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Supplemento settimanale a l’Automobile.

INNOVAZIONE I MOTORI I LIFESTYLE

Settimanale digitale • Anno 3 • Numero 72 • 8/2/2019

L’anno della Cina. PAOLO BORGOGNONE ■ Per il calendario cinese, il 5 febbraio è iniziato l'anno nuovo. Quello del maiale, animale che secondo i saggi porta con sé ricchezza e prosperità. Ne abbiamo approfittato per indagare su cosa stia succedendo nel settore automotive del Paese asiatico: il 2018 – l’anno del cane, appena concluso – ha portato il primo calo del mercato auto dal 1990 con quasi 28 milioni di veicoli venduti. Fine degli incentivi statali per i modelli tradizionali (benzina e diesel) e guerra dei dazi con gli Stati Uniti sembrerebbero le principali cause della frenata. Il rallentamento non riguarda però i veico-

li elettrificati (ibridi tradizionali, ibridi plug in ed elettrici puri), saliti in controtendenza a 1.250mila esemplari, +69%. Numeri impossibili altrove, permessi anche dai contributi governativi al settore in vigore fino al 2020. In Cina continuano a crescere anche i nuovi servizi per la mobilità condivisa, sia a quattro che a due ruote. Solo di auto ne sono state noleggiate 250mila. L'anno del maiale si prevede sarà stabile per il mercato dell'automobile, sempre e comunque primo al mondo. Resta la variabile della guerra commerciale con l'amministrazione Trump: se le trattative in corso portassero a un accordo, lo scenario potrebbe migliorare. O peggiorare, in caso di fallimento.


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BUSINESS

Mercato Cina, tra passato e futuro. EDOARDO NASTRI

■ Per la prima volta dal 1990 il mercato dell’auto in Cina ha avuto un calo: -2,8% pari a poco più di 28milioni di unità vendute. Secondo gli analisti le motivazioni sarebbero da ricercare nella guerra commerciale in atto tra gli Usa e la Repubblica popolare e nella fine degli incentivi governativi all’acquisto di auto di piccola taglia. Il presidente Usa Donald Trump e il suo omologo cinese, Xi Jinping, si dovrebbero incontrare in Vietnam il 27 e 28 febbraio per discutere sulla disputa commerciale tra Cina e Stati Uniti. Vedremo se ci saranno novità. Le previsioni Secondo le previsioni degli osservatori nel 2019 si venderanno in Cina circa 28 milioni e 100mila unità: 23 milioni e 700 mila vetture per passeggeri e 4 milioni e 400mila veicoli commerciali. Numeri sostanzialmente invariati rispetto al 2018. Leggermente diverso è invece il panorama descritto dalla Caam, l’associazione dei costruttori automobilistici cinesi, che quest’anno prevede un lieve calo complessivo dello 0,2%. I dodici mesi del 2018 Il mercato non ha avuto un andamento regolare: nei primi sei mesi i risultati sono stati migliori del 2017, negli ultimi sei sono state registrate forti diminuzioni. Ad esempio solo a dicembre le vendite sono calate dal 13%.

Lo scorso anno le vendite di vetture di marchi cinesi sono state quasi 10 milioni, l’8% in meno dell’anno precedente. Ma i clienti della Repubblica popolare apprezzano sempre di più le auto dei costruttori stranieri. Al secondo posto ci sono i tedeschi con circa 5 milioni di unità (+4,7%) e al terzo i giapponesi con 4 milioni e 400mila immatricolazioni (+5,7%). Secondo Focus2Move il modello più venduto in Cina nel 2018 è stata la Volkswagen Lavida con 503.835 unità, in calo rispetto all’anno precedente del 2,6%. Al secondo posto c’è la Nissan Sylphy (481.216 vetture e +19%) e al terzo la monovolume Wuling Hongguang (476.538 esemplari in perdita del 10,5%). Più elettriche che plug in Le vendite di veicoli elettrificati sono aumentate del 62% e hanno superato quota 1 milione 250 mila unità. Nel 2018 in Cina sono state immatricolate più auto elettriche (788mila) che ibride plug in (265mila). Le ibride ricaricabili sono comunque in forte crescita. Le immatricolazioni hanno registrato un incremento del 140%. Per il 2019 la Caam prevede per le elettrificate una crescita ulteriore di circa un terzo dei volumi di vendita. Si dovrebbe arrivare a quasi 1,6 milioni. Aumentano le esportazioni dalla Cina: i veicoli passeggeri venduti all’estero hanno raggiunto le 758mila unità con un aumento del 18,5% rispetto all’anno precedente. I risultati di ogni mese del 2018 sono stati migliori rispetto al rispettivo periodo del 2017. 8 Febbraio 2019 ·

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BUSINESS

Chi compra le auto elettriche. GIOVANNI BARBERO

L’ultimo arrivato in termini di tempo è Bmw, che a dicembre ha lanciato nuovi servizi di mobilità nella città di Chengdu, nel sud-ovest della Cina. Una flotta di cento Serie 5 ibride plug-in ha preso servizio alla fine del 2018. Chissà se quest’anno la flotta verrà ulteriormente incrementata. Investimenti e sussidi Le vendite di veicoli elettrificati in Cina sono sostenute da sussidi governativi. La Repubblica popolare prevede di ridurre gli incentivi per elettriche pure e ibride plug-in entro la fine del 2020, anno in cui è conseguentemente ipotizzabile una naturale e graduale flessione del mercato delle vetture a zero emissioni. Secondo gli osservatori entro il 2025 il 25% dei mezzi privati circolanti nel paese sarà elettrico. Anche il governo investe per elettrificare la rete di trasporti pubblici. Secondo quanto riportato da Bloomberg su 385mila autobus a zero emissioni esistenti al mondo, il 99% è operativo in Cina. I numeri sono impressionanti: ogni cinque settimane vengono immessi sulle strade 9.500 nuovi bus a batteria.

AUTO E MOTO

■ Le vendite di veicoli a zero e basse emissioni in Cina crescono senza sosta. Nel 2018, a fronte di un immatricolato totale di poco più di 28 milioni di auto, tra elettriche e ibride plug-in sono state vendute 1 milione e 256 mila unità. Una crescita del 69% rispetto all’anno precedente. Ma a chi vanno tutte queste vetture a batteria? Secondo uno studio condotto da ChinaEV100 e Ways Information Technology Co, due società specializzate in ricerche di mercato, una grossa fetta delle case automobilistiche dichiarerebbe di aver venduto veicoli elettrificati che in realtà rimangono nelle loro flotte non uscendo così di fatto dal perimetro aziendale. 201mila auto restano in azienda Le società hanno analizzato i dati di vendita dei primi 11 mesi del 2018 rilasciati dalla Caam, l’Associazione cinese dei produttori di automobili, rilevando che delle 886mila unità elettrificate dichiarate solo 685mila erano destinate a clienti. Cosa è successo alle 201mila vetture restanti? Sono diventate unità destinate alle flotte aziendali. Un gran numero di costruttori, soprattutto cinesi, ha creato società controllate dedicate alla mobilità condivisa, come car sharing o ride sharing, le cui flotte sono principalmente composte da veicoli elettrici provenienti dalla casa madre. Baic, Geely e Bmw Baic Motor ha inaugurato ad aprile 2017 la sua filiale di car sharing che ha chiamato Baic Mobility. Nel 2018 il costruttore cinese ha destinato più di 30mila vetture alla controllata dedicata alla mobilità condivisa. Dopo aver incorporato la società di ride sharing Caocao Zhuanche nel maggio 2015, Geely Automobile ne ha rinnovato la flotta con più di 27mila berline elettriche compatte di sua produzione. 4

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Volkswagen Lavida, regina del mercato. LUCA GAIETTA

■ Prodotta da Saic Volkswagen (Shanghai), la Lavida è la vettura che fa da traino alla Volkswagen nel mercato cinese. Nel 2018 con 503.835 unità è stata la più venduta nella Repubblica Popolare ed è anche la berlina che negli ultimi cinque anni ha raccolto maggiori consensi nella categoria sbaragliando la concorrenza di modelli come la Nissan Symply. La terza generazione sul pianale Mqb Lo scorso anno la Lavida ha debuttato nella terza generazione, completamente rinnovata rispetto alla precedente e


sviluppata facendo tesoro delle sinergie costruttive all’interno del gruppo Volkswagen. Prima fra tutte la possibilità di impiegare come base la piattaforma trasversale Mqb, la stessa utilizzata su modelli come la Golf e l’Audi A3 per intenderci, che ha permesso alla vettura non solo migliori prestazioni ma anche proporzioni più dinamiche per un design filante e ispirato allo stile della Volkswagen Arteon. Sicurezza e motori come in Europa La nuova Lavida ha poi fatto un importante passo avanti anche sotto il profilo tecnologico, grazie all’impiego di avanzati sistemi di sicurezza e assistenza alla guida, ad esempio il Front Assist con frenata automatica di emergenza. Oltre a disporre di una vasta gamma di motorizzazioni a benzina con ridotte emissioni e consumi secondo il costruttore, alcune delle quali proposte con cambio automatico a 6 rapporti.

INNOVAZIONE

del funzionamento dei veicoli elettrici per prevedere eventuali guasti al motore o alle batterie, dando ai tecnici supervisori perfino la possibilità di fermare l’auto da remoto in caso di necessità. Un'enorme mole di informazioni Il National Engineering Laboratory for Electric Vehicles riceve così un flusso enorme e continuo di informazioni, senza alcun consenso da parte degli interessati che spesso non sono a conoscenza di essere seguiti metro dopo metro nei loro spostamenti. La procedura ha messo in allarme i consumatori di quei Paesi dove le aziende cinesi hanno intenzione di aprirsi un mercato con le loro vetture elettriche. L’accusa è che potrebbero rivelarsi potenziali prodotti per operazioni di spionaggio. Come sta avvenendo nel tech con le accuse americane a Huawei.

INNOVAZIONE

Elettriche, la privacy è a rischio.

Con Psa l’autonoma a Chongqing.

PAOLO ODINZOV

CARLO CIMINI

■ In Cina il boom di auto elettriche potrebbe mettere ulteriormente a rischio la privacy dei consumatori. Tutti i veicoli a batteria venduti nella Repubblica Popolare devono infatti essere equipaggiati per legge direttamente in fabbrica dai produttori con una sim telefonica intestata al proprietario del mezzo al momento dell’immatricolazione. Questa provvede a inviare in automatico ogni 30 secondi numerose informazioni al National Engineering Laboratory for Electric Vehicles. Ad esempio lo stato di carica delle batterie, ma anche dati più sensibili come la posizione rilevata dal Gps. L’obbligo di utilizzare la sim è stato disposto dall’autorità competente durante le Olimpiadi di Pechino di 10 anni fa, giustificando la procedura come un semplice monitoraggio

■ Il gruppo Psa da inizio ai suoi test di guida autonoma in Cina. Le prime prove sono state autorizzate sulle strade pubbliche aperte al traffico di Chongqing, città da 30 milioni di abitanti nel sud ovest del Paese. Un passo importante per lo sviluppo dei veicoli connessi che rafforza la posizione del brand sul mercato cinese. Continua la ricerca A partire dal 2015, Groupe Psa sta proseguendo nella ricerca della tecnologia driverless. Dopo i numerosi test effettuati in Europa, l’accordo con il governo cinese è un ulteriore passo in avanti per l’integrazione della sistema di guida autonoma all’interno di un ambiente urbano. 8 Febbraio 2019 ·

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Carla Gohin, direttrice dell’innovazione di Groupe Psa, ha dichiarato: “Ottenere l’autorizzazione sule strade cinesi è un grande risultato per il nostro programma Ava (Autonomous Vehicle for All), che punta a rendere accessibile intuitiva e sicura la tecnologia per tutti i clienti”.

BUSINESS

L’oro nero cinese. SERGIO BENVENUTI

■ Il quotidiano China Daily ha pubblicato la classifica delle prime dieci società più ricche della Cina nel 2018. L’elenco si chiama Global Fortune 500, è generato dal dipartimento Wealth Management della China International Capital Corporation ed è una valutazione di tutte le compagnie cinesi quotate sia sui mercati nazionali che esteri. In cima troviamo le due più importanti aziende petrolifere nazionali, Sinopec e PetroChina, seguite dall’impresa di costruzioni e gestione appalti, la China State Construction Engineering. Petrolio al primo posto Quasi 11 miliardi di dollari. Questo è la somma dei profitti delle aziende petrolifere che troviamo nelle prime due posizioni della graduatoria. Una cifra che andrà progressivamente aumentando se pensiamo che Sinopec – controllata per il 75% dal governo tramite la China Petrochemical Corporation – sta per firmare un accordo con la National Iranian Oil Company del valore di tre miliardi di dollari. L’investimento prevede l’espansione del giacimento di Abadan, nel sud della provincia di Khuzestan del Paese persiano, uno dei maggiori produttori ed esportatori di greggio. Su questa intesa sono stati già informati i rispettivi governi e il dipartimento degli Stati Uniti. L’azienda asiatica, per ora, non sarà soggetta a sanzioni da parte di Washington. Sono note le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, ma a seguito dei recenti incontri tra le delegazioni, il presidente Donald Trump ha affermato di voler incontrare nuovamen6

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te il presidente Xi Jinping, qualora non si arrivasse a un accordo entro il primo marzo, per cercare di siglare una tregua commerciale che eviti l’innesco di una nuova fase di dazi. L’appuntamento tra i due numeri uno dovrebbe avvenire il 27 e 28 febbraio in Vietnam, dove Trump incontrerà anche il numero uno nord coreano Kim Jong-Un. La mobilità insegue La crescita economica del Paese è stata finora un fattore chiave del consumo globale di greggio. Secondo le previsioni dell’International Energy Agency (Iea), la Cina rappresenterebbe da sola un terzo del previsto aumento del consumo mondiale di petrolio nel 2019. Ma è anche sotto gli occhi di tutti il notevole progresso della Repubblica popolare cinese in materia di mobilità elettrica: ogni due auto a batterie prodotte nel mondo, una viene venduta in Cina. Ne è una testimonianza la Saic Motors (+5,08 miliardi di dollari di utile): il produttore automobilistico – primo del settore in graduatoria – può vantare collaborazioni con General Motor e Volkswagen e, sempre nel Paese asiatico, vende modelli a marchio MG, Roewe, Maxus e Yaejin. In classifica, Saic è preceduta soltanto dal gruppo assicurativo di Shenzhen Ping An Insurance (+13,19 miliardi di dollari). Telecomunicazioni e infrastrutture Al sesto posto di questa lista si trova la prima società di telecomunicazioni: China Mobile (+16,93 miliardi di dollari), il più grande operatore di telefonia mobile cinese, con oltre 760 milioni di abbonati, seconda solo a Vodafone, che detiene il 3,3% della stessa società. Settima posizione per Industrial and Commercial Bank of China di cui il maggior azionista è lo stato, la più grande banca del mondo. Rispettivamente, ottavo e nono posto per China Railway Group e China Railway Construction Corporation: la prima è l’azienda di edilizia ferroviaria del Paese, mentre il secondo è un conglomerato industriale operante nel settore delle costruzioni. Entrambi con un aumento dei profitti di 2,38 miliardi di dollari. Ultima di questa classifica, China Life Insurance, società che al 70% è di proprietà statale ed è il più grande assicuratore sulla vita: 4,78 miliardi di dollari di utile.

BUSINESS

A Pechino l’usato viene da Tokyo. VALERIO ANTONINI ■ L’holding finanziaria giapponese SoftBank – che da qualche anno investe sulle nuove tecnologie e start up high-tech come per esempio Uber – ha offerto oltre un miliardo e mezzo di euro per acquisire una parte delle quote di Guazi, piattafor-


l’anno passato in terra cinese. Le vendite registrate del marchio nel 2018 sono sì leggermente aumentate – 790mila unità rispetto alle 785mila del 2017 – ma non abbastanza per soddisfare le aspettative del costruttore coreano. I numeri sarebbero ben lontani dal target auspicato dal marchio: 900mila auto vendute. Obiettivo forse troppo ottimistico secondo gli analisti di settore, che si aspettano un 2019 ancora più a rischio “crisi”.

ma cinese che pubblicizza annunci di vendita di auto usate. Lo ha riferito il quotidiano in lingua inglese China Daily. Guazi raccoglie ogni giorno milioni di utenti in cerca di vetture usate a basso costo e migliaia di venditori e concessionari che vogliono venderle. Nel mondo solo la piattaforma Usa Carmax è più visitata. Numeri che hanno creato anche una polemica in Cina: la piattaforma concorrente Uxin (quotata alla Borsa di New York), ha pubblicamente sostenuto che i dati siano stati gonfiati per far crescere il valore di mercato di Guazi quantificato in oltre 7 miliardi di dollari. Mercato in ascesa Tra il 2012 e il 2017, il mercato cinese dei veicoli usati è triplicato, mentre nel 2018 le vendite di auto nuove hanno fatto registrare il primo calo da oltre trent’anni. Dati che avrebbero spinto SoftBank a credere fortemente nella crescita del trading online tra proprietari e compratori e degli acquisti via web in generale. Per potenziare il servizio, Guazi ha aperto nell’ultima metà dell’anno passato 108 punti vendita e di assistenza off-line in tutta la Cina. Se le trattative dovessero concludersi il fondatore della banca giapponese Masayoshi Son festeggerebbe il secondo affare in terra cinese: è stato uno dei primi investitore a credere nel sito di e-commerce Alibaba che attualmente ha una valutazione stimata che oscilla dai 55 ai 110 miliardi di dollari.

Mercato in calo Per la prima volta dal 1990, il più grande mercato auto del mondo ha rallentato vistosamente (-2,76% su base annua) chiudendo l’anno passato a circa 28 milioni di immatricolazioni. Le 5 fabbriche di Hyundai in Cina vantano una capacità produttiva di 1,65 milioni di veicoli: il doppio rispetto a quelli che arrivano realmente nei concessionari del Paese. Per sfruttarle appieno, i coreani si augurano di incrementare drasticamente le esportazioni anche in Europa, e stanno pianificando di arricchire la gamma elettrificata con altri 9 modelli entro il 2020. Le elettrificate vendute lo scorso anno in Cina sono cresciute di oltre il 60%, raggiungendo la quota di un milione e 250mila esemplari. Hyundai, nel corso degli anni, ha perso terreno rispetto agli agguerriti competitor cinesi. Il gruppo Geely ha venduto oltre un milione e mezzo di auto l’anno passato (in crescita del 20%). Nel 2009, il costruttore coreano si posizionava – insieme a Kia – al terzo posto nella classifica di vendite nel Paese asiatico, dietro solo a General Motors e Volkswagen. Un lontano ricordo.

BUSINESS

Hyundai, in Cina è crisi.

Lotus, il suv lo fa Geely.

FRANCESCO GIANNINI

LUCA GAIETTA

■ Hyundai ha deciso di tagliare circa 1.500 dipendenti che lavorano nelle sue fabbriche in Cina. I lavoratori saranno licenziati o spostati in altre sedi. Il motivo sarebbe da imputare ai relativamente scarsi risultati commerciali ottenuti

■ Alcuni futuri modelli della Lotus saranno prodotti in Cina dentro una fabbrica che il gruppo Geely, azionista di maggioranza del marchio inglese, sta sviluppando con un investimento di 1,3 miliardi di dollari. La nuova struttura, situata a

AUTO E MOTO

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Città pulita Gli autobus di Shenzhen sono stati completamente elettrificati già nel 2017. L’obiettivo è ridurre le emissioni nocive di almeno 850mila tonnellate all’anno entro il 2022, ha fatto sapere il comitato dei trasporti della città. L’iniziativa 100% elettrica non include servizi come Uber e altre piattaforme di ride-sharing. “Shenzhen è una delle 13 città pilota che promuovono il trasporto pubblico sostenibile per ridurre lo smog e sviluppare l’industria energetica alternativa”, ha affermato il Comitato per il trasporto della Provincia del Guangdong.

Wuhan, avrà una capacità di 150.000 veicoli l’anno e consentirà alla Lotus di realizzare in primis l’atteso suv che condividerà le linee di produzione con diversi modelli Geely. Espansione globale “Lotus Cars sta vivendo una rinascita entusiasmante con il sostegno di Geely, e l’espansione della produzione del marchio a livello globale è parte fondamentale della strategia aziendale”, hanno detto i vertici della Casa di Hethel. Il suv dovrebbe arrivare entro il 2020 per sfidare nel mercato rivali come la Porsche Cayenne. Una hypercar a Hethel Al momento Geely prevede comunque di realizzare in Cina soltanto il suv, mentre la produzione di modelli sportivi, compresa una inedita hypercar già annunciata e destinata a essere presentata sotto forma di concept entro fine anno, rimarrà a Hethel dove sono già previsti diversi investimenti per una ulteriore crescità delle attività e il reclutamento di personale.

SMART MOBILITY

SMART MOBILITY

La Cina è condivisa. EDOARDO NASTRI

A Shenzhen i taxi sono tutti elettrici. VALERIO ANTONINI ■ Shenzhen, metropoli da 12,5 milioni di abitanti che si trova lungo la striscia di terra che collega Hong Kong al resto del territorio cinese, sta per diventare la seconda città della Cina (ma di gran lunga la più importante) dopo Taiyuan ad avere una flotta di taxi completamente elettrica. Dei 21.689 mezzi pubblici operanti in città ormai solo poco più di 200 hanno ancora un motore tradizionale. Fino all’anno scorso, invece, erano 7.500 le auto rosse maggiormente inquinanti. 8

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■ Secondo un report sul traffico condotto da Tom Tom, produttore di sistemi di navigazione, dieci delle venticinque città più congestionate dal traffico al mondo sono cinesi. Nella Repubblica popolare possedere un’automobile è stata fino a pochi anni fa una vera e propria espressione di status sociale, ma da qualche tempo a questa parte le cose stanno cambian-


do. La Cina sta diventando patria di nuovi servizi di mobilità come car sharing, ride sharing e ride hailing. Secondo i dati riportati da ResearchInChina le flotte di vetture dedicate al noleggio hanno raggiunto nel 2018 quota 250mila unità. Le previsioni sono di forte crescita: i veicoli condivisibili dovrebbero raggiungere nel 2020 le 900mila unità per diventare circa 3 milioni nel 2022. Ride hailing e bike sharing Tra tutti i servizi disponibili i clienti cinesi preferiscono il noleggio con conducente. Le cifre sono considerevoli se si pensa che Didi Chuxing, la cosiddetta Uber cinese, ha un numero di iscritti sei volte superiore rispetto a quelli della società californiana nel mondo. Didi ha circa 550 milioni di utenti registrati in Cina per una media superiore ai 20 milioni di viaggi al giorno. Il mercato cinese del bike sharing è dominato da due start up Ofo e Mobike, che secondo Idc controllano il 90% del business: le città sono punteggiate dalle loro sgargianti biciclette, giallo canarino quelle di Ofo, argentate quelle di Mobike. Ci sono poi decine di altre aziende molto più piccole, tra cui Bluegogo. Una recente ricerca di JD Power ha reso noto che il 19% dei consumatori cinesi intervistati sarebbe molto favorevole a utilizzare servizi di mobilità alternativa piuttosto che possedere una vettura. Il 51% dei soggetti sottoposti ad indagine si dice disponibile almeno a prendere in considerazione la possibilità di non avere l’automobile. Se messo a confronto con il noleggio con conducente il car sharing è ancora poco sviluppato in Cina, anche se negli ultimi anni si sta assistendo a una crescita. Il primo servizio di car sharing in Cina è stato fondato nel 2010 con il nome CC Clubs e consisteva in un piccolo numero di vetture circolanti nel campus di Alibaba, la più grande piattaforma per l’e-commerce asiatica, utilizzabili dai dipendenti. Nel 2010 il totale delle vetture dedicate al servizio condiviso in tutta la Cina non supera le mille unità. Nel 2018 gli operatori di car sharing nella Repubblica popolare sono diventati più di 40 con una flotta di circa 40mila veicoli. Il 90% delle società che offrono il servizio sono cinesi, spesso costituite con il supporto economico governativo.

AUTO E MOTO

Bmw, First Edition per la M850i.

terizzata all’esterno da dotazioni esclusive come i cerchi da 20 pollici bruniti e una la finitura nero lucido di alcune componenti tra le quali le lamelle della mascherina, la cornice dei vetri laterali e gli scarichi. Plus hi-tech Nell’abitacolo la Bmw M850i xDrive Coupe First Edition sfoggia rivestimenti in pelle bianca Merino, alcune parti della tappezzeria in Alcantara, cuciture blu e una targhetta con il numero progressivo dell’esemplare. A queste si uniscono soluzioni hi-tech tra i quali l’impianto audio appositamente progettato dalla Bowers & Wilkins e pulsanti personalizzati in vetro sul tunnel. L’unico motore disponibile è l’otto cilindri biturbo di 4.4 litri da 530 cavalli, associato al cambio automatico a 8 marce e alla trazione integrale permanente, che le permette di scattare da 0 a 100 in 3,7 secondi e di raggiungere una velocità massima autolimitata di 250 chilometri orari.

AUTO E MOTO

#GimsSwiss Cupra atto II. LUCA GAIETTA

PAOLO ODINZOV ■ Bmw presenta la versione First Edition della M850i xDrive Coupe, prodotta in soli 400 esemplari e destinata al pubblico più esigente in fatto di allestimenti. Si distingue per la particolare vernice metallizzata Frozen Barcelona Blue, creata dal reparto di personalizzazione Bmw Individual ed è carat8 Febbraio 2019 ·

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■ Cupra presenterà al Salone di Ginevra un suv-coupé. È il secondo modello del neonato brand Seat ed è destinato ad affiancare l’Ateca. Una vettura, progettata nel design partendo da un foglio di carta bianca, distinta da uno stile unico e soprattutto diverso da tutti i modelli a ruote alte non solo Seat ma di tutti i marchi del gruppo Volkswagen. Tetto inclinato Secondo voci non confermate si chiamerà Terramar, e riprenderà alcuni contenuti dal concept 20V20, svelato anche questo a Ginevra nel 2015. Rispetto all’Ateca sarà più largo e più basso, caratterizzato dalla linea del tetto fortemente inclinata e i fianchi anteriori pronunciati. Motore da 300 cavalli Sotto l’esclusivo vestito è probabile che il Terramar possa impiegare alcune dotazioni derivate dal Cupra Ateca, proponendo un motore benzina turbo da 2.0 litri, con una potenza intorno ai 300 cavalli, accoppiato alla trazione integrale e un cambio Dsg a doppia frizione e sette rapporti. Per saperne di più dovremo attendere il debutto alla kermesse svizzera.

AUTO E MOTO

#GimsSwiss Mazda, novità suv.

bero quindi pensare a una versione sportiveggiante con un corpo vettura più affusolato e una linea del tetto da coupé. Gamma suv al completo Il costruttore – al momento – non ha rilasciato altre specifiche sul modello che stilisticamente dovrebbe riprendere i nuovi stilemi visti con l’ultima Mazda 3 derivata dalla concept car Kai, presentata nel 2017 al Salone di Tokyo. Il nuovo suv monterà anche il propulsore Skyactiv-X, il benzina che funziona in parte come un diesel, dato il sistema di accensione per compressione controllata da una candela. Sullo stand di Ginevra saranno espose anche la Mx-5 30th Anniversary Edition (in anteprima Europea), la Mazda3 nelle versioni hatchback e berlina e un aggiornamento della suv CX-5.

AUTO E MOTO

Range Rover, una Velar da pista. LUCA GAIETTA

EDOARDO NASTRI

■ Land Rover ha svelato le caratteristiche della Range Rover Velar SVAutobiography Dynamic Edition, modello di punta nella gamma della sport utility inglese, sviluppato dal reparto Special Vehicle Operations del costruttore e destinato a sfidare la concorrenza con dotazioni da pista. ■ Mazda presenterà al Salone di Ginevra (7-17 marzo) un nuovo suv compatto. La vettura arricchirà la gamma delle proposte a ruote alte del costruttore giapponese e sarà costruita sulla piattaforma Skyactiv-Vehicle Architecture. Le dimensioni saranno a metà strada fra quelle della CX-3 e della più grande CX-5. La CX-3, modello d'attacco della gamma a ruote alte di Mazda, è sul mercato da quattro anni e dunque lontano dal pensionamento. Le informazioni fareb10

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· 8 Febbraio 2019

Da zero a cento in 4,5 secondi In vendita nel Regno Unito a 86.120 sterline (circa 98mila euro), l’auto inglese impiega un propulsore Supercharged V8 di 5.0 litri da 550 cavalli, abbinato un cambio automatico ZF a 8 rapporti e alla trazione integrale con differenziale autobloccante attivo posteriore. Questo le permette di accelerare da zero a cento in 4,5 secondi e di raggiunge i 274 chilometri orari, potendo contare per gestire le elevate prestazioni su sospensioni tarate ad hoc e un impianto freni potenziato.


Si riconosce da fuori Rispetto al modello d’origine la Range Rover Velar SVAutobiography Dynamic Edition è stata “rivista e corretta” non solo nella meccanica ma anche nell’estetica. All’esterno si fa riconoscere per dettagli sulla carrozzeria come il paraurti anteriore con prese d’aria maggiorate, oppure l’inedita griglia frontale e i 4 terminali di scarico. Mentre all’interno propone rivestimenti in pelle Windsor traforata e trapuntata a losanga, oltre a plus esclusivi tra cui il volante sportivo con paddle in alluminio tattile. Un suv per ogni occasione “Nel realizzare la Range Rover Velar SVAutobiography Dynamic Edition la sfida era incrementare le prestazioni senza rinunciare alla compostezza, alle capacità e alla raffinatezza che caratterizzano la Velar” ha detto Michael van der Sande, Managing Director di Jaguar Land Rover Special Operations. “L’abbiamo vinta e creato un suv per ogni occasione in grado di offrire un brillante equilibrio tra capacità all-terrain, praticità, prestazioni dinamiche e comfort”.

BUSINESS

Nissan, niente X-Trail a Sunderland.

ni future tra Regno Unito ed Europa non aiuta le aziende a fare piani per il futuro”, ha detto Gianluca de Ficchy, presidente di Nissan Europa. 7.000 dipendenti L’X-Trail è uno dei modelli di punta del marchio giapponese con quasi 4 milioni di unità vendute in Europa dal lancio avvenuto nel 2001. Disponibile anche a sette posti è arrivata alla terza generazione. Nello stabilimento di Sunderland, aperto nel 1986 a seguito della politica di Margaret Thatcher e che conta oggi più di 7mila dipendenti, continueranno a essere prodotti Qashqai, Note, Leaf, l’elettrica più venduta in Europa, e Q30 di Infiniti, il marchio di lusso di Nissan. Lo stabilimento produce circa mezzo milione di veicoli all’anno, il 55% dei quali viene venduto in Europa.

INNOVAZIONE

Bosch, un alert per la guida contromano. PAOLO ODINZOV

GIOVANNI BARBERO

■ Nissan non farà più l’X-Trail in Gran Bretagna. Secondo quanto annunciato dal costruttore, la produzione della nuova generazione del suv avverrà in Giappone nello stabilimento di Kyushu. Un cambio di programma rispetto a quanto era stato previsto dal piano industriale del 2016, dovuto anche al mancato raggiungimento dell’accordo sulla Brexit. “La decisione è stata presa per motivi di ottimizzazione degli impianti, ma di certo l’incertezza sulle relazio-

■ Bosch ha sviluppato Wrong-way driver warning: servizio salvavita che avverte il conducente in caso di guida contromano. “Ogni anno solo in Germania vengono trasmessi circa 2mila avvisi di veicoli in circolazione sulla carreggiata sbagliata”, rivelano i progettisti della azienda di componentistica tedesca. Tecnologia innovativa Per questo è stato sviluppata una innovativa tecnologia che confronta la direzione del veicolo con la direzione di marcia consentita, memorizzata in un database online. 8 Febbraio 2019 ·

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Se le due informazioni non combaciano, il sistema emette entro 10 secondi un alert e allo stesso tempo avvisa immediatamente tutti i veicoli nelle vicinanze a rischio di collisione. Funziona con app e Gps Il Wrong-way driver warning è già attivo in Germania con l’app Antenne Bayern e Bosch sta lavorando per stringere partnership in modo da favorirne la diffusione anche in Italia, tramite sviluppatori di app che utilizzano il segnale Gps. Funzionamento e potenzialità del servizio, in termini di sicurezza, verranno illustrati al pubblico e agli addetti ai lavori durante la prima edizione dei Torino Digital Days (6-9 febbraio), in diverse location del capoluogo piemontese.

Il piano Entro la fine dell’anno il gruppo dovrebbe chiudere la fabbrica di Hamtramck a Detroit, quella di Lordstown in Ohio e quella di Oshawa in Canada. I tagli riguardano anche la Baltimore Operations in Maryland e la Warren Transmission Operations nel Michigan, fabbriche dove vengono prodotti motori e sistemi di trasmissione. Il colosso americano ha previsto inoltre la fine della produzione per alcuni modelli come la Chevrolet Cruze, la Cadillac CT 6 e la Buick LaCrosse, grandi berline con sempre meno mercato a fronte di una richiesta di suv e crossover.

BUSINESS

Los Angeles, General arrivano Motors riduce i taxi privati il personale. anti-traffico. BUSINESS

EDOARDO NASTRI

PATRIZIA LICATA

■ Prende il via il piano di ristrutturazione annunciato a novembre 2018 da General Motors. A breve dovrebbero iniziare le procedure di licenziamento per almeno 4mila dipendenti in Nord America. Il primo step dovrebbe concludersi prima di mercoledì, giorno della pubblicazione del rapporto sui risultati del quarto trimestre della società. Il risparmio che dovrebbe derivare dai tagli a dipendenti, fabbriche e modelli farà risparmiare a Gm circa 6 miliardi di dollari realizzati entro il 2020. La riduzione della forza lavoro nel Nord America sarebbe del 15% con un taglio totale di più di 14mila posti di lavoro. In particolare verrà ridotto il numero dei dirigenti del 25%. Gli stessi dirigenti hanno riferito agli investitori che i risultati del 2018 hanno superato le aspettative e che si aspettano un 2019 positivo.

■ A Los Angeles il servizio di trasporto pubblico sposa il ride hailing, l’utilizzo di taxi privati: Metro, l’azienda che gestisce la rete della metropolitana dell’intera contea del sud della California, si è alleata con Via, società concorrente di Uber, per offrire passaggi “economici, accessibili e on-demand” da e verso le stazioni della metro.

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In metro al lavoro Il servizio è in fase di test e riguarda per ora tre fermate – El Monte, North Hollywood e Artesia – ma è pensato per incoraggiare i residenti ad andare al lavoro con i mezzi pubblici: è attivo dal lunedì al venerdì dalle 6 del mattino alle 8 di sera e solo da e per le stazioni della metropolitana. Via gestisce un vero servizio-navetta, trasportando più passeggeri alla volta, abbinati a seconda della destinazione selezionata.


Navette per tutti Per prenotare il ride hailing della metropolitana gli utenti possono usare la app sul cellulare o chiamare il call center di Via. Chi ha la tessera della metro paga 1,75 dollari per tragitto (3,75 dollari per chi non ha l’abbonamento); i residenti nelle fasce di reddito agevolate viaggiano gratis. Via mette a disposizione anche auto adatte a passeggeri con disabilità o che necessitano di un accompagnatore a bordo (compreso il cane guida per non vedenti). Traffico da record Secondo le autorità della contea di Los Angeles facilitare l’accesso alle fermate della metropolitana con un servizio-navetta può aiutare a convincere i “los angelenos”, tradizionalmente restii a prendere i mezzi pubblici, a usare meno spesso l’auto privata. L’obiettivo è ridurre congestione e smog nella metropoli che l’Inrix Global Traffic Scorecard 2017 ha messo in cima alla classifica delle città più trafficate del mondo, calcolando che l’84% dei residenti va al lavoro in macchina e passa 102 ore l’anno in coda sulle strade.

PAESE

Roma: doppia fila (e non solo) sotto tiro. MARINA FANARA

fila, davanti ai cassonetti o nello spazio riservato alla fermata dei bus. Troppa sosta selvaggia “La sicurezza stradale è in cima alle nostre priorità”, sottolinea Enrico Stefano, presidente della commissione Mobilità del Campidoglio, “ora, grazie all’assestamento di bilancio votato a luglio scorso, la Polizia Locale potrà utilizzare questa nuova tecnologia intelligente, che servirà anche a sanzionare in automatico un fenomeno da anni troppo diffuso nella Capitale: le soste in doppia fila o comunque in spazi dove non dovrebbero essere lasciate, anche perché possono intralciare e creare pericoli gli altri”. Via libera ai bus Il presidente Stefano spiega che la strategia dell’Amministrazione è stata fin dall’inizio quella di fluidificare il traffico in modo da agevolare il passaggio dei mezzi pubblici rendendo il servizio più veloce ed efficiente, il che significa anche liberare le strade dalle auto, soprattutto quelle parcheggiate in maniera da intralciare altri veicoli, bici e anche chi va a piedi. Niente intralci in corsia “Gli street control insieme agli autovelox di nuova generazione serviranno ai nostri agenti proprio per reprimere questa odiosa abitudine”, ribadisce Stefano, “il nostro obiettivo è ridurre file e ingorghi attraverso una riforma della sosta tariffata, limitazioni al transito per i bus turistici, corsie preferenziali riservate al trasporto pubblico e maggiore controllo di aree pedonali e ztl”. Centro: arrivano i varchi elettronici A proposito di ztl, presto per i veicoli non autorizzati al transito nelle zone a traffico limitato sarà difficile sfuggire alle multe, comprese le moto e gli scooter. Dal prossimo 1° aprile, infatti, verrà avviata la sperimentazione dei nuovi varchi elettronici. Il ministero Infrastrutture e trasporti ha appena dato il via libera all’utilizzo dei nuovi apparecchi che permettono di rilevare e sanzionare in automatico tutti i veicoli che transitano senza avere il permesso, alcuni dei quali finora, anche usando dei pericolosi escamotage (come percorrere un tratto in retromarcia) riescono a eludere i controlli. Tridente sotto i riflettori Si inizierà dalla ztl Tridente, in pieno centro, dove per 30 giorni, oltre ai nuovi dispositivi, ci saranno anche pattuglie della Polizia Locale a presidiare gli ingressi. Terminato il periodo di prova, il nuovo sistema entrerà pienamente in esercizio. Il Comune ricorda che i i varchi elettronici restano accesi dal lunedì al venerdì (esclusi i festivi) dalle ore 6,30 alle 19 e il sabato (sempre che non sia festivo) dalle 10 alle 19.

■ Dopo gli street control a bordo delle auto, gli agenti della Polizia di Roma Capitale useranno gli autovelox intelligenti per multare non solo chi infrange i limiti di velocità, ma anche la sosta selvaggia: veicoli in doppia

Strumento puntuale “La nuova tecnologia consentirà un controllo ancora più stringente del Tridente”, sottolinea Linda Meleo, assessore alla Città in movimento, “uno strumento puntuale per contrastare il pieno rispetto di una norma che serve per tutelare una delle aree di maggior pregio della nostra città, a beneficio di tutti. Tra l’altro si tratta di regole ben conosciute, in vigore già da diversi anni”. 8 Febbraio 2019 ·

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STORICHE

Audi, esperimento A2. MASSIMO TIBERI

■ Non tutte le ciambelle riescono col buco, anche se il pasticciere è fra i più bravi. Talvolta le nuove ricette, magari troppo raffinate e un po’ azzardate, rischiano di non incontrare il gusto del pubblico. È quanto è successo ad un marchio premium, di sicuro prestigio come Audi, quando ha cercato d’inserirsi, alla fine degli anni Novanta, con l’orgogliosa autorevolezza del neofita di rango, nel settore delle vetture compatte, abbandonato nel 1978 dopo il non felice esperimento della 50. Questa volta, con la A2 presentata a Francoforte nel 1999, la casa degli Anelli vuole stupire e mettere nell’angolo la diretta avversaria Mercedes Classe A, anche lei piuttosto originale e non aliena da difficoltà all’esordio (ricordate il test dell’alce?). Peso leggero La piccola Audi rompe gli schemi sotto molti punti di vista, frutto di un progetto basato su due imperativi categorici fondamentali: leggerezza e aerodinamica. Obiettivo, conquistare il vertice della categoria con consumi record uniti ad alta qualità e affidabilità del prodotto. Per la struttura si sceglie così la sofisticata soluzione “space frame”, un telaio a sostegno delle componenti della car14

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rozzeria, prerogativa già della Fiat Multipla e della Renault Espace; il tutto in alluminio, seguendo la strada della ammiraglia A8 al vertice assoluto della gamma. Il design del corpo vettura, inoltre, al quale lavora il belga Luc Donckerwolke (sue saranno poi le Lamborghini Murcielago e Gallardo), interpreta la formula monovolume anche qui con esiti fuori del comune e arditi: la conformazione del lunotto, ad esempio, elimina la necessità del tergicristallo posteriore e il cofano anteriore è praticamente “sigillato”, con accesso ai controlli di olio, liquido raffreddamento e liquido lava parabrezza dalla mascherina frontale. Il risultato di un’impostazione complessiva tanto all’avanguardia è un peso della A2 inferiore ai 1.000 chilogrammi e un coefficiente CX che, per una delle versioni, arriva addirittura all’eccellente 0,25. Solo per quattro L’allestimento dell’abitacolo è invece più classico nell’aspetto, mentre l’alto livello dei materiali e delle finiture non smentiscono la tradizionale cura Audi. Semmai, è lo spazio a disposizione dei passeggeri a non essere generoso e l’omologazione soltanto per quattro persone è penalizzante, soprattutto a fronte della diretta rivale Mercedes che, pur


essendo di minore ingombro esterno (lunghezza di 3,58 metri contro 3,83), è una cinque posti e con vano bagagli altrettanto capiente e modulabile. La meccanica, d’altra parte, non suscita sorprese alimentandosi alla ricca banca del gruppo Volkswagen e con riferimenti in particolare alla Polo. La A2 è una trazione anteriore con sospensioni posteriori semi-rigide, sterzo a cremagliera con servo elettrico, freni a disco anteriori, cambio a cinque marce e non mancano ABS e ESP. I motori a benzina sono quattro cilindri bialbero 16 valvole 1.400 e 1.600 con potenze di 75 e 110 cavalli, mentre i diesel sono a tre cilindri 1.400 da 75 o 90 cavalli e 1.200 da 61. Per quest’ultimo, con trasmissione automatica e start&stop, la casa dichiara un consumo con percorrenze eccezionali, superiori ai 30 chilometri/litro, a conferma della conclamata vocazione della vettura.

180.000 unità. Bilancio negativo per il marchio tedesco che tornerà sul tema nel 2010, senza estremismi però, con la A1.

Vita breve Forse eccessivamente anticonformista, cara per la sua collocazione commerciale indubbiamente di fascia alta e con il “total body” in alluminio che suscita perplessità per gli eventuali, difficili interventi di riparazione, l’Audi cadetta avrà vita breve, uscendo di scena nel 2005 venduta in meno di

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COVER STORY SCENARI

Pianeta Cina. ALESSANDRO MARCHETTI TRICAMO

È il primo mercato automobilistico. Ha il primato dei veicoli elettrici e lo sharing è ormai uno stile di vita quotidiana. In attesa dell’intelligenza artificiale che renderà traffico e smog un ricordo sbiadito. Viaggio in un mondo con vista sul futuro. 10

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...dal nostro mensile PUBBLICATO SUL NUMERO 19 - GIUGNO 2018

■ PECHINO - Un numero sulla linea di partenza: quasi 29 milioni di vetture vendute in un anno. È la Cina bellezza. Primo mercato al mondo per l’industria automobilistica. Un trend che – seppur con minor forza del passato – continua a crescere: lo scorso anno l’incremento è stato del 3%. Volumi nelle mani della Case straniere che hanno oggi oltre il 56% delle immatricolazioni. I marchi locali iniziano però a conquistare fette di mercato nel segmento più importante e profittevole, quello dei suv: oltre 6,2 milioni di unità vendute dai brand cinesi e un incremento, rispetto all’anno precedente, di 2,4 punti percentuali di quota.

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“Le stime sono di un mercato a 30 milioni per il 2020 e 35 milioni per il 2025”, ci racconta Stephan Wöllenstein, ceo di Volkswagen China. Che poi aggiunge: “È prevedibile che nel 2025, più del 15% del mercato sarà composto da elettriche”. Un numero in linea con l’obiettivo del governo cinese: 4 milioni di auto a batteria vendute ogni anno (2 milioni dal 2020). Perché, ci crediate o meno, da queste parti la lotta alle emissioni legate al traffico è una questione presa seriamente, alla pari dei governi più “verdi” del nord Europa. Non a caso “del milione di elettriche che venderemo nel mondo nel 2025, oltre 650mila saranno acquistate in Cina”, specifica Wöllenstein. I numeri registrati in questi mesi sembrano confortare le stime dei tedeschi: ad aprile sul mercato locale sono state

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vendute 73.145 vetture elettriche (ibride plug-in comprese). Per dare un’idea: nello stesso mese negli Stati Uniti ci si è fermati a 19.500, in Italia a meno di 500. Uno stimolo che ha visto il proliferarsi di nuovi (piccoli) produttori locali di modelli solo elettrici: a contarli, qualcuno però ci sarà sfuggito, sono ben 49. Oltre alla leadership mondiale nella produzione di batterie al litio (fondamentali anche per smartphone, tablet e pc). Non solo: entro la fine del 2018 le aziende straniere che vogliono produrre in Cina auto elettriche o ibride, non avranno più l’obbligo della partnership al 50% con un produttore locale (il vincolo cesserà poi dal 2020 anche per i commerciali e dal 2022 per tutte le altre tipologie). D’altronde a guardare quel molto poco salutare “very unhealthy”, registrato qui a Pe-

chino nei giorni in cui scriviamo, c’è poco altro da fare. La lotteria delle targhe A muoversi nella direzione dell’elettrificazione è il governo centrale con incentivi dedicati ad elettriche e ibride ricaricabili plug-in ma anche le amministrazioni locali, Pechino e Shanghai in testa. Prendiamo cosa succede qui nella capitale cinese: dal 2011, anche per contrastare l’incremento insostenibile del traffico urbano, le targhe per nuove auto vengono assegnate con una lotteria. Inutile acquistare un’auto se non si ha la targa. Missione quasi impossibile: sono 6.500 in media le targhe a disposizione dei cittadini di Pechino ogni mese, ad aprile la percentuale di possibilità di conquistarne


una è stata dello 0,2%. Qualche probabilità in più se si è deciso di acquistare un’auto elettrica alle quali sono dedicate il 60% delle targhe. Strategia simile a Shanghai dove però la lotteria è sostituita da un’asta: in media conquistare la possibilità di circolare con l'auto costa oltre 88mila yuan, circa 11.600 euro. Più o meno il prezzo della stessa auto (piccola o una berlina media di un marchio cinese). Nel complesso l’operazione porta nelle casse dell’amministrazione di Shanghai qualcosa come 12 miliardi di yuan l'anno, 1,6 miliardi di euro pari, secondo il settimanale inglese The Economist, al 2% di tutte le entrate fiscali della città. Uno stop alla mobilità a quattro ruote che spinge sempre più i cinesi verso lo sharing, in particolare delle biciclette: “La digitalizzazione è parte

Il motore di ricerca cinese Baidu presenta a Pechino l'intelligenza artificiale (AI). Arriverà anche a bordo delle auto.

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integrante della società cinese, tutto o quasi si paga attraverso WeChat (una sorta di WhatsApp che permette però il passaggio di denaro tra privati) e Alipay (simile a PayPal), sistemi di pagamento facili che hanno spinto la crescita di servizi di bike sharing come quelli di Ofo e Mobike”, ci racconta Michael Mayer, responsabile marketing e vendite di Volkswagen China. Parole tradotte in numeri: oltre 20 milioni di bici hanno invaso la Cina. Impossibile non trovarne una sotto casa, l’ufficio o addirittura sulla S12 per l’aeroporto di Pechino. Bici ma non solo. Uber, l’app che gestisce un servizio di taxi tra privati, da queste parti ha dovuto rinunciare. Troppo forte la rivale Didi

Chuxing (vedi pagina 22): 450 milioni di utenti registrati che nel 2017 hanno generato 7,4 miliardi di passaggi. Sharing da miliardi Una piccola goccia in un mare di condivisioni: la sharing economy in Cina, secondo i dati 2017 del Sic, lo State Information Center, vale qualcosa come 4.500 miliardi di yuan, 592 miliardi di euro, con un coinvolgimento di oltre 600 milioni di persone. Le previsioni parlano di una crescita annua del business del 40% per i prossimi 5 anni. Ma è anche su un altro aspetto che si giocherà il futuro in Cina: l’intelli-

genza artificiale. Veicoli robotizzati, gestiti da Didi o dalle stesse industrie automobilistiche, pronti a portare a zero emissioni gli abitanti di Pechino e Shanghai ovunque. Non auto ma van senza conducente che si muovono in sicurezza e senza inquinare lungo le principali direttrici, lasciando alle bici in sharing o agli immancabili scooter elettrici (il 40% dei cinesi ne usa uno quotidianamente), il compito dell’”ultimo miglio”. Uno scenario confortato dai numeri: secondo il Ministero cinese dell’industria e dell’informazione circa il 22% dei brevetti registrati in termini di intelligenza artificiale sono prodotti in Cina. Pianeta che da queste parti corre veloce verso il futuro.

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l'Automobile n. 72  

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