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QUOTIDIANO DEL PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO - ANNO XCII - N° 176 - SABATO 14 SETTEMBRE 2013 Euro 1,00 NUOVA SERIE POSTE ITALIANE S.P.A. - SPED. IN ABB. POST. - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27.02.2004, N. 46) ART. 1, COMMA 1, DCB (RM)

DEFICIT ECCESSIVO

Chissà se Letta saprà salvare capra e cavolo

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ra che la Bce torna a puntare gli occhi sull’Italia, dove la soglia del deficit sta per varcare quella fatidica del tre per cento, il governo Letta dovrà mettere i piedi per terra. Il suo problema non è la decadenza di Berlusconi, di cui pure si discute appassionatamente, ma le misure economiche da prendere e sulle quali non c’è una particolare visione condivisa. Avevamo notato proprio come a Cernobbio non tra Pd e Pdl, ma tra il premier ed il suo ministro dell’Economia Saccomanni, fossero completamente opposte le reazioni sull’accordo Confindustria Sindacato. D’altra parte la lunga trattativa sull’Imu è stata indicativa e, anche se Renzi ha i suoi disegni strategici, magari non proprio funzionali alla durata del governo, quando dice che non ha capito se l’hanno abolita o se le hanno dato un nome inglese, esprime un dubbio condiviso da milioni di italiani. Poi c’è l’Iva. Il ministro dello sviluppo economico Zanonato ha detto ancora recentemente che il governo sta lavorando per non aumentarla. Che non significa affatto che non la si aumenti, anzi. Soprattutto dopo la presentazione di un programma di assunzioni molto ambizioso nella scuola e magari il vagheggiare persino le Olimpiadi a Roma. Parliamoci chiaro: a detrimento di imposte e investimenti, magari non necessariamente le Olimpiadi, visto il Mezzogiorno, che sarebbe anche una ricetta utile per rilanciare l’economia che in questo momento sta in piedi principalmente per l’export. Ma appena il governo ha messo in piedi un piano ambizioso, che potremmo definire Brunetta – Fassina, per ridare un po’di fiato al Paese, ecco la Banca centrale europea che ci ricorda i nostri vincoli europei, il 3 per cento. E come si fa a rispettare il tre per cento se la

produttività diminuisce, come dicono dell’Italia tutti gli indicatori internazionali, se non aumentando le imposte ulteriormente? Perché di riforme, parliamoci chiaro, non c’è traccia, in questi cento giorni e passa del governo Letta. Monti aveva aperto la stagione del suo governo con una riforma sulla previdenza e una più abborracciata sul mercato del lavoro, seminando un tale panico sociale, da scoraggiare qualsiasi successore, anche il più impavido, figurarsi il misurato Letta. Per cui mantieni l’Imu, aumenta l’Iva, aggiungici una patrimoniale per rispettare il 3 per cento, assisti impotente alla demolizione per via giudiziaria dell’Ilva, altra batosta da mettere in conto che sarà più grave di quello che ancora appare, ed il Paese è soffocato definitivamente. Certo un presidente del consiglio eletto dal popolo, forte di una maggioranza inossidabile, potrebbe andare a sbattere i pugni sul tavolo di Draghi, della Merkel e dire loro che hanno stufato con le loro regole stabilite al tempo della guerra fredda, che il mondo è cambiato, che tanto vale tornare a battere moneta. Ma non è questa la situazione di Letta, addirittura candidato a sostegno del governo Bersani. In queste condizioni di comprensibile imbarazzo, l’unica carta da tentare per provare a salvare capra e cavoli ( il rispetto dei parametri e la timida ripresina rilevata da Confindustria) è sgravarsi dai costi dello Stato. Non stiamo nemmeno a dire i tagli alla spesa, perché questa è già aumentata. Restano le dismissioni pubbliche e non c’è settore strategico che tenga. Ahinoi, in queste condizioni, bisogna privatizzare. Solo che per riuscirvi ci vorrebbe almeno un liberale al governo, quando vediamo solo socialisti ed ex democristiani.

Dopo la Bce, la Commissione europea Troppe turbolenze politiche

L’Italia è tornata nel mirino D

opo l’allarme deficit lanciato dalla Bce, sull’Italia è caduto il monito dell’Unione europea attraverso le parole del commissario Olli Rehn: “gli ultimi dati economici dell’Italia non sono buoni”. E’ giù riserve e suggerimenti: ha “avuto alcune turbolenze politiche”, ora “si concentri sulle riforme economiche”. Perché per la ripresa “è essenziale la stabilità”. A preoccupare i partner europei sono i dati relativi all’economia, nel secondo trimestre in calo dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti. E’ questo il clima in cui il Tesoro dovrebbe decidere se il taglio del cuneo fiscale sarà la leva portante della Legge di Stabilità e se l’Iva aumenterà o meno. Per evitare un rialzo della tassa sui consumi occorrerebbe altrimenti reperire

almeno 1 miliardo di euro a trimestre. E’ tornata di moda la “spending review”, sempre che si riesca, almeno, a nominare un commissario straordinario.

CONVOCATO CN PRI Il Consiglio Nazionale del PRI è convocato per sabato 21 settembre p.v., alle ore 10.00, presso la Federazione Nazionale della Stampa in Corso Vittorio Emanuele II n. 349 a Roma. L'ordine del giorno sarà il seguente: 1) Presentazione relazione congressuale preparata dall'apposito comitato; 2) Approvazione regolamento congressuale; 3) Relazione del Segretario Nazionale sulla situazione amministrativa; 4) Varie ed eventuali.

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NUOVA SEDE PRI

ari amici, sono lieto di comunicarVi che, nella giornata di mercoledì 4 settembre, il Segretario nazionale on. Francesco Nucara ha stipulato il contratto di locazione per la nuova sede

del Partito. Gli uffici si trovano in Roma, Corso Vittorio Emanuele II n. 184. Nei prossimi giorni attiveremo tutte le utenze e probabilmente riusciremo a mantenere gli stessi numeri di telefono. E’ necessario altresì provvedere con urgenza ad effettuare il trasloco di arredi ed archivi dalla precedente sede. La macchina organizzativa del Partito potrà riprendere a funzionare normalmente, anche in vista dei prossimi appuntamenti a cui il Partito è chiamato. E’ chiaro che le prime urgenze riguardano le formalità di partecipazione al Congresso fissato per il prossimo 25-26-27 ottobre. A tale proposito, rinnovo l’invito a tutti gli amici che ancora non hanno provveduto a regolarizzare il tesseramento 2013 a farlo rapidamente e nei termini prescritti dallo Statuto, ovvero il 25 settembre p.v., nonché a trasmettere alla Segreteria nazionale tutta la documentazione necessaria per la definizione del computo dei voti congressuali e richiesta con la mia precedente comunicazione del 18 luglio scorso. Franco Torchia

Ugo La Malfa,“Difendiamo la Costituzione”

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Riforme costituzionali e maggioranze politiche

ltima caratterizzazione del nostro ordinamento sul quale si è richiamata l’attenzione all’inizio è la rigidità della nostra costituzione e la necessità quindi, per procedere a revisioni costituzionali, di una procedura particolarmente aggravata e di maggioranze particolari. L’unica osservazione che su questo punto sembra opportuno fare è che, nonostante l’entrata in vigore della legge sul referendum possa consentire l’approvazione di leggi di revisione costituzionale o di leggi costituzionali con la sola maggioranza della metà più uno dei componenti delle due assemblee nella seconda lettura, è da ritenere sconsigliabile l’adozione di riforme costituzionali che non siano sostenute dai gruppi più forti e che quindi possano essere approvate con la maggioranza dei due terzi in seconda lettura. La materia costituzionale è per sua natura tale da dover escludere di necessità confronti troppo acuti e soluzioni di forza, che sarebbero poi scontati in sede

politica e provocherebbero un logoramento del tessuto istituzionale. V’è da aggiungere su questo argomento che il ruolo e il prestigio della Corte costituzionale devono essere difesi e rafforzati come una delle massime garanzie del sistema. Questo accenno alla Corte induce a qualche riflessione anche sui problemi della magistratura, che sono come è noto, molti e gravi. E’ deplorevole innanzi tutto la fioritura di correntismo politico e partitico all’interno del corpo giudiziario. Non si intende con ciò prospettare la limitazione dei diritti politici dei giudici, ne forzare questi a un mitica apoliticità ; si tratta solo di richiamarli al loro primo dovere, che è quello di aver sempre presente la costituzione della repubblica e le sue disposizioni precettive e di principio. La costituzione è la prima fonte del nostro diritto positivo e il vero polo di orientamento anche nella questione tanto dibattuta della cosiddetta interpretazione evolutiva

delle leggi. Le questioni che attengono alla questione giudiziaria sono innumerevoli e richiederebbero una trattazione a parte. In questa sede è sufficiente fare riferimento a una questione di politica istituzionale che ha assunto negli ultimi tempi un rilievo particolarissimo. Si intende alludere alla questione dell’organo che promuove l’azione penale e alla sua giusta collocazione nell’ordinamento giudiziario. Non sembra improprio e per nulla contrastante con l’esigenza di assicurare alla maggioranza il massimo di autonomia e di indipendenza, considerare l’opportunità di ricondurre, sia pure con tutte le garanzie e le cautele necessarie, a un organo politicamente responsabile la delicatissima funzione della quale si parla. Per il resto una approfondita meditazione della recente relazione del Consiglio superiore sui problemi della magistratura italiana sarebbe doverosa da parte delle forze politiche.

Giornate repubblicane di Reggio Lo scetticismo dei giovani verso tutta la politica

Ritornare alle fondamenta del vivere civile

Giornate repubblicane di Reggio, intervento conclusivo. di Beniamino Scopelliti*

Beniamino Scopelliti

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orrei iniziare questo mio intervento estrapolando una citazione, che esprime da parte di noi giovani repubblicani, una grande riconoscenza nei confronti di coloro che hanno segnato la storia del nostro partito: “Siamo come nani sulle spalle dei giganti (…) possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non certo per l’altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla loro statura”. Con queste parole vorrei ringraziare l’onorevole Francesco Nucara, che rappresenta un sicuro riferimento ed una colonna portante su cui noi giovani poggiamo le basi del nostro impegno politico. Voglio ancora ringraziare tutti gli autorevoli relatori politici e tecnici che si sono alternati in queste giornate di lavoro, con un grande spirito di collaborazione, che ha animato la manifestazione delle “Giornate Repubblicane”. Purtroppo in quasi tutti i dibattiti sono emerse le criticità e le debolezze della politica di oggi: le promesse non mantenute, gli scandali, l‘opportunismo, i giochi di potere, sono queste le ragioni che hanno scatenato uno scetticismo che ci ha portato a mettere in discussione quegli ideali che hanno accompagnato le generazioni precedenti. Si riscontra un clima di malcontento, disillusione ed incertezza, evidente soprattutto tra la popolazione giovanile costretta a scontrarsi con una realtà dominata da fattori che rendono difficile le condizioni sociali. Non ci si può quindi meravigliare se molti giovani hanno un’opinione negativa della politica. Tuttavia al malessere politico ci fa scudo una mobilitazione di antirassegnazione con un forte senso di riscatto. I giovani sono consa-

pevoli del fatto che solo attraverso l’impegno politico nei partiti è possibile un cambiamento. L’obbiettivo di noi giovani repubblicani è quello di avviare un innovativo percorso di rinnovamento istituzionale e culturale. In primo luogo diventa impellente il bisogno di rivalutare i partiti come luoghi di discussione e formazione , dove forgiare i dirigenti del futuro ed in questo senso riscattare il ruolo di protagonisti del nostro futuro. Il futuro non si costruisce domani, ma oggi e se la libertà è partecipazione, allora meno partecipazione vuol dire meno libertà. Segue a pag. 4

Putin a New York

Se Usa e Russia tornano a parlarsi è molto meglio

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ifficile condividere quanto scritto da Vladimir Putin sulle colonne del “New York Times”, ovvero, che se davvero gli Usa attaccassero Damasco senza il mandato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, questo distruggerebbe la credibilità dell’organismo multilaterale e “potrebbe mandare all’aria l’intero sistema di diritto e l’ordine internazionale”. Dopo più di due anni di guerra civile in Siria, centomila morti, due milioni di profughi, il sistema di diritto e l’ordine internazionale, Onu o meno, sono completamente saltati, è la Russia che non se ne rende conto. Il problema sarà di come rimetterlo a posto quest’ordine, soprattutto se anche Putin conviene sul fatto che non c’è dubbio che il gas chimico “sia stato usato in Siria”. Se poi ci sono ragioni per ritenere, come crede il leader russo, che non sia stato l’esercito siriano, ma le forze dell’opposizione ad usarlo, il gas, fornisca lui queste ragioni. Ovviamente è plausibile che i ribelli volessero trovare un modo perché le potenze straniere corressero in loro soccorso, visto che oramai Assad sembra ad un passo dalla vittoria sul campo. Tanto che l’argomento deve aver ispirato la scelta prudente della Casa Bianca. Bisogna però arrivare a qualche certezza in merito prima di asserire, come pure fa Putin, che la Russia non protegge il governo siriano, ma la normativa internazionale. Altrimenti è facile credere il contrario. E’ vero invece che un attacco americano contro Damasco, senza l’appoggio dell’Onu, verrebbe facilmente considerato come un “atto di aggressione”. Per lo meno la stessa Russia con l’Iran lo ha detto subito, un po’ troppo prima di offrirsi come mediatore. In ogni caso lo sappiamo benissimo che un atto di guerra dall’esterno è destinato ad aumentare le violenze e persino a causare “una nuova ondata di terrorismo”. Ci dica allora Putin cosa conta di fare per fermare il massacro concretamente, perché almeno l’America, con mille tentennamenti, ha avuto il merito di porre un problema davanti al quale la comunità internazionale appariva rassegnata ad accettare l’inevitabile. La domanda è se sia plausibile per Putin che un regime, quale che sia, in particolare se amico, usi la forza per restare al comando contro i suoi stessi concittadini, gas o non gas, o se invece serva una soluzione politica in Siria. Tutto sommato se Usa e Russia tornano a parlarsi per risolvere il contenzioso sul nucleare iraniano e il conflitto israelo-palestinese, oltre a trovare un’intesa per stabilizzare il Medio Oriente e il Nord Africa, è meglio che iniziare una guerra. Purché ci sia un risultato utile ad aprire un nuovo corso in Siria. Assad la sua credibilità l’ha esaurita completamente e nessuno, né l’America, né la Russia, né tantomeno l’Iran o Israele, vuole vedere i qaedisti prendere Damasco.


2 LA VOCE REPUBBLICANA

Sabato 14 settembre 2013

economia

Giornalaio di Carter Rimanere appesi così per quanto tempo? La politica è finita in default e il caos ha raggiunto proporzioni quasi mai viste

E le chiamano grandi intese...

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lisabetta Gualmini è convinta, su “La Stampa”, che la politica nostrana sia ormai al default. Ma cosa intende con precisione? “La politica è in default. Le larghe intese – l’unica soluzione possibile, forse, per dare un senso alla XVII legislatura – segnano il punto più basso di credibilità dei partiti. E il grado più alto di deviazione dalla normalità democratica. Con anomalie su anomalie, pronte a scaricarsi sui piedi di un Governo dai piedi di argilla, sempre sul punto di accasciarsi, dietro alle minacce e poi ai ritiri e poi alle minacce di un Pdl allo stremo. C’è un premier capace, con nervi saldissimi, ma nominato e non scelto dai cittadini, al contrario di quanto siamo stati abituati a vedere negli ultimi vent’anni. Che sarebbe stato forse vice in un governo con Pd e SeL, oppure nel ‘governo del cambiamento’, ed è invece primo della diarchia con Alfano. Ci sono poi i parlamentari nominati, truppe di discepoli fedeli ai rispettivi capicorrente, con la parzialissima eccezione di alcuni tra quelli scelti con le primarie Pd (organizzate a capodanno!)”. Molti non si rendono conto di una cosa, dello strappo consumatosi. “Deputati e senatori che sembrano vivere nell’iperuranio. Arrivati là con il teletrasporto, ogni tanto mandano un tweet (i più arditi anche foto con Instagram) e si mettono il cuore in pace, pensando di aver

ricucito con il popolo che sta giù”. Illusi. “E ci sono infine gli elettori che, rispetto ai moltissimi volati via al grido di battaglia grillino o rimasti a casa sdegnati, si erano presi la briga di andare a votare per il centrosinistra anche o soprattutto perché non volevano questo centrodestra, e viceversa, ai quali è stato consegnato un esito esattamente contrario alle aspettative. Ce lo spiegano bene Paolo Segatti e Paolo Bellucci anticipando, nell’ultimo numero del ‘Mulino’ (4/2013), alcuni risultati delle indagini condotte dal consorzio italiano di studi elettorali Itanes. Da un lato la volatilità è stata altissima: il 49,1% degli elettori ha cambiato il Non c'è una cosa che voto tra il 2008 e il 2013, il record vada bene oggi in storico, maggiore anche del 1994. Italia. E poi ci sono Dall’altro solo il 2,7% degli elettori anche i partiti, i quali si è spostato da un blocco all’altro. credono sia facile Ad abbandonare il Pd e il Pdl, contirecuperare il contatto nuano gli studiosi di Itanes, sono stati con l'elettore gli elettori più distanti rispetto alle posizioni dei partiti di provenienza”. Missing. Due partiti per di più senza leader. Il Pdl con un leader in esilio. E il Pd in attesa di un leader. Le conseguenze? Anche troppe. “Pare parecchio improbabile che, in queste condizioni, una maggioranza incapace di cambiare la legge elettorale, possa portare a compimento la Grande Riforma”. Certo mandare al voto oggi due relitti alla deriva – sotto il cannoneggiamento di Grillo – sarebbe una follia. Ma anche rimanere un anno e mezzo appesi in tal modo...

Intervista di Lanfranco Palazzolo G. Pagano, ass. Esperanto, ci parla assai male di ciò che sta facendo la lingua inglese. Ci colonializza oramai da decenni

I disegni segreti di un Churchill

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a lingua inglese sta colonizzando tutte le altre lingue dell’Unione europea. Lo ha detto alla “Voce” Giorgio Pagano, segretario dell’Associazione radicale Esperanto dopo che la Corte di giustizia Ue ha deciso di annullare alcuni bandi di concorso per posti di lavoro nelle istituzioni Ue perché scritti solo in inglese, francese e tedesco. Giorgio Pagano, l’Italia ha vinto la “Molti capi sua battaglia sui bandi di concorso di Stato si europei facendo rispettare la sono piegati Carta dei diritti fondamentali. alla lingua inglese. “La Carta dei diritti fondamentali è Lo ha fatto anche uno dei capisaldi del diritto Ue. E’ la Francia. Se un stata approvata nel 2000. In questo Paese come quello...” documento c’è anche scritto quali sono le lingue ufficiali dell’Ue. L’avvocato Gentili, che ha difeso il nostro paese davanti alla Corte di giustizia europea, è stato molto bravo. Lo abbiamo più volte invitato ai convegni sull’internazionalizzazione della lingua italiana. Di fronte a quello che stiamo vivendo negli ultimi decenni, oggi ci troviamo di fronte ad una situazione che vede il predominio della lin-

gua inglese su tutte le altre lingue dell’Ue. Lo scorso 6 settembre la nostra associazione ha tenuto una manifestazione ricordando il discorso fatto da Churchill a favore del predominio della lingua inglese nel 1943”. Cosa sosteneva il premier inglese? “Secondo Churchill il predominio della lingua inglese avrebbe garantito alla Gran Bretagna maggiori introiti economici rispetto ad un’occupazione militare. Già questo la dice lunga su questo tipo di processo culturale. E’ ovvio che questi 70 anni non sono passati invano. Molti capi di Stato si sono piegati alla lingua inglese. Lo ha fatto anche la Francia. Fortunatamente esiste anche la Corte di Giustizia Ue che garantisce l’utilizzo della lingua. Oggi, però possiamo dire che esiste un oligopolio linguistico, diviso tra inglese, francese e tedesco. Il 26 settembre si celebrerà la giornata della lingua madre dei paesi europei. Il sito che pubblicizza questa manifestazione ufficiale è redatto in lingua inglese. Trovo che questa sia una grande contraddizione. La Commissione europea è abituata al metodo dell’oligopolio linguistico”. L’Italia che situazione deve affrontare? “In Italia è in corso un processo di discriminazione linguistica ai danni dell’Italiano. Chi vuole studiare al politecnico di Milano deve farlo in inglese perché la sua lingua madre viene vietata dall’università italiana. Il paradosso è che il ministro dell’Università Carrozza sta facendo ricorso su questo al Consiglio di Stato. Non possiamo arrivare a questa forma di annichilimento dell’italiano”. Non temete che questa battaglia porti indietro il nostro paese? “Ci battiamo per questo dagli anni ‘80. Vogliamo una lingua comune dell’Umanità, paritaria per tutti come l’Esperanto senza portare acqua al mulino del mondo angloamericano”.

BANKITALIA: DEBITO

fatti e fattacci

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ogliete dalla circolazione quelle armi. Le vicende che hanno riguardato la vendita della mitraglietta Skorpion, passata dalle mani del cantante Jimmy Fontana a quelle delle Brigate Rosse dovrebbe spingere tutti ad una riflessione sulla circolazione delle armi private nel nostro paese. Ad aiutare questa riflessione vi è uno studio compiuto negli Stati Uniti.Vi è una correlazione diretta tra il numero dei proprietari di armi da fuoco e il numero degli omicidi. Una considerazione che appare ovvia è stata documentata da uno studio diretto da Michael Siegel, ricercatore presso la Boston University School of Public Health. “Quando il tasso di possesso delle armi in uno stato cresce dell’1%, parallelamente è aumentato il tasso di omicidi dello 0,9%”, si legge nello studio realizzato in risposta a un’affermazione della lobby delle armi, la National Rifle Association (NRA), secondo la quale il possesso di armi non equivale a un aumento della violenza, anzi il contrario. Lo studio, pubblicato sulla rivista “American Journal of Public Health”, esamina i dati su 30 anni (1981-2010) del numero di proprietari di armi e gli omicidi con armi da fuoco in ognuno degli Stati americani. La media di possesso di armi negli Stati Uniti è del 57,7%, con un minimo alle Hawaii del 25,8 % fino a un picco del 76,8% nel Mississippi. Secondo l’Fbi circa 8.500 persone sono state ucci-

PUBBLICO IN CALO

se da proiettili nel 2011. Negli Stati Uniti circolano circa 300 milioni di armi da fuoco, una per abitante. Un rapporto troppo alto per essere ancora tollerato a lungo. Ma negli Stati Uniti esistono lobby potentissime che rendono facile il possesso delle armi. Il paradosso dei paradossi è che negli Stati Uniti si cerca di vendere armi a tutti. Infatti, dopo settimane di polemiche lo Stato dello Iowa ha deciso che la passione per le armi non deve essere limitata ai soli vedenti. Le licenze per il porto d’armi, quindi, potranno essere concesse anche ai ciechi. Dopo una lunga battaglia si è arrivati alla decisione finale, avallata grazie a una legge entrata in vigore nel 2011 che vietava esplicitamente agli sceriffi di rifiutarsi di concedere il porto d’armi ai non-vedenti. L’iniziativa è stata sponsorizzata dalle organizzazioni che tutelano di diritti dei non vedenti. Chris Danielsen, portavoce della Federazione Nazionale dei Ciechi, ha detto: “Credo che i non vedenti abbiano abbastanza buon senso da non entrare in entrare in situazioni che potrebbero mettere a rischio la vita di altre persone”. Resta il dubbio su come faranno a prendere la mira. Sarebbe come dare la patente di un tir a un non vedente. Questi sono paradossi che una società democratica non dovrebbe mai affrontare. Negli Stati Uniti si continua a perseverare. Ecco perché in Italia il legislatore non deve mai commettere certi errori.

Bankitalia comunica che il debito pubblico italiano a luglio si è attestato a 2.072,863 miliardi di euro, in diminuzione di 2,3 miliardi rispetto al mese precedente. Sempre secondo i dati di via Nazionale nei primi sette mesi dell’anno le entrate tributarie sono state pari a 225 miliardi, in aumento dell’1,4% (3,2 miliardi) rispetto a quelle dello stesso periodo del 2012.

PREOCCUPAZIONE UE: IN ITALIA SERVE STABILITÀ Il commissario Ue agli Affari economici, Olli Rehn, ha dichiarato che “gli ultimi dati economici sull’Italia non sono buoni”, sottolineando inoltre come per il Paese sia essenziale una continuità di governo. “L’Italia - ha spiegato Rehn - è scossa da turbolenze politiche, siamo tutti consapevoli che il governo di recente ha preso chiari impegni e sta andando avanti, ma ora è importante che eviti l’instabilità politica”.

primo piano

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on il sequestro di beni e conti correnti per 916 milioni intestati al gruppo Riva, la magistratura tarantina ha vanificato, ben due leggi dello Stato, la legge 231 e quella successiva sul commissariamento. A questo punto, non potendo più pagare e poiché la schiavitù è stata abolita, il gruppo Riva ha messo in libertà i suoi dipendenti. Le iniziative della magistratura hanno determinato una ripercussione negativa sulla produzione siderurgica nazionale e sugli approvvigionamenti d’acciaio indispensabili per l’esistenza delle imprese manifatturiere italiane ed estere. L’unico risultato sarà di chiudere l’impresa e di portare alla fame i lavoratori. Scordiamoci invece di veder risanare l’area, che finirà nelle condizioni di degrado in cui si trova Bagnoli.

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a n a l i s i

Cinquestelle: e fateli divertire ora!

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a conferenza dei capigruppo e la libertà di parola. La Camera dei deputati vive di strani rituali da quanto Laura Boldrini è arrivata alla presidenza di Montecitorio. In questi giorni ci sono state tante polemiche sulle iniziative di protesta di alcuni deputati del Movimento 5 Stelle, saliti sul tetto della Camera dei deputati. Ormai tutti sono abituati a iniziative del genere, ma è anche vero che per certe manifestazioni ognuno si prende le proprie responsabilità e l’opinione pubblica giudica i fatti. Ecco perché non ha senso metteLA VOCE REPUBBLICANA Fondata nel 1921 Francesco Nucara Direttore Giancarlo Camerucci Vicedirettore responsabile Iscritta al numero 1202 del registro stampa del Tribunale di Roma - Registrata quale giornale murale al Tribunale di Roma con decreto 4107 del 10 novembre 1954/1981. Nuove Politiche Editoriali, Società cooperativa giornalistica - Sede Legale - Roma - Corso Vittorio Emanuele II, 326. Amministratore Unico: Dott. Giancarlo Camerucci Direzione e Redazione: Roma - Corso Vittorio Emanuele II, 326 Tel. 06/6865824-6893448 - fax. 06/68210234 - Amministrazione: 06/6833852 Progetto grafico e impaginazione: Sacco A. & Bernardini.

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re il bavaglio come è stato chiesto al Movimento 5 stelle. Il bello della politica è che ognuno è libero di fare le dichiarazioni che vuole senza che queste siano sindacate dagli organi che tutelano la libertà del mandato del parlamentare. Ieri è stato chiesto ai deputati del M5s di limitare l’uso del web per svelenire il clima. I grillini hanno immediatamente replicato con Riccardo Nuti: “Non siamo nella Repubblica popolare cinese, vogliono impedirci di esprimere il nostro pensiero quando loro violano il regolamento non convocando l’Aula per eleggere il vicepresidente ed il segretario di presidenza che mancano da mesi” e che teoricamente andrebbero al Pdl. La sospensione, per cinque giorni, dei deputati pentastellati ha avuto i suoi effetti. E i parlamentari grillini hanno cominciato ad attaccare tutto e tutti: “Se dodici ragazzi che sventolano uno striscione a favore della Costituzione meritano di essere sospesi per 5 giorni a testa dai lavori dell’aula, cosa dovrebbero meritare questi altri signori? Dite chi sospendereste voi, se foste nella posizione di farlo, e per quanto tempo. Pubblicherò i risultati su questo blog. Comincio io: sospenderei Giorgio Napolitano per 50 anni”. Messora spiega le ragioni della sua sospensione nei confronti di Napolitano: “per avere esercitato un potere abnorme a discapito del normale corso della democrazia, nominando un senatore a vita in meno di 48 ore e affidandogli l’incarico di governare un Paese che non lo aveva eletto, e per avere costruito un governo, cosiddetto delle larghe intese, escludendo una forza politica votata da 9 milioni di elettori, accettando di essere rieletto senza nessun precedente in tal senso in 65 anni di storia della nostra Costituzione”. Ora, è assurdo impedire al Movimento 5 stelle fare queste considerazioni assurde. E’ giusto che il M5s abbia la possibilità di farle. Se ne prenderà le responsabilità alla fine della legislatura. Gli elettori di buon senso, che sono molti di più di quelli irresponsabili si renderanno conto che è assurdo dare il consenso ad una forza politica o movimento che cerca solo di interrompere continuamente i lavori

c o m m e n t i

della Camera dei deputati, di andare sui tetti, di sospendere il presidente della Repubblica dalla vita politica. Una cosa è certa: con questo programma non si va da nessuna parte.

Slovenia, c’è chi ne vuole la rovina

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l crollo della Slovenia può attendere. La situazione economica e finanziaria dei nostri vicini di Lubiana comincia a preoccupare tutti. Le perdite del settore bancario sloveno nel primo semestre dell’anno in corso ammontano a 215,6 milioni di euro, come reso noto oggi dalla banca centrale slovena. A confronto, le perdite dell’anno scorso nello stesso periodo erano risultate di parecchio inferiori, attestandosi a 24 milioni di euro. Un altro dato preoccupante è quello della massa dei bad loans (prestiti con ritardi sui pagamenti di oltre 90 giorni) che è salita dai 7 miliardi di fine 2012 a 7,54 miliardi registrati a fine giugno di quest’anno. Dall’analisi della Banca centrale slovena si può constatare un calo dei ricavi dagli interessi sui prestiti e un aumento dei costi, dovuto soprattutto alle sofferenze sui crediti e agli accantonamenti. Una situazione abbastanza drammatica sulla quale i vertici europei mantengono la massima prudenza senza lanciare alcun allarme. La Slovenia può fare a meno di un programma di assistenza finanziaria, secondo il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, che smentisce così le voci di un prossimo intervento Ue in soccorso di Lubiana, le cui finanze accusano il colpo della crisi della banche. “La stessa Slovenia ha detto di non avere bisogno di aiuto, ne può fare a meno” ha detto Schaeuble, all’arrivo all’Ecofin informale ieri a Vilnius. “Se il Paese rispetta gli impegni, ne potrà fare a meno. Finché agisce così lo sosterremo” ha proseguito. “Terremo d’occhio” la situazione, si è limitato a dire il ministro fran-

cese Pierre Moscovici, dopo che Lubiana nei giorni scorsi è intervenuta a sostegno di due piccole banche private Factor Banka e Probanka, fornendo loro garanzie pubbliche, un gesto che ha alimentato le voci di un prossimo aiuto europeo. La Commissione Ue ha dato il via libera a questi aiuti una settimana fa, definendoli “necessari per mantenere la stabilità finanziaria della Slovenia”. Il verdetto finale di Bruxelles arriverà dopo la presentazione, entro due mesi, dei piani di riassetto e liquidazione delle due banche. Molti si interrogano se è giusto attendere tutto questo tempo. La crisi slovena è seria e investe tutti i settori della vita economica del paese, anche della Chiesa. E’ bene non sottovalutarla perché i costi di questa crisi potrebbero ricadere sui paesi vicini. Anche se, in realtà, qualcuno si augura che questa crisi ci sia. L’economia di alcune zone del Friuli Venezia Giulia è stata messa in ginocchio dalla disparità del finto mercato unico europeo. Il costo della vita è ancora troppo diverso da una parte all’altra del confine. Ecco perché siamo arrivati al paradosso che molti italiani si augurano una prossima crisi finanziaria di Lubiana. Rimandare oggi quello che si farà domani è un rischio che forse non è il caso di correre.

Cambogia, sempre gli antichi uomini

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osa succede nel paese governato dall’ex Khmer rosso? Hun Sen, l’ex Khmer rosso al governo ininterrottamente dal 1985 in Cambogia, dopo la liberazione dal regime da parte dei vietnamiti, non molla la presa. Il partito di Hu Sen è in netto calo rispetto alla legislatura precedente in cui aveva conquistato 90 seggi. L’organizzazione anticorruzione “Transparency International” ha rilevato un numero insolitamente alto di irregolarità di brogli dagli elettori che non hanno trovato i

propri nomi all’interno delle liste fino all’inchiostro usato, dimostratosi tutt’altro che indelebile. La conseguenze di questa situazione non si sono fatte attendere. Una bomba artigianale è stata rinvenuta venerdì in prossimità del Parlamento a Phnom Penh in Cambogia in un contesto di forte tensione politica innescata dai risultati delle recenti legislative che sono stati respinti in blocco dall’opposizione. La bomba, a base di TNT, è stata fatta brillare con successo, ha precisato Kheng Tito, portavoce della polizia militare. La stessa fonte ha annunciato il rinvenimento di tre lancia-granate M79 ad un centinaio di metri dal Parco della Democrazia dove circa 20.000 manifestanti dell’opposizione avevano protestato pacificamente sabato scorso. Nuove manifestazioni sono previste a partire da domenica e per tre giorni. L’opposizione minaccia di boicottare il nuovo Parlamento la cui seduta inaugurale è fissata per il 23 settembre. L’opposizione ha inoltre sporto denuncia contro la Commissione elettorale accusandola di aver truccato i risultati. Secondo i risultati definitivi pubblicati domenica scorsa, il partito del popolo cambogiano (Cpp) del Primo ministro Hun Sen conserva la maggioranza in Parlamento con 68 seggi contro 55 ottenuti dal Partito del salvataggio nazionale della Cambogia (Cnrp) di Sam Rainsy. Quest’ultimo rivendica la vittoria. L’opposizione chiede una inchiesta indipendente sulle presunte frodi. Ma Hun Sen, al potere da 28 anni e il cui governo è accusato di ridurre l’opposizione al silenzio, ha assicurato che resterà Primo ministro e che formerà un nuovo governo anche se l’opposizione boicotterà il nuovo Parlamento. Ma stavolta l’opposizione non è rassegnata rispetto alla condizione di scarsa agibilità democratica alla quale è costretto il paese. Il dato di fatto preoccupante è che, a trent’anni dalla fine del regime terroristico dei Khmer rossi, il governo del paese è nelle mani di uno di loro. E nessuno muove un dito per impedire la manipolazione democratica di quel paese.


Sabato 14 settembre 2013

il Paese DONNA

SCOMPARSA

“Ha ammesso di aver commesso il delitto, ma ha dato una ricostruzione diversa che non ci soddisfa”. Così ha il pm titolare dell’inchiesta, Ambrogio Cassiani, all’uscita del carcere di Brescia Canton Mombello, dove per circa 3 ore ha parlato con Claudio Grigoletto, l’uomo in custodia cautelare per l’omicidio della 29enne brasiliana Marilia Rodrigues Martins a Gambara. Cinque minuti prima di lui erano uscite gli avvocati della difesa Elena Raimondi e poi Milini che “hanno spiegato che l’imputato ha reso dichiarazioni diverse da quelle rese finora. Stiamo decidendo ora il da farsi”. Le due legali hanno comunque annunciato di avere depositato il loro ricorso al riesame. L’ex assessore alla Famiglia e ai servizi sociali del Comune di Dello - ha lasciato la giunta da un anno - è sparita da mercoledì sera. La scomparsa di Elisa Birbes, 31 anni, è stata denunciata dal marito. L’uomo, solo a casa con due bimbi piccoli, la secondogenita di sei mesi, ha chiesto aiuto ai carabinieri spiegando la situazione. La donna, stando a quanto precisato nella denuncia, si è allontanata da casa con l’auto aziendale del marito con documenti e telefono cellulare spiegando che doveva sottoporsi a una visita medica. Ma in realtà, come appurato nelle ore successive, non era stato fissato alcun appuntamento. Sono cominciate ad affluire ieri mattina al centro sportivo Solare di Cantù le delegazioni partecipanti al raduno Boreal, che richiama movimenti ultra nazionalisti e di estrema destra da tutta Europa, a cominciare dagli italiani di Forza Nuova, organizzatori dell’evento. Sono dunque caduti nel vuoto gli inviti e le pressioni da parte di partiti e associazioni di sinistra perché la manifestazione, sospettata di avere accenti xenofobi e discriminatori, venisse annullata. “Se ci saranno episodi di intolleranza o di apologia del fascismo, questi verranno denunciati all’autorità competente”, ha assicurato Claudio Bizzozero, sindaco di Cantù ed esponente di una lista civica. La decisione di concedere uno spazio pubblico, addirittura di proprietà comunale, sta attirando forti critiche sul primo cittadino brianzolo; Bizzozero, però, ha detto di agire così per garantire a tutti libertà di espressione.

LA VOCE REPUBBLICANA

terza pagina

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Donne manager che vanno e che vengono. E non è vero che in Usa sono poche. Ecco che cosa fanno

In genere vengono spedite alle difficili e noiose attività che i maschi scansano. Ma dietro il successo o il tracollo di un prodotto ci sono quasi sempre loro

Tentare l’impossibile: far risorgere un giornale sul web. Nessuno ci è riuscito di Federico Capurso

A

l di là della più vistosa “rivoluzione mobile” che il mondo della tecnologia digitale sta vivendo, c’è un altro fenomeno che, con maggiore pazienza e minore sfarzo, si sta sviluppando all’interno delle grandi compagnie hightech. L’“executive feminism”, come lo ha descritto l’Harvard Business Review, è un femminismo nuovo, che punta alla formazione di donne leader più che alla tutela di una condizione femminile generale - e che ha trovato nel mondo della tecnologia il settore adatto a trainare gli altri. La rivoluzione rosa ha portato in questi anni colossi del calibro di Yahoo, Ibm, Microsoft, Facebook e Oracle a scardinare le irregimentate gerarchie del mondo tecnologico e a puntare su di un nuovo modello manageriale. Sempre più compagnie si sono affidate a delle donne per risollevarsi dal momento di crisi e dalle difficoltà economiche che nonostante il momento di grande fermento gravavano sui bilanci. Reazione diffusa è stata quella di mettere in discussione le strategie aziendali, dare un segnale di cambiamento che partisse dai vertici e, per stare al passo con la rivoluzione del mobile, rivoluzionare se stessi. Così, complice quella meritocrazia che negli Stati Uniti non rimane il semplice sventolamento di una bella bandiera, le donne hanno potuto coprire ruoli di primo piano, aprendo definitivamente le porte alla scalata al potere in tailleur. Le pioniere Inizialmente era una questione quasi pionieristica. Meg Whitman e Carly Fiorina, agli antipodi come figure di riferimento - democratica una e repubblicana l’altra -, possono tuttavia considerarsi accomunate dal ruolo di madre spirituale di questa rivoluzione. Mentre la Whitman divenne Ceo di Ebay nel 1998, nell’era d’oro del sito, ricoprendo la carica per dieci anni e portando il fatturato da quattro milioni a otto miliardi di dollari, Fiorina si apprestava ad entrare a HewlettPackard, anche lei in veste di Ceo, dove avrebbe servito dal 1999 al

Tina Brown

2005 per poi passare alla compagnia telefonica statunitense At&t. Ora Whitman è stata chiamata proprio da Hewlett-Packard per risollevare le sorti dell’azienda che, dalla partenza di Fiorina, ha continuato a perdere terreno nei confronti delle dirette concorrenti. Una

Il modello che tira? Ma è quello perdente

P

er una dama dal sangue freddo nelle vene che ascende alla mitologia della supermanager che non guarda in faccia a nessuno e fa tremare gli uomini e pure li porta all’esasperazione e alla lacrime, tante volte ci fosse da licenziare sadicamente qualcuno, eccone una che, avendo accettato il grande rischio, finisce a gambe all’aria. Missione fallita, addio. Su di te la vergogna, magari momentanea, certo. Un nome che circola tanto ultimamente è quello di Tina Brown. La quale lascia la direzione del portale “The Daily Beast” (fortunato - sfortunato) finendo così per dire addio al modo dell’editoria, quel mondo dell’editoria elettronica che, diciamolo francamente, ancora non decolla. Riproducendo una sorta di paradosso ogni volta, e cioè: tanto il mondo web piace, e piace proprio a tutti, quanto un giornale esclusivamente on line non ce la fa. Non si mantiene, se ha successo si copre di debiti e via dicendo. In pratica nessuno ci è riuscito. Forse i tempi non sono maturi, forse i tablet non sono abbastanza, forse la forma giornale tutto in web non incontra il gusto pieno dell’utenza. Gli editori, poi, sono talmente convinti che il web sia il futuro, che continuano a considerarlo come lo step seguente a quello della carta. Con risultati fino ad oggi più che deludenti, disastrosi. E se l’utente paga? Lo squalo Murdoch, nemico giurato del tutto gratis, ha sbattuto la testa sui suoi progetti, chiudendo la sua unica testata tutta elettronica. E non finisce mica qui. Ogni volta che la gente sente di una testata finita sul web, ecco che dice, immancabilmente: quel giornale è finito sul web perché stava fallendo. E’ la fine. Da qui la spaventosa equazione web uguale futuro uguale morte. Peggio di così... La stessa idea del tablet come strumento di lettura - p es. un iPod - non decolla. Si vendono tanti

tablet perché siamo in modo manifesto nell’era del post - computer, del post laptop. Mentre non siamo affatto nell’era dell’editoria elettronica. Quando debba iniziare non si sa. Forse mai? O troppo tardi? Per tornare alla nostra Brown, vittima del momento, c’è solo d ricordare che ha segnato il settore dei magazine americani riuscendo a rilanciare riviste come “Vanity Fair” e “The New Yorker”, entrambi editi da Condé Nast, ma non ha ottenuto lo stesso successo con il “The Daily Beast” e la sua successiva fusione con “Newsweek”. Figuriamoci poi quest’ultimo, diretto verso il baratro del fallimento e senza nessuna buona prospettiva futura (e di prodotto convertito interamente al web stiamo parlando). Intorno a questi cadaverini cui sempre più spesso ci si raccoglie e si tributano gli eterni riposi, si stringono giornalisti e direttori dei giornali in grado di esprimere la solita nenia. L’informazione? Dev’essere di qualità. Peccato che il web sembra fregarsene della stessa. Anzi, è il web che ha lanciato il dogma dell’always-online, sempre connessi, una cosa che solo il web ha (già le tv all-news sono in lieve ritardo) e che ha contribuito, grazie alla velocità, ad ammazzare il cartaceo tradizionale. E Brown, l’eroina dalla quale siamo partiti? Rimarrà al vertice del Daily Beast fino alla fine del 2013, quando scade il suo contratto. Brown, 59 anni, e il suo finanziatore, Barry Diller, nel 2008 fondarono “The Daily Beast”. Nel novembre 2010 la testata acquisì “Newsweek” che abbandonò le edicole per puntare tutto sul digitale. La rivista è stata ceduta lo scorso agosto a Ibt Media. Un trauma per l’editoria Usa. E un paradosso ulteriore: il “Daily Beast” è pieno di visitatori ma perde dollari a rotta di collo. Una tipica start-up americana rimasta nel suo stadio di lancio. Ma che modello economico mai sarebbe?

sfida ostica, nell’era del post-pc. La vera breccia era successivamente stata aperta da Microsoft, che aveva avuto tempo e modo di metabolizzare al meglio un apparato dirigenziale più organico. Tami Reller, Julie Larson-Green, Lisa Brummel e per ultima Amy Hood, divenuta il primo direttore finan-

ziario donna della compagnia di Redmond, hanno dato continuità ad un progetto divenuto colonna portante della filosofia aziendale. Ai tempi di Bill Gates era stata sua moglie, Melinda, a metterci lo zampino nell’impiego di tante donne su altrettante delicate poltrone di Microsoft e oggi, sotto la guida di Steve Ballmer, le cose non sono cambiate. Una volta aperta la porta, numerose altre aziende high tech hanno dato segnali positivi. Google aveva dato posizioni di prestigio a Marissa Mayer e Sheryl Sandberg, entrambe però sono dovute uscire dalle braccia della grande G. Mayer ora guida Yahoo! e in poco più di un anno è riuscita a stravolgere una pessima situazione economica con decisioni difficili. Il rinnovamento sta però dando i suoi frutti, tanto che il valore delle azioni di Yahoo!, negli ultimi dodici mesi, è raddoppiato.

Quella tuttofare che... Sandberg invece, dopo essere stata vicepresidente di Google - con la porta per la presidenza che tuttavia sembrava a lei interdetta per il futuro - ha optato per andare sotto il tetto di Facebook, in veste di Chief Operating Officer. Fa tutto ciò che Mark Zuckerberg non ha voglia di fare, confessa lo stesso fondatore del social network più influente al mondo: pubblicità, licenziamenti e assunzioni, management, contatti con il mondo politico; in poche parole, tiene in mano 1,9 milioni di azioni e sta aiutando Facebook a traghettare verso nuovi mercati. A Xerox invece, casa tra le più grandi al mondo per stampanti e fotocopiatrici, entrò nel 1980 Ursula Burns, che dopo 29 anni di lavoro riuscì a diventare Ceo della società, nonché la prima donna afroamericana ad entrare nella classifica di Fortune500. Se non bastasse, è stata artefice della più grande acquisizione mai effettuata da Xerox, quella di Affiliated Computer Services, costata 6,4 miliardi di dollari. Le pressioni al cambiamento non risparmiano neppure il simbolo stesso dell’innovazione made in Usa, la Apple. Davanti alla perdita di terreno nei confronti della rivale coreana Samsung negli smartphone e nei tablet, si sono diffuse voci su chi potrebbe essere il futuro erede del Ceo Tim Cook, criticato per non essere altrettanto vulcanico quanto il fondatore scomparso Steve Jobs. E chissà che il simbolo del maglione a collo alto di Jobs non possa trovare degno erede in un bel décolleté. Di seguito, un elenco di donne che si sono fatte valere in questo mondo (f. be.) di lupi. Yahoo: Marissa Mayer (2012); Ibm: Virginia “Ginni” Rometty (2012); Facebook: Sheryl Sandberg (Chief Operating Officer);Games Insight International: Alisa Chumachenko; Htc: Cher Wang (Cofondatrice e Presidente); Xerox: Ursula Burns; Flickr e Hunch: Caterina Fake (fondatrice e ceo); Ubisoft Toronto: Jade Raymond (General Manager); Oracle: Safra Ada Catz (presidente); Hp: Meg Whitman (presidente e ceo); Microsoft: Amy Hood (direttore finanziario).

z i b a l d o n e

Mr. silenzio, geniale manipolatore del suono

L

utto vero nel mondo della tecnologia. Un tempo si sarebbe detto: dell’alta fedeltà. Ray Dolby, l’inventore pioniere nel settore audio e fondatore dei Dolby Laboratories, è morto nella sua casa di San Francisco all’età di 80 anni. A Dolby diversi anni fa fu diagnosticato il morbo di Alzheimer e l’estate scorsa anche una forma acuta di leucemia. L’inventore statunitense fondò nel 1965 la sua compagnia, che negli anni divenne un punto di riferimento nella tecnologia audio. Il lavoro sulla riduzione del rumore e sul suono “avvolgente” portarono alla creazione di una serie di tecniche che vengono utilizzate ancora oggi nella musica, nel cinema e nell’intrattenimento.A oggi i Dolby Laboratories detengono oltre 50 brevetti negli Usa. Il lavoro di Dolby venne riconosciuto negli anni con diversi premi alla carriera, fra cui Emmy e Grammy. Il presidente Bill Clinton gli conferì inoltre la medaglia nazionale per la tecnologia. Nel 2012 la sua impresa ha siglato un accordo per sponsorizzare il teatro dell’Academy a Hollywood, dove ogni anno si svolge la cerimonia dei premi Oscar. La location, oggi Dolby Theatre, ha preso il nome dell’inventore dopo che la Kodak, precedente sponsor, a causa della bancarotta è stata costretta a rinunciare al sostegno finanziario dell’immobile. “Abbiamo perso un amico, un mentore e un visionario”, ha detto il presidente e ceo dei Dolby Labs Kevin Yeamen. Tutto era cominciato con un semplice circuito audio: nel 1946, a soli 16 anni, Dolby mise le mani grazie al suo primo lavoretto alla Ampex sul primo registratore a nastro sul mercato. E fu così che, dopo una laurea a Stanford e un dottorato a Cambridge, il giovane Ray decise di mettersi in proprio e cambiare il modo in cui percepiamo

i suoni incisi sui nastri magnetici. Il primo dispositivo elettronico capace di ridurre il rumore di fondo nasce nel 1965, quando Dolby attraversa l’Oceano per fondare i Dolby Labs

in Inghilterra. Tre anni più tardi la nuova versione del circuito venne integrato all’interno dei registratori commerciali: era l’inizio della scalata al successo. Nel 1976, Dolby torna negli States e stabilisce definitivamente l’azienda a San Francisco. Grazie a un brevetto riconosciuto sette anni prima, era intanto nato il Dolby Sound System, ossia la tecnologia che ha dato una svolta agli effetti audio del cinema. In pratica, si trattava di un sistema per migliorare la qualità

impianti senza il Dolby, le cassette offrivano un insopportabile fruscio unito ad una esasperazione irrealistica delle altre frequenze. Nel caso di cassetta incisa dal disco, al fruscio del nastro si univa anche quello della puntina, con risultati osceni. Oggi tutto questo si è perduto e la gente comune non ha più una cultura dell’alta fedeltà, comune solo un decennio fa. Inoltre, oggi, si tende ad accentuare la vecchiezza del prodotto finale, soprattutto se si tratta della trascrizione di un oggetto antico di decine e decine d’anni. Come a dire che un po’ di fruscio non fa male e dà carattere, una filosofia totalmente opposta quella dell’inventore Mr. Dolby.

E la sonda Nasa oggi è giunta ai confini. Di cosa?

A

del parlato all’interno delle pellicole, dove spesso colonna sonora e dialoghi si mescolavano con scarsa qualità. Il primo film a utilizzare il sistema Dolby fu un capolavoro del cinema: “Arancia Meccanica” di Stanley Kubrick. Una fortuna, la sua che si gioca su due sponde: quella professionale cinematografica, che veda la graduale soppressione del rumore, inevitabile nella riproduzione analogica, e poi si arricchisce di soluzioni multicanale indipendenti dalla soppressione del rumore stesso, questo tanto per fare chiarezza nel termine, del quale la gente sa sempre meno, e che non significa ormai quasi più nulla. Ma la fama di mr. Dolby, caso di cognome che ha modellato la storia fortunata di un prodotto, si ha nei mitici anni ‘70 e ‘80 con la riduzione del soffio nelle cassette, nelle musicassette. La riduzione era applicata sia in quelle che si vendevano vergini, sia in quelle vendute al posto dei dischi in vinile. Il cd ancora non c’era, come si ricorderanno molti. Come funzionava il processore di mr. Dolby nella sua forma più semplice? Da un lato si sopprimevano le altre frequenze, portatrici di fruscio, ma in uscita venivano ristabilite, all’incirca prima che fossero soppresse. Qualcosa si perdeva nella riproduzione in compenso il background noise era ridotto e di molto. Ci furono anche vari tipi di Dolby NRS, Noise Reduction System, riduzione del rumore, vale a dire il B e il C, che venne dopo. Col C i risultati furono davvero egregi, anche in registratori economici coi quali si potevano realizzare gradevoli cassette. Se riprodotto in

mici dello spazio buone e spaziali notizie per tutti voi. Gli scienziati della Nasa sono sicuri e hanno raccolto la prova che lo conferma: la sonda Voyager 1 sta viaggiando nello spazio interstellare, dopo aver superato i confini dell’eliopausa, cioè la zona nella quale cessa l’influenza esercitata dal Sole con radiazioni e particelle lanciate dall’astro. La comunicazione diffusa dal Jet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa a Pasadena da dove si controlla il robot cosmico racconta anche di come un caso fortuito abbia aiutato a determinare la posizione della sonda la cui longevità ha dello straordinario. Veniva infatti lanciata nel 1977 assieme alla gemella Voyager 2 e lo scopo era di indagare da vicino Giove e Saturno, dopo le ricognizioni più superficiali compiute in precedenza dalle sonde Pioneer 10 e 11. Completato il lavoro stabilito, al Jpl decisero di approfittare delle buone condizioni di Voyager 2 per tentare un’estensione del viaggio. Così lo proiettarono verso Urano e Nettuno, gli ultimi due pianeti del sistema solare, che raggiunse con successo mostrandoci immagini affascinanti dei confini del nostro corteo planetario. Voyager 1, invece, aveva una traiettoria diversa che lo portava più rapidamente verso un altro confine più arduo e altrettanto mai raggiunto, quello appunto dove il Sole smette di far sentire i suoi effetti. Non si sapeva dove fosse, ma gli scienziati spiegavano che a un certo punto la bolla che circonda l’astro formata dalle sue radiazioni e particelle nella quale sono immersi i pianeti, termina. Da lì iniziava lo spazio interstellare, cioè quello che ci separa da altre stelle. Negli ultimi tempi gli strumenti avevano lasciato intendere che questo confine fosse stato raggiunto, ma occorreva la prova finale. E questa è arrivata da un’eruzione solare dell’anno scorso che ha sparato particelle nel cosmo sino a raggiungere nell’aprile 2013 anche il Voyager 1. E proprio misurandole si è

capito che, prima che arrivassero, intorno l’ambiente era ormai impoverito testimoniando le condizioni dello spazio interstellare. Ciò accade a 19 miliardi di chilometri dalla Terra. E Voyager diventa il primo oggetto fabbricato dall’uomo ad arrivare in queste regioni estreme del cosmo dopo 36 anni di viaggio. E pensando che la potenza del trasmettitore è di 23 watt (una potenza da lampadina di un frigorifero) ha del miracoloso che le antenne della Nasa (la più grande è una parabola di 70 metri) ancora riescano a percepire i segnali. Questi, infatti, arrivano indeboliti miliardi di volte impiegando 17 ore nonostante viaggino alla velocità della luce. Non è chele cose possano comunque finire lì. Visto che una nuova avventura comincia ora, nel buio vero, dove non ci sono scudi protettivi e non c’è nulla di nulla se non le supposizioni. La parola, oggi, non è ‘addio Terra’, bensì ‘addio sistema solare’. Capirete dunque quale sia l’emozione e le speranze. Ma quanto ancora potrà mai andare avanti e quanto ancora i segnali potranno mai giungere? Voyager 1 viaggia a 45 chilometri al secondo e, secondo gli scienziati, dovranno passare circa altri 40mila anni prima che incontri un’altra stella. La sonda porta a bordo dei dispositivi abbastanza vecchi, con capacita’ di calcolo inferiori a quelle di un cellulare attuale, oltre a una copia del ‘Voyager Golden Record’, un disco per grammofono contenente immagini e suoni a testimonianza delle diverse culture e forme di vita del nostro Pianeta. “Voyager è coraggiosamente andata dove nessuna sonda è mai giunta prima, segnando una delle conquiste tecnologiche più significative negli annali della storia della scienza. È entrata nello spazio interstellare”. Inizia così la dichiarazione con cui John Grunsfeld, amministratore associato della NASA per la scienza, ha dato la notizia. Ed Stone, uno degli scienziati del progetto Voyager, ha spiegato che a bordo della sonda c’è uno strumento in grado di misurare l’oscillazione degli ioni che compongono il plasma al suo esterno. Non si tratta di un sensore di plasma vero e proprio, ma è stato sufficiente per capire che, nell’aprile 2013, il plasma intorno a Voyager 1 vibrava “come una corda di violino” dopo che era stata raggiunta dagli effetti di un’eruzione solare avvenuta a marzo 2012. Analizzando le oscillazioni a ritroso gli scienziati hanno notato che in precedenza erano molto deboli, a testimonianza dell’ambiente impoverito in cui la sonda si stava muovendo da tempo, ed erano differenti nella sostanza da quelle registrate prima del 25 agosto 2012. Questa per gli scienziati è la prova per dare per certo l’ingresso nello spazio interstellare. “Era evidente che avevamo attraversato dell’eliopausa, che rappresenta l’ipotetico confine tra il plasma solare e il plasma interstellare”. Quando? Stando alla scansione delle oscillazioni, è stato accettato per convenzione che il passaggio è avvenuto il 25 agosto 2012, quindi più di un anno fa.


4 LA VOCE REPUBBLICANA Barroso: europei, fate tutti sentire alta la vostra voce

Giunta l’ora di travalicare i temi che sono nazionali. Pensare alla nostra Ue

Un intervento dall’alto? Solo quando serve

N

valorizzarli, o piuttosto sminuirli? Vogliamo ricavarne un’iniezione di fiducia per proseguire nel cammino intrapreso, o vogliamo invece sottovalutare i risultati dei nostri sforzi?” Il Presidente ha poi citato una serie di recenti dati e sviluppi che confortano coloro che nutrono fiducia nel futuro dell’Europa. “L’Europa ormai intravvede la ripresa. Certo, dobbiamo essere sempre vigili, ma tutto indica che la strada è quella giusta, e questo deve spingerci a non mollare. È un dovere nei confronti dei paesi per i quali la ripresa è invece ancora lontana, di coloro che non approfittano ancora di questi sviluppi positivi. E’ un dovere nei confronti dei 26 milioni di disoccupati europei”. Barroso ha elencato i settori nei quali occorre incentivare gli sforzi entro la fine dell’attuale legislatura europea: l’unione bancaria, le proposte relative al mercato unico e al pacchetto sulle telecomunicazioni presentate dalla Commissione, l’agenda comELENCO PAGAMENTO TESSERE PRI 2013 merciale dell’UE e il finanziaSez. Pri Cremona, Sez. Pri “Flaminio Prati (Roma), mento dell’economia, il quadro Sez. Pri “F.lli Bandiera” San Pietro in Campiano finanziario pluriennale e la (RA). Sono pervenute all'Ufficio Amministrazione del PRI versa- dimensione sociale. “Non mi stancherò mai di ripeterlo: non menti di pagamenti tessere di singoli iscritti. E' chiaro che ai fini congressuali l'iscrizione singola non convinceremo i cittadini con la consente la partecipazione ai lavori dell'Assise repubblica- retorica e le promesse ma solo na. con un insieme comune di Chi non è nelle condizioni di avere una sezione dovrà iscririsultati concreti”. versi a quella territoriale più vicina. Il Presidente ha quindi invocaPer ogni ulteriore informazione o chiarimento si prega di rivolgersi all'Ufficio Organizzazione (Maurizio Sacco) ai to una maggiore integrazione seguenti numeri: 338/6234576 - 334/2832294 - oppure europea per fare fronte agli sviluppi in atto a livello mondiale: orgpri@yahoo.it “Nel mondo di oggi la dimenModalità pagamento tessere Pri 2013 sione europea è indispensabile Conto Corrente Postale n. 33579004 per proteggere i valori e gli intestato a Partito Repubblicano Italiano standard europei e promuovere i diritti dei cittadini: dalla tuteBonifico IBAN IT03N0760103200000033579004 la dei consumatori ai diritti dei intestato a Partito Repubblicano Italiano lavoratori, dai diritti della el suo discorso annuale al Parlamento europeo sullo Stato dell’Unione, il Presidente Barroso ha esortato tutti coloro che credono nell’Europa a far sentire la propria voce. “E’ giunta l’ora di travalicare i temi puramente nazionali e gli interessi particolaristici: impegniamoci piuttosto a raggiungere progressi concreti per l’Europa” ha dichiarato il Presidente Barroso “innestando un’autentica prospettiva europea nei dibattiti politici interni”. A cinque anni esatti dal “crack” di Lehman Brothers, Barroso ha riepilogato quanto l’Europa ha realizzato nel frattempo. “Guardandoci indietro e ripensando a quello che abbiamo fatto, tutti insieme, per mantenere unita l’Europa durante la crisi, ci accorgiamo che solo 5 anni fa non avremmo mai pensato che tutto ciò fosse possibile” ha osservato il Presidente della Commissione. “Ma quel che conta adesso è il modi per fare fruttare i progressi realizzati. Vogliamo

Sabato 14 settembre 2013

donna al rispetto per le minoranze, dagli standard ambientali alla protezione dei dati e della privacy”. Ma secondo il Presidente la principale questione al centro del dibattito in corso in tutta Europa è la seguente: “Vogliamo migliorare l’Europa, o vogliamo mollare?” “La mia risposta è chiara”, ha proseguito: “Impegnatevi! Se non vi piace

l’Europa così com’è, miglioratela! Come tutte le creazioni umane, l’UE non è perfetta. Le controversie sulla ripartizione delle responsabilità tra livello nazionale e livello europeo non cesseranno mai interamente. Non tutto và risolto a livello europeo: l’Europa deve concentrarsi sugli aspetti nei quali può apportare il massimo valore aggiunto; se non è così, non deve intervenire. L’intervento dell’UE deve essere massiccio nelle questioni più importanti e limitato nelle questioni meno rilevanti. Al contempo il Presidente Barroso ha affermato con chiarezza che l’impegno ad approfondire l’unione economica e monetaria rimane più attuale che mai: “Vi sono settori di enorme rilevanza nei quali l’Europa deve raggiungere una più profonda integrazione e una maggiore unità, settori in cui solo un’Europa forte può ottenere risultati. Il nostro orizzonte politico deve essere l’unione politica: non è solo l’appello di un fervente europeista, ma l’unica strada percorribile per consolidare i progressi raggiunti e garantire l’avvenire dell’Europa.”

dalla prima

Ritornare alle fondamenta del vivere civile continua - Il modello a cui ci ispiriamo poggia sul recupero dell’uomo, quale complessa entità del vivere e del produrre; in sintesi crediamo che esaltare il ruolo del cittadino e porlo al centro dell’azione politica del rinnovamento rappresenti già di per sé un modello al quale ambire. Rilanciando i valori e gli ideali della liberaldemocrazia intendiamo ritornare alle fondamenta del vivere civile, esaltando come intangibile la libertà dei singoli al fine del benessere generale e facendo germogliare quel senso di responsabilità civile che al momento non rappresenta un modello per la società calabrese e italiana in generale. La società che vogliamo non è un’utopia, ma parliamo della nostra Calabria, di quel Meridione che tante volte è stato catalogato con spregevoli attributi, ma che in realtà è contraddistinto da intrinseche potenzialità che attendono una realizzazione. A tal fine l’unica strategia vincente sarà la politica dell’apertura, dell’incontro con le altre forze politiche che il nostro Segretario Nazionale propone come progetto-aperto verso il benessere e la libertà. La classe politica va rinnovata radicalmente, e non mi riferisco certamente ai vari rottamatori presenti nella scena politica nazionale e locale, il rinnovamento non deve essere anagrafico ma un rinnovamento delle idee, dei progetti, della voglia di fare politica tra la gente e per la gente. Confrontarsi giornalmente con il territorio, essere accanto all`associazionismo che spesso si sostituisce alle varie Amministrazioni evidenziano con forza la loro incapacità. Ma tutte le negatività che sono emerse nei vari dibattiti non sono imputabili solo ed

Recensione di Stefano Folli del libro di Giancarlo Tartaglia "Francesco Perri, dall'antifascismo alla Repubblica" di prossima uscita. La recensione è apparsa sul "Sole 24 Ore" del 18 agosto. La Storia non è fatta solo dai grandi personaggi. Soprattutto la storia politica di un popolo o di una nazione, è fatta di individui - magari poco noti che hanno offerto energie e ideali alla causa comune. Studiare queste vicende, solo in apparenza minori, significa decifrare la chiave di lettura più profonda di un evento o di un'epoca. La battaglia per la Repubblica, ad esempio, fu tutto tranne che un itinerario lineare. E l'avvento di una nuova classe dirigente, nell'Italia che usciva dalla guerra civile, era il prodotto anche contraddittorio della mescolanza di cuore e ragione. Ecco allora che la biografia di Francesco Perri, un repubblicano intransigente che fu testimone e protagonista di anni intensi, dall'età giolittiana al fascismo, dalla lotta alla dittatura alla ricostruzione democratica, apre uno spaccato di eccezionale rilievo su sessant'anni almeno di storia italiana. L'osservatorio non è quello di un protagonista assoluto, bensì di un osservatore privilegiato, i cui ideali poggiavano su di una solida preparazione economica e sociale (Perri si era formato alla scuola di Einaudi) e la cui penna tagliente e colta era sempre in prima linea: dalle colonne dei fogli di polemica politica e soprattutto, quando le circostanze lo permisero, della "Voce Repubblicana". Si deve a Giancarlo Tartaglia, il direttore della Fnsi che da tempo, nel solco di Giovanni Spadolini, propone lavori di primo piano sulla storia del giornalismo e sulle vicende del movimento repubblicano, l'aver tratto Perri dal relativo oblìo in cui era calato. La biografia è un tassello che aiuta a ricostruire vari aspetti della lunga sfida per la democrazia nel nostro Paese, che si sarebbe voluta innovativa, pragmatica, senza aggettivi, aperta alle correnti più moderne del pensiero economico. Dopo tante traversie Perri si trovò a suo agio nel Pri di Ugo La Malfa. Il che non vuol dire che in Italia si fossero ormai affermati pienamente quegli ideali. L'opera di Tartaglia si giova dell'ampia prefazione di Roberto Balzani, uno dei più intelligenti fra i giovani storici, che spiega con chiarezza come i primi nemici di Perri fossero i fanatici e i populisti, agli antipodi di qualsiasi serio progetto riformatore. Allora come oggi.

esclusivamente alla classe politica nel senso più stretto del termine. Ma molte responsabilità vanno ricondotte alle politiche gestionali e mi riferisco in modo particolare ai burocrati, per noi giovani che siamo abituati ai tempi che detta la tecnologia, non ci riconosciamo in questa burocrazia soffocante e spesso compiacente. Noi giovani siamo stufi, ma non possiamo e non dobbiamo stare alla finestra ed aspettare inermi. I giovani della Fgr saranno presenti e vigili, stimolando le varie Istituzioni (Regione, comune, università, ordini professionali) a fare il loro dovere e non ci tireremo in dietro se dobbiamo intraprendere iniziative forti e condivise a tutela del territorio e dei giovani. *segretario Fgr Calabria


La Voce Repubblicana del 14 settembre 2013