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Settimanale digitale • Anno 2 • Numero 57 • 12/10/2018

Supplemento settimanale a l’Automobile.

INNOVAZIONE I MOTORI I LIFESTYLE

Perché la Brexit spaventa. PAOLO BORGOGNONE ■ Se dovessimo trovare un modo per esprimere in una parola cosa sta accadendo in Gran Bretagna dopo il voto che il 23 giugno 2016 ha sancito la Brexit – l’uscita dall’Unione europea – la parola sarebbe una sola: incertezza. L’auto – che nel Regno Unito dà lavoro a centinaia di migliaia di persone anche e soprattutto grazie a investimenti stranieri, giapponesi, tedeschi, indiani - vive sul filo del rasoio, forse più di qualsiasi altro settore industriale. Incertezza è la parola più temuta da chi investe, da chi ha programmi a lungo termine, da chi scommette sul futuro. Dopo lo scioccante risultato del referendum, il mercato

dell’auto britannico ha iniziato una discesa verticale che non si è più arrestata. L’approssimarsi della data dello stop ai negoziati, il 29 marzo 2019, non fa che accrescere l’ansia dei costruttori, che non sanno quale scenario si troveranno di fronte e stanno preparandosi al peggio: qualcuno minaccia di lasciare il Paese, qualcuno decide una chiusura temporanea degli impianti per fare fronte alla minore richiesta del mercato. Nonostante le rassicurazioni del governo di Theresa May, gli investimenti per il futuro sono fermi, mentre il rischio di tariffe doganali, di lungaggini amministrative e di difficoltà nei movimenti di merci e persone disegnano un quadro a tinte fosche. E il 29 marzo è ormai dietro l’angolo.


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· 29 Giugno 2018


AUTO E MOTO

Regno Unito, l’auto soffre la Brexit. SAMUELE MARIA TREMIGLIOZZI

■ Proseguono inesorabili gli effetti negativi della discussa uscita del Regno Unito dall’Unione europea: la Brexit ha sferrato un duro colpo al mercato auto inglese, il secondo nel continente per numero di vetture immatricolate ma che sta conoscendo una contrazione mai vista. Al termine del 2017, la Gran Bretagna targava 2.504.617 vetture, il 7% in meno rispetto all'anno precedente. Non accadeva dal 2011. A più di due anni dal referendum del 23 giugno 2016 e a pochi mesi dalla data indicata per l’uscita del paese dall’Unione europea (prevista per il 29 marzo 2019), la situazione sembra non cambiare: nel periodo gennaioagosto 2018, le auto vendute nel Regno Unito sono state 1.571.986, una variazione negativa del 4,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In controtendenza Nel 2017, Inghilterra e Irlanda (-10,4%) sono stati gli unici paesi dell'Unione ad aver registrare un calo considerevole delle immatricolazioni (Finlandia e Danimarca sono stati colpiti da una flessione che non ha superato lo 0,5%). Un andamento in controtendenza con quello del Vecchio Continente, in cui sono state targate quasi mezzo milione di veicoli in più (+3,4%) rispetto al 2016. Le previsioni per il 2018 sembrano confermare il trend degli ultimi anni:

nei primi sei mesi, le vetture commercializzate in Europa hanno superato di oltre 237mila unità quelle dello stesso periodo del 2017. Giù in borsa del 13% Nonostante il clima di incertezza, al London Stock Exchange lo scorso 4 ottobre è avvenuta l’offerta pubblica iniziale di Aston Martin. La casa di Gaydon tenta di seguire la scia del successo registrata dalla Ferrari, ma non con gli stessi risultati: trascorsi pochi giorni dalla prima quotazione, il titolo del costruttore inglese ha già perso il 13%, una variazione negativa di oltre 233 sterline rispetto al prezzo al momento dell’Ipo (pari a 1.800 sterline). La quotazione dovrebbe però essere in grado di fornire al marchio circa 20 miliardi di sterline attraverso la vendita del 25% dell’azionariato totale. Il caso Aston Martin è un importante banco di prova per testare la reazione dei mercati finanziari sull’eventuale divorzio tra il Regno Unito e l’Unione: secondo i vertici aziendali, da poco rinnovati con la nomina di Penny Hughes nel ruolo di nuovo presidente della società, la Brexit non comprometterà gli obiettivi della casa inglese. Il ceo Andy Palmer ha parlato di un “impatto limitato”. Non bisogna pero scordare che il costruttore importa buona parte dei componenti per le sue sportive dall’Europa Continentale, col conseguente rischio di difficoltà doganali, oltre che dell'imposizione di eventuali tariffe. 12 Ottobre 2018 ·

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BUSINESS

Macron fa la corte ai costruttori d’Inghilterra. EDOARDO NASTRI

quali hanno già minacciato di spostare altrove armi e bagagli. Il gruppo Jaguar Land Rover, di proprietà indiana di Tata, ha per esempio ritardato gli investimenti in materia di mobilità elettrica proprio a causa dell’incertezza politica. Da Toyota alla Bmw Alcuni costruttori hanno annunciato uno stop alla produzione in caso di Brexit. In un’intervista alla Bbc Marvin Cooke di Toyota, manager dell’impianto di Burnaston nel Derbyshire dove vengono prodotte la Auris (ora Corolla) e la Avensis, ha dichiarato che la casa giapponese potrebbe essere costretta a chiudere i propri impianti produttivi nel Regno Unito per un tempo non definito se si dovesse arrivare alla Brexit senza un accordo economico con Bruxelles. La Toyota ha già uno stabilimento in Francia, dove produce la Yaris. La posizione del costruttore giapponese è la stessa già espressa da altre Case automobilistiche, come Bmw che in Inghilterra controlla il marchio Mini. I tedeschi hanno già fatto sapere che intendono chiudere temporaneamente lo stabilimento Mini di Oxford il 1 aprile 2019. Secondo un portavoce, la decisione servirebbe a minimizzare eventuali rischi di approvvigionamento di componenti, in caso di una Brexit senza accordo. Macron si prepara.

BUSINESS

■ Il presidente francese Emmanuel Macron sta intensificando i tentativi di attrarre in Francia il maggior numero possibile di aziende in fuga dalla Gran Bretagna per effetto della Brexit. Corsi e ricorsi storici verrebbe da pensare, dato che nei primi anni ’80 la politica liberista di Margaret Thatcher aveva aperto le porte della Gran Bretagna agli investimenti stranieri. In particolare, i costruttori giapponesi di auto ne avevano subito approfittato, anche per superare il contingentamento: nel 1984 Nissan apre lo stabilimento di Sunderland, uno dei più importanti siti produttivi automobilistici del Regno Unito, che oggi conta più di 6.700 dipendenti.

Brexit, l’industria studia un piano B. COLIN FRISELL

Favorire gli investimenti stranieri Trentaquattro anni dopo è il presidente francese a fare quasi la stessa cosa, con l’intenzione di attirare capitali, creare nuovi posti di lavoro e di fare della Francia il polo di riferimento europeo per lo sviluppo di auto elettriche. La scorsa settimana, in occasione del Salone dell’Auto di Parigi, Macron ha organizzato una cena privata all’Eliseo invitando, tra gli altri, i capi dell’alleanza Renault Nissan Mitsubishi, Carlos Ghosn, il suo omologo di Psa (che comprende anche Opel e la sua sussidiaria inglese Vauxhall), Carlos Tavares, e il ceo di Jaguar Land Rover, Ralph Speth. Case preoccupate Il tentativo del presidente francese non è certo senza speranza. I manager delle principali case automobilistiche operanti nel Regno Unito da tempo esprimono forte preoccupazione per gli effetti negativi della Brexit, alcuni dei 4

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· 12 Ottobre 2018

■ LONDRA – La scadenza del 29 marzo – il giorno in cui ufficialmente il Regno Unito non farà più parte dell’Europa – si avvicina inesorabilmente e lo stallo nei negoziati tra il governo May e Bruxelles preoccupa sempre di più. La Smmt


– l’associazione dei costruttori auto inglese – ha preparato un “piano” per cercare di proteggere il settore automotive da una eventuale uscita troppo brusca dal mercato comune. Campo minato L’iniziativa si chiama “Brexit Readiness Program” e intende aiutare le imprese, soprattutto quelle medio-piccole che sono la grande maggioranza, ad affrontare il “campo minato” – come testualmente lo chiamano alla Smmt – di nuove difficoltà per le aziende, come l’insorgere di nuove tariffe, gli obblighi legati al ritorno delle frontiere, ma anche gli ostacoli all’approvvigionamento delle catene di montaggio e così via. Primo passo del progetto è la garanzia di una assistenza tecnica – legale e amministrativa – alle società. Una assistenza che spazierà dalle richieste dei vari Paesi esteri in termini di tassazione alla protezione dei dati, fino a un aiuto in termini di leggi sull’immigrazione. I costruttori temono anche che il ritorno delle frontiere possa creare disagi all’approvvigionamento delle merci, sia in entrata che in uscita dal Paese. Pronti al peggio Il ceo di Smmt, Mike Hawes non nasconde le sue preoccupazioni sulla situazione che si sta creando: “Una Brexit senza accordi commerciali chiari avrebbe conseguenze disastrose – ha detto – e con l’orologio che avanza inesorabilmente e i negoziati che non sembrano approdare a nulla dobbiamo essere pronti a qualsiasi evenienza e a fronteggiare gli scenari peggiori”.

INNOVAZIONE

corsia, fermandosi dove necessario e affrontando anche le uscite senza mai richiedere l’intervento del tecnico a bordo. Fondi pubblici Il merito va alla scelta del costruttore che ha in programma di mettere in commercio una driverless entro i prossimi 10 anni e ha investito in soluzioni altamente tecnologiche, fornendo occhi e orecchie al suo veicolo. Attingendo da fondi stanziati dal governo inglese per il programma UK Autodrive (si parla di circa 20 milioni di sterline), il costruttore ha dotato l’auto di sistemi Lidar all’avanguardia, sensori, scanner e sistemi di connessione sofisticati grazie ai quali i veicoli a guida autonoma saranno in grado di evitare pericoli, scansando pedoni e ciclisti e di spostarsi senza difficoltà anche nelle ore di punta. Mark Cund, a capo della Ricerca Veicoli Autonomi di Jaguar Land Rover, ha spiegato: “Le nostre auto senza conducente non soffrono la stessa pressione, frustrazione o fatica che invece capitano a un guidatore. Così sono in grado di tramutare una potenziale situazione stressante in una priva di stress”.

Range Rover Sport, La Cina autonoma in tangenziale. rallenta Jaguar Land Rover. BUSINESS

ELISA MALOMO

■ Sulle strade di Coventry, nelle West Midlands, il prototipo autonomo della Range Rover Sport ha terminato con successo un circuito completo della tangenziale della città, tristemente nota per la sua difficile percorribilità.

GIOVANNI BARBERO

Nodo di traffico La Ring Road di Coventry, snodo anche stradale al centro del’Inghilterra che serve una zona ad altissima industrializzazione, è nota per essere perennemente trafficata, con una quota molto alta anche di mezzi pesanti. La Range Rover Sport driverless ha percorso l’intero tracciato cambiando

■ Il gruppo Jaguar Land Rover chiuderà per due settimane, a partire dal 22 ottobre, il suo stabilimento produttivo di Solihull, nelle Midlands, a seguito del crollo delle vendite del 50% sofferto in Cina. Il calo della domanda si spiega anche coi dazi imposti dalla Cina sulle importazioni che derivano dalla guerra commerciale in corso tra Stati Uniti e 12 Ottobre 2018 ·

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■ LONDRA – Uber sciopera. Dalle 13 del 9 ottobre in Inghilterra (le 14 in Italia) gli autisti del servizio di taxi privati spengono per un giorno i motori a Londra, Birmingham e Nottingham. La protesta riguarda vari aspetti del lavoro. Intanto le tariffe. A Londra attualmente per usufruire di un passaggio da un conducente iscritto a Uber si pagano 1,25 sterline per miglio: la richiesta è che si passi a 2 sterline. I lavoratori vogliono anche una riduzione del 10% delle commissioni che versano alla società californiana. Inoltre lamentano la possibilità da parte dell’azienda di cancellare indiscriminatamente dalla propria app determinati conducenti, il che si traduce di fatto in un licenziamento in tronco.

la Repubblica popolare cinese. Secondo quanto dichiarato dal sindacato dei lavoratori Unite, non sarebbero a rischio i posti di lavoro. I dipendenti saranno comunque pagati. Dazi e guerra al diesel A fermarsi sarà anche un secondo stabilimento: la fabbrica di Castel Bromwich, dal mese di ottobre fino a inizio dicembre lavorerà solo tre giorni alla settimana. Influisce certamente su queste decisioni anche la crisi nella commercializzazione dei diesel che sta avvenendo in Europa: il 45% delle vetture dei marchi del gruppo viene venduto proprio con propulsori a gasolio. Su tutto questo aleggia lo spettro della Brexit: a oggi non si è ancora raggiunto un accordo tra Regno Unito e Unione Europea sulla presenza o meno di dazi d’importazione quando l’Inghilterra sarà realmente fuori dall’Europa. E rimangono dubbi anche sulla libera circolazione delle merci e della forza lavoro.

SMART MOBILITY

Già in tribunale Lo sciopero – che chiama in causa anche i clienti ai quali viene chiesto di non utilizzare l’app durante le 24 ore dell’astensione dal lavoro – è stato proclamato dalla Iwgb, l’associazione dei lavoratori del settore che da anni chiedono di essere riconosciuti come degli stipendiati di Uber e non come semplici collaboratori. Il caso è già finito in tribunale nel 2017, quando Uber ha perso il ricorso contro la decisione dell’Alta Corte di Londra che ha riconosciuto gli autisti come dipendenti. Tra poche settimane ci dovrebbe essere il pronunciamento finale della Corte di Appello. Sostegno politico Uber Uk, in una nota, ha ricordato di aver già fatto molte concessioni ai lavoratori nel corso dell’ultimo periodo, come i permessi di maternità e paternità e il diritto alla malattia. Inoltre l’azienda ha ricordato che, secondo uno studio indipendente, gli autisti guadagnano in media oltre 11 sterline all’ora al netto di tutte le commissioni. Lo sciopero dei conducenti di Uber è stato sostenuto apertamente da John McDonnell, cancelliere dello scacchiere (corrispondente al Ministro delle finanze) nel governo ombra laburista.

Regno Unito, Uber sciopera. Come cambia la Kia Ceed, orientale europea. BUSINESS

COLIN FRISELL

GIANLUCA PEZZI ■ Quando arrivò nel 2006 Kia Ceed, nel suo piccolo, fu una rivoluzione. Come ci ha raccontato Giuseppe Bitti, amministratore delegato di Kia Motors Company Italy, la fase di test aveva dato risposte così positive in termi6

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· 12 Ottobre 2018


nuove sospensioni indipendenti, tarature diverse per le molle ed uno sterzo più reattivo. Nel traffico di Milano riesce a destreggiarsi senza alcuna difficoltà, con il cambio molto reattivo nella versione sport, ma che forse ha un pizzico di ritardo nella modalità normale. L’assetto è gradevole, e quando la si porta fuori città il piacere di guida è accentuato da un’ottima tenuta di strada. Merito anche dell’Electronic Stability Control (Esc) e del il Vehicle Stability Management (Vsm) di serie. C’è anche il Torque Vectoring by Braking, per la gestione selettiva della frenata e del controllo del sottosterzo in curva, non sono penalizzati dalla massa della Ceed. C’è infatti da dire che il volume del bagagliaio è cresciuto di ben 97 litri rispetto alla versione precedente, arrivando a 625 litri, valore maggiore persino di alcune tourer del segmento D. ni di qualità, che l’azienda decise di portare la garanzia fino a 7 anni, cosa mai vista in precedenza. Da un certo punto di vista è stata proprio Ceed ha rappresentare una svolta per Kia, che ha puntato dritto verso la qualità delle proprie automobili. La nuova Ceed arriva oggi alla terza generazione dopo più di un milione e novecentomila esemplari prodotti nello stabilimento di Zilina in Slovacchia. Si: Ceed è europea in tutto e per tutto, essendo anche stata disegnata e progettata in Germania. Famiglia in crescita Un prodotto maturo, che si presenta nelle versioni cinque porte e wagon, alle quali si affiancherà la shooting brake vista durante la preview di Barcellona, ed in una ulteriore Cuv, ovvero Crossover Utility Vehicle. Una famiglia che vuole imporsi nell’affollato segmento C puntando, senza neanche troppo nasconderlo, al trono di Sua Maestà Golf. C’è da dire che i contenuti ci sono, grazie ad una linea sportiva e piacevolmente aggressiva, che non rinnega il passato ma con il quale vuole marcare un confine ben preciso. Rispetto alla versione precedente salta all’occhio immediatamente la linea dei finestrini, la cui base è ora quasi orizzontale mentre la parte superiore ha una curvatura opposta alla precedente versione. Montante posteriore più pronunciato, linea inferiore delle portiere che incontra il passaruota posteriore, proporzioni riviste: il risultato è più equilibrato e più dinamico, sia per la cinque porte sia per la station wagon. Grinta da vendere Salendo a bordo, si apprezza la qualità dei materiali. In generale, è come se grazie a tanti piccoli ritocchi, Kia abbia trovato la formula corretta. Ci sono importanti dettagli, come gli inserti in metallo cromato abbinati ad un mix di plastica lucida e plastica morbida al tatto. Tutto suona “pieno” e “solido”, con una bella sensazione di robustezza. Discorso simile per la consolle centrale, che sembra aver trovato la soluzione perfetta: pannello Lcd con tutti i comandi per l’infotainment e clima al posto giusto così come è corente la distinzione tra rotelle e pulsanti e le loro funzionalità. Quadro strumenti chiaro e immediato, con tasti funzione semplici sul volante. Kia Ceed è così amichevole, che ti da l’impressione di averla già guidata, anche se non è così. Provata nella versione wagon equipaggiata con il diesel 1.6 CRDi da 136 cavalli abbinato al cambio automatico DCT doppia frizione, si dimostra fin dai primi momenti una vettura scattante e grintosa. Ceed porta in dote

Infotainment ok Durante i viaggi fa bella figura il sistema infotainment “floating” disponibile nella versione con sistema audio e schermo touchscreen da 7 pollici, oppure nella versione navigatore con schermo da 8 pollici e Kia Connected Services di TomTom; l’integrazione con lo smartphone avviene grazie ad Apple CarPlay e Android Auto. Da sottolineare come la fluidità dello scorrimento delle schermate sia una delle migliori viste finora. Destano sempre un pizzico di meraviglia le funzionalità della guida autonoma, in questo caso di Livello 2. Il Lane Following Assist, ad esempio, attraverso una serie di sensori esterni è in grado di monitorare il traffico, di verificare la posizione degli altri veicoli rendendo possibili i cambi di corsia in totale sicurezza e la guida nel traffico più fluida. Il sistema agisce su sterzo, acceleratore e freno, controllando anche il mantenimento di corsia; è attivo da 0 a 180 chilometri orari. All’atto pratico si sentono piccole variazioni del volante, come se fossero degli “inviti” a sterzare, che è sempre possibile rifiutare semplicemente tenendo fermo il volante. Sul fronte sicurezza, si segnalano tra gli altri 7 airbag, il controllo dinamico della vettura Vehicle Stability Management e il controllo di trazione Esc. Prova silenziosa Caratteristiche queste, presenti ovviamente anche sulla cinque porte che abbiamo provato con il motore turbo benzina 4 cilindri T-GDi da 1,4 litri e 140 cavalli. Sostituisce il precedente Gdi 1.6 ma a fronte di una minor cilindrata offre il 4% di potenza in più e minori emissioni. Colpisce subito la silenziosità, così inaspettata da far pensare di essere a bordo di un veicolo elettrico. Il comportamento con il cambio automatico Dct doppia frizione in versione sport è bello grintoso, mentre risulta molto più rilassato in nella modalità “normal”, ed è giusto che sia così. Anche in questo caso lo spunto e l’assetto rendono la Ceed cinque porte benzina una vettura divertente da guidare. La gamma motorizzazioni propone anche il 1.0 turbo benzina a iniezione diretta T-GDi da 120 cavalliV, il 1.4 MPI da 100, il diesel 1.6 CRDi in versione 115 cavalli. Da segnalare anche il 1.4 da 100 cavalli in versione Gpl. Porte aperte in tutta la rete di concessionari il 13 e 14 Ottobre, con prezzi che partono da 19.750 euro per il 1.4 benzina per arrivare a 28.250 euro per il 1.6 CRDi da 136 cavalli. Per il lancio sono previsti una serie di vantaggi cliente fino ad un massimo di 5mila euro. 12 Ottobre 2018 ·

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AUTO E MOTO

Nissan Qashqai, un nuovo motore. CARLO CIMINI

cavalli (in listino solo a 2 ruote motrici) mentre la trasmissione automatica a doppia frizione a sette velocità (il Dct, al debutto per la Casa in questo segmento) si può scegliere solo per il secondo taglio di potenza, per un’esperienza di guida più fluida e dinamica. Interagisce con l’app In questa versione aggiornata, Qashqai è dotato del NissanConnect: il sistema infotainment, con display touchscreen da 7 pollici posizionato al centro della plancia, che prevede (su richiesta) l’integrazione con Android Auto e Apple Car Play, la possibilità di utilizzare il TomTom Premium Traffic (mappe di navigazione) e gli aggiornamenti software tramite smartphone o wifi. Inoltre gli utenti possono scaricare l’app Door to Door Navigation per poter interagire direttamente con l’auto e pianificare il percorso prima di salire a bordo. Guida assistita Confermato su Nissan Qashqai anche il sistema di assistenza alla guida ProPilot che monitora le varie fasi di sterzata, accelerazione e frenata. Conserva la distanza dal veicolo che ci precede (Intelligent Cruise Control), mantenendo la velocità (Traffic Jam Pilot) e aiuta il guidatore a tenere la vettura al centro della corsia (Lane Keep Assist). Prezzi Nissan Qashqai 1.3 benzina è in vendita a partire da 22.050 euro per il 140 cavalli e da 23.760 euro per il 160. Il diesel 1.5 dCi è in listino da 23.340 euro.

■ BARCELLONA – Nel cuore della Catalogna, Nissan presenta la versione di Qashqai equipaggiata con il nuovo motore benzina 1.3 litri, disponibile con 140 o 160 cavalli di potenza, conforme alle normative Euro 6d-Temp. Il propulsore è stato sviluppato all'interno della Alliance con Renault e in collaborazione con Daimler. Nei piani, il propulsore sarà prodotto in 1 milione di unità all’anno. Più pulito Nissan Qashqai – lanciato nel 2007, crossover tra i più venduti al mondo – sostituisce i 1.2 e 1.6 (da 115 e 163 cavalli) a benzina: rispetto ai precedenti motori, gli ingegneri dell’Alleanza sono riusciti a diminuire (-10%) le emissioni di anidride carbonica, -25% di ossidi di azoto e a dimezzare (-50%) il valore di particolato in numero di particelle (Pn). Alla Nissan prevedono un ulteriore calo del mercato dei diesel: solo il 16% del totale delle vendite del marchio nel 2022 dovrebbe essere a gasolio, contro il 25% delle elettrificate nello stesso anno. Nonostante ciò la Casa giapponese rinnova anche l’offerta per questa alimentazione e annuncia per il 2019 l’arrivo del nuovo 1.7 (ordinabile già da fine anno, in tre versioni tutte da 150 cavalli) che affiancherà l’attuale 1.5 dCi. Silenzioso e dinamico Durante le varie fasi di guida, il Nissan Qashqai con il 1.3 benzina risulta reattivo ma soprattutto silenzioso. Il cambio manuale a sei marce è disponibile sia per il 140 e il 160 8

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· 12 Ottobre 2018

AUTO E MOTO

Volvo V60 Cross Country, tra station e suv. MONICA SECONDINO ■ Presentata al Volvo Studio a Milano la seconda generazione della V60 Cross Country. La nuova proposta – più alta da terra di 60-75 millimetri, a seconda dei cerchi che vengono montati, rispetto alla versione normale – si colloca tra una station wagon classica e un suv e, oggi più che mai, ha una vocazione familiare. Presto elettrificata I primi modelli saranno in concessionaria nel gennaio 2019. La versione diesel D4 AWD da 190 cavalli ha prezzi


STORICHE

De Tomaso, ruggisce la pantera. MASSIMO TIBERI che partono da 50.700 euro, a fianco c’è un modello la benzina T5 AWD da 250 cavalli. Come per tutto il resto della gamma Volvo, sono in arrivo tra il 2019 e il 2020 anche i modelli elettrificati: plug-in, 100% elettrica e mild hybrid. Il bagagliaio è da 517 litri, più grande rispetto a quello delle concorrenti Audi A4 Avant e Mercedes C-Class. La V60 Cross Country è dotata di tutti i sistemi di sicurezza di ultima generazione, come l’Oncoming Lane Mitigation con frenata automatica assistita che sterza automaticamente per evitare possibili collisioni e in più frena per guadagnare spazio nel caso di una collisione inevitabile. Ci sono poi il Pilot Assist e il sistema di connettività Sensus. Omaggio a due ruote L’auto, insieme a XC40, V60 e XC60, sarà offerta anche con la formula del Care by Volvo, con i due abbonamenti disponibili, entrambi validi per 30.000 chilometri di percorrenza annua: Light e Premium. Il primo avrà un canone mensile di 750 euro, durata di 24 o 36 mesi e darà anche in omaggio un monopattino elettrico Nilox. Il messaggio potrebbe essere: arrivate in città, parcheggiate l’auto e utilizzate un mezzo alternativo per gli spostamenti brevi. Un suggerimento coerente con quello che ormai Volvo rappresenta: non più solo costruttore di auto ma gruppo che offre servizi più ampi di mobilità sostenibile. Chi sceglie l’abbonamento Premium avrà in omaggio una bicicletta elettrica Nilo, che ha fino a 25 chilometri di autonomia. Care by Volvo è una formula che sta crescendo molto e in Italia rappresenta il 7% delle vendite ai privati, il quarto mercato dopo Stati Uniti, Svezia e Gran Bretagna. Grandi numeri Volvo V60 Cross Country è l’undicesimo modello nuovo dal 2014 della casa di Göteborg oggi nelle mani dei cinesi di Geely. Si completa così il rinnovamento totale della gamma. I nuovi prodotti hanno spinto le vendite, arrivate a 571.577 unità a fine 2017. E per il 2018 si aspettano ancora numeri record, come ricorda alla presentazione milanese Michele Crisci, presidente e ad di Volvo Italia. Nel nostro Paese il mese di settembre ha visto un aumento delle immatricolazioni del 39% rispetto al settembre 2018, in un mercato che ha chiuso a -25%. A livello globale le cose non sono andate diversamente: dall’inizio dell’anno le vendite sono cresciute del 14,3%, con gli Usa che registrano un +29,8% e la Cina +16,8%.

■ Oltre vent’anni di vita produttiva è un tempo straordinariamente lungo per qualsiasi tipo di vettura e normalmente raggiunto soltanto da modelli di massa. Ma c’è un’eccezione, la carriera ultralongeva di una granturismo d’alto bordo, la De Tomaso Pantera. Un percorso, per certi versi accidentato, di quella che è stata comunque una protagonista nella ristretta cerchia delle auto d’elite. L’idea di una sportiva dalle prestazioni elevate da contrapporre soprattutto alle italiane di nobile blasone nasce, verso la fine dei Sessanta, in casa Ford nella fase in cui il marchio sta conquistando grandi successi in campo agonistico, in particolare proprio a danno delle Rosse di Maranello. I successi della GT40, per quattro volte consecutive vittoriosa alla 24 Ore di Le Mans e i mondiali di Formula 1 dove si fa onore il V8 Ford-Cosworth, spingono il management del colosso statunitense a volersi misurare anche nel mercato di serie al vertice delle prestazioni. Il vulcanico, intraprendente Lee Iacocca (sua creatura anche la Mustang), all’epoca vicepresidente del gruppo, per realizzare il progetto punta su Alejandro De Tomaso. L’ex pilota argentino è radicato nella modenese terra d’elezione delle supercar e già ha utilizzato meccaniche Ford per modelli artigianali come Vallelunga o Mangusta e con il Cosworth sta affrontando un tentativo nella massima Formula (non avrà fortuna). Tra Italia e America Nel 1971 entra così in scena la Pantera, disegnata da Tom Tjaarda per la Ghia e allestita dalla Vignale, allora entrambe nell’orbita dello stesso De Tomaso, e tecnicamente sviluppata da Giampaolo Dallara, che riprende lo schema a motore posteriore-centrale della GT40 e della Lamborghi12 Ottobre 2018 ·

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ni Miura,in quel periodo icona d’avanguardia del genere e della quale era stato uno degli autori. Sotto il cofano, un V8 d’impostazione yankee classica (un aste e bilancieri con carburatore quadricorpo) preso dalla famiglia Cleveland della Casa di Dearborn, di grossa cilindrata (5,7 litri), con cambio a cinque marce e 300 cavalli di potenza. I tratti aggressivi e il temperamento su strada sono adeguati al ruolo, ma gli allestimenti, che concedono un po’ troppo alle tendenze americane, sono sottotono per i livelli europei e la qualità costruttiva non è delle migliori. Nuove versioni Al favore iniziale del pubblico (il prezzo in America è assai competitivo nella categoria) segue presto un forte rallentamento delle vendite e la Ford, dopo l’avvento di nuove e restrittive normative nazionali, decide di abbandonare la Pantera. Non però De Tomaso, che dal 1974 prosegue l’avventura in proprio, senza raggiungere risultati commerciali significativi ma continuando ad affinare e migliorare la vettura con le versioni GT5 e GT5 S, per potenze di 330 cavalli, estetica dalle sottolineature piuttosto vistose e modelli derivati da competizione con discreto palmares. Negli anni Ottanta le vendite sono ormai con il contagocce e nel 1990 arriva un vero e proprio restyling dalla matita di Marcello Gandini, mentre il motore, sempre Ford, è un V8 di 4,9 litri ad iniezione da 305 cavalli. Siamo comunque al “canto del cigno”, con appena qualche decina di esemplari fino al 1993 che vanno ad aggiungersi ai circa 7mila realizzati complessivamente.

■ La nuova Ftr 1200 (anche nella versione S) porta su strada le due diverse anime del marchio Indian. Quella che si ispira alle gare americane di flat track, dove dal 2016 è la Ftr750 a dominare le scene, l’altra che trae ispirazione dal mondo delle custom. Tecnicamente tradizionali Il motore bicilindrico a “V” raffreddato a liquido deriva da un modello Scout, rivisitato in molti aspetti legati all’erogazione della potenza, oltre che alleggerito. I 1.203 centimetri cubici sono in grado di esprimere 120 cavalli a 8.250 giri al minuto, la coppia dichiarata è pari a 115 newtonmetri, a 6.000 giri. Il telaio delle Ftr 1200 e Ftr 1200 S è a traliccio, le ruote, come da migliore tradizione “flat”, hanno diametro 19 pollici anteriore e 18 posteriore. La forcella è a steli rovesciati, i freni Brembo adottano pinze a montaggio radiale. In entrambe le versioni, le sospensioni sono a marchio Sachs, nella “S” sono regolabili. Per abbassare il baricentro, e migliorare la maneggevolezza delle Ftr 1200, si è pensato di collocare il serbatoio sotto la sella con una capacità di 13 litri. Dotazione premium Fra le funzionalità premium vi sono l’illuminazione completamente a Led, un inconfondibile nuovo faro, la porta Usb a ricarica rapida ed il cruise control. La versione “S” ha in più la strumentazione tipo touch screen Lcd con schermo personalizzabile da 4,3 pollici e compatibilità Bluetooth. Oltre all’Abs Bosch Cornering e al sistema di controllo delle impennate. Entrambe hanno tre diverse modalità, la Sport, la Standard e la Pioggia, rispettivamente tarate per controllare la trazione in ciascuna condizione di guida. Le Indian Ftr 1200 e Ftr 1200 S saranno disponibili nel 2019. I prezzi non sono ancora stati comunicati.

AUTO E MOTO

Indian, due novità nel 2019.

Stop ai diesel: l’ora di Berlino.

ANTONIO VITILLO

PAOLO BORGOGNONE

SMART MOBILITY

■ Berlino scende in campo contro l’inquinamento provocato dai motori diesel. Le autorità della capitale federale tedesca – seguendo l’esempio di Amburgo, Francoforte e altre città della Germania – stanno pensando di vietare il transito in almeno 20 arterie del centro cittadino ai motori a gasolio fino a euro 4. Il divieto dovrebbe scattare entro il 2018. Per il 2019 sarebbe allo studio lo stop anche per i diesel euro 5. Secondo calcoli della potentissima organizzazione ambientalista Duh – che ha già denunciato per inadempienza la municipalità di Berlino, la causa verrà discussa all’inizio della prossima settimana – circa un sesto delle auto circolanti in città risentirebbe del divieto. Nella capitale abitano oltre 3 milioni e mezzo di persone. 10

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· 12 Ottobre 2018


L’obiettivo dell’agenzia guidata da Elaine Chao è adattare la normativa vigente ai grandi passi avanti compiuti dai costruttori nel campo dell’automazione, senza però trascurare la sicurezza e l’incolumità dei cittadini.

Politica per l’industria Il governo federale tedesco proprio nel corso della settimana ha presentato un piano che prevede l’abbattimento delle emissioni, chiedendo alle Case costruttrici nazionali di offrire degli incentivi per svecchiare il parco circolante delle diesel. Un’altra proposta sul campo è quella di un intervento sull’hardware che gestisce i gas di scarico. La Germania sta cercando di tutelare la propria industria azionale anche a livello europeo, proponendo ai partner continentali una riduzione programmata delle emissioni da auto e furgoni del 30% entro il 2030 rispetto al 2021.

Favorire il progresso Attualmente le case automobilistiche devono rispettare oltre 75 specifiche tecniche da implementare necessariamente nella propria flotta di vetture autonome. Molte di queste regole presuppongono la presenza umana a bordo durante i test. A riguardo, General Motors ha più volte sollecitato l’amministrazione americana ad alleggerire il carico normativo. Il costruttore di Detroit ha richiesto l’esenzione al rispetto delle leggi attualmente in vigore, per accompagnare il processo di avanzamento della Cruise Holding, la divisione per la guida senza conducente in collaborazione con Honda. Il progetto prevede l’utilizzo di veicoli driverless, privi delle componenti meccaniche ancora considerate indispensabili dall’agenzia statunitense, come appunto il volante e i pedali. Il prototipo Cruise Av – attesa secondo gli annunci del costruttore addirittura nel 2019 – li ha già eliminati entrambi.

SMART MOBILITY

Emissioni, Europa -40% Usa: autonome nel 2030. nuove leggi. INNOVAZIONE

EDOARDO NASTRI

SAMUELE MARIA TREMIGLIOZZI

■ L’Nhtsa, l’agenzia americana per la sicurezza stradale, è impegnata nella revisione delle norme di circolazione dei veicoli autonomi: il piano redatto, denominato “Automated Vehicles 3.0”, aggiornerà gli standard di sicurezza dei test e presumibilmente abolirà l’obbligo della presenza pedali e volante all’interno delle vetture driverless.

■ PARIGI – Mentre il mondo dell’automotive è riunito al Mondial de l’Automobile a Parigi per presentare le sue ultime novità, a 490 chilometri di distanza il Parlamento europeo presso la sede di Strasburgo ha approvato un progetto di legge sul taglio alle emissioni delle vetture. La posizione dell’Europarlamento, adottata in queste ore con 389 voti a favore, 239 contrari e 41 astensioni, è quella di un taglio alle emissioni delle nuove auto del 20% entro il 2025 e del 40% 12 Ottobre 2018 ·

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entro il 2030. La proposta iniziale della Commissione europea per il 2030 è stata quindi rivista al ribasso di ben cinque punti percentuali. Nuovi limiti per i costruttori Riviste anche le quote di mercato che dovranno avere i veicoli a zero e basse emissioni: 20% entro il 2025 e 35% entro il 2030. In caso di mancato adeguamento alle nuove disposizioni i costruttori verranno sanzionati. La palla passa ora al Consiglio europeo di Bruxelles che si riunirà il 9 ottobre per esprimere un parere. Dopodiché, inizieranno i negoziati tra Europarlamento e Consiglio Europeo. A questo punto, il testo tornerà al vaglio del Parlamento, per essere votato prima in commissione Ambiente e poi in plenaria. Infine, l’ultimo passaggio al Consiglio europeo per il sì definitivo. Trascorsi 20 giorni, il testo entrerà in vigore.

PAESE

“Corrente”, car sharing modello Bologna. MARINA FANARA

sporto pubblico, che già vanta un’esperienza in materia di car sharing tradizionale a postazione fissa. In questa prima fase, Corrente sarà operativo in un’area di 45 chilometri quadrati che coprono praticamente tutti i quartieri interni alla città ma, sottolinea Giuseppina Gualtiero, amministratore delegato di Tper, “non escludiamo la possibilità di estenderlo anche nell’area metropolitana, con la realizzazione di isole dedicate all’auto condivisa a impatto zero nei maggiori insediamenti produttivi ad alta domanda di mobilità”. Accesso in centro e preferenziali “Riteniamo che Corrente abbia una serie di caratteristiche premianti non solo in termini economici, ma anche come impatto sociale”, aggiunge l’assessore Priolo, “si tratta un’alternativa che si affianca alle altre soluzioni di trasporto, come il mezzo pubblico e il bike sharing, e quindi in grado di allontanare le persone dal paradigma dell’auto di proprietà come unico modo possibile per spostarsi”. Accesso illimitato in ztl, parcheggio gratuito sulle strisce blu e negli spazi riservati ai residenti e libero transito nelle corsie preferenziali (una concessione che il Comune riserva solo al car sharing esclusivamente elettrico), le auto di Corrente possono essere guidate anche da un neopatentato. Si pagano soltanto i minuti Il servizio è accessibile tramite app, disponibile per iOS e Android, attraverso la quale si può individuare e prenotare il veicolo più vicino, aprire e chiudere il noleggio e pagare on line. A proposito di costi, si paga solo il tempo effettivo di utilizzo (niente chilometri o altri balzelli): 20 centesimi al minuto è la promozione di lancio fino al 31 dicembre prossimo, mentre dal 1° gennaio 2019 il prezzo salirà a 25 centesimi. Gli abbonati annuali ai mezzi pubblici continueranno ad usufruire della tariffa promozionale, in più, chi si registrerà prima del prossimo settembre, avrà 15 minuti di noleggio gratuito. Zoe pulite a prova di pedoni Zero emissioni e anche zero rumore: un aspetto quello della silenziosità che è un valore aggiunto per l’ambiente, ma che potrebbe costituire un pericolo per i pedoni, soprattutto con disabilità visive. Per scongiurare questo rischio, le Renault Zoe sono dotate di un dispositivo sonoro d’allarme che scatta in fase di rallentamento (sotto i 30 chilometri di velocità), per esempio quando si trova in prossimità di un attraversamento pedonale.

■ “Non è solo un’operazione industriale, ma una vera scommessa per una mobilità innovativa e sostenibile”. Irene Priolo, assessore alla Mobilità di Bologna, annuncia così il lancio ufficiale del nuovo car sharing elettrico e a flusso libero: si chiama “Corrente” e partirà il prossimo 27 ottobre con 120 Renault Zoe alle quali se ne aggiungeranno ulteriori 120, a partire da Pasqua del prossimo anno. Presto anche fuori città Il servizio è gestito da Tper, l’azienda regionale del tra12

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Ricarica senza pensieri Le auto in flotta sono tutte a 5 posti e hanno un’autonomia di 300 chilometri. Sempre tramite app, è possibile verificare la carica residua del veicolo che comunque viene costantemente monitorata dal gestore: quando le batterie scendono al di sotto di un certo livello, sarà cura degli operatori ritirare il veicolo dalla strada e provvedere al rifornimento. “Vogliamo giocare un ruolo di protagonista in questa fase di transizione alla mobilità sostenibile e smart”, sottolinea Xavier Martinet, direttore generale di Renault Italia, “entro la fine dell’anno, in tutta Europa le Renault Zoe a batteria adibite al car sharing elettrico raggiungeranno quota 5.000”.


AUTO E MOTO

Vespa Elettrica, via alle vendite. ANTONIO VITILLO

■ Piaggio fa partire la commercializzazione online - sia dal sito ufficiale che da quello dedicato alla sua versione a batteria - della Vespa Elettrica, confermando così il suo ruolo di protagonista fra gli attori della mobilità “green”. In concomitanza con l’apertura del salone internazionale di Milano – Rho, l’Eicma (in programma dal 8 al 11 novembre) lo scooter a batteria arriverà anche nei concessionari europei e, a seguire, anche in quelli statunitensi ed asiatici. La versione definitiva della Vespa Eelettrica ha una “Power Unit” in grado di erogare 4 kilowatt, potenza che promette prestazioni superiori a quelle di uno scooter di 50 centimetri cubici a motore convenzionale. Specialmente se si considerano la partenza da fermo e lo spunto sulle salite, fasi della guida che il motore elettrico dovrebbe affrontare senza incertezze o cali di potenza.

100 chilometri di autonomia La Vespa Elettrica promette un’autonomia fino a 100 chilometri, distanza che dovrebbe essere raggiunta indipendentemente che si guidi nel traffico o fuori città. Ciò grazie sia a una batteria agli ioni litio di ultima generazione sia per l’adozione di un efficace sistema di recupero dell’energia cinetica in decelerazione, il Kers (Kinetic Energy Recovery System). La ricarica completa richiede 4 ore; il cavo è custodito nel vano sottosella, la spina può sfruttare la normale presa a muro presente nel box o quella di una colonnina di ricarica pubblica. Il prezzo è di 6.390 Euro. Diverse sono le opportunlità di acquisto rateale proposte da Piaggio, mentre è possibile includere nel pacchetto servizi anche il Vespa Care. 12 Ottobre 2018 ·

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LIFESTYLE

Sixto Rodriguez, da Detroit, duro e puro. GIUSEPPE CESARO

■ Si può essere una rockstar e rimanere sconosciuti? Si può diventare un idolo, un simbolo, un “maître à penser” per generazioni, senza nemmeno saperlo? Per quanto possa apparire assurdo, si può. Sixto Rodriguez – songwriter americano di origini messicane, nato a Detroit il 10 luglio 1942 – ne è la prova. Prova vivente, anche se, per anni – dato che nessuno sapeva chi fosse né dove fosse – lo hanno creduto morto. Secondo alcuni si era sparato un colpo di rivoltella. Secondo altri, si era dato fuoco sul palco al termine di un’epica performance. Talmente epica, da essere soltanto un mito. La verità è che uno dei cantautori più originali e significativi della scena rock, continuava la sua umile vita di muratore, a Woodbridge – oscuro sobborgo della “Città dei motori” – del tutto ignaro del clamore e della venerazione che circondavano il suo nome. Ma chi è, allora, Sixto Rodriguez: questo rocker duro e puro del quale – se non fosse stato per due appassionati fan sudafricani – il mondo non avrebbe saputo mai nulla? Città di auto e musica Metà anni Sessanta: Sixto – sesto figlio di una famiglia di 14

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condizioni decisamente modeste – lavora come operaio nell’industria dell’auto. Cosa tutt’altro che insolita in una città soprannominata, non a caso, “Motor City”. Detroit, però, non è solo auto: è anche musica. Avete, forse, dimenticato il travolgente “Motown Sound”? Vi dicono qualcosa nomi immortali come Jackson 5, Stevie Wonder, Diana Ross, The Temptations, Marvin Gaye, The Four Tops, Gladys Knight, Lionel Richie o Smokey Robinson? Sappiate, allora, che sono tutte stelle lanciate nel firmamento soul e rhythm and blues da un’etichetta (fondata da un ex operaio Ford: Berry Gordy) il cui nome nasce proprio dalla fusione delle parole “motor” e “town”. Niente di strano, dunque, se l’operaio Sixto imbraccia una chitarra e comincia a scrivere canzoni. La sorpresa è che non si tratta di canzoni qualunque. Sono canzoni vere: solide, ruvide, impegnate. Con testi che non hanno nulla da invidiare a quelli di autori infinitamente più blasonati di lui. Canzoni che Sixto interpreta con rigore quasi messianico e una voce intensa e graffiante, che appassiona chiunque l’ascolti. Una sera, viene scoperto in un locale e lanciato dalla californiana Sussex Records


sifiche (nel 1998 “Cold Fact” è disco di platino in Sudafrica e cinque volte platino in Australia), lui – all’oscuro di tutto – continua la sua vita umile di sempre, trovando persino il tempo di studiare e prendere una laurea in filosofia. La svolta, però, è dietro l’angolo. Si chiama Internet e corre sul filo. L’autore di “Sugar Man”, “The Establishment Blues” e “Crucify Your Mind” ha, ormai, legioni di fan sparse un po’ ovunque. Sono in troppi a chiedersi cosa ne sia di lui. Chi è? È vivo? È morto? Dov’è? Cosa fa? Alla fine degli anni Novanta, cominciano a nascere siti che raccolgo informazioni su di lui. Un giorno, una delle figlie di Sixto capita su uno di questi – “The Great Rodriguez Hunt” (“La grande caccia a Rodriguez”) – prende mouse e tastiera e scrive una mail. Ringrazia per l’attenzione, dice che suo padre è vivo e sta bene, e lascia un numero di telefono dove rintracciarlo.

che gli fa incidere due album: “Cold Fact” (1970) e “Coming From Reality” (1971). Dylan latino Il “Dylan latino”, come viene subito soprannominato, vende, però, pochissime copie. La casa discografica gli dà, prontamente, il ben servito e il nostro se ne torna alla sua vita di operaio, scomparendo in quell’anonimato nel quale resterà avvolto per decenni. “Se avessi deciso di continuare a scrivere canzoni – dichiarerà molti anni dopo – non avrei potuto lavorare. E io ne avevo un bisogno assoluto. Chiunque, di fronte alla prospettiva di fare la fame, avrebbe fatto la mia stessa scelta”. Le sue canzoni, però, non ci stanno; non si danno per vinte. Non ne vogliono sapere di chiuderla lì. Sanno di valere e cominciano a girare il mondo alla ricerca del loro pubblico. E così, mentre il canta-muratore si alterna tra demolizioni e ricostruzioni, le sue note e le sue parole cominciano a farsi conoscere e amare. Prima in Australia, poi in Nuova Zelanda, infine in Sudafrica. Rockstar a sua insaputa Ed è proprio qui che accade l’inimmaginabile: le ballad del “Dylan latino” diventano, infatti, colonna sonora della lotta contro l’apartheid. I testi che sparano a zero contro l’establishment e cantano il riscatto di oppressi, sfruttati ed emarginati, diventano le parole d’ordine di chiunque lotti per la libertà. (Un “pubblico”, sempre troppo vasto sul nostro pianeta, purtroppo). Sembra che, tra i suoi fan, ci sia persino Steve Biko. I dischi di Rodriguez vanno a ruba. Ma anche all’indice. La radio li censura e il regime fa graffiare tutte le copie sulle quali riesce a mettere le mani. Obiettivo: renderle inascoltabili. Non serve. Al contrario: le vendite aumentano. E quella di Sixto – complice probabilmente l’alone di mistero che lo circonda – diventa una figura mitica. Letteralmente, una volta tanto. Riscatto online Dall’altro lato dell’Oceano, però, l’operaio-muratore non sa nulla. E, mentre qualche furbacchione si mette in tasca le royalty dei suoi dischi, che cominciano a scalare le clas-

Vita da Oscar È a questo punto che la leggenda incontra la storia. Una storia talmente bella che riesce addirittura a vincere sulla leggenda. Tanto che il docu-film ispirato alla vicenda di Sixto – “Searching For Sugar Man” – vincerà addirittura l’Oscar 2013 per il miglior documentario. Quella dell’operaio-muratore-filosofo-cantautore è una storia di riscatto. Riscatto morale, soprattutto. Perché, anche se oggi gira a colpi di “tutto-esaurito” tra i palchi più importanti del mondo, Sixto è rimasto l’uomo di sempre. Duro e puro. I soldi non l’hanno cambiato. Anche perché li lascia a figli e amici. Lui continua a vivere nel sobborgo di sempre, nella casa che salvò dalla demolizione nel 1976, acquistandola dal governo del Michigan per l’iperbolica cifra di cento dollari. Non ha auto, né computer né televisore. Qualche anno fa, la figlia – stanca di essere costretta a cercarlo in giro per tutto il quartiere – gli ha regalato un cellulare. “Vive una vita molto spartana”, ha commentato. “Dice che ci sono tre bisogni fondamentali: cibo, vestiti e riparo. Tutto il resto è ciliegina”. “Quindi volete sapere il segreto della vita?”, ha chiesto ‘l’uomo che visse due volte’ al suo pubblico, durante un concerto. “Tutto quello che dovete fare è continuare a inspirare ed espirare. Questo è il segreto importante. Non dimenticatelo”.

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AUTO FOCUS

Sunderland,

Viaggio tra la gente che ha votato a maggioranza sì alla Brexit: “Il lavoro con i giapponesi è nostro, non di quelli che stanno a Bruxelles”.

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Anno 118°

Nuova serie • Anno 1 • Numero 2 • Dicembre 2016 • €3,00

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Pubblicazione Mensile

PUBBLICATO SUL NUMERO 2 - DICEMBRE 2016

Donne al volante

PAOLO BORGOGNONE ■ Sunderland – Al Museum&Winter Garden, tre minuti a piedi dalla stazione ferroviaria, fino al 2 gennaio è aperta una mostra che celebra il momento in cui la storia di questa parte del nord dell’Inghilterra è cambiata. È accaduto più o meno trent’anni fa, quando, grazie a un robusto aiuto economico e a una detassazione mai vista dell’allora governo conservatore guidato da Margaret Thatcher, Nissan decise di impiantarsi qui, creando il suo primo grande stabilimento d’auto sul Vecchio Continente, su terreni di proprietà della Royal Air Force. L’arrivo del colosso giapponese compensò la chiusura delle miniere di carbone di Durham e delle attività portuali alla foce del Tyne, il fiume di Newcastle: era il 1986 e la prima Nissan Bluebird uscì dalla catena di montaggio. L’auto è ancora oggi visibile al museo cittadino. La Nissan Motor Manufacturing Uk (abbreviato in Nmuk ) dà lavoro a 7.000 dipendenti nello stabilimento che sorge lungo le rive del Wear e, grazie all’indotto, ad altre 30.000 persone nel settore. Un terzo della produzione inglese di automobili e il 26% di quella europea del costruttore giapponese viene da qui.

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In alto, la veduta di uno dei due ponti d'ingresso alla città di Sunderland A destra, in alto il trenino che prendono i lavoratori Nissan per recarsi in fabbrica; in basso un operaio alle prese con il telaio di un’auto.

Nessuna fabbrica automobilistica inglese ha mai raggiunto la produzione di 400.000 auto all’anno: qui se ne fanno mezzo milione. Intorno a una città da 170.000 abitanti, ci sono oltre 300 società automotive, per un valore di 11 miliardi di sterline di vendite e oltre 5 miliardi di esportazioni. Un 61% di Sì Eppure, quando nel giugno scorso il Paese è stato chiamato ad esprimersi sul referendum pro o contro la permanenza nella Unione Europea, il distretto di Sunderland è stato quello che ha votato più nettamente per la Brexit, con il 61% di sì. Un salto nel buio? Forse, ma come ci dice Phil Wilson, parlamentare laburista della

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zona e strenuo sostenitore del “remain”, “nessuno nel mio collegio ha votato per diventare più povero o per mettere a repentaglio il proprio posto di lavoro”. Allora, perché? Alan, che lavora in un’officina a due passi dal bianchissimo “Stadium of Light” dove gioca il Sunderland FC, squadra di calcio locale e uno dei pochi orgogli di questa gente, ha le idee chiare, aperte come le vocali che pronuncia nel suo inglese del nord: “Non abbiamo niente qui, dear (pronunciato “daar”, così ti si rivolgono tutti da queste parti). Non siamo fortunati come i Londoners che possono lucidare le loro Porsche. Mio nonno e mio padre lavoravano duro al porto e tutto è finito. Mio padre è riuscito ad entrare alla Nissan, ma a che prezzo...


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Paolo Borgognone.

Paolo Borgognone.

Lo sai che i giapponesi hanno preteso un solo sindacato dentro la fabbrica? Per diminuire le tensioni, dicono loro”. La sua faccia dice tutto. Andrea, che lavora nel turismo, la pensa uguale: “I turisti si fermano 50 miglia più a sud, alle North York Moors, il parco nazionale. O a nord, verso la Scozia, nei camping lungo la costa a Berwick. Qui non ci viene nessuno. A vedere che?”. Europa sì, Europa no, a Sunderland non hanno dubbi: “Per noi Londra è un concetto lontanissimo – dice John, che alla Nissan ci ha lavorato, settore verniciatura – e Bruxelles è solo una parola. Non ci hanno dato mai una mano. Abbiamo solo noi stessi su cui contare. E dobbiamo difendere il nostro lavoro, soprattutto dall’invasione di chi viene

da fuori. Per questo vogliamo i nostri confini, non possiamo far decidere ad altri. E se questo creerà qualche problema, pazienza. Li affronteremo”. M.J. è un operaio Nissan, come suo fratello: “Non siamo stupidi e sappiamo che se i giapponesi se ne andassero questa parte dell’Inghilterra sarebbe morta. Ma a lavorare qui ci siamo noi, non quelli di Bruxelles, quindi i rapporti con i giapponesi, e anche i benefici dei loro investimenti, devono riguardare noi e non l’Europa”. Let's see, vedremo La maggior parte delle persone che incontriamo resta abbottonata sul futuro e sulle prospettive. Molti rispondono “let’s see”, “vedremo”, e lo stesso

“Non siamo fortunati come i Londoners che possono lucidare le loro Porsche. Mio nonno e mio padre lavoravano duro al porto e tutto è finito”

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Paolo Borgognone. Paolo Borgognone.

Nissan sta costruendo, a nord dello stabilimento, l’International Advanced Manufacturing Park che creerà altri 5.000 posti di lavoro

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atteggiamento si incontra cercando di strappare due parole al sindacato locale. “Si lavora – è il commento non ufficiale – affinché il rapporto tra Sunderland e la Nissan continui proficuamente per entrambi. Il voto a favore della Brexit non è stato un tradimento verso l'azienda giapponese. Non ci aspettiamo tradimenti da parte loro”. L’intesa raggiunta fra la premier Theresa May e l’amministratore delegato di Nissan Carlos Ghosn, che ha permesso di confermare la produzione a Sunderland della nuova Qashqai e di aggiungere sulla linea la X-Trail, sembra andare in questa direzione. Paul Watson, una carica che è l’equivalente del sindaco della città,

festeggia: “L’annuncio della produzione dei nuovi modelli Nissan a Sunderland rappresenta un voto di fiducia per tutta la città. Ed è un tributo all’eccellenza della forza lavoro di questa zona. Sunderland si conferma un gioiello della corona Nissan”. Il meglio deve ancora venire L’accordo ha per adesso spazzato via molte nuvole, come succede con il vento del mare del Nord sopra il Wearmouth Bridge, il ponte verde simbolo della città. E, come amano ripetere da queste parti, il meglio deve ancora venire. Sempre grazie alla Nissan si sta costruendo, a nord dello


novra: un salto indietro nel tempo. A bordo, famiglie di immigrati del Bangladesh e del Pakistan con tanti bambini dagli occhi profondi, qualche studente diretto all’università, forse al nuovissimo City Campus appena aperto vicino la stazione centrale, uno dei fiori all’occhiello della Sunderland che guarda al domani. E ancora un paio di coppie dell’est – uomini coi capelli rasati, donne bionde con le sporte della spesa – e una nonna in stile Old England che legge il Sun e si sofferma sulla notizia della morte di un ex cantante pop anni ’80, tornato in auge grazie ad un reality show. Vecchia Inghilterra, mica il Giappone.

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Paolo Borgognone.

stabilimento, l’International Advanced Manufacturing Park che creerà altri 5.000 posti di lavoro per tutta la regione del Tyneside: per l’occasione verrà realizzato un nuovo ponte sul Wear da cento milioni di sterline. Altri soldi, oltre un miliardo, arriveranno entro il 2024 per il miglioramento delle infrastrutture e dei collegamenti. Sunderland ne ha bisogno. Lo si capisce dal treno, non dalle auto giapponesi, quando giunti al binario 6 della stazione di Newcastle, siamo stati accolti da una specie di littorina. Due soli vagoni, sedili da autobus anni ’50, porte aperte a mano dal capotreno con una complicata ma-

In alto a sinistra, Darvin Motors; in basso una Nissan Leaf si ricarica ad una colonnina. Al centro, un cartello pubblicitario dell'omonima squadra di calcio del Sunderland, molto seguita in città. Sopra, il “controllo” di qualità delle vetture nell'impianto Nissan.

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l'Automobile Week 57  

Il settimanale online de l'Automobile (12 - 18 ottobre)

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