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1 MARZO-APRILE 2002 ANNO II

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Il giornale dello specialista del raccolto

NOVITÀ NELLA LA GAMMA VISITATORI DOPO 20 MESI RETE VENDITE PRESSE PER E CORSISTI UN BILANCIO IN ITALIA LA FIENAGIONE A BREGANZE POSITIVO pag. 3 pagg. 8/9/10 pagg. 12/13 pag. 2

PIONIERI: LA SCOMPARSA DI G.B.LAVERDA pag. 14


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Il punto

Positivi i primi venti mesi della nuova avventura A 20 mesi dall’acquisizione dello stabilimento di Breganze da parte del Gruppo Argo, nonostante le difficoltà dei mercati, Laverda chiude il primo bilancio d'esercizio in positivo. La sfida accettata nel giugno del 2000, al di là di ogni ottimistica previsione, è giunta con successo al primo giro di boa nel dicembre scorso. I dati risultanti dal bilancio evidenziano il carattere e la grande concretezza di questa giovane società che il prossimo anno compirà il suo centotrentesimo anno di lavoro. Ripercorrendo le tappe salienti di questo inizio d’avventura si può già scrivere una briciola di storia contemporanea. Novembre 2000, fiera Eima di Bologna. Dopo 6 mesi dal rilancio del prestigioso marchio, Laverda presenta la nuova gamma di mietitrebbie serie LX. Le “Rosse del nord est” come furono definite da un amico giornalista, attirano subito l’attenzione di contoterzisti e agricoltori. Contemporaneamente venivano presentati altri due nuovi prodotti: le Big Balers serie LB 8.70 – 12.70 e 12.85, presse per balle giganti, e la nuova Rotopressa VB 12.18 a camera mista fissa/variabile. La fiera, un vero e proprio bagno di folla, diede animo all’esiguo staff commerciale e nel contempo confermò le prime scelte in merito ai prodotti presentati. Nel gennaio 2001 si consolida, grazie alle sinergie con la sorella Landini, la rete distributiva in Italia. I nuovi concessionari, entusiasti, avviano la vendita dei prodotti Laverda ottenendo a fine campagna un’ottima penetrazione di mercato. In effetti considerando le mietitrebbie autolivellanti prodotte anche per terzi, Laverda ha collocato sul territorio Italiano 195 macchine che, in un mercato di poco superiore alle 600 unità, corrispondono ad oltre il 30 % di market share. Con diritto si può dire che ritornando sul mercato, Laverda, grazie alla preferenza accordatale dalla cliente-

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di Aldo I. Dian

la, conquista il primo posto nelle vendite in Italia. Buono anche il successo delle Big Balers della serie LB, pressoché sconosciute sul mercato italiano, che si piazzano al terzo posto con una quota di mercato di oltre il 20%. Giugno 2001, tempo della mietitura. Oltre all’impegno dell’eccellente ed esperto Servizio assistenza, è già disponibile e operativo il Servizio ricambi. Gli uomini della Laverda hanno già pensato a tutto e in tempo record hanno realizzato e predisposto un magazzino ricambi con 42.000 voci disponibili, 34 addetti ed un servizio costante, sabato e domenica inclusi, per tutto il periodo della campagna. Luglio, agosto, settembre e ottobre, mesi dedicati alla raccolta dal sud al nord Europa. Prima con orzo, grano, colza, segale, avena ecc., poi con girasoli, mais, soia e riso, tutti prodotti che le mietitrebbie Laverda raccolgono con delicatezza, pulizia e rapidità in ogni condizione, garantendo redditività massima a costi minimi. Novembre 2001, altra fiera Eima ed altre novità Laverda. Due nuove mietitrebbie, una autolivellante a 5 scuotipaglia, la 2450 AL 4 WD, ed un’ammiraglia a 6 scuotipaglia, la 31.60 LXE. La 2450 AL è un prodotto tipico ed esclusivo Laverda. Tipico, perché le conoscenze tecniche in fatto di autolivellanti risiedono a Breganze dove da sempre progettisti attenti al territorio italiano rispondono in modo appropriato alle esigenze specifiche della clientela. Esclusivo, per la dotazione di serie delle 4 ruote motrici. Una mietitrebbia 4x4 autolivellante è il massimo in fatto di prestazioni in collina. C’è ancora una sottolineatura da fare, Laverda progetta, produce e collauda totalmente in “casa” le proprie autolivellanti, mentre altri costruttori assemblano componenti su macchine nate per la pianura e quindi non sempre adatte per sopportare le sollecitazioni gravose tipiche del lavoro in collina.

Conquistata la leadership sul mercato interno. Successo della nuova gamma

L’Italia

a cura di Simonetta Lambrocco

Nuove sinergie dall’incontro di due esperienze Laverda alleata a Landini: le sue mitiche “rosse” in squadra coi celebri trattori blu

Della 31.60 LXE possiamo semplicemente dire che Laverda dopo solo 18 mesi dal suo debutto propone una nuova ammiraglia con caratteristiche tecniche di potenza (motore Caterpillar da 305 Cv), efficienza (serbatoio granella da 9000 litri e scarico da oltre 105 l/secondo) e semplicità. La nuova cabina e la moderna linea estetica nascondono piacevoli soluzioni funzionali all’utilizzo ed alla manutenzione. Un’attività così frenetica potrebbe far pensare ad una gestione difficile, ma l’occhio attento di chi visita Laverda può notare l’equilibrio dei flussi delle attività di questa moderna industria italiana. Tutto ciò che avviene negli stabilimenti di Breganze è frutto di un processo predefinito e non casuale. Processo che persegue il concetto di qualità in tutte le fasi produttive, e non, dell’azienda. Laverda nell’esercizio 2000/2001 ha chiuso il suo primo bilancio in positivo. La produzione ha avuto un incremento del 25% passando da 480 mietitrebbie a 600. Con la nuova gestione si è creata occupazione sia in fabbrica che nei comparti commerciali e marketing, incrementando complessivamente il numero degli addetti del 36%. Oggi in Laverda lavorano 450 persone ed il trend è in crescita. Il fatturato netto per questo primo anno è stato di circa 72 milioni di Euro, nonostante il calo dei mercati e le non trascurabili difficoltà dell’avvio di una nuova impresa. Gli investimenti in questo primo esercizio ammontano a circa il 10% del fatturato netto. Oltre alla rete di distribuzione Italiana, Laverda può contare sull’attività di 7 filiali sparse in tutto il mondo. Inoltre, con i suoi 15 nuovi importatori, è presente in una trentina di Paesi. Le esportazioni raggiungono il 68% del fatturato. Come sempre i buoni risultati rafforzano la convinzione di essere sulla buona strada.

Aldo I. Dian direttore generale Laverda spa

Il giornale dello specialista del raccolto Anno II, n. 1, marzo/aprile 2002 Periodico trimestrale Registrazione Tribunale di Vicenza n. 1017 del 5 marzo 2002

direzione editoriale Aldo I. Dian Angelo Benedetti coordinamento redazionale Simonetta Lambrocco consulenza tecnica Pietro Dal Santo progetto grafico Andrea Rosset Piergiorgio Laverda direttore responsabile Claudio Strati hanno collaborato: Enrico Bucci export area manager

Gianni Fontana product manager

Piergiorgio Laverda Sandro Montevecchi direttore Consorzio agrario delle province del nord-ovest

fotografie Archivio Laverda spa Archivio Storico “Pietro Laverda” © by Laverda spa 36042 Breganze (VI) Italy via F. Laverda, 15/17 tel. +39.0445.385311 fax +39.0445.873355 www.laverdaworld.com webmaster@laverdaworld.com Stampa Tipografia Campisi V.le dell’Industria 13 - 36057 Arcugnano (VI) Proprietà letteraria riservata. È permessa la riproduzione di articoli e immagini solo citando la fonte.

Dal giugno 2000, momento dell'acquisizione e del rilancio del marchio e dell’unità produttiva Laverda ad opera della finanziaria Argo spa, molto si è lavorato per la costituzione della rete vendite sia in Italia che nel mondo. Ove possibile, Laverda lavora sinergicamente con la rete Landini, affiancando ai famosi trattori blu anche la sua linea di prodotti, le rosse mietitrebbie, le presse per balle giganti, e le rotopresse, offrendo in tal modo a filiali, concessionari, distributori e importatori la possibilità di diventare full-liner. Il ritmo incalzante della vita e l’impressionante rapidità con cui le informazioni di ogni tipo si susseguono, spingono infatti tutti noi alla costante ricerca dell’ottimizzazione dei tempi e dei servizi. In questo senso, il nostro è decisamente un passo avanti in favore della clientela che, se già in contatto con Landini, ha la possibilità di informarsi, vedere, acquistare anche Laverda, e viceversa. In questa direzione si muove anche un concessionario di recente acquisizione, che opera in alcune province piemontesi e liguri e al quale diamo il nostro più sincero “benvenuto a bordo”.

BENVENUTI A BORDO

Il Consorzio agrario delle province del nord-ovest: da sempre impegnati per il progresso agricolo Il Consorzio Agrario delle Province del Nord Ovest nasce nel marzo 2000 con l'obiettivo dichiarato di dare attuazione ad un progetto che si prefigge la costituzione di una struttura di più ampie dimensioni, capace di proporsi con maggiore efficienza, di realizzare economie di scala, di garantire al mondo agricolo servizi rispondenti alle attese. Cuore pulsante e punto di riferimento fondamentale del progetto è il Consorzio Agrario di Cuneo, un'azienda sana, moderna, competitiva, che ha saputo brillantemente superare la crisi che una decina d'anni colpì il sistema dei consorzi agrari. Avviato da tempo, il progetto ha già portato all'aggregazione territoriale con il Consorzio Agrario Provinciale d’Asti e con il Consorzio Agrario della Liguria, così che oggi il bacino territoriale di operatività del Consorzio Agrario delle Province del Nord Ovest comprende le quattro province di Asti, Cuneo, Imperia e Savona. Su quest’area il Consorzio opera a fianco dei produttori agricoli con un impegno che dura da oltre 65 anni e che viene sviluppato attraverso una rete di 56 centri servizi, così dislocati: 41 in provincia di Cuneo, 8 in quella di Asti e 7 in Liguria. La struttura periferica è completata da 30 centri per la distribuzione di carburanti agricoli, 6 centri per l’essicazione del granoturco, 29 centri di stoccaggio cereali e un impianto per la produzione di alimenti per le diverse specie zootecniche. Al Consorzio fanno inoltre capo quattro società La sede centrale del Consorzio, a Cuneo

operanti nei settori dei prodotti petroliferi per uso extra agricolo e dell’informatica, e due nel settore assicurativo, essendo il Consorzio agente generale di Fata Assicurazioni, compagnia del Gruppo Generali particolarmente orientata al mondo agricolo. A conclusione di un’annata caratterizzata dal pieno raggiungimento degli obiettivi prefissati, il fatturato del Gruppo ha sfiorato nel 2001 i 145 miliardi di lire, di cui oltre 110 ottenuti dalla capogruppo. Rispetto all’anno precedente l’incremento è stato di circa 20 miliardi, 16 dei quali realizzati dalla capogruppo. Nel settore meccanizzazione il Consorzio è concessionario dei trattori Landini e Mc Cormick e ha recentemente definito un accordo per la distribuzione dei prodotti Laverda, rinnovando con questa società un sodalizio e una collaborazione che si erano interrotti dieci anni fa. Azienda da sempre orientata a favorire il progresso dell’agricoltura, il Consorzio Agrario delle Province del Nord Ovest si sente profondamente impegnato a sviluppare i servizi ai produttori agricoli, in uno sforzo continuo di ammodernamento strutturale, di proseguimento di una sempre maggiore efficienza, di ricerca di modi e possibilità per contribuire all’innovazione e alla crescita dell’economia agroindustriale del territorio. Sandro Montevecchi


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I mercati

Laverda nel mondo, ritorno con successo Il rilancio dello storico marchio trova consensi e simpatia tra agricoltori e operatori

Ad un anno e qualche mese dal rilancio del suo marchio, Laverda sta già riconquistando la ribalta internazionale. L’affidabilità di lungo corso del marchio Laverda si sta dimostrando un biglietto da visita importante su molti mercati. Ecco come e dove le macchine Laverda hanno colto i primi successi.

Ucraina, dal granaio d’Europa farina e spaghetti 40 mietitrebbie nella Regione di Sumy acquistate da un colosso dell’agroalimentare L’Europa dell’est vuole bruciare le tappe. Caduti i muri e le cortine di ferro, nell’ex blocco sovietico, soprattutto, si assiste a grandi spinte di modernizzazione e di ricerca di scambi, economici ma anche politici, con l’Europa occidentale. L’Ucraina, grande Paese di superficie doppia dell’Italia, con oltre 50 milioni di abitanti, storicamente uno dei “granai” d’Europa, adagiato sul Mar Nero e ai confini con Romania, Moldavia, Ungheria, Slovacchia, Polonia, Bielorussia e Russia, è tra le realtà più dinamiche in questo senso, assi-

stita da politiche di graduale privatizzazione dell’economia. Dopo la crisi per i contraccolpi, nella prima metà degli anni ‘90, susseguenti al crollo dell’Urss, Kiev ha azionato la leva dello sviluppo sia della sua struttura industriale, sia della sua agricoltura, settore di enormi potenzialità. Qui, nella regione di Sumy, nel nord-est del Paese ai confini con la Federazione Russa, ora il rilancio dell’agricoltura passa attraverso le macchine Laverda. Una grossa fornitura, di una quarantina di mietitrebbie, è andata di recente a buon fine.

“I Paesi dell’Est non hanno dimenticato la grande bontà del prodotto Laverda - spiega Angelo Benedetti, direttore marketing e vendite dell’azienda con sede a Breganze - per cui su questi mercati incontriamo sempre un clima di fiducia e di attenzione”. In particolare, per l’Ucraina si sono dimostrati vincenti alcuni fattori: non solo la produttività, illustrata dalle positive performance scaturite dalle dimostrazioni in campagna con le macchine Laverda, ma anche la grande semplicità meccanica e di manutenzione, i bassi costi di gestione. Da destra, il direttore generale di Laverda, Aldo I. Dian, Michele Trincia, responsabile attività Laverda in Ucraina e il governatore della Regione di Sumy, Volodiymyr P. Shcherban, mentre controllano la qualità del frumento durante le prove in campagna

Laverda ha effettuato il training per gli operatori ucraini e per gli addetti alla manutenzione sia in Italia che in loco, nella regione di Sumy. “In effetti non c’è confronto con le macchine di fabbricazione russa, che da alcuni decenni gli ucraini utilizzavano - prosegue Benedetti -, e che presentano indici di perdita elevatissimi. Specie in un’area dove spesso i contadini e gli operatori vengono pagati in natura con una percentuale del raccolto, solitamente del 20%. Le nostre macchine hanno dimostrato di poter rendere molto di più e quindi di poter pagare gli operatori con la maggiore produzione realizzata”. I rapporti in Ucraina si sono sviluppati attraverso il contatto con il governatore della Regione di Sumy, Volodiymyr P. Shcherban, e l’azienda acquirente è stata la Sumy Agro Resource, una mega azienda che ben interpreta la transizione alla privatizzazione. Attualmente queste grandi società (generalmente miste pubblico-private) che iniziano a muoversi secondo logiche di mercato sono ancora molto collegate ai canali delle istituzioni pubbliche. Le mietitrebbie Laverda vengono utilizzate per i raccolti sulle sterminate proprietà agricole della società ucraina, un vero colosso dell’agroalimentare che nei suoi stabilimenti trasforma il grano in farina e produce anche pasta e spaghetti.

In alto: nel porto di Chioggia si caricano le mietitrebbie 2050 LX sulla nave cargo, idonea anche alla navigazione fluviale. Arriveranno a destinazione attraversando Mediterraneo e Mar Nero, e risalendo poi i corsi d’acqua ucraini

La prima messa in campo delle macchine. Anche il governatore di Sumy (sopra) ha voluto provare l’emozione della cabina di guida


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6 Dal fagiolo al mais, alla conquista del Sud Africa Quasi un tifo da stadio durante le prove in campo. E dai clienti molti elogi La filiale Landini Sud Africa cura la reintroduzione del marchio Laverda nel grande Paese sudafricano, un’area dove, a causa delle precedenti strategie aziendali, il marchio era stato per un certo periodo messo da parte. La nuova avventura è cominciata agli inizi di maggio 2001, con la prova in campo di alcune macchine in concomitanza con i corsi di addestramento ai dieci tecnici della filiale. I corsi si sono svolti in aziende che già in precedenza avevano utilizzato le macchine Laverda, e sono serviti per mettere in risalto le qualità delle nostre mietitrebbie, in termini di affidabilità e produttività. Particolarmente piacevole è stata l’esperienza in un’azienda situata nelle vicinanze di una località dal nome suggestivo: Betlemme. Qui abbiamo testato una nuova Laverda 2350 Levelling System su un prodotto particolarmente delicato come il fagiolo bianco, per il quale le macchine non convenzionali sono le più adatte. I risultati sono stati veramente sorprendenti. Non solo la mietitrebbia Laverda ha eguagliato le prestazioni della concorrenza, ma le ha addirittura superate in velocità di circa 1,5 km/h. Il cliente è rimasto totalmente soddisfatto della macchina e questa è diventata subito la prima vendita del “nuovo corso” Laverda in Sud Africa. Nello stesso periodo si è svolta a Nampo (350 km a est di Johannesburg) la più importante fiera del settore. Questa rassegna internazionale, la Napmo Harvest Day, è dedicata alla coltura del mais. Oltre all’esposizione statica, la fiera prevede una serie di prove comparative in campo su mais, alle quali gli spettatori assistono in una cornice da stadio, con postazioni a sedere e con tanto di telecronaca in diretta. A questa esperienza decisamente appassionante Laverda ha partecipato con le nuove 1950 e 2050, ottenendo risultati che nulla avevano da invidiare alla totalità della concorrenza più blasonata.

7 Guinea, il salto di qualità della meccanizzazione Una prima mietitrebbia già all’opera per raccogliere il riso nella tenuta presidenziale

Sorprendenti sono stati inoltre l’entusiasmo e la competenza tecnica dimostrati dai molti visitatori della fiera. Tra questi parecchi erano clienti Laverda da tempo e non hanno lesinato elogi circa la durata, la semplicità e la superiore affidabilità delle mietitrebbie Laverda. Enrico Bucci

A sinistra, la mietitrebbia 2350 all’opera sul fagiolo bianco. In alto, le “gare” in campo di mais a Nampo. Le competizioni tra macchine agricole sono molto seguite in Sud Africa: sulla sinistra della foto si nota la tribunetta mobile, trainata da un trattore, da cui gli spettatori possono seguire “in diretta” le prove. In basso, da sinistra Enrico Bucci, export area manager Laverda, con Mike Terblanche, direttore della filiale sudafricana, e Franco Dal Santo, tecnico specialista delle mietitrebbie

Qualcuno fra i lettori del nostro giornale certamente saprà dove si trova Conakry. Più numerosi, sicuramente, sono quelli che invece devono documentarsi per dare una collocazione a questa città. Consultando l'atlante, abbiamo scoperto trattarsi della capitale della Guinea, stato dell'Africa Occidentale che guarda alle macchine Laverda per meccanizzare la sua agricoltura. La Guinea è bagnata a ovest dall'Oceano Atlantico, confina con il Senegal a nord, il Mali a nord-est, la Costa d'Avorio a sudest e con Liberia e Sierra Leone a sud. I 7 milioni e 400 mila abitanti sono perlopiù musulmani e la lingua ufficiale è il francese. E da colonia francese la Guinea fu affrancata nel 1958. Dopo un regime marxista, caduto con la morte nel 1984 del suo fondatore Touré, e dopo varie e tormentate vicissitudini politiche caratterizzate da violente lotte intestine fra le diverse etnie, la Guinea è oggi una repubblica presidenziale. Il presidente, gen. Lansana Conté, al suo secondo mandato, è in carica dal 1993. L'agricoltura è una delle principali attività economiche del Paese grazie ad un suolo piuttosto fertile e ad un clima favorevole, tanto che la prospettiva a medio termine è quella dell'autosufficienza alimentare. Nonostante l'agricoltura rivesta un ruolo così importante dal punto di vista dello sviluppo economico della Guinea, lo stadio è ancora piuttosto arretrato e la maggior parte della raccolta dei cereali viene effettuata a mano. A breve però le cose cambieranno. Infatti, a fine 2001, Laverda ha venduto proprio al presidente della Repubblica la prima mietitrebbia, una 2050, che sta già lavorando sul riso della tenuta presidenziale. Lansana Conté in persona ha voluto assistere alla messa in campo della macchina, effettuata dal nostro tecnico Remigio Conzato, arrivato in

Guinea insieme alla mietitrebbia proprio per presentarne le peculiarità, per effettuarne la prima messa in lavoro e per istruire in modo adeguato circa l'utilizzo e la manutenzione gli operatori locali. Dato che una delle principali colture è quella del riso (la Guinea gode di un clima monsonico ed è quindi ricca di risorse idriche), la mietitrebbia Laverda è particolarmente indicata, grazie alle sue lamiere zincate che fronteggiano al meglio il rischio di usura causato dal contatto degli organi trebbianti con l'acqua. Dunque un primo importante passo di Laverda in un Paese dal grande futuro agricolo. S. L.

A destra, un’immagine del mercato di Conakry, capitale della Guinea. Sopra, il tecnico Remigio Conzato con un operatore locale al quale sta insegnando l’uso della 2050 nella tenuta presidenziale


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I prodotti

Tanti “gioielli” per la moderna fienagione Cent’anni di esperienza favoriscono la raccolta con una gamma polivalente Laverda è un nome conosciuto nel mondo della meccanizzazione agricola grazie alle sue mietitrebbie che da decenni mietono successi. Già negli anni ‘30, il nome Laverda si abbinava anche alle macchine da fienagione. In uno scenario sempre più competitivo e particolarmente aggressivo come quello delle rotopresse e presse per balle quadre, Laverda si è inserita recentemente con una gamma completa di prodotti affidabili e performanti, per rispondere alle più svariate esigenze.

Rotopresse serie FB/FBR La serie FB delle rotopresse a “camera fissa” comprende quattro modelli: FB 12.12 e FB 12.12 L per balle da 120x120 cm, e FB 12.15 e FB 12.15 L per balle da 150x120 cm. Il modello identificato con la lettera L si differenzia dal modello base per la larghezza del raccoglitore, di 200 cm anziché di 155 cm. La camera di formazione balla è composta da barre e catene. Le rotopresse della serie FB sono semplici, ma estremamente robuste ed affidabili. Queste caratteristiche assicurano un facile utilizzo ed un ottimo investimento nel tempo. Un altro modello di rotopressa a

Rotopresse serie VB camera fissa è la FBR 12.12 cs; per balle da 120x120 cm. La camera di compressione è estremamente robusta ed è composta da 6 rulli, 24 barre e 6 catene. La macchina, progettata per rispondere alle esigenze dei clienti per la raccolta nelle condizioni più difficili, ha un’elevata versatilità. L'efficace dispositivo trinciante è composto da un solido rotore e da ben undici coltelli, con la possibilità di selezionarne solo sei, tre oppure nessuno. La ben dimensionata struttura delle camera di compressione, con sistema misto rulli nel corpo macchina e catene a barre nel portellone posteriore, assicura sempre l'ottima formazione delle balle, che risultano ben compatte ed uniformi.

La VB 12.18 e la VB 12.18 cs completano la gamma delle rotopresse. Questi due modelli consentono di raccogliere rapidamente tutti i prodotti pressabili per ottenere balle sia a cuore tenero che a cuore duro, garantendo in tutti i casi l'elevata qualità del prodotto per un'alimentazione ideale del bestiame. Il nucleo della balla può variare da 70 a 180 cm, per una larghezza di 120 cm. Inoltre il modello VB 12.18 cs è dotato di un dispositivo trinciante adatto a tutti i prodotti pressabili. La trinciatura del prodotto può essere ridotta a seconda delle esigenze e del tipo di raccolto, limitando l'utilizzo del numero dei coltelli da undici a sei, a tre, oppure escludendoli completamente.

La rotopressa VB 12.18 cs in lavoro su paglia di grano

La nuova rotopressa a camera fissa FBR 12.12 cs dotata di dispositivo trinciante e di legatore a rete

Il dispositivo trinciante della VB 12.18 cs composto da un rotore a doppia stella e da undici coltelli selezionabili con inserimento a comando idraulico


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10 Presse per balle giganti serie LB Per quanto riguarda le presse per balle giganti, ci sono sempre state copiose discussioni sulle dimensioni ideali delle balle, per cercare di stabilire la dimensione ottimale più pratica. La gamma Laverda offre la possibilità di scelta fra tre dimensioni di balle: 80x70 cm, 120x70 cm, 120x85 cm, per soddisfare le necessità delle piccole e medie aziende e le esigenze delle grosse imprese di raccolta e commercializzazione della paglia. Le balle hanno quindi la tradizionale forma rettangolare ed un'elevata densità. Ne consegue una movimentazione più efficace, per via del volume e del peso maggiori, ed un’utilizzazione ottimale dei mezzi di trasporto e degli spazi di stoccaggio. Un raccoglitore altamente performante ed affidabile assicura un raccolto perfetto in tutte le condizioni. L’esclusivo infaldatore e la robusta camera di compressione, unita al

11 funzionale scivolo a rulli per l’espulsione della balla, sono elementi vitali di una macchina che assicura la formazione costante di balle compresse al massimo grazie alla trasmissione affidabile ed al robusto pistone. Tutti i modelli, LB 8.70 escluso, sono dotati dell’assale tandem che permette un’ottima sterzata in curva evitando danni ai pneumatici ed al terreno. I due modelli LB 12.70 e LB 12.85 possono essere equipaggiati anche anche del sistema trinciante; il dispositivo di taglio è dotato di 25 coltelli, ma può essere utilizzato anche con 12 oppure 6 coltelli inseriti. Un’ampia dotazione di accessori di base completa l’immagine di una gamma di presse studiata e realizzata per la totale soddisfazione del cliente.

L’infaticabile laser che taglia come un bisturi La nuovissima stazione Trumpf: precisissima, automatizzata, operante 24 ore su 24

Sulle LB 12.70 e 12.85 sono apprezzabili la robustezza e la funzionalità garantite dalle trasmissioni a bagno d’olio

Gianni Fontana

La pressa LB 12.70 TCS in azione su fieno

Le tecnologie

Il rotore di alimentazione a grande inerzia e di forma esclusiva accompagna uniformemente il prodotto con il minimo sforzo

Il successo di una realtà industriale non si inventa dal nulla, né tantomeno esistono formule magiche, ma risiede nella volontà e nella capacità di accrescerne progressivamente le risorse, investendo per un continuo processo di ammodernamento. A proposito di utili reinvestiti per incrementare la capacità produttiva e la qualità dei prodotti, non può assolutamente passare inosservata l’importante nuovissima stazione taglio laser Trumpf. In funzione nello stabilimento Laverda di Breganze dalla metà di gennaio 2002, questa unità operativa completamente automatizzata consente di effettuare un lavoro a ciclo continuo, sette giorni su sette, giorno e notte. Tramite sofisticati software, l’input alla lavorazione del pezzo parte direttamente dalla progettazione e viene trasmesso alla stazione locale. Dopo essere stata programmata in base alle esigenze produttive, la stazione provvede in modo autonomo a movimentare sia il magazzino per il prelievo delle

lamiere sia il magazzino per il deposito dei pezzi realizzati, consentendo in tal modo una notevole riduzione dei tempi di lavoro. Il laser può tagliare fogli di lamiera zincata e non, delle dimensioni di tre metri per un metro e mezzo, con spessore fino a venti millimetri, mantenendo inalterata la precisione del taglio che segue perfettamente il disegno impostato a Cad. Inoltre, grazie a questa unità operativa è oggi possibile effettuare pezzi per i quali precedentemente erano necessari processi di fusione e saldatura, o produrre dei pezzi dalle forme prima impensabili. Importante anche la riduzione degli scarti. Infatti, grazie alla programmazione a “nesting”, il laser è in grado di utilizzare il foglio di lamiera nel modo più proficuo, tagliando tutti i pezzi in sequenze estremamente ravvicinate. L’assoluta precisione del taglio fa sì che anche i pezzi realizzati dalla nuova stazione laser contribuiscano a garantire l’affidabilità e la qualità eccellente che

contraddistinguono i prodotti Laverda. Questa nuova stazione operativa è inoltre in costante collegamento telematico con la casa madre che, informata circa eventuali problematiche, può effettuare in tempo reale le verifiche del caso, suggerendo all’operatore in Laverda come intervenire, o addirittura fornendo assistenza diretta in loco in brevissimo tempo.

La stazione Trumpf funziona in modo totalmente automatizzato, in base agli input trasmessi dall’ufficio progettazione: all’operatore competono solo alcune verifiche della programmazione (foto sotto). Nella foto in basso a sinistra, il laser al lavoro. Qui sopra una fase di caricamento: si nota una lamiera già “cesellata” con la precisione chirurgica del “nesting”


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I servizi

La scuola che addestra i “manager” del raccolto A Breganze aula e officina per centinaia di operatori da tutto il mondo

Sulle macchine da raccolta non si finisce mai di imparare. La continua evoluzione e la ricerca di prodotti idonei ad aumentare sempre più la resa per ettaro, le condizioni atmosferiche e climatiche che influenzano i prodotti stessi, i tempi sempre più incalzanti di inizio dei raccolti, le diverse metodologie di coltivazione nel mondo, tutti questi fattori comportano la necessità di un continuo aggiornamento degli addetti del settore, che devono essere in grado di ottenere sempre il massimo in termini di prestazioni per la soddisfazione del cliente. I tecnici destinati al servizio delle macchine da raccolta, oltre alla conoscenza tecnica necessaria per interventi di manutenzione e riparazione, devono avere un notevole bagaglio di esperienza maturata sul campo, perché solamente teoria e pratica insieme consentono di mettere a punto le macchine al meglio, in relazione alle condizioni del prodotto. Per questo Laverda programma annualmente dei corsi di formazione tecnica rivolti al personale di filiali, concessionari, distributori ed importatori. Un programma di formazione che comprende corsi base oppure corsi di aggiornamento sui prodotti (metitrebbie, presse per balle giganti e rotopresse) viene diramato prima dell’autunno, per dare modo agli interessati di aderire a seconda delle specifiche necessità di formazione. Il calendario dei corsi inizia generalmente a novembre e continua ininterrottamente fino agli inizi di maggio. L’addestramento viene condotto da personale altamente qualificato. Gli istruttori sono sempre presenti in campo durante la stagione di raccolta, al fine di toccare con mano il prodotto in esercizio e avere le necessarie informazioni ed esperienze da trasmettere in modo completo a coloro che partecipano ai corsi. Ogni corso di formazione tecnica

prevede una parte teorica dedicata all’attività in aula ed una seconda parte, pratica, in officina, dove si procede a smontare e rimontare i particolari delle macchine e si imparano le metodiche per l’analisi e la ricerca dei guasti (guasti naturalmente simulati dal trainer!). Laverda, da sempre, dedica molta attenzione alla formazione. Fa parte della sua storia un grande impegno in questo settore. Già negli anni ‘50 era attivo, nel cuore di Breganze, il Centro addestramento, che ha ospitato ed istruito tecnici provenienti da tutto il mondo. Oggi la formazione tecnica ha luogo nella moderna struttura del Service, che dispone di bellissime aule e di un’officina particolarmente attrezzata. Pietro Dal Santo

NUMERI E ARRIVI DI UN’ANNATA Alcuni numeri possono sintetizzare l’attività formativa tecnica svolta da Laverda. Nel periodo novembre 2000 maggio 2001, ad esempio, i corsi effettuati sono stati 25, con un totale di 255 partecipanti. Numerosi sono anche i Paesi di provenienza dei corsisti: Italia, Francia, Spagna, Regno Unito, Ungheria, Russia, Ucraina, Germania, Svizzera, Sud Africa, Romania. E i corsi sono stati tenuti utilizzando più lingue: italiano, francese, inglese, tedesco, spagnolo, russo, rumeno

Gli eventi

Un tuffo nel regno delle macchine agricole Già oltre 1300 visitatori allo stabilimento Laverda. Ecco la loro giornata-tipo

Durante il corso dell’anno Laverda è sempre lieta di accogliere tutti coloro che desiderano visitare l’azienda. Fra contoterzisti, agricoltori, giornalisti, docenti universitari, professori di scuole specificamente legate al mondo della meccanizzazione e dell’agricoltura e studenti, Laverda ha sinora ospitato più di 1300 persone, 900 provenienti da tutta Italia, e più di 400 dall’estero. “Il principale motivo d’orgoglio risiede nella possibilità di mostrare il contesto in cui il nostro impegno porta alla realizzazione dei nostri prodotti - dice Simonetta Lambrocco, responsabile pubbliche relazioni - perché siamo consapevoli della precisione con cui tutte le fasi produttive sono organizzate, dell’efficienza con cui ogni singolo addetto opera, della perfetta condizione e della modernità dei robot e delle macchine utensili utilizzate, e della pulizia e della luminosità che caratterizzano lo stabilimento. Il lavoro è, qui da noi, un flusso di relazioni e rapporti umani il cui risultato finale è il prodotto che esce dalla linea di montaggio e dalle cabine di collaudo. La grande valorizzazione del capitale umano, primo vero capitale dell’azienda, fa sì che la cultura, l’atteggiamento, la professionalità e l’azione di ogni persona siano fortemente orientati verso gli obiettivi aziendali, primo fra questi, la soddisfazione del cliente”. Tutte cose che si “respirano nell’aria” e risultano evidenti a quanti visitano la realtà industriale Laverda. Ma ecco la giornata tipo di chi visita lo stabilimento. All’arrivo, i visitatori possono visionare da vicino tutte le macchine, schierate al gran completo nell’ampio piazzale antistante la palazzina uffici, e porgere le prime domande ai tecnici. Dopo il benvenuto di rito e un veloce coffee-break per rifocillare chi

affronta viaggi anche piuttosto lunghi, il programma prevede una presentazione dell’attuale realtà aziendale in sala conferenze con brevi cenni storici sul prestigioso marchio Laverda, la proiezione di alcuni filmati, una presentazione dei prodotti con dettagli tecnici e la distribuzione di materiale illustrativo inerente la produzione. Poi, tutti insieme a pranzo al “ristorante aziendale”. Il cuoco, senza dubbio di prim’ordine, ed il servizio impeccabile contribuiscono a dedicare un’accoglienza particolarmente piacevole agli ospiti. Successivamente ha luogo la visita guidata che si snoda attraverso tutti i reparti produttivi del grande stabilimento e che sempre suscita notevole interesse, offrendo a ciascuno la possibilità di osservare in prima persona i processi di produzione e le diverse fasi che portano alla realizzazione delle macchine Laverda. Il percorso richiede un paio d’ore. A ricordo della giornata, un simpatico omaggio per tutti i partecipanti e l’augurio di futuri nuovi incontri.

In basso, la visita nei reparti di un gruppo italiano. In alto, una delegazione nipponica ospite a Breganze: i giapponesi hanno poi scritto una lettera entusiasta, invitando i responsabili dell'industria al prossimo Agricultural Machinery Show di Hokkaido.

BIGLIETTO DA VISITA: 220 MILA MQ. Il “tour Laverda” attira sempre più ospiti. Dall'estero sono già giunte delegazioni tedesche, giapponesi, austriache, francesi, ceche, svizzere… Per chi arriva allo stabilimento di Breganze, il biglietto da visita aziendale è il primo colpo d'occhio, di impatto assai considerevole: Laverda occupa infatti una superficie di 220.000 metri quadrati, dei quali ben 60.000 sono coperti! E anche i numeri relativi alle persone occupate sono di tutto rilievo, con gli attuali 450 dipendenti che, entro il 2002, aumenteranno a 500


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L’ album

Un uomo, una famiglia, un’azienda La scomparsa di G.Battista Laverda, per oltre 50 anni presidente della “Ditta Pietro Laverda Spa” Giovedì 21 marzo 2002 è gettista geniale e creatore, mancato, all’età di 92 anni, il nel 1948, della Moto Comm. Giovanni Battista Laverda, e Giorgio impeLaverda, ultimo rappresengnato in campo gestionale tante della famiglia di e amministrativo. imprenditori vicentini legata Dotato di grandi capacità all’azienda produttrice di manageriali e di una indimacchine agricole fondata scussa autorevolezza G. nel 1873 da Pietro Laverda sr. Battista fu, anche negli Era nato a Breganze nel anni difficili del secondo 1909 da Antonio, figlio pridopoguerra, una guida mogenito di Pietro Laverda insostituibile per l’azienda sr. Con la morte del padre che seppe portare, con prenel 1923 e del nonno nel cise scelte strategiche e 1930 aveva dovuto, appeprogettuali, a traguardi di na ventenne, prendere le grande livello. redini dell’azienda assieme Dedicò tutte le sue energie al fratello gemello Pietro jr. all’attività imprenditoriale Entrambi avevano compiupresenziando ad innumereto studi finalizzati all’attivoli manifestazioni fieristiPietro Laverda sr. attorniato dai numerosi nipoti in occasione del suo ottantesimo compleanno (1925); vità familiare, Pietro freche, intessendo nuovi rapG.Battista Laverda è il primo in alto a destra quentando il prestigioso porti commerciali e impecorrenza straniera. Nacquero nel 1934 la Istituto Tecnico Rossi di Vicenza, G.Battista gnandosi in continui viaggi in tutti i contifalciatrice trainata mod. 48A e nel 1938 la studiando agraria alla scuola Pastori di nenti alla ricerca di nuovi mercati per le macprima mietilegatrice di produzione nazionaBrescia. chine Laverda. Particolarmente dopo l’avvio, le, la ML 6, e così alla fine degli anni ‘30 In quegli anni Laverda era già un’importannel 1956, della produzione delle mietitrebLaverda proponeva una gamma davvero te realtà industriale, con oltre 200 dipenbie che diventeranno il prodotto di punta unica di macchine per la fienagione e il racdenti ed una produzione che spaziava dalle dell’azienda breganzese. In quell’anno colto. macchine enologiche alle pressaforaggi, infatti nasce la M60, prima mietitrebbia G.Battista assunse da subito la carica di predagli sgranatoi per mais alle innumerevoli semovente italiana che sarà subito un gransidente della società costituita nel 1931 con piccole attrezzature adeguate all’agricoltura de successo e aprirà la strada ad una fortugli altri fratelli, carica che avrebbe mantenudel tempo. nata serie di modelli. to poi per oltre mezzo secolo. Merito dei due giovani imprenditori fu di E a casa, nella grande “fabbrica”, la sua Una conduzione familiare che vedeva coinpuntare, con coraggio, alla innovazione tecnopresenza autorevole, a volte severa ma semvolti oltre a lui i fratelli Pietro, valente tecnilogica con la produzione di macchine più pre disponibile, era un elemento di unità e co e figura di prestigio per molti anni alla avanzate, come le falciatrici meccaniche e le di impegno per tutti i collaboratori di cui presidenza dell’UNACOMA, Francesco, promietilegatrici, affrontando l’agguerrita convoleva conoscere personalmente le esigenze e le aspettative. 1936: mietitura con la nuova falciatrice Laverda 48A Tra gli anni ‘60 e ‘70 la crescita dell’azienda fu imponente fino a farne la più importante realtà italiana del settore con oltre 1500 dipendenti e questo successo fu dovuto anche alla sua direzione oculata e lungimirante. Da ricordare in quegli anni i grandi risultati ottenuti con la mietitrebbia M 120 e con la serie da essa derivata e, più tardi, con le autolivellanti M 100 AL e M 112 AL e con le grandi M 132 , M 152 e M 182. Di tutto rilevo fu anche la sua figura di imprenditore illuminato, attento alla vita e alle necessità della comunità locale, un’etica civile che gli proveniva dalla profonda educazione morale e religiosa avuta dal nonno Pietro sr. In un paese di poche migliaia di abitanti la relatà industriale Laverda era, ed è tuttora,

15 un elemento insostituibile per l’economia locale. Infatti G.Battista seppe dare ulteriore respiro sostenendo personalmente la realizzazione di numerose iniziative sociali come la creazione di una scuola di avviamento professionale, di un centro sportivo e ricreativo giovanile e la costruzione di abitazioni e servizi per i dipendenti. Era un uomo semplice, di abitudini sobrie, concreto e positivo, legato alle tradizioni e ai valori della gente veneta. Anche negli ultimi anni di vita, dopo aver lasciato alla fine degli anni ‘80, più che ottantenne, l’attività aziendale, continuava ad interessarsi attivamente di agricoltura e a seguire personalmente la sua campagna, convinto di poter lasciare un buon ricordo di sè anche con un nuovo olivo piantato sulla collina di casa. Piergiorgio Laverda

Sopra: G. Battista Laverda a Cuba alla fine degli anni ‘60, attorniato dai tecnici di Breganze e dai meccanici locali A fianco: G. Battista Laverda con alcuni collaboratori al Salone di Parigi nel 1976

Sopra: la prima mietitrebbia M 60 in prova nell’estate del 1955 A fianco: i fratelli G. Battista e Pietro Laverda


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1 MARZO-APRILE 2002 ANNO II

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La storia, le storie

Quanta saggezza nell’agricoltura dei romani Nei secoli dell’Impero teorizzati e adottati i moderni principi della coltivazione Molti romani facoltosi che vivevano nelle città dell'Impero possedevano una tenuta agricola e talvolta una o più residenze di villeggiatura, lontano dai rumori e dalla vita convulsa della città, proprio come oggi accade con il fenomeno delle “seconde case”. La villa agricola era all'epoca una struttura piuttosto articolata, composta da più edifici. Situata solitamente nelle regioni più fertili, in prossimità delle vie commerciali, era di fatto un piccolo villaggio autosufficiente: derrate alimentari, carri, utensili di ogni tipo, abiti, tutto veniva prodotto e costruito sul posto. L’ampiezza della fattoria e delle varie costruzioni agricole di sua pertinenza non dipendeva unicamente dalla ricchezza del proprietario, ma anche da ciò che la fattoria produceva. Poteva ad esempio essere specializzata in una sola coltura o fornire prodotti vari. Nel periodo dell’Impero, il grano proveniva in prevalenza dall’Egitto. I produttori di oggi ritengono talvolta di essere grandi innovatori, gli unici o i primi a fare studi approfonditi sull’organizzazione e sulla gestione delle realtà produttive, del territorio o di un’azienda o del patrimonio pubblico. In realtà già nel I secolo d.C. l’agronomo Lucio Columella, nel suo “De Rustica”, fornisce preziose indicazioni circa la posizione in cui una fattoria dovrebbe sorgere e come dovrebbe essere costituita. Innanzi tutto, scriveva Columella, il luogo dev’essere carat-

terizzato dalla fertilità della terra e dalla mitezza del clima. I campi devono trovarsi in piano o sui fianchi orientali e meridionali delle colline. Quanto alla villa ideale, l’agronomo romano la intendeva composta da tre edifici: la “villa urbana”, l’abitazione del proprietario; la “villa rustica”, la fattoria vera e propria; la “villa fructuaria”, con i magazzini. Nella prima raccomandava che ci fossero stanze per l’inverno e per l’estate, e che i bagni fossero rivolti al sole per avere luce e calore. Nella seconda, una grande cucina, piccole stanze per gli schiavi, stalle coperte e vicine alle stanze dei pastori. Infine la “villa fructuaria” doveva comprendere granai, fienili, locali per l’olio e per il vino e magazzini per gli attrezzi. Era importante che la tenuta agricola, aggiungeva Lucio Columella, comprendesse orti irrigati, colture redditizie quali uliveti e vigneti, un frutteto, pascoli e praterie per il bestiame, campi e grano. In quei secoli il proprietario della tenuta aveva un sovrintendente, “il vilicus”, solitamente uno schiavo di fiducia, che dirigeva e sorvegliava l’andamento della tenuta, dove il duro lavoro veniva

Laverda S.p.A. via F. Laverda, 15/17 - 36042 Breganze [VI] Italia t. +39.0445.385311 f. +39.0445.873355 webmaster@laverdaworld.com www.laverdaworld.com

svolto dagli schiavi. Una funzione, quella del “vilicus”, assimilabile all’attuale manager, presente nelle moderne aziende agricole. La “vilica”, anch’essa una schiava, si prendeva cura di riassettare la fattoria e pulire il focolare. Vari trattati sull’agricoltura davano inoltre consigli su come alternare le colture per non sfruttare eccessivamente il terreno, su quale parte del raccolto conservare per la semina, come arricchire i campi con il concime, quale prodotto coltivare in funzione della tipologia del suolo. In lunghi secoli di storia dell’uomo, l’agricoltura si è sviluppata secondo principi atavici, derivanti dall’esperienza, dal rispetto e dalla simbiosi con la natura. Non molto di nuovo, dunque, sotto il sole… tranne, per nostra fortuna, oltre evidentemente all’abolizione della schiavitù, il grande aiuto che ci proviene dall’avvento della meccanizzazione in agricoltura. Una meccanizzazione che però dev’essere sempre in linea con quei principi fondamentali. E dato che le sane regole del passato sono sempre valide e attuali in agricoltura, proprio dal passato e dal contatto con gli insegnamenti e le esigenze degli agricoltori Laverda attinge l’esperienza per realizzare macchine che operano sul raccolto nel pieno rispetto della qualità e dell’ambiente, per garantire il futuro dell’umanità. Simonetta Lambrocco

Nel massimo rispetto per l’ambiente, questo giornale è stampato su carta riciclata al 100%

Il giornale dello specialista del raccolto

NOVITÀ NELLA LA GAMMA VISITATORI DOPO 20 MESI RETE VENDITE PRESSE PER E CORSISTI UN BILANCIO IN ITALIA LA FIENAGIONE A BREGANZE POSITIVO pag. 3 pagg. 8/9/10 pagg. 12/13 pag. 2

PIONIERI: LA SCOMPARSA DI G.B.LAVERDA pag. 14

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