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Settimanale digitale • Anno 3 • Numero 81 • 12/4/2019

Supplemento settimanale a l’Automobile.

INNOVAZIONE I MOTORI I LIFESTYLE

Formula elettrica. CARLO CIMINI ■ Roma è pronta ad accogliere la seconda edizione dell’E-Prix del campionato di Formula E. L’evento sportivo a zero emissioni non è solo dedicato agli appassionati ma è – soprattutto – una vetrina per le Case automobilistiche perché offre la possibilità di testare e mettere in mostra il livello di innovazione raggiunto. A soli cinque anni dal loro debutto, le monoposto elettriche hanno fatto un grande passo in avanti: nuova

aerodinamica e soprattutto nuove batterie che consentono ai piloti di concludere le gare senza più dover sostituire le vetture a metà percorso. Segno che chiunque domani con la sua auto elettrica avrà ben pochi limiti di autonomia. Una indicazione che il mondo a batteria è in continua evoluzione. Ed è sempre più coinvolgente. L’attesa a Roma e i numeri previsti lo confermano. Non è più un evento sporadico, solo per pochi. Ma è ormai il futuro (prossimo) per tutti. Ecologico, pulito e non inquinante.


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SPORT

Vetrina Formula E. EDOARDO NASTRI

■ Il campionato mondiale di Formula E arriva a Roma sabato 13 per la settima gara dell’anno. La competizione a zero emissioni non è solo un momento ludico per gli appassionati e d’immagine per le case automobilistiche, ma da la possibilità ai costruttori di mettere in mostra il livello d’avanguardia raggiunto, derivato dai grandissimi investimenti in tema di mobilità elettrica. Un’intenzione che i numeri uno dei marchi non nascondono. Alleanza divisa “Grazie al know-how acquisito in anni di studi e sperimentazionisu motori a zero emissioni, Nissan ha tutte le carte in regola per dire la sua nel campionato mondiale delle monoposto elettriche che sta acquistando sempre maggiore popolarità”, spiega Hiroto Saikawa, presidente e ceo del costruttore giapponese. Renault ha deciso di abbandonare la Formula E dopo 4 stagioni ed è stata sostituita dall’alleata Nissan. I francesi hanno preferito dedicare le risorse alla Formula 1, mentre ai giapponesi spettano le monoposto elettriche. A livello globale, l’Alleanza Renault-Nissan ha investito ben 5 miliardi di europer lo studio, lo sviluppo e la realizzazione di nuove vetture a zero emissioni, una cifra considerevole che ovviamente si ripercuote positivamente anche sui reparti dedicati al Motorsport. Nel 2018 la Nissan Leaf è stata l’elettrica più venduta a livello globale e ha raggiunto il record di 400mila unità immatricolate dal 2010. I nuovi modelli elettrificati saranno 8 entro il 2022. Per Bmw quello di quest’anno è il primo campionato in Formula E, anche se il costruttore nelle scorse edizioni ha collaborato con il team Andretti Autosport. L’auto è la iFE.18 e come per tutti i partecipanti è costruita dalle aziende Spark e Dallara, ma quella “i” all’inizio del nome richiama senza dubbio le vetture a zero emissioni di Bmw. I risultati della gamma a batterie del 2018 hanno dato riscontro positivo: sono state immatricolate 130mila unità completamente elettriche e 220mila ibride plug-in. Entro la fine del 2021 il costruttore

promette di avere 10 modelli nuovi o aggiornati a emissioni zero. Cinque li conosciamo già: Mini elettrica, Bmw iX3, Bmw i3, i4 e iNext. A occuparsi delle linee delle Bmw i c’è un apposito team di design guidato da Domagoj Dukec, che è anche responsabile di Bmw M. Non è un caso che sia la stessa persona a disegnare sia le auto più ecologiche della Casa dell’elica sia le più sportive. Lo sa bene chi ha già guidato un’elettrica della casa bavarese. Quest’anno Mercedes partecipa alla Fomula E sotto le mentite spoglie dell’Hwa Racelab. Il prossimo anno la Stella sarà invece in bella mostra sulla Silver Arrow 01. Dieter Zetsche, il numero uno del gruppo tedesco fino al prossimo mese quando verrà sostituito da Ola Kallenius, è stato chiaro: “Dalla pista alla strada: le tecnologie che vediamo nei campionati sportivi a cui partecipiamo equipaggeranno le nostre vetture in futuro”. E questo vale sia per la Formula 1 che per la Formula E. Mercedes-Benz è intenzionata a lanciare sul mercato 130 veicoli nuovi elettrificati entro il 2022. Audi è al secondo posto della classifica costruttori del campionato di Formula E grazie al duo Lucas Di Grassi – Daniel Abt che ha raccolto 68 punti nelle ultime tre gare. Il costruttore premium del gruppo Volkswagen ha annunciato alla presentazione dei risultati di bilancio del 2018 di voler mettere in commercio 30 modelli a batteria entro il 2025. Nio e Mahindra Nio partecipa alla Formula E con i piloti Oliver Turvey e Tom Dillmann. Il costruttore cinese ha tre modelli in produzione, i due suv ES 6 e 8 e la sportiva EP9,tutti completamente elettrici. Il marchio non se la passa molto bene: nel 2018 le perdite nette sono state di oltre un miliardo di euro. Mahindra partecipa al campionato delle monoposto elettriche fin dalla sua prima edizione. Tra le vetture più belle del costruttore c’è la Battista, hyper-car elettrica disegnata da Pininfarina: il marchio italiano è entrato a far parte del gruppo indiano nel 2015. 12 Aprile 2019 ·

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SPORT

PAESE

Formula E, Roma città elettrica.

Scatta il piano mobilità. SERGIO BENVENUTI

CARLO CIMINI

■ La Formula E ritorna a Roma. Sabato 13 aprile alle ore 16 al via la settima prova della stagione sul circuito cittadino dell’Eur, a sud della Capitale. Il tracciato prevede 21 curve per una lunghezza totale di 2.860 metri, tra i più lunghi della FE. La partenza è posizionata su via Cristoforo Colombo, mentre il traguardo nella zona dell’Obelisco di Marconi. Il circuito passa attorno al Roma Convention Center e al Palazzo dei Congressi. Il programma L’E-Prix capitolino si sviluppa interamente nella giornata di sabato. Alle 7.30 iniziano la prima sessione delle prove libere del gran premio, alle 10.30 segue la seconda delle stesse prima di iniziare a fare sul serio dalle 11.45 quando si parte con le qualifiche. Questa fase premia i primi sei piloti più veloci che poi si contendono la Super Pole dalle 12.30. Jaguar I-Pace eTrophy In attesa della gara, la Formula E lascia spazio alla Jaguar I-Pace eTrophy, il primo campionato internazionale per auto di serie elettriche al mondo: venti suv modificati della Casa britannica si sfidano a Roma, la quinta tappa di dieci eventi internazionali. In Tv su Mediaset ed Eurosport Come lo scorso anno, l’appuntamento italiano è ripreso in diretta dalle telecamere di Italia 1 e si può vedere in chiaro grazie alla partnership rinnovata tra Formula E e Mediaset. Anche Eurosport trasmette l’evento. 4

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■ Roma si prepara al weekend della Formula E. L’appuntamento con la seconda edizione dell’E-Prix è in programma per sabato 13 aprile alle 16 nel quartiere EUR. L’amministrazione comunale capitolina ha già iniziato i lavori per l’allestimento del circuito cittadino e la circolazione delle zone limitrofe ha subito alcune variazioni. Vediamo cosa cambia rispetto alla normale viabilità. Strade chiuse Dalle 20.30 del 10 aprile alle 5.30 del 15 aprile è chiusa via Cristoforo Colombo, tra via Laurentina e viale dell’Oceano Atlantico. In direzione del Gra, il traffico viene deviato su via Laurentina (con svolta a sinistra, consentita in via eccezionale, da via Cristoforo Colombo) e sul viadotto della Magliana. Vietata la svolta a sinistra da via Laurentina su viale Cristoforo Colombo in direzione viale Marconi e viadotto della Magliana. In direzione del centro, il traffico verrà deviato invece su viale dell’Oceano Atlantico e via Laurentina. Verso Marconi-Ostiense, il consiglio è quello di passare sulla direttrice di via Carlo Levi/via di Decima. Linee bus e metro Con la parziale chiusura della Colombo, sono modificati anche i percorsi delle linee autobus 044, 070, 071, 30, 31, 170, 670, 671, 700, 703, 703L, 705, 706, 707, 709, 714, 762, 763, 764, 767, 771, 779, 780, 789, 791, 130F (nella giornata di domenica 14 aprile), n2, n3, n21, C7 e C8. Per quel che riguarda la Roma Tpl, invece, sono deviate le linee 044, 703L, 763, 764, 767, 771, 789, C8. In particolare, i bus della linea 044 diretti ad Ardeatina percorrono viale America, via della stazione Enrico Fermi dove invertono


la marcia per tornare su viale America e via dell’Arte. Nessuna modifica in direzione America. La 703L, in direzione del capolinea temporaneo di piazzale Sturzo, da viale dell’Arte prosegue su viale Europa e viale Beethoven. In direzione opposta, percorso su viale Beethoven, viale Europa, viale dell’Arte e quindi il consueto itinerario. Le linee 763, 764 e 767 raggiungono piazzale Sturzo passando per viale America e viale Beethoven. Da qui riprendono i percorsi per Castello della Cecchignola e Tintoretto passando di nuovo per le stesse strade. I bus della linea 771 diretti a viale America percorrono via del Pattinaggio, via di Val Fiorita, viale Beethoven, viale America e viale della Stazione Fermi, dove hanno temporaneamente il capolinea. Da qui, in direzione di via del Castello della Magliana, percorrono viale della Stazione Fermi, viale America viale Beethoven e viale Europa. La 789 diretta a Cinecittà da viale America altezza viale della Stazione Fermi svolta su quest’ultima per poi tornare su viale America e quindi viale dell’Arte e il percorso abituale. La C8, infine, diretta a via Baldelli percorre viale dell’Arte fino a piazza Santo Domingo, via delle Tre Fontane, via Laurentina dove inverte la marcia all’altezza dei Frati Trappisti per riprenderla poi nel senso opposto. Direzione cimitero Laurentino, invece, da viale dell’Arte altezza viale Europa prosegue su viale dell’Arte. Le stazioni della metro B sono regolarmente aperte. Sul Gra chiuse le uscite per la via Pontina, direzione Eur da giovedì 11 a sabato 13 aprile sul Gra, nella fascia oraria 6.30/12. In alternativa si possono utilizzare gli svincoli “Laurentina” e “via del Mare/Ostiense”. Green Zone Per le misure di sicurezza, venerdì 12 e sabato 13 aprile è prevista una “green zone” dalla Questura, divisa in 4 aree, alla quale si può accedere solo dopo aver superato i controlli. Queste le strade che la delimiteranno: via della Tecnica, viale Umberto Tupini, viale Romolo Murri, via di Val Fiorita, via del Pattinaggio, via dell’Atletica, rampa di via del Tintoretto, via delle Tre Fontane, via dell’Artigianato, via dell’Arte, via della Musica, via della Scultura, via Rembrandt, via dell’Architettura, largo Bernacca, via del Poggio Laurentino, via dell’Arte, via dell’Aeronautica, via delle Montagne Rocciose, viale Africa, via del Caucaso, viale dell’Umanesimo, piazza Nervi, largo del Ciclismo, via del Ciclismo, via della Tecnica.

SPORT

Le scuderie in corsa per il titolo. FRANCESCO GIANNINI

■ Il quinto campionato mondiale di Formula E entra nel vivo. L’appuntamento romano è il settimo (di tredici) di una stagione combattuta e dalla classifica incerta. Sei piloti racchiusi in soli 10 punti. Tra le 11 scuderie, gli esordienti team tedeschi sono protagonisti a sorpresa, con Bmw e Audi in evidenza. Sorpresa Bmw La classifica provvisoria 2019 è comandata da Antonio Félix Da Costa, già collaudatore Red Bull in Formula 1. Al volante della Bmw del sorprendente team Andretti Motorsport, il talento portoghese ha raccolto 62 punti, dominando la prima prova del mondiale a Dir’yya in Arabia Saudita. Poca collaborazione è arrivata dal suo compagno di squadra, il britannico Alexander Sims, tra i più deludenti, con soli 18 punti conquistati nonostante test pre-stagionali da record. Mahindra stupisce Al secondo posto della graduatoria troviamo il belga Jerome D’Ambrosio (59 punti) del team indiano Mahindra Racing, tra le scuderie che si stanno adattando al meglio ai nuovi regolamenti. Il compagno di squadra Pascal Wehrlein, il più giovane iridato nel campionato turismo tedesco, sta invece deludendo: zero vittorie, nessun podio nel 2019, come gli succede da ormai due anni. Sam Bird sugli scudi Il talento britannico Sam Bird del team Envision Racing (al comando della classifica costruttori) si sta invece confermando tra i protagonisti. I rimpianti della scorsa stagione – quando dilapidò le velleità da titolo sbagliando le ultime due gare – sembrano lontani. Grazie a degli ottimi piazzamenti (una volta terzo, due volte quarto e quinto) insegue la vetta a soli 8 punti dal leader. Più difficile l’adattamento in formula E del compagno di squadra Robin Frijns, discontinuo nei risultati anche in questa stagione: due podii, un buon quinto posto, ma tre ritiri per un totale di 43 punti. All’inseguimento Il francese Eric Vergne, ex Toro Rosso in Formula 1 che ora corre sulla E-Tense FE 2019 di Ds, si candida tra i favoriti per il titolo. Prima dell’ePrix romano in classifica è appaiato a Bird, proprio il rivale che ha sostituito al volante della Ds. Buono il lavoro della seconda guida, il 38enne Andre Lotterer, tre volte vincitore della 24 di LeMans. Il vecchio leone delle gare di durata può vantare una lunga esperienza che lo favorisce soprattutto nella gestione delle gomme. 12 Aprile 2019 ·

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Mortara show Indimenticabile prima stagione in Formula E per lo svizzero naturalizzato italiano Edoardo Mortara, ex campione della F3 Euro Series. Reduce da competizioni su vetture elettriche stradali, il pilota classe 1987 già promesso al team Mercedes per il 2019/2020, è riuscito – a bordo della monoposto del team monegasco Venturi – a vincere il Gp di Hong Kong, risultato a sorpresa che lo ha proiettato nelle zone alte di classifica (- 9 dal leader). Peggio di lui ha fatto - finora - il compagno di scuderia ed ex ferrarista Felipe Massa, capace di raccogliere solo 14 punti. Audi cresce Dopo un inizio di stagione pieno di difficoltà, il team Audi Sport sta crescendo. Il duo Lucas Di Grassi – Daniel Abt ha raccolto 68 punti nelle ultime tre gare portando la squadra al secondo posto nella classifica costruttori. Splendida la vittoria del brasiliano Di Grassi in Messico. Successo che non si è ripetuto a Hong Kong solo “per colpa” del capolavoro di Mortara.

SPORT

La corsa con le nuove batterie. VALERIO ANTONINI

Nelson Piquet Jr. ai saluti Il team Jaguar Racing non trova pace. Il primo campione del mondo di Formula E Nelson Piquet Jr. ha chiuso in anticipo la stagione. Troppo poco il punto conquistato fino a questo momento dal brasiliano, figlio del tre volte iridato di Formula 1 Nelson. A sostituirlo è stato chiamato Alex Lynn, ex collaudatore Williams, che a partire dal Gp di Roma affianca Mitch Evans, anche lui sempre lontano dai primi posti ma almeno affidabile (nessun ritiro). Mercedes scalda i motori Prima stagione interlocutoria per lo “sleeper team” di Mercedes, quest’anno chiamato Hwa Racelab. Il britannico Gary Paffett, fresco vincitore del campionato turismo tedesco, ed il talentuoso Stoffel Vandoorne, reduce dall’esperienza negativa in Formula 1 su McLaren, arrancano con solamente sette punti conquistati in due. Nel frattempo la scuderia anglo-tedesca ha iniziato i primi test su pista della “freccia d’argento elettrica” chiamata appunto Silver Arrow 01, pronta a debuttare per l’inizio della prossima stagione (la numero 6) di Formula E. Nio cerca riscatto, Dragon in fondo Nelle ultime sette gare in programma (cinque in Europa e due a New York) cercano riscatto i piloti Oliver Turvey (4 punti) e Tom Dillmann (0 punti) del team Nio, in crisi di risultati dopo il successo iridato di Nelson Piquet nella stagione 1. Ormai un lontano ricordo. Arranca in fondo alla graduatoria pure Dragon Racing: Josè Lopez ha raccolto soli due punti, Maximilian Guenther nessuno. Nissan ci prova Si stanno comportando meglio le monoposto elettriche di Nissan. Lo svizzero Sebastien Buemì è riuscito a lottare per il podio in Arabia Saudita e Cina. Il circuito stradale di Sanya – città all’estremità meridionale dell’isola di Hainan dove si è disputata l’ultima tappa del mondiale prima dell’appuntamento di Roma – è risultato favorevole al team giapponese. Oliver Rowland ha conteso il successo a Vergne fino all’ultima curva, uscendo sconfitto solo per poco più di un secondo. 6

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■ Sabato 13 aprile alle 16 scatta il semaforo verde della Formula E a Roma. Per il secondo anno consecutivo le monoposto elettriche si sfidano tra le curve cittadine del quartiere Eur. La novità più rilevante della sesta edizione del campionato mondiale di Formula E – partita il 15 dicembre 2018 dall’Arabia Saudita – riguarda l’autonomia delle monoposto. Niente più stop I piloti, infatti, non sono più obbligati a fermarsi ai box per sostituire le vetture con le batterie scariche, ma potranno portare a termine la gara grazie alla capacità energetica di un solo accumulatore – sviluppato da McLaren – da 54 chilowattora, rispetto ai 28 del passato. Anche il nuovo motore elettrico sprigiona una potenza superiore: 250 chilowatt, 70 in più della precedente generazione, con una velocità massima che tocca quota 280 chilometri orari. Operazione riciclo Inoltre, come annunciato qualche mese fa dal direttivo della Formula E, è stata avviata la collaborazione con i belgi della Umicore, azienda specializzata nel recupero dei materiali preziosi presenti nelle batterie al litio e già partner tecnologico della scuderia indiana Mahindra Racing. L’accordo prevede il riciclaggio di 80 accumulatori utilizzati dalle monoposto nelle prime due stagioni del mondiale elettrico (2014/2016) per un totale di 22mila e 760 celle. I materiali preziosi vengono estratti grazie a una speciale tecnica di idrometallurgia che si basa sulla chimica in soluzione acquosa attraverso la quale si ricava il metallo residuo.


Anticipare i tempi Per Alejandro Agag, ceo di Formula E, “le auto elettriche sono il futuro, una manna dal cielo per ripulire l’aria irrespirabile nelle grandi città e combattere i cambiamenti climatici. Ma se non si lavorano le batterie esauste nel modo giusto entro il 2025 si potrebbe creare un problema causato dall’eccessivo accumulo dei materiali inquinanti di cui sono fatte. Meglio anticipare i tempi prima che il riciclaggio diventi un’emergenza”. Standard di settore Agag chiude con un buon auspicio: “Siamo sicuri che tutte le Case automobilistiche, non solo quelle che già lavorano con noi, seguiranno la nostra iniziativa con molta attenzione. Il processo di riciclo delle unità elettriche potrebbe diventare presto uno standard del settore”.

BUSINESS

L’Europa: accelerate sull’elettrico. CARLO CIMINI

ropea a effettuare maggiori investimenti infrastrutturali a sostegno le vendite delle auto elettriche”. Solo il 2% Dati recenti Acea mostrano come lo scorso anno solo il 2% di tutte le automobili nuove immatricolate fossero elettrificate. Al contrario, le vetture a benzina hanno ampliato ulteriormente la propria quota di mercato di quasi 6,5 punti percentuali, pari al 56,7% di tutte le unità vendute nell’Unione europea. Jonnaert aggiunge: “Le vendite di auto diesel hanno continuato il loro declino nel mercato 2018. Perciò tutte le indicazioni ci fanno presagire punte di CO2 ancora in aumento per il secondo anno consecutivo”. Meno emissioni Per soddisfare le proiezioni di emissioni per il 2021 sarà necessario contenere le immatricolazioni di automobili con motori tradizionali. “Tutti i produttori dovranno continuare a investire nell’elettrico”, spiega Jonnaert. “Tuttavia, la realtà disegna un altro scenario: i consumatori sono frenati dal costo di queste auto e dall’insufficiente numero di infrastrutture di ricarica. In tutta l’UE ci sono circa 150mila colonnine pubbliche. Nel 2030 ne serviranno almeno 2,8 milioni, secondo stime della Commissione europea. In sintesi, un aumento di quasi 20 volte entro i prossimi 12 anni.

INNOVAZIONE

Infrastrutture, l’Italia è in ritardo. MARINA FANARA

■ Le auto elettriche in Europa sono ancora troppo poche e l’arretramento delle vendite delle diesel in favore delle auto a benzina – che emettono tra il 10 e il 40% in più di anidride carbonica – ha portato a un aumento delle emissioni. Per questo serve accelerare il processo di elettrificazione. L’appello arriva dalla Acea, (European Automobile Manufacturers’ Association), la associazione dei costruttori e rivenditori del vecchio continente. Secondo i dati pubblicati dall’Agenzia europea dell’ambiente (Aea), nel 2017 i valori medi di CO2 nelle nuove vetture erano 118,5 grammi per chilometro, +0,4% rispetto al 2016. Erik Jonnaert, Segretario Generale di Acea, ha commentato: “Esortiamo i governi degli stati dell’Unione eu-

■ “In Italia ci sono fior di aziende, innovative e all’avanguardia, che stanno investendo nell’elettrico: un settore 12 Aprile 2019 ·

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nel quale siamo in ritardo, ma la strada è lunga e il nostro Paese si rifarà”. È quanto dichiarato da Francesco Starace, amministratore delegato di Enel, nel corso della presentazione di 100 Italian e-mobility stories, studio elaborato con la fondazione Symbola che racconta le esperienze delle realtà italiane impegnate nella mobilità a zero emissioni. Un Paese alla riscossa? Stando ai numeri, nell’ultimo anno in Italia le vendite di nuove auto a batteria sono praticamente raddoppiate passando da 5mila nel 2017 a 10mila nel 2018. E c’è stata una decisa accelerazione anche in materia di infrastrutture: “In totale, sono circa 8.300 i punti di ricarica pubblica dei vari operatori presenti sul territorio nazionale, ancora pochi ma in costante crescita”, ha affermato Starace, “il nostro scopo è fare in modo che la presenza delle colonnine sulle strade diventi una normalità”. 28mila punti di ricarica “Noi siamo in linea”, ha aggiunto Francesco Venturini, responsabile di Enel X, divisione del gruppo Enel per lo sviluppo di prodotti innovativi e soluzioni digitali. “il nostro piano, varato a fine 2017, punta a installare nel Paese più di 28mila punti di ricarica entro il 2022, a fine marzo scorso abbiamo raggiunto quota 5.700 equamente distribuiti in tutta la penisola”. “Un bel traguardo”, sottolinea Venturini, “ma il passaggio all’elettrico in Italia è molto più complesso, anche se la transizione è ormai avviata: non bastano le infrastrutture, serve anche l’impegno della politica e dell’industria”. Elettrico nel mondo A livello globale, comunque, la diffusione dell’elettrico continua rapidamente a crescere: secondo la nota di Enel e Symbola, oggi nel mondo circolano 5,3 milioni veicoli a batteria (oltre tre volte in più rispetto al 2016 quando erano erano 1,5 milioni), di cui 2 milioni in Cina (+150% nel rapporto 2018 su 2017) e un milione negli Usa (+100%). In Europa, in cima alla classifica c’è la Norvegia: 250mila vetture a batteria su una popolazione che non supera i 5 milioni di abitanti. La forza del made in Italy Tornando all’Italia, nonostante i numeri siano ancora molto esigui, “le nostre imprese sono molto più avanti di quanto si pensi”, ha ribadito Ermete Realacci, presidente Symbola, “proprio nella mobilità elettrica si scopre un’Italia molto più forte. Certo siamo indietro e ci troviamo davanti a una sfida da non sottovalutare sul versante ambientale, economico e tecnologico. Dobbiamo attrezzarci, sfruttando le eccellenze del made in Italy e contando sul fatto che nel nostro paese i problemi possono diventare opportunità”. Mille Miglia in versione green A proposito di eccellenze, tra le 100 aziende presenti nello studio è da citare anche il ruolo dell’ACI, in particolare la Mille Miglia, storica competizione tra auto d’epoca organizzata dall’Automobile Club di Brescia che quest’anno a settembre disputerà la Mille Miglia green, prima gara di regolarità con vetture elettriche e ibride (anche prototipi e concept car) tra Brescia e Milano. 8

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E ancora, l’Autodromo ACI di Vallelunga che ospita il primo e-mobility hub di Enel X per lo sviluppo della mobilità elettrica con tanto di test sulle piste della struttura e corsi di guida sicura con veicoli a zero emissioni.

INNOVAZIONE

Il futuro delle auto a batteria. STEFANIA SPAZIANI

■ Che le automobili elettriche siano meno inquinanti delle altre, è cosa nota. Ma la loro diffusione futura dipende anche dalla soluzione di una serie di problemi di diversa natura, come l’approvvigionamento di materie prime fondamentali per realizzare accumulatori in grado di soddisfare le richieste del pubbllico. Le batterie richiedono l’utilizzo di minerali non facili da reperire, come il cobalto. Crescita continua Secondo un recente studio della Commissione Europea, la domanda mondiale di cobalto avrà un tasso di crescita compreso tra il 7% e il 13% nel periodo tra il 2017 e il 2030. Il consumo medio salirà a circa 220mila tonnellate nel 2025 e a 390mila nel 2030. Nella sola Unione europea, la richiesta si attesterà intorno alle 53.500 tonnellate nel 2025 e alle 108mila nel 2030. Congo primo produttore Oggi la domanda è ancora relativamente bassa, facilmente soddisfatta dai Paesi produttori, il più importante dei quali è la Repubblica del Congo. Ma gli studi prevedono che già nel 2020 si dovrà affrontare un deficit di approvvigionamento per almeno 8mila tonnellate che potrebbero diventare 64mila dieci anni dopo.


Risposte possibili La ricerca volta a trovare nuove soluzioni è quindi la chiave è come sempre la ricerca. A questo proposito nel convegno “Fare Impresa in Italia”, recentemente organizzato dalla Università Lumsa a Roma è stato presentato un progetto innovativo della start up italiana Green Energy Storage. Si tratta di un sistema – studiato insieme alla Università di Tor Vergata – che permette di costruire batterie sicure, scalabili, flessibili, a basso costo e a ridotto impatto ambientale, senza l’uso di materiali costosi e rari come il platino. La chiave è il “chinone” I nuovi accumulatori a flussi semi-organiche, che saranno commercializzate entro la fine di quest’anno, si basano su una molecola organica, il chinone, estraibile sia da elementi vegetali che da scarti dell’industria petrolifera. Al momento questi prodotti non sono applicabili alle auto elettriche, ma utilizzabili esclusivamente per usi industriali. Inevitabile pensare, però, a un’applicazione futura anche nel settore automotive.

INNOVAZIONE

Full hybrid o plug-in hybrid, quale scegliere? FABIO ORECCHINI*

Un motore elettrico per due Queste tecnologie introducono entrambe a bordo un motore elettrico, accanto a quello a combustione interna solitamente a benzina, di potenza tale da poter muovere da fermo il veicolo in modalità emissioni zero allo scarico, cioè senza che il motore termico si accenda. Nel caso di modelli full-hybrid non c’è bisogno di ricaricare le batterie dell’auto dall’esterno e l’autonomia in sola modalità elettrica è limitata, mentre nei plug-in hybrid ci sono batterie ricaricabili anche dalla presa elettrica o dalla colonnina e l’autonomia di marcia continuativa in modalità zero emissioni è molto più estesa. Gli obiettivi L’auto full-hybrid è finalizzata a utilizzare al meglio l’energia contenuta nel serbatoio e ad abbassare le emissioni allo scarico, senza variare in alcun modo le abitudini di utilizzo da parte degli automobilisti. Non ha bisogno di infrastrutture di ricarica e di cavi o prese esterne per ricaricare le batterie. L’auto plug-in hybrid ha le stesse caratteristiche di una full-hybrid quando funziona come ibrida, ma può essere utilizzata quotidianamente come un’auto esclusivamente elettrica. Se si percorrono 30-40 chilometri al giorno e si ricarica la batteria di notte o al lavoro, l’auto va sempre ad elettricità. Ma come funzionano esattamente, quali sono le differenze e quale conviene scegliere se si vuole passare all’ibrido? In questo video la spiegazione, i pro e i contro e le indicazioni per la scelta. * Professore ordinario di Sistemi Energetici e direttore del CARe – Centro di Ricerca sull’auto e la sua evoluzione – Università degli Studi Guglielmo Marconi di Roma. Giornalista è protagonista del progetto www.fabioorecchini.it – Obiettivo Zero Emissioni.

PAESE

Ecobonus: più di 5 milioni di euro in 48 ore. MARINA FANARA

■ Aumentano i modelli di auto ibride sul mercato e sempre più marchi offrono tecnologie Full-Hybrid e Plug-in Hybrid. Cresce quindi la voglia di capire come funzionino i due sistemi e quale convenga scegliere se si vuole entrare nell’era dell’auto a elevato grado di elettrificazione.

■ A partire dalle ore 12 di lunedì 8 aprile, è stata attivata la piattaforma on line per la richiesta degli incentivi per l’acquisto di auto a basse o nulle emissioni. A meno di 48 ore di distanza il valore delle domande inoltrate dai concessionari sul sito del ministero dello Sviluppo economico (Mise) ha già superato i 5 milioni di euro. 12 Aprile 2019 ·

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AUTO E MOTO

Audi TT, una batteria la salverà. SAMUELE MARIA TREMIGLIOZZI Incentivi dal 1° marzo Ricordiamo che solo i concessionari che si sono registrati al sito a partire dallo scorso 1° marzo (data in cui è entrato in vigore il provvedimento stabilito dalla Legge di Bilancio 2019) potranno inserire l’ordine e prenotare l’incentivo che, ribadisce il governo, è valido per gli acquisti di auto e moto a ridotte emissioni di CO2 effettuati, appunto, dallo scorso 1° marzo. Il Mise precisa che dal momento della prenotazione, i rivenditori avranno fino a 180 giorni di tempo per la consegna del veicolo mentre “per assicurare procedure di prenotazione corrette e trasparenti è stato attivato un contatore di risorse per mostrare in tempo reale i fondi ancora disponibili”. 20 milioni di euro per iniziare Risorse che, in questa prima fase (valida per 120 giorni) “anche per valutare l’andamento dell’incentivo”, si legge nella nota ministeriale, ammontano a 20 milioni di euro. Si tratta di un terzo dei 60 milioni stanziati per quest’anno per l’acquisto, con o senza rottamazione, di auto nuove (classificate M1), anche in leasing, con emissioni di CO2 inferiori a 70 grammi a chilometro e prezzo di listino, Iva esclusa, non superiore ai 50mila euro. Risorse e contributi In dettaglio, sono previsti 6mila euro di sconto (4mila senza rottamazione) per un’automobile sotto ai 20 grammi/ chilometro di CO2 (elettrica o idrogeno per intenderci) e 2.500 euro (si scende a 1.500 se non c’è radiazione) per un modello che emette da 20 a 70 grammi/chilometro di anidride carbonica. I restanti 40 milioni di euro previsti per quest’anno saranno disponibili “con successive aperture dello sportello, che avverranno tramite specifici avvisi del ministero Sviluppo economico”. Ricordiamo che le risorse stanziate per il 2020 e 2021 ammontano a 70 milioni di euro per ciascuna annualità, sempre relativamente all’acquisto di automobili ecologiche. Due ruote: obbligo rottamazione Per quanto riguarda scooter e moto (rispettivamente categoria L1 ed L3), il governo ha stanziato 10 milioni di euro per il 2019 (per il prossimo biennio i fondi sono condizionati alla disponibilità di risorse e quindi non sono stati specificati). In questa caso gli incentivi sono concessi esclusivamente per moto o motorini ibridi o elettrici, di nuova immatricolazione e potenza uguale o inferiore a 11 chilowatt. È obbligatoria la contestuale rottamazione di una vecchia due ruote di proprietà Euro 0, 1 o 2. 10

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■ Audi prevede un futuro a batterie per la TT. E il processo di elettrificazione del marchio potrebbe aiutare la sopravvivenza dei modelli “a due porte” in gamma, R8 inclusa. È quanto dichiarato alla testata britannica Auto Express da Hans-Joachim Rothenpieler, responsabile sviluppo tecnico della Casa dei quattro anelli, dal 1986 al servizio del gruppo Volkswagen. La TT – lanciata nella 1998 – interpreta da più di vent’anni l’anima sportiva del brand, elemento a cui il costruttore di Ingolstadt non vuole rinunciare. Intanto il lancio dell’Audi e-tron GT – coupé a emissioni zero – è atteso per la fine del 2019. Problemi tecnici Il destino della TT è oggetto di dibattito tra i vertici della Casa tedesca. Rothenpieler sembra avere le idee chiare: “Cerco di convincere i miei colleghi a mantenere la produzione della TT. È parte integrante del nostro Dna e sono sicuro che il marchio ne avrà bisogno anche in futuro”. Il manager tedesco non nasconde, però, i limiti tecnici alla realizzazione di una TT elettrificata: “Il pacco batterie ha uno spessore di almeno 12 o 13 centimetri e andrebbe disposto al centro del pianale della vettura. Così facendo si renderebbe più alta la seduta. Una soluzione, per modelli come la TT, potrebbe essere quella di distribuire gli accumulatori e posizionarli non solo al centro, ma nella sezione anteriore o posteriore dell’auto. Non siamo ancora sicuri della reale fattibilità del progetto”. Numeri alla mano Le dichiarazioni di Rothenpieler potrebbero essere una risposta al declino dell’intero segmento a cui la TT appartiene. I numeri sembrerebbero dar ragione a chi nel board di Audi


non vede un futuro per la sportiva tedesca: secondo i dati di Jato Dynamics, nel 2018 il mercato europeo dei modelli “a due porte” – rappresentato prevalentemente dalla proposte premium tedesche – è sceso sotto la soglia delle 40mila unità. Un calo inesorabile iniziato poco prima della crisi, quando nel vecchio Continente di sportive simili se ne immatricolavano più di 85mila. Oggi si preferiscono i suv coupé. Ad assottigliarsi anche la quota di mercato dell TT, leggermente in ripresa con il lancio della nuova generazione nel 2014. A Ingolstadt sono consapevoli: nel 2018 la produzione della TT (in tutte le sue versioni) è quasi dimezzata , passando a 12.118 esemplari contro gli oltre 22mila dell’anno precedente. Intanto nella vicina Stoccarda, a casa Mercedes, cala ufficialmente il sipario sulla Slc, erede meno fortunata della Slk. Quelli di Bmw, però, la pensano diversamente e lanciano la nuova Z4, che condivide anima e corpo con la Toyota Supra. Che farà Audi? Una batteria salverà la TT?

AUTO E MOTO

Volkswagen, una Golf da 400 cavalli.

trici. Con sistema di bloccaggio dei differenziali e un’elettronica in grado di favorire diversi tipi di risposta della trazione. Da 0 a 100 in meno di 4 secondi Sotto al cofano la Golf R Plus potrebbe invece montare un propulsore a benzina di 2.0 litri da circa 400 cavalli, in grado di far scattare la vettura da 0 a 100 in meno di 4 secondi per poi raggiungere e una velocità massima di circa 280 chilometri orari.

AUTO E MOTO

Bugatti, presto un nuovo modello. PAOLO ODINZOV

LUCA GAIETTA

■ Bugatti è pronta a sviluppare un secondo modello. A confermarlo è stato il numero uno della Casa di Molsheim, Stephen Winkelmann, che in un’intervista al magazine Autocar ha rivelato anche come l’elettrificazione sia fondamentale nella crescita del marchio. Winkelmann prevede infatti che la tecnologia delle batterie migliorerà nei prossimi anni e potrà essere applicata sulle vetture Bugatti senza snaturare l’essenza tradizionale di quest’ultime. ■ Secondo il magazine inglese Autocar, Volkswagen starebbe pensando a sviluppare una versione R Plus della nuova Golf da posizionare nel mercato nel segmento delle berline supersportive. Nicchia di mercato dove trovano consensi modelli come la Mercedes A45 Amg e l’Audi RS3 che contribuiscono molto anche ad esaltare l’immagine di marca. Trazione integrale L’ipotetica Golf da pista, realizzata parallelamente alla versione standard della nuova Golf R, presso la sede di ricerca e sviluppo del costruttore a Braunschweig in Germania, dovrebbe impiegare una architettura meccanica a 4 ruote mo-

Suv o berlina Il nuovo modello, la cui presentazione dovrebbe avvenire entro il 2022, si andrà a posizionare per listino e contenuti sotto la Chiron che rimarrà ancora in produzione per cinque anni. Non è dato sapere se si tratterà di una berlina, come indicherebbero alcune recenti indiscrezioni, oppure di un suv. Il fatto che proprio Winkelmann durante il suo passato il Lamborghini abbia fortemente sostenuto lo sviluppo della Urus, fa però supporre che potrebbe trattarsi proprio di una vettura a ruote alte, pronta a rivaleggiare in primis proprio con il suv di Sant’Agata. Staremo a vedere. 12 Aprile 2019 ·

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BUSINESS

CO2, Fca acquista crediti da Tesla. EDOARDO NASTRI

in produzione dalla fine del 2020, il debutto della nuova Fiat 500 elettrica. L’elettrificazione verrà allargata poi ad altri modelli, anche se il nuovo ceo Mike Manley ha cancellato la data di uscita dal diesel del gruppo nel 2021, come aveva stabilito Sergio Marchionne prima della sua improvvisa scomparsa.

AUTO E MOTO

Renault, debutto cinese per City K-ZE. VALERIO ANTONINI

■ Fiat Chrysler acquista crediti da Tesla per rispettare i limiti delle emissioni di CO2 in vigore dal prossimo anno in Europa. L’accordo, che il Financial Times monetizza in “centinaia di milioni di dollari”, prevede che il gruppo italo americano compri da Tesla – produttore di auto esclusivamente a zero emissioni – una determinata quantità di crediti che andranno ad abbassare le emissioni dei veicoli di Fca. Un modo lecito per evitare pesanti multe che tuttavia evidenzia il ritardo del gruppo nel processo di elettrificazione. La notizia, anticipata dal quotidiano inglese, è stata pubblicata sul sito della Commissione europea. L’accordo Il patto è previsto da un regolamento che permette ai costruttori di acquistare bonus da altre case automobilistiche per compensare le proprie emissioni. Un tempo gli accordi venivano fatti tra vari marchi di un singolo gruppo industriale, ma ora il mercato è aperto. A partire dal 2020 in Europa la media delle emissioni che la gamma di un costruttore non può sforare è di 95 grammi di CO2 per chilometro. In attesa delle elettriche Il nuovo piano industriale Contestualmente, il gruppo Fca cerca di mettersi al passo. Il nuovo piano industriale prevede l’introduzione del sistema ibrido plug-in sulla Jeep Renegade e Compass dal 2020, il suv Alfa Romeo Tonale sempre ibrido plug-in 12

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■ Première mondiale per il nuovo Renault City K-ZE, una delle grandi novità del salone di Shanghai 2019 (16/25 aprile). È il sesto modello a batteria del costruttore, il primo suv elettrico del marchio realizzato – almeno inizialmente – per il mercato cinese (arriverà in Europa nel 2021). Si tratta di un crossover compatto dalle linee sportive adatto a un uso prettamente urbano. Dovrebbe avere un’autonomia di 250 chilometri e ricaricarsi come un cellulare alla normale presa di corrente. Stando a indiscrezioni, il prezzo di vendita in Cina sarà davvero competitivo: meno di 70mila yuan, pari a circa 10mila euro. L’elettrificazione continua Già svelato come concept nel 2018 alla vigilia del Motor show di Parigi, il nuovo City K-ZE viene presentato ufficialmente in Cina da Thierry Bollorè, numero uno del gruppo Renault: “Sull’elettrico la sfida si preannuncia molto dura, e per mantenere alta la competitività bisognerà offrire almeno una novità all’anno.


La K-ZE è la prima di una lunga lista”. Il programma di elettrificazione della Casa francese prevede anche delle versioni ibride e ibride plug-in di alcuni tra i più venduti dei suoi modelli: Clio, Captur e Mégane, in arrivo a partire dal 2020.

AUTO E MOTO

Infiniti, un’ammiraglia per la Cina.

BUSINESS

La Brexit ferma l’auto. COLIN FRISELL

PAOLO ODINZOV

■ LONDRA – L’industria dell’auto inglese è ferma. Da lunedi mattina 8 aprile gli impianti di Jaguar Land Rover sono chiusi per tutta la settimana. Motivazione ufficiale: prepararsi alle conseguenze della Brexit, l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea prevista prima per il 29 marzo, poi rinviata fino al 12 aprile e ora al 31 ottobre 2019.

■ Infiniti presenta al Salone di Shanghai (16/25 aprile) la QS Inspiration: concept che prefigura una berlina sportiva elettrificata del marchio di lusso Nissan, ispirata nel design ai precedenti prototipi Q e QX svelati alle edizioni 2018 e 2019 del Salone di Detroit. Design per le elettriche Anticipata da un teaser che mostra la parte posteriore, la QS Inspiration si distingue per le forme marcate e aerodinamiche della carrozzeria. Oltre che per alcune dotazioni, come i sottili gruppi ottici, destinate a essere proposte su tutti i futuri modelli a batterie della Casa giapponese. Finiture artigianali Stando alle poche indicazioni fornite per adesso dal costruttore, la QS Inspiration ha un abitacolo realizzato impiegando finiture artigianali che prevede una netta divisione tra il posto guida e la zona riservata ai passeggeri. Caratteristica, quest’ultima, molto apprezzata nei mercati asiatici. La possibile derivazione in serie della vettura, prevista nel 2021, non arriverà infatti in Europa. Vista la decisione di Infiniti di abbandonare dal 2020 il Vecchio Continente proprio per concentrare le vendite in Asia e Usa.

Tutto fermo Stessa sorte per le fabbriche della Mini (gruppo Bmw) e della Rolls Royce che non hanno aperto i cancelli questa settimana, così come quelle della Vauxhall, gruppo Psa, che hanno anticipato ad aprile la chiusura estiva. Honda aveva annunciato un provvedimento simile, parlando di “sei giorni senza produzione” ma non ha poi comunicato quando le catene di montaggio si bloccheranno. Dalle fabbriche interessate dallo stop sono uscite nell’anno passato 750mila dell’1,52 milioni di vetture prodotte nel Paese. Chiusi anche gli impianti che si occupano di motori: quello di Jaguar Land Rover a Wolverhampton e di Hams Hall per Mini. Honda intende fermare il proprio per sei giorni, verosimilmente gli stessi in cui non usciranno le auto dalla catena di montaggio. Scenario difficile In caso di Brexit senza accordo – cioè la situazione attuale – l’industria automobilistica inglese potrebbe andare incontro a diversi problemi come ritardi nelle consegne, maggiori difficoltà burocratiche e inevitabilmente una crescita delle tariffe del 10%. Honda ha già annunciato che intende spostare la produzione in Giappone e chiudere la fabbrica di Swindon che impiega 3.500 operai. Anche Nissan ha comunicato che l’X-Trail non verrà realizzato, come previsto inizialmente, negli impianti di Sunderland. Nel Regno Unito il settore automotive dà lavoro a circa 850mila persone. 12 Aprile 2019 ·

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BUSINESS

Geely compra l’Europa. EDOARDO NASTRI

■ Li Shufu, il numero uno del colosso industriale cinese Geely, non esce quasi mai dai confini della Repubblica popolare per recarsi in Europa. Nonostante questo dettaglio sulla sua vita privata, il miliardario cinese sembra apprezzare molto le aziende automobilistiche del Vecchio continente: dal 2010 il suo gruppo è in continua espansione, ha comprato 7 marchi, e con l’ultima operazione ha rilevato il 50% di Smart da Daimler (di cui detiene il 9,7% delle azioni da febbraio 2018). Geely Holding Group è un conglomerato di aziende con sede a Hangzhou, nel sud est della Cina. Li Shufu l’ha fondata nel 1986, ma è attivo nel settore auto solo dal 1997. Geely Automobile produce modelli specifici per la Repubblica popolare e la società è quotata alla Borsa di Hong Kong. Nella classifica dei costruttori cinesi, Geely si posiziona per numero di unità vendute – più di 1,2 milioni all’anno – al quarto posto. In Svezia Dal 2010 Li Shufu ha optato per una forte politica espansionista al di fuori dei confini nazionali. Per 1,8 miliardi di dollari compra da Ford il marchio Volvo, investe capitale per risanarlo con una politica intelligente che non ha fatto perdere l’identità svedese al brand. Il quartier generale è rimasto a Göteborg, dov’è sempre stato, e il team di management non ha subito “infiltrazioni”. Risultato? Volvo non è mai stata così sana, le auto hanno subito una vera trasformazione stilistica senza perdere l’anima svedese e ora si punta all’elettrificazione anche grazie a un nuovo brand dedicato che si chiama Polestar. Le piattaforme Volvo vengono utilizzate anche dal brand del gruppo Lynk&Co che ha già presentato il suv full-size 01, la compatta 02 e la berlina 03. In Gran Bretagna Nel maggio 2017 Shufu acquista il 49,9% della malese Proton, aggiudicandosi così anche il 51% di Lotus. Per far rinascere il 14

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marchio britannico i cinesi hanno investito circa 2 miliardi di dollari, a cui se ne aggiungono altri 1,3 per realizzare una nuova fabbrica nella città di Wuhan. Entro il 2022 saranno costruite tre nuove Lotus di cui una sarà un suv. I primi risultati positivi si vedono già: nel 2018 il costruttore di sportive inglesi ha immatricolato 1.630 unità, il miglior risultato degli ultimi sette anni. La passione di Li Shufu per gli inglesi non si ferma a Lotus, perché attraverso la divisione Geely Commercial Vehicle, l’imprenditore controlla dal 2013 la società di taxi londinese London EV Company (la vecchia London Taxi Company). L’obiettivo è quello di vendere alle principali città europee i suoi black cab elettrificati, producendo 10mila veicoli entro il prossimo anno e raddoppiando i numeri entro il 2022. Auto volanti e banche Le attività del gruppo guardano anche al futuro. Nel novembre 2017 è stato annunciato l’acquisto di Terrafugia, la società americana che sviluppa veicoli in grado di volare e andare su strada. La società sta realizzando un veicolo chiamato Transition che verrà prodotto quest’anno. Li Shufu non si accontenta dello sviluppo di veicoli, siano essi per la strada o per il cielo. Nell’ottobre del 2017 acquisisce il controllo di Saxo Bank, un istituto di credito danese specializzato nei servizi di trading online e brokeraggio. In Italia Non sappiamo se il miliardario cinese ami particolarmente l’Italia. Quello che è certo è che nel maggio 2017 era a Torino seduto a un tavolo con John Elkann: 27 miliardi di dollari l’offerta per l’intero gruppo Fca, poi svanita in un nulla di fatto. Visti i risultati ottenuti con Volvo e in attesa di quelli di Smart, Lotus e LEVC, è stata un’occasione persa per Fca? Non si può certo predire il futuro, ma le domande sono sempre lecite.


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LIFESTYLE

Il “motoribelle” Marlon Brando. GIUSEPPE CESARO

■ “Hey, Johnny, contro cosa vi ribellate?”, chiede la ragazza che balla. “Contro di voi”, risponde il motociclista, continuando a battere il tempo con le mani sul juke-box. È forse la battuta chiave de “Il selvaggio”, il film che consacrerà Marlon Brando (Omaha, Nebraska, 3 aprile 1924: 95 anni fa mercoledì scorso) uno dei più grandi attori di tutti i tempi. Il più grande, forse. Non solo per lo stile recitativo indiscutibilmente unico, quanto per lo straordinario impatto sulla società americana e, soprattutto, sull’intera generazionegiovane del secondo dopoguerra. Occhi, voce, silenzi, gesti e movenze disegnano la sagoma di un lampo che squarcia il cielo dell’America conformista degli anni ’50. Categorie, morale, linguaggio, comportamenti non saranno più gli stessi. Nel bene e nel male. Due Oscar 16

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(’55 e ’73) dicono poco o nulla di lui. Molto di più, dicono le sue interpretazioni. Leggendarie. “Don Vito Corleone” (“Il Padrino”: Francis Ford Coppola, 1972), “Paul” (“Ultimo Tango a Parigi”: Bernardo Bertolucci, ’72) o il colonnello “Walter E. Kurtz” (“Apocalypse Now”: Coppola, ’79). Ruoli talmente alti da far sparire persino le imbarazzanti cadute dell’ultima parte della carriera. Desiderio selvaggio Le prime avvisaglie della nuova era, erano arrivate a bordo di “Un tram che si chiama Desiderio”, tratto dal dramma omonimo di Tennessee Williams e diretto da Elia Kazan nel 1951. Sarà, però, l’uno-due “Il selvaggio” (László Benedek, 1953) – “Fronte del porto” (ancora Kazan, 1954: primo


Oscar a Brando, migliore attore protagonista, il secondo arriverà per “Il Padrino”) a mandare tutti al tappeto, segnando, definitivamente, il passaggio dal vecchio mondo al nuovo. Per una scossa altrettanto forte, l’America dovrà aspettare ancora due anni: 6 settembre 1956, quando Elvis Presley apparirà, per la prima volta, all’Ed Sullivan Show, sconvolgendo tutto e tutti. “Elvis che canta non è sexy – sentenzierà un critico – è pornografico”. La ‘Beatlesmania’, invece, non raggiungerà gli Usa prima del febbraio 1964. Ma non sarà certo per caso se l’iconica immagine del selvaggio Brando finirà nella sorprendente galleria di personaggi che affolla la psichedelica copertina di quello che è considerato il più grande album rock della storia: “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” (1967). “Whaddya got?” “Il selvaggio” definisce gli standard “etici” ed estetici dei “motoribelli”: sguardo disincantato e sprezzante, cappello “a palloncino” con visiera, “chiodo” di pelle nera, bue jeans con risvolto, stivali fibbiati e, naturalmente, due ruote di fuoco. Sulla schiena – va da sé – logo e nome della band. Nel caso dei biker al seguito di Brando: un teschio con due pistoni incrociati a mo’ di ossa e la sigla B.R.M.C.: “Black Rebel Motorcycle Club”, l’equivalente di “Club Motociclistico del Ribelle Nero”. Nella versione originale del film, però, la risposta del motociclista alla ragazza che balla suona decisamente più aggressiva. Nello slang americano di quegli anni, infatti, quel “Whaddya got?” può significare mille cose: “Secondo te?”, “Perché? A te sta bene così?”, “Che suggerisci?”, “Tu che sai fare?”, fino a un definitivo: “Qualsiasi cosa ti venga in mente, ragazzina, noi ci ribelliamo anche a quella!”. Il clima di tensione generale che pervade la pellicola (ispirata a una mega-rissa scoppiata a Hollister – cittadina californiana – il 4 luglio del ’47, in seguito a un turbolento raid di migliaia di biker) fa capire che quella risposta esprime, soprattutto, disagio. Il disagio profondo di un’intera generazione che rifiuta in blocco i valori del mondo che li ha preceduti e cerca di “ingabbiarla”. Una generazione che rivendica il diritto di dire la sua e decide di salpare, in sella alle due ruote – simbolo perfetto di trasgressione ma, soprattutto, di libertà – alla volta di un luogo e un tempo finalmente degni di questo nome. “Avevamo cominciato – ricorderà Brando – con l’idea di fare qualcosa di utile, di spiegare la psicologia degli ‘hipster’ (giovani ‘anticonformisti’, detti anche ‘beatnik’ e, più tardi, ‘hippie’, ndr.). A un certo punto, però, siamo finiti fuori strada. Il risultato è stato che, invece di capire perché i giovani tendono a raggrupparsi in gruppi alla ricerca di un’identità e della possibilità di esprimersi, tutto quello che abbiamo fatto è stato mostrare la violenza”.

prese lezioni proprio per preparasi a interpretare al meglio il suo ruolo e che, nelle scene più movimentate, venne sostituito da una controfigura. Trionfo Triumph All’inizio, Bill Johnson – importatore ufficiale in America, sin dal ’44, delle moto di Hinckley (nel 2005 verrà inserito nella “Motorcycle Hall of Fame”) – impegnato a promuovere il motociclismo come attività sana e rispettabile, non vedeva affatto di buon occhio l’idea di associare le sue amate inglesi a orde di giovani scapestrati, refrattari a ogni regola e violenti. Il volume “Triumph Motorcycles in America”, riporta, infatti, il testo di una lettera che gli importatori Triumph inviarono ai produttori, opponendosi all’uso delle loro moto in un film basato su scorribande e scontri tra gruppi di motociclisti tutt’altro che raccomandabili. Presto, però – per sua fortuna – cambiò idea, complice, evidentemente, lo straordinario successo del film, il primo nel quale il marchio delle moto non viene coperto e, anzi, fa bella mostra di sé in molte inquadrature e foto promozionali, sia sul set che fuori. Star del cinema e della tv come Robert Taylor o Rita Hayworth si fanno ritrarre accanto a una Triumph; personaggi come Lee Marvin (che, ne “Il selvaggio”, interpreta Chino – il rivale di Brando – e, nella vita, possedeva una Triumph 200cc Tiger Cub) o Keenan Wynn, corrono su Triumph in gare amatoriali. Un giovanissimo Steve McQueen acquisterà da Johnson una delle sue prime due ruote, e sarà lo stesso Johnson a presentarlo a Bud Ekins, eccellente corridore e stunt tra i più importanti di Hollywood, che diventerà grande amico di McQueen e che l’attore sceglierà personalmente come controfigura per il celeberrimo salto de “La grande fuga” (1963). Moto salvavita Secondo Brando, uno degli aspetti positivi de “Il selvaggio” era stato capire le ragioni della sua indole violenta e della rabbia nei confronti di suo padre. “Prima de ‘Il selvaggio’ – dichiarò – pensavo di ucciderlo. Dopo ‘Il selvaggio’, decisi che non era necessario ucciderlo: bastava che gli cavassi gli occhi”. Che dire? Proviamo a vederla così: una buona moto, salva la vita.

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Supplemento settimanale a l’Automobile Pubblicazione online - Reg. Tribunale di Roma n. 24/2016 del 09/03/16 Iscrizione R.O.C. n. 14674 - ISSN 2499-670X Direttore Responsabile Alessandro Marchetti Tricamo Redazione via Solferino, 32 - 00185 Roma tel. 06.45406719 • fax 06.49982874-2829

Triumph Thunderbird 6T 1950 Johnny Strabler – il personaggio interpretato da Brando – ha scelto: il suo destriero si chiama Triumph. Una Thunderbird 6T del 1950: 4 cilindri, 650cc, 34 cavalli, 4 marce, 180kg. di peso, altezza della sella 76,2cm, freni a tamburo, 18.2 litri di capacità del serbatoio, in grado di raggiungere la ragguardevole velocità massima di 148 chilometri all’ora. Pare che la 6T fosse di proprietà dello stesso Brando. Alcune fonti parlano dell’attore come di un biker appassionato, secondo altre, invece, si tratterebbe di un neofita che

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AUTO TEST

Potenza elettrica. 18

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...dal nostro mensile

Alberto Novelli.

PUBBLICATO SUL NUMERO 28 - APRILE 2019

LA PROVA DE L’AUTOMOBILE

Come va la I-Pace, la prima auto a batteria del marchio inglese. Ha linea da crossover, tanto spazio all’interno, un’alimentazione da 90 kWh e 400 cavalli che in accelerazione schiacciano al sedile.

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■ Chi avrebbe mai pensato di entrare nell’era dell’auto elettrica al volante di una Jaguar, marchio simbolo di sportività? La Tesla di Elon Musk è arrivata per prima nel settore del lusso, il marchio inglese in Europa ci ha fornito per primo il suo biglietto di sola andata con la I-Pace a batteria. Posto in classe affari, tant’è che l’auto dalle forme di crossover, come si usa di questi tempi per essere davvero alla moda, al Salone di Ginevra si è portata a casa il trofeo di Auto dell’Anno, lasciando a bocca aperta

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vincitori (potenziali) e vinti. La Jaguar I-Pace ha una linea originale per 4,68 metri di lunghezza. Cofano corto, cabina avanzata, architettura interna che beneficia della mancanza del motore termico e dei suoi componenti lasciando così molto spazio ai passeggeri. Il pacco batteria da ben 90 chilowattora è sotto il pianale, il pavimento piatto e l’assenza del tunnel fanno il resto: ci sono molti centimetri a disposizione sopra la testa e per le gambe di un eventuale terzo passeggero posteriore. Non male

la capacità dichiarata del bagagliaio, che va dai 656 ai 1.453 litri secondo la configurazione, cui vanno aggiunti 27 litri – buoni per una sacca – nel piccolo vano sotto il cofano anteriore, dove in altri tempi avrebbe trovato posto il motore termico. La Jaguar I-Pace ha potenza da supercar. I due motori elettrici, sistemati sull’asse anteriore e posteriore e pronti a fornire alla vettura la trazione integrale, hanno una potenza complessiva pari a 400 cavalli, con una coppia da ben 696 Newtonmetri. Dimenticate i


Un lunotto molto piccolo Meglio guidarla a velocità di codice, perché è così che si gode del silenzio della propulsione elettrica, del piacere di guardarsi intorno e di essere

guardati, della certezza di essere al volante di un’auto ancora rara nel suo genere. Ma senza distrarsi: se davanti e lateralmente la visibilità è accettabile, dietro è veramente ridotta per la presenza di un lunotto piccolo e molto inclinato. Va meglio lontano dal traffico urbano, ed è proprio qui fuori città che si notano subito due caratteristiche da valutare nel prossimo test al centro di Guida Sicura ACI-Sara di Vallelunga, dove stiamo portando la I-Pace: lo sterzo preciso, dalla risposta sorprendentemente sportiva,

e il peso notevole della vettura, oltre 2.200 chili a vuoto (nonostante la scocca in alluminio) che si sentono se si comincia un po’ a “tirare”. Siamo saliti a bordo della I-Pace dopo avere aperto lo sportello con la maniglia che fuoriesce dalla carrozzeria appena facciamo click sul telecomando. Sistema che fa sempre scena. Davanti a chi guida, c’è un cruscotto digitale per le informazioni primarie e sulla plancia ben due grandi schermi a sfioramento dove, abituandosi a gestire i tanti comandi,

Alberto Novelli.

numeri, piuttosto bisogna fare l’abitudine con la sensazione che dà l’accelerazione di un’auto elettrica: strepitosa rispetto ai termici, da togliere il fiato sulla I-Pace se si affonda il piede sul pedale. Zero emissioni, mille emozioni, ma da fare soltanto in pista.

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Alberto Novelli.

si possono controllare tutte le funzioni di bordo, dalla navigazione alla climatizzazione sullo schermo più in basso. Se non bastasse, c’è anche l’head up display sul parabrezza. Il cuore della I-Pace non si vede ma è sotto di noi. Il pacco batterie, composto da 36 moduli e 432 celle agli ioni di litio (da solo pesa 650 chili), permette con una sola carica una autonomia ciclo Wltp di 470 chilometri, tanti e tranquillizzanti per non farsi prendere dall’ansia di non sapere dove fermarsi a fare il pieno di elettroni. Il tempo di ricarica resta il punto debole di ogni auto elettrica: I-Pace può farlo anche da una presa di casa e ci vuole una vita, dalle 39 ore per una potenza di 2,3 kW alle 24 ore per una potenza da 3,7 kW; 12 ore da una wall box pubblica da 7,4 kW, per finire con 90 minuti per l’80% del “pieno” da una stazione rapida più potente. A Vallelunga, alle porte di Roma, arriviamo ovviamente senza problemi di autonomia. La Jaguar I-Pace comincia con la prova di frenata. Nonostante il suo peso, sulla resina scivolosa ottiene buoni risultati (come da scheda in fondo), soprattutto nel test da 70 km/h con lo scarto laterale: l’auto si ferma presto, è stabile e mantiene una buona direzionalità per gestire anche le frenate più difficili. I nostri collaudatori sono rima-

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sti invece un po’ delusi nella frenata da 80 km/h su asfalto, sia perché 32 metri non sono pochi, sia per “un beccheggio accentuato – annotano a dispetto del baricentro basso e del passo lungo”. In compenso, la frenata è facilmente modulabile ed è buono il feeling che trasmette il pedale del freno dalla corsa lunga e pastosa, che “all’atto pratico reputiamo idoneo alla maggior parte dei conducenti”. Un rollio non eccessivo Nella successiva prova in curva, la I-Pace si dimostra decisamente sottosterzante nonostante la doppia trazione, stabile e con un rollio non eccessivo a dispetto delle sospensioni tarate morbide. Il cambio di corsia avviene senza scompensi ma lentamente, scrivono i collaudatori: “La massa può stare in basso quanto si vuole ma quando è tanta resta sempre difficile da deviare. L’auto inizialmente scivola sulle ruote anteriori, poi il retrotreno dà una mano facendole cambiare direzione”. Prima di affrontare il test di scarto dell’ostacolo e in modo di rendere confrontabili i risultati della Jaguar con quelli delle altre vetture provate, i collaudatori portano al minimo la frenata rigenerativa, per evitare che al rilascio del pedale dell’acceleratore

nel punto d’ingresso della prova dove è rilevata la velocità il rallentamento sia troppo deciso e falsi i risultati. La Jaguar I-Pace conferma subito di avere uno sterzo pronto e preciso. Il test viene archiviato senza patemi, tutti e tre i tester superano la prova a 70 km/h anche se puntavano a una velocità maggiore, visto la vocazione sportiva del modello con potenza da supercar. Tornando sulla resina del Centro


Alberto Novelli.

Ú CARTA D’IDENTITÀ Modello Motore Batteria Accelerazione Velocità massima Dimensioni Autonomia massima* Emissioni CO2* Prezzo

Jaguar I-Pace EV400 Auto AWD HSE 2 elettrici 294 kW 90 kWh 0-100 km/h in 4,8 sec. 200 km/h 4,68/2,01/1,57 m 470 km 0 g/km 94.020 euro vettura provata 101.093 euro

*WLTP dichiarato

di Guida Sicura, la I-Pace se la cava bene nell’ultima prova di slalom e di controllo di sbandata. La Jaguar mette in evidenza un comportamento più neutro rispetto a quello mostrato sull’asfalto, mentre è facile il controllo della sbandata dove l’Esp, scrivono i nostri, “si rifà lavorando in modo egregio ed efficiente”. Nota a margine, la trazione integrale è stata molto apprezzata. Il giudizio finale per I-Pace è quel-

lo di un’auto maneggevole, sostanzialmente sottosterzante e molto stabile. Certo, è una vettura da guidare con sale in zucca: non tanto per la potenza disponibile ma per la coppia spaventosa appena si schiaccia il pedale dell’acceleratore. La I-Pace sembra quasi impennarsi, in pista s’intende. Ma non è in modo aggressivo che si guida un’auto a zero emissioni: il mondo cambia e questa Jaguar è uno dei suoi nuovi simboli.

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AUTO LA SICUREZZA IN CIRCUITO 2,8 10

1 2,5

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Scarto dell’ostacolo Maneggevolezza Stabilità Precisione di guida Facilità di controllo Rollio Comportamento al limite Media

3

11

12,5

12

Frenata 86 81 85 73 84 69 79,7/100

Distanza di frenata 72 Stabilità in frenata 90 Direzionalità residua 87 Taratura ABS 88 Progressività e precisione del comando 84 Facilità d’uso 78 Media 83,2/100

Pista circolare

Condizioni di prova

Tenuta laterale 81 Stabilità di percorrenza 89 Rollio 86 Comportamento al cambio di traiettoria 80 Sensibilità alla variazione di velocità 78 Media 82,8/100

Temperatura Cielo Vento Pioggia

12° sereno assente assente

2,5

25

35

Punto di frenata

3,5

1 2 3

24

Week

· 12 Aprile 2019

3,5

La prova è stata eseguita nel circuito ACI-Sara di Vallelunga 1 Resina larghezza 5 m raggio 19 m 2 Asfalto larghezza 3,5 m raggio 23 m 3 Asfalto larghezza 3,5 m raggio 25,5 m

Tutte le misure sono in metri

2,5

2,5


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l'Automobile Week n. 81  

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