Page 1

QUOTIDIANO DEL PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO - ANNO XCII - N° 204 - GIOVEDI 24 OTTOBRE 2013 Euro 1,00 NUOVA SERIE POSTE ITALIANE S.P.A. - SPED. IN ABB. POST. - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27.02.2004, N. 46) ART. 1, COMMA 1, DCB (RM)

ANTIMAFIA E QUIRINALE

Schiacciati dal debito pubblico

Un gigante nella terra dei nani ovvio che una politica divisa sull’antimafia è qualcosa di riprovevole, ma questa dovrebbe essere una ragione in più per cercare soluzioni capaci di smussare, piuttosto che alimentare contrasti già sufficientemente elevati. La scelta del Pd di candidare alla presidenza della Bicamerale Rosy Bindi equivale a quella del Pdl di candidare Daniela Santanchè alla vicepresidenza della Camera. La differenza è che il Pdl ritirò la sua candidatura, il Pd l’ha imposta. E questo è purtroppo un segnale chiaro, persino il presidente Letta se ne è accorto, di come quel partito patisca sempre di più la formula di governo adottata. Renzi che ha iniziato la sua campagna per le primarie al grido ‘mai più le larghe intese’, interpreta semplicemente uno stato d’animo diffuso, ed il segretario pro tempore del suo partito, Epifani, sarà in prima fila alla Rotonda ad applaudire il sindaco di Firenze. Bello spettacolo. Da qui il fastidio del premier. Glielo avevamo annunciato che una nuova segreteria del Pd comporterà inevitabilmente una nuova linea politica, e la presidenza Bindi è rivelatrice. La persona che in quel partito ha cercato quotidianamente ed infaticabilmente i rapporti con i parlamentari 5 stelle, a costo di venir insultata, è stata lei, che dell’accordo con il Pdl non hai mai voluto sapere. Del resto era la linea di Bersani. Grillo considera il Pd ed il Pdl la stessa cosa, ma questo non impedisce ad una parte del Pd di perseverare, non volendosi rassegnare ad un’intera legislatura con il Cavaliere tenuto sulla porta del governo un po’ dentro e un po’ fuori. Per cui

E’

Record negativo per l’Italia Madrid festeggia la fine della recessione

Italia nel secondo trimestre del 2013 ha raggiunto un nuovo record per il debito pubblico aumentato secondo l’Eurostat al 133,3%, segnando una crescita di 3 punti percentuali rispetto ai primi tre mesi dell’anno quando era al 130,3%. Solo la Grecia con un debito pubblico superiore al 169,1% e con uno dei maggiori incrementi tra primo e secondo trimestre di quest’anno va peggio dell’Italia. Anche se va detto che il debito pubblico aggregato dei 17 paesi dell’Eurozona è salito nel secondo trimestre raggiungendo il 93,4% del Prodotto interno lordo e segnando un incremento di 1,1 punti percentuali rispetto al primo trimestre dell’anno. Rispetto al secondo trimestre del 2012, è cresciuto anche il debito pubblico aggregato della zona euro del 3,5% mentre il debito pubblico dell’Ue è salito di 2,1 punti percentuali. La situazione europea appare nel complesso poco promettente ma a Madrid comunque si fa festa. La Banca centrale spagnola ha fatto sapere che la Spagna è uscita dalla recessione: dopo oltre due anni è prevista una crescita del Pil dello 0,1% nel terzo trimestre del 2013. Un aumento che secondo l’Istituto centrale di Madrid “dopo nove trimestri consecutivi di cali”, si accompagna a un miglioramento sul fronte dell’occupazione. Nel terzo trimestre la disoccupazione raggiungerà il dato migliore dall’inizio della crisi, dopo aver segnato il 26,3% nel secondo trimestre. Questo per la Spagna. L’Italia se lo scorda.

L’

prima bisogna liberarsi di Berlusconi, poi del suo partito e a quel punto bisogna trovare un’intesa con i 5 stelle, se non con Grillo, almeno con quelli che vogliono sbarazzarsi della Bossi - Fini, poi chissà. Certo che Letta dovrà smettere di fare sonni tranquilli, ammesso che mai li abbia fatti. I rivolgimenti della politica sono all’ordine del giorno e siamo abituati a vedere come a tentativi razionali e meditati si sovrappongano azzardi avventurosi. L’Italia un tempo aveva le spalle larghe, oggi chissà, perché di certo in questi ultimi decenni il tessuto morale del Paese, insieme a quello intellettuale, si è indebolito ulteriormente. I repubblicani, se riusciranno, si attrezzeranno per quello che possono: ne abbiamo viste tante, il partito saprà battersi. La formula delle larghe intese ci è sempre parsa un toccasana ma, per come si è sviluppata e per le resistenze che ha provocato, non crediamo possa venir rimpianta, anche se, con un governo Pd - 5 stelle, non osiamo nemmeno immaginare cosa potrà esserne dell’Italia. Forse serve uno shock tale per ridestare energie perdute. In ogni caso siamo amareggiati per le ricadute sul Quirinale, vale a dire l’istituzione che le forze politiche non sanno difendere debitamente, e questo è un altro rischio a cui viene esposto lo Stato democratico. Ma siamo lo stesso amareggiati anche per la persona di Giorgio Napolitano divenuta un bersaglio. Napolitano ci pare un po’ come un gigante in una terra di nani dove i nani lo vogliono legare, in quanto temono di venir schiacciati. Verrebbe da dire: magari il capo dello Stato potesse farlo!

24 OTTOBRE 2013: CONVOCATA DN PRI La convocazione della Direzione Nazionale

del PRI è spostata a giovedì 24 ottobre p.v. alle ore 10.00 di presso il Centro Congressi Cavour, sito in via Cavour 50/A in Roma,

con il seguente ordine del giorno: 1) Approvazione Bilancio PRI 2012; 2) Nomina consulenti per revisione conti PRI dal 2002, come deliberato dal Consiglio Nazionale del 21 settembre scorso; 3) Esame domanda iscrizione al partito di Giovanni Lazzara, già membro della D.N ed ex segretario nazionale FGR; 4) Ratifica scioglimento Direzione Provinciale Reggio Calabria e nomina responsabile Paolo Raffa; 5) Indicazione data e sede del Congresso Nazionale; 6) Varie ed eventuali. Vista l’importanza degli argomenti, si pregano gli amici di assicurare la loro presenza e di darne conferma. L’Amministratore è invitato a fornire lo schema di bilancio entro sabato 19 ottobre.

ELENCO E INFORMAZIONI PER IL PAGAMENTO DELLE TESSERE PRI 2013 a pag. 4

Coloro che volevano salvare l’Italia l direttivo di Scelta Civica dopo le dimissioni di Mario Monti e il dissenso con il ministro Mario Mauro, ha preso atto che sono venuti meno i presupposti del patto di alleanza con l’Udc. Ma nemmeno questo è poi certo perché i “popolari” di Scelta Civica, coloro che si riconoscono come Casini nel partito popolare europeo, non accettano la decisione presa dopo una drammatica seduta notturna. Vi è stata una mancanza di unità di vedute, sostengono. E sono vari i colleghi del partito a pensarla diversa, primo fra tutti il capogruppo alla Camera, Lorenzo Dellai, per cui l’assemblea riunita non è delibe-

I

rante. Mario Monti comunque ha inviato la lettera di dimissioni dalla presidenza al vice Bombassei, in cui scrive di non lasciare Scelta Civica nelle mani di chi, dopo essersene servito, sia pronto a svenderla. Anche il vicepresidente Maria Paola Merloni ha rassegnato le dimissioni. La presidenza di Scelta civica è spaccata come quella del club Giacobino nei giorni del Termidoro. “Noi abbiamo sostenuto Monti e grazie al nostro appoggio Monti ha salvato l’Italia”. Lo diceva Casini e non un secolo fa, quando sosteneva le stesse cose di Berlusconi, ma a metà gennaio di quest’anno in una pubblica manife-

stazione. Era il tempo della famosa espressione “dopo Monti, c’è Monti”. Solo che dopo, dopo Monti, Casini si è stufato. Ora Monti è divenuto “rissoso”, formula accuse “ridicole”, pone distinguo “inaccettabili”. Per cui Casini non chiederà al professore di ritirare le dimissioni da Scelta Civica. “Questo non mi riguarda”. E Monti dopo le dimissioni? “Non mi occupo più di Scelta Civica”, ossia il professore non intende occuparsi più del partito che Mauro e Casini gli chiesero di sostenere. Questi erano coloro che volevano salvare l’Italia. Al più riusciranno a salvare loro stessi.

Una moneta di platino da mille miliardi L’America fra recessione e deficit

Le strampalate proposte di Krugman contro la crisi arack Obama era già sulla porta - da dove avrebbe lasciato la sala stampa dopo aver scongiurato il rischio di default - che gli è arrivata, maligna come una pugnalata, l’ultima domanda alle spalle: “E se fra tre mesi il problema dovresse ripresentarsi?”. Al che Obama si è appena voltato: “Escludo che si ripresenti”. Beate certezze. Repubblicani e democratici hanno tempo fino a gennaio per stilare un piano di contenimento della spesa, confronto al quale si presentano con idee parecchio diverse. I Tea party vogliono tagli drastici, i liberal, aumentare la spesa. Il clima generale, soprattutto in casa repubblicana, non consente particolare ottimismo. Tanto che se a gennaio il Gop si irrigidisse nuovamente, per far fare default allo Stato, già circolano le idee più strampalate. Paul Krugman ha già suggerito al governo di tenersi pronto a coniare una moneta di platino da 1.000 miliardi di dollari. Krugman sostiene che con una moneta di platino da 1.000 miliardi depositata alla Fed il Tesoro potrebbe contare su una cifra sufficiente per evitare il tetto del debito, senza danneggiare l’economia. La legge americana concede al Tesoro di coniare monete di platino commemorative, di qualsiasi importo. Sfruttando la dicitura non esatta delle norme in vigore, il Dipartimento, se volesse, troverebbe aperta questa strada. Almeno 2.000 cittadini americani hanno firmato sul sito della Casa Bianca ‘We the people’, una petizione che sostiene la moneta di platino. Krugman comunque una ne pensa e cento ne propone. Nel caso la platinum option non sfondasse ecco pronta l’idea di far vendere al Tesoro “obbligazioni morali”, con i quali il governo potrebbe riscattare il loro valore nominale entro un anno. Con questi nobilissimi pezzi di carta il governo potrebbe pagare i fornitori chiedendo poi alla Fed di saldare. Il nuovo presidente della Fed non dovrebbe muovere particolari obiezioni. Krugman lo conosciamo, la liquidità per lui è una trappola mortale. “Stampare moneta, emettere titoli di Stato convenzionali o battere una buffa moneta senza levatura legale”, permetterebbe comunque al governo di pagare i suoi debiti, che è poi l’unica cosa che conta, non

B

il valore degli stessi. L’economista britannico Naill Ferguson inorridisce. Almeno dal 2009 considera le tesi di Krugman come fumo negli occhi. Sono anni che Ferguson sostiene come gli Stati Uniti, a furia di espansione monetaria, provocheranno un’inflazione disastrosa. Invoca persino la Banca centrale cinese: “un provvedimento errato comporterebbe rischi d’inflazione per il mondo intero”. Senza un impegno credibile che ponga fine al deficit strutturale cronico degli Stati Uniti, ci sarà un’ulteriore spinta al rialzo dei tassi d’interesse. Nemmeno il risparmio globale potrà impedirlo. Keynes aveva notato come “persino il più realistico degli uomini d’affari è schiavo di qualche economista defunto”. Per Ferguson l’economista defunto oggi è proprio Keynes e gli schiavi delle sue idee sono quelli come Krugman, che risponde ad ogni obiezione impartendo lezioni sulla “Teoria generale” senza preoccuparsi del contesto storico di quell’opera. Krugman nel 2009 ha ripresentato in libreria il suo “The Return of Depression Economics”, dove la crisi attuale è una ripetizione degli anni Trenta. Solo che all’inizio degli anni Trenta, il prodotto reale era crollato del 30 per cento, la nostra recessione è invece paragonabile per dimensioni a quella del 1973-1975 – meno del 10 per cento. Quello che davvero dovrebbe spaventare è il deficit. L’America non ne aveva avuti di queste dimensioni dalla Seconda guerra mondiale - e potrebbe ancora aumentare. Secondo le previsioni ancora rosee della Casa Bianca, nel 2017 il debito nazionale lordo supererà il 100% del Pil, anche senza tener conto delle passività fuori bilancio, come quelle dell’assistenza sanitaria e della previdenza sociale. Per cui come si fanno ad ignorare le richieste di tagli dei repubblicani? Seguiamo pure Krugman, convinto di dover fare investimenti pubblici anche indebitandosi per uscire dalla recessione: ebbene, secondo Ferguson in breve avremmo il disastro. L’America è politicamente divisa fra chi è favorevole all’Obamacare, e chi vuole un taglio drastico della spesa pubblica, a costo di far saltare i conti con un default e uno shutdown. Una divisione che vedrete a breve riproporsi anche in Europa.

Ancora Ustica

Ci resta solo il lavorare di fantasia orremmo avere le certezze dell’avvocato dei Davanzali, eredi Itavia, Mario Scaloni, convinto da sempre che il DC9 di Ustica fosse stato abbattuto da un missile. Dopo la sentenza della Cassazione, a sentire per lo meno quanto detto dal presidente dell’associazione dei parenti delle vittime, il governo avrebbe dovuto capire chi nel 1980 abbia abbattuto un aereo civile e poi abbia depistato le indagini, oltre al perché di questo depistaggio. Tutto questo la magistratura inquirente ancora non lo ha accertato. Nemmeno il governo Letta non avesse già di per sé abbastanza grane, ora gli si vuole appioppare pure questa di Ustica, una strage avvenuta nei cieli più di 30 anni fa. La Cassazione ha considerato il depistaggio delle indagini sul disastro aereo “definitivamente accertato” e la tesi “del missile sparato da aereo ignoto” addirittura “consacrata”. Manca tutto il resto, ovvero gli autori: chi ha lanciato il missile e chi ha attuato il depistaggio e ovviamente il movente per tali accuse. Senza contare la sentenza di assoluzione per i militari dell’aeronautica processati. In precedenza la corte di appello di Roma aveva anche bocciato la richiesta di risarcimento dei danni avanzata dalla compagnia aerea fallita sei mesi dopo il disastro; per cui servirà un nuovo processo civile e magari una nuova sentenza della Cassazione, perché no? Per i giudici di Piazza Cavour la sentenza di secondo grado “erra nell’escludere l’eventuale efficacia dell’attività di depistaggio e il suo effetto sul dissesto” dell’Itavia. Non si comprende però quali nuovi elementi confortino la loro sentenza. Sempre ammesso che un nuovo processo civile, davanti a un’altra sezione della corte d’appello di Roma, riesca mai a stabilire se il dissesto della compagnia aerea fosse stato “preesistente” al disastro, oppure se, e in quale misura, sia dipeso dalla “riconosciuta attività di depistaggio” delle indagini. In una parola, si ricomincia daccapo. Senza uno straccio di elemento probatorio - nemmeno le perizie sui resti dell’aereo avevano fatto chiarezza - si potrà ricominciare daccapo infinite volte, ognuno con le proprie convinzioni. Da tempo abbiamo rinunciato amaramente a conoscere la verità e siamo anche stufi di ipotesi e teoremi che dovrebbero sostituire i fatti. Convinti che un incidente di questa portata, se avesse avuto un ampio coinvolgimento di soggetti, si sarebbe dovuto scoprire almeno dalla fine della guerra fredda: così siamo sempre stati propensi a tesi più minimaliste. Quella del cedimento, certo, o perché no, quella di una bomba a bordo, su cui mai si è indagato. Invece abbiamo la tesi più difficile da espletare, quella della guerra nei cieli e persino del depistaggio. Consoliamoci, che se manca il lavoro in Italia, la magistratura ha davvero un bel da fare, soprattutto di fantasia.

V


2 LA VOCE REPUBBLICANA

Giovedì 24 ottobre 2013

Avviso ai naviganti di Erberto

Shopping in internet: le grandi compagnie escono fuori dal loro abituale ambito, sconvolgendo dunque l'intero mercato

Obiettivo: le nostre esistenze mazon, poco meno di vent’anni fa, iniziò a vendere libri online. Oggi, dopo essere diventata un colosso dell’e-commerce, ha dato vita ad un nuovo progetto che la vede in collaborazione con Htc per il lancio di un suo smartphone nel 2014. Le voci sui “Kindle phone” si rincorrono da un paio d’anni e ultimamente sono sempre più insistenti. L’ultima arriva dal Financial Times, secondo il quale sarebbe in corso lo studio di tre modelli dei quali almeno uno sarebbe già “in avanzato stadio di sviluppo”. Un’altra fonte rivela però, sempre al Ft, che l’azienda di Jeff Bezos potrebbe aver modificato i piani di lancio e decidere quindi di voler ritirare la presentazione del dispositivo. In ogni caso, ci sarà ancora da attendere. Nella scorsa settimana intanto, la regina delle aste online eBay è riuscita a coinvolgere nel suo nuovo progetto editoriale il giornalista Glenn Greenwald, columnist del Guardian e autore dello scoop sullo scandalo del Datagate. Per differenziarsi da Amazon, che ad agosto aveva acquistato il Washington Post per 250milioni di dollari in contanti, eBay ha speso la stessa cifra per dare vita ad un nuovo quotidiano, per ora solo online e di stampo investigativo, guidato proprio dalla penna del Guardian. L’organizzazione, che non ha ancora un nome ma ha aperto le sue sedi a New York, Washington e San Francisco, è stata fortemente voluta da Pierre

A

Omidyar, il fondatore di eBay, alla luce delle crescenti preoccupazioni sulla libertà di stampa negli Stati Uniti e nel resto del mondo. Negli stessi giorni Google si è tuffata nella green economy. Annunciato infatti un nuovo importante investimento: un grande impianto fotovoltaico che verrà allestito nella contea di Imperial, in California, poco più a sud della sede centrale di Google. Mount Signal Solar - questo il nome con cui è stato ribattezzato l’impianto - genererà entro il 2014 fino a 265,7 Megawatt di elettricità, capaci di alimentare oltre 80.000 abitazioni. La costruzione dell’opera ha un costo che supera il miliardo di dollari e Google, la cui partecipazione finanziaria supererà di poco i cento milioni di dollari, Tre investimenti rivestirà comunque una posizione di rilieche fanno parte di vo al fianco della compagnia energetica una strategia che mira Silver Ridge Power. al possesso di nuovi Questi tre diversi investimenti, compiuti filoni. Internet oggi da grandi colossi del web negli ultimi esce dai suoi giorni, non fanno semplicemente parte di ben noti confini una comune strategia di espansione aziendale; segnano invece, più profondamente, la presenza di un nuovo e rilevante peso negli equilibri di mercato. Finora gli investimenti fatti dalle grandi compagnie web erano incentrati nel rafforzamento del proprio core business, e dintorni. Adesso sempre più aziende web guardano al di là delle tradizionali competenze. Un passo oltre il confine del mondo di internet, e con alcuni tra i più grandi fondi di investimenti del pianeta a disposizione, per entrare nelle vite di tutti, e non più dei soli internauti.

Intervista di Lanfranco Palazzolo Potito Salatto crede fermamente nei valori del Popolarismo europeo e ci ha detto che è pronta una nuova generazione

Il leaderismo ormai è passato ario Monti si è dimesso dai vertici di Scelta civica perchè aveva capito che il suo movimento sta guardando verso una nuova prospettiva politica: il popolarismo europeo. Lo ha detto alla “Voce” l’europarlamentare dei Popolari per l’Europa Potito Salatto. Onorevole Salatto, cosa pensa delle polemiche che riguardano le dimissioni di Mario Monti dai ver“Letta, Renzi e gli altri tici di Scelta Civica? Una decisione si affacciano al nuovo che era nell’aria da settimane. quadro politico avendo Cosa sta accadendo? idee nuove. E mandano “Io faccio parte di una componente in soffitta un sistema politica dei popolari europei nata che appare in sostanza dalla sintesi dell’Udc e da Fli e Svp. come leaderistico” La giustificazione politica che ha dato l’ex Presidente del Consiglio Mario Monti è strumentale. La reazione scomposta e l’acredine che abbiamo ascoltato in questi giorni sottendono un timore del senatore Monti. La preoccupazione che ben presto possa realizzarsi in Italia un Partito popolare europeo che si richiami alla tradizione del popolarismo Ue. In questa prima fase Monti pensava di essere il lea-

M

economia

= = = = = = = = = = = = = = = = = =

der di questo schieramento. Purtroppo, in questo paese non ci si rende conto che esiste una nuova generazione che ha preso le redini della politica del paese. Mi riferisco a Matteo Renzi e a Enrico Letta, Lorenzo Cesa, Angelino Alfano. Questa nuova generazione si affaccia alla politica con uno spirito nuovo e con gli ideali di riferimento europei. Questo accade perché il paese ha bisogno di disegni di sviluppo che non esistono ancora in tutta Europa. La classe dirigente europea è quella che ha una visione migliore dello sviluppo della società. Mario Monti ha preso questa decisione dopo che ha visto una parte del suo movimento è entrato in questa prospettiva di rinnovamento. Le liste civiche, i movimenti civici sono comete di passaggio che stanno per scomparire”. Pensa che Angelino Alfano faccia parte di quello schieramento di centro in grado di poter sostituire il vecchio bipolarismo? “Quello che abbiamo visto nel Pdl all’inizio di ottobre è la conferma della fine di quello che viene chiamato come leaderismo. I leader come Silvio Berlusconi non hanno mai accettato il contraddittorio e decidevano la linea come e quando volevano loro. Questa legge elettorale ha appoggiato e sostenuto questa forma di leaderismo. Il procellum ha consentito ai partiti politici di sostenere il leaderismo. Quello che abbiamo visto è il primo atto di ribellione al leaderismo. Noi vogliamo costituire il nuovo Partito popolare europeo che non sarà mai un partito antiberlusconiano. Ecco perché aspettiamo dagli esponenti del Pdl una nuova risposta”. Cosa farete in vista delle prossime elezioni europee? “Lo scontro per la prossima campagna elettorale per le elezioni europee sarà caratterizzata dallo scontro tra chi sostiene l’Europa e chi è antieuropeista, per via della crisi economica dell’Unione europea”.

fatti e fattacci he c’entra Nenni con il Pd? Il Partito democratico ha compiuto in questi anni un certo saccheggio delle idee dei grandi leader della sinistra che non appartenevano alla tradizione dei partiti fusi in questo grande soggetto politico. Nel Pantheon piddino è finito di tutto, anche coloro che non c’entravano niente con la sinistra. Ma il progressismo italiano è fatto così. Per dare al Partito democratico l’immagine della rispettabilità politica, i dirigenti di quel soggetto politico stanno facendo di tutto. Ma hanno superato ogni limite fregando agli alleati socialisti il nome di Pietro Nenni. Infatti, una delle aule del gruppo Pd alla Camera sarà presto intitolata al leader socialista Nenni. La richiesta era partita dal vicepresidente del gruppo Gero Grassi, anche a nome del deputato Umberto Del Basso De Caro, nel corso dell’Ufficio di Presidenza del gruppo. Il Gruppo PD ha due Aule intitolate ad Enrico Berlinguer e Aldo Moro: “Manca - ha detto Grassi - un’aula che ricordi la tradizione socialista, pur presente nel Pantheon e nel cuore del Partito Democratico”. Dopo l’esperienza di Ministro degli Esteri durante il Governo De Gasperi nel 1946-1947, Pietro Nenni fu per anni segretario del PSI e Vicepresidente del Consiglio dei Ministri durante i primi tre Governi Moro con il quale si dette il via al centrosinistra italiano. Grassi ha

C

“L’ESPRESSO”, UTILE 4,5 MLN

A

citato un passaggio di un intervento di Nenni su “Mondo Operaio” nel ‘55: “Senza democrazia e senza libertà tutto si avvilisce, tutto si corrompe, anche le istituzioni sorte dalle rivoluzioni proletarie, anche la trasformazione, da privata a sociale, della proprietà dei mezzi di produzione e di scambio che dell’economia socialista è pur sempre la condizione principale, ma nell’etica socialista è pur sempre il mezzo e non il fine, il fine essendo la liberazione dell’uomo da ogni forma di oppressione e di sfruttamento”. “Il capogruppo Roberto Speranza ha accolto la proposta dei due deputati e prossimamente - dice Grassi – individuerà l’Aula con la quale ricordare il grande socialista autonomista Pietro Nenni”. Chissà cosa pensano di questa iniziativa i socialisti. Sarà molto interessante vedere quali saranno le reazioni del Partito di Nencini. Conoscendo il coraggio del segretario del Partito democratico, il leader della tradizione socialista dirà che si tratta di un grande riconoscimento politico. Ma chi potrebbe immaginare un caso inverso. Ad esempio, nessuno, nel Partito socialista, salterebbe in mente di intitolare una sala della loro componente alla Camera a Enrico Berlinguer. Il punto è proprio questo: perché questa appropriazione indebita? E’ possibile che i dirigenti di quel partito e le teste pensanti non abbiano avuto maggiore fantasia? in ogni caso, meglio Nenni che Evola. O c’è pure lui?

Il gruppo editoriale “L’Espresso” ha registrato nei primi nove mesi dell’anno un utile netto di 4,5 milioni di euro, contro i 26,4 milioni dello stesso periodo dell’anno passato. I ricavi netti consolidati sono stati pari a 524,4 milioni (-11,7%). Le prospettive restano incerte a causa del perdurare della fase recessiva “che comporta scarsa visibilità sull’evoluzione futura degli investimenti pubblicitari’’, spiega la società.

PEGGIORANO BORSE UE Peggiorano le principali borse europee dopo l’incremento del debito trimestrale dell’Eurozona, salito al 93,4% del Pil, a fronte del 92,3% del 1/o trimestre e dell’89,9% dell’analogo periodo del 2012. Madrid (-2%) è la peggiore dietro a Milano (1,82%), Parigi (-1%), Francoforte (0,5%) e Londra (-0,49%). Sotto pressione le banche in vista della prossima indagine sugli attivi annunciata dalla Bce: Bankia cede il 5,88%, Banco Popolare il 4,55%, Bankinter il 3,89% ed Mps il 3,61%.

primo piano e volete arricchirvi in Borsa investite in Indonesia. La Borsa di Jakarta è cresciuta ben del 957%, con un rendimento medio annuo del 24%. Dopo Jakarta, Città del Messico, la cui Borsa ha guadagnato il 558%. Poi Mumbai, +511% e San Paolo, +396%. Se la cava bene persino la Borsa sudafricana, + 378%, quella russa +317% e quella di Seul che è cresciuta negli ultimi anni del 224%. I BRICS sovrastano l’occidente. La prima Borsa ad ovest ad arrancare dietro è Copenaghen +190%. Persino il Nasdaq di New York appare misero con solo un +187%. Siete curiosi di sapere quale sia l’ultima borsa in Occidente? Atene, ma non conta, come ovvio. Conta invece molto Milano, la prima dopo Atene: -0,5%. Persino a Madrid fanno festa a confronto.

S

a n a l i s i

&

c o m m e n t i

Il magistrato e il suo onore o strano caso del magistrato Federico Sergi. Il Consiglio superiore della magistratura è sempre stato molto tenero nei confronti dei magistrati. Ci sono dei giudici o pubblici ministeri che hanno commesso delle scorrettezze incredibili, ma sono praticamente rimasti ‘intoccabili’. Ecco perché ci sono delle decisioni che suscitano più di una perplessità. In questi giorni, l’organo di autogoverno dei giudici ha comminato due anni di sospensione dalle funzioni e dallo stipendio. Questa la dura sanzione

L

LA VOCE REPUBBLICANA Fondata nel 1921 Francesco Nucara Direttore Giancarlo Camerucci Vicedirettore responsabile

Iscritta al numero 1202 del registro stampa del Tribunale di Roma - Registrata quale giornale murale al Tribunale di Roma con decreto 4107 del 10 novembre 1954/1981. Nuove Politiche Editoriali, Società cooperativa giornalistica - Sede Legale - Roma - Corso Vittorio Emanuele II, 326. Amministratore Unico: Dott. Giancarlo Camerucci Direzione e Redazione: Roma - Corso Vittorio Emanuele II, 326 Tel. 06/6865824-6893448 - fax. 06/68210234 - Amministrazione: 06/6833852 Progetto grafico e impaginazione: Sacco A. & Bernardini.

Indirizzo e-mail: vocerepubblicana@libero.it Abbonamenti Annuale: euro 100,00 - Sostenitore (con omaggio): euro 300,00 Utilizzare il conto corrente postale n° 43479724 - Intestato a: Nuove Politiche Editoriali s.c.a.r.l. - La Voce Repubblicana Specificando la causale del versamento. “Impresa beneficiaria, per questa testata, dei contributi di cui alla legge n. 250/90 e successive modifiche ed integrazioni”. Pubblicità Pubblicità diretta - Roma, Corso Vittorio Emanuele II, 326 00186 - Tel. 06/6833852

inflitta dalla sezione disciplinare del Csm al magistrato Federico Sergi, finito sotto ‘processo’ davanti al tribunale delle toghe per aver, in due occasioni, “offeso l’onore e il decoro” di poliziotti e carabinieri, sorpreso in stato di ebbrezza sulla strada e alla guida di un’auto. Il magistrato per questi stessi fatti, che risalgono al 2009, è stato anche sottoposto ad un procedimento penale, ma è stato assolto in via definitiva, sia per mancanza di querela in relazione ad alcuni suoi comportamenti, sia perché le sue condotte non sono risultate essere d’ostacolo alla sua identificazione da parte delle forze dell’ordine. Sergi, che prestava servizio a Catanzaro, è anche sottoposto alla misura cautelare della sospensione per altre vicende. Presso la quarta commissione del Csm, inoltre, è pendente una procedura relativa alla sua eventuale dispensa dal servizio. Ora, con tutto il rispetto per il CSM, una sanzione del genere è fuori dal mondo. Se il CSM voleva perseguitare Sergi per un altro procedimento può farlo senza alcun problema, ma sbaglierebbe a farlo utilizzando questa vicenda. Il CSM è l’organo di autogoverno dei giudici e non può essere il livello parallelo che stabilisce delle sentenze sostitutive in assenza di un procedimento penale. Ecco perché la vicenda desta sconcerto. Il CSM deve attenersi alla legge e non può arrivare a sospendere nessun magistrato in assenza di una condanna o di un procedimento e, soprattutto in assenza di una querela di parte. L’augurio che deve essere rivolto al Consiglio superiore della magistratura è che presto questo organo tuteli davvero la magistratura. Non ha senso archiviare il caso delle dichiarazioni del giudice Esposito, che aveva giudicato Silvio Berlusconi nel processo Mediaset, e poi sospendere due anni dalle funzioni un magistrato che ha avuto una debolezza umana che è comune a tutti i mortali. Se il CSM vuole tutelare la sua dignità, cosa che spesso ha evitato di fare, rifletta su questo e sull’utilità dell’organo di autogoverno dei giudici.

Gerusalemme, se l’Olp diserta l’urna Olp e quella scelta irresponsabile. I palestinesi non vogliono la sopravvivenza di Israele. Secondo il loro punto di vista non avrebbero diritto nemmeno ad avere una capitale decisa dal popolo israeliano. Anzi, sono loro che vorrebbero conquistare Gerusalemme per trasformarla nella loro capitale. E con questo slogan demagogico che i palestinesi hanno disertato le urne per la rielezione del sindaco di Gerusalemme. La stampa palestinese ha espresso ieri soddisfazione nel rilevare che a Gerusalemme est i 300mila abitanti palestinesi, seguendo le istruzioni impartite dall’Olp, hanno boicottato le elezioni municipali israeliane. Secondo i cronisti del quotidiano “al-Ayyam” nei rioni palestinesi le urne sono rimaste deserte per l’intera giornata e solo poche decine di persone hanno esercitato il diritto di voto. Il giornale cita il parere del ministro palestinese per Gerusalemme Adnan Husseini secondo cui questo boicottaggio rappresenta un messaggio per il premier Benyamin Netanyahu che vorrebbe vedere la città “capitale unificata di Israele”. “I palestinesi hanno risposto come un sol uomo - ha osservato Husseini - che Gerusalemme sarà invece la capitale del futuro Stato indipendente, che Israele lo voglia o meno”. Il ministero israeliano degli Interni non ha ancora pubblicato le percentuali di voto dettagliate per i rioni di Gerusalemme est. Ha tuttavia precisato che in totale ieri a Gerusalemme hanno votato solo il 36 per cento degli aventi diritto (israeliani e palestinesi assieme): il sette per cento in meno rispetto alle elezioni municipali di cinque anni fa. L’iniziativa dell’Olp è stato un tonfo. Anzi, questo boicottaggio ha spianato la strada al miglior sindaco possibile per Gerusalemme. Il sindaco laico di Gerusalemme Nir Barkat è stato riconfermato nella propria carica al termine di una nottata insonne durante la quale sembrava che il

L’

suo rivale religioso Moshe Leon fosse in grado di sconfiggerlo, grazie anche alla bassa percentuale di voto nelle elezioni municipali. Barkat ha ottenuto il 51% dei voti, mentre Leon il 45%. Barkat era tacitamente sostenuto dal premier Benyamin Netanyahu, mentre Leon godeva dell’appoggio del n. 2 di Likud Beitenu Avigdor Lieberman e del leader del partito ortodosso ShasArie Deri. Una sua vittoria avrebbe potuto compromettere la tenuta della coalizione del governo: una prospettiva che adesso sembra allontanarsi. A Tel Aviv il sindaco laburista uscente Ron Hulday è stato confermato dopo aver sconfitto il rivale della sinistra sionista Nitzan Horovitz con il 53% dei voti. A Nazaret sconfitta pure la parlamentare della sinistra radicale Hanin Zuabi, che sperava di diventare la prima donna-sindaco araba nella storia di Israele: la Zuabi ha ottenuto solo il 12% dei voti, mentre il sindaco uscente Ramez Jeraisi e stato confermato col 45%. Basterebbe solo citare la vittoria della Zuabi per comprendere il grado di democrazia e il progresso della società israeliana, dove anche i palestinesi hanno tutti i diritti garantiti. Cosa che non accadrebbe mai nei territori. La forza di Israele è proprio questa. Ecco perché con i boicottaggi non si vince mai.

L’affare Moggi e il nodo giustizia he c’entra Moggi con la Corte dei diritti dell’Uomo? Il diritto è un’area di studio che riserva ogni giorno sorprese. Lo testimonia la vicenda giudiziaria che ha visto come protagonista un ex dirigente sportivo processato e condannato per gli illeciti sportivi legati ad una squadra di calcio torinese. Luciano Moggi, ex direttore generale della Juventus, ha presentato ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo contro le sanzioni a suo tempo inflittegli dalla giustizia sportiva e confermate dai giudici nazionali nell’ambito del procedimento su

C

Calciopoli. Il ricorso, presentato dal suo legale Federico Tedeschini, riguarda la condanna a 5 anni di inibizione con proposta di radiazione, oltre alla multa di 50mila euro, inflitta all’ex dg bianconero. Le violazioni lamentate da Moggi riguardano gli articoli 6 (diritto a un equo processo), 13 (diritto a un ricorso effettivo), 14 (divieto di discriminazione), 17 (divieto dell’abuso del diritto) e 18 (limite all’applicazione della restrizione dei diritti) della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Nel ricorso si evidenzia “la gravità delle sanzioni inflittegli in violazione del principio di loro proporzionalità ai fatti contestategli”. L’ex dg bianconero “contesta anche che tali sanzioni siano frutto della scelta delle autorità sportive e giudiziarie nazionali di non tutelare i diritti dell’esponente riconosciuti dalla Convenzione”. Moggi chiede quindi alla Corte Europea di dichiarare “la responsabilità della Repubblica italiana per le violazioni lamentate e -a titolo di riparazione- di condannare l’Italia ad adottare tutte le misure necessarie a ripristinare lo ‘status’ del ricorrente prima delle lamentate violazioni, accordandogli pure un’equa riparazione”. L’avvocato Tedeschini confida che, avendo chiesto la trattazione prioritaria del ricorso, la Corte Europea possa discutere la vicenda entro i prossimi sei mesi. L’augurio da rivolgere a Moggi è che il suo ricorso abbia successo, ma il ricorso non dovrebbe certo farlo lui, ma lo Stato italiano nei confronti della Giustizia sportiva che, per anni, ha sottratto alla giustizia ordinaria gli illeciti sportivi. Il doppio livello di questa giustizia è assurdo. Anzi, troppo spesso la giustizia sportiva si è trasformata in un sistema per ritardare la vera giustizia. Il problema è che nessuno si pone il problema: la giustizia militare che salva Priebke, quella sportiva che protegge i grandi idoli del calcio dovrebbero essere riviste in un piano di riforma più generale che impedisca al nostro paese di farsi ridere dietro. Chissà cosa penseranno i giudici europei quando vedranno il ricorso di Moggi e cosa penseranno della nostra giustizia che, dopo tutti quei gradi di giudizio, permette ad un condannato di ricorrere contro un processo che, a gran parte dell’opinione pubblica, è apparso come equo.


terza pagina

Giovedì 24 ottobre 2013

il Paese MASSACRO Massacrato di botte fino ad ucciderlo. Vittima un giovane di 19 anni Joele Leotta, di Nibbiono (Lecco) da poco trasferitosi in Inghilterra per lavoro. E il lavoro potrebbe essere il movente del delitto. “Ci rubi il lavoro” avrebbero urlato gli aggressori, otto ragazzi inglesi fra i 21 e i 25 anni, già fermati dalla polizia, prima di cominciare a pestarlo. La notizia è riportata in prima pagina su QN - Il Giorno con la ricostruzione di quello che potrebbe essere un delitto a sfondo razziale.Joele Leotta è stato ucciso domenica sera nell’appartamento di Maidstone, nella contea di Kent, 50 chilometri da Londra, dove si era trasferito da pochi giorni, per iniziare la sua nuova vita all’estero. Il giovane aveva trovato lavoro come cameriere in un ristorante italiano a poca distanza dal luogo in cui è stato ucciso. I presunti assassini sarebbero entrati nell’appartamento occupato da Jole e da un altro amico, sempre originario di Nibionno. Ad un certo punto i due italiani sono stati aggrediti e massacrati di botte. Trasportato in ospedale Joele è deceduto poco dopo il ricovero, mentre l’amico è fuori pericolo. Ancora tutto da ricostruire il movente dell’aggressione. Oltre all’ipotesi del delitto a sfondo razziale, la polizia segue anche la pista dello scambio di persona o di un tentativo di furto degenerato e finito in tragedia. Sgomento nella cittadina di Nibionno dove il ragazzo viveva insieme ai genitori e al fratello. Numerosi i messaggi lasciati sulla sua bacheca Facebook da amici e conoscenti. Italia: è morto martedì sera, intorno alle 22, Alberto Musy, il consigliere comunale Udc di Torino vittima di un agguato sotto casa nel marzo del 2012. Musy, centrato da sei colpi di pistola, era entrato in coma irreversibile. A dare la notizia della morte sono state fonti vicine alla famiglia. Proprio nella mattinata di mercoledì 23 ottobre è ripreso il processo che vede imputato Francesco Furchì. Alberto Musy era stato ferito con dei colpi di pistola sotto la sua abitazione da un uomo con il volto coperto da un casco. Le telecamere di videosorveglianza nel centro storico di Torino lo ripresero, ma in realtà ci volle molto tempo prima che la polizia individuasse un presunto responsabile.

LA VOCE REPUBBLICANA

3

La tragedia (non naturale) del Vajont e la sua gestione da parte delle “autorità”: è una storia di cimiteri Quelle migliaia di vittime che non ebbero un nome. Quelle strutture di raffinata architettura minimalista che non entrarono mai nelle loro “funzioni”

E la grande beffa è una diga ancora intatta come negli anni Sessanta ajont, una sciagurata tragedia non creata dalla natura, che si è celebrata qualche giorno fa, e che vuol dire anche “cimiteri”, tema al quale spesso non si pensa. Ce lo ha ricordato sul “Mulino” Elena Pirazzoli, un’esperta di luoghi di memoria. “A Erto e Casso c’è un cimitero moderno e dal disegno raffinato. Vuoto. Progettato da Glauco Gresleri dopo la tragedia del Vajont, non ha mai visto la sepoltura di nessuno, perché i morti, in quella valle, sono altrove. Il cimitero, che segue l’andamento della montagna, è rimasto come un memoriale ai ‘dispersi’ in quella che non fu una guerra, ma non fu nemmeno una calamità”. E ancora, “si potrebbe pensare a Longarone come alla Pompei dell’acqua, del fango e le rocce del greto del fiume. Quasi duemila vittime. La più grande catastrofe italiana. Ma non una catastrofe naturale. L’11 ottobre, a due giorni dalla tragedia, L’Arena di Verona la definiva una ‘catastrofe biblica’: solo nella Bibbia venivano spazzate via intere città in pochi istanti, ma in quei versetti si trattava di punizioni divine inflitte a comunità di peccatori per mezzo della natura. Longarone e gli altri paesi cancellati o dimezzati dal passaggio della massa d’acqua, invece, erano stati loro vittime di un peccato umano. La diga era stata progettata per essere

V

alta 200 metri e contenere una massa di 58 milioni di metri cubi d’acqua. Con una variante si alzò la sua altezza a 261 metri e, soprattutto, la cubatura dell’acqua arrivò a 150 milioni, quasi il triplo del previsto. Una diga “titanica”, si potrebbe pensare, in cui, assecondando il mito, la volontà del costruttore viene spezzata da una potenza superiore. O piuttosto, tornando alla Bibbia, una diga ‘babelica’: innalzata, come la famosa torre, troppo in alto, fino ad avere le sue genti disperse”. Questo tanto per ribadire che non fu fatalità, ma ambizione, tanto per usare termini un po’ troppo antiquati ma in fondo significativi. La scheda del progetto del cimitero “moderno”, che si trova sul web, così recita: “A seguito del risultato di soddisfazione popolare per la recente realizzazione del Cimitero di Vajont e della sua cappella, gli organi locali dello Stato hanno conferito all’architetto Gresleri anche il cimitero per l’insediamento residenziale per la popolazione di Erto e Casso a monte. Con un andamento antropomorfo, il cimitero dall’alto del clinale, apre le braccia e scende verso il lago. Successivi terrazzamenti realizzano così, in sequenza progressiva, il muro di spalle, la seduta del visitatore, il luogo della sepoltura, la siepe che taglia la vista

verso il lago. L’andamento naturale entro la dole orografica del sito fanno di questa struttura (che poi la nomenclatura ufficiale non ha creduto di attivare) un luogo di vero silenzio e di pace”. Con coda polemica verso la “nomenclatura” che non avrebbe dato l’autorizzazione alle sepolture, mettendo così in funzione la macchina cimiteriale. Non si pensi sia cosa fatua, rispetto alla sciagura immane, alla torre babelica crollata uccidendo gli innocenti, il parlare di cimiteri affidati a prestigiosi studi minimalisti. E’ infatti una sorta di gestione della morte, del lutto, della tragedia da celebrare oppure no. Cimiteri costruiti ma cimiteri vuoti, non entrati in funzione. Parliamo dunque di memoriale, di costruzione che vorrebbe portare pace e meditazione, ma in realtà è un monumento al milite ignoto, anche se coloro che rimasero sepolti sotto il fango non erano partiti per alcuna impresa bellica. A tutt’altro stavano pensando quando la montagna crollò nella diga con gli esiti apocalittici ben noti. Mappa Per andare avanti nella “mappa” dei cimiteri legati al Vajont, si è ricordato sopra il complesso che comprende cappella e cimitero del Vajont. Non è l’unico punto di commemorazione, come si è visto. Di seguito una breve storia del complesso che fu affidato ancora a Gresleri. “A seguito del disastro del Vajont, quando lo Stato decise di trasferire l’abitato di Erto a valle, tra Pordenone e Maniago, con un nuovo impianto urbano affidato allo staff di architetti della Facoltà di Architettura di Venezia sotto la guida del Prof. Giuseppe Samonà, i progetti per gli edifici pubblici furono distribuiti tra i vari professori, ma nessuno volle accettare il tema del camposanto, perché troppo di natura spirituale. Fu allora che il parroco don Gastone Liut, ricordandosi delle lezioni che dieci anni prima l’architetto Glauco Gresleri aveva tenuto alla Abbazia di Santa Giustina in Padova, fece il suo nome perché fosse assegnato a lui l’incarico per il cimitero di Vajont prima, per quello di Erto poi, ed ancora successivamente per la chiesa parrocchiale di Vajont e per quella di Erto. Il senso di raccoglimento che lo spazio di questa cappella ispira fa si che la popolazione lo adoperi anche per manifestazioni paraliturgiche e per ricorrenze civili”. Architetti Scrive Pirazzoli che gli “architetti e gli urbanisti risposero all’emergenza disegnando nuovi insediamenti che – come nel caso del famoso e più o meno coevo terremoto del Belìce – non trovarono l’apprezzamento dei sopravvissuti, benché pensati per accoglierli. Si generò anzi uno scontro tra il comitato dei sopravvissuti e i progettisti, e il risultato è una Longarone nuova che non è né la realizzazione del progetto modernista pensato nel 1964, ma neppure la restituzione di quell’abitato che si era formato in secoli di storia. In località Fortogna, intanto, trovavano accoglienza le vittime: qui furono sepolte le mille e quattrocento salme ritrovate, solo settecento con un nome. Non senza polemiche, quelle sepolture – cui si era dovuto mettere più volte mano per ripristinare le corrispondenze fra nomi e spoglie – sono state oggetto di una trasformazione nel 2003. Ora sembra un cimitero di guerra, con vittime senza nome e nomi senza corpo, come tanti ce ne sono su quelle monta-

s p i o n a g g i o

atagate, è il nuovo scandalo globale/digitale. Ovvero, Stati Uniti che spiano tutto ciò che si può mai spiare. Ma, attenzione, dicono poi che il loro non fu proprio vero spionaggio, no, ma solo un sistema che si basava sulla frequenza delle telefonate, delle comunicazioni e via dicendo. Insomma, non è come nel noto film di Coppola, “La conversazione”, dove il protagonista si metteva lì a sentire tutto e poi temeva egli stesso di essere sottoposto allo stesso trattamento. No, non è così. E come era? Era che gli americani spiavano in un certo modo, ma in realtà non spiavano veramente, piuttosto si limitavano e controllare se uno conversava allegramente con altri. Chi era intercettato?

zia per la sicurezza nazionale americana. Secondo Fava, che riferisce di colloqui con i vertici della sicurezza americana a Washington, “i servizi italiani ne erano al corrente”. Meglio mi sento: servizi italiani al corrente che lasciavano fare, e magari mettevano un orecchio anch’essi, tanto per origliare. Sarà vero? Così girava sul web... “Mi sembra chiaro che è avvenuto anche in Italia - ha detto Fava - Se si va guardare il pezzo di ‘Le Monde’ ci offre un dato puntuale su quello che avveniva con la Francia, ma ricordando anche che lo stesso sistema di raccolta a strascico di dati in base ad alcuni sensori è stato fatto nei confronti di altri Paesi, cosa che non è stata smentita dai vertici dei servizi segreti americani con i quali abbiamo avuto una serie di incontri due settimane fa a Washington. Ci hanno spiegato che il loro scrupolo principale è stato quello di rispettare le leggi americane sulla privacy e intervenire a tutela della sicurezza del Paese. Che tutto questo confligga con le leggi nazionali di Paesi alleati è un punto di vista che loro non hanno, ma che noi dovremmo avere”.

Tutti, ogni gradino della scala sociale, dalla middle class ai potenti della Terra. E voi pensate che abbiano smesso? Qui ci sarebbero alcuni grossi dubbi, a dire la schietta verità. I francesi, ad esempio, che sono stati spiati, si sono, scusate la parola volgare, incazzati di brutto. Un po’ perché son cose che non si fanno, un po’ perché i francesi pensavano di essere inattaccabili, sempre per via di quella grandeur che è sempre meglio lasciare perdere, non si sa mai. E anche il Brasile sarebbe stato intercettato. E non solo il Brasile. E l’Italia? C’è chi è convinto che sia accaduto anche in Italia. “È avvenuto anche in Italia”. Così Claudio Fava, deputato di Sel e componente del Copasir, il comitato parlamentare di controllo sui servizi di sicurezza, intervenuto ad Effetto Giorno su Radio24, in merito allo scontro Francia-Usa per le milioni di telefonate dei cittadini francesi intercettate dall’NSA, l’agen-

E’ tutto ok? Eccoli qui, i soliti americani. Obama compreso, sia chiaro. Fanno una cosa che “non confligge” con i fatti loro e poi pretendono che quel tale atto vada bene per tutti, per gli altri paesi, per gli abitanti degli altri paesi, financo per le autorità degli altri paesi. Peggio di così, più violazione di così... Fava denuncia poi “alcune incertezze” delle nostre strutture di intelligence e dell’esecutivo. E cosa vorrebbe mai dire? “Al governo chiediamo maggiore chiarezza e anche maggiore autorevolezza: noi abbiamo appreso come tutti, da fonti di stampa, che persino l’ambasciata italiana a Washington era sotto intercettazione. Ci saremmo aspettati un gesto di chiarezza dal Governo. Vedo che il ministro francese convoca l’ambasciatore americano a Parigi, quando abbiamo chiesto qualche mese fa ai servizi e al Governo cosa intendessero fare l’atteggiamento ci è invece sembrato abbastanza tiepido. Da quello che abbiamo saputo da fonte americana a Washington, i servizi italiani sono sempre stati al corrente di questa attività di monitoraggio che interveniva anche pesantemente sulla privacy dei cittadini italiani”. Al solito, siamo chini di fronte agli Usa, non abbiamo la stessa reazione di risposta, ma è mai possibile? 
Intanto il presidente francese Francois Hollande, nel corso di un colloquio telefonico con il presidente americano Barack Obama ha espresso “profondo biasimo” e “disapprovazione” per le attività di spionaggio dell’intelligence americana in Francia: è quanto si legge in una nota diffusa dall’Eliseo.

Io ascolto-tu ascolti: è la nuova moda global

D

m a d e

i n

gne, a ricordare le battaglie della Grande Guerra”. Ecco che Fortogna, 4 km da Longarone, diviene un punto importante nella gestione a lungo termine delle conseguenze del disastro. E’ il sito ove i corpi, quelli rinvenuti, giacciono. E’ la spianata azzerante che fa comunità di trapassati e comunità di vivi. E’ la sepoltura senza nome che non vuole far torto a nessuno o esaltare chicchessia, lasciando un po’ tutti scontenti. Ma qui la persistenza della morte

e della memoria è così forte da sfuggire da chi venga da fuori. Dal sito della pro loco di Longarone si apprende che “la mattina del 10 ottobre 1963, di fronte alla spianata livida di fango lasciata dall’onda, ci si rende conto della necessità di individuare un’area dove seppellire le numerose Vittime. Il cimitero delle Vittime viene dunque collocato a 4 km a sud di Longarone, a Fortogna, frazione del comune non colpita dall’onda, su un campo di granoturco, consacrato, dove prontamente vengono scavate le fosse ove calare le bare mano a mano che le salme fossero arrivate sul posto. Il cimitero originario contava 1464 croci, di cui solamente 700 avevano nome: la maggior parte delle Vittime infatti non è nemmeno stata riconosciuta. L’attuale cimitero monumentale, inaugurato dopo la ristrutturazione il 19 giugno 2004, si presenta invece come un immenso giardino, un infinito prato verde, sul quale poggiano 1910 cippi marmorei bianchi, uno per ogni vittima della tragedia, a prescindere dal ritrovamento, dal riconoscimento o dal luogo di sepoltura: sono tutte Vittime di una stessa tragedia e vanno ricordate tutte allo stesso modo”. L’ideologia di fondo determinerà anche il design, evidentemente. Ma è una patina di minimalismo stesa come una mano di tinta su un paesaggio sconvolto, e soprattutto su una comunità sconvolta. Né deve risuonare strano che qualche moto di scontento, finanche di rabbia, possa manifestarsi, quando e se raramente abbia a farlo. La persistenza del lutto in queste zone grava come una cappa agghiacciante. Lo si diceva sopra: lo “straniero”, anche se impressionato, poi fatica a comprendere. (“Oggi, come la luce differita delle stelle, gli occhi delle vittime del Vajont impressi sulle fotografie dei cenotafi ci guardano ancora dopo cinquant’anni, in cerca di memoria e verità” - frase tratta dai titoli di testa del film ‘Come la luce differita delle stelle’ di M. Cecconello e M. Tonon) (a cura di f. be.)

U s a

Biasimo, orrore! Nel corso del colloquio con Obama, si legge nella nota, “Hollande ha espresso il suo profondo biasimo rispetto a queste pratiche inaccettabili fra alleati e amici, che oltraggiano la vita privata dei cittadini francesi. Ha chiesto che tutte le spiegazioni necessarie vengano fornite, come anche l’insieme delle informazioni di cui potrebbe disporre l’ex consulente della NSA, Edward Snowden”. “I due capi dello stato - si prosegue nella nota - sono d’accordo per lavorare insieme al fine di stabilire i fatti e la portata esatta delle attività di sorveglianza rivelate” dal quotidiano Le Monde. Entrambi ‘hanno sottolineato che le operazioni di raccolta delle informazioni devono essere regolamentate, in particolare, in un quadro bilaterale, per servire efficacemente l’unica lotta che valga la pena di essere combattuta, vale a dire la lotta contro il terrorismo”. “I due presidenti conclude l’Eliseo - hanno convenuto che i servizi di intelligence francesi e americani coopereranno insieme a questo scopo”. E fateci pure aggiungere che Obama è il solito furbacchione, che pare innocente qualsiasi cosa venga mai fatta. Quasi verrà a dirci che non sapeva, che non glielo avevano detto, che lui era stato messo ai margini della faccenda. Anzi, era all’oscuro. Ma è il presidente degli Usa oppure no? Pensate che anche Microsoft e Google si sono messi in testa di fare causa al governo per il Datagate. Nel senso che Google, big brother, spia quanto gli pare, ma guai se gli tolgono il monopolio dell’impicciarsi. Volete saperne ancora? Ecco: La Nsa è in grado di accedere ai dati personali dagli smartphone, inclusi BlackBerry, i dispositivi che usano Android e l’iPhone. Lo rivelano nuovi documenti di Edward Snowden, secondo i quali la NSA può accedere ai dati sensibili contenuti negli smartphone, inclusi i contatti, il traffico sms e le informazioni di localizzazione. Trattasi di una mezza novità, a dire il vero, in quanto si sa che i dispositivi mobili sono la nuova frontiera degli hackers, secondo la ben nota logica che vede in rapporto di diretta proporzione la diffusione degli apparati e quella della pirateria. Se vi rendete invisibili, non vi beccheranno. Regola facile in teoria, ben più rara nell’applicazione. Arriva Kerry Kerry in Italia. Ovviamente si è parlato del problemino. Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha “posto la questione del datagate” al segretario Usa Kerry, nell’incontro a Palazzo Chigi con il responsabile della diplomazia Usa, durato circa un’ora, mercoledì mattina. Letta ha posto la “necessità di verificare la veridicità delle indiscrezioni” su eventuali “violazioni della privacy”. A proposito del Datagate, spiegano fonti di Palazzo Chigi, il Governo ha “in particolare posto la necessità di verificare la veridicità delle indiscrezio-

ni di questi giorni circa eventuali attività di violazione della privacy”. Il premier e il ministro degli Esteri, Emma Bonino, presente all’incontro - durato circa un’ora e un quarto - con il segretario di Stato americano Kerry, “hanno riscontrato un atteggiamento cooperativo”. E meno male, e volevo ben vedere! Il responsabile della diplomazia americana, spiegano le stesse fonti, ha “ribadito” che l’amministrazione Usa “ha messo tutta la problematica sotto revisione”. Era ora. L’imbarazzante capitolo delle intercettazioni, che aveva scatenato le proteste di Parigi, dopo le rivelazioni di Le Monde, non era ovviamente nell’agenda dei lavori, che prevedeva il dossier libico e, ancor più stringente, quello siriano, in vista

della conferenza Ginevra 2. Ma il problema ha fatto capolino lo stesso. In una lettera al presidente del Consiglio, il Garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro, ha scritto che è necessario che “il governo accerti, con tutti gli strumenti utili, se la raccolta, l’utilizzo e la conservazione di informazioni relative alle comunicazioni telefoniche e telematiche abbia coinvolto anche i cittadini italiani”. Il sospetto che pure telefonate ed e-mail dirette dall’Italia agli Stati Uniti e viceversa potessero essere intercettate dal Grande Orecchio dell’Agenzia per la sicurezza nazionale Usa era emerso già nel giugno scorso con le rivelazioni dell’ex consulente Nsa Edward Snowden. Come già detto sopra. In Internet troverete anche qualche kit per spiare il vicino. E’ illegale, ovviamente.

RETTIFICA Nell’articolo pubblicato su “La Voce Repubblicana” di mercoledì 23 ottobre 2013, a firma di Liliana Speranza, intitolato “Peccati di vecchiaia di un musicista geniale” e dedicato all’Orchestra Sinfonica di Roma, sono stati riportati in maniera sbagliata il nome e il cognome del Presidente della Fondazione Roma, Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele. L’autrice si scusa con gli interessati.


4 LA VOCE REPUBBLICANA

Giovedì 24 ottobre 2013

Le celebrazioni per la storica Loggia “Ugo Lenzi”

to trasmettere agli uomini, e che il stesso prescelto per la tornata Fu un uomo libero, antifascista e un profondo costruttore di umanità luogo ha saputo suscitare. Ha ritualmente guidato i lavori il Maestro Venerabile Pier Luigi Bacci, e nel corso di Lavori sono state tracella suggestiva cornice fondazione. Riportare alla memoria ciate due Tavole architettoniche; la della sala capitolare di corrente le origini della Loggia aveva prima trattata dal Primo Sorvegliante una antica e monumentale lo scopo di rigenerare nei Fratelli Calogero Rampello, che ha rievocato abbazia benedettina, il 12 ottobre quello spirito alla base la figura di Ugo Lenzi, Gran Maestro scorso si è tenuta una tornata straordi- dell’Istituzione Muratoria, che ha della Massoneria italiana, uomo libenaria della Loggia ‘Ugo Lenzi’ n.542 saputo creare e diffondere valori di ro, antifascista e costruttore di umaniall’Oriente di Parma, dedicata a cele- libertà, solidarietà e giustizia. Valori tà, al quale è stata dedicata la Loggia; brare il 60° anniversario della propria che la spiritualità monastica ha sapu- la seconda è stata invece trattata dell’Oratore, Italo Comelli, che ha ripercorso la storia della ELENCO PAGAMENTO TESSERE PRI 2013 Sez. Pri Padova; Sez. Pri “Cattaneo”, Rovigo; Sez. Pri Cesenatico (FC); Sez. Pri Paola Loggia, dalla sua fondazione per (CS); Sez. Pri “R. Pacciardi” Grosseto; Sez. Pri “Chiaravalle” Soverato (CZ); Sez. Pri merito del Fratello Giovanni Valla Jesi e Chiaravalle (AN); Sez. Pri Catanzaro; Consociazione Pri Cesena; Federazione agli anni successivi, evidenziando Provinciale Pri Ravenna; Sez. Pri “Silvagni-Mazzini-Valconca”, Rimini; Sez. Pri percorsi e pensiero di Fratelli che “Mazzini”, Rimini; Sez. Pri, Novi Ligure (AL); Sez. Pri, Lamezia Terme; Sez. Pri hanno dato il maggior contributo Vomero Arenella (NA); Sez. Pri “Ugo La Malfa”, Codigoro (FE); Sez. Pri “Pisacane”, allo sviluppo e alla crescita Foggia; Sez. Pri “Sant’Andrea Borgo Mazzini” Rimini; Sez. “Ugo La Malfa”, Napoli; dell’Officina. Sez. Pri “Celli” Cagli (PU); Sez. Pri “Centro”, Caserta; Sez. Pri “Garbarino”, Hanno partecipato all’importante Chiavari (GE); Sze. Pri Fano (AP); Sez. Pri “Mazzini”, Comacchio (FE); Sez. Pri “Giovine Europa”, Andora (SV); Sez. Pri Mantova; Sez. Pri Dro (TN); Gruppo Pri evento, portandovi il proprio conLucchese, Lecco; Sez. Pri “G. Spadolini”, Viareggio; Sez. Pri “R. Sardiello”, Reggio tributo, i Maestri Venerabili delle Calabria; Sez. Pri Melicucco (RC); Sez. Pri Locri (RC); Sez. Pri Samo (RC); Sez. Pri tre Logge dell’Oriente di Parma, Africo (RC); Sez. Pri Bovalino (RC); Sez. Pri Gioia Tauro (RC); Sez. Pri Pavona, Roma; Antonio Ubaldi, della Loggia Gentili’, Stefano Sez. Pri Cecchina, Roma; Sez. Pri Palombara Sabina, Roma; Sez. Pri Tuscolana, ‘Alberico Roma; Sez. Pri "Pisacane", Foggia; Sez. Pri "G. Mazzini", Ferrara; Sez. Pri "L. Mazzacurati, della Loggia Santini", Viterbo; Sez. Pri Trieste; Sez. Pri “Camangi” Roma; Sez. Pri “Bonfiglioli” ‘Giuseppe Mazzini’, e Stefano Bologna; Sez. Pri Grottaglie (BA); Sez. Pri Spilimbergo (PN); Sez. Pri “Aurelio Saffi” Rusca, della Loggia ‘Cavalieri Ravenna; Sez. Pri Varese; Sez. Pri Bottiroli” Voghera (PV); Sez. Pri “Mameli” Cologno San Giovanni di Scozia’, unitaMonzese (MI); Sez. Pri Cremona; Sez. Pri “Flaminio Prati (Roma); Sez. Pri “F.lli mente a molti altri Fratelli di Bandiera” San Pietro in Campiano (RA). Sono pervenute all'Ufficio Amministrazione del PRI versamenti di pagamenti tessere di singoli diversi Orienti e Gian Paolo Perfetti, consigliere dell’Ordine. iscritti. E' chiaro che ai fini congressuali l'iscrizione singola non consente la partecipazione ai lavori Particolarmente significativo l’intervento del presidente del dell'Assise repubblicana. Collegio dei Maestri Venerabili Chi non è nelle condizioni di avere una sezione dovrà iscriversi a quella territoriale più vicina. Per ogni ulteriore informazione o chiarimento si prega di rivolgersi all'Ufficio Organizzazione dell’Emilia Romagna, (Maurizio Sacco) ai seguenti numeri: 338/6234576 - 334/2832294 - oppure orgpri@yahoo.it Giangiacomo Pezzano, il quale ha portato un messaggio del Gran MODALITÀ PAGAMEnTO TESSERE PRI 2013 Maestro Gustavo Raffi, nel quale Conto Corrente Postale n. 33579004 la guida dell’Ordine ha espresso intestato a Partito Repubblicano Italiano gratitudine alla Loggia per il lavoro svolto e incoraggiamento a Bonifico IBAN IT03n0760103200000033579004 proseguire sulla traccia del Gran intestato a Partito Repubblicano Italiano Maestro Lenzi.

Quei valori da trasmettere fra di noi

N

Etichettatura, oramai trattasi di un bel rompicapo per tutti Federmoda, in collaborazione con Confcommercio ha lanciato la campagna

Orientarsi nella giungla dei regolamenti edermoda, in collaborazione con Confcommercio Imprese per l'Italia, ha lanciato la campagna "Sos Etichettatura", un progetto nato dopo le numerose segnalazioni di sanzioni per i commercianti, a seguito dei controlli sull'applicazione del Regolamento Ue n. 1.007/2011 entrato in vigore in Italia il 4 maggio 2012. "Abbiamo deciso di intervenire - spiega il presidente di Federmoda Italia, Renato Borghi - perché orientarsi nella giungla dei regolamenti e delle direttive europee è sempre più difficile. E dato che per i commercianti, oltre alle sanzioni è previsto anche il sequestro della merce, abbiamo pensato prima di tutto di aiutarli a conoscere i termini della legge". Nasce così un vero e proprio kit comprende un manuale con nozioni pratiche sui dettami della legge, come l'obbligo di indicare in tutte le lingue, compreso l'italiano, la composizione e le istruzioni dei tessuti, l'indicazione della presenza di eventuali inserti di origine animale, come bottoni in corno o piume d'oca e la specifica di tutte le fibre presenti. C'è poi un modello di lettera preparata dai legali dell'associazione per la segnalazione, alle aziende produttrici, di eventuali difformità riscontrate e un timbro utile per le copie commissioni. "Naturalmente - sottolinea Borghi - la direttiva tiene conto anche di quella che è ormai una scuola di pensiero di tutta l'Unione europea, vale a dire la tutela dell'interesse del consumatore".

F

Sos etichettatura: l'iva al 22% colpisce duramente il comparto Oltre al materiale per chiarire le regole sull'etichettatura dei prodotti tessili, Federmoda ha messo in calendario anche una serie di workshop formativi da svolgere

Recensione di Antonio Angeli del libro di Giancarlo Tartaglia "Francesco Perri, dall'antifascismo alla Repubblica" di prossima uscita. La recensione è apparsa su “Il Tempo" del 13 ottobre 2013 ome è possibile nascere repubblicani in una monarchia, quale era l’Italia alla fine dell’Ottocento? Significa anteporre il ragionamento e l’amor di patria a qualunque convenienza. Accadde a Francesco Perri, acutissimo osservatore e al tempo stesso protagonista della vita democratica del nostro paese. Perri nacque nel 1885 in un paesino in provincia di Reggio Calabria, dal quale si distaccò subito per vivere tra il nord d’Italia e il cuore dell’Europa, mantenendo sempre, però, l’occhio e la mente rivolti a quella che per decenni si è chiamata “Questione Meridionale”. Perri fu, nella sua vita di intellettuale, lunga e difficile, “schiavo” del pensiero. Il ragionamento lo fece essere repubblicano nell’Italia dei Savoia, antifascista quando marciavano le camicie nere e poi meridionalista, legato alle realtà locali al tempo dell’Impero... La storia di questo intellettuale, giornalista e politico, uno di quelli che hanno costruito dal basso, con lacrime e sangue (veri), l’Italia felix del boom economico, è scritta in un completissimo saggio biografico: “Francesco Perri. Dall’antifascismo alla Repubblica”, di Giancarlo Tartaglia, Gangemi Editore, 320 pagine, 25 euro. Tartaglia, storico, giornalista e docente universitario descrive, con una minuziosa opera documentale, da Giolitti alla Ricostruzione, l’evoluzione e la vita di quest’uomo che aveva come obiettivo l’affermazione di un principio modernissimo: la selezione dell’élite di governo deve essere realizzata per via meritocratica e non per mero diritto di successione. Individuò nella monarchia, con i suoi rituali e le sue clientele, un ostacolo insuperabile per la realizzazione di un paese moderno. Nel Ventennio visse un antifascismo appartato, di poco clamore, ma di costanti sofferenze. Si dedicò alla politica nel difficile periodo dell’occupazione nazista finché, dopo la liberazione, nel ’45, il partito lo volle alla guida del “Tribuno del Popolo”, foglio repubblicano genovese, e poi della stessa “Voce Repubblicana”. Fu protagonista delle battaglie per la Costituente e per la Repubblica fino ai giorni della vittoria referendaria. Roberto Balzani, nella sua introduzione, definisce il libro “un bel contributo alla storiografia sul repubblicanesimo, che sarebbe piaciuto a Giovanni Spadolini”. E a tutti quelli che costruiscono e vivono la democrazia “dal basso”.

C

Antonio Angeli, “Il Tempo”, 13 ottobre 2013

in tutto il territorio nazionale per approfondire gli aspetti delle responsabilità per gli operatori commerciali. E infine è stata predisposta sul sito federmodaitalia.it una "white list" di imprese produttrici e distributrici virtuose che operano già nel rispetto della normativa vigente. Per Borghi si tratta di un provvedimento necessario per sostenere concretamente un settore tra i più penalizzati dalla crisi e più che mai in difficoltà dopo l'aumento dell'aliquota Iva al 22%. "La maggioranza degli imprenditori - avverte il presidente di Federmoda - ha deciso di non procedere all'aumento almeno per gli ultimi tre mesi dell'anno, per non infierire sui consumi già estremamente deboli". Tuttavia la decisione si traduce in un ulteriore riduzione del margine di guadagno per le imprese: "Noi - conclude il presidente di Federmoda Italia - pensiamo che aumentare l'Iva sia stata un'iniziativa sciagurata che sottrae un miliardo di euro alle famiglie italiane. Un macigno che peserà sulle imprese che ormai sono sfinite, ma soprattutto su coloro che già oggi hanno difficoltà a vivere in questo Paese".

La Voce Repubblicana del 24 ottobre 2013  

Quotidiano del Partito Repubblicano Italiano - n. 204 di giovedì 24 ottobre 2013

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you