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QUOTIDIANO DEL PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO - ANNO XCII - N° 184 - GIOVEDI 26 SETTEMBRE 2013 Euro 1,00 NUOVA SERIE POSTE ITALIANE S.P.A. - SPED. IN ABB. POST. - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27.02.2004, N. 46) ART. 1, COMMA 1, DCB (RM)

COME A WATERLOO

Del declino del capitalismo italiano

F

rancamente invidiamo la sicurezza con la quale il presidente del Consiglio si è detto convinto che l’anno si chiuderà con un segno positivo per la produzione italiana, quando tutti i dati hanno finora confermato come il nostro Paese sia ancora in recessione. Le classifiche Ocse ci dicono anche di un’ulteriore perdita di competitività e basterebbe la vicenda dell’Ilva di Taranto, con tutte le implicazioni nazionali sulla siderurgia a seminare dubbi profondi sullo stesso avvenire industriale che ci attende. Eppure Enrico Letta sfoggia ottimismo, beato lui. Più comprensibile la posizione del premier quando ricorda che l’introduzione di capitali europei in Telecom ed ovviamente Alitalia, può anche rappresentare un’opportunità, nonostante siano molti a vedere in queste due vicende, il simbolo stesso del declino materiale del nostro capitalismo. Ex aziende pubbliche, privatizzate entrambe sotto il vessillo della difesa dell’italianità; Telecom ed Alitalia hanno dato risultati fallimentari. Gli azionisti italiani, i “capitani coraggiosi”, che hanno impegnato le loro risorse con scarsa convinzione e sotto pressione politica hanno subito perdite finanziarie ingenti, accumulando un debito finanziario considerevole, nonostante piani industriali sempre più ambiziosi. Se si fossero cedute prima agli stranieri, lo Stato ne avrebbe almeno guadagnato qualcosa. Ora ci sono più rischi, visto che gli stessi compratori, Telefonica e Air France, hanno i loro problemi. In ogni caso era evidente che i soci italiani non reggessero più la posizione. Per cui aspetteremmo a strapparci le vesti e saremmo tendenzialmente d’accordo con Letta. La situazione di Alitalia appariva la più

critica. I Riva, ad esempio, sono soci, e il loro investimento è bloccato dalle vicende giudiziarie che li riguardano, Benetton e banca Intesa Sanpaolo hanno accumulato costantemente perdite. Mediobanca e Generali vogliono andarsene in fretta. Il cosiddetto “piano Fenice” che doveva rilanciare l’azienda, si è caratterizzato per un continuo sperpero di denaro . Telecom, con i 28 miliardi di debito messi a bilancio, prossima al declassamento del titolo da parte di Moody’s a livello “spazzatura” non stava molto meglio. Può lo Stato, uscito dalla porta, rientrare dalla finestra? Gli insuccessi della privatizzazione lo esporrebbero ulteriormente, visto che molte perdite pregresse si sono già scaricate sui conti pubblici. Per cui è difficile capire gli strali che vengono lanciati da diversi esponenti del Pd e del Pdl in queste ore. Una gestione dissennata prima e una privatizzazione forzata dopo, hanno prodotto questo risultato e la politica che ha le sue colpe precise, non può non rimettersi al mercato. E’ vero che l’Italia perde ulteriori posizioni in settori strategici anche sotto il profilo occupazionale, ma questa è la conseguenza inevitabile di quanto accaduto fino a questo momento. Il declino di un paese è dato dai suoi insuccessi, l’Italia ne ha accumulati sempre di più negli ultimi venti anni. Beppe Grillo ha chiesto di destinare i soldi della Tav per ricomprare le azioni di Telecom. Per farlo dovremmo disporre di un management capace di ottenere quei risultati che sono stati mancati clamorosamente. Ci ricordiamo ancora quel giovane dirigente Telecom che si rivolgeva ai dipendenti chiedendogli di prendere ad esempio i trionfi militari di Bonaparte e ne citava uno solo, Waterloo.

I bombaroli si rassegnino Alfano in Val Susa difende l’opera ed il cantiere sotto attacco

Nessuno potrà fermare la Tav I

l vicepresidente del Consiglio, Angelino Alfano, durante un sopralluogo al cantiere di Chiomonte da cui partiranno gli scavi del maxi tunnel ha detto che “nessuno fermerà la Tav e che “è compito dello Stato non solo difendere i cittadini ma le opere che ritiene strategiche come questa”. Non ci sarà delinquenza o violenza capace di cambiare questa decisione. “Faremo tutto ciò che serve per dire che lo Stato è più forte di loro”, Alfano ha sottolineato che “il cantiere è andato avanti a prescindere dal colore politico del governo”, la Tav è già iniziata e i “bombaroli si rassegnino”, riferendosi ai 14 attacchi incendiari avvenuti nell’ultima estate contro il cantiere o i mezzi delle imprese che vi lavorano. A metà ottobre la maxi fresa perforerà la montagna della discordia. Saranno inviati 200 soldati in più nel cantiere e se occorre ulteriori rinforzi. Prosegue l’azione della magistratura che ha aperto una sessantina di fascicoli negli ultimi due anni contro No Tav, autonomi e anarchici, anche se le ultime azioni vandaliche contro camion e mezzi di imprese non sono state rivendicate ufficialmente dal movimento né sono condivise da tutte le anime di esso. Gli inquirenti accusano la componente anarchica interna o esterna al movimento No Tav che ha scelto di “alzare il tiro”.

CONVOCATA DN PRI La Direzione Nazionale del PRI è convocata per sabato 28 settembre p.v., alle ore 10.00, presso il Grand Hotel Gianicolo sito in Via Delle Mura Gianicolensi n.107 – 06/58335522 a Roma, con il seguente ordine del giorno: 1) Commissariamento

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NAIROBI, ARRESTATO

CITTADINO BRITANNICO DOPO ATTACCO A CENTRO COMMERCIALE

DAMASCO, TORNANO GLI ISPETTORI ONU PER CONTROLLO DELLE ARMI CHIMICHE

Un gruppo di ispettori dell’Onu sulle armi chimiche è rientrato in Siria, a bordo di un convoglio di auto entrato dal confine libanese. Gli ispettori discuteranno questioni tecniche e logistiche con il governo siriano prima di riprendere il lavoro sul campo fin dalla prossima settimana..

ELENCO E INFORMAZIONI PER IL PAGAMENTO DELLE TESSERE PRI 2013 a pag. 4

Un cittadino britannico 35enne di origini

Harvey due facce torna in città

arvey Dent, il personaggio dei Comics di Bob Kane, più noto come “Harvey due facce” era il brillante procuratore distrettuale di Gotham, convinto nella giustizia più pura, trasformato da un incidente in un maniaco criminale. Il Tribunale del lavoro di Roma ha rigettato il ricorso di Augusto Minzolini per il suo reintegro nella posizione di direttore del Tg1. Minzolini non ha commesso il reato di peculato che gli fu contestato ed ha agito perfettamente secondo le regole, ma il tribunale ha rigettato lo stesso il suo ricorso causa il suo ruolo di parlamentare: è diventato

Anti Sgrena

Consociazione Provinciale e Unione Comunale di Ravenna; 2) Varie ed eventuali.

somale è stato arrestato all’aeroporto di Nairobi dopo l’attacco al centro commerciale Westgate Mall della capitale kenyana. Il bilancio degli ostaggi morti nell’attacco degli Shebab è di 137. Gli Shebab accusano le forze speciali keniote di aver usato gas chimici.

senatore del Pdl. Forse che si è mai visto un senatore assumere l’incarico di direttore del Tg1? Pensate che, secondo i giudici “l’appartenenza a un partito non sarebbe garanzia di neutralità”. Infatti alla Rai abbiamo sempre e solo visto fior di giornalisti indipendenti, terzi alle vicissitudini della politica, implacabili ricercatori della verità, quale che fosse e a dispetto di chiunque. Dispiace davvero, ma Minzolini non può più iscriversi di diritto fra questi formidabili direttori della Rai. Chi invece può rientrare tranquillamente dal posto di lavoro da cui pure era stato licenziato è l’operaio

Fiat dello stabilimento di Melfi, Giovanni Barozzino. Anche lui è diventato senatore, ovviamente non del partito di Minzolini, ma al contrario che in Rai, dove vedere un senatore sulla poltrona di direttore è cosa inaccettabile, mai cercasse di influenzare politicamente l’informazione del servizio pubblico. In Fiat, vederne uno impiegato alla catena di montaggio, è educativo. Finalmente questi senatori si spaccano la schiena anche loro. Se poi il nostro senatore incitasse alla protesta o allo sciopero i suoi colleghi di lavoro, questo farebbe parte dei suoi diritti. “Harvey due facce” è tornato in città.

Domenico Quirico fra i ribelli siriani e gli shebab di Nairobi

La prossima guerra che attende l’Occidente

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ispetto a Giuliana Sgrena che, una volta tornata in libertà, invase televisioni e giornali per spiegarci quanto fossero miti i suoi sequestratori iracheni, davanti alla furia omicida dei marines americani, Domenico Quirico, di nuovo fra noi dopo 5 mesi passati nelle mani dei ribelli siriani, ha altri toni. Quirico mostra un temperamento molto diverso perché persona riservata. Sabato scorso in un articolo su “la Stampa” offriva un’analisi estranea ai toni della propaganda, degna di chi ha modo di riflettere profondamente sulla situazione mediorientale e nord africana. E Quirico ha annunciato “la prossima guerra che ci attende”, dove da una parte siamo noi l’Occidente, dall’altra l’Islam radicale “determinato a vendicare i secoli dell’umiliazione, a ricostruire con i soldi dell’Arabia Saudita e del Qatar, grande invincibile, la terra del vero dio”. L’Arabia Saudita, sempre attenta a non esporsi mai nelle crisi arabe, gioca sempre un ruolo di primissima fila nello scenario mediorientale, sia si tratti di incitare all’odio contro Israele, sia di irretire gli Stati Uniti d’America. Forte degli affari comuni e della buona partnership, chiunque segga alla Casa Bianca è influenzabile per Dubai. In Siria i sauditi hanno giocato tutte le parti in commedia: prima contro il regime, poi abbracciando Assad, infine di nuovo pronti a schiacciarlo. Tutte le giravolte di Abdullah hanno confuso non poco l’amministrazione americana. Vedi Hillary Clinton: “Assad non è Gheddafi”, succeduta da un Kerry che avrebbe detto: “Assad è come Hitler”. I sauditi mestano nel torbido, sguazzando nell’instabilità dei paesi vicini. I fondamentalisti però li allevano in casa, ad esempio il rampollo della famiglia Bin Laden di nome Osama. C’è poco da scherzare a proposito perché al Qaeda, considera terra propria non solo la Mecca, ma anche Madrid e contano un giorno di potersela riprendere. Quirico queste cose le conosce bene tanto da rimproverare all’Occidente un eccesso di distrazione. Illusi dal mito di un Islam moderato, “che esiste solo nei libri e nelle bugie”. o nella testa di Giuliana Sgrena, aggrappati alle nostre comodità, si è sempre preferito ignorare il tasso di fanatismo presente nell’Islam anche

quando bussa alle porte di casa nostra. In termini di relazioni, se non altro per i vacanzieri, Nairobi è più vicina di Damasco e persino di Tripoli. Quirico vede le cose con estrema lucidità: “Quando si è deboli e brutali”, l’Occidente di Obama e Cameron, “si è molto più odiati di quando si è forti e brutali”, l’Occidente di Bush e Blair. Così è accaduto che i folli di dio somali, gli shebab, separano i musulmani dagli “altri”, giustiziano questi ultimi e hanno assalito il Westgate di Nairobi. “I primi morti – scrive Quirico - della guerra che verrà”. Si pensava che gli shebab in Somalia si potessero emarginare, non si è ritenuto necessario un intervento drastico, e quelli non solo sono diventati padroni del Paese ma hanno anche attaccato il Kenya, colpevole di aver occupato, con la scusa di riportare l’ordine, una parte del territorio somalo, ricco di petrolio tra l’altro. La storia somala potrebbe ripetersi in Siria: dove l’unico baluardo all’islamismo dilagante è il laico Assad, che gli americani stavano per bombardare. Solo che, se bombardi Assad, non importi la democrazia - si vedano anche le difficoltà in Iraq - piuttosto ti ritrovi il Califfato, quello che Quirico descrive come “una società olistica ripiegata su se stessa e sul passato”, prossima a prendere piede in Egitto se i militari non tiravano giù Morsi; e anche lì Obama stava per accusarli di golpismo invece di ringraziarli. L’Occidente ancora non si è ripreso dal trauma della guerra all’Iraq. Conosciamo tutta la manfrina: la guerra era sbagliata, al più serviva l’intelligence, comunque non c’erano le armi di distruzione di massa, si voleva prendere il petrolio. Ma la guerra fu fatta e il risultato fu la caduta di un dittatore mesopotamico, l’innesco per tutte le prossime rivoluzioni arabe. Così abbiamo visto i salafiti tunisini eliminare gli oppositori laici, i ribelli di Bengasi far secco l’ambasciatore Stevens ed i Fratelli mussulmani contrapporsi alla modernità. Possiamo lamentarci se gli americani, aperti gli occhi, hanno pensato di lasciare in piedi Assad? Già devono difendersi in Yemen e tra un po’ sporcarsi le mani anche in Kenya, da dove viene la famiglia di Obama, fra l’altro, e tanti altri afro americani amanti della libertà.

Anatomia di un leader

Barack Obama dopo la Siria, la pace con l’Iran

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i siamo a lungo interrogati se davvero fossero possibile le esibizioni di debolezza, i ripensamenti, i vuoti strategici, gli interventi militari minacciati e poi ritirati da parte del presidente statunitense Barack Obama, tali da far apparire lui un nano e Putin un gigante sullo scenario internazionale. Appare talmente devastante il ritratto di Obama quale emerge fra Tripoli, il Cairo e Damasco, che alla fine ci siamo detti: no non è possibile. Non è possibile che mai possa accadere all’America di rimpiangere Bush, e che con lei lo rimpianga buona parte del resto del mondo. Per questo siamo stati confortati all’Assemblea generale dell’Onu dove finalmente abbiamo visto nuovamente l’Obama che abbiamo amato, il “leader del mondo libero”. Le parole pronunciate dal presidente statunitense hanno entusiasmato e commosso, come quando ancora lo si conosceva appena: “Anche quando gli interessi americani non sono minacciati direttamente siamo pronti a fare la nostra parte per prevenire le atrocità di massa e per proteggere i diritti umani”. Per cui se Obama sarà conseguente, dopo aver attaccato la Libia, si armerebbe per attaccare la Siria, deciso a far cadere un dittatore dietro l’altro, esattamente come iniziò a fare con Saddam il suo predecessore. Del resto l’America è eccezionale: “Abbiamo mostrato la volontà di impegnarci non solo per il nostro interesse, ma per gli interessi di tutti”. A differenza di Bush, però, Obama rispetta il Coniglio di sicurezza dell’Onu a cui ha chiesto una risoluzione “forte” per costringere Bashar al Assad a mantenere gli impegni di consegna e smantellamento delle armi chimiche. Se però non ci fosse questa “risoluzione forte” e Assad menasse la comunità internazionale per il naso, Obama, cosa intenderebbe fare? Questo il punto di tutta la vicenda. Perché l’Onu non consentirà mai di colpire Damasco, ma non perché i russi, che fanno solo i loro interessi, difendono il regime, ma perché Assad collaborerà volentieri con la comunità internazionale. Obama è fortunato, vive nel migliore dei mondi possibili, non dubitatene. Al Palazzo di Vetro non c’era solo la questione siriana, ma anche quella iraniana con la prima performance del nuovo presidente Rohani, tutt’altra pasta dal bieco Ahmadinejad, tanto che l’America, lo ha subito detto Obama, se “si oppone allo sviluppo di armi nucleari”, rispetta “il diritto di produrre energia nucleare”. Rohani era tutto contento e il suo intervento rassicurante: l’Iran vuole la pace, le armi chimiche vanno condannate, la Repubblica islamica arricchisce l’uranio per esclusivo interesse energetico. Possiamo stare tranquilli, tanto che Rohani ha persino riconosciuto l’esistenza della Shoah! Sembra convinto che riguardi i poveri palestinesi, ma è pur sempre un inizio. Volete forse che Obama non cerchi il dialogo con l’ottimo Rohani?


2 LA VOCE REPUBBLICANA

Giovedì 26 settembre 2013

economia

Giornalaio di Carter Napolitano solo a fare il punto sul governo del Paese. Assente Letta, è una pratica che si è diffusa e che magari è pure ottima

Al momento sono il direttore

L

a verifica di governo? Si è fatta senza il governo, infatti al posto di quest’ultimo c’era Napolitano. Lo notava Sorgi sulla “Stampa”. “Annunciata da giorni, la verifica di governo, ieri, in assenza del premier, impegnato a New York, ha avuto come protagonista Napolitano. Un uomo solo al comando, diversamente e più di altre volte: così è apparso il Capo dello Stato, nella cornice drammatica di una giornata in cui, alla conferma del passaggio di Telecom agli spagnoli di Telefonica, s’è aggiunta la previsione, praticamente la certezza, della prossima cessione di Alitalia ai francesi di Air France. Due notizie importanti, e in qualche modo sintomatiche dello stato di salute assai malfermo dell’Italia, alle quali la politica reagiva nel suo solito modo isterico. Ma mentre appunto centrodestra e centrosinistra continuavano a scambiarsi accuse e insulti come e peggio degli altri giorni, il Presidente della Repubblica, che aveva incontrato Letta prima della sua partenza per gli Usa, ha convocato al Quirinale in rapida successione il segretario del Pdl (nonché vicepresidente del Consiglio) Alfano, quello del Pd Epifani e il ministro dei Rapporti con il Parlamento Franceschini. Per consultarli, malgrado tutto, sulla prossima verifica programmatica, resa necessaria dal peggioramento dei rapporti interni della maggioranza, e sull’urgenza di far presentare in Parlamento al più presto il governo, sorretto da un

nuovo accordo, per illustrare i suoi prossimi impegni, ottenere la fiducia e riprendere il cammino con la prospettiva di lavorare almeno per tutto il 2014”. “Si dirà che con il clima che aleggia da un po’ di tempo – dalla conferenza dei capigruppo all’iter della legge sull’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti, ieri tutto è saltato per aria – l’iniziativa di Napolitano testimonia della sua testardaggine di non volersi arrendere all’incapacità della classe politica nel suo complesso di far fronte al proprio ruolo; oppure, come diceva in serata sottovoce qualche parlamentare a Montecitorio, di un’inesatta percezione del deterioraIl quadro non è mento dei rapporti politici tra centrodecerto bello, anzi stra e centrosinistra, giunti con tutta eviappare un poco denza a un livello irrecuperabile e a una deprimente. Allora sorta di guerriglia quotidiana”. interviene Napolitano Ma non è così. a garanzia di una “Il Presidente della Repubblica ha perdifficile tenuta fettamente chiaro lo stato delle cose, sia perché ne viene informato quasi tutti i giorni dal premier Letta, la cui tenuta nervosa e il cui approccio razionale a una situazione del genere sono comunque motivo di conforto per Napolitano; sia perché ha molte più antenne di quante si possa pensare, che gli consentono di valutare l’andamento della febbre, e l’altalena di sintomi in continuo peggioramento, dall’alto della sua lunga esperienza di politico e di parlamentare, che ha visto momenti anche peggiori di questo”. Come a dire che per il momento si continua così, poi si vedrà.

Intervista di Lanfranco Palazzolo D. Conti, consulente al Senato, ha scritto un saggio dedicato a quella che fu l’influenza dei missini nel quadro politico italiano

Quella fiamma che poi bruciò

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l Msi non fu chiuso alle dinamiche della Prima Repubblica e riuscì anche ad incidere nel quadro politico italiano. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Davide Conti, autore de “L’anima nera della Repubblica” (Laterza), libro in cui vengono ripercorse le tappe della storia del Movimento sociale italiano e di come questo soggetto politico è riuscito ad incidere sulla scena politica del nostro paese. Davide Conti è “Il Msi, soggetto consulente dell’Archivio storico del di stampo reducistico, Senato. appare come un Davide Conti, come ha identificato partito nato dalle il Msi nel suo libro? ceneri del passato, “Nel mio libro ho evidenziato come ma pronto alla il Movimento sociale ha agito nel nuova epoca” sistema dei partiti democratici nati dalle ceneri del fascismo e del ventennio mussoliniano. L’estrema destra non ha rappresentato solo un elemento marginale o un’anomalia della società politica, economica e civile, quanto piuttosto un’area molto più estesa di quello stretto perimetro elettorale in cui venne confinato il Msi durante gli anni della ‘guerra fredda’”.

Questo soggetto politico ebbe un ruolo? “Questo partito ebbe una sua influenza socio-culturale che gli permise di essere presente nel sistema della Repubblica antifascista. Il Msi mise in mostra una certa capacità di saper incidere negli equilibri politici della Prima Repubblica”. Il Msi era chiuso al “nuovo” che si era determinato dalla rinascita della democrazia italiana o guardava solo al passato? “Il Msi, pur nascendo come elemento organizzativo di stampo reducistico di una comunità politica scompaginata dalla sconfitta bellica, appare come un partito nato dalle ceneri del passato, ma allo stesso tempo dimostra anche di essere pronto all’inserimento di una nuova dinamica politica nazionale scaturita dallo scontro della “guerra fredda” tra i due blocchi di potere legati alla Dc e al Partito comunista”. Cosa ha rappresentato Giorgio Almirante nella storia di questo partito? “Almirante riuscì a rappresentare la sintesi tra caratterizzazione identitaria del partito e desiderio di legittimazione politica. Questi due elementi si prestavano a più di una contraddizione, che il leader missino riuscì sempre a tenere insieme. Almirante cerco di trasformare la discriminante storica antifascista in quella anticomunista, cercando di portare il suo partito stabilmente in questo secondo blocco filoatlantico. Ma il successo politico del Msi, manifestatosi tra la fine degli ‘60 e l’inizio degli anni ‘70 non produsse mai la fine della marginalizzazione politica del Msi”. Negli anni ‘80, prima della svolta di Fiuggi è cambiato qualcosa? “In quel periodo i missini stabilizzano la loro presenza nella scena politica italiana e la loro messa ‘fuorilegge’ viene derubricata. Tuttavia, questo partito non riesce a svolgere nessuna funzione in grado di incidere sugli equilibri politici italiani”.

ISTAT: CRESCE FIDUCIA

fatti e fattacci

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uando l’Alba diventa tragica. La demagogia del movimento di estrema destra “Alba Dorata” aveva conquistato davvero molti elettori greci. Ma non sempre il populismo paga, soprattutto se è accompagnato dalla violenza. E’ bastato l’assassinio di un “rapper” per far cambiare idea ai greci e voltare le spalle all’assurda ideologia di Alba Dorata, il partito nazista greco, per determinare il suo crollo nei consensi tra l’elettorato di quel paese. Ma dietro questi scarni fatti di cronaca, la polizia e la magistratura stanno scoprendo un’organizzazione tesa alla conquista del potere in quel paese. Nella notte tra martedì e mercoledì scorso la polizia greca ha fatto irruzione nei locali del partito neonazista in un comune del centro della Grecia. Nel corso della medesima operazione è stato arrestato anche un agente di polizia che lavorava come guardia del corpo di un deputato del partito neonazista; nei locali sono sono stati sequestrati diversi effetti personali dell’agente e una cartucciera con 17 proiettili da caccia. Nel settembre 2012 questo poliziotto era stato esonerato dai suoi incarichi perché sospettato di aver partecipato con il deputato di Alba Dorata, Kostas Barbaroussis, e altri neonazisti alla razzia contro delle bancarelle di immigrati a Messologui, il comune dove è situato il locale perquisito nella notte. L’immunità parlamentare di Barbaroussis è stata revocata per con-

CONSUMATORI

sentire alla magistratura di processarlo per questa vicenda. La polizia dovrebbe procedere nei giorni a venire alla perquisizione di altri locali del partito neonazista nel quadro di una più vasta inchiesta sui legami tra Alba Dorata e polizia, che ha fatto emergere un quadro molto più preoccupante di quanto finora sospettato, fino a spingere alcuni osservatori ad evocare il rischio di un tentativo di colpo di stato. L’inchiesta è stata lanciata all’indomani dell’assassinio di un musicista di sinistra Pavlos Fyssas da parte di un membro di Alba Dorata. La polizia ha anche avviato un’indagine su tre commissariati della periferia sudovest di Atene, che avrebbero tollerato le violenze organizzata di Alba Dorata. Due generali hanno presentato le dimissioni mentre diversi altri alti dirigenti della polizia sono stati sospesi o trasferiti. Con molta probabilità, sfruttando i venti della crisi economica e finanziaria, i responsabili di Alba Dorata avevano pensato di instaurare un sistema politico simile a quello dei colonnelli in Grecia. Si tratta di un progetto politico ambizioso che avrebbe indubbiamente messo a dura prova l’Unione europea che avrebbe dovuto fare i conti con un paese alle prese con un golpe politico. Almeno per ora, sembra che questa trama sia stata sventata. Ma questo è un pericolo che l’Unione europea non può correre in un momento delicato come questo.

L’Istat comunica che migliora ancora il clima di fiducia dei consumatori a settembre, raggiungendo 101,1 punti dai 98,4 di agosto. Si tratta del valore più alto da luglio 2011 e del quarto rialzo di seguito. Aumenta la fiducia sia per il quadro personale che per quello economico, che passano rispettivamente da 98,9 a 102,4 e da 97,7 a 99,7.

IMU: BARETTA, NO ANTICIPO SERVICE TAX Il sottosegretario all’Economia, Pierpaolo Baretta, a ‘Radio1’ ha detto che “ pare del tutto fuori luogo dire che l’Imu rientra dalla finestra. Noi dal primo gennaio facciamo partire la service tax. Se si dovesse parlare di anticipo è una questione del tutto contabile, non abbiamo ancora preso in considerazione questa proposta”. Ha poi evidenziato che “sostenere che si farebbe rientrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta è del tutto sbagliato sul piano concettuale e sul piano pratico”.

primo piano

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ale davvero la pena di essere il presidente di una delle principale società azionarie del Paese e d’Europa per apprendere dei cambiamenti della proprietà solo dalla lettura dei comunicati stampa. Eppure proprio in questo modo Franco Bernabè, ha detto di essere venuto a conoscenza “della recente modifica dell’accordo parasociale tra gli azionisti di Telco” e lo ha spiegato con estrema serenità nel corso della sua audizione al Senato. A questo punto è difficile capire come sia possibile che il numero uno di un gruppo come Telecom, apprenda di eventi decisivi che riguardano gli stessi assetti interni, come nemmeno l’ultimo dei suoi impiegati, il quale magari dispone di utili voci di corridoio. Piuttosto, non capiamo perché il Senato perda tempo ad ascoltarlo.

&

a n a l i s i

Cacciari, star del piccolo schermo

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iecco il politico della domenica. Le agenzie di stampa hanno battuto l’ennesima dichiarazione di Massimo Cacciari, il filosofo che da anni ci delizia con le sue battute e dichiarazioni sull’attualità politica. Gli interventi di questo personaggio sono finalizzati esclusivamente per dimostrare che le sue tesi sono azzeccate e giuste. Ad esempio, sulla sorte del Partito democratico, dice Cacciari, “Il tempo mi ha dato ragione e oggi credo di poterlo dire: ho fatto forse l’unica scelta giusta della mia vita. Credo che la scissione all’interno del Partito LA VOCE REPUBBLICANA Fondata nel 1921 Francesco Nucara Direttore Giancarlo Camerucci Vicedirettore responsabile Iscritta al numero 1202 del registro stampa del Tribunale di Roma - Registrata quale giornale murale al Tribunale di Roma con decreto 4107 del 10 novembre 1954/1981. Nuove Politiche Editoriali, Società cooperativa giornalistica - Sede Legale - Roma - Corso Vittorio Emanuele II, 326. Amministratore Unico: Dott. Giancarlo Camerucci Direzione e Redazione: Roma - Corso Vittorio Emanuele II, 326 Tel. 06/6865824-6893448 - fax. 06/68210234 - Amministrazione: 06/6833852 Progetto grafico e impaginazione: Sacco A. & Bernardini.

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democratico sia inevitabile, occorre solo capire il momento in cui avverrà. Ma non vedo francamente prospettive diverse”. Lo ha detto in un’intervista a “L’Occidentale”, il quotidiano online della Fondazione “Magna Carta” presieduta dal ministro per le Riforme Gaetano Quagliariello. “Il punto -spiega- è questo: Renzi vincerà le primarie, quindi dovrà sobbarcarsi la direzione del partito con un’opposizione interna che sarà fortissima soprattutto dal punto di vista finanziario. Il sindaco di Firenze riuscirà a mettere tutti d’accordo? Questo è un pericolo per lui, perché in tal caso dovrà fare dei compromessi e inevitabilmente perderà l’immagine dell’innovatore; al contrario, se Renzi dovesse davvero vestire i panni del rottamatore, se ne andrebbe via tutta la vecchia guardia. Com’è possibile che alla lunga il Partito democratico regga a queste pressioni?”. Cacciari dice queste cose a ragion veduta perché è cosciente di essere un uomo della conservazione che si è affacciato alla politica grazie al Partito comunista italiano, ma oggi guarda altrove. Basta confrontare queste dichiarazioni sul Pd con quelle sull’eredità politica di Silvio Berlusconi: “Barbara Berlusconi? L’ho conosciuta come studentessa qualche anno fa ed è una bravissima, appassionata e di una assoluta modestia. Era molto legata ai suoi colleghi di corso. Non faceva assolutamente pesare il suo cognome. In politica potrebbe funzionare, meglio di Marina Berlusconi”. Ma queste valutazioni su Cacciari non sono gratuite. Il merito di queste citazioni è dovuto ad un evento formidabile: l’uscita di un libro di controinformazione su Massimo Cacciari dal titolo “Il politico della domenica” edito da Stampa Alternativa. A scrivere questo libro ci ha pensato Raffaele Liucci. Di questo autore di sa pochissimo. Il libro viene presentato così: “Compare qui il Cacciari tuttologo incontinente: una sorta di Sgarbi post-berlusconiano, senza per altro possedere le virtù istrioniche del critico d’arte. Non c’è convegno, trasmissione televisiva, dibattito giornalistico, incontro pubblico in cui, prima o poi, non faccia capolino la sua silhouette segaligna e barbuta”. In 48 pagine questo autore demolisce sistemati-

c o m m e n t i

camente la figura di Massimo Cacciari, il peggior politico in circolazione, che non ha fatto altro che dichiarare: “Io avevo ragione”. Di solito i personaggi che hanno questo cliché fanno carriera o diventano leader di qualcosa. Questo destino non è toccato a Massimo Cacciari.

E Miliband ora promette di tutto

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nche i laburisti diventano schiavi del populismo. Martedì scorso, il leader laburista Ed Miliband ha tenuto un discorso a braccio di un’ora che ha infervorato i delegati del suo partito, riuniti da tre giorni in congresso a Brighton, nel sud dell’Inghilterra. In caso di vittoria, il 43enne astro del Labour ha promesso di congelare i prezzi di gas ed energia elettrica per 20 mesi. Una promessa di facile presa in tempi di bollette salate. “Andrà a beneficio di milioni di famiglie e milioni di aziende” . Secondo le aziende energetiche, la misura politica potrebbe tuttavia provocare dei black-out: “Congelare le bollette può essere attraente in superficie, ma congelerà anche i soldi per costruire e rinnovare le stazioni elettriche”, ha criticato Angela Knith, amministratrice delegata del gruppo “Energy Uk”, mettendo in guardia da interruzioni di energia e aumento dei prezzi per tutti. Miliband si è detto un “campione” delle famiglie lavoratrici in difficoltà e ha accusato l’attuale premier conservatore David Cameron di guidare un governo lontano dalla vita delle gente comune. A 18 mesi dal voto del 2015, il partito laburista è in testa nei sondaggi, ma la popolarità di Miliband rimane scarsa, con il 61% dei britannici che lo dà per sconfitto. Mentre l’economia mostra i primi segni di ripresa anche nel Regno Unito, spingendo i ministri a proclamare il successo delle loro misure di austerità, il Labour ha messo in evidenza quanti pochi segnali di crescita siano giunti alla gente comune. Ed Miliband ha inoltre promesso di innalza-

re il salario minimo, migliorare i sussidi per l’infanzia e ha minacciato di far perdere il terreno ai costruttori se bloccheranno i progetti di costruire 200mila case all’anno. Il leader laburista ha difeso infine la decisione di impedire l’adesione automatica dei membri dei sindacati al Labour (con conseguente perdita dei fondi al partito), una riforma che ha provocato tensioni con le “Unions”, le quali tuttavia hanno elogiato il discorso elettorale di Miliband. Da Miliband era lecito attendersi una proposta diversa. Il rilancio della sinistra inglese non si fa con provvedimenti economici che bloccano le dinamiche dei prezzi. La crescita economica non si stabilisce per decreto. E se Miliband pensa di fare questo significa che non ha nemmeno lo straccio di un’idea per rilanciare il suo partito. I programmi di partito non si fanno con promesse del genere. Con queste proposte l’attuale leader dei laburisti si candida, per la terza volta nella sua carriera di leader laburista, a ricevere ancora decine di uova dai suoi detrattori in uno dei mercati londinesi che ama frequentare.

Verdi di Francia, l’ora degli addii

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erdi dalla vergogna. I partiti ecologisti se la passano malissimo. In anni di crisi economica i partiti di matrice ecologista sono destinati a soccombere di fronte al peso della recessione. E gli abbandoni non si contano. Dopo le dimissioni in blocco del gruppo dirigente che ha portato allo sfascio i Verdi tedeschi è toccato ad un esponente dei Verdi francesi darsela a gambe. Il deputato sindaco di Begles ed ex candidato alle presidenziali francesi per i Verdi, Noel Mamere, lascia il suo partito (EELV - Europe Écologie Les Verts): “Ho deciso di lasciare EELV perché non riconosco più il partito che ho rappresentato alle presidenziali del 2002”, ha detto Mamere in un’intervista al quotidiano “Le Monde”. “Il nostro partito non produce più

niente: è rimasto prigioniero dei suoi calcoli e dei suoi clan. Siamo diventati un sindacato di eletti”, ha accusato Mamere, che dice di aver fatto questa scelta “senza rimpianti, senza emozioni particolari”. Mamere aveva già annunciato che non darà il suo voto favorevole per il budget 2014, nonostante due deputati dell’EELV facciano parte del governo. Sessantacinque anni, ex giornalista televisivo, Mamere è fra i Verdi colui che ha ottenuto il miglior risultato di sempre alle presidenziali francesi, con il 5,23% nel 2002. Il risultato di Mamère, come quello degli altri candidati di partiti minori della sinistra, non permise al socialista Lionel Jospin di giungere al ballottaggio, che si svolse tra il gollista Jacques Chirac ed il nazionalista Jean-Marie Le Pen, con la riconferma del primo. Alle legislative dello stesso anno, i Verdi scesero al 4,5% dei voti ed elessero solo 3 deputati. Questa serie di insuccessi politici e di fallimenti a raffica dovrebbe indurre i vertici di questo soggetto ecologista a chiudere bottega. I verdi francesi non hanno mai vinto nessuna battaglia e non si sono mai dimostrati capaci di incidere nella vita politica di quel paese. La Francia è il paese che sostiene lo sviluppo e la crescita dell’energia nucleare, mentre i Verdi francesi hanno fatto finta di combattere lo sfruttamento di questa fonte di energia e ne hanno combinate di tutti i colori, naturalmente con sfumature verdi. Ecco alcune delle imprese dei Verdi di quel paese: nel marzo dello scorso anno si sono schierati contro le proteste dell’Alta velocità in Val di Susa; nel settembre dello stesso anno anche Daniel Cohn Bendit li scarica perché votano contro il patto di stabilità, ma votano a favore della finanziaria che le applica; la capogruppo dei Verdi all’Assemblea nazionale, Florence Lamblin, viene indagata, nell’ottobre 2012, per narcotraffico e riciclaggio di denaro sporco; il compagno del ministro della Casa, la Verde Cecile Duflot, si schiera contro la sfilata del 14 luglio. Questi episodi hanno mostrato, in tutta la loro evidenza, la pochezza di un partito che, invece di catalizzare nuovi interessi, fa scappare tutti i suoi dirigenti che, magari, si ricicleranno nel Partito comunista francese o in qualche formazione trotchzista.


Giovedì 26 settembre 2013

il Paese CASO PAROLISI Il procuratore generale Romolo Como ha chiesto la conferma dell’ergastolo per Salvatore Parolisi, anche con tutte le aggravanti. L’udienza in Corte d’Assise d’Appello all’Aquila è stata sospesa. E’ ripresa nel pomeriggio, con le parti civili. Salvatore Parolisi indossa jeans e giubbotto nero su camicia a righe rosse. Il caporalmaggiore apparirebbe dimagrito rispetto a undici mesi fa, quando, il 26 ottobre 2012, nell’aula del Tribunale di Teramo, fu letta in primo grado la sentenza di condanna all’ergastolo per l’omicidio della moglie Melania Rea. La difesa ha già annunciato che presenterà istanze preliminari e richieste di inserimento di nuove perizie, possibilità che viene data anche alla Procura e alla parte civile, che però non vi farà ricorso. L’accoglimento viene considerato un fatto eccezionale, perché si tratta di un processo “chiuso”, essendosi svolto in primo grado con rito abbreviato. Comunque, sarà la Corte a riunirsi in camera di consiglio a decidere. Se le istanze della difesa, che probabilmente riguarderanno nuove perizie su due macchie di sangue - una nel boschetto e una sul corpo di Melania - dovessero essere respinte, si andrebbe avanti velocemente, con la sentenza che potrebbe arrivare già nell’udienza di lunedì 30, dopo quella fissata venerdì prossimo. In quel caso, ci sarebbero nell’ordine le repliche di Procura generale, parte civile e difesa. Alla fine di questi interventi Parolisi potrebbe rilasciare una dichiarazione spontanea. “Abbiamo affrontato un processo in primo grado nel quale l’accusa ha portato una ricostruzione dei fatti, un movente che, grazie anche all’attività istruttoria fatta dal giudice e proposta dalla difesa, è stato totalmente respinto dal giudice - ha spiegato l’avvocato Biscotti, uno dei legali di Parolisi -. Lo stesso ha poi fatto una propria ricostruzione. Ci troveremo a contrastare punto per punto quella che è stata la ricostruzione del giudice, proprio per dimostrare, così come abbiamo fatto in primo grado, l’infondatezza dell’ipotesi accusatoria. Riga per riga dimostreremo come la ricostruzione fatta dal giudice è fantasiosa e non aderente ai fatti e ai dati emersi durante il processo”. Per cui Parolisi sarebbe innocente?

LA VOCE REPUBBLICANA

terza pagina

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Pari opportunità nel cinema a Venezia: film girati da donne o a loro dedicati. Un panorama ricco e vario Non esistono più mestieri da maschi o da femmine: astronaute si perdono nello spazio, coloro che hanno subito offesa possono vendicarsi come si deve

Coltelli, pistole, puntigli: ai maschilisti vecchio stampo resta solo la pensione di Gisa di Janni

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ecchie o giovani, vendicatrici o generose, l’odierna femminilità, ora demonizzata ed ora applaudita, ha finito per dominare quest’anno le immagini della 70° Mostra del Cinema di Venezia. Una sorta di duello rusticano verrà ingaggiato nel film di Emma Dante, “Via Castellana Bandiera”, in quel polveroso vicolo palermitano dove una straordinaria Elena Cotta – premiata poi con la “Coppa Volpi per la migliore attrice” – pur sconvolgendo la strada e bloccando gli automobilisti, non vorrà cedere il passo ad una sconosciuta. Che è poi la stessa Emma Dante, con al suo fianco la sua innamorata Alba Rohrwacher, che non deve abbandonarla, e quindi dovrà imporsi in questa sfida che finirà per avere quasi il valore di una vita. Perché il confronto finirà per tramutarsi in scontro, così da far prevalere l’arroganza al di sopra di qualsiasi parvenza di normalità. Non sempre vincenti, tuttavia, le donne a Venezia, se nel greco “Miss Violence” di Alexander Avranas – che si aprirà con il suicidio dell’undicenne Angelica e si chiuderà con un omicidio – sarà il padre ad imporre la sua ferrea volontà a moglie figli e nipoti, nascondendo, dietro un apparente pugno di ferro, perversioni ed immoralità. Dove lo stupro finirà per diventare voyeurismo, e le nipoti saranno costrette anche a prostituirsi, in un’acquiescenza generale che verrà finalmente annullata dalla vendetta della madre la quale, dopo anni di complicità e silenzio, darà ad un coltello da cucina, tra gli applausi del pubblico, il compito di fare finalmente giustizia. I due poli Perché le donne raccontate nei film di Venezia sembrerebbero essere infatti tutte coinvolte in questi due estremi, ora vittime ed ora carnefici. Così come sarà Scarlett Johansson, aliena famelica con parrucca nera, che in “Under the skin” (Sotto la pelle), regista

Jonathan Glazer, vagherà per la Scozia collezionando vari incontri maschili, quasi in una sorta di missione extraterrestre, e nel più totale ed inesistente erotismo. Perché nella sua caccia ai muscolosi autostoppisti la Johansson vorrebbe soltanto riuscire a trasformare gli umani in “bresaola”, utile così a nutrire finalmente gli extraterrestri affamati che non vogliono estinguersi.

Emma Dante: ricerca, Scala, macchina da presa

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mma Dante, la carriera esemplare nel fertile underground teatrale italico (di ricerca, come volete voi) e l’occasione di conquista del palcoscenico ben più vasto, tipo la Scala di Milano. Un po’ come la carriera di un Martone, fedele alla compagnia di ricerca ma non disdegnando, e da subito, anche lo schermo (bellissimi tra l’altro i suoi iniziali lavori cinematografici, con un andazzo da poema lirico inusuale, almeno per l’oggi e il passato prossimo), approdando al teatro per mille occhi senza perdere la testa e l’equilibrio. Naturalmente la poetica resta dato personalissimo e capace, quando messo in onesta circolazione, dei risultati più entusiasmanti. Valga per un Martone non per forza regolarissimo, valga per una Dante che realizza nel 2003 “mPalermu”, piccolo grande miracolo di culto sulla famiglia concentrazionaria ove l’unica rivincita che dia pace è lo spreco dell’acqua, così rara a Palermo (“ogni tre giorni”), così come palermitano è l’occhio degli altri puntato su di sé, via sicura per la paralisi antropologico - sociale. Del 2004 è “Scimia”, che vanta nobili origini addirittura landolfiane, meditazione ambiziosa sul sacro, “mirabile lavoro”, come ebbe a definirlo Quadri, che “ci propone un problema filosofico e l’analisi di una società, usando il surreale per scavarne i tabù”. Con parere annesso di cardinale che dopo attenta riflessione venne a definire lo spettacolo come “blasfemo”, invocando magari non si sa quale provvedimento, ignaro forse che la messinscena aveva avuto e avrebbe avuto modo di spargere la sua blasfemia in lungo e in largo, visto che erano anni che girava. Ma è “Carnezzeria” giudicato il suo capolavoro, compagnia Sud Costa Occidentale, gesto che lascia il segno e indica buone prosecuzioni per il teatro di ricerca siciliano filone regional-nazionale fra cui la coppia Scimone-Sframeli, per la quale anche il sottoscritto non risparmiò un accostamento pur cauto a certo Beckett della consunzione inesorabile e della storia eterna se stessa. Ben venga il doppio, ordunque, del mito, perfetto per negare il progresso: matrimonio e funerale hanno stessa valenza, con tanto di sposa in attesa eterna e strangolamento di lei. Regia della nostra, con perfetto senso dei ritmi da danza astratta, come parve a Quadri. E ancora, andazzo riconoscibile a ripetersi in “Vita mia”, cinquanta minuti per sottolineare il fondersi delle polarità dell’essere. La tavola da pranzo con crocifisso sullo sfondo, che è il letto nuziale che è il sepolcro. Quando la nostra giunge alla macchina da presa, si sarà forse chiesta come sarebbe stato passare dallo spazio sfondato della scena alla bidimensionalità coatta dello schermo. La risposta al dilemma è consultabile nei cinema italiani in questi giorni (forse anche in Francia, dove la nostra gode di un suo seguito). Giunge alla lente della mdp dove protagonista è l’occhio dopo essere passata dalle grosse dimensioni della scena che opprime: la Scala, “Carmen”. Il sovrintendente che le telefona e le propone l’affaire. Lei accetta, in un misto fra il buttarsi non si sa dove, non si sa come e con quali esiti. E’ la “Carmen” dell’incertezza. Solo a Zeffirelli e al loggione non è piaciuta. Tutto bene, quindi. (f. be.)

Per non dire di Alia Shawkat, approdata a Venezia nel “cast under 30” che, insieme a Dakota Fanning e Jesse Eisenberg, farà parte di quel gruppo di giovani ambientaliste radicali, intenzionate a far esplodere una bomba in una centrale idroelettrica dell’Oregon. Astronaute Ma anche donne “avventuriere”, come dimostra la vita dell’astronauta Sandra Bullock che nel tecno-thriller “Gravity” di Alfonso Cuarón – film che ha aperto la 70° Mostra del Cinema di Venezia – apparirà persa nel vuoto infinito dello spazio, insieme all’ingegnere medico George Clooney. O, addirittura, storie ispirate al vero, come quella della coraggiosa giornalista israeliana, di religione musulmana, che nel film “Ana Arabia” di Amos Gitai – che ha ottenuto al Lido il “Premio Bresson” “nella speranza che il Medio Oriente torni ad essere come è stato per secoli di storia, una culla di civiltà” – visiterà un agglomerato di case e cortili, vicino a Saffa, dove ebrei arabi palestinesi ed israeliani sono riusciti a convivere insieme, rifuggendo ogni fondamentalismo. Ma forse il personaggio femminile che più è riuscito a conquistare gli spettatori della Mostra è stata quella Judi Dench – che avrebbe potuto contendere ad Elena Cotta il “Premio per la migliore attrice” – la quale in “Philomena”, regista Stephen Frears (il quale vorrebbe che il film fosse mostrato al Papa), è una ex infermiera irlandese alla ricerca, da ben 50 anni, di notizie di quel figlio toltole dalle suore e dato in adozione (perché lei, non sposata, per loro altro non era se non l’“indecenza” fatta persona”). Sarà poi un giornalista – vedendo in quella storia la possibilità di risalire nella sua china professionale – ad aiutarla nelle ricerche, e Judi Dench, ingenua, smarrita e cattolicamente repressa, finirà a poco a poco per diventare il vero faro del film. Per non dire della protagonista di “Stray Dogs” (Cani Randagi), regista il taiwanese Tsai Ming-liang – già “Leone d’oro” con lo straordinario “Vive l’amour” a Venezia ’94 e “Orso d’oro” con “Il fiume” a Berlino 97 – che, dinanzi alla visione di una famiglia formata da un padre, che per sopravvivere fa l’uomo sandwich di proprietà immobiliari, una bambina ed un ragazzino che cercheranno cibi scaduti nei supermercati per potersi sfamare, e dormiranno, insieme al genitore, in un angolo di materasso in un rifugio di lamiere, deciderà di salvarli accogliendoli nel suo appartamento che, sito in un palazzo fatiscente, pare sia anche popolato da cani randagi. Donne straordinarie quindi in questa 70° Mostra del Cinema di Venezia, ora battagliere ed ora aliene fameliche, ora vittime di inferni familiari, ora animate anche da quella generosità assistenziale che finisce spesso per superare ogni consueto umano sentire.

z i b a l d o n e

Ecologia, ebraismo e nuovi punti di vista

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i apre domenica 29 settembre a Napoli, alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, la Giornata Europea della Cultura Ebraica, annuale appuntamento che invita a conoscere la cultura, le tradizioni e i luoghi degli ebrei e delle comunità ebraiche del continente. La cerimonia si terrà alle ore 11.00 a Villa Pignatelli a Napoli, quest’anno città capofila per l’Italia. Dopo i saluti del Presidente della Comunità Ebraica di Napoli Pier Luigi Campagnano e del Rabbino Capo Scialom Bahbout, seguiranno gli interventi del Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo

Gattegna e del Vicepresidente della Comunità ebraica partenopea Sandro Temin, che parlerà della “Storia della presenza ebraica a Napoli”, in occasione dei 150 anni dalla fondazione della Comunità. Coordina l’incontro il Vicepresidente dell’UCEI Roberto Jarach. Un tema inedito, “Ebraismo e natura”, unisce idealmente quest’anno tutte le località aderenti, per stimolare una riflessione su argomenti di grande attualità quali il rispetto per l’ambiente e l’utilizzo responsabile delle risorse naturali, temi cui la tradizione e il pensiero ebraico hanno dedicato molte riflessioni. Sul tema della Giornata interverranno alle 12.30 il Rabbino Bahbout, con un contributo su “Cos’è la natura nell’ebraismo”, e lo scrittore Erri De Luca su “Esperienza fisica della rivelazione”. Per tutto il giorno, oltre che a Villa Pignatelli, le iniziative nel capoluogo campano si svolgeranno presso la Comunità Ebraica (Via Cappella Vecchia, 31), con le visite guidate alla Sinagoga, una esposizione di oggetti rituali ebraici e le atti-

vità per bambini. Nel pomeriggio la professoressa Gabriella Gribaudi dell’Università Federico II interverrà su “La Comunità, la guerra e le quattro giornate di Napoli”. Infine alla sera, sempre in Sinagoga, i concerti di musiche della tradizione ebraica dei gruppi Radicanto e Knorrband. Il programma completo delle località che aderiscono alla manifestazione, che è coordinata e promossa nel nostro Paese dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, è interamente consultabile su www.ucei.it/giornatadellacultura. Nelle varie località sarà inoltre proiettato un video: “Gli ebrei in Italia”, un viaggio breve e “animato” alla scoperta della storia degli ebrei italiani. Il video, già visibile online sul sito della Giornata e su youtube, fa parte del progetto “Gli ebrei, questi sconosciuti”, realizzato dal Dipartimento Informazione e Relazioni Esterne dell’Ucei allo scopo di far conoscere e approfondire la storia, le tradizioni e la cultura di una minoranza presente nel Paese da oltre duemila anni. In Italia la Giornata Europea della Cultura Ebraica gode dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica ed è patrocinata dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, dal Ministro per le Politiche Europee e dall’ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani. La manifestazione è inoltre riconosciuta dal Consiglio d’Europa. Queste le località italiane che aderiscono alla Giornata: Acqui Terme, Alessandria, Alghero, Ancona, Asti, Bari, Biella, Bologna, Bova Marina, Bozzolo, Carmagnola, Carpi, Casale Monferrato, Cherasco, Chieri, Cittanova, Correggio, Cortemaggiore, Cuneo, Ferrara, Finale Emilia, Fiorenzuola d’Arda, Firenze, Fiuggi, Fondi, Fossano, Genova, Gorizia, Ivrea, Livorno, Lugo di Romagna, Mantova, Merano, Milano, Modena, Moncalvo, Mondovì, Monte San Savino, Napoli, Ostiano, Ovada, Padova, Parma, Pesaro, Pisa, Pitigliano, Pomponesco, Reggio Calabria, Reggio Emilia, Roma, Sabbioneta, Saluzzo, San Nicandro Garganico, Senigallia, Siena, Siracusa, Soncino, Soragna, Torino, Trani, Trieste, Trino Vercellese, Udine, Urbino, Venezia, Vercelli, Veroli, Verona, Viadana, Viareggio, Vicenza. Pubblichiamo di seguito l’introduzione di Renzo Gattegna alla Giornata di quest’anno. Equilibrio “E’ particolarmente stimolante il tema “Ebraismo e natura”, scelto in Europa quale filo conduttore delle iniziative organizzate per la Giornata Europea della Cultura Ebraica 2013. Quella ambientale è infatti una tematica pregnante e attuale, oltre che di grande rilevanza nell’ebraismo: il corretto rapporto con la natura e l’ambiente, il rispetto ma anche l’utilizzo equilibrato delle risorse naturali, sono argomenti ampiamente trattati dalla Legge e dalla normativa ebraica.

Si pensi solo alla complessità delle norme che regolano la macellazione rituale, anche al fine di evitare eccessive sofferenze all’animale, o al rispetto comandato nei confronti degli alberi e delle piante, o ancora alle diverse festività ebraiche di cui proprio i frutti e le specie vegetali sono i “protagonisti”. Un argomento profondo e sentito, dunque,

che sarà affrontato in molte interessanti sfaccettature domenica 29 settembre, quando ventinove Paesi europei e sessantasei località in Italia festeggeranno la quattordicesima edizione di una manifestazione che cresce anno dopo anno in visibilità e consenso di pubblico, con oltre 200 mila visitatori in Europa di cui 50mila solo in Italia. Un successo che testimonia la vivacità – in qualche caso, la vera e propria rinascita – delle Comunità ebraiche del vecchio continente, e la diffusa curiosità che oggi esiste, dopo molti e molti secoli di discriminazioni e oscurantismo, per la storia, le tradizioni e la cultura ebraica. Un interesse davvero ampio, del tutto impensabile solo pochi decenni fa, che ogni anno sprona le località che aderiscono a organizzare iniziative di grande interesse. “Aprire le porte”: è questo un vero e proprio invito, perché riteniamo che la diffusione di cultura e conoscenza sia il principale antidoto per contrastare ogni forma di pregiudizio, e per contribuire alla costruzione di una società più civile e aperta, nel segno del rispetto di ogni diversità che compone il caleidoscopio culturale della nostra società”.

Antisemitismo: ora l’allarme corre sul web

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na campagna web contro il “giudeo” Riccardo Pacifici. Un diluvio di post e cartoline per perseguitare virtualmente il presidente della

Comunità ebraica di Roma. Così su “Repubblica”. È l’iniziativa shock lanciata da Militia Roma, formazione neonazista e antisemita già nota alle cronache per numerosi episodi di razzismo e xenofobia. “Libertà per Mirko Viola, spedisci anche tu una cartolina al giudeo Pacifici”. L’invito, diffuso con un tam tam su Facebook, prende spunto dalla vicenda del camerata Viola condannato in aprile a due anni e otto mesi per istigazione all’odio razziale. Per i giudici era lui, assieme ad altre tre persone, il moderatore del forum italiano di Stormfront, sito antisemita con basi in tutto il mondo. Forum nel quale venivano presi di mira politici, scrittori, giornalisti, magistrati di origine ebraica, in un concentrato di odio razziale con tanto di incitamento alla supremazia della razza bianca. Qual è la colpa del “giudeo” Pacifici? I camerati di Militia non gli perdonano di avere segnalato la mail che Mirko Viola gli aveva inviato mentre si trovava agli arresti domiciliari, iniziativa costata a Viola la revoca dei domiciliari con la disposizione, da parte del gip Carmine Castaldo, della custodia cautelare in carcere. “L’infamata” del rappresentante degli ebrei, più volte minacciato e insultato in questi anni da gruppi di estrema destra e finito nella lista web (il sito italiano è stato chiuso), per i neonazisti capitolini merita ora una reprimenda pubblica a base di offese. Le cartoline sono indirizzate alla sede della Sinagoga di Roma, all’attenzione del destinatario Pacifici: “Vaffanculo giudeo Pacifici! Voi siete i padroni di un mondo che non rispecchia noi, e non è con le vostre maniere coercitive che cambierete la nostra testa pensante”, scrive Trillitrilli Puccetti. “Onore al camerata Mirko che paga duramente per aver lottato a viso aperto contro l’abominio giudaico-massonico”, è la chiosa apparsa sulla pagina Fb di Militia Monteverde. Sulla stessa pagina campeggia in copertina una foto che ritrae Pacifici con l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, anche lui criticato in passato da Militia poiché ritenuto troppo “amico” degli ebrei. “Un’altra volta ancora gli estremisti neonazisti si distinguono per un’iniziativa becera e razzista - dice Gennaro Gatto, dell’Osservatorio democratico sulle nuove destre - Questa campagna dimostra il tentativo di rigurgito dai covi che la galassia nera sta tentando, una pericolosa tendenza favorita dal clima di odio e di xenofobia che soffia in Italia, con pericolosi revisionismi nazionalsocialisti”. Questo tanto per sottolineare come la campagna “rieducativa” sia ancora bel lunga, ci sembra.


4 LA VOCE REPUBBLICANA

Giovedì 26 settembre 2013

Settimana europea della mobilità che si è conclusa il 22 settembre

Sensibilizzare i cittadini circa l’impatto dei trasporti sulla qualità dell’aria a livello locale

Piccoli cambiamenti: talvolta possono bastare

E’

iniziata lunedì 16 settembre la dodicesima edizione della Settimana europea della mobilità, alla quale si prevede prenderanno parte oltre 2000 città in Europa. Quest’anno lo slogan dell’iniziativa, che si concluderà il 22 settembre, è “Aria pulita: a te la prima mossa!”. La campagna intende sensibilizzare i cittadini circa l’impatto dei trasporti sulla qualità dell’aria a livello locale, incoraggiandoli a migliorare sicurezza e benessere personali cambiando i loro comportamenti quotidiani per gli spostamenti in città. Janez Potoènik, Commissario europeo per l’Ambiente, ha dichiarato: “Quest’anno ci concentriamo sull’impatto che le nostre scelte quotidiane hanno sull’aria e sulla nostra salute. Le città svolgono un

ELENCO PAGAMENTO TESSERE PRI 2013 Sez. Pri Trieste; Sez. Pri “Camangi” Roma; Sez. Pri “Bonfiglioli” Bologna; Sez. Pri Grottaglie (BA); Sez. Pri Spilamberto (PN); Sez. Pri “Aurelio Saffi” Ravenna; Sez. Pri Varese; Sez. Pri Bottiroli” Voghera (PV); Sez. Pri “Mameli” Cologno Monzese (MI); Sez. Pri Cremona; Sez. Pri “Flaminio Prati (Roma); Sez. Pri “F.lli Bandiera” San Pietro in Campiano (RA). Sono pervenute all'Ufficio Amministrazione del PRI versamenti di pagamenti tessere di singoli iscritti. E' chiaro che ai fini congressuali l'iscrizione singola non consente la partecipazione ai lavori dell'Assise repubblicana. Chi non è nelle condizioni di avere una sezione dovrà iscriversi a quella territoriale più vicina. Per ogni ulteriore informazione o chiarimento si prega di rivolgersi all'Ufficio Organizzazione (Maurizio Sacco) ai seguenti numeri: 338/6234576 - 334/2832294 - oppure orgpri@yahoo.it

MODALITÀ PAGAMENTO TESSERE PRI 2013 Conto Corrente Postale n. 33579004 intestato a Partito Repubblicano Italiano Bonifico IBAN IT03N0760103200000033579004 intestato a Partito Repubblicano Italiano

ruolo di primo piano quando si tratta di migliorare le scelte in materia di trasporti e possono diventare luoghi dove è più piacevole vivere grazie a una maggiore sensibilizzazione e all’offerta di alternative più verdi. Se parliamo di aria pulita, sta al cittadino fare la prima mossa!” Siim Kallas, Commissario europeo per i Trasporti e la mobilità, ha dichiarato: “Quest’anno, la Settimana europea della mobilità e la campagna di sensibilizzazione che la accompagna - Scegli la combinazione giusta (Do the right mix) - ci ricordano che tutti noi abbiamo un ruolo da svolgere nella lotta contro l’inquinamento atmosferico urbano. Cambiare abitudini, ad esempio spostandosi in bicicletta anziché in automobile oppure optando per i trasporti pubblici, può migliorare la nostra qualità di vita.” L’edizione 2013 ha luogo in un momento in cui i responsabili politici dell’UE stanno riesaminando la politica sulla qualità dell’aria al fine di lanciare una strategia riveduta, prima della fine dell’anno. La cattiva qualità dell’aria continua ad avere un forte impatto sulla salute dei cittadini europei e porta a complicanze a livello cardiaco e respiratorio, decessi prematuri e una speranza di vita più breve. L’inquinamento atmosferico incide anche sull’ambiente, traducendosi in processi di acidificazione, perdita di biodiversità, impoverimento dell’ozono e cambiamenti climatici. Il traffico urbano rappresenta una fonte crescente di inquinamento atmosferico, in particolare per quanto riguarda i particolati e il biossido di azoto. Spesso le autorità locali hanno il compito di sviluppare strategie di trasporto urbano che soddisfino la domanda di mobilità e contemporaneamente proteggano l’ambiente, migliorino la qualità dell’aria e rendano le città luoghi più sicuri in cui vivere. Con lo slogan “Aria pulita: a te la prima mossa!” la Settimana europea della mobilità vuole sottolineare che tutti noi abbiamo un ruolo da svolgere e che la qualità della vita nelle città europee può migliorare anche grazie a piccoli cambiamenti: una maggiore offerta di mezzi pubblici per i cittadini, car-sharing,

recarsi al lavoro in bicicletta invece che in auto o, perché no, scegliere di camminare. Contesto La Settimana europea della mobilità è un’iniziativa annuale organizzata con il sostegno della Commissione europea e dedicata alla mobilità urbana sostenibile. Si svolge dal 16 al 22 settembre e intende incoraggiare le autorità locali europee a introdurre e promuovere un trasporto sostenibile, invitando contemporaneamente i cittadini a sperimentare soluzioni alternative all’auto privata. L’origine della Settimana europea della mobilità risale al 1998 e all’iniziativa francese “In città senza l’automobile!” che si svolgeva nello spazio di una sola giornata. Questa iniziativa si tiene ancora con caden-

za annuale, nel mese di settembre, e incoraggia città e centri urbani a chiudere le loro strade ai veicoli a motore per un giorno. In questo modo gli abitanti possono vedere la propria città sotto un’altra luce, vengono incoraggiati a utilizzare modalità di trasporto sostenibili e sono maggiormente consapevoli dell’impatto ambientale delle loro scelte in materia. Il successo dell’iniziativa francese ha portato alla nascita della Settimana europea della mobilità, nel 2002. Da allora l’impatto della settimana dedicata alla mobilità è cresciuto, sia in Europa che nel resto del mondo. Nel 2012, 2 158 città si sono registrate per prendere parte all’iniziativa, rappresentando ben 147,6 milioni di cittadini. Sono state messe in campo un totale di 7 717 misure permanenti, incentrate principalmente sulla creazione di infrastrutture per gli spostamenti in

Recensione di Stefano Folli del libro di Giancarlo Tartaglia "Francesco Perri, dall'antifascismo alla Repubblica" di prossima uscita. La recensione è apparsa sul "Sole 24 Ore" del 18 agosto. La Storia non è fatta solo dai grandi personaggi. Soprattutto la storia politica di un popolo o di una nazione, è fatta di individui - magari poco noti che hanno offerto energie e ideali alla causa comune. Studiare queste vicende, solo in apparenza minori, significa decifrare la chiave di lettura più profonda di un evento o di un'epoca. La battaglia per la Repubblica, ad esempio, fu tutto tranne che un itinerario lineare. E l'avvento di una nuova classe dirigente, nell'Italia che usciva dalla guerra civile, era il prodotto anche contraddittorio della mescolanza di cuore e ragione. Ecco allora che la biografia di Francesco Perri, un repubblicano intransigente che fu testimone e protagonista di anni intensi, dall'età giolittiana al fascismo, dalla lotta alla dittatura alla ricostruzione democratica, apre uno spaccato di eccezionale rilievo su sessant'anni almeno di storia italiana. L'osservatorio non è quello di un protagonista assoluto, bensì di un osservatore privilegiato, i cui ideali poggiavano su di una solida preparazione economica e sociale (Perri si era formato alla scuola di Einaudi) e la cui penna tagliente e colta era sempre in prima linea: dalle colonne dei fogli di polemica politica e soprattutto, quando le circostanze lo permisero, della "Voce Repubblicana". Si deve a Giancarlo Tartaglia, il direttore della Fnsi che da tempo, nel solco di Giovanni Spadolini, propone lavori di primo piano sulla storia del giornalismo e sulle vicende del movimento repubblicano, l'aver tratto Perri dal relativo oblìo in cui era calato. La biografia è un tassello che aiuta a ricostruire vari aspetti della lunga sfida per la democrazia nel nostro Paese, che si sarebbe voluta innovativa, pragmatica, senza aggettivi, aperta alle correnti più moderne del pensiero economico. Dopo tante traversie Perri si trovò a suo agio nel Pri di Ugo La Malfa. Il che non vuol dire che in Italia si fossero ormai affermati pienamente quegli ideali. L'opera di Tartaglia si giova dell'ampia prefazione di Roberto Balzani, uno dei più intelligenti fra i giovani storici, che spiega con chiarezza come i primi nemici di Perri fossero i fanatici e i populisti, agli antipodi di qualsiasi serio progetto riformatore. Allora come oggi.

bicicletta e a piedi e destinate ad alleviare il traffico, migliorare l’accessibilità ai trasporti e sensibilizzando i cittadini a comportarsi in sintonia con il tema dalla mobilità sostenibile. Le autorità locali europee sono state invitate a firmare la Carta europea della Settimana della mobilità e a pubblicare i loro programmi sul sito http://www.mobilityweek.eu/Le città e i centri urbani che hanno programmato un’intera settimana di eventi, dal 16 al 22 settembre, mettendo in opera misure permanenti e organizzando una giornata senza automobili, possono anche candidarsi al premio della Settimana europea della mobilità e sperare di vincerlo come hanno già fatto Zagabria (Croazia), Bologna (Italia), Gävle (Svezia) e Budapest (Ungheria).


La Voce Repubblicana di giovedì 26 settembre 2013