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Supplemento settimanale a l’Automobile.

INNOVAZIONE I MOTORI I LIFESTYLE

Settimanale digitale • Anno 3 • Numero 84 • 10/5/2019

La mobilità è micro. EDOARDO NASTRI ■ Città sempre più congestionate dal traffico, blocchi della circolazione da parte delle amministrazioni comunali, qualità dell’aria che peggiora. Un problema che oggi ha una potenziale risposta in più: la micromobilità. “Che senso ha muovere un oggetto di centinaia di chili per trasportare una sola persona per pochi chilometri in città?”, dice Luca de Meo, il presidente di Seat, riferendosi a un nuovo monopattino. È il migliore paradosso per spiegare lo sviluppo di questa forma di spostamento

“consapevole” sul quale Seat e altri costruttori stanno già investendo. Il marchio spagnolo ha presentato, oltre a un monopattino a batterie, la Minimò, quadriciclo elettrico stile Renault Twizy, e ha creato Xmoba Venturs, una società indipendente per nuove soluzioni di mobilità che farà da lab per l’intero gruppo Volkswagen. Anche le amministrazioni fanno passi avanti: in Italia da pochi giorni è stata regolamentata la sperimentazione per l’utilizzo su strada di hoverboard, segway, veicoli monoruota e monopattini elettrici. Piccoli mezzi per grande flessibilità a zero emissioni.


SMART MOBILITY

Mobilità: il futuro è micro. EDOARDO NASTRI

■ Sempre più spesso le capitali e le grandi città europee assumono l’aspetto di città del futuro: in ogni angolo ci si imbatte in monopattini parcheggiati e di continuo fischi e sibili annunciano il sopraggiungere di biciclette elettriche, hoverboard, segway, veicoli monoruota che scivolano rapidamente e agilmente nel traffico delle metropoli. Per di più si tratta di oggetti dal design futuristico e convincente, utili per i piccoli spostamenti urbani quotidiani. È di questi giorni la notizia della pubblicazione in Italia del decreto attuativo che regolamenta per la prima volta l’utilizzo di questi veicoli non registrati, aprendo la via alla sperimentazione di un fenomeno apprezzato in maniera particolare dai millennials. Il decreto suddivide i mezzi in quattro categorie: hoverboard, segway, monopattini e monowheel. Se non si rientra in una di queste ci sono limitazioni alla circolazione. Difficile contarli È al momento difficile avere una visione d’insieme certa sulle vendite e sui numeri di questa nuova tipologia di mezzi di 2

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trasporto. La mancata registrazione e i canali commerciali più disparati permettono solamente una stima. Secondo i dati di Legambiente la sperimentazione governativa interessa ad oggi circa 45mila veicoli in Italia. Bene le bici elettriche Le bici elettriche invece sono in forte crescita nel nostro Paese. Dopo l’incremento a doppia cifra del 2017, fanno segnare nuovamente un +16,8%, con 173mila pezzi venduti nel 2018. Una crescita costante e decisa che ha preso il via dopo il grande aumento del 120%, pari a 124.400 bici, avvenuto già nel 2016. Bene anche la produzione italiana, favorita dalle politiche comunitarie, in particolare dopo l’introduzione da parte dell’Unione europea di dazi per colpire le esportazioni a un prezzo inferiore rispetto a quello praticato nel paese di origine, (discorso che vale in particolare per la Cina). L’industria nazionale ha visto una crescita esponenziale, volando fino a 102mila unità commercializzate nel 2018, il 290% in più rispetto al 2017.


Le proposte a quattro ruote Se si comprendono nella “micromobilità” anche tutti i mezzi dotati di motore al di sotto di 2,5 metri di lunghezza, il territorio in cui ci si imbatte è effettivamente sconfinato. Tuttavia è già possibile tracciare una mappa delle proposte di alcuni costruttori che vedono in questo settore un domani più che solido. Tra le più comuni ci sono le Minicar, quadricicli leggeri dall’aspetto sempre più sportivo: in Italia ne circolano circa 80mila. Se guardiamo all’elettrico tutto è iniziato con la Renault Twizy nel 2011. La biposto francese dal design dirompente ha aperto la strada alla mobilità da città a zero emissioni. Oggi viene costruita in Corea del Sud, dove viene venduto circa il 60% delle unità prodotte. Anche gli spagnoli di Seat puntano su veicoli di questa tipologia. “Micromobilità è futuro”, a dirlo è Luca de Meo, il presidente del marchio. Il brand è stato scelto dal gruppo Volkswagen come brand pilota per la sperimentazione di nuovi prodotti per i piccoli spostamenti urbani. “Dobbiamo pensare a soluzioni con prodotti di una lun-

ghezza non superiore ai 2,50 metri, un bel business considerando che si tratta del 66% dell’attuale mobilità urbana”, sostiene de Meo. Al Mobile World Congress di Barcellona, una delle più importanti fiere della tecnologia globale, ha debuttato la Seat Minimò, concept car a due posti ed elettrica che si può guidare a 16 anni senza patente. Ami One per i 100 anni di Citroën Anche Citroën ha detto la sua. In occasione del centenario ha presentato Ami One, prototipo di vettura lunga 2,5 metri, per 1,50 di altezza e di larghezza, omologabile in Europa come quadriciclo e che può quindi essere guidata anche senza patente a partire dai 14 anni. Mossa originale e fuori dal coro. Per un compleanno di tale importanza la scelta ovvia e scontata sarebbe stata una showcar sportiva dalle linee estreme o un grande mezzo dedicato alla guida autonoma. Invece i francesi hanno stupito con una micro vettura, innovativa per design, materiali utilizzati e visione sul futuro. Un domani che, a quanto pare, sembra sempre più micro. 10 Maggio 2019 ·

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SMART MOBILITY

Micromobilità elettrica: le offerte. CARLO CIMINI

Fattore equilibrio A seguire, ci sono gli hoverboard e i segway: piattaforme elettriche a due ruote – simili a skateboard e snowboard – che si differenziano tra loro – oltre che per le dimensioni – per la presenza di un manubrio. Entrambi si comandano inclinando i piedi in avanti e indietro: tutto si basa sulla capacità del passeggero di stare in piedi in movimento. Sono dotati anch’essi di una batteria ricaricabile integrata che alimenta il motore e gestisce l’equilibrio. Così come il monowheel, veicolo a una sola ruota ancora più difficile da guidare, gli hoverboard non possono essere utilizzati da persone in sovrappeso. Nilox, Fourel, GeekMe sono alcuni tra i marchi maggiormente specializzati e i prezzi medi si attestano intorno ai 250 euro. Questi mezzi possono raggiungere velocità fino a 25 chilometri all’ora e hanno un’autonomia di circa 20 chilometri. Tempi di ricarica 2/3 ore. Esistono diverse proposte anche a prezzi inferiori dei precedenti. Ma la scelta è condizionata da diveri fattori: praticità e peso del mezzo, possibilità di ripiegarli, robustezza e presenza o meno della sella, autonomia e velocità, quest’ultima solitamente però limitata da leggi e regolamenti diversi da città a città. Siamo solo all’inizio.

SMART MOBILITY

■ La micromobilità elettrica si sta diffondendo. Ormai non ci dobbiamo stupire di vedere in giro persone a bordo di monopattini elettrici, hoverboard o monowheel. A primo impatto possono sembrare che provengano da un film di fantascienza, ma non è così. Questi mezzi sono ormai una forma comune di trasporto urbano, divertenti, ecologici e facili da guidare, e non richiedono nemmeno la patente di guida. Ma cosa offre il mercato e quale scegliere? Pratici e duraturi I monopattini elettrici, anche pieghevoli, sono veicoli a due ruote azionati da un motore elettrico alimentato da una batteria ricaricabile a una normale presa di corrente a muro, come quella dello smartphone. La velocità varia dai 12 ai 30 chilometri orari e possono avere un’autonomia fino a 30 chilometri. La durata della carica dipende da vari fattori: peso del guidatore, potenza, pressione degli pneumatici, inclinazione e terreno. Attualmente, il produttore americano Segway e quello cinese Xiaomi sono i più attivi in questo campo. Il primo offre due modelli di monopattini, ES1 e ES2, con prezzo variabile tra i 400 e i 500 euro, mentre l’azienda asiatica propone Xiaomi Mi a poco meno di 400 euro. Oltre al peso del mezzo, all’autonomia e alla velocità di ricarica della batteria, le versioni tra loro si differenziano per piccole ma importanti caratteristiche: faro anteriore e posteriore a led per la sicurezza su strada (anche in condizioni di bassa visibilità), display sul manubrio con indicazioni di velocità, livello della batteria e connessione Bluetooth, cruise control per il comfort di guida, freno elettrico o meccanico e, infine, a richiesta seconda batteria per aumentare l’autonomia. 4

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Monopattini a batteria alla conquista dell’Europa. VALERIO ANTONINI

■ I monopattini elettrici e gli altri piccoli mezzi che si possono usare anche sui marciapiedi – già diffusi da un decennio negli Usa, con un mercato globale che vale oltre 15 mi-


liardi di euro – stanno invadendo anche l’Europa. Tanto che diverse aziende – come Lime, Bird e Uber, Derby e Jump – hanno iniziato a noleggiarli in oltre 70 città del Vecchio Continente. I più venduti (e affittati) sono i monopattini a batteria, circa 50mila unità nel 2018 solo in Italia. Molto in voga anche l’hoverboard – che si muove con un sensore di peso sulla base della tavola, collegato a un giroscopio – il segway – pedana unica munita di due ruote orientabili mediante un manubrio – e il più semplice monociclo. Utili per piccoli spostamenti urbani, rappresentano una valida alternativa a biciclette e scooter elettrici. Mentre in Italia c’è stato il via libera alla sperimentazione per regolamentarne l’utilizzo, altre istituzioni in giro per l’Europa stanno pensando di limitarne l’uso. Almeno sui marciapiedi. Posizioni contrastanti Inizialmente quasi tutti i governi erano favorevoli alla diffusione di questi sistemi di trasporto alternativi, considerati in linea con programmi comuni di promozione della mobilità sostenibile e condivisa. Oggi, invece, in molti si interrogano e pensano di vietarne la circolazione o limitarla a zone circoscritte. Stando alla tesi di alcune amministrazioni locali – in particolare quelle di Parigi e Londra – una diffusione così rapida e senza regole può essere rischiosa per l’incolumità dei pedoni, in particolare anziani e bambini. Questi spesso devono condividere i marciapiedi con questi oggetti che viaggiano a una media di 15-20 chilometri orari. Aumenta così il rischio per le persone a piedi di essere investiti o di doversi spostare repentinamente, un po’ come accade con le bici al di fuori delle piste ciclabili. Negli Usa, l’anno passato, si sono registrati un migliaio di incidenti che hanno coinvolto veicoli elettrici da marciapiedi. Anche Oltreoceano si sta pensando di adeguarli alle ferree regolamentazioni che hanno reso gli skateboard illegali in quasi tutti gli States. Stop da Parigi e Barcellona Mentre in Italia e Germania si sta cercando di regolamentarne l’utilizzo, in Francia e Spagna si pensa già di vietarli. A Parigi i monopattini a batteria sono 15mila, potrebbero diventare 40mila entro la fine dell’anno. Troppi secondo la sindaca Anne Hidalgo. Come riportato dal quotidiano “Le Parisien”, il ministro dei trasporti francese Elisabeth Borne sostiene che “l’introduzione di questi mezzi è avvenuta troppo rapidamente e senza regole. Da settembre chiunque verrà sorpreso nelle zone pedonali su un monopattino sarà multato di 135 euro. Si potranno percorrere solamente strade o piste ciclabili dedicate. In questo modo i pedoni non rischiano più di rimanere schiacciati contro i muri per evitarli”, ha concluso la Borne. A Barcellona sono già fuori legge, scelta che potrebbe influenzare anche Madrid. Nel Regno Unito sono consentiti solo su strade private. La normativa italiana Un decreto ministeriale ha dato il via libera alla “sperimentazione nelle nostre città di mezzi di micro mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica” su strada a partire dalla prossima estate. Un’apertura che ha convinto la start up Helbiz a lanciare una flotta di circa 200 monopattini elettrici a flusso libero al centro di Milano.

In ogni caso ci sono delle regole da rispettare. Stando a quanto trapelato, dovrebbero esserne vietato l’utilizzo nelle ore notturne e ai minori di 18 anni non muniti di patente AM (la stessa dei motorini). Casco non obbligatorio, velocità massima limitata a 20 chilometri orari e uso consentito a una sola persona senza passeggeri e carichi pesanti.

INNOVAZIONE

Seat, il monopattino di de Meo. PAOLO ODINZOV

■ BARCELLONA – “Che senso ha muovere un oggetto che pesa centinaia di chili per trasportare una sola persona, magari per pochi chilometri?” Luca de Meo, ceo di Seat, usa un paradosso per spiegare come e perché la micromobilità sia destinata ad assumere un ruolo sempre più attivo in ambito cittadino generando per le case automobilistiche un business importante. Ruolo che proprio la marca spagnola dovrà gestire, con idee e prodotti, all’interno del gruppo Volkswagen e che, dice de Meo “crescerà decisamente con l’elettrificazione e quando tecnologie e regolamentazioni consentiranno ai veicoli di spostarsi in modo autonomo”. Guida autonoma e sharing Questo perché la micromobilità si svilupperà in primis attraverso piattaforme di sharing, dove oggi le auto a batteria rappresentano la soluzione migliore, visti i pochi chilometri che devono percorrere. E dove uno dei principali problemi è la gestione territoriale dei mezzi. “Un veicolo che si trova in una zona periferica potrà tornare da solo dove vi è più richiesta senza richiedere personale per farlo, abbattendo così costi per gestori e clienti”, spiega de Meo. 10 Maggio 2019 ·

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Non è infatti un caso che Seat abbia realizzato il concept elettrico Minimò, svelato al recente Mobile World Congress di Barcellona, pensando già al domani e alla guida autonoma. Sulla vettura vi sono ampi spazi per sistemare sensori e sistemi con i quali potrà un giorno anche marciare da sola offrendo però la possibilità di essere guidata come una normale auto se chi sale a bordo avrà piacere di farlo. Due ruote per la città Diverso è invece il discorso del monopattino a batterie eXS che Seat ha lanciato, mettendo praticamente il proprio marchio su un modello prodotto dalla azienda leader nel settore Segway. E che ha avviato alla vendita lo scorso dicembre con un successo oltre le previsioni (ne sono stati acquistati già oltre cinquemila esemplari). Non guiderà da solo, almeno per adesso, ma si tratta di un oggetto capace anche questo di muovere parecchie persone. Per un giro d’affari considerevole e destinato a crescere per la Casa di Martorel anche grazie alla collaborazione stretta con la start-up per il kicksharing elettrico Ufo, attraverso Xmoba Ventures: società indipendente Seat per la gestione delle nuove soluzioni di mobilità. Una partnership che al momento prevede un’offerta di 530 monopattini eXS per la popolazione di Madrid. Dal monopattino alla Lambo “In futuro – ci dice ancora de Meo – siamo già al lavoro per sviluppare un monopattino orientato proprio all’impiego attraverso lo sharing. Magari più robusto dell’eXS, in modo da essere maggiormente sicuro e meno a rischio di furto o danneggiamento. Con delle ruote più grandi, ammortizzatori più comodi e un’autonomia estesa”. Anche quest’ultimo potrebbe diventare un prodotto condiviso con Skoda, Audi e Volkswagen. Oltre ad essere, sempre secondo filosofia e ruolo di Seat, il primo mezzo per far avvicinare i giovani ai veicoli del gruppo Volkswagen. Una sorta di passepartout per entrare in un universo dove dall’eXS i veicoli spaziano fino ai bolidi di Porsche e Lamborghini, passando per l’elettrificazione che sta cambiando volto al mondo dell’auto.

SMART MOBILITY

zio di bike-sharing di proprietà di Ford e Lyft – che nel 2018 ha acquisito Motivate, la start-up cofondatrice del progetto – ha ritirato tutte le biciclette elettriche dalla Bay Area di San Francisco a causa di un guasto tecnico ai freni. Problemi tecnici Da poco più di un anno protagonista della micromobilità in alcune aree degli Usa,Ford GoBike subisce la sua prima grande battuta d’arresto. Dopo le prime segnalazioni circa dei guasti tecnici al sistema frenante, per motivi di “massima precauzione” l’azienda ha ritirato una flotta di quasi 7000 unità nella Bay Areache comprende San Francisco, San Jose, Oakland, Berkeley ed Emeryville, sostituendo i mezzi elettrici guasti con quelli tradizionali. Tutti a piedi L’azione di ritiro della flotta ha lasciato la popolazione di San Francisco a piedi, quasi nel vero senso della parola. Nell’area infatti circolano anche le bici Jump, il sistema di condivisione di proprietà di Uber, ma in numero irrisorio. La causa è un limite imposto dalla San Francisco Municipal Transportation Agency: le due ruote che hanno il permesso di circolare non possono essere più di 500. Per servire una zona dove vivono milioni di persone sono un pò poche: se poi neanche frenano.

AUTO E MOTO

Ford GoBike: Xiaomi: e-bike il servizio è con l’aria fuori servizio. da scooter. ELISA MALOMO

SERGIO BENVENUTI

■ Bike sharing, micro-mobilità, condivisione: il futuro delle aree più densamente popolate e trafficate del pianeta passa – sempre più spesso – attraverso questi facili concetti. Ma non sempre fila tutto liscio. È il caso di Ford GoBikeche ha – momentaneamente si spera – cessato di pedalare. Il servi-

■ La cinese Xiaomi – azienda tecnologica di grande successo in Europa, grazie soprattutto ai suoi smartphone – lancia la bici elettrica Mi Himo T1. La due ruote, con un aspetto che richiama molto quello di uno scooter, ha autonomia di 120 chilometri. La commercializzazione – limitata per ora

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alla Cina – parte da giugno, al prezzo di circa 400 euro. Ancora nessuna comunicazione su un probabile arrivo in Europa e Italia anche se Xiaomi vende già sul suo sito monopattini elettrici anche da noi. Le specifiche del mezzo L’e-bike è offerta in due tagli di autonomia: 14 ampereora in grado di viaggiare per 60 chilometri, e l’opzione da 28 Ampere-ora fino ai già citati 120 chilometri. L’offerta comprende fari a led (raggio di illuminazione tra i 5 e i 15 metri) e quadro strumenti interamente digitale da cui è possibile visualizzare tutte le informazioni utili da consultare durante il viaggio (come la percentuale rimanente della batteria, velocità di marcia, tempo). Xiaomi ha installato nella sua e-bike anche una forcella ammortizzata (simile a quelle delle mountain bike), una sospensione posteriore a doppia bobina, un freno a disco idraulico nella ruota anteriore e uno a tamburo sul retro. Xiaomi assicura – anche se non è stata specificata la velocità di punta del mezzo – una distanza di frenata massima di 4,5 metri per un mezzo che pesa circa 53 chilogrammi. La bici misura 1,5 metri di lunghezza, 66 centimetri di larghezza e 1 metro di altezza. Sarà venduta in tre colori: rosso, grigio e bianco.

AUTO E MOTO

massima, 45 chilometri orari. Ami One promette agilità e maneggevolezza da record, con un angolo di sterzata che si avvicina a quello dei ciclomotori. Gestita via app Il piccolo elettromotore assicura un’autonomia di 100 chilometri. La batteria si ricarica totalmente in circa 2 ore con una normale presa domestica. Ami One nasce digitalizzata e connessa. Ogni sua funzione può essere gestita anche in remoto attraverso una app per smartphone (dall’acquisto, all’apertura delle portiere fino a tutti i servizi di bordo). Dal cellulare sarà anche possibile cercarne una disponibile in sharing e affittarla. Il display centrale ha un accesso intuitivo e può fungere anche da schermo riflesso del proprio dispositivo elettronico, smartphone o tablet. La funzione Charging Pass consente di trovare le stazioni di servizio più vicine, il dispositivo Trip Planner permette una navigazione intelligente offrendo tutte le informazioni di viabilità in tempo reale. Esternamente Ami One è caratterizzata da un design simmetrico, che non si discosta molto dal nuovo stile voluto dal suo creatore Alexandre Malva che ha poi lasciato Citroën per Daimler. Sulle portiere sono ben visibili i tipici airbump, le protezioni laterali già viste sulla C4 Cactus. I colori della livrea sono arancione e nero lucido con inserti blu scuro.

INNOVAZIONE

Ami One, il futuro di Citroën.

Seat Minimó, mobilità al futuro.

VALERIO ANTONINI

CARLO CIMINI

■ Al salone di Ginevra Citroën ha presentato la minicar elettrica Ami One, due posti e 100 chilometri di autonomia. La vettura ha una forma quasi cubica: 2.5 metri di lunghezza, 1.5 di larghezza e altezza. Le dimensioni contenute sono studiate per un utilizzo urbano, così come la velocità

■ BARCELLONA – “Il futuro della mobilità urbana”. Al Mobile World Congress, il presidente di Seat Luca de Meo ha presentato così il concept Minimó: la microcar (o quadriciclo) elettrica studiata a misura di città. La biposto (per ora è solo un prototipo) è stata individuata dal 10 Maggio 2019 ·

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■ Bmw cala il tris nella gamma della Serie 8. Dopo le versioni Coupé e Cabrio, la vettura che più di tutte rappresenta al momento, per lustro e contenuti, la Casa tedesca nel mercato premium verrà proposta anche nelle vesti di Serie 8 Gran Coupé. Ovvero con carrozzeria a 4 porte, sulla scia di rivali come Porsche Panamera e Mercedes Cls, per accontentare la clientela più esigente in fatto di spazio e comfort. Sul mercato a settembre Anticipata nei giorni scorsi da una foto sul sito ufficiale del costruttore, la Serie 8 Gran Coupé verrà presentata nel corso dell’evento Bmw Group #NextGen, che si terrà a Monaco dal 25 al 27 giugno, per essere avviata alla commercializzazione a settembre. costruttore spagnolo come il mezzo ideale soprattutto per il car sharing. Il veicolo è progettato per essere stretto e agile per rendere più facile la guida nelle aree urbane. Minimó è adatto per due persone che siedono in fila, in posizione simile a quella che si ha sulla Renault Twizy. Il veicolo di Seat dispone di porte con apertura ad ali di gabbiano, è lungo 2,5 metri e largo 1,24. La microcar è completamente elettrica e dispone di una batteria che può essere sostituita in pochi minuti (battery swap). La ricarica completa del mezzo è garantita dalla Casa in pochi minuti e garantisce un’autonomia di oltre 100 chilometri. Tecnologia e sicurezza a bordo Minimó è dotato di sistemi di assistenza alla guida di livello 4, in grado di gestire autonomamente quasi tutte le evenienze tranne quelle che possono verificarsi in condizioni di guida estreme. Al centro della plancia spicca un display touch dal quale si può impostare Android Auto dal sistema infotainment e avviare l’assistente vocale di Google per compiere ogni tipo di operazione senza l’uso delle mani. Tra le altre funzioni, l’auto è in grado di riconoscere l’età del guidatore in modo tale da adattare la velocità massima consentita (da 45 a 90 chilometri orari). “L’industria automobilistica si sta uniformando alle scelte degli utenti e di come loro concepiscano il trasporto urbano. Con Minimó, Seat affronta questa sfida, combinando tecnologie di guida autonoma con sistemi di propulsione elettrica: è questo il domani della mobilità nei centro urbani”, ha affermato de Meo.

AUTO E MOTO

Bmw, la Serie 8 si fa Gran Coupé. PAOLO ODINZOV 8

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Più lunga e con prestazioni da pista Rispetto alle altre versioni della Serie 8, la Gran Coupé cresce nel passo e in lunghezza ed è subito riconoscile anche per la linea del tetto rialzata. Il ventaglio delle motorizzazioni dovrebbe comprendere unità diesel e benzina della potenza da 316 a 600 cavalli. Anche se non è esclusa una versione super sportiva della vettura M8 Gran Coupé Competition capace di offrire prestazioni da pista.

AUTO E MOTO

Volkswagen, ecco la ID.3. EDOARDO NASTRI ■ BERLINO – La rivoluzione elettrica di Volkswagen prende ufficialmente il via. È possibile prenotare la prima vettura a zero emissioni del marchio tedesco nata sulla piattaforma Meb che si chiama ID. 3. “Questo è un giorno veramente speciale per Volkswagen, una data che segna un autentico cambiamento nella storia del nostro brand”, dice il capo delle vendite Jürgen Stackmann che prevede di consegnarne circa 100mila unità all’anno a pieno regime in


AUTO E MOTO

Europa. I clienti di 29 paesi Europei, tra cui anche l’Italia, possono assicurarsi la prenotazione delle ID.3 con un deposito di 1.000 euro per ritirarla a partire dalla metà del 2020. L’elettrica verrà svelata ufficialmente al pubblico a settembre al Salone di Francoforte.

Mercedes E300 de, diesel elettrificato. CARLO CIMINI

First Edition a 40mila euro La versione dedicata ai primi clienti si chiama ID. 3 1st, costa poco meno di 40mila euro (prezzo per la Germania) e ha un’autonomia misurata nel ciclo Wltp di 420 chilometri. Gli esemplari disponibili sono 30 mila. Il modello è ordinabile solo con la batteria intermedia da 58 chilowattora: arriveranno quindi anche la top di gamma da 550 chilometri di autonomia (75 chilowattora) e la base da 330 (45 chilowattora) che costerà, sempre in Germania, meno di 30 mila euro. Un prezzo leggermente rivisto al rialzo rispetto alle dichiarazioni iniziali dei manager tedeschi che avevano annunciato un costo pari a una Golf diesel. Tre allestimenti per il lancio Tre le configurazioni previste per il lancio: Base, Plus e Max. Gli equipaggiamenti sono comunque completi anche per la entry level che offre, tra gli altri, il sistema di navigazione satellitare e i comandi vocali. La Plus si riconosce per le tonalità bi-colore di interni ed esterni e il pacchetto IQ. Light. La top di gamma Max avrà di serie il grande head up display in grado di proiettare anche elementi in realtà aumentata. Secondo Stackmann, la versione da 420 chilometri di autonomia sarà quella più venduta e l’allestimento preferito sarà quello base che ha già un equipaggiamento completo. Il costruttore garantisce le batterie di tutte le ID. 3 per 8 anni o 160mila chilometri. Per chi deciderà di comprare la ID.3 1st è incluso un anno di ricarica gratuito fino a un massimo di 2mila chilowattora di potenza utilizzata. Le modalità verranno spiegate in seguito. Obiettivi confermati Il capo delle vendite ha confermato gli obiettivi futuri, ribadendo che gli investimenti del marchio per lo sviluppo della mobilità elettrica e connessa sono di 9 miliardi di euro entro il 2023 e che le vetture a zero emissioni prodotte negli stabilimenti dedicati in Europa, Usa e Cina saranno più di 10 milioni nei prossimi 10 anni. “La ID. 3 segna l’inizio di una nuova era non solo per il nostro marchio, ma per tutti gli operatori del mercato”, dice soddisfatto Stackmann. E quando gli si chiede se la vettura sarà marchiata con un brand che Volkswagen dedicherà esclusivamente alle elettriche sorride: “Lo scoprirete al Salone di Francoforte”.

■ CERNOBBIO – Mercedes continua il processo di elettrificazione della gamma, senza abbandonare la provata efficienza del diesel e lo fa con la E300 de, berlina che dispone del primo sistema ibrido plug-in a gasolio della Casa di Stoccarda. Una vettura pensata sia per i brevi spostamenti nelle aree urbane – dove si può andare a emissioni zero grazie a un pacco batteria che consente di percorrere circa 55 chilometri – che per i lunghi viaggi, merito del motore OM 654 che ne contiene i consumi. Prezzo a partire da 66.083 euro, versione berlina. Come va La prova della Mercedes E300 de, chiamata Economy Run, aveva un obiettivo: percorrere la tratta Cernobbio – Milano, circa 48 chilometri, solo in elettrico, sfruttando il pacco batteria da 13,5 chilowattora di capacità. Il compito è stato portato a termine mantenendo un’andatura costante, senza strappi, rispettando chiaramente i limiti di velocità (grazie anche all’utilizzo del cruise control adattivo e al riconoscimento dei segnali stradali). Al termine del test, il consumo medio indicato dalla strumentazioni digitale della vettura era di 15,1 chilowattora/100 chilometri, con ancora 8 chilometri di autonomia elettrica disponibile. Niente ansia da ricarica Con il caricatore da 7,2 chilowatt, si fa il pieno di energia della Mercedes e 300de in meno di 2 ore (da 0 a 100%) e con una comune presa di corrente di rete, la stessa operazione richiede circa cinque ore. Al completamento della 10 Maggio 2019 ·

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carica, il motore elettrico da 90 chilowatt (circa 120 cavalli di potenza) permette di viaggiare fino a una velocità massima di 130 chilometri orari. Abbinato al propulsore 2.0 4 cilindri diesel, Mercedes E300 de complessivamente eroga una potenza di 306 cavalli che assicura un certo dinamismo alla guida mantenendo i consumi ridotti (1,6 l/100 chilometri), merito anche del cambio a 9 marce 9GTronic pronto e reattivo. Missione elettrificazione La rivoluzione a emissioni zero di Mercedes parte anche da qui. Un processo graduale che porta il nome del marchio EQ (“Electric Intelligence”): oltre dieci miliardi di euro investiti in nuovi prodotti e oltre un miliardo nella produzione di batterie. Un progetto che porterà entro il 2022 l’elettrificazione dell’intera gamma della Stella ed entro il 2025 un aumento delle vendite delle auto elettriche (fino al 15/25% del totale del marchio). In agenda più di 130 varianti a batteria, tra i modelli a 48 V EQ Boost – i cosiddetti mild hybrid che svolgono la funzione di recupero energia e consentono un risparmio sui consumi oltre che alla riduzione delle emissioni – le vetture ibride plug-in EQ Power, come la E300 de, fino ad arrivare alle pure EQ a trazione elettrica, come la nuova EQC. Il tutto per andare incontro alle sempre più pressanti normative in termini di emissioni medie imposte soprattutto dall’Unione Europea.

LIFESTYLE

mente) “Capolavori senza tempo” e dedicata alla loro relazione con il contesto storico dell’epoca in cui sono nate e ai movimenti di design. Design e innovazione “Le forme di una Ferrari sono sempre connesse all’innovazione tecnologica”, dice Flavio Manzoni, a capo del centro stile di Maranello che dall’anno scorso ha anche un nuovo luogo fisico dove una squadra di un centinaio di persone lavora finalmente tutta insieme. Manzoni presenta la mostra senza svelare novità, che arriveranno entro maggio con un inedito modello ibrido V8 da 900 cavalli, lasciando che le sue parole sul passato e presente del marchio trovino riscontro nei modelli in esposizione. Reinterpretare la barchetta “Il design per me significa arti applicate”, sottolinea il designer, e questa è buona parte – se non tutta – la storia dello stile di una Ferrari, sia quando è stata disegnata in casa sia quando la firma è stata esterna. Un discorso che vale per le presenti 250 California del 1957 come per la 365 GTS4 del 1969, fino alla più recenti GTC4Lusso del 2016 e alla Monza SP1 dell’anno scorso, con cui è stato reinterpretato il concetto di barchetta da competizione con cui il marchio si distingueva negli anni ’50 e ’60. “Ferrari è cercare futuro”, dice Manzoni: si può convenire che abbia ragione.

AUTO E MOTO

Una Rossa Maserati, è per sempre. elettriche sì e no. FRANCESCO PATERNÒ

PAOLO ODINZOV

■ MODENA – Una 250 GTO del 1962, caccia grossa per molti collezionisti, o una 166 Inter del 1948 dietro la quale s’intravede l’inizio della rinascita italiana nel secondo dopoguerra? Ci sono loro e altri modelli della Rossa alla nuova mostra nel museo Enzo Ferrari, intitolata (facil10

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■ La gamma della Maserati non sarà mai completamente elettrica. A chiarire le idee sul futuro della Casa modenese


appartenente al gruppo Fca è stato Al Gardner, numero uno del marchio negli Usa. Il quale ha dichiarato al magazine MotorTrend che “Maserati non abbandonerà mai i motori a combustione perché ha bisogno di quella emozione pura che solo questo tipo di motorizzazioni sono in grado di dare”. La Alfieri a zero emissioni Le parole di Gardner non dovrebbero tuttavia cancellare il piano di elettrificazione di Maserati che comprende sia ibride plug-in che 100% elettriche. A cominciare dalla sportiva Alfieri, vista in forma di concept addirittura nel 2014 e sulla passerella del Salone di Ginevra nel 2020 con sotto una batteria. L’Alfieri avrà il compito di aprire per Maserati un ciclo di rilancio, visti i risultati commerciali del brand a livello globale ormai in rosso da più di un anno (solo nel primo trimestre del 2019 -41% nelle vendite e -38% nei ricavi) dovuti anche al forte calo di immatricolazioni nel mercato cinese. Al volante è stato richiamato Harald Wester, già a capo di Maserati dal 2008 al 2016. Nel 2022 una gamma rinnovata il manager tedesco ha deciso di avviare una nuova “Divisione Maserati Commercial”, affidata all’ex-Ferrari JeanPhilippe Leloup, che prevede anche la riorganizzazione di tutte le attività della Casa nei mercati del Nordamerica. L’amministratore delegato di Fca, Mike Manley, ha promesso un nuovo modello Maserati ogni sei mesi per arrivare nel 2022 a un completo rinnovamento della gamma.

è quello più avanti di tutti. I suoi taxi robotizzati viaggiano già da un po’ per le strade di Phoenix, evitando anche gli scherzi di qualche misterioso sabotatore. Elon Musk – uno che non si farebbe mai scappare un annuncio roboante – ha stupito tutti poche settimane fa promettendo entro il 2020, “un servizio con mezzi Tesla autonomi gestiti attraverso un rivoluzionario chip in grado di sostituire quegli stupidi lidar”. Crescita travolgente Cruise è una delle società del settore ad aver avuto la crescita più rapida. Nata come start up con soli 40 dipendenti, oggi ne impiega 1.000 a San Francisco. E sta aprendo una sede a Seattle dove assumerne altrettanti, soprattutto ingegneri. Ha preso a bordo persone come Arden Hoffman, una rampante manager che ha contribuito a creare la società di deposito dati Dropbox (di cui Cruise ha acquisito anche l’ex quartier generale al 333 di Brannan Street a San Francisco triplicando cosi gli spazi a propria disposizione) che per il suo nuovo datore di lavoro fa il direttore delle risorse umane. Aspettando di accendere i motori dei robotaxi entro l’anno.

INNOVAZIONE

Cruise, soldi freschi per i robotaxi. VALERIO ANTONINI ■ Un miliardo e 150 milioni di dollari. Tanto ha ricevuto Cruise – società di ricerca sulla guida autonoma di General Motors valutata ora circa 19 miliardi – per proseguire la sua rincorsa alle altre compagnie impegnate nel settore driverless. Soldi freschi che arrivano, oltre che dalla casa madre, anche da investitori come i giapponesi di Honda (che hanno promesso 2 miliardi in 12 anni) e Softbank e da T.Rowe Price Associates, azienda di investimenti con sede a Baltimora nel Maryland. Serviranno a mantenere una promessa fatta da Dan Hamman, ex presidente di Gm passato a fare il ceo di Cruise: mettere in strada un servizio commerciale di mezzi condotti dall’intelligenza artificiale “nel corso del 2019”. I rivali Un traguardo ambizioso, condiviso anche da alcuni agguerriti concorrenti di Cruise. Waymo, spin off di Google,

BUSINESS

Porsche, multa da 535 milioni. GIOVANNI BARBERO ■ Porsche dovrà pagare una multa di 535 milioni di euro per non aver rispettato gli obblighi di supervisione legati alle emissioni dei motori diesel. Secondo quanto dichiarato dalle autorità tedesche, il mancato controllo ha avuto come diretta conseguenza la vendita di auto a gasolio del marchio in Europa, e in altri continenti, con emissioni dichiarate che superavano quelle consentite dalla legge. 10 Maggio 2019 ·

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parsa di Marchionne – che Christian entri nel team di manager che stiamo costruendo per proseguire nel processo di crescita del nostro gruppo. La sua consolidata esperienza a livello globale rafforza la linea che stiamo seguendo e sono sicuro che contribuirà anche a rendere più forte Jeep”. Il neo presidente del marchio non ha nascosto la propria soddisfazione: “Sono contento – ha detto – di unirmi al team di Fca, un’azienda che ho sempre ammirato. Essere a capo del brand Jeep è un grande privilegio”.

Contro questa ammenda Porsche non ha opposto nessun ricorso e ha dichiarato che la conclusione del procedimento è un passo avanti importante verso la fine del tema diesel. “Abbiamo terminato a giugno 2018, l’utilizzo di questi motori e siamo concentrati sullo sviluppo di propulsori benzina all’avanguardia, ibridi ad alte prestazioni e mobilità elettrica”, ha dichiarato un portavoce. Conto salato La casa di Stoccarda non ha mai prodotto motori diesel ma utilizzava ovviamente quelli del gruppo Volkswagen di cui fa parte. La sanzione si riferisce ai modelli Porsche equipaggiati con i motori V6 e V8 a gasolio. Per il caso dieselgate, Volkswagen ha dovuto pagare nel 2018 ammende pari a circa un miliardo di euro e Audi a 800 milioni di euro.

LIFESTYLE

Automobile, oggetto Fca: Christian da ripensare. Meunier nuovo presidente di Jeep. BUSINESS

EDOARDO NASTRI

PAOLO BORGOGNONE ■ Christian Meunier è il nuovo presidente di Jeep. Il manager transalpino – che entra a far parte anche del Group Executive Council – arriva a Fca dopo aver lasciato la presidenza di Infiniti, il marchio premium di Nissan, incarico che aveva assunto solamente il 7 gennaio del 2019. In precedenza Meunier ha lavorato sia in Europa che negli Usa per marchi come Ford, Land Rover e Mercedes Benz. Esperienza globale “Siamo lieti – ha dichiarato il ceo di Fca Mike Manley che ha gestito l’incarico ora di Meunier ad interim dopo la scom12

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· 10 Maggio 2019

■ Guida autonoma, auto elettriche, ecosistema connesso. La rivoluzione della mobilità è alle porte e probabilmente cambierà la nostra relazione con i mezzi trasporto. I designer provano a dare una forma a questa grande trasformazione: il loro compito è quello di disegnare il futuro.Per


chi si di loro si occupa di automobili seguire la rivoluzione significa a volte prendere decisioni radicali, discostandosi da un trend stilistico assodato e magari anche di successo. È quello che frulla nella mente di Simon Loasby, da pochi giorni a capo del design dello Hyundai Styling Group. Designer al bivio Il designer inglese supervisionerà la strategia e la direzione dello stile per i modelli del marchio coreano in tutto il mondo e dovrà decidere, insieme ai suoi capi, se continuare a disegnare le vetture secondo i canoni stilistici attuali, alla ricerca quindi di linee sinuose e sportive in ogni modello, oppure se prendere un’altra strada. La filosofia di design attuale di Hyundai è incarnata dalla berlina Le Fil Rouge, la concept car presentata al Salone di Ginevra 2018. Loasby si dice attratto ed entusiasmato dalle piattaforme interamente dedicate e pensate per i veicoli elettrici: “Permettono una grande libertà di espressione per ogni designer, dato il cambiamento di spazi e proporzioni in assenza del motore tradizionale”. La domanda quindi è ricorrente: “Quale sarà il prossimo passo? Questa è la vera grande sfida. Di quante altre auto con motore a benzina e diesel abbiamo bisogno?”. Cambiamenti radicali Loasby è esperto di rivoluzioni: prima di Hyundai, si è occupato del design di vetture extralusso come Rolls-Royce e Bentley, per poi dirigere per nove anni lo stile di Volkswagen in Cina. Quattro marchi per quattro approcci completamente diversi. All’ultimo Salone di Shanghai il designer si è detto “aperto a tutti i possibili cambiamenti radicali che avverranno nelle Hyundai del futuro”, quando saranno elettriche e autonome. “La revisione potrebbe includere anche un ripensamento delle architetture”, che porterà allo sviluppo di qualcosa di completamente nuovo. “Mi sto chiedendo dove ci porterà il domani e se tra cinque anni sarà ancora valido il modello attuale, oppure se abbiamo bisogno di un cambiamento radicale. Al momento non ho una risposta certa a queste domande, ma sono tutti quesiti interessanti e in fase valutativa”. Dare forma al futuro non è certo cosa semplice.

PAESE

Cobat, non chiamateli rifiuti.

mia circolare. Delle 140mila tonnellate di prodotti a fine vita gestiti l’anno scorso dal consorzio, la maggior parte erano batterie al piombo e pile esauste (116mila tonnellate le prime e 6mila le seconde). In testa per quantità di materiali raccolti ci sono Lombardia, Veneto, Lazio e Campania (in particolare per le pile). Elettrodomestici alla rinascita Trend in significativo aumento nel settore dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (per esempio, elettrodomestici di grandi e piccoli dimensioni, computer, TV, monitor, articoli di telefonia): in tutto 19mila tonnellate di materiali (+35,43% rispetto al 2017) raccolti grazie al lavoro dei 1.392 punti di raccolta Cobat sparsi per l’Italia. Passiamo alle gomme, altro fiore all’occhiello del consorzio che anche nel 2018 ha ottenuto il riconoscimento ufficiale del Comitato per la gestione degli pneumatici fuori uso (Pfu) istituito dal ministero dell’Ambiente presso l’Automobile Club d’Italia. Anche il settore della raccolta e riciclo degli Pfu è in crescita costante: +6,5%, nel 2018, per un totale di oltre 2mila tonnellate, grazie a un aumento progressivo degli autodemolitori che si affidano al consorzio. Un settore strategico per l’automotive e l’economia circolare tanto che quest’anno è nata una società ad hoc, Cobat Tyre. Gli pneumatici fuori uso, se trattati a regola d’arte, permettono di ridurre la C02, dicono al consorzio, e possono essere riciclati per ottenere nuovi materiali (tipo gomme da usare per asfalti e arredi urbani e fibre tessili) oppure possono essere recuperati come energia. Ma quale spazzatura “Da oltre 30 anni Cobat è il braccio operativo di un’economia circolare che trasforma in nuove materie prime montagne di prodotti non più utili, erroneamente considerati rifiuti”, sottolinea Giancarlo Morandi, presidente del consorzio. “Noi siamo costantemente impegnati per adeguarci ai cambiamenti in corso, normativi e tecnologici e seguiamo gli andamenti della politica e del mercato in Italia e in Europa”, aggiunge il presidente, “tanto che oggi finalmente possiamo dire che l’economia circolare sta iniziando a diventare quello che tutti noi speravamo: la normalità, un pezzo importante per la sostenibilità che offre nuove opportunità all’industria, anche grazie alla sharing economy che permette di acquistare solo l’uso di un prodotto, con vantaggi per l’ambiente e l’intera economia”.

MARINA FANARA ■ Tra batterie al piombo, pile portatili, pneumatici e apparecchiature elettriche ed elettroniche, nel 2018 sono state più di 140mila le tonnellate di rifiuti gestiti da Cobat, il consorzio che da oltre 30 anni si occupa di econo10 Maggio 2019 ·

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PAESE

Parco Valentino, innovazione e hi-tech. EDOARDO NASTRI

■ Parco Valentino 2019, il Salone dell’Auto di Torino si svolgerà dal 19 al 23 giugno prossimi. Il format della quinta edizione rimane lo stesso vincente di sempre: ingresso gratuito, apertura fino alle ore 24 ed esposizione dei modelli all’aperto lungo i viali del parco. A tagliare il nastro durante la giornata inaugurale della manifestazione sarà una vettura a guida autonoma. “Quest’anno i temi al centro dell’attenzione sono quelli della mobilità integrata e sostenibile, con la demo di guida autonoma, il focus sulle auto elettriche e l’esposizione di un nuovo modello di treno Trenitalia. Apriamo inoltre a nuovi settori: debutterà la nautica con Nadir Yachts con l’anteprima mondiale del Titanium 40, 14

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e ci sarà ampio spazio per il settore motociclistico data la partecipazione di Yamaha, Honda e Suzuki”, ha dichiarato Andrea Levy, presidente della manifestazione. 40 marchi presenti All’evento è prevista la partecipazione di oltre 40 marchi automobilistici, in attesa di altre conferme. In programma anche delle parate lungo un circuito cittadino durante tutti e cinque i giorni della manifestazione. In arrivo oltre 1.500 supercar provenienti da tutta Europa, oltre ai prototipi dei carrozzieri più famosi. Il pubblico atteso dagli organizzatori è di oltre 600mila visitatori.


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LIFESTYLE

“The Italian Job”, ritrovata la Miura. PAOLO ODINZOV

■ A distanza di 50 anni dalla prima di “The Italian Job” è stata ritrovata la Lamborghini Miura P400 utilizzata nelle riprese della celebre pellicola diretta dal regista Peter Collinson. Dopo l’uscita del film molti pensavano che l’auto fosse andata distrutta a seguito di un impatto contro un bulldozer previsto nelle riprese. Cosa poi smentita dalla casa di produzione Paramount Pictures che ha rivelato di aver richiesto alla Lamborghini una Miura color arancio già pesantemente danneggiata e quindi perfetta per la scena dell’incidente. E di aver in seguito ricevuto dal costruttore anche un’auto nuova dello stesso identico colore, guidata invece tra i tornanti e le curve del Gran San Bernardo dall’attore Rossano Brazzi. Il ritrovamento Di quest’ultima, venduta a fine riprese a un acquirente di Roma, fino ad oggi si erano perse le tracce scatenando la curiosità di appassionati e soprattutto l’interesse dei collezionisti. Ma adesso è la stessa Lamborghini a rivelare che è stato possibile individuarla grazie della competenza del Polo Storico: reparto che si occupa di preservare l’eredità della Casa di Sant’Agata Bolognese curando anche il restauro dei modelli più rari e preziosi. Effettuando di16

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verse ricerche commissionate dall’attuale proprietario, il collezionista del Liechtenstein Fritz Kaiser che possiede la “The Kaiser Collection of Vaduz”, il Polo Storico Lamborghini ha certificato la Miura P400, telaio #3586 come l’auto originale del film. Per il riconoscimento è stata preziosa la testimonianza di alcuni attori e tecnici che hanno partecipato al cast di “The Italian Job” tra i quali Enzo Moruzzi, che portò l’auto sul set e la guidò in tutte le riprese come controfigura. La testimonianza “Alla catena di montaggio c’era una P400 praticamente finita, del colore giusto, guida a sinistra e con interni in pelle bianca” ricorda Moruzzi. “Era esteticamente identica a quella incidentata e abbiamo deciso di usarla per il film. L’unica cosa che ci preoccupava erano i sedili bianchi ed eleganti, dato che l’auto doveva tornare a Sant’Agata in condizioni perfette. Così ho chiesto di farli sostituire con dei sedili in pelle nera che usavamo per i test. Il problema erano però i poggiatesta, che sulla Miura sono attaccati al vetro divisorio fra abitacolo e vano motore e non poterono essere sostituiti in tempo. Nel film infatti si vedono”.


La Lotus anfibia di James Bond Il ritrovamento della preziosa Lamborghini, in concomitanza con le celebrazioni per i 50 anni di “The Italian Job” presentato nel giugno del 1969, non è comunque l’unico caso di ritrovamento di una celebrità a quattro ruote sparita per lungo tempo dopo essere stata utilizzata per girare una famosa pellicola. Clamoroso è il caso della Lotus Esprit anfibia bianca utilizzata da Roger Moore nei panni di James Bond in “La spia che mi amava” (decimo film sull’agente di Sua Maestà del 1977). Terminate le riprese alle Bahamas, l’auto fu spedita in un magazzino a Long Island, New York. Lì rimase per dieci anni fino a quando qualcuno non tirò fuori la misera somma di 100 dollari per comprare a scatola chiusa, alla scadenza del deposito senza che nessuno fosse venuto a ritirarlo, il container nel quale era contenuta. L’acquirente, un piccolo imprenditore dalla vita assai modesta, non aveva neppure mai visto un film di Bond e si ritrovò in tasca una fortuna cedendo poi l’auto per un milione di dollari. Oggi il proprietario è Elon Musk, patron di Tesla.

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COVER STORY INNOVAZIONE

Lo sprint e-bike. La bicicletta elettrica sul mercato supera l’auto a batteria: ha prezzi molto accessibili, l’autonomia giusta e piace di più.

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...dal nostro mensile PUBBLICATO SUL NUMERO 29 - MAGGIO 2019

ELISA MALOMO ■ Una nuova mobilità sostenibile sta rivoluzionando il settore dei trasporti. Zero emissioni è l’obiettivo. In questo scenario, la bici elettrica ha superato le vetture a batterie. In Italia, secondo i dati dell'Ancma (Associazione nazionale ciclo motociclo accessori), il mercato della bicicletta ha un valore complessivo di 6,2 miliardi di euro, cifra che comprende il settore delle bici tradizionali, della mobilità condivisa e del cicloturismo. Una crescita che deve molto all'ebike: il mezzo a pedalata assistita dal 2017 registra dati record, dalla produzione (+48%) alle vendite (+19%). Con una leadership assoluta: è il veicolo elettrico più venduto al mondo. Al contrario, nonostante uno sprint nel biennio 2017-2018, in cui le immatricolazioni sono salite da 2.016 a

5.010, le quattro ruote a batteria faticano molto a decollare. La causa è da ricercare nei timori dei potenziali consumatori: se l’autonomia inizia a raggiungere valori sufficienti (c’è chi promette anche 500 chilometri), i prezzi di acquisto restano elevati e la rete di punti di ricarica è ancora inadeguata. Debolezze che il mercato della bicicletta può trascurare, contando anche sull’accessibilità al prodotto: il costo di una buona e-bike rientra facilmente nell'ordine dei 2mila euro. Per l’auto a batteria, in Italia l’assenza fino allo scorso marzo di meccanismi di incentivazione ha fatto finora la differenza rispetto ad altri paesi dell’Unione Europea. Mentre notizie positive sembrano arrivare da Enel X: con un investimento di 300 milioni di euro, punta a collocare

fino a 28.000 punti di ricarica entro il 2022 su tutto il territorio italiano, promettendo una distribuzione dell'80% all’interno delle aree metropolitane e del 20% sulla rete stradale extraurbana. Destinazione finale Volumi e prezzi a parte, sebbene viaggino su strade diverse, bici e auto condividono la destinazione finale: l’inquinamento zero. La bicicletta è però avanti: Legambiente chiama “nuovo ciclo economico” ciò che le due ruote sono in grado di produrre, cioè un Pib (Prodotto Interno Bici) da 23 miliardi di euro annui. Ma cosa è cambiato nei confronti del mezzo a pedali? La consapevolezza del suo utilizzo, per anni inversamente proporzionale all’evoluzione delle due ruote. Molti consumatori hanno una nuova coscienza ecologica: preoccupati dalla minaccia del cambiamento climatico e scoraggiati dal prezzo ancora salato delle auto elettriche, provano a cambiare abitudini. Con una pedalata assistita, che fa bene alla salute e anche all’economia del Paese.

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l'Automobile Week n. 84  

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