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Supplemento settimanale a l’Automobile.

INNOVAZIONE  I  MOTORI  I  LIFESTYLE

Settimanale digitale • Anno 2 • Numero 62 • 16/11/2018

L’auto fa fumetto. PAOLO BORGOGNONE ■  “Da un grande potere deriva una grande responsabilità”. La frase – tanto famosa da diventare proverbiale – l’abbiamo sentita per la prima volta da un cartone animato, l’Uomo Ragno. A scriverla – sorprendendosi poi del suo successo – fu Stan Lee, geniale creatore di fumetti (fantastiche auto comprese) scomparso pochi giorni fa. A lui e alle sue invenzioni a quattro ruote abbiamo dedicato la storia di copertina di questo settimanale, fra animazione e mobilità. Senza dimenticare icone come la Jaguar E-Type di Diabolik o la Batmobile.

Ma se molti supereroi si sono mossi su vetture incredibili, è pure successo che un top manager come Carlos Ghosn, numero uno di Renault-Nissan-Mitsubishi, sia diventato a sua volta un cartone. Anzi, l’eroe di un manga durante gli anni passati in Giappone alla guida della sola Nissan, prima volta di uno straniero al volante di una multinazionale giapponese. Tra supereroi ed eroi ricordiamo infine un antieroe e la sua auto, simbolo del viaggio tra infanzia ed età adulta, forse la più sfortunata della storia dei cartoon: la 313 di Paperino. Perché anche restare bambini è una grande responsabilità.


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Addio a Stan Lee, l’uomo Marvel. CARLO CIMINI Un eroe a due ruote è anche The Punisher, altro personaggio della Marvel che, a volte in maniera brutale, va a caccia di rivalsa. In sella a una motocicletta diventa vigilante e anti eroe in ricordo della sua famiglia uccisa dalla mafia e impiega tutte le sue abilità per combattere qualsiasi criminale al mondo..

■ Dopo quasi un secolo di vita dedicata alla fantasia il geniale produttore di fumetti Stanley Martin Lieber, noto col nome d’arte di Stan Lee, è mancato all’età di 95 anni. Lee è famoso a livello globale come il padre dei più celebri supereroi targati Marvel: su tutti Spiderman, I Fantastici Quattro, X-Men e Avengers. Protagonisti di epiche battaglie e di straordinarie missioni per salvare l’intera umanità o semplicemente (si far per dire) per garantire l’ordine in città, questi personaggi Marvel però risultavano anche umani, molto vicini alla realtà, nonostante fossero dotati di poteri incredibili. Alcuni di loro contavano sull’aiuto di mezzi a due o quattro ruote per risolvere intricate missioni: l’auto o la moto risultava a volte essere una indispensabile compagna di avventure. Scopriamo per chi. Vendicatori a due ruote Fra quelli che utilizzano un veicolo come strumento imprescindibile delle loro avventure, il più importante è Ghost Rider. Il motociclista Johnny Blaze (pseudonimo del protagonista) debutta su Marvel Spotlight nell’agosto del 1972. Blaze guida una classica chopper (moto protagonista tra gli altri anche del leggendario film del 1969 Easy Rider), che dal dicembre 1973 vediamo sfrecciare tra le auto lasciandosi dietro una serie di scie di fuoco, quando il suo personaggio accetta di farsi possedere da un demone della vendetta (Zarathos), trasformandosi in una creatura infernale, pur di salvare la vita del padre adottivo. Dal 1975 la due ruote di Blaze sfoggia a ogni avventura una nuova personalizzazione, facendo della “customizzazione” un suo segno distintivo.

L’eroe a stelle e strisce Ben più famoso e conosciuto è Capitan America, uno degli immortali del fumetto. Il vendicatore dallo scudo con la stella, difensore della patria americana, nasce come fenomeno di propaganda nel 1941, durante la seconda guerra mondiale. Viene ripreso nel 1964 da Stan Lee che ne trasforma totalmente l’immagine. La moto a stelle e strisce è da sempre uno dei mezzi preferiti del “Capitano”. La sue due ruote assomiglia in tutto e per tutto alla Harley-Davidson, e incarna gli aspetti iconici, eroici del marchio, simbolo di libertà. La “creatura” per eccellenza di Stan Lee è però senz’altro Spiderman. In realtà se ci fermiamo a pensare qualche minuto a Peter Parker (alter ego del protagonista mascherato) sembra impossibile trovare riferimenti a delle quattro ruote nella sua storia. Eppure un’auto legata all’Uomo Ragno esiste e risale agli anni settanta: si tratta della Ragno-Mobile presente nel numero 126 di The Amazing Spider-Man, scritto da Gerry Conway e disegnato da Ross Andru. Spiderman chiede aiuto all’amico Johnny Storm per costruire il veicolo. Una volta completato, i due effettuano un test drive in città durante il quale si imbattono in un gruppo di criminali. La Ragno-Mobile venne poi inspiegabilmente abbandonata dagli autori. C’è chi vola Tra gli altri personaggi di Stan Lee, I Fantastici 4 spesso usano mezzi volanti per completare le loro missioni. Non tanto Torcia Umana capace di volare o Mister Fantastic che riesce ad allungare gli arti, ma soprattutto la Donna Invisibile e la Cosa, i più “umani” tra i quattro. Anche Wolverine non possiede particolari mezzi di trasporto (molti anni fa uscì la Mutantcycle di Logan ma niente più) così come per il “chiacchierone” e bizzarro antieroe Deadpool. Infine per quanto riguarda Hulk e Thor, i due sembrano più che altro allergici ai mezzi di locomozione e di solito li fanno a pezzi con un solo gesto. 16 Novembre 2018 ·

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Manga, disegni a 4 ruote. VALERIO ANTONINI

Tra ragazze e velocità Di grande successo è anche Wangan Midnight di Michiharu Kusunoki. Qui il protagonista – Akio Asaura – al volante di una Datsun S30 Z si cimenta nelle corse clandestine in autostrada. Fra i titoli più divertenti figura sicuramente anche Jigoro Jigorou di Atsushi Kase. La storia, ancora in corso di pubblicazione, racconta di un giovane che, a bordo della sua Nissan S13, cerca continuamente di mettersi in mostra per conquistare più ragazze dei suoi amici. Femmine contro maschi Diverso dagli altri, invece, è Over Rev! del 1997, già interamente pubblicato in 31 volumi e tuttora fra i più letti. Parla di femminismo e diritti “rosa”. La protagonista, infatti, è Ryogo Shino, una donna che, pur non avendo ancora la patente – dopo essersi imbattuta casualmente in una gara notturna – si appassiona alle corse clandestine. Compra una Toyota MR2 a soli 100 dollari e inizia a sfidare i piloti maschi. Gli appassionati di motorsport non possono non sfogliare Capeta, manga e anime dedicato al mondo dei go-kart, iniziato nel 2003 e finito nel 2013. La storia narra di una bambina di 10 anni – Taira Kappeita – e del suo giovane amico Capeta. Il padre della ragazzina scopre in lui le qualità per essere un campione e gli affida – con successo – il kart che ha costruito.

LIFESTYLE ■ I fumetti giapponesi o manga (tradotto letteralmente “immagini derisorie”, piccoli libri illustrati che si aprono e leggono al contrario, dall’ultima pagina alla prima) riscuotono enorme successo in tutto il mondo. I più famosi (come Dragon Ball e Ken Shiro) sono diventati dei best seller planetari con un giro di affari che raggiunge quasi i 4 miliardi di euro, poco meno della metà solo in Nord America. Quelli di maggiore successo sono stati trasformati anche in cartoni animati (anime, in giapponese) e videogiochi. A differenza dei comics made in Usa – che spesso raccontano avventure di super eroi con poteri eccezionali – i manga spaziano su più temi: non solo fantasy e horror, comunque tra i più letti, ma anche semplici storie di vita quotidiana. Alcune hanno proprio automobili (e chi le guida) al centro della vicenda. Le consegne più veloci d’oriente Il più famoso è sicuramente Initial D di Shuici Shigeno che ha riscosso tanto successo in Giappone da spingere Toyota, nel 2016, a ricostruire nei minimi particolare l’auto del protagonista, una Sprinter Trueno. Il primo numero fu pubblicato nel 1995, l’ultimo nel 2013, dopo ben 48 volumi venduti a una media di un milione di copie l’uno. Personaggio principale è il diciottenne Takumi Fujiwara alle prese con un travagliato rapporto con la figura paterna. Il severo capofamiglia – ex pilota – lo obbliga a effettuare un giro di consegne tutte le mattine prima dell’alba. Takumi cerca di guidare il più velocemente possibile così da finire in anticipo e rimettersi a dormire prima di andare a scuola. Diventa, in questo modo, un pilota fenomenale. Il fumetto è diventato, nel 2015, un film girato in Cina. La pellicola ha incassato oltre 10 milioni di dollari. Ne è stato tratto anche un anime. 4

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A Roma l’auto Pixar a fumetti. CHIARA IACOBINI

■ Un pezzo di storia del fumetto, soprattutto nella sua versione cinematografica, è in mostra in queste settimane al Palazzo delle Esposizioni di Roma dove – fino al 20 gennaio – è aperta “Pixar, 30 anni di animazione”, un viaggio attraverso


la storia e l’evoluzione dei personaggi di alcuni dei film di animazione più amati dal pubblico, da Cars a Gli incredibili. Visitando la mostra si potranno scoprire e ammirare i disegni, i bozzetti, le sculture e le proiezioni delle più belle storie create nei Pixar Studios di Emeryville, in California, fondati come spin off della Lucasfilms nel 1986 e dove sono nati capolavori come la già citata trilogia di “Cars” e da cui arriverà nell’estate 2019 la quarta puntata di “Toy Story”. Quattrocento opere e la filmografia completa, in una esposizione pensata da Elyse Klaidman e che ha fatto il suo debutto al MoMa di New York per poi fare il giro del mondo, dal Messico all’estremo Oriente ed è arrivata nella Capitale, a cura di Maria Grazia Mattei. 30 anni di invenzioni La mostra, suddivisa in tre sezioni – Personaggi, Storie e Mondi – è una panoramica che racconta il mondo di Pixar e dei suoi creatori: un elogio ai 30 anni di animazione per l’appunto in cui – grazie ai progressi nelle tecniche di animazione e 3D – si passa dai cortometraggi del 1986 ai giorni nostri, con realizzazioni come “Coco” e “Il viaggio di Arlo”. Nel percorso espositivo anche spazi interattivi e due sale con le proiezioni dei film brevi. Un viaggio nei colori, creazioni, immagini, rendering nell’universo dove sono nati i fantastici Woody e Buzz, e gli altri di “Toy Story”, ma anche l’avventuroso pesciolino “Nemo”, gli spassosi supereroi della famiglia degli “Incredibili”, il Megaminimondo di “A Bug’s Life”, film con record di incassi del 1998 diretto da John Lasseter, oltre allo scorbutico Carl Fredricksen e sua moglie Ellie che in “Up” condividevano il sogno di arrivare alle Cascate Paradiso, la piccola Riley e tutte le sue emozioni in Inside Out, il più visto del 2015, o “Ratatouille” per chi ama Parigi e la cucina gourmet del topolino Remy. Un’area a 4 ruote Nella mostra c’è spazio speciale anche per gli amanti delle quattro ruote, grazie all’area tutta dedicata a “Cars”, il settimo film della Pixar, dedicato alla memoria del co-regista Joe Ranft, tragicamente scomparso in un incidente stradale nell’agosto del 2005. Le avventure di Saetta McQueen, Cricchetto e gli altri motori ruggenti sono ormai giuste al terzo capitolo, dopo le uscite di Cars 2 (2011) e 3 (2017). L’esibizione si concentra in particolare sull’ingegno del regista e produttore John Lasseter, figlio del direttore di un negozio di autoricambi della Chevrolet e cresciuto – come amava dire lui stesso – a “pane e automobili”. Nei suoi film targati Pixar, ha saputo mixare perfettamente non solo una profonda conoscenza dei motori, ma anche delle emozioni, sentimenti passioni che animano il mondo dell’automobilismo. Altre meraviglie In esposizione anche un grande zootropio tridimensionale, il Toy Story Zoetrope. Un grande cilindro su cui vengono fatte ruotare una serie di immagini fisse creando così un effetto movimento. Questo oggetto presenta i principi base dell’animazione ancor prima dell’invenzione del cinema: un ciclo di 18 inquadrature, ognuna rappresentata da una figurina tridimensionale, in questo caso di uno dei personaggi di “Toy Story”. Per la durata della mostra, inoltre, la possibilità di (ri) vedere le storie realizzate in questi decenni, con le proiezioni di tutti i cartoni, (le date di proiezione sono riportate sul sito ufficiale del Palazzo delle Esposizioni) creati negli studi di Emeryville.

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Dieci auto tra fumetto e realtà. VALERIO ANTONINI

■ Fantasticare correndo con le automobili protagoniste dei cartoni, film e fumetti più amati della storia è, da sempre, uno dei giochi preferiti dai bambini. Molti dei veicoli apparsi nel mondo dell’animazione, come il wagon delle tartarughe Ninja o la Cadillac vintage dei Ghostbusters, sono entrati a pieno diritto nell’immaginario collettivo dei più piccoli. Riprodurli è divenuto nel tempo una vera e propria mania e le grandi aziende di giocattoli ne hanno fatto da sempre un business. Basti pensare al franchise di Cars. Il cartone della Pixar è divenuto un fenomeno planetario – con un giro di affari da oltre 10 miliardi di dollari – grazie in particolare al merchandising delle celebri automobiline parlanti dei film. C’è chi ha avuto la stravagante idea di ricostruire fedelmente molte delle più famose “quattro ruote” dei cartoni di successo. Alcuni sono diventati pezzi unici da museo, altri circolano liberamente su strada, alimentando la curiosità dei passanti. Non sono facili da vedere, figuriamoci da comprare. L’effetto nostalgia di chi li ha realizzati, infatti, ne rende particolarmente complicato l’acquisto anche per i collezionisti più facoltosi. Vediamo nel dettaglio alcuni degli esempi meglio riusciti di queste maniacali riproduzioni. I protagonisti di Cars Fra le auto più riprodotte un posto di spicco spetta a Saetta McQueen, protagonista principale della trilogia Pixar “Cars”. La vettura da competizione è ispirata alla Ford Gt 40. Nel 2017, un modello a grandezza naturale ha fatto il suo debutto al North American International Auto Show di Detroit, nel Michigan. Dal film è tratto anche il modello in scala di Sir Tow Mater, o semplicemente Mater, un carro attrezzi Harvester del 1956-57, oggi estremamente raro. 16 Novembre 2018 ·

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La Ecto-1 acchiappafantasmi La Cadillac del ’59 di Ghostbusters è divenuta una vera e propria icona del cinema, alla stregua della macchina di Batman. È anche una delle vetture che più sono state riprodotte dagli appassionati del genere. La Ecto-1 ricostruita somiglia molto a quella dell’edizione cinematografica degli acchiappa fantasmi ma con equipaggiamenti più fedeli al cartone originale. Nella serie animata da 140 episodi, infatti, Raymond “Ray” Stantz – interpretato poi al cinema dal comico Dan Aykroyd – continua a modificarla costantemente. Così, per rendere l’idea dei lavori perennemente in corso, la vettura reale è stata riempita di accessori estraibili, anche mai visti nei film. Un collezionista Usa ha speso oltre 150 mila euro per averla. Un Bulli Ninja I quattro animali antropomorfi della saga delle “Tartarughe Ninja” – che prendono il nome dagli artisti del Rinascimento italiano, Michelangelo, Donatello, Raffaello e Leonardo – disponevano di un fantastico wagon derivato dal Bulli di Volkswagen che usavano – soprattutto – per mangiare la pizza durante le missioni all’inseguimento dei cattivi. Una fedele riproduzione è esposta al Movie Car Museum di Jackson, nel Tennessee. La rossa di Topolino È una delle auto di Topolino (che ne ha anche una da corsa) e si dice sia ispirata alla Chevrolet Master Roadster degli anni ’30. Si tratta di una piccola auto rossa, una cui riproduzione circola tuttora nei parchi a tema della Disney. La ricordiamo in un cortometraggio degli anni ’50 dove improvvisamente si rompe per un guasto. Topolino l’abbandona lungo la strada per comprarne una nuova, sfavillante. Ma, preso subito dalla nostalgia, decide di tornare indietro a recuperare la sua vecchia auto per ripararla. I disastri di Paperino L’auto del personaggio noto negli Usa come Donald Duck è conosciuta come 313, il suo numero di targa. Si tratta di una Belchfire Runabout del 1934, introdotta nel fumetto originale il primo luglio del 1938. Paperino la costruisce maldestramente a mano, amalgamando componenti da diversi altri modelli. Il risultato è una vettura goffa dalle ruote sproporzionate rispetto al telaio e non certo perfetta. Nell’episodio in cui lo sfortunato papero porta la sua fidanzata Paperina in viaggio nel deserto l’auto si rompe, lasciandoli a piedi sotto il sole. Il razzo di Dick Dastardly La Mean Machine è forse l’auto più iconica dello show Wacky Races di Hanna & Barbera – gli autori degli Antenati e dei Pronipoti – in cui 24 piloti si sfidavano all’ultimo sangue nelle “Cannonball”, corse mozzafiato da una parte all’altra degli Usa. Come nel film Death Race ma in chiave sarcastica. La monoposto numero 00 guidata dal cattivo Dick Dastardly è una sorta di velocissimo razzo viola, in grado anche di volare. Nel cartone la diabolica vettura è equipaggiata con armi nascoste come quelle di James Bond. Nonostante ciò il buffo pilota al volante non è mai riuscito a tagliare il traguardo per primo in nessuno dei 34 episodi della serie. Bumblebee e Optimus Prime Transformers è una serie animata andata in onda per la prima volta dal 1984 al 1987 in 4 stagioni per un totale di 98 epi6

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sodi. Uno dei personaggi principali è Bumblebee, un piccolo autobot (personaggi a metà tra vetture e robot) giallo a strisce nere fortemente ispirato dalle diverse generazioni delle muscle car del marchio Chevrolet. La versione cinematografica diretta da Michael Bay è basata su una fiammante Camaro modificata. Ancora più sorprendente è l’incredibile ricostruzione di Optimus Prime, l’eroe robotico leader dei Trasformers, fedelmente ricreato dal vivo attraverso un imponente camion Dodge Ram Srt-10. La macchina del mistero di Scooby Doo The Mystery Machine è l’auto dei fumetti forse più facile da riprodurre. Nella serie (e nei film che ne sono stati tratti) trasporta la banda di amici e il cane parlante attraverso avventure “spaventose” in posti stregati o abitati da fantasmi. Il wagon ricostruito di Scooby Doo è basato su una Ford Econoline (E-series) degli anni ’60. Per realizzarla basta armarsi di pennello, vernice e tanta pazienza.

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Batmobile, tra fantasy e realtà. SAMUELE MARIA TREMIGLIOZZI

■ Batman non vola, niente supervista o forza disumana. E allora per affrontare e sconfiggere la malavita di Gotham serve coraggio, ma soprattutto una buona dose di ingegno. Per planare usa un mantello, per combattere gadget estremi e per muoversi una vettura unica: la Batmobile. Il bolide a quattro ruote dell’uomo pipistrello Bruce Wayne non è solo il risultato della fantasia di qualche designer di auto prestato al mondo dei fumetti, ma un complesso progetto di ingegneria realmente funzionante nelle produzioni televisive e cinematografiche che si sono susseguite per oltre mezzo secolo.


Così ebbe inizio La prima Batmobile per il grande pubblico esordisce nel 1966 con la serie televisiva dedicata all’Uomo Pipistrello. Si tratta di un raro esemplare di Lincoln Futura, una concept car realizzata da Ford 8 anni prima, appositamente elaborata: vernice nera lucida, finiture rosse e delle particolari appendici, per avvicinarsi il più possibile all’immaginario collettivo del celebre veicolo anti-crimine. La scelta del modello venne portata avanti dal noto caratterista di Hollywood George Barris, il quale, piuttosto che creare un’automobile da zero, preferì optare per il prototipo dell’ovale blu. Scelta che permise un notevole risparmio di tempo e di costi, ma creò non pochi problemi alla produzione: il veicolo si surriscaldava spesso, le gomme – uniche nel loro genere – si sgonfiavano molto velocemente, costringendo così la regia a interrompere di continuo le riprese. Barris costruì due copie della Batmobile in vetroresina per esibirle allo show delle automobili e una terza per una corsa di prova. Le tre repliche sono, però, modelli basati sulla Ford Galaxie del ’65 e ’66. Una delle copie venne poi venduta alla Coys Spring Classic Cars Auction il 27 febbraio 2007, al Royal Horticultural Hall di Londra, alla cifra di ben 119mila sterline (l’equivalente di circa 200mila euro con il cambio dell’epoca), prezzo ben oltre le aspettative. Le esagerate di Burton e Schumacher La Batmobile dei film di Tim Burton non è la prima, ma una delle più conosciute. La vettura appare nei primi due episodi della saga (1989 e 1992), inaugurata dal regista californiano, ma terminata dal suo successore Joel Schumacher con gli ultimi capitoli prodotti rispettivamente nel 1995 e 1997. Bruce Wayne – interpretato da un giovane Michael Keaton – poteva contare su un’auto estrema nelle forme, così come nelle prestazioni: lunga 6,6 metri e larga 2,4, accelera da 0 a 100 chilometri orari in soli 3,7 secondi. La turbina di un jet, inserita nel motore, permette alla vettura di raggiungere una velocità massima (dichiarata) di 530 chilometri orari. Peccato però che il propulsore – data una tale sovralimentazione – consumava così tanto carburante da avere un’autonomia di soli 15 secondi. Con il passaggio di regia (e di protagonista), cambia anche la Batmobile. L’esemplare di Joel Schumacher ha un disegno ancora più estroso: luci posizionate sui cerchioni, sul frontale e lateralmente, e le ali – a forma di pipistrello – fungono da alettoni. Il corpo vettura – realizzato in diverse parti in fibra di carbonio – cresce in tutte le dimensioni e raggiunge la lunghezza di ben 7,62 metri. Migliorate anche le prestazioni, grazie a un motore ad alte prestazioni di derivazione Chevrolet, capace di spingere il veicolo ad una velocità testata di 563 chilometri orari. The Tumbler Nel 2003 la Warner Bros decide di riproporre sul grande schermo una pellicola ispirata a Batman. La regia viene affidata a Christopher Nolan, cui spetta il compito di realizzare una trilogia per riscattare l’immagine cinematografica del Cavaliere oscuro, in parte macchiata dagli insuccessi degli ultimi capitoli. Nolan riparte da zero e presenta un veicolo più simile a un carro armato che a supercar: il Tumbler. Si tratta di una vettura a metà tra un Hummer da guerra e una Lamborghini, dotata di un vasto armamentario militare e di linee simili ai velivoli stealth. Nel 2008, per la promozione del secondo episodio della saga “Il Cavaliere Oscuro” il Tumbler è stato pro-

tagonista di un duello-esibizione con una Toyota F1 Racing sul circuito di Silverstone.

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RSQ e-tron, la Bond car di Audi. LUCA GAIETTA

■ Se l’agente segreto 007 si trasforma addirittura in un piccione per non dare nell’occhio e passare inosservato, anche la sua auto deve fare lo stesso con trucchi e prestazioni oltre la norma. Devono averla pensata così all’Audi quando hanno deciso di realizzare la RSQ e-tron: concept immaginario per servire negli spostamenti la super spia Lance Sterling nel film “Spies in Disguise” (Spie sotto copertura, in italiano): diretto a quattro mani dai registi Nick Bruno e Troy Quane e atteso nelle sale a settembre del prossimo anno. Precisone artigianale, approccio futuristico Alla casa di produzione Twentieth Century Fox volevano un’auto diversa e speciale. “E bisogna dire che la RSQ e-tron ha, forse, persino superato le aspettative grazie a un approccio futuristico nel processo di progettazione utilizzando – spiega Frank Rimili responsabile di Exterior Design Studio 3 dell’Audi – tecniche di visualizzazione digitale allo stato dell’arte e precisione artigianale”. Il design Audi del domani Alimentata da una propulsione elettrica e capace di marciare da sola sfruttando anche una intelligenza artificiale, la RSQ e-tron può trasportare due persone e impiega a bordo sistemi avanzati come la un ologramma al posto della strumentazione. In pratica si tratta di una bond car evoluta che, proprio per il suo essere virtuale, non pone alcun limite nei contenuti ma che potrebbe anticipare il linguaggio stilistico Audi del domani. Staremo a vedere. 16 Novembre 2018 ·

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SPORT

AUTO E MOTO

Audi: “Batmobile” in Formula E.

E-Type, la Jaguar di Diabolik.

PAOLO ODINZOV

LUCA GAIETTA

■ Audi ha presentato la monoposto e-tron FE05 con cui correrà in Formula E secondo le nuove regole che prevedono, a partire dall’EPrix di Riad (Arabia Saudita) il 15 dicembre, l’impiego in gara di un’unica vettura con una maggiore autonomia.

■ È quella di Diabolik, dicono molti quando la vedono passare per strada. Perché se non è per la linea che ne fa in assoluto una delle automobili più belle mai realizzate – complice quel cofano lunghissimo contrapposto alla coda rastremata – la Jaguar E-Type si riconosce per essere la vettura del fumetto ideato nel 1962 da Angela Giussani. che ha come protagonista il ladro, anche se immaginario, più conosciuto al mondo. Fu proprio per questo motivo che inizialmente Jaguar non gradì l’accostamento e diffidò gli autori dal nominare la marca dell’auto in quanto temeva una pubblicità negativa. Le cose, però cambiarono in fretta e il matrimonio scomodo si rivelò per la Casa britannica una unione felice, capace di regalare ulteriore fascino alla vettura. Al punto da spingere i vertici di Coventry ad inserire delle immagini tratte dal fumetto nel libro uscito in occasione dei cinquant’anni del modello.

Riprogettata completamente “I piloti Daniel Abt e Lucas di Grassi potranno contare per la conquista del titolo su una monoposto estremamente competitiva” hanno detto i progettisti Audi. Specificando che il drivetrain della e-tron FE05, ovvero motore, inverter, trasmissione, sospensioni posteriori e relativi software di gestione, sono stati progettati per garantire le massime prestazioni. Batterie McLaren da 52 chilowattora L’unità propulsiva della vettura, Audi Schaeffler MGU03, è stata sviluppata congiuntamente da Audi e dal partner tecnico Schaeffler, migliorata nel rendimento riducendone il peso del 10%. È alimentata da batterie McLaren, comuni a tutti i team, della capacità di 52 chilowattora. Un’ulteriore novità sulla vettura, prevista dal regolamento di Formula E 2018/2019, è il sistema “Brake-by-Wire” che permette una ripartizione della frenata bilanciata e un più efficiente recupero dell’energia. Da zero a cento in 3,1 secondi L’Audi e-tron FE05 accelera da zero a cento in 3,1 secondi e raggiunge una velocità massima di circa 240 chilometri orari. La carrozzeria, priva di alettone, sfrutta per generare il carico aerodinamico e la deportanza un ampio estrattore. Per questo i fan dell’Audi la hanno già battezzata come la Batmobile della Formula E. 8

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Nera come la notte La E-Type di Diabolik era tutta nera, come il terrore che quest’ultimo seminava al suo passaggio e come la notte per mimetizzarsi alla perfezione durante rocambolesche fughe e inseguimenti fino a sparire dentro i nascondigli dove il celebre criminale trovava ad aspettarlo la bellissima Eva Kant. Al pari del modello reale, ideato da Malcolm Sayer e prodotto dal 1961 al 1975, non era facile da guidare e poteva mettere in crisi anche i piloti più esperti. La prima ad avere 4 freni a disco Nella versione originale la E-Type montava sotto al cofano lo stesso motore 6 cilindri in linea da 3.8 litri e 265 cavalli della XK150 e fu la prima vettura stradale sportiva nella storia a impiegare dei freni a disco sulle 4 ruote servoassistiti, nascosti dietro cerchi a raggi grigi fissati con un gallettone.


LIFESTYLE

AUTO E MOTO

Calendario Polizia 2019 a fumetti.

Porsche, quanti test per la 911.

REDAZIONE

PAOLO ODINZOV

■ È stato presentato al Palazzo delle Esposizioni di Roma il calendario 2019 della Polizia di Stato, intitolato “diSegni di solidarietà”. Le 12 tavole a fumetti – disegnate da altrettanti artisti visual – rappresentano le varie azioni sul campo delle forze dell’ordine, dal pronto intervento ai salvataggi in mare, montagna o città e in ogni condizione atmosferica. Il ricavato delle vendite sarà devoluto al progetto umanitario “Yemen” dell’Unicef. “Rappresenta la nostra forza” Alla cerimonia di presentazione ha partecipato, tra gli altri, il capo della Polizia Franco Gabrielli che nel suo intervento ha ricordato a tutti i presenti l’importanza dei segni distintivi presenti nel calendario affermando che sono “la sintesi di quello che noi immaginiamo debba essere un’amministrazione come la nostra a ordinamento civile seppur speciale”. Per quanto riguarda l’opera, Gabrielli ha dichiarato: “Mi piace perché continuo a sostenere che la nostra forza sta soprattutto nel modo differente di porsi al servizio dei cittadini”. È possibile acquistare il calendario 2019 della Polizia di Stato online sul sito dell’Unicef a partire dal 16 novembre o rivolgersi direttamente agli Uffici Relazioni con il Pubblico della Questura della propria città. 12 mesi, 12 artisti Gli artisti che hanno disegnato le 12 opere a fumetti sono: Max Bertolini, Daniele Bigliardo, Stefano Casini, Raul e Gianluca Cestaro, Roberto De Angelisi, Raffaele Della Monica, Jonhatan Fara, Alessandro Nespolino, Luca Raimondo, Luigi Siniscalchi, Walter Venturi e il grande Bruno Brindisi uno dei disegnatori di Tex Willer.

■ Dal caldo torrido dei deserti al gelo della Finlandia, dal traffico urbano alle piste più impegnative, non c’è “pace” per l’ottava generazione della Porsche 911. Prima ancora di essere presentata ufficialmente, la 992, chiamiamola con il numero di serie, ha già fatto oltre 3mila chilometri sulle strade di tutto il mondo ed è stata sottoposta a una infinita serie di test per provarne prestazioni e affidabilità. Temperature estreme Guidandola oltreoceano negli Usa, sotto il sole della Death Valley con una temperatura di 50 gradi celsius, sono state collaudate sulla tedesca componenti come l’aria condizionata e i sistemi di alimentazione e combustione del motore. Mentre al Circolo Polare Artico, con meno 35 gradi, i progettisti della Porsche hanno provato l’avviamento, il riscaldamento, la trazione, e anche il comportamento stradale della vettura facendo affidamento nelle situazioni critiche sui numerosi sistemi di assistenza alla guida e le varie elettroniche che prevede nell’equipaggiamento. Tra queste il selettore per le cinque differenti modalità di guida (wet, normal, sport, sport plus e individual). Oppure la gestione della tramissione automatica sequenziale PDK azionabile manualmente solo attraverso paddle sul volante. Dalla Nordschleife a Nardò La nuova 911 è poi stata scatenata sul circuito tedesco del Nürburgring lungo le 73 curve della Nordschleife e sull’anello di Nardò in Italia. Per poi finire tra le strade di numerose città in Germania e confermare di saper essere, come da tradizione, anche una perfetta compagna per la vita di tutti i giorni tra ingorghi e semafori. Adesso è pronta per arrivare nelle concessionarie dove è attesa il prossimo anno. 16 Novembre 2018 ·

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Audi lancia la nuova Q3. VALERIO ANTONINI

integrata. I sistemi di assistenza alla guida disponibili di serie sulla nuova Q3 prevedono il mantenimento anticipato della corsia, la frenata automatica d’emergenza con riconoscimento di pedoni e ciclisti e il cruise control adattivo. Motori e prezzi L’unico diesel previsto al momento del lancio è il 2.0 Tdi da 150 cavalli abbinato alla trazione anteriore o integrale e al cambio manuale o a doppia frizione. Nel 2019 arriverà anche una versione dello stesso motore con 190 cavalli. Le motorizzazioni comprendono poi tre benzina – il 35 Tfsi 1.5 litri da 150 cavalli (con trasmissione manuale o automatica S tronic) e il 40 o 45 Tfsi 2.0 litri da 190 o 230 cavalli. La nuova Audi Q3 è già in vendita nei concessionari. I prezzi partono da 34.200 euro per il benzina da 150 cavalli fino ai 44.300 della più sportiva S Line Edition, il top di gamma.

AUTO E MOTO

■ TREVISO – Audi presenta la nuova generazione della Q3, rinnovata nel design, ancora più spaziosa e tecnologicamente avanzata. Il suv compatto di segmento C ora si avvicina esteticamente allo stile già anticipato da modelli superiori, come la Q8 con linee più tese e spigolose rispetto al passato. Il frontale è caratterizzato dalla tipica griglia centrale ottagonale a otto listelli verticali, ancora più visibile e bordata all’interno di una maschera che fa da cornice. I gruppi ottici anteriori a led sono inseriti in posizione speculare rispetto alle prese d’aria, ora personalizzabili nelle dimensioni. Il posteriore dell’Audi Q3 presenta un gioco di simmetrie tra i tubi di scarico e le luci posteriori, unite tra loro da una linea retta riproposta anche sotto la targa e lungo il paraurti. Architettura modulare La nuova Audi Q3, costruita sulla base dell’architettura modulare trasversale Mqb del Gruppo Volkswagen, è più lunga di 10 centimetri rispetto alla prima generazione (4,48 metri) ed ha un passo maggiorato di 78 millimetri. In questo modo i passeggeri ottengono tre centimetri in più di spazio per le gambe. Aumenta anche la capacità di carico del bagagliaio che passa dai 460 litri del modello precedente ai 530 dell’attuale. Il divano posteriore diventa scorrevole fino a 15 millimetri e dispone di 7 diverse inclinazioni che portano lo spazio del vano bagagli a 675 litri, quasi 1.525 reclinando completamente i sedili. Gli interni della Q3 alternano materiali a forme diverse, dall’alluminio agli inserti in pelle di Alcantara. La vettura dispone di un ampio display touch screen da 8,8 pollici sul cruscotto, circondato da una cornice di alluminio nero lucido che lo rende quasi invisibile quando è spento. Dallo schermo è possibile accedere a tutti i più avanzati servizi di connettività e informazioni disponibili sul mercato. Inoltre è possibile collegare lo smartphone per vedere le proprie applicazioni direttamente sul display e accedere a internet con sim 10

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Nuova Bmw M8, pronta per la pista. PAOLO ODINZOV

■ Bmw svela numeri e prestazioni della nuova M8 destinata ad arrivare sulle strade nei prossimi mesi. La coupé più sportiva della Casa tedesca, proposta anche nelle versioni di carrozzeria M8 Cabriolet e M8 Gran Coupé a quattro porte, monterà sotto al cofano il V8 biturbo di 4.4 litri da 600 cavalli che già equipaggia la M5. Trazione 4x4 o posteriore pura Tra le dotazioni la nuova Bmw M8 offrirà un cambio automatico sequenziale a 8 marce, abbinato alla trazione integrale M xDrive. Quest’ultima dotata di un sistema per disaccoppiare completamente l’asse anteriore e trasformare la M8 in un bolide da pista a trazione posteriore.


Dotazioni da racing La vettura monterà serie dei cerchi in lega da 19 pollici e, a richiesta, potrà impiegare un impianto frenante da racing con dischi carboceramici da 400 millimetri all’anteriore e da 380 al posteriore. Grazie al peso estremamente contenuto e alla spiccata aerodinamica della carrozzeria, migliorata con specifiche appendici, la nuova M8 garantirà un consumo di carburante ridotto fino a 10,7 litri per 100 chilometri ed emissioni di CO2 combinate comprese tra 246 – 243 grammi di CO2 per chilometro.

INNOVAZIONE

L’automobile del futuro è riciclabile. EDOARDO NASTRI

Marchetti Tricamo. La sharing mobility rende inoltre l’auto più sostenibile grazie a un maggior numero di persone che utilizza una sola vettura e riducendone quindi l’impatto ambientale. Nuovi spazi e materiali Fondamentale è poi il tema del riciclo dei materiali degli interni. L’avvento della guida autonoma trasformerà completamente le abitudini dei passeggeri modificando in maniera sostanziale l’architettura dell’abitacolo. Oggi i prototipi di moltissimi Costruttori presentano nuove soluzioni di spazi, costruiti utilizzando materiali riciclabili. “Saremo alleggeriti dal peso della guida. E in quel tempo che trascorreremo da passeggeri potremo lavorare, rilassarci, ma anche fare molto altro”, ha detto Roberto Sposini. “I materiali sono progettati oggi per durare più di una sola vita. Un processo di reincarnazione che avviene col riciclo”. Responsabilità estesa Di grave impatto ambientale sono molte componenti dei veicoli tra cui le gomme. L’introduzione del concetto di “responsabilità estesa” ha fatto sì che i produttori costruissero pneumatici più leggeri grazie a un minore quantitativo di sostanze all’interno e con un coefficiente di resistenza all’asfalto ridotto, in poche parole: più efficienti. “Il produttore si deve occupare anche del fine vita degli pneumatici. Si tratta di una vera sfida, mettendo a recupero di materia la quota più alta. Ogni anno, Ecopneus – in sinergia con ACI – raccoglie 350 mila pneumatici esausti, circa mille tonnellate al giorno. Con la gomma recuperata, diamo una mano agli sportivi”, ha detto durante il suo intervento Giovanni Corbetta, direttore di Ecopneus. La direzione deve essere unica: un’auto del futuro elettrica, autonoma, connessa e, soprattutto, sostenibile.

INNOVAZIONE

Psa, l’auto chiama il meccanico.

■ L’automobile di domani sarà elettrica, autonoma e connessa. Una frase che si sente ormai da tempo e che vediamo prendere forma nelle concept car che mostrano le intenzioni e i progetti futuri dei Costruttori. Oltre a tutto ciò una delle sfide più importanti sarà rendere le vetture del futuro sostenibili. Di questo si è parlato a Ecomondo, il Salone internazionale dedicato alla sostenibilità ambientale, durante la presentazione del volume “Automotive” curato da Roberto Sposini per Edizioni Ambiente. Alla discussione sono intervenuti anche il direttore de l’Automobile Alessandro Marchetti Tricamo, Filippo Servalli, responsabile marketing di Radici Group e Giovanni Corbetta, direttore di Ecopneus.

■ Adesso le automobili dicono quando hanno bisogno di andare in officina per un controllo. Sembra fantascienza ma succede davvero. Il gruppo Psa ha ideato e già reso operativo per i modelli Peugeot e Citroen e DS il servizio Teleservices.

Riciclabile e condivisa La sostenibilità è leggerezza, è riciclo di materiali è mobilità condivisa. “Le nuove auto elettriche, che saranno più leggere per avere più autonomia e migliorare le prestazioni del motore, non potranno prescindere dalla riciclabilità”, ha ricordato

Come funziona Si tratta di un sistema che rileva automaticamente la necessità di manutenzione di un’auto e propone direttamente un appuntamento presso un centro autorizzato. Teleservices funziona sulle vetture dotate di Connect Box,

LUCA GAIETTA

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ti nel campo dell’elettrificazione, inquadrati nella strategia industriale al 2025.

dispositivo che già oggi trasmette alla centrale informazioni in caso di incidente, e permette al cliente di risparmiare tempo e anche di prevenire eventuali guasti sulle auto. Oltre ad avvisare già il riparatore del motivo della visita in officina, consentendo a quest’ultimo, nel caso ve ne fosse bisogno, di reperire in anticipo eventuali parti di ricambio. Allerta sul cruscotto Il servizio identifica la necessità di un intervento lanciando un alert che compare sul display della vettura e viene contemporaneamente inviato a un call center che contatta il cliente concordando con lui un eventuale appuntamento. Può riguardare la semplice scadenza di un tagliando per la manutenzione ordinaria, come anche un allarme a un sistema di sicurezza, compresi freni e pneumatici, o delle anomalie al motore e all’impianto elettrico.

BUSINESS

Autonome, Volkswagen con Ford. SAMUELE MARIA TREMIGLIOZZI ■ Chi trova un amico trova un tesoro, sempre. Quando l’amico ti può far risparmiare diverse decine di miliardi di dollari e farti vincere la corsa alla guida autonoma è ancora meglio: Volkswagen e Ford sembrerebbero intenzionate a collaborare nella realizzazione di progetti condivisi per le auto elettriche e senza conducente. L’alleanza – qualora andasse in porto – ridisegnerebbe gli attuali equilibri nella crescente industria dell’automazione dell’auto e non solo. Secondo quanto riportato da Bloomberg, i tedeschi sarebbero disposti a investire in Argo, il partner della Casa di Detroit nello sviluppo delle vetture robot e di sistemi di intelligenza artificiale. Il costruttore di Wolfsburg, inoltre, è pronto per condividere con gli americani i progressi ottenu12

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Le speranze dell’Ovale Blu Gli accordi tra Ford e Volkswagen potrebbero consolidarsi già a partire dalla fine di quest’anno, in alternativa si dovrà attendere l’inizio del 2019. L’unione gioverebbe sicuramente al costruttore statunitense, che, ora più che mai, ha bisogno di progressi corposi per risollevare le proprie sorti, non solo in Europa. Per farlo, Jim Hackett, alla guida di Ford da maggio 2017, punta sull’automazione delle sue auto: l’acquisto di una quota di maggioranza della start up Argo – per il controvalore di oltre un miliardo di dollari – è finalizzato a intaccare il dominio nel settore di concorrenti come Waymo (divisione veicoli driverless di Google) e Cruise di General Motors. Il programma del ceo statunitense prevede il lancio di un sistema completo di guida autonoma sui modelli Ford già a partire dal 2021. L’ingresso di Volkswagen – e la conseguente iniezione di capitale – nel rapporto tra Argo e la casa dell’Ovale Blu, fornirebbe alla start up i mezzi necessari per essere realmente competitiva. Meno convinti i mercati finanziari e le agenzie di rating: il titolo Ford è un passo dall’essere declassato a “junk bond”, termine anglosassone utilizzato per indicare obbligazioni estremamente rischiose. Le intenzioni del gruppo tedesco Herbert Diess, amministratore delegato di Volkswagen, ha confermato l’esistenza delle trattative tra la sua compagnia e la Casa di Detroit: “Stiamo discutendo molto con Ford per definire le modalità di un accordo proficuo per entrambi”, ha dichiarato il manager bavarese in una recente intervista. L’alleanza – oltre alla partecipazione al capitale di Argo – prevedrà la condivisione delle nuove piattaforme “Meb”, prodotte appositamente per sostenere l’elettrificazione dei marchi della holding tedesca. Secondo quanto emerso, Volkswagen metterà a disposizione i nuovi pianali per la realizzazione di un van compatto a marchio Ford, di contro la Casa statunitense si impegnerà a delocalizzare nel proprio stabilimento in Turchia la produzione del T6 (il veicolo commerciale del marchio tedesco). Previsto un ulteriore off-shoring del Ranger (pick up della costruttore americano) nell’impianto Vollkswagen in Argentina, sito nel quale viene attualmente assemblato l’Amarok, l’omologo cassonato del brand tedesco. La manovra consentirà un cospicuo risparmio dei costi e un considerevole aumentando dei margini sulle unità vendute dai due costruttori.


INNOVAZIONE

Autorobot, Daimler con Bosch. SAMUELE MARIA TREMIGLIOZZI

(anche a causa dei molti vincoli normativi): il primo modello disponibile con una simile tecnologia è la nuova Audi A8, rivale diretto dell’ammiraglia della Casa di Stoccarda.

PAESE

L’avanguardia di Magliano Sabina. SIMONA RUGGERI

■ Entro la seconda metà del 2019, Daimler e Bosch testeranno lungo le strade di San Jose in California dei prototipi di vetture autonome basati sull’attuale Mercedes Classe S. La collaborazione tra le due aziende tedesche è iniziata nell’ottobre del 1986. L’obiettivo della Casa di Stoccarda è realizzare nei prossimi anni per il mercato di massa vetture dotate di tecnologie driverless di livello 4 e 5, in grado di muoversi autonomamente, in ogni situazione e senza alcun intervento da parte dell’uomo. Software Nvidia All’interno della partnership è presente anche Nvidia, società statunitense specializzata nella realizzazione di componenti core per computer. La divisione automotive della compagnia ha realizzato Pegasus, un software di intelligenza artificiale estremamente potente, in grado di compiere oltre 320 miliardi di miliardi di operazioni al secondo e di comandare la vettura in totale autonomia.

■ A due passi da Roma, c’è un piccolo comune di 4.000 abitanti che è all’avanguardia in Italia sui temi della mobilità sostenibile e più in generale della “green economy”. A Magliano Sabina, provincia di Rieti, sono state installate due colonnine per la ricarica di auto elettriche nel centro storico e otto stalli per la ricarica veloce di Tesla, rete che lo rende il primo comune italiano nel rapporto abitanti-colonnine. Magliano Sabina è stato anche il primo piccolo centro a dotare la Polizia Municipale di un veicolo 100% elettrico allestito a ufficio mobile. Per il 2018, è di nuovo tra i 50 centri urbani in finale per il Premio Nazionale Comuni Virtuosi, a cui si è candidato con un progetto dal titolo: “Magliano Sabina, Smart City per Innovazione e Sostenibilità”.

Le promesse per il futuro “Attualmente la guida autonoma è uno degli obiettivi più importanti nel settore automobilistico. Sono poche le aziende nel mondo in grado di affrontare simili sfide. Riusciremo a sviluppare veicoli driverless di livello 4 e 5 già a partire dal 2020. Stiamo lavorando bene e velocemente, è importante essere i primi nel raggiungimento di un traguardo così importante”, ha affermato Michael Fausten, capo della divisione per le auto robot di Bosch. La concretizzazione di un progetto così ambizioso migliorerebbe la posizione competitiva dei marchi del gruppo Daimler. Attualmente l’automazione delle auto è ferma al livello 3

Economia verde Il sindaco Alfredo Graziani, espressione di una lista civica e attento alle tematiche dell’ambiente e alle energie rinnovabili, ha puntato molto sull’economia verde del proprio paese. “Vale la pena cercare di costruire nuove coscienze – ci dice – è un dovere verso il mondo e verso le generazioni future”. L’anno scorso, Magliano Sabina è stata scelta per ospitare il “Primo raduno interregionale di mobilità elettrica e sostenibile”, manifestazione patrocinata da Ministero dell’Ambiente, Regione Lazio, Comune di Roma, ACI, Comune di Pomezia, Ispra, Anvel, Adiconsum, NEWmobility.eu, Umbria Green Card, eV-Now, Tesla, Renault e Nissan. 16 Novembre 2018 ·

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Per il paese e le zone circostanti sono state esposte e provate diverse auto elettriche. Impegno totale L’impegno di Graziani sull’ambiente ha portato a migliorare ancora una raccolta differenziata porta a porta attiva da circa 10 anni, all’installazione di pannelli fotovoltaici sulle coperture degli edifici pubblici e all’installazione di due fontane ecologiche che permettono ai cittadini di utilizzare, a un costo simbolico, l’acqua pubblica. Nel 2016 è stato poi ristrutturato e riconvertito l’ex Convento di Santa Maria delle Grazie in EcOstello puntando esclusivamente sulla sostenibilità: a disposizione degli ospiti ci sono anche quattro bici elettriche.

PAESE

Ecomondo: più economia circolare.

strutture elettriche (tra cui le colonnine di ricarica BeCharge, Menneken elecfric Italia e Yess energy), alcuni modelli di veicoli commerciali a trazione elettrica e nuovi sistemi di bike sharing. Tanti i convegni dedicati alla mobilità sostenibile dove si è parlato per lo più di prospettive della guida autonoma e dei veicoli a zero emissioni. Platea internazionale Ricordiamo che l’appuntamento di Rimini, giunto quest’anno alla 22esima edizione, è considerato una sede privilegiata che far dialogare imprese, mercato e istituzioni su tematiche legate alla transizione energetica. Anche il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, che ha partecipato ai lavori, ha definito il salone come “la grande Expo dell’economia circolare”. 4% di presenze in più Più pubblico Non a caso, le presenze quest’anno sono ulteriormente cresciute registrando oltre 4 punti percentuali in più rispetto all’anno scorso, con una quota di operatori internazionali pari al 10% del totale. Hanno partecipato rappresentanti di 115 Paesi, di cui il 70% europei, il 9% del bacino del Mediterraneo e un importante quota da Cina e Federazione Russa. Appuntamento al 2019 Il 23esimo appuntamento di Ecomondo e Key Energy è fissato dal 5 all'8 novembre, sempre presso la Fiera di Rimini.

MARINA FANARA

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■ “Ecomondo e Key Energy, i due saloni dedicati all’economia circolare e alle energie rinnovabili, si confermano la grande piattaforma della green economy internazionale”. È quanto sostengono, in chiusura dei lavori, gli organizzatori di entrambe le manifestazioni che si sono svolte a Rimini, dal 6 al 9 novembre 2018.

Supplemento settimanale a l’Automobile Pubblicazione online - Reg. Tribunale di Roma n. 24/2016 del 09/03/16 Iscrizione R.O.C. n. 14674 - ISSN 2499-670X Direttore Responsabile Alessandro Marchetti Tricamo Redazione via Solferino, 32 - 00185 Roma tel. 06.45406719 • fax 06.49982874-2829 www.lautomobile.it • redazione@lautomobile.it • segreteria@lautomobile.it @lautomobile_ACI

Elettrico in vetrina Ecomondo e Key Energy sono stati anche una vetrina per presentare le esperienze più riuscite in materia di mobilità ed economia sostenibile del futuro e in materia di smart city: tra i prodotti più innovativi nel settore dei veicoli a batteria, la nuova Nissan Leaf 100% elettrica, la Model X della Tesla e la e-Golf della Volkswagen. In mostra anche gli ultimi esemplari nel campo delle infra14

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lautomobile.aci

l’Automobile ACI

Editore ACI Informatica SpA Sede legale e Amministrazione, via Fiume delle Perle, 24 - 00144 Roma REA 268993 C.C.I.A.A. Roma • P. Iva 00883311003 • C.F. 00405030586 Reg Imprese di Roma n°00405030586 Capitale sociale Euro 2.064.000 i.v. Società con unico socio soggetta all’attività di direzione e coordinamento dell’Automobile Club d’Italia Copyright © 2018 ACI Informatica SpA - Tutti i diritti riservati. Foto: Getty Images


LIFESTYLE

Gigi Riva, campione in Alfa Romeo. PAOLO BORGOGNONE

■ “A Gigi Riva il piede destro serve solo per salire in tram”. Così diceva Manlio Scopigno, allenatore del Cagliari campione d’Italia 1970 parlando del suo bomber, il più grande di sempre per alcuni, che il 7 novembre ha festeggiato 74 anni. A Cagliari con la Giulia Riva però, anche in un periodo nel quale gli stipendi dei calciatori non erano certo paragonabili a quelli attuali, il tram lo prese solo fino al 1964, quando firmò il primo contratto da professionista col Cagliari. Con quei soldi, comprò quella che nell’Italia di inizio anni ’60 era quasi una supercar. Un’Alfa Romeo Giulia 1600, caratterizzata dai quattro fari sul frontale, dall'allora poco diffuso cambio a 5 marce con comandi al volante e omologata per sei persone. Rombo di tuono All'epoca Riva – che aveva 20 anni essendo nato a Leggiuno sul lago Maggiore il 7 novembre del 1944 da una famiglia ne ricca ne fortunata – trovò i sardi in B e furono proprio i suoi goal a trascinarli prima nella massima serie e poi a quell'annata straordinaria che culminò con lo scudetto, il primo e unico per gli isolani, avventura quasi unica e irripetibile nella storia del calcio italiano. Quella data, 12 aprile ’70, è scolpita nella memoria di tutti gli appassionati di football. A quel punto il ragazzo lombardo – diventato ormai sardo –

aveva già conquistato l’unico titolo continentale con la maglia azzurra vincendo a Roma nel ’68 la doppia finale contro la Jugoslavia. In quella partita Riva segnò il goal d’apertura, al 12esimo del primo tempo. Ancora oggi il bomber - soprannominato da Gianni Brera, il più grande giornalista calcistico dell'epoca, “rombo di tuono” per il rumore che faceva il pallone calciato dal suo potente sinistro – è il primatista di reti segnate con la casacca azzurra, con 35 centri in 42 partite. Campione fuori dal campo Fiaccato dagli infortuni – fra cui la rottura della gamba destra durante una partita in azzurro contro l’Austria a Vienna il 31 ottobre 1970 a causa di un intervento assassino di un difensore, tale Norbert Hof che, con quel fallaccio, si meritò il soprannome di “boia del Prater” – Riva si ritirò dal football giocato a soli 32 anni per diventare proprietario di una scuola calcio, la prima mai aperta in Sardegna e poi – brevemente – anche presidente della squadra sarda. Dal 1990 al 2013 è stato team manager dell’Italia, vincendo da dirigente il mondiale del 2006. Riva – che non ha mai voluto lasciare il Cagliari neanche quando la Juventus offrì alla squadra isolana la cifra folle di 1 miliardo di lire – è stato spesso in corsa per vincere il pallone d’oro. Nel 1969 fu secondo, battuto da Gianni Rivera. L'anno dopo arrivò terzo, preceduto in classifica da Gerd Muller e Bobby Moore. 16 Novembre 2018 ·

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COVER STORY JAGUAR

E-Type Zero, ritorno al futuro. THOMAS GEIGER

Per 70mila euro e 80 ore di lavoro, il costruttore trasforma la sua sportiva in un’auto elettrica. Magia o sacrilegio? L’abbiamo guidata.

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...dal nostro mensile PUBBLICATO SUL NUMERO 23 - NOVEMBRE 2018

■ LONDRA – Un classico di ieri, l’auto di oggi, la sport car del futuro? Chissà. Nemmeno Tim Hannig, il direttore della speciale divisione Jaguar Land Rover Classic, sa dove collocare la nuova E-Type Zero. Perché questa è la stessa Jaguar sportiva di lusso del 1964, restaurata e riconvertita all’alimentazione elettrica. Una sorta di ritorno al futuro: la E-Type Zero è del tutto simile, nell’aspetto e nella guida, a una E-Type tradizionale, ma la sua linea affusolata e aerodinamica nasconde il sistema di propulsione a zero emissioni. L’iconica vettura, costruita tra il 1961 e il 1974 con circa 70mila esemplari venduti, sfrutta per la Zero,

componenti derivati dalla Jaguar I-Pace, il primo veicolo interamente elettrico del gruppo, e lo stesso tipo di batteria della Range Rover ibrida plug-in. La pubblicità garantita a maggio dal Royal Wedding del principe Harry e Meghan Markle, quando il principe è uscito dal ricevimento con la sua sposa a bordo di una Jaguar E-Type Zero argento metallizzato, ha fatto schizzare l’interesse, convincendo il costruttore britannico a non fermarsi ai due prototipi. Dal 2020 sarà possibile - per tutti i clienti Jaguar che possiedono una E-Type - convertirla all'elettrico, al costo di circa 70mila euro e nel giro di 80 ore. Chi non ha

una E-Type potrà comprarne una totalmente restaurata e elettrificata al prezzo di 300mila euro. Non è poco, visto che una classica E-Type costa sui 200mila euro. Ma non è agli amanti del vintage che si rivolge Jaguar, chiarisce Hannig. Chi ha guidato la E-Type degli anni ’60 probabilmente non farà la fila agli stabilimenti di Conventry. C’è invece una nuova generazione di clienti che potrebbe fare capolino: quelli che semplicemente vogliono un’auto elettrica “cool” anziché la solita Tesla, oppure i giovani fan del marchio Jaguar, legati alle linee di una macchina che Enzo Ferrari de-

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finì “la più bella auto del mondo”, ma che non hanno voglia di preoccuparsi della manutenzione e detestano le chiazze di benzina nel garage. Lussuoso giocattolo Le prestazioni restano eccezionali come ai vecchi tempi, quando la E-Type dava filo da torcere a sportive di lusso come Mercedes SL o Porsche 911. Dopotutto la E-Type Zero, con potenza pari a 258 cavalli e 450 Nm, è paragonabile all’originale con 6 cilindri 3.8 litri da 265 cavalli e 385 Nm. Anche se la velocità massima di

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180 km/h è lontana da quella dell'originale (242 km/h), vanta comunque un’accelerazione da 0 a 100 in meno di 7 secondi e ha un peso molto ridotto. Autonomia fino a 270 chilometri, batteria da 40 chilowattora ricaricabile in circa 6 ore. Così la E-Type Zero resta un’auto sportiva inebriante e famelica, pronta ad aggredire la strada come ha sempre saputo fare. La conversione elettrica è una magia degna di un illusionista, con il pacco batterie agli ioni di litio e il motore posizionati vicini nello spazio che prima ospitava il benzina e il cambio, preservando dimensioni, peso e

struttura in modo quasi sorprendente. Eppure, guidare una supercar elettrica perde presto parte della sua attrattiva. Dov’è il tipico rombo del motore? Perché questa E-Type dà la sensazione effimera di un lussuoso giocattolo invece di impregnarti le narici dell’odore della benzina e dell’olio? Il cruscotto digitale, con sistema di infotainment, schermo touch e presa per la ricarica dello smartphone stride con l’originale, mentre i fari Led, forse ideali in termini di efficienza energetica, si abbinano a una E-Type come il telefono a gettoni all'epoca dello smartphone.


Hanning è preparato alle critiche. Innanzitutto sa che non tutte le E-Type diventeranno delle Zero: il team Jaguar pensa che saranno convertite per lo più vecchi esemplari mai restaurati, molti dei quali si trovano sul mercato americano e sono “fermi in garage o inutilizzabili”, quasi giustificando ciò che ad alcuni apparirà come una profanazione. Hannig è pronto anche ai ripensamenti di chi venisse preso dai rimorsi per il commesso sacrilegio: la conversione all'elettrico sarà completamente reversibile. Altre 80 ore e il ritorno al futuro sarà un tuffo nel passato.

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l'Automobile Week 62  

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