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QUOTIDIANO DEL PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO - ANNO XCII - N° 158 - MERCOLEDI 21 AGOSTO 2013 Euro 1,00 NUOVA SERIE POSTE ITALIANE S.P.A. - SPED. IN ABB. POST. - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27.02.2004, N. 46) ART. 1, COMMA 1, DCB (RM)

IL DUBBIO È LAICO

Quando si eccede diventa pernicioso

I

n estate, con la politica a riposo, tranne il tradizionale e ormai stanco rituale del meeting di Rimini (anche lì non mancano problemi giudiziari per alcuni dirigenti, specie nella Compagnia delle Opere), non sembra esserci molto da scrivere. Per fortuna, per i giornali ovviamente, sul tappeto c’è l’incandidabilità di Berlusconi, che offre il destro per intere paginate. C’è chi lo definisce “gangster”, come Scalfari qualche settimana fa, e chi pensa che sia solamente una agnello sacrificale, come molti del PDL, parlamentari e no, che senza Berlusconi non saprebbero cosa fare nella vita: certamente non farebbero i parlamentari. Quindi le analisi più disparate, non solo politiche ma anche interpretative, sulla legislazione vigente. Quel che preoccupa di più, come sottolinea il “Corriere della Sera” di lunedì 19 agosto, è che non esiste concordanza di interpretazione, nemmeno tra i presidenti emeriti della Corte Costituzionale. Stiamo parlando ovviamente degli effetti della legge Severino sulla corruzione e non della decadenza in forza di una legge del 1957. Orbene, se nemmeno le stelle di prima grandezza della giurisprudenza italiana riescono ad interpretare univocamente gli effetti della legge Severino, come dovrebbe regolarsi il povero cittadino spesso digiuno di leggi e regolamenti? La pena accessoria, l’interdizione dei pubblici uffici, è una sanzione correlata alla condanna principale, relativa alla detenzione di cui la prima è un’appendice? In tal caso, per il principio della non retroattività delle leggi, la pena accessoria non potrebbe essere applicata. Diversa è l’interpretazione se la pena accessoria venisse considerata una semplice sanzione amministrativa: in tal caso non potrebbe godere del principio della non retroattività. Ma torniamo al punto Un cittadino comune, che vorrebbe solo sapere se può volendo, votare per Berlusconi, che risposta si deve dare? Il problema, quasi sempre e specialmente nella Seconda Repubblica, è che si costruiscono e si emanano provvedimenti legislativi poco chiari nella determinazione delle pene e nella individuazione delle accuse. Esiste nel nostro

paese il controverso e giuridicamente incivile libero convincimento del giudice per cui il giudice di primo grado si può convincere in maniera differente dal giudice di secondo grado e a sua volta in maniera diversa da quella del giudice di terzo grado. Purtroppo per Berlusconi i tre “giudici” si sono convinti (per il prof. Coppi sbagliando) tutti allo stesso modo. Ed è semplicemente ridicolo pensare a “grazia” o pensare a “salvacondotti”, che in genere si danno a diplomatici o a spie. Stendiamo un velo sul pressapochismo di certi parlamentari, a volte anche autorevoli per ciò che rappresentano, ma quasi mai per ciò che pensano o dicono. E’ torniamo al ruolo dei giornali. Essi dovrebbero avere la funzione “ educatrice” di far sì che i propri elettori possano farsi un’idea precisa su ciò che leggono. Se viceversa sullo stesso numero troviamo le idee più disparate e contraddittorie, essi sono tra i principali responsabili del disinteresse della politica, già così compromessa di per sé. In mezzo a tanta confusione, sempre sul “Corriere” del 19 agosto, si trova un bello scritto di Michele Ainis sulla difesa della politica e della democrazia dall’assalto, vero o presunto, della magistratura. E’un problema che abbiamo affrontato altre volte sulle pagine del nostro giornale, ma che vale la pena di risottolineare. Ha ben ragione Ainis quando cita il costituente Mortati, relatore dell’articolo afferente l’immunità parlamentare e le ragioni che sottintendevano a quell’articolo. Altro valore da non sottovalutare, come paradosso dei paradossi di uno stato confusionale della politica di questa ormai vituperabile Seconda Repubblica, è il problema della concessione della amnistia. Mentre per una riforma costituzionale, poniamo la riforma dell’articolo 68 sull’immunità parlamentare, è sufficiente la maggioranza dei componenti delle Camere, per una amnistia ci vogliono i due terzi. Per i legislatori degli anni ’90 quindi la concessione di una amnistia era ben più importante di una riforma della Costituzione, come per altro è stato per la riforma del Titolo Quinto. E’ il caso di ritornare su questi argomenti e di rileggere gli interventi dei deputati repubblicani alla Costituente.

Cinquemila evasori totali braccati 17,5 miliardi di euro recuperati dallo Stato

Fiamme Gialle, anno record Q

uasi 5000 persone nella lista degli evasori totali scoperti dalla Guardia di Finanza dal gennaio di quest’anno a oggi, per un reddito nascosto pari a 17,5 miliardi di euro. “Si tratta – hanno spiegato alla Guardia di Finanza - di soggetti che, pur svolgendo attività imprenditoriali o professionali, erano completamente sconosciuti al Fisco ed hanno vissuto alle spalle dei contribuenti onesti, usufruendo di servizi pubblici che non hanno mai contribuito a pagare, intestando spesso beni e patrimoni a prestanome o a società di comodo”. Nel 2013 la Guardia di Finanza ha anche scoperto 19.250 lavoratori irregolari, e 3.233 datori di lavoro a cui rispondevano. Continuano i fenomeni di “caporalato”, che coinvolgono immigrati e clandestini, sottopagati e costretti in condizioni precarie, in violazione delle norme di sicurezza. La mappa dell’economia sommersa e lo sfruttamento dei lavoratori è amplissima e danneggia le casse dello Stato. Ma preoccupano anche le alterazioni del mercato. Le fiamme gialle hanno confiscato 34 milioni di prodotti “tarocchi”, 27 milioni di prodotti pericolosi e quasi 3 milioni di falsi “made in Italy”. Il giro di affari sottratto all’economia criminale ha un valore stimabile in oltre 700 milioni di euro. 400 le imprese illecite adibite ad opifici e depositi.

IL CAIRO: BADIA AGLI ARRESTI, MUBARAK LIBERO Le forze governative egiziane hanno arrestato il leader dei Fratelli musulmani Mohamed Badia ed il portavoce dei pro-Morsi Youssef Talaat. La Fratellanza ha reagito nominando come guida provvisoria Mahmud Ezzat. Dopo la strage di poliziotti in Sinai, la tensione nel paese resta

S

altissima e la giunta militare insieme all’arresto del leader degli islamisti pensa anche di scarcerare il vecchio presidente Mubarak.

zione a abuso di potere, il figlio dell’ex leader politico, Bo Guagua, di 25 anni, ha inviato una lettera al “New York Times” nella quale afferma di non aver avuto alcun contatto con i suoi genitori negli ultimi 18 mesi e definisce ‘’clandestina’’ la loro detenzione criticando duramente la decisione del regime.

KABUL, BATTAGLIA NELL’INTERA NOTTE Nello scontro armato durato un’intera notte fra forze di sicurezza afghane e talebani, lungo la statale che unisce le province di Herat e Kandahar, sono morte almeno 83 persone nel distretto di Gulistan della provincia sud-occidentale di Farah. 72 militanti e 11 membri delle forze dell’ordine accertate insieme a 5 veicoli andati distrutti.

ELENCO E INFORMAZIONI PER IL PRI 2013

PAGAMENTO DELLE TESSERE

PECHINO, DETENZIONE BO XILAI GIUDICATA CLANDESTINA DAL FIGLIO

a pag. 4

Alla vigilia del processo contro l’ex dirigente del partito comunista cinese Bo Xilai, per corru-

Il diavolo probabilmente

e alcuni teologi hanno accolto l’opinione secondo la quale Satana è solo il frutto della fantasia, badate che in realtà le cose non stanno affatto così. Ce lo ricorda, e lo ringraziamo, padre Giandomenico Mucci in un articolo di “Civiltà cattolica”: il diavolo esiste, eccome. I Vangeli, l’Apocalisse, le Lettere apostoliche, i Padri della Chiesa, i Concili, non hanno mai sottovalutato l’oscura minaccia. Papa Paolo VI ne provava terrore e tremore e dedicò a questo argomento la catechesi dell’udienza generale del 1972. “Uno dei bisogni maggiori della Chiesa oggi è la difesa da quel male che chia-

miamo Demonio”. E il “Demonio” per Montini era “un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore”. Una “terribile realtà” a volte “misteriosa”, a volte “paurosa”. Guai a non riconoscerla, a non prenderla sul serio. “Il Maligno può facilmente penetrare ed alterare l’umana mentalità”. Se mai da allora vi foste distratti e pensavate al diavolo come si pensa all’invasione marziana, fortunatamente ora c’è Papa Francesco che ci parla della orrenda presenza quasi ogni giorno. “Quando non si confessa Gesù Cristo, si confessa la mondanità del demonio”, questo ci disse fin dalla sua prima messa da pontefice. Il che fa di

questo Papa una personalità di un certo rilievo, non perché, come crede padre Mucci, il Pontefice veda meglio di tutti noi il diavolo minacciarci con le corna ed il forcone, ma perché se tutti quelli che non confessano Gesù Cristo, confessano il demonio, la cristianità si trova a mal partito. Qualcosa già si comincia a capire in Egitto, in Nigeria e in tutti in quei Paesi in cui, se non sei seguace di Maometto, lo sei del Male assoluto. Una controversia in cui la fede cristiana ha tutto da perdere, in quanto è quella islamica ad essere dominante nel vasto mondo. Per questa maggioranza, “il diavolo” siamo noi.

Colpo su colpo Ai tempi di Henry Kissinger i militari raddoppiavano le forniture

America ed Europa impreparate in Egitto di Riccardo Bruno

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uropa ed America si sono mostrate finora completamente impreparate a fronteggiare l’evoluzione degli eventi in Egitto, così come non sembrano aver mai compreso fino in fondo le dinamiche scatenate in una regione che, da Tunisi, arriva fino a Damasco. La primavera araba ha scosso tutto il Mediterraneo africano tranne due Stati: Algeria e Marocco. In entrambi il livello di repressione è tale che il colonnello Gheddafi e Hosni Mubarak a confronto apparivano dei dilettanti. E se la monarchia marocchina fa storia a sé, l’Algeria è stata supportata dalla Francia. Parigi ha sostenuto la giunta militare dal primo momento e senza esitazioni pur di sconfessare un voto popolare che aveva mandato gli islamisti al governo. Colpo di Stato, mano pesante, guerra civile, ma nessuno quasi se ne è accorto perché i francesi, gli affari loro, sanno farli davvero bene. I generali egiziani, invece di essere legati ai francesi, lo sono agli americani e ancora si chiedono cosa passi per la testa del presidente Obama. Possibile che l’America fosse meno ostile, della Francia in Algeria, ad una deriva islamista in Egitto? Se questo Stato divenisse un “califfato”, Washington non avrebbe niente da ridire? Per questo, appena la presidenza Morsi ha iniziato a perdere colpi e la popolazione a contestarla apertamente, i militari hanno rotto gli indugi, lustrato divise ed occhiali, oliato pistole e presa in mano la situazione. Ne avevano viste troppe in pochissimi mesi per i loro gusti e confidano di avere dietro la maggioranza della popolazione egiziana, delusa da Morsi come lo sono loro. Poi sono convinti che colpendo duro, l’animo jihadista dei Fratelli venga allo scoperto. Allora potranno regolare tutti i conti in sospeso, e si risale per lo meno alla morte di Sadat. Se gli occidentali dicono che in questa maniera si fomenterà il terrorismo, i militari del Cairo danno per scontato che il terrorismo sia nelle corde dei Fratelli e che America ed Europa dovrebbero ringraziare per il loro intervento. I generali egiziani non capiscono più gli occidentali: abbiamo buttato a mare

Gheddafi che pure dopo decenni di tensioni era diventato una specie di guardiano delle nostre coste e ora la Libia sembra una mosca impazzita. Siamo invece rimasti impassibili davanti alla repressione siriana, che ha sterminato ogni forma di opposizione e con i metodi più violenti e adesso non vogliamo che al Cairo venga raddrizzata una baracca prossima a disfarsi. Semmai l’America dovrebbe raddoppiargli i contributi finanziari, a questi paladini! Anche perché se mai cadessero nello scontro con la Fratellanza, le conseguenze potrebbero arrivare fino ad Algeri. Poi c’è la pace con Israele che diverrebbe un lontano ricordo. Hamas sarebbe l’unico vero interlocutore dei Fratelli. Possibile che Obama non se ne accorga? Che l’Europa, in un contesto del genere, voglia dare lezioni di democrazia? Seguendo un processo “puramente democratico”, quello che vorrebbe l’Occidente, l’Occidente diventerebbe il primo bersaglio della democrazia egiziana e l’Iran sta sempre a li a dimostrarlo. L’America che sta ritirando il proprio corpo diplomatico sotto le minacce quadiste non riesce a fare due più due, e cioè che i talebani sono solidali con i Fratelli Musulmani. I generali egiziani più vecchi rimpiangono ancora Henry Kissinger. Con lui alla segreteria di Stato a Washington, avrebbero già raddoppiato le loro forniture. Con Obama vai a sapere come andrà a finire. Anche se bisogna dire che con un presidente che i soldati vuole ritirarli invece di inviarli, non c’è particolare motivo di preoccupazione. E’ vero che i contributi finanziari dell’America ai militari egiziani sono tanti, ma nel caso in cui davvero questi venissero interrotti, i militari risparmierebbero subito sui guanti bianchi. Potersi sbarazzare senza infingimenti della Fratellanza così come Assad si è sbarazzato delle opposizioni è il loro sogno principale. Al Cairo è iniziata una partita che non avrà esclusione di colpi e che non assomiglierà in niente a quelle che abbiamo visto in Libia o in Siria. I militari, gli ultimi revisionisti nasseriani, la giocano a modo loro, convinti a torto o ragione, come in fondo lo era Nasser, che America ed Europa abbiano bisogno dell’Egitto e non il contrario.

Bossi-Fini

Una legge che si può pure buttare

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iscutere della legge Bossi-Fini è un po’ come discutere sul Tirannosauro Rex e il suo cugino lo Stregosauro: sollevano questioni affascinanti, ma in concreto, piuttosto inutili. I due giganti sono estinti da millenni, Fini da pochi mesi, Bossi invece resiste, ma si occupa di altri problemi che della legge con il suo nome e si capisce. Quella legge non è mai servita a niente, per lo meno fuori dalla propaganda di bandiera, sulla quale rischiamo sempre di scivolare. La “Bossi Fini” presenta due aspetti principali, quali l’espulsione immediata del clandestino irregolare e la detenzione da uno a quattro anni per chi si nasconde. Risultato: tutti si nascondono, non si riesce ad espellere quasi nessuno che non voglia, e quando lo espelli – vedi la moglie di Abliazov - succede che te ne penti. Mentre quando arresti chi non ha rispettato il decreto di espulsione, ti tocca pure tenertelo in galera da uno a 4 anni, nemmeno le nostre carceri fossero vuote. Un capitolo a parte meriterebbe poi il diritto di asilo politico che la Bossi-Fini invece tutela abbondantemente, ma tralasciamo. Il centro destra voleva dare il senso della severità nella gestione dell’immigrazione clandestina ed ha fatto un clamoroso flop. Il fatto che ci si perda dietro alla difesa di una legge oramai palesemente inutile da il senso del disarmo dei sopravvissuti di quella stagione. Bisogna cambiare pagina in fretta ed il problema non sono più le espulsioni, una chimera, ma gli arrivi. In questo senso ha ragione il ministro Kienge quando dice che bisogna cambiare la legge europea che scarica tutto sul paese dove gli immigrati sbarcano. Troppo comodo ed improprio. Anche solo l’idea di poter fronteggiare l’esplosione migratoria provocata dalle guerre nel mondo arabo con la Bossi-Fini, o la TurcoNapolitano o magari la Kienge Chi sa chi, è meramente irrisoria. Bisogna portare tutte le istituzioni europee al confronto con il fenomeno immigrazione e scordarsi che possiamo fronteggiarlo solo noi italiani. Al limite quello che poteva servire sarebbe stata l’arma della dissuasione. La Spagna, altro paese a rischio, nel 2001 armò la Guardia Civil. Noi abbiamo il Santo padre che benedice gli immigrati e i buoni cittadini di Pachino che corrono a soccorrerli a pochi metri da riva. Se fino a ieri ne sono arrivati mille, domani ne arriveranno diecimila. Occupandoci a lungo di immigrazione abbiamo imparato una cosa e cioè che opporvisi è un po’ come il giunco che vuole fermare la tempesta. L’Europa finirà con l’assomigliare al nord America, avrà i suoi tanti guai e magari, un giorno lontano, anche qualche soddisfazione. Meglio preoccuparsi di chi è disposto a collaborare per assorbire e smaltire il fenomeno. Sotto questo profilo, visto l’entusiasmo del Pontefice, il Vaticano, quanti immigrati è disposto ad accogliere?


2 LA VOCE REPUBBLICANA

Mercoledì 21 agosto 2013

economia

Giornalaio di Carter Operatori finanziari state attenti: la ripresa finalmente dovrebbe esserci, non è una bugia. Attenzione: dite al governo di tenere

Maggioranza, occhio alla Borsa

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na rubrica su “Repubblica”, condotta da Rosaria Amato, sembra portatrice di buone notizie. Buone notizie ma, a dire il vero, non per tutti, è così, dato che le novità positive riguardano una categoria che spesso è anche odiata, gli operatori italiani. Quelli della finanza. Non si è infatti soliti attribuire a costoro tutti i mali del mondo? Sia come sia, ecco quanto si leggeva. “L’ultimo rapporto Aiaf (associazione italiana degli analisti finanziari) è più che ottimista: il titolo da solo dice tutto, E’ arrivata la ripresa!!!. Tre punti esclamativi. Gli analisti citano i tanti dati positivi delle ultime settimane: l’accelerazione degli ordinativi, il recupero degli indicatori di fiducia, i dati sulle entrate fiscali, il calo della spesa per interessi”. “Gli indicatori che anticipano la dinamica dell’attività produttiva segnalano tutti una ripresa a partire dalla seconda metà del 2013?, scrive l’Aiaf, aggiungendo che “l’importante indice PMI (purchasing manager index) è tornato, per la prima volta dopo due anni, sopra quota 50 punti, livello spartiacque tra la contrazione e l’espansione dell’attività economica”. Quindi siamo appena agli inizi, anzi, prima dell’inizio, sullo spartiacque. Dovremmo attraversare quella linea con decisione. L’ottimismo dei tre punti esclamativi nasce sicuramente anche dal forte desiderio che si passi questa linea, dopo una crisi così lunga. Però, aggiunge l’Aiaf, proprio perché il momento è delicato,

occorre fare attenzione ai fondamentali: non fare aumentare il debito, non varare misure senza coperture (dunque se non si aumenta l’Iva e se si abolisce l’IMU in parte o del tutto bisogna intervenire razionalmente sulla spesa pubblica) e poi il governo deve tenere. “La stabilità del governo – conclude la nota degli analisti finanziari – è una condizione essenziale per evitare che la ripresa venga interrotta in conseguenza di una nuova fase di incertezza politica e fiscale che avrebbe riflessi negativi sulle decisioni di spesa e investimento e sui mercati finanziari”. Già, perché la stabilità, anzi il progresso dei mercati, il loro sviluppo, magari il più lungo possibile, dipende ancora da questo maledetto Finanza: ripresa impiccio che sono i governi. Se cadono, ormai vicina, con un allora la ripresa, ove ci sia, risulta malenon piccolo dettaglio. dettamente compromessa. In special L'indice risale se il maniera i governi democratici, quelli governo tiene. Se al con uno straccio di parlamento, sono i contrario crolla, sono più instabili. Visto che all’opposto ci guai molto seri sono le dittature, come la Cina, dove democrazia e diritti sono visti malissimo (vedi pag. 3) ecco che un governo che si rispetti dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza e dirsi: ora si apre una crisi e la ripresa andrà a rotoli. Non sarà meglio fare l’interesse del Paese, almeno quello degli investitori, degli operatori, come ad esempio avviene in America? Non sarà il paradiso, che tanto in terra non esiste, ma almeno è già qualcosa. Invece no, ci sono degli specializzandi in cadute del governo. Pare che si guadagni bene.

Intervista di Lanfranco Palazzolo Grillini, storico presidente Arcygay, sulla violenza di genere e sulle varie colpe che si celano pericolosamente nella società

Basta con la vecchia cultura

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l maschilismo non si cambia solo con la repressione penale. Lo ha detto alla “Voce” il Presidente onorario dell’Arcigay Franco Grillini. Franco Grillini, in quest’ultimo periodo ci sono state tante polemiche sull’intolleranza omofobica. Nel mezzo di queste polemiche è finito un ex esponente del Partito democratico sardo, Gianluigi Piras, che ha auspicato “Certe frasi, assai lo stupro per l’atleta russa Yelena pericolose, non Isinbayeva dopo sue dichiarazioni devono neppure a favore della legge anti-gay della essere pronunziate. Russia. In genere sono il “Un politico dovrebbe contare fino a frutto di una certa 10 prima di parlare di argomenti così vecchia mentalità” delicati. Piras è uscito di senno. Le affermazioni della Isinbayeva erano oggettivamente gravi, ma nulla giustifica le espressioni utilizzate dall’ex esponente del Pd. Le violenze sulle persone e sulle donne non devono avere mai nessun tipo di giustificazione e non possono essere esibite come vendetta. Si è trattato di un colpo di sole, ma i colpi di sole non avvengono mai a caso. Quando vengono pronunciate

espressioni di quel genere si mette in evidenza un determinato tipo di formazione tipica degli uomini. In molti casi il maschilismo si manifesta in persone dalle quali non ci aspetterebbe mai di sentire certe dichiarazioni. Questo avviene perché la cultura maschilista domina la nostra società. Ed è una cultura che insegna il dominio maschile sul mondo. Il caso di Piras è la dimostrazione eclatante di una situazione di questo tipo. Piras ha fatto bene a lasciare il suo incarico di Presidente del Forum sui diritti in Sardegna”. La ripresa della stagione politica potrebbe portare dei buoni risultati per la legge contro l’omofobia e il femminicidio? “Ormai viviamo in un’epoca politica in cui è chiaro a tutti che dobbiamo adeguarci a quella che – a ragione – viene definita come un’emergenza sociale. Un tempo i delitti passionali venivano relegati in poche righe dai giornali. E la legge li giustificava. Mi riferisco al delitto d’onore. A demolire l’orrore del cosiddetto delitto d’onore non è stato il Parlamento, ma la Corte costituzionale. La stessa violenza sessuale non era considerata un delitto contro la persona, ma un delitto d’onore. Era una mostruosità giuridica inconcepibile che permetteva al cosiddetto Pater familias di picchiare a sangue. Se nel nostro Codice penale c’erano queste norme figuriamoci cosa è rimasto nella mentalità degli italiani. Lo abbiamo visto nel caso di Piras”. Oggi siamo alla fine di questa violenza di genere? “La cultura si sta ribellando a questi abusi. Queste norme che il Parlamento sta studiando sono solo norme repressive. Il mondo non si cambia aumentando la repressione e la galera. La misura restrittiva non basta da sola. Bisogna cambiare la mentalità e la cultura maschilista. Il violento deve essere curato con una terapia. Ci vuole anche questo”.

LAVORO: ASSUNTI 120 MILA UNDER -30 NEL 2013

fatti e fattacci

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uel Commissario tecnico è disperato. La sconfitta della Nazionale italiana alla vigilia di Ferragosto contro l’Argentina ha lasciato i tifosi italiani nello sconforto. La sconfitta contro la squadra di Papa Francesco ha lasciato l’amaro in bocca soprattutto all’allenatore azzurro Cesare Prandelli. Per cercare di calmare la piazza, il c.t. degli azzurri ha fatto la stessa mossa disperata che fece Ferruccio Valcareggi alla vigilia dei mondiali di calcio del 1974 in Germania Ovest, quando decise di puntare sullo stesso blocco che era arrivato alla finale di Città del Messico. Si tratta anche dello stesso errore commesso da Enzo Bearzot ai Mondiali del 1986, quando decise di portare – guarda caso ancora in Messico - la stessa band che gli fece vincere i mondiali in Spagna. Ma la storia del calcio non si ripete. Come era prevedibile dopo la vittoria del 2006 in Germania,a portare l’Italia in rovina ai mondiali del Sudafrica ci ha pensato Marcello Lippi. E lui si è ben guardato dal riproporre lo schema ValcareggiBeaarzot. Prandelli è stato chiamato a voltare pagina. E allora, per evitare qualche critica pesante, ancor prima di qualificarsi per i mondiali del prossimo anno in Brasile annuncia che potrebbe convocare non solo Francesco Totti, ma anche Alex Del Piero. può sognare il Mondiale. Prandelli assicura che non guarderà la carta d’identità quando dovrà decide-

re. “Tutti devono pensare di poter fare il Mondiale. Fra la fine di marzo e aprile cercheremo di capire quelli che avranno la condizione migliore”, spiega Prandelli, che fra i papabili cita “Totti, Di Natale...ci mettiamo anche Del Piero. La spedizione in Brasile mi auguro che farà il massimo, quindi bisogna andare con i giocatori migliori. Non devo programmare in quel momento, ma allestire la squadra più forte in assoluto. Seguiremo tutti quelli che possono fare la differenza. Io ho detto Del Piero perché ha grande entusiasmo e voglia di fare. E dobbiamo seguire anche Antonio Cassano: con noi ha fatto un Europeo straordinario, se farà una stagione stratosferica a Parma e troverà una condizione incredibile lo prenderemo sicuramente in seria considerazione”. Questo significa che il C.t. vuole motivare i giocatori che ha utilizzato finora e cercare di motivare quelli fuori dal giro. Ma c’era bisogno di questa dichiarazione? E visto che Prandelli ha ricordato a tutti – soprattutto all’indomani della sconfitta contro l’Argentina – che la qualificazione in Brasile deve ancora essere raggiunta, ha dato una mazzata a quei giovani che si aspettano un posto sicuro in vista della competizione del prossimo anno. L’annuncio della convocazione di Totti e di Del Piero è una bocciatura dei nuovi talenti e del buon senso che dovrebbe guidare le dichiarazioni del commissario tecnico degli azzurri.

Dall’indagine Excelsior diffusa al Meeting e realizzata da Unioncamere e ministero del Lavoro prima dell’entrata in vigore delle nuove norme che incentivano l’assunzione dei giovani emerge che nel 2013 le imprese del settore privato hanno programmato l’assunzione di oltre 120 mila giovani con meno di 30 anni, un numero pari al 32,8% di tutte le assunzioni non stagionali previste quest’anno dalle imprese delle industrie e dei servizi.

BORSA: EUROPA DEBOLE, MADRID -2,3% Borse europee deboli a metà seduta, con Madrid (-2,36%) fanalino di coda dietro a Milano (-1,47%), Parigi (1,34%) e Francoforte (-0,98%). Più cauta invece Londra (-0,57%). Contrastati i futures Usa. Il rialzo dello spread pesa sui bancari spagnoli Banco Popular (-9%), Sabadell (-6,87%), Caixabank (-5,34%) e Bankia (-5,49%). Giù Mps (-3,49%), Mediobanca (-3,17%) e Banco Popolare (-2,42%) a Milano.

primo piano

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e authority Usa hanno ripreso ad applicare il Foreign Corrupt Practices Act, la legge del 1977 che stabilisce regole severe contro il pagamento di tangenti all’estero. Nel mirino JP Morgan Chase accusata di assumere i figli di gerarchi della nomenclatura cinese, per ottenere lucrosi contratti con aziende di Stato nella Repubblica Popolare. Dal momento delle assunzioni dei rampolli del partito comunista, JP Morgan Chase si è vista spianati davanti i cancelli di China Everbright, incluso un ruolo di consulenza per il collocamento in Borsa di una filiale. I nipotini di Mao sono al servizio del capitalismo finanziario e contribuiscono al suo successo, e si sapeva.Volete impedirlo? Rivolgetevi alle autorità di controllo del mercato statunitensi.

&

a n a l i s i

Boldrini convoca Baldelli imita

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erché avete riaperto la Camera dei deputati il 20 agosto? Un tempo, quando il paese viveva una grave crisi politica ed istituzionale ben peggiore dell’attuale i radicali scendevano in piazza per chiedere la riapertura dell’assemblea di Montecitorio. Naturalmente, nonostante il trambusto politico, la Camera restava chiusa e i radicali guadagnavano una marea di voti togliendoli al Partito comunista italiano che se la spassava. Un volta le cose andavano così. Questa polemica è tornata in questi LA VOCE REPUBBLICANA Fondata nel 1921 Francesco Nucara Direttore Giancarlo Camerucci Vicedirettore responsabile Iscritta al numero 1202 del registro stampa del Tribunale di Roma - Registrata quale giornale murale al Tribunale di Roma con decreto 4107 del 10 novembre 1954/1981. Nuove Politiche Editoriali, Società cooperativa giornalistica - Sede Legale - Roma - Corso Vittorio Emanuele II, 326. Amministratore Unico: Dott. Giancarlo Camerucci Direzione e Redazione: Roma - Corso Vittorio Emanuele II, 326 Tel. 06/6865824-6893448 - fax. 06/68210234 - Amministrazione: 06/6833852 Progetto grafico e impaginazione: Sacco A. & Bernardini.

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ultimi anni di crisi economica. Due anni fa, Montecitorio rimase aperta per gran parte del mese di agosto. E quest’anno è tornata la polemica sulle lunghe ferie dei deputati. A questa polemica non poteva restare indifferente la Presidentessa della Camera Laura Boldrini che ha convocato la Camera dei deputati. La terza carica dello Stato ha convocato tutti i deputati ieri, martedì 20 agosto, con un solo punto all’ordine del giorno: “Comunicazioni de Presidente”. Per la giornata di ieri non erano previste votazioni in aula. La vicenda ha assunto la piega di uno scontro personale tra Laura Boldrini e i deputati, nell’imbarazzato silenzio del Pd. La modalità della convocazione sa molto di Consiglio di Amministrazione convocato in tutta fretta per una materia così importante delicata che non si vuole fare sapere a nessuno di cosa si tratti. Lo si può solo immaginare: qualcosa per dire che i deputati dovranno esaminare il decreto legge sul “femminicidio” e rimandare tutti in vacanza, con appuntamento al 6 settembre. I più arrabbiati nei confronti della Presidente della Camera sono i deputati del Movimento 5 stelle che avrebbero compreso l’intento propagandistico della mossa della terza carica dello Stato che vuole riaprire la Camera solo per dire che la legge sul femminicidio è importantissima. Ma questo lo avevano capito tutti. E visto che non è nemmeno prevista una conferenza dei capigruppo, è chiaro che il copione della giornata è già stato scritto. Dall’ufficio stampa di Laura Boldrini si risponde a queste polemiche osservando che le comunicazioni del Presidente sono un atto dovuto. La verità è che – a parte Sinistra ecologia e libertà – molti ce l’hanno con la Boldrini. E perché? Se un esponente politico come Simone Baldelli arriva ad imitarla e a prenderla pubblicamente per i fondelli con tanto di parruccone, questo significa che il rispetto per le istituzioni è arrivato sotto-zero. O meglio: questo significa che il rispetto per le istituzioni è arrivato sotto-zero?

c o m m e n t i

Caos egiziano responsabilità Ue

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uella crisi era prevedibile? In queste settimane le diplomazie europee sono state pesantemente accusate di aver fatto di tutto per ignorare il peggioramento della crisi politica e istituzionale in Egitto. Eppure, le potenze europee e gli Stati Uniti avrebbero avuto un certo margine per poter intervenire attraverso i mezzi della diplomazia. E ad essere la leader di questa politica avrebbe dovuto essere il nostro paese. Tutti ricordano che il nostro ministro degli Esteri Emma Bonino ha vissuto per mesi in Egitto e conosce molto bene la situazione di quel paese. Se si osservano con attenzione i fatti accaduti tra marzo e giugno in Egitto si scopre che il destino di questo paese è stato scritto dall’indifferenza dell’occidente. Ma andiamo per tappe cercando di ricostruire quello che è accaduto in questo paese: alla fine di marzo la Corte d’appello del Cairo ha annullato la decisione di sostituire il Procuratore generale adottata nel novembre 2012 dal presidente Morsi, dando ragione alle opposizioni, ed entrando in conflitto con i Fratelli Musulmani, che sostengono strenuamente colui che aveva preso il posto di Mahmoud; ovvero Talaat Abdallah. Pochi giorni dopo, in un Egitto agitato anche da preoccupazioni per la libertà di espressione, accentuate dall’arresto del comico televisivo Bassem Yussef per offese al presidente Morsi, tornava anche a scorrere il sangue fra copti e musulmani, stavolta nella piccola città di Khusus, nei pressi della capitale, dove per futili motivi scoppiavano gravi scontri interreligiosi con la morte di quattro cristiano-copti e di un musulmano (5 aprile): il 7 aprile nuovi scontri si verificavano, in occasione dei funerali al Cairo dei quattro cristiani, davanti alla cattedrale di San Marco, registrando una nuova vittima e un’ottantina di feriti. Nei giorni successivi, il presidente Morsi ha dovuto far fronte al sequestro di una settimana di sette agenti della sicurezza, avvenuto nel Sinai, per ottenere il rilascio di sei islamisti detenuti con l’accusa di aver assaltato un posto di guardia egiziano uccidendo sei poliziotti.

Come sempre, il confronto con gli islamisti è per i Fratelli musulmani al tempo stesso stimolante e rischioso, così come il rapporto dell’Egitto con Gaza – che, a fronte della riapertura del valico di Rafah, si è vista distruggere quasi trecento tunnel sotterranei di collegamento con il territorio egiziano per rifornimenti di vario tipo. I sette agenti sono comunque tornati in libertà il 22 maggio. All’inizio di giugno si è avuto un ennesimo scontro tra potere giudiziario e potere politico nell’Egitto dei Fratelli Musulmani: infatti la Corte costituzionale ha di fatto dichiarato l’illegalità del Consiglio consultivo (Shura), il ramo superstite del Parlamento dopo che un anno prima la medesima Corte aveva annullato la legge elettorale per l’Assemblea del popolo (la Camera bassa). Il Consiglio consultivo, teoricamente privo di poteri legislativi, è stato tuttavia messo in condizione di esercitarli dopo lo scioglimento dell’Assemblea del popolo: viene accusato dagli ambienti laici di essere sotto il dominio dei Fratelli Musulmani e dei movimenti salafiti. Da ultimo, aveva destato allarme proprio negli ambienti giudiziari il progetto legislativo di un massiccio turn-over di magistrati, che evidenziava la volontà di far affluire in magistratura un gran numero di islamisti. Ma non basta. Inoltre, la Corte costituzionale – sempre in quei giorni - aveva stabilito che l’Assemblea costituente, che aveva redatto il testo costituzionale sottoposto a referendum nello scorso dicembre, era stata anch’essa formata sulla base di principi incostituzionali. Ed è in questa situazione che è maturata la “riscossa” dei militari. Questo mix di pericolose rotture istituzionali è passato senza che vi fosse un intervento autorevole in grado di fermare questo dramma. Perché questo non è accaduto? La domanda resta ancora senza risposta. E su questo l’Unione europea ha una grande responsabilità.

Brasile: i ribelli della classe media

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alla fine della Confederation cup sembrava che le proteste di piazza che avevano messo in crisi il

governo brasiliano di sinistra fossero finite. Ma il 17 agosto scorso i manifestanti sono tornati in piazza contro i governi regionali a Rio de Janeiro e San Paolo. La reazione della polizia è stata durissima ed è stata accusata di aver reagito con brutalità. A San Paolo, alcuni manifestanti hanno fatto irruzione nelle sedi della Camera municipale e dell’Assemblea legislativa. In Europa molti fanno ancora fatica nel capire le ragioni di questa crisi. Non c’è dubbio che il Brasile vive da alcuni anni una fase di grande espansione produttiva, rallentata negli ultimi due anni dagli effetti della crisi economica internazionale e dai provvedimenti del governo di sinistra volti a tenere sotto controllo l’inflazione. La crescita è stata calcolata intorno al 2,7% nel 2011 ed all’1,3% nel 2012 (ma nel 2010 il PIL era cresciuto del 7,5 per cento). La congiuntura, almeno fino a qualche settimana fa, era molto positiva anche sotto il profilo sociale, poiché il tasso di disoccupazione era giunto ai minimi storici e anche la diseguaglianza nella distribuzione del reddito è diminuita progressivamente negli ultimi 14 anni. Il Brasile è una delle economie più dinamiche a livello globale e, oltre ad essere uno dei cinque paesi emergenti a maggiore crescita economica (BRICS), si colloca dal 2011 al sesto posto nella classifica mondiale delle potenze economiche, dopo aver scavalcato il Regno Unito. E’, tra i BRICS, il paese che più si avvicina alle democrazie occidentali, avendo adottato da anni un modello di sviluppo che coniuga le regole di mercato con le politiche di contrasto alla povertà. Il dilagare delle contestazioni che hanno portato in strada centinaia di migliaia di persone a partire dall’inizio del mese di giugno, ha colto di sorpresa il governo di Dilma Roussef. Chi protesta? La classe media. E’ proprio la classe media ad essere maggiormente scesa in piazza nelle ultime settimane: è stato stimato che a San Paolo il 75% dei contestatori possiede una laurea, una percentuale di gran lunga superiore alla media nazionale.


Mercoledì 21 agosto 2013

il Paese L’AFFAIRE POPESCU Ha avvelenato la moglie con un forte insetticida agricolo e poi, nello stesso modo, si è suicidato. Lui è un uomo di 69 anni, pensionato. La donna è ricoverata all’ospedale in gravi condizioni, ma non in pericolo di vita. È accaduto nella periferia di Castelnovo di Sotto, in provincia di Reggio Emilia. Si è conclusa con un congelamento di fatto dei conti correnti e del testamento l’udienza al tribunale civile di Brescia sull’eredità di don Giulio Gatteri, il defunto parroco di San Sebastiano (Lumezzane) che ha lasciato tutto alla propria collaboratrice domestica (800 mila euro). Le parti, da un lato la parrocchia, dall’altro lei, la 52enne moldava Valentina Popescu, sono arrivate ad una sorta di moratoria volontaria affinché possano essere effettuate le verifiche sui conti correnti. Non c’è alcuna volontà, assicurano dalla parrocchia bresciana, di impugnare il testamento. “Non sapevo niente, ho saputo quando hanno aperto il testamento”. Questo ha detto Valentina Popescu dopo essere comparsa in udienza davanti al giudice del Tribunale civile di Brescia, accompagnata dal proprio legale. Quando ha saputo del lascito “ho iniziato a piangere e mi sono chiesta perchè. L’ultima cosa a cui penso sono i soldi”. La gente dice “che devo vergognarmi, ma non so di che cosa. Non ho fatto niente - ha detto la signora Valentina -. Il mio lavoro onesto l’ho fatto fino alla fine”. E a chi le chiede cosa vuole rispondere a chi insinua che lei abbia circuito don Giulio, lei dice “non rispondo niente, sto zitta e lascio che lo pensino”. Il responsabile amministrativo della diocesi, Gian Pietro Girelli, ha però spiegato che sul conto di don Giulio sarebbero transitati, sei giorni prima che lui morisse (l’aprile scorso) 320 mila euro dal conto corrente della parrocchia. Sono questi i soldi delle offerte e la parrocchia della Val Trompia ne sarebbe la legittima proprietaria. Il resto, poi, cioè quel che manca ad arrivare agli 800 mila euro di cui si parla, “se è frutto del lavoro di don Giulio o di eredità di famiglia, beh poi con i soldi ciascuno fa quello che vuole”. L’udienza è stata poi rinviata a novembre. Una bellissima storia di provincia, cioè sarebbe il cosiddetto affaire Popescu.

LA VOCE REPUBBLICANA

terza pagina

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Regalo estivo: per i tipi di Guanda la traduzione di un poemetto di Thomas Bernhard, titolo “Ave Virgilio”

Un’opera non rinnegata dal famoso scrittore naturalizzato austriaco. Ovvio il raffronto con l’opera romanzesca di uno dei più noti narratori del Novecento

Il mondo è sfuggente? C’è chi ha cercato di immobilizzare l’istante con i versi di Francesco Bernardini

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uel Thomas Bernhard, in fondo “amico”, che sempre emerge dalle sue prove in prosa che possono avvalersi del sostegno di ammiratori appassionati, e questo da lunghi anni. Quello scrittore amarissimo. E grottesco. E impietoso. E distruttivo. A parte verso se stesso, soprattutto nei confronti di una terra, l’Austria, che considera il ricettacolo di ogni nefandezza, avendo dato il “la” ad una generazione molto rappresentata sul palcoscenico (ma poco da noi) e caratterizzata dal crisma del conato di vomito verso la patria (è sempre l’Austria, ovviamente) ove il chiuso un po’ buio del nucleo familiare non è poi troppo diverso da una sorta di esterna rispettabilità che in realtà è collassata da tempo mettendo semplicemente in evidenza quelle rovine di cui Bernhard è stato il messaggero descrittore in anticipo sui tempi. Siamo partiti dalla qualità più note di uno scrittore famoso per sottolineare come non tutto il suo percorso sia in realtà omogeneo. E per volontà dello stesso. Si potrebbe cadere facilmente in confusione sfogliando “Ave Virgilo. Carme”, una sorta di poemetto lungo un volume (come certe cose di Handke o, per stare più sull’attuale, del tedesco Durs Grunbein) in circolazione in queste ultime settimane (Guanda, pp. 85, euro 10,50, traduzione di Anna Maria Carpi). Nel risvolto di copertina, uno sbrigativo Valerio Magrelli la butta sul sintetico, ovviamente centrando il dispositivo nel quale “Ave Virgilio” si incardina (ma non con assoluta scioltezza, è ben dirlo): “Riflessione teorica e concrezione corporea, teologia negativa e ossessione materica, proiezione simbolica e decor regionalistico convergono nella stesura di un manufatto nero e oracolare”. Qualche divinità un poco esasperata pare scuotere il vate che talvolta procede con tecnica di ammasso alla Pound, ricordandosi però, nei ringraziamenti a chi ebbe modo di ispirarlo, soprattutto di Eliot e del “Waste Land”. Forse il nostro, distratto un momento dallo sparlare degli austriaci, parrebbe adottare qualche non ben precisato registro che tende al sublime, all’invocazione. Certo, la richiesta purificazione implica anche la compromissione, l’abbandono della postazione da dove si esercita il comando. Ma sarà di sicuro a fin di bene, al fine di conseguire un più elevato metro di giudizio. “Dove in questo gelo mi udisti... / dove introdussi io nomi e contronomi / nella storia, in questo discorso / di povertà, mio spettro... La mia parola scelse / pecore, porci, abbatté manzi pregni, / bevve dalla groppa della vacca... / in millenari libri l’aratro di mio padre sfigurò le costellazioni”. Toni epi-

cizzanti. E non solo Virgilio che pare già massacrato di ironie posto dov’è posto, ma vaghe reminiscenze ovidiane, omeriche, da antica Grecia delocalizzata, giunta in lande montuose e fredde. Col

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C’è cantore e cantore...

erto, dai cantori fra due secoli della fine dell’Austria e le invettive di un Bernhard, di strada ne passa, e parecchia. “L’Austria non è altro che un palcoscenico sul quale tutto è depravato deteriorato e decomposto, (...) sei milioni e mezzo di dementi nonché pazzi furiosi che ininterrottamente gridano a squarciagola reclamando un regista. E il regista verrà per spintonarli definitivamente nel baratro”. La frase è tratta da un’opera teatrale di Bernhard, “Piazza degli eroi”. Lo scrittore non retrocede di un millimetro dalla considerazione che ha per Austria e austriaci, visti come bimbi mentecatti alla ricerca di un duce, di un burattinaio che possa metterli in movimento. Da soli non sanno nemmeno quello che fanno o dove siano. Tutti, interclassisticamente parlando, sono alla ricerca di un dittatore, dell’uomo forte, poiché la sconcezza vera, l’orrore delle storia, alberga esattamente nella loro testa. Chissà se il Bernhard nazionalizzato austriaco, nato per caso in Olanda, si sente protetto, per via del luogo di nascita - oggi l’avveniristica Rotterdam - dalla demenza che circola per quelle lande di idiozia acuta, cui nessuna medicina o trattamento potranno porre fine. Lì, in Austria, la storia gode di una proprietà, la capacità di fermarsi. Anche il Bernhard bambino, quello dell’asilo o delle elementari, come lo stesso racconta in modo tragicomico, era obbligato a mandar giù e poi ricantare quell’armamentario nazista e cristiano. Due grandi eroi, il Cristo e Hitler, coniugati da cosa, da quale meccanismo? Non chiedetelo ovviamente a Th. Bernhard, perché non lo sa e non l’ha mai saputo. Ha solo subìto. Certo, a ben guardare ci sono tutti gli altri scrittori mitteleuropei, scrittori imperiali. Tutti, forse con l’eccezione più o meno velata di uno Schnitzler, hanno nutrito uno certa nostalgia per quell’impero che opprimeva e al contempo “tranquillizzava”. Tranquillo Zweig, tranquillo financo Roth, sebbene appassionato contestatore e scrittore vagante scosso da mille sottili struggimenti. E Musil, ad esempio? Non lo si può certo trascurare, nonostante una più che sottile ironia al fondo tragicamente nera guidi i suoi passi e gli faccia scrivere una sorta di grande enciclopedia non compiuta della decadenza. Da tutti avvertita e da tutti inevitabilmente subìta in ipnosi, come fosse un gravame da accettare per fatale svolgersi del destino. Poi giunsero Bernhard e l’indignazione tutta sua a rimettere in riga le cose. Eppure c’è oggi chi tende a considerarlo come l’ultima appendice dell’indicibile, l’unico che di quell’indicibile abbia avuto il coraggio di sollevare il velo. Metteteci accanto la Jelinek, quella de “La pianista”, premio Nobel, e avrete una coppia di sublimi e affaccendatissimi distruttori. (f. be.)

freddo, per l’appunto, che si riaffaccia. Qui ha nome “gelo” ed lo stesso un prodotto bernhardiano, il Bernhard della prosa, dell’autobiografia. Che si vede, nel caso, come figura vagante in un universo straniante, bizzarro, addirittura stracolmo di cose e genti fino alla saturazione. Anche la geografia si allunga e si accorcia, a piacimento, come a voler esaltare una sorta di fiction tutta sui generis insita nel verso. E’ con quella che in poche righe si passa da un punto all’altro. Roma, Catania, Siracusa, la Calabria, Taormina, il febbraio tropicale, in un riassunto quasi tipico del tragitto d’iniziazione, del percorso obbligato per divenire veri uomini del nord combusti dalle fiamme intense del mezzogiorno. Non ha rifiutato, nel regno del “dopo”, questo poemetto, Bernahrd, dichiarando che

Thomas Bernhard

avrebbe potuto distruggerlo ma non lo fece poiché per qualche ragione rifletteva con precisione il suo stato d’animo. Si era alla fine dei Cinquanta e quella testa in ebollizione era attraversata dalla geografia della compresenza, a partire da un Londra che mai riesce ad essere eliotiana nel mood, ma che di Eliot forse ama la faccia dura delle cose e delle istantanee che congelano la minutaglia dello straziante agire quotidiano. “Dove ho messo il biglietto della nave... / uomo nero, / ce l’hai tu il mio biglietto... // chi come me è solo nella pioggia / a Piccadilly Circus / non può dire sì al mondo // ma nemmeno di NO...”. “Così la sua voce del lutto - annota Magrelli - attraversa la realtà creaturale in tutto il suo orrore, fino a produrre, nel cerchio di poche pagine, un’esperienza poetica fra le più originali e convulse del secondo Novecento”. Con una precisazione che ci sentiamo di aggiungere. Vale a dire che non si può di colpo separare il Bernhard dei romanzi e racconti da quello del corpus poetico, non fosse che per l’affetto e il rispetto che si porta al primo. Se poi il fedele seguace volesse fare per bene i compiti a casa, troverà per certo affinità e dissonanze con tutta l’altra abbondante produzione del nostro. E poi non è nemmeno raffronto vietato, visto che Bernhard, come si è detto, ha autorizzato la libera circolazione del volumetto, al contrario di quanto ha fatto, limitatamente all’Austria, per un numero notevole di sue opere. E pensare che lo scrittore è nato in Olanda. Ma fu l’Austria a farlo crescere massacrandolo: questo paese nazista e cristiano, con i suoi eroi insopportabili, come del resto l’autore non si stanca di ribadire in numerosi luoghi della sua opera.

z i b a l d o n e

Omofobia: ma quanto ci faranno aspettare?

L

a legge contro l’omofobia è un dovere di questo Parlamento. La nostra legislazione non può permettersi di mantenere una situazione simile a quella dell’Italia degli anni ’60 col delitto d’onore contro le donne. Oggi l’omofobia deve essere sconfitta anche se, da solo, il codice penale non può cambiare una mentalità da paese che sostiene l’integralismo sessuale eterosessuale. Per capire come potrebbe cambiare la legge è bene dare un’occhiata al lavoro che si è svolto in Commissione Giustizia della Camera dei deputati. Il testo unificato elaborato dalla Commissione Giustizia, al comma 1, novella l’articolo 3 della legge 654/1975, inserendo tra le condotte di istigazione, violenza e associazione finalizzata alla discriminazione anche quelle fondate sull’omofobia o sulla transfobia.

assistenza - ad organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi aventi tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi fondati sull’omofobia o transfobia. Tali formazioni sono espressamente vietate dalla legge. La pena per coloro che le promuovono o dirigono è la reclusione da 1 a 6 anni. I commi 2 e 3 dell’articolo 1 novellano la citata legge Mancino (L. 205/1993), aggiungendo la discriminazione fondata sull’omofobia o transfobia nel titolo del provvedimento e nella rubrica dell’articolo 1. Come accennato, la legge 205/1993, all’art. 1, comma 1, ha sostituito proprio l’art. 3 della legge 654/1975. L’intervento sulla rubrica dell’articolo 1 della “legge Mancino” chiarisce adesso che sono applicate anche ai condannati a seguito di condotta fondata sull’omofobia o transfobia le pene accessorie previste dalla stessa legge. Si tratta dell’obbligo di prestare un’attività non retribuita a favore della collettività, dell’obbligo di permanenza in casa entro orari determinati; della sospensione della patente di guida o del passaporto, nonché del divieto di detenere armi e di partecipare, in qualsiasi forma, ad attività di propaganda elettorale. Come si può constatare si tratta di pene durissime che non mancheranno di provocare imboscate in aula. Il Governo ha puntato molto su questa legge e lo si è visto prima della pausa estiva. Tuttavia si ha motivo di ritenere che non mancheranno polemiche quando la discussione sul provvedimento entrerà nel vivo perché non tutti apprezzeranno il fatto che.... etc. etc...

Germania: elezioni senza troppe tensioni

U

Conseguentemente, il provvedimento punisce queste fattispecie di reato: con la reclusione fino a un anno e 6 mesi o la multa fino a 6.000 euro chi “istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi” fondati sull’omofobia o transfobia. L’inserimento delle parole “o fondati sull’omofobia o trans fobia” al termine della lettera a) interessa pertanto l’ipotesi dell’istigazione o commissione di atti di discriminazione, mentre non interessa la fattispecie di “propaganda” di idee fondate sulla omofobia o transfobia, contenuta nella prima parte della disposizione; con la reclusione da 6 mesi a 4 anni chi in qualsiasi modo “istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi” fondati sull’omofobia o transfobia; con la reclusione da 6 mesi a 4 anni chiunque partecipa - o presta

na bella nota di Bruno Simili su “il Mulino” on line ci illustra lo stato dei lavori per quanto riguarda le prossime elezioni in Germania. La descrizione per dire la verità è identica al clima che vedemmo di persona durante le scorse elezioni a Berlino. Manifesti ordinatamente appesi che non sfigurano il volto delle città, ma in sostanza dei cartelli attaccati in maniera meno invasiva possibile, questa è la regola punto e basta. I vari cartelli non sono sfregiati delle avverse fazioni e il clima è quello di una gentilezza che a noi italiani appare sinceramente sospetta. Ma c’è poco da sospettare. Così funziona il mondo in quelle zone. “In Germania - annota Simili - Ferragosto è un giorno come un altro. Le scuole, che in alcuni Länder sono riprese già il 5 agosto, restano aperte regolarmente e non c’è aria di vacanza. La cancelliera Angela Merkel le sue ferie le ha finite da diversi giorni. Dopo essersi fatta riprendere con il marito a passeggio in alta quota è al lavoro nel pieno della campagna elettorale, in vista del voto per il rinnovo del

Bundestag (il 22 settembre). Anche durante la sua visita a Lubecca del 15 agosto è parsa sicurissima del vantaggio che le viene accreditato, basato in gran parte sulla sua straordinaria capacità di presentarsi nei confronti dei propri connazionali come la migliore protettrice degli interessi di un Paese che appare a molti circondato da antipatia e in alcuni casi vera e propria ostilità”. Beh, quando si funziona col principio “mors tua vita mea”, non è difficile essere odiati da tutti gli latri, da tutti coloro che premono ai confini o alzano la testa per vedere le cose come vanno. “Vi chiedo di votarmi perché vorrei continuare a essere la vostra Cancelliera”. Questo ha detto Merkel in chiusura di comizio. Merkel, la magica regina della Germania, come alcuni hanno definito l’attuale Kanzlerin, “sembra essere a suo agio anche in una città tradizionalmente socialdemocratica come Lubecca, patria non solo di Thomas Mann, ma anche di quel Willy Brandt cui sta per essere intestato il nuovo e assai discusso aeroporto della capitale Berlino. Sarà dunque interessante vedere il risultato che Peer Steinbrück, leader dei socialisti, riuscirà a raccogliere in particolare nella città anseatica”. Cosa altro dire della compostezza della competizione? Che quello che si vede, è, senza dubbio. Inoltre, si

legge ancora, “molti temi sono comuni, soprattutto tra Spd e Cdu: la questione energetica (che ovviamente è sempre uno degli argomenti più cari ai Grünen (dati ormai stabilmente

sopra al 15%), la famiglia (e qui il populismo, quello vero, si spreca), il lavoro. Certo, Merkel nei suoi discorsi mette l’accento sul fatto che alla fine ‘sono poi gli imprenditori che creano posti di lavoro’, mentre Steinbrück sembra ancora ricordarsi che il suo partito ha origine in un partito dei lavoratori. E a sinistra si scivola facilmente nella retorica rivoluzionario, tanto da arrivare a citare Marx e le sue locomotive (Revolutionen sind die Lokomotiven der Geschichte)”. Tutto qui, insomma, e non è poco. Cosa resta da dire? Che magari i sondaggi potrebbero sbagliarsi, che il riso pacato potrebbe svanire dal volto della cancelliera. Detto altrimenti, “al voto tedesco manca poco più di un mese. Ed è un appuntamento straordinariamente europeo, dalla rilevanza che va ben al di fuori dei confini della grande Germania; al quale, di conseguenza, occorrerebbe guardare con molta più attenzione di quella che tradizionalmente si riserva agli appuntamenti elettorali dei nostri cugini europei. Del resto, anche in Germania, i sondaggi non sono infallibili, e in molti consigliano di aspettare prima di dare per scontato l’esito del voto”.

Cina: il manuale del bravo suddito

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ultima grande pensata di alto livello dei capoccioni cinesi del Partito. Ci sono alcune idee tipiche delle società occidentali che minacciano la società cinese. Ci sono molti pericoli. “La democrazia costituzionale”, “l’universalità dei diritti umani”, “l’indipendenza dei media”, “l’idea di partecipazione”, “il liberismo sfrenato” e “le critiche nichiliste al passato del Pcc”. In un documento si legge che “le forze ostili dell’Occidente verso la Cina e i dissidenti nel Paese si stanno costantemente infiltrando nella sfera ideologica”. Il memo non è stato diffuso al di fuori del partito ma è stato reso noto dal “New York Times”. Un documento di questo livello deve avere l’approvazione della segreteria del partito, e quindi del presidente Xi in persona. Liberismo? Sfrenato? Colpisce soprattutto la critica contro il liberismo, visto che la Cina ha basato la sua imponente crescita economica proprio sul liberismo sfrenato. Forse bisogna leggere. No al liberismo senza braccio armato. Una cosa che in Cina è garantita (il braccio armato). Per il resto gli utili sistemi repressivi anticipano le risposte alle piaghe contenute nel rapporto che, diciamolo francamente, non brilla per originalità, ma comunque fa spavento. A cosa serva che i punti vengano approvati quando sono già operativi, non si sa. Misteri cinesi.


4 LA VOCE REPUBBLICANA

Mercoledì 21 agosto 2013

Reggio C., commissariata la direzione provinciale dei repubblicani Nucara nomina Raffa quale nuovo reggente del Pri fino alla data prevista per il Congresso

Futuro dell’Italia: i Consorzi indicano oggi una nuova rotta

L’Assemblea dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni si è tenuta a Roma

Quel pericoloso stato di eccessiva confusione Serve un new deal per il nostro territorio

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uovo terremoto in casa Pri. Nella giornata di ieri, il segretario nazionale dell’Edera, Francesco Nucara, ha commissariato la direzione provinciale dei repubblicani reggini e nominato Paolo Raffa, segretario uscente, quale nuovo reggente del partito fino al congresso straordinario da tenere prima di quello nazionale. Sul banco degli imputati, dopo gli scontri delle settimane passate, c’è soprattutto il segretario organizzativo, nonché dirigente nazionale dell’Edera, Paolo Ferrara che nei mesi scorsi ha costituito un movimento, “liberi di ricominciare”, contrario alla legge, così come predisposta, sullo scioglimento delle amministrazioni locali. “Il segretario del Partito Repubblicano Italiano – si legge in una nota stampa dell’Edera - dopo avere constatato l’assoluta carenza organizzativa relativa alle iniziative politiche repubblicane, considera tuttavia l’efficienza dimostrata per la costituzione e lo sviluppo di altre associazioni o movimenti; questi però, pur non confliggendo statutariamente con gli obiettivi politici del Pri – la stoccata - determinano uno stato di confusione. Considerata altresì la totale assenza della segre-

teria amministrativa, anche in questo periodo in cui il segretario nazionale repubblicano si trova a Reggio Calabria per organizzare le

espressi per il commissariamento”. Sia la Direzione che Raffa, erano stati eletti all’unanimità. Poi il nuovo affondo dell’Edera su Ferrara

Giornate Repubblicane che si terranno a fine agosto, e che avranno un respiro politico nazionale, si è giunti alla determinazione di sciogliere la Direzione Provinciale del P.R.I. reggino, sulla base dei poteri conferiti al segretario del P.R.I. dallo Statuto Nazionale”. La reggenza del partito, nell’attesa che si celebri un congresso straordinario, sarà affidata al segretario provinciale uscente, Paolo Raffa “fino alla celebrazione di un congresso straordinario, da ELENCO PAGAMENTO TESSERE PRI 2013 tenersi prima di quello Sez. Pri “Flaminio Prati (Roma), Sez. Pri “F.lli nazionale già previsto Bandiera” San Pietro in Campiano (RA). per ottobre”. Sono pervenute all'Ufficio Amministrazione del PRI verNucara, in sostanza, si samenti di pagamenti tessere di singoli iscritti. E' chiaro che ai fini congressuali l'iscrizione singola schiera dalla parte di non consente la partecipazione ai lavori dell'Assise Raffa. “A questa decisione si è giunti dopo repubblicana. Chi non è nelle condizioni di avere una sezione dovrà un dibattito nella iscriversi a quella territoriale più vicina. Direzione Provinciale, Per ogni ulteriore informazione o chiarimento si prega durante la quale tutti i di rivolgersi all'Ufficio Organizzazione (Maurizio componenti, anche se Sacco) ai seguenti numeri: 338/6234576 in forme diverse- anco334/2832294 - oppure orgpri@yahoo.it ra la nota - si sono

che aveva etichettato il segretario provinciale come “capitano incapace”. “Le scellerate dichiarazioni di questi giorni – chiosa la nota - arrivate da qualche esponente repubblicano che ricopre anche cariche nazionali (Ferrara, ndr) hanno gettato discredito tra le file del Partito in gran parte delle regioni italiane”. Infine anche la presa di posizione sullo scioglimento dei comuni. “Tutte le iniziative organizzate in molti comuni contro lo scioglimento per mafia trovano la Segreteria Nazionale contraria – ancora la nota - nel metodo e nel merito. Il problema esiste, ma va valutato caso per caso. Non si può dare nemmeno lontanamente l’impressione che il Pri difenda, consapevolmente o meno, la mafia”. La “moglie di Cesare” deve essere al di sopra di ogni pur minimo sospetto. “Quotidiano della Calabria”, 19 agosto 2013

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essun vento è favorevole al marinaio, che non sa dove andare: è in questa metafora, lo spirito della relazione del Presidente Anbi., Massimo Gargano, che ha indicato, nella politica italiana ed europea, gli odierni marinai, aprendo i lavori dell’Assemblea dell’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni, tenutasi a Roma.“C’è bisogno di un rinnovato illuminismo come quello che, nel ‘700, seppe aprire nuovi orizzonti all’umanità – ha affermato di fronte ai rappresentanti dei circa 150 Consorzi di bonifica, operanti sul territorio nazionale - L’orizzonte, però, è confuso; eppure c’è chi, nonostante l’ostracismo e le difficoltà frapposti dal potere dominante, sa individuare, in un crescente consenso, un modello di sviluppo, che ha al centro il territorio ed i suoi valoriL’Italia – ha aggiunto con determinazione, riferendosi alla grave congiuntura economica – oggi non è più fondata sul lavoro com’era inteso fino a pochi anni fa, ma potrà tornare ad esserlo, valorizzando qualità, bellezza e cultura: tre elementi distintivi del nostro Paese, forieri di sviluppo ed occupazione; ne è esempio l’agricoltura, l’unico settore produttivo ad evidenziare un andamento positivo. Se questo modello è condiviso, ne devono derivare scelte conseguenti per operare le quali, però, serve una visione illuministica, che torni a porre al centro la persona, la sua felicità, la qualità della vita. Finora, invece, il protagonista di questo processo, cioè il territorio italiano, è stato vittima dell’uomo, che ha saputo trasformare la madre acqua in matrigna, accentuando le conseguenze di cambiamenti climatici, per altro indotti da un supposto progresso, grazie alla confusa, spesso abusiva ed illogica cementificazione del territorio, che continua a consumare centinaia di ettari al giorno. Di fronte a questo scenario, possono bastare i documenti e le direttive europee oppure le dichiarazioni del Governo e le risoluzioni parlamentari? Evidentemente no; è necessario cambiare: serve un new deal per il terri-

Recensione di Stefano Folli del libro di Giancarlo Tartaglia "Francesco Perri, dall'antifascismo alla Repubblica" di prossima uscita. La recensione è apparsa sul "Sole 24 Ore" del 18 agosto. La Storia non è fatta solo dai grandi personaggi. Soprattutto la storia politica di un popolo o di una nazione, è fatta di individui - magari poco noti che hanno offerto energie e ideali alla causa comune. Studiare queste vicende, solo in apparenza minori, significa decifrare la chiave di lettura più profonda di un evento o di un'epoca. La battaglia per la Repubblica, ad esempio, fu tutto tranne che un itinerario lineare. E l'avvento di una nuova classe dirigente, nell'Italia che usciva dalla guerra civile, era il prodotto anche contraddittorio della mescolanza di cuore e ragione. Ecco allora che la biografia di Francesco Perri, un repubblicano intransigente che fu testimone e protagonista di anni intensi, dall'età giolittiana al fascismo, dalla lotta alla dittatura alla ricostruzione democratica, apre uno spaccato di eccezionale rilievo su sessant'anni almeno di storia italiana. L'osservatorio non è quello di un protagonista assoluto, bensì di un osservatore privilegiato, i cui ideali poggiavano su di una solida preparazione economica e sociale (Perri si era formato alla scuola di Einaudi) e la cui penna tagliente e colta era sempre in prima linea: dalle colonne dei fogli di polemica politica e soprattutto, quando le circostanze lo permisero, della "Voce Repubblicana". Si deve a Giancarlo Tartaglia, il direttore della Fnsi che da tempo, nel solco di Giovanni Spadolini, propone lavori di primo piano sulla storia del giornalismo e sulle vicende del movimento repubblicano, l'aver tratto Perri dal relativo oblìo in cui era calato. La biografia è un tassello che aiuta a ricostruire vari aspetti della lunga sfida per la democrazia nel nostro Paese, che si sarebbe voluta innovativa, pragmatica, senza aggettivi, aperta alle correnti più moderne del pensiero economico. Dopo tante traversie Perri si trovò a suo agio nel Pri di Ugo La Malfa. Il che non vuol dire che in Italia si fossero ormai affermati pienamente quegli ideali. L'opera di Tartaglia si giova dell'ampia prefazione di Roberto Balzani, uno dei più intelligenti fra i giovani storici, che spiega con chiarezza come i primi nemici di Perri fossero i fanatici e i populisti, agli antipodi di qualsiasi serio progetto riformatore. Allora come oggi.

torio, di cui i Consorzi di bonifica saranno protagonisti moderni ed orgogliosi, strategici a questo nuovo modello di sviluppo. Sono enti di straordinaria modernità, rispondenti ai nuovi indirizzi europei, come testimoniato anche dalla P.A.C. 2014-2020. Sono esempio di efficienza, concretezza ed innovazione a servizio delle esigenze della collettività: dalla redazione, immediatamente cantierabile, del Piano per la Riduzione del Rischio Idrogeologico a quella del Piano Nazionale degli Invasi, dall’ottimizzazione dell’irrigazione con il sistema esperto Irriframe alla realizzazione del Piano Irriguo Nazionale, dagli interventi per la ricarica delle falde acquifere, al contributo nella produzione di energia rinnovabile, che oggi ha raggiunto i 350 milioni di kilowattora annui grazie a mini-hydro e fotovoltaico.Un obiettivo sarà rappresentare queste eccellenze all’Expo 2015, un percorso per il quale l’Anbi attiverà un gruppo di lavoro nazionale.A fronte di tutto questo – ha concluso di fronte ad un parterre ricco di esponenti del Governo e del Parlamento, rappresentanti di forze politiche, organizzazioni professionali agricole, sindacati, mondo accademico, associazioni ambientaliste, società civile) chiediamo: - alla Società ed ai mass-media di aiutarci nell’affermare una nuova cultura dell’acqua; - alle Regioni di porre attenzione alle scelte, che andranno a determinare con i Piani di Sviluppo Rurale 2014-2020; - al Governo di varare il 2° Piano Irriguo Nazionale, di approvare il Disegno di Legge sul Consumo del Suolo, di procedere alle semplificazioni burocratiche, di adottare e finanziare il Piano per la Riduzione del Rischio Idrogeologico, fondamentale anche per ridurre il divario nella crescita tra Nord e Sud del Paese; - alla Politica di attivare scelte, che consentano ai nostri figli, più in generale all’Italia ed all’Europa, di vivere una nuova stagione dell’essere collettività perché, citando Voltaire, le streghe hanno cessato di esistere, quando si è smesso di bruciarle.”


La Voce Repubblicana del 21 agosto 2013