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Napoleone Bonaparte:

Il “piccolo uomo” ci racconta il suo grande secolo Romanzo d’appendice:

“Bel Ami” di Guy de Maupassant Novità!

Oroscopo cosa dicono le vostre stelle?

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LA VOSTRA POSTA

Cher Directeur . . AAA. RITRATTISTA OFFRESI Sono alla canna del gas, non perché ho installato l’illuminazione in casa, anzi, non riesco neanche più a pagare la bolletta. Sono un disegnatore professionista di 34 anni, ho una moglie e due figli piccoli. Ormai i miei sonni non sono più tranquilli, ho un incubo ricorrente: i fotografi. Una volta le mie vignette e i miei ritratti erano richiestissimi, ma per quanto le mie riproduzioni possano essere realistiche, non potranno mai competere con una fotografia. Agli occhi di nobili, borghesi, redazioni giornalistiche, sono merce di serie B. Lancio in questa sede un appello per salvare il mio lavoro e quello di tutti i professionisti che si trovano nella mia situazione.

James Moore, il grande ciclista, ormai 50enne, vincitore della prima Paris Rouen nel 1869. Vi ricordate? Era il nostro eroe, sulla sua bicicletta sembrava che volasse.. e invece sul ciottolato davanti alla chiesa vola per terra come un bambino che per la prima volta non usa le rotelle. Era grassoccio e malconcio. Come si fa a ridursi così?

PROPOSTA DI LEGGE Ennesima volta che mia figlia torna a casa ubriaca. Puzzava d’assenzio. Sono esausta, bisognerebbe metterlo fuori legge! Casalinga disperata Non ci sono più i giovani di una volta.

Maurice Garine Ha voluto la bicicletta, adesso (non) pedala.

NE PAS OUBLIER

Gaspard Félix Tournachon Reinventati!

LA VITA E’ MERAVIGLIOSA Figlia di contadini della Normandia, mio padre mi voleva dare in sposa al puzzolente vicino di casa. Ho piantato capra e cavoli e sono scappata. Et voilà, Paris! Lavoro al Moulin Rouge, frequento i più stimolanti artisti parigini, sono una dea, una musa, il sogno di tutti gli uomini. E poi si sa… Diamonds are a girl’s bestfriend! Emma Laure Esther Guilbert

HO IL COLERA Sono un importante uomo d’affari. Toglietemi tutto, ma non il mio business: il ferro. Lavoro 22 ore al giorno - manco fossi un architetto. Non ho una vita sociale, non ho amici e da qualche settimana ho strane macchie sul collo… Avete mica notizie di un ritorno di qualche epidemia? Non ho neanche tempo per chiederlo al mio medico! Gustave Eiffel jr. Sicuro che non sia solo uno sfogo da stress? Un Ansiolin e passa tutto.

CICLISTI ALLO SBARAGLIO Che delusione! Questi tempi di perdizione, eccessi e lussuria hanno proprio contagiato tutti. Camminavo in Saint-Germain-desPrés e chi vedo spuntare?

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Un diamante é per sempre... e il successo??

L’incidente del bateaux-mouche in una litografia di Lione, 1862

Questo è l’ultimo appello disperato di una vedova da ormai 38 anni per una tragedia che sembra essere stata dimenticata da tutti, anche da chi avrebbe dovuto aiutarmi. Vi ricordate il Bateau Mouche? Non ho ancora avuto un centesimo del sussidio statale. Direttore, spero che con la sua influenza questa lettera arrivi a chi di dovere. Margot Brown

C’EST NICKEL!!! Sono appena tornato da uno di quei viaggi cosiddetti organizzati! Eravamo in 16 e abbiamo girato tutta l’Italia. Tema del viaggio: sulle orme di Goethe. Che città, che paesaggi! Da francese orgoglioso e patriottico, mi duole ammettere che Italia batte Francia 3 a 0. Consiglio a tutti di andare.. certamente a seconda delle vostre disponibilità economiche! V.H. “Privilegiato”.. Scriveteci a “LA VOSTRA POSTA” casella postale: mamarampoldi 12870 Parigi 75004


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XIX ‘ La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla .’

Chers Lecteurs . .

G. G. M.

siamo arrivati alla fine di questi meravigliosi e caotici cento anni! È da qualche mese ormai che in redazione c’è uno strano clima, un ensemble di vivacità, malinconia e orgoglio, come se fossimo arrivati alla fine dei 42 chilometri di un’interminabile maratona. In effetti noi ci sentiamo dei moderni Fidippide, anche noi abbiamo vinto. Chi avrebbe mai pensato che questo tipo di giornale potesse avere successo? Un giornale che rappresentasse e desse voce, anche direttamente, alla nuova classe sociale, che ha resistito ad estenuanti periodi di censura, che fosse rivolto anche alle donne - ebbene, anche noi siamo in grado di leggere! -, che andasse oltre al puro giornalismo di propaganda politica di estremisti d’ogni parte. Noi non evitiamo nessun argomento, ci esponiamo e affrontiamo ogni aspetto della quotidianità, ma con stile! La società è cambiata e noi con lei; forse solo dopo più di un secolo dalla Gloriosa Rivoluzione capiamo a fondo il significato della parola “democrazia”. LA PRIMA MARATONA La leggenda narra che Milziade, a capo degli eserciti di Atene, dopo la vittoria sui persiani nella battaglia di Maratona (490 a.C.), incaricò Fidippide di recare la buona notizia ad Atene; la distanza tra le città di Maratona ed Atene è di circa

42 km e Fidippide percorse l’intero tragitto di corsa senza mai fermarsi; dopo aver gridato l’annuncio della vittoria di Atene sui Persiani, gridando “Νενικήκαμεν” (“abbiamo vinto”), l’araldo crollò al suolo morto, stremato dallo sforzo.

Ci siamo seduti intorno a un tavolo e abbiamo colto l’occasione per tirare le somme del nostro lavoro: stiamo rispettando i principi cardini della nostra rivista? Siamo meritevoli di quella noblesse, non avvalorata da arcaici diritti di nascita? I nostri fondatori, provenienti da quel ceto che nobilastri bigotti definivano “di arricchiti arrampicatori sociali”, pensavano che la borghesia potesse fare qualcosa di utile per la società nel suo complesso, oltre agli evidenti benefit economici che hanno portato Parigi ad essere la nuova caput mundi dell’arte, della scienza e della moda. Con questo obiettivo ben saldo nella mente, molte volte ci siamo scontrati con l’opinione pubblica - ben ricorderete lo scandalo che scaturì la pubblicazione dell’intervista al Rivoluzionario, che riproponiamo in questo numero commemorativo. In quella occasione siamo stati subissati da lettere di protesta e da manifestazioni sotto i nostri uffici, ma si trattava di dovere di cronaca: noi raccontiamo tutta la realtà, anche i risvolti della medaglia di quest’epoca di lustrini, dandone, ovviamente, un’interpretazione critica e personale. Ma per quale motivo pubblicare un numero celebrativo? E soprattutto come strutturarlo? La risposta è molto semplice, ma non banale: per non dimenticare. Quanto tempo passerà prima che il 1800 parigino non sarà altro che un susseguirsi di eventi e date, elaborati e selezionati da studiosi per farli imparare nel modo più semplice ai bambini? La memoria collettiva si perde nell’oblio, lo studio di un periodo storico trascura molto spesso come la gente ha vissuto un particolare evento. Per i letterati sarà molto facile individuare, per esempio, la sequenza di correnti artistiche, da neoclassicismo, a romanticismo, a realismo e così via, come in una quieta evoluzione del gusto collettivo. Ci siamo già scordati della prima di “Hernani”, il cui biglietto comprendeva, oltre alla rappresentazione dell’avanguardistico dramma romantico, anche una notte in osservazione all’ospedale per traumi e contusioni? Questo numero speciale di Noblesse va a ricercare quegli episodi che hanno segnato il nostro secolo, focalizzandosi principalmente su: articoli di critica, realizzati adattando il registro di scrittura al tema in questione, e la riproposizione di articoli già pubblicati. Abbiamo raccontato gli eventi di allora come se fossero attuali, con un metodo di comunicazione contemporaneo. Gli articoli non sono, però, l’unico modo in cui rievochiamo gli eventi che hanno caratterizzato il secolo, ma anche le pubblicità sono state scelte in base ai prodotti e alle tendenze peculiari di questo periodo e tutta la rivista gioca con i progressivi sviluppi delle arti grafiche: ritratti, caricature e fotografie. Continuiamo a sperimentare, alla ricerca di sempre nuovi generi di intrattenimento (oroscopo, cruciverba e quiz), ma non ci dimentichiamo del passato. Riproponiamo, quindi, il primo capitolo di “Bel Ami” di Guy de Maupassant, uno dei romanzi d’appendice più popolari, sperando che non si possa più ritrovare un ritratto verosimile nella figura del protagonista, il subdolo giornalista senza scrupoli Georges Duroy. Vi ringraziamo per tutto l’appoggio e il seguito, continueremo a portare avanti il nostro lavoro perché, come soleva dirmi un caro amico, “non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla”.

La Redazione 6

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30 /12 /1899

STORIE E PERSONE 14

NAPOLEONE BONAPARTE L’imperatore é felice...o forse no?

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INTERVISTA DOPPIA Balzac-Hugo

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IL RIVOLUZIONARIO Racconti di parte

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LA MANOVRA DI HAUSSMANN

SP Y

and ST YLE

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LO SAPEVATE CHE...

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MA COME TI VESTIVI??? a cura di Enzo Miccio

SHOW 20

PHOTO DU SIÈCLE

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EXPOSITIONS UNIVERSELLES

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TUTTI A TEATRO!

TENDENZE 39

ROMANZO D’APPENDICE: Bel Ami , prima puntata con Guy de Maupassant

ECCETERA 4

LA VOSTRA POSTA

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EDITORIALE

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QUIZ Che quadro sei?

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OROSCOPO

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CRUCIVERBA

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NOTRE CONSEIL DU MOIS...

Novità!

STORIA DI COPERTINA:

CAST: Angiolina - ballerina can-can; Carla - moglie gelosa; Lavinia governante; Marta - factotum; Matteo - il fedifrago. SET FOTOGRAFICO: Angiolina - trucco; Carla - moda; Lavinia - luci; Marta - grafica; Matteo - uomo immagine.

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NUMERO 71 30 / 12 / 1899

NOBLESSE OBLIGE Direttore responsabile: MARCO MARIA RAVELLI RAMPOLDI International Editors: FEDERICO RAMPINI, ANTONIO CAPRARICA Codirettore: ROBERTA PETROZZI

Ufficio centrale Caporedattore: ANGIOLINA PASTEUR, Vicecaporedattore: CARLA MONACO, Style: MARTA PALLAVICINI, SILVIA ORISIO, ALESSANDRO BIANCHI, RAFFAELE PUNGLIESE Moda: CARLA MONACO, ENZO MICCIO, SABRINA SANGERMANI Attualità e cronaca: LAVINIA STIZ, MARCO SANGREGORIO, MIRKO TOSCANO, SARA TADDEI, RICCARDO PAPA Sport e spettacolo: MATTEO LATTUADA, MARIKA PELUSO, RUPERT SCIAMENNA, PAOLO TALSO Approfondimenti politici: ANGIOLINA PASTEUR, ANDREA ARGENTATI Corrispondente all’estero: DAN FLORIN ANDERSEN Hanno collaborato a questo numero CRISTINA BERGO, JIMMY GHIONE, LUCA MARIN, VALENTINA SCICCHITANO, CLAUDIA BALDI, GIANNI UTICA, PETER GRIFFIN, RICCARDINO FUFFOLO, CINO CASTELLI, ANDREA CATTUADA, STEFANO DAELLI, ATTILIO CAROTTI, ELDA ALTOMARE, KEN PIANGENTE, FRANCESCA BENAZZO, PAOLO FOSSATI, CHIARA MORETTI, ANDREA BASELLI, KRUPIC BISCOTTINO, MIRKO ANDOLINA, MICHELE FUZZI, JAQUELINE CERESOLI, SILVIA GOBBI, FRANCESCA GOBBI, SERGIO SAVINI

SERVIZIO ABBONAMENTI

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Il servizio clienti é a vostra disposizione al n. 199.166.166 o inviando un fax al n. 199.123.456 o scrivendo a abbonamenti@noblesseoblige.com costo chiamata da Parigi: 0,11 Fr./min. + TVA senza scatto alla risposta


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Il generale che ha cambiato il volto dell’Europa, l’imperatore che ha portato la Francia alla supremazia, il rinnovatore che ha ideato un nuovo modo di governare. Che uomo c’è dietro a tutto questo? di Jolie Pasteur 14

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L’IMPERATORE E’ FELICE

…o forse no?

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n ometto di piccola statura che non da neanche l’impressione di godere di ottima salute. Questa è la prima impressione che trasmette la fisicità di un uomo che con il suo carisma ha piegato i regimi assolutisti europei, giocando a spostare le pedine sui campi di battaglia di tutta Europa con una tale naturalezza e astuzia da farlo sembrare un gioco di società. Si tratta, però, solo di un giudizio affrettato. “Non è la natura che determina la grandezza degli uomini, ma il loro destino”. Mi siedo davanti a lui, il grande Napoleone, vestito con la sua divisa da ufficiale e il feluca, il copricapo che ha reso celebre, fido compagno delle

19 dicembre 1814 , Portoferraio, Isola d’Elba

sue imprese militari. Con il suo sguardo indagatore e attento a ogni mia mossa, mi chiedo subito se si racconterà in tutta franchezza, o se sarò io stessa una pedina da manovrare per raggiungere i suoi fini. “Napoleo ubiscumque felix” esordisce, anticipando la mia domanda su come stesse vivendo il suo esilio nella lussuosa residenza a Portoferraio. In effetti, questa piccola isoletta è diventata un fiorente centro politico e culturale, meta di letterati, artisti e uomini di mondo che giungono qui con la speranza di incontrare il generale Bonaparte.

Sembra di essere ritornati ai tempi del “Napoleone - Re Mida”, quelli in cui trasformava in oro qualunque cosa toccasse. Feste, banchetti e concerti, ma l’uomo che ha tenuto in pugno l’Europa si accontenterà di questa piccola perla del Mediterraneo? Quindi è felice. Se potesse tornare indietro, cambierebbe qualcosa? “Avere rimpianti è da stolti. Ho giocato le carte che il destino ha deciso di darmi. La gloria è insita nella mia persona; anche qui ho modellato il territorio, le risorse e la società a mio piacimento. Sono sereno, ma certamente avrei preferito abbandonare del tutto questa vita, darmi agli studi e magari come uomo di cultura raggiungere una fama più imponente e immortale di quella guadagnata da statista”. Non teme di finire la sua vita qui, rischiando di cadere nell’oblio? “La morte non è nulla, ma vivere sconfitti e privi di gloria è come morire ogni giorno”. Questo temperamento così vigoroso ha caratterizzato la sua vita fin dai primi anni dell’adolescenza. “Vengo da una famiglia della piccola borghesia corsa. Mio padre, morto prematuramente, mi ha spronato a diventare quello che sono. Alla scuola reale di Brienne-le-Chateau, all’età di soli nove anni, avevo già chiara la grandezza del mio avvenire. Stolti i miei compagni che si fermavano alla superficialità, canzonandomi per il mio fragile aspetto! Stolti i miei insegnanti che avevano la presunzione di insegnarmi l’obbedienza, pensando che avrei fatto parte di un gregge e non che ne sarei stato il pastore!”.

Josephine de Beauharnais, consorte dal 1796 al 1810.

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Lei ha sempre dimostrato un profondo legame con la sua famiglia, soprattutto con sua madre, che però in molte circostanze ha manifestato disapprovazione verso le sue decisioni. “L’ambizione di mia madre è tale che, se non fosse stata del gentil sesso, sarebbe stata un generale migliore di me. E’ vero, molte volte non ci siamo trovati d’accordo, soprattutto per quanto riguarda le mie scelte personali”. Anche lei, però, ha spesso dimostrato di mettere la sua ambizione davanti agli affetti. Abbiamo appena appreso della scomparsa di Josephine - mi permetto di porle le mie condoglianze. In questo caso, non si è pentito, anche solo parzialmente, della scelta che ha fatto? “Josephine è stata l’amore della mia vita, ma, suo malgrado, non ha potuto darmi quello di cui necessitavo. È stata la prima persona a credere in me; il nostro incontro nel salotto di Madame Tallien, quando lei indossava quel vestito classico semitrasparente e illuminava la stanza con il suo fascino, ha segnato il mio avvenire. Il sentimento che ci legava andava oltre ai tradimenti reciproci, alla separazione e al mio matrimonio politico con Maria Luisa.” (Sulle fedi Napoleone fece incidere: “Al destino!”. L’anno dell’abdicazione del Generale coincide con quello della scomparsa di Josephine. Preveggenza? , ndr) Il matrimonio con Josephine è stato proprio uno dei punti di disaccordo con sua madre. “Il fatto di essere innamorato non mi ha mai impedito di vedere chiaramente i suoi difetti. Eppure, se ho deciso di farla imperatrice è per un senso di giustizia. Sono soprattutto un uomo giusto. Se mi avessero cacciato in prigione invece di riuscire a salire sul trono, lei avrebbe condiviso la mia disgrazia. Ed è giusto

quindi che sia stata parte della mia grandezza”. L’auto incoronazione è stato, forse, l’apice della sua egemonia, sotto gli occhi del Papa, spettatore non pagante. Che senso ha avuto per lei quel momento? “Il 2 Dicembre 1802 ho messo in scena una rivoluzione che ha avuto echi ben più terrificanti alle orecchie dei vecchi regnanti europei di quelli causati dalla rivoluzione del 1789. Un nuovo imperatore nasceva dalle ceneri delle sue battaglie, portato in trionfo dal suo popolo, un imperatore “repubblicano”, eletto legittimamente dalla volontà dei sudditi”.

È vero che Papa Pio VII provò ad avvicinarsi alla corona? “Chiacchiericci. Avevo spiegato preventivamente come si sarebbe svolta la cerimonia. Non accettò di buon grado di essere sollevato dal fastidio di mettermi la corona in testa, ma il Papa non è altro che un uomo e come uomo doveva sottostare alle mie imposizioni. Il mio impero è stato legittimato da Dio, non da un suo presunto rappresentante in questo mondo”. Altro pettegolezzo sul quel giorno. È vero che sua madre non fu presente? “Con mio sommo rammarico, l’odio per Josephine ebbe il sopravvento sul suo orgoglio materno, non avrebbe mai

Maria Luisa d’Asburgo-Lorena, consorte dal 1810 al1821 71 - NOBLESSE OBLIGE

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accettato di presenziare nel momento in cui ella sarebbe passata da nuora a Imperatrice di tutti i Francesi. Sapevo, però, che si sarebbe pentita di questa scelta ed è per questo motivo che invitai David a fare una piccola trasgressione allo spirito realistico del suo capolavoro, ponendola in prima fila in splendidi abiti regali”. Sotto il suo impero il Paese ha conosciuto un periodo di grande splendore, ma per quanto riguarda le espressioni artistiche abbiamo assistito a una battuta d’arresto. Temeva che l’opposizione utilizzasse tali strumenti per una propaganda anti imperialistica? “Ma quale opposizione? L’arte era il modo più intuitivo e diretto per raccontare ed elogiare le mie gesta e la Francia. Non ho mai ostacolato la libertà individuale, sarebbe contro ai miei principi repubblicani. Non è colpa mia se il mio carisma ha influenzato tutti gli aspetti della vita dei miei sudditi francesi!” Ma come si spiega che molti non esitarono a definirla un tiranno? Un tiranno io? Forse che la Prussia e la Russia erano delle democrazie? Per quanto riguarda l’Inghilterra poi, con le sue colonie come la mettiamo? In India e in Egitto non mi pare fossero dei campioni di rispetto dei diritti umani. Per non parlare poi dell’Austria: non mi pare

che Francesco II abbia esitato molto a darmi ciò che più di prezioso aveva”. Si riferisce al suo matrimonio con Maria Luisa d’Austria? “L’imperatore dei Romani accettò di buon grado di darmi in sposa sua figlia. Il matrimonio fu ufficiato a Vienna all’Augustinerkirche e io non ero neanche presente: l’arciduca Carlo d’Asburgo ha fatto le mie veci”. La sua novella sposa non incontrò il favore del popolo francese. Per quale motivo? “La mia piccolina era una bambina deliziosa, il ritratto dell’innocenza. Aveva timore degli eventi mondani e dei francesi, che qualche anno prima avevano ucciso sua zia. I repubblicani la contestavano proprio per il fatto di essere la nipote della tanto odiata Maria Antonietta; i bonapartisti preferivano Josephine - era una di loro; i monarchici avevano capito che questo matrimonio avrebbe dato legittimità alla mia casata”. Questo matrimonio, se è partito come un puro accordo politico tra due potenti capi di stato, ha preso una piega decisamente diversa. Ha sempre dimostrato profondo affetto nei confronti di Maria Luisa. Perche non è qua con lei? “Mi raggiungerà quanto prima. Mentre io difendevo l’impero con le ultime forze disponibili, lei ha dovuto sobbarcarsi

tutti i problemi della capitale. Quando il nemico arrivò alle porte di Parigi, fu costretta a scappare con nostro figlio. Non avrei mai voluto causarle tanti tormenti. Qua ritroveremo la nostra serenità”. (Maria Luisa non raggiunse mai Napoleone. Tornò in Austria e Napoleone Francesco fu cresciuto come un principe asburgico, ndr) Cosa si aspetta per la Francia? “La Francia non merita di essere rinchiusa in questa gabbia, il suo destino è quello di dominare l’Europa, di far risplendere la sua grandeur. Vive la France!”

Anche la grandeur di Napoleone non poteva essere appagata dalla sovranità su questa isoletta. Il grande malcontento del popolo francese convinse il generale a rientrare in patria. Il nuovo sovrano Luigi XVIII stava lentamente smantellando tutte le conquiste della Rivoluzione legittimate da Napoleone. Come riuscì ad eludere la stretta sorveglianza delle guardie inglesi? Con la sua solita astuzia. La sera del 27 febbraio 1815 organizzò una grande festa a cui invitò tutta la popolazione e nella confusione generale riuscì ad imbarcarsi e a raggiungere la Francia. La fine della storia è cosa nota.

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...DICONO DI LUI... L’avvenire si chiederà se quest’uomo è stato più colpevole per il male che ha fatto, che per il bene che avrebbe potuto fare e non ha fatto. F.R.Chateaubriand Bonaparte è certamente un gran vincitore di battaglie, ma al di fuori di questo qualunque generale è abile quanto lui. F.R.Chateaubriand Napoleone... il potente sonnambulo di un sogno che si è dileguato. Victor Hugo Quello che Napoleone ha perso è l’ambizione. Se fosse rimasto un semplice ufficiale d’artiglieria, sarebbe ancora sul trono. Henri Monnier Se Napoleone era un tiranno, i sovrani che gli facevano guerra erano molto più tiranni e incapaci di lui. Di fronte a loro egli era un genio, un progressista, un uomo che aveva fatto camminare il mondo in avanti, mentre essi non avevano altra volontà che quella di farlo tornare indietro. Anonimo Si sa, durante dieci anni Napoleone risparmiò i suoi soldati opponendo gli Italiani, i Belgi, gli Olandesi, tutti i contingenti delle confederazioni, ai Russi, ai Prussiani, agli Austriaci ed agli Inglesi. Non è dunque esagerato l’affermare che, durante quel lungo e sanguinoso periodo di 23 anni, la guerra divorò in Europa circa 2.000 uomini al giorno. Edmond Potonié Napoleone si vantava di poter addestrare uomini a sacrificare la vita per un nastrino. Anonimo Napoleone... un Io in continua antitesi con il mondo intero. Anonimo

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XIX photo

“Un treno ha sfondato la finestra ed è in strada!”. Era il 22 ottobre 1895. Il treno in arrivo alla stazione di Montparnasse, era stato trainato dalla locomotiva n ° 721 del tipo 120, guidato da un esperto ferroviere, Marie Guillaume Pellerin. Il convoglio aveva guadagnato dieci minuti di ritardo, ma Pellerin voleva arrivare in tempo a Montparnasse. Purtroppo non rallentò abbastanza presto. Il conduttore Alberto Mariette aveva cercato di azionare il freno di emergenza Westinghouse, ma questo non aveva funzionato. Restavano solo i freni sulla locomotiva, ma si rivelarono anche questi ben presto insufficienti. Alle 04:00, il convoglio attraversò tutta la stazione, schiantandosi contro la parete frontale. Cadde, poi, sulla fermata dei tram sulla strada sottostante a 10 metri di altezza.

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dicono che...

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Inter vista doppia

Hugo

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Balzac

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LE INTERVISTE DEL SECOLO

Incontro con il rivoluzionario... di Mathieu La Tour

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er la serie le interviste del secolo riproponiamo l’incontro con un membro dei partiti cittadini rivoluzionari che a partire dall’ottobre del 1870, misero a soqquadro la città in nome del diritto di autogoverno per i cittadini. I moti rivoluzionari portarono, pochi mesi dopo, alla nascita della Comune di Parigi, la cui breve e poco onorabile storia si concluse in soli 53 giorni. Per preservare la propria sicurezza l’interlocutore ha chiesto di rimanere nel più completo anonimato. Chissà che fine avrà fatto....

Signor X, lei è membro attivo di uno dei venti club sparsi per la città, che sono stati la culla del movimento rivoluzionario? “Esattamente.” Ci spieghi cosa succede giornalmente in questi “centri sociali”? “I club sono i luoghi della politica vera; quella del popolo. Il nostro (non cita il nome per paura di retate da parte della polizia) è uno dei più attivi. Ve ne sono diversi come diverse sono le ideologie di chi vi partecipa: siamo Blanquisti e Comunisti, Proudhiani e Giacobini ,e tutti crediamo nella rivoluzione!” Crede che sia giusto cospirare in questa maniera contro il governo che vi garantisce protezione dal nemico Prussiano? “Il governo è composto solo da vigliacchi e corrotti! Il loro compito sarebbe quello di difenderci dal nemico giunto alle porte di Parigi ma in realtà nessuno dei ministri ne sembra minimamente inten-

zionato. Theris ha già deciso di venderci a Bismarck!” La prego; moderi il linguaggio e cerchi di essere più rispettoso d’ora in poi. Se crede di essere davvero dalla parte della ragione perché non vuole svelarci la sua identità? “La sera del 31 Ottobre ho partecipato attivamente scontri davanti all’ Hotel De Ville. I capi della rivoluzione sono stati arrestati, qualcuno di loro condannato alla pena capitale, e gran parte dei compagni sono morti in battaglia. Non voglio fare la stessa fine.” Quali sono le vostre richieste al governo? “Noi vogliamo l’abolizione della proprietà privata. Vogliamo la libertà di stampa e di riunione, ma soprattutto vogliamo abolire la polizia. Che le armi vengano date ai cittadini per difendere la patria dagli invasori e dai i nemici della rivoluzione!” Ho capito bene? Eliminare la polizia e la 71 - NOBLESSE OBLIGE

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proprietà privata? E chi difenderà la classe borghese dagli attacchi del popolo? “Non ci interessa! I borghesi hanno amministrato il potere per troppo tempo. È giunta l’ora di combattere la corruzione delle classi agiate e dare il potere ai cittadini. Noi sognamo una Comune rivoluzionaria che si sostituisca al governo e che, assieme alle comuni delle altre città, guidi la lotta contro gli oppositori Prussiani.” Certo…e come faranno dei poveri plebei straziati dalla fame e dalle carestie a guidarci verso la vittoria? “Non sottovaluti cosa può fare un uomo con un fucile ed un po’ di pane.” Tornando agli scontri del 31 ottobre in cui i rivoluzionari hanno inutilmente cercato di rovesciare il governo… “...Inutilmente dice…?”

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…non crede che dopo aver firmato la resa sia il caso di smetterla con questa assurda idea della rivoluzione? “Lei si dovrebbe vergognare! La nascita di una comune è sacrosanta! Abbiamo chiesto nuove elezioni municipali e che ci vengano dati pane e viveri per affrontare le carestie della guerra. Il governo ce li ha negati e siamo stati costretti ad attaccare. Anche io ero nel gruppo quel giorno. Ora siamo costretti a mangiare carne di topo per sopravvivere, ma le assicuro che non basta a placare gli ideali che hanno mosso la nostra mano!” Pensate di riuscire anche senza Blanqui e Flourens ormai inevitabilmente condannati a morire? “Sono uomini che hanno donato la vita per la causa civile. Noi troveremo nuova forza per onorarli. E poi non è detto che siano del tutto spacciati.”

Ci sta svelando i dettagli di un piano per la loro liberazione? “Adesso basta. Lei vuole sapere troppo. Credo sia giunta l’ora di andare…” Lei non va da nessuna parte. Guardie, perquisite quest’uomo! Potrebbe aver pianificato un attacco alla sede del giornale!!! ... In tarda serata il sospetto, trovato stranamente pulito ai controlli di sicurezza, fu riportato a casa nei quartiere popolare di Montmartre. Lo stesso club che si trovava nelle vicinanze venne chiuso l’indomani, con l’accusa di cospirazione e alto tradimento alla repubblica.

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LE BEAU SPECTACLE DE PARIS Le esposizioni universali come vetrina dell’imperialismo PARIGI TENTA DI RINCORRERE LONDRA

IL GIRO DEL MONDO GIRANDO IN TONDO

PARIGI PROVA A RIALZARSI

1855

1867

1878

Protagonista indiscusso di questa edizione, Napoleone III, diffuse un forte senso di euforia, di sicurezza ed orgoglio non solo negli uomini d’affari, ma nell’intera società borghese. Il tentativo di costruire un edificio che potesse tener testa al Palazzo di Cristallo, eretto nel 1851 per l’expo di Londra, si rivelerà però fallimentare. Cosi il Palazzo dell’Industria riprese il tema dello stesso Paxton, ma gli spettatori stessi constatarono che la copertura in ferro stonava alquanto con la struttura portante esterna in muratura e il cristallo altro non era se non carbonato di calce... Una bufala!

A fronte della conclamata universalità, le Esposizioni ebbero comunque , nella maggior parte dei casi, un forte orientamento verso il paese ospitante. La struttura stessa del Palazzo costruito in occasione di questa esposizione, che doveva riecheggiare la forma del globo, riflette le marcate suddivisioni nazionali del periodo: all’interno dell’elisse sei anelli concentrici formavano dei veri e propri spicchi d’arancia in cui i prodotti erano suddivisi per provenienza. L’esposizione viene cosi ricordata maggiormente per essere stata lo scenario di un attentato allo Zar di Russia, simbolo di conflitti fuori e dentro i propri confini. Ahimé!

Reduce dalla caduta dell’Impero e dalla repressione della Comune, la Francia cerca di recuperare il titolo di nazione forte e vigorosa. Nonostante la costruzione principale sia il il Palazzo del Trocadero, chiamato a superare, grazie alle sue dimensioni imponenti, il palazzo dell’Esposizione  di Vienna del 1873, la vera icona dell’esposizione resta il grande acquario. Posizionato sotto i giardini del Trocadéro disegnati da Alphand, viene realizzato all’interno delle cave di pietra scavate nella collina di Chaillot. L’acquario rappresenta ancora oggi, alla fine del secolo, un esemplare unico nel suo genere.

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di Martin Balón

APOTEOSI DELL’ARCHITETTURA METALLICA

1889

Ad oggi é considerata indubbiamente la più importante Esposizione per Parigi, nel giorno del centenario della Rivoluzione, della presa della Bastiglia, ma anche nel diciottesimo anniversario della Terza Republica! Il chiaro messaggio politico infastidì però alcuni stati conservatori a tal punto che la manifestazione fece registrare molte assenze. A fare da protagoniste furono invece le le due grandi costruzioni metalliche realizzate, la Galeries des Machines e la Tour Eiffel. Chissa se la torre resterà in piedi nonostante le critiche e lo scetticismo dei parigini. A noi piace pensare che tra cent’anni illuminera ancora le strade di questa grandiosa citta.


LE ESPOSIZIONI IN NUMERI

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L’unica rossa francese che ammalia anche i crucchi dell’OKTOBERFEST 32

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IL QUIZZETTONE

SCOPRI QUALE CAPOLAVORO DEL XIX SECOLO SEI! Abbiamo messo a confronto alcuni dei più grandi capolavori pittorici del 1800. Rispondi attentamente alle domande e scopri insieme a noi quale di questi ti rappresenta di più! Sarai un Renoir o un Manet; Delacroix o David?

Via al test! 1 Quali di questi indumenti ti rappresenta di più? a) b) c) d)

Crinolina Pantalon Corset Guepière

2 A tavola preferisci? a) b) c) d)

Per me solo Escargot Pane e patate basteranno a saziarmi Fois gras e formaggi francesi, magari in un cafè di artisti Non ho fame…..mi accontento del vino

Se fossi un politico saresti… Un monarca inflessibile b) Idealista e rivoluzionario c) Giovane e democratico d) Libertino

3 a)

4 Tu e le amiche siete indecise su cosa fare stasera… a) b) c) d)

Decido io e andrà bene a tutti La maggioranza vince: Libertè, Egalitè, Fraternitè Un posto vale l’altro Venite da me e facciamo festa?

5 Nel tempo libero… a) b) c) d)

7 Se fossi un vino francese saresti? a) b) c) d)

8 A teatro per?

Vado in palestra… Men sana in corpore sano! Leggo un libro Mi tuffo nella contemplazione della natura Dormo un po’, ieri sera ho fatto le ore piccole 9

Se fossi un colore saresti? Rosso b) Blu c) Verde d) Giallo

6 a)

Mi sento più un Cognac Bordeaux: rosso,forte,deciso Senza dubbio uno Chateau Non riesco a resistere alle bollicine: Champagne

a) b) c) d)

Un opera lirica Una denuncia sociale Raccolta di poesie Niente teatro, stasera Moulin Rouge

Dal mio partner vorrei… a) Forza e saggezza. Che si sappia prendersi cura di me b) Vorrei che fosse un intellettuale c) Che mi faccia sentire libera e spensierata d) Se non riesce a farmi ridere figuriamoci il resto

MAGGIORANZA DI RISPOSTE A: Jacques Louis David, Il giuramento degli Orazi, 1785 Hai una personalità forte e decisa, proprio come il quadro di David. Ordine e rigore sono il tuo credo. Quando vai per la tua strada niente e nessuno ti potrà fermare. Porti avanti le tue scelte anche a costo di risultare impopolare.

MAGGIORANZA DI RISPOSTE C: Eduard Monet, I papaveri, 1873 Dolce e solare. Nulla può turbare la tua semplicità. In questi tempi che corrono così in fretta sei ancora capace di fermarti a guardare il cielo, sdraiata tra gli alti gambi, in un campo di papaveri.

MAGGIORANZA DI RISPOSTE B: Eugene Delacroix, La libertà che guida il popolo, 1830 Sei una donna d’altri tempi. Hai dei grandi valori e credi negli ideali. Come la libertà che guida il popolo non hai paura di essere la prima ad esporsi, e laddove vi sarà un ingiustizia sarai in prima fila per lottare.

MAGGIORANZA DI RISPOSTE D: Pierre Auguste Renoir, Bal au Moulin de la Galette, 1876 E chi l’ha detto che la donna deve essere l’angelo del focolare? Stirare e badare alle “creature” non è il tuo forte. Meglio ritrovarsi a ballare o cenare con le amiche in uno dei club più esclusivi della Parigi stile Belle Époque; e chi se ne frega se ti daranno della “leggera”. 71 - NOBLESSE OBLIGE

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LA MANOVRA DI HAUSSMANN Dopo quasi trent’anni dalla fine dei grands traveaux, come giudichiamo l’azione del Barone? di Hélène Dufour

G

eorges Eugène Haussmann rappresenta indubbiamente una delle figure più carismatiche del secolo appena concluso, precursore di una nuova concezione di pianificazione urbanistica. Non fu certo la prima volta che Parigi fu di ispirazione e guida per le capitali del vecchio continente e sono sicuro che non sarà neanche l’ultima, ma vi ricordate altre occasioni in cui le grandi potenze europee rimasero a guardarci mentre facevamo la storia, senza neanche avere il coraggio di muovere alcuna critica? Certamente il Barone non si è salvato dalle proteste in terra propria - ogni luminare non è stato salvato a suo tempo 36

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G.E.Haussmann nel suo bureau.

-, ma ci ha sempre dato l’impressione di non dargli troppo peso, il suo ego e il suo progetto erano troppo grandi per essere messi in dubbio da subdoli anarchici, incatenati alle porte delle case in procinto di essere distrutte, o da viscidi liberali: la vostra preoccupazione per le casse dello stato era dettata da un sano atteggiamento democratico e patriottico o il fatto di investire i soldi in giuste cause per la cittadinanza vi impediva di arricchirvi voi stessi, come del resto avete sempre fatto? Chi altro avrebbe avuto la forza di confrontarsi con una città che, sotto la spinta dell’industrializzazione e del conseguente incremento demografico, stava implodendo all’interno delle fortificazioni, saturando tutti gli spazi aperti e trascurando totalmente i riscontri estetici e igienici? Gli interventi dovevano accordarsi con le

nuove esigenze pratiche della società e della nuova classe dominante, conferire una qualità esteriore che si conciliasse con le forme della nuova socievolezza proprie al XIX secolo industriale e cosmopolita. Una città al passo coi tempi. Il sacrificio da accettare? Anni e anni di lavori, l’intera Parigi era un grande cantiere, ma noi francesi siamo pragmatici, puntiamo l’obiettivo e lo raggiungiamo, a differenza dei nostri cugini - dicono che la Fabbrica del Duomo di Milano sia ancora attiva… disdicevole! La storia dei grands traveaux era uno dei racconti prediletti di mio padre. Tirava fuori il ritaglio di giornale con la planimetria di Parigi con segnate in blu, in rosso, in giallo e in verde le nuove strade che sarebbero state costruite, in ordi-


ne di priorità. Mi raccontava delle proteste, delle manifestazioni e dello stupore di tutti i cittadini. Sembrava che il Barone fosse afflitto da manie di onnipotenza, ma i più lungimiranti riconoscevano che la situazione dovesse in un modo o nell’altro cambiare. Era mai possibile che per le strade si incontrassero più topi che persone? Che ogni anno ci fosse la minaccia di un’epidemia? Che un manipolo di facinorosi minassero la tranquillità della città, ogni qualvolta si raggiungeva un certo grado di stabilità? Maldicenze sostengono che fu proprio il terrore di nuove rivoluzioni a spingere

Napoleone III a intraprendere questi lavori. Non posso credere che una mente così brillante vedesse la soluzione del problema in un modo così semplicistico. Infatti, la nuova conformazione urbanistica non ci ha salvato da quei 53 giorni di ridicola sperimentazione politica comunista. Cerchiamo di vedere la questione sotto un altro punto di vista: grandi viali come tracciati per la marcia delle truppe o come passerelle per la nuova eleganza e ricchezza parigina? Certamente le donne borghesi si abbandonarono alla autocelebrazione,

sfoggiando abiti sempre più ingombranti che quasi facevano sembrare gli Champs Elisees una piccola rue del Marais. I nuovi imprenditori trovarono gli spazi più consoni alle loro attività e la società i suoi bramati luoghi d’incontro. Mi piacerebbe sapere che fine hanno fatto i grandi contestatori di Haussmann, ma penso che non sarebbe molto difficile rintracciarli: cominciate a guardare nei parchi e forse li troverete a godersi una splendida giornata di sole, all’ombra di un salice piangente. Tempo di lettura: 3 minuti

Avenue de l’Opéra dopo i travaux. 71 - NOBLESSE OBLIGE

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OROSCOPO DEL SECOLO Il fascino intramontabile degli Astri. . Giunti al termine della Rivoluzione francese sull’astrologia grava il peso di essere solo una delle tante superstizioni paesane senza fondamento. Ma allora perché per piu di un secolo ha continuato ad essere praticata in altre parti del mondo e ad essere divulgata grazie a dei popolari almanacchi periodici? Si sa che fin dalle epoche piu remote i popoli si dedicarono allo studio del cielo indotti dal fascino che la volta stellata ha da sempre esercitato sull’uomo; l’interpretazione del movimento e dell’aspetto degli astri si dice che potesse racchiudere i segreti delle vicende umane, e dato che l’uomo non smetterà mai di farsi domande e cercare risposte… noi oggi l’abbiamo riscoperta per voi:

L’ASTROLOGIA!

Ariete

21.03-20.04

Toro

21.04-21.05

Gemelli

21.05-21.06

Questo un segno di grande azione creativa. L’individuo Ariete ha bisogno di agire e di organizzare, è originale e rifiuta di venire organizzato o dominato da altri. Può essere egoista, è coraggioso e apprende rapidamente. Ama dirigere una situazione difficile ed ha buona iniziativa anche se preferisce non portare a termine i suoi progetti. Ha la costante necessità di nuovi traguardi e di nuove idee. Inoltre è una felice combinazione; può essere privo di tatto anche se non se ne rende conto.

E’ un segno molto stabile in cui sono presenti testardaggine e molta possessività. Come l’animale si muove e pensa lentamente, ma nel momento stesso in cui impara qualcosa lo assimila in modo duraturo. I Toro detestano i cambiamenti e possiedono il dono di saper maneggiare il denaro. Non vengano deviati dalle lusinghe, insistono su una logica e non disperdono i propri interessi. Di solito godono di ottima salute. Le persone di questo segno hanno un intenso magnetismo fisico nei confronti del gentil stesso.

I Gemelli sono irrequieti ed amano raccogliere informazioni preziosi e versatili. Ragionano molto rapidamente e sono troppo impazienti di conoscere tutto e in fretta. Sono in grado di fare più cose rispetto a quelle che stanno pensando nel medesimo istante ed amano i giochi enigmistici e di intelligenza. Possiedono un’ottima dialettica che spesso li aiuta a mascherare i propri difetti e carenze. I Gemelli amano le oasi di pace e di riposo e l’aria fresca, i loro malesseri sono generalmente di origine nervosa e mentale.

Nati famosi nel segno: Émile Zola (2/4/1840)

Nati famosi nel segno: Maximilien Robespierre (6/5/1758)

Nati famosi nel segno: Paul Gauguin (7/6/1848)

Cancro

22.06-22.07

Leone

23.07-22.08

Vergine

23.08-22.09

Questo è il segno della maternità, della tenacia, del sentimento profondo, della malinconia e della irascibilità. Le persone di questo segno sono molto emotive e munite di uno spiccato senso di protezione verso il proprio nucleo. Tuttavia quando devono confrontarsi risultano schivi e si nascondono come il granchio sotto la roccia. Hanno una memoria ferrea e collezionano ogni genere di cose degne di importanza. Essendo un segno d’acqua, necessita di movimento perché tende a ritenere i liquidi. E’ il segno della vita.

Il Leone è il segno del potere. Denota volontà e determinazione unite a gentilezza. Questo segno ha un ego fortemente pronunciato che tende ad eccellere in ogni circostanza. I nativi del segno infondono un senso di fiducia e possono rivelarsi grandi “cacciatori” del sesso opposto. Essi sono dei dirigenti nati, ma non amano vincere con troppa facilità, preferiscono la conquista. Sono consapevoli del proprio valore ed amano essere apprezzati, il che li rende altamente suscettibili all’adulazione. Amano spaziare, sono ottimi organizzatori.

I nati sotto il segno della Vergine sono molto altruisti, coscienziosi ed amano il lavoro preciso anche se vengono sommersi dai grandi progetti. Sono molto analitici e spesso eccessivamente critici. Coloro che sono nati sotto questo segno hanno un livello di intelligenza al di sopra della norma ed un discreto gusto artistico. Devono imparare a moderare il loro senso critico altrimenti l’intera esistenza può risultarne alterata. Realizzano perfettamente ogni mansione e desiderano che nel lavoro sia tutto perfetto.

Nati famosi nel segno: Edgar Degas (19/7/1834)

Nati famosi nel segno: Coco Chanel (19/8/1883)

Nati famosi nel segno: F-R Chateaubriand (4/9/1768)

Bilancia

Scorpione

Sagit ario

23.09-22.10

23.10-22.11

23.11-21.12

I nati sotto il segno della Bilancia ricercano l’equilibrio sopra ogni cosa. Agiscono nel modo migliore nei rapporti sociali, sono molto pratici, disinvolti e senza pregiudizi, oltre a possedere molto charme. Sono strateghi nati e possono rivelarsi completamente impersonali; pertanto risultano ottimi mediatori in grado di affrontare delicate trattative. Tengono sempre sotto controllo i propri sentimenti e amano vincere. Sono in grado di portare a termine importanti affari senza dimostrare di avere lavorato duramente.

I nati sotto il segno dello Scorpione sono pieni di risorse, profondi, seri ed hanno un forte magnetismo fisico. Sono spesso autoritari e possiedono la capacità di scoprire il punto debole degli altri. Nel caso diventaste nemici di uno Scorpione, fate attenzione, perché egli aspetterà il momento opportuno per attaccarvi. Sono inclini alla mancanza di tatto, anche se poi si sorprendono quando risulta evidente che hanno offeso qualcuno. Sono molto possessivi e capaci di provare intense emozioni.

I nati sotto il segno del Sagittario sono pieni di fiducia, felici, allegri e molto schietti. Sono compagni fedeli sebbene siano sempre con “la testa fra le nuvole”. Hanno una mente molto attiva, ma sono inclini alla distrazione, in quanto mancano di disciplina e non amano concentrarsi su qualcosa troppo a lungo. Credono molto nel futuro, sono generosi e sembra che non temano la povertà. Trovano difficile fare distinzioni fra “mio” e “tuo”, ma soltanto perché sentono che ognuno dovrebbe dividere ciò che ha con gli altri.

Nati famosi nel segno: Oscar Wilde (16/10/1854)

Nati famosi nel segno: Georges Bizet (25/10/1838)

Nati famosi nel segno: Gustave Flaubert (12/12/1821)

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GuyBEL de Maupassant AMI Parte I

Avuto dalla cassiera il resto alla sua moneta da cinque franchi, Georges Duroy uscì di trattoria. Sfoggiando il suo bel portamento, naturale in parte e in parte posa d’ex sottufficiale, spinse in fuori il petto, s’arricciò i baffi con gesto militaresco divenutogli abituale, e lanciò su quanti erano ancora a tavola una rapida occhiata avvolgente, una di quelle occhiate da bel giovanottone, gittate a tondo come il giacchio in mare. Le donne avevan sollevato il capo per guardarlo, tre ragazze di fabbrica, una maestra di pianoforte di mezza età, spettinata, trasandata, sempre col solito cappellino eternamente polveroso e il solito abito sbilenco, e due borghesucce con relativi mariti, abituali clienti della gargotta a prezzo fisso. Sul marciapiede sostò un attimo, immobile, chiedendosi come si sarebbe regolato. S’era al ventotto di giugno, e gli restavan giusti giusti in tasca tre franchi e quaranta per arrivare alla fine del mese. Il che voleva dire o due desinari senza cena, o due cene senza desinare, a sua scelta. Dato che i pasti del mattino costavano ventidue soldi anziché trenta come quelli serali, pensò che se si fosse contentato del solo desinare gli sarebbe rimasto un margine d’un franco e venti centesimi, sufficiente per aggiungere due spuntini con pane e salame, più due boccali di birra sul boulevard. Solito scialo, questo, e solita follia d’ogni sua notte. E s’avviò giù per Rue NotreDame-de-Lorette. Camminava come quand’era ancora in uniforme d’ussaro, impettito, le gambe un po’ divaricate quasi fosse appena smontato da cavallo; e procedeva brusco nella via piena di folla, urtando di spalle la gente, regalando spintoni per non spostarsi dalla sua rotta. Portava il cilindro, piuttosto sfiorito, calato leggermente su un orecchio e batteva i tacchi sul selciato. Pareva in continua sfida di qualcuno, dei passanti, delle case, della città intera, per spocchia di baldo soldatone capitombolato nella vita civile. Pur indossando un vestito da non più di sessanta franchi, aveva in sé una certa vistosa eleganza, un po’ volgaruccia ma innegabile. Alto, ben costrutto, biondo, d’un biondo castano vagamente strinato, con un paio di baffi arricciati che sembravano spumeggiargli sul labbro, due occhi azzurri, limpidi, bucati da una pupilla piccolissima e i capelli naturalmente ricci, spartiti nel bel mezzo della scriminatura, pareva proprio il «cattivone» dei romanzi popolari. Era una di quelle serate estive in cui l’aria manca a Parigi. La città, calda come una stanza termale, sembrava in piena traspirazione nella notte afosa. Le fogne fiatavano dalle lor bocche di granito aliti pestilenziali, e le cucine sotterranee riversavano sulla strada, dalle finestrelle raso terra, i miasmi immondi delle rigovernature e degli intingoli andati a male. I portinai, in maniche di camicia, a cavalcioni d’una seggiola di paglia, fumavano la pipa sul portone, e i passanti camminavano prostrati, a capo scoperto, col cappello in mano. Raggiunto il boulevard, Georges Duroy si fermò ancora una volta, non sapendo nemmen lui che fare. Gli era venuta voglia, adesso, d’arrivar fino agli Champs-Élysées e fino all’Avenue du Bois de Boulogne per trovare un po’ di fresco sotto gli alberi; ma un altro desiderio lo pungeva, quello d’un’avventura amorosa. Sotto quale specie gli si sarebbe offerta? Non ne aveva idea, ma la stava sospirando da tre mesi, ogni giorno, ogni sera. Talvolta, è vero, grazie alla sua avvenenza e ai suoi modi galanti, un po’ d’amore riusciva a rubacchiarlo qua e là, ma continuava a sperare in qualcosa di più e di meglio. A tasche vuote e col sangue bollente, s’accendeva al contatto delle peripatetiche che gli sussurravano ad ogni angolo di strada: «Vuoi venir con me, bel giovane?»; ma non ardiva seguirle non potendo pagarle, eppoi anche perché mirava ad altro, ad altri baci, meno volgari. Comunque i posti trafficati dalle prostitute gli piacevano, le loro salette da ballo, i lor caffè, le loro strade; gli piaceva sfiorarle col gomito, parlar con loro, dar loro del tu, aspirarne i violenti profumi, sentirsele accanto. Erano donne, dopotutto, delle dispensiere d’amore. Non le disprezzava affatto di quel disprezzo ch’è innato in ogni bravuomo di casa. Svoltò verso la Madeleine e seguì l’onda della folla che scorreva oppressa dal caldo. I grandi caffè 71 - NOBLESSE OBLIGE

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traboccavano di gente fin sul marciapiede, sciorinando il loro pubblico di bevitori sotto la luce abbagliante e cruda delle vetrine illuminate. Davanti a ogni avventore, sui tavolincini quadrati o rotondi, i bicchieri contenevano liquidi rossi, gialli, verdi, bruni, di tutte le tinte; e dentro le caraffe si vedevano brillare i grossi cilindri trasparenti di ghiaccio, messi a raffreddare la bell’acqua limpida. Duroy aveva rallentato il passo, e la voglia di bere gli seccava la gola. Una sete, un’arsione da serata estiva s’era impossessata di lui, e pensava alla sensazione deliziosa delle bibite fresche quando te le senti scendere in bocca. Ma se niente niente avesse bevuto subito i suoi due boccali di birra, addio magra cena dell’indomani; e lui le conosceva troppo bene le ore affamate di fine mese. Pensò: «Devo far le dieci, poi me ne prenderò un gotto all’Américain. Però, porcaccia miseria, che sete!» E guardava tutti quegli uomini che se ne stavano lì ai tavolini a bere, tutti quegli uomini che potevano cavarsi la sete a piacer loro. Passava davanti ai caffè con aria spavalda e allegra, e valutava con una sola occhiata, dalla faccia, dal vestito, quanti soldi doveva avere addosso ogni consumatore. E gli veniva una rabbia contro tutti quei tizi tranquillamente seduti. A frugar nelle loro tasche, si sarebbe trovato oro, argento, rame. In media, non dovevano aver meno di due luigi a testa; e in ogni caffè ce n’era senz’altro un centinaio due luigi moltiplicato cento fa quattromila franchi! Mormorava: «Porci!», pur continuando a dondolarsi con civetteria. Se gliene fosse capitato uno fra le mani a un angolo di strada, nel buio pesto, parola che gli avrebbe tirato il collo senza un’ombra di scrupolo, come aveva sempre fatto coi polli dei contadini durante le grandi manovre. E gli tornarono in mente i suoi due anni d’Africa, le sue angherie contro gli arabi nei posti avanzati del sud. E un sorriso crudele e divertito gli sfiorò le labbra al ricordo d’una scappata che costò la vita a tre uomini della tribù degli Uled-Alane, mentre a loro, a lui e ai suoi compari, fruttò venti galline, due pecore e oro sonante, nonché di che ridere per sei mesi. Non s’erano mai trovati i colpevoli, che del resto non s’eran troppo cercati, dato che l’arabo è considerato un po’ la naturale preda del soldato. A Parigi le cose erano diverse. Mica si potevan far le proprie ruberie per benino, sciabola al fianco e pistola in pugno, lungi dalla giustizia civile e in libertà. Si sentiva in cuore, repressi, tutti gli istinti del sottufficiale sguinzagliato in terra di conquista. Li rimpiangeva eccome, i suoi due anni di deserto. Peccato non esser rimasti laggiù! Ma che volete. Tornando in patria aveva sperato di cambiare in meglio. E ora!... Eh già, bella roba, ora! Si passava la lingua in bocca, facendola schioccare contro il palato, come per convincersi meglio di quanto l’avesse asciutto. La folla gli scorreva intorno, sfibrata e lenta, e lui continuava a pensare: «Massa di bestioni! tutti codesti imbecilli han soldi nel taschino del panciotto.» Urtava la gente con le spalle, e fischiettava motivetti allegri. Qualcuno, scontrato, si voltava bofonchiando; le donne dicevano: «Che razza d’animale!» Passò davanti al Vaudeville, e si fermò dirimpetto al Café Américain, chiedendosi se non fosse il caso d’andare a bere il suo gotto di birra, tanto lo tormentava la sete. Prima di decidersi, guardò uno degli orologi luminosi in mezzo alla strada. Erano le nove e un quarto. Si conosceva troppo bene: una volta davanti al bicchiere colmo, se lo sarebbe subito scolato. Che avrebbe fatto, poi, fino alle undici? Tirò innanzi. «Andrò fino alla Madeleine,» pensò, «poi tornerò passo passo.» Giunto all’angolo di Place de l’Opéra s’imbatté in un grosso giovanotto, la cui faccia, che doveva aver già visto da qualche parte, non gli riusciva del tutto nuova. Prese a seguirlo cercando nei suoi ricordi, e ripetendo a bassa voce: «Dove l’ho conosciuto, quello lì?» Frugava nella mente, senza riuscire a ricordare; finché, d’improvviso, per uno strano fenomeno della memoria, quello stesso individuo gli apparve meno voluminoso, più giovane, in uniforme d’ussaro. Esclamò ad alta voce: «Ma to’, Forestier!» e allungato il passo gli diede un colpetto sulla spalla. L’altro si voltò, lo guardò, poi fece: «Be’, che vuole da me?» Duroy si mise a ridere: «Non mi riconosci?» «No.» «Georges Duroy, del 6° ussari.» ... continua sul prossimo numero ... 40

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Capricorno 22.12-20.01

Acquario

21.01-19.02

Pesci

20.02-19.03

I nati sotto il segno del Capricorno sono notoriamente dei grandi diplomatici. Sanno essere responsabili, ma anche materialistici e spesso pessimistici. Tendono ad essere un po’ snob, desiderosi di raggiungere il vertice sociale e grazie alla loro infinita pazienza, sanno anche come coltivare le persone giuste che li aiutino a realizzare i loro scopi. Durante la gioventù hanno al tendenza a sciupare tempo e denaro, ma una volta adulti per loro la sicurezza ed un conto in banca diventano immensamente importanti. Amano il potere.

E’ questo il segno degli ideali umanitari e della fratellanza. Gli Acquari cercano di migliorare la vita dei colleghi e il loro potere proviene dall’intelletto. Sono distaccati, impersonali e credono nella giustizia sociale. Sono generalmente stabili, ma sono inclini ad improvvisare cambiamenti di opinioni, idee, pensieri e piani. Hanno un grande bisogno di libertà e di conseguenza possono assolvere meglio al loro destino nei rapporti basati sull’amicizia.

Il simbolo del segno è formato da due pesci ognuno dei quali nuota in direzione opposta. Ciò significa che ai Pesci manca la capacità di stabilire e fissare una direzione. Sono emotivi e sensibili e possono essere influenzati sia in modo positivo che non. Poiché sono molto comprensivi e credono nella bontà del prossimo, spesso riescono ad essere pratici e realisti. Dato che tendono ad autodistruggersi, sono vulnerabili e mancano di meccanismi di autodifesa. Sono inoltre riservati, non è possibile conoscerli intimamente.

Nati famosi nel segno: Louis Pasteur (27/12/1822)

Nati famosi nel segno: Édouard Manet (23/1/1832)

Nati famosi nel segno: Pierre-Auguste Renoir (25/2/1841)

IL CRUCIVERBA del XIX secolo

ORIZZONTALI

1. Jacques-Louis. 3. Cimitero di Parigi. 7. Moda dei primi Ottocento. 8. Fondatore della Vie Parisienne. 13. Fondò la congregazione di San Pietro. 14. Un poeta maledetto. 16. Architetto de l’Opera di Parigi. 18. Curioso viaggiatore. 19. Famosa opera di Balzac. 21. Inaugura la stagione teatrale realista francese. 24. Congresso del 1814. 25. Pubblica Notre Dame de Paris. 26. Importante passage. 27. Fondato da André Antoine. 28. Fonte di energia alternativa al vapore. 29. Attraversa Parigi.

VERTICALI

2. Nuovo ballo da sala. 4. Settimanale fondato nel 1854. 5. Ciclo di romanzi di cui fa parte Nanà. 6. Abito elegante da uomo. 9. Cognome di Henry, architetto della Biblioteca SainteGeneviève. 10. Fotografo ritrattista. 11. Famoso per i suoi manifesti. 12. Celebre personaggio di Victor Hugo. 14. Lo “spietato” naturalismo ne I corvi. 15. Si possono considerare il preludio del Moulin Rouge. 16. Accessorio indossato in ogni circostanza, anche in casa. 17. Teorico positivista. 20. Arte ispirata a corolle e fiori. 22. Quartiere di Parigi amato dagli uomini. 23. Tragica pandemia. 71 - NOBLESSE OBLIGE

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et pour finir... Notre conseil pou

...pensez Ă v 42

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r les plus jeunes...

votre avenir! 71 - NOBLESSE OBLIGE

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Rivista parigi fine800  

Lavoro redatto nel corso di un laboratorio di comunicazione visiva, con l'obiettivo di raccontare il corso del secolo 19° Parigino sotto asp...