketing della Barilla. Ecco il buon Guido: “Per noi il concetto di famiglia sacrale rimane un valore fondamentale dell’azienda”. E va bene. Lui non farebbe, mai e poi mai e poi mai, uno spot con la coppia gay, con la famiglia gay. Che può comprendere, sia chiaro, due mamme e due papà. Con l’aggettivo “sacrale”, poi, mah, non si sa dove si vada realmente a pescare. Una sorta di entità miracolosa, sovrumana circonfusa di un rispetto misterioso, che instilla financo timore/tremore nel fedele o chi per lui. Dunque, non si tocca, la famiglia, tanto meno se si sta mangiando, onorando un rito importante e socializzante. Non importa che la sera in cucina siano urla e calci e calcinacci eventuali e pianti e rimuginìi, quasi con un ritmo giornaliero. Il sacro tale è, anche se alla fallacia della nostra ricezione tale può anche non parere. E già il punto di partenza è bello pesante. Ma Guido ci fa intuire che quello era solo l’inizio. Abbiamo appreso cosa si celi nelle fondamenta della piramide di biscotti e tortiglioni. Poi viene tutto il resto. Mai “Non farei mai uno spot con una famiglia omosessuale. Non per mancanza di rispetto ma perché non la penso come loro, la nostra è

una famiglia classica dove la donna ha un ruolo fondamentale”. Ma la pasta la mangiano anche i gay, osservano i conduttori de La Zanzara, Giuseppe Cruciani e David Parenzo: “Va bene, se a loro piace la nostra pasta e la nostra comunicazione, allora la mangino, altrimenti mangeranno un’altra pasta. Uno non può piacere sempre a tutti”. “Io rispetto tutti” - aggiunge sicuro Barilla - “facciano quello che vogliono senza disturbare gli altri. Sono anche favorevole al matrimonio omosessuale, ma no all’adozione per una famiglia gay. Da padre di più figli credo sia molto complesso tirare su dei bambini in una coppia dello stesso sesso”. Traduzione: già è problematico avere dei figli se uno è “normale”, figuriamoci allevare dei figli se uno è “anormale” come gli omosessuali. E’ questo che voleva dire, a occhio e croce. Ma lui che ne sa? E poi, scusate, ma qui si va oltre. Ecco qua: “Facciano quello che vogliono senza disturbare gli altri”. Disturbare in che modo? Devono nascondere il fatto che sono gay? Possono dire di essere gay? O non devono dirlo? Poiché qui si parla di una intera “categoria” che disturberebbe. Disturberebbe “gli altri”. Ma chi sono gli altri? Quelli che non sono omosessuali? Che, pur essendolo, lo nascondono e si sentono a posto come gli “altri’? C’è quasi l’idea di un fastidio, di una molestia automatica che scatterebbe, e infastidirebbe gli etero al solo contatto con un diverso. O altrimenti, ciascuno la metta come la vuole, ma non dica che le affermazioni del noto industriale possano scorrere via come se niente fosse. E infatti... Evviva! E infatti, colmo dei colmi, siamo andati a pescare un sito web dove si battevano le mani a Barilla. Nel tal luogo virtuale si poteva leggere: perché le lobby gay non tollerano il Mulino Bianco? Siamo alla frittata palesemente rigirata. Ora sono le lobby gay a non tollerare il Barilla che appunto non tollera i gay. Ma tali signori o signore, cosa hanno capito, dove sentono le notizie? È la comunità gay che è stata pesantemente offesa, non Barilla Guido e le famose merende o pastasciutte. Ma loro, i fedeli del sito, nulla. Ecco cosa scrivono. “Ci stanno togliendo a poco a poco tutte le libertà in nome del potere oggi in mano ad una minoranza violenta”. Colui che scrive anzi ritiene che siano i gay coloro che tolgono le libertà agli altri. I gay? Oltretutto sarebbero (e siamo alle lacrime) una minoranza violenta che detiene il potere. C’è poi per caso da stupirsi se veniamo considerati (anzi siamo) un paese omofobo o qualcosa di simile? C’è da rimanere interdetti se ancora nei piani alti non sono riusciti a fare una legge di contrasto decente all’omofobia? Non restiamo interdetti, non stupiamoci più di tanto, quando udiamo commenti di tal fatta, con tutto ciò che viene dietro. O con ciò che c’è prima, con le strutture nelle quali l’individuo si forma, ciò che percepisce e tutto il resto... Fino ad uno splendido assolutismo di giudizio che null’altro lascia passare, fino alla cecità più viva nell’approcciarsi con l’esterno. Insomma, nessuno dovrebbe sentirsi indignato dopo simili affermazioni. Anzi... E pensare che Dario Fo ha chiesto al Barilla una sorta di spot riparatorio. “Mi appello a lei, caro Guido, perchè ha modo di ridare all’Italia di oggi la possibilità di rispecchiarsi nuovamente in uno dei suoi simboli e alla sua azienda di diventare ambasciatore di integrazione e voce del presente. E chiedo quindi che lo

d a l l a

faccia con le prossime campagne pubblicitarie del gruppo Barilla, dove la famiglia potrà finalmente essere rappresentata nelle sue infinite e meravigliose forme di questi nostri tempi”. Solo una pia illusione? Intanto, dagli Usa, paese storicamente sensibile a certe tematiche, specialmente se collegate alla politica dei consumi, ecco importanti manifestazioni di dissenso. Mia Farrow e Cher hanno twittato #boycottbarilla e Chirlane McCray, moglie di Bill De Blasio

candidato democratico a sindaco di New York, si è fatta fotografare mentre sceglieva un’altra marca di pasta. Segnali preoccupanti. In Italia? Abbiamo avuto un Nobel ribelle, ma mediaticamente l’eco ha avuto poco spazio, semplicemente perché ce ne freghiamo, perché siamo intimamente omofobi, abbiamo paura, ci piace mangiare e poco razionalizzare, assorbire il sociale, trattarlo. Del resto, abituati alle pesanti fantasmagorie della Controriforma che pose il tappo alla libera fantasia del singolo... Un recente supplemento web de “il Mulino” contiene un articolo della sociologa Loredana Sciolla. “Il passo falso di Barilla, sul piano commerciale, potrebbe essere stato quello di non considerare che con le sue parole toccava un tasto sensibile; e che all’estero – in Europa ma anche negli Stati Uniti, dove il marchio è molto diffuso – non solo la famiglia ha subìto trasformazioni strutturali molto più radicali che in Italia (famiglie omosessuali, monogenitoriali, convivenze ecc.), ma la cultura che la riguarda è enormemente più avanzata della nostra. Bisognerebbe chiedersi come mai da noi abbondano spot rivelatori di un immaginario sulla famiglia e in particolare sul ruolo della donna da anni Cinquanta (tutta dedita al lavoro domestico, alla cura dei figli, premurosa e felice nell’accudire il marito che si guarda bene dal toccare pentole e fornelli). La ragione sta nella realtà di una cultura diffusa non solo in ritardo rispetto a quella della maggior parte dei Paesi europei, ma che ha subìto negli ultimi vent’anni addirittura un arretramento, in barba – si potrebbe dire – perfino ai cambiamenti oggettivi della famiglia italiana che, seppur con lentezza, tende ad avvicinarsi ai modelli degli altri Paesi”. E’ evidente come qualcosa di disarmonico gravi su noi. Il che poi si riflette anche nei tortiglioni su su a salire fino alla tortina al limone, quella formato familiare, s’intende. (f. be.)

p r i m a

Occorre guidare oculatamente la domanda continua da pag. 1 - Vengono così a ridursi drammaticamente gli spazi di manovra per politiche economiche contro la crisi. Una crisi peraltro che ha molto a che vedere con uno squilibrio tra il centro dell’Europa e la periferia, con il centro (in particolare la Germania) che è diventato un grande esportatore e la periferia che ha finora funzionato da acquirente. L’euro ha impedito un riequilibrio della bilancia commerciale tra gli Stati membri dell’Eurozona, penalizzando le periferie che non hanno potuto svalutare la moneta per far crescere le esportazioni. L’attuazione in concreto del processo di unificazione idealizzato sta determinando, di fatto, una distribuzione iniqua del peso della crisi sulle spalle delle economie più fragili, al di là delle intenzioni dei beneficiari e delle colpe dei penalizzati. L’Italia E fra quegli Stati, con un debito pubblico astronomico e prospettive demografiche poco rassicuranti, c’è l’Italia. L’Italia si trova ad affrontare il peso di queste vicende stremata da un ventennio caratterizzato dalla peggiore espressione politico – amministrativa mai sperimentata in precedenza. Una miscela esplosiva fatta di leggi elettorali assurde, di provvedimenti legislativi, anche costituzionali, irrazionali e di scadimento delle modalità di selezione della classe Dirigente, ha portato allo sconvolgimento dell’assetto complessivo della struttura del Paese, e ha favorito il sopravvento in tutti i campi e settori, della mediocrità accondiscendente sulla professionalità indipendente, con le logiche politiche insinuate in tutti gli angoli della vita pubblica e privata e con la corruzione economica e intellettuale insita in ogni minimo atto. Tutto ciò alimentato da una mostruosa espansione della spesa pubblica parassitaria sostenuta da un – altrettanto - mostruoso sistema di prelievo fiscale. Il Paese è spaccato fra coloro che in questa brodaglia prosperano e coloro che devono portare sulle spalle tutto il peso della crisi e dei condizionamenti

internazionali. L’economia del Paese, a seguito della violenta politica di austerità imposta dalla crisi dei debiti pubblici, è piombata in uno stato paragonabile a quello della fine di una guerra, con un tasso di disoccupati reale del 22% (oltre 6,5 milioni di persone, quanto tutti i romani e tutti i milanesi). E’ un esercito di reduci virtuali di guerra che si aspettano che lo Stato dia loro un lavoro se non vuole rischiare derive antidemocratiche. (la storia deve fare da monito). Le politiche di austerità stanno producendo la riduzione del reddito nazionale, con il risultato che lo Stato potrebbe ricevere meno gettito del previsto dalle imposte e il debito pubblico, nel frattempo, sta diventando insopportabile rispetto al PIL decrescente. L’esatto opposto di quanto si voleva ottenere. E’ necessario attuare nei confronti della Commissione ogni necessaria pressione per ottenere la necessaria flessibilità in termini di finanza pubblica per attuare un Piano “schock” per la ripresa economica e il riassorbimento della disoccupazione. Un progetto eco - liberaldemocratico Rispetto al quadro di riferimento delineato, il PRI deve assumere posizioni politiche coerenti con i principi liberaldemocratici basate sulla ragione e non sulle ideologie, con la sola prospettiva del bene dello Stato e del popolo in una visione intergenerazionale. In una visione liberaldemocratica la politica deve avere come priorità assoluta il perseguimento del bene comune e della dignità degli individui attraverso l’espressione delle libertà individuali; la condizione basilare per l’espressione della libertà di un individuo è il lavoro. L’Economia deve tornare ad essere strumento della politica e la finanza strumento dell’economia. Lo Stato deve essere messo in condizioni di svolgere le politiche economiche necessarie per ritornare a livelli di disoccupazione fisiologici e tollerabili. Uno Stato democratico che spreca oltre il 20% del proprio capitale umano e lascia la metà della popo-

lazione giovanile senza lavoro ha fallito la sua funzione, e prima o poi, ci sarà qualcuno che ne metterà in discussione l’utilità. Il Paese, senza una decisa politica di sostegno della domanda aggregata, rischia di rimanere definitivamente nella attuale situazione di sottoutilizzo delle risorse (equilibrio di sotto-occupazione) e di declinare verso le economie marginali. L’Italia resta ancora il secondo paese manifatturiero d’Europa, e nell’export, la seconda nazione più competitiva al mondo, dopo la Germania e prima della Cina (Trade Performance Index, WTO 2012) Il Pese ha, dunque, le potenzialità per restare fra le economie di prima fascia, ma deve uscire dalla “trappola” della sottoutilizzazione delle risorse. Per fare ciò deve attuare nei prossimi cinque anni una piano “shock” una sorta di “Piano Marshall” per incrementare la “domanda aggregata”, ma con un ruolo della spesa pubblica rivisto alla luce delle condizioni attuali delle finanze pubbliche, dei vincoli europei e delle nuove sfide ambientali. Spesso le politiche di spesa pubblica vengono accusate di aver innalzato a dismisura il debito pubblico. In realtà questo è accaduto quando sono state attuate in modo inefficiente o addirittura criminale (come ad esempio in Italia negli anni ‘80). La domanda pubblica e l’erogazione diretta di beni e servizi, di ricerca e innovazione, di servizi sociali, così come la programmazione economica, potranno spingere gli investimenti privati e i consumi, rafforzando tutta l’economia. Sebbene l’analogia con la crisi degli anni ’30 possa aiutare a capire il tipo e la gravità di quella attuale, esiste una sostanziale diversità che deve essere colta quando si pensi a come intervenire. Oggi gli stimoli per la ripresa non possono essere semplicemente capaci di fare “uscire dalla crisi”, come si usa comunemente dire, per poi tornare, una volta usciti, al modello di crescita ereditato dalla rivoluzione industriale e di “successo” indiscusso almeno fino al 2008. Ai tempi di Roosevelt, il modello di crescita non era in discussione: si trattava di affrontare la

crisi finanziaria e reale, superarla attraverso l’intervento pubblico ben disegnato per poi riprendere il sentiero di sviluppo consueto. Ma basta prendere atto dei numerosi segnali inconfutabili, (concentrazione di CO2 e riscaldamento climatico, scenari climatico alimentari, crescente quantità di rifiuti pro capite prodotti, prezzi delle materie prime e di quelle energetiche in particolare) per giungere alla conclusione che quel modello non è più sostenibile. Se dunque il modello non è sostenibile per motivi qualitativi (inquinamento) e quantitativi (uso eccessivo di risorse naturali), l’intervento pubblico del quale c ’è necessità per superare la crisi deve anche, e soprattutto, ispirarsi al cambiamento di tale modello. Non si risolvono i problemi mantenendo il modo di pensare che li ha prodotti. Per superare inerzie e carenze, ormai croniche, occorre una visione innovativa, capace di mobilitare le energie migliori del Paese, così come è avvenuto in passato, in momenti difficili. E’ necessario affrontare la crisi economica e sociale insieme a quella ecologica, riqualificando il nostro sviluppo nella direzione di una “green economy” avendo come riferimento lo scenario dei cambiamenti che avverranno neiprossimi anni nel mondo, le conseguenti dinamiche dei prezzi di materie prime, industriali, agricole ed energetiche e i vincoli determinati dalle crisi ambientali. L’Italia deve ricollocarsi secondo le proprie peculiarità puntando su innovazione, efficienza energetica e sostenibilità ambientale, qualità e specificità delle produzioni, cultura. Sostenibilità e lavoro Il nuovo new deal del quale c’è bisogno, deve tener conto della sostenibilità della crescita e cioè deve dar spazio alla nuova economia dell’efficienza ambientale e a basso consumo di risorse che con espressione giornalistica chiameremo “green economy”, lasciando il sentiero della crescita basata sul Segue a pag. 4


4 LA VOCE REPUBBLICANA

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Occorre guidare oculatamente la domanda continua da pag. 3 - consumo insostenibile del passato e accelerando le trasformazioni necessarie, e tecnologicamente possibili, per rendere il modello più compatibile con l’ambiente naturale che ci sostiene. Bisogna “aggiungere” un altro obiettivo all’intervento pubblico in modo da trasformare questa crisi economica in una grande occasione per effettuare la transizione verso un modello di sviluppo più sostenibile. In Italia vi sono le condizioni sia per affrontare le grandi sfide poste da una grave crisi economica e finanziaria, sia per realizzare le misure impegnative necessarie per affrontare la crisi climatica, cogliendo il vento che spira, in diverse parti del mondo, a favore dell’innovazione, della differenziazione, della conver-

ELENCO PAGAMENTO TESSERE PRI 2013 Sez. Pri Pavona, Roma; Sez. Pri Cecchina, Roma; Sez. Pri Palombara Sabina, Roma; Sez. Pri Tuscolana, Roma; Sez. Pri "Pisacane", Foggia; Sez. Pri "G. Mazzini", Ferrara; Sez. Pri "L. Santini",Viterbo; Sez. Pri Trieste; Sez. Pri “Camangi” Roma; Sez. Pri “Bonfiglioli” Bologna; Sez. Pri Grottaglie (BA); Sez. Pri Spilimbergo (PN); Sez. Pri “Aurelio Saffi” Ravenna; Sez. Pri Varese; Sez. Pri Bottiroli” Voghera (PV); Sez. Pri “Mameli” Cologno Monzese (MI); Sez. Pri Cremona; Sez. Pri “Flaminio Prati (Roma); Sez. Pri “F.lli Bandiera” San Pietro in Campiano (RA). Sono pervenute all'Ufficio Amministrazione del PRI versamenti di pagamenti tessere di singoli iscritti. E' chiaro che ai fini congressuali l'iscrizione singola non consente la partecipazione ai lavori dell'Assise repubblicana. Chi non è nelle condizioni di avere una sezione dovrà iscriversi a quella territoriale più vicina. Per ogni ulteriore informazione o chiarimento si prega di rivolgersi all'Ufficio Organizzazione (Maurizio Sacco) ai seguenti numeri: 338/6234576 - 334/2832294 - oppure orgpri@yahoo.it

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sione ecologica dell’economia, per aprire la strada ad uno sviluppo durevole e sostenibile. Tenendo ben presente che si tratta di una strategia nazionale che ha una valenza integrata, economica ed ecologica che non può cambiare ad ogni legislatura, è necessario costruire un’ampia convergenza, capace di andare oltre gli schieramenti politici e di attivare il contributo di cittadini, istituzioni e imprese. Il lavoro Il lavoro deve essere l’ossessione della politica economica del nuovo “green new deal”. Non si può aspettare che la fantomatica ripresa economica secondo il modello tradizionale raggiunga livelli tali da riassorbire gli attuali disoccupati e quelli che arriveranno. Nel lungo termine saremo tutti morti! Già nel 1930 Keynes parlò della disoccupazione tecnologica che il sistema di produzione capitalistica tendenzialmente è portato a creare, a cui si è aggiunta la nuova distribuzione mondiale del lavoro conseguente balla globalizzazione. “L’efficienza tecnica è andata intensificandosi con ritmo più rapido di quello con cui riusciamo a risolvere il problema dell’assorbimento della manodopera ed il sistema bancario e monetario del mondo ha impedito che il tasso d’interesse cadesse con la velocità necessaria al riequilibrio”. La conseguenza è “una nuova malattia di cui alcuni lettori possono non conoscere ancora il nome, ma di cui sentiranno molto parlare nei prossimi anni: vale a dire la “disoccupazione tecnologica”. Il che significa che la disoccupazione dovuta alla scoperta di strumenti economizzatori di manodopera procede con ritmo più rapido di quello con cui riusciamo a trovare nuovi impieghi per la stessa manodopera”. (J. M. Keynes, 1930) Senza scelte originali ed innovative di politica economica, per ritornare ad un tasso di disoccupazione fisiologico del 5% (il meno che si possa chiedere ad una società decente), all’Italia non basteranno 30 anni, e cioè la perdita di almeno due generazioni di giovani. Vi è la necessità di intervenire in modo radicalmente diverso con una politica economica ed industriale che abbiano l’obiettivo di favorire lo sviluppo di settori ad

alta intensità di lavoro. Il processo di transizione verso la nuova economia ad utilizzo più efficiente delle risorse ambientali e sostenibile fornisce, sul versante del lavoro grandi opportunità. L’alleanza lavoro – ambiente è la chiave strategica: lavoro – ambiente per sostenere nuove filiere industriali, nuovo benessere, nuovi stili di vita più sobri, una qualità ecologica elevata. Gli investimenti per l’efficienza energetica, per lo sviluppo delle fonti rinnovabili, per il razionale uso delle risorse ambientali (acquedotti e irrigazione), la manutenzione e la protezione del suolo dal dissesto idrogeologico, la riqualificazione edilizia, civile, scolastica e ospedaliera, la riqualificazione dei centri abitati, la mobilità urbana sostenibile, la connessiona a banda larga, la filiera del recupero dei materiali (dalla raccolta ai processi di riciclo e riuso), la riqualificazione e la fruibilità sostenibile dei beni culturali, ecc. sono tutti ad alta intensità di lavoro (rapporto lavoro creato/risorse investite) e potrebbero dare un grande contributo alla rimozione della piaga della disoccupazione a tutti i livelli professionali: dal manovale ai periti agli ingegneri. Considerati sotto questo punto di vista alcuni investimenti per grandi opere diventerebbero certamente meno prioritari.

dalla domanda interna e non quello di inseguire la spirale senza fine dei “sacrifici”. L’obiettivo della nuova Programmazione economica deve essere la realizzazione di un Piano (quinquennale) che miri a collegare la creazione rapida di occupazione alla necessità di effettuare una transizione regolata di lavoratori dai settori tradizionali in estinzione verso i settori produttivi della futura economia ad alta efficienza ambientale e più sostenibile. Le leve della nuova Programmazione economica dovranno essere: a) la spesa diretta dello Stato per gli investimenti pubblici nella produzione di beni collettivi materiali e immateriali (infrastrutture, ricerca, tutela ambientale, istruzione, salute); b) la riforma fiscale generale in direzione della fiscalità ambientale e di un generale allegerimento; c) gli interventi normativi sul piano della liberalizzazione e regolamentazione di vasti settori dell’economia attualmente occupati direttamente dalla mano pubblica; d) la politica dei redditi. *Componente della Direzione Nazionale del PRI (fine prima parte - segue)

Programmazione economica e politica dei redditi Se il sistema economico lasciato alle sue naturali tendenze ha determinato questa situazione, è inimmaginabile che proseguendo su questa strada, con qualche sgravio fiscale, cervellotici sussidi alle imprese che assumono, un rinvio di IMU e IVA, si possa ottenere un qualche tangibile effetto. Serve ben altro! E ciò che serve lo ritroviamo partendo dall’insegnamento di Ugo La Malfa: serve una nuova Programmazione economica ed un nuovo patto nazionale di redistribuzione dei sacrifici e dei risultati fra i gruppi sociali, al fine di realizzare una ripresa economica sul sentiero della sostenibilità salvaguardando quanto più possibile, l’equilibrio delle finanze pubbliche. Una Programmazione economica che parta dalla presa d’atto che l’unico modo per ridurre il peso del debito pubblico è quello di perseguire la crescita guidata

Recensione di Stefano Folli del libro di Giancarlo Tartaglia "Francesco Perri, dall'antifascismo alla Repubblica" di prossima uscita. La recensione è apparsa sul "Sole 24 Ore" del 18 agosto. La Storia non è fatta solo dai grandi personaggi. Soprattutto la storia politica di un popolo o di una nazione, è fatta di individui - magari poco noti che hanno offerto energie e ideali alla causa comune. Studiare queste vicende, solo in apparenza minori, significa decifrare la chiave di lettura più profonda di un evento o di un'epoca. La battaglia per la Repubblica, ad esempio, fu tutto tranne che un itinerario lineare. E l'avvento di una nuova classe dirigente, nell'Italia che usciva dalla guerra civile, era il prodotto anche contraddittorio della mescolanza di cuore e ragione. Ecco allora che la biografia di Francesco Perri, un repubblicano intransigente che fu testimone e protagonista di anni intensi, dall'età giolittiana al fascismo, dalla lotta alla dittatura alla ricostruzione democratica, apre uno spaccato di eccezionale rilievo su sessant'anni almeno di storia italiana. L'osservatorio non è quello di un protagonista assoluto, bensì di un osservatore privilegiato, i cui ideali poggiavano su di una solida preparazione economica e sociale (Perri si era formato alla scuola di Einaudi) e la cui penna tagliente e colta era sempre in prima linea: dalle colonne dei fogli di polemica politica e soprattutto, quando le circostanze lo permisero, della "Voce Repubblicana". Si deve a Giancarlo Tartaglia, il direttore della Fnsi che da tempo, nel solco di Giovanni Spadolini, propone lavori di primo piano sulla storia del giornalismo e sulle vicende del movimento repubblicano, l'aver tratto Perri dal relativo oblìo in cui era calato. La biografia è un tassello che aiuta a ricostruire vari aspetti della lunga sfida per la democrazia nel nostro Paese, che si sarebbe voluta innovativa, pragmatica, senza aggettivi, aperta alle correnti più moderne del pensiero economico. Dopo tante traversie Perri si trovò a suo agio nel Pri di Ugo La Malfa. Il che non vuol dire che in Italia si fossero ormai affermati pienamente quegli ideali. L'opera di Tartaglia si giova dell'ampia prefazione di Roberto Balzani, uno dei più intelligenti fra i giovani storici, che spiega con chiarezza come i primi nemici di Perri fossero i fanatici e i populisti, agli antipodi di qualsiasi serio progetto riformatore. Allora come oggi.

CARBONARA (BARI): ASSEMBLEA ISCRITTI SEZIONE PRI “GIUSEPPE MAZZINI” Giovedì 3 ottobre 2013, alle ore 17.30, si terrà in BARICarbonara in Via S. Lucia n°13, l’assemblea degli iscritti alla sezione “Giuseppe Mazzini” di Carbonara, con all’ordine del giorno: 1. Ripresa dell’attività politica dopo la pausa estiva. 2. Esame della problematiche relative alla mancata risoluzione di annose inadempienze dell’Amministrazione Comunale guidata dal Sindaco dott. Michele Emiliano. 3. Adempimenti relativi alla celebrazione del prossimo Congresso Nazionale del PRI che si terrà il 25, 26 e 27 ottobre 2013. All’assemblea interverrà l’ex Assessore Comunale Giuseppe Calabrese, componente della Direzione nazionale del PRI. Caterina Maglio, segretaria politica Pri Carbonara, Bari

La Voce Repubblicana del 2 ottobre 2013  

Quotidiano del Partito Repubblicano Italiano - n. 188 di mercoledì 2 ottobre 2013

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