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INNOVAZIONE  I  MOTORI  I  LIFESTYLE

Settimanale digitale • Anno 3 • Numero 96 • 6/9/2019

Supplemento settimanale a l’Automobile.

Monza 2024. PAOLO BORGOGNONE ■ Alla fine la notizia che tutti stavano aspettando è arrivata. Monza ospiterà il Gran Premio d’Italia ancora per almeno 5 anni, fino al 2024. A suggellare un momento così importante per tutto lo sport italiano una coreografia d’eccezione: le oltre diecimila persone accorse in Piazza Duomo a Milano per festeggiare un doppio compleanno, quello dei 90 anni della scuderia Ferrari e proprio del Gran Premio italiano. La firma è avvenuta davanti agli uomini che hanno fatto grande

la storia delle Rosse in Formula 1 accolti da un mare Rosso di bandiere e striscioni. Adesso però il testimone passa al Tempio della Velocità, una pista straordinaria, che tutto il mondo ci invidia. Ora l’entusiasmo incontenibile dei tifosi deve tradursi in spirito agonistico e portare ad una vittoria per il Cavallino che a Monza manca da troppo tempo. Il successo di Leclerc a Spa è il modo migliore per presentarsi davanti alle tribune ormai pronte al tutto esaurito. Teniamo le dita incrociate, sapendo bene che comunque vada sarà una festa che durerà altri 5 anni.


SPORT

Il Gran Premio d’Italia a Monza fino al 2024. REDAZIONE

■ MILANO – Il Gran Premio d’Italia resterà nel calendario della Formula 1 almeno fino al 2024 e si disputerà certamente per i prossimi 5 anni al Monza Eni Circuit. Dopo mesi di trattative il presidente dell’Automobile Club d’Italia Angelo Sticchi Damiani e Chase Carey – presidente e ceo di Formula 1®, la società americana che gestisce il circus – hanno posto la propria firma in calce al contratto sul palco di “90 Anni di Emozioni”, l’evento organizzato proprio da ACI e Ferrari per festeggiare il compleanno della scuderia di Maranello, in Piazza Duomo a Milano.

ito di Monza, “il tempio della velocità, non solo il più antico, ma anche il più veloce di tutta la Formula 1”.

“Come vincere un Gran Premio” “Apporre questa firma – ha dichiarato Sticchi Damiani esprimendo tutta la propria soddisfazione per il risultato raggiunto – è come vincere un Gran Premio difficilissimo, combattuto fino alla linea del traguardo e talmente importante da valere non uno ma ben cinque titoli”. Il presidente di ACI ha sottolineato anche il valore del circu-

“Sensazione unica” Altrettanta soddisfazione per l’accordo raggiunto è stata espressa dal presidente e ceo di Formula 1®: “Le sensazioni che si provano in questo Gran Premio – uno dei 4 a far parte del campionato sin dal 1950 – è unica. Voglio ringraziare l’ACI perchè la firma di questo accordo significa che un’altra tessera del mosaico del nostro campionato è al suo posto”.

Vittoria di squadra “È una grande e sudatissima vittoria per ACI, Monza, la Regione Lombardia e tutto lo sport italiano – ha continuato Sticchi Damiani – che apre la prospettiva di cinque anni nei quali lavorare tutti insieme per costruire un futuro all’altezza del leggendario passato che ha fatto di Monza una capitale mondiale dello sport dell’auto”.

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Monza, tutte le info. REDAZIONE

■ Il weekend della 90esima edizione Gran Premio d’Italia è alle porte. Il 14esimo appuntamento stagionale della Formula 1, organizzato dall’Automobile Club d’Italia, è in programma al Monza Eni Circuit da venerdì 6 settembre con le prove libere, per poi arrivare alle qualifiche di sabato 7 e infine domenica 8 alle 15.10 start ufficiale alla gara. Di seguito le indicazioni per raggiungere la pista e per acquistare gli ultimi tagliandi. Dove acquistare i biglietti Per assistere al GP 2019 è necessario comprare il biglietto online presso il sito ufficiale dell’evento, oppure direttamente agli ingressi del circuito, salvo disponibilità. L’ingresso circolare prato è gratuito per i bambini fino a 11 anni compiuti, mentre in tribuna, il biglietto ha un costo ridotto. Le persone diversamente abili (con invalidità non inferiore al 75%) possono usufruire, previo accreditamento, dell’ingresso gratuito in autodromo. Per i soci ACI il biglietto ha un prezzo ridotto: abbonamento tribuna 23B Parabolica Interna, 150 euro anziché 260 e per la tribuna 21D Laterale Parabolica 130 euro anziché 195, ed è prevista uno sconto dell’8%, rispetto al listino in vigore sul biglietto abbonamento e singole giornate, per le altre tribune e il prato. Per usufruire di questa promozione, i soci devono rivolgersi a uno degli Automobile Club locali convenzionati o acquistarli sul sito www.aci.it. Come arrivare in treno Come ogni anno, una serie di servizi di trasporto speciali collegano i centri cittadini al circuito lombardo. Per questa edizione la linea ferroviaria Trenord propone biglietti speciali a 5 euro (andata e ritorno). La stazione di Biassono-Lesmo Parco è la fermata più vicina all’Autodromo (ingresso D) ed è raggiungibile da Milano Porta Garibaldi con 12 corse dirette. Ecco gli orari: 7.20, 7.52, 8.20, 8.50, 9.20, 9.50, 10.20, 10.50, 11.20, 11.52, 12.20 e 12.42. Per il ritorno a disposizione 9 corse, con fermata intermedia Monza: 16.40, 16.55, 17.10, 17.25, 17.45, 17.55, 18.25, 18.55 e 19.28. L’autodromo si può anche raggiungere sulle linee Milano4

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Monza-Lecco-Sondrio-Tirano, S8 Lecco-Carnate-Milano Porta Garibaldi, S9 Saronno-Seregno-Milano-Albairate, S11 Chiasso-Como-Milano-Rho e sul collegamento transfrontaliero TILO RE10 Bellinzona-Lugano-Milano. Dalla stazione di Monza (Via Caduti del Lavoro) è attivo un servizio di navetta fino al circuito che dista circa 6,5 chilometri. Come arrivare in auto Da Milano, zona viale Zara: viale Fulvio Testi, viale Brianza, viale Lombardia, Rondò dei Pini, Villa Reale, quindi ingresso al Parco da Porta Vedano o porta Santa Maria alle Selve (solo pedoni e personale di servizio). Da zona piazzale Loreto: viale Monza, Sesto San Giovanni, viale Casiraghi, viale Brianza, e si prosegue come da viale Zara. Da Torino: autostrada A4 Torino-Milano, quindi sulla Milano-Venezia fino all’uscita di Cinisello Balsamo-Sesto San Giovanni-Milano Viale Zara. Da Como o Varese: autostrada A9 sino a Saronno, quindi SS 527 fino al Rondò dei Pini oppure attraverso Bovisio Masciago fino a Desio per porta Biassono o porta Vedano. Da Lecco: strada SS 36 sino a Villasanta, quindi ingresso dalla porta Villasanta del Parco, o dalla porta S. Giorgio o porta Lesmo. Da Genova: autostrada A7 per Milano, quindi tangenziale Ovest direzione Venezia e tangenziale Est. Dopo la barriera: uscita n° 16 direzione Monza e uscita n° 20 Vimercate direzione Villasanta. Da Firenze o Bologna: Autostrada A1 per Milano, poi tangenziale Est direzione Venezia, quindi come da Genova. Dal Brennero o Venezia: Autostrada A4 fino a uscita di Agrate, quindi SP 13 per Monza o per Concorezzo con ingresso a porta Villasanta, o per Vimercate con ingresso a porta S. Giorgio o porta Lesmo. Parcheggi Monza Mobilità gestisce diverse aree di sosta a pagamento all’interno del comune. Le principali zone per potere lasciare l’auto sono cinque, tutte attorno al circuito e distanti non più di un chilometri dalla pista. I posti, poco meno di 7mila totali, possono essere acquistati online (prezzo variabile dai 50 ai 100 euro).


SPORT

Ferrari, a Milano 90 Anni di Emozioni. UMBERTO ZAPELLONI

■ MILANO – Piazza del Duomo si è trasformata in Piazza Rossa. Rossa come la Ferrari che festeggia i 90 anni della Scuderia e le 90 edizioni del Gran premio d’Italia. Una festa che dura quasi due ore traboccando di passione per la casa di Maranello che ha chiamato a raccolta piloti di ieri, di oggi e di domani e chi come Montezemolo, Todt, Domenicali, Fiorio e Arrivabene ne ha scritto pagine importanti. Addirittura storiche come nel caso di Montezemolo, presidente dai 19 mondiali che sembra commuoversi quando Mattia Binotto, il responsabile della gestione sportiva, lo chiama sul palco. Binotto è giovane, ma ha già 25 anni di Ferrari alle spalle e lui sa bene che cosa significhi #essereFerrari, lo slogan scelto per una stagione che poi è andata peggio di quanto si sognava. Ma è bastato vincere a Spa con baby Leclerc per scatenare l’entusiasmo. La piazza ribolle I 10 mila della piazza fanno salire l’applausometro per Raikkonen e Alesi e diventano pazzi per Vettel e Leclerc che non resistono all’impulso di farsi un selfie con il Duomo e il mar Rosso sullo sfondo. “La Ferrari è una religione. Io la sognavo fin da bambino quando giocavo con la macchinina rossa”, dice Leclerc. “Quando a sette anni vedevo

Michael vincere in Ferrari, sognavo questa macchina e vorrei continuare a stare qui con voi”, aggiunge Vettel. La gente grida “Doppietta, doppietta”. “Siamo stati competitivi a Spa, non vedo perché non dovremmo esserlo anche a Monza”, promette Binotto. Appuntamento a Monza L’applausone se lo prende anche il presidente dell’ACI, Angelo Sticchi Damiani, quando con Jean Todt, presidente Fia e Chase Carey, numero uno di Liberty Media annuncia il rinnovo del contratto tra Monza e la Formula 1 per altri 5 anni. D’altra parte la Formula 1 non farà fatica a capire che una festa così in Vietnam o a Baku non avrebbe questo sapore. Il colpo d’occhio è da brividi. Il Duomo si colora di rosa, la Piazza resta Rossa e dopo aver cantato l’inno intona il po-po-po-po che in Italia vuol dire campioni del mondo. Per quello dovremo ripassare perché anche quest’anno non è cosa. Ma restiamo concentrati su Monza. “Doppietta? Perché no?” Dicono i piloti. L’ordine d’arrivo sceglietelo voi. Loro, come racconta Binotto, cominceranno a gareggiare per chi arriva prima al bagno del motor home come tutte le domeniche mattina. #EssereFerrari è anche un team principal che riesce a scherzare con i suoi ragazzi. 6 Settembre 2019 ·

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SPORT

Monza 1975 la rinascita. LEO TURRINI

■ Quella domenica di fine estate un giovane stava guidando a tutta velocità in autostrada verso Modena. Non badava ai limiti previsti dal Codice e fu fermato dalla Polizia. Patente e libretto, intimarono gli agenti al tizio in questione. “Ah, ma è lei Montezemolo, il direttore sportivo della Ferrari! E allora vada, vada. E grazie per l’emozione di oggi a Monza...” 7 settembre 1975. Non una data qualsiasi, nella storia del mondo automobilistico. E non solo perché al futuro presidente della Rossa venne risparmiata una multa salata. Il piccolo episodio di un verbale mai compilato, aiuta a comprendere cosa abbia significato – oserei dire persino nell’immaginario collettivo di una nazione – quella domenica consumata sotto il sole della Brianza. 7 settembre 1975. La fine di un incubo statistico e sportivo per i tifosi della Casa di Maranello. Era dal remoto 1964, stagione nella quale l’ex centauro John Surtees si era laureato campione del mondo con la monoposto del Cavallino, che un pilota della Ferrari non conquistava il titolo iridato della Formula 1. E undici anni, nello sport delle corse, rappresentano una era geologica. Una sorta di maledizione biblica. Quasi la testimonianza di un declino cui il Bel Paese, dopo l’euforia del boom, sembrava malinconicamente consegnato. E invece. La consacrazione di Niki Lauda, terzo sul traguardo di un Gran Premio d’Italia dominato dal compagno di scuderia, il ticinese Clay Regazzoni, giustificava l’euforia popolare, estesa anche a quei poliziotti della Stradale. L’Italia non era disposta a retrocedere in serie B. Non con la sua creatività. Non con il suo ingegno. Non con la sua laboriosa generosità. Ma non c’era solo questo. Non fu semplicemente per un memorabile ordine d’arrivo che quella domenica di Monza entrò a far parte dei ricordi più belli di una generazione. C’era dell’altro. Si sommarono fattori che, con il senno di poi, possiamo addirittura tentare di ricondurre ad una sorta di rivoluzione del costume. Quantomeno di certe usurate abitudini. Un’abitudine di famiglia Tanto per cominciare, proprio da quell’anno, il 1975, la Rai prese l’abitudine di trasmettere in diretta tutti i Gran Premi, sia pure in bianco e nero. Prima, le corse dal vivo sul piccolo schermo erano un evento rarissimo, narrato alla stregua di

confuse leggende metropolitane. Con Mario Poltronieri al microfono, il Gp diventava abitudine di famiglia, un gigantesco moltiplicatore della popolarità della Ferrari, resa dalla televisione più vicina al sentimento della gente. Ti vedo, ti guardo, ti amo, con Monza palcoscenico naturale, la Scala del rumore e della passione, anfiteatro riservato ai gladiatori moderni, a Lauda e Regazzoni e al loro rivale, il detentore del titolo, Emerson Fittipaldi, secondo sotto la bandiera a scacchi in quella domenica brianzola. Probabilmente Enzo Ferrari aveva intuito il mutamento e lo anticipò a modo suo: nel 1974 decise di concentrare nella Formula 1 le risorse del suo reparto corse, rinunciando ai prototipi, Le Mans, Daytona, alle gare in salita e Formula 2. Aveva puntato tutto sui Gp. Il fatto che quella scommessa trovasse completa soddisfazione proprio a Monza, credo fu un segno non casuale del destino. Si dirà che un campionato del mondo resta tale ovunque venga conquistato, ma ci sono simbolismi che valgono più delle aride banalità. Per Enzo Ferrari, la pista del Gp d’Italia era diversa da tutte le altre. Era unica, per il bagaglio di ricordi che si tirava dietro. Per le emozioni giovanili provate in veste di pilota, ma anche per le atroci sofferenze coincise con disastri umani impossibili da rimuovere (la tragedia di Ciccio Ascari, la strage innescata dal povero von Trips). Se c’era un luogo che incarnava quelle gioie terribili mirabilmente descritte dal diretto interessato, ecco, quel luogo era Monza. La pace con la memoria Il 7 settembre del 1975, in un delirio di bandiere, in un magma incandescente di entusiasmo, forse il Vecchio fece pace con la memoria, non sempre felice. Merito di Mauro Forghieri e della sua super monoposto con cambio trasversale. Merito dell’imberbe Montezemolo, agli albori di una gloriosa carriera. Merito di Niki Lauda, uno dei più grandi driver di tutti i tempi. Merito di Clay Regazzoni, il vincitore del Gp, un combattente non sempre assistito dalla buona sorte. Ma lasciate che lo scriva, a distanza di oltre quarant’anni, mentre inesorabilmente i ricordi scolorano: fu merito di Monza, perché solo a Monza poteva essere vissuta e raccontata, una storia così bella. 6 Settembre 2019 ·

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SPORT

Monza, il tracciato. REDAZIONE

Prima Curva di Lesmo Circondata dal bosco, in origine era la Curva delle Querce. Poi dalle cronache del ’27 si apprende che cambiò nome in Curvetta di Lesmo, viste la breve lunghezza e l’ubicazione vicino al paese. A 200 m dall’uscita della Seconda Variante, vi si arriva a velocità non troppo elevate ed è una curva a destra di 75 metri di raggio che si percorre a circa 180 km/h.

Seconda Curva di Lesmo A 200 metri dalla Prima Curva di Lesmo, anch’essa è situata tra una folta vegetazione. Nel ’22 era conosciuta come Curva dei 100 Metri, per via della distanza che separava il punto di entrata da quello di uscita, mentre nel 1927 divenne la Curva del bosco dei Cervi; il Parco era infatti popolato da una fauna variegata. Solo più tardi assunse definitivamente il nome attuale. In passato era uno dei punti mitici del circuito: vi si arrivava in piena accelerazione e si entrava in curva a quasi 300 km/h e solo i migliori piloti riuscivano a percorrerla in pieno. Con le modifiche del 1994-95 è stata molto rallentata e oggi ha solo 35 metri di raggio e si percorre a circa 160 km/h.

Curva del Serraglio Il nome deriva dalla vicinanze del Serraglio, la casa di caccia del Re, dove erano tenuti anche degli animali. È una lievissima piega a sinistra dal raggio ampio di oltre 600 metri. Il rettilineo successivo incrocia, con un sottopassaggio, la curva Sopraelevata Nord dell’anello di alta velocità e solo i migliori piloti riuscivano a percorrerla in pieno. Con le modifiche del 1994-95 è stata molto rallentata e oggi ha solo 35 metri di raggio e si percorre a circa 160 km/h.

Prima Variante Curva Biassono L’ampio raggio e la sua lunghezza le valsero in origine il nome di Curva Grande, ma nel 1972 fu ribattezzata Curva Biassono per la vicinanza col paese omonimo. È una lunga curva a destra dal raggio di circa 300 metri a cui si arriva in piena accelerazione dalla Prima Variante e si percorre in pieno con una buona dose di coraggio.

Seconda Variante Nata come Curva della Roggia modificò il suo disegno nel 1976 per ridurre le medie sempre più elevate. Diventò la Seconda Variante o Variante della Roggia. È posta in fondo a un lungo rettilineo sul quale si toccano i 335 km/h. Con una lunghissima frenata si decelera a 110-120 km/h per affrontare una “esse” sinistra-destra molto stretta, modificata nel 2000.

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Nel 1972 fu realizzata una chicane all’altezza della variante junior, per ridurre la velocità d’ingresso nella Curva Biassono. Nel 1976 diventò una variante formata dalla successione di due curve a sinistra e due a destra. Nel 2000 fu ridisegnata con una secca curva a destra, che spezza il lungo rettilineo d’arrivo. La Prima Variante o Variante del Rettifilo si presenta come una strettissima curva a destra di 90 gradi, seguita da una curva a gomito a sinistra altrettanto stretta. Dal rettilineo dei box si arriva a oltre 370 km/h e si decelera a soli 70-80 km/h.


Monza, un rettifilo che si percorre a una velocità da togliere il fiato. E poi curve e varianti, ridisegnate negli anni, che si susseguono. Una pista lunga 5.793 metri di emozioni e bellezze. Il racconto di staccate al limite e accelerazioni che non finiscono mai.

Variante Ascari In origine si chiamava Curva del Platano o del Vialone perché passava sopra il grande viale di accesso all’Autodromo. Dal 1955 cambia nome e viene dedicata ad Alberto Ascari. La ragione ci riporta al 26 maggio di quello stesso anno: mentre compie alcuni giri con una Ferrari Sport, il campione milanese perde la vita a causa di un’uscita di strada proprio in quel punto. Per rallentare le alte velocità, nel 1972 fu realizzata nel punto d’entrata una chicane che due anni più tardi venne ulteriormente modificata nell’ampiezza e nel tratto d’uscita, assumendo così il nome definitivo di variante. Vi si arriva tenendo premuto l’acceleratore fin dalla Seconda di Lesmo e anche qui si toccano i 330 km/h. Dopo la frenata si affrontano in rapida successione tre curve a sinistra-destra sinistra che immettono sul rettilineo opposto ai box. Sono curve a raggio abbastanza ampio che si percorrono a velocità intorno ai 200 km/h.

Curva Parabolica Nell’anno di costruzione dell’impianto, non risulta traccia di un nome preciso, si parlasolo di Curvetta. Nel 1927 si comincia a denominarle Curvette. In realtà si trattava di due tornanti caratterizzati da un raggio di 60 metri e da un’ampiezza di 90°, uniti da un brevissimo rettifilo. E vista la particolarità della pavimentazione formata da tanti cubetti di porfido, divenne famosa per essere la Curva del Porfido. Ricostruita nel 1955, quando il tracciato tornò alla sua impostazione originaria, fu chiamata Curva Parabolica per il disegno e la traiettoria che descriveva. Nel rettilineo che conduce a questa curva si toccano nuovamente i 330 km/h, quindi si frena per entrare in curva a circa 180 km/h. La curva è molto lunga e a raggio via via crescente: dopo aver superato la parte più stretta si può percorrere il tratto finale in piena accelerazione, scorrendo verso l’esterno e imboccando il rettilineo d’arrivo a velocità già molto elevate.

Rettifilo di partenza Il Rettifilo di partenza va dalla fine della Curva Parabolica fino all’inizio della Prima Variante ed è lungo 1.194,40 metri.

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AUTO E MOTO

Francoforte, tutte le novità del 2019. EDOARDO NASTRI

■ L’elettrificazione è il tema dominante di tutti i saloni dell’auto degli ultimi anni e quello di Francoforte (12-22 settembre) non fa eccezione. All’edizione 2019 della manifestazione tedesca si conferma anche il trend delle numerose defezioni che ormai mette nero su bianco un dato: a questi eventi oramai sono presenti solo i brand che hanno novità importanti da presentare. Tra i “grandi” che quest’anno hanno detto no ci sono, tra gli altri, tutto il gruppo Fca, Mazda, Mitsubishi, Nissan, Suzuki, Toyota, Volvo e il gruppo Psa ad eccezione di Opel, che certo non poteva mancare al salone nazionale. I marchi tedeschi sono infatti i protagonisti dell’evento e presentano più novità di tutti. Non mancano comunque gli inglesi di Land Rover, gli americani di Ford, i coreani di Hyundai, i francesi di Renault (la cui partecipazione è stata in dubbio fino all’ultimo momento) e i giapponesi di Honda. Ecco tutte le principali novità – tra concept car e vetture di serie – dell’IAA 2019. I premium Audi è il costruttore che ha più novità sullo stand del Salone. Oltre alla AI:Trail, concept car elettrica con architettura suv e intelligenza artificiale, il costruttore di Ingolstadt mostra per la prima volta al pubblico la A1 Citycross, versione a ruote alte della più piccola delle Audi, la Q3 Sportback, la Q7 restyling e le sportive S8, RS6 ed RS7. Bmw arriva al salone con un nuovo ceo, Olvier Zipse, e tre nuovi modelli: la Serie 3 Touring, la Serie 8 Gran Coupé e la X6. Possibile anche il colpo di scena di un’inedita concept car che prefigurerebbe un modello pronto per la produzione tra qualche anno. Visto il debutto pubblico di Zipse – nominato anche con il compito di sostenere il percorso verso l’elettrificazione del marchio – è plausibile che il prototipo 10

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sia a zero emissioni. Mercedes-Benz presenta nuovi modelli per diversi segmenti e una concept car a zero emissioni apparsa camuffata in questi giorni sul profilo Instagram di Gorden Wagener, il responsabile del design del gruppo Daimler. Oltre alle versioni ibride plug-in di Classe A e B, il costruttore tedesco porta la versione di serie della monovolume elettrica EQV, la GLB (suv compatta a sette posti) e la GLE Coupé anche in allestimento sportivo Amg. L’elettrica per tutti di Volkswagen Volkswagen celebra due eventi importanti: il debutto della ID.3 – la prima elettrica del marchio costruita sulla piattaforma Meb e che, secondo il costruttore di Wolfsburg, permetterà l’elettrificazione di massa – e la presentazione del nuovo logo del marchio, ridisegnato completamente dopo 19 anni anche per voltare pagina a seguito dello scandalo dieselgate (come ci ha raccontato il capo del design Klaus Bischoff). Sullo stand potrebbe esserci anche una nuova concept car a zero emissioni – ottava componente della famiglia ID – mentre è confermato il debutto della T-Roc Cabrio, crossover a cielo aperto. Supercar a batteria L’avvento delle batterie interessa tutti, supercar comprese. La prima Porsche elettrica della storia, la Taycan, debutta a Francoforte e scende in campo per combattere la supremazia di Tesla nel segmento del lusso a zero emissioni. Dovrebbe avere circa 600 cavalli per prestazioni da brividi. Lamborghini sceglie invece l’ibrido per introdurre per la prima volta le batterie su una vettura di Sant’Agata Bolognese. La Sìan è la Lamborghini più veloce di tutti i tempi e monta un motore V12 6.500 di cilindrata che lavora in coppia con un’unità elettrica collegata direttamente agli assi: potenza complessiva 819 cavalli. La vettura verrà prodotta e venduta in soli 63 esemplari, ma segna un passo importante verso l’elettrificazione del brand. Tra citycar e concept ispirate al passato A Francoforte c’è spazio anche per le citycar come la Mini elettrica, la versione di serie della Honda e e la nuova generazione della Hyundai i10. Il costruttore coreano presenta anche la 45 EV, una concept a zero emissioni ispirata nelle linee alla Pony di Giorgetto Giugiaro. Opel festeggia la sua rinascita dopo la “cura Psa” con Corsa, Astra e Grandland X Hybrid4. Land Rover, Ford, Seat e Renault A Francoforte si celebra il ritorno sul mercato di due modelli storici: Land Rover Defender e Ford Puma. La seconda generazione del mitico fuoristrada inglese torna in vendita dal prossimo anno in due versioni, 90 e 110, e dal 2021 verrà proposta anche in configurazione otto posti (130) e ibrida. La Ford Puma invece ha abbandonato le linee da coupé per trasformarsi in crossover e viene presentata al salone tedesco insieme alla nuova Kuga. Seat porta all’IAA 2019 la Tarraco PHEV, versione ibrida plug-in della suv a sette posti costruita a Wolfsburg, e Cupra, il suo marchio sportivo, presenta la Tavascan, prototipo a zero emissioni che anticipa alcuni modelli che arriveranno in futuro. Renault conferma in ritardo la sua presenza e presenta al pubblico la nuova generazione della Captur, con la speranza che confermi i buoni risultati di quest’anno: è la suv più venduta in Europa.


AUTO E MOTO

Nissan Juke: il crossover è coupé. ALESSANDRO MARCHETTI TRICAMO

■ MILANO – “Jukeness”. Inutile cercare la traduzione. Il termine è un’idea di Mamoru Aoki – responsabile europeo del design di Nissan – per definire la nuova generazione della Juke: “Lo stile è sempre stato un suo elemento di distinzione, per questo lo abbiamo voluto ancora di più enfatizzare con linee più sportive, accentuando anche il taglio posteriore da coupé”, spiega il designer giapponese. Dove è migliorata “Siamo però intervenuti anche all’interno, migliorando la qualità e rispondendo a chi aveva criticato la poca abitabilità con un aumento del passo di 10,5 centimetri. La scelta consente alle ginocchia di chi siede dietro di poter contare su oltre 6 centimetri in più di spazio. E anche il bagagliaio ora può contare su una superficie più ampia di apertura e un incremento della sua capacità del 20%”. Migliorata anche la visibilità: “Il montante anteriore ora è più sottile e lo specchietto retrovisore è stato abbassato”. Inedito il colore utilizzato al lancio che, come spiega Mamoru Aoki, “riprende i toni del tramonto che si possono ammirare sul monte Fuji”, così come la possibilità di abbinare un’altra vernice a contrasto al tetto. Misure e rivali La nuova Juke è lunga 4,21 metri, alta 1,59, larga 1,8 e mantiene i caratteristici fari anteriori circolari ma con un nuovo disegno a “Y” centrale. E mostra in bella evidenza la grande calandra anteriore a forma di “V” che rappresenta il family feeling delle auto del marchio. Il modello si va a posizionare nel segmento che gli addetti ai lavori chiamano B-Suv+ ovvero quello di Renault Captur (con la quale condivide la piattaforma CMF-B), Peugeot 2008

e Volkswagen T-Roc. Categoria che, come stimano i manager Nissan, crescerà nei volumi in Europa del 50% nei prossimi 4 anni. Il contenuto tecnologico La giapponese offre il sistema ProPilot (attivabile con un pulsante blu sul volante), tecnologia di guida autonoma di livello 2 che mantiene l’auto all’interno della corsia e segue l’andamento del traffico, accelerando, rallentando fino a fermarsi completamente in caso di code. La lista di dispositivi elettronici di sicurezza è da vettura di categoria superiore. Così come l’impianto audio Bose Personal Plus: 8 altoparlanti, di cui due posti all’interno dei poggiatesta anteriori. Ora a benzina, nel 2020 anche ibrida Unica la scelta per il motore al lancio: 1.0 tre cilindri a benzina con 117 cavalli e una coppia di 180 Nm che diventano in caso di necessità, 200 grazie a un boost temporaneo, abbinato a un cambio manuale a 6 rapporti oppure ad un automatico a doppia frizione con 7 marce. A fine 2020 è prevista anche la versione ibrida sviluppata da Renault nell’Alleanza che, ricordiamo, prevede anche Mitsubishi. Dove, quando e quanto La nuova Juke è prodotta, non senza qualche preoccupazione per l’evoluzione del processo Brexit, a Sunderland in Inghilterra. La prima generazione lanciata nel 2010 ha venduto quasi 1 milione di unità delle quali circa 84mila in Italia, ora si punta a volumi di 70mila vetture l’anno in Europa, più di 5mila nel nostro Paese. Versione limitata da 500 esemplari numerati (circa 30 destinati al mercato italiano) a parte prevista per settembre, il vero lancio è a ottobre con prime consegne a fine novembre. Prezzi di listino a partire da 19.600 euro nell’allestimento Visia con cambio manuale.

AUTO E MOTO

Škoda Kamiq, il suv che mancava. CARLO CIMINI ■ STRASBURGO – Škoda allarga la sua famiglia dei suv. Il nuovo Kamiq rappresenta una valida alternativa nell’offerta agguerrita di questo tipo di veicoli per il segmento B. Lungo 4,2 metri, largo 1,8 e alto 1,5 metri, il crossover è stato realizzato sulla piattaforma Mqb A0 del gruppo Volkswagen e riprende il design delle sorelle maggiori Karoq e Kodiaq. Come va Abbiamo provato Škoda Kamiq tra le colline e i paesini caratteristici dell’Alsazia. L’auto ha risposto bene in ogni 6 Settembre 2019 ·

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AUTO E MOTO

Nuova Opel Corsa, ritorno al futuro. VALERIO ANTONINI circostanza, sia su tracciato cittadino (pavé in particolar modo) che su sterrato. Buona ripresa del cambio automatico Dsg e sterzo molto preciso. Inoltre, un’ottima silenziosità a bordo e un elevato comfort di viaggio sono i due aspetti che maggiormente si notano alla guida del piccolo suv boemo che vanta una elevata capacità di carico del bagaglio: a partire da 400 litri fino ad arrivare a 1.395 con i sedili posteriori abbattuti. Kamiq – costruita nella fabbrica madre di Mladá Boleslav – si adatta a ogni tipologia di utilizzo urbano, può soddisfare le richieste sia di famiglie numerose che di un pubblico più giovane. Lo conferma anche l’estetica che propone una linea tagliente e aggressiva sottolineata dal taglio dei fari anteriori con tecnologia led. Bordo hi-tech L’abitacolo della Kamiq propone un’ampia offerta tecnologica, a partire dal sistema infotainment SmartLink+ (Android Auto e Apple CarPlay inclusi) con display touchscreen da 6,5 (base) 8 o 9,2 pollici, hotspot wlan (grazie alla eSim Lte integrata), due porte usb-c (zona anteriore e posteriore del tunnel centrale) e un vano per la ricarica wireless dello smartphone. Molto intuitivo l’assistente vocale “ok, Laura” che interpreta ed elabora le richieste dei passeggeri. Sicurezza e tecnologia di serie Incluse nell’offerta base, Škoda Kamiq ha in dotazione alcuni sistemi di assistenza alla guida di secondo livello, tra cui, il radar Acc (Adaptive cruise control) fino a 210 chilometri orari, la frenata automatica con riconoscimento del pedone, il Lane assistant (sistema di mantenimento del veicolo in corsia), la chiamata automatica d’emergenza (Škoda care connect) e il Driver activity assistant (dispositivo di riconoscimento della stanchezza del guidatore). Benzina, diesel e metano Škoda Kamiq offre un’ampia offerta di motorizzazioni e a scelta due allestimenti, quello base e lo Style. Tre benzina, 1.0 da 95 (solo manuale a 5 rapporti) e 115 cavalli (manuale a 6 rapporti e Dsg a 7) e il 1.5 da 150 cavalli con cambio automatico Dsg. L’unico diesel presente in listino è il 1.6 da 115 cavalli disponibile sia con trasmissioni manuale 6 rapporti che con Dsg. Infine, c’è una versione a metano con potenza da 90 cavalli e cambio manuale. In Italia Kamiq sarà in vendita a partire da novembre con prezzo di lancio (in uscita a ottobre) che dovrebbe partire dai 18mila euro per la versione base a benzina. 12

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■ MILANO – Opel lancia la sesta generazione della Corsa. A pochi giorni dalla presentazione ufficiale al Salone di Francoforte (12/22 settembre), il costruttore l’ha mostrata a Milano. La compatta cinque porte – tecnologicamente all’avanguardia – è già ordinabile e arriverà nei concessionari a novembre. Da marzo 2020 sarà disponibile anche la Corsa-e, versione completamente elettrica. Versatilità al top La piattaforma modulare Cmb di Psa (gruppo cui appartiene dal 2017) su cui è basata – così flessibile da renderla compatibile per costruire vetture di segmenti diversi (citycar, berline compatte, crossover e suv, anche elettrificati) – le consente di montare tre differenti motorizzazioni sulle stesso pianale: benzina 1.2 litri e diesel 1.5 litri (con potenze compresa dai 75 ai 130 cavalli e cambio automatico fino a 8 rapporti) oppure 100% elettrica (136 cavalli) da oltre 300 chilometri di autonomia. I propulsori in alluminio leggero hanno contribuito alla radicale diminuzione del peso complessivo dell’auto che scende di poco sotto la tonnellata, 108 chili in meno della quinta generazione uscente. Look giovane Il design della nuova Corsa è completamente rinnovato e punta a interessare un target sempre più giovane grazie a linee sportiveggianti. Sul mercato competerà con le nuove generazioni di Renault Clio e Peugeot 208; con quest’’ultima condivide la piattaforma per essere in vendita quasi insieme (fine autunno 2019). Il frontale della Opel Corsa è caratterizzato dalle nuove luci a Led. Le portiere anteriori sono leggermente più grandi di quelle posteriori così


da evidenziare il tettuccio spiovente nero cromato che si allunga sopra il lunotto con un vistoso spoiler in coda. Paraurti e passaruota sono ingranditi, i cerchi da 16/17 pollici hanno un nuovo disegno, mentre il terminale di scarico si sdoppia sullo stesso lato. La nuova Corsa ha un baricentro leggermente più basso. L’altezza è stata ridotta di 48 millimetri (1.43 metri) mentre la lunghezza (poco più di 4 metri) cresce di 3 centimetri per allungarne il passo. Il vano bagagli è più spazioso, con una capacità di 309 litri rispetto ai 285 del modello uscente. Fattore X La Opel punta su una clientela giovane. Gli acquirenti possono trovare tutti i dispositivi di connettività di ultima generazione, molti di serie già a partire dall’allestimento d’ingresso Edition. Al centro della plancia c’è un display touch-screen da 7 o 10 pollici (su richiesta) con navigatore satellitare e sistema di Infotainment Multimedia Navi, compatibile con Android Auto e Apple car Play attraverso la app dedicata Opel Connect. Fra le dotazioni, un caricatore wireless per smartphone. Elettrica sprint Attesa la nuova Corsa-e, l’elettrica che accelera da 0 a 100 orari in circa 8 secondi e protagonista di un campionato Rally monomarca a batteria nel 2020/21. L’accumulatore da 50 chilowattora si ricarica completamente in 7/8 ore con le normali colonnine (wallbox e “prese” casalinghe) da 22 chilowatt, in circa 45 minuti attaccando la presa a quelle superveloci (Fast Recharge). Prezzi e allestimenti Il prezzo dalla Edition – in offerta per l’Italia – parte da circa 12mila euro rottamando un usato di oltre 10 anni entro il 30 settembre. Interessante anche la proposta di noleggio triennale a lungo termine che, con un anticipo di circa 6mila euro, prevede un esborso complessivo di 320 euro al mese compreso delle spese per il rifornimento. Il nostro Paese rappresenta per il costruttore tedesco il terzo mercato in assoluto (quota del 9%, 5.800 auto immatricolate nel 2019) dopo Germania e Regno Unito (dove è nota col marchio Vauxhall).

La versione sviluppa una potenza complessiva di 300 cavalli grazie al propulsore a benzina 1.6 di cilindrata da 200 cavalli e al motore elettrico con pacco batterie da 13,2 chilowattora. Lo stesso schema propulsivo è utilizzato dalla cugina Opel Grandland X Hybrid4. Grazie al motore elettrico posizionato sull’asse posteriore, ora la Peugeot 3008 offre la trazione integrale disponibile solo su questa versione. Secondo quanto dichiarato dal costruttore le prestazioni sono quasi da sportiva (è la 3008 più potente sul mercato) con consumi ed emissioni contenuti: 0-100 chilometri orari in 5,9 secondi, 29 grammi di Co2 per chilometro e 59 chilometri percorribili in modalità 100% elettrica. In arrivo anche a due ruote motrici I prezzi per il mercato italiano non sono stati ancora comunicati ma entro la prima metà del 2020 arriverà una versione ibrida meno potente e più economica della Hybrid4. La Hybrid avrà due ruote motrici e 225 cavalli complessivi. La due vetture rientrano nel piano per l’elettrificazione del gruppo Psa di cui Peugeot fa parte. La strategia prevede entro il 2020 in 8 modelli ibridi plug-in e 7 completamente elettrici. Entro il 2025 tutte le auto dei quattro brand del gruppo francese saranno a batterie.

AUTO E MOTO AUTO E MOTO

Al via la Peugeot 3008 Hybrid4. GIOVANNI BARBERO ■ La Peugeot 3008, terzo suv di segmento C più venduto in Europa nei primi sei mesi del 2019, diventa ibrida plug-in.

2020, Seat Tarraco diventa ibrida. EDOARDO NASTRI ■ Continua l’elettrificazione della gamma Seat. Il costruttore spagnolo ha annunciato che la Tarraco, il modello con architettura suv e sette posti prodotto a Wolfsburg, a casa della capogruppo Volkswagen, sarà offerto dal prossimo anno anche in versione ibrida plug-in. Il sistema di propulsione pre6 Settembre 2019 ·

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cavalli, per una potenza combinata di 280 cavalli. Secondo quanto dichiarato dal costruttore tedesco, l’autonomia a zero emissioni delle vetture oscilla tra i 56 e i 70 chilometri a seconda dello stile di guida. Contrariamente a quanto accade su quasi tutte le ibride plug-in, sulle Classe A 250e e B 250e non è stato sacrificato troppo spazio per alloggiare le batterie. Gli accumulatori sono posizionati sotto al pianale del bagagliaio e il serbatoio della benzina si trova sull’asse posteriore. Il sistema infotainment Mbux è stato aggiornato e ora segnala al conducente le colonnine di ricarica più vicine lavorando in sinergia con l’applicazione Mercedes Me Charge tramite la quale si può fare il pieno di energia dalle colonnine di più di 300 gestori differenti. vede un motore a benzina 1.4 di cilindrata da 150 cavalli che lavora in coppia con uno elettrico alimentato da batterie agli ioni di litio da 13 chilowattora, per una potenza complessiva di 245 cavalli. Secondo quanto dichiarato da Seat, la Tarraco è in grado di percorrere 50 chilometri in modalità elettrica e le emissioni di CO2 si attestano al di sotto dei 50 grammi per chilometro. I prezzi devono ancora essere comunicati ma se la vettura dovesse costare meno di 50mila euro (Iva esclusa) sarà possibile utilizzare i bonus governativi di incentivi all’acquisto: 2.500 euro con rottamazione, 1.500 senza.

20 plug-in entro il 2020 Le due ibride sono già ordinabili con prezzi che vanno da 36.944 euro per la A 250e hatchback (37.301 per la carrozzeria sedan) a 37.664 euro per la monovolume. L’offensiva a batterie di Mercedes prevede che entro il 2020 i sistemi propulsivi ibridi plug-in saranno venduti su più di venti modelli, anche in combinazione con motori a gasolio.

Crescita costante Seat e il suo marchio sportivo Cupra hanno intenzione di presentare 6 modelli elettrificati entro l’inizio del 2021. Il costruttore spagnolo ha registrato un buon incremento delle vendite dall’inizio dell’anno, consegnando 369.500 auto nei primi sette mesi del 2019, il 7,8% in più del 2018. “La Tarraco ibrida plug-in illustra il nostro cammino verso una mobilità più sostenibile, mantenendo invariati dinamismo e divertimento alla guida che contraddistinguono ogni Seat”, dice Luca de Meo, presidente del marchio spagnolo.

INNOVAZIONE

AUTO E MOTO

Le Mercedes Classe A e B mettono la spina.

Cupra Tavascan, suv elettrico e sportivo.

GIOVANNI BARBERO

VALERIO ANTONINI

■ Continua l’offensiva elettrica a batterie di Mercedes con Classe A e B plug-in (A 250e, B 250e), le più piccole della gamma del costruttore premium tedesco. Le compatte sono spinte dal 1.3 turbo benzina da 160 cavalli che lavora in coppia con un motore elettrico con batterie da 15,6 chilowattora da 102

■ Dopo l’accordo di partnership col Barcellona di Messi, Cupra – marchio sportivo di Seat, a sua volta di proprietà del gruppo Volkswagen – lancia un grande suv coupé completamente elettrico, il Tavascan, primo modello stradale 100% a zero emissioni del costruttore spagnolo. L’onomastica del

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EDOARDO NASTRI

concept è ispirata a un piccolo sobborgo dei Pirenei con poco più di 100 abitanti. Tavascan si inserisce nella gamma elettrificata di Cupra sopra il crossover ibrido Formentor, presentato nei mesi scorsi e in vendita nel 2020. Sarà affiancato – dicono dalla Casa spagnola – da altri due modelli ricaricabili plug-in lanciati il prossimo anno. Arriva in Germania Il prototipo cinque porte ad alte prestazioni – che vedremo al Salone di Francoforte (12/22 settembre) – è alimentato da due propulsori a batteria da 77 chilowattora, montati sui due assi, in grado di erogare 306 cavalli di potenza e fare oltre 400 chilometri con una ricarica completa. Accelera da 0 a 100 in 6,5 secondi. La carrozzeria del suv, basato sulla piattaforma modulare Meb del gruppo Volkswagen, è caratterizzata da una particolare cromatura che ricorda il colore del metallo liquido, con dettagli in fibra di carbonio e finiture in rame. La gestione dei flussi dell’aria è componente essenziale del Tavascan. Sul frontale, le ampie griglie centrali consentono alle batterie un raffreddamento costante. Interni al top I vistosi passaruota ospitano grosse ruote con cerchi da 22 pollici con design a turbina pensato per ridurre la resistenza all’aria. Gli interni illuminati a Led sono realizzati con materiali di pregio: sedili ergonomici in pelle, particolari dell’abitacolo in carbonio e rivestimenti in Alcantara. Il grande cruscotto digitale da 12.3 pollici riporta i dati di navigazione necessari al guidatore, un display da 13 pollici connette la vettura ai sistemi di Infotainment. Altri schermi integrati nei poggiatesta si possono ruotare a 360 gradi verso i passeggeri.

■ WOLFSBURG – Dopo 19 anni Volkswagen cambia logo. Il nuovo badge avrà una presentazione ufficiale al prossimo Salone di Francoforte (12-22 settembre) e, come ci spiega Klaus Bischoff, il responsabile del design di Volkswagen che abbiamo incontrato presso la sede di Wolfsburg, la decisione di sostituire l’immagine del marchio segna un momento fondamentale per il costruttore tedesco. “La nostra azienda sta vivendo una grande trasformazione e il vecchio logo non mostrava completamente il cambio di rotta che abbiamo fatto dopo il dieselgate”, ci dice Bischoff, “il suo arrivo e quello della famiglia di vetture elettriche ID segnano una cambio di passo epocale”. Retroilluminato solo in alcuni mercati Il resto Volkswagen lo racconterà al Salone. L’esordio del logo comunque è previsto sulla ID.3 e sull’ottava generazione della Golf. Il logo ora è più piatto, quasi monodimensionale, e l’abbiamo visto già applicato sui muletti e sui prototipi in fase di test che circolano per la fabbrica. Ci sono citazioni del passato perché ricorda quello utilizzato nel dopoguerra, ma ha un anello circolare più spesso che abbraccia la V e la W. Per dare tridimensionalità, il nuovo marchio è stato pensato per essere retroilluminato, ma questo potrà avvenire solo in alcuni mercati come quello cinese, mentre in Europa al momento è vietato. La ragione è che la legislazione del nostro continente considera la luminescenza artificiale dei loghi una forma pubblicitaria. Si parte dall’Europa La sostituzione dei loghi non è cosa da poco e si lavora a questo anche all’interno dell’immensa sede centrale di Volkswagen, sei chilometri quadrati di estensione territoriale, dove lavorano 63mila persone e dalle linee di produzione lo scorso anno sono usciti più di 700mila veicoli. 70mila pezzi da cambiare Alcuni di questi loghi hanno dimensioni mastodontiche, come quello affisso sull’edificio in mattoni rossi che ospita le quattro torri diventate il simbolo della città di Wolfsburg. Ci sono 70mila pezzi da cambiare, un po’ per volta: “Sarà un lavoro duro”, conclude sorridendo Bischoff.

BUSINESS

Perché Volkswagen cambia logo. 6 Settembre 2019 ·

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AUTO E MOTO

INNOVAZIONE

Mini, 60 anni Waymo e una concept. supera i tornado. ELISA MALOMO

LINDA CAPECCI

■ Ha appena compiuto 60 anni e voltato pagina con la prima storica versione a batteria. Il futuro della Mini, la piccola più famosa del mondo, è già tracciato. Ma il suo design e le versatilità che ne hanno fatto un’icona dell’automotive mondiale continuano ad affascinare generazioni di appassionati e ricercatori. Come sarà la Mini dopo il 2025? Sedici giovani ingegneri dell’International Center for Automotive Research (Icar) alla Clemson University, nel South Carolina, hanno provato a rispondere col progetto Deep Orange 7. Una “concept Mini” che potrebbe essere offerta in 4 differenti versioni: da quella col tradizionale motore a combustione, passando per due ibride plug in, fino a una 100% elettrica. Il progetto fa parte dell’omonimo programma universitario sponsorizzato dal gruppo Bmw, proprietaria del marchio inglese. Modulare e futuribile Il prototipo ricorda esteticamente la Mini Vision Next 100 Concept presentata nel 2016 per il centenario di Bmw, ma ne differisce per il corpo modulare in fibra di carbonio composto da quattro pezzi principali, dove i sottotelai anteriore e posteriore incorporano il cofano, il portellone e i pannelli laterali e per altri dettagli. Fra questi il parabrezza retrattile e la “vernice digitale”, un sistema elettronico che consente ai vetri della vettura di opacizzarsi all’esterno. Il tradizionale quadro degli strumenti è sostituito da un avveniristico display olografico, motore e trazione sono posteriori. Deep Orange, programma di ingegneria automobilistica all’università di Clemson, è stato avviato nel 2014 in collaborazione con Bmw e gli studenti dell’ArtCenter College of Design della California con l’obiettivo di ridisegnare una Mini per il mercato statunitense reinventandone le forme e l’esperienza di guida. 16

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■ Waymo, l’azienda di Alphabet specializzata nello sviluppo delle tecnologie per le vetture a guida autonoma, continua con i suoi test effettuati in ogni condizione atmosferica. Stavolta la società californiana ha pubblicato sul proprio canale YouTube un sorprendente video che mostra un’auto senza guidatore muoversi su strada in condizioni particolarmente pericolose: in questo caso nel bel mezzo di una tempesta di sabbia in Arizona. A bocca aperta La vettura driverless avanza in un tornado aggirando ostacoli e pericoli: la scarsa visibilità non impedisce di distinguere chiaramente che lungo il percorso riesce a individuare un altro veicolo e un pedone. La prova è fondamentale, visto che tra i più grandi nemici ambientali in questa regione desertica degli Usa, ci sono proprio le forti raffiche di vento e gli haboob, veri e propri muri di sabbia in movimento. L’azienda sta testando i suoi mezzi in 25 città, molto differenti tra loro dal punto di vista climatico. In tutte le condizioni L’obiettivo è dimostrare che la tecnologia driverless è in grado di confrontarsi anche con degli scenari ambientali estremi e riesce a prevenire il pericolo, tanto da fermare il veicolo se le condizioni di guida non sono di totale sicurezza. “Usando radar e lidar, stiamo progettando il nostro sistema per aiutare a rilevare gli altri utenti della strada anche quando le potenzialità della telecamera sono limitate”, ha dichiarato Waymo sul proprio blog.


LIFESTYLE

Hamilton, dalla pista alla cucina. COLIN FRISELL

a Londra dopo la Track & Records, locale caraibico di Usain Bolt in Liverpool Street e i Wahlburgers dell’attore Mark Wahlberg a Covent Garden. Il rapper Nas è tra i proprietari di Sweet Chick, un ristorante di pollo e waffle che sta per aprire i battenti a Oxford Street a settembre di quest’anno.

PAESE

Controlli: carcere a chi scappa. MARINA FANARA

■ LONDRA – Lewis Hamilton è uno che vive a tutta velocità. Domenica 1 settembre sfreccia a Spa, in Belgio, nel 13esimo gran premio di Formula 1 della stagione 2018/2019 che l’inglese sta dominando. Lunedi 2 appuntamento a Londra, a Princes Street nel quartiere di Mayfair, a un passo da Regent Street, per l’apertura del primo ristorante della sua catena, Neat Burgers. In totale saranno 14 i locali interamente “meat free” che entro i prossimi due anni sorgeranno – in collaborazione con il gruppo Cream e Tommaso Chiabra di Beyond Meat – in diverse località del mondo: tutti i piatti offerti sono rigorosamente vegani. Il campione di Stenevage ha da anni abbracciato questa dieta sia per i vantaggi in termine di salute che per l’approccio più “eco-friendly” di questo tipo di alimentazione.

■ D’ora in poi, l’automobilista che scappa all’alt della Polizia rischia grosso: una denuncia per resistenza a pubblico ufficiale, reato punito con la reclusione da 5 mesi a 6 anni (art. 337 del Codice Penale) anziché soltanto una semplice multa (da euro 84 a euro 335) e 3 punti della patente come finora previsto dall’art. 192 del Codice della strada.

Menù per tutti Gli ospiti del Neat Burgers possono aspettarsi tre piatti principali dal menu, chiamati risopettivamente “il pulito”, “il formaggio” e “il pulcino”. Ci saranno anche un hot dog vegano, patatine fritte magre, patatine fritte dolci e pasticcini. Le bevande includeranno Just Water di Jaden Smith e la Toast Ale ecologica. “Neat Burger promette di trasformare il modo in cui le persone vedono il cibo a base vegetale rivolgendosi a tutti quelli – incluso chi abitualmente mangia carne – che desiderino provare piatti meat-free più sostenibili, sani ed etici”, ha dichiarato il gruppo Cream in una nota. “Io in prima persona – ha invece detto Lewis Hamilton dal Belgio – seguo una dieta a base vegetale e credo che ci sia bisogno di un’opzione più sana anche per il cibo di strada. Qualcosa che conservi un sapore straordinario ma offra anche un’alternativa a chi sceglie di rinunciare alla carne anche solo saltuariamente”. Lewis Hamilton è solo l’ultima celebrità ad aprire ristoranti

L’allarme della Polizia È quanto stabilito dalla Procura di Macerata che alla luce del numero, in preoccupante aumento, di conducenti che si danno alla fuga per sottrarsi al controllo degli agenti, ha deciso di dare una stretta al fenomeno. Ad annunciarlo sono stati il questore di Macerata, Antonio Pignataro, e il comandante della Polizia stradale, Tommaso Vecchio, sottolineando che solo nel mese di agosto scorso le forze dell’ordine hanno già accertato 10 di questi casi. Per la Polizia si tratta di comportamenti pericolosissimi che possono provocare incidenti (come già successo in varie occasioni) e, quindi, mettere a repentaglio l’incolumità propria e altrui. Nella maggior parte dei casi, documentano ancora le forze dell’ordine, i protagonisti di questi episodi sono giovani conducenti che si mettono alla guida in stato di ebbrezza o sotto effetto di droga e si sottraggono al controllo per evitare di essere scoperti, cavandosela finora con una modica sanzione amministrativa. 6 Settembre 2019 ·

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LIFESTYLE

Le 20 auto immortali. LINDA CAPECCI

■ Le novità nel mondo dell’auto si moltiplicano ogni mese. Difficile tenere il passo anche per appassionati ed esperti. Alcune vetture durano un ciclo di vita (circa 6 anni), altre rimangono in produzione per decenni, sfidando il tempo e mantenendo più o meno invariate le loro caratteristiche iniziali. Nella classifica delle venti più longeve di sempre si possono trovare Volkswagen Beetle, Fiat Panda, Ford Model T e Toyota Century: auto tanto diverse ma che – ognuna a modo suo – hanno lasciato il segno fermando l’orologio. Prodotto di massa Al primo posto troviamo la Volkswagen Beetle. Meglio nota in Italia come “Maggiolino”, vanta una produzione di 22 milioni di esemplari, distribuita in 80 anni, dal 1939 al 2019, considerando anche il New Beetle, subentrato nel 1998. Lo scorso 10 luglio l’ultimo esemplare del modello tedesco è uscito dallo stabilimento di Puebla, in Messico. Nata in Germania come “auto del popolo”, poi emblema della rinascita postbellica delle classi medie, la Beetle è simbolo indiscusso della motorizzazione di massa e uno dei primi esempi di world car. Ha superato indenne guerre e rivoluzioni culturali, eppure non ha perso la sua modernità ed è riuscita a sconfiggere anche il passare del tempo. L’italiana Tra le top 20 c’è anche un’italiana: la Panda. Presentata al Salone di Ginevra nel 1980, il “corrispettivo a quattro ruote 18

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di un elettrodomestico”, come dichiarò lo stesso designer Giorgetto Giugiaro, può vantare 3 fasi di produzione, con la quarta prevista per il 2020. L’utilitaria, pratica e dai costi contenuti, è stata commercializzata in oltre 30 Paesi e scelta da circa 7 milioni di clienti italiani e ancora oggi è in testa alle classifiche nazionali di vendita. Concorrenti francesi Una city car vincente è la francese Citroën 2CV, in produzione dal 1948 al 1990, un’auto che era nata per la massa e nella cultura di massa è entrata anche grazie al cinema; da James Bond ad “American Graffiti”. Tra le 20 più longeve, anche la sua diretta concorrente, un’altra utilitaria francese: la Renault 4, prodotta dal 1961 al 1993. L’auto, nata con l’obiettivo di contrastare il successo commerciale dell’avversaria di Casa Citroën, doveva superarne le prestazioni ma mantenere dei costi di vendita contenuti. Una vettura squadrata e spartana ma intelligente – pratica per il tempo libero e adatta a giovani e signore – che, grazie alla sua originalità, ha scritto la storia dell’automobilismo. La prima in serie Come non citare la Ford Model T, la prima quattro ruote prodotta in serie dal 1908 al 1927, in oltre 15 milioni di esemplari. Quest’auto, non solo ha contribuito alla motorizzazione globale, ma ha gettato le basi per l’industria automotive moderna; con impianti di assemblaggio diffusi anche in paesi stranieri e altri continenti.


Le berline Tra le berline più longeve, la nipponica Toyota Century, auto di rappresentanza prodotta in edizione limitata dal 1967 che, nel maggio scorso, ha accompagnato l’imperatore giapponese Naruhito nella cerimonia per la sua ascesa al trono; una limousine alimentata da un potente sistema ibrido, in grado di generare 430 cavalli di potenza. In classifica tra le berline con la coda anche Volkswagen Jetta Mk2, Peugeot 404, la sovietica Lada Riva – ispirata alla Fiat 124 – e, per quanto riguarda il mercato orientale, la Hindustan Ambassador – una copia della Morris Oxford – prodotta in India dal 1957 al 2017.

Class 38 anni); Volkswagen Golf Mk1 (35 anni); Toyota Land Cruiser 70 (35 anni); Renault 4 (33 anni); Lada Riva (32 anni); Land Rover Defender (32 anni); Peugeot 404 (31 anni); Toyota Century (30 anni); Volkswagen Jetta Mk2 (29 anni); Jeep Wagoneer (28 anni); Range Rover (26 anni); Fiat Panda (23 anni); Ford Model T (19 anni); Mercedes SL R107 (18 anni).

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Supplemento settimanale a l’Automobile

Fuoristrada Tra i fuoristrada in classifica, Range Rover – prodotto dal 1980 al 1996, Land Rover Defender, Jeep Wagoneer – dal 1963 al 1991 – Mercedes G-Class, la sovietica Lada Niva – nata nel 1977 e ancora in produzione, come la giapponese Toyota Land Cruiser 70, presentata nel 1984. Lunga vita (e posizioni in classifica) anche per Mercedes SL R107, Volkswagen Golf Mk1, Mini Moris e Morgan 4/4.

Pubblicazione online - Reg. Tribunale di Roma n. 24/2016 del 09/03/16 Iscrizione R.O.C. n. 14674 - ISSN 2499-670X Direttore Responsabile Alessandro Marchetti Tricamo Redazione via Solferino, 32 - 00185 Roma tel. 06.45406719 • fax 06.49982874-2829 www.lautomobile.it • redazione@lautomobile.it • segreteria@lautomobile.it @lautomobile_ACI

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La classifica In dettaglio la classifica delle più longeve è la seguente: Volkswagen Beetle (65 anni + 15); Morgan 4/4 (64 anni); Hindustan Ambassador (49 anni); Citroën 2CV (42 anni); Lada Niva (42 anni); Mini Moris (41 anni); Mercedes G-

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COVER STORY FORMULA 1

Il mare rosso ha 90 anni. 20

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...dal nostro mensile

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INNOVAZIONE I MOTORI I LIFESTYLE

Anno 121°

Nuova serie • Anno 4 • Numero 32 • Settembre 2019 • €3,00

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Spedizione Poste Italiane Spa - Postatarget Magazine. Pubblicazione Mensile. Data P.I. 31/8/2019

PUBBLICATO SUL NUMERO 32 - SETTEMBRE 2019

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La Scuderia Ferrari nasce nel 1929. L’inizio con le Alfa Romeo, l’intuizione del fondatore, la sfida, i successi, le sconfitte e il futuro. UMBERTO ZAPELLONI ■ Per rendere onore alla Scuderia Ferrari e ai suoi 90 anni, a Maranello le hanno dedicato la monoposto di quest’anno e la prima vettura ibrida di serie della Casa. Non tutti sanno che c’è stata una Ferrari ancora prima che nascesse la Ferrari. Non era una fabbrica di automobili, ma una Scu-

deria che doveva prepararle e gestirle per le corse. Non mandava in pista delle Ferrari, ancora non esistevano, ma delle Alfa Romeo. Il primo amore di Enzo Ferrari. Il più intenso, dopo una infatuazione per l’atletica, per la lirica, per il giornalismo. Con le Alfa Romeo aveva sognato di diventare

un grande pilota e non c’era andato neppure tanto lontano. “Non credo di essermi comportato male come pilota”, diceva sempre. Almeno fino a che non aveva incontrato sulla sua strada un certo Tazio Nuvolari. Il paragone avrebbe smontato i sogni di chiunque. Enzo Ferrari non era uomo con un

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#EssereFerrari contempla una cosa soprattutto: vincere. Perché, come diceva il fondatore, “il secondo è il primo dei perdenti”

In apertura Mike Hawthorn, guida una Ferrari 412 MI a Monza nel 1958. In alto a sinistra Enzo Ferrari, a destra il box della Ferrari a Monza il 2 settembre del 1956.

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sogno solo. Continuò a gareggiare fino alla Bobbio-Monte Penice del giugno 1931, quando decise di dedicarsi completamente all’organizzazione della sua Scuderia nata due anni prima. Avrebbe fatto vincere quelle auto, anche senza guidarle. Da pilota a manager, ancora prima che a costruttore, il passo è stato in fin dei conti breve. Ci vuole una certa dose di coraggio oppure di incoscienza a imbarcarsi in un’impresa simile poco più di quattro settimane dopo l’inizio della grande depressione conseguente al martedì nero di Wall Street, il 29 ottobre del 1929. Il mondo era in piena crisi economica e di identità, ed Enzo Ferrari colse la grande opportunità per far partire la sua Scuderia. La data di nascita è quella del 16 novembre con registrazione al Tribunale di Modena del 29 novembre, esattamente un mese

dopo il crollo della Borsa statunitense. Il Drake, come verrà successivamente soprannominato, ci stava pensando da un po’ di tempo. Negli ultimi anni non era più soltanto un pilota Alfa Romeo, era diventato il punto di riferimento della casa madre nella Squadra Corse. Aveva esperienza. Conosceva gli avversari, gli organizzatori, i circuiti. Aveva un bagaglio di conoscenze che lo facevano sentire ricco. Così, capendo che la crisi economica avrebbe indotto le Case costruttrici a lasciare le corse, intuì l’affare. Nasce il mito Sabato 16 novembre Enzo Ferrari e i suoi compagni d’avventura si diedero appuntamento negli uffici dell’avvocato Enzo Levi, il padre di Arrigo, diventato poi famoso inviato del Cor-


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riere della Sera, de il Giorno e de La Stampa. Fu proprio Levi a convincere Enzo Ferrari a chiamare con il suo nome la Scuderia. Ferrari aveva infatti l’idea di chiamarla Mutina, l’antico nome latino di Modena. “Papà disse a Ferrari che nessuno avrebbe capito quel Mutina. Chiamala Ferrari. Col tuo nome: un giorno sarà famoso”, racconta Arrigo Levi. Un’intuizione vincente che, fortunatamente, Ferrari seguì. Con la supervisione del notaio Della Fontana fu creata una società con 200 azioni, ognuna del valore nominale di mille lire, per un capitale complessivo di 200mila lire che in quell’epoca costituivano una somma decisamente interessante. Gli azionisti erano i fratelli Alfredo e Augusto Caniato (130 azioni), Enzo Ferrari (50), Alfa Romeo (10), Pirelli (5) e Ferruccio Testi

(5), un veterinario di Modena appassionato di auto e di fotografia. Alfredo Caniato fu nominato presidente e Enzo Ferrari consigliere delegato. La storia della Scuderia comincia da qui. Ferrari, che sognava in grande, cominciò a ingaggiare piloti veri. Va bene far correre i gentleman driver, ma se sogni di vincere devi andare oltre, magari cominciando con un certo Nuvolari. Non sono ancora i tempi della Formula 1, ma ci sono la Mille Miglia, la Targa Florio, i Gran premi e poi le grandi gare endurance, Le Mans, Daytona, Sebring. La vita della Scuderia, che per un certo periodo comprenderà anche le moto, è varia. Ma solo nel 1947 quando nasce la Ferrari come Casa e l’ingegnere può finalmente chiamare con il suo nome le auto che produce, la missione è davvero compiuta.

Nel 1950 comincia il mondiale di Formula 1, il 14 luglio 1951 la Ferrari vince la prima gara a Silverstone ed Enzo Ferrari pronuncia la celebre frase “oggi ho ucciso mia madre”, riferendosi all’Alfa Romeo che lo aveva adottato e abbandonato e lui aveva battuto in pista. Nel 1952 arriverà il primo mondiale con Alberto Ascari. Siamo all’inizio di una storia che ha avuto alti e bassi, ma ha sempre permesso agli italiani di sognare: 15 mondiali Piloti, 16 mondiali Costruttori. #EssereFerrari è lo slogan che accompagna la Scuderia in questo novantesimo anno di vita. #EssereFerrari significa soprattutto essere unici, costruirsi tutto in casa. #EssereFerrari però contempla una cosa soprattutto: vincere. Perché, come diceva il fondatore, “il secondo è il primo dei perdenti”.

6 Settembre 2019 ·

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