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INNOVAZIONE I MOTORI I LIFESTYLE

Settimanale digitale • Anno 3 • Numero 94 • 19/7/2019

Supplemento settimanale a l’Automobile.

Elettrica, opportunità da cogliere. LINDA CAPECCI ■ L’Europa sarà verde. La promessa di trasformare il nostro continente nel primo a zero emissioni entro il 2050: così si apre la presidenza di Ursula von der Leyen, prima donna a capo dell’Unione Europea. Un taglio del 50-55% delle emissioni di CO2 entro il 2030 e un’economia che guarda alla sostenibilità. Auto compresa. Nel 2021 la media della gamma di ciascun costruttore non dovrà superare i 95 grammi di CO2 per chilometro, dal 2030 il target scende a 60 grammi. Oggi le emissioni me-

die sono di 118,5 grammi: l’obiettivo è ancora lontano. Un motivo in più per spingere sull’acceleratore, come stanno facendo le Case con l’aumento dell’offerta di modelli elettrificati. L’impegno dell’industria però non basta. Servono sviluppo delle infrastrutture di ricarica e incentivi a compensare prezzi che, per le elettriche, sono ancora fuori mercato. È un’occasione da non perdere: nel 2030 solo in Italia potrebbero esserci più di 10mila imprese impegnate nella mobilità elettrica, per un valore di circa 100 miliardi di euro. E di questi tempi per il nostro Paese non sarebbe male.


BUSINESS

Elettrico made in Italy. MARINA FANARA

■ La mobilità elettrica per l’Italia rappresenta un’enorme opportunità di crescita non solo a livello industriale, ma per l’intero sistema paese: se si sfruttano appieno le potenzialità, nel 2030 potrebbero essere più di 10mila le imprese impegnate nell’e-mobility made in Italy con un fatturato che potrebbe sfiorare i 100 miliardi di euro, 98 per la precisione. Fca entra in Motus-E È quanto emerge da uno studio realizzato da The European House Ambrosetti in collaborazione con Motus-E, una realtà nata nel 2018 che riunisce operatori industriali, mondo accademico e associazionismo, alla quale ha appena aderito anche Fca insieme a Cnh, la divisione che si occupa di veicoli industriali. Valore 6 miliardi La ricerca ha analizzato come si presenta oggi la filiera italiana della mobilità elettrica che al momento vale circa 6 miliardi di euro: composizione, dimensione e caratteristiche delle aziende nei vari segmenti (manifatturiero, vendita, utilizzo e post vendita, rete infrastrutture, riciclo e seconda vita), distribuzione territoriale, fatturato, grado di innovazione e potenziale di sviluppo. “Possiamo ragionevolmente sostenere che il settore in Italia, dal 2013 al 2017, sia cresciuto in media del 28,7% l’anno e il trend continua ad accelerare”, sostiene Francesco Venturini, amministratore delegato di Enel X, divisione del gruppo Enel per i prodotti innovativi. “Da giugno 2018 a giugno 2019, le vendite di e-car è aumentata del 225%”, aggiunge Venturini, “in termini assoluti si tratta di numeri ancora ridotti: nel nostro Paese sono poco meno di 25mila le vetture a batteria su un circolante di circa 18 milioni di automobili, ma le stime sull’Italia indicano che nel 2030 la metà del parco sarà elettrificato, comprendendo anche le ibride plug-in”.

Piccole e grandi imprese Stando alla ricerca, le realtà imprenditoriali già attive nel settore in maniera esclusiva sono 168, ma se si considerano anche quelle collegate alla mobilità elettrica, pur non essendo questo il loro core business prioritario, la platea si allarga di molto. “Abbiamo contato circa 15mila imprese coinvolte”, sottolinea Lorenzo Tavassi, responsabile Area scenari e intelligence di Ambrosetti. E non solo: “Ci sono professionalità, competenze e capacità innovative per crescere molto di più e vincere questa sfida”. Le potenzialità coinvolgono tutto il Paese: se, infatti, circa la metà delle imprese e del fatturato è concentrato nel nord ovest (Lombardia in testa con il 39%), cresce il peso di centro Italia e Mezzogiorno (il Lazio vanta una quota pari al 21% di presenze e la Campania all’8%). Start up, valore aggiunto “L’analisi svolta dimostra come la filiera della mobilità elettrica integri, da monte a valle, molteplici attività legate non solo alla tradizione che l’Italia vanta nell’automotive e nella componentistica, ma anche a prodotti e servizi innovativi e cross-industry (soprattutto start up, ndr)”, aggiunge Tavazzi, “questo valore aggiunto del made in Italy, però, va sfruttato con azioni mirate”. Non perdiamo questo treno Cinque le priorità individuate: crescita dimensionale delle aziende attualmente composte per lo più da imprese piccole e medie; scambio di competenze; più internazionalizzazione; integrazione dei modelli di business e maggiori investimenti in ricerca e sviluppo. “Solo così”, conclude Tavazzi, “l’Italia potrà cavalcare l’onda della crescita del settore e rafforzare la propria presenza sul mercato domestico e all’estero: è un’opportunità storica, non perdiamo questo treno”. 19 Luglio 2019 ·

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BUSINESS

Elettriche, in Italia il bonus funziona. EDOARDO NASTRI

dei ciclomotori elettrici. I due ruote a zero emissioni sono passati dai 953 immatricolati nei primi sei mesi del 2018 ai 2.250 dello stesso periodo del 2019: un aumento del 160%. Come ottenere le agevolazioni La distribuzione degli incentivi per il 2019 – 200 milioni di euro in totale, 60 milioni di euro per il primo anno, 70 per ciascuno dei successivi due – è avvenuta in due fasi: la prima da 20 milioni e la seconda da 40. La prima ondata di agevolazioni si è esaurita prima della fine del periodo stabilito e l’8 luglio sono entrato nelal disponibilità gli altri 40 milioni di euro da consumarsi entro il 20 novembre 2019.

AUTO E MOTO

■ Il 5 aprile scorso è arrivato in Italia il decreto che dà attuazione al piano di incentivi statali per auto elettriche e ibride plug-in. La misura stabilita dal governo prevede contributi da 1.500 a 6.000 euro per l'acquisto, anche in leasing, di un'auto nuova con emissioni di CO2 inferiori a 70 grammi al chilometro purché abbia un prezzo di listino che non superi i 50mila euro. Un mercato ancora di nicchia ma che sta, comunque, crescendo. Quali sono state le ricadute sulle vendite nel nostro paese in questi primi mesi? A giugno sono state immatricolate 1.445 vetture a emissioni zero, il 225% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Risultati positivi anche a maggio dove le elettriche hanno avuto un balzo del 92% grazie alle immatricolazioni di 1.167 vetture nuove contro le 609 dello stesso periodo del 2018. La crescita più sostenuta si è registrata ad aprile, il primo mese di applicazione dell’incentivo all’acquisto, che ha visto 1.190 nuove targhe a batteria, il 356% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Risultati premianti Prima dell’introduzione delle agevolazioni l’acquisto di vetture a zero emissioni è comunque cresciuto ma in maniera decisamente più contenuta: +42% a marzo, +1,6% a febbraio e +9,3% a gennaio. Tirando le somme nei primi sei mesi dell’anno sono state immatricolate quasi 5mila auto elettriche, contro le 2.256 del semestre 2018: un aumento che supera il 120%. Il dato medio tra i due trimestri segna una crescita del 17,6% da gennaio a marzo e del 224,3% da aprile a giugno. Gli effetti positivi si sono visti anche sul mercato 4

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Perchè l’Europa sceglie l’auto elettrica. FABIO ORECCHINI*

■ I costruttori di auto europei, mentre cercano di difendere la loro indubbia supremazia tecnologica nel campo dei motori a gasolio a livello mondiale, hanno ora di fronte la necessità di elettrificare la gamma. E di riuscire a farlo velocemente. I traguardi fissati dall’Unione Europea per la riduzione delle emissioni di CO2, infatti, sono molto difficili da raggiungere: dal 2021 le auto nuove immatricolate nei paesi dell’Unione dovranno avere in media emissioni di anidride carbonica inferiori ai 95 grammi per chilometro. Entro il 2030 si dovrà arrivare molto vicino ai 60 grammi.


Meno diesel, più problemi Questo richiede uno sforzo enorme, visto che gli ultimi dati disponibili a livello europeo dicono che nel 2017 il livello medio di emissioni delle auto nuove in Europa è stato di 118,5 grammi per chilometro. Ne mancano cioè 23,5 grammi per arrivare all’obiettivo. Un’enormità. E la riduzione della quota di mercato dei modelli diesel, più parchi nei consumi e quindi portatori di livelli di CO2 emessa relativamente limitati, non aiuta sicuramente. Come ha già fatto vedere l’incremento delle emissioni medie tra il 2016 e il 2017, quando la discesa della quota di mercato dei diesel si è fatta significativa sui grandi mercati e – per la prima volta dal 2009 – le immatricolazioni delle auto a benzina hanno superato quelle dei modelli a gasolio (53% a benzina, 45% Diesel). Mentre la potenza media dei nuovi veicoli arrivati su strada ha continuato a crescere. Questo anche a causa dello spostamento di una grossa fetta del mercato verso i suv in tutti i segmenti e delle accresciute richieste in termini di dotazioni di bordo. Un mercato europeo fatto di auto più grandi, pesanti e potenti, quindi. E con sempre meno diesel. Che però deve riuscire a consumare mediamente molto meno combustibile. Gli sfidanti. Forze e debolezze Un grande rebus, insomma. Che ha però una soluzione ormai chiara a tutti: l’auto si deve elettrificare. Motori elettrici, batterie e sistemi di controllo dei flussi di potenza possono però entrare in gioco in vario modo, al fianco delle motorizzazioni tradizionali a benzina e gasolio. Il mix di vendita obiettivo dei marchi europei, è suddiviso tra mild hybrid, ibride plug-in e auto esclusivamente elettriche. Non c’è quindi il full-hybrid, che rimane per ora appannaggio di giapponesi e coreani. Con una sola eccezione in Europa: Renault che arriverà con il sistema E-Tech l’anno prossimo sulla nuova Clio e sulla Megane e lo renderà disponibile sia in versione full Hybrid, sia plug-in Hybrid. La strategia Da un punto di vista matematico i conti possono comunque tornare, perché riuscendo a avere clienti per un numero adeguato di auto con emissioni estremamente ridotte o nulle, certamente si può continuare ad avere a listino ancora per alcuni anni anche modelli con emissioni molto vicine a quelle attuali. L’incognita È tutta da vedere, però, la fattibilità economica. Perché le auto ibride Plug-in e le elettriche costano ancora molto. Senza tralasciare il fatto che anche l’infrastruttura di ricarica ha la necessita di svilupparsi in fretta, e in questo caso la partita diventa soprattutto politica e si gioca in buona parte nei singoli Paesi. *Professore ordinario di Sistemi Energetici e direttore del CARe – Centro di Ricerca sull’auto e la sua evoluzione – Università degli Studi Guglielmo Marconi di Roma. Giornalista, è protagonista del progetto https://www. fabioorecchini.it – Obiettivo Zero Emissioni.

INNOVAZIONE

Europa, più batterie nel 2023.

LUCA GAIETTA ■ L’Europa è pronta a superare il Nordamerica per capacità di produzione delle batterie al lito destinate alle vetture elettriche. Lo sostiene un report degli analisti di Bloomberg che indica il 2023 come possibile anno del sorpasso, sostenuto anche dalla “Alleanza Europea per le Batterie” promossa in sede di Commissione europea. Questa prevede un gruppo d’investimento in cui vengono riunite case automobilistiche, fornitori di materie prime, produttori energetici e amministratori governativi con l’obiettivo di indirizzare un flusso di 100 miliardi di euro verso la realizzazione di almeno 15 impianti per la produzione. Stimati 198 gigawatt annuali Secondo lo studio entro i prossimi 4 anni, il Vecchio continente dovrebbe arrivare ad avere già impianti sufficienti per l’approvvigionamento e la produzione di batterie agli ioni di litio pari a 198 gigawatt annuali. Ovvero un valore di oltre 10 volte rispetto all’attuale capacità di 18 gigawatt e soprattutto superiore a quella nordamericana stimata intorno ai 130 gigawatt annui. 11% della produzione globale Ciò permetterebbe alla Europa di arrivare ad avere l’11% della produzione globale di accumulatori, restando però ben lontana dai numeri nel settore della Cina che dovrebbe contare nel 2023 i 2/3 delle batterie costruite globalmente e una capacità produttiva intorno agli 800 gigawatt su 1,2 tetrawatt mondiali. L’esempio di Catl Proprio i produttori di batterie cinesi, secondo quanto riportato dagli analisti di Bloomberg, saranno infatti part19 Luglio 2019 ·

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ner in molte joint venture che coinvolgeranno le aziende europee. A riguardo basta citare l’esempio della Catl che ha già stipulato accordi per la fornitura di accumulatori, destinati alle auto elettriche di Bmw, Mercedes e Volkswagen, prodotti in un impianto in Germania.

INNOVAZIONE

Usa sempre più elettrici. PATRIZIA LICATA

vanno aggiunte quelle domestiche (centinaia di migliaia, secondo Electrek) – una soluzione che lo stesso Doe incoraggia ricordando che il costo medio dell’elettricità è di 12,6 centesimi di dollaro per chilowattora e che esistono sconti per chi ricarica nelle ore notturne. In California, dove risultano immatricolate oltre mezzo milione di auto elettriche, molti residenti hanno installato un punto di ricarica in casa, ma non è un’opzione adatta a chi vive in appartamento e sicuramente non risolve il problema dei viaggi su lunghe distanze, per i quali servono più colonnine “fast” in autostrada. L’infrastruttura di ricarica pubblica è comunque destinata a crescere grazie a una serie di iniziative private, tra cui quella di Electrify America (filiale del gruppo Volkswagen), che investirà 2 miliardi di dollari entro il 2027 per installare colonnine in tutti gli States; la prima fase del piano si concluderà a fine 2019, quando saranno attivate 2.000 colonnine fast charger in 500 località di 42 Stati Usa. La differenza con l'Italia In Italia, secondo il rapporto “Le città elettriche” realizzato da Legambiente in collaborazione con MotusE, nel 2018 si contano 2.368 prese in colonnine con più di 11 kW di potenza e 1.885 prese in colonnine con meno di 11 kW. Il trend è in crescita: ad aprile 2019 si è arrivati a 2.684 prese nelle colonnine meno potenti e a ben 5.507 nelle colonnine veloci. Queste ultime, però, hanno una distribuzione ben poco omogenea: sono quasi tutte in Lombardia (1.134) e Trentino Alto Adige (709).

INNOVAZIONE

■ Gli Stati Uniti continuano a crescere sul fronte delle colonnine per la ricarica delle auto elettriche: a maggio 2019, in tutto il territorio Usa, erano oltre 20mila le stazioni di servizio per veicoli a batteria con circa 68.800 prese, di cui 10.860 (il 16%) di tipo fast charger. Lo rivelano i dati diffusi dal ministero dell’Energia (Department of Energy, Doe). Due anni fa le stazioni di ricarica erano circa 16mila per un totale di 43mila prese. Il conteggio del Doe include sia i punti di ricarica pubblici che quelli privati non residenziali (per esempio nelle sedi aziendali o nei centri commerciali). Le prese “fast” sono quelle che aggiungono 60-80 miglia di autonomia in 20 minuti; le altre sono classificate “Livello 2” e ricaricano per 10-20 miglia di autonomia in un’ora.

Cina, 1 milione di colonnine. PAOLO BORGOGNONE

California leader La California – il più grande mercato Usa per le vendite di auto elettriche – rappresenta da sola un terzo del totale delle unità di ricarica negli Stati Uniti: 22.620 prese di cui 3.065 fast charger. È seguita da Florida, Texas e New York, con oltre 3mila prese ciascuno. Diciotto Stati Usa hanno più di 1.000 prese per la ricarica delle auto elettriche, mentre i “fanalini di coda” sono Alaska (26), North Dakota (36) e South Dakota (94). L’America profonda crede ancora nella benzina. L’America si elettrifica Alle stazioni di ricarica pubbliche o non residenziali 6

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■ La Cina ha più di 1 milione di punti di ricarica elettrica: lo confermano gli ultimi dati della China Electric Vehicle Charging Infrastructure Promotion Alliance che dimostrano


come le infrastrutture per i mezzi a batteria stiano crescendo nel Paese asiatico a un ritmo in linea con il mercato. L’organismo che studia lo sviluppo della mobilità in Cina ha riferito che alla fine di giugno 2019 si potevano contare 410mila colonnine di ricarica pubbliche e 590mila private, sparse in tutto il paese. Nel corso degli ultimi 12 mesi sono stati aggiunti 140mila nuovi punti pubblici, con un tasso di crescita medio di 11.700 ogni 30 giorni. Sparse ovunque In termini di distribuzione regionale, i primi 10 comuni e province che hanno a disposizione più infrastrutture pubbliche sono Pechino, Shanghai, Tianjin, e le province di Jiangsu, Guangdong, Shandong, Zejiang, Hebei, Anhui e Hubei. In queste zone si contano in tutto 310mila punti, circa il 75 per cento del totale nazionale. Per quanto riguarda la ricarica presso privati, solo nell’ultimo anno sono state installate 270mila nuove unità, con un aumento medio mensile di 22.500. Mercato vivo Secondo la China Association of Automobile Manufacturers, a giugno 2019 in Cina sono stati venduti 152mila veicoli elettrici, ibridi plug-in e a celle a combustibile, con un aumento dell’80% rispetto all’anno precedente, Nei primi sei mesi dell’anno le vendite di auto elettrificate hanno toccato quota 617mila esemplari, con un aumento del 49,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Tra questi, 490mila erano elettriche pure (+56,6%), 126mila ibridi plug-in (+26,4%) e 1.102 a idrogeno, con un aumento delle vendite di 7,8 volte rispetto allo stesso periodo del 2018. Tra i marchi, per la China Passenger Car Association, buoni risultati nella prima metà 2019 per Baic Bjev – succursale di veicoli elettrici di Baic Group – che ha venduto 49.076 esemplari del modello EU, con una impressionante crescita del 1.506,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ancora meglio lo Yuan EV di Byd che ha venduto 43.180 unità nei primi sei mesi di quest’anno, in crescita del 2.152,5% rispetto allo stesso periodo del 2018. Da gennaio a giugno di quest’anno Geely ha venduto 23.715 Emgrand EV, +109,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. La China Association of Automobile Manufacturers prevede che quest’anno saranno venduti almeno 1,6 milioni di veicoli elettrici: l’anno passato sono stati 1,2 milioni.

BUSINESS

Jaguar Land Rover, prestito di Stato. COLIN FRISELL

■ LONDRA – Il governo inglese ha concesso a Jaguar Land Rover – la più grande casa automobilistica della Gran Bretagna, controllata dal 2008 dal gruppo indiano Tata Motors – un prestito di 625 milioni di sterline (pari a quasi 700 milioni di euro) per accelerare il processo di sviluppo e commercializzazione dei veicoli elettrici. Il finanziamento include 555 milioni di euro provenienti dalla UK Export Finance (l’agenzia nazionale di credito all’esportazione) insieme ad altri 138 che arriveranno da finanziatori commerciali. Un tavolo comune L’annuncio di Theresa May è arrivato al termine di una riunione tenutasi a Downing Street e che ha coinvolto tutti i più importanti nomi del mondo automotive con interessi nel Regno Unito: oltre a Jaguar Land Rover, Aston Martin, Bmw, Nissan e Vauxhall, insieme ai gruppi del settore energetico Bp, Shell e National Grid. In questa occasione è stato convenuto di istituire un comitato di transizione verso la mobilità verde che riunirà formalmente personalità governative, industriali e del settore ambientale per coordinare i piani per il passaggio dai veicoli tradizionali a quelli elettrici. Ricarica in ogni casa Il primo ministro ha confermato l’impegno dell’esecutivo a sostenere il settore automobilistico del Regno Unito che: “ci si aspetta rimanga all’avanguardia nella progettazione e produzione di veicoli elettrici”. Tra le idee portate avanti anche quella che vedrebbe la Gran Bretagna diventare il primo paese a introdurre punti di ricarica obbligatori per auto elettriche nelle case di nuova costruzione. Il governo intende anche approfondire le ricerche nel campo della ricarica “intelligente”, che utilizza algoritmi per fare il pieno di elettricità automaticamente alle auto parcheggiate quando i prezzi dell’energia sono più bassi. Chris Grayling, il ministro dei trasporti, ha dichiarato: “È evidente che ci sia un appetito per un trasporto più pulito e verde. La ricarica domestica offre l’opzione più conveniente e a basso costo per i consumatori: puoi semplicemente collegare l’auto per ricaricarla durante la notte come faresti con un telefono cellulare”. Il governo inglese ha dichiarato di voler porre fine alla vendita di veicoli a motore a combustione tradizionali a partire dal 2040 ma molti – tra cui la commissione nazionale per i cambiamenti climatici – hanno avvertito che il divieto dovrebbe entrare in vigore almeno un decennio 19 Luglio 2019 ·

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prima. Attualmente sulle strade britanniche circolano poco meno di 200mila automobili a zero emissioni. Lo sforzo del costruttore Questo mese Jaguar — dopo aver promesso che dal prossimo anno offrirà ai clienti una versione elettrica di tutti i suoi modelli — ha rivelato i piani per investire diversi miliardi di sterline nella costruzione di una versione elettrica della berlina Jaguar XJ presso la sua fabbrica di Castle Bromwich. Il progetto comprende un importante aggiornamento dell’impianto alla periferia di Birmingham, con la salvaguardia di 2.500 posti di lavoro. Il momento attuale è estremamente travagliato per l’industria britannica dell’auto, stretta tra la contrazione del mercato e la necessità di grandi investimenti per stare al passo con l’elettrificazione e i nuovi standard sulle emissioni. Il tutto complicato dalla vicenda della Brexit, l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea su cui, a tre anni dal referendum, continua a non esserci chiarezza.

AUTO E MOTO

Smart forfour EQ, al mare a batteria.

elettrica e per quattro persone, può essere utilizzata anche per una percorrenza extraurbana, nella tipica gita al mare del weekend”, racconta Benito De Filippis, ceo di MercedesBenz Roma. Partiamo dal centro della capitale con 140 chilometri di autonomia sul computer di bordo, accendiamo il condizionatore e scendono immediatamente a 120. Non importa, il caldo estivo non perdona. Mettiamo in modalità Eco per provare a risparmiare qualche prezioso chilowatt. Le buone doti della Smart a zero le ritroviamo subito: grande confort di marcia grazie alla totale silenziosità e accelerazione bruciante (0-60 chilometri orari in 4,9 secondi). Cambio di rotta Dopo aver percorso 35 chilometri arriviamo al Lido di Ostia: il computer di bordo ne segna ancora 80 disponibili. Sufficienti per il viaggio di ritorno, anche se ci fossero degli imprevisti. “L’utilizzo ideale di una smart elettrica è cittadino, ma si possono comunque coprire distanze più importanti. smart è il primo marchio che ha virato in maniera decisa verso le zero emissioni”, prosegue De Filippis. Da giugno infatti ha smesso di produrre auto a combustione e dal 2022 arriverà una nuova versione solo a batteria realizzata in Cina. “Ora stiamo lavorando con le amministrazioni locali per un adeguamento dell’infrastruttura di ricarica”. Vendite in aumento In Italia le vendite delle smart elettriche sono in aumento: nei primi 6 mesi del 2019 ne sono state immatricolate 974, il 35% in più rispetto allo stesso semestre del 2018. La forfour a zero emissioni parte da 24.900 euro comprensivo di Wall box per la ricarica. Se si rottama una vettura si può godere dell’ecobonus statale: in questo caso il prezzo scende a 18.900 euro.

EDOARDO NASTRI AUTO E MOTO

Honda e, elettrica snob da città. PAOLO ODINZOV ■ LIDO DI OSTIA – Scegliere una smart forfour elettrica EQ per una gita fuori porta, partendo dal centro di Roma nell’ora di punta e in piena estate per arrivare al mare può non sembrare una buona idea. Ci sono tutti i presupposti per essere assaliti dalla cosiddetta “ansia da ricarica”: autonomia limitata (160 chilometri dichiarati), rischio di trovare un imprevisto che allunghi il percorso, necessità di usare l’aria condizionata (che incide sulla resa delle batterie) e continue fermate e riptenze per il traffico. “Con questa prova volevamo dimostrare che la fourfour, 8

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■ FRANCOFORTE – Guardarla dal vivo su strada è ben altra cosa rispetto all’impressione avuta sotto i riflettori dei vari saloni dell’auto dove è apparsa in forma statica fino a oggi. Se poi uno la guida anche, come abbiamo potuto fare noi in anteprima lungo una pista chiusa nei dintorni di Francoforte, ecco che la Honda e – la lettera sta per elettrica – rivela un carattere pronto a farne una sicura protagonista tra le auto a batteria di nuova generazione.


AUTO E MOTO

Mini, un Rocketman a batteria. LUCA GAIETTA Pensata per il traffico Per vedere nelle concessionarie la prima elettrica a zero emissioni della Honda bisognerà aspettare l’estate del prossimo anno. La caratteristica principale della Honda e, che suona un po’ snob rispetto alla grande corsa di tutti ad aumentare l’autonomia, è di garantire “soli” 200 chilometri con un pieno di elettroni. Al contrario di molte rivali, tra cui la Peugeot 208 e che ne dichiara 340. “Più non le serve”, commenta Kohei Hitomi, direttore dello sviluppo, ribadendo che i vantaggi di tale scelta si riflettono non solo nelle prestazioni della vettura in generale, ma anche e soprattutto nei costi. Anche se in Europa il listino della giapponese dovrebbe partire con un prezzo d’attacco intorno ai 35mila euro. Tanti. Gira su se stessa Alla Honda provano a giustificare questa cifra considerevole sostenendo che ha tante novità, a partire da un nuovo pianale dedicato. Ciò ha permesso agli ingegneri di sistemare in posizione ottimale il pacco batterie al litio da 35,5 chilowattora per garantire una uguale distribuzione del peso fra i due assi e un baricentro ribassato, a vantaggio della tenuta e stabilità di marcia. La Honda e ha un raggio di sterzata di ,3 metri e dunque una agilità senza pari. Lunga 3,90 metri, dispone di sprint e scatto grazie a un motore che sviluppa una potenza di 110 chilowatt (pari a 150 cavalli) e una coppia di 300 newtonmetri. Stile essenziale Entrando nell’abitacolo, la Honda e sorprende per lo stile essenziale in perfetto accordo con il design della carrozzeria ispirato nei tratti retrò alla prima Honda Civic del 1972. “Serve per trasmettere a passeggeri e guidatore un senso di tranquillità”, dice Hitomi, “e non creare quel distacco che spesso si avverte quando si ha a che fare con automobili destinate per forza di cose a cambiare il modo di spostarsi e ad anticipare il futuro”. Il pieno in poco più di 30 minuti Un futuro che la new entry nipponica a batterie vuole affrontare nel migliore dei modi anche proponendo di serie numerose soluzioni hi-tech, tra le quali la plancia digitale con tre schermi in alta definizione (due dei quali touch) e telecamere al posto degli specchietti retrovisori. Punto di forza, è il tempo di ricarica della batteria, che avviene in poco più di 30 minuti da una colonnina veloce. Nessuna sorpresa, invece se si usa una normale presa di corrente a 220 volt, che richiede il tempo di una notte per una ricarica completa.

■ Una scossa, quella della Mini, che sembra andare ben oltre le previsioni. Dopo aver presentato pochi giorni fa la prima vettura totalmente elettrica, la Cooper SE, e le voci insistenti che darebbero quasi per certa nel 2030 la trasformazione del marchio in produttore di sole vetture a batteria a zero emissioni, la Casa anglo-tedesca sembra intenzionata a realizzare entro i prossimi due anni una versione totalmente elettrica del concept Rocketman, prototipo di citycar presentato dal costruttore nel 2011 al Salone di Ginevra. Rivale della Smart forfour A rivelarlo è la rivista Autocar la quale ha precisato che la vettura, già prevista forse nel piano di espansione Bmw che conta 25 modelli ibridi plug-in ed elettrici puri entro la fine del 2023, consentirà alla Mini di competere prima di tutto con la smart forfour di prossima generazione. Quella, per intenderci, costruita dal 2022 in Cina sotto l’ala della Geely che a marzo ha rilevato il 50% del marchio dalla Daimler. Prodotta in Cina Anche la ipotetica Mini derivata dal concept Rocketman, secondo il magazine inglese, verrà infatti prodotta nella Repubblica Popolare a Jiangsu e uscirà delle catene della Spotlight Automotive: joint venture di nuova realizzazione gestita da Bmw e dal partner locale Great Wall Motors. Per farla verrà sfruttata probabilmente la stessa piattaforma impiegata dal produttore di Baoding sulla Ora R1: piccola elettrica spinta da un motore che sviluppa circa 35 kilowatt (47 cavalli), alimentato da una batteria agli ioni di litio da 33 kilowattora per una autonomia fino a 351 chilometri. 19 Luglio 2019 ·

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Modello entry level La inedita vettura di Oxford, destinata a essere commercializzata nei principali mercati del mondo e a porsi come modello entry level nella gamma Mini, potrebbe misurare circa 3,49 metri in lunghezza, 1,66 metri in larghezza e 1,53 metri in altezza ed essere caratterizzata da una insolita disposizione a tre posti dell’abitacolo. Per adesso, comunque non vi sono conferme ufficiali riguardo alla produzione.

AUTO E MOTO

Lotus Evija, hypercar da primato.

le di 1.491 chilowatt (2.000 cavalli) e 1.700 newtonmetri di coppia. Per l’alimentazione prevede una batteria della capacità di 2.000 chilowatt e 400 chilometri di autonomia, sistemata al centro del pianale in modo da garantire una perfetta ripartizione dei pesi, capace di supportare i futuri sistemi di ricarica da 800 chilowatt per fare il pieno di elettroni in appena nove minuti. Dotazioni da Formula 1 Le prestazioni della Lotus Evija sono da primato: accelera da 0 a 100 in meno di 3 secondi e in 8,6 secondi tocca i 300 per poi raggiungere, dove poterlo fare, una velocità massima di 320 chilometri orari. Il tutto è possibile grazie anche alla spiccata aerodinamica della carrozzeria, dotata di soluzioni come lo spoiler posteriore attivo o il sistema DRS (Drag Reduction System) derivato dalle monoposto di Formula 1. Oltre all’aiuto della elettronica di bordo, gestita tramite i comandi sul volante e un unico display digitale, che prevede cinque modalità di guida: tra le quali quella “City”, per un impiego cittadino della vettura, e la “Track” per scatenarla su una pista.

AUTO E MOTO

PAOLO ODINZOV

Harley Davidson, è l’ora della LiveWire. ANTONIO VITILLO ■ Per averla bisognerà sborsare circa 2 milioni di euro, oltre a mettersi in fila vista la produzione limitata a 130 unità. La nuova Lotus Evija è però una vettura che giustifica il prezzo stellare. Ai contenuti tecnici esclusivi unisce il fatto di essere la prima automobile del nuovo corso della Casa inglese dopo l’acquisizione di quest’ultima da parte della cinese Geely. Peso piuma Prodotta nella fabbrica di Hethel, sede storica di Lotus dal 1966, la Evija è una hypercar elettrica basata su un telaio monoscocca in fibra di carbonio realizzato dalla azienda modenese CPC. Soluzione che ha permesso di limitarne la massa totale a soli 1.680 chilogrammi facendone l’auto della categoria più leggera mai prodotta in serie, contando anche sull’abitacolo ispirato alle auto da competizione con comandi ridotti al minimo. 400 chilometri di autonomia Nella propulsione la Evija sfrutta 4 motori elettrici sviluppati dalla Williams Advanced Engineering per una potenza tota10

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■ Dopo anni di sperimentazioni e test su strada, iniziano a settembre le vendite della LiveWire, la prima moto elettrica di Harley Davidson. Saranno sei in totale i concessionari specializzati alla vendita e all’assistenza sul territorio italiano,


ciascuno dotato di colonnina di ricarica Fast Charge. I prezzi partono da 34.200 euro. La LiveWire ha bisogno di almeno 40 minuti per ricaricarsi dell’80%, venti in più per un “pieno”. La batteria da 15,5 chilowatt/ora, composta da celle agli ioni litio, si può rifornire anche con una normale presa di corrente. La prima Harley a zero emissioni dichiara un’autonomia “urbana” di 253 chilometri, o 152 se si guida in maniera combinata, fra “stop & go” e autostrada. In fase di frenata, la LiveWire è in grado di recuperare parte dell’energia elettrica consumata. Da 0 a 100 in 3 secondi Oltre a queste, la casa di Milwaukee, in occasione dell’annuncio di commercializzazione, ha reso note altre caratteristiche. Il motore HD Revelation è raffreddato ad acqua. La potenza è di 78 chilowatt (105 cavalli), la coppia motrice, come per ogni motore elettrico, è costantemente disponibile ed è pari a 116 newtonmetri. La LiveWire può raggiungere i 100 all’ora in soli 3 secondi: altri 1,9 e si arriva a 130. Non ha i meccanismi di frizione e cambio, basta girare la manopola dell’acceleratore.

Tutto semplice Se la guida è semplificata, lo è anche la manutenzione: non avendo da sostituire l’olio motore, le candele e i filtri, non richiede che i controlli della tensione della cinghia, del liquido dei freni e dell’usura di pastiglie e pneumatici. Il telaio è in alluminio, le sospensioni sono Showa, le pinze dei freni Brembo. La due ruote è dotata di sistemi elettronici di assistenza alla guida, antibloccaggio Abs di ultima generazione, controllo di trazione in curva e quello di slittamento, che gestiscono la tanta coppia motrice. Sono sette i “riding mode”, combinazioni regolabili per essere di supporto al pilota in altrettante, diverse, condizioni di guida. La strumentazione è composta da uno schermo Tft da 4,3 pollici, che fa anche da interfaccia al sistema HD Connect, collegando lo smartphone alle funzioni della moto. Suona bene La LiveWire produce un suo particolare “sound”, che varia in relazione all’accelerazione. Da fermi, è in grado di replicare le vibrazioni del motore, una sorta di pulsazione che si smorza quando ci si mette in movimento.

INNOVAZIONE

Tesla e Disney, piccole elettriche. LINDA CAPECCI ■ Il Tomorrowland Speedway – il circuito per bambini all’interno del Walt Disney World ad Orlando, Florida, il parco divertimenti per grandi e piccoli più famoso del mondo – sta per diventare elettrico. Finora i bambini hanno potuto provare l’emozione di guidare dei go-kart a benzina. Ora, però, questi potrebbero essere sostituiti con delle Tesla elettriche in miniatura. Guardando al futuro Queste le voci diffuse dal sito di informazione Just Disney, secondo il quale i proprietari del parco avrebbero dichiarato: “Vogliamo offrire ai visitatori uno sguardo sul futuro”. E l’associazione al marchio Tesla sarebbe stata immediata. I nuovi go-kart a batteria avranno quindi il logo della società californiana e potrebbero assomigliare anche nell’aspetto esteriore alle auto “dei più grandi”. Non è la prima volta che la compagnia fondata da Elon Musk investe nei veicoli per i più giovani. Basti pensare alla Tesla Model S per bambini a cui la società sta lavorando già da qualche anno in partnership con Radio Flyer, marchio di giocattoli made in Usa. L’idea è di educare fin dall’infanzia all’elettrico e all’ecosostenibiltà.

in attesa delle Tesla, un’esperienza indimenticabile ai bimbi al volante: per salire sulle piccole auto, l’unico requisito richiesto è l’altezza (almeno 137 centimetri) ma una parte della pista è aperta anche ai più piccoli che raggiungano gli 81 centimetri. Il divertimento – nonostante qualche genitore si lamenti per il rumore e i gas di scarico – è assicurato. Grazie alla partnership con Tesla la guida per i piccoli piloti, oltre ad essere a zero emissioni, diventerà silenziosa, più rilassante e vedrà una riduzione nei costi del servizio.

Divertimento assicurato Il percorso panoramico del parco della Florida offre già oggi, 19 Luglio 2019 ·

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AUTO E MOTO

Mazda, la CX-30 punta in alto. ALESSANDRO MARCHETTI TRICAMO

Per tutte le motorizzazioni, trasmissione manuale o automatica a 6 rapporti, trazione anteriore o integrale. Feeling premium A bordo si ha la sensazione che i giapponesi abbiano voluto alzare ancora di più l’asticella verso il segmento premium, con l’obiettivo di andare a conquistare con la CX-30 una fetta di clienti che oggi acquistano suv compatti tedeschi: assemblaggi curati, materiali di qualità e rifiniture da alto di gamma. Valore aggiunto la grande apertura del bagagliaio che consente con facilità di portare a bordo anche gli oggetti più ingombranti. Non male. Obiettivo crescita La nuova Mazda CX-30 è già in vendita con prime consegne a settembre, il tempo per dare un iniziale contributo ai risultati di vendita attesi in Europa dalla Casa giapponese nell’anno finanziario che – come per tutte le aziende asiatiche – si chiuderà a marzo 2020 ovvero 286mila unità, il 6% in più rispetto al precedente. Prezzi a partire da 24.750 euro della SkyActive-G a benzina da 122 cavalli con cambio manuale nelll’allestimento Evolve.

AUTO E MOTO

■ FRANCOFORTE – La coupé con il corpo di un suv. Lo spirito che ha spinto Mazda a lanciare la nuova CX-30 è tutto qui. Il nuovo modello si pone nella gamma della Casa giapponese tra CX-3 e CX-5: dalla prima prende le dimensioni compatte (sotto i 4,4 metri) dalla più grande lo spazio all’interno. Benzina che si accende come un diesel Tre i motori a disposizione, gli stessi adottati dalla “sorella Mazda 3”. Tra questi lo SkyActive-X, un benzina che funziona come un diesel, unico nel suo genere nel mondo: il 2 litri da 180 cavalli ha un’accensione a compressione come quella di un motore a gasolio, aspetto che consente di ottenere consumi ridotti, insieme a prestazioni efficienti e sportive. I numeri parlano chiaro: una coppia di 224 Nm a 3mila giri, da 0 a 100 in 8,5 secondi, 4,6 litri di benzina per percorrere 100 chilometri ed emissioni di CO2 di 105 grammi per chilometro. Risultato ottenuto anche grazie a un sistema leggero di ibridizzazione mild hybrid, abbinato ad una batteria agli ioni di litio da 24 Volt. Anche solo con due cilindri La seconda opzione a benzina è sempre 2 litri SkyActiveG da 122 cavalli con un sistema di disattivazione che consente al suv giapponese di viaggiare anche con solo due cilindri dei quattro a disposizione. Anche in questi caso il motore è abbinato ad un mild hybrid. Un’unica scelta per il diesel: Skyactiv-D 1.8 da 116 cavalli. Particolare da sottolineare l’assenza del filtro per gli ossi di azoto (NOx): la combinazione di iniettori piezoelettrici ad alta pressione, turbina a geometria variabile e un basso rapporto di compressione non lo rende necessario. 12

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Audi, la sartoria è digitale. STEFANO ANTONETTI ■ MADONNA DI CAMPIGLIO – In uno scenario sempre più complesso, come è il mercato automobilistico, è necessario guardare sempre avanti e rivoluzionare le proprie idee, andando oltre il prodotto stesso. Tanto più se parliamo di industria premium: emozioni ed esclusività, desideri, però, in continua evoluzione. Un’auto moderna, connessa e intelligente non può restare quindi statica dopo che è uscita dallo stabilimento di produzione. Ma deve potersi adattare alle nuove esigenze del cliente. Paghi solo se li utilizzi È il caso di Audi che introduce la “sartoria digitale” dove poter scegliere una serie di funzioni – che i tedeschi chiamano Functions On Demand (FOD) – attivabili mediante due canali attivi dal prossimo autunno: myAudi Portal o tramite l’App dedicata myAudi App. La filosofia alla base di questa innovativa idea? quella di regalare al cliente la possibilità di possedere un’auto in grado di assecondare i propri bisogni e desideri anche quando questi mutino nel tempo e si manifestino dopo l’acquisto dell’auto. Il cliente ha quindi un vantaggio in termini di flessibilità nella personalizzazio-


AUTO E MOTO

Ford Focus ST, sport e famiglia. EDOARDO NASTRI ne dell’auto, di accessibilità agli optional ed inoltre la possibilità di valutare e accedere al meglio della tecnologia senza dover pagare il prezzo pieno, ma facendosi carico del costo per la sola effettiva fruizione della dotazione optional scelta, procedendo con un l’acquisto temporaneo e la possibilità di provarla preventivamente in modo gratuito. A4 e E-tron le prime Si comincia con A4 e la nuovissima E-tron, la prima vettura completamente elettrica del marchio tedesco. Le FOD disponibili sono, per A4, l’interfaccia Audi smartphone applicata all’innovativo sistema di navigazione MMI, mentre per l’E-Tron la tecnologia Matrix dei fari LED con indicatori di direzione dinamici anteriori e posteriori o ancora la funzionalità luci estese, che include le luci adattative e da autostrada, le cornering lights, l’illuminazione degli incroci e gli indicatori dinamici al quale si aggiungono la funzione smartphone interface ed il park assist. Contratti a medio o lungo termine Le FOD verranno progressivamente estese ad altri modelli ed includeranno ulteriori funzioni. La loro attivazione temporanea prevede la possibilità di scegliere, all’interno di due macro slot temporali, un utilizzo a breve termine, che permetterà di sfruttare quanto scelto per 1 mese, 6 mesi o 1 anno oppure a lungo termine con la possibilità di utilizzare le funzioni scelte per un periodo di 2 o 3 anni. Il risparmio in termine di minor costo dell’optional scelto è significativo e varia da -95% per 1 mese fino a -70% per 1 anno, nel caso di scelta del breve termine, e da -45% per 2 anni di utilizzo fino -20% nel caso di utilizzo per 3 anni. Vantaggi per usato e concessionarie I vantaggi della “Sartoria Digitale” di Audi non sono solo per i clienti di autovetture nuove, ma si estendono anche agli acquirenti di vetture usate: le FOD attivate, in caso di vendita dell’autovettura, non seguiranno il cliente, ma rimarranno attive (fino a scadenza) sull’auto. Questo permetterà all’acquirente dell’usato di variare eventualmente la configurazione dell’auto acquistata, adattandola meglio alle proprie esigenze senza dover “subire” le scelte del precedente proprietario. I dealers avranno invece la possibilità di adeguare gli stock delle autovetture in base alle richieste dei clienti e di entrare nel business digitale guadagnando anche sulle FOD attivate per il loro tramite. Interessante anche l’approccio globale che Audi ha voluto dare alle FOD, lasciando al cliente la possibilità di attivare le funzioni anche su mercati stranieri qualora risultassero più economici di quello italiano.

■ SAINT PAUL DE VENCE – Berlina, crossover o sportiva. Alla Ford Focus basta un allestimento per cambiare carattere: Business più tradizionale, Active a ruote alte e ora si può scegliere anche la più pepata ST, giunta alla quarta generazione. Per gli amanti delle auto sportive i numeri della nuova Focus ST sono rassicuranti: motore 2.3 turbo benzina da 280 cavalli e 420 newtonmetri di coppia, assetto ribassato di 10 millimetri, 0-100 in 5,7 secondi. “Abbiamo pensato di sviluppare questa vettura con l’obiettivo di far divertire chi sta dietro al volante. Rispetto alle versioni precedenti questa ST è nettamente migliorata: l’abbiamo equipaggiata con tutte le ultime tecnologie che rendono la guida più piacevole e sicura”, ci racconta Thomas Duscha, uno degli ingegneri responsabili del progetto. Per gestire in maniera adeguata la potenza è stato usato per la prima volta un differenziale elettronico a slittamento limitato che migliora la stabilità in curva della vettura a trazione anteriore. Divertente e mai estrema Guardandola si capisce subito che non si tratta di una Focus “normale”, soprattutto se si opta per il colore arancione Orange Fury, decisamente sgargiante. La linea è più aggressiva, con la griglia anteriore con una trama ottimizzata per aumentare la capacità di raffreddamento del motore e i parafanghi più pronunciati. Nel profilo si notano i cerchi in lega dedicati, e al posteriore uno spoiler più grande e due terminali di scarico. Abbiamo guidato la Focus ST in Provenza, tra centinaia di curve immerse nella campagna francese sulle alture intorno a Saint-Paul-de-Vence. Un terreno ideale per giocare con i 280 cavalli della vettura che coinvolge con il suono degli scarichi (riprodotto per la verità anche artificial19 Luglio 2019 ·

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mente dagli altoparlanti del sistema multimediale) e con il suo carattere da sportiva mai estrema. È proprio questa la forza della ST: si può usare tutti i giorni nel traffico cittadino, “ma quando ci vuole divertire sa cambiare carattere”, puntualizzano gli ingegneri Ford. Lo sterzo è preciso e progressivo a tutte le andature e dai pulsanti sul volante si possono selezionare 4 modalità di guida – bagnato, normale, sport e pista – in cui cambiano la risposta dell’acceleratore, il carico sul volante e la taratura delle sospensioni per una guida ancora più diretta e divertente. Anche diesel Gli interni sono arricchiti da alcuni particolari che rendono l’atmosfera più sportiva, come i sedili Recaro, comodi e ben contenitivi, le cuciture a contrasto chiare che spiccano sui colori scuri dominanti. Per il resto la ST è rimasta la Focus di sempre, con un pacchetto di sistemi di assistenza alla guida completo, un infotainment, il Sync 3, intuitivo e facile da usare e tanto spazio a bordo. La Focus ST è disponibile anche con il 2.0 turbodiesel da 190 cavalli e cambio manuale a sei marce. La versione a benzina si può scegliere, a partire dal prossimo autunno, anche con il cambio automatico a 7 marce. Il prezzo parte da 37.850 euro, leggermente superiore a quello delle più dirette concorrenti che si chiamano Hyundai i30N, Renault Mégane RS e Seat Leon Cupra.

INNOVAZIONE

Toyota porta l’auto robot in Europa.

diversi sistemi di guida automatizzata: il Guardian – che monitora le operazioni di guida degli esseri umani intervenendo solamente quando necessario – e lo Chauffeur – che si prende carico dell’intera responsabilità della guida. La Lexus Ls automatizzata sarà inoltre al centro del progetto europeo L3Pilot che apre la strada a test su più larga scala nel campo della guida driverless, con circa 1000 piloti a bordo di 100 vetture in 10 Paesi in Europa. Guida sicura “Bruxelles, vuole essere all’avanguardia rispetto ai più recenti sviluppi tecnologici relativi ai veicoli automatizzati. Siamo consapevoli del potenziale della tecnologia come soluzione per la mobilità urbana, ma al tempo stesso poniamo la sicurezza come priorità”, ha affermato Christophe Vanoerbeek di Brussels Mobility. "Il fine ultimo di Toyota è eliminare le vittime degli incidenti stradali. Obiettivo di questo progetto è lo studio dei complessi e imprevedibili comportamenti umani e della loro influenza sui requisiti dei sistemi di guida automatizzata – ha dichiarato Gerard Killmann, vicepresidente di Toyota Motor Europe – Avere una rispondenza con la complessità e l’eterogeneità della popolazione di un ambiente urbano come quello di Bruxelles è cruciale per comprendere l’interazione col comportamento umano. Il sistema di guida robottizzata integrerà le regole di circolazione europee, dopo il successo dei test in Giappone e negli Stati Uniti.”

LINDA CAPECCI ■ Toyota porta la guida autonoma su strada pubblica in Europa. Dopo il grande successo dei test in circuiti chiusi, i sistemi driverless della Casa giapponese sono pronti ad affrontare uno spazio urbano: una Lexus Ls percorrerà un tragitto prestabilito a Bruxelles e si muoverà per 13 mesi nel cuore della capitale del Belgio. I sistemi La Lexus Ls che partecipa al test è un normale veicolo prodotto in serie, dotato però di un pacchetto di sensori montati sul tetto, il sistema Lidar – che permette di determinare la distanza di un oggetto o di una superficie utilizzando un impulso laser – radar, telecamere e un sistema di posizionamento ad alta precisione. Nella vettura siede un “pilota di sicurezza” che può intervenire e sostituirsi al sistema di controllo del veicolo a guida autonoma in ogni momento: il tutto è supervisionato da un operatore anch’esso a bordo. Toyota sta lavorando su due 14

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SMART MOBILITY

Didi, piattaforma aperta. FRANCESCO GIANNINI ■ Didi Chuxing, il più grande operatore cinese di taxi privati con 550 milioni di utenti registrati (copre il 90%


di tutte le prenotazioni di vetture con autista nel Paese e vale oltre 15 miliardi di dollari), ha aperto la sua piattaforma per smartphone ad altri servizi analoghi della concorrenza come quelli dei costruttori auto Faw (First Automobile Works), Dongfeng e Gac (Guangzhou Automobile Group). In cambio, tratterrà una piccola percentuale sulla commissione pagata dai clienti. L’azienda di Pechino – in prima fila, insieme alle americane Uber e soprattutto Waymo, per quanto riguarda lo sviluppo di intelligenze artificiali per la guida autonoma – sta collaborando con alcune Case per sviluppare una flotta di auto robot specifiche per il trasporto privato con mezzi a chiamata (ride hailing). La possibilità di condividere la piattaforma resterà aperta a tutti i marchi interessati, anche quelli giapponesi. Rete in proprio Altri costruttori, sempre cinesi, come Geely (che detiene anche la proprietà di Volvo e parte delle azioni di Daimler) e Saic, però, non vogliono (almeno per il momento) allearsi con Didi, e hanno confermato l’intenzione di mettere su una propria rete di taxi privati senza aiuti dalla concorrenza. Anche Bmw ha una sua applicazione specifica per le flotte in Cina. Faw, Dongfeng e Chang’an Motors hanno recentemente avviato una joint venture da oltre un miliardo di dollari con il colosso dell’e-commerce cinese Alibaba, la holding Tencent e l’azienda di prodotti elettronici Suning. L’intesa riguarda lo sviluppo di un comune servizio per le consegne a domicilio autonome in tutto il Paese.

SMART MOBILITY

Muoversi in Europa con BlablaBus. LINDA CAPECCI

■ BlablaCar – il sistema di passaggi condivisi prenotati via internet o tramite app – ora viaggia anche in autobus. La società francese di car pooling conta 75 milioni di iscritti in Europa e 3 milioni in Italia e l’obiettivo è crescere ancora. Proprio per questo accende i motori il primo Blablabus che collega Bologna e la città francese di Montpellier, con una tappa intermedia a Nizza. I biglietti partono da un costo minimo di 4,99 euro con la possibilità di portare con sè due bagagli grandi più uno a mano. Tutti i mezzi sono dotati di wi-fi gratuito a bordo e prese elettriche. All'estero e in Italia Nelle prossime settimane saranno lanciati i collegamenti tra Milano, Bologna e Torino e alcune metropoli europee: Berlino, Parigi e Barcellona e per la fine dell’anno una decina di città italiane offriranno collegamenti verso l’estero. Entro dicembre in Europa sarà attivata una rete di 400 mete in autobus su lunghe distanze anche grazie all’accordo tra BlablaCar e Ouibus, società francese specializzata nei trasporti su pullman low cost. Dal prossimo anno saranno attivati anche nuovi servizi interni di collegamento tra vari capoluoghi nazionali, comprese molti del meridione. Merito in questo caso della partnership con MarinoBus, società di trasporti del Centro Sud. Le due compagnie condivideranno gli hub, che saranno due, uno a Milano, l’altro a Bologna: i viaggiatori provenienti dall’Italia meridionale arriveranno su un MarinoBus e potranno proseguire anche verso una meta straniera solo con un cambio in favore di un BlablaBus. La sfida Il bus è un’alternativa a buon mercato nel momento in cui spostarsi in treno diventa sempre più costoso. “Il viaggiatore oggi ha sempre più l’idea di pagare il meno possibile. Noi offriamo la risposta a questa esigenza” spiega Andrea Saviane, Country Manager per l’Italia di BlablaCar. Il lancio del servizio è una sfida aperta in particolare nei confronti di FlixBus, l’operatore di trasporti extraurbani tedesco già presente in Italia. BlablaBus pensa di poter competere oltre che sul basso prezzo, anche sulla capillarità del servizio. Grazie all’analisi dei voluni di traffico del car pooling è possibile comprendere quali siano le tratte più richieste e soddisfare appieno le esigenze degli utenti. 19 Luglio 2019 ·

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LIFESTYLE

Che Tipo Montalbano. MASSIMO TIBERI

■ Andrea Camilleri, lo scrittore scomparso il 17 luglio all’età di 93 anni, va ricordato per tutta la sua opera e per il suo impegno civile. Noi, che ci occupiamo di automobili e di mobilità, lo vogliamo salutare attraverso la sua creatura più nota, il commissario Montalbano, al volante di un’auto italiana. Non è Bond e non è Bullitt, non guida Aston Martin o Mustang. E non è neppure il tenente Colombo con la sua anzianotta Peugeot 403 Cabriolet, in fondo un po’ snob. Salvo Montalbano è un antieroe, un italiano dai saldi 16

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principi, intelligente, determinato e democratico. La sua auto è una attempata ma in ordine Fiat Tipo, vettura che, tra la fine degli anni Ottanta e la metà dei Novanta del secolo scorso, ha rappresentato il modello di fascia media per antonomasia nel nostro mercato, in continuità con 1100, 128 e Ritmo: auto dai grandissimi numeri produttivi e apprezzate da una clientela che chiedeva allo stesso momento più spazio per la famiglia insieme a prestazioni ed equipaggiamenti superiori rispetto alle più popolari e più diffuse utilitarie.


Un’auto normale Montalbano non va veloce, non apprezza troppo le Alfa Romeo delle quali un commissario di polizia potrebbe comunque disporre e invita i colleghi al volante a non spingere mai troppo sull’acceleratore. Del resto, la sua Tipo è una versione normale della berlina Fiat, che pure nel tempo verrà offerta anche in allestimenti sportivi con motori fino a due litri e 145 cavalli e vanterà perfino sigle come GT. Salvo si accontenta di una Digit prima serie, la variante con strumentazione digitale, una rarità all’epoca, che poteva montare tranquilli quattro cilindri a benzina e a gasolio da 1.100 a 1.900 per potenze da 58 a 90 cavalli. Spazio per tutti D’altra parte, la compatta cinque porte Fiat (con la seconda generazione anche a tre) non giocava le sue carte sulle emozioni o su uno stile aggressivo, quanto piuttosto sullo spazio per passeggeri e bagagli, allora ai vertici della categoria, e su prerogative come le sospensioni tutte a ruote indipendenti, per comfort e comportamento su strada fra i migliori nell’affollatissimo panorama della concorrenza. Nel mirino c’era naturalmente la Volkswagen Golf, nei confronti della quale la Tipo poteva vantare non pochi assi nella manica, penalizzata però sul fronte della qualità, non all’altezza della tedesca, nonostante la scocca zincata, e che scontò l’estesa automazione dei processi produttivi, ancora non perfettamente messi a punto. La valida base tecnica del modello sarà comunque utilizzata per vetture di gamma superiore, come la Fiat Tempra e la Lancia Dedra, quest’ultima in particolare senza

troppi complessi d’inferiorità in materia di finiture e dotazioni, estendendosi alle Alfa Romeo, comprese Spider e Coupé Gtv. Grazie a Camilleri Uscita di scena nel 1995 dopo quasi due milioni di unità costruite, la Tipo, una volta presenza evidente sulle strade italiane e non solo, deve a Montalbano un bel riconoscimento. E anche la nuova berlina e wagon, prodotte in Turchia con lo stesso nome, in fondo possono dire un loro grazie al personaggio creato da Andrea Camilleri.

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Supplemento settimanale a l’Automobile Pubblicazione online - Reg. Tribunale di Roma n. 24/2016 del 09/03/16 Iscrizione R.O.C. n. 14674 - ISSN 2499-670X Direttore Responsabile Alessandro Marchetti Tricamo Redazione via Solferino, 32 - 00185 Roma tel. 06.45406719 • fax 06.49982874-2829 www.lautomobile.it • redazione@lautomobile.it • segreteria@lautomobile.it @lautomobile_ACI

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COVER STORY NORVEGIA

L’energia di Oslo. CARLO CIMINI

La Mercedes EQC, prima auto elettrica del marchio tedesco, tra fiordi e colonnine. Qui un veicolo su tre viene venduto a batteria.

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...dal nostro mensile

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INNOVAZIONE I MOTORI I LIFESTYLE

PUBBLICATO SUL NUMERO 31 - LUGLIO-AGOSTO 2019

Anno 121°

Nuova serie • Anno 4 • Numero 31 • Luglio-Agosto 2019 • €3,00

Cuba Marocco

Arizona Spedizione Poste Italiane Spa - Postatarget Magazine. Pubblicazione Mensile. Data P.I. 29/6/2019

Corsica Spagna California

Corea

Londra

Kenya Parigi Sicilia

Oslo

Grecia

In viaggio Racconti a motore senza confini. Per un’estate a passo lento alla ricerca di nuove emozioni.

Toscana

Nevada

Sardegna

■ OSLO ¬ Ore 12. Pochi minuti all’atterraggio nella capitale norvegese. Domina il sole. Dall’alto si vede un paesaggio completamente diverso rispetto ai nostri latini. Note di bianco di una nevicata recente tinteggiano le colline più alte. L’azzurro del mare si confonde con quello del cielo e abbraccia la terra per chilometri: sono i fiordi, è la Norvegia. Paese tra i più felici del mondo, secondo l’ultimo rapporto dell’Onu. Già in aeroporto si percepisce quanta

attenzione ci sia a una sostenibilità ambientale per l’ampio uso di legni e parquet. Il profumo di natura prevale. È l’habitat ideale di un’auto elettrica. L’occasione giusta per girare i dintorni della capitale norvegese con la Mercedes EQC, prima a batteria e poi suv. Saliamo a bordo, premiamo il pulsante “start” e si parte in silenzio, direzione Oslo. Veniamo affiancati da decine di auto elettriche e non c’è da stupirsi: in Norvegia più del

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30% delle vetture viaggia a zero emissioni. Il suv tedesco trasmette sicurezza e affidabilità. L’autonomia dichiarata è di circa 440 chilometri con una sola carica, sufficiente per farci andare senza nessuna preoccupazione. I sistemi di assistenza alla guida semi autonoma (livello 2) ci aiutano a completare la prima parte del viaggio in scioltezza: attivando il cruise control adattivo, Mercedes EQC regola la velocità in base al traffico e ai limiti stradali. Durante il percorso il nostro sguardo viene attratto dal paesaggio: laghi, insenature e boschi sono la colonna sonora di questo viaggio. Ma a un certo punto i comandi vibrano e si accende una spia rossa. La EQC è dotata di intelligenza artificiale che ci richiama alla massima attenzione, come deve essere quando si è alla guida. Due motori elettrici L’autostrada è quasi terminata ma due mezzi pesanti non ci permettono di vedere la prossima uscita. C’è bisogno di fare un sorpasso perfetto: nessun problema, grazie ai due

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motori elettrici che erogano una potenza totale di oltre 400 cavalli e danno una spinta immediata appena si sfiora il pedale dell’acceleratore. Il navigatore del sistema infotainment Mbux ci avvisa che mancano pochi chilometri all’arrivo. Lo proviamo: “Hey, Mercedes ho caldo”, e l’assistente vocale abbassa automaticamente la temperatura del climatizzatore. Varcate le porte della città, il traffico inizia ad aumentare e gli attraversamenti pedonali si susseguono. Cambia il consumo della batteria, ma secondo lo stile di guida possiamo gestire il livello di recupero di energia con cinque settaggi. Siamo in pieno centro cittadino. L’Opera House di Oslo scorre sulla nostra destra, un gioiello architettonico. Poi parchi e giardini: fiori colorati, giochi d’acqua e alberi rigogliosi. Ma è l’ora di pranzo e andiamo alla ricerca di un posto dove fermarci. Tipico ristorante locale: nel menù è presente il fårikål, piatto nazionale norvegese a base di stufato di carne di agnello e cavoli. Meglio puntare sullo stoccafisso (tørrfisk) e sul baccalà (klippfisk). E niente alcol.

È pomeriggio quando riprendiamo il nostro cammino. Dieci chilometri ci separano dall’Holmenkollbakken, il più antico trampolino per il salto con gli sci esistente al mondo, inaugurato nel 1892. Tempo di scattare due foto e si risale in auto. L’app Mercedes Me ci avvisa che la nostra EQC ha ancora il 20% di autonomia. Abbastanza per terminare il nostro percorso. Meglio però andare a rifornirsi di energia. Grazie al servizio Charge, la nostra Mercedes elettrica può fare la ricarica presso una delle 300mila stazioni pubbliche di oltre 300 gestori in Europa anche senza avere un contratto specifico. Ci fermiamo da Ionity, società nata in joint venture fra Mercedes e altri costruttori. La EQC può essere ricaricata con una potenza massima fino a 110 chilowatt. Ne bastano poco meno per rigenerare la batteria al 60% in circa 40 minuti. Ma è tempo di raggiungere l’albergo. La luce scandinava mente: sono le 19 e d’estate il sole sembra non tramontare mai a Oslo. Figuriamoci per l’EQC, che in fondo rappresenta l’alba di una nuova era per Mercedes.


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LAVORIAMO PER DISEGNARE UNA MOBILITÀ SEMPRE PIÙ SOSTENIBILE.

zazione del lavoro basata su squadre di 7 operai coordinate (attenzione: coordinate, non comandate) da un operaio team leader con pieni poteri sulla sua stazione di montaggio. Traduzione: da allora gli operai Fca non dipendono più direttamente da un lontano dirigente ma da un collega col quale magari la domenica vanno allo stadio. Seconda novità: l’ergonomia. Tutti i movimenti degli operai furono (e continuano ad esserlo) studiati per evitare o spezzettare mansioni faticose, velocizzando la linea. Terza: prima gli operai dovevano solo eseguire. Da quel dicembre 2011 si chiede loro di proporre soluzioni per migliorare la produttività. Quarta: le scrivanie degli impiegati furono collocate lungo le linee di montaggio dalle quali restano tutt’oggi separate solo da un cristallo. Quinta: dal direttore di fabbrica all’ultimo assunto tutti indossarono la stessa identica tuta con l’obiettivo di fare squadra. Risultato? Una Panda ogni 55 secondi e assenteismo medio al 2%. In quel giorno di Santa Lucia tutto questo era impensabile. Oggi invece la fabbrica di Pomigliano è talmente consolidata nel suo ruolo di capitale del lavoro Fiat che squadre dei suoi tecnici sono impegnati a Warren, nel Michigan, nella gigantesca fabbrica dei pickup Ram da 2,5 tonnellate, per la fabbrica. La seconda fu più innova- peri, accettando multe se i loro dele- insegnare agli americani come ragtiva: rompere le gerarchie all’interno gati li avessero indetti a freddo, cioè giungere l’incredibile obiettivo di asdello stabilimento e innovare il modo senza attivare un confronto con l’a- semblarne uno ogni 45 secondi. Ma Sergio Marchionne non trodi lavorare, fino a riscrivere lo stesso zienda. Fim-Cisl, Uilm-Uil e Fismic vò mai le parole giuste per spiegare rapporto fra operai e Fiat. Su questo accettarono. La Fiom no. la rivoluzione di Pomigliano. Anni nodo si scatenò una battaglia politidopo, in uno spot affidato alla voce co-sindacale gigantesca su tagli alle di Viktor, rapper di Chicago, infilò pause e penalizzazioni sull’assentei- Sette per squadra smo. Ma il vero valore aggiunto del A Pomigliano furono introdotte, pri- una frase che oggi, forse, può suonare di Pomigliano (che poi fu la ma volta in una fabbrica Fiat, cinque come una sua risposta alla giornalista Dalcontratto 1905 ACI permette al Paese di muoversi meglio, spingendo la ricerca verso base per l’addio di Fiat alla Confindu- novità che ora sono regola anche negli francese: “I’m a game changer, I live unastria) mobilità innovativa, sempre più stabilimenti efficiente, eFca lavorando a soluzioni danger, but I don’t need a flag to be fu un altro: Marchionne chiese statunitensi, brasi- inche ai sindacati di impedire i microscioo cinesi. prima: Perché un'organizti danno maggiore sicurezza in autoliani come sullaLastrada. ACI a revolutionary”.

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l'Automobile Week n. 94  

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