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INNOVAZIONE I MOTORI I LIFESTYLE

Settimanale digitale • Anno 3 • Numero 95 • 26/7/2019

Supplemento settimanale a l’Automobile.

LE MOBI O T U L’A WEEK RDÌ E A VEN E N R O R T TEMB 6 SET

Estate cabrio. CARLO CIMINI ■ Cabriolet, roadster o spider. Le auto della bella stagione. Piccole differenze – dal tipo di tetto, tela o metallo, fino alla impostazione meccanica – e un grande punto in comune: il cielo a vista. Per molti sono il sogno nel cassetto. Un fascino che sembra immutato. Anche se i numeri in Italia vanno in un'altra direzione: nei primi sei mesi dell’anno le immatricolazioni delle “scoperte” sono in diminuzione rispetto allo stesso periodo del 2018: -18,2% e 4.927 unità. Un calo che ha costretto molte Case auto-

mobilistiche a terminare la produzione di alcuni modelli storici: Mercedes ha comunicato l’addio della sua due posti SLC entro la fine del 2020. E in parte lo stop al Maggiolino di Volkswagen rientra in questa tendenza. Troppo piccoli i volumi per rendere il business sostenibile economicamente. Eppure l’estate senza cabrio o simili perde qualcosa. Il futuro potrebbe riservare presto delle novità: auto così di nicchia si sposano bene con la “semplicità” dei veicoli elettrici. A batteria ma con quella sensazione di eleganza, intramontabile nel suo genere. E buone vacanze.


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BUSINESS

Spider: passione a cielo aperto. EDOARDO NASTRI

■ Poche cose mettono allegria come un giro su una spider o una cabriolet in una serata d’estate. Da sempre le vetture a cielo aperto sono un po’ un mito dell’automobile che ogni appassionato spera un giorno di poter guidare anche solo per un weekend. Difficile però per i costruttori riuscire a far quadrare i conti per questa tipologia di modelli: il mercato sta diventando sempre più una nicchia e i volumi sono scarsi. I numeri delle vendite di auto a cielo aperto, a due o cinque posti, sono in flessione da diversi anni. L’ultimo dato del primo semestre 2019 parla di una decrescita per il mercato italiano del 18,2% rispetto allo stesso periodo del 2018 con 4.927 unità immatricolate. In Europa le cose non vanno meglio: 155mila tra spider e cabrio è il totale dello scorso anno, pari a un calo dell’11% rispetto al 2017. Vento tra i capelli ma volumi bassi Con volumi così bassi questa tipologia di vetture rischia di scomparire. In Cina, il primo mercato di auto al mondo, sembrano non essere troppo interessati a viaggiare a cielo aperto e negli Stati Uniti si è passati dalle 290mila unità del 2006 alle 124mila dello scorso anno per un calo del 134% in dodici anni. Per salvare le spider fioccano gli accordi per una produzione condivisa: Mazda Mx-5 (che quest’anno festeggia il 30esimo compleanno) e Fiat 124 Spider, Bmw Z4 e Toyota Supra (quest’ultima al momento offerta solo in versione

coupé). Qualcuno invece ha deciso di lasciare il campo libero: Mercedes, a partire dal 2020, non produrrà più la SLC (ex SLK) che aveva rivoluzionato il mondo delle vetture aperte nel 1996, grazie all’introduzione della capote rigida che permetteva più silenziosità e maggiore sicurezza. Una soluzione ripresa successivamente da altri costruttori, tra cui Bmw con la seconda generazione della Z4. Rilancio in chiave suv Per il rilancio delle “scoperte” alcuni costruttori hanno pensato di unire l’architettura suv, che oggi va per la maggiore, alla capote in tela. Tra i primi c’è Land Rover che nel 2015 ha lanciato l’Evoque Cabrio, la versione a cielo aperto del fuoristrada omonimo, che in 21 secondi e fino a 48 chilometri orari si trasforma in un suv senza tetto. Al momento però non è stata annunciata una seconda generazione. Volkswagen segue le orme del costruttore inglese e fa perdere la testa alla crossover T-Roc, che verrà prodotta dal prossimo anno in versione cabriolet nello stabilimento tedesco di Osnabrück. Per togliere il tetto alla suv compatta ci sono voluti investimenti pari a circa 80 milioni di euro. “Stiamo diventando sempre più il brand di riferimento per suv e crossover e con la cabriolet basata sulla T-Roc aggiungeremo alla gamma un nuovo modello decisamente accattivante”. Parola del ceo del gruppo tedesco Herbert Diess. 26 Luglio 2019 ·

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BUSINESS

AUTO E MOTO

Cabrio e spider: la Top 10.

Il cielo sopra le supercar.

GIOVANNI BARBERO

PAOLO ODINZOV

■ Le auto a cielo aperto sono il sogno nel cassetto di molti appassionati e oggi il mercato ne offre di tutti i tipi e per (quasi) tutte le tasche: piccole cittadine, suv compatti, roadster potenti e costose. Secondo i dati dell’Unrae nei primi sei mesi dell’anno in Italia le immatricolazioni delle scoperte sono però in diminuzione rispetto allo stesso periodo del 2018: -18,2% a fronte di 4.927 unità targate. Nel mese di giugno invece le vendite sono aumentate: +7% per 1.121 vetture, per una quota di mercato dello 0,6%. Ecco quali sono le auto a cielo aperto nuove più vendute nel nostro paese nel primo semestre di quest’anno.

■ Appena 3,6 secondi per toccare i cento e una velocità massima di 306 chilometri orari: le prestazioni dell’ultima Porsche 911 Cabrio, la 992 come la chiamano gli esperti riferendosi alla serie, spaventano quasi. Rendono però bene l’idea riguardo ai numeri che bisogna avere per rientrare nell’esclusivo club delle supercar a cielo aperto. Vetture capaci di regalare una guida con il vento tra i capelli simile a quella di un’auto da pista, riservate ad un pubblico d’élite che non bada a spese per averle.

La classifica Al primo posto c’è la smart Fortwo con 1.299 esemplari immatricolati in aumento del 13,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Le vendite della piccola tedesca crescono costantemente per una probabile corsa all’acquisto dei concessionari che vogliono assicurarsi le ultime smart a benzina. “Abbiamo una provvista di smart con motore termico sufficiente per soddisfare la richiesta fino a giugno 2020. Poi arriverà l’era dell’elettrico”, conferma Benito De Filippis, ceo di Mercedes-Benz Roma. Al secondo posto tra le cabrio preferite dagli italiani c’è la Mini con 549 vetture vendute, al terzo la Mazda Mx-5 – la spider più venduta al mondo – con 460 unità. Appena fuori dal podio la Bmw Z4 (quarta, 432), quinta classificata Fiat 124 Spider (412), che condivide l’architettura con la due posti Mazda. Seguono Mercedes Classe C (sesta, 274), Abarth 124 (settima, 214), Mercedes Classe E (ottava, 162) e a pari merito (nona e decima) Porsche 911 e Audi A5 con 123 unità ciascuna. 4

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Caratteristiche che fanno la differenza I modelli della categoria disponibili al momento non sono tanti ma neppure pochi. Quanti bastano a permettere una scelta che può andare del tipo di tetto, in tela o metallo, fino alla impostazione meccanica che può spaziare da una architettura dura e pura, con due ruote motrici, alla trazione integrale. Per non parlare delle motorizzazioni dove si stanno facendo sempre più largo i sistemi ibridi. Il tetto in alluminio della Ferrari Portofino Così, ad esempio, la Porsche 911 Cabrio anche nella sua ottava generazione propone l’immancabile capote in tela che in soli 12 secondi sparisce al tocco di un tasto. La Ferrari Portofino al prezzo di 196mila euro offre invece un tetto retrattile in alluminio in grado di ripiegarsi in 14 secondi. Lasciando così entrare nell’abitacolo il rombo del suo V8 da 600 cavalli pronto a spingerla a 320 orari bruciando i cento in 3,5 secondi. Quattro ruote motrici e zero emissioni Caso raro tra le supercar cabrio, la Porsche 911 permette la scelta tra una versione a trazione posteriore “pura”, come


quella adottata dalla Ferrari sulla Portofino, e un modello a 4 ruote motrici. Mentre alla Lamborghini sulla loro Aventador Roadster, bolide aperto da 384mila euro e 741 cavalli, propongono la sola trazione integrale. Scelta, questa, fatta anche dalla Bmw per dare la giusta spinta alla i8 Roadster che a differenza delle rivali citate vanta una motorizzazione ibrida plug-in da 374 cavalli totali con una unità elettrica sulle ruote anteriori e un propulsore termico a 3 cilindri su quelle posteriori. Sistema grazie al quale può toccare i 250 orari e, volendo, marciare 55 chilometri in solo elettrico a zero emissioni lasciandosi dietro il solo fruscio dell’aria. Per provare l’ebrezza occorrono 165.400 euro.

AUTO E MOTO

Mazda MX-5, trent’anni da spider. VALERIO ANTONINI

■ AUGSBURG – Mazda prosegue le celebrazioni per il trentesimo anniversario della sua MX-5. La spider più venduta della storia è disponibile in edizione speciale limitata a 3mila esemplari, 90 per l’Italia, in tinta Racing Orange, con pinze dei freni Brembo e sedili abbinati. Alcuni particolari cromati di nero – capote in tela, griglia centrale e cerchi in lega da 17 pollici – fanno da contrasto all’arancione accesso della livrea, come le finiture scure all’interno. Il colore della vernice ricorda una delle più famose “creazioni” di Sergio Scaglietti, la Ferrari 250 Testarossa. La sportiva dispone del potente motore benzina SkyactivG, 2 litri da 184 cavalli, lo stesso che alimenta il suv 4x4 CX-5. Abbiamo messo alla prova le prestazioni del propulsore sulle autostrade tedesche (senza limiti di velocità) con risultati soddisfacenti.

Divertimento in sicurezza In termini di sicurezza, l’auto equipaggia diversi sistemi di assistenza al guidatore, come la frenata automatica di emergenza fino a 80 chilometri orari, il dispositivo che avverte quando invadiamo la corsia opposta e quello che rileva la stanchezza di chi è al volante. Anche affrontando strade piene di curve, la MX-5 si è dimostrata agile e piacevole da guidare, grazie alle dimensioni contenute da spider (3,92 metri di lunghezza, 1,74 di larghezza) e al peso alleggerito rispetto alle precedenti generazioni (sotto i 1.200 chili) dai materiali compositi in alluminio e acciaio leggero con cui sono realizzati scocca e telaio. Il piccolo vano bagagli da circa 160 litri di capacità è comunque sufficiente per portare una valigia e due zaini. Il cambio manuale a 6 rapporti è dotato di start&stop e sistema e-loop, lo stesso equipaggiato dalla berlina Mazda 6: grazie a un condensatore, recupera energia in frenata per una ripresa più rapida. Il passaggio dalla quarta alla quinta marcia dà un ultima spinta alla vettura che passa da 0 a 100 chilometri orari in poco più di 6 secondi. La Mazda MX-5 Trentesimo Anniversario è disponibile in versione soft top e Rf con tetto rigido, rispettivamente al prezzo di 34.250 e 36.750 euro. Per apprezzarne l’evoluzione stilistica l’abbiamo confrontata con le tre precedenti generazioni heritage (la Na del 1989 svelata al Salone di Chicago, la Nb del ’98 che eliminò i fai a scomparsa e la Nc del 2005 che era un mix con la coupé Rx-8) vendute complessivamente in oltre un milione di unità. Pensando a loro, l’ingegnere Nabuhiro Yamamoto, ha dedicato 20 anni della sua vita professionale. Il modello si è ispirato alle decapottabili italiane e inglesi degli anni sessanta e settanta, come il Duetto di Alfa Romeo e la Lotus Elan. Un giro nel passato Proprio al volante di una Na verde smeraldo di prima serie abbiamo raggiunto il Mazda Classic Museum di Augsburg, primo showroom allestito fuori dal Giappone dedicato ai modelli più importanti marchio. Uno spazio espositivo di quasi 2mila metri quadri, ricavato da un’antica officina di tram bombardata nel corso della Seconda Guerra Mondiale, accoglie una quarantina di esemplari storici. Ce li ha presentati il gestore del museo Walter Frey: oltre a tutte le generazioni di Mx-5 in bella mostra, compresa una versione Roadster da 200 pezzi, abbiamo potuto ammirare la R360 del 1960, prima auto prodotta in serie dal costruttore giapponese, la K360 a tre ruote del ’62 e la 616 detta “Cepella” del ’76, il primo modello del marchio a essere importato ufficialmente dalla Germania. La collezione è completata da altre vetture esclusive, tra cui una Cosmo Sport da rally del 1967 con tanto di coppa sul tettuccio, una Familia 1000 Coupé del ’66 – tra le più vendute all’epoca – e una Az-1, piccola sportiva con motore centrale risalente al ’92. Abbiamo chiesto a Frey quale fosse il legame tra Mazda e l’Italia, visto che alcuni modelli hanno un’onomastica presa da vocaboli latini e altri si ispirano in tutto e per tutto ai nostri maestri del design: “Ammetto che anche io ho sempre apprezzato il modo in cui vi prendete cura di ogni particolare, con meticolosità e passione in ogni settore, soprattutto nel campo dell’artigianato e della meccanica. Amo la vostra cucina, il vino, le bellezze artistiche di cui siete ricchissimi. Sono appassionato anche di auto italiane, possiedo un paio di modelli Alfa Romeo, sogno di comprare una Ferrari e una Lamborghini, magari prima o poi ci riuscirò. Come mi sono reso conto io, da tempo, che i vostri gusti estetici hanno dei canoni ben precisi, anche Mazda ne ha preso ispirazione, da sempre, anche per realizzare la MX-5”. 26 Luglio 2019 ·

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AUTO E MOTO

Ecco la “spiaggina” Renault.

Abitacolo a due posti A differenza della versione originale, però, la 4L e-Plen Air può ospitare solo 2 persone anziché 4, prevedendo al posto della panchetta posteriore una cesta di vimini che racchiude con molta probabilità le batterie. Diversa è inoltre la strumentazione con un display digitale dove è possibile tenere sotto controllo lo stato di carica e l’autonomia della vettura stimata in 100 chilometri.

AUTO E MOTO

Lexus torna scoperta.

LUCA GAIETTA

EDOARDO NASTRI

■ Fascino vintage e tecnologia moderna. Alchimia con la quale Renault ha realizzato il concept 4L e-Plen Air, prototipo che festeggia il decimo anniversario del raduno 4L International (appuntamento annuale che si svolge a luglio nella Loira) dedicato a tutti i possessori della Renault 4 e derivate. E che allo stesso tempo reinterpreta in chiave moderna la versione “spiaggina” della celebre vettura francese, prodotta tra il 1968 ed il 1970 per opera della carrozzeria Simpar sulla scia di modelli come la Citroën Mehari. La stessa meccanica della Twizy Sviluppata da Renault Classic assieme a Renault Design, la 4L e-Plein Air, come facilmente intuibile dalla lettera “e” nel nome, ha un cuore verde. Si basa infatti sulla stessa meccanica della elettrica Twizy dotata di un motore da 12,5 chilowatt (17 cavalli) alimentato da una batteria della capacità di 6,1 kilowattora. Questo, pur se la vettura è destinata a rimanere almeno per adesso un prototipo, fa pensare che Renault potrebbe decidere un domani di produrla, replicando quanto fatto dalla Citroën proprio con la Mehari proposta anche lei in chiave moderna ed elettrica a zero emissioni. Costruita con parti del modello originale Nella linea la 4L e-Plen Air si distingue per soluzioni d’effetto come il frontale con la grande mascherina di colore bianco che integra i fari tondi e la fiancate prive di portiere per garantire rapido accesso all’abitacolo. Sulla carrozzeria, ma anche all’interno, è perfino dotata di parti del modello da cui deriva: come ad esempio i paraurti e il volante forniti dallo specialista in pezzi di ricambio per auto d’epoca Melun Retro Passion. 6

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· 26 Luglio 2019

■ Lexus conferma la produzione “in un prossimo futuro” della versione a cielo aperto della sportiva LC. La vettura è stata presentata sotto forma di concept car al salone di Detroit di quest’anno e la scorsa settimana un esemplare camuffato ha partecipato al Goodwood Festival of Speed in Inghilterra. Lunga, bassa e snella Secondo quanto riportato da Lexus, in una nota rilasciata alla stampa, la vettura sarà “lunga, bassa e snella e, pur condividendo proporzioni ed equipaggiamenti della coupé sarà dotata di una propria identità distinta”. Ancora da confermare le motorizzazioni, ma con tutta probabilità si dovrebbe trattare delle stesse che equipaggiano la coupé: 3.5 V6 ibrida da 359 cavalli oppure 5.0 V8 a benzina da 477 cavalli. Prima cabrio dal 2015 Lexus torna così ad offrire un modello a cielo aperto: l’ultima era stata la IS C, una vettura prodotta sulla base della berlina di segmento D fino a metà 2015. “Più avanti faremo sapere quando avverrà il lancio e quali saranno i mercati di riferimento”, spiegano i giapponesi. Per ora l’unica certezza è che la LC cabrio si farà.


AUTO E MOTO

Mercedes SLC 43 AMG, ultima chance. CARLO CIMINI

raggiungere i 100 chilometri orari in 4,7 secondi. A disposizione dietro al volante – piccolo ed ergonomico – anche i paddle per una ripresa più aggressiva. Entro la fine del 2020, Mercedes ha comunicato che metterà fine alla produzione della SLC. Una decisione presa a causa del calo delle vendite delle spider in tutto il mondo. In particolare, nel 2018 il modello della Stella ha ottenuto meno di 6.000 unità immatricolate in tutta Europa (fonte Jato Dynamics). Dura legge di un mercato che premia oggi soprattutto suv e crossover.

PAESE

Hertz Italia, noleggio elettrico stile anni ’60. MARINA FANARA ■ Mercedes SLC 43 AMG, connubio di sportività ed eleganza. Abbiamo provato l’ultima versione della spider tedesca: motore benzina biturbo V6 sovralimentato da 3 litri e 390 cavalli di potenza con sospensioni e impianto frenante da pista. Prezzi a partire da 69.079 euro. La storia della SLC nasce nel 1996 con la SLK, roadster con tetto rigido ripiegabile e quasi 700mila unità vendute in tutto il mondo. Ora arriva il restyling introdotto proprio per festeggiare i 20 anni di anniversario dal debutto del primo modello. A livello estetico, la rinnovata SLC non porta grossi cambiamenti. Il frontale presenta le più evidenti novità, con le linee dei fari e quelle della calandra che seguono il nuovo design Mercedes. La firma AMG si nota in diversi elementi che sono in fibra di carbonio: dalle prese d’aria supplementari, al doppio scarico. Al passo con i tempi Nonostante le dimensioni ridotte, la biposto tedesca ha un abitacolo spazioso e comodo per entrambi gli occupanti. I comandi sono tutti fisici e dallo schermo 7 pollici del sistema infotainment si può passare da una schermata all’altra utilizzando il joystick posto sul tunnel centrale. Anche se il display non è touchscreen, la piattaforma della SLC è molto reattiva: a tre anni dal suo debutto, risulta ancora più al passo coi tempi rispetto ad altri sistemi di ultima generazione. Nella stessa zona si trova il comando elettronico per aprire o chiudere il tetto rigido: il sistema impiega una trentina di secondi e il processo si completa fino a una velocità massima di 40 chilometri all’ora. Divertente ma non basta La spider è grintosa e divertente. Il cambio automatico sequenziale a nove marce, leggermente pigro, permette di

■ La Spiaggina entra in Selezione Italia della Hertz, nel senso che la Icon-e, la mitica Fiat 500 Jolly in versione elettrica, ora viene offerta nella gamma delle auto di lusso italiane che la filiale nazionale della storica società di noleggio americana (l’anno scorso ha compiuto cent’anni) propone ai clienti più esigenti e appassionati. Tre 500 da atelier Non si tratta di un’auto qualsiasi: i tre esemplari scelti dalla Hertz, disponibili a Roma, Milano e Firenze, sono stati completamente ristrutturati e dotati di un motore a batteria da Garage Italia, atelier di Lapo Elkann che ha sede a Milano, nella famosa stazione di servizio di piazzale Accursio. Nelle mani di Garage Italia, le tre Spiaggette sono state sottoposte a un raffinato restyling che ha coniugato tradizione e innovazione: la carrozzeria ha mantenuto le sue 26 Luglio 2019 ·

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forme, ma è stato tagliato il tetto, rimodellati i paraurti e modificato l’abitacolo con attenzione al dettaglio e finiture di altissimo livello. Una storica da città Il motore elettrico rende la Icon-e perfetta per un uso urbano. Può accedere senza restrizioni alle Ztl e ha un’autonomia di 120 chilometri. “Siamo molto orgogliosi di questa nuova iniziativa che esalta il nostro lifestyle con uno sguardo al futuro e alle nuove esigenze di sostenibilità ambientale”, sottolinea Massimiliano Archiapatti, amministratore delegato di Hertz Italia, “oltre a valorizzare la tradizione e il patrimonio stilistico che l’Italia vanta anche nel settore dell’automobile, Icon-e dimostra che grazie all’innovazione tecnologica si può riutilizzare e portare a nuova vita pure un’auto non più adatta alla circolazione”. Idea da riciclare Una formula che potrebbe tornare utile anche per riciclare in forma ecologica le tante auto datate e inquinanti che ancora circolano nel nostro Paese e di cui una parte conserva un notevole valore storico. Certo, c’è da badare ai costi: il prezzo di un’Icon-e è di circa 48mila di euro mentre il noleggio si aggira intorno ai 300 euro al giorno, non è accessibile a tutti.

AUTO E MOTO

Le spiaggine rinascono elettriche. GIOVANNI BARBERO

sitamente pensate per l’estate – realizzate per raggiungere la spiaggia o per brevi spostamenti costieri – trasmettono la sensazione di eleganza di famose località balneari come Portofino, Saint-Tropez o Positano, nel pieno dello splendore durante gli anni del boom economico. Alcuni costruttori provano ad attualizzarle, proponendo modelli che portano il nome dei miti del passato, ma rigorosamente alimentati a batteria. Tra i primi ad avere l’idea Citroën, che nel 2016 ha presentato una versione moderna della storica Mhari, la spiaggina francese prodotta in 143mila esemplari dal 1968 al 1987 e che ancora oggi si vede circolare in molte località di mare. La nuova e-Méhari, in produzione dal 2016, è elettrica e può contare su un motore da 68 cavalli di potenza alimentato da un pacco batterie da 30 chilowattora. Secondo quanto dichiarato dal costruttore francese, la vettura è in grado di percorrere circa 200 chilometri un pieno di energia. Prezzo in Italia da 28 mila euro. La 500 di Lapo Elkann Anche Garage Italia, l’atelier di Lapo Elkann, ha avuto un’idea simile. Poche settimane fa ha presentato la Fiat 500 Jolly Icon-e, una versione a zero emissioni della spiaggina disegnata e prodotta da Ghia dal 1957 al 1974. La carrozzeria di partenza è quella di una 500 vecchio tipo a cui viene tagliato il tetto, modellati i paraurti e modificato completamente l’abitacolo. La 500 Icon-e monta un motore elettrico sviluppato da Newtron Group e ha un’autonomia dichiarata di 120 chilometri. La vettura è prodotta in tiratura limitata per un prezzo che si aggira intorno ai 50mila euro.

BUSINESS

Usa, il futuro elettrico dei suv. PAOLO ODINZOV ■ Cadillac ha dichiarato che la quinta generazione della Escalade sarà proposta anche in una versione a batterie prevista nel 2021. Questa, secondo voci non ufficiali, avrà una autonomia da record stimata in circa 650 chilometri.

■ La creatività di carrozzieri storici di nome Ghia, Pininfarina, Vignale, Michelotti e altri si è espressa spesso in vetture che sono diventate simbolo di un’epoca, come le spiaggine. Le piccole citycar trasformate in vetture appo8

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· 26 Luglio 2019

La scelta di Porsche Si tratta di una importante novità che ribadisce un nuovo orientamento nel mercato dei suv. Perlomeno quello americano dove sono molto apprezzati nella categoria i modelli big e a fianco ai tradizionali propulsori V8 sembrano sempre più destinate a diventare protagoniste le motorizzazioni elettriche. Come testimonia non solo la scelta della Casa di Detroit, ma anche i vari modelli a zero emissioni in


riori ricorda la C7, il modello precedente all’attuale. Poiché il motore è posizionato dietro ai sedili il cofano della C8 è corto e sul fianco ci sono due grandi prese d’aria per il raffreddamento del propulsore. Al posteriore i fari sono sdoppiati e sopra di essi spicca un grande spoiler che attraversa la vettura in tutta la sua larghezza.

arrivo: tra i quali la prossima Porsche Macan, modello più venduto del costruttore tedesco, prodotta nella sola versione a zero emissioni. Oppure il Rivian R1S che dichiara anch’esso una percorrenza da primato superiore di poco a quella dell’Escalade

Interni digitali All’interno è arrivata la rivoluzione digitale: al centro della plancia c’è un display touchscreen orientato verso il guidatore per la gestione del sistema infotainment. La strumentazione è totalmente digitale e viene proiettata da uno schermo da 12 pollici. Tra i dispositivi tecnologici ci sono anche il dispositivo che registra le prestazioni delle vettura, l’impianto audio Bose e il sistema di ricarica wireless del telefono. La Corvette C8 verrà proposta anche in una versione da pista (C8.R) e spider con tetto in metallo.

Tesla ha aperto la via Ad oggi l’unico suv elettrico venduto negli Usa è la Tesla Model X in grado di percorrere con una sola carica 520 chilometri grazie a una batteria da 100 kilowattora. Questo sarà presto affiancata da un pick up che, stando alle parole del ceo Elon Musk, offrirà “prestazioni degne di una Porsche 911”. Anche in terra yankee qualcosa sta cambiando.

AUTO E MOTO

Corvette C8: motore al centro. EDOARDO NASTRI ■ La Corvette torna con uno stile e un’impostazione tecnica completamente rinnovati: per la prima volta il motore della neonata C8 è posizionato centralmente. Questo ha portato i designer a realizzare forme totalmente diverse rispetto a ciò che avevamo visto finora. La sportiva americana verrà prodotta nella fabbrica di Bowling Green dalla fine di quest’anno. I numeri della C8 impressionano: motore V8 benzina 6.2 di cilindrata da 490 o 495 cavalli a seconda della versione, 0-100 chilometri orari in meno di tre secondi, cambio automatico a doppia frizione e otto rapporti per un prezzo che negli Stati Uniti sarà al di sotto dei 60mila dollari. Design ispirato agli F35 Il design è ispirato agli aerei da combattimento e presenta alcuni aspetti estetici inediti insieme a citazioni del passato. Il frontale è affilato e il disegno dei gruppi ottici ante-

BUSINESS

Jaguar Land Rover e Bmw, non solo elettriche. LUCA GAIETTA ■ Si allarga l’intesa annunciata recentemente tra Jaguar Land Rover e Bmw. Stando alla rivista Autocar la partnership tra le due non comporterà un solo rapporto di collaborazione relativo alle tecnologie per le auto elettriche a zero emissioni Electric Drive Units (EDU), ma verrà estesa anche ad altri settori. Compresa la fornitura al gruppo inglese da parte di Bmw, previo un probabile sviluppo congiunto, di motori benzina, diesel e sistemi ibridi di vario tipo. 26 Luglio 2019 ·

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Arriverà sul mercato verso la fine di settembre con prezzi a partire da 94.900 euro. La nuova versione del suv Q7 accelera da 0 a 100 chilometri orari in 4,8 secondi e raggiunge una velocità massima regolata elettronicamente di 250 chilometri all’ora. È dotata di un sistema mild hybrid con una rete elettrica da 48 volt che assiste i due turbocompressori ogni volta che la richiesta di potenza è elevata. Una soluzione che rende la coppia disponibile quasi istantaneamente in qualsiasi momento, anche a basse velocità e all’avviamento.

Ridurre i costi e aumentare i ricavi Unire le forze in questo senso consentirà a Jaguar Land Rover di ridurre i costi per la progettazione e la produzione dei propulsori destinati ai suoi modelli. Mentre il marchio tedesco incrementerà le risorse economiche aumentando le entrate della divisione motori. Per adesso, comunque, non vi sono ancora conferme ufficiali a riguardo da parte dei due costruttori. In attesa che questo avvenga vale però la pena ricordare che vedere dei motori Bmw sotto il cofano di una Land Rover non sarebbe una novità. Dal 1994 al 2000 la Casa di Monaco ha infatti posseduto la Land Rover e tra le motorizzazioni disponibili per la Range Rover dell’epoca era previsto un V8 di origine Bmw.

Design rinnovato Il design esterno di Audi SQ7 Tdi presenta il design attuale dei modelli Q con dettagli specifici S. Si distingue dalla versione base dal nuovo taglio della calandra (doppie lamelle verticali), dagli alloggiamenti degli specchietti esterni in alluminio e i quattro terminali di scarico con finiture cromate. La protezione sottoscocca sul retro appare più robusta. I cerchi sono in alluminio da 20 pollici con uno stile a turbina a 5 razze e le pinze dei freni nere – opzionalmente disponibili anche in rosso – presentano il logo “S”. Gli interni sono in pelle scura e gli inserti in alluminio spazzolato opaco, o opzionalmente in carbonio, sottolineano l’aspetto sportivo. Il sistema infotainment Mmi navigation plus include funzionalità touch e offre la connettività 4g hotspot Wi-Fi, comandi vocali Amazon Alexa e il controllo attraverso l’app Audi connect. La navigazione comprende informazioni sul traffico online, il supporto di Google Earth e la radio dab.

AUTO E MOTO SICUREZZA

Audi SQ7 Tdi: cuore sportivo. Volvo, sicurezza al primo posto. CARLO CIMINI

PAOLO ODINZOV

■ Ecco la nuova versione del suv Audi Q7. Si chiama SQ7 Tdi ed è equipaggiato con lo stesso motore diesel V8 435 cavalli ma aggiunge un pizzico di sportività. Il modello ora vanta un design più aggressivo e interni esclusivi. 10

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■ Volvo ha investito, attraverso il fondo Cars Tech Fund, nelle start up tecnologiche israeliane UVeye e MDGo per aumentare rispettivamente sicurezza sulle strade e qualità sulle sue vetture. Con MDGo, azienda specializzata nel settore della intelligenza artificiale in campo medico, la Casa svedese intende sostenere lo sviluppo di un sistema di apprendimento automatico in caso di incidente che possa salvare numerose vite assicurandosi che le persone coinvolte vengano trattate in base al loro infortunio specifico. La tecnologia combina infatti i dati in tempo reale della vettura facendo una stima sul tipo di lesioni che il personale di emergenza può incontrare sul luogo del sinistro. Le informazioni sono trasmesse in automatico e tramite una piattaforma basata su un cloud.


zionali. Si tratta del Continuously Variable Valve Duration (Cvvd), presentato presso lo Hyundai Motorstudio Goyang (Corea del Sud) e che equipaggerà per primo il nuovo propulsore a benzina del costruttore SmartStream G1.6 T-GDI.

Ispezionare le auto appena uscite di fabbrica L’investimento di Volvo Cars Tech Fund in UVeye punta invece a portare avanti lo studio di un tecnologia avanzata per l’ispezione esterna automatica e la scansione di auto per rilevare danni, ammaccature e graffi. Volvo punta a sfruttare questo sistema per le ispezioni delle sue auto una volta uscite dalle linee di produzione. Un primo progetto pilota è previsto per la fine di quest’anno nello suo stabilimento del costruttore di Torslanda a Goteborg, in Svezia.

INNOVAZIONE

Si adatta alle condizioni di guida Il sistema Cvvd regola la durata di apertura e chiusura delle valvole in base alle condizioni di guida. A velocità costante, quando non viene richiesta al motore elevata potenza, mantiene aperta la valvola di aspirazione fino a metà del ciclo di compressione, per poi chiuderla quasi alla fine dello stesso in modo da ridurre la resistenza causata dalla stessa compressione e migliorare l’efficienza del carburante. Se la guida richiede potenze elevate, la valvola d’aspirazione viene invece chiusa all’inizio del ciclo di compressione così da massimizzare il volume d’aria per la combustione e generare valori di coppia maggiori. Un 4 cilindri da 180 cavalli Il nuovo motore turbo benzina G1.6 T-GDI a quattro cilindri in linea eroga di 180 cavalli e 265 newtonmetri di coppia. Oltre alla nuova tecnologia Cvvd prevede anche un sistema di ricircolo dei gas di scarico a bassa pressione per un’efficienza ancora maggiore e un dispositivo di controllo delle temperature integrato che riscalda o raffredda il motore rapidamente in modo da mantenerlo sempre alla temperatura di esercizio ideale. Farà il suo debutto sulla nuova Hyundai Sonata Turbo, prevista su diversi mercati del mondo dopo l’estate.

Hyundai, motori più efficienti. Daimler e Bosch, l’app parcheggia l’auto. INNOVAZIONE

LUCA GAIETTA

CARLO CIMINI

■ Hyundai ha realizzato un nuovo sistema per la gestione delle valvole nei motori a combustione interna che assicura un incremento del 4% delle prestazioni, una riduzione del 5% dei consumi e una diminuzione delle emissioni di circa il 12% rispetto alle tecnologie tradi-

■ Bosch e Daimler hanno ottenuto l’approvazione dalle autorità competenti della regione tedesca Baden-Württemberg per il loro sistema di parcheggio autonomo nel garage del Museo Mercedes-Benz di Stoccarda. Il servizio è accessibile tramite un’app e non richiede il guidatore. Questo lo rende la prima funzione di livello 4 completamente automatizzata al mondo a essere ufficialmente approvata per l’uso di tutti i giorni. Come funziona Il guidatore entra nel parcheggio, esce dall’abitacolo e 26 Luglio 2019 ·

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invia l’auto in un posto libero semplicemente dando l’ok sull’app. La vettura si dirige verso uno spazio assegnato e si parcheggia. Successivamente, il veicolo ritorna al punto di consegna esattamente allo stesso modo. Questo processo si basa sull’interazione tra l’infrastruttura intelligente fornita da Bosch e la tecnologia automobilistica Mercedes.Anche i sensori nel garage monitorano lo spazio di guida e i dintorni per fornire le informazioni necessarie al veicolo. Se viene rilevato un ostacolo, la vettura si ferma immediatamente.

BUSINESS

Quanto è cinese Daimler. EDOARDO NASTRI

lare guidata dal miliardario Li Shufu – che nel 2018 è riuscita attraverso una società terza con sede a Hong Kong ad assicurarsi il 9,69% del gruppo automobilistico tedesco. L’interesse di Baic verso Daimler si era già manifestato nel 2015 per concludersi poi in un nulla di fatto. Il gruppo Daimler diventa così per il 14,69% di proprietà cinese: Baic e Geely possiedono infatti azioni per un valore che sfiora i 9 miliardi di euro. Non solo. A marzo il gruppo di Li Shufu ha siglato una joint venture paritaria al 50% con i tedeschi di Daimler destinata allo sviluppo globale del marchio Smart: i due costruttori realizzeranno la nuova citycar a due posti in Cina a partire dal 2022. La vettura sarà completamente elettrica e prodotta in uno stabilimento nuovo nella Repubblica popolare. “Pilastro fondamentale” L’intesa tra Daimler e i gruppi automobilistici cinesi è volta a ricercare un ruolo d’attacco nello sviluppo delle batterie per auto elettriche e di nuove vetture a zero emissioni da vendere anche in Cina. In questo momento la Repubblica popolare è il primo mercato al mondo di auto a batteria e il luogo in cui hanno sede i principali produttori di accumulatori. “Il mercato cinese è e rimane un pilastro fondamentale del nostro successo, non solo per le vendite ma anche per lo sviluppo della nostra produzione”, commenta il ceo di Daimler Ola Kallenius. Accordi dal 1984 La partnership tra Baic e i tedeschi risale al 1984, quando venne creata per produrre auto e veicoli commerciali la Beijing Benz. Dal 2013 al 2018 Daimler ha acquistato diverse azioni del costruttore cinese arrivando a quota 9,55%.

AUTO E MOTO

Mezzo secolo dopo rinasce la Jaguar XJ13. PAOLO ODINZOV

■ Baic ha acquistato il 5% di Daimler. Con questa mossa il costruttore cinese, principale partner di Daimler in Cina fino al 2018, sembra voler lanciare un guanto di sfida a Geely – la compagnia della Repubblica popo12

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■ Rinasce la Jaguar XJ13, una delle auto più belle e controverse nella storia della Casa inglese. A ricalcare linea e contenuti della vettura è stata l’azienda britannica Ecurie Cars che ha realizzato in tiratura limitata a soli 25 esemplari la LM69. Quest’ultima, è praticamente identica in tutto e per tutto al modello che replica. Com-


PATRIZIA LICATA ■ L’auto autonoma entra nell’immaginario degli scrittori, affascinati dalla nuova epopea della mobilità senza pilota. È il caso di “Robot, Take the Wheel” di Jason Torchinsky, redattore capo di Jalopnik, sito specializzato in automobili del gruppo Gizmodo Media. Torchinsky è un “addetto ai lavori” che nel suo romanzo racconta presente e futuro dell’industria del driverless per capire a che punto è la tecnologia e cerca di immaginare l’impatto della guida automatizzata nella cultura collettiva e nel modo di produrre le automobili.

preso lo stesso motore V12 di 5.0 litri che ne condizionò in modo negativo il futuro. Sviluppata in gran segreto La XJ13 fu infatti sviluppata in gran segreto tra il 1966 e il 1968 dai progettisti Bill Haynes e Claude Bailey per partecipare alla 24 Ore di Le Mans, contro la volontà del presidente e fondatore della Jaguar Sir Williams Lyons che avrebbe voluto un’auto diversa. Alla celebre corsa però non partecipò mai a causa di un cambio di regolamento della gara che prevedeva un propulsore con una minore cilindrata. Esposta al British Motor Museum Per questo motivo la XJ13 fu costruita in un solo esemplare che venne impiegato al solo scopo pubblicitario, subendo durante l’uso numerosi incidenti per i quali è stata restaurarla profondamente più volte. Fino ad essere custodita nel British Motor Museum dove il pubblico fino ad oggi ha solo potuto ammirarla. Prodotta a mano in Inghliterra Adesso chi vorrà e soprattutto potrà, visto il previsto listino stellare della LM69 che secondo indiscrezioni supererà il milione di sterline, potrà finalmente provare l’ebrezza di guidare anche se sotto il nome di Ecurie Cars LM69 la Jaguar XJ13. Tutti gli esemplari saranno fatti a mano in Inghilterra presso uno stabilimento a Redditch, sfruttando parti e manodopera di provenienza locale in modo da mantenere intatto il pedigree del modello.

Rivoluzione dall’etica al design “Le auto autonome non sono pronte. Ed è bene che sia così, perché ci sono tante cose da considerare”, scrive Torchinsky. Il libro è dunque una riflessione sul futuro, ma un futuro che arriverà e che ci chiede di prepararci al potenziale impatto “culturale, etico, del design delle auto, bizzarrie varie e altro ancora”. “Robot, Take the Wheel” (edito da Apollo Publishers) esplora anche tutti quei fattori che oggi ci fanno amare la guida, la sensazione di tenere il volante, spingere sui pedali e viaggiare, forse anche perdersi – un’esperienza che potrebbe sparire per le prossime generazioni di automobilisti. “La diffusione dei veicoli robot”, osserva Torchinsky, “sarà il primo impiego in massa dell’automazione per il grande pubblico”. Un pizzico di nostalgia La riflessione di Torchinsky unisce la lunga esperienza del giornalista del mondo auto, una buona dose di umorismo e un pizzico di nostalgia, come dimostra la copertina, un omaggio all’America degli Anni ’50 ma già proiettata in un futuro in cui l’automobile sarà uno spazio per fare altro, perché al volante c’è il robot. La prefazione di “Robot, Take the Wheel” è firmata da Beau Boeckmann, protagonista di “Pimp My Ride”, la nota serie di Mtv in cui un team di esperti recupera vecchie automobili semi-distrutte per trasformarle in bolidi fiammanti. Il garage di Jay Leno In copertina campeggia invece il commento di Jay Leno, ex conduttore del Tonight Show (Nbc) che ora ha un programma di recensioni sulle auto, Jay Leno’s Garage, e che assicura: “In questo libro vi sembrerà di mettervi in viaggio insieme a Torchinsky”.

INNOVAZIONE

L’auto autonoma diventa un libro. 26 Luglio 2019 ·

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LIFESTYLE

Thom Yorke, alternativa elettronica. LINDA CAPECCI

■ Thom Yorke il 21 luglio ha conquistato il palco della Cavea dell’Auditorium parco della musica. Lo storico leader dei Radiohead, ecologista, che durante i suoi live nei primi del 2000 già gridava “we want electric cars” al microfono, continua ad evolversi: è riuscito a catturare il pubblico di Roma senza mettere in scaletta nemmeno un brano della storica band alternative rock britannica. Niente “Creep” o “Karma Police” per i suoi fan; solo brani della carriera da solista e degli Atoms for Peace. Suoni digitali L’artista non è affatto in decadimento e la sua intenzione non è certo quella di accontentare il pubblico e di autocelebrarsi, quanto di stupirlo e trasportarlo in un’esperienza unica: il compositore inglese trasforma la tradizionale forma-canzone destrutturandola in evoluzioni elettroniche fatte di suoni oscuri e affascinanti. Una scenografia minimale e le proiezioni del visual artist Tarik Barri hanno accompagnato il live con un crescendo di pixel distorti e glitch in movimento: è così che Yorke ci 14

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guida, con la sua esibizione, in un percorso fatto di suggestioni uditive e visive. I suoni sono eterei, inorganici, immateriali, digitali: è la musica che si elettrifica. Il rock sperimentale che già dagli anni ’70 riusciva ad evocare suoni alieni, spaziali, ha ora preso questa forma e viaggia sempre più verso il futuro. Rock pulito Yorke attraverso le sue composizioni riesce a dare voce a un pianeta in trasformazione, digitalizzato, in cui la mobilità si elettrifica e diventa sempre più incorporea, autonoma, pulita. Lo stesso leader dei Radiohead è una delle prime personalità del mondo della musica ad aver portato avanti importanti battaglie finalizzate alla tutela dell’ambiente, rafforzando il legame tra arte e attivismo. In tour con la sua band un finto orso polare si spostava tra il pubblico, per sensibilizzare i fan sulla drammatica corsa al petrolio nella regione artica e sui danni provocati alla fauna. Ecco un rock elettronico, limpido, come la mobilità del futuro.


LIFESTYLE

Benedict Cumberbatch, l’uomo che visse 5 volte. GIUSEPPE CESARO

■ “Sappiamo di essere amici, quando ci chiamiamo per nome”, dice l’uomo, mentre osserva il portellone del suv chiudersi dolcemente. Poi sale in macchina. “Benvenuto, Benedict”, lo accoglie lei: calda, suadente, familiare. “Ciao, MG” (che in inglese suona un po’ come ‘Angie’), risponde lui. Nella brochure che spiega ciò che lo spot lascia, semplicemente, intuire, accanto a un’immagine dell’intenso profilo dell’uomo, si legge: “Ci sono cose che ci rendono umani. Come conoscersi, ascoltarsi e rispondersi gli uni gli altri. Sapere quando c’è bisogno di noi e, quando accade, esserci. Per fortuna, mentre noi abbiamo dimenticato la maggior parte di queste cose, qualcuno le ha imparate. Da noi. Un’auto che, in molti versi, è più umana [di noi]. È una cosa umana”. MG Hector: “dinamismo emozionale” Lei è la nuovissima MG Hector – lanciata, lo scorso maggio, come “la prima ‘Internet car’ indiana” – prodotta dallo storico marchio fondato 94 anni fa nel Regno Unito e che ha appena concluso un accordo per avere, soprattutto in Cina, altri testimonial d’eccezione: giocatori e staff del Liverpool Football Club, la squadra di calcio più inglese che ci sia, che quest’anno ha vinto la sua sesta Champions League. Ma torniamo alla Hector. Fuori: coraggiosa, audace, sfrontata – le linee del muso e della coda richiamano quelle del caccia F35; 16

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dentro: morbida, sinuosa, aggraziata, dove ogni elemento è ispirato alla fluida perfezione di un passo di danza. Non a caso, alla MG lo definiscono “dinamismo emozionale”. Lunga 4,6, larga 1,8 e alta 1,7 metri, la Hector è disponibile in tre motorizzazioni: ibrida (1.451 centimetri cubici, batteria da 48V che riduce del 12% i consumi di benzina e dell’11% le emissioni di CO2), benzina (1.451 centimetri cubici) e diesel (1.956 centimetri cubici). Capisce, impara, dialoga Passione, emozione ma anche cervello. La Hector si avvale, infatti, di una tecnologia innovativa – iSMART Next Gen – che sfrutta la cosiddetta ‘intelligenza artificiale conversazionale’: comprende il linguaggio naturale e consente all’assistente vocale di apprendere continuamente nuovi termini e nuove frasi. Un ‘cervello’ sviluppato in partnership con alcune tra le realtà più importanti del settore: Adobe, Cisco, Gaana, Microsoft, Nuance (sono più di 100 i comandi vocali), SAP, TomTom e Unlimit. Non solo Turing Passione, emozione e cervello, però, sono qualità che appartengono anche al protagonista maschile di questa storia: Benedict Cumberbatch, attore e doppiatore britanni-


co, tra i più amati e apprezzati della sua generazione nato a Londra il 19 luglio di 43 anni fa, nel 1976. Trentotto film in soli vent’anni di attività. Tra le molte interpretazioni degne di nota: “Espiazione”, “La talpa”, “Dodici anni schiavo”, “Il quinto potere” e, naturalmente, l’indimenticabile Alan Turing di “The Imitation Game”. 50 sterline di risarcimento A proposito di Turing, è notizia di pochissimi giorni fa il fatto che la Bank of England abbia, finalmente, deciso di effigiare il genio matematico (considerato uno dei padri dell’informatica, è l’uomo che riuscì a decifrare il micidiale codice Enigma, mettendo fine, con due anni di anticipo, alla Seconda Guerra Mondiale) su una faccia della banconota da 50 sterline. Sull’altra, ovviamente, c’è Her Majesty. Un risarcimento più che dovuto, ma decisamente tardivo, per un autentico gigante, perseguitato dopo la guerra in quanto omosessuale, proprio da quel Paese – il suo – che aveva contribuito a salvare. Premi e nomination Cumberbatch ha, inoltre, interpretato 27 tra film e serie TV, altrettanti ruoli teatrali, 40 programmi radiofonici, 8 doppiaggi, 3 cortometraggi e 4 video-game. Una carriera tanto frenetica quanto intensa che, fino ad oggi, gli ha portato 1 nomination agli Oscar, 1 Emmy (5 nomination), 1 Laurence Olivier Award (3 nomination), 1 Bafta (8 nomination) e 3 nomination ai Golden Globe. Cinque vite Quello che non tutti sanno è che, se James Bond ha avuto il privilegio di vivere due volte, l’attore londinese è già alla quinta vita. In questi primi 43 anni, infatti ha già schivato la morte ben quattro volte. La prima, da bambino: ipotermia. La sorellastra Tracy, che gli fa da babysitter, lo dimentica sul tetto nel bel mezzo di una nevicata. “Ero diventato blu”, ricorderà l’attore, che verrà ‘scongelato’ su un termosifone, prima del rientro a casa dei genitori. La seconda, alla fine del liceo. 1994: per un attacco terroristico all’Ambasciata israeliana, un’auto imbottita d’esplosivo salta in aria a pochi metri dalla stanza dove il diciottenne Cumberbatch sta studiando. L’appartamento trema, le finestre vanno in frantumi e, all’improvviso, il ragazzo si ritrova sommerso da una nube di vetri, detriti e calcinacci. Per qualche tempo, rimarrà sordo da un orecchio. La terza, subito dopo il diploma, quando BC decide di prendersi un anno sabbatico e andare in Tibet a insegnare inglese. Durante un’escursione con tre amici, si perde. I quattro hanno solo un pezzo di formaggio e un biscotto. Vagano per ore e ore nel gelido nulla, rischiando di morire di fame e disidratazione. Finalmente, quando stanno ormai per perdere ogni speranza, si ritrovano davanti alla casa di uno Sherpa. Cumberbatch, cade in ginocchio: ha appena la forza di portare la mano alla bocca, nel gesto disperato di chi invoca un po’ di cibo. L’uomo li accoglie e li rifocilla: spinaci e un po’ di carne. “Il miglior pasto che abbia mai avuto”, ricorda l’attore, malgrado l’inevitabile attacco di dissenteria che seguirà. Ma non è questa la prova più dura. Un dramma ancora più grande lo attende in Sud Africa, nel 2004. L’attore sta girando la mini-serie tv “To The End Of The Earth”. Notte: lui e altri due protagonisti – Denise Black e Theo Landey –

stanno tornando alla base, dopo un weekend di relax e immersioni. Su una strada al confine col Mozambico, bucano e accostano per cambiare la gomma. A quel punto, dai cespugli, sbucano sei uomini armati. Cercano soldi, armi e droga. I tre vengono perquisiti, legati con i lacci delle scarpe e caricati su un fuoristrada. Cumberbatch viene schiaffato sul sedile anteriore, di schiena, sulle ginocchia della Black. L’auto si allontana veloce. A ogni buca o dosso, l’attore sbatte schiena e testa contro parabrezza e tetto. Comincia a sanguinare. Il fuoristrada si ferma, lo fanno scendere e lo chiudono nel bagagliaio. ‘Forse non vogliono uccidermi – pensa. Forse vogliono solo rapirmi’. L’auto riparte e, dopo un tempo impossibile da decifrare sugli sterrati sudafricani, si ferma di nuovo, in mezzo al nulla. Lo tirano fuori dal bagagliaio, lo costringono a inginocchiarsi e gli puntano una pistola alla nuca. Lui comincia a parlare. Cerca di farli ragionare. ‘Che ve ne fate di un inglese morto?’, chiede. E mentre, con la lucidità della disperazione, cerca di prendere tempo, nella speranza che accada un miracolo, il miracolo accade davvero: dopo qualche minuto, infatti – minuti che sembrano eterni – i tre attori si rendono conto che i loro sequestratori si sono dileguati: spariti in quello stesso nulla dal quale erano sbucati. Qualcosa o qualcuno deve averli messi in fuga. In lontananza, si scorgono delle luci. I tre cominciano a correre in quella direzione e, dopo una decina di minuti, raggiungono un parcheggio, dove alcune donne che gestiscono un piccolo chiosco, li slegano e li aiutano a riprendersi. Salvi. Lezione da ricordare “Questi eventi sismici – dichiarerà Cumberbatch a un importante magazine americano – ti danno una diversa prospettiva sulla mortalità, sulla sua sacralità… ti fanno capire che non devi preoccuparti per le piccole cose, ma imparare a godere la bellezza dell’essere vivi”. Una lezione da ricordare. Che dire? Hanno visto decisamente giusto i suoi genitori – entrambi attori – a chiamarlo Benedict: ‘Benedetto’. Come, la sua vita dimostra, ‘benedetto’ lo è davvero. “Nomen omen”, avrebbero chiosato i latini. Speriamo per lui – e anche per noi – che la sua buona stella non lo abbandoni mai. Non osiamo immaginare cos’altro potrebbe succedergli.

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STORICHE GRAN BRETAGNA

Big spider. 1959, tre scoperte inglesi nascono nello stesso anno: l’Austin-Healey 3000, la Daimler SP 250 e la Sunbeam Alpine. Andranno forte negli Usa.

MASSIMO TIBERI ■ Status symbol in una Europa del dopoguerra che alla fine degli anni Cinquanta, ritrova ottimismo e crescita economica, le auto a cielo aperto hanno tuttavia il loro sbocco commerciale più importante sul mercato americano. Dove guardano un po’ tutti i produttori vetture sportive, dato che lì

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questi modelli sono alla portata anche di una clientela meno elitaria di quella del Vecchio Continente. Una data emblematica del successo di spider e cabriolet è il 1959, quando nascono non soltanto le versioni aggiornate di vetture già in corsa da qualche tempo, dalla MG A alla Porsche 356, ma una nutrita pattuglia di nuove protagoniste destinate ad avere

un ruolo importante nella categoria. Sul palcoscenico di quell’anno nobile per le “scoperte” debuttano, a fianco di altre neoprotagoniste come la Fiat 1200 Pinin Farina e la Renault Floride, tre spider britanniche, espressione dell’industria all’epoca leader nel settore e più attiva nell’esportazione. Frutto del rapporto tra l’azienda artigianale di Donald Healey e il colosso


...dal nostro mensile

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INNOVAZIONE I MOTORI I LIFESTYLE

PUBBLICATO SUL NUMERO 31 - LUGLIO-AGOSTO 2019

Anno 121°

Nuova serie • Anno 4 • Numero 31 • Luglio-Agosto 2019 • €3,00

Cuba Marocco

Arizona Spedizione Poste Italiane Spa - Postatarget Magazine. Pubblicazione Mensile. Data P.I. 29/6/2019

Corsica Spagna California

Corea

Londra

Kenya Parigi Sicilia

Oslo

Grecia

In viaggio Racconti a motore senza confini. Per un’estate a passo lento alla ricerca di nuove emozioni.

Toscana

Nevada

Sardegna

British Motor Corporation guidato da Leonard Lord, la Austin-Healey 3000 è l’evoluzione della precedente 100, dalla quale riprende le caratteristiche peculiari e sviluppa i punti di forza. Classica nell’impostazione e nei tratti eleganti, questa due posti – o due posti più due per alcune varianti – ha la sua carta migliore nel robusto, potente ed elastico sei cilindri in linea tre litri. La

potenza iniziale di 124 cavalli consente prestazioni di rilievo, mentre i freni a disco anteriori e il cambio a quattro marce, con possibilità di overdrive su terza e quarta, fanno da corollario per un comportamento su strada appagante. Ad arricchirla, uno sterzo regolabile e optional come ruote a raggi e vernice bicolore. Finiture e allestimenti migliore-

ranno progressivamente e nel 1963, con la terza serie, il motore offrirà 150 cavalli per velocità prossime ai 200 orari. L’affidabilità e le qualità sportive faranno della “big Healey” un’ottima arma in campo agonistico, con affermazioni in pista, da Sebring a Le Mans, e in rally difficili come la Spa-Sofia-Liegi. Prodotta fino al 1968, la 3000 sarà l’ultimo modello del mar-

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chio abbandonato dal nuovo gruppo Blmc e delle 53mila unità costruite quasi il 90% sbarcherà negli Usa. Economica ma cinematografica Proprio a New York viene lanciata la Daimler SP 250, modello decisamente fuori dai canoni di una casa legata a tradizionali berline di prestigio, spesso destinate anche alla “royal family”. A stupire è il design esterno di Jack Wickers, a dir poco originale,

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che contrasta con un interno classico impreziosito da rivestimenti in pelle e moquette di lana, mentre piattaforma e carrozzeria, montati su telaio, sono in materiale plastico. Sotto il cofano c’è un eccellente otto cilindri a V 2.500 da 140 cavalli progettato da Edward Turner e derivato dai motori motociclistici di Bsa e Triumph, allora nello stesso gruppo di Daimler. Con un peso inferiore ai 1.000 chilogrammi, la SP 250 (l’omonimia con modelli Dodge impedì di battezzarla Dart) è in grado

di sfiorare i 200, mettendo in campo anche quattro freni a disco e, a richiesta, overdrive per il cambio a quattro marce o un automatico BorgWarner. L’aspetto forse troppo trasgressivo e il prezzo limitano la produzione a 2.645 unità in cinque anni. Le sopravviverà il V8, destinato ad equipaggiare una variante della berlina MkII Jaguar, nel frattempo diventata proprietaria di quest’altro marchio di Coventry. Ad una categoria inferiore (sul nostro mercato costa 1.850.000 lire


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In apertura una Sunbeam Alpine. Nella foto a sinistra una Austin Healey 3000, qui in basso una Daimler SP 250.

rispetto ai circa 3 milioni di Healey e Daimler) appartiene invece la Sunbeam Alpine del gruppo Rootes, ispirata dalla Ford Thunderbird, alla quale aveva lavorato Kenneth Howes, uno dei progettisti. Utilizzando le componenti tecniche ben collaudate della Minx e della Rapier, la compatta spider – lunga 3,97 metri – monta un 4 cilindri 1.500, poi portato a 1.600 e 1.700 per potenze fino a 100 cavalli per cinque serie progressivamente aggiornate negli allestimenti, qui un

po’ più yankee che British. Dal 1964 si aggiunge una versione “muscle”, con la benedizione del mitico Carroll Shelby e un V8 Ford da 4.2 o 4.7 litri, chiamata non a caso Tiger. A rafforzare la popolarità della Alpine, venduta fino al 1968 in circa 70mila esemplari (in parte montati in Italia dalla Touring), saranno le sue apparizioni cinematografiche, con Liz Taylor in “Venere in visone” e come prima Bond-car di Sean Connery in “Licenza di uccidere”.

La popolarità della Alpine è cresciuta grazie anche alle apparizioni cinematografiche con Liz Taylor e Sean Connery

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