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Settimanale digitale • Anno 2 • Numero 40 • 11/05/2018

Supplemento settimanale a l’Automobile.

INNOVAZIONE  I  MOTORI  I  LIFESTYLE

Siamo sicuri? PAOLO BORGOGNONE ■  “Facile essere coraggiosi a distanza di sicurezza”. Così diceva l’ex schiavo – probabilmente di origine nord africana – Esopo, uno dei più grandi scrittori della Grecia antica. Oggi, come allora, nel sesto secolo avanti Cristo, “sicurezza” è una parola chiave, un concetto basilare per la nostra vita. La sicurezza che vogliamo è quella garantita dallo sviluppo tecnologico delle nostre vetture e dovrebbe essere il più possibile alla portata di tutti. Vorremmo non costasse una montagna di soldi e non fosse paragonata

ai capricci del lusso. Sicurezza come quella che dobbiamo garantire ai meno fortunati, costruendo auto che inquinano meno, questo è certo, ma magari anche che si facciano “sentire”, segnalando la loro presenza quando si avvicinano oppure seguendo le regole di una corretta revisione per avere mezzi sempre in piena efficienza. La stessa sicurezza che dovremmo insegnare ai nostri figli, gli automobilisti di domani, e che – lo dice la scienza – si spiega più con l’esempio che con mille parole. Meglio evitare una risposta a un messaggio o un inutile selfie che finire coinvolti in qualche drammatico incidente. Distanza di sicurezza, appunto.


INNOVAZIONE

Sicurezza, quanto costi. SAMUELE MARIA TREMIGLIOZZI

■ Il trasporto su gomma è inevitabilmente soggetto a un’alta probabilità di incidenti, spesso dovuti a errore umano. Secondo i dati ACI-Istat, tra le cause più frequenti ci sono la guida distratta, il mancato rispetto della precedenza e la velocità troppo elevata (il 41,5% dei casi). Statistiche che non sfuggono ai dipartimenti di ricerca e sviluppo delle case costruttrici, che offrono ai clienti la possibilità di mettere in sicurezza le proprie auto con un vasto assortimento di optional e dispositivi ad alto contenuto tecnologico. Attenzione però, perché tutto ha un prezzo. Quello che è di serie Col progresso tecnologico hanno fatto il loro ingresso sul mercato i cosiddetti sistemi di assistenza alla guida, software che intervengono sul veicolo in maniera più o meno diretta, per correggere gli errori più diffusi. Il Front assist (frenata automatica di emergenza), di serie su quasi tutte le auto di nuova generazione, avvisa il conducente dell’imminente impatto con eventuali ostacoli, attraverso segnali ottici e acustici. Nelle declinazioni più complesse il sistema frena automaticamente la vettura. Un fido alleato per la sicurezza non solo di chi è al volante, ma anche di chi circola a piedi o in bicicletta. È uno dei pochi sistemi esistenti che oggi viene fornito di serie. Il Lane assist (che aiuta a mantenere la corsia) è disponibile su molte auto già a partire dal segmento C, ad esempio su Volkswagen Golf, Ford Focus e allerta chi guida in caso di abbandono involontario della corsia attraverso un segnale acustico o una vibrazione sullo sterzo. Ma, se si vuole portare a casa un sistema che intervenga attivamente sul volante correggendo autonomamente la traiettoria, bisogna mettere in conto un esborso ulteriore di almeno 1.000 euro. Chi più ne ha, più ne metta Da qui in poi bisogna essere pronti a mettere mani al portafo-

gli: ulteriori sistemi di sicurezza non sono praticamente mai accessibili per gli allestimenti “entry level”. Per un buon assistente di parcheggio si parte da un minimo di 280 euro, per le auto di segmento minore equipaggiate con sistemi “basic” (sensori di parcheggio anteriori e posteriori), fino a raggiungere quota 4.000 euro per i “rear view” più sofisticati, dotati di telecamera che riproducono sui display dell’auto l’ambiente circostante e assistono attivamente il conducente nella manovra. È opportuno ricordare che a questa cifra si deve sommare la differenza di costo tra l’allestimento base e quello successivo, che nei marchi premium (es. Audi, BMW, Mercedes-Benz, Volvo) si aggira intorno ai 5.000 euro almeno. Altri 700 euro almeno sono necessari per portare a casa l’Adaptive Cruise Control che consente di viaggiare costantemente alla velocità pre impostata senza intervenire sui pedali. I sistemi più aggiornati oltre a regolare la velocità (sempre entro i limiti di legge), mantengono la distanza dal veicolo che precede. Un Cruise control di questo livello ha un costo orientativo di 2.500 euro. Ci vogliono almeno 1.100 euro per il rilevatore di stanchezza e altri 400 euro per il sensore dell’angolo cieco, utile nei sorpassi con poca visibilità. Spese totali Al momento dell’acquisto, insomma, bisogna essere pronti a sborsare cifre che raggiungono anche i 9.000 euro, necessari per equipaggiare al meglio – in termini di sicurezza attiva – per esempio una Volkswagen Passat o una Mercedes Classe E. Per i segmenti minori possono bastare anche somme inferiori, poco sotto i 3.000 euro. Utilizzando, però, sistemi che non intervengono attivamente per correggere eventuali errori del conducente. Cifre a parte però, tutto quello che si investe in sicurezza è ben speso. 11 Maggio 2018 ·

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SICUREZZA

Adas, auto più sicure. CARLO DE ROSSI

■ Evitare gli incidenti o almeno ridurne le conseguenze: rendere la guida più semplice, rilassante e favorire una mobilità più fluida. Sono alcuni degli obiettivi dell’industria dell’automotive che spende ogni anno miliardi di dollari in ricerca per aumentare la sicurezza dei veicoli tramite, in particolare, l’adozione dei cosiddetti Adas, i sistemi di assistenza avanzata alla guida che, attraverso l’uso di sensori, telecamere o addirittura radar raccolgono dati utili e li trasformano in interventi spesso decisivi al fianco di chi siede al volante. Alcuni sono ormai di serie anche su vetture di segmento medio, altri aspettano ancora una maggiore diffusione. Ecco come funzionano. ACC – Adaptive Cruise Control I sistemi di mantenimento della velocità di crociera e della distanza utilizzano dei sensori radar per adattare l’andamento dell’auto alle condizioni del traffico, prendendo la vettura che precede come punto di riferimento. I più avanzati interagiscono anche con il navigatore satellitare così da ridurre la velocità in prossimità di rotonde, curve o incroci. AEB – Autonomous Emergency Braking I sistemi di frenata d’emergenza utilizzano telecamere e radar e reagiscono intervenendo sui freni per evitare o ridurre gli effetti delle collisioni. I più avanzati riconoscono la presenza di pedoni o biciclette e il top di gamma arriva a intervenire sul volante in maniera autonoma. ALC – Adaptive Light Control Il controllo attivo delle luci agisce a vari livelli: dall’atti4

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vazione automatica dei fari anabbaglianti alla gestione, sempre senza intervento da parte del guidatore, degli abbaglianti. Con i fari full led a matrice l’intelligenza artificiale è in grado di di intervenire su alcune parti dei fari, spegnendole per non abbagliare chi precede o arriva in senso opposto. APS – Automatic Parking System Riconoscere lo spazio libero per la sosta, indicarlo al guidatore ed effettuare anche le manovre. Ecco in sintesi le capacità delle funzioni di parcheggio automatico solitamente attivi grazie a dei sensori che circondano tutta l’auto. Blind Spot Monitor Il monitoraggio dell’angolo cieco aiuta il guidatore a riconoscere la presenza di un veicolo in fase di sorpasso anche nel momento in cui è fuori dalla portata degli occhi perché coperto dal montante posteriore della vettura. Un led lampeggia sul retrovisore dal lato dove sta avvenendo il sorpasso e, se si mette comunque la freccia, l’allerta diventa segnale di pericolo. La tecnologia, in alcuni casi, può intervenire anche direttamente correggendo lo sterzo. CMS – Camera Monitor System L’intero perimetro intorno all’auto è monitorato da telecamere: le più semplici applicazioni sono quelle che coadiuvano nella manovra in retromarcia ma i sistemi più avanzati arrivano addirittura a guardare “dietro l’angolo”, utilizzando immagini grandangolari.


CTA – Cross Traffic Alert Il monitoraggio del traffico agli incroci utilizza telecamere e avvisa il guidatore quando registra vetture in avvicinamento da angoli non percepibili dallo sguardo del guidatore. DAS – Driving Attention Assist Il livello di attenzione del guidatore è uno degli aspetti principali della sicurezza sulla strada, dato che la maggior parte degli incidenti avviene proprio per errore o distrazione di chi è al volante. Questi innovative funzioni tengono sotto controllo lo stile di guida, verificano lo sguardo e la posizione della testa del conducente ed emettono un segnale di allarme sonoro e visivo che consiglia di fermarsi immediatamente per una pausa in caso di palesi segni di stanchezza.

SICUREZZA

Usa, obbligo di telecamera posteriore. SERGIO BENVENUTI

EDA – Emergency Driver Assistant Si tratta di uno dei sistemi più avanzati e più utili che raccoglie quattro differenti funzionalità in una sola, l’assistente di emergenza per il guidatore. Se chi è al volante non utilizza per un tempo troppo lungo freni, acceleratore o sterzo, l’EDA interviene, dapprima con un allarme sonoro e poi anche con segnali visivi. Quindi è in grado di iniziare a frenare e, anche su strade a più corsie, di fermare l’auto in sicurezza. Nello stesso momento può chiamare anche i soccorsi. HDC – Hill Descent Control In presenza di una strada ripida l’assistente alla discesa prende il controllo del mezzo coordinando la frenata e mantenendo una velocità stabilità di pochi chilometri l’ora. LCA – Lane Change Assist A chi guida basta azionare l’indicatore di direzione e l’assistente al cambio corsia sposta autonomamente e in sicurezza l’auto verso la zona di sorpasso. LKA – Lane Keeping Assist L’assistente al mantenimento di corsia utilizza sensori e camere per lavorare insieme al monitoraggio dell’angolo cieco così da tenere l’auto nella sua carreggiata, avvertendo con una vibrazione del volante dell’arrivo di altri mezzi. NVA – Night View Assist Telecamere termiche e sensori a infrarossi consentono all’assistente alla guida notturna di riconoscere la presenza di altri mezzi, pedoni e animali lungo la strada anche in condizioni di buio totale e di visibilità particolarmente scarsa. RTA – Rear Traffic Alert Il sistema utilizza telecamere e sensori radar e a ultrasuoni per monitorare la zona cieca dietro il veicolo che esce in retromarcia da un parcheggio perpendicolare la strada. Oltre ad avvertire il conducente, l’auto frena autonomamente. TJA – Traffic Jam Assistant L’assistente alla guida in coda è una funzionalità – legata necessariamente alla presenza di un cambio automatico – grazie alla quale l’auto si arresta e riparte autonomamente durante la marcia a singhiozzo per traffico rallentato o congestione. TSR – Traffic Sign Recognition La telecamera anteriore “legge” il cartello che indica la velocità massima consentita sulla strada percorsa: questa viene segnalata sul cruscotto.

■ Tutte le nuove auto commercializzate negli Usa devono d’ora in poi obbligatoriamente avere in dotazione telecamere posteriori per la retromarcia. La legge, varata nel 2014 dal National Highway Traffic Safety Administration (Nhtsa) – l’agenzia governativa statunitense facente parte del Dipartimento dei Trasporti – è entrata definitivamente in vigore quest’anno. Più visione per tutti Come riporta il Los Angeles Times, “tutte le auto, gli autobus e i camion, di peso inferiore alle 4 tonnellate e mezza – prodotti a partire dal primo gennaio 2018 e che andranno diretti al mercato degli Stati Uniti – saranno obbligati ad avere sistemi video per la retromarcia e gli angoli ciechi in modo tale da ampliare il campo visivo del guidatore e permettergli di rilevare eventuali pedoni o veicoli in arrivo, così da ridurre il numero di incidenti”. Una battaglia per la vita Il progetto è stato portato avanti da Greg Gulbransen, protagonista di un tragico episodio nel 2002, la morte del figlio di soli due anni, Cameron, a causa di una sua manovra in retromarcia. “Per me è un momento dolce e amaro ma anche una rivincita personale – ha spiegato Greg – perché questa norma avrebbe dovuto essere in vigore molti anni fa”. Le Case automobilistiche hanno convenuto che le telecamere poste nella parte posteriore delle auto sarebbero stata la soluzione migliore. Il vice amministratore delegato dell’Nhtsa Heidi King è soddisfatto della fumata bianca sulla normativa che definisce “una priorità per la sicurezza sulle strade americane, e non solo. È un traguardo importante che contribuirà a salvare vite umane e prevenire disgrazie durante la guida”. 11 Maggio 2018 ·

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INNOVAZIONE

Elettriche, il suono (bianco) del silenzio. ELISA MALOMO

“Questo tipo di rumore è molto piacevole, come il suono dell’acqua mentre cade e renderà le elettriche facilmente riconoscibili per tutti”. Queste le parole di Chris HansonAbbott, fondatore della Brigade Electronics, un’azienda britannica leader nella diffusione dei sistemi di sicurezza acustici per l’automotive, che ha partecipato, insieme con organizzazioni governative inglesi e continentali, alla realizzazione della nuova legge.

SERVIZIO

Sicurezza, 30 anni di cinture. ANDREA CAULI

■ Una nuova disposizione a livello comunitario impone che, a partire da luglio 2019, tutti i nuovi veicoli elettrici e ibridi (quando viaggiano a batteria) in Europa siamo dotati del cosiddetto “white noise”, un sistema per emettere suoni udibili dai pedoni anche quando le vetture non superano i 30 chilometri all’ora di velocità. A partire dal 2021 la stessa direttiva si applicherà a tutti i veicoli “silenziosi”, compresi quelli prodotti prima del 2019. Pedoni sicuri Secondo una ricerca effettuata nel Regno Unito, i pedoni – soprattutto ipovedenti e ipoudenti – e tutti quelli che vanno in strada a piedi o in bici magari ascoltando la musica tramite cuffiette, hanno il 40% di possibilità in più di essere investiti da un’elettrica piuttosto che da una convenzionale. Lo studio afferma anche che il 93% delle persone ha difficoltà a distinguere un’elettrica in avvicinamento, specialmente a basse velocità, visto che l’unico rumore che queste auto emettono è il fruscio degli pneumatici sull’asfalto. La situazione è particolarmente delicata in città dove le vetture viaggiano a velocità ridotta e i rumori di fondo sono ancora più alti. Cos’è il White Noise Il “rumore bianco” che dovrà contraddistinguere le auto elettriche a partire dal prossimo anno è un particolare tipo di suono, caratterizzato dall’assenza di periodicità nel tempo e da un’ampiezza costante: è simile ad un fruscio o soffio. 6

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■ È merito della legge 111, pubblicata in Gazzetta Ufficiale l’11 aprile del 1988, l’aver introdotto in Italia l’obbligo di installare le cinture di sicurezza di tipo omologato. Allora la quasi totalità delle vetture circolanti ne era sprovvista. Quest’anno si celebra anche l’anniversario dell’invenzione delle cinture a tre punti: 60 anni fa, infatti, la Volvo sviluppò il primo modello sulla base di un progetto realizzato dalla compagnia elettrica nazionale svedese. Troppe trasgressioni Le cinture obbligatorie hanno portato indubbi benefici alla sicurezza stradale. Si stima che fino ad oggi da sole, senza cioè il supporto degli airbag, abbiano salvato il 27-28% delle persone coinvolte in incidenti stradali mortali. Recenti studi hanno, però, evidenziato che le cinture di sicurezza sono ancora poco utilizzate: per il 63-64% sui sedili anteriori e solo per l’11% su quello posteriore. Una recente indagine della Fondazione Filippo Caracciolo Centro Studi ACI riporta che ancora oggi a Roma il 22% non le allaccia. La percentuale di non utilizzo sale al 26% tra chi viaggia sui sedili anteriori e sfiora l’80% su quelli posteriori.


Multe salate I trasgressori rischiano grosso: in base dell’articolo 172 del Codice della strada chi non allaccia le cinture di sicurezza è punito con una sanzione amministrativa che va da 81 a 326 euro oltre alla decurtazione di 5 punti della patente.

SERVIZIO

Revisione auto: arriva la pagella.

dal Codice penale. Già oggi sul portale dell’Automobilista è possibile conoscere gratuitamente se e quando un veicolo è stato sottoposto a revisione, ma anche il numero dei chilometri percorsi fino a quella data: è sufficiente inserire il numero di targa. Personale più preparato La Direttiva, per la prima volta, stabilisce i metodi di revisione alle quali le officine devono attenersi (lo scopo è quello di armonizzarli a livello europeo), e regole più severe sulla preparazione del personale preposto ai controlli. Al Ministero dei Trasporti spettano le verifiche sull’omologazione delle apparecchiature usate e sul personale. Alle officine che non rispetteranno gli standard previsti sarà revocata la licenza, mentre un organismo di supervisione vigilerà sui centri di controllo. Chi circola con un mezzo non revisionato oltre a incorrere in una sanzione che va da 169 a 680 euro, (doppia se il controllo è omesso per due volte di seguito), in caso di sinistro rischia la rivalsa da parte della compagnia assicurativa.

MARA STOINI SICUREZZA

Guida e basta. Parola di scienza. MARINA FANARA ■ Debutta il 20 maggio il nuovo certificato di revisione per tutti i veicoli a motore, voluto dall’Unione Europea, che integra la fustella adesiva applicata oggi sulla Carta di circolazione. Si tratta di un attestato cartaceo rilasciato dalle officine e dai centri autorizzati sul quale è riportata una valutazione complessiva sul mezzo e i chilometri percorsi. Carenze lievi, gravi o pericolose La scheda contiene, oltre ai dati di tutte le prove obbligatorie svolte, un giudizio sulle condizioni del veicolo, con eventuali carenze suddivise in lievi, gravi o pericolose. Lo stesso documento, poi, riporta con precisione la data entro la quale bisogna svolgere il successivo controllo, che rimane invariato (4 anni dalla prima immatricolazione e successivamente ogni biennio), così come le tariffe, (66,88 euro nei centri revisione, 45 euro, previa prenotazione, negli uffici provinciali della Motorizzazione civile). Lotta alle manomissioni Il nuovo certificato di revisione rappresenta, senza dubbio, una difficoltà in più per i cosiddetti “furbetti” del contachilometri, coloro i quali manomettono l’apparato alterando i chilometri percorsi per rivendere le auto ad un prezzo maggiore. Si tratta di una truffa, sanzionata anche

■ “Quando si guida, si guida e basta, qualunque altra attività è incompatibile e rischiosa”. Anna Maria Giannini, docente di Psicologia giuridica e forense della Sapienza Università di Roma ci spiega che, nonostante i ripetuti appelli a prestare la massima attenzione quando ci si trova per la strada, le persone continuano a sottovalutare il rischio del cosiddetto “multitasking”, ovvero svolgere più azioni contemporaneamente. Che, ai giorni nostri, significa per lo più rimanere sempre “incollati” al cellulare. 11 Maggio 2018 ·

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Una cosa alla volta Il multitasking è stato anche l’argomento dell’ultima edizione di Icaro, la campagna di educazione stradale nelle scuole, curata dalla Polizia di Stato e il Dipartimento di Psicologia della Sapienza di Roma. “Premesso che il cervello umano non è programmato per svolgere più attività contemporaneamente”, sottolinea la dottoressa Giannini, “il multitasking ormai è un’abitudine consolidata in tutte le persone, giovani e adulti. Ed è inutile negare che oggi l’attività dominante è lo smartphone per rimanere sempre connessi, in qualsiasi momento”. Cellulare killer Gli effetti sono devastanti. “Sono innumerevoli le circostanze in cui il fatto stesso di essere impegnati con il telefonino può diventare un’insidia micidiale anche quando stiamo svolgendo un’attività innocua e banale, come il semplice camminare”. Anna Maria Giannini parla di sottovalutazione del rischio, della convinzione di poter sempre e comunque gestire anche le situazioni più complesse, tanto da sfiorare l’egocentrismo e l’onnipotenza. Al volante non si scherza E così il cellulare è il nemico numero uno, dati alla mano, è ritenuto la prima fonte di distrazione che, a sua volta, è considerata la prima causa d’incidente. E questo, ci spiega la dottoressa Giannini, è dovuto ad almeno tre fattori. Il primo: le persone sono convinte di essere perfettamente in grado di svolgere più attività contemporaneamente. Il secondo motivo è la sottovalutazione delle conseguenze che ciò può comportare. Anche i grandi sbagliano La terza spiegazione, infine, è assolutamente nuova:“La maggior parte dei giovani che abbiamo intervistato”, ci racconta, “sa perfettamente che non si deve usare il cellulare mentre si guida, perché è pericoloso e perché è vietato dalla legge. Ciò nonostante i ragazzi sono convinti di essere comunque immuni da qualsiasi rischio”. La spiegazione? “I giovani sono animati da un forte egocentrismo, senso di onnipotenza, presunzione di poter dominare qualsiasi situazione, sempre e comunque. Sono sentimenti tipici tra gli adolescenti che vanno assolutamente corretti con la prevenzione e l’educazione, oltre che con le giuste sanzioni”. “Ma il vero problema è un altro”, conclude Giannini, “questo atteggiamento di eccessiva sicurezza, al giorno d’oggi, è molto diffuso anche tra gli adulti che, così, offrono un pessimo modello ai giovani, che continuano a essere le principali vittime della strada”.

INNOVAZIONE

Twitter bug: connessa è sicura? 8

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PATRIZIA LICATA ■ Quanto accaduto al social dei cinguettii Twitter (a causa di un problema tecnico l’operazione di cifratura dei dati è “saltata” e ha chiesto agli utenti di cambiare per precauzione la password) ci ricorda che nel mondo sempre connesso la sicurezza ha un ruolo fondamentale. Un veicolo connesso non fa eccezione: un’auto oggi contiene fino a 70 centraline elettroniche per un totale di 10 milioni di linee di codice ed è sempre in Rete; questo la rende super-accessoriata in termini di automazione e servizi, ma anche hackerabile. Il grimaldello telematico Pensiamo alle app che scarichiamo sul cellulare. Quella di Tesla permette di controllare il livello di carica, aprire le portiere, ricevere indicazioni verso gli spazi liberi in un parcheggio, ma nel 2016 la società norvegese di cybersecurity Promon ha dimostrato che nella app può entrare anche chi non è autorizzato, localizzare il veicolo, aprirlo e rubarlo. Era solo un test dimostrativo, ma Tesla ha riparato subito le vulnerabilità. Una delle prime dimostrazioni di un possibile attacco ad automobili connesse è avvenuta nel 2015, quando due hacker hanno preso il controllo di una Jeep Cherokee: freni, acceleratore, chiusura delle porte, arresto del motore – tutto manovrato a distanza dai due pirati informatici per mettere in luce le debolezze informatiche delle auto connesse. Fiat Chrysler ha dovuto richiamare 1,4 milioni di vetture e mettere una toppa al software. Pochi mesi prima a Houston, Texas, alcune Jeep Wrangler erano state rubate avviandole tramite un software capace di imitare il segnale elettronico della chiave che comanda l’accensione, stavolta però non da hacker in vena di dimostrazioni benefiche, ma, nonostante l’innovativo grimaldello, da convenzionali ladri. I costruttori affinano le cyber armi Le implicazioni degli attacchi hacker vanno ben oltre il furto: l’auto connessa (in futuro anche autonoma) implica per il conducente e i passeggeri trasferire il controllo dell’auto e, parzialmente della guida, al computer. L’auto connessa gestisce cinture di sicurezza e airbag, può effettuare transazioni come pagare il rifornimento o il pedaggio e scambia informazioni, dal traffico alla chiamata dei soccorsi in caso di incidente: a rischio ci sono i dati sensibili e la nostra stessa incolumità. Le dimostrazioni


delle vulnerabilità hanno alzato il livello di attenzione: a fine 2016 Volkswagen ha fondato Cymotive Technologies, società guidata da maxi esperti israeliani, per dedicarsi alla sicurezza dei veicoli. Mentre a febbraio 2017 la società russa della sicurezza informatica Kaspersky Lab ha presentato un sistema operativo pensato per case automobilistiche e sviluppatori di oggetti connessi. A febbraio di quest’anno Daimler ha firmato insieme ad altre otto multinazionali un manifesto per la sicurezza delle reti e dei dati, che include la protezione delle auto connesse e autonome. Scenari da auto driverless La diffusione della guida driverless renderà più pressante occuparsi di cybersicurezza. Immaginiamo che la nostra self-driving car, anziché portarci a casa, ci abbandoni in un posto isolato senza possibilità di sganciare le cinture o aprire le portiere o che non venga proprio a prenderci e ci mandi questo messaggio: “Versa 100 dollari in bitcoin e rivedrai la tua macchina”. Sono scenari ipotetici, ma non fantascientifici, inclusi in un libro bianco dei ricercatori di Mcity, struttura di sviluppo e test sulla guida connessa dell’Università del Michigan.“Non dovete pensare alle auto collegate a Internet come se fossero una console per videogame o un semplice smartphone di nuova generazione”, ha dichiarato Glen De Vos, senior vice president e chief technology officer di Delphi, il colosso britannico delle soluzioni tecnologiche per auto. “Se l’accesso alla rete è vulnerabile aumenta il rischio per l’incolumità dei passeggeri. L’auto driverless, se non è completamente sicura, non ha ragione di esistere”.

AUTO E MOTO

Škoda Superb, sicurezza al top. CARLO CIMINI ■ VERONA – La sicurezza attiva è il cavallo di battaglia della nuova Škoda Superb, alla sua terza generazione. La berlina e station di segmento D inserisce il pacchetto Travel Assistant negli allestimenti a pagamento più ricchi, Style, SportLine e Laurin&Klement. Viaggio nella sicurezza Abbiamo guidato la nuova Superb sia nel circuito di prova interno alla sede italiana del gruppo Volkswagen, sia lungo un percorso che ci ha portato a Reggio Emilia, sag-

giando in particolare proprio le dotazioni di sicurezza. Il Park Control – con sensori posteriori e frenata d’emergenza automatica – è molto reattivo e ben tarato rilevando gli ostacoli mentre si va in retromarcia e bloccando anche bruscamente la vettura. L’Adaptive Cruise Control – il regolatore di velocità e distanza – è in grado di frenare l’auto in caso di pericolo fino a una velocità massima di 160 chilometri orari (sul circuito). Questo sistema è coadiuvato dal Blind Spot Detect – radar dell’angolo cieco che con una spia posta sugli specchietti retrovisori ci avvisa se sono in arrivo dei veicoli ai nostri lati – nella quale è incluso il Rear Traffic Alert (monitoraggio del traffico). Oltre a questi dispositivi di sicurezza, nel Travel Assistant pack sono inclusi il Front Assistant (radar frontale con frenata automatica di emergenza), il Driver Activity Assistant (riconosce la stanchezza del conducente), il Care Connect (accesso al veicolo da remoto tramite smartphone), il Lane Assist (sistema di mantenimento dell’auto in corsia) e lo Smart Light Assistant (controllo e regolazione automatica dei fari abbaglianti). Comodità e tecnologia a bordo La station wagon boema (più venduta rispetto alla berlina) è lunga 4,85 metri, larga 1,86 e alta 1,47. Nonostante queste misure, la vettura si destreggia senza problemi nel traffico. L’abitacolo è spazioso sia per i passeggeri che nella capacità di carico del bagagliaio, uno dei più capienti in assoluto della categoria: 660 litri e può arrivare fino a un massimo di 1.950 con tutti i sedili reclinati. Nei tre allestimenti sopra citati che propone Škoda Superb è incluso il sistema infontaiment (denominati Amundsen o Columbus) con SmartLink+ (Apple CarPlay e Android Auto), display touchscreen molto ampio (la grandezza può variare dagli 8 ai 9,2 pollici), navigatore satellitare e connettività wlan hotspot che permette ai passeggeri di collegarsi alla linea wifi. Cavalli per tutti i gusti L’offerta delle motorizzazioni non presenta variazioni. La Škoda Superb si può acquistare nelle due versioni benzina – 1.4 con cambio manuale da 150 cavalli o 2.0 con Dsg a 6 rapporti automatico da 280 cavalli – o nelle tre opzioni diesel: un 1.6 da 120 cavalli e cambio manuale, un 2.0 da 150 o da 190 cavalli, disponibili sia con cambio manuale che automatico. A seconda degli allestimenti, i prezzi partono dai 27.350 euro di base fino ad arrivare ai 47.850 della scelta top. 11 Maggio 2018 ·

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AUTO E MOTO

BUSINESS

Torna Blockchain, la Brabham, con Mobi ecco la BT62. in automobile. LUCA GAIETTA

PATRIZIA LICATA

■ Brabham ha tolto i veli dalla BT62, l’auto con cui il marchio britannico – fondato nel 1962 da Sir Jack Brabham – torna sulle strade e sulle piste, unendo in un unico modello soluzioni ingegneristiche derivate dal motorsport alle le più avanzate tecnologie costruttive.

■ Le grandi case automobilistiche credono nella blockchain: Bmw, Ford, General Motors e Renault si sono unite con altre imprese dell’automotive (Bosch, ZF, Aioi Nissay Dowa Insurance Services Usa), startup e fornitori di tecnologie e servizi, tra cui Accenture e Ibm, nel consorzio Mobi (Mobility Open Blockchain Initiative): l’intenzione è di portare la blockchain nel settore auto e realizzare una mobilità connessa più sicura. Con questo strumento si può creare un ecosistema digitale di partner e soluzioni che rendono il trasporto più efficiente ed ecosostenibile: la blockchain non solo fornisce un protocollo fidato per mettere in comunicazione gli attori dell’industria – costruttori d’auto, fornitori di connettività, sviluppatori hitech, venditori – ma i possibili casi d’uso riguardano anche gli automobilisti. Che guidino o si lascino guidare da un’auto driverless.

Aerodinamica, carbonio e kevlar La carrozzeria della Brabham BT62 è realizzata in fibra di carbonio e kevlar ed è affilata nell’aerodinamica con diverse appendici, tra cui il fondo piatto con estrattore, lo splitter anteriore e l’alettone posteriore derivati dalle vetture GT3, oltre ad essere caratterizzata da numerose prese d’aria per raffreddare al meglio la meccanica. Potenza ed elettronica da pista In grado di ospitare 2 persone, la supercar inglese pesa appena 972 chilogrammi ed è spinta da un V8 aspirato da 5.4 litri in grado di erogare di 710 cavalli e 667 newtonmetri di coppia massima. L’enorme potenza del propulsore è gestita tramite un cambio sequenziale e un’elettronica di bordo che prevede diverse opzioni di marcia, compreso il launch control per delle partenze a razzo. Di serie sono inoltre previste su questa vettura delle sospensioni a doppio quadrilatero e un impianto frenante con pinze a sei pistoncini e dischi Reinforced Carbon-Carbon. Nell’abitacolo la BT62 presenta invece dotazioni da racing, tipo i due sedili a guscio con cinture a sei punti, oltre a un volante con diversi comandi integrati per gestire i controlli di marcia e un quadro strumenti digitale da 12 pollici. Il prezzo? Circa un milione di sterline (1,13 milioni di euro) destinato sicuramente a salire vista la produzione limitata a soli 70 esemplari. 10

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Non solo Bitcoin La blockchain è la tecnologia salita alla ribalta della cronaca grazie alla sua applicazione più famosa: il bitcoin, la moneta virtuale. In realtà blockchain è molto di più: fornendo un sistema di distribuzione e registrazione delle informazioni digitale e automatizzato, può essere la base di transazioni in cui proteggere la sicurezza e integrità dei dati è cruciale. Dalla gestione dei numeri di identificazione dei veicoli e della loro “storia” in termini di incidenti e riparazioni fino alle complesse catene logistiche che portano dalle linee di montaggio ai concessionari, la blockchain permette di innalzare nettamente i livelli di protezione e trasparenza dei dati, spiega Teodoro Lio, Industrial and Automotive Innovation Lead di Accenture che sottolinea: “questo consorzio aiuterà le aziende


dell’industria dell’auto a sfruttare tutto il potenziale della blockchain per migliorare l’efficienza del settore, i controlli in termini di sicurezza e l’esperienza complessiva di mobilità”. I costruttori riuniti da Mobi rappresentano oltre il 70% della produzione globale di veicoli in termini di market share e il consorzio è aperto a nuovi soci come le aziende del trasporto pubblico, i gestori di strade a pagamento, i fornitori di servizi alternativi di mobilità come i taxi privati alla Uber, le università e i centri di ricerca. Usato, identikit a prova di frode Nella visione del consorzio la blockchain è un insieme di strumenti software e standard tecnologici che devono restare aperti perché così è più facile e veloce creare e adottare le applicazioni. Tra i possibili casi d’uso per l’utente finale pensiamo all’acquisto di un veicolo usato e alla necessità di disporre di un identikit del precedente utilizzo che, grazie alla blockchain, può essere completo e difficile da manomettere. Allo stesso modo, le società assicuratrici si possono tutelare dalle frodi e intanto fare sconti agli automobilisti virtuosi. Le case automobilistiche – ma anche le officine di riparazione – possono controllare la provenienza di componenti e accessori. Sempre per l’automobilista, si possono mettere a punto nuove modalità di pagamento per i servizi di trasporto, dai pedaggi al car sharing, magari con tariffe personalizzate. I dati inviati sulla blockchain dalle auto connesse possono inoltre aiutare a svolgere il monitoraggio dell’inquinamento ambientale nelle smart city. Autonoma, ricarica e pedaggio sulla blockchain La blockchain ha un potenziale enorme anche in vista della diffusione della guida autonoma. Le auto senza conducente si fondano sia sull’organizzazione delle informazioni relative all’ambiente circostante (elaborate da algoritmi di intelligenza artificiale) sia sulla capacità di attivare transazioni, come il pagamento del pedaggio in autostrada o della ricarica elettrica alla stazione di servizio. La blockchain può aiutare in entrambi i casi garantendo la sicurezza dei dati, da quelli delle mappe alla carta di credito, svolgendo in modo automatico e veloce le operazioni. Come in uno scontrino virtuale, tutto è tracciato e registrato sui nodi della blockchain.

BUSINESS

sviluppo delle auto elettriche, alla luce delle severe normative che penalizzano le emissioni delle vetture a gasolio. Futuro a batteria Il costruttore di Yokohama si affiancherebbe ad altre Case automobilistiche – tra cui Toyota, Subaru e Jaguar Land Rover – che hanno scelto di tagliare la produzione delle vetture a gasolio, a eccezione dei camion. Nel caso di Nissan la decisione prenderebbe il via a partire dal Regno Unito per estendersi, entro la fine dell’anno, nel resto d’Europa. Nissan, attualmente, offre una vasta gamma di modelli diesel nel vecchio continente, compresi i suv, ma entro il 2025 intende ampliare l’offerta dei veicoli elettrificati fino al 50% dei suoi modelli. L’obiettivo dichiarato della Casa sarebbe quello di vendere un milione di mezzi a batteria per il 2022. Per questo motivo il costruttore nipponico starebbe approfondendo la partnership – in tema progetti di design, sviluppo e ricerca – con gli altri membri dell’Alliance, Renault e Mitsubishi al fine di accelerare i tempi.

INNOVAZIONE

I Cinesi e l’elettrica. SAMUELE MARIA TREMIGLIOZZI

Nissan, addio diesel. CARLO CIMINI ■ In Europa, Nissan chiude le porte alla produzione dei veicoli con motorizzazione diesel. La Casa automobilistica giapponese, secondo le fonti dell’agenzia locale Kyodo, avrebbe preso la decisione di concentrare tutte le proprie risorse sullo

■ La Cina è già la culla dell’elettrificazione delle auto. Gli incentivi del governo di Pechino hanno fatto schizzare in alto i dati di vendita delle vetture a batteria che potrebbero essere nel paese asiatico – entro il 2030 – oltre 70 milioni. Per questo il colosso della consulenza Kmpg e l’istituto di ricerca locale Automotive Foresight hanno studiato preferenze e attitudini degli automobilisti cinesi, sia che già posseggano un’auto a batteria o che abbiano intenzione di comprarla in un futuro prossimo. Due terzi sono favorevoli Cresce il numero di chi è interessato ad acquistare un’auto elettrica: +24% rispetto ai sondaggi del 2017. A oggi, quasi 11 Maggio 2018 ·

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due terzi degli intervistati sarebbe propenso a una guida a zero emissioni. Tra i fattori trainanti, il più gettonato è il risparmio sui costi del carburante, seguito dai benefici e dagli sgravi concessi dal governo. Solo il 31% si dice mosso da un reale sentimento di eco-sostenibilità.

elettronico. “I bambini che oggi hanno meno di 5 anni non avranno più bisogno di prendere la patente, perché non dovranno guidare”, ha dichiarato il top manager della popolare app per la navigazione che aiuta a evitare il traffico.

Meno velocità Diminuiscono le aspettative sui mezzi elettrici. Sul fronte delle prestazioni gran parte degli intervistati si ridimensiona e considera accettabile una velocità massima di 100 chilometri orari, contro i 120-150 all’ora pretesi nel 2017. Interessante il dato sul tema dell’autonomia. Lo scorso anno in molti consideravano penalizzante possedere un veicolo che necessitasse di una ricarica dopo 300/400 chilometri. Nel 2018 il 42% si accontenterebbe se la propria auto elettrica riuscisse a viaggiare per 250 chilometri. A giustificazione di questa variazione intervengono le analisi effettuate sull’effettivo utilizzo medio delle automobili. Il 67% ammette di percorrere non più di 20 chilometri al giorno, vale a dire una distanza complessiva compresa tra i 50 e i 200 chilometri settimanali. Migliora il rapporto con i tempi di ricarica: quest’anno solo il 29% dei possessori di auto elettriche è convinto che un “pieno” veloce non debba impiegare più di 30 minuti. Il 22% in meno rispetto al 2017.

L’auto come servizio Come riportato dai media francesi, Shmuelevitz è intervenuto all’evento “E-commerce one-to-one” che ha analizzato il mondo del commercio online dal punto di vista delle imprese. Da una tavola rotonda all’altra, intelligenza artificiale e personalizzazione dei servizi sono rimasti sul menu principale. Il top manager di Waze (che oggi è una società di Google) è stato l’ospite d’onore della sessione “L’avvenire della mobilità”. Shmuelevitz ha ribadito la visione dei trasporti che condivide con aziende innovative come Uber e Lyft: il concetto di automobile di proprietà è al tramonto mentre l’auto si trasforma in un servizio che si affitta e si usa solo quando serve. Shmuelevitz ha indicato che, in media, in una giornata un veicolo privato circola solo il 4% del tempo; per il resto è parcheggiato. In città le strade occupano il 7% del territorio e i parcheggi il 14%, quasi quanto i negozi (18%): con meno macchine in giro o in sosta potremmo liberare spazi per le persone.

BUSINESS

Waze, la patente non serve più. PATRIZIA LICATA ■ Fra 15 anni in auto non ci sarà più alcun conducente, saremo tutti passeggeri. Lo ha detto il VP Community and Operations di Waze, Fej Shmuelevitz, a un recente evento nel Principato di Monaco dedicato al commercio 12

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I postini di Amazon Ma perché parlare a un convegno sul commercio elettronico? Perché i corrieri che consegnano su furgoni le merci comprate su Internet sono una fonte crescente di dati per Waze, una piattaforma che offre aggiornamenti su traffico, strade chiuse, eventuali incidenti e condizioni meteo grazie alla “community”, ovvero gli utenti che inseriscono informazioni raccolte sul campo e in tempo reale. Insomma, i sempre più numerosi “postini” di Amazon sono tra i migliori generatori dei dati che arricchiscono Waze. La community dei robot Presto ci sarà un’altra fonte molto importante di dati: l’auto autonoma. Con i suoi sensori e la connessione Internet ci libererà non solo dalla necessità di guidare ma anche di inserire le informazioni su Waze: ci penserà quel vero smartphone autosufficiente su quattro ruote che sarà diventato l’automobile. Il vice presidente dedicato alle Community and Operations Fej Shmuelevitz avrà un nuovo utente-tipo da considerare nella “comunità” di Waze citata nella sua carica.


PAESE

Furti in calo, Roma la peggiore. MARINA FANARA

furti: ai primi tre posti della classifica troviamo, ancora una volta, le Fiat, rispettivamente, Panda, Punto e 500. Sotto mira anche i fuoristrada, con la Nissan Qashqai che si conferma in pole position. Calano i furti, ma anche i veicoli che gli agenti sono riusciti a ritrovare: nel 2017, rispetto al 2016, sono stati il 7,67% in meno, soprattutto tra i camion (-22,23%).

BUSINESS

La birra viaggia a idrogeno. CARLO CIMINI

■ Furti in calo in Italia, ma scendono anche le vetture che le forze dell’ordine riescono a ritrovare dopo la denuncia del legittimo proprietario. È questo l’ultimo bilancio dei veicoli rubati nel nostro paese illustrato, a Maranello, durante la terza edizione del “Meeting of vehicle identification expert”, l’incontro tra le Polizie di 27 paesi europei, tra cui la nostra Polizia Stradale. Numeri in calo, soprattutto Tir Si tratta di un appuntamento, organizzato in partnership con Europol (ente che riunisce le Polizie europee), per parlare di traffico internazionale di veicoli e sistemi di sicurezza adottati dalle Case automobilistiche nel Vecchio Continente. Dal confronto è emerso che, nel nostro Paese, l’anno scorso ci sono stati in tutto 147.117 furti tra auto (103.030 esemplari), moto (42.470) e mezzi pesanti (1.617): il 6,25% in meno rispetto al 2016. Una diminuzione a vantaggio soprattutto del trasporto merci su strada (sono stati rubati il 23,73% di Tir in meno) mentre il totale di due ruote e vetture prese di mira dai ladri è sceso, rispettivamente, del 7% e del 5,59%. La regione più colpita è la Campania con quasi il 20% di furti sul totale nazionale, seguita da Lazio (18,14%) e Puglia (15,26%), ma nel confronto tra province la più penalizzata è Roma dove si concentra il 16,64% di veicoli rubati, secondo posto per Napoli (13,53%) e al terzo, distanziata di circa 6 punti, si piazza Milano (7,97%). Fiat Panda resta in pole Immutato il tipo di auto preferito dai ladri: le utilitarie sono sempre le più gettonate e rappresentano quasi la metà sul totale vetture sottratte illecitamente (40.883 automobili). Restano gli stessi anche il brand e il modello di automobili più a rischio

■ La Anheuser-Busch – azienda che produce bevande alcoliche e analcoliche – ha raggiunto un accordo con Nikola Motor Company per l’utilizzo di 800 tir a idrogeno sulle autostrade americane per il trasporto, in particolare della birra Budweiser. La stessa azienda statunitense in passato aveva già ordinato 40 camion elettrici a Tesla. Bere a emissioni zero “Entro il 2025, tutta la nostra birra sarà prodotta e diffusa utilizzando solo energia rinnovabile”, è stato l’annuncio a favore dell’ambiente e della mobilità sostenibile pubblicizzato da Anheuser-Busch. I camion a idrogeno forniti da Nikola Motor inizieranno i test entro la fine dell’anno, con l’effettiva integrazione nella flotta circolante a partire dal 2020. L’accordo con il costruttore per l’utilizzo dei mezzi di trasporto graverà sulle casse della AB InBev, per circa 90 centesimi di dollaro al minuto per miglio. A gennaio, il marchio Budweiser di AB aveva annunciato l’intenzione di apporre sulle bottiglie di birre un’etichetta con scritto “100% da elettricità rinnovabile”. Brian Perkins, vicepresidente globale del brand, ha dichiarato: “Vendiamo circa 41 milioni di bottiglie di birre al giorno, un’opportunità unica per comunicare con altrettanti potenziali consumatori e lanciare una campagna a sostegno dell’ambiente”. 11 Maggio 2018 ·

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PAESE

Parco Valentino, al via la quarta edizione. ELISA MALOMO

■ Dal 6 al 10 giugno torna la grande festa italiana dell’automobile con la quarta edizione del Parco Valentino – Salone dell’Auto di Torino. All’evento che sarà diffuso e si svolgerà in molti luoghi della città – da Piazza Castello fino a Piazza Bodoni – hanno dato l’adesione già 40 marchi, da Ferrari a Lamborghini, da Volkswagen a Tesla, in una festa che coinvolgerà dalle auto storiche alle ultime proposte in fatto di design e di innovazione. Buon compleanno Porsche L’8 giugno sarà dedicato ai festeggiamenti per i 70 anni di Porsche con mostre e approfondimenti sulla storia della celebre casa di Stoccarda. Sul lato di Palazzo Madama si svolgerà la mostra Car&Vintage, dedicata al mito delle classiche senza tempo. Sabato 9 e domenica 10 giugno, in Piazza Vittorio Veneto, la festa si tinge di rosso: il Ferrari Club Italia presenterà le classiche prestigiose insieme alle 8 e 12 cilindri che hanno fatto la storia della casa di Maranello. Piazza San Carlo, invece, ospiterà la seconda edizione del Focus auto elettriche e ibride. un’occasione per far conoscere a tutti i segreti delle auto che guideremo domani. Eventi dinamici Tra le attrazioni da non perdere il 4° Gran Premio Parco Valentino, organizzato dall’Automobile Club Torino, durante il quale una parata di auto storiche e non sfilerà per la città, arrivando fino alle porta della Reggia di Venaria. 14

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Arrivo e partenza della carovana sarà seguito da Radio Montecarlo. L’ingresso sarà gratuito e il Salone aperto al pubblico con orario prolungato fino alle ore 24: la partecipazione ad alcuni eventi sarà esclusivamente riservata ai possessori del biglietto elettronico gratuito, scaricabile sul sito www.parcovalentino.com.

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Supplemento settimanale a l’Automobile Pubblicazione online - Reg. Tribunale di Roma n. 24/2016 del 09/03/16 Iscrizione R.O.C. n. 14674 - ISSN 2499-670X Direttore Responsabile Alessandro Marchetti Tricamo Redazione via Solferino, 32 - 00185 Roma tel. 06.45406719 • fax 06.49982874-2829 www.lautomobile.it • redazione@lautomobile.it • segreteria@lautomobile.it @lautomobile_ACI

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...dal nostro mensile PUBBLICATO SUL NUMERO 17 - APRILE 2018

SERVIZIO SICUREZZA

Guidare a fari spenti. ANDREA CAULI

Capita sempre più spesso di incontrare veicoli che viaggiano senza luci. Una disattenzione e una manutenzione carente che possono essere pericolose. Tra multe leggere e revisione a rischio.

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■ Al tramonto osservate con attenzione i veicoli che incontrate e provate a contare quanti hanno un fanale spento, i risultati potrebbero sorprendervi. Tanti, troppi automobilisti trascurano le luci, alcuni, addirittura, si dimenticano di accenderle, con conseguenze che potrebbero essere pericolose per tutti. Un rischio per se e per gli altri che può essere sanzionato anche con una multa, seppur forse troppo poco significativa (a partire da 41 euro). Ricordiamo anche che un veicolo con una lampadina fulminata o l’orientamento dei fari errato, non supera la revisione periodica, con conseguen-


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te pagamento di una sanzione amministrativa e sospensione (momentanea) della circolazione. Come cambiare una lampadina Fino a qualche anno fa, nel caso di una lampadina guasta, la soluzione era piuttosto semplice: consultando il libretto di uso e manutenzione del veicolo in pochi minuti si era in grado di effettuare la sostituzione. Oggi, invece, per la quasi totalità dei modelli, si è spesso costretti a portare l'auto in officina, complici anche i numerosi nuovi dispositivi alloggiati nel vano motore, che riducono lo spazio a di-

sposizione, oltre alle nuove tecnologie utilizzate per i proiettori. Una sorta di “contributo” da pagare al progresso che avanza: calandre avveniristiche dotate di numerosi dispositivi di assistenza alla guida, proiettori di ultima generazione dalle forme e dimensioni un tempo impensabili, nuove regole in tema di sicurezza stradale, obbligano a rivolgersi al personale specializzato anche solo per cambiare una semplice luce di posizione. I proiettori presenti sulle auto più recenti, allo xeno o a led, sono addirittura ambiti dai ladri, sia per alimentare il mercato dei ricambi illegali (in base al modello, il valore può

superare i 7.000 euro), sia per essere utilizzati in alcune coltivazioni agricole in serra. L’accensione dei dispositivi di illuminazione delle auto è regolato dal Codice della Strada che recita: “Da mezz'ora dopo il tramonto del sole a mezz'ora prima del suo sorgere e in ogni altro caso di scarsa visibilità”. Tanto più se oggi, grazie alle matrici a led, oltre a contare su un fascio luminoso sempre più ampio, i fari sono un vero strumento di design creato dalle Case costruttrici per identificare immediatamente un modello, anche al buio. Basterebbe solo accenderli.

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l'Automobile Week 40  

Il nuovo settimanale online de l'Automobile (11-17 maggio)

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