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Aprile 2013

Valle di Suèssola

Fotovoltaico: ancora 100 milioni di euro dal Quinto Conto Energia Investire i propri risparmi nella realizzazione di un impianto fotovoltaico: è ancora conveniente? Salvatore Ruotolo Il Conto Energia è il programma che incentiva, in conto esercizio, l’energia elettrica prodotta da impianti fotovoltaici (FV) connessi alla rete elettrica. Questo sistema di incentivazione è stato introdotto in Italia nel 2005 (Primo Conto Energia), ed è attualmente regolato dal Decreto Ministeriale del 05 luglio 2012, noto come Quinto Conto Energia. Possono beneficiare di questo incentivo le persone fisiche, le persone giuridiche, i soggetti pubblici, gli enti non commerciali e i condomini di unità abitative e/o di edifici. In sostanza, chi realizza un impianto FV, assume la titolarità di “Produttore” di Energia Pulita, e, per questo, riceve dallo stato un premio economico (incentivo) per ben venti anni. L’energia prodotta può inoltre essere utilizzata per i propri consumi, abbattendo o azzerando i costi della bolletta, dalla1a pagina

oppure può essere venduta ad uno dei tanti operatori che opera nel Mercato Elettrico (es. Enel Distribuzione spa). Il primo meccanismo prende il nome di scambio sul posto o autoconsumo, mentre il secondo di Ritiro dedicato. Realizzare un impianto fotovoltaico significa quindi intascare per venti anni l’incentivo da parte dello Stato e ridurre (o azzerare) la propria bolletta per tutta la vita utile dei pannelli (stimata in 25/30 anni). Ma quanto costa oggi un impianto FV? Per rispondere a questo quesito, si prende come riferimento l’impianto che meglio rappresenta tutti quelli recentemente realizzati nella nostra zona, ovvero quello avente potenza pari a 6 kW. Infatti, nel primo semestre del Quinto Conto Energia, sono stati realizzati, nella nostra Valle, ben 32 impianti FV per una potenza totale di 183,70 kW. Poco meno della metà di questa è stata

Il Codacons denuncia

sostituirli con nuovi modelli. L’obsolescenza programmata permette, quindi, di commercializzare solo ciò che è stato progettato per smettere di funzionare o cadere in disuso. Eventuali riparazioni di un oggetto guasto risultano, la maggior parte delle volte, talmente costose da dissuadere il cliente, che finisce per acquistare un sostituto nuovo di zecca. Tutto ciò va a produrre una quantità disarmante di rifiuti: ogni anno si accumulano tonnellate di frigoriferi, automobili, televisori, etc. etc. da smaltire. Non è raro che una giovane coppia si trovi a dover sostituire una lavatrice in una manciata di anni, mentre i nonni di questa giovane coppia hanno ancora in casa un frigorifero perfettamente funzionante, comprato alcuni decenni orsono. Ad esempi prendiamo il mondo delle automobili, quello dei frigoriferi e il mondo dell’informatica: L’industria automobilistica strombazza circa le virtù delle nuove carrozzerie delle vetture, garantite contro la ruggine per x anni; in realtà, esse sono garantite per la ruggine esattamente dopo x anni. Così come i motori sono programmati per rompersi dopo tot anni, le marmitte a bucarsi, i carburatori ad intasarsi, le centraline elettroniche a inchiodarsi, ecc. ecc.. Ci fu, se non erro una volta, un tale che produsse una macchina garantita per mille anni, ovvero progettata per non rompersi. Fallì miseramente. Chi per caso si ritrova in casa un vecchio frigorifero degli anni

cinquanta, comprende quali passi da gigante abbia nel frattempo compiuto l’industria. Il frigo degli anni cinquanta infatti non si romperà mai – un clamoroso errore di progettazione! I bellissimi frigoriferi moderni invece, riescono ad unire ad un aspetto sano, funzionale ed indistruttibile, l’invisibile garanzia di una data di autodistruzione prefissata…..” Nel mondo dell’ informatica non ci sono magazzini”. Una cosa nota a molti forse, ma sulla quale non sempre ci si sofferma. Il segno evidente della voracità di un mercato. Uno standard hardware non resta sul mercato per più di un anno e mezzo, dopo qualche mese è praticamente impossibile trovare pezzi di ricambio. La macchina muore. Si passa al nuovo. Il magazzino non serve. Quasi ogni bene di consumo sarebbe, insomma, soggetto all’obsolescenza sempre più rapida: Avrete sicuramente notato come i prodotti che ci ritroviamo ad acquistare ed utilizzare abbiano una durata sempre più breve. Borse, scarpe e vestiti che si rompono, scollano e sfilacciano dopo poche settimane o mesi che li si indossano; pentole e padelle antiaderenti (che già vanno, nonostante l’incredibile praticità e comodità, contro lo spirito stesso del cucinare, che richiede abilità e pazienza, e che è un’arte del saper aspettare e dell’avere continuamente cura di qualcosa), che si scrostano letteralmente al decimo lavaggio; asciugacapelli, lavatrici ed elettrodomestici vari

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circa 2.500,00 • (1.500,00 di incentivo e 1.000,00 di risparmio bolletta). In poco meno di 5 anni si azzera l’investimento e, dal sesto in poi, si incassano oltre 35.000,00 •. Il Tasso di rendimento interno (TIR), è pari al 17.39%. Non vi sono oggi investimenti con questi tassi di rendimento! Da un punto di vista ambientale, si ha una riduzione di emissioni in atmosfera di quelle sostanze che hanno effetto inquinante e di quelle che aumentano l’effetto serra. In particolare, con un impianto da 6 kW, si evitano circa 70 ton di CO2, 50 kg di SO2 e 60 kg di NOx. Per quanto riguarda infine i Fondi, c’è da dire che il V Conto Energia ha stabilito in 6,7 miliardi di • l’ammontare complessivo del costo annuo incentivabile. Ad Aprile 2013, sono stati incentivati circa 500.000 impianti per un totale di 6,55 miliardi di •. Vi sono dunque ancora oltre 100 milioni di • destinati a questo settore. Per maggiori informazioni:

installata a Santa Maria a Vico (12 impianti per 83,64 kW), mentre la restante parte negli altri tre comuni (Arienzo 4 impianti per 21,18 kW; Cervino 5 impianti per 19,54 kW; San Felice a Cancello 11 impianti per 59,34 kW). Veniamo ai costi. Intanto per un impianto da 6 kW, sono sufficienti 25 pannelli ed un solo convertitore di energia (inverter); è sufficiente dunque una superficie di circa 40 mq, possibilmente esposta a Sud e priva di ostacoli e/o ombreggiamenti (alberi, palazzi, ecc..). Il costo complessivo ammonta a circa 12.000,00 • (mediamente 2.000,00 •/kW). L’energia prodotta in un anno è pari a 7.500,00 kWh (che corrisponde quasi perfettamente a quella occorrente ad una famiglia media del nostro territorio per soddisfare i propri bisogni energetici). E i ricavi? Ogni anno un impianto da 6 kW determina entrate pari a

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che si inceppano (o in certi casi prendono addirittura fuoco!) sempre e comunque “in giovane età”; telefoni cellulari e fotocamere digitali che si rompono misteriosamente a pochi mesi dall’acquisto… Si potrebbe andare avanti all’infinito. Ma perché accade tutto ciò? Perché frullatori risalenti anche agli anni sessanta ricevuti in dono, o in eredità, dalle nonne funzionano benissimo dopo mezzo secolo mentre la fotocamera, appunto, acquistata un anno fa, non dà più segni di vita dopo che magari il suo display si è rotto semplicemente stando in una borsa e che, a parere del negoziante vicino casa, non può essere assolutamente riparata (a meno che non si vogliano spendere cifre esorbitanti), ma può solo essere sostituita in toto? Perché non possiamo più riparare qualcosa ma solo sostituirlo (per poi magari stupirci delle emergenze rifiuti)? Le risposte sono varie e più o meno complesse, ma, a parte il fatto che nella maggior parte dei casi abbiamo perso ogni capacità, anche solo di iniziativa, riguardante la riparazione degli oggetti che ci circondano e che ovviamente in certi casi non possiamo avere dall’oggi al domani (come si può poi avere la competenza di riparare una fotocamera elettronica?), i motivi principali risiedono nel dubbio che, visto che ai geni del marketing e dell’informazione far apparire ogni cosa obsoleta ogni poche settimane dopo la sua uscita sul mercato non basta più, le merci (tutte, dalla più semplice alla

più tecnicamente avanzata) hanno un’obsolescenza programmata, e che ormai si progetta la stragrande maggioranza dei prodotti in modo che si guastino o addirittura si debbano sostituire entro periodi sempre più brevi. Sempre più persone hanno iniziato però ad essere insofferenti a questo ennesimo tipo di presa in giro che arreca danni non solo all’interovillaggio globale, dai lavoratori sfruttati nei Paesi in via di sviluppo per produrre questa merce-spazzatura ai consumatori dei paesi sviluppati, ma anche ovviamente all’ambiente. Sempre più persone hanno iniziato a sentirsi profondamente infastidite dalle continue promesse di frivola felicità propinateci quotidianamente dai paladini della società dei consumi e della crescita economica (gli stessi, per intenderci, che con le loro speculazioni finanziarie e privatizzazioni selvagge ci hanno portato all’attuale “crisi”). Sempre più persone sentono la naturalissima esigenza di sfuggire a queste “logiche illogiche” ed alle tensioni e frustrazioni che ne conseguono. Che fare, allora ? Esercitiamo quindi l’ultimo vero potere che abbiamo, che non è il nostro diritto di voto, ma quello che abbiamo appunto come consumatori: decidere cosa comprare e soprattutto cosa non comprare. E quando dobbiamo acquistare qualcosa, teniamo almeno presente i vecchi proverbi, sempre molto validi e molto attuali, tipo quello che dice che chi più spende, meno spende, provando a ridare in generale più importanza alla qualità, che alla quantità.

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guarda più pubblicità in un anno di quanta se ne vedesse 50 anni fa nell’intera esistenza. Qual’è lo scopo della pubblicità se non quello di renderci infelici con quanto abbiamo? Ci viene detto che le nostre scarpe sono sbagliate, la nostra pelle è sbagliata, la nostra auto è sbagliata. Che noi siamo sbagliati e che il rimedio è nel fare shopping. Abbiamo più cose ma meno tempo per quello che ci rende davvero felici, amici, famiglia, svago. Lavoriamo più che mai. Viviamo nell’epoca in cui si ha meno tempo libero dall’era feudale. E quali sono le attività prevalenti nel tempo libero? Guardare la tv e andare al centro commerciale. Si va a lavorare, magari si ha un secondo impiego, si ritorna a casa e ci si rimette davanti alla tv. E il Loop ricomincia. Dobbiamo sincronizzarci al ritmo della natura con la quale dobbiamo recuperare la nostra relazione, restituendole il tempo sottratto alla

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La moderna filiera che dalla produzione dei beni perviene alla distribuzione e al consumo, pare a molti di noi un sistema perfetto che dà tanto con poco sforzo. Ma cosa c’è dietro questi processi? Quali compromessi sul piano della salvaguardia dell’ambiente? Pensate che il riciclaggio sia la cura definitiva contro l’inquinamento? Si sono introdotti concetti quali obsolescenza programmata e obsolescenza percepita. La prima si riferisce al tempo minimo che un produttore deve far durare un bene senza che venga meno il desiderio del consumatore di acquistarne uno nuovo. La seconda serve per convincerci a gettar via cose perfettamente funzionanti o utilizzabili. Cambia il design in modo da rendere immediatamente visibile l’epoca dell’acquisto. Se indossiamo scarpe o giubbotti di tre anni fa tutti se ne accorgono all’istante. Pubblicità e media hanno un ruolo essenziale in tutto ciò. Oggi si

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Caro Antonio Iaia, quell’uovo gigante che mi hai portato con la squadra della protezione civile, capitanata da Carlo Petrella, mi ha fatto subito dimenticare il passato. È stato un bel gesto il tuo. Non voglio ricordare un tuo intervento su un giornale locale, nel quale parlavi di soldi alla Locanda. Caro Antonio, La Locanda non ha soldi. Ha solo mani. Anche le tue mani.Il tuo uovo di Pasqua è un segno della tua sensibilità e della tua voglia di Locanda. Voglia di Locanda. Antonio, aiutami a far venire a tanti la voglia di Locanda. Il mondo è cambiato, sta cambiando. È arrivata l’era di Papa Francesco, dei grillini. È arrivata l’era del nuovo. Bello, brutto, buono, cattivo non mi interessa.È l’era del nuovo. Ed il tuo gesto di Pasqua, appartiene al nuovo. Qualcosa cambia intorno a noi. Qualcuno si accorge della nostra esistenza. In questo bosco perduto, c’è una trincea. Una trincea umana. Un luogo di dolore, di fatica, di pace. Un luogo per guarire il mal di vivere. Quando sei arrivato qui con il tuo carico, avrai notato i locandieri al lavoro.Volevamo fare un regalo di Pasqua alla Locanda: volevano pulire la strada sommersa dall’erba. Roba da ruspa! Ma i soldi non sono per fittare una ruspa. Bisogna estirpare tutto a mano. Caro Antonio, abbiamo solo le nostre mani. Quelle mani sporche di droga, ora sono sporche di terra. E la terra è medicina. Qui tutto diventa medicina per guarire, anche l’uovo gigante. I ragazzi della Locanda chiedevano chi sei. Io dico che sei un assessore, alla ricerca di un legame con questa terra. Spiega al tuo sindaco ed ai tuoi amici che è arrivata l’ora dei ponti. Bisogna costruire ponti. Tra La Locanda ed il Comune, tra la Chiesa ed i luoghi del dolore.Bisogna costruire ponti. Antonio, in cambio dell’uovo gigante la Locanda ti nomina “uomo del ponte”. Io immagino un ponte tra questo luogo ed il Comune. Molti tuoi amici, che io non stimo, psicologi, sociologi, medici, ti parlano di convenzioni, di rette, di soldi. Io ti parlo di ponti. Oggi bisogna inventare la solidarietà concreta. Non serve l’accordo tecnico, burocratico. Rimane parola, parola inutile. Il ponte è un’altra storia. Il ponte è una idea per sommare le persone, le forze, le energie. Per collegarle. Se tu metti insieme i rivoli che sono sotto terra, essi diventano sorgente. Il ponte serve per creare partecipazioni. Condivisioni. Caro Antonio, non ti aspettavi tanti significati sul tuo uovo gigante. Ma io sono attento ai segni. So che piccoli segni hanno spesso grandi significati. Piccoli gesti hanno la forza di cambiare il mondo. Antonio, quel “buona sera” di Papa Francesco, ha cambiato il mondo. Spero molto nel tuo uovo di Pasqua. Carlo Petrella

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