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Week INNOVAZIONE I MOTORI I LIFESTYLE

Settimanale digitale • Anno 2 • Numero 36• 13/4/2018

Supplemento settimanale a l’Automobile.

Semaforo verde

PAOLO BORGOGNONE ■ Il Gran Premio di Formula E è arrivato. Dopo anni di lavoro e attesa, mesi di preparazione diventata quasi frenetica nelle ultime settimane, le strade romane dell’Eur sono pronte ad ospitare le monoposto elettriche. Un quartiere simbolo, dove l’oggi dei palazzi di vetro e acciaio si incontra con lo ieri delle pietre bianche, richiamo al mito di quella città che Augusto aveva “trovata di mattoni e lasciata di marmo”. Ora quello stesso posto è occupato da bolidi che sfrecciano a 250 all’ora senza rumore e senza inquinare: biglietto da visita della

rivoluzione a batteria che – non ci sono ormai più dubbi in proposito – cambierà nei prossimi anni per sempre le nostre vite. Sarà la prima volta per l’Italia e la Città Eterna, finalmente al passo con le più importanti metropoli del mondo, da Hong Kong a New York, fino a Parigi, dove l’e-Prix ha già trovato casa. Il brivido della corsa elettrica non ci fa dimenticare però il resto, i nuovi modelli in arrivo, i rischi insiti nella guerra economica sui dazi tra le grandi potenze industriali del mondo, le nuove opportunità di mobilità condivisa anche nel nostro Paese. Perché dopo la festa della Formula E, la vita continua.


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SPORT

Formula E a Roma, 14 aprile ore 16. FRANCESCO GIANNINI

■ Due giorni di brivido elettrico a Roma per il fine settimana con l’E-Prix d’Italia, settima prova del mondiale di Formula E, nella cornice dell’Eur. La prova di Max Biaggi Se l’evento sportivo si svilupperà interamente nel sabato, già venerdì si inizierà a respirare l’aria della corsa. Per l’intera giornata i commissari di gara eseguiranno le verifiche del tracciato, tra i più impegnativi del mondiale con 2,8 chilometri di lunghezza, e si disporranno lungo il percorso. L’adiacente Nuvola di Fuksas, con un capienza di circa 8.000 persone, sarà aperta al pubblico a partire dal pomeriggio: nell’e-Village di Allianz sarà possibile incontrare i piloti, protagonisti della corsa. Ospite d’onore dell’E-Prix di Roma sarà Max Biaggi, pilota nato e cresciuto nella capitale, che già nel 1999 ebbe l’occasione di provare a Fiorano la Ferrari F300 da Formula 1 di Eddie Irvine. L’ex centauro, quattro volte campione del mondo nella classe 250 e due volte nella Superbike, assaggerà in anteprima il circuito a bordo di una monoposto elettrica. 4

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Sabato tutti in pista Il gran premio vero e proprio si correrà interamente nella giornata di sabato. L’evento sportivo prende il via alle ore 8.00 con la prima sessione di prove libere, per poi proseguire alle 10.30 con la seconda. A mezzogiorno è in programma lo start delle qualifiche ufficiali, poco più tardi, alle 12.45, la Superpole: le cinque monoposto con i migliori tempi sul giro si contendono la pole-position e le prime file (come nella Superbike). Semaforo verde alle 16 Nel pomeriggio la gara. Alle 15.00 la parata dei piloti, mezz’ora più tardi la disposizione delle vetture sulla griglia di partenza. Semaforo verde alle 16.00, da Piazzale Marconi. Paddock, garage e pit lane sono sistemati al Palazzo dei Congressi. L’E-Prix di Roma si chiuderà poi alle 17.05 con la premiazione dei piloti sul podio. Tra gli eventi correlati da segnalare la Roborace: una monoposto-robot a guida autonoma si esibirà lungo il tracciato alle 8.55 del mattino e poi di nuovo alle 14.00.


SPORT

Come si è preparata la città alla gara. SERGIO BENVENUTI ■ Manca ormai poco al Gran Premio di Formula E di Roma che si terrà nella zona del quartiere Eur sabato 14 aprile. L’amministrazione comunale già da inizio mese ha modificato i percorsi abituali di auto private e mezzi di trasporto pubblici per portare a termine i preparativi. Vediamo i punti principali del piano per la mobilità, ricordando che aggiornamenti quotidiani in tempo reale sono disponibili sul sito ufficiale romamobilita.it. Eur in sicurezza I lavori della settima gara del campionato di Formula E, iniziati lo scorso 3 aprile (svolti principalmente di notte), proseguiranno fino a venerdì 13, vigilia dell’evento. Per migliorare la viabilità sono state apportate alcune restrizioni: dalle 20.30 del 12 alle 5.30 del 16 aprile è previsto il divieto di circolazione nell’area del circuito e la chiusura di via Cristoforo Colombo, tra via Laurentina e via dell’Oceano Atlantico. Divieto di sosta anche su via Ciro il Grande, oltre alla corsia verso via dell’Agricoltura e direzione di viale della Civiltà del Lavoro. Non si può transitare su via Stendhal nella corsia in direzione di viale della Civiltà Romana e sullo stesso viale

all’altezza degli archi di collegamento con piazza Marconi. In viale Asia, via Montaigne, via della Letteratura e un tratto di piazzale Kennedy vige il divieto di sosta; in via della Letteratura e viale della Pittura è in vigore il divieto di transito, così come su viale dell’Agricoltura; off limits il parcheggio su un tratto di piazza dell’Industria, mentre il viale dell’Industria è chiuso al traffico. Le linee bus interessate Anche i percorsi dei bus hanno subito importanti variazioni. Fino al 12 aprile il capolinea di piazzale dell’Agricoltura è stato trasferito in piazzale Sturzo. Le linee 703, 703L e 707 a causa dei lavori sono state deviate su viale Beethoven e viale Europa. Le linee 170, 708, 762, 763, 764, 767, 777, 778, 779, 788 limitano il percorso a piazzale Sturzo con salita e discesa alla fermata di viale Beethoven. Le modifiche alla viabilità sono divulgate dalla Centrale della Mobilità della Capitale sull’app Waze, Google Maps e Moovit, che utilizzano i dati di Roma Mobilità e vengono riportate dalla centrale operativa Luceverde. Il disallestimento del circuito partirà il 16 e si concluderà il 22 aprile.

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SPORT

Formula E, DS pronta per Roma.

Le prese d’aria, molto evidenti, dovrebbero migliorare sensibilmente il deflusso dell’aria così come le diverse spigolature della carena. Il cambio, per il momento a tre marce, dovrebbe essere sostituito da uno a un solo rapporto in linea con le scelte degli altri team più competitivi. La E-Tense FE 19 è alimentata da un elettromotore in grado di sprigionare 250 chilowatt di energia e una batteria da 54 kilowattora (nuovi limiti consentiti dalla Fia). Potenze aumentate rispetto alla versione precedente che consentiranno al team di concludere un E-Prix senza dover sostituire la vettura con la gara in corso. Il prossimo anno gli accumulatori Williams attualmente in uso saranno sostituiti da altri realizzati da McLaren.

VALERIO ANTONINI SPORT

Formula E, Roma alla spina. ■ La scuderia anglo-francese DS Virgin, che partecipa al mondiale di Formula E, ha creato un simulatore che permette ai piloti di fare pratica con i vari circuiti. Lo abbiamo provato direttamente nelle officine “segrete” del reparto corse del gruppo Psa (che controlla il marchio Ds) dove i piloti Alex Lynn e Sam Bird si stanno esercitando per scoprire il circuito di Roma, prossima tappa del massimo Campionato Fia per auto elettriche il 14 aprile. L’inedito tracciato cittadino attraversa la suggestiva zona intorno al laghetto artificiale dell’Eur, passando tra l’obelisco di Arturo Dazzi e dedicato a Guglielmo Marconi e il palazzo Eni, uno dei simboli della sviluppo economico della capitale negli anni ’60.

MARINA FANARA

Scenari in 3D Il simulatore è collegato direttamente ad un abitacolo e a un volante originale e viene utilizzato in sostituzione dei giri in pista. Il regolamento del campionato, infatti, prevede sessioni di prove libere molto brevi per risparmiare l’energia delle batterie. Il sistema, grazie alla geo-localizzazione, ricostruisce perfettamente anche gli scenari esterni ai tracciati, così da rendere più realistici i test e offrire punti di riferimento visivi da utilizzare durante la gara.

■ Per Roma, la Formula E che si disputerà il 14 aprile è l’occasione per accelerare il Piano per lo sviluppo della mobilità elettrica che prevede, entro il 2020, l’installazione di 700 colonnine, dal Grande raccordo anulare alle Mura Aureliane. Il Piano è in via di approvazione definitiva da parte dell’Assemblea Capitolina e detta le regole per la realizzazione delle infrastrutture di ricarica da parte di Enel e Acea, compresa la loro localizzazione.

Un occhio al 2019 Nella visita alle officine francesi del marchio sportivo abbiamo scoperto anche la Ds E-Tense FE 19, nuova monoposto realizzata dalla scuderia che verrà utilizzata a partire dalla prossima stagione di Formula E. La vettura è caratterizzata da una livrea color nero opaco e da forme, soprattutto nel posteriore, che ricordano un aereo da caccia in modalità stealth.

4 nuove colonnine Nel frattempo, proprio in occasione del Campionato, Enel ha installato 4 nuovi punti di rifornimento elettrico in modalità “fast recharge” (ricarica in 20 minuti) in zona Eur, dove si disputerà la gara tra le monoposto. “Un passo avanti”, ha commentato Linda Meleo, assessore alla Città in movimento, “a dimostrazione del fatto che questo Campionato per la Capitale non è solo un grande evento spor-

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tivo, ma rappresenta, anche e soprattutto, un’occasione di rilancio di temi importanti come la mobilità sostenibile, per realizzare un modello di città innovativo che, giorno dopo giorno, punti alla cura del ferro, alla sharing mobility e, appunto, all’elettrico”. Una scossa alla Capitale Attualmente, Roma dispone di 118 colonnine, di cui 105 per le auto, 12 per le moto e una per il van sharing elettrico (funziona come il car sharing, ma al posto di un’auto si affitta un veicolo merci). Ora, in Campidoglio, si lavora a una veloce approvazione del Piano per permettere ad Enel e Acea di accelerare l’installazione delle nuove colonnine e si spera che l’E-Prix funga da volano. Lo ha confermato anche Marcello Vito, presidente dell’Assemblea Capitolina, in un convegno dal titolo “EPrix: tecnologia per la mobilità elettrica”, organizzato, in questi giorni, dall’Ordine degli ingegneri e l’Università Roma Tre: “Partendo dalla Formula E, vogliamo trasferire ai romani la nostra idea di trasporto intelligente, sostenibile e innovativo con quell’approccio green che porterà vantaggi logistici permanenti a tutta la città. Un’occasione unica che proietta Roma nel futuro delle smart city”.

SPORT

Formula E, Porsche in pista da fine 2019. REDAZIONE

Il costruttore tedesco continuerà quindi a sviluppare il proprio propulsore a batteria per l’omologazione che è prevista appunto verso la fine dell’anno prossimo. Telaio e parco batterie saranno forniti direttamente dall’organizzatore, mentre Porsche potrà adottare soluzioni proprie per le tecnologie come l’inverter, il sistema elettronico “brake by wire”, la centralina, le sospensioni. Arriva con la Mission E L’ingresso del marchio di Weissach nel campionato di velocità a batteria coinciderà con il lancio sul mercato della prima vettura 100% elettrica marcata Porsche, la sportiva Mission E, il modello tecnologicamente più avanzato nella sua classe. Porsche ha già annunciato l’intenzione di investire - entro la fine del 2022 - più di sei miliardi di euro per accompagnare la transizione verso la mobilità elettrica.

SMART MOBILITY

A Roma il Fia Smart Cities Forum. REDAZIONE ■ La quinta edizione del FIA Smart Cities Forum è ospitata a Roma venerdì 13 aprile, alla vigilia dell’E-Prix di Formula E sulle strade dell’Eur. Una occasione per discutere di mobilità sostenibile, che deve essere sicura e accessibile a tutti, e di innovazione quale driver di una infrastruttura di mobilità intelligente. Una nuova strategia di pianificazione urbanistica che insieme migliori i servizi pubblici e la vita quotidiana delle persone vivono nei piccoli e nei grandi centri. L’impegno del Comune La Formula E, competizione di monoposto a batteria, è un altro tassello di questo futuro, che fa del rispetto dell’ambiente la sua stella polare. All’incontro FIA Smart Cities partecipano tra gli altri il sindaco di Roma Virginia Raggi, impegnata con la sua giunta ad attuare un nuovo “Piano di mobilità sostenibile” nei prossimi dieci anni per la Capitale che, insieme all’Italia, detengono uno dei più alti tassi di motorizzazione al mondo. Provando a ridisegnare una città del futuro con una nuova mobilità interconnessa e a basso impatto ambientale.

■ La FIA - Federazione Internazionale dell’Automobile - ha accolto la richiesta di Porsche di entrare nel campionato di Formula E a partire dalla sesta edizione che prenderà il via nella seconda metà del 2019.

I partecipanti Al FIA Smart Cities Forum sono previsti, tra gli altri, interventi di Carlo Ratti, direttore del Senseable City Lab al Mit di Boston, Jean Todt, presidente della FIA, Angelo Sticchi Damiani, presidente dell’ACI, Alejandro Agag, ceo di Formula E Holdings, Sheila Watson, vice direttrice di FIA Foundation. 13 Aprile 2018 ·

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AUTO E MOTO

Ford Focus, vent'anni dopo. PAOLO ODINZOV

■ A venti anni dalla prima generazione, arrivata sulle strade nel 1998, e dopo aver venduto 16 milioni di unità in tutto il mondo delle quali 7 milioni in Europa, la Ford Focus si rinnova per l'ennesima volta. L’eterna rivale della Volkswagen Golf nel segmento “C” delle berline medie, è stata completamente riprogettata partendo da zero con l'obiettivo di farne un punto di riferimento nella categoria per comfort, esperienza di guida e sicurezza. La gamma del modello è stata inoltre ampliata con una inedita versione crossover Focus Active (rialzata di 33 millimetri) e una esclusiva variante Vignale che si vanno ad aggiungere alle versioni 5 porte e wagon. Prodotta in Germania Prodotta nello stabilimento di Saarlouis in Germania, questa Focus è il primo modello Ford basato sulla nuova piattaforma globale C2. Rispetto alla precedente generazione, l'auto è più lunga misurando la berlina 4,38 metri (+2 centimetri) e ha un passo maggiore di 53 millimetri, a vantaggio dell'abitabilità. Lo stile è sportiveggiante: sul frontale spicca una griglia più ampia mentre i gruppi ottici posteriori a led sono divisi in due elementi per favorire una più pratica apertura del bagagliaio. 8

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I sistemi di assistenza alla guida “Volevamo che la nuova Focus fosse un'auto capace di far innamorare al primo sguardo”, ha detto Amko Leenarts, numero uno del design di Ford Europa, specificando che gli interni sono stati pensati per la massima interazione uomomacchina. Tra gli equipaggiamenti della vettura, optional e dotazioni di serie, figurano numerosi sistemi di assistenza alla guida. Dal Lane Centring per rimanere al centro della carreggiata all'Adaptive Cruise Control, per mantenere sempre la giusta distanza dalle vetture che precedono, fino all'Evasive Steering Assist per evitare le collisioni. La nuova Focus è poi stata equipaggiata con l'Head-Up Display, che proietta le informazioni di guida davanti al conducente, e integra per la massima connettività in movimento un modem FordPass Connect al quale possono essere agganciati fino a 10 dispositivi. Drive Modes e motori La nuova Focus, stando a quanto dichiarato dalla Ford, rispetto alla precedente generazione è più leggera di 88 chilogrammi e vanta una riduzione nella gamma di consumi ed emissioni del 10%. Grazie alla tecnologia Drive Modes è possibile selezionare sulla vettura tre modalità di gui-


da (Normal, Sport e Eco) e sfruttare al meglio le motorizzazioni diesel e benzina disponibili per il modello, della potenza da 95 a 150 cavalli, alcune delle quali proposte con una innovativa trasmissione automatica a 8 rapporti.

Sui motori a benzina EcoBoost è presente un sistema per la disattivazione di un cilindro quando non occorre piena potenza, mentre le unità diesel sono state progettate per offrire la massima efficienza con più coppia e cavalli ai bassi regimi.

INNOVAZIONE

Farley, la mia Ford elettrica. ALESSANDRO MARCHETI TRICAMO ■ LONDRA - Jim Farley è il vice presidente esecutivo di Ford e ha la responsabilità globale di vendite e marketing del marchio americano. A lui il ceo Jim Hackett ha dato anche il compito di sviluppare il business dei veicoli elettrici e di quelli a guida autonoma. Il futuro di Ford è nelle sue mani. 16 elettriche pure in 4 anni E Farley sembra avere le idee chiare: “Investiremo 11 miliardi di dollari da qui al 2022sull’elettrificazione della gamma. Un piano che porterà a lanciare 40 modelli a batteria, dei quali 16 elettrici puri”, strategia già annunciata a gennaio al Detroit Auto Show e ribadita qui a Londra ai margini della presentazione della nuova Focus (che entro l'inizio del 2019 avrà un sistema mild hybrid da 48V). Indietro non si torna. Modelli solo elettrici Anche perché Farley ha aggiunto che, ai veicoli solo a batteria, “sarà dedicata un’architettura specifica”. Una delle cinque globali dalle quali saranno sviluppati tutti i modelli Ford nel mondo, “flessibile come le altre”. Segno che sulla base di questa verrà prodotta una serie di elettriche di

forme differenti: berline, crossover (o suv) e commerciali. “Elettrificheremo la gamma tradizionale, Mustang e pickup della famiglia F-150 compresi, ma ci saranno prodotti e modelli esclusivamente elettrici”. Magari dedicati ai servizi di mobilità, car sharing, ride hailing e taxi, “business del futuro” come specifica Farley, dove Ford vuole giocare un ruolo da protagonista. 13 Aprile 2018 ·

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AUTO E MOTO

Lamborghini, stazione 24 per la Urus. MONICA SECONDINO

■ “SinceWeMadeItPossible”: è questo il motto che accoglie i visitatori nei nuovi 80.000 metri quadrati della fabbrica dedicata al super suv Urus di Lamborghini. Un impianto 4.0 che si chiama Manifattura Lamborghini: l’ossimoro esprime il fatto che molto del processo produttivo è automatizzato, informatizzato e digitalizzato, ma l’assemblaggio delle auto viene fatto tutto interamente a mano. Identità conservata A Sant’Agata Bolognese ci tengono a mantenere l’identità del brand, che mette l’uomo al centro e fa dell’artigianalità un cavallo di battaglia. Se già per sviluppare il progetto Urus è stata utilizzata la realtà virtuale, quando si entra nel nuovo stabilimento si viene quasi abbagliati dal bianco del padiglione, con intelaiature sospese a formare uno scheletro: sembra l’ambientazione di un videogioco. Poche cose sono ancorate a terra, la maggior parte pende dalla volta altissima del soffitto e, qualora ci dovessero essere cambiamenti nelle fasi produttive, le si potrebbero fare molto velocemente. Ipoteticamente è possibile perfino spostare lo stabilimento altrove. 24 stazioni Lungo le 24 stazioni di quella che una volta si sarebbe chiamata catena di montaggio, si muovono autonomamente i carrellini AGV (Automated Guided Vehicle) tramite GPS, WiFi e sensori sul pavimento che li aiutano ad orientarsi. Si parte dalla stazione 0, dove arriva la scocca di Urus, che poi inizia ad essere “vestita” dagli uomini lungo il percorso. Non gira neanche un foglio di carta, tutto è basato sul MES: Manufacturing Execution System, un software che registra e controlla tutto quello che accade, da come si spostano i car10

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relli a quali operazioni sono state effettuate: tutto in cloud e completamente paperless. In ogni isola c’è un computer e le persone addette alla produzione hanno un braccialetto al polso col quale fanno login per scambiare informazioni direttamente col cervellone. È una fabbrica 4.0 ma non ci sono “automi” in gabbia: si vedono principalmente uomini indaffarati e concentrati, affiancati solo da tre robot. Il primo è quello che si occupa di stendere la colla sui vetri della Urus, ma poi sono gli addetti che li appoggiano all’auto. C’è poi quello che avvita tutto il powertrain alla macchina e infine l’ultimo che prende le ruote da un carrello e le porta ad altezza operatore. I robot non sostituiscono mai l’uomo ma vengono utilizzati solo dove serve precisione e serialità. 20 auto al giorno Ogni giorno vengono costruiti 5 suv. Questo almeno finché la produzione non arriverà a regime, quando dovrebbe toccare almeno i 20 pezzi giornalieri. La verniciatura per ora viene esternalizzata, se ne occupa la Carrozzeria Imperiale che da sempre dà il colore alle auto di Sant’Agata. Questo fin quando non sarà pronto il reparto di verniciatura interno, che è in corso di realizzazione. Dopo la stazione 24 sulla Urus iniziano le attività di controllo. Si parte da quello estetico per passare poi a quello delle centraline, visto che ne ha circa 130. Viene quindi controllato tutto il sottoscocca dell’auto, prima di inserirla in una specie di box di vetro dove viene effettuato il test del motore acceso: su barre in movimento si fa girare l’auto fino a 140 chilometri orari, prima di portarla all’aria aperta per le prove su strada e quindi consegnarla al fortunato proprietario.

AUTO E MOTO

Jaguar, un’altra Pace in arrivo. LUCA GAIETTA


■ Secondo quanto riportato dalla rivista britannica Autocar, Jaguar sarebbe intenzionata ad ampliare verso l’alto la gamma di suv e crossover. La Casa inglese, di proprietà del gruppo indiano Tata di cui fa parte anche la Land Rover, starebbe sviluppando un modello capace di competere per dimensioni e contenuti con rivali come la Porsche Cayenne e la Maserati Levante. Si tratterebbe della J-Pace, basata su una evoluzione dell’architettura interamente in alluminio della Range Rover, in modo da limitare al massimo il peso a vantaggio delle prestazioni, con dei motori a sei e otto cilindri benzina e diesel, oltre a un’unità ibrida plug-in. Un modello per tutti i mercati La J-Pace consentirebbe alla Jaguar di incrementare le immatricolazioni non solo in Europa ma anche in Cina e Usa. Il debutto dovrebbe avvenire nel 2021, con un prezzo base di listino intorno alle di 80.000 sterline inglesi (circa 91.000 euro al cambio attuale) non c’è però al momento una conferma ufficiale da parte della Casa.

“Io penso che la vita dei diesel sia molto breve - ha detto Palmer - mentre i sistemi ibridi plug-in prevedono l’unione di due tecnologie che portano peso e costi extra. Probabilmente è un passaggio conveniente, ma non è ciò di cui abbiamo bisogno adesso”. Il suv della Aston Martin, che dovrebbe chiamarsi Varekai, sfrutterà probabilmente il V12 biturbo della DB11 e un V8 biturbo di origine MercedesAMG per andare a competere con modelli come Bentley Bentayga (quest’ultima dispone però di una versione ibrida plug-in). Avrà, inoltre, una carrozzeria a cinque porte e non a tre come quella della DBX. Una vettura completamente elettrica a ruote alte è comunque già nei piani del costruttore. Nascerà su una piattaforma inedita, sotto il nuovo brand Lagonda.

AUTO E MOTO

Lotus, una “special” Aston Martin, limitata. il suv non sarà elettrico. AUTO E MOTO

PAOLO ODINZOV

PAOLO ODINZOV

■ Il primo suv della Aston Martin non sarà elettrico. In una intervista rilasciata ad Automotive News, il ceo della Casa inglese Andy Palmer ha precisato che sarà alimentato esclusivamente da motorizzazioni a benzina. 5 porte e un V8 AMG Rispetto a quanto detto due anni fa, in occasione della presentazione del concept DBX dal quale sarebbe dovuto derivare uno sport utility a batterie e zero emissioni, Aston Martin ha dunque cambiato idea, escludendo anche la presenza di motorizzazioni diesel e ibride plug-in.

■ Lotus ha realizzato un’altra “special” destinata a fare contenti i collezionisti. Si tratta della Exige Cup 430 Type 25: modello prodotto in soli 25 esemplari in omaggio alla celebre monoposto di Formula Type 25 con cui il marchio di Hethel ha conquistato negli anni Sessanta 25 vittorie, 2 titoli Piloti e 2 titoli Costruttori. Da 0 a 100 in 3,3 secondi Basata sulla Exige Cup 430, la nuova sportiva riprende nella linea i colori tradizionali della Lotus nelle corse (biancoverde oppure verde-oro) e impiega il collaudato propulsore 3.5 litri sovralimentato di origine Toyota, da 430 cavalli e 440 newtonmetri, per scattare da 0 a 100 in 3,3 secondi e raggiungere una velocità massima di 290 chilometri orari. Numeri che le hanno consentito di completare il giro sul circuito di Hethel in appena 1 minuto e 24,8 secondi. Un 13 Aprile 2018 ·

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tempo da record permesso anche dalle appendici impiegate sulla carrozzeria, come l’alettone posteriore fisso e lo splitter anteriore in carbonio, in grado di generare un carico aerodinamico di 220 chilogrammi. Dotazione racing Le dotazioni della vettura comprendono anche cerchi in lega di alluminio, abbinati a pneumatici Michelin Pilot Sport Cup 2, un impianto frenante con delle pinze AP Racing a quattro pistoncini e delle sospensioni con tripla regolazione manuale. L’abitacolo della Exige Cup 430 Type 25, seguendo usi e costumi della Lotus, è ridotto all’essenziale. Pilota e passeggero siedono su dei sedili con guscio in carbonio e un selettore permette al guidatore di gestire sei diverse modalità del controllo di trazione.

INNOVAZIONE

Psa, una divisione per l’elettrico.

“La transizione energetica è un’opportunità che la nostra azienda ha colto con l’attuazione di un’offensiva tecnologica senza precedenti grazie alle piattaforme multi-energia - ha detto Linda Jackson, numero uno di Citroën - la sfida di questa business unit sarà garantire le migliori condizioni economiche di commercializzazione dei veicoli elettrici del gruppo”.

INNOVAZIONE

Usa, la guida autonoma è da remoto. FRANCESCO GIANNINI

PAOLO ODINZOV

■ Phantom Auto, giovane start up statunitense basata a Mountain View, ha realizzato un sistema di controllo a distanza in grado di intervenire e prendere i comandi da remoto se un’auto robot dovesse entrare in confusione e non riuscire a districarsi nel traffico.

■ Il gruppo Psa inaugura la divisione “Low Emission Vehicles” al fine di sostenere il programma “verde” di sviluppo che prevede un’offerta elettrica per la totalità della sua gamma entro il 2025, a partire dal 2019. Diretto da Alexandre Guignard, il reparto avrà come priorità aumento della redditività e il raggiungimento degli obiettivi di emissioni di CO2 secondo le normative europee, con la definizione a livello globale di modelli a batteria capaci di soddisfare le aspettative del mercato. Esperienza d’uso Tramite “Low Emission Vehicles” verrà anche messa a punto un’offerta di prodotti e servizi associati ai veicoli per proporre ai clienti un’esperienza d’uso differenziata dei 5 marchi Psa (Peugeot, Citroën, DS e Opel/Vauxhall) e del brand di mobilità. 12

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In caso di Black out L’ipotesi è meno remota di quanto si pensi: una vettura autonoma potrebbe smettere di riconoscere l’ambiente che la circonda - per esempio se andassero in tilt i semafori o se non riuscisse a dialogare con la strada, ad esempio per un improvviso black out - e rischierebbe a quel punto di restare immobilizzata nel traffico. Il software di Phantom Auto potrebbe aggirare il blocco e rimettere la vettura driverless in marcia intervenendo da una postazione virtuale a distanza. I sistemi utilizzati da Phantom Auto - che ricordano i simulatori utilizzati dai piloti per i test delle monoposto da competizione - hanno in dotazione tre display collegati a una postazione munita di volante e pedali, come in un videogioco. Il software, ideato da Shai Magzimof, ex Ceo di Viber, funziona anche a distanze molto elevate. Infatti, nei test effettuati dalla sede di Mountain View, l’azienda è riuscita a controllare da remoto una vettura autonoma a Las Vegas, ad oltre 650 chilometri dalla piattaforma.


INNOVAZIONE INNOVAZIONE

Auto robot, Microsoft accelera sul virtuale. PATRIZIA LICATA

team Garage usa la piattaforma di simulazione Microsoft AirSim, un sistema open source, ovvero con codice aperto a tutti gli informatici. AirSim permette di creare scenari a specchio del mondo reale dove condurre i test finché l’allentamento dell’auto-robot non è completo. AirSim viene considerato ideale per catturare i dati in modo accurato e fornire agli algoritmi della guida autonoma il maggior numero possibile di istruzioni. Lezioni e ricette Il team Garage ha anche pubblicato il Cookbook (letteralmente “ricette di cucina”), un manuale con tutorial e indicazioni per chi studia e sviluppa la tecnologia driverless. Il libro di “ricette” per la guida autonoma è stato di recente arricchito con un modulo per dare agli algoritmi funzionalità di “deep reinforcement learning”: l’auto-robot impara dagli sbagli e non li ripete grazie a scenari simulati impossibili da trovare nel mondo reale perché uniscono in una volta sola molteplici errori che nell’esperienza su strada - per fortuna - non si presentano tutti insieme.

BUSINESS

■ Dopo il recente incidente mortale che ha coinvolto un’auto a guida autonoma testata da Uber su strade pubbliche, il team Garage di Microsoft prova a proporre un sistema più sicuro per studiare e mettere a punto i sistemi driverless. Centro di sviluppo dei progetti sperimentali di Microsoft, il team Garage è una squadra internazionale di ricercatori e informatici che cerca soluzioni alternative alle sfide più difficili. Il motto è “Be epic”: qui si pensa in grande.

Geely e Daimler, contatti elettrici. CARLO CIMINI

Allenamento virtuale Il progetto che il team Garage ha rivolto all’industria del driverless si chiama Road Runner e serve a raccogliere tutti i dati della guida su strada di cui il computer delle auto-robot ha bisogno senza andare veramente su strada: vengono usati ambienti virtuali che imitano perfettamente il mondo reale. Nelle strade simulate l’auto driverless accumula dati sulle molteplici situazioni che si possono presentare alla guida; l’esperienza “istruisce” gli algoritmi di intelligenza artificiale a prendere decisioni affidabili e se gli algoritmi sbagliano non c’è impatto su cose e persone. Servono più dati Tutte le aziende che lavorano sulla tecnologia driverless dalle case automobilistiche ai gruppi hi tech - si basano sui dati relativi a miliardi di chilometri macinati dai loro veicoli in fase di test, perché solo i dati possono permettere al computer dell’auto autonoma di capire che cosa ha intorno e decidere come comportarsi. Tuttavia, nel momento in cui il veicolo viene portato sulle strade pubbliche, il rischio è che si producano conseguenze fatali se si presenta una situazione non prevista nei test. Per creare gli ambienti di prova, il

■ Possibili novità in arrivo nei rapporti tra Daimler e i cinesi di Geely - diventati azionisti di riferimento del gruppo tedesco dopo aver acquistato il 9,69% del capitale - mentre si intensificano i contatti tra le due aziende automotive. A confermarlo è stato lo stesso presidente del gruppo tedesco Dieter Zetsche durante un incontro con gli azionisti a Berlino. Il numero uno di Stoccarda ha ricordato che “finora i nostri colloqui con Geely sono stati molto positivi e il loro 13 Aprile 2018 ·

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investimento in Daimler darà vita a una strategia a lungo termine”. Stabilimento comune Sul tavolo ci sarebbero possibili ulteriori sinergie soprattutto in Cina. Si parla della possibilità che Geely partecipi alla realizzazione di uno stabilimento congiunto nella città di Wuhan, destinato alla produzione di modelli elettrificati. Zetsche ha comunque sottolineato che Daimler non intende prescidere dagli accordi con Baic, il secondo gruppo al mondo leader nelle vendite di veicoli elettrificati, con il quale sarebbero in fase avanzata le trattative per la costruzione di una nuova fabbrica da aggiungere all’impianto di Yizhuang. Verso l’Europa Prosegue quindi la strategia di avvicinamento all’Europa di Geely. Dopo l’ingresso nel gruppo tedesco, il presidente Li Shufu spinge per nuove opportunità di espansione: i cinesi - che sono anche proprietari di un nome storico come Volvo - sperano di crescere sul vecchio continente principalmente attraverso il giovane brand Lynk&co.

INNOVAZIONE

Cina, meno dazi sulle auto. PAOLO BORGOGNONE

Pareggio di bilancio “Non vogliamo un surplus economico. Abbiamo un grande desiderio di accrescere le nostre importazioni e raggiungere un bilancio in pareggio nell’import-export internazionale”, ha detto il numero uno di Pechino in un discorso che è sembrato a molti la risposta diretta alle recenti affermazioni di Donald Trump. Il presidente Usa, infatti, aveva parlato solo poche ore prima di un “commercio stupido” tra Usa e Cina. “Quando un’auto cinese è importata negli Stati Uniti - ha detto l’inquilino della Casa Bianca - il dazio da pagare del 2,5%. Quando una vettura americana entra in Cina la tariffa è del 25%. Non è certo libero commercio”. Anche il ceo di Tesla, Elon Musk, era intervenuto sull’argomento: “In generale sono contro i dazi - sono state le sue parole - ma le regole in vigore oggi complicano le cose. È come correre le Olimpiadi con le scarpe slacciate”. Analisti dubbiosi Nel suo discorso ad Hainan il presidente cinese ha riaffermato anche l’intenzione cinese di aderire alle regole del mercato libero e ha promesso - sul fronte interno - maggiore libertà per quanto riguarda la proprietà intellettuale. L’intervento di Xi Jinping non ha comunque convinto del tutto gli analisti americani. In molti hanno ricordato come le stesse promesse, soprattutto in tema di dazi, erano state già fatte dalla Cina sia nel novembre 2017 - in occasione della visita di Trump a Pechino - che a gennaio di quest’anno durante il Forum Economico mondiale di Davos.

INNOVAZIONE

Milano, via al car sharing aziendale. CARLO CIMINI

■ La Cina promette di ridurre “non appena sarà possibile” le tariffe sulle importazioni delle auto e conferma che “le porte aperte del nostro Paese non si chiuderanno”. Lo ha detto in un discorso al Baoao Forum in corso sull’isola di Hainan, Cina meridionale, il presidente della repubblica Xi Jinping. La dichiarazione arriva dopo che nella scorsa settimana il governo cinese aveva minacciato come ritorsione al protezionismo americano un ulteriore aumento dei dazi del 25% anche sulle auto. Già oggi gravate di un altro 25%. 14

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■ Il car sharing è anche aziendale. Milano accoglie il servizio di mobilità condivisa offerto dalla società ReFeel eMobility - vincitrice della gara indetta dal Comune meneghino - e destinato alle realtà private. La joint venture - nata dall’accordo tra ReFeel e Building Energy - offre agli impiegati la possibilità di andare a lavoro su veicoli elettrici, grazi a oltre 30 Renault Zoe. Le vetture a batteria hanno un’autonomia di poco più di 300 chilometri con una velocità massima di 135 chilometri orari. La ricarica rapida da 22 chilowatt è disponibile in tutta Milano grazie alle colonnine installate da Be Charge, consorella di ReFeel eMobility. Prenotare un’auto è molto semplice: basta scaricare l’app Refeel eMobility, disponibile sia per iOS che per Android, verificare l’autonomia della batteria e seguire le fasi del noleggio. La tariffa è 9 euro l’ora, 59 al giorno. Per il weekend basterà versare 79 euro. Si può parcheggiare sulle strisce blu gratuitamente.


755.700 veicoli immatricolati (+8,6%). Mentre in Europa Volkswagen è cresciuta nei primi tre mesi dell’anno del 6% con 454.000 unità, immatricolando a marzo 190.000 auto e salendo nei numeri in molti paesi tra cui Francia (+8,6%), Svezia (+11,9%) e Russia (+24,1%).

Il futuro della mobilità “Siamo orgogliosi che Milano abbia scelto il nostro progetto mirato a incoraggiare le aziende a ridurre i costi della mobilità operativa offrendo ai propri dipendenti un’alternativa a impatto zero”, ha dichiarato Carlo Maria Magni, amministratore delegato di ReFeel eMobility. “Con il nostro servizio di ‘Corporate car sharing station based’ contribuiremo a proiettare la città nel futuro della mobilità eco-sostenibile. Il nostro obiettivo è sostituire 10 auto inquinanti per ogni mezzo elettrico ricaricato a energia 100% rinnovabile. Così daremo il nostro contributo per aiutare il Comune a raggiungere l’obiettivo di abbassare del 20% le emissioni di anidride carbonica entro il 2020.”

INNOVAZIONE

Bene anche in Italia e Usa Un ruolo importante per il costruttore lo ha avuto nel Vecchio Continente anche l’Italia dove, nonostante la flessione del mercato, nel trimestre sono state immatricolate 47.761 auto (+10,1%), e una quota dell’8,32%. Golf e Polo si confermano i modelli più venduti da noi con 13.445 e 12.242 unità. Positivo l’andamento anche in America settentrionale e meridionale dove Volkswagen ha immatricolato nel periodo gennaio-marzo rispettivamente 134.200 e 84.000 vetture che le sono valse una crescita del 1,3% e del 10%.

SMART MOBILITY

Uber prende la bici. SERGIO BENVENUTI

Volkswagen, un trimestre record. LUCA GAIETTA ■ Volkswagen ha chiuso il primo trimestre del 2018 segnando l’ennesimo record di vendite con un totale di 1.525.300 vetture consegnate nel mondo, per una crescita del 5,9%, delle quali 584.700 nel mese di marzo (+4,9%). Il mercato cinese rimane il più rilevante per la Casa tedesca con

■ La compagnia di ride hailing Uber ha annunciato di aver acquistato il servizio di bike sharing elettrico Jump Bikes, società americana, offrendo la possibilità ai suoi clienti di noleggiare - oltre al tradizionale servizio su quattro ruote - anche una bici a batteria. Nasce così il servizio Uber Bike. Fino alla Casa Bianca La start up Jump è arrivata recentemente a San Francisco e a Washington con una flotta di 250 biciclette elettriche. Grazie a questa partnership circa 100 dipendenti della start up si uniranno a Uber. Le due ruote Jump saranno integrate all’app del servizio di auto e l’utente avrà la possibilità di sbloccarle e bloccarle tramite smartphone. Le bici sono prive di dock station e possono essere lasciate su qualsiasi marciapiede. Inoltre sono dotato di gps così da permettere a chiunque di localizzarle sulla mappa e prenotarle in anticipo. Il costo per il servizio è di due dollari per 30 minuti di affitto. 13 Aprile 2018 ·

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LIFESTYLE

Gregory Peck e la “Farobasso”. GIUSEPPE CESARO

■ Dignità, integrità, correttezza, grazia, misura, eleganza. È con queste parole che la stampa internazionale ha sempre parlato di Eldred Gregory Peck. Grande attore, certo, ma anima ancora più grande: sensibile, attenta, aperta, impegnata. Attivista per i diritti civili, contrario al proliferare degli armamenti nucleari, alla guerra nel Vietnam, all’antisemitismo, alle ingiustizie sociali, al delirio maccartista (Hollywood vedeva comunisti “mangiabambini” ovunque e si era lanciata in una folle caccia alle streghe), alla segregazione e alla discriminazione razziale. E, nel 1980, quando la Chrysler Corporation si trova ad affrontare una grave crisi finanziaria, lui – preoccupato per la sorte di circa 600mila lavoratori - mette gratuitamente a disposizione la sua immagine, offrendosi di diventare il loro “portavoce”. Lo spettacolo non deve continuare Quando Martin Luther King Jr. viene assassinato (4 aprile 1968: 50 anni fa in questi giorni), lui – che è Presidente della Academy – decide di rimandare, per la prima volta nella storia, la cerimonia degli Oscar. Le tanto agognate statuette verranno consegnate solo dopo i funerali del grande leader afro-americano che stava cambiando l’America e che, quattro anni prima, era stato insignito del Nobel per la pace. 16

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Lo spettacolo non deve continuare. “Tributiamo – dirà alla cerimonia di apertura – il nostro più profondo rispetto alla memoria del Dottor Martin Luther King Junior […]: sono stati il suo impegno e la sua passione ad accrescere in noi esseri umani la consapevolezza che, se vogliamo sopravvivere, dobbiamo unirci nella comprensione gli uni degli altri”. Oscar d’umanità Quell’anno ci sarà un Oscar anche per lui: il “Jean Hersholt Humanitarian Award”, categoria speciale assegnata (non tutti gli anni) per particolari contributi alle cause umanitarie. Il 20 gennaio dell’anno successivo, il Presidente Lyndon B. Johnson gli conferirà la “Presidential Medal of Freedom”: la più alta onorificenza civile americana. Tutto questo, senza una sola parola fuori dal vocabolario del rispetto, un tono di voce sopra il pentagramma o un sguardo giudicante, sufficiente o sprezzante. Era “l’uomo più per bene di Hollywood” è così, infatti, è stato definito. Nonna cinefila Parliamo di Eldred Gregory Peck, per tutti, semplicemente Gregory. “Mia mamma cercava un nome diverso dal solito: lo trovò sull’elenco del telefono. Ma a me Eldred non è


mai piaciuto e così, quando sono arrivato a New York, visto che nessuno mi conosceva, l’ho cambiato col mio secondo nome”. Gregory nasce il 5 aprile 1916 (102 anni fa esatti) a La Jolla, una piccola cittadina di mare della California del sud. “Ci saranno state milleottocento, duemila persone, forse – ricorderà. Ci conoscevamo tutti. A quel tempo, le case non avevano indirizzi: avevano nomi”. Il padre, Gregory Pearl, è un farmacista; la madre, Bernice, un’insegnante. I due divorziano che Gregory ha solo 5 anni e lui viene affidato alla nonna materna, Kate, grande appassionata di film, che lo porterà al cinema tutte le settimane. Gli attori, diventeranno la nuova famiglia del piccolo, e le loro storie, l’antidoto alla solitudine. Non alla paura, però. “Il Fantasma dell’Opera” (1925), lo terrorizzerà al punto che nonna Kate sarà costretta a farlo dormire insieme a lei, nel lettone. Verso i 14 anni, Peck jr. torna a vivere col padre, ma, dato che lui fa spesso i turni di notte in farmacia, si ritrova ancora una volta solo. Gli anni delle superiori trascorrono senza un soldo in tasca, ma i buoni voti gli consentono di iscriversi all’università. Arriva a Berkeley nell’autunno del ‘36, con l’idea di seguire il suggerimento di suo padre e diventare medico. Il destino, però, sarà di diverso avviso. Il Campus del destino “Berkeley è stata per me una vera casa – confesserà molti anni dopo - mi ha maturato e ha fatto di me un essere umano.” Il caso è in agguato. Un giorno, mentre il giovane alto e allampanato attraversa il Campus, il direttore del gruppo di teatro del College lo nota e gli propone un provino per la parte di Starbuck. Un nome - oggi conosciuto soprattutto per una delle più grandi catene mondiali di caffetterie – che all’epoca, però, identificava solo il primo ufficiale del Pequod, il vecchio e malandato veliero con il quale il Capitano Achab dà la caccia alla sua ossessione: Moby Dick. Peck accetta. “Un buon modo di conoscere ragazze”, pensa. Si rivelerà molto più di quello. 160 dollari in tasca Tre anni più tardi, quel giovane alto e allampanato e la sua voce baritonale diserteranno la cerimonia di laurea per saltare su un treno della “Twentieth Century Limited”. Direzione: New York City. Peck ha 23 anni, 160 dollari in tasca e una lettera di presentazione. Gli inizi saranno tutt’altro che facili. Per raggranellare qualche soldo, farà praticamente di tutto: bidello, cameriere, lavapiatti, usciere al Radio City Music Hall, guida turistica degli studi della NBC al Rockefeller Center (1 dollaro e mezzo a visita), imbonitore alla Fiera Mondiale di New York, dove invita la gente a fare un giro sulle montagne russe; modello di abiti per un popolare catalogo di vendite per corrispondenza. E ogni volta che non riesce a mettere insieme i 6 dollari la settimana per la stanza in affitto che condivide con qualche altro aspirante attore squattrinato come lui, si ritrova a dormire su una panchina di Central Park. “Tutti quelli che conoscevo – racconta - erano al verde. Vivevamo di cieche ambizioni”. Non così cieche, evidentemente. Le sue, almeno. La forma del futuro Alla fine, riuscirà a ottenere una borsa di studio e si iscriverà alla famosa “Neighborhood Playhouse” di Sanford Meisner - seguace di Konstantin Sergeevi? Stanislavskij e grande maestro di recitazione - con il quale studieranno, tra gli altri, Grace Kelly, Robert Duvall, James Caan, Diane

Keaton, John Voight e Steve McQueen. Il futuro comincia a prendere forma. Il primo film - “Tamara, figlia della Steppa” (1944) - non resterà “uno dei più memorabili” ma, come riconoscerà lo stesso Peck anni dopo, con la consueta onestà - “mi fruttava mille dollari a settimana, contro i quattrocento che guadagnavo in teatro”. Impossibile rifiutare. Il buio oltre la siepe Il resto è storia. Quasi 70 film in 56 anni di carriera; 1 Oscar (1963) per “Il buio oltre la siepe” (dopo 5 nomination: “Le chiavi del paradiso” - 1944, “Il cucciolo” - 1946, “Barriera invisibile” – 1947 e “Cielo di fuoco” - 1949) e 2 Golden Globe (“Il cucciolo” e “Il buio oltre la siepe”, anche qui su 5 nomination), solo per ricordare i premi più prestigiosi. Accanto a questi titoli, un lungo elenco di pellicole indimenticabili quali “Duello al sole” (1946), “Il caso Paradine” (1947), “Le nevi del Chilimangiaro” (1952), “Moby Dick” (1956), “I cannoni di Navarone” (The Guns of Navarone), “Il promontorio della paura” (1962). E, naturalmente, “Vacanze romane” (1953), accanto a un’esordiente, se possibile ancora più elegante e affascinante di lui: Audrey Hepburn. L’eroe più grande Nel 1999 l’American Film Institute lo inserirà al dodicesimo posto tra le più grandi star di Hollywood. Nel 2003 il suo Atticus Finch – l’avvocato antirazzista che difende un ragazzo nero ingiustamente accusato di stupro (“Il buio oltre la siepe”) - si aggiudicherà il titolo di “Più grande eroe cinematografico degli ultimi 100 anni”, lasciandosi alle spalle personaggi come Indiana Jones, Superman, Han Solo (Star Wars) e Terminator. Del resto, Peck lo aveva detto: “Tutti pensano che i ruoli più interessanti siano quelli da cattivo, ma la verità è che recitare la parte del buono è una sfida più grande, proprio perché è molto più difficile rendere i buoni interessanti”. Sfida vinta, Mr. Peck. Kalòs kai agathòs Un autentico “kalòs kai agathòs”, dunque, come avrebbero detto gli antichi greci. Vale a dire “bello e buono”; bello in senso morale, ovviamente. Va da sé che un ritratto di questo genere non si accompagna a una collezione di luxury car, come quelle acquistate, a colpi di milioni di dollari, da molte altre star del jet set internazionale. Peck, infatti, non possiede né il garage né la passione sfrenata per le corse di Steve McQueen, non ama cavalcare da selvaggio due ruote rombanti e ribelli come Peter Fonda, né ha una collezione di supercar e una casa con tanto di jet e pista di atterraggio privata come John Travolta. Bentley S2 Continental “Flying Spur” 1961 La sua auto preferita gli somiglia in tutto: bella, elegante, lussuosa – certo - ma sobria. Un gioiello di alta classe che, come lui, trasmette fascino, solidità, autorevolezza. Parliamo di una magnifica Bentley S2 Continental “Flying Spur” del 1961, 4 porte, verde bottiglia. Il nome del modello - letteralmente “Sperone Volante”, si riferisce allo stemma araldico del “clan” scozzese Johnston, sul quale campeggia, appunto, una sorta di stella dal profilo ispirato alla rotella degli speroni. Si tratta di un omaggio ad Harold T. Johnston, all’epoca direttore esecutivo delle prestigiose carrozzerie H. J. Mulliner, che aveva disegnato le linee di questa “grand tourer” lunga più di 5 metri (5396 mm), larga quasi 2 (1835 mm) e altra poco più di 1 metro e mezzo (1549 mm), 13 Aprile 2018 ·

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manifesto del film, il nome di Audrey Hepburn appare sopra al titolo, con i caratteri della stessa grandezza di quelli con i quali è scritto il nome di Gregory Peck. Ancora una volta, la proverbiale correttezza dell’uomo più per bene di Hollywood aveva dato segno di sé. La “Farobasso” 1952 La Vespa di ‘Vacanze RomanÈ è una 125 V30T verde salvia metallizzato del 1952, detta “Farobasso” (il fanale era posizionato sul parafango anteriore e non sullo sterzo), prodotta in poco meno di 76mila esemplari: motore 2 tempi da 124,8 cc., 4,5 cavalli di potenza a 5000 giri, cambio a 3 velocità, ruote 3,50×8, molle elicoidali e sospensioni idrauliche sia anteriori che posteriori, freni a tamburo, fanalino posteriore rettangolare (posizionato tra targa e ruota di scorta), serbatoio da 5 litri, con riserva. Poteva raggiungere una velocità massima di 70 chilometri orari.

che, in ordine di marcia, pesa – senza dimostrarli – ben 2.100 chili. La “Flying Spur” era equipaggiata con un motore Rolls-Royce V8: 2 valvole per cilindro, 6.231 centimetri cubici, 197 cavalli è in grado di passare da 0 a 100 in 13,7 secondi e di raggiungere una velocità massima di 182 chilometri orari. Gregory Peck le rimarrà fedele per ben 34 anni. Vacanze romane Ma sono due i mezzi di trasporto ai quali la sua immagine rimarrà per sempre legata; due icone di fascino, divenute altrettanti simboli dell’‘italian style’ nel mondo: la Vespa e la Topolino. È con loro che il giornalista americano Joe Bradley (Peck) e Anna (Audrey Hepburn) - Principessa di un nobile ma non specificato paese, in visita ufficiale a Roma – vivono una breve ma travolgente avventura – nella complice magia della “Città Eterna”. Parliamo, ovviamente, dell’indimenticabile “Vacanze Romane”. Il film - scritto da Dalton Trumbo e diretto da William Wyler - vincerà 3 Oscar, dopo aver ottenuto la bellezza di 10 nomination. “Quando mi hanno mandato la sceneggiatura di ‘Vacanze RomanÈ – ha raccontato Peck - ho firmato subito. Un paio di settimane dopo, però, ho chiamato il mio agente e gli ho chiesto del cartellone del film. Il contratto prevedeva: ‘Gregory Peck in ‘Vacanze romanÈ, presenta ‘Audrey Hepburn’. ‘Non va bene – ho detto - sembreremo tutti pazzi. Sono sicuro che lei vincerà un Oscar per la sua interpretazione e, anche se è il suo primo ruolo da protagonista, il suo nome dev’essere sopra al titolo’. Mentre giravamo a Roma, ci rendevamo conto che lei avrebbe colpito lo schermo come una bomba. Non c’era mai stata nessuna come lei, prima. E, da allora, non c’è più stata nessuna come lei. Era nata per interpretare la principessa in quel film. E, infatti, vinse l’Oscar, divenne un fenomeno, e tutti vollero lavorare con lei”. Sul 18

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La 500B 1948 Piccola, economica, robusta, ma soprattutto, simpatica, sin dall’espressione del “muso” che le vale – a “furor di popolo”, pare – l’appellativo che la renderà immortale, la Topolino nasce (il progetto di Dante Giacosa è del 1932) come auto rivoluzionaria: la prima auto per tutti. Commercializzata in poco meno di 122mila esemplari tra il 1936 e il 1948, ha un motore da 569cc a 4 cilindri, 13cv di potenza, cambio a quattro velocità e retromarcia, freni idraulici, pesa 535 chilogrammi e può raggiungere una velocità massima di 85 chilometri all'ora. La “500 B” del 1948 decappottabile utilizzata nel film, è lunga poco più di 3 metri (3210mm), larga 1 metro e 273 cm e pesa 580kg. La cilindrata è rimasta praticamente la stessa, ma i cavalli sono 16,5 a 4.400 giri al minuto e la velocità massima sale a 95 chilometri orari. Peck si innamora della Topolino usata per Vacanze Romane e decide di acquistarla. All’ultimo momento, però, la regalerà, in segno di amicizia ad Augusto Di Giovanni, il fotografo di scena. L’uomo le cui foto immortalano uno dei momenti più felici dell’incontro tra Hollywood e Roma, consacrando Peck e la Hepburn “La coppia più bella del cinema”. Foto che, da allora, non hanno mai smesso di fare il giro del mondo. Come la bellezza – di fuori e di dentro – dell’uomo più per bene di Hollywood.

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AUTO FORMULA E

I Team in gara. Audi Sport ABT Schaeffler è una scuderia da sempre di primo livello. Ha vinto la gara inaugurale dell'E-Prix di Pechino nel 2014.

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Lucas di Grassi

66 Daniel Abt

MS&AD Andretti è una scuderia impegnata a 360 gradi in varie competizioni sportive, come il campionato IndyCar e il Rallycross.

28 Antonio Felix da Costa

27 Tom Blomqvist

Con l'ingresso del marchio francese DS del gruppo Psa, dalla seconda stagione la Virgin Racing ha cambiato nome in DS Virgin.

2

Sam Bird

36 Alex Lynn

Dragon, fondata nel 2006, ha corso nella IndyCar Series dal 2007 al 2014. Ha perso la partnership iniziale con Faraday Future.

7

Jerome D'Ambrosio

6

Jose Maria Lopez

La Panasonic Jaguar Racing è al suo terzo anno in Formula E. Può contare sulla lunga tradizione degli inglesi nel motorsport.

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Nelson Piquet Jr

20 Mitch Evans


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Anno 120°

...dal nostro mensile

Nuova serie • Anno 3 • Numero 17 • Aprile 2018 • €3,00

Spedizione Poste Italiane Spa - Postatarget Magazine. Pubblicazione Mensile. Data P.I. 31/03/2018

PUBBLICATO SUL NUMERO 17 - APRILE 2018

FORMULA E, L’ELETTRIFICAZIONE DALLO SPORT ALLE AUTO DI SERIE

Mahindra Racing è stata un pilastro dall'inizio della Formula E. Nella terza stagione è arrivata anche la sua prima vittoria.

23 Nick Heidfeld

19 Felix Rosenqvist

NIO Formula E Team è l'evoluzione della squadra China Racing. È la sola scuderia (per ora) ad aver ingaggiato un pilota italiano.

16 Oliver Turvey

68 Luca Filippi

Renault e.dams ha vinto gli ultimi tre titoli della classifica a squadre. Dalla prossima stagione lascia il posto a Nissan, partner dell'Alleanza.

8

Nico Prost

9

Sebastien Buemi

Techeetah, cinese, ha rilevato il team Aguri ed è all'esordio nel campionato dove corre sfruttando il powertrain di Renault.

25 Jean-Eric Vergne

18 Andre Lotterer

Venturi fondata nel Principato di Monaco, è anche un costruttore di veicoli elettrici stradali e da competizione per record di velocità.

5

Maro Engel

4

Edoardo Mortara

Aprile 2018 |

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l'Automobile Week 36  

Il nuovo settimanale online de l'Automobile (13-19 aprile)

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