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QUOTIDIANO DEL PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO - ANNO XCII - N° 205 - VENERDI 25 OTTOBRE 2013 Euro 1,00 NUOVA SERIE POSTE ITALIANE S.P.A. - SPED. IN ABB. POST. - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27.02.2004, N. 46) ART. 1, COMMA 1, DCB (RM)

PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI

Far ripartire un paese sull’orlo del collasso

S

iamo fortunati ad avere professori come Alesina e Giavazzi capaci di tirare su il morale, dopo che altri professori, Galli della Loggia e Piero Ostellino, il morale lo avevano spinto sotto i tacchi. Questi ultimi avevano descritto sul “Corriere della Sera”, domenica e martedì scorsi, un Paese, il nostro, prossimo al collasso. I primi invece hanno illustrato le eccellenze di cui ancora disponiamo. Dall’attivo della nostra bilancia commerciale, alle imprese che conquistano nonostante tutto quote di mercato, ai funzionari pubblici del Tesoro e della Banca d’Italia, fino ad alcuni dei nostri licei capaci di fare invidia a quelli del Nord Europa ed alle migliori high school inglesi e americane. “Basterebbe solo un po’ di flessibilità e di meritocrazia” per far rientrare quei nostri brillanti docenti costretti a fuggire altrove. Così come, per ricominciare a crescere, “basterebbe trasferire risorse ed energie dal Paese che non funziona a quello che cammina e spesso corre”. Più facile a dirsi che a farsi. Tipo, convincere i nostri sindacati “che più flessibilità non significa meno, ma più lavoro, più produttività e quindi salari più alti”. O che non si possono difendere a tutti i costi i meno meritevoli senza danneggiare i migliori. Bisognerebbe insomma “abbandonare il buonismo e sostituirlo con un sostegno per chi è debole ma meritevole, per aiutarlo ad acquisire nuove professionalità e così rientrare nel mercato del lavoro”. In pratica si tratta della famosa “rivoluzione liberale” che ancora aspettiamo. Come lo si individua poi que-

sto soggetto meritevole? Nel porto delle nebbie del sistema pubblico abbiamo accumulato tali incrostazioni partitiche e familistiche che se c’è per caso ancora uno buono, è più possibile muoia disconosciuto e alla fame. Del resto si lamentavano Galli della Loggia ed Ostellino, e meno male, che non sono due pinco palli, ma opinion leader che scrivono da decenni sul principale quotidiano nazionale, insegnano, scrivono libri, partecipano ai dibattiti televisivi. Figurarsi cosa potrebbero dire gli altri, quelli discriminati. E però non possiamo smettere di pensare che dei cambiamenti radicali siano ancora possibili. Alesina e Giavazzi hanno citato l’Irlanda, un Paese che negli anni ’80 stava peggio di noi. Ora sembrerebbe divenuto una tigre e persino alcuni Paesi dell’Est europeo che pure sono risorti dalle macerie del socialismo reale. Sarebbe incredibile che l’Italia si scoprisse indietro rispetto a queste realtà, come se avesse un tarlo annidato nel suo legno, o se il legno fosse già marcito. Siamo succubi delle nostre divisioni e forse anche di gravi fraintendimenti, e abbiamo perso troppo tempo. Il problema è uno solo: quello di riuscire a mettere in moto le energie migliori, dar loro rappresentanza, fissare degli obiettivi e cercare di raggiungerli. I partiti una volta si misuravano su questo. Lo diceva, pensate, Togliatti: “chi ha più filo da tessere tesserà la sua tela”. E’ ora di farlo vedere questo filo della tela repubblicana prima che sia troppo tardi.

Il governo arranca Voto di fiducia per il decreto sulla Pubblica amministrazione

Si alza la tensione fra Pd e Pdl S

i è alzata la tensione nella maggioranza dopo che nella capigruppo alla Camera, il capogruppo Pdl Renato Brunetta, ha detto che per il suo partito il decreto sulla Pubblica amministrazione può decadere. Gelo del ministro Dario Franceschini che ha replicato, “il quadro è cambiato”, riconoscendo l’esistenza di un problema politico. Il decreto sulla pubblica amministrazione non trova la luce in Aula a Montecitorio per quanto i tempi siano sempre più brevi, visto che scade il 30 ottobre. Il ministro Gianpiero D’Alia, ha spiegato che il governo ha voluto evitare l’uso della fiducia perché questo sarebbe stato usato impropriamente per accorciare i tempi. Dopo che, però Brunetta ha spiegato che per il Pdl il decreto può decadere, nel governo si è preso che gli ostacoli al via libera al provvedimento non sono solo di merito, ma politici. Gli effetti sull’inchiesta di Napoli che riguarda la compravendita dei deputati di cui è accusato Berlusconi si sono fatti sentire. Con il problema della decadenza alle porte il leader del Pdl ha aumentato l’inquietudine. Ha avuto un peso anche l’elezione di Rosy Bindi alla presidenza della Commissione bicamerale antimafia ed ora il Pdl chiede il conto. Per questo il governo sembra propenso a mettere la fiducia al decreto che si trasformerebbe di fatto in una conta dentro la maggioranza.

SINDACO LAMPEDUSA A UE, NON DELUDETE

"Ora che tutti avete visto quelle bare speriamo che davvero qualcosa cambi. Non deludeteci", lo ha detto il sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, rivolgendosi all'Unione Europea, ieri all'Europarlamento a Bruxelles. Il sindaco ha inoltre commen-

tato: "Da questi due giorni di vertice europeo mi aspetto che cambi il modo di chiedere asilo. Non si può chiedere a nuoto". Per Nicolini l'asilo deve poter essere chiesto nei paesi di transito.

NUCLEARE IRAN,USA:VIA DIPLOMATICA

ha ribadito a Roma al premier israeliano, Benjamin Netanyahu, "la determinazione degli Usa nell'evitare che l'Iran acquisisca armi nucleari, anche se seguendo una via diplomatica". E' quanto affermano fonti del dipartimento di Stato Usa, al termine dei colloqui di 7 ore svoltisi a Villa Taverna.

LIBIA: INCRIMINATO GHEDDAFI

FIGLIO

Il portavoce del procuratore Seddik al Sour ha detto che i più importanti dirigenti dell'ex regime libico, tra cui il figlio di Muammar Gheddafi Saif al -Islam, sono stati incriminati dalla giustizia libica per la repressione della rivolta del 2011 e dovranno presentarsi davanti alla corte penale.

ELENCO E INFORMAZIONI PER IL PRI 2013

PAGAMENTO DELLE TESSERE

a pag. 4

Il segretario di Stato americano, John Kerry,

La compravendita

S

e la procura di Napoli avesse ragione sulle accuse di compravendita di Senatori rivolte a Silvio Berlusconi, allora certo che il Cavaliere avrebbe soldi da spendere, perché la pretesa di comprare, tra tutti i senatori, proprio il senatore De Gregorio, poteva avere un costo aggiuntivo. Il senatore aveva una storia frastagliata. Era già stato in Forza Italia in Campania, poi era passato all’Idv, ha fatto ingresso nel Pdl, dove è divenuto presidente della missione della Camera presso la Nato, dimostrando un temperamento piuttosto irrequieto. Di certo imprevedibile. Pensare di poterselo assi-

curare con un qualche compenso, era davvero un azzardo che infatti non sembrerebbe riuscito fino in fondo, visto che il senatore avrebbe poi deciso di diventare, da quel che pare almeno, un confidente delle procure. Ma a parte i calcoli sulle possibilità e la conoscenza degli uomini e la voglia di investirvi, ovviamente, Berlusconi difetterebbe di comprensione della politica. Perché in un Paese in cui è nato l’autore del “Gattopardo” ed il trasformismo ha segnato l’intera vita nazionale, solo un tipo digiuno di vicende storiche può pensare di aver bisogno di spingere un particolare senatore a cambiare posizione con un offerta di denaro.

Nel momento nel quale nasceva un partito, il Pd, che chiedeva “un’Italia nuova” - ed il governo Prodi appariva dunque già vecchio - che bisogno c’era di andare a pagare senatori disposti a votare contro il governo? Era in atto un cambiamento politico che avrebbe avuto comunque ricadute sul governo. Del resto un fenomeno non dissimile si rivolse contro lo stesso Berlusconi nella legislatura successiva. In quel caso, non un singolo Senatore, ma un intero movimento, eletto nello stesso partito del premier, passò all’opposizione. Non vorremmo mai che fra qualche anno qualcuno denunciasse di essere stato comprato.

Una Voce per sempre Il libro di Tartaglia sulla storia del quotidiano del Pri presentato alla Lidu

Giornalismo e politica dalla Prima Repubblica a oggi di Riccardo Bruno

L

a presentazione del libro di Giancarlo Tartaglia sulla storia della “Voce Repubblicana” organizzata ieri a Roma dalla Lega per i diritti dell’uomo, presieduta dal parlamentare del Pri Alfredo Arpaia, è stata anche un’occasione per rivedere, in una sala piena di gente, i volti di molti vecchi amici. Senatori della Repubblica come Antonio Duva, ministri come Aristide Gunnella, figure storiche come Mario Del Vecchio. Molti del pubblico si sono allontanati dal Partito repubblicano e pure provano ancora un legame affettivo con quello che è l’organo storico di informazione del partito. “La Voce” rappresenta un valore in sé, racchiude vicende personali e professionali, occasioni di dibattito e di confronto politico ed esercita un richiamo ideale tutt’altro che reducistico. Ma il filo che teneva insieme gli interventi dei relatori ospiti della Lidu era l’insoddisfazione profonda per l’evoluzione del quadro politico. Stefano Tomassini, il formidabile autore della “Storia avventurosa della Rivoluzione Romana”, è diventato giornalista professionista alla “Voce Repubblicana” e ha sottolineato come nella formazione politica dei nuovi partiti manchi un’adeguata preparazione e come questo si dimostri tutti i giorni. Certo, siamo consapevoli di come il vissuto retroterra mazziniano rischi di diventare materia di antiquariato. Rispetto solo a trent’anni fa, sono però venute meno molte certezze, ad esempio quella sul ruolo di una forza di minoranza laica e democratica che “La Voce” ha sempre cercato di interpretare. Le divisioni della storia italiana in grandi e semplici categorie, Piagnoni contro Palleschi - dice Tomassini - finiscono per avere il sopravvento. Chi è strutturalmente diverso da questa spartizione del campo di battaglia, si trova suo malgrado a mal partito. Guido Compagna ha respirato fin da ragazzo tutte le peculiarità della lotta politica del secondo dopoguerra. Gli è quasi insopportabile la trasformazione avvenuta nel nuovo secolo ed è a un passo dallo sconfinare nella nostalgia. Rappresentare chi ha raccolto l’eredità morale di Francesco Compagna è opera ardua. Del resto, questa difficoltà si avverte anche nel fratello Luigi che pure da senatore della Repubblica dovrebbe essere più a suo agio, è invece non lo è. I vecchi giornalisti di scuola repubblicana, chiamati a ricordare i loro anni passati al giornale, lasciavano trasparire una insoddisfazione palpabile per il sistema bipolare quale si è costituito con il maggioritario. Anche chi come Andrea Valentini sembrerebbe più propenso ad

accettarlo, è costretto a denotare la contraddizione di un sistema sostenuto in teoria da chi pure poi agisce per sfasciarlo. Sia il Pd che il Pdl presentano posizioni discordanti al loro stesso interno, tanto da apparire almeno 4 partiti diversi fra loro e non due. Se il bipolarismo maggioritario ancora è in corso d’opera, il preteso bipartitismo è già fallito nei fatti. Più che a Monti bisogna pensare a Grillo. La “Voce Repubblicana” era pur sempre un elemento dissonante nello stesso schema bipolare della Prima Repubblica. Rappresentando un partito che si voleva coscienza critica della sinistra, o che si definiva “l’altra sinistra”, pur saldamente alleato della Dc, era di per sé conteso nella sua stessa natura. Rispetto alla vecchia generazione dei giornalisti della “Voce Repubblicana”, quelli di oggi hanno cercato di approfondire queste categorie specifiche del Pri, “cardine” di un sistema o “cerniera” per il cambiamento. Non è stata un’impresa facile, perché ogni volta che il partito si spostava sullo scacchiere politico, perdevamo dei pezzi. Tuttavia non ci siamo scoraggiati, anche perché la “Voce” di oggi sentiva il dovere di mettere a fuoco alcuni momenti importanti della nostra cultura e della nostra storia. Alla parete del salone della Lidu in cui si è svolto il dibattito, c’era un ritratto classico del nostro Risorgimento che ritraeva Mazzini, Cavour, Garibaldi, i Savoia. Tutti insieme. La “Voce” di questi anni ha scavato a fondo per mostrare tutte le contraddizioni di una storia che si vuole unitaria nonostante il contrasto radicale fra Repubblica e monarchia che l’ha segnata. Se dobbiamo fare il bilancio della vicenda politica italiana, anche l’unità sotto i Savoia ha un suo peso negativo, che poi si sarebbe scontato: è quello che viene considerato il Risorgimento incompiuto. La “Voce’ di questi ultimi anni ha anche lavorato retrospettivamente per mettere in risalto il contrasto fra Pacciardi e La Malfa, in una considerazione critica del centrosinistra che molti repubblicani ritengono invece una destinazione naturale. La “Voce” sopravvissuta ai grandi traumi che hanno spazzato il Pri dal 1992 ha tentato anche di mettere in questione gli schemi più tradizionali del pensiero repubblicano. La ragione ci era parsa semplice e percepibile proprio lasciando la sede della Lidu a Piazza dell’Ara Coeli a Roma. Si passava davanti a Botteghe Oscure, dove una volta c’era il Pci, poi a Piazza del Gesù, dove una volta c’era la Dc. Partiti implosi mentre osservavano scrupolosamente le loro liturgie e le loro tradizioni. Forse i tanti amici presenti alla Lidu non se ne sono accorti, ma noi, un Partito Repubblicano per quanto piccolo, vogliamo esista ancora.

Datagate

L’America non si fida più dell’Europa

M

eno male che è stato il presidente della Ue Barroso a dire all’America di fare attenzione a non preparare un fenomeno totalitario di ritorno, e non Putin o la nuova leadership cinese. Gli amici si vedono nel momento del bisogno e l’Europa batte un colpo utile per l’alleato americano, mai avesse perso di vista la sua missione. Quando qualcuno si trova in difficoltà serie, quali che siano, non è detto che riesca a mantenere la retta via. Può darsi che si perda. L’America ha subìto un trauma profondo nel 2001 con l’attacco terroristico alle Torri gemelle e, sebbene su scala ridotta, alla maratona di Boston dodici anni dopo. Questo non giustifica comunque l’idea di mettere sotto controllo le comunicazioni di un quarto della popolazione mondiale. Lo stesso Obama che dice ad un cancelliere tedesco furioso - anche la Merkel sospetta di essere finita sotto controllo - che non sarà mai intercettata, non significa non lo fosse già stata. E’ fin troppo chiaro che da un’occasione nasce una possibilità e i servizi di sicurezza americani, già che c’erano, si sono presi un braccio insieme alla mano. Barroso teme di vedere il “Big Brother” orwelliano abbattersi su di noi, in verità è più plausibile che i servizi se ne approfittino per cercare informazioni da rivendersi. Non che la cosa consoli, anzi: potrebbe essere più preoccupante, perché se un’agenzia di sicurezza che dipende dal governo cerca il suo tornaconto, alle porte non c’è la società totalitaria, c’è l’anarchia. Potrebbe accadere che si trascuri una pista terrorista per seguire notizie su cui lucrare. Deviazioni pericolose. Significherebbero che l’intera situazione è prossima a sfuggire di mano e l’impressione, a naso, è che Obama abbia perso il controllo. Poi, sotto il profilo di un’analisi più approfondita, non è che si possano trascurare i rapporti di affari che intercorrono fra la Germania e l’Iran e, visto che in ballo c’è un’ipoteca nucleare, la signora Angela Merkel farebbe bene a tenere i nervi a posto. Gli addetti militari tedeschi alle parate dei pasdaran della rivoluzione ce li mandava lei, mica Obama. Ma il lato davvero preoccupante della vicenda è che l’America non si fida più dell’Europa. Probabilmente non riconosce neppure più un continente che si spinge fino all’Azerbaijan. Del Sudamerica, invece, chiediamo scusa, l’America, non si è mai fidata. E qui torniamo alla sindrome dell’accerchiamento statunitense che non è una cosa nuova, altrimenti Washington non avrebbe consentito tranquillamente il rovesciamento del governo Allende negli anni ’70, o l’allestimento degli infiniti piani per eliminare Fidel Castro di Robert Kennedy, consigliere di John alla Casa Bianca, non di Cheney e Roomsfield per conto Bush. L’unica nota lieve viene dall’Italia. Noi non ci lamenteremo. Con tutti i magistrati che ci intercettano da anni e intere conversazioni penalmente irrilevanti diffuse a mezzo stampa, cosa volete ci importi se lo fanno anche gli americani.


2 LA VOCE REPUBBLICANA

Venerdì 25 ottobre 2013

economia

Giornalaio di Carter Malati di sclerosi che si immolano per i loro diritti basilari e uno Stato sordo e prepotente che decide della morte altrui

E non ci rimane che fare gli eroi

“O

ra è un eroe. Ma non è giusto che il nostro Paese abbia ancora e sempre bisogno di eroi”. Così sul “Corriere” Franco Bomprezzi sulla scomparsa di Raffaele Pennacchio. Muore ancora giovane, 55 anni, stroncato da un infarto, dopo aver vinto una battaglia importante assieme ai suoi compagni di lotta, i malati di sla, “pronti a tutto pur di costringere all’angolo il Governo, il Palazzo, tutti coloro che dovrebbero fornire risposte dignitose in termini di assistenza e di qualità della vita, non solo per chi soffre di sclerosi laterale amiotrofica, ma per tutte le persone non autosufficienti”. Come se la richiesta, al giorno d’oggi, in una società moderna, sviluppata, che si vanta di essere europea, fosse un domandare impossibile, quasi irriverente, una pretesa assurda e via dicendo, come se da noi tale necessità fosse un lusso, cosa che in altri paesi non è, né a nessuno verrebbe mai in mente che possa essere considerata tale. Eppure qui in Italia abbiamo bisogno di un agnello sacrificale ogni tanto. Abbiamo bisogno del morto perché la coscienza si ridesti da un torpore sonnacchioso, vergognoso. Dalla solita tiritera, infine, che non ci sono soldi.. “Per i suoi tanti amici e sostenitori questo è il momento del dolore e della rabbia, dell’invettiva e dello sdegno. Una morte annunciata, si direbbe. E come si fa a non sentire una profonda indignazione di fronte all’evi-

denza. Da troppo tempo, purtroppo, per ottenere risultati minimi, in termini di leggi, di finanziamenti, di predisposizione di servizi umani nel territorio in cui si vive, le persone sono di fatto costrette a mettersi in gioco direttamente, fino allo stremo delle forze, pur di richiamare l’attenzione, pur di far uscire dal torpore e dall’apparente impotenza chi invece può e deve”. “Certo, ci sono tanti modi di fare una battaglia per i diritti, e so perfettamente quanto sia importante e prezioso il lavoro di tutti, delle associazioni che fanno meno clamore, di persone competenti che pure esistono e contribuiscono, a ogni livello, a evitare il peggio in questo Paese sempre più cinico e distratto. Si deve arrivare Ma appare evidente, nelle azioni claal presidio e alla morose dei malati di sla, la loro consamorte per porre in pevolezza di non avere nulla da perdeluce situazioni re, tanto meno perdere tempo, perché il disperate e diffuse tempo non c’è, o sta per scadere. Ma se cui lo Stato non i tempi della ricerca scientifica e clinidà risposte ca sono inevitabilmente più lunghi (in tutto il mondo, non solo in Italia), quelli delle scelte sui servizi e sui finanziamenti necessari, devono e possono cambiare. I malati di sla non possono certo essere rimproverati per il loro coraggio, per la loro capacità di rischiare la vita. Sarebbe giusto non dover ricorrere a queste forme estreme. Eppure”. Già, perché c’è anche chi si sentirebbe autorizzato a muovere rimproveri. Verso chi? Casomai verso lo Stato, questa entità estratta con la “S” maiuscola che si arroga il diritto di decidere chi debba sopravvivere e chi no.

Intervista di Lanfranco Palazzolo L’opinione pubblica è sempre più infiammabile e spesso i sondaggi risentono di questo clima: intervista a L. Crespi

Parole facili ed efficaci per tutti

N

el 2008 Pd e Pdl non hanno perso voti dopo l’indulto del 2007. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” Luigi Crespi di Datamedia. Luigi Crespi, in questi giorni sono stati pubblicati molti sondaggi che riguardano l’amnistia e l’indulto, che indicano un’opinione pubblica contro l’argomento. Che tipo di valutazione possiamo fare? “Il messaggio inviato dal Presidente “E’ più facile della Repubblica Giorgio Napolitano esprimere concetti alle Camere è un punto di rottura sulelementari piuttosto l’agenda politica e sulle rilevazioni che parlare a favore fatte nelle settimane precedenti da dell'amnistia e dire parte degli istituti di ricerche. Ci sono che nel nostro paese agenzie come Ipsos e altri che hanno esiste la prescrizione” dato un risultato che va dal 27 per cento dei favorevoli ad un 44 per cento di favorevoli (Ipr). C’è stata un grande scarto tra i risultati dei diversi sondaggi. Datamedia ricerche ha dato il 40 per cento. Questo dipende anche dalla domanda che viene posta. Ad esempio, molti hanno posto delle domande composite, ponendo al centro la questione se l’amnistia riguardasse o meno Silvio Berlusconi. L’atteggiamento degli elet-

tori del centrodestra di fronte all’amnistia riguarda anche se la vicenda tocca Berlusconi. Se Berlusconi non entra nel calcolo sulle pene e sui reati da cancellare nell’amnistia, il giudizio degli elettori del Pdl e del Pd cambia. Alcuni sondaggi che mettono in relazione l’amnistia e la questione del Presidente del Pdl o non lo fanno danno risultati diversissimi. A quel punto, il giudizio degli elettori non è più una valutazione sull’amnistia, ma sulla situazione di Silvio Berlusconi. Credo che l’approccio corretto sia quello di confrontare il giudizio dell’opinione pubblica nel 2006 di fronte all’indulto. In quel caso gli italiani favorevoli all’indulto erano il 25 per cento. Non mi sembra che nella campagna elettorale del 2008 il voto dei partiti a favore dell’indulto abbia provocato dei cambiamenti di opinione nei confronti dei partiti. Il Pd e il Pdl non persero voti per quello che ricordiamo come l’indulto di Clemente Mastella”. Esiste un sondaggio che ha dato la percentuale degli elettori favorevoli all’amnistia? “No, questo non è mai accaduto. Può essere accaduto al termina di periodi particolari come la guerra o la fine della guerra civile. In quel caso potrebbe esserci stato un consenso di massa. Naturalmente questo dipende molto anche dai reati inclusi nel provvedimento di amnistia”. L’influenza sul voto del 2008 non c’è stata perché l’opinione pubblica dimentica facilmente? “Questo succede perché l’opinione pubblica è facilmente infiammabile e perché le parole sono d’ordine: ‘devono morire in carcere’ e ‘certezza della pena’. Per i nostri politici è più facile esprimere questi concetti piuttosto che parlare a favore dell’amnistia e sostenerla e dire che nel nostro paese esiste un’amnistia sotterranea che si chiama prescrizione”.

CRISI, A OTTOBRE LA

fatti e fattacci

A

ve Maria per Totò. La Chiesa cattolica italiana è sempre stata molto sensibile nei confronti dei carcerati. Il grande lavoro svolto dai cappellani italiani negli istituti penitenziari italiani è prezioso. Ma ci sono anche molti sacerdoti che si occupano di detenuti anche fuori dal carcere, soprattutto quando il detenuto è eccellente. E spesso queste voci vengono immediatamente smentite. Mercoledì scorso si è sparsa la notizia che Nino Scibilia, parroco di Rometta, comune del Messinese, domenica scorsa durante l’omelia, ha chiesto ai fedeli di pregare per l’ex presidente della Regione Salvatore Cuffaro, che sta scontando in carcere una condanna a 7 anni per aver favorito la mafia. Molti fedeli si sono indignati e gli hanno consigliato di togliere la foto dell’ex governatore dall’ingresso dell’oratorio, dove il parroco l’ha posta. Scibilia sarebbe grato a Cuffaro perché da governatore concesse alla chiesa di don Scibilia un finanziamento regionale di 900 mila euro servito a completare un oratorio gigantesco dove non manca nulla. Una vera e propria cattedrale. Per la posa della prima pietra, nel 2003, presenziò lo stesso Cuffaro. Scibilia, amareggiato per l’indignazione dei fedeli, spiega che avrebbe voluto scrivere a Cuffaro, spedirgli dei cd con le registrazioni del coro, “pero’ mi hanno consigliato di non farlo, chissà come sarebbe stata giudicata la cosa’”. Ma dopo le

FIDUCIA DEI CONSUMATORI TORNA IN CALO

polemiche il parroco è tornato alla carica per smentire le accuse e la divisione dei fedeli. Il parroco ha praticamente negato ogni “addebito”. “Smentisco che ci sia una divisione dei fedeli della parrocchia in seguito a un mio invito a rivolgere una preghiera anche al nostro ex presidente della Regione Toto Cuffaro. Non ho mai pronunciato queste parole durante un’omelia, né domenica scorsa, né precedentemente. L’unica volta che ho chiesto una preghiera è stato circa dieci anni fa, al termine di una celebrazione eucaristica, ma per la figlia di Salvatore Cuffaro, perché avevo saputo che stava male. Era un gesto di carità cristiana per un uomo che avevo conosciuto durante l’iter per la realizzazione dell’oratorio Beata Vergine di Guadalupe”, spiega don Antonino Scibilia. “Vivendo quotidianamente la parrocchia e il territorio, non ho mai registrato - conclude questa presunta divisione tra indignati e indulgenti”. E’ chiaro che il sacerdote mente. Se non ha mai pronunciato quelle parole è inutile citare l’indignazione dei fedeli. Se Scibilia non ha mai detto nulla su Cuffaro non sarebbe mai sorta nessuna polemica contro il parroco. Piuttosto il sacerdote dovrebbe spiegare come ha fatto a ricevere quel finanziamento da quello che alcuni fedeli hanno definito come il “male”. In questa vicenda tutto è poco chiaro. Con molta probabilità il diavolo deve aver messo lo zampino nella vicenda.

A ottobre torna in calo l’indice di fiducia dei consumatori, che scende a 97,3 dopo aver raggiunto quota 100,8. Sul peggioramento, il primo dopo quattro mesi in rialzo, secondo l’Istat pesa il forte ribasso del clima economico. In diminuzione risultano comunque tutte le componenti, compresa quella relativa alla famiglia. Ottobre ha così bruciato il guadagno ottenuto nei mesi precedenti, con settembre che aveva visto l’indice tornare sopra la soglia 100. La fiducia perde punti sotto tutti i fronti, a cominciare dal clima economico (a 93,2 da 99,3), con un peggioramento anche delle aspettative sulla disoccupazione. L’Istat parla di “deciso calo” pure per il clima personale (a 98,1 da 102,4), che include giudizi e attese sullo stato economico della famiglia. Un ribasso più contenuto invece si registra per la componente futura (a 98,6 da 100,3). A livello territoriale, la fiducia risulta in diminuzione in tutte le diverse aree.

primo piano

U

n imprenditore milanese, andato a processo per aver evaso l’Iva di 180mila euro, è stato assolto. L’imputato “non aveva versato all’erario l’imposta, a causa della difficile situazione economica dell’impresa”. Ma visto che mancava la “volontà di omettere il versamento”, il fatto non costituisce reato, per lo meno sotto l’aspetto penale. Col rito abbreviato i legali dell’imprenditore hanno dimostrato “documentalmente” che il mancato versamento all’erario era dovuto alla crisi della sua azienda informatica e a quella finanziaria del Paese. Non c’erano i soldi, non l’intenzione di evadere il fisco. Basta essere “onesti”, far sapere in anticipo che non potrete pagare le tasse che vi sono richieste e vedrete che non avrete più problemi con il fisco. Provate.

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a n a l i s i

Scelta civica, è ora di divorziare

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l divorzio del nulla. Alla vigilia delle scorse elezioni politiche l’Udc e i partiti centristi, che poi sono usciti con le ossa rotta dal voto, avevano trovato un accordo con Scelta Civica per andare insieme alle elezioni. Mario Monti aveva evitato accuratamente di fare comizi insieme a Gianfranco Fini e a Pierferdinando Casini, dando vita alla prima campagna elettorale parallela della storia politica italiana. Una scelta “civica” che certo non ha portato bene al professore. Ma chi si illudeva che l’alleanza avrebbe retto all’urto del dibattito politico si sbagliava. Monti avrebbe, come ha fatto, LA VOCE REPUBBLICANA Fondata nel 1921 Francesco Nucara Direttore Giancarlo Camerucci Vicedirettore responsabile Iscritta al numero 1202 del registro stampa del Tribunale di Roma - Registrata quale giornale murale al Tribunale di Roma con decreto 4107 del 10 novembre 1954/1981. Nuove Politiche Editoriali, Società cooperativa giornalistica - Sede Legale - Roma - Corso Vittorio Emanuele II, 326. Amministratore Unico: Dott. Giancarlo Camerucci Direzione e Redazione: Roma - Corso Vittorio Emanuele II, 326 Tel. 06/6865824-6893448 - fax. 06/68210234 - Amministrazione: 06/6833852 Progetto grafico e impaginazione: Sacco A. & Bernardini.

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lasciato tutto nelle mani degli eletti e se ne sarebbe andato perché forse Monti è il primo a non credere al suo impegno come leader parlamentare. E i fatti sono sotto gli occhi di tutti. Scelta civica ha avviato la pratica di separazione dall’Udc. Lo ha deciso, dopo quattro ore di teso confronto, il comitato direttivo del partito, che ha affidato al presidente Alberto Bombassei il compito di incontrare i vertici centristi per definire gli aspetti “politici e giuridici” di una separazione, che sperano sia consensuale, dei gruppi di Camera e Senato. Nella speranza che tutto ciò possa avvenire “senza conflitti”. E’ questo uno dei punti di un documento votato a stragrande maggioranza dall’organismo direttivo del partito, che ha messo nero su bianco anche il mandato al partito a “mantenere la sua identità plurale originale” e a sostenere “con convinzione e lealtà il governo Letta” proseguendo però nel suo ruolo di stimolo all’esecutivo. Decisioni che sono state duramente contestate dall’ala “popolare” del partito, che tuttavia risulta in forte minoranza in seno al comitato direttivo. “Questo orientamento preso non è condiviso da diversi colleghi di partito. C’è un netto dissenso” dice il capogruppo alla Camera, Lorenzo Dellai, che contesta anche il fatto che l’organismo possa aver preso decisioni in sede deliberante. Posizione respinta da Bombassei che ricorda come il documento finale sia stato votato “a stragrande maggioranza e da un direttivo che ha pieni poteri di decidere”. Il documento, peraltro, è stato votato anche da un gruppo di cattolici come Andrea Causin, Gianluca Susta e Gregorio Gitti. “Usciamo da questa riunione con la certezza che Scelta Civica continuerà ad esistere e lo farà seguendo la politica indicata da Mario Monti” ha detto lasciando la riunione il presidente pro tempore Bombassei. Anche Ilaria Borletti Buitoni ha parlato di una “presa d’atto, di un chiarimento necessario con l’Udc. C’è un divorzio consensuale - ha aggiunto che dovrà avvenire nel modo meno traumatico possibile ma che - ha sottolineato - politicamente è già avvenuto”. Per l’esponente del partito ora “Scelta Civica riprende il suo percorso di forza riformatrice, leale con il governo ma anche di stimolo all’esecutivo”. Già, ma agli elettori, per arrivare in Parlamento, cosa avevano raccontato?

c o m m e n t i

Per Minzo il tempo è galantuomo

L’

Augusto direttore ci faceva lavorare. Ai tempi in cui Augusto Minzolini era il direttore del Tg1, la testata ammiraglia della Rai è stata oggetto di numerose critiche ed attacchi. Infatti, gran parte dell’opinione pubblica italiana si era convinta che l’attuale senatore del Pdl fosse uno dei peggiori giornalisti presenti sulla faccia della terra. Inoltre, contro di lui, era stato pubblicato un libro molto cattivo dal titolo eloquente “Se questo è un giornalista” (Kaos Edizioni). Augusto Minzolini non è certo un problema del giornalismo italiano. Il problema invece è il giornalismo italiano asservito al padrone di turno e alle logiche del pro e del contro. E il Tg1 è sempre stato lo specchio di questo malcostume anche ai tempi in cui era direttore Enzo Biagi o su quella poltrona sedeva Bruno Vespa o Demetrio Volcic. Già, perché in questo paese l’indipendenza dei giornalisti, soprattutto di quei direttori che occupano una poltrona da direttore, è un miraggio. Ma a testimonianza che Minzolini non è stato il peggiore giornalista presente sul pianeta Terra c’è una vicenda che ci richiama al dopo Minzolini. Il direttore generale della Rai, Luigi Gubitosi, e il capo delle risorse umane, Luciano Flussi, sono stati sentiti nel pomeriggio di mercoledì scorso come testimoni dal pubblico ministero di Roma Luca Palamara nell’ambito dell’inchiesta sui presunti pagamenti fatti dalla Rai ad alcuni giornalisti del Tg1 per turni notturni, giornate festive e straordinari che, secondo un esposto, non sarebbero stati mai svolti. Gubitosi e Flussi sono stati ascoltati in particolare con riferimento allo svolgimento delle prestazioni professionali dei giornalisti. Per Gubitosi si è trattato del secondo colloquio con il magistrato, dopo quello dello scorso aprile. Nell’esposto si fa riferimento a 35 giornalisti del Tg1 e le presunte irregolarità si sarebbero verificate in gran parte quando a dirigere la testata giornalistica era Alberto Maccari. Il fascicolo processuale, secondo quanto si è appreso, è ancora contro ignoti. L’augurio è che questa

vicenda si chiuda senza danni per nessuno, soprattutto per i giornalisti della Rai. Detto questo sarebbe il caso anche di riflettere su quanto si sarebbe detto e scritto se questa vicenda fosse avvenuta durante la direzione del Tg1 di Augusto Minzolini. Ma per Minzolini il tempo forse è stato galantuomo. E’ di ieri la notizia che Marco Travaglio è stato rinviato a giudizio per diffamazione nei confronti di Augusto Minzolini per un articolo apparso su “Il Fatto Quotidiano” all’epoca in cui lo stesso Minzolini era direttore del Tg1. A giudizio anche Antonio Padellaro, direttore della testata, per omesso controllo. Il gip ha accolto le richieste del pubblico ministero. Adesso non resterà che attendere...

Chiesa tedesca e trasparenza

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uell’archivio è stato bonificato. Per anni e anni si è discusso del ruolo avuto dalla Chiesa cattolica nei confronti del nazismo. Durante gli anni della persecuzione contro gli ebrei e del massacro dei disabili la Chiesa tedesca non ha sollevato nessuna polemica. Anzi, molti cattolici tedeschi hanno collaborato con il nazismo. La Chiesa ha sempre nascosto tutto, come è sempre accaduto per gli archivi del Vaticano. Adesso, a quanto pare, la Chiesa cattolica tedesca è entrata in un’era di grande trasparenza. Il Vaticano ha fatto sapere di apprezzare, per bocca del prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, la filosofia di fondo che ha portato la diocesi di Monaco di Baviera a progettare di pubblicare online i diari di un noto cardinale vissuto all’epoca del nazismo. Per ora si tratta di un progetto, ma questo progetto potrebbe durare decenni. Ma la Chiesa cattolica tedesca ama molto gli annunci. E per passare dalle parole ai fatti ci vuole sempre molto tempo. Ma la persona di cui stiamo parlando è molto cara all’attuale pontefice. Porporato tedesco, figura storica e controversa, considerato dai nazisti un amico degli ebrei e dai critici della Chiesa un nemico troppo prudente di Adolf Hitler, Michael von Faulhaber

(1869 -1952) potrebbe fare luce sugli anni complessi della seconda guerra mondiale, di Pio XII della Shoah. Il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco, ha annunciato, con una conferenza stampa dello scorso 15 ottobre, il progetto di pubblicare online i diari del porporato negli anni 1911-1952. “Nulla di ciò che può venire alla luce dagli archivi ha dichiarato - può danneggiare di più del sospetto che vorremmo coprire o nascondere qualcosa”. La notizia, già di per sé, è significativa. Faulhaber avrebbe scritto la prima bozza della famosa enciclica “Mit brennender Sorge” (con bruciante preoccupazione) scritta da Pio XII “sulla situazione religiosa nel Reich tedesco”. Il ruolo (e i silenzi) di Papa Pacelli nel periodo della persecuzione nazista degli ebrei è da decenni oggetto di polemiche e ricerche storiografiche. E i diari di un porporato spesso consultato da Pio XII - che non sempre era d’accordo con lui - sui rapporti tra la Chiesa e il nazismo potrebbe fare luce su eventi sui quali, per motivi di archiviazione, non sono ancora stati declassificati i documenti conservati negli archivi vaticani. La scelta di Marx, però, è ancora più rilevante per altri tre motivi. Innanzitutto, nel 1951 Faulhaber ordinò sacerdote a Monaco Joseph Ratzinger, il futuro papa Benedetto XVI, che nei confronti del cardinale della sua giovinezza ha sempre nutrito grande stima. E che, nel 2007, ha nominato come arcivescovo di Monaco - una posizione ricoperta da lui stesso nei decenni precedenti - Reinhard Marx. In secondo luogo, Marx è uno degli otto cardinali consiglieri che il nuovo Papa, Jorge Mario Bergoglio, ha scelto accanto a sé per governare la Chiesa e riformare la Curia romana, l’unico europeo oltre al cardinale Giuseppe Bertello. Infine - ed è notizia di oggi – l’iniziativa di Marx raccoglie il plauso di mons. Gerhard Ludwig Mueller, il prefetto tedesco della congregazione per la Dottrina della fede (ruolo un tempo ricoperto da Ratzinger), scelto da Benedetto XVI e confermato da Papa Francesco. Questo annuncio è una chiara scelta politica. Se si guardano con attenzione le scelte e le dichiarazioni di Faulhaber non si nota mai un accenno di critica al regime nazista, anzi la Chiesa tedesca invitò i cattolici della Wehrmacht a fare il proprio dovere in ogni dove.


Venerdì 25 ottobre 2013

terza pagina

LA VOCE REPUBBLICANA

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Matteo Pedrali: è la grande scoperta di questo scorcio del 2013. Un protagonista del Novecento che preferisce il ritiro Nasce a Palazzolo sull’Oglio nel 1913. Fin dall’adolescenza mostra uno spiccato talento. Nulla della lezione contemporanea sfugge al suo occhio attento e consapevole

Ma come appare anarchico e personale quel suo particolare richiamo all’ordine! di Laura Gigliotti

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alazzolo sull’Oglio in provincia di Brescia, in occasione del centenario della nascita, rende omaggio a un suo illustre figlio, il pittore Matteo Pedrali (1913-1980) che visse gran parte della sua vita proprio nel paese natale. Una vita che comunque non disdegna incontri importanti e la ricerca di stimoli validi e originali, ma che pare caratterizzata da una cesura nel suo arco; significativa e non del tutto risolta ancora oggi la sua decisione di ritirarsi dalla scena mondana, pur inevitabile e anzi da molti ricercata, per tornare ai natii luoghi e continuare a meditare sullo stile, sugli stili, mai abbandonando la tensione verso uno splendore formale che il nostro non si limitò certo a rincorrere, ma fu in grado di fare suo. Oggi un nome che si va riscoprendo, circondato da svariati mea culpa di chi ha, per distrazione, trascurato Pedrali nel novero del suo carnet dei preferiti. Antologica L’antologica di dipinti e grafiche, curata da Davide Dotti, presenta 150 opere, una settantina delle quali inedite, ospitate a Palazzo Marsoli (Vicolo Duranti, 1) e alla Fondazione Ambrosetti (via Matteotti, 53) fino al 27 ottobre (catalogo Silvana Editoriale). Oltre alla mostra vera e propria, da vedere alla Fondazione Cicogna Rampana: il modelletto a olio su tela, inedito, e i sei grandi cartoni preparatori dell’affresco con le Storie della vita di San Gerolamo Emiliani, e al Museo San Fedele, “40 disegni inediti” realizzati negli anni Trenta: paesaggi, caricature, vedute di Venezia, ritratti, scene di genere. Nome forse non notissimo, pittore raffinato, del massimo interesse. La rassegna, ordinata in senso tematico e cronologico (autoritratti, ritratti e figure, paesaggi e vedute, natura in posa, grafica), ripercorre tutta la parabola artistica di Pedrali, un maestro del Novecento relegato finora in ambito provinciale, che si muove fra “Realismo magico” e “Novecento italiano”, fra richiami fauve, espressionistici e sperimentazioni cromatiche, tele “affocate”, tele pallide fino all’evanescenza, sebbene le presenze fantasmatiche non gli siano del tutto estranee, come si ricava anche dal box in questa pagina. Certo, le gabbie tematiche, nel caso suo, come in altri, valgono quel che valgono, per dare solo un primo pallido indirizzo di territorio ove il nostro si mosse e operò. Si va dai lavori della prima giovinezza a quelli della piena maturità e degli ultimi anni,

con interessanti riscoperte presso collezionisti privati di dipinti degli anni Trenta, meno noti e fra i più validi di un artista che è stato esponente di rilievo della pittura lombarda del Novecento, in un arco di tempo che va dagli anni Trenta ai paesaggi d’intonazione post-cubista degli anni Settanta. Il Novecento, con le sue più riposte tentazioni e le più vive intime spinte, è insomma cosa sua, di Pedrali. Un Novecento esteso, capace di maneggiare le avanguardie

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Il mistero

l bello di Pedrali è che riserva qualche ulteriore nascosta emozione. Con un che, addirittura, di misterioso, di allegorico e metafisico al contempo. Durante il lungo lavoro di ricerca delle opere da esporre in mostra, il curatore Davide Dotti ha rintracciato in una raccolta privata il celeberrimo Ritratto di Carlo Cardazzo, opera eseguita da Matteo Pedrali nel 1935 di cui si erano perse completamente le tracce. Cardazzo, che fu uno dei più importanti mercanti d’arte attivi in Italia a metà del XX secolo, ospitò e promosse il giovane pittore durante il suo soggiorno veneziano iniziato nel 1937 e conclusosi nel 1942 con il definitivo ritorno a Palazzolo. Non sappiamo per quali vie Matteo riuscì ad agganciare un personaggio all’epoca già così importante ed influente nel contesto culturale italiano, ma quel che è certo è che Cardazzo aveva intravisto in lui un grande talento da coltivare e da mettere subito alla prova. E se così non fosse stato, mai il talent scout avrebbe chiesto al ventiduenne Pedrali di dipingere il suo ritratto, unanimemente ritenuto dalla critica uno dei suoi massimi capolavori giovanili. Ma quale ritratto? Un volto intorno al quale la realtà aveva subito una sorta di mutulazione. Dotti ha scoperto nell’Archivio del Cavallino una fotografia che documenta inequivocabilmente come il quadro subì, in epoca imprecisata, una brutale decurtazione da parte di qualche sciagurato: in origine era, infatti, un monumentale ritratto di circa 220 x 150 cm a figura intera, mentre quella che oggi ammiriamo è una tela di soli 78 x 57 cm. Oggi vediamo un volto fra il malinconico e il metafisico, all’incirca. Grazie alla preziosissima foto scopriamo altro, un mondo in movimento, una rotazione centrifuga. Perché il dipinto era assai complesso nella sua struttura impaginativa e ricco di sofisticati simbolismi, con riferimenti diretti alle molte passioni dell’effigiato quali la musica (il violino), la letteratura (il libro) e la pittura (la tavolozza in basso a sinistra e il sorprendente dettaglio dell’autoritratto di Pedrali mentre sta dipingendo). Nonché, mistero, una presenza fantasmatica che occupa tutta la parte destra. E’ costui che Cardazzo sta guardando? Per la prima volta quest’autentico capolavoro del maestro palazzolese era esposto al pubblico. ormai fredde, quelle del “rappel” internazionale, e anzi scuotendole, interrogandole, senza mai esserne assoggettato, e le nuove tendenze postbelliche e oltre, in quella che appare oggi l’interessante seconda parte di una vita dedicata all’arte, quasi fosse una missione.

Avanguardia Matteo, dopo l’Istituto d’Arte di Bergamo si perfeziona all’Accademia Carrara sotto la guida di Contardo Barbieri. Pittore aggiornato sulle novità artistiche non solo italiane, conosce Carrà, Modigliani, Morandi e gli esponenti delle avanguardie europee. E la sua voglia di internazionalità ben si riflette nei prodotti della tavolozza. Nei primi anni Trenta le prime mostre e i primi riconoscimenti. Ma l’anno cruciale, di svolta per la carriera del giovane artista è il ’35, prima mostra personale e prima prestigiosa committenza pubblica. Vero banco di prova è l’incarico per un grande ciclo di affreschi, oltre trenta metri quadrati, per la chiesa di San Giovanni Evangelista a Palazzolo, diviso in sei parti con episodi della vita di San Gerolamo Emiliani. Un omaggio alla pittura murale - non a caso durante i lavori ebbe due volte la visita di Mario Sironi - ma anche alla sua gente presa a protagonista delle storie del santo. Sono i volti fortemente caratterizzati di amici, parenti, giovani e vecchi, ritratti dal vero a colori vivaci, nel gusto dei primitivi, derivato dall’amore dell’artista per la pittura del Trecento e Quattrocento. Nel ’36 Pedrali si diploma all’Accademia Carrara e vince la borsa di studio dell’Arciconfraternita dei Bergamaschi di Roma che gli assicura il soggiorno per un anno nella capitale. Si apre per lui una realtà nuova, una finestra sul mondo. A Roma entra in contatto con Mafai, Cagli, Gentilini e frequenta lo studio di Gino Severini. Con gli artisti romani scopre anche il paesaggio, quella “campagna romana rude e intima”, così la definisce, che resta assente dalla modernità che ci comanda. Dopo Roma è la volta di Venezia dove arriva nel ’37 invitato da Giuseppe Cesetti che insegna all’Accademia di Belle Arti. In laguna non mancano gli incontri importanti con gli artisti della Scuola di Burano come Pio Semeghini e con il mercante e mecenate Carlo Cardazzo, che lo ospita per alcuni anni e lo mette in contatto con artisti come De Pisis, Vedova, Santomaso, Pizzinato. Del soggiorno veneziano restano solo poche fascinose vedute e il bellissimo ritratto in mostra di Cardazzo, il celebre patron della “Galleria del Cavallino” di Riva degli Schiavoni. Trattasi di un’opera di cui si erano perse le tracce, dipinta a ventidue anni nelle tonalità tipiche del “realismo magico” e molto più grande e articolata di quanto appaia oggi, come si deduce da una foto d’epoca. Un ritratto che costituisce una sorta di mistero nella pittura del ‘900, essendo in realtà una tela che ci è giunta abilmente, perfettamente mutilata. Nel frattempo l’artista partecipa a mostre in numerose città d’Italia, non solo a nord. Un percorso brillante che lascia immaginare un prosieguo di uguale successo, sennonché per motivi ignoti Pedrali decide di mollare tutto e di far ritorno nel paese natìo, fuori dalle pole-

miche del mondo dell’arte, in sereno raccoglimento. Questo non gli impedisce di partecipare alle manifestazioni artistiche più importanti, nel ’39 al Premio Bergamo organizzato da Giuseppe Bottai, e nel ’40 alla Rotonda del Mille della città orobica, dove presenta in gusto novecentista una quarantina di opere fra cui autoritratti, nature morte, paesaggi e gli adorati cavalli. Un modo di dipingere che abbandonerà per approdare a una pittura più espressionista, dallo stile più libero, con una tavolozza accesa e violenta, un po’ fauve. Come appare in certi paesaggi del Lago d’Iseo e in una Veduta di Bergamo del ‘48. Il dopoguerra si apre con la presenza dell’artista in numerose rassegne, dalle mostre d’Arte Sacra al Premio Michetti, alle Biennali di Venezia del ’48 e del ’50, alla Quadriennale di Roma del ’59. Nel ’64 il pittore in visita alla Biennale scopre le “sinfonie monocrome” di un Bianco di Alberto Burri e ne rimane incantato. E così nella sua tavolozza torna a dominare la scena la pittura tonale, paesaggi e ritratti caratterizzati da tinte chiare, lattiginose, come immerse in una sorta di nebbia trasparente e diafana che già aveva avuto modo di sperimentare negli anni Trenta. Per raggiungere “l’intima verità della forma e della luce”, disse. Nella mente, nelle mani, nei pennelli l’approdo a una visione essenziale, in cui l’immagine si stempera in tonalità luminose. Spazi dominati dal profilo leggero delle architetture, come nel ponte romano sull’Oglio, come nell’abside della chiesa di Santa Maria Assunta, nelle fontane di Piazza Roma, nei tetti di Palazzolo coperti di neve. Visioni evanescenti, quasi astratte, paesaggi velati di nostalgia di un vero poeta del pennello. Per di più da iscrivere con sicurezza nell’alta scuola degli “autoritrattisti”. L’autoritratto? Per Matteo “la punta di diamante per un pittore”. E in ogni caso una ossessione “morbida” fu la sua, seppur insistentemente rigorosamente perseguita. Fa il ritratto di Cardazzo e come un Velazquez, con l’inganno, riesce a inserirvi la sua immagine, trasformandosi, Matteo, in una tela. Nel ‘35 ancora lui, in mezzo a due cavalli, in un nitore con mille rimandi alla “900’ (non assenti De Chirico né certa architettura fascista di sfondo - un quarto cavallo colma l’horror vacui); lo rivediamo ancora nel ‘38, ma l’aria si è fatta spessa e ricca di dubbio; e poi il lungo dopoguerra, verso una foto del sé sempre più stilizzata. Con ragnatela, con cavallo al laccio, col basco. A metà Settanta, fra mille trasparenze l’artista è colto di fronte alla vetrina dell’armeria: è un contadino coi baffi e il camiciotto, in grado di innervare di sé l’arte del Novecento. Palazzolo sull’Oglio (Brescia): Palazzo Marzoli e Fondazione Ambrosetti, fino al 27 ottobre.

z i b a l d o n e

Quei musicisti rock che amano José “Pepe” Mujica

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li Aerosmith sono una delle rock band più famose al mondo, con i loro gusti particolari. Un servizio fotografico assai conteso sul web ci ha rivelato che il presidente dell’Uruguay José Mujica ha ricevuto gli Aerosmith. I rocker americani sono fan dichiarati del leader uruguaiano dal passato guerrigliero, ma lo stesso non si può dire per il presidente: infatti, dopo aver incontrato la band, il settantottenne Mujica ha ammesso di non aver mai ascoltato le loro canzoni. I musicisti sono stati ricevuti dal presidente uruguaiano alla vigilia del loro concerto a Montevideo, tappa del tour

latinoamericano della band. Gli Aerosmith hanno donato al presidente una chitarra elettrica firmata. Il cantante e frontman Steven Tyler ha detto che per lui Mujica è uno dei più grandi presidenti dell’America del Sud. “Noi crediamo in quello che dice”, ha detto Tyler. “Il vostro presidente si batte per la libertà e anche noi lottiamo per la libertà attraverso la musica”. Mujica faceva parte dei Tupamaros, il movimento di guerriglia urbana che ebbe vasta eco internazionale soprattutto negli anni Settanta. Ha passato 14 anni in prigione e subìto torture e isolamento. Come politico Mujica è conosciuto per la sua personalità irascibile e per il suo stile di vita semplice. Vive in una piccola fattoria con la moglie. Il suo discorso alla conferenza di Rio sull’ambiente, in cui ha sollecitato la semplicità in un mondo consumistico, ha collezionato milioni di visualizzazioni su YouTube. L’incontro con la band è stato insolitamente lungo, la bellezza di tre ore. Mujica ha posato per alcune foto con gli Aerosmith mostrandosi sorridente e tenendo la chitarra in mano. Poi ha detto che avrebbe messo in palio la chitarra per devolvere il ricavato a un ente di carità per le famiglie povere

in modo da porter recuperare i fondi necessari per costruire loro casa. Il mondo di Mujica è ovviamente una cosa a sé, non c’è nemmeno bisogni di dirlo, né di fare gli indignados della situazione. Mujica ha anche adottato per il suo paese delle misure “sperimentali”. Fermare i narcos? L’Uruguay ci prova: grazie ad una legge già approvata dalla Camera e in discussione al Senato (approvazione prevista entro novembre) lo Stato produrrà e venderà direttamente marijuana diventando il primo paese al mondo ad autorizzare e applicare regole per la produzione, la distribuzione e la vendita di droghe leggere. Una rivoluzione che - ha detto il presidente José Mujica parlando all’Onu - “vuole provare a strappare il mercato ai trafficanti” rendendo legale l’acquisto di modiche quantità e regolando la produzione che sarà affidata sia allo Stato che a singole persone o a cooperative di consumatori. Ieri il governo ha stabilito il prezzo di questa “Cannabis di Stato” che oscillerà intorno ad un dollaro al grammo. In Uruguay si calcola che su un totale di 3 milioni e mezzo di abitanti circa 120 mila cittadini consumino marijuana almeno una o due volte all’anno. La marijuana legale dovrebbe diventare disponibile entro la seconda metà dell’anno prossimo ed avrà l’obiettivo di combattere il traffico illegale che proviene dal vicino Paraguay. Il Paraguay infatti è oggi il maggior produttore di cannabis in America Latina ed esporta grandi quantità di marijuana essiccata che costituisce la base del rifornimento illegale. La cosa, comunque, non sarà facilissima, poiché c’è pur sempre una certa opposizione, né automaticissima, anche se le cose paiono propendere bene per il nostro presidente. Non chiamatelo presidentissimo, poiché, dicono, non è proprio il tipo. Il mondo è poi curioso di capire quale classe politica il presidente sia in grado di tirare su. Servono giovani e lui è abbastanza stagionato. Ex guerrigliero tupamaro, 78 anni, “Pepe” Mujica è diventato molto famoso fuori dal suo paese quando la rivista londinese “Monocle” lo ha definito “il miglior presidente del mondo”. Titolo che “Pepe” s’è guadagnato grazie al suo stile esemplare e modesto. Per “Le Monde” è diventato “il presidente più povero del mondo”, mentre “El Paìs” lo descrive come leader di un nuovo “radicalismo a bassa intensità”, opposto e lontano, in America Latina, dal populismo alla Chávez e dalla demagogia elegante di Kirchner. Appena eletto Mujica ha rifiutato la residenza presidenziale e continua a vivere, insieme alla moglie, la senatrice Lucia Topolansky, in una “chacra” (una piccola fattoria) alla periferia di Montevideo dove si dedica all’orto e alla coltivazione di fiori. Non usa Twitter, non ha email e neppure un conto in banca. Per il fisco locale possiede soltanto due vecchi maggiolini Wolksvagen (comprati nel 1987) e tre trattori (la piccola

fattoria è intestata alla moglie). Vive con il 10 percento del suo stipendio da presidente, circa mille euro dei diecimila che riceve, visto che il 90 percento lo versa ad associazioni di promozione sociale. Ciclista professionista da giovane, Mujica ha trascorso tredici anni (1972-85) in carcere. Un tipo “fico” ordunque, a “bassa intensità” in quanto a radicalismo. Vedremo, vedremo... Certo, alla City di Londra il suo stile potrebbe anche non piacere. Ma chi se ne importa, una buona volta. Inoltre sono stati i londinesi di “Monocle” ad esaltarlo. Ora “Monocle” è una rivista così “sofistica” che se volete fare gli originali aggiornati, potete fidarvi e sostenere anche voi Pepe, che magari conoscete solo oggi leggendo queste modeste righe. Se poi volete farvi una fumatina particolare, sappiate che in Uraguay la cosa non è ancora legale. Dunque decliniamo ogni responsabilità.

veniva da Macerata Campania, in provincia di Caserta. Si era speso senza riserve e con enorme dispendio di energie per sostenere il progetto “Restare a casa” del Comitato 16 novembre onlus. Sul suo profilo facebook il 20 ottobre scorso scriveva: “Domani si parte per Roma... Non ci sentiremo per qualche giorno...”. Nella capitale è giunto per il presidio permanente davanti al Ministero dell’Economia. Medico in pensione, sposato con due figli di 20 e 19 anni, Pennacchio aveva lavorato alla Asl di Caserta. “Siamo pronti a morire” avevano detto tante volte i malati di Sla in piazza con il “Comitato 16 novembre”, che si è costituito in Onlus il 20 gennaio 2012, dopo essere stato un anno una rete informale composta dai malati e dai loro familiari. “Con l’unico scopo di poter meglio rappresentare, dandosi una veste giuridica, le battaglie dei malati e delle famiglie”. La mobilitazione avviata il 16 novembre 2012 (da qui il nome) ha sempre

Malati e famiglie, una nuova vittima

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affaele Pennacchio, 55 anni, del direttivo del Comitato 16 novembre onlus, è morto mercoledì sera a Roma in albergo dopo l’incontro con il governo e il presidio sotto il Ministero dell’Economia e della Finanze. “Era stanco e provato per i due giorni di partecipazione alla nostra protesta per il diritto all’assistenza domiciliare ai disabili gravi”, ha detto Mariangela Lamanna, vicepresidente della onlus. “Raffaele si è battuto per accendere i riflettori sull’assistenza domiciliare ai disabili gravi e gravissimi che hanno diritto a restare a casa con dignità e a cure amorevoli. Chi meglio di un familiare può assistere un congiunto malato grave? - ha proseguito - Ieri, nonostante la stanchezza, al tavolo con il governo rappresentato dal viceministro del Lavoro e delle politiche sociali Maria Cecilia Guerra, dal sottosegretario all’Economia e alle Finanze Pier Paolo Baretta e dal Sottosegretario alla Salute Paolo Fadda, Raffaele continuava a dire, ‘fate presto, noi non abbiamo più tempo’”. Frase che tutto sommato, si sarebbe addirittura rivelata profetica. Il Comitato era riuscito a strappare al governo l’impegno per l’aumento del fondo per la non autosufficienza e per l’assistenza domiciliare ai disabili gravi e gravissimi. “Si è accasciato sulla sedia”, precisava Lamanna. La moglie è giunta a Roma da Macerata Campania: “Mio marito è morto per un problema cardiaco presumibilmente legato allo stress del sit- in davanti al Ministero dell’Economia, che aveva anche richiesto tanta preparazione prima”. La salma si trova nella camera mortuaria dell’ospedale Sant’Eugenio. Raffaele Pennacchio pro-

avuto l’obietto di chiedere fondi per l’assistenza e la ricerca sui malati di Sla, la sclerosi laterale amiotrofica. Prima della manifestazione del 21 ottobre, il 12 giugno scorso la onlus aveva deciso di stabilire un presidio. Famiglie e malati erano arrivati da tutta Italia per mettere alle strette il governo sul tema dell’assistenza domiciliare garantita e per chiedere un incontro con i titolari dei ministeri dell’Economia, Salute e Politiche sociali. Nel novembre 2012 disabili gravissimi sulle carrozzelle e sulle barelle si erano riuniti sotto al ministero in sciopero della fame. Un gesto estremo organizzato dall’Associazione Malati S.l.a. e dal Comitato 16 novembre Onlus, contro i tagli al fondo per i disabili che si dimezzava di 200 milioni di euro. Al momento la tragica battaglia, che nessuno certo vorrebbe, registra una vittima. Basterà? E ben vengano le polemiche. Insomma, se non ora, quando?


4 LA VOCE REPUBBLICANA

Venerdì 25 ottobre 2013

Energia: Commissione europea presenta un elenco di 250 progetti

Adeguate interconnessioni e reti affidabili: fondamentali per un mercato integrato e competitivo

Il meccanismo per collegare un intero Continente

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n’infrastruttura moderna con adeguate interconnessioni e reti affidabili è fondamentale per un mercato integrato dell’energia in cui i consumatori beneficiano dei migliori servizi al prezzo più conveniente. La Commissione europea ha adottato un elenco di circa 250 importanti pro-

getti di infrastrutture energetiche. Questi “progetti di interesse comune” (PIC) beneficeranno di procedure accelerate per il rilascio delle licenze e di condizioni più vantaggiose del quadro regolamentare e avranno accesso al sostegno finanziario proveniente dal “meccanismo per collegare l’Europa”, dotato di uno stanzia-

mento di 5,85 miliardi di euro destinato alle infrastrutture energetiche transeuropee per il periodo 20142020. Questo finanziamento consentirà di realizzare i progetti più rapidamente e nel contempo rafforzerà la loro attrattiva per gli investitori. Una volta completati, i progetti contribuiranno all’integrazione dei mercati energetici degli Stati membri, consentendo loro di ELENCO PAGAMENTO TESSERE PRI 2013 Sez. Pri Padova; Sez. Pri “Cattaneo”, Rovigo; Sez. Pri Cesenatico (FC); Sez. Pri Paola diversificare le loro fonti (CS); Sez. Pri “R. Pacciardi” Grosseto; Sez. Pri “Chiaravalle” Soverato (CZ); Sez. Pri energetiche e ponendo fine Jesi e Chiaravalle (AN); Sez. Pri Catanzaro; Consociazione Pri Cesena; Federazione all’isolamento energetico di Provinciale Pri Ravenna; Sez. Pri “Silvagni-Mazzini-Valconca”, Rimini; Sez. Pri alcuni Stati membri. “Mazzini”, Rimini; Sez. Pri, Novi Ligure (AL); Sez. Pri, Lamezia Terme; Sez. Pri Consentiranno inoltre alla Vomero Arenella (NA); Sez. Pri “Ugo La Malfa”, Codigoro (FE); Sez. Pri “Pisacane”, rete di assorbire quote creFoggia; Sez. Pri “Sant’Andrea Borgo Mazzini” Rimini; Sez. “Ugo La Malfa”, Napoli; scenti di energie rinnovabiSez. Pri “Celli” Cagli (PU); Sez. Pri “Centro”, Caserta; Sez. Pri “Garbarino”, li e dunque di contribuire a Chiavari (GE); Sze. Pri Fano (AP); Sez. Pri “Mazzini”, Comacchio (FE); Sez. Pri “Giovine Europa”, Andora (SV); Sez. Pri Mantova; Sez. Pri Dro (TN); Gruppo Pri ridurre le emissioni di CO2. Lucchese, Lecco; Sez. Pri “G. Spadolini”, Viareggio; Sez. Pri “R. Sardiello”, Reggio Günther Oettinger, ComCalabria; Sez. Pri Melicucco (RC); Sez. Pri Locri (RC); Sez. Pri Samo (RC); Sez. Pri missario per l’Energia, ha “Dobbiamo Africo (RC); Sez. Pri Bovalino (RC); Sez. Pri Gioia Tauro (RC); Sez. Pri Pavona, Roma; dichiarato: Sez. Pri Cecchina, Roma; Sez. Pri Palombara Sabina, Roma; Sez. Pri Tuscolana, garantire che i nostri finanRoma; Sez. Pri "Pisacane", Foggia; Sez. Pri "G. Mazzini", Ferrara; Sez. Pri "L. ziamenti limitati siano utiSantini", Viterbo; Sez. Pri Trieste; Sez. Pri “Camangi” Roma; Sez. Pri “Bonfiglioli” lizzati con oculatezza e che Bologna; Sez. Pri Grottaglie (BA); Sez. Pri Spilimbergo (PN); Sez. Pri “Aurelio Saffi” il denaro dell’UE vada Ravenna; Sez. Pri Varese; Sez. Pri Bottiroli” Voghera (PV); Sez. Pri “Mameli” Cologno dove può apportare il magMonzese (MI); Sez. Pri Cremona; Sez. Pri “Flaminio Prati (Roma); Sez. Pri “F.lli gior beneficio possibile ai Bandiera” San Pietro in Campiano (RA). Sono pervenute all'Ufficio Amministrazione del PRI versamenti di pagamenti tessere di singoli consumatori europei. Con questo elenco di progetti di iscritti. E' chiaro che ai fini congressuali l'iscrizione singola non consente la partecipazione ai lavori infrastrutture energetiche e i benefici che ne derivano dell'Assise repubblicana. speriamo anche di destare Chi non è nelle condizioni di avere una sezione dovrà iscriversi a quella territoriale più vicina. Per ogni ulteriore informazione o chiarimento si prega di rivolgersi all'Ufficio Organizzazione l’interesse di un maggior (Maurizio Sacco) ai seguenti numeri: 338/6234576 - 334/2832294 - oppure orgpri@yahoo.it numero di investitori.” L’elenco comprende 140 MODALITÀ PAGAMENTO TESSERE PRI 2013 progetti nel settore della Conto Corrente Postale n. 33579004 trasmissione e dello stocintestato a Partito Repubblicano Italiano caggio dell’elettricità, circa 100 progetti nel settore Bonifico IBAN IT03N0760103200000033579004 della trasmissione e dello intestato a Partito Repubblicano Italiano stoccaggio del gas e del

GNL e numerosi progetti concernenti il petrolio e le reti intelligenti. I progetti beneficeranno di una serie di vantaggi: - procedure accelerate per la pianificazione e il rilascio delle autorizzazioni (termine vincolante di tre anni e mezzo); - un’unica autorità nazionale competente fungerà da sportello unico per le procedure di rilascio delle autorizzazioni; - meno costi amministrativi per i promotori di progetto e le autorità grazie a procedure più snelle di valutazione ambientale, nel rispetto del diritto dell’Unione; - maggiore trasparenza e maggiore partecipazione del pubblico; - maggiore visibilità e attrattiva per gli investitori grazie ad un quadro regolamentare più solido dove i costi sono a carico dei paesi che beneficiano maggiormente del progetto portato a termine; - possibilità di beneficiare di un sostegno finanziario nel quadro del meccanismo per collegare l’Europa. Tutto ciò sarà cruciale ai fini dell’attivazione dei finanziamenti pubblici e privati necessari: i primi finanziamenti potranno essere disponibili già nel 2014. Per essere ripreso nell’elenco un progetto doveva offrire vantaggi considerevoli ad almeno due Stati membri; contribuire all’integrazione del mercato e al rafforzamento della concorrenza; rafforzare la sicurezza dell’approvvigionamento e ridurre le emissioni di CO2. La Commissione monitorerà da vicino l’attuazione delle misure concernenti il rilascio delle autorizzazioni e la realizzazione dei progetti. Infine, l’elenco di progetti di interesse comune sarà aggiornato ogni due anni al fine di integrare nuovi progetti utili e eliminare quelli obsoleti.

Recensione di Antonio Angeli del libro di Giancarlo Tartaglia "Francesco Perri, dall'antifascismo alla Repubblica" di prossima uscita. La recensione è apparsa su “Il Tempo" del 13 ottobre 2013

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ome è possibile nascere repubblicani in una monarchia, quale era l’Italia alla fine dell’Ottocento? Significa anteporre il ragionamento e l’amor di patria a qualunque convenienza. Accadde a Francesco Perri, acutissimo osservatore e al tempo stesso protagonista della vita democratica del nostro paese. Perri nacque nel 1885 in un paesino in provincia di Reggio Calabria, dal quale si distaccò subito per vivere tra il nord d’Italia e il cuore dell’Europa, mantenendo sempre, però, l’occhio e la mente rivolti a quella che per decenni si è chiamata “Questione Meridionale”. Perri fu, nella sua vita di intellettuale, lunga e difficile, “schiavo” del pensiero. Il ragionamento lo fece essere repubblicano nell’Italia dei Savoia, antifascista quando marciavano le camicie nere e poi meridionalista, legato alle realtà locali al tempo dell’Impero... La storia di questo intellettuale, giornalista e politico, uno di quelli che hanno costruito dal basso, con lacrime e sangue (veri), l’Italia felix del boom economico, è scritta in un completissimo saggio biografico: “Francesco Perri. Dall’antifascismo alla Repubblica”, di Giancarlo Tartaglia, Gangemi Editore, 320 pagine, 25 euro. Tartaglia, storico, giornalista e docente universitario descrive, con una minuziosa opera documentale, da Giolitti alla Ricostruzione, l’evoluzione e la vita di quest’uomo che aveva come obiettivo l’affermazione di un principio modernissimo: la selezione dell’élite di governo deve essere realizzata per via meritocratica e non per mero diritto di successione. Individuò nella monarchia, con i suoi rituali e le sue clientele, un ostacolo insuperabile per la realizzazione di un paese moderno. Nel Ventennio visse un antifascismo appartato, di poco clamore, ma di costanti sofferenze. Si dedicò alla politica nel difficile periodo dell’occupazione nazista finché, dopo la liberazione, nel ’45, il partito lo volle alla guida del “Tribuno del Popolo”, foglio repubblicano genovese, e poi della stessa “Voce Repubblicana”. Fu protagonista delle battaglie per la Costituente e per la Repubblica fino ai giorni della vittoria referendaria. Roberto Balzani, nella sua introduzione, definisce il libro “un bel contributo alla storiografia sul repubblicanesimo, che sarebbe piaciuto a Giovanni Spadolini”. E a tutti quelli che costruiscono e vivono la democrazia “dal basso”. Antonio Angeli,“Il Tempo”, 13 ottobre 2013

Solite voci: crisi e taglio dei consumi Dati di Coldiretti secondo una recentissima analisi

Moti di rivolta... per il pane?

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on la crisi, quasi otto italiani su dieci (78 per cento) hanno tagliato sulla spesa per il pane, con il 42 per cento dei cittadini che nel 2013 ha ridotto le quantità acquistate mentre ben il 36 per cento si è orientato verso tipi meno costosi. Il dati è stimato da Coldiretti/Ixe stando ad una analisi che valuta che nel 2013 sia stata servita in tavola meno di una fetta di pane a pasto (o una rosetta piccola) per persona. Non era mai accaduto nella dall’Unità d’Italia ed il consumo giornaliero di pane è sceso al minimo storico sotto la quota di cento grammi a testa. Anche per il pane l’Italia di divide tra nord e sud: il prezzo medio del pane dimezza da Venezia, dove si spende 4,65 euro al chilo, a Napoli, dove costa appena 2,01 euro al chilo. Nella città partenopea poi, anche sul pane pesa moltissimo la contraffazione: recentemente i Carabinieri del nucleo provinciale di Napoli hanno messo i sigilli nel corso di un’operazione a tutela della sicurezza alimentare a 3200 chilogrammi di pane “illegale”. Ed anche nel settore

della ristorazione, per risparmiare, si diffonde l’utilizzo di ingredienti low cost che spesso nascondono frodi e adulterazioni. Per contenere i costi senza rinunciare alla sicurezza e

alla qualità si è verificato rispetto al passato un aumento del 18 per cento del numero di italiani che nel 2013 preparano il pane in casa. Ma quest’ultimo piccolo riferimento statistico, tuttora dalla ridottissima incidenza percentuale, non è la soluzione e chi ci governa non dimentichi che quelle più violente nel nostro Paese sono state le rivolte per il pane. Un valore simbolico, di una concretezza estrema.


La Voce Repubblicana del 25 ottobre 2013