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Settimanale digitale • Anno 2 • Numero 42 • 25/05/2018

Supplemento settimanale a l’Automobile.

INNOVAZIONE I MOTORI I LIFESTYLE

Batteria vincente. PAOLO BORGOGNONE ■ “Il futuro appartiene a chi si prepara per esso già oggi”. Sagge parole di Malcolm Little, meglio noto come Malcolm X, leader della battaglia per i diritti civili degli afro-americani negli Usa. Lo sanno bene quelli che hanno scommesso su un domani a batteria per la nostra mobilità, magari sentendosi come dei pionieri in viaggio su un terreno sconosciuto. Chi ci ha sempre creduto e ha iniziato a lavorare al futuro già da anni, scopre che il domani è realmente dietro l’angolo e appartiene senza più alcun dubbio alle

auto a batteria. Che diventeranno, progressivamente, la normalità come ci dicono i sondaggi e le ricerche di mercato. Un fenomeno che riguarderà anche l’Italia, tradizionalmente a rimorchio di società più rapide a cogliere i cambiamenti e che viene confermato dai continui progressi tecnologici che ci siamo divertiti ad andare a scoprire: colonnine che scompaiono per non impattare l’ambiente circostante, batterie che (si spera) si ricaricheranno nel tempo che ci vuole a fare un pieno, accumulatori che ci porteranno in giro per 800 chilometri senza doversi fermare. È il futuro, e inizia oggi. 18 Maggio 2018

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18 Maggio 2018


BUSINESS

2040, l’elettrico vince. SAMUELE MARIA TREMIGLIOZZI

■ Oggi le auto a batteria sono nel mondo più di 1.6 milioni, una crescita non trascurabile se si considera che nel 2014 ne circolavano solo poche centinaia di migliaia. Nello studio Electric Vehicle Outlook 2018, gli analisti di Bloomberg New Energy Finance prevedono una mobilità a zero emissioni entro il 2040, anno in cui un’auto su tre sarà elettrica. La Cina, principale teatro del cambiamento, assorbirà nei prossimi 7 anni più del 50% della domanda globale di veicoli a batteria. Vita breve per i combustibili fossili: tra 22 anni il mercato del petrolio diminuirà del 90% rispetto a quella attuale vale dire 7.3 milioni di barili in meno al giorno. Crollo inevitabile del prezzo al kilowatt delle batterie già sceso del 79% negli ultimi sette anni. Particolare interesse anche per il trasporto pubblico cittadino: entro il 2030, l’84% dei bus prodotti saranno elettrici. La spinta di Pechino La politica di elettrificazione intrapresa dalla Cina prevede lo stanziamento di sussidi statali finalizzati ad alimentare l’industria delle auto a zero emissioni. Le case costruttrici locali sono incentivate ad investire attraverso un sistema di “crediti” elaborato dal governo in vista dei limiti recentemente imposti. Con le norme entrate in vigore lo scorso anno, Pechino ha stabilito il primo obiettivo: entro il 2019 le auto vendute dovranno essere – per il 10% – elettriche o ibride, percentuale destinata a salire di 2 punti entro la fine del decennio. Le richieste riguarderanno tutte le casa automobilistiche che producono o importano nel paese più di 30mila unità. Chi non rispetterà i limiti previsti pagherà delle sanzioni o sceglierà di acquistare “crediti” dai concorrenti più

virtuosi. Contribuiscono alla progressiva elettrificazione anche gli incentivi destinati a chi acquista auto elettriche e le continue limitazioni nella circolazione di mezzi ad alimentazione tradizionale. Secondo gli analisti di Bloomberg, la politica intrapresa dal governo cinese farà sì che circa la metà delle auto vendute in Cina nel 2030 saranno elettriche. Occhi sul trasporto pubblico Attualmente i bus alimentati a batteria sono poco più di 300mila in tutto il mondo, la maggior parte dei quali circolanti tra le strade dei principali centri urbani cinesi. I mezzi pubblici elettrici, oltre a non intaccare la qualità dell’aria, presentano dei costi operativi inferiori rispetto agli esemplari mossi da motori tradizionali. Le analisi condotte dell’agenzia statunitense prevedono 2.3 milioni di bus a zero emissioni entro il 2040. Il prezzo delle batterie A fronte all’aumento della capacità produttiva di batterie, pari a 400 gigawatt entro il 2021 (3 volte in più a quella attuale), cresce la domanda di litio. Lo sviluppo dell’industria di questo elemento consentirà una diminuzione del prezzo al chilowattora delle batterie, già sceso del 79% negli ultimi 7 anni (nel 2010 il prezzo era di 1.000 dollari per kilowattora, contro i 209 del 2018). Importante anche la diminuzione del 70% della componente di cobalto, sempre meno presente nel mercato delle auto elettriche. Secondo gli analisti, entro il 2025, è attesa una ulteriore riduzione del 40% del prezzo delle batterie che si attesterà intorno ai 100 dollari per chilowattora. 25 Maggio 2018

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INNOVAZIONE

Un italiano su due vuole l’automobile elettrica.

INNOVAZIONE

Italia, quanto vale la nuova mobilità. PATRIZIA LICATA

ELISA MALOMO

■ A Verona in occasione dell’Automotive Dealer Day, evento europeo del settore automotive, è emerso da un sondaggio che nell’acquisto dell’auto nuova 1 italiano su 2 prende in considerazione quella ad alimentazione elettrica. A condurre la ricerca è stata Quintegia. Inversione di marcia I dati ottenuti dalla ricerca, ribaltano quelli del mercato italiano nel primo quadrimestre 2018, secondo cui la scelta delle alimentazioni alternative (gas, ibride e elettriche) non supera il 14%. Ad oggi le preferenze dei consumatori intervistati vedono al primo posto le auto ibride con il 61%, al secondo le elettriche con il 50% seguite da quelle a gas che hanno conquistato il 43% del campione. Una vera inversione di tendenza che vede i proseliti del diesel arrestarsi e non oltrepassare il 37%. Open mind La propensione all’elettrico da parte dei consumatori si riscontra sicuramente nei numerosi benefici dei veicoli a batteria che vanno da quello ecologico a quello economico, mentre il 44% dei potenziali acquirenti dichiara di voler un’auto elettrica perché spinti dal fascino di possedere l’auto del futuro. Luca Montagner di Quintegia commenta i dati rivoluzionari del sondaggio e rivela: “Tra coloro che intendono concludere l’acquisto, entro l’anno ben il 68% si dichiara aperto alle auto elettriche e solo il 2% ha un atteggiamento di chiusura”. 4

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18 Maggio 2018

■ Secondo un sondaggio condotto dal Mobility Think Tank di EY il 50% degli italiani (almeno quelli intervistati dalla società di analisi e consulenza) è pronto a sostituire l’auto a benzina con un modello elettrico o ibrido. Una buona notizia, almeno a leggere i dati globali e gli scenari presentati: in Europa nel 2050 oltre l’80% della popolazione vivrà nei centri urbani (nel mondo sarà in media il 60%) e i passeggeri dei mezzi di trasporto triplicheranno. Se queste soluzioni di trasporto continueranno ad essere soprattutto automobili e autobus alimentati da combustibili fossili, anche inquinamento atmosferico e incidenti si moltiplicheranno: nel 2030 la congestione del traffico potrebbe costare all’Italia 15 miliardi di euro. Meglio puntare quindi su veicoli ibridi ed elettrici. Oppure andare anche oltre: rinunciare del tutto alla proprietà a favore del car sharing come dichiara il 18% degli italiani intervistati. La soluzione condivisa D’altronde il car sharing è una novità consolidata (a Roma lo conosce il 76,8% del consumatori, a Milano il 72,7%) e apprezzata (il 95% degli utenti è soddisfatto), ma solo l’1,4% ha colto l’occasione per dar via la seconda auto di proprietà. Anche se dovrebbe sempre più sposarsi a flotte elettriche, come indicato nelle conclusioni dello stesso studio. Il car sharing spinge anche l’economia: se il mercato italiano dell’automobile vale 200 miliardi, oltre il 10% del Pil nazionale, in questa cifra ci sono oggi un po’ meno vetture e un po’ più servizi. Perché l’auto è anche questo: un noleggio on-demand, come e quando serve. In Italia l’automobile di proprietà è il mezzo di spostamento preferito sia per andare al lavoro (la usa il 73% degli italiani) sia nel tempo libero (la sceglie il 67%); l’83% degli italiani possiede almeno un’auto nel suo nucleo familiare.


SMART MOBILITY

PAESE

California, Cobat, Uber e Lyft la sfida solo elettriche. elettrica. GLORIA SMITH

MARINA FANARA

■ Si chiama E-CAr ed è la proposta di legge con cui lo Stato della California vuole imporre ai servizi di ride hailing o taxi privato come Uber e Lyft di usare veicoli a emissioni zero. A partire dal 2023 Uber e le altre dovranno realizzare il 20% dei loro viaggi (misurati in chilometri percorsi) con veicoli a impatto zero per salire al 50% nel 2026 e al 100% nel 2030. “Ha perfettamente senso: stiamo rendendo elettrici i veicoli che saranno sempre più spesso preferiti all’auto privata”, ha dichiarato la senatrice democratica Nancy Skinner che sponsorizza la legge.

■ “Combatti per il tuo futuro: è questo il nostro slogan, ci crediamo da trent’anni, da quando ha inizio la nostra attività”. Prima di illustrare i risultati raggiunti nell’ultimo anno, Giancarlo Morandi ha voluto ribadire la filosofia del consorzio da lui presieduto: il Cobat, specializzato nel trattamento di materiali che, terminato il proprio ciclo di vita, sono destinati a essere buttati con gravi rischi per l’ambiente.

Energia pulita Lo Stato americano sul Pacifico, guidato dal governatore democratico Jerry Brown, porta avanti con determinazione le sue politiche ambientali: nei giorni scorsi ha reso obbligatorio per tutti i nuovi edifici dotarsi di pannelli solari. La proposta E-CAr (Electrify California Ride-hailing) è in discussione al Senato della California e dovrà passare anche al vaglio della Camera. Impatti e paradossi Uber e la sua concorrente Lyft hanno sede in California e qui impiegano 200.000 conducenti: l’impatto è notevole, tanto che Uber ha preferito per ora il no comment sulla legge mentre Lyft si è già detta scettica. Ma la California, che ha gli standard sulle emissioni inquinanti più severi degli Stati Uniti (almeno finché Trump non ordinerà il passo indietro), vuole far fronte a un paradosso della nuova mobilità: più persone lasciano l’auto a casa e utilizzano i servizi di ride hailing, col risultato che il traffico – e quindi lo smog – non diminuiscono. Col ride hailing elettrico, problema risolto. Forse.

Tutto si recupera Nella lista dei prodotti trattati da Cobat, ci sono le batterie esauste delle automobili, pile “scariche” di tutti i tipi, pneumatici fuori uso, lampadine di vario genere, elettrodomestici, computer, televisori, monitor e altre apparecchiature elettriche ed elettroniche. “Lavoriamo ispirandoci a un modello di città dove non si getta niente, non ci sono scarti irrecuperabili, ma tutto può essere riutilizzato secondo quel concetto di economia circolare prezioso per una società sostenibile e per l’ambiente. I risultati raggiunti ci confermano che siamo sulla buona strada: in trent’anni abbiamo riciclato 5 tonnellate di rifiuti, 20 volte il peso del Colosseo”. Logistica anti smog Il trend in salita è confermato dal Rapporto 2017 presentato dal consorzio: 140 mila tonnellate di materiali recuperati e trasformati per altri usi, percorrendo quasi 2 milioni di chilometri, con una riduzione degli inquinanti di oltre il 57% rispetto al 2016. Un taglio alle emissioni ottenuto anche grazie al rinnovo del parco mezzi per il trasporto dei rifiuti (oggi circa la metà è composto da veicoli Euro 5 ed Euro 6) e all’adozione di un sistema logistico più razionale che ha permesso di ottimizzare i carichi e di diminuire viaggi ed emissioni. 25 Maggio 2018

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Sfida elettrica Ora si guarda avanti e uno degli obiettivi è la mobilità sostenibile del futuro, in particolare quella elettrica. “La sfida che ci attende è legata all’inevitabile diffusione dell’auto a zero impatto ambientale: oltre alle infrastrutture di ricarica, alle fonti rinnovabili per produrre l’energia, ci sarà anche il problema di come riciclare le batterie quando saranno esaurite. In particolare, i materiali rari e preziosi che si trovano al loro interno: litio, nickel e cobalto. Recuperarli è assolutamente necessario, non solo per problemi di inquinamento, ma anche per riutilizzarli, visto che non si trovano facilmente in natura”. Batterie da riciclare Le difficoltà, al momento, sono legate all’assenza di una tecnologia sostenibile ed economia. I sistemi attualmente adottati, infatti, sono proibitivi sia in termini di costi che di rischi per la salute e per l’ambiente (il trattamento esige l’uso di sostanze pericolose come cloro e idrogeno). “Noi siamo pronti a fare la nostra parte affinché l’auto elettrica sia veramente a impatto zero, ovvero occuparci del riciclo delle tante batterie”, dichiara Morandi. “Per questo”, conclude il presidente, “stiamo lavorando con il Cnr (Centro nazionale delle ricerche) per mettere a punto una tecnologia innovativa e abbiamo aderito alla Carta metropolitana per la mobilità elettrica, sottoscritta l’anno scorso a Milano, per condividere questo grande progetto con le città e i suoi decisori”.

SMART MOBILITY

dalla rete nazionale permettendo di produrre, stoccare e gestire l’energia, utile anche a ricaricare eventuali veicoli elettrici, nelle ore notturne o nelle giornate con nuvole o pioggia. Stile di vita sostenibile “Nissan Energy Solar permette agli utenti di risparmiare sui consumi elettrici e di adottare uno stile di vita più sostenibile e più ‘verde’ – ha dichiarato Gareth Dunsmore, direttore dello sviluppo veicoli elettrici di Nissan – oltre 880.000 persone nel Regno Unito utilizzano già i pannelli solari e questa soluzione completamente integrata consentirà di aumentare in modo esponenziale il numero di utenti del fotovoltaico nei prossimi anni”.

BUSINESS

Nissan, Tesla: energia pulita cercasi litio. con le batterie usate. FRANCESCO GIANNINI

PAOLO ODINZOV ■ Per adesso è disponibile nel Regno Unito ma non è escluso che prima o poi possa arrivare anche da noi. Parliamo del programma Nissan Energy Solar, dedicato al mercato retail, che unisce un sistema di generazione di energia fotovoltaico a una unità di stoccaggio della corrente elettrica xStorage Home per le abitazioni domestiche, realizzata con le batterie dismesse dei veicoli elettrici del marchio giapponese. Consumi ridotti fino al 66% Secondo i tecnici della Nissan, il programma Nissan Energy Solar, che sfrutta per il funzionamento un avanzato software di gestione, consente una riduzione dei consumi di elettricità domestici fino al 66%. Oltre a una maggiore indipendenza 6

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25 Maggio 2018

■ Tesla ha bisogno di litio, per costruire le batterie delle sue auto elettriche: quindi, a pochi giorni dalla annunciata “riorganizzazione aziendale a 360 gradi” che ha sollevato un vespaio di polemiche, l’azienda californiana ricomincia a investire e


ufficializza un accordo triennale con gli estrattori australiani della Kidman Resources. L’azienda fornirà idrossido di litio raffinato. L’intesa prevede che, nei prossimi tre anni, almeno il 25% del minerale estratto dalla Kidman venga acquistato dalla Casa di Musk. Prezzo fisso contro penale I termini economici dell’accordo rimarranno confidenziali, ma una clausola prevede che la Kidman abbia l’obbligo di mantenere inalterato il prezzo del litio, mentre Tesla, in caso decidesse di non acquistare più il minerale, sarà costretta a pagare una penale in denaro. L’opzione consente di evitare qualsiasi futura rivendicazione da ambo le parti sui costi dell’estrazione, vista anche la crescente richiesta del minerale a livello mondiale. L’azienda australiana, oltre ad avere delle raffinerie nel sito di Kwinana, a ovest del continente, ha chiuso una partnership con la Sociedad Qiumica y Minera de Chile (industria chimica e mineraria cilena) con l’obiettivo di incrementare ancora la produzione. Il Cile, infatti, è il Paese al mondo con la maggiore quantità di litio da estrarre.

INNOVAZIONE

litio, disposti uno sopra l’altro. Sarebbe così in grado di garantire ai veicoli elettrici un’autonomia di circa 800 chilometri e di ricaricarsi in meno di un minuto. Una rivoluzione. Al più presto sulla EMotion Stando al piano di Fisker, l’accumulatore verrà montato innanzitutto sull’elettrica ad alte prestazioni EMotion, lussuosa berlina in programma per il 2020, che dovrebbe essere in grado di accelerare da 0 a 100 chilometri orari in meno di 3 secondi. Per godere della futura ammiraglia del marchio danese, però, potrebbero non bastare i 130.000 dollari annunciati precedentemente, ma ne serviranno probabilmente almeno 190.000. “Stiamo lavorando per iniziare i test delle batterie su strada entro la fine del prossimo anno – ha detto Fisker – così da poterle utilizzare immediatamente sulla EMotion, anche a costo di ritardarne il lancio”. L’obiettivo del costruttore scandinavo è iniziare (finalmente) a guadagnare con i suoi modelli elettrici, dopo tanti rovesci che l’hanno portato quasi alla bancarotta. Nel 2012, per esempio, la produzione dell’ibrida plug-in Karma fu sospesa a causa del fallimento dell’azienda fornitrice di batterie, la A123 System.

BUSINESS

Fisker, arriva la Europa, batteria 2.0. sempre più due ruote elettriche. VALERIO ANTONINI

ANTONIO VITILLO

■ Henrik Fisker, esperto designer e costruttore danese conosciuto, fra le altre cose, per aver progettato la Bmw Z8 e l’Aston Martin V8 Vantage prima di mettersi in proprio, ha brevettato un accumulatore tridimensionale allo stato solido i cui elettrodi hanno una densità energetica 2,5 volte superiore rispetto alle odierne batterie agli ioni di litio e cobalto. Le nuove unità sono realizzate mediante la tecnologia a film sottile (già sfruttata per le micro-batterie) che ne riduce le dimensioni aumentandone l’efficienza, soprattutto nelle operazioni a basse temperature. La batteria è formata da un anodo in ossi-solfuro di titanio, un elettrolito a base di borato di litio ed un catodo al

■ Nel primo trimestre 2018 nell’Unione Europea le immatricolazioni di moto e ciclomotori sono calate del 6,1%.rispetto allo stesso periodo del 2017. Complessivamente, sono state 240.924 le unità con motore a combustione interna vendute. A riportarlo è una nota della Acem, l’Associazione Europea 25 Maggio 2018

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Costruttori Motocicli che mette in evidenza un altro incremento a livello europeo: quello del parco circolante a propulsione elettrica. In questo segmento si contano 5.848 ciclomotori venduti, +50,8% rispetto al primo quarto del 2017. Ancora più impressionante, in punti percentuali, il balzo in avanti registrato dalle motociclette elettriche:l +118,5% corrispondendente a 1.726 nuove unità registrate. Ciclomotori: Italia +58,2% Analizzando i dati nazione per nazione, si nota come, in relazione al numero di ciclomotori circolanti, l’Olanda e il Belgio siano i Paesi più veloci nella crescita della mobilità a due ruote elettrica, contando rispettivamente 1.501 e 1.366 nuove unità, per un incremento equivalente a 54,7 e 91,9 punti percentuali. Significativa la situazione della Danimarca, passata dai 6 ciclomotori immatricolati nel primo trimestre 2017 agli 81 di quest’anno, +1.250%. L’Italia raggiunge i 310 nuovi ciclomotori elettrici, registrando un +58,2% sullo stesso periodo dell’anno scorso. Moto, Francia al top I dati sulle immatricolazioni di motociclette a batteria, da gennaio a marzo 2018,confermano che a contare più pezzi venduti è stata la Francia con 732 nuove moto, equivalenti a +228,3%. Al secondo posto la Spagna, con 311 pezzi pari a +161,3%. Sul podio l’Olanda, le cui 202 unità le fanno segnare un +304%. L’Italia segue con 146 immatricolazioni nel periodo, arrivando a un incoraggiante +210,6%.

INNOVAZIONE

Arriva la colonnina a scomparsa.

interessati a segnalare al comune le zone dove installare il sistema per i test. Il progetto è co-finanziato dalla agenzia pubblica Innovation UK e ha ricevuto per ora fondi per una cifra poco sopra il mezzo milione di euro. firmatoria con PayPal o carta di credito.

SPORT

La Formula E conquista l’Arabia Saudita. SERGIO BENVENUTI

SAMUELE MARIA TREMIGLIOZZI ■ A Oxford, la start-up londinese Urban Electric ha brevettato e sta iniziando a testare un sistema innovativo, chiamato UEone, capace di far scomparire le colonnine di ricarica all’interno del marciapiede. L’obiettivo è installarne almeno 20 per ogni strada, così da offrire un servizio capillare a chi acquisterà un’auto a batteria che non deturpi gli scorci delle zone residenziali delle città britanniche. Il 43% delle abitazioni del Regno Unito non dispone di un garage. Funziona così La colonnine sono alte 87,5 centimetri e necessitano di uno spazio per l’istallazione profondo solamente 40,5 centimetri. La struttura cilindrica non verrà, quindi, interrata completamente ma se ne sfrutterà la capacità retrattile. L’attivazione avverrà tramite app dedicata – già attiva – disponibile sulle piattaforme smartphone iOS e Android. Saranno i cittadini 8

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25 Maggio 2018

■ L’Arabia Saudita stipula un accordo decennale con la Formula E: dalla prossima stagione – che sarà la quinta del mondiale a batteria – accoglierà a Ryad il primo Gran Premio in Medio Oriente della competizione che vedrà gareggiare la seconda generazione delle monoposto elettriche.


Più batterie, meno petrolio Nell’ambito del piano Saudi Vision 2030 – mirato a ridurre la dipendenza dal petrolio – la Formula E ha firmato il contratto con la General Sports Authority e la Saudi Arabian Motor Federation, per portare il campionato a batteria nel territorio del maggior produttore di greggio al mondo. L’E-Prix vedrà le auto percorrere le strade del distretto di Ad Diriyah e ulteriori dettagli sulla posizione e sulla disposizione del circuito verranno svelati in seguito. Soddisfazione elettrica Alejandro Agag, fondatore e amministratore delegato di Formula E, ha dichiarato: “Cresce sempre più la presenza di manifestazioni sportive in Arabia Saudita e siamo orgogliosi che il Paese abbia scelto il nostro campionato rispetto ad altre categorie”.

INNOVAZIONE

strato di separazione privo di buchi. Soluzione che permette di evitare incendi dei dispositivi mobili come cellulari e computer portatili. Il polo positivo è invece composto da zolfo, riempito con un materiale conduttivo. Pochi secondi per fare il pieno d’energia “Questa nuova architettura tridimensionale permette di eliminare lo spazio perso nei dispositivi attuali e consente di avere a disposizione l’energia necessaria in tempi molto più brevi”, ha detto Ulrich Wiesner, uno degli autori dello studio. “Potrebbero bastare allora pochi secondi o forse ancora meno per ricaricare una batteria”. Stando agli esperimenti effettuati finora, rimane però da risolvere per i ricercatori il problema dell’usura data da alcuni elementi della batteria si espandono e si contraggono durante la ricarica tranne l’ultimo materiale conduttore.

INNOVAZIONE

Batterie 3D: BP, carica in ricarica in un lampo. pochi secondi. CARLO CIMINI

LUCA GAIETTA

■ Presto le batterie, anche quelle delle automobili, potrebbero ricaricarsi in pochi secondi. Un team di ricercatori della Cornell University di New York, guidati da Joerg Werner, ha messo a punto una tecnologia che potrebbe rivoluzionare la tradizionale architettura bipolare degli accumulatori, con polo positivo da un lato e polo negativo dall’altro, usando delle componenti simili a microscopici mattoncini che si autoassemblano in 3D. Carbonio e zolfo Nella rivoluzionaria architettura, il polo negativo è costituito da un sottilissimo strato di carbonio con migliaia di minuscoli pori, rivestiti con un materiale isolante che forma uno

■ La British Petroleum – multinazionale operante nel settore energetico, in particolare greggio e gas naturale – ha investito 20 milioni di dollari nella start up israeliana StoreDot, in particolare per lo sviluppo della tecnologia “flash battery” che consente agli accumulatori delle auto elettriche di ricaricarsi in 5 minuti. Dal 2019 StoreDot sta perfezionando il nuovo tipo di batteria che potrebbe essere in grado di “fare il pieno” nello stesso tempo impiegato per rifornire una vettura con motore tradizionale. La società israeliana prevede di proporla al mercato già dal prossimo anno. È probabile che nel test iniziale vengano coinvolti anche accumulatori più piccoli, adatti per gli smartphone e dotati della stessa tecnologia innovativa. 25 Maggio 2018

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Punto di partenza L’amministratore delegato BP Tufan Erginbilgic, sostiene che la ricarica rapida delle batterie sarà fondamentale per accelerare l’adozione dei veicoli elettrici: “Il nostro investimento è al centro della strategia di elettrificazione mondiale. La tecnologia di StoreDot mostra il potenziale reale delle batterie dei veicoli che possono essere caricate praticamente nello stesso tempo necessario per riempire un serbatoio di benzina.”

AUTO E MOTO

Ford Fiesta Active, asso nella manica. CARLO CIMINI

Tecnologia a bordo Sulla Active la sicurezza non manca: la vettura è dotata di telecamere, radar e sensori, che sono in grado di monitorare l’ambiente circostante l’auto, scansionare la strada fino a una distanza di 130 metri e riconoscere i pedoni anche in condizioni di scarsa visibilità (Pedestrian Detection). Inoltre l’auto distingue anche i segnali stradali. Le altre tecnologie di assistenza alla guida disponibili comprendono l’Adaptive Cruise Control (il limitatore di velocità regolabile), l’avviso dell’angolo cieco, il mantenimento della corsia e l’avvertimento di collisione frontale (Pre-Collision Assist). L’infotainment si avvale del sistema di connettività Sync 3, con touchscreen 8 pollici, comandi vocali e compatibilità con Apple car Play e Android Auto, abbinabile al sistema audio B&O Play (optional). Inoltre Fiesta Active offre connettività Bluetooth e due porte usb. Motori e prezzi Fiesta Active offre tre modalità di guida: Normal utilizza i sistemi standard per la guida di tutti i giorni, Eco – disponibile solo con cambio manuale a sei marce – regola le impostazioni del motore e dell’acceleratore per aiutare i guidatori a consumare di meno, e infine Slippery che regola le impostazioni del controllo elettronico della stabilità e il controllo della trazione per una maggiore sicurezza su superfici insidiose come neve e ghiaccio. Per questo modello Ford propone al cliente sette motorizzazioni: cinque benzina EcoBoost 1.0 da 85 cavalli (per neo patentati), 100 (l’unico opzionabile anche con cambio automatico), 125 e il più “divertente” 140 cavalli. Chi desidera invece una versione diesel può scegliere il 1.5 da 85 o 125 cavalli. I prezzi partono da 18.400 fino a un massimo di 21.250 euro (iva inclusa).

AUTO E MOTO

■ NIZZA – Ford sceglie le colline della Provenza – sudest della Francia – per presentare alla stampa l’inedita versione crossover della famiglia Fiesta, la variante Active. La berlina riprende in parte l’identità di un modello che il costruttore aveva lanciato nel lontano 2002, la Fusion. L’obiettivo dichiarato è di allargare la clientela rispondendo alla richiesta di un mercato innamorato di suv e crossover. Rivista e modellata La settima generazione di Fiesta si arricchisce dunque di questa versione urban crossover: lunga 4,06 metri, larga 1,91 e alta 1,49. L’Active ha una posizione di guida più elevata di 1,8 centimetri rispetto al telaio del modello base. Ford ha apportato anche un piccolo restyling nel design: sono presenti i cerchi da 17 pollici e sono state inserite anche le guide sul tetto per permettere al guidatore di trasportare biciclette o attrezzature sportive. Infine il bagagliaio ha una capienza di 311 litri che può essere estesa a 1.093 con i sedili posteriori reclinati. 10

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25 Maggio 2018

Serie 2 Active Tourer, cambia quanto basta. PAOLO ODINZOV ■ A quattro anni di distanza dal debutto e oltre 380 mila clienti conquistati nel mondo, la Bmw Serie 2 Active Tourer, proposta anche in versione Gran Tourer a 7 posti, si rinnova. La prima monovolume e anche la prima vettura a trazione anteriore del marchio, sviluppata utilizzando la stessa piattaforma modulare della Mini, cambia look e diventa più performante. Piu aggressiva e dinamica Nella linea la tedesca sfoggia ora un frontale più aggressivo con inediti gruppi ottici a led, unito a una coda più


■ La Tesla Model 3 dovrà essere migliorata. Secondo i test effettuati e pubblicati da Consumer Reports – la più importante associazione americana di consumatori – la nuova berlina elettrica di Elon Musk non ha passato le prove di frenata di emergenza (da 100 chilometri orari a 0) e ha incassato un giudizio negativo. Ingegneri indipendenti hanno verificato che l’auto di Tesla, per arrestarsi completamente, ha impiegato oltre 2 metri in più rispetto al pesante pick up di Ford, l’F-150. I risultati migliori in queste prove si aggirano su circa 40 metri, performance ottenuta, ad esempio, dalla Bmw Serie 3.

dinamica dove risalta il doppio scarico destinato a tutte le motorizzazioni a 4 cilindri. La vettura può poi essere personalizzata con l’allestimento M Sport e 6 nuovi tipi di cerchi in lega da 17 a 19 pollici. Nell’abitacolo della Serie 2 Active Tourer si fa invece subito notare il selettore del cambio Steptronic a doppia frizione e 7 rapporti, alternativo all’automatico tradizionale a 8 rapporti, che è la vera novità meccanica del modello. Motori da 109 a 224 cavalli La gamma delle motorizzazioni prevede delle unità diesel e benzina, per una potenza che va da 109 a 231 cavalli. Oltre al powertrain ibrido plug-in benzina/ elettrico, destinato alla versione 225xe iPerformance Active Tourer, capace di fornire una potenza totale di 224 cavalli e di percorrere 45 chilometri in modalità 100% elettrica a zero emissioni. Il listino parte da 26.400 euro.

AUTO E MOTO

Musk frena Dalla sede californiana di Palo Alto è arrivata prontamente la risposta di Tesla: “I test effettuati hanno rilevato distanze di frenata, da 100 a 0 chilometri orari, in media di 40 metri, con pneumatici Michelin m+s (mud e snow - per tutte le stagioni) da 18 pollici. I risultati sono però influenzati da alcune variabili come la superficie stradale, le condizioni meteo, la temperatura degli pneumatici e quella esterna, lo stato dei freni e il comportamento di guida. Attraverso aggiornamenti software costanti ci impegniamo a migliorare e garantire la sicurezza ai nostri clienti”. Un’altra tegola per Musk che, nel week end, aveva annunciato via Twitter una versione “premium” della Model 3. All’entry level della Casa californiana verranno apportate delle modifiche che faranno impennare il costo di listino a più del doppio rispetto alla variante “base”: 78.000 dollari. Questa versione a trazione integrale garantirà 500 chilometri di autonomia rispetto agli attuali 320 e una velocità massima di 250 chilometri orari, raggiungendo i 100 chilometri orari in 3,5 secondi.

BUSINESS

Tesla Model 3, Cina, giù i dazi occhio ai freni. sulle auto. SERGIO BENVENUTI

REDAZIONE ■ La Cina ha deciso di ridurre le tariffe sulle importazioni di auto. A partire dal 1 luglio i dazi sulle vetture scenderanno dal 25% al 15%. Anche per i componenti sono in arrivo novità: in questo caso la tassa verrà ridotta al 6%, mentre oggi oscilla tra l’8% e il 25%. La conferma è venuta direttamente dal ministro delle finanze cinese e fa seguito a una precisa promessa fatta dal presidente Xi Jinping il 10 aprile scorso al forum economico di Boao. Segnali di distensione L’annuncio del governo di Pechino arriva a pochi giorni dal “cessate il fuoco” tra la Cina e gli Stati Uniti nella guerra dei dazi dopo mesi di parole molto dure. Donald Trump aveva sottolineato che gli Usa applicano da anni una tassa di solo il 2,5%, una “politica commerciale stupida”. Ed era 25 Maggio 2018

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partito al contrattacco con la Cina, annunciando dazi pesantissimi su tante merci, che a sua volta aveva risposto sullo stesso piano. Ora la decisione di Pechino dovrebbe avvantaggiare soprattutto quei costruttori che da soli (e non in joint venture) non hanno ancora fabbriche in Cina, come Bmw, Mercedes, Porsche, mentre l’impatto dovrebbe essere meno forte su marchi come Gm e Ford che hanno già linee di produzione nel Paese asiatico. Grandi affari Nonostante i tassi svantaggiosi l’export del settore Usa verso la Cina è ancora in crescita. Nel 2017 – secondo lo US Census Bureau – il giro d’affari ha toccato i 10,5 miliardi di dollari, contro gli 8,3 miliardi dell’anno precedente.

SICUREZZA

Usa: sicurezza “modello svedese”. PATRIZIA LICATA ■ Sulla sicurezza in auto il modello Svezia vince. Lo dicono gli esperti americani – dagli ingegneri ai pediatri – che chiedono una modifica del programma Road to Zero varato dal governo Usa nel 2016 per azzerare entro il 2050 gli incidenti mortali. Le misure previste non bastano, aggiungono: l’Europa sta riuscendo con maggior successo ad arginare l’emergenza sicurezza e il modello da seguire è in particolare quello della Svezia che ha fatto da apripista varando nel 1997 la strategia Vision Zero. Nel Paese scandinavo le morti su strada si sono già dimezzate da 541 nel 1996 a 270 nel 2016. Seggiolini solo in senso contrario D’accordo, la Svezia non è l’America. Ma gli Stati Uniti, una delle nazioni tecnologicamente più avanzate dove il rispetto delle leggi viene fatto valere con severità, hanno 12

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25 Maggio 2018

migliorato poco la sicurezza stradale: 41.000 morti nel 2017 contro 45.600 nel 1964, rivelano i dati della Federal Highway Administration (che accorpano sinistri in auto, moto, bici e tra i pedoni). Particolarmente grave il bilancio che riguarda i bambini: 2.885 decessi tra il 2010 e il 2014. Primo punto su cui lavorare sono dunque i seggiolini per auto, osserva l’American Academy of Pediatrics: i più sicuri sono quelli in cui il bambino siede in verso contrario al senso di marcia. Proprio come quelli svedesi, obbligatori fino ai 4 anni; negli Stati Uniti, invece, si usano seggiolini nel verso opposto al senso di marcia solo fino ai 2 anni, poi si passa a quelli nello stesso senso della marcia, che proteggono meno, conferma la Association for the Advancement of Automotive Medicine. Inoltre, i seggiolini in vendita in Europa spesso includono un sistema di ancoraggio dal sedile al pavimento dell’auto che dà al bimbo più spazio tra la seduta e lo schienale pur se rivolto in verso opposto a quello di marcia. Questi modelli negli Usa non esistono. Bici, pedoni e auto: tutti separati La strategia Vision Zero approvata in Svezia contiene molte altre regole efficaci, secondo gli esperti Usa. A livello di infrastruttura più rotatorie e meno intersezioni contribuiscono a ridurre gli incidenti e, soprattutto, la loro gravità. Ancora, in Svezia le automobili non possono mai svoltare se ci sono pedoni che attraversano e in diversi casi i pedoni sono separati dal traffico veicolare tramite ponti; anche le biciclette viaggiano su corsie apposite. Nelle zone urbane sono state introdotte molte zone con un limite di velocità di 30 chilometri orari. Anche dossi e dissuasori sono molto comuni. Alcol test, limiti severi Altro elemento chiave della strategia svedese è la tolleranza zero sulla guida in stato di ebbrezza. La severità dell’applicazione delle norme ha permesso di ridurre allo 0,25% la percentuale di automobilisti fermati dalle forze dell’ordine e trovati con tasso alcolemico sopra il limite; negli Usa la media è dell’1,5%. Il limite del tasso alcolemico è tra l’altro molto più severo in Svezia: 0,2 grammi per litro contro 0,8 negli Usa (in Italia 0,5). L’Europa va avanti Mentre gli Stati Uniti guardano al modello Svezia e a quanto si fa in Europa, l’Unione europea ha presentato il Terzo pacchetto mobilità, una serie di proposte in tema di sicurezza sulle strade che ha l’obiettivo di dimezzare i sinistri con conseguenze mortali entro il 2030. L’Ue prosegue sul cammino già tracciato: nel periodo 2001-2017 gli


incidenti mortali si sono ridotti da 50.000 a 26.000. Non basta e anche da noi i bambini sono particolarmente a rischio: tra il 2007 e il 2016, 8.000 under 14 sono morti per incidenti, di cui il 50% in auto, il 33% pedoni e il 13% in bicicletta, come indicato dal Rapporto sulla sicurezza dei bambini presentato a febbraio dallo European Transport Safety Council, organismo internazionale di cui per l’Italia fa parte anche l’ACI.

LIFESTYLE

Citroën Mehari: è rivoluzione. MASSIMO TIBERI

■ Venti rivoluzionari scuotono la Francia nel maggio del 1968. Venti che dalle università si estendono alla società e all’industria e soprattutto quella dell’auto. Il duro confronto tra sindacati e imprese mette in discussione i rapporti aziendali e in difficoltà le attività produttive, ma non impedisce comunque il lancio di nuovi modelli. Se, infatti, Peugeot porta al debutto la 504, di fascia medio-alta, la Citroën attira l’attenzione con una vettura decisamente fuori dagli schemi, la Mehari. Il marchio del Double Chevron, del resto, non ha mai tradito il credo anticonformista e una buona dose di “fantasia al potere”, evocata dai cortei studenteschi, certo non è mancata nelle sue scelte strategiche.

co che la Société d’Exploitation et Application des Brevets del conte è in grado di trattare. Proposto e accolto da Pierre Bercot, a capo della Citroën, il progetto prende così rapidamente corpo con il coinvolgimento di Jean Darpin per la tecnica e di Jean Louis Barrault per il design. Semplice e leggera La nuova Mehari è una leggerissima (meno di 600 chilogrammi) multiuso “en plein air” (anche il parabrezza è ribaltabile e le due portine possono essere sostituite da catenelle) dalla semplicità estrema. Dieci pannelli in ABS verniciati in pasta e ondulati per maggiore rigidità costituiscono la scocca, tutto nel versatile abitacolo, che può ospitare quattro persone e un buon carico, è essenziale, mentre la protezione dalle intemperie è affidata a una copertura non semplice da montare e non sempre adeguata. D’altra parte, la simpatia che l’auto ispira è travolgente e l’economico bicilindrico raffreddato ad aria da 602 centimetri cubici da 26 cavalli è sufficiente a farle superare (di poco) i 100 orari, il cambio (con il tipico comando a manico d’ombrello) ha rapporti “corti” per un discreto spunto e la trazione anteriore, abbinata alle gomme M+S, consente un minimo off-road. La carrozzeria in plastica, inoltre, è inattaccabile dalla ruggine e permette di assorbire i piccoli urti. Prezzo popolare L’allegra presentazione alla stampa in un campo da golf di Deauville in Normandia, proprio nel maggio di cinquant’anni fa, organizzata dall’estroso direttore delle relazioni esterne del Double Chevron Jacques Wolgensinger, sconta il maltempo, il rischio polmonite per le modelle ingaggiate e la contemporaneità con gli scioperi in fabbrica, ma la Mehari decolla e, dopo il lancio ufficiale al Salone di Parigi, il successo non le mancherà davvero facendone una delle icone più amate del marchio. L’evoluzione, con poche modifiche di allestimento e potenza portata a 29 cavalli, accompagnerà il modello fino al 1987 e 145.000 unità prodotte, delle quali circa 1.200 in variante 4x4 dal 1979 al 1983, con trazione posteriore inseribile e addirittura le marce ridotte. L’erede dichiarata di oggi è la e-Mehari, una elettrica “pura” che ne ripropone, in chiave attuale, gli accenti stravaganti, ma il prezzo, vicino ai 30.000 euro, è ben lontano dalle 895.000 lire che bastavano per entrare in possesso dell’antenata in Italia.

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Supplemento settimanale a l’Automobile Pubblicazione online - Reg. Tribunale di Roma n. 24/2016 del 09/03/16 Iscrizione R.O.C. n. 14674 - ISSN 2499-670X Direttore Responsabile Alessandro Marchetti Tricamo Redazione via Solferino, 32 - 00185 Roma tel. 06.45406719 • fax 06.49982874-2829 www.lautomobile.it • redazione@lautomobile.it • segreteria@lautomobile.it

Voglia di libertà L’idea di un mezzo dedicato in particolare al tempo libero, ispirato un po’ alle “spiaggine” derivate dalle utilitarie italiane o alla Mini Moke dai toni Jeep della piccola britannica, non nasce però in casa Citroën. L’iniziativa è di un nobile imprenditore, Roland Paulze d’Ivoy de la Poype, che nel 1967 utilizzando il telaio e la meccanica di un furgone 2CV crea un prototipo con carrozzeria in ABS (sigla dei quasi impronunciabili Acrilonitrite Butadiene Stirene), materiale plasti-

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COVER STORY ELETTRICHE

Alla carica. VALERIO ANTONINI

I veicoli a emissioni zero rappresentano il nostro futuro. La loro diffusione è legata alla velocità di rifornimento. Che varia a seconda delle modalità. Ecco le principali.

Modo 2 Corrente Tensione Intensità max Potenza max Spina

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alternata monofase 230 volt 10 ampere 2,3 kW Schuko


...dal nostro mensile PUBBLICATO SUL NUMERO 18 - MAGGIO 2018

■ Se l’auto elettrica sarà la risposta alle necessità della mobilità del futuro, molto lo si dovrà allo sviluppo di sistemi di ricarica sempre più veloci e affidabili che superino il gap del tempo necessario per il “rifornimento”. Diverse le tipologie sviluppate nel corso degli anni, tutto disciplinato dallo IEC (International Electrotechnical Commission) che ha definito le varie modalità di ricarica, dividendo tra flusso continuo o alternato e limiti di potenza. La Modo 1 è oggi riservata ai veicoli leggeri, come biciclette, scooter e quadricicli. Per i veicoli elettrici di nuova generazione sono previste tre modalità. Vediamole. La Modo 2 è la ricarica di tipo domestica, con una classica presa di tipo Schuko: si collega l’auto elettrica attraverso un “control box” che gestisce la fase di

ricarica fino ad un assorbimento di 2,3 chilowatt. A seconda della capacità della batteria, la durata di ricarica può variare tra 8 e 14 ore. Il caricatore è l’anello debole La Modo 3 è quella utilizzata dalla maggior parte delle colonnine pubbliche: il connettore specifico è il Mennekes Tipo 2, lavora sia con corrente monofase che trifase e può arrivare fino a 43 chilowatt di potenza. Il caricatore interno della vettura - che trasforma la corrente da alternata a continua - di potenza inferiore è il collo di bottiglia che non consente di scendere sotto le 4/6 ore. È possibile utilizzarla anche in garage domestici (e no), tramite l’utilizzo di un Wallbox “intelligente”, disponibile in diversi tagli di potenza da 3,3 chilowatt in su.

Modo 3 Corrente Tensione Intensità max Potenza max Spina

Il futuro che punta sulla larga diffusione dei veicoli elettrici è rappresentato dalla Modo 4, che consente potenze di ricarica ben più elevate. È la tecnologia delle stazioni “fast charge” che, grazie all’alimentazione a corrente continua, consente di bypassare il caricatore di bordo della vettura, lavorando fino a 150 chilowatt. Anche se al momento, sono limitate a 50 chilowatt, valore che comunque permette di ricaricare l’80% di una batteria da 30 chilowattora in circa 30 minuti. A seconda della Casa automobilistica, sono due i connettori utilizzati: CHAdeMO o CSS Combo2 ma quasi tutte le stazioni di ricarica veloce li hanno entrambi. Per il 2020 sono attesi i punti di ricarica anche da 350 chilowatt che consentiranno di ricaricare le batterie solo per il tempo di un caffè.

Modo 4 alternata monofase/trifase 230/400 volt 63 ampere 43 kW Tipo 2 (Mennekes)

Corrente Tensione Intensità max Potenza max Spina

continua 400 volt 375 ampere 150 kW CSS Combo2 / CHAdeMO

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