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Anno LVI - N. 8

Domenica, 22 settembre 2013

LA Jonio VOCE  1,00

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www.vdj.it - redazione@vdj.it

Periodico cattolico fondato da Orazio Vecchio

SETTIMANA DEI CATTOLICI ITALIANI Riaffermato ruolo e missione per la comunità, la società e lo stato democratico

Come riconciliare generi e generazioni È il contributo virtuoso dei cattolici italiani a quella architettura della famiglia che è un bene essenziale per la comunità, per la società e per lo Stato democratico. Talvolta, persino, a loro insaputa... La sabbia e la roccia. La sabbia che scivola fra le dita e la roccia sulla quale si può costruire. È felice la scelta del cardinale Angelo Bagnasco per descrivere la crisi dell’umano e della famiglia, per indicare la via d’uscita da quella stessa crisi. Ma ci vuole anche una grande dose di coraggio intellettuale per indicare, senza sconti, l’orizzonte culturale, sociale, antropologico che sta svuotando di senso la differenza tra uomo e donna, sta producendo un’assuefazione progressiva alla teoria dell’equivalenza dei generi a scapito della ricchezza insostituibile della differenza. Dire ai cattolici italiani, ma anche a quella parte dell’opinione pubblica italiana ormai assuefatta alla prospettiva della uguaglianza senza distinzioni, che la comunità cristiana continuerà a fronteggiare con dignità e consapevolezza, ma senza arroganze, la teoria del gender anche nelle sue ricadute legislative (unioni omosessuali e legge contro l’omofobia)... ebbene questo vuol dire amare l’umano che è custodito gelosamente dalla famiglia e dal matrimonio. Ma, al tempo stesso, esprime un amore che non è solo dei cattolici. Anzi, è di tutto un popolo che il calore della famiglia lo sperimenta; da quel calore ricava certezze esistenziali, a quel calore porta ogni giorno un piccolo contributo di energia, in quel calore matura la ricchezza delle personalità individuali e delle relazioni, attraverso quel calore impara ad assumersi responsabilità che si rivelano presto un vantaggio sociale. Affermare tutto questo comporta la consapevolezza di remare controcorrente sul piano culturale, su quello sociale e, infine, politico, soprattutto nel suo riflesso legislativo. E comporta anche la scelta di ripercorrere la strada della riconciliazione tra i generi attraverso “la roccia della differenza”, perché l’essere uomo e l’essere donna non vengano polverizzati “in un indistinto egualitarismo che cancella la differenza sessuale e quella generazionale, eliminando ogni possibilità di essere padre e madre, figlio e figlia”. Il presidente della Cei, forte anche del richiamo di Papa Francesco alla riconsiderazione del ruolo degli anziani, dei bambini e dei giovani, individua una prospettiva di impegno che va abbracciata dai cattolici con rigore intellettuale, con generosità operativa, con creatività sociale. Una doppia riconciliazione è, dunque, davanti a noi tutti. La riconciliazione fra i generi attraverso la centralità della differenza tra uomo e donna, tra maschile e femminile. Una riconciliazione fra generazioni che rifiuti la cultura dello scarto umano (anziani e giovani) e sposi la famiglia come lo spazio delle “grandi differenze” (età, sesso, cultura e storia) che vivono di reciprocità. Una doppia riconciliazione che costituirà il contributo virtuoso dei cattolici italiani a quella architettura della famiglia che è un bene essenziale per la comunità, per la società. E persino per lo Stato democratico. Talvolta, persino, a loro insaputa... Domenico Delle Foglie

Famiglia bene essenziale Dentro e fuori le righe L’assassinio d’un medico la prigionia di un inviato il Papa scrive a un giornalista La morte di un medico, la prigionia di un inviato speciale, la lettera del Papa a un giornalista “Ha concluso la sua vita terrena compiendo il gesto del buon samaritano”: queste le parole di Papa Francesco nel messaggio letto ai funerali di Eleonora Cantamessa, uccisa mentre prestava soccorso a un ferito riverso sulla strada di un paese bergamasco. Poi le parole del papà di Eleonora: “Proprio quarantasei anni fa celebravamo le nostre nozze su questo stesso altare, oggi accompagneremo Eleonora alla sepoltura. Tutto era stabilito nel progetto di Dio. Alla comunità di indiani esprimiamo il nostro fermo convincimento che nel disegno di Dio c’è anche il dono della redenzione e della rinascita, durante e dopo l’espiazione della pena per gli autori del tragico fatto”. Molte volte anche dalla cronaca cosiddetta nera vengono messaggi imprevedibili, parole e gesti che penetrano nell’animo, suscitano domande, indicano direzioni per incontrare risposte davvero che grandi. La settimana abbiamo alle spalle ha visto, come sempre, snodarsi molti fatti dolorosi e tristi che incollano il buio al mondo e rubano la speranza a molta gente. Paolo Bustaffa (continua a pag. 2)

AREE METROPOLITANE Una rivoluziione annunciata che interessa anche Acireale

ENOETNA DI SANTA VENERINA

In 52 da Comuni a Municipalità

Berremo vino “latino”

Verificare in maniera sperimentale e mettere in pratica le antiche tecniche romane di produzione del vino, ricostruendo anche gli utensili e i materiali in uso all’epoca. E’ questo l’obiettivo del progetto “Archeologia del vino in Italia: un esperimento siciliano”, messo a punto dall’Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali del Consiglio nazionale delle Ricerche. L’esperimento è condotto, nel territorio di Mascali, da Mario Indelicato, ne ha fatto una tesi di laurea e lo illustrerà a “Eno Etna”,in svolgimento a S. Venerina fino al 29 settembre. (a pag. 8)

L’alba del 2014, porterà in Sicilia cambiamenti radicali nel tessuto socio politico dell’isola; la novità ha il nome di “Aree Metropolitane”. Scompariranno così circa 52 comuni che saranno trasformati in municipalità, ed accorpati alle nascenti aree metropolitane di Palermo, Messina e Catania; queste ultime, oltre alle attuali competenze dei

comuni, si occuperanno anche di settori come gestione dei rifiuti, beni culturali, fondi europei ed edilizia popolare, sino ad oggi di competenza della Regione. Praticamente, nei Comuni inglobati nelle aree metropolitane, scompariranno i consigli comunali e i cittadini eleggeranno il sindaco e il consiglio della città metropolitana oltre

ACIREALE

LIBRI

La ricerca del dialogo con il Signore nell’ultimo libro di mons. Raspanti Nando Costarelli

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al presidente della municipalità. Nello specifico, all’area metropolitana di Catania, saranno annessi i comuni di: Aci Bonaccorsi, Aci Castello, Aci Sant’Antonio, Camporotondo Etneo, Gravina di Catania, Mascalucia, Misterbianco, Motta Sant’Anastasia, Nicolosi, Pedara, San Giovanni La Punta, San Gregorio di Catania, San Piero Clarenza, Sant’Agata Li Battiati, Trecastagni, Tremestieri Etneo, Valverde e Viagrande. Dario Liotta (continua a pag. 2)

RIPOSTO

Missione di educazione e formazione nei 100 anni di attività delle Figlie di Maria Ausiliatrice Sr Carmelina Coniglione

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SOCIETÀ Quando la malattia mentale dipende dalla mancanza di affetto e si manifesta in forme strane e pericolose

Il sindaco: “Presto Sportello di prossimità in aiuto conctreto ai deboli e disagiati” Salvo Sessa

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DIOCESI Il convegno catechistico

Comunque il ben-essere è diritto inalienabile di ogni persona Annuncio e Carità

La mattina della prima domenica di settembre il viale Regina Margherita, uno dei pochi alberati della cittadina acese, si presentava con tre alberi spezzati e uno piegato fino a terra. Mi sono fermata perplessa a guardarli e mi chiedevo quale tempesta di vento nella notte si fosse scatenata, perché in verità, io avevo dormito tranquilla e non avevo avvertito segnali di maltempo. Eppure, i tronchi non erano così sottili da essere facilmente stroncati. Mi sono chiesta se si fosse trattato di una gara di forza tra giovinastri che nella notte avevano razziato lungo la strada o un raptus di follia di qualche disperato dei nostri giorni. Ovviamente non ho una risposta oggettiva in merito e perciò continuo ad interrogarmi sul “perché?” della violenza, dell’irascibilità, del delirio, che ci accompagna giornalmente nella cronaca nera di questo secondo millennio. Penso alle morti per violenza omicida all’interno della propria famiglia, alle risse negli stadi, agli incidenti stradali per eccesso di guida o per assunzione di alcool o psicofarmaci. Penso

alle urla violente dentro le nostre case quando non riusciamo a fare accettare le nostre ragioni anche ai familiari, alle facili contestazioni davanti agli sportelli di servizio pubblico (poste, uffici vari). Ci avvertiamo tutti con i nervi tesi alla prima difficoltà che incontriamo. Perché la violenza, perché l’ira accecante sovrasta più che in altre epoche, l’uomo di oggi? Non sono un medico psichiatra né psicologo né sociologo per fare un’analisi del fenomeno, tuttavia, da donna, da cittadina, da credente mi interrogo e tento di darmi una risposta, che metto in circolo, con l’intento di cercare insieme una ipotesi di intervento a favore del BEN – ESSERE, diritto di ogni uomo. Ascolto talvolta confidenze che raccontano il disagio del vivere. Al disagio soggettivo, a cui nessuno sfugge, si aggiunge un disagio oggettivo, dovuto a varie cause. Una di queste è la malattia mentale, spesso collegata ad assenze di affetto. Teresa Scaravilli (continua a pag.2)

Nando Costarelli e Laura Pugliatti (a pag. 7)


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In Seconda

22 settembre 2013

ARCIDIOCESI DI MESSINA La Beatificazione di don Antonio Franco di S.Lucia del Mela

Il Card. Amato: “Santità, carità e bontà” “Oggi la chiesa di Messina è in festa per la beatificazione del Venerabile Antonio Franco, Prelato ordinario di Santa Lucia del Mela, vissuto tra il 1585 e il 1626”. Con queste parole si apre l’omelia del Cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi. Un evento storico per la Chiesa locale, come aveva già sottolineato l’Arcivescovo Mons. Calogero La Piana, in occasione della presentazione del rito alla stampa: “la prima beatificazione della nostra Chiesa (anche se nel 1988 Giovanni Paolo II aveva proclamato santa la nostra Eustochia Calafato); un dono di grazia che accogliamo con gioia e vogliamo valorizzare per stimolare il nostro cammino di fede”. Il processo di beatificazione comporta il riconoscimento di una condotta di vita eroica delle virtù cristiane e di almeno un miracolo per intercessione. Nel caso specifico, l’iter, iniziato a poco più di dieci anni dalla morte del nostro Beato, ha subíto ben sette interruzioni (dal 1637 al 1932) concludendosi felicemente solo di recente con i due decreti emessi rispettivamente il 14 gennaio 2011 e il 20 dicembre 2012. In una Cattedrale gremita di religiosi e fedeli (curca settecento i convenuti da S. Lucia del Mela, prelatura del Beato), hanno presieduto il rito, insieme a Sua Eminenza il Cardinale Amato e a S.E. Calogero La Piana, Arcivescovo Metropolita di Messina Lipari S. Lucia del Mela: S.Em. Card. Paolo Romeo, Arcivescovo di Palermo e Presidente della Conferenza Episcopale Sicula, S.E. Mons. Salvatore Gristina, Arcivescovo di Catania, S.E. Mons. Salvatore Muratore, Vescovo di Nicosia, S.E. Mons. Antonio Staglianò, Vescovo di Noto, S.E. Mons. Giovanni Marra, Arcivescovo emerito di Messina Lipari S. Lucia del Mela, S.E. Mons. Francesco Sgalambro, Vescovo emerito di Cefalù e già Ausiliare della nostra Arcidiocesi, S.E. Mons. Francesco Miccichè, Vescovo emerito di Trapani e già Ausiliare della nostra Arcidiocesi, S.E. Mons. Carmelo Cuttitta, Vescovo ausiliare di Palermo, S.E. Mons. Salvatore Pappalardo, Vescovo di Siracusa, Mons. Carmelo Lupò, Vicario Generale della nostra Arcidiocesi, Mons. Giampaolo Rizzotti, Capo Ufficio Congregazione Cause dei Santi. Erano presenti anche Don Giuseppe La Speme, Cappellano della Basilica Cattedrale di Messina, Mons. Angelo Oteri, Presidente del Capitolo Protometropolitano della Basilica Cattedrale, Don Paolo Impalà, Vicario Foraneo di S. Lucia del Mela, Don Giuseppe Turrisi, Membro della commissione e Direttore dell’Ufficio Diocesano per i Beni Culturali Ecclesiastici, Don Francesco La Camera, Membro della commissione e Direttore Amministrativo dell’Ufficio Diocesano, Don Giovanni Scimone, Membro della commissione e Direttore dell’Ufficio Tecnico Diocesano, Mons. Santi Colosi e Mons. Giuseppe Trifirò, Canonici del Capitolo di S. Lucia del Mela, Mons. Pietro Aliquò, Cancelliere della Curia Arcivescovile, P. Pietro Bogdan Voicu, sacerdote Ortodosso Rumeno e P. Alessio Cappuccio Mandanikiota, sacerdote Greco Ortodosso. “Si tratta di un sacerdote cosiddetto ‘tridentino’ - ha proseguito il Cardinale Amato - modellato sull’esempio di San Carlo Borro-

meo, pastore interamente dedito alla cura dei fedeli, alla loro istruzione e soprattutto alla loro edificazione, col buon esempio di una vita santa. Sia la venerazione del suo corpo in una preziosa urna di cristallo, che la celebrazione di una messa il 2 settembre, anniversario della morte, considerata in loco quasi festa di precetto e

segnata dalla partecipazione plebiscitaria dei fedeli sono un privilegio davvero eccezionale riservato solo ai beati e ai santi”. Antonio Franco, nella sua breve esistenza (morì a soli quarantun’anni), fu venerato per la sua santità e per la fama di taumaturgo, poiché compiva interventi prodigiosi a favore degli ammalati e dei contadini, che chiedevano la pioggia per i loro campi o l’allontanamento delle intemperie dai loro raccolti. “Un Beato - afferma Sua Eminenza - si distingue da tutti noi per l’eroicità delle sue virtù e cioè per l’eccellenza della sua vita di fede, di speranza e di carità. La sua fede si manifestava nello studio, nella meditazione e nell’assimilazione della Parola di Dio; nella preghiera continua (oportet semper orare et numquam deficere); nella celebrazione e nell’adorazione dell’Eucaristia; nella filiale devozione alla Madonna; nell’impegno per la catechesi e per l’istruzione religiosa del popolo; il suo cuore si accendeva nella celebrazione della Messa e nella comunione eucaristica. Era proverbiale la sua magnanimità”. Il Beato Franco dedicò gli ultimi anni della sua vita alla formazione del popolo di Dio, alla cui santificazione contribuì con i sinodi diocesani annuali, con le prudenti e avvedute ammonizioni, con le solenni feste religiose, con la preparazione e la frequenza ai sacramenti, con le visite alle chiese, ai monasteri, agli ospedali, alle confraternite, con l’istruzione civile e religiosa dei piccoli, con l’istituzione di scuole per i giovani; s’interessò della promozione

delle vocazioni, della formazione iniziale dei chierici e di quella permanente dei sacerdoti. Durante la conferenza stampa di presentazione, il Vicario Generale della nostra Arcidiocesi, Mons. Carmelo Lupò, coordinatore della commissione tecnicoreligiosa che ha seguito le diverse fasi della beatificazione (dall’emissione dell’ultimo decreto all’odierna proclamazione), ha esposto la complessità relativa alla ricognizione del corpo. Le spoglie, svelate pubblicamente solo oggi in occasione del rito ufficiale, rimarranno nella nostra Basilica Cattedrale fino al 13 settembre giorno in cui, con una solenne processione, verranno traslate a S. Lucia del Mela e ricollocate nel Duomo, nel sito originario, sotto l’altare del Crocifisso restaurato per l’occasione. Mons. La Piana afferma che “La sua vita santa, riconosciuta dal popolo cristiano e, oggi proclamata autorevolmente, illumina di grazia e speranza il nostro cammino, sulle orme della Parola, in quest’anno della fede che volge a conclusione. Guardando a lui e venerandolo Beato con culto liturgico, ricorderemo i doni di Dio e ci impegneremo costantemente a crescere in una fede autentica, operosa nella carità e nella giustizia”. Papa Francesco, che ha ricordato questo importante momento durante l’Angelus del 1° settembre, nella sua lettera di Beatificazione definisce il Prelato “pastore secondo il cuore di Cristo, zelante testimone della carità evangelica”. A conclusione della sua omelia, il Cardinale Amato lancia un monito ecumenico. “A noi, sacerdoti e laici, piccoli e grandi, spetta raccogliere la ricca eredità evangelica del Beato Antonio Franco, fatta di santità, carità e bontà, aprendoci con generosità alle necessità dei poveri e dei bisognosi; siamo generosi, come egli sommamente lo fu”. Visibilmente commosso, il nostro Arcivescovo Mons. La Piana, al termine di quello che Lui stesso definisce “un evento desiderato e atteso da quattro secoli”, nell’elevare lode al Signore per le Sue divine benedizioni, ha voluto esprimere un profondo ringraziamento innanzi tutto al Santo Padre “che ha posto il sigillo della Sua autorità apostolica al cammino che ha portato a riconoscere la santità del Beato” e a Sua Eminenza Reverendissima Cardinale Angelo Amato “che a nome e per l’autorità del Santo Padre, ha offerto a noi e alla Chiesa la grazia di potere contemplare e seguire le virtù evangeliche e quei valori umani da lui eroicamente vissuti”. Il presule, proseguendo nei ringraziamenti a tutte le autorità religiose e civili convenute, ha affermato che, con la beatificazione di Mons. Franco “vero uomo di Dio, modello ed esempio di vita cristiana e potente intercessore, ci viene restituito quel ‘ramoscello di basilico fresco e verde’ per diffondere il buon profumo di Cristo ai nostri giorni”. “Un segno bello e prezioso - ha proseguito Mons. La Piana - del suo amore per la Chiesa e in particolare per questa nostra Chiesa locale che, insieme alla gioia, rinnova lo stupore e la preghiera. Un appello e un richiamo, poi, a conclusione dell’anno della fede, ad un’autentica e rinnovata conversione al Signore, a vivere con intensità l’amicizia e la comunione con il Signore e i fratelli”. Rachele Gerace

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dalla prima

La paura delle aree metropolitane Questo tema, negli ultimi giorni, ha animato i dibattiti popolari nella città barocca dei cento campanili, intasando social network, quotidiani locali, ecc... Al centro delle discussioni la paventata ipotesi che anche Acireale possa venir risucchiata dal vortice metropolitano, perdendo di fatto quell’identità che tanto caratterizza i suoi abitanti. Proprio in tal senso, nasce un comitato civico spontaneo, apartitico ed apolitico, composto da numerosi cittadini e diverse sigle associative acesi che, per scongiurare questa infausta ipotesi, vogliono far sentire la propria voce, il proprio attaccamento e la propria visione ai novanta inquilini dell’Assemblea Regionale Siciliana. Nel comunicato stampa divulgato dal comitato spontaneo, denominato “per la difesa dell’identità e delle autonomie delle Aci”, si evince come l’obiettivo principale sia quello “di salvaguardare le esistenti prerogative gestionali e amministrative dei comuni del territorio acese, messe in pericolo dal paventato rischio di inclusione forzata nell’area metropolitana di Catania.”; inoltre, sempre nel documento si sottolinea come “le caratteristiche socio-economiche, culturali, storiche e turistiche della zona acese infatti, rendono impraticabile qualsiasi ipotesi di annessione all’area metropolitana”. Al comitato ha aderito anche il sindaco della città di Acireale che, con veemenza e decisione, dichiara il suo impegno affinché Acireale conservi la sua autonomia comunale ed anzi, nella prossima riforma (percorso quasi obbligatorio), venga indicata come comune capofila del libero consorzio delle Aci, figura amministrativa che prevede una sorta di collaborazione fra comuni limitrofi e contigui. Acireale vive un periodo difficile ed ha certamente bisogno di nuovi stimoli per poter riacquistare una contemporaneità economica e sociale rimasta troppo tempo ferma al capolinea; indubbiamente, la sua annessione alla costituenda area metropolitana, cancellerebbe per sempre la storica città barocca, un tempo culla di artisti e scuola artigiana di grande livello. Alla città di Acireale serve un’iniezione di fiducia che solo la sua valorizzazione può darle! Dario Liotta

Malattia mentale e carenze di affetti Circoscrivere la malattia mentale è impensabile, i raptus di follia colpiscono in maniera improvvisa il soggetto, al là di ogni previsione. Sono come le catastrofi naturali o le eruzioni del vulcano, a cui noi siamo ben abituati. Ma anche con le catastrofi ci sono danni imprevedibili e danni, che si possono arginare con opere di prevenzione e di supporto. Mi chiedo se nel caso della malattia mentale basti il trattamento terapeutico o non ci sia bisogno anche d’altro; se la famiglia e il supporto affettivo di persone che avvolgono di cure e di attenzioni il soggetto affetto da malattia mentale possano aiutare a gestire in modo accettabile le imprevedibili reazioni del disagio mentale. Spesso alla malattia mentale si accompagna tanta solitudine, tante discordie e assenza di dialogo con la propria famiglia, talvolta anche odio e rancori senza fine, che rendono spesso impossibile la cura e il controllo degli eventi. Una giovane quarantenne, soggetta a trattamento psichiatrico, mi diceva: “Ho trascorso metà della mia giovinezza in carcere, perché il reparto di psichiatria è come un carcere!”. E un altro, incontrandomi per strada: “Sto uscendo per distrarmi, altrimenti sono costretto a litigare con mia madre! Esco e così non le faccio male!”. In entrambi i casi, frasi rivelatrici della loro solitudine: “I miei non mi sopportano. A nessuno interessa la mia vita! Se vado in ospedale finalmente si liberano di me!”. Mi chiedo, se in una società evoluta, come la nostra, si possa trovare spazio per i rapporti familiari, amicali, domestici o se il ritmo del lavoro e della catena di montaggio (per tanti nostri più o meno futili impegni), ci abbiano fatto dimenticare che siamo uomini. L’uomo è un essere sociale, non può vivere senza relazioni piene di significato, di sentimenti affettivi che trasmettano benessere, cioè il riconoscimento e la compiacenza della propria esistenza. L’essere riconosciuti significa molto più del cibo, dell’aria e dell’acqua, perché dice a ciascuno: “E’ bello che tu esista! La vita senza di te sarebbe meno bella!”. Ciascun uomo ha bisogno di sapere questo e di sentirselo ripetere dalle persone con cui si relaziona nella ordinarietà della vita non una tantum. Abbiamo bisogno di condividere gioie e fatiche, dalle più semplici alle più complesse. Spesso ci chiedono una moneta per una sigaretta o una birra, quasi mai per parlare o per fare insieme due passi e non rimanere sempre soli. Potrebbe un diverso stile di vita della nostra società arginare tanta solitudine e alleggerire la fatica alle famiglie, spesso lasciate sole, incapaci di gestire una situazione facile per nessuno? Pensiamoci! Teresa Scaravilli

Incroci di vite dentro e fuori le righe Ma accade che improvvisamente in questa cappa nera si aprano degli squarci di luce che, pur nulla togliendo alla sofferenza umana, consentono di alzare gli occhi e di ritrovare la speranza e il significato ultimo della vita. “Dio era con noi in quella cella. Ma a un certo punto ho pensato che fosse evaporato. Invece era sbagliato il modo in cui ci rivolgevamo a lui. Dio non fa patti, non è un supermercato. Questa è la lezione di Dio: bisogna dell’ saper attendere. Aspettare. Come Giobbe, che attende, Direttore responsabile perde tutto e lo riavrà moltiplicato per dieci”. Giuseppe Vecchio Nel gremitissimo teatro Carignano di Torino DoEditore menico Quirico parla del suo sequestro in Siria. È il Associazione La Voce dell’Jonio messaggio, semplice e straordinario, di un giornalista Via Mons. Genuardi, 14 sequestrato e trattato brutalmente per molti mesi. Pa95024 Acireale role che fanno vibrare l’uditorio non certo per gli effet- Iscrizione Tribunale Catania n. ti speciali ma per i pensieri e le domande che suscita. 220 del 5/4/1958 Iscrizione al ROC Un teologo difficilmente riuscirebbe a far entrare Dio con tanta umile efficacia in un teatro e ancor più nella (Registro operatori della comunicazione) n° 22076 mente e nel cuore delle persone in ascolto. A chi in televisione lo intervista dopo la lettera che Redazione gli aveva scritto Papa Francesco, Eugenio Scalfari riVia Mons. Genuardi 16, 95024 Acireale - Ct (casella post. 174) sponde, con la sua onestà intellettuale, di non essere tel 095601992 - fax 095606182 alla ricerca di Dio. Non una dichiarazione di superioriwww.vdj.it - redazione@vdj.it tà e ancor meno di superbia ma una testimonianza che lavocedelljonio@hotmail.it fa riflettere. Scalfari ha parlato di se stesso con lealtà. Stampato da Tipografia Litografia Anche Dio con la stessa lealtà lo ascoltava. Non è una T.M. di Venera Mangano battuta consolatoria o retorica perché lo stesso Papa Via Martoglio, 93 Francesco, che ha scritto una lettera al giornalista, più 95010 Santa Venerina - tel 095953455 volte ha ricordato che Dio cerca l’uomo anche quando tipografiatm@gmail.com questo si toglie o cerca di togliersi dal suo sguardo. La Abbonamento annuo ricerca dell’uomo da parte di Dio è però un moto di Ordinario euro 20,00 tenerezza e di incondizionato rispetto della ragione e Extra 35,00 - Speciale 50,00 della libertà di ogni persona. Sostenitore 100,00 Ecco, molte volte la cronaca pone di fronte all’inConto Corrente Postale crociarsi o all’allontanarsi di sguardi tra l’uomo e Dio. 7313800 intestato a C’è una comunicazione invisibile e silenziosa che si Associazione La Voce dell’Jonio affianca a quella visibile e rumorosa dei media. L’una Via Genuardi, 14 non esclude l’altra, anzi l’una quasi cerca l’altra. Sta so95024 Acireale prattutto a chi legge, ascolta o vede, scavare dentro le Membro FISC - Federazione righe, le parole le immagini per trovare segni di speItaliana Settimanali Cattolici ranza. Paolo Bustaffa

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Cultura e Spettacolo

22 settembre 2013

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LIBRI La presentazione di “Il riposo nella fatica”, ultima opera del Vescovo di Acireale mons. Raspanti

”La ricerca del dialogo con Dio” Il programma degli annuali festeggiamenti che, in onore di Santa Venera, vergine e martire, si sono svolti presso la Basilica Cattedrale acese ha visto, come di consueto, l’alternarsi tra momenti liturgici ed attività collaterali; tra queste ultime, un momento a carattere culturale è stato la presentazione del libro ‘Il riposo nella fatica’, curato dal nostro vescovo, mons. Antonino Raspanti. Primo di una nuova collana, intitolata ‘semi …. nando’ e curata dallo stesso mons. Raspanti, il testo, il cui titolo è tratto dalla ‘Sequenza’ che la Chiesa proclama prima della pericope evangelica nel giorno di Pentecoste, a conclusione del Tempo liturgico di Pasqua, si presenta sotto forma di agile volumetto, in formato tascabile, proponendosi di offrire delle brevi riflessioni sul dialogo tra uomo e Dio. La presentazione del testo è stata affidata all’Abate don Ildebrando Scicolone, docente di Liturgia al Pontificio Ateneo ‘Sant’Anselmo’ di Roma, introdotto dall’arciprete-parroco della Cattedrale, nonché Cappellano della ‘Reale Cappella Santa Venera’, can. Roberto Strano, alla presenza di mons. Raspanti, del Vicario generale della diocesi. mons. Guglielmo Giombanco, nonché del Vescovo emerito, mons. Pio Vittorio Vigo. Don Scicolone riferiva sul tema della fedeltà che a Dio si deve senza tentennamento alcuno e senza la paura che, verso l’assunzione di impegni e responsabilità, caratterizza in maniera particolare il mondo giovanile, soprattutto nel momento in cui si impone di operare delle scelte fondamentali per la propria vita. Non a caso, il relatore ha scelto la vita monastica sin dal 1951 ed ha operato in tal senso una scelta radicale per porsi alla ricerca di Dio, ciò che il cristiano non

può trascurare, dal momento che egli abbisogna di momenti che gli consentano, sia pure in maniera quanto più efficace possibile, di uscire dalla routine della diuturna fatica. Proprio la fatica del lavoro, infatti, non di rado distrae l’uomo dalla fondamentale esigenza di crearsi degli spazi che gli consentano di porsi all’ascolto di Dio; in questo ci è di esempio l’equilibrio del monaco, il quale non trascura di occuparsi della realtà quotidiana, vedendola alla luce di Dio; a ciò aiutano le meditazioni del libretto curato da mons. Raspanti. Filo conduttore dei 40 capitoli, ciascuno di due pagine, nei quali complessivamente si articola l’agile volumetto (‘plllole’ le definiva don Scicolone) è, per l’appunto, la ricerca del dialogo con Dio. Si tratta di meditazioni che l’autore del testo, come egli stesso sottolineava nel proprio successivo intervento, ha mutuato dalla ‘frequentazione’ di ‘amici’ i quali, pur lontani nel tempo, riescono a leggere ed interpretare il vissuto attuale, conferendogli la necessaria chiarezza. Si comprende, dunque, chiaramente come Dio sia interlocutore dell’uomo alla luce della fede. L’uomo, infatti, è soffocato dalle diuturne preoccupazioni e, dunque, non di rado avverte l’esigenza di trovare una pausa di ristoro. Il cristiano trova ristoro in Dio e nel Figlio Unigenito Gesù Cristo, del quale si pone all’ascolto e con il quale interloquisce proprio attraverso la meditazione. L’uomo, dunque, soddisfa la propria sete di conoscenza di Dio proprio attraverso il contatto diretto offerto da meditazione e preghiera, ma anche attraverso l’azione di privilegiati mediatori quali Mosè ed i Profeti. Nando Costarelli

ACIREALE Innovazione pro turisti al Museo delle uniformi storiche del Comune

Guida del Lions Club in nove lingue S. VENERINA Incontro

Periodo post-bellico Riprendono le attività culturali dell’anno sociale 2013/14 dell’associazione “Storia, Cultura e Sviluppo Territoriale” di Santa Venerina, presieduta da Domenico Strano, con il progetto “GioVediamoci”, che prevede incontri pubblici ogni mese, sempre di giovedì in pre-serale, durante i quali saranno coniugati Saperi e Sapori. Si inizierà il 26 settembre, alle ore 19,00 nei locali del Centro Diurno “Arcoba-

leno” di Santa Venerina (trav. via Mazzini), con l’incontro sul tema “Inglesi e Tedeschi a Santa Venerina e dintorni nell’agosto 1943”. Trattasi di una ricostruzione degli eventi di 70 anni fa con filmati e immagini d’epoca sullo sbarco degli Alleati e sull’arrivo degli Inglesi ad Acireale, Fleri, Santa Venerina e località vicine. Nel corso dell’incontro saranno presentate testimonianze dirette ed indirette. Il coordinamento sarà curato dal prof. Giovanni Vecchio mentre i filmati sono a cura di Salvatore Sciacca. Interverrà lo storico Antonio Patané. Le testimonianze dal vivo saranno apportate da Nino Mangano Giuffrida per i tedeschi e Rosario Pulvirenti per gli Inglesi mentre Franco Cannata, Teresa Maccarrone, Maria Lizzio e Domenico Strano leggeranno dei brani di cronaca d’epoca, che saranno intermezzati da esecuzioni musicali di Gesuele Sciacca e Cristina Mammino mentre i soci dell’associazione proporranno una rassegna di specialità dolciarie locali. G. V.

CIl Museo delle Uniformi storiche, ospitato al piano terra del Municipio di Acireale, è stato dotato di uno strumento nuovo, originale e particolarmente utile soprattutto per i turisti che lo visitano: un libretto-guida, contenente la descrizione di tutto il materiale esposto e ricco anche di numerose notizie storiche, redatto in nove lingue: italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese, russo, arabo e giapponese. L’iniziativa è partita dal Lions club di Acireale ed ha rappresentato l’ultimo atto dell’anno di presidenza del prof. Rosario Musmeci. Il Museo delle uniformi storiche, ubicato nella sala “Costarelli” del Palazzo di Città acese, è ordinato in cinque vetrine a tema, con uniformi, ritratti, gualdrappe, copricapi, medaglie ed altri oggetti militari dei secoli XIX e XX. Si tratta di una collezione ceduta alla Regione Siciliana dallo studioso e collezionista acese ing. Aldo Scaccianoce. La terza vetrina, quella in fondo alla sala, è stata dedicata nel 2011 al 150° anniversario dell’Unità d’Italia, con l’aggiunta di oggetti e illustrazioni relative al periodo risorgimentale; tra le altre cose, essa contiene alcune gualdrappe (le coperte che usavano gli ufficiali per coprire i cavalli durante le parate), con ricamate le iniziali in oro dei re Umberto I e Vittorio Emanuele III. Numerose le uniformi francesi del primo e del secondo Impero, mentre richiamano particolarmente l’attenzione gli elmi e le corazze dell’Impero Tedesco e del Regno di Prussia. Finora l’illustrazione delle vetrine e degli oggetti esposti era affidata alla buona volontà del personale comunale addetto alla custodia, e veniva effettuata, praticamente, solo in italiano. Ma da ora in poi tutti i turisti stranieri potranno informarsi con i libret-

ti approntati nelle varie lingue. Tale lavoro “nasce dalla volontà del Lions Club Acireale di rendere un servizio alla città favorendone il turismo e, con esso, l’economia”, ha detto il prof. Rosario Musmeci durante la presentazione dell’iniziativa, aggiungendo il suo ringraziamento a quanti hanno collaborato “generosamente ed in modo assolutamente gratuito”

L’ing. Scaccianoce presenta la guida alla traduzione dei testi in nove lingue. Il libretto illustrativo in italiano è stato curato dallo stesso ingegnere Scaccianoce, mentre le traduzioni nelle varie lingue sono state effettuate da esperti delle varie lingue (alcuni anche di madre lingua), i quali hanno dimostrato “una spiccata sensibilità per un evento culturale destinato ad offrire un valido supporto ai turisti che vogliono conoscere meglio i capolavori esposti nella collezione museale”, come ribadito dal presidente uscente del Lions acese Rosario Musmeci, e come sottolineato anche dal sindaco Nino Garozzo. Nino De Maria

recensioni “Educare nella post-modernità” L’azione formativa di Savagnone Un educatore che crede nella sua opera di rigeneratore e propulsore di nuova vita non si scoraggia davanti ai pericoli e alle minacce della società, ma si pone in atteggiamento di attento scrutatore per riconoscere tra luci ed ombre il giusto momento e l’occasione propizia per una rinnovata avventura. Non ci stupisce che il Prof. Savagnone (nella foto), dopo aver stimolato i suoi lettori con i precedenti volumi (Educare oggi, Educare alle virtù) ci parli ancora di come “Educare nel tempo della post-modernità”, ElleDiCi, €. 9, per la Collana “La sfida educativa”, al suo 16^ volume. Dalla prima all’ultima pagina (delle 120 che compongono il volume), si palesa la voglia di un’analisi oggettiva e critica dell’evolversi delle stagioni che hanno trasformato in modo profondo e rapido i costumi, la cultura e perfino le aspettative della società, recando il crollo dei valori, fino alla perdita di speranza e di futuro, a danno delle giovani generazioni. A partire da questo grido disperato, il Professore invita a rimettersi in ascolto e a leggere la realtà. Per elaborare un nuovo progetto bisogna “prendere coscienza delle trasformazioni in atto, valorizzando le istanze positive e al tempo stesso evidenziandone gli aspetti problematici e contraddittori” (pag. 5). Com’è suo costume, l’Autore vede nella sfida sempre una opportunità da cogliere, pur attraverso le difficoltà. Nove sono le sfide prese in considerazione: la frammentazione dell’io, la morte del padre, l’individualismo, la fugacità, il virtuale, il pluralismo, il soggettivismo, i localismi e la globalizzazione, ed infine, la crisi economica. Altre ne potrebbe aggiungere il lettore, si augura l’autore, convinto che la capacità di fermarsi e rileggere – attraverso esperienze di vita e prospettive diverse – possa fornire nuovi indicatori di direzione, frutto della capacità propositiva e del senso di responsabilità che caratterizza l’uomo maturo, capace di prendersi cura non solo di se ma dell’intera società . Occorre che per primo l’educatore sia uomo di speranza, cioè capace di assumersi la responsabilità di ciò che può nascere dal proprio impegno. “Educare alla speranza vuol dire educare a pensare”, dice, citando la Caritas in veritate ai nn. 19/21 di Benedetto XVI. Servono, pertanto, “uomini di pensiero, capaci di riflessione profonda, votati alla ricerca di un umanesimo nuovo, che permetta all’uomo moderno di ritrovare se stesso”. La crisi è una vera occasione di discernimento e di nuova progettualità, per sconfiggere l’individualismo e andare verso un cambiamento di stili di vita, in cui “gli elementi di scelta per una crescita comune siano la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri”. La libertà che non è solo autonomia, ma anche responsabilità e partecipazione, ripete con la canzone di G.Gaber. Anche la speranza in tempo di crisi, deve recuperare la centralità della politica. (pagg 116/117). Il libro è ricco di citazioni non solo bibliografiche ma di racconti di films e di testi di canzoni, che dimostrano come la ricerca di un senso quanto più possibile umano è dentro il cuore di ogni uomo che lo cerca nel modo più congeniale a sè. Buona lettura! Teresa Scaravilli

ACIREALE Passo ufficiale e primo incontro per l’ingresso, non senza critiche, nell’Associazione “Città eredi di Bisanzio”

Impegno a tutelare la cultura e le tradizioni bizantine Tra il 535 e l’827 la città di Acireale conobbe la dominazione bizantina: Xiphonia (nome greco della Città) fu ribattezzata Jachium, ed il fermento economico ed artistico raggiunse la sua apoteosi con la costruzione del castello di Akis, il cui nome deriva dall’omonimo corso d’acqua. Giorno 11 settembre, Acireale ha rispolverato la sua storica eredità, aderendo all’Associazione Città Eredi di Bisanzio. L’ACEB è stata fondata allo scopo di tutelare la cultura e la tradizione bizantina nella nostra penisola, sede di un ricco patrimonio storico ed architettonico, e di favorire l’interconnessione con le città russe: lo scorso 30 luglio è entrata a far parte dell’ACEB anche la città di Velikiy Novgorod, situata a nord di Mosca. La Fondazione Metropoli e l’Associazione delle città Italiane (ANCI), con il patrocinio del Ministero dello Sviluppo Economico, oltre ad essere fautrici dell’ACEB, si occupano della verifica e dell’organizzazione del piano di investimenti mirati ad intensificare, nelle aree facenti parte dell’Associazione, il flusso turistico. In queste settimane, una delegazione, composta da Vladimir Korotov, Console Generale della Federazione Russa ed Igor Danilov, Presidente della Fondazione Metropoli, ha visitato molte città siciliane fra cui Acireale, per stilare un programma unico triennale di iniziative culturali e progetti economici. Tiepide speranze, disinformazione e molta diffidenza si rivelano nelle dichiarazioni degli acesi, già, disillusi. “E’ difficile pensare al commercio e alla ripresa economica passeggiando per corso Umberto, sede di botteghe ed esercizi fantasma” ci confida Mario Grasso, dipendente pubblico, che non ha mai sentito parlare di quest’associazione ma “in un periodo di crisi nera, ognuno si affida a qualsiasi cosa, fosse anche la speranza dell’investitore russo, e poi era ora che si sentisse parlare di una nuova

opportunità”. Di tutt’altro avviso è Graziella Toscano, casalinga, che considera la notizia “una delle solite messinscene che aprono la campagna elettorale, oppure un modo nuovo per spillare soldi allo Stato attraverso manifestazioni inutili”. Solo pochi, fra i cittadini a cui è stato chiesto di elencare tre attrazioni turistiche della propria città, hanno pensato alla manifestazione del Carnevale, punta di diamante dell’offerta turistica cittadina, perché, secondo Giacomo Di Pietro, studente universitario, “non è mai stato organizzato nella maniera adeguata. Non si è mai provveduto, ad esempio, ad un coordinamento con le Ferrovie dello Stato, per rimpinguare e rimodulare una proposta ad hoc. Non si sono mai stabilite delle zone parcheggio a pagamento e distanti dal centro, servite da bus navetta, per evitare di congestionare il traffico. Non si è mai organizzato un percorso del gusto fra i ristoratori acesi, una ticket card, unita al biglietto di ingresso, che comprenda un pasto tipico o sconti, sulla scia del couponing. Sono piccole rivoluzioni che non potranno mai attecchire in una Città attenta solo ai privilegi”. “La valorizzazione del barocco e della tradizione culturale acese” sono, invece, le ricette per la ripresa secondo Angela Bartolo, professoressa, la quale sostiene che “bisogna diffidare da questo genere di associazioni e fondazioni, lontane ed inadeguate ai bisogni reali degli acesi, e puntare tutto sullo svecchiamento delle istituzioni della nostra città.”. L’ACEB, entro il 2014, congiungerà circa sessanta città italiane e russe, ognuna delle quali sarà celebrata da una campagna espositiva, con immagini e testi curati dall’Università di Roma, Mosca, San Pietroburgo ed Oxford, all’interno della mostra “Città Eredi di Bisanzio” consultabile presso il sito della Fondazione Metropoli. Chiara Principato


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SPIRITUALITÀ L’esperienza di un gruppo di giovani della Diocesi acese sulle orme di Francesco e Chiara

La ricerca d’un Amore autentico E’ giunta al decimo anno un’esperienza di grazia che si tiene nella nostra Diocesi di Acireale: “Jeshua ferite che salvano”, patrocinata dal Servizio Diocesano per la Pastorale Giovanile e dal Gruppo giovani evangelizzazione diocesano. Anche quest’anno, come da dieci anni a questa parte, venti giovani provenienti da diversi centri della nostra Diocesi, guidati spiritualmente da Don Mario Gullo, direttore della Pastorale giovanile diocesana, e da Don Alessandro De Gregorio giovane presbitero dell Diocesi di Messina, hanno scelto di ripercorrere dal 18 al 25 Agosto il cammino di Francesco e Chiara d’Assisi. Si tratta di un’esperienza di spiritualità, preghiera e fraternità che consente ai partecipanti di guardarsi dentro e riscoprire, rivivendo la storia ed il cammino dei Santi di Assisi, che le ferite che ciascuno si porta dentro anche se dolorose e piagate possono essere curate attraverso un incontro di misericordia: quello con Cristo povero e crocifisso. Per tale ragione conoscere ed approfondire la vita di due grandi santi come S. Francesco e S. Chiara, nonché calcare i luoghi in cui è maturata la decisione di pronunciare il loro Si incondizionato a Cristo, diventa fondamentale per comprendere il vero significato della nostra esistenza. Centro di tutto è la piccola borgata di Assisi dove 800 anni orsono due giovani come noi, con i loro sogni, speranze, aspettative, hanno incontrato Cristo nelle alterne vicende della loro esistenza e si sono lasciati guidare dalla Sua parola finendo per trasformare la loro esistenza in testimonianza viva di quell’Amore di cui loro stessi avevano fatto esperienza e che li aveva guariti. Prima tappa del cammino di Jeshua sono stati proprio i luoghi natii di Francesco e Chiara laddove proprio in famiglia è inizia-

to tra mille inquietudini il loro percorso di santità. Crocevia importante di questo cammino è stata sicuramente la visita a S. Damiano piccola chiesetta, oggi monastero, nel quale Francesco ebbe il primo fondamentale incontro con Cristo che smonta le sue certezze e inizia ad indicargli la via da percorrere. Si è giunti, poi, all’eremo delle carceri luogo di montagna sul quale Francesco amava

ritirarsi a pregare stare in intimo contatto con il Signore. Qui ognuno di noi ha potuto, in un lungo momento di deserto, riflettere sul proprio rapporto con Cristo e con se stesso. Altra tappa importante è stata quella di Greccio luogo in cui Francesco ha vissuto profondamente il mistero della incarnazione di Cristo, con l’intuizione del presepe vivente e l’episodio della statua di Gesù Bambino che diventa di carne fra le sue braccia, ricordandoci che il nostro è un Dio che si fa uomo per salvarci, che si fa piccolo per insegnarci l’umiltà. Ma il desiderio di S. Francesco di farsi uno con il suo Signore, provando le Sue stesse tribolazioni, diventa concreto sul monte di La Verna, dove il santo deluso dalle divisioni interne che cominciavano a sorgere tra i frati, giunge con l’intento di lasciare tutto e

ritirarsi in solitudine. Ed è proprio in questo luogo che il Signore scompagina i progetti d Francesco facendolo diventare uno con il Suo amore attraverso il dono delle stigmate. Questo evento rinfranca il Santo che torna dai suoi fratelli per confermarli nella fede e, poco prima di morire, lasciare loro un testamento spirituale che ancora oggi è di grande attualità: amare e vivere il Vangelo senza compromessi. Il percorso di quest’anno è stato arricchito di una tappa altrettanto significativa, la visita alla Santa Casa di Loreto. Nel luogo in cui è stata trasportata una parte della casa natale della Madonna, abbiamo vissuto un momento di forte intensità spirituale, poiché abbiamo avuto la possibilità di celebrare una veglia in solitudine all’interno della Santa Casa. Ognuno di noi ha meditato sulla propria storia personale e di fede proprio nel luogo in cui è stato pronunciato da Maria il Si più importante che ha dato inizio alla storia della nostra salvezza attraverso l’incarnazione di Cristo in riscatto dei nostri peccati. Il fatto che un’esperienza così forte dal punto di vita spirituale ed impegnativa dal punto di vista fisico, dati i ritmi che si tenevano, attiri ogni anno tanti ragazzi sta significare che noi giovani abbiamo sete di misericordia, desiderio di essere amati nonostante le ferite che ci portiamo addosso, e che la vita di due grandi santi anche se vissuti nell’800 ha ancora molto da dirci e da insegnarci. La ricerca di un Amore autentico, quale quello di Cristo, che ti accudisce, cura, perdona e risana rappresenta un’esigenza ineludibile per ciascuno di noi. Gabriella Spitaleri

ACIREALE Tre corali in concerto a S. Maria degli Angeli Celebrazione solenne della Natività di Maria il 12 settembre 2013, nella parrocchia Santa Maria degli Angeli; contemporaneamente, conclusione dei festeggiamenti per il cinquantesimo di sacerdozio del parroco, don Giuseppe Russo, che per l’occasione, commosso, ringrazia sentitamente il folto pubblico e gli amici. Interessante la Rassegna delle corali polifoniche. Il segretario del consiglio parrocchiale, Paolo Trovato, introduce la serata e presenta tre Corali acesi, tracciando brevemente la loro piccola storia; tutte e tre sono accompagnate all’organo dal maestro Marco Tropella. I brani magistralmente cantati dalle tre corali sono di vari autori. Marco Frisina, con i pezzi “Cose stupende”, “Chi ci separerà”, “La Vergine degli Angeli”, è l’unico prescelto dalla Cappella musicale “Mater Decor Carmeli”, che si esibisce con successo per prima. Fondata il 16 luglio 2012, nella parrocchia Maria SS. del Monte Carmelo, da don Salvatore Scalia; è diretta dal maestro Stefano Tropella. Segue la corale polifonica “Akàthistos”, che fa capo alla Basilica dei Santi Pietro e Paolo e alla chiesa francescana di San Biagio, con una storia molto articolata di partecipazioni liturgiche. Singolari i brani scelti: “Cristo s’è fatto obbediente” di Frisina, l’”Ave Maris Stella” di Nino Rota, con elaborazione a quattro voci di Sebastiano Ferlito; ricca di pathos, l’interpretazione del Magnificat di Jean-Paul Lecòt. La direzione è del maestro Carmelo Falcotti. Della parrocchia San Michele Arcangelo è la Cappella musicale ‘Quis ut Deus’, diretta dal maestro Antonella Grasso, con la magnifica esecuzione di tre brani: “Vergine Madre” di Frisina, “Credo”di M. Balduzzi e dello stesso autore, con elaborazione a 4 voci di Sebastiano Ferlito, “Ave Maria”. La Cappella venne fondata nel 1980, su iniziativa del parroco don Santo Urso, ben presto apprezzata e conosciuta in tutta la provincia, ha animato manifestazioni e feste sia religiose che civili. Anna Bella


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ACIREALE Celebrato allo “Spirito Santo” il primo centenario della presenza delle Figlie di Maria Ausiliatrice in città

Cento semi per l’educazione, cento anni di storia salesiana, di vita e di grazia all’istituto Spirito Santo di Acireale. 22 Luglio 2013: si celebrano nella casa grandiosi festeggiamenti per commemorare il centenario di presenza delle Figlie di Maria Ausiliatrice nella città. La Direttrice, Sr Maria Trigila, e la sua Comunità (25 suore), che hanno tanto lavorato per la realizzazione di questo evento, vogliono suggellare questa ricorrenza con la consacrazione del nuovo altare della chiesa, ideato dall’ingegnere Aurelio Diana. Presiede la solenne concelebrazione il Vescovo Mons. Antonino Raspanti che, nell’omelia, sottolinea come l’altare consacrato rende presente il Cristo che si offre al Padre, associando al suo mistero rendentivo i fedeli uniti a Lui. Un momento significativo e di grande commozione, che vede un’intensa partecipazione di tutta la Comunità Educante, di amici, benefattori e di alcune autorità della città. Sono presenti anche l’ispettrice Sr Anna Razionale e Sr Maria Luisa Miranda, consigliera generale della Famiglia Salesiana che, a conclusione della funzione, firmano l’atto di consacrazione dell’altare insieme al Vescovo, alla Direttrice Sr Trigila e al benefattore signor Orazio Scavo. Seguono i festeggiamenti nel cortile dell’istituto dove i convenuti, rallegrati dalla banda, dagli sbandieratori, da concerti e balli , consumano un buffè… Un evento degno di passare alla storia dell’Istituto, un centenario, che vuole ricordare, come ogni anno è stato un seme piantato nel cuore di tanti giovani che hanno frequentato questa casa, perchè - come ha detto il vescovo nell’omelia - il ministero del-

l’educazione svolto dalle F.M.A. è fonte di energia,e speranza di futuro. La storia segnata dallo Spirito Santo parla agli uomini e alle donne di ogni tempo perché porta con sè l’impronta dell’eternità. Questo si verifica ogni qualvolta l’umana società ha bisogno di un rilancio etico-sociale , come era avvenuto nella massonica Torino, disinteressata del futuro educativo dei giovani e in tanti altri posti dove il terreno deve essere ancora dissodato per portare copiosi frutti. I semi dello Spirito trovano, infatti, un rigoglioso sviluppo nella disponibili-

ISTITUTOSPIRITO SANTO

Missione di educazione e formazione

tà del cuore come si è verificato in don Bosco a Valdocco o in Madre Mazzarello a Mornese, perché dove c’è l’accoglienza del divino, là fiorisce il campo di Dio, dilatandosi nel mondo. Sr Carmelina Coniglione

La Diocesi ricorda l’Ordinazione del Vescovo Martedì 1 ottobre presso la Basilica Cattedrale di Acireale, alle ore 17.00, si svolgerà l’Assemblea diocesana durante la quale S.E. Mons. Antonino Raspanti consegnerà le Indicazioni Pastorali per l’anno 2013-14 ai delegati delle parrocchie, delle comunità religiose,

delle associazioni, dei gruppi e dei movimenti ecclesiali. Le indicazioni pastorali sono state definite nel Consiglio Pastorale diocesano che si è tenuto giorno 11 settembre e delineeranno il cammino che verrà seguito in diocesi durante l’anno.

Alle ore 19.00 con una solenne concelebrazione eucaristica la comunità diocesana renderà grazie al Signore per il secondo anniversario di ordinazione episcopale di Mons. Antonino Raspanti, che proprio in questo giorno in cui la Chiesa celebra la memoria di S.Teresa di Gesù Bambino, è stato ordinato Vescovo e ha iniziato il suo ministero pastorale nella diocesi di Acireale L.P.

Un’attività che rimane fedele ai principi di don Bosco e si adatta al frenetico e complesso sviluppo della società

L’Istituto Spirito Santo , tenuto dalle Figlie di Maria Ausiliatrice, che quest’anno ha celebrato il gioioso evento del suo centenario di presenza salesiana in Acireale, svolge la sua azione educativo- pastorale fin dal 1913 a favore della gioventù . All’insegna del carisma del suo fondatore San Giovanni Bosco ,tiene alti i suoi principi . Egli, infatti, ha voluto educare con l’originale Sistema Preventivo per fare dei ragazzi “Buoni cristiani e onesti cittadini”, poggiandosi su tre importanti pilastri : “Ragione, Religione e Amorevolezza” ; una consegna trasmessa a tutta la Famiglia Salesiana per operare secondo il suo stile educativo . Ne riportiamo un breve excursus storico, come memoriale della Provvidenza che ha guidato il cammino di questo centenario:Cento semi per l’educazione,cento anni di vita e di grazia !... Nel centro storico della città ,ricca di storia, di cultura e di bellezze artistiche sorgeva già, prima del 1900, nel Corso Savoia, un collegio precedentemente abitato dalle monache dette salesiane, ( ma non della Congregazione di Don Bosco) che vi tenevano un orfanotrofio , una scuola di laboratorio ed un oratorio estivo. Divenuto il numero delle monache molto esiguo, il vescovo mons. Genuardi chiamò le Figlie di Maria Ausilitrice (F.M.A) ad operare nella città per l’educazione della gioventù. Le Superiore dell’istituto accolsero le ripetute istanze del vescovo e deliberarono l’ingresso delle FMA nella nuova casa: era il 23 gennaio 1913 . Il loro ingresso era ben visto dalla gente ed in modo particolare da quei benefattori che avevano a cuore l’opera della casa e offrivano il loro contributo pecuniario e assistenziale a favore delle orfane. Furono restaurati presto alcuni locali per renderli più idonei all’accoglienza delle giovani.. Le figlie di Maria Ausiliatrice si misero subito all’opera con gioia , rivelando disponibilità al lavoro, alla missione e flessibilità alle richieste dell’obbedienza. L’iniziale attività educativa e pastorale si esplicava nei seguenti campi: Orfanotrofio, Oratorio festivo, laboratorio e Scuola materna; inoltre per quattro anni la casa era anche sede di postulato e noviziato. Dalla lettura del primo anno della cronaca della casa (1913) si evincono molti aspetti di profonda religiosità, di vero spirito di famiglia che si esplicava in atteggiamenti di semplicità, di fraterna accoglienza e di incoraggiamento reciproco. Iniziata l’opera educativa con l’educandato, l’oratorio festivo e i laboratori di ricamo e cucito , in breve tempo, l’Istituto ha intensificato la sua missione, aprendo scuole di ogni ordine e grado che, lungo gli anni, hanno subito una riconversione, adeguandosi sempre più alle necessità del territorio e alle direttive ministeriali, in fedeltà al carisma proprio del Fondatore. Attualmente nell’Istituto sono presenti i seguenti tipi di Scuola Paritaria: * Scuola dell’Infanzia* Scuola Primaria * Scuola Secondaria di Primo Grado * Corsi Professionali Regionali La scuola Spirito Santo è una Comunità Educante che collabora costantemente per la realizzazione e la formazione integrale degli alunni ; come scuola cattolica e salesiana privilegia, infatti, la proposta formativa su quella puramente culturale e, attraverso l’apertura a Dio, l’accoglienza incondizionata, la fiducia nell’alunno promuove la persona in tutte le sue dimensioni: etico- religiosa, affettiva, sociale, intellettiva; guida progressivamente alla scoperta di un progetto di vita cristiana; offre l’opportunità di sviluppare il senso critico per una corretta lettura del sociale e accompagna i ragazzi ad orientare la propria esistenza in riferimento alla realtà circostante. L’Istituto Spirito Santo, mentre garantisce una preparazione culturale conforme alle indicazioni ministeriali, intende agevolare e potenziare il processo di apprendimento, arricchendolo con l’ampliamento dell’offerta formativa: Formazione religiosa- Partecipazione a concorsi e progetti culturali: comunali, regionali e nazionali Attività culturali: conferenze, incontri con esperti, teatro -Visite guidate e viaggi d’istruzione- Attività di recupero e di potenziamento Attività integrative all’orario curriculare: Laboratorio di spagnolo- Laboratorio teatrale- Laboratorio di latinoLaboratorio di scrittura creativa- Attività pomeridiane extrascolastiche Percorso formativo musicale ( pianoforte, chitarra, canto, vari strumenti a fiato e a percussione) -Lezioni di pianoforte- Attività sportive (PGS) nella palestra dell’Istituto: minibasket- minivolley- calcio a 5 - arti marziali- scherma –ginnastica artistica e ritmica, di mantenimento e preparto. Corsi di preparazione alla Patente Europa di informatica (ECDL) (con esami in sede) Ai nostri giorni la crisi non solo finanziaria, ma soprattutto etica che si fa sentire ovunque, spinge ad una riconversione delle opere, a cercare nuove sfide, per potenziare sempre più la missione educativo pastorale, soprattutto a favore dei giovani più bisognosi . Passano gli anni, ma non si affievolisce il fervore nell’animo delle suore ; l’ottica di un umanesimo cristiano espresso nello stile proprio del Da mihi animas di don Bosco è ancora vivo nell’istituto. Con quest’impegno ogni sorella della Comunità dello Spirito Santo auspica una rinnovata vitalità non solo di opere , ma soprattutto di pienezza di vita e santità per rilanciare i veri valori nella nostra società . Sr Carmelina Coniglione

ILVA TARANTO La città, che risulta essere la più inquinata d’Italia, rischia ora di essere anche la più invisa agli operai

Fa male la mancanza di solidarietà del Nord Taranto vittima di una doppia beffa: oltre ad essere inconfutabilmente la città più inquinata d’Italia, rischia ora di divenire quella più invisa agli operai del Paese Fanno male i titoli di alcuni quotidiani nazionali che attaccano la magistratura locale… Fanno ancor più male le dichiarazioni di alcune personalità politiche… E ancor di più fa male la mancata solidarietà degli operai e dei Comuni cittadini settentrionali ai quali poco importa, a quanto pare, delle condizioni di vita a Taranto, città “strategica per la nazione” costi quel che costi, purché i costi si paghino solo qui. Taranto vittima di una doppia beffa: oltre ad essere inconfutabilmente la città più inquinata d’Italia, rischia ora di divenire quella più invisa agli operai del Paese. Fanno male i titoli di alcuni quotidiani nazionali che attaccano la magistratura locale, che, lo ricordiamo, non sta facendo altro che il proprio dovere e che ha avuto il merito di sollevare il coperchio che impediva alla verità di emergere, e che individuano nei sequestri disposti dai giudici tarantini la responsabilità di aver costretto la famiglia Riva a chiudere alcuni stabilimenti del Nord e a mettere in mobilità circa 1.400 dipendenti. Fanno ancor più male le dichiarazioni di alcune personalità politiche che hanno avuto in passato incarichi di governo, che avrebbero consentito loro d’intraprendere azioni volte a promuovere un percorso di ambientalizzazione dello stabilimento e, non avendolo fatto, ora si scagliano contro i provvedimenti partiti dal Palazzo di Giustizia tarantino solo perché a essere coinvolte sono aziende che ricadono nel loro bacino elettorale. E ancor di più fa male la mancata solidarietà degli operai e dei Comuni cittadini settentrionali ai quali poco importa, a quanto pare, delle condizioni di vita a Taranto, città “strategica per la nazione” costi quel che costi, purché i costi si paghino solo qui. Poco è loro importato, sinora, che a Taranto si morisse di lavoro e inquinamento. Occorre fare chiarezza e dire che non è in atto nessuna congiura giudiziaria contro il gruppo Riva Fire, nei confronti del

quale il Gip Patrizia Todisco ha disposto un sequestro di 8,1 miliardi di euro frutto dell’illecito risparmio della famiglia Riva a discapito dell’adeguamento ambientale e della messa in sicurezza degli impianti a partire dal 1995, anno in cui l’allora statale Italsider passò nelle mani dei Riva. Il sequestro, come ha con fermezza precisato il procuratore capo Franco Sebastio, riguarda beni immobili, partecipazioni societarie, quote azionarie, impianti, macchinari, automezzi e, in minima parte, disponibilità finanziarie di cui il gruppo era a conoscenza da mesi. Il reato ascritto alla famiglia avrebbe consentito al Gip l’interdizione dell’attività produttiva, ma ha disposto solo la confisca del profitto. Ad oggi sono circa 2 i miliardi sottratti ai Riva rispetto agli 8 dovuti e appare difficile reperire quelli che ancora mancano. Le Fiamme Gialle, dopo aver rinvenuto in paradisi fiscali un miliardo di euro riconducibili alla famiglia su conti esteri, hanno eseguito un sequestro di un ulteriore miliardo di euro a tredici società del gruppo. Appare, quindi, una ritorsione la scelta dei Riva di mettere in mobilità 1.400 operai di stabilimenti in attivo. Ci auguriamo che il Governo non ceda al ricatto di una proprietà che stenta a invertire la rotta seguita sino ad oggi e che tanti danni ha provocato ai cittadini dell’intera provincia ionica. Il premier Enrico Letta ha esortato la proprietà a non strumentalizzare gli operai e sembra abbia intenzione di procedere al commissariamento degli impianti Riva Acciaio così come accaduto per Ilva. Senza la fede a sostenerci vedremmo vacillare la speranza: nella solidarietà umana; nella possibilità di un lavoro sicuro per i nostri operai; in una terra, in un cielo, in un mare puliti quanto belli. La nostra preghiera è quella di essere sostenuti nella speranza. Emanuele Ferro direttore “Nuovo Dialogo” (Taranto)


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LUMEN FIDEI Il richiamo di Papa Francesco al dovere della continua testimonianza pur tra le tante difficoltà

La fede si spegne se non è comunicata Tante sono le difficoltà che sembrano impedire la fede: materialismo, secolarismo, cattiva testimonianza dei cristiani. Accanto a queste Papa Francesco ne pone una: la luce della fede si spegne, quando non è comunicata. Forse conviene subito fermarsi e domandarsi chi oggi comunichi la fede. Talvolta, si demanda agli specialisti: catechisti, sacerdoti, educatori; altre volte si ritiene che negli ambienti dove si vive alla testimonianza sia preferibile l’anonimato. Tante sono le difficoltà che sembrano impedire la fede: materialismo, secolarismo, cattiva testimonianza dei cristiani. Accanto a queste Papa Francesco ne pone una: la luce della fede si spegne, quando non è comunicata. Forse conviene subito fermarsi e domandarsi chi oggi comunichi la fede. Talvolta, si demanda agli specialisti: catechisti, sacerdoti, educatori; altre volte si ritiene che negli ambienti dove si vive alla testimonianza sia preferibile l’anonimato. Questo atteggiamento diviene una posizione di pensiero, sostenuta da coloro che sostengono la laicità. Male intesa, si capisce. In nome della laicità, ad esempio, dovrebbero scomparire tutti i segni della fede e della religiosità. Ancora, ostacola la trasmissione della fede un errore antropologico, messo opportunamente in luce dall’Enciclica: l’uomo oggi si concepisce come un individuo, che “vuole trovare solo in sé la sicurezza della sua conoscenza” (38). Significa che una corrente di pensiero conduce a considerare se stessi come gli scopritori o i determinatori delle

certezze; forse si è disposti a imparare da altri le nozioni tecniche o le conoscenze di una disciplina, ma per quanto riguarda le

verità sulla vita, ciascuno dovrebbe trovarle o stabilirle da sé, come se ogni uomo fosse il primo a comparire sulla faccia della terra! Eppure, non è così: “La persona vive sempre in relazione. Viene da altri, appartiene ad altri, la sua vita si fa più grande nell’incontro con altri. E anche la propria conoscenza, la stessa coscienza di sé, è di tipo relazionale, ed è legata ad altri che ci hanno preceduto: in primo luogo i nostri genitori, che ci hanno dato la vita e il nome”. Così, la crisi personale di fede è dovuta a una falsa comprensione dell’uomo: si dimentica, cioè, che egli è costitutivamente inserito, sin dal suo primo apparire, in un contesto di relazioni. Nessuno si dà solo, ma si riceve e la conoscenza umana, quella che offre il senso dell’esistenza, segue la medesima legge. “La conoscenza di noi stessi - ricorda il

Santo Padre - è possibile solo quando partecipiamo a una memoria più grande”. Avviene così anche nella fede, la quale porta a compimento il modo umano di conoscere e di comprendere se stessi e Dio. Credere è conservare la memoria di un fatto che ci è stato trasmesso. L’atto di amore di Gesù che ha generato nel mondo una nuova vita, ci arriva grazie alla memoria di altri, dei testimoni, che ne hanno conservato viva la memoria nella Chiesa. La luce della fede, che brilla per tutti gli uomini di tutti i luoghi, passa attraverso l’asse del tempo, di generazione in generazione; e così deve continuare. “La fede si trasmette, per così dire, per contatto, da persona a persona, come una fiamma si accende da un’altra fiamma” (37). L’Enciclica richiama ciascuno alla responsabilità, non delegabile ad altri, di essere donatore di fede, ovunque egli si trovi a vivere. Non può essere diversamente: chi si è aperto all’amore di Dio, chi ha ascoltato la sua voce e ha ricevuto la sua luce, non può tenere questo dono per sé. La fede è ascolto e visione e si trasmette come parola e come luce. Contiene la conoscenza della verità e la luce dell’amore, valevoli per tutti. “Essendo la verità di un amore, non è verità che s’imponga con la violenza, non è verità che schiaccia” (34). Il credente non è arrogante, al contrario, è umile; s’immerge nel cerchio aperto dalla luce di Cristo e si propone di accompagnare la strada di ogni uomo verso Dio. Marco Doldi

LIBRI Presentato a più voci in chiesa l’ultimo lavoro letterario di don Santino Spartà sulla sua cittadina

“Parrocchia di San Nicolò in Randazzo”

“Parrocchia di S. Nicolò in Randazzo”. È questo il titolo dell’ultimo scritto di don Santino Spartà, presentato nella suddetta chiesa, che per l’occasione ha messo in mostra alcuni tesori. Tra gli intervenuti alla tavola rotonda, il vescovo emerito di Acireale, mons. Pio Vigo, ha sottolineato lo stile letterario spumeggiante dell’opera, la dovizia di particolari, testimoniata come sempre dall’ infallibilità del documento e ne ha rimarcato la singolarità del materiale consultato. Il giornalista Orazio Vecchio si è soffermato sull’attento ed accurato lavoro di monsignor Spartà, ad un tempo storico e critico d’arte, citando il Gagini, sovente contravvenendo a quanto sostenuto da altri teorici a supporto del suo argomentare. Il parroco, don Antonio Imbiscuso, ha ringraziato don Santino per la disponibilità ed il lavoro svolto. A completare gli interventi è stato l’autore: don Santino Spartà ha ringraziato i presenti ed ha annunciato una successiva opera sulla chiesa di San Martino. Ha concluso la serata la moderatrice,

dottoressa Giuseppina Palermo, che ha ringraziato quanti hanno collaborato alla realizzazione dell’incontro. Maria Pia Risa

S. MARTINO IN RANDAZZO Inaugurata la tela di G. Giuffrida “La predica di S. Giovanni Battista”

Quest’anno, il 29 agosto, nel giorno della memoria del Martirio di S. Giovanni Battista, data che rappresenta, come la grande festa del 24 giugno, un momento di grazia e di comunione, la parrocchia di “S. Martino” in Randazzo, unitamente alla Confraternita di “S. Giovanni Battista”, ha voluto solennizzare questa ricorrenza in modo particolare. Grazie al contributo di una p a r r o cc h i a n a e per volontà del parroco sac. Emanuele Nicotra, durante la concelebrazione Eucaristica, presieduta da Fra’ Antonino Mascali dell’Ordine dei Carmelitani, in presenza dei parroci e dei sacerdoti della città, è stato inaugurato un dipinto ad olio su tela, posto sull’altare maggiore, raffigurante “La predica di S. Giovanni Battista”, opera splendidamente realizzata dal prof. Giuseppe Giuffrida di Mascalucia, specializzato in antiche tecniche di pittura, dipinti ad olio, tempera, affreschi e restauri. Erano presenti alla celebrazione il neo sindaco di Randazzo, prof. Michele Mangione e l’autore stesso del quadro. A conclusione della S. Messa, si è svolta una breve processione conp. Giuseppe Giuffrida, grazie al generoso contributo della stessa parrocchiana, realizzerà un altro dipinto che sarà inaugurato il prossimo 11 novembre, nel giorno della solennità di S. Martino, a cui è dedicata la chiesa, che raffigurerà “S. Martino e il povero”. Sac. Emanuele Nicotra

Festa nella Parrocchia San Michele ACIREALE Il 18 e 19 ottobre su iniziativa del Centro di cultura per lo sviluppo con la restaurata statua del Patrono Corso sulle nuove norme di filiazione Con rinnovato spirito di gratitudine e devozione, la comunità parrocchiale ‘San Michele Arcangelo’ di Acireale (nella foto la chiesa chiusa) si appresta a vivere i tradizionali momenti della festa solenne in onore del proprio Santo Patrono, come al solito preparata dall’incessante lavoro della ‘Congregazione’ che zela il culto in onore del Santo Arcangelo e, quest’anno, con l’inaugurazione del seicentesco policromo simulacro, a conclusione degli accurati restauri eseguiti con estrema perizia dal sig. Angelo Trovato. Già un primo importante ed atteso momento è stato certamente, il 18 settembre, la benedizione del restaurato simulacro dell’Arcangelo a Roma da parte di Papa Francesco; a tal proposito, una nutrita delegazione della parrocchia, insieme con l’arciprete-parroco, sac. can. Venerando Licciardello, presenziava all’Udienza Generale con il Santo Padre. Nei giorni 25, 26 e 27 settembre, il rev. mo sac. can. Gaetano Pappalardo, segretario vescovile, presiederà il triduo di preparazione alla festa; giorno 27, inoltre, con una conferenza, alla presenza del Vicario Generale della diocesi, mons. Guglielmo Giombanco, la dott.ssa Stefa-

nia Lanuzza, della Soprintendenza per i Beni Culturali di Messina, riferirà sul restauro del simulacro dell’Arcangelo. La sera del 28 settembre, vigilia della festa, mons. Pio Vittorio Vigo, Vescovo Emerito della nostra diocesi, presiederà in piazza san Michele il solenne ‘Pontificale’, preceduto dalla svelata del venerato simulacro dell’Arcangelo. Nel tardo pomeriggio della giornata solenne del 29 settembre, il rev.mo sac. Domenico Massimino, vicario parrocchiale emerito al fianco del compianto arciprete-parroco mons. Santo Urso, presiederà la santa messa solenne che precederà l’uscita del venerato simulacro dell’Arcangelo sul nuovo fercolo per il tradizionale giro esterno lungo le vie della città. Il venerato simulacro del Santo Arcangelo resterà esposto in chiesa fino al 2 ottobre, festa degli Angeli Custodi; a conclusione dei festeggiamenti, la celebrazione eucaristica, presieduta dal rev. mo sac. Vincenzo Piscopo, Ofm., l’atto di affidamento della comunità al Santo Arcangelo e la successiva reposizione del simulacro nella nuova cappella sull’altare maggiore. Nando Costarelli

Il 4 gennaio 2013 è entrata in vigore la Legge 219/12 che prescrive la piena parificazione dei diritti spettanti ai figli nati fuori dal matrimonio con quelli nati nel matrimonio eliminando la distinzione tra figli legittimi e illegittimi. La nuova normativa prevede anche il trasferimento di alcune competenze dal Tribunale dei Minorenni ai Tribunali Ordinari, con alcune incertezze interpretative e applicative riguardanti, in particolare, i provvedimenti in materia di limitazione o di decadenza della potestà genitoriale. Per venire incontro alle esigenze informative e per affrontare i diversi problemi sorti, il Centro di Cultura per lo Sviluppo dell’EAS di Acireale, sede decentrata dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha organizzato un corso di formazione su “La riforma della filiazione: profili normativi e risvolti applicativi della legge 219/12”, che avrà luogo in Acireale nella sede di via Marchese di Sangiuliano, 79 dal pomeriggio di venerdì 18 ottobre a tutto sabato 19 ottobre prossimo. Al corso, a numero chiuso e la cui direzione scientifica è stata affidata alla prof.ssa Bianca Barbero Avanzini dell’Università Cattolica, sono interessati magistrati, avvocati ed operatori sociali che si occupano di tutela minorile. La metodologia prevede lezioni frontali, dibattiti assembleari, laboratori durante i quali potranno essere analizzate, utilizzando casi esemplificativi, le concrete problematiche che la nuova normativa potrebbe far emergere. I docenti saranno, oltre alla già citata prof.ssa Avanzini, attualmente collaboratore del Tribunale per i minorenni di Milano, l’avv. Carmelo Paladino, curatore del sito www.af-

fidamentocondiviso.it, la dott.ssa Maria Francesca Pricoco, presidente del Tribunale dei Minorenni di Catania, il dott. Massimo Pulvirenti, giudice presso la I Sezione Civile del Tribunale Ordinario di Catania e il dott. Umberto Zingales, giudice del Tribunale Minorenni. Il coordinamento del corso sarà a cura della dott.ssa Maria Pia Fontana, formatore, assistente sociale specialista presso l’Ufficio Servizio Sociale Minorenni di Catania del Ministero della Giustizia. La dott.ssa Grazia Brex, direttrice del Centro di Cultura, afferma che gli incontri “si propongono di presentare le modifiche introdotte dalla nuova normativa, discutere le differenze rispetto alle regole precedenti, approfondire il senso e le conseguenze del passaggio di competenze dal Tribunale Minorenni al Tribunale Ordinario per quanto riguarda la tutela dei minori nel caso di separazione delle coppie di fatto, specie se il problema venisse affrontato da sezioni non specializzate del T.O., considerare le possibili modifiche dell’intervento sociale a tutela dei minori e le possibili modalità relazionali dei servizi con i T.O.”. Chi fosse interessato a partecipare al corso, per il quale sono stati richiesti i crediti formativi all’Ordine Professionale degli Assistenti Sociali della Regione Sicilia e all’Ordine degli Avvocati di Catania, può telefonare alla segreteria del Centro di Cultura per lo Sviluppo allo 095-894190 o inviare una mail a cdc.acireale@unicatt.it. Per maggiori dettagli si può consultare il sito: www. easacireale.it. Giovanni Vecchio


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DIOCESI Tre intense giornate per l’annuale Convegno catechistico svoltosi tra Acireale e il Santuario di Vena

Annuncio e Carità Nel periodo in cui la Chiesa italiana si avvìa alla conclusione dell’Anno della Fede, indetto dal Pontefice emerito, Benedetto XVI (la giornata conclusiva si celebrerà domenica 24 novembre, solennità di ‘Cristo, Re dell’Universo’), la diocesi acese ha proposto nei giorni 3 e 4 settembre, presso i locali della parrocchia ‘Cuore immacolato di Maria’ di Acireale, l’annuale ‘Convegno catechistico’, quest’anno sul tema: ‘Annuncio e carità nel catechismo della Chiesa cattolica’. Com’è ormai consuetudine, la giornata conclusiva è stata celebrata il 6 settembre nel santuario della ‘Madonna della Vena’, con il conferimento del mandato ai catechisti da parte del Vescovo mons. Antonino Raspanti. Introducevano il simposio mons. Guglielmo Giombanco, Vicario Generale della Diocesi, don Giovanni Marino,

direttore dell’Ufficio Catechistico diocesano ed il dott. Giuseppe Gulisano, direttore dell’Ufficio diocesano Caritas. Relatori sono stati, rispettivamente, nelle due giornate: don Giuseppe Alcamo, docente di Catechetica presso la Facoltà Teologica di Sicilia ‘San Giovanni Evangelista’ di Palermo e il prof. Maurilio Assenza, direttore dell’Ufficio Caritas della diocesi di Noto. Nella propria relazione sul tema ‘La dimensione educativa nel catechismo della Chiesa cattolica’, don Alcamo riferiva sul processo educativo che, destinato a ciascun singolo individuo, non deve limitarsi alla semplice istruzione. Educare significa infondere coraggio, aiutare a conquistare la vera libertà e, come credenti, consentire all’altro di trovare la propria strada verso Dio. Con l’azione educativa, la Chiesa rinnova il percorso esperien-

ziale del popolo ebraico nel deserto, per una sfida che, coinvolgendo educandi ed educatori, nel mondo di ogni tempo, chiede alla Chiesa di farsi presente attraverso l’evangelizzazione dei popoli. L’e d u c a zione non può, comunque, prescindere da due livelli interagenti, di fraternità: umana e cristiana, un rapporto che esprime quello tra Grazia e Natura. L’educatore è ‘formatore’, pienamente coinvolto in un rapporto di fiducia con l’educando. Nella giornata successiva, il

Mons. Raspanti ai catechisti “L’uomo si mortifichi per offrirsi a Dio”

prof. Assenza riferiva su come l’aspetto caritativo sia trattato nello stesso Catechismo. Il cristiano adulto deve farsi testimone di carità evangelica e, se la Chiesa può aiutare in questo processo attraverso l’apporto di alcune preziose intuizioni (tra cui lo stesso Catechismo), l’uomo deve ritrovare il senso della propria vita come vocazione; in tal senso la Chiesa. attraverso la scansione del tempo liturgico annuale, offre la possibilità di maturare un autentico e progressivo discernimento. Nando Costarelli

CONVEGNO CATECHISTICO - 2 Le sintesi dei relatori don Giuseppe Alcamo e il prof. Maurizio Assenza

“La fede si tramuti in gesti d’amore” Durante il Convegno per i catechisti e gli operatori della Caritas importanti contributi per la riflessione sono stati dati dai relatori presenti ai due incontri. Don Giuseppe Alcamo, docente di Catechetica presso la Facoltà Teologica di Sicilia “San Giovanni Evangelista”, ha presentato la dimensione educativa nel catechismo della Chiesa Cattolica. “Sono partito nella mia riflessione da un’analisi attenta del Catechismo della Chiesa Cattolica che presenta i contenuti della fede secondo il Concilio Vaticano II. La fede va annunciata in modo significativo. Gli operatori pastorali, i catechisti hanno il compito di educare alla fede, di aiutare a trovare la strada che conduce la

persona a Dio. E’ necessario che si prenda forma per poter fare formazione; i catechisti consapevoli del loro ruolo, della loro identità annunciano il Kerigma. Gesù Cristo con la sua morte e resurrezione, dà vita piena ad ogni uomo. Il catechista acquisisce competenze e tecniche educative specifiche che è chiamato sempre a perfezionare e testimonia la gioia della sequela di Cristo”. Il Prof. Maurilio Assenza, direttore della Caritas diocesana di Noto, con il suo intervento si è soffermato sulla dimensione caritativa del Catechismo della Chiesa Cattolica. “Catechesi, liturgia e carità sono strettamente correlate. L’anno liturgico ci aiuta a vivere la fede e offre

occasioni perché la Chiesa si metta al servizio dei più poveri. All’inizio dell’anno pastorale si entra in dialogo con le famiglie con i ragazzi, si riscopre la vita come vocazione. In Avvento riscopriamo la storia della salvezza e come Maria, Giuseppe, i pastori, i Re Magi cerchiamo di capire i segni dei tempi. La Quaresima diventa il tempo della conversione e della sequela. La Pasqua ci fa riscoprire l’Eucaristia come centro della nostra vita di fede. E’ il tempo per avvicinarsi ai poveri e di coinvolgere le scuole e la città in un cammino educativo che faccia fare esperienze concrete di carità. Si diventa missionari e si va nelle periferie dove il povero vive la sua esistenza. La Pentecoste poi ci invita ad accogliere l’altro nella sua diversità e a considerare l’umanità come un’unica grande famiglia. La fede deve tramutarsi in gesti concreti di amore, di aiuto al prossimo, la chiesa si fa povera tra i poveri. La ricchezza viene da Dio. Chi ha Dio ha tutto”. Laura Pugliatti

Tradizionale cornice a conclusione dei lavori dell’annuale Convegno catechistico diocesano è stato, anche quest’anno, il Santuario di ‘Maria Ss. Della Vena’; ai piedi della Vergine, il Vescovo, mons. Antonino Raspanti, ha presieduto la celebrazione eucaristica nel corso della quale è stato conferito il mandato ai catechisti della diocesi. Mons. Raspanti ha esortato i catechisti educatori ad impostare il rapporto con i propri educandi sul rapporto tra uomo e Dio: l’uomo deve mortificare il proprio corpo ed

offrirsi a Dio, unico datore della vita. Dio non si può possedere ma si può implorare. Questo è quanto Gesù Cristo ha voluto significare ai suoi discepoli, quando dice: ‘Non sono venuto nel mondo per abolire la legge, bensì per portarla a compimento!’. Ai farisei che lo interrogano sulla mancata osservanza, a loro parere, del digiuno da parte dei suoi discepoli, Gesù risponde che anche costoro saranno tenuti ad osservare tali pratiche al momento opportuno cioè quando, con la Sua ascesa al cielo, essi saranno inviati nel mondo di ogni tempo. Certamente Gesù è sempre vivo e presente in mezzo a noi, in ogni momento della nostra vita. Non possiamo, dunque, evidentemente non manifestare la nostra gioia e la nostra speranza in Lui; ciò è possibile particolarmente attraverso l’osservanza di digiuni, preghiere e penitenze; tali pratiche consentono di avvicinarsi efficacemente a Gesù, così sconfiggendo quel Maligno che penetra nei cuori degli uomini ivi seminando odio e discordie. Con il proprio sacrificio, Gesù ha redento il mondo, riconciliando a Sé tutta l’umanità. L’operato dei catechisti educatori si rivelerà efficace qualora non si perda di vista il valore delle pratiche religiose penitenziali che, infatti, sono vivamente caldeggiate dalla Chiesa per orientare e rafforzare la fede in particolar modo nei giovani e nelle famiglie. Occorre, pertanto, educare alla fede in modo innovativo, al fine di evitare il rischio di desertificazione che si corre ove non si sèmini in modo costante ed a larghe mani nel presente; infatti, la fede che i ragazzi avranno maturato in Cristo Signore emerge dalla relazione viva che ciascun catechista educatore intrattiene con costoro. Nan. Co.

Il can. Pappalardo MASCALI Nostra intervista al nuovo parroco delle comunità di Santa Venera e Sant’Antonino sacerdote da 70 anni Don Raciti: “Guardo al Buon Pastore” “Tra il sibilo dei proiettili di una mitragliatrice e il fragore delle granate, quella mattina, partendo da Acicatena, sono arrivato al seminario estivo a S. Maria Ammalati”. Così il canonico, preside emerito, don Salvatore Pappalardo alla fine della Messa tradizionale in latino ha ricordato quella mattina

del 18 luglio 1943 quando Mons. Russo l’ha ordinato sacerdote assieme a don Giuseppe Belfiore di origine americana e don Santo Urso per lunghi anni parroco di S. Michele. E’ ormai da cinque anni che ogni domenica il canonico Pappalardo celebra la Messa in latino curata dall’Associazione “Giovani e

Tradizione” vicina a padre Vincenzo Nuara che veniva inizialmente celebrata nella Chiesa di S. Rocco, poi a S. Francesco di Paola. Attualmente è celebrata nella Chiesa dedicata a S. Antonio di Padova. Alla presenza del parroco della Cattedrale Mons. Roberto Strano e di tanti fedeli che avevano partecipato alla S. Messa, Padre Nuara ha fatto omaggio al celebrante di una pergamena con la benedizione del Papa portante la data del 18/07/13 dicendo tra l’altro: “Rendiamo grazie alla Provvidenza del dono della Vocazione al Sacerdozio che le ha concesso e del dono di questi settanta anni di ricca attività sacerdotale”. Dopo aver ricordato i particolari di quella prima Messa il canonico Pappalardo ha concluso: “Mi hanno commosso le note dell’Adoro te devote suonate da un domenicano e scritte dal grande S. Tommaso” Antonino Ortolani

Don Daniele Raciti, è il nuovo parroco delle Comunità parrocchiali “Gesù e Maria di Sant’Antonino e “S. Maria del Rosario” di Santa Venera, entrambe di Mascali. Si tratta, in qualche modo, di un rientro del giovane sacerdote giarrese, ordinato il 16 maggio del 2009, nel territorio del “Comune della Contea delle sette torri”. Proprio così, perché don Daniele, dal 2009 al 2012 è stato viceparroco della chiesa madre di Mascali, dove ha collaborato fattivamente con il parroco, don Rosario Di Bella, traendo molta esperienza dal lavoro pastorale svolto. Successivamente sino alla recentissima nomina del vescovo, Mons. Antonino Raspanti, è stato vicario parrocchiale nel Duomo di Giarre. Vicedirettore della Scuola di formazione teologica diocesana, sarà il coordinatore della sede diocesana II, che a breve sarà inaugurata a Giarre. Il neo parroco è attualmente impegnato nella redazione della tesi per conseguire il Dottorando in Bioetica nella Pontificia università lateranense di Roma. Lo abbiamo incontrato per conoscere il suo stato d’animo a seguito di questa promozione, che richiederà maggiori responsabilità e impegno pastorale nel ruolo di parroco. “Le esperienze precedenti, per me molto importanti sotto tutti gli aspetti, mi hanno insegnato che ogni nuovo impegno pastorale va affrontato con l’atteggiamento del ‘buon pastore’, sull’esempio di Cristo. Anche se le due comunità assegnatemi sono piccole, sono convinto che abbiano bisogno di molta attenzione. Hanno bisogno di essere amate, seguite e condotte per il sentiero che porta a Cristo e alla Grazia”. Ha già preso contatto con i parrocchiani e incontrato il precedente parroco per rendersi conto delle necessità delle due realtà? “Ho già parlato con don Paolo Giurato, il parroco che andrò a sostituire, che è stato pastore e guida delle due Parrocchie per ben sette anni. Mi ha ampiamente illustrato le problematiche delle due Comunità e farò tesoro dei suoi consigli. Continuerò l’opera che egli ha portato avanti. Dopo il rituale passaggio delle consegne e l’insediamento ufficiale, mi metterò subito al lavoro per far fronte alle necessità materiali dei luoghi fisici delle due parrocchie e soprattutto alle necessità spirituali. Riguar-

do alle prime, per quanto riguarda Sant’Antonino, da poco è stato rifatto il campanile, ma c’è ancora tanto da fare: come risistemare l’interno, rifare la facciata, restaurare delle statue e così via. C’è da riallacciare i rapporti con il comune e con la nuova amministrazione comunale quando questo periodo di commissariamento sarà finito. Sant’Antonino in particolare rappresenta la parte storica rimasta dell’antica Mascali e dunque merita anche attenzione dal punto di vista culturale per la sua precisa identità storica. Penso però di concentrare il lavoro soprattutto sul piano spirituale, per risvegliare lo spirito di partecipazione alle attività liturgiche e religiose e rendere la Parrocchia viva e operante a misura dei fedeli”. Come ha preso l’incarico che il Vescovo le ha conferito? “A prescindere dal voto di obbedienza, ho accetto immediatamente, con grande piacere e con la coscienza che il vescovo ha una buona stima di me e mi starà sempre accanto”. Che augurio si fa come nuovo parroco? “Un augurio semplice: riuscire a lavorare con la gente sulle orme di Cristo”. Mario Pafumi


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Cronaca

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TURISMO Due cittadine siciliane barocche nella lista dei più bei borghi italiani non capoluoghi di provincia stilata con le indicazioni degli utenti di “PaesiOnLine”

Scicli e Noto primeggiano in Italia per arte, storia e accoglienza Una giornata immersi nell’arte e nella cultura dei più bei borghi italiani con i consigli degli utenti di PaesiOnLine. Grazie al sistema del PlacesRank, il noto portale specializzato nel travel online ha stilato una lista dei borghi italiani non capoluoghi che si contraddistinguono per l’offerta artistica e culturale. Nella scelta delle località è stato tenuto conto dei commenti inseriti dagli oltre 850.000 utenti iscritti, delle foto e dei video condivisi, delle attrazioni segnalate e dei giudizi espressi; tra le località prescelte figurano due cittadine siciliane: Scicli e Noto. Perché visitare Scicli? I motivi sono due: il mare e l’arte. Secondo gli utenti di PaesiOnLine, arte e storia rappresentano però l’elemento distintivo di questa cittadina in provincia di Ragusa. Su circa 150 voti ottenuti, l’80% degli utenti ha sottolineato proprio questo elemento. Tante le cose da vedere,

in particolare il centro storico, il Duomo di San Matteo e il quartiere Chiafura, dove si possono vedere le cosiddette “grotte”, che fino agli anni ’50 erano delle abitazioni (oggi il quartiere è disabitato).

Al seguente link è possibile scaricare la guida social GRATUITA di Scicli, redatta grazie al contributo degli utenti di PaesiOnLine: http://www. paesionline.it/sicilia/scicli/comune_scicli.asp.

Sempre in Sicilia, anche per Noto vale lo stesso discorso di Scicli: ottima per il mare, la cittadina in provincia di Siracusa può, però, vantare anche un invidiabile patrimonio artistico e culturale. Noto è, infatti, uno dei centri di maggiore sviluppo del Barocco Siciliano, indicato come la principale attrazione della città. Da non perdere anche la gastronomia, considerata un fiore all’occhiello del paese dal 68% dei votanti e la tradizionale infiorata di maggio, unica nel sua genere, durante la quale le strade vengono ricoperte da petali di fiori colorati, ricreando elaborati e suggestivi disegni. Al seguente link è possibile scaricare la guida social GRATUITA di Noto, redatta grazie al contributo degli utenti di PaesiOnLine: http://www. paesionline.it/sicilia/noto/altre_attrazioni/l_infiorata_a_maggio.asp. M.P.R.

SANTA VENERINA Nasce un vigneto coltivato come nella Roma latina

Berremo vino molto antico L’ edizione dell’”Enoetna” di Santa Venerina porta il numero 17 e, a scorrere il programma, sembra proprio prefigurare una svolta in quanto a contenuti e organizzazione, mentre torna al periodo originario e proprio, appunto settembre. Sono quattro le giornate previste: sabato 21, domenica 22, sabato 28 e domenica 29. Il Programma, ricco e ben articolato, prevede momenti di degustazioni convegni, spettacoli , visite alle cantine assaggi e confronti, cene a tema, palio delle botti. Al centro dell’attenzione vini, distillati, prodotti tipici, agroalimentari, grastronomia, artigianato, folklore e non solo, quest’anno la novità è appunto quella dello scoprire attraverso il rapporto tra l’opera d’arte e i luoghi il senso d’identità e di appartenenza. L’attento scrupoloso lavoro , l’orgoglio con il quale l’amministrazione propone tra le tante valide iniziative culturali in programma, un concorso fotografico “Santa Venerina…per bacco” e una estemporanea di pittura “A Santa Venerina, per vigne e cantine”sono un forte segno d’identità e di appartenenza . Le iniziative sono innanzitutto un modo per apprendere, conoscere e fare propri i luoghi di appartenenza, è un modo per sviluppare in ognuno di noi sentimenti come l’identità e appartenenza per poi cominciare a costruire intorno a Santa Venerina. L’indagine dei luoghi rurali, dei luoghi di produzione, attraverso l’opera d’arte , è e deve rappresentare la nostra storia culturale. “Produrre vino, distillati” è passione, è un racconto che ci porta in un mondo vero e onesto. La realtà che ruota intorno al mondo del vino è di sicura indole genuina vera nella sua espressione e modalità comunicativa, diversa dalle dinamiche commerciali ma che insieme possono convivere infatti l’obiettivo del Programma dell’Enoetna è anche quello di unire le due espressioni di comunicazione dando vita ad un fenomeno globale. L’organizzazione ha visto impegnati gli amministratori comunali (sindaco, assessori e consiglieri) in prima persona e un buon numero di cittadini volontari soci della “Svolta”, il movimento civico che ha vinto le recenti elezioni. R. C.

FARAH Si discute come migliorare la vita

Verificare sperimentalmente e tradurre in pratica le antiche tecniche romane di produzione del vino: dal prelievo delle talee fino alla vendemmia, passando per lo scavo delle fosse e l’utilizzo di strumenti antichi ricostruiti. Questo l’intento dell’Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IBAMCNR) che con il progetto “Archeologia del vino in Italia: un esperimento siciliano” mira a riprodurre le tecniche di conduzione di un vigneto secondo i dettami dei testi agronomici di epoca romana, tentando di ricostruire anche gli utensili ed i materiali in uso allora. “Siamo più abituati a scavi archeologici, ma volevamo rendere la società più consapevole della nostra funzione, altrimenti rischiamo di essere visti come extraterrestri”, dice l’archeologo Daniele Malfitana, direttore dell’IBAM. Le “istruzioni” per operare sul campo saranno prese in larga parte dai testi di Virgilio (“Georgiche”, I sec. a.C. ) e di Columella (“De re rustica”, I sec. d.C.). Nell’esecuzione dei lavori in vigna sono stati utilizzati antichi strumenti come la “falx vinitoria”, falcetto per potatura e vendemmia del tutto simile a quelli in uso fino agli anni ’50 nelle campagne italiane; e sono stati ricostruiti altri strumenti, come la “cicogna” - un regolo ligneo che consentiva di verificare che lo scavo delle trincee di piantumazione

delle vigne avvenisse sempre alla corretta profondità. Strumenti che oggi sono stati soppiantati da più sofisticati strumenti. “Abbiamo scoperto che le tecniche romane erano più o meno in uso in Sicilia fino a qualche decennio fa, e ciò dimostra come fosse avanzata la viticol-

tura Romana”, dice Mario Indelicato tesista-esecutore del progetto. Quello che è cambiato sono i vitigni, mescolatisi nel corso dei secoli: Columella cita oltre 50 varietà di uva, ma possiamo solo speculare sugli equivalenti moderni. Pertanto i vitigni impiantati, forniti dalla collezione ampelografica del Centro per l’innovazione della filiera vitivinicola di Marsala, sono stati scelti tra i vitigni il più possibile antichi ed autoctoni del territorio etneo. Entro cinque anni il vigneto avrà una superficie di 5000 metri quadri. La resa a regime dovrebbe essere attorno ai 50 quintali, quindi di poco inferiore alla produzione di un vitigno

RIPOSTO Annuncio del sindaco al convegno sui diritti umani

moderno. “La sperimentazione per un archeologo è un momento di verifica delle fonti importantissimo. L’archeologo è abituato al lavoro manuale, che è parte fondamentale del mestiere. L’attività in campo nel vigneto non mi è pesata, sono abituato. Abbiamo iniziato un progetto che costituisce un unicum nel panorama italiano e l’obiettivo è farne un volano per il territorio che coniughi storia e produzione”, dichiara ancora Mario Indelicato. Lo studio attualmente in corso è condotto nel territorio di Mascali, sul versante nord-orientale dell’Etna, una zona da sempre vocata alla produzione agricola per la particolare fertilità dei propri suoli. L’idea è unica nel panorama universitario italiano, sebbene progetti simili siano stati realizzati in Italia e all’estero – fra tutti quello di Mas de Tourelles, condotto da due noti archeologi francesi , ed – ha già riscosso interessi e consensi a livello internazionale. Per la prima vendemmia romana e vinificazione in ceramica occorrerà però attendere ancora almeno due anni. Lo sperimentatore Mario Indelicato sarà presente, per illustrare il suo progetto, a “Eno Etna”, la manifestazione che si terrà a Santa Venerina nei giorni 21, 22, 28 e 29 settembre prossimi. R. C.

ACIREALE Arriva uno sport tipicamente britannico

Le soldatesse italiane Presto uno “Sportello di prossimità” Buon esordio del cricket tra le donne afghane per aiutare i più deboli e disagiati con torneo a 12 squadre Quando le donne s’incontrano comunque. Presso la base operativa avanzata (Forward Operating Base) “Dimonios” di Farah, in Afghanistan, sede della Transition Support Unit – South (TSU-S) – informa una

nota dell’ufficio stampa del comando militare -, si è svolto un meeting con l’associazione femminile “Woman Capacity Foundation” che opera nei villaggi dell’area di Rigi, a sud della provincia di Farah. L’incontro, il comunicato, svoltosi in clima di collaborazione e cordiali-

tà, è stato l’occasione per incontrare la presidentessa dell’Associazione, signora Amina, alla quale il colonnello Mauro Sindoni, comandante della TSU-S, ha rinnovato l’impegno di proseguire nell’attività di collaborazione con le autorità afghane, ponendo particolare attenzione alle fasce più deboli della società locale, con particolare attenzione alle donne e ai bambini. L’associazione, nata per sostenere una comunità di circa 600 donne nelle aree rurali a sud dell’area di responsabilità del contingente militare italiano, si prefigge lo scopo, attraverso la cultura scolastica e l’indipendenza economica, di integrare la donna nel mondo del lavoro per mezzo dell’interazione femminile fra i vari villaggi, al fine di migliorarne la qualità della vita nella società. R. C.

Creare uno “Sportello” di prossimità per la tutela dei diritti dei soggetti più disagiati. L’apertura di questo speciale “Sportello” a Riposto è stata annunciata dal sindaco Enzo Caragliano e dall’assessore alle Pari opportunità, Gianfranco Pappalardo Fiumara, nel corso del convegno sul tema “Diritti umani e dignità della persona. Costruire una politica dell’umanità” che si è tenuto nel Municipio ripostese. Ricco il parterre degli ospiti del convegno – moderato da Paolo Patanè, già presidente nazionale dell’Arcigay - che hanno fornito al dibattito diversi spunti di riflessione. Ad aprire i lavori, il primo cittadino ripostese che ha posto in primo piano il problema dei diritti dei bambini e delle donne citando il primo articolo della Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo, e l’assessore Pappalardo Fiumara, che ha focalizzato l’attenzione sul fenomeno dell’immigrazione e sui diritti dei popoli del Mediterraneo. Dopo il saluto del sen. Pippo Pagano, è intervenuto Vanni Piccolo, rappresentante dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio (Unar), che ha rilevato il coraggio dimostrato dal Comune ripostese nell’affrontare temi così im-

portanti come quello dei diritti umani. “Sono sicuro che se un’amministrazione legifera sul rispetto dei diritti umani – ha affermato Piccolo - queste dichiarazioni d’intenti si tradurranno in atti concreti”. Il rappresentante dell’Unar ha poi ricordato i gravi ritardi culturali e legislativi dell’Italia in materia di politiche a favore dell’immigrazione, delle donne e degli omosessuali. L’on. Salvo Andò ha sottolineato la necessità che i Comuni facciano passi concreti per il rispetto dei diritti umani, mentre la sociologa Giorgia Butera, ideatrice di “postoccupato.org”, sito di denuncia del femminicidio, ha raccontato l’esperienza dell’apertura del poliambulatorio di Emergency a Palermo. Poi il microfono è stato passato a Giovanni Malagutti, presidente della Fondazione Malagutti Onlus, che si prende cura da un ventennio dei malati di Aids e delle persone abusate. L’Onlus ha dato vita al “Manifesto sui diritti dell’infanzia” e al progetto “Diritti a colori”, a cui ha aderito di recente il Comune marinaro. Altro ospite del convegno il presidente nazionale di Anlaids, Tullio Prestileo, medico infettivologo, che ha parlato di diritto alla salute e alla cura. Salvo Sessa

Domenica 15 settembre scorso, nel campetto di piazza Cappuccini ad Acireale, si è tenuto il primo torneo di Cricket. Nato in Inghilterra e praticato nei paesi del Commonwealth, questo gioco – somigliante vagamente al baseball americano – prevede il raffronto di due squadre. Cerchiamo di spiegare brevemente le regole. La partita divise in due frazioni di gioco (nominate innings). Le squadre non si presentano entrambe al completo sul campo: ciascun innings vede impegnati tutti gli 11 giocatori di una squadra in battuta, che quando vengono eliminati sono di volta in volta sostituiti dai compagni, fino all’eliminazione del decimo battitore, e gli 11 avversari che lanciano e difendono il campo. Le squadre riprendono, dopo l’intervallo, il campo a ruoli invertiti. Cercano di segnare più punti possibili e di non farsi eliminare quando sono in battuta; di non far segnare punti e di eliminare i battitori avversari quando sono al lancio. Vince chi realizza più punti. Non c’è limite al numero di lanci che un battitore può ricevere; egli può, quindi, colpire solo

le palle che giudica meno pericolose e limitarsi a fermare con la mazza, se ritiene la palla non diretta sul wicket, la lascia passare senza colpirla. Il lanciatore deve lanciare a braccio teso e concedere po-

chi punti alla squadra avversaria, eseguendo lanci difficili da ribattere da parte dei battitori (lanci veloci o con effetto). Deve inoltre cercare di eliminare i battitori avversari dirigendo i lanci con precisione verso il wicket. Partecipanti dal torneo sono state 12 squadre siciliane provenienti da Palermo, Siracusa, Messina, Catania. Alla cerimonia finale erano prsenti, tra gli altri, il sindaco Nino Garozzo, l’assessore allo sport Giuseppe Calì, il Presidente del Cricket Acireale Giuseppe Leonardi, il Direttore sportivo del Cricket Acireale M° Antonino Mascali, e la squadra del Cricket Acireale. Riccardo Naty

La Voce dell'Jonio numero 8-2013  

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