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Settimanale digitale • Anno 3 • Numero 78 • 22/3/2019

Supplemento settimanale a l’Automobile.

INNOVAZIONE I MOTORI I LIFESTYLE

Primavera cinese. PAOLO BORGOGNONE ■ Il presidente cinese Xi Jinping è in Italia per firmare il memorandum sulla Via della Seta che dovrebbe segnare una svolta, più o meno controversa, nei rapporti commerciali tra Roma e Pechino. Il settore della mobilità è citato solo marginalmente nel documento, dove si parla di “migliorare l’efficienza della connettività tra Europa e Cina”. Quello dell’auto non è quindi, almeno ufficialmente, un argomento in agenda. Eppure tra l’Italia e il paese di Xi Jinping il dialogo nel settore automotive non

si è mai fermato. Dalla ricerca affannata di un partner industriale forte in Cina da parte di Sergio Marchionne, alle voci su eventuali accordi tra la stessa Fca e Geely (proprietaria di Volvo e azionista di Daimler) fino ad arrivare ai sempre maggiori investimenti di fondi cinesi nella “culla” del design e della progettazione made in Italy in Piemonte. Tutto con lo sfondo di un mercato locale che dopo decenni di espansione continua a frenare. Rimane l’area dove esserci. Impossibile mancare. Proviamo a scoprirla insieme. In auto naturalmente.


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Fca e Cina: odi et amo. EDOARDO NASTRI

■ L’uomo più importante della Cina è arrivato in Italia. Il capo di Stato cinese Xi Jinping è a Roma in questi giorni per una visita ufficiale. L’auto non è in agenda, a meno di episodi straordinari o cambi di programma, ma non è un mistero l’interesse che Fca ha suscitato in Geely, gruppo cinese molto potente nel settore, attualmente proprietario di Volvo e Lotus nonché maggior azionista di Daimler. Il primo incontro tra i numeri uno di Fca e Geely, John Elkann e Li Shufu, si è svolto a Torino a maggio del 2017. Sul piatto 27 miliardi di dollari: questa l’offerta dei cinesi per il gruppo italo-americano. Una trattativa che si è conclusa con un nulla di fatto. All’inizio di quest’anno però sembrava di nuovo vivo l’interesse del gruppo cinese verso Alfa Romeo, Maserati e Cnh. La notizia tuttavia è stata smentita sia da Mike Manley, ceo di Fca, sia dalla stessa società della Repubblica popolare. Fca e Gac Il gruppo Fca ha, dal 2010, una joint venture con la società cinese Gac Group per produzione e vendita di vetture nella Repubblica popolare. L’ampliamento della partnership è avvenuto cinque anni dopo quando nel nuovo stabilimento Gac-Fca di Changsha si è iniziato a costruire la Jeep Cherokee. Nel 2016 è stato inaugurato un altro impianto a Guangzhou, la città sede del costruttore Gac, con una capacità produttiva di 160mila auto all’anno. Forti perdite Il 2018 non è stato un buon anno per Fca in Cina. Il costruttore ha immatricolato 152mila vetture, il 38% in meno rispetto all’anno precedente. Jeep in particolare, il fiore

all’occhiello del Gruppo cresciuto praticamente in tutti i mercati, ha registrato risultati negativi: -39% nelle vendite rispetto al 2017. Il marchio americano ha perso il 7% anche nelle restanti regioni dell’Asia e Pacifico. I modelli venduti I modelli Jeep attualmente disponibili in Cina sono Renegade, Compass, Cherokee e la sette posti Grand Commander. Alfa Romeo vende Stelvio e Giulia di cui dovrebbero arrivare le versioni a passo lungo riservate al mercato cinese. Maserati distribuisce Levante, Ghibli e Quattroporte. Il marchio del tridente ha stretto lo scorso anno un accordo con Alibaba, la più grande piattaforma di e-commerce cinese, per vendere le proprie vetture anche online. Nel 2017 Fiat ha interrotto in Cina la produzione della Viaggio, una berlina a due volumi e mezzo che nella versione famigliare si chiamava Ottimo. Cambio di strategia per Maserati All’interno del gruppo soffre Maserati in tutti i mercati: -28% nelle consegne e l’export verso la Cina dimezzato da 16mila a 7.800 unità. La Repubblica popolare sembrava essere una grande opportunità per il Tridente e il ceo di Fca Mike Manley vorrebbe ripartire proprio da lì. All’ultimo Salone di Detroit, Manley ha annunciato un cambio di strategia nel tentativo di rimettere il marchio “dove merita di essere”. Harald Wester, il responsabile di Maserati, ha nominato a inizio anno l’ex Ferrari Jean-Philippe Leloup come nuovo capo delle vendite, per provare a limitare i danni. La promessa è quella di vedere i primi risultati già nel corso di quest’anno, Cina compresa. 22 Marzo 2019 ·

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Pechino guarda a ovest. SAMUELE MARIA TREMIGLIOZZI

Chery – prossimo a commercializzare la propria gamma anche nel vecchio Continente – ha annunciato la realizzazione di nuovo centro di ricerca e sviluppo nella città tedesca di Raunheim: secondo quanto dichiarato l’obiettivo sarà sviluppare lì una strategia vincente per attirare nuovi clienti in Europa. La base dovrebbe essere operativa entro il 2019, con l’impiego di circa 40 dipendenti.

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Mercato cinese, febbraio ancora in calo. CARLO CIMINI ■ Da est a ovest. Il cammino è quasi un paradigma nel mondo auto e spinge i costruttori cinesi a investire e radicarsi a occidente: in Europa (così come negli Usa) sorgono centri stile e di ricerca dei principali gruppi del Paese asiatico. Per i giganti della Repubblica Popolare, il vecchio continente è terra di opportunità, dove maturare, crescere e sperimentare. Italia, che stile Quando si parla di design il nostro paese è tra le mete preferite dalle Case automobilistiche cinesi. Ne è un esempio Changan, costruttore di Chongqing che ha realizzato a Rivoli (Torino) il suo terzo centro di ricerca globale, il primo fuori dall’Asia: ne ha uno nella città natale, mentre il secondo ha sede nei sobborghi di Tokyo. Il complesso è stato inaugurato nel 2012 e da quel momento non smette di ampliarsi: negli ultimi anni gli investimenti sono cresciuti e la squadra di tecnici dell’auto (tra ingegneri, designer e sviluppatori 3D) è passata da 40 a circa 200 persone. A Torino ha interessi anche Lvchi, con quartier generale a Shangai: lo scorso anno al Salone di Ginevra ha presentato la Venere, sportiva elettrica da 650 chilometri d’autonomia e 285 allora di velocità massima. L’ha realizzata il team di I.De.A. Institute, società italiana specializzata nel disegno industriale e progettazione automobilistica. Sembra che sarà proprio la sede di Moncalieri a dare la vita ai 500 esemplari previsti per la commercializzazione. Polo europeo Il resto del continente non è da meno: a Göteborg e Barcellona sorgono i centri di ricerca Geely, il colosso proprietario di Volvo e Lotus. Nella sede catalana lavorano per progettare la nuova flotta di taxi londinesi (i Tx5), mentre in Svezia prende forma la nuova piattaforma di mobilità 4

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■ Il mercato auto cinese prosegue il trend negativo per l’ottavo mese consecutivo. A febbraio sono state vendute 1,48 milioni di unità, in diminuzione del 13,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Secondo gli esperti, la crisi del settore è destinata a proseguire. I motivi del segno meno Ciò che ha influito maggiormente nel calo generale delle vendite – come confermato anche dall’Associazione dei produttori di automobili della Cina – è stata la settimana di vacanza legata ai festeggiamenti del Capodanno cinese (4/10 febbraio) che ha portato a una pausa nel mercato e, soprattutto, l’aumento crescente e puntuale dei prezzi di alcuni prodotti (fenomeno legato all’inflazione che in economia si definisce “spillover”). Crescono le “green” Nonostante il periodo negativo, i veicoli elettrificati e quelli a idrogeno hanno continuato a registrare una cre-


scita costante. Le vendite a febbraio delle elettriche, ibride e ibride plug-in, e quelle a celle di combustibile, sono aumentate del 53,6% (53mila unità). Le proiezioni dell’Associazione parlano di 1,6 milioni di veicoli a zero emissioni entro quest’anno, contro 1,2 milioni del 2018. Simon Wang, vicepresidente di Nielsen China, un’azienda di analisi del mercato, ha dichiarato: “Oltre ai sussidi, i consumatori stanno gradualmente realizzando che i veicoli energetici sono il futuro della mobilità. E si fidano sempre di più”.

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Catl, le batterie valgono oro. LUCA GAIETTA

Cina, scendono i prezzi delle auto. PAOLO ODINZOV ■ La corsa all’auto elettrica ha portato una crescita della domanda di batterie, facendo dei produttori di accumulatori gli unici che per adesso guadagnano con la mobilità verde. La cinese Contemporary Amperex Technology (Catl) è oggi il più grande fornitore al mondo di batterie e quindi anche l’azienda del settore che registra i maggiori profitti. Basti pensare che lo scorso anno il colosso asiatico ha registrato una crescita del fatturato del 48,1% per 29,6 miliardi di yuan di ricavi (4,4 miliardi di dollari).

■ Daimler, Bmw e altri costruttori hanno annunciato che abbasseranno i prezzi dei veicoli in Cina dopo la decisione, lo scorso 5 marzo, del premier Li Keqiang di ridurre l’iva dal 1° aprile nel settore manifatturiero e dei trasporti. Soluzione attuata dal governo della Repubblica Popolare con l’intento di dare una boccata d’ossigeno al mercato dell’auto che nel 2018 ha dovuto affrontare un calo del 5,8% e con un -13,8% di vendite a febbraio ha registrato l’ottavo mese di fila al ribasso. Su diversi modelli Mercedes è previsto un taglio da 10.000 a 40.000 yuan (da 1.300 a 5.200 euro). Anche nell’usato Il taglio dell’Iva operato dal governo cinese segue alla decisione della Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme (NDRC) di offrire nel Paese sussidi idonei ad aumentare gli acquisti di vetture nelle zone rurali, oltre a ridurre le restrizioni nel mercato di auto usate.

Gli accordi alla base del successo Fondata nel 2011 a Ningde, piccola cittadina nella provincia del Fujian, Catl produce oggi accumulatori per un totale di 17,5 gigawattora e una quota del 41% sul mercato cinese ed ha superato nella produzione di batterie anche Panasonic. Questo grazie soprattutto agli accordi di fornitura stretti con le principali case automobilistiche cinesi, Geely, Saic e Faw. Fra i suoi clienti anche molti costruttori esteri tra i quali Bmw, Daimler, Volkswagen. Nel 2020 la fine dei sussidi governativi Non è però tutto oro quel che luccica. Il gigante delle batterie a fine febbraio ha infatti dichiarato che – nonostante l’aumento del suo reddito operativo – l’utile del 2018 è sceso del 7,71% a 3,58 miliardi di yuan. È la prima volta che questo succede. Il tasso di crescita dei profitti conferma la contrazione: dal 1.609% del 2015 si è passati al 206% del 2016 fino al 36% nel 2017. Va poi ricordato che il mercato delle elettriche in Cina ha finora sui sussidi governativi, che termineranno però nel 2020. 22 Marzo 2019 ·

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Occhi su Musk Catl ha infatti è già corsa ai ripari e ha avviato lo scorso mese una raccolta di fondi pubblici (IPO) per 2 miliardi di dollari. È poi di questi giorni la notizia di una trattativa con Tesla. L’accordo, riportato da Bloomberg e per adesso non confermato dal costruttore, potrebbe rafforzare la società cinese, destinata in primis a fornire di batterie i modelli (tra i quali la Model 3) realizzati dalla Casa Californiana nella gigafactory in costruzione a Shanghai e che – come ha confermato Elon Musk alla presentazione della Model Y – dovrebbe essere completata entro l’anno. Un impianto per il quale Tesla ha già ricevuto finanziamenti dalle banche della Repubblica Popolare per 521 milioni di dollari e che dovrebbe entrare in funzione a fine 2019 per produrre a pieno regime 500mila vetture l’anno.

far parte della catena industriale nel campo dei veicoli a zero emissioni che utilizzeranno la tecnologia delle elettriche delle Case automobilistiche svedesi Saab e Koenigsegg, e i sistemi di guida dall’e-Traction, azienda olandese. Evergrande si sta espandendo in modo aggressivo nello spazio automobilistico alla ricerca di nuove aree di crescita, mentre il mercato immobiliare cinese rallenta. La sua filiale, Evergrande Health, ha investito nel costruttore di veicoli Sweden AB e nella società cinese Cenat New Energy specializzata nella produzione di batterie. Tuttavia, non tutti gli investimenti hanno avuto successo. L’anno scorso, Evergrande Health ha acquistato il 45% della società cinese di veicoli elettrici Faraday Future, come parte di un piano economico strategico da 2 miliardi di dollari. Ma dalla stretta di mano si è passati a una battaglia legale. Jia Yueting, proprietario di FF, avrebbe voluto aprire le porte ad altri investitori. Un’azione contestata da Evergrande Health. La vicenda si è conclusa a favore del primo.

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Evergrande, L'ammiraglia dalle case alle elettriche. di Xi Jingping. INNOVAZIONE

SERGIO BENVENUTI

EDOARDO NASTRI

■ La società immobiliare cinese Evergrande Group ha annunciato che inizierà a produrre i suoi primi veicoli elettrici a partire da giugno, a seguito del grande investimento del presidente Hui Ka Yan. Il magnate – terza persona più ricca del Paese asiatico e proprietario della squadra di calcio Guangzhou, allenata dal campione del mondo 2006 Fabio Cannavaro – vuole far diventare la sua società, entro i prossimi cinque anni, una delle più grandi al mondo in questo settore. Ma dovrà vedersela con i giganti sia locali – Byd e Baic – che internazionali come Tesla.

■ Xi Jingping è a Roma. Il presidente cinese si muove per i suoi impegni nella capitale, con una flotta di circa 50 veicoli tra vetture blindate, berline, van per lo staff. E ovviamente due Hongqi N501 di rappresentanza arrivate direttamente dalla Cina. Le vetture sono delle autentiche limousine: lunghe 5 metri e mezzo hanno un motore 4.0 V8 turbo da 402 cavalli benzina di origine Toyota. Non si conosce quale sia la piattaforma anche se l’ipotesi è quella del pianale dell’Audi A6 L (la versione a passo lungo dedicata al mercato cinese) che Faw Group, proprietario di Hongqi, produce nella Repubblica popolare.

Nuovo competitor “L’industria automobilistica delle nuove energie ha una enorme prospettiva di mercato”, ha detto Hui. Evergrande entra a 6

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Versione “normale” da 656mila euro Le ammiraglie Hongqi non sono in listino ma sono riserva-


te esclusivamente al presidente e per pochi altri alti esponenti di governo. In vendita in Cina in questo momento c’è solo la versione precedente dell’auto di rappresentanza: la Hongqi L5. Prezzo? 656mila euro.Per la visita ufficiale al Quirinale Xi Jingping ha invece utilizzato un’Audi A8 con targa italiana, probabilmente la stessa in dotazione al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

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Quanto piace l’Italian design ai cinesi. EDOARDO NASTRI

Giorgetto e Fabrizio Giugiaro Dopo la cessione ad Audi dell’Italdesign avvenuta nel 2015, Giorgetto e Fabrizio Giugiaro si sono messi a lavorare in proprio e hanno aperto il loro nuovo centro stile: GFG Style. Nel 2017 presentano il loro primo progetto: si chiama Ren ed è una sportiva a zero emissioni realizzata per l’azienda cinese Techrules. L’anno successivo ecco Sibylla, berlina di rappresentanza con pianale rialzato commissionata dalla società di Shanghai Envision Energy. Non c’è due senza tre. Per l’ultimo Salone di Ginevra i Giugiaro hanno realizzato la Kangaroo, un’hyper suv coupé elettrica “in grado di andare forte su ogni tipo di terreno”, spiega Fabrizio. Piattaforma, telaio e motore elettrico sono stati realizzati in collaborazione con la cinese CH Auto, fondata nel 2003 e con sede a Pechino. Italdesign A giugno scorso Italdesign, il centro stile torinese del gruppo Volkswagen, ha firmato un accordo di collaborazione della durata di tre anni con l’azienda cinese Youxia Motors. Tema della partnership lo sviluppo stilistico e ingegneristico di nuovi veicoli elettrici che arriveranno in futuro sul mercato. L’azienda piemontese realizzerà anche una concept car di berlina a emissioni zero. “La Cina è uno dei mercati che sta crescendo più velocemente e sta investendo nella mobilità del futuro; siamo lieti di collaborare con Youxia mettendo loro a disposizione la nostra esperienza, le nostre conoscenze e la nostra volontà di progettare la mobilità del futuro”, ha dichiarato Jörg Astalosch, ceo di Italdesign. Pininfarina Lo stile delle vetture di Hybrid Kinetic Group, il costruttore di Hong Kong, che arriveranno in futuro sarà firmato da Pininfarina. Sono già state presentate nel corso del 2018 diverse concept car il cui design è stato realizzato dall’azienda di Cambiano. La sportiva HK GT è stata svelata a Ginevra, mentre la berlina H500 e la suv compatta K350 al Salone di Pechino. Pininfarina ha fatto sapere che l’obiettivo è quello di portare questi modelli alla produzione di serie.

■ I cinesi sono innamorati dello stile italiano nei suoi più disparati campi d’applicazione: dalla moda all’architettura e l’automobile non fa eccezione. Per quanto concerne il settore dei trasporti, un tempo i cinesi cercavano di imitare con risultati spesso non soddisfacenti le forme delle vetture che circolavano sulle nostre strade. Oggi invece la potenza economica permette alle aziende della Repubblica popolare di commissionare direttamente progetti e opere ai più famosi designer e centri stile italiani. Walter de Silva Uno degli esempi più recenti riguarda la concept car Arcfox Ecf, progettata e disegnata da Walter de Silva, l’ex capo del design del gruppo Volkswagen. La vettura è stata presentata proprio dal famoso designer italiano allo scorso Salone di Ginevra e il marchio è di proprietà di Beijing Electric Vehicle, una divisione di Baic, uno dei più grandi gruppi automobilistici della Cina. Al debutto dell’Ecf ha assistito anche Jean Todt, il presidente della Federazione Internazionale dell’Automobile. La filosofia stilistica di Walter de Silva è rimasta inalterata nel tempo: “Un mio progetto deve prima di tutto piacere a me”. Non sappiamo però se abbia gradito o meno l’esecuzione finale della suv cinese.

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Volkswagen in lite con Saic. PAOLO ODINZOV ■ Scintille tra Saic Motor e Volkswagen. L’azienda cinese ha espresso disappunto per le osservazioni rilasciate la scorsa settimana dal ceo del gruppo tedesco Herbert Diess riguardo alla possibilità di aumentare la percentuale azionaria nelle joint venture con i costruttori cinesi dopo l’impegno del governo della Repubblica Popolare ad eliminare gradualmente entro il 2022 il limite del 50% sull’interesse delle case automobilistiche straniere nelle partnership con società locali. 22 Marzo 2019 ·

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Due programmi di sviluppo Come evidenziato da una nota pubblicata sul sito del Press Information Bureau del governo indiano, all’interno della “missione” nazionale sono previsti due programmi speciali “Phased Manufacturing Programme” volti a sostenere il comparto manifatturiero indiano per 5 anni fino al 2024.

Il disappunto di Pechino “È deplorevole” che Volkswagen abbia commentato unilateralmente questioni importanti relative alle azioni delle sue joint venture in Cina senza consultare i partner locali”. Così hanno commentato i vertici della società di Shanghai con la quale l’azienda di Wolfsburg ha stretto un accordo nel 1985 e fondato Saic-Volkswagen. Le intenzioni di Volkswagen hanno irritato Saic. In Cina, Bmw ha per prima preso la palla al balzo sfruttando il via libera del governo sulle partecipazioni: ha preso il controllo della sua partnership con Brilliance China Automotive, passando dal 50% al 75% del pacchetto azionario. Le partnership cinesi di Wolfsburg Oltre all’accordo con Saic Motor, Volkswagen detiene in Cina altre due joint venture. Una con Faw (First Automobile Works), con la quale ha una cooperazione 60/40 per la realizzazione di veicoli a marchio Vw e Audi. E l’altra con JAC (Jianghuai Automobile Corp) che prevede una partnership al 50/50 destinata alla produzione di veicoli elettrici. Nel 2018 il costruttore tedesco ha consegnato nella Repubblica Popolare 4,21 milioni di veicoli.

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Batterie, Delhi sfida Pechino. LUCA GAIETTA ■ Dopo la Battery Alliance europea adesso anche l’India punta a fare concorrenza alla Cina nella produzione di batterie destinate al settore automotive. La “National Mission on Transformative Mobility and Battery Storage”, appena approvata dall’esecutivo indiano con a capo il Presidente Narendra Modi, mira a promuovere iniziative e investimenti per la mobilità pulita, connessa e condivisa. 8

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Eco-sistema industriale Il primo programma riguarda la creazione di gigafactory nelle quali produrre batterie al litio destinate anche mercato globale (“large-scale, export-competitive”). Mentre la seconda direttiva è rivolta alla realizzazione di un eco-sistema industriale domestico che metta al centro la mobilità a zero emissioni prevedendo per gli spostamenti della popolazione soluzioni che non penalizzino la qualità dell’aria. Compreso il car sharing elettrico e l’impiego per la ricarica dei veicoli a batteria di energia proveniente da fonti rinnovabili.

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Auto, in Cina la qualità migliora. VALERIO ANTONINI ■ Secondo l’associazione dei consumatori cinesi, i reclami inviati alle Case auto per segnalare difetti di fabbricazione delle vetture e dei relativi componenti sono diminuiti del 5,8% su base annua nel 2018. Resta invece inalterato il dato relativo alle segnalazioni per la mancata efficienza dei servizi di post-vendita. Il dato evidenzia come l’efficienza produttiva dei costruttori cinesi sia in costante miglioramento. Un po’ meno l’organizzazione dei concessionari. 92% di casi risolti Nel rapporto pubblicato dell’associazione, sarebbero quasi 20mila i reclami ufficiali inviati alle Case auto nel 2018. Oltre il 92% dei casi è stato risolto con successo, il 67% attraverso una mediazione civile. Il calo di denunce ha fatto risparmia-


tività e assistenza al guidatore (20%). Il 62.7% dei reclami è relativo alla normale manutenzione dell’auto, il 26.2% a componenti specifici dei motori, specialmente quelli elettrificati.

re l’equivalente di 20 milioni di euro in spese legali agli automobilisti cinesi. I motivi principali che spingono i clienti a lamentarsi riguardano lo scarso servizio di post-vendita dei concessionari (32.2%) o alle violazioni dei contratti di acquisto rateizzato (20.7%). Il maggior numero di segnalazioni tecniche, invece, riguarda i difetti dei dispositivi di connet-

Ritardi per le batterie Nel 2018, il produttore di veicoli elettrici Byd – con 649 casi – è quello che ha ricevuto più lettere di reclamo. La maggior parte di queste lamentavano importanti ritardi nei tempi di consegna. Un centinaio di clienti ha dovuto attendere più di sei mesi per ritirare la propria auto già pagata dal concessionario. I ritardi sarebbero da attribuire a problemi di surriscaldamento delle batterie nella fase di test dei veicoli. Un membro del cda di Byd ha spiegato: “L’industria delle elettriche è ancora agli albori. Non abbiamo la piena autonomia nella produzione degli elettromotori, questo ci impedisce di velocizzare il processo di assemblaggio dei modelli dato che siamo costretti a controllare il corretto funzionamento delle batterie”. Secondo i dati pubblicati dall’amministrazione statale per la regolamentazione del mercato auto, lo scorso anno i marchi cinesi avrebbero richiamato oltre 138mila vetture elettriche malfunzionanti, quasi l’11% delle vendite totali.

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Xpeng, berlina elettrica. PAOLO ODINZOV

■ Il produttore cinese Xpeng Motors ha diffuso la prima immagine di una berlina elettrica a 4 porte che debutterà al Salone di Shanghai (16/25 aprile). Conosciuta per adesso con il nome in codice E28, si tratta del secondo modello realizzato dalla Casa di Canton, destinato ad affiancare il suv G3 presentato nel 2018. Passo lungo e linea sportiva Dalla foto pubblicata la E28 sembra destinata, almeno per le forme della carrozzeria, a competere con la Tesla Model 3. Xpeng afferma che si tratterà di una berlina sportiva a

passo lungo, caratterizzata da uno sbalzo anteriore corto, la mancanza di montanti nelle portiere che prevedono delle maniglie a scomparsa e un parabrezza panoramico. Guidata dell’intelligenza artificiale Stando sempre a quanto dichiarato dal costruttore, la E28 avrà un’autonomia di circa 550 chilometri, secondo il ciclo Nedc in Cina. Sarà inoltre la prima auto di serie al mondo ad impiegare un sistema operativo interno e un software per la guida autonoma di Livello 3 basati sulla piattaforma evoluta di intelligenza artificiale Nvidia Xavier. 22 Marzo 2019 ·

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Tesla, ecco la Model Y. REDAZIONE

■ È arrivata la Tesla Model Y. Durante un evento trasmesso live online un Elon Musk apparso particolarmente frizzante ha presentato al pubblico il nuovo crossover compatto il cui debutto sul mercato è previsto per l’autunno del 2020. La Model Y – che condivide il 75% delle parti con la Model 3 – verrà prodotta in 4 differenti versioni: Standard Range, Long Range, Dual Motor AWD e Performance. La prima ad arrivare in strada sarà la Long Range a trazione posteriore con autonomia di 482 chilometri e un prezzo, negli Usa, di 47mila dollari. Il motore elettrico garantisce una accelerazione da 0 a 100 chilometri orari in 23,5 secondi e una velocità massima di 240 all’ora. Nel 2021 arriverà invece avere la Standard, in grado di percorrere 370 chilometri con una ricarica e dal costo di circa 39mila dollari. Su tutte le versioni – con un sovrapprezzo di 3mila dollari – è disponibile la configurazione a sette posti. Comoda e moderna All’interno la Model Y dispone di un tetto panoramico in vetro e sedili alti che danno la sensazione di molto spazio a disposizione. L’auto – come la Model 3 – non ha bisogno di chiavi ma si può gestire attraverso la app sullo smartphone. Tutti i controlli sono disponibili attraverso uno schermo touch da 15 pollici e la vettura è connessa con la Tesla Mobile App che consente un controllo quasi completo del mezzo anche da remoto. A parte si potranno avere anche

altre funzionalità come l’Autopilot (3mila dollari) e il Full Self Driving Capability che consente di viaggiare in modalità driverless anche in città grazie a un software in grado di riconoscere semafori e stop. Ordinazioni al via La Model Y verrà prodotta a Fremont sulla stessa linea che oggi sforna la Model 3. Sul sito di Tesla è già possibile effettuare le prenotazioni della Long Range. Per mettersi in lista è necessario un deposito (rimborsabile) di 2.500 dollari. Anche la Model Y, come accaduto con altri modelli della Casa californiana, ha già subito rinvii e ritardi. La produzione, infatti, sarebbe dovuta partire a novembre 2019, ma lo stesso Musk aveva poi confermato di aver dato il via libera a partire dal 2020. La storia sul palco Nel corso della presentazione in California Musk ha ricordato che Tesla toccherà entro pochi mesi il traguardo del milione di vetture prodotte. La sua introduzione è iniziata facendo arrivare sul palco tutte le vetture del marchio fin qui costruite, incluso il camion Semi. Il manager ha ricordato come solo pochi anni fa le vetture elettriche sembrassero poco più di un sogno. Un sogno che è poi diventato realtà. Musk ha anche aggiornato il pubblico sulla realizzazione della Gigafactory in Cina che dovrebbe essere completata entro la fine del 2019. 22 Marzo 2019 ·

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Range Rover Evoque, salto in alto. EDOARDO NASTRI

■ ATENE – Dal 2010 ogni quattro Land Rover vendute, una è l’Evoque. Dopo 770mila unità distribuite nel mondo dal lancio, la più piccola ed economica delle Range Rover giunge alla seconda generazione aggiornata nell’estetica, nei motori e nelle tecnologie. Il suv compatto mantiene sostanzialmente le misure precedenti, con una lunghezza di 4,37 metri, 2 metri di larghezza e 1,65 di altezza. La nuova piattaforma in alluminio e acciaio PTA ha permesso però di allungare il passo di 2 centimetri, aumentando lo spazio per le gambe di chi siede dietro. Altro benefit derivato dalla PTA è l’elettrificazione: tutte le Evoque ora sono mild hybrid e tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 arriverà anche una versione ibrida plug-in abbinata al benzina a tre cilindri 1.5 di cilindrata. Niente rivoluzione Cavallo che vince non si cambia o quantomeno non si stravolge. Lo stile riuscito dell’Evoque non è stato rivoluzionato, come ci racconta Massimo Frascella, il responsabile del design degli esterni del gruppo Jaguar Land Rover: “Abbiamo fatto un’operazione di affinamento estetico puntando a evolvere la vettura, eliminando alcuni degli orpelli stilistici della generazione precedente. L’obiettivo era quello di ottenere un design minimalista e sofisticato”. La vettura conserva il tetto spiovente, la linea di cintura che corre verso l’alto, grandi passaruota e sbalzi ridotti. Tutti elementi che le donano una buona presenza su strada, sia nelle vie alla moda dei centri urbani, sia tra le strade impervie di montagna. Interni sostenibili Ciò che è cambiato di più è lo stile degli interni che sono stati aggiornati secondo lo schema di pannelli digitali Touch 12

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Pro Duo inaugurato dalla Velar. Al centro della plancia c’è il display per la gestione del sistema infotainment, mentre dallo schermo sul tunnel centrale si controllano la climatizzazione e le funzioni di guida del Terrain Response. L’estetica è d’impatto, ma forse è migliorabile la sensibilità dei display touchscreen. Davanti al guidatore c’è poi un terzo schermo che svolge la funzione di cruscotto digitale. I materiali che compongono gli interni sono stati oggetto di una grande ricerca di tecnici e specialisti. Per la prima volta nell’industria automobilistica vengono offerti su un modello di serie rivestimenti composti da fibre completamente naturali derivanti dalle piante. Il risultato è un materiale innovativo con una piacevole sensazione al tatto che rende l’abitacolo moderno e diverso dal solito, con molti vantaggi pratici tra cui la facile pulizia e la poca trasmissione di calore. Una vera Land Rover Su strada l’Evoque è fluida e silenziosa, anche se un po’ pesante: con il guidatore a bordo si raggiungono le due tonnellate di peso e uno degli effetti derivanti è un po’ di rollio in curva. Nulla di grave per la verità, se si cerca una guida più sportiva il moto si può contenere selezionando la modalità Dynamic che irrigidisce le sospensioni a controllo elettronico (optional), indurisce lo sterzo e migliora la risposta dell’acceleratore. Il 2.0 diesel da 240 cavalli e 500 newtonmetri spinge bene e si fa sentire solo agli alti regimi. Non precisissimo il cambio automatico ZF a 9 marce. La suv compatta è una vera Land Rover e, al contrario di molte altre sue rivali, se la cava più che bene in fuoristrada. Abbiamo avuto modo di testare le sue doti in offroad sulle strade della Grecia tra Atene e Porto Heli, risalendo corsi di fiumi, percorrendo strade bianche tra fango e rocce e persino attraversando il canale di Corinto sui binari di una ferrovia abbandonata. Condizioni impegnative che abbiamo superato come se nulla fosse e per di più seduti in poltrona. Cofano invisibile Tra gli equipaggiamenti tecnologici, oltre ai più convenzionali sistemi di assistenza alla guida, abbiamo apprezzato particolarmente lo specchietto retrovisore centrale digitale e il “cofano invisibile”. Il primo sfrutta una telecamera posta sulla pinna posteriore: soprattutto in vetture come questa dove il lunotto è molto piccolo, il guidatore conserva una totale visibilità, non impedita dai passeggeri o da un bagaglio molto voluminoso, e dispone di un campo visivo di 50 gradi. Il secondo è un dispositivo che permette di eliminare l’ingombro visivo del cofano attraverso un sistema di telecamere, molto utile nella guida in fuoristrada. Quanto costa La nuova Evoque è offerta con due motori declinati in diverse potenze. Il 2.0i a benzina si può scegliere con 200, 249 o 300 cavalli, tutti abbinati alla trazione integrale e al cambio automatico. Il 2.0 diesel invece parte da 150 cavalli con trazione anteriore e cambio manuale, ma si può avere anche con 180 e 240 cavalli, questi ultimi disponibili solo 4x4 e con cambio automatico. Moltissime le configurazioni estetiche realizzabili a seconda dei diversi allestimenti. Tre le scelte di base: Standard, R-Dynamic e First Edition a loro volta personalizzabili optando per le versioni S, Se o Hse. Prezzi a partire da 39.250 euro.


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La Porsche Taycan potrebbe essere così.

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Kia, crossover su base Ceed. PAOLO ODINZOV

LUCA GAIETTA

■ Kia ha diffuso un primo teaser che anticipa un crossover sviluppato impiegando come base la terza generazione della Ceed. Presentata entro la fine di quest’anno, l’inedita vettura a ruote alte della Casa coreana non ha ancora un nome e dovrebbe andarsi a posizionare per dimensioni e contenuti tra la Stonic e la Sportage. ■ La Porsche Taycan, prima elettrica pura della Casa di Zuffenhausen, è sicuramente una delle automobili più attese dal pubblico amante delle supercar a zero emissioni. Il debutto dovrebbe avvenire al prossimo Salone di Francoforte (12/22 settembre) ma al momento non vi sono ancora immagini ufficiali che svelano la linea definitiva della vettura.

Diversa da tutte Stando a quanto dichiarato da Gregory Guillaume, numero uno del design di Kia, “si tratterà di un’automobile che non assomiglierà a nulla nella gamma Ceed”. L’immagine pubblicata rivela infatti che la vettura avrà una linea molto muscolosa, che aprirà un nuovo corso di stile per il costruttore.

La fonte delle foto In questi giorni stanno circolando in rete alcuni bozzetti relativi al modello. La fonte è il forum online www. taycanforum.com, non affiliato al marchio tedesco, sul quale sono state pubblicati da un utente, tale Jenner, che afferma di averli ricevuti via email da una fonte interna alla Porsche. I disegni, stando sempre a quanto riportato dall’utente, sarebbero accompagnati da un breve testo che ne conferma la provenienza ufficiale, ribadendo l’indole sportiva della Taycan pur trattandosi di un’ auto elettrica. Ne riportiamo alcune frasi.

Probabile una versione ibrida Come il telaio, anche i motori che equipaggeranno la vettura saranno con molta probabilità gli stessi della Ceed, per una potenza compresa tra 120 e 136 cavalli. E non dovrebbe mancare una versione ibrida. Ne sapremo di più tra qualche mese.

Partenza con entusiasmo “La nostra partenza per il 2019 è carica di entusiasmo: questo è l’anno in cui la prima Porsche interamente elettrica diventerà realtà: la Taycan è sicura di affascinare non solo i collaudatori, ma anche i nostri clienti con le sue prestazioni. Quando uscirà dalla linea di produzione e arriverà sulle strade, offrirà l’esperienza di guida di una vera Porsche dinamica come ogni Porsche prima di lei”.

Fisker, il suv anti Tesla.

AUTO E MOTO

CARLO CIMINI 22 Marzo 2019 ·

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versione 4X4 “dura e pura”, uscita di produzione nel 2016 per far posto alla nuova generazione del modello che la Casa di Gaydon presenterà entro fine anno.

■ Il designer danese Henrik Fisker l’aveva annunciato con un immagine teaser su Twitter. Ora ha svelato il concept del suo primo suv completamente elettrico, confermando anche le indiscrezioni relative al prezzo, al di sotto i 40mila dollari. Sul mercato a partire dalla seconda metà del 2021.

Propulsori made in Germany Dopo aver creato la divisone automotive della sua compagnia Ineos Chemicals e avviato il Projekt Grenadier per realizzare la vettura, Ratcliffe ha confermato che quest’ultima impiegherà motori benzina e diesel di origine Bmw. 25mila unità l’anno La replica del Defender verrà presentata nel 2020 e arriverà nelle concessionarie entro il 2021. Al momento sono state progettate diverse versioni di carrozzeria della vettura che avrà una produzione di circa 25mila unità all’anno. A breve i vertici di Ineos Automotive annunceranno dove avverrà la produzione. Il desiderio è che l’auto venga realizzata in Gran Bretagna, cosa che potrebbe avvenire sfruttando magari l’accordo con altri costruttori e un impianto esistente come quello Ford di Bridgend. Per adesso non vi sono comunque notizie ufficiali a riguardo.

#ReinventTheSuv Con questo hashtag, Fisker ha voluto lanciare sui social una sua idea di mobilità: un’auto dal design innovativo, caro alle supercar, abbinato a tecnologie all’avanguardia. E soprattutto un costo accessibile che intende insidiare il mercato delle Tesla Model X e della nuova arrivata Model Y. Il suv elettrico Fisker sarà disponibile a quattro ruote motrici e avrà due motori elettrici (posizionati all’anteriore e al posteriore) capaci di erogare una potenza complessiva di 200 cavalli. L’autonomia dichiarata è di circa 480 chilometri. Maggiori dettagli saranno rilasciati in prossimità del lancio. 640 chilometri di autonomia Fisker è impegnato nello sviluppo di una più ampia gamma di veicoli elettrici di lusso e tecnologicamente avanzati. Il lancio del suv segue quello della berlina di lusso a batteria EMotion presentata lo scorso anno al Ces 2018: oltre 640 chilometri di autonomia.

AUTO E MOTO

Projekt Grenadier, i motori li fa Bmw. LUCA GAIETTA ■ L’imprenditore inglese Jim Ratcliffe è sempre più determinato a far tornare in vita la Land Rover Defender nella 14

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BUSINESS

Audi, missione elettrica in fabbrica. SAMUELE MARIA TREMIGLIOZZI ■ BRUXELLES – A 70 anni dalla sua nascita lo stabilimento belga del gruppo Volkswagen accoglie una nuova sfida: produrre l’Audi e-tron, il suv 100% a batteria della Casa di Ingolstadt. Dal 1949 questo sito ha dato la vita a 25 modelli, molti dei quali hanno segnato la storia del gruppo Volkswagen. A cominciare dal Maggiolino e poi dalla prima generazione del pulmino Transporter, icona degli anni ’60. Nel 1961 viene assemblata anche la Porsche 356, antenata della 911. Oggi da qui si guarda al futuro.


Una volta terminata la seconda congiunzione, gli operai – coadiuvati dalle macchine – montano (nel seguente ordine): cockpit (display della vettura), cristalli, maschera frontale, sedili, cerchi, sterzo e pannelli porta.

Com’è oggi Nel 2017 l’impianto belga è stato rinnovato e ampliato per la produzione del suv elettrico: il risultato è un’estensione di 54mila metri quadrati. I lavori hanno permesso una ristrutturazione della catena di montaggio, oltre alla realizzazione di un nuovo reparto per l’assemblaggio delle batterie. I 2.700 dipendenti (di cui 1.800 impiegati direttamente nelle fasi del processo produttivo) hanno ricevuto corsi di aggiornamento e training per un totale di 200mila ore, necessari per accogliere al meglio i nuovi compiti. Lo stabilimento sfrutta un impianto fotovoltaico che corre per una superficie complessiva di 37mila metri quadrati: l’installazione dei pannelli solari permette di ridurre le emissioni di CO2 di 14.230 tonnellate, oltre a generare 3.000 megawattora di energia elettrica all’anno. Dalle celle... La visita allo stabilimento inizia dal padiglione dove vengono realizzate le batterie, suddiviso in cinque differenti linee produttive: a Bruxelles arrivano solo le celle agli ioni di litio, acquistate dal colosso coreano LG. Audi è a lavoro per ampliare il contratto di fornitura alla Samsung. Le singole unità vengono assemblate da bracci meccanici automatizzati, sotto l’occhio vigile di pochi operai: il risultato è un pacco composto da 36 moduli (poggiati su una lastra di alluminio), per un totale di 706 chilogrammi di peso e 95 chilowattora di capacità (il consumo medio di una famiglia per 10 giorni). Il raffreddamento avviene tramite un liquido refrigerante, mai a diretto contatto con gli accumulatori. …al prodotto finito Il pacco batterie viene trasportato con l’ausilio di piattaforme mobili automatizzate verso una seconda fase, il “matrimonio”: gli accumulatori si unisco allo chassis della vettura. Al momento della congiunzione, il basamento già dispone dei due motori elettrici, scatola della trasmissione, sospensioni e freni a disco. Tramite un sistema di montacarichi avanzato, la piattaforma – unita alla batteria – è soggetta ad un secondo “matrimonio”: l’unione del basamento con il corpo vettura, una delle fasi più delicate dell’intera produzione. A detta dei manager Audi questo specifico processo genera cosiddetti “colli di bottiglia”, non ancora risolti dagli ingegneri dello stabilimento: nelle realtà industriali (generalmente manifatturiere) alcuni singoli passaggi della catena – poichè particolarmente complessi – impiegano più tempo del dovuto, rallentando l’intero processo.

Ancora in “Ramp up” La produzione dell’e-tron è iniziata ufficialmente il 3 settembre 2018, tuttavia l’impianto è ancora in fase di avviamento, o “Ramp up” usando il termine anglosassone. Tutto dipenderà dalla domanda. Intanto l’impianto ha sfornato suv a sufficienza per soddisfare le attuali richieste europee. D’ora in poi si lavora per Stati Uniti e Cina. Nel vecchio Continente, secondo il costruttore, si parla di 20mila e-tron commissionati per buona parte nei paesi scandinavi. In Italia gli ordini ammontano a circa 200 unità, ma le consegne procedono ancora un po’ a rilento: il suv di Ingolstadt non compare tra i 10 modelli 100% a batteria più venduti del 2019 (gennaio-febbraio), mentre ne sono stati immatricolati 10 nel secondo mese dell’anno.

BUSINESS

Škoda facilita gli acquisti su internet. PAOLO ODINZOV

■ L’auto come indirizzo di consegna per gli acquisti on line. L’idea è venuta alla Škoda che ha avviato nella Repubblica Ceca un progetto pilota, assieme alle aziende leader di vendite internet Alza e Rohlik, grazie al quale le vetture potranno fungere da deposito per i corrieri. Dati criptati Supportata dal centro di sviluppo dei nuovi servizi di mobilità e tecnologia DigiLab del costruttore boemo, la procedura per la consegna prevede che al corriere, 22 Marzo 2019 ·

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dopo l’autorizzazione da parte del cliente, vengano forniti numero di targa, posizione e un codice radio per sbloccare il bagagliaio della vettura. I dati, criptati per garantire la massima sicurezza, vengono comunicati tramite una specifica app. Dopo aver individuato l’auto tramite Gps, al corriere è permesso un solo accesso sicuro al vano bagagli per un periodo di tempo limitato e una volta depositato il pacco al cliente viene notificata l’avvenuta consegna. Rendere la vita più semplice “Questo progetto pilota è un esempio concreto di come si potrà rendere la vita quotidiana più semplice e conveniente utilizzando la tecnologia”, ha detto Jarmila Plachá, responsabile di Škoda auto DigiLab.

di fornire 36 kilowatt alla ruota posteriore, per una velocità massima di 135 chilometri orari. L’unità motrice, che è sistemata fra i tubi del telaio, si serve di una tradizionale cinghia dentata per trasferire il moto alla ruota posteriore. Si rigenera attraverso il caricatore da 3 kilowatt posto dietro un vano, tra le luci anteriori. La ricarica può avvenire anche utilizzando una normale presa di corrente casalinga e servono meno di quattro ore per ripristinare l’80% di energia. Il “pieno” consentirebbe 200 chilometri di autonomia.La sospensione posteriore, rispetto al Metropolis con motore endotermico, vanta un nuovo sistema con mono ammortizzatore centrale Ohlins. Il sistema di avviamento è di tipo “keyless”, che non richiede l’inserimento della chiave, è equipaggiato di “warning” automatico, utile in caso di frenata d’emergenza, mentre il freno di stazionamento è elettrico. Data di commercializzazione eventuale e prezzo sono ancora sconosciuti.

AUTO E MOTO

Peugeot E-Metropolis, il concept è elettrico.

Bimbi in pista con Karting in piazza.

ANTONIO VITILLO

REDAZIONE

■ Il nuovo E-Metropolis di Peugeot si potrebbe guidare anche con la patente B. Il condizionale è d’obbligo, dato che lo scooter elettrico a tre ruote della casa francese è, per ora, solo un concept. Dopo aver sfilato – lo scorso settembre – in occasione della parata in onore dei 120 anni di Peugeot Motocycle, l’E-Metropolis è stato ripresentato al recente Salone dell’Automobile di Ginevra.

■ L’appuntamento è per il 9 e 10 aprile prossimo, a Thiene, in provincia di Vicenza, quando si svolgerà la prima tappa della settima edizione di Karting in piazza, l’iniziativa di educazione stradale organizzata dall’ACI per insegnare ai bambini le regole della sicurezza attraverso lo sport, ovvero una gara a bordo di kart a misura di bambino e rigorosamente elettrici.

200 chilometri di autonomia Progettato e realizzato presso lo storico stabilimento di Mandeure (Francia), adotta un motore elettrico capace 16

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PAESE

9 appuntamenti in calendario 9 le tappe in giro per l’Italia: dopo Thiene, tutti a Viterbo (9 e 10 maggio), Cosenza (16 e 17 maggio), Giffoni Valle Piana, in provincia di Salerno (23, 24 e 25 luglio in occasione del


Giffoni film festival), Trapani (24 e 25 settembre), Agrigento (26 e 27 settembre), Reggio Emilia (2 e 3 ottobre), Firenze (5, 6 ottobre) e Avellino (16 e 17 ottobre). La manifestazione è organizzata in collaborazione con gli AC provinciali, con il supporto di ACISport e sotto l’egida della FIA, Federation Internationale de L’Automobile: l’dea di base è far apprendere ai bambini dai 6 ai 10 anni d’età le regole di una guida prudente e rispettosa delle regole attraverso l’emozione di trovarsi al volante di un kart con la presenza dei più autorevoli piloti e campioni dell’automobilismo (del calibro di Alex Zanardi, Ivan Capelli ed Emanuele Pirro). 10 regole d’oro per la sicurezza Il format su cui si basa “Karting in piazza” è quello delle 10 Regole d’oro della FIA per la sicurezza stradale, campagna mondiale patrocinata dall’Organizzazione mondiale della Nazioni Unite, che i piccoli apprendono giocando e cimentandosi direttamente in pista a bordo di kart idonei alla specifica fascia di età. Ogni singolo incontro è suddiviso in una sessione teorica e una pratica svolte da istruttori federali e tecnici specializzati. Durante le lezioni teoriche, i bambini hanno modo di apprendere i corretti comportamenti da seguire come attraversare la strada, leggere e rispettare i segnali, usare i dispositivi di sicurezza (casco, seggiolini e cinture) o evitare i comportamenti più rischiosi, a partire dall’uso del telefonino. Imparare divertendosi In pista i bambini, sempre seguiti dagli istruttori, si cimentano a bordo dei kart in un percorso ad hoc, realizzato di volta in volta dai tecnici specializzati, rigorosamente munito di apposite protezioni e modelli di segnaletica stradale. Finora sono oltre 15 mila i bambini che hanno avuto modo di vivere l’esperienza di “Karting in piazza” e di partecipare a un progetto di rilevanza sociale nel quale, sottolinea l’ACI, “l’educazione alla sicurezza stradale e la valorizzazione della pratica sportiva sono fattori di crescita dell’individuo”. Crescere rispettando l’ambiente Va ribadito, infine, l’aspetto qualificante della campagna per il rispetto dell’ambiente e la mobilità ecologica grazie all’uso di kart dotati di motori esclusivamente elettrici che diventano strumenti didattici non solo per apprendere le regole della sicurezza e cimentarsi nella competizione in pista, ma anche per conoscere i vantaggi di una guida pulita al 100%.

SMART MOBILITY

Psa presenta Free2Move. CARLO CIMINI ■ GINEVRA – Brigitte Courtehoux, direttrice dei Servizi Mobilità e Connettività del gruppo Psa, ci ha raccontato

al recente Salone di Ginevra l’evoluzione del brand Free2Move, i piani strategici e come la società francese stia lavorando per ambire a diventare, entro il 2030, la prima al mondo in questo settore. Le prospettive italiane “Free2Move è una sorta di ombrello all’interno del quale si trovano diverse soluzioni di mobilità”, ci dice Courtehoux. Una offerta non prettamente legata ai clienti b2b e b2c (alle aziende o ai consumatori finali), ma rivolta anche ai semplici utenti privati. “In Italia abbiamo già accordi con molti fornitori: ad esempio, Enjoy, Car2Go, Share&go e, da poco, anche eCooltra. I clienti, attraverso la nostra app, possono scegliere il mezzo di sharing più adatto al loro spostamento, scooter, e-scooter, bici o auto, e rintracciarlo sulla mappa”. La piattaforma digitale è già disponibile in tutti i centri urbani dove sono presenti i servizi di sharing e presto saranno ampliati: “Entro il 2019 vogliamo estendere la nostra offerta a 3 o 4 nuove realtà. Per questo analizziamo la densità della popolazione, il comportamento dei cittadini, il rapporto con la smart mobility e la presenza o meno di Uber”. L’azienda di San Francisco nominata da Courtehoux rappresenta una delle più importanti società al mondo che fornisce servizi di ride hailing, ovvero noleggio con conducente (taxi privato), ed è chiaro che i francesi vogliono sfidarla: “Vogliamo dare garanzie ai clienti sia indirettamente, tramite i nostri partner, che direttamente, mettendo a disposizione le nostre offerte di mobilità. L’obiettivo è arrivare in tutte quelle città dove le soluzioni di sharing ancora non esistono”. La flotta aziendale Un altro servizio di Free2Move è quello delle flotte aziendali che, sempre in Italia, è attivo da circa 6 mesi in una visione 2.0, ci spiega Courtehoux: “Free2Move Connect Fleet è la nostra soluzione smart per gestire il parco auto aziendale. Le società possono accedere ai dati della flotta in tempo reale, anche da remoto attraverso PC o smartphone. Questo servizio riguarda sia i veicoli Psa – Peugeot, Citroën e DS – ma anche quelli di Ford o General Motors. Allo stesso tempo, con un semplice plug in, possiamo rendere connessa una flotta che non dispone delle tecnologie di ultima generazione. Oggi, chi acquista, per esempio, una semplice Peugeot 308 attende fino a 3 mesi per averla. Il nostro noleggio a lungo termine, invece, è immediato e riduce il costo totale di proprietà. Inoltre, semplifica i programmi di manutenzione (Fleet Management Solution) e le attività di natura finanziaria e logistica”. 22 Marzo 2019 ·

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A emissioni zero Free2Move è un servizio eco sostenibile. “La mobilità Free2Move è e sarà sempre di più elettrica”, prosegue Courtehoux. “Concentreremo il nostro business su soluzioni ecologiche non solo di sharing ma anche di leasing, in base alle richieste dell’utente. Stiamo pianificando dei tour in Italia e in Europa per studiare da vicino la geolocalizzazione e la generazione delle infrastrutture. Tramite la nostra applicazione vogliamo mettere a disposizione le informazioni utili per trovare sul territorio le stazioni di ricarica (85mila in tutta Europa)”. Un concetto introdotto con il Charging Pass da Free2Move Services in Europa: “Individua le colonnine compatibili con il proprio veicolo e in base alla distanza, alla velocità di ricarica e al prezzo. Una volta selezionato il punto dove fare il pieno di energia, l’applicazione pianifica il tragitto (Trip Planner) direttamente dallo schermo della vettura o dello smartphone, partendo dall’analisi dell’autonomia residua del veicolo e dal suo utilizzo, velocità, climatizzazione. Servizi dedicati disponibili a partire dal lancio dei nuovi modelli di vetture elettrificate del gruppo Psa già nel corso del 2019”. Sull’ipotesi che la nuova Peugeot e-208 presentata a Ginevra entri a far parte da subito della gamma elettrica, Courtehoux non si sbilancia:“Forse, lo speriamo”. Usa e Cina Fuori dall’Europa, Courtehoux ci spiega come l’intenzione sia quella di proseguire per gradi: “Negli Stati Uniti e in Cina abbiamo avuto ottimi riscontri e gli iscritti sono in costante aumento. Per esempio, a Washington ci sono attualmente 600 auto del nostro brand mentre un mese fa ne avevamo meno di 400. Non è un numero altissimo ma in costante crescita. Intendiamo conquistare quella fetta di mercato che è ancora all’oscuro di queste soluzioni. La visibilità del brand dipenderà molto dalla sua diffusione (marketing e pubblicità). Più gli utenti dei mercati extraeuropei vedranno circolare i nostri veicoli e-sharing e più è probabile che inizieranno a interessarsi”.

BUSINESS

Quanto costa l’elettrica. PATRIZIA LICATA ■ L’auto elettrica costa meno. L’ente di ricerca no-profit International Council for Clean Transportation (Icct) ha messo a confronto i costi di acquisto e gestione della Volkswagen Golf nelle versioni benzina, diesel, ibrida e a batteria in cinque paesi europei – Regno Unito, Germania, Francia, Paesi Bassi e Norvegia – e ha concluso che ovunque comprare e usare la full electric costa meno. Ciò si deve alle politiche governative a favore della mobilità a emissioni zero: agevolazioni all’acquisto, sconti sulla tassa di proprietà e sul costo dell’e18

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nergia ed esenzioni dal pagamento dei parcheggi pubblici e dei pedaggi rendono l’auto elettrica più conveniente non solo per l’ambiente ma anche per le tasche dell’automobilista. Premiati i norvegesi I norvegesi godono dei vantaggi più sostanziosi, secondo lo studio condotto della ricercatrice Sandra Wappelhorst: in virtù dell’esenzione dalla tassa di immatricolazione una Volkswagen Golf a batteria costa il 27% in meno della versione diesel in Norvegia nell’arco di 4 anni. In Olanda, Germania e Francia si risparmia tra l’11% e il 15% rispetto al gasolio. Nel Regno Unito si risparmia solo il 5%: gli incentivi sull’acquisto dell’auto elettrica sono i più esigui. L’agevolazione fiscale fa la differenza ancor più dello sconto in concessionaria e qui Norvegia e Paesi Bassi vincono: l’Icct stima che un automobilista olandese o norvegese avrà risparmiato quasi 40mila euro in 4 anni con una Golf elettrica, quello francese circa 20mila euro, quello tedesco 6mila. L’Icct prevede anche che, tra il 2025 e il 2030, i prezzi delle elettriche saranno equivalenti a quelli delle auto a benzina oggi, grazie al calo dei costi della batteria, la componente che più pesa sul listino. A quel punto non ci sarà più bisogno di sconti in concessionaria, mentre gli sgravi fiscali (per esempio sul bollo) per le ibride ed elettriche potranno essere ancora usati per far crescere il mercato delle auto ecologiche (emissioni sotto i 50 grammi di CO2/chilometro), di pari passo con la tassazione dei modelli diesel e benzina (emissioni tra i 100 e 200 g di CO2/km) che andrebbero a finanziare le agevolazioni per le elettriche. Le contraddizioni dell’ibrido Nella ricerca dell’Icct i modelli ibridi risultano poco convenienti per il consumatore. Sono veicoli molto meno inquinanti delle versioni benzina e diesel e oggi garantiscono all’automobilista totale tranquillità nei lunghi tragitti, dove subentra efficacemente il motore tradizionale se la batteria elettrica è scarica. Ma, appunto, la presenza di due motori fa salire il prezzo dell’acquisto e della manutenzione. Francia e Regno unito risultano al momento i paesi più penalizzati: l’ibrida, nell’arco di quattro anni, conviene meno del diesel. “L’auto elettrica in città copre praticamente tutti i tragitti ed è la scelta più efficiente anche come costo”, sottolinea l’autrice dello studio Sandra Wappelhorst. “Fuori città forse un po’ meno”. La ricercatrice ribadisce l’importanza di una capillare infrastruttura per la ricarica, ma anche il ruolo della normativa sulla riduzione delle emissioni: stimola i costruttori a mettere sul mercato un numero crescente di nuovi modelli a basso impatto ambientale con prezzi via via più accessibili grazie alla concorrenza di più marchi.


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LIFESTYLE

Bruce Willis: dal frigo alle muscle car. GIUSEPPE CESARO

■ Può un frigorifero cambiarci la vita? Può renderci ricchi e famosi, permetterci di dare sfogo alle nostre passioni e, magari, consentirci di riempire di muscle car il nostro garage? No? Ne siete sicuri? Leggete qui. 1988. Jeb Stuart, sceneggiatore americano, sta curando la riduzione cinematografica di un romanzo di Roderick Thorp: “Nothing Lasts Forever” (“Nulla è eterno, Joe” nell’edizione italiana). È la storia di Joe Leland, un detective in pensione della Polizia di New York e del suo 20

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difficile rapporto con la figlia quarantenne. Nella speranza di un riavvicinamento, la donna – che vive a Los Angeles – ha invitato il padre alla festa per la vigilia di Natale, che si tiene nel grattacielo in cui lavora. Una sera, Stuart litiga con la moglie e decide di uscire. Quello che ci vuole è un giro in macchina. Lo aiuterà a scaricare la tensione e a schiarirsi le idee. All’improvviso, però, il portellone del camion che precede l’auto di Jeb si spalanca, e un frigorifero vola in mezzo alla strada. Per


fortuna, l’uomo riesce a frenare appena in tempo e ad evitare il peggio. Riporterà solo lievi contusioni. Lo spavento, però, è grande. L’uomo si rende conto che avrebbe potuto morire. E, se fosse andata così, non avrebbe mai fatto in tempo a dire a sua moglie: “Mi dispiace”. Ecco che, in quell’istante, la sceneggiatura cambia rotta. Non più un detective in pensione, ma un aitante poliziotto: John McClane; non più una figlia quarantenne, ma una giovane moglie: Holly Gennaro. Nasce così “Trappola di cristallo” (1988), primo – fortunatissimo – capitolo di una – altrettanto fortunata – serie, dedicata alle avventure del poliziotto newyorkese. La saga “Die Hard”, proseguirà con altri quattro film: “58 minuti per morire” (1990), “Duri a morire” (1995), “Vivere o morire” (2007) e “Un buon giorno per morire” (2013). Non solo “Die Hard” Protagonista? Walter Bruce Willis, nato nella base Usa di Idar-Oberstein (cittadina tedesca della Renania-Palatinato: curiosamente la stessa regione nella quale è nato Stuart) il 19 marzo 1955: 64 anni martedì prossimo. Il trentatreenne Willis, otterrà la parte della vita dopo il rifiuto di una nutrita serie di colleghi tra i quali Don Johnson, Arnold Schwarzenegger, Michael Madsen, John Travolta e Robert De Niro. “Trappola di cristallo” farà la fortuna di Willis, che verrà lanciato nell’Olimpo hollywoodiano: 90 film in meno di 40 anni di carriera. Lo dirigeranno alcuni tra i più grandi registi americani (Altman, Besson, De Palma, Edwards, Gilliam, Lumet, Tarantino, Soderbergh, Zemeckis) e apparirà in titoli cult come: “Il falò delle vanità” (1990), “Pulp Fiction” (1994), “L’esercito delle 12 scimmie” (1995), “Il quinto elemento” (1997) e “Sin City” (2005). Tutto grazie a un frigorifero. Passione muscle Se è vero che, come recita un’antica saggezza, “similes cum similibus”, non stupisce che un uomo con quello sguardo, quel fisico, quel carattere e quel pedigree cinematografico ami le muscle car. Più che un semplice appassionato, ‘Mr. Die Hard’ è un collezionista di tutto rispetto. Impossibile ricordare tutte le meraviglie sulle quali ha posato le fortunate mani. Alcune, però, meritano senz’altro una menzione speciale. Charger ’68 Come la Dodge Charger 1968, ad esempio. Un fastback coupé, equipaggiato con un V8 440 Chrysler da 7.206cm3 e 375 cavalli, in grado di raggiungere i 213km/h e passare da 0 a 100 in 6 secondi. La Charger è un regalo dell’attrice Demi Moore (allora sua moglie). È il 1998. Una decina d’anni dopo, Willis la venderà a Jay Kay, frontman dei Jamiroquai.

Una delle più belle sportive americane di sempre: sintesi perfetta di eleganza e potenza. Stingray ’67 Decisamente sorprendente, per le linee fortemente innovative e per la potenza, la Chevrolet Corvette C2 Stingray del 1967 (una delle 14.436 prodotte quell’anno), elegantissima nella sua livrea ‘Marlboro Maroon’: una sfumatura di bordeaux tra amaranto e amarena. La C2 era disponibile anche in nero smoking, bianco ermellino, rosso rally, avion, grigiazzurro, azzurro mare, verde oliva, giallo sole e argento perla. Detta Stingray perché il suo profilo, visto dall’alto, ricorda quello di una ‘pastinaca’ (un pesce assai simile alla ‘razza’) era lunga 4,450, larga 1,751 e alta 1,265mt, pesava 1.435kg ed era equipaggiata con un V8 5.354 di cilindrata da 300 cavalli, che le faceva toccare i 211km/h e passare da 0 a 100 in 6,6 secondi. Firebird ’68 Bella e dalle linee decisamente aggressive, la Pontiac Firebird 400 1968: una sportcar decappottabile a due porte, trazione posteriore. 4.8 metri di lunghezza, 1.8 di larghezza e 1.26 di altezza, pesava 1.666kg, era animata da un sorprendente GM Pontiac 400 V8 di 6.558cm3, da ben 330 cavalli, che le consentiva una velocità massima di 190km/h e la faceva accelerare da 0 a 100 in 6.4 secondi. Shelby GT500 ’68 Bellissima e sfrontatamente ‘corsaiola’, la Shelby GT500 rossa del 1968, variante della Mustang, costruita tra 1965 e 1968 in poco più di 2mila esemplari, solo 517 dei quali ‘scoperchiabili’. Più che un’auto, un mito. Sotto il cofano uno straripante 428 “Cobra Jet” 7000 di cilindrata che dichiarava 335 cavalli. Dato, però, che si trattava di ‘cavalli imbizzarriti’, correvano come 400, spingendo i 1.608kg della Mustang fino a 213 all’ora, passando da 0 a 100 in 5.7 secondi. Niente male per un fastback coupé. Non sbagliò, dunque, Mr. Shelby ad aggiungere al nome la sigla KR: chi altri, se non la GT500, avrebbe avuto il diritto di fregiarsi del titolo di “King of the Road”?

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Supplemento settimanale a l’Automobile Pubblicazione online - Reg. Tribunale di Roma n. 24/2016 del 09/03/16 Iscrizione R.O.C. n. 14674 - ISSN 2499-670X Direttore Responsabile Alessandro Marchetti Tricamo Redazione via Solferino, 32 - 00185 Roma tel. 06.45406719 • fax 06.49982874-2829 www.lautomobile.it • redazione@lautomobile.it • segreteria@lautomobile.it

Corvette ’57 Splendida, non c’è dubbio, la Chevrolet Corvette 1957: una coupé due porte decappottabile, “White Polo”. La Chevy era disponibile anche in nero onice, rame azteco, verde cascata, azzurro Artico, rosso veneziano e argento Inca. Lunga poco più di 4 metri (4.267mm), larga quasi 1,8mt (1.791mm), pesava a vuoto 1320 chili, montava un motore di 4.638 cm3 da 220 cavalli, che le faceva toccare i 182km/h e la spingeva da 0 a 100 in 8 secondi.

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COVER STORY ASIA

L’altra Cina. A Hong Kong in dicembre si terrà il primo Motor Show. Alternativa alla crisi dei Saloni. Al volante, due trentenni cinesi.

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...dal nostro mensile Getty.

PUBBLICATO SUL NUMERO 27 - MARZO 2019

FRANCESCO PATERNÒ ■ HONG KONG – Si perde in un rumore permanente il ronzio elettrico delle tante Tesla Model S e Model X che ci sfrecciano intorno nelle strade a scorrimento veloce di una città affollata e verticale. “Le Tesla sono per l’uso quotidiano, per i weekend e il piacere qui ci sono le supercar”, ci dice Benjamin Wong, giovane ministro dei trasporti di Hong Kong dove vivono 7,5 milioni di abitanti, quasi la popolazione di tutto Israele, protettorato britannico fino al 1997 e oggi zona a statuto speciale della Cina. In pan-

cia una Borsa dove brillano i titoli del lusso internazionale (tanto che Luca Cordero di Montezemolo avrebbe voluto quotare qui la Ferrari) e dove altri possono affondare nello spazio di un mattino, secondo quella che il Financial Times ha definito sindrome da scomparsa improvvisa. Wong è venuto al molo di Kai Tak sulla baia della città, fra montagne di container che danno il segno della forza commerciale cinese e uno skyline di grattacieli all’americana, per dare la benedizione al lancio del

primo Motor Show di Hong Kong, in programma dal 14 al 19 dicembre. Alternativa a Ginevra e più in generale alla crisi mondiale della forma Salone, si terrà in un’area della fiera di 45mila metri quadrati vicino l’aeroporto, più spazi all’aperto per test drive, più un non ancora precisato fuorisalone notturno nel centro cittadino. L’organizzazione è di Leviosa Global Limited, società cinese nata ad hoc nell’agosto del 2018 con a capo la trentaquattrenne Ashley Sauk, look da protagonista di un film di Luc Besson.

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Piuttosto riservata sulla sua storia e sugli investitori che gestisce, loquace quando ci racconta di guidare una Porsche 911 Targa “rossa”, di voler comprare prossimamente una Lamborghini, di conoscere l’esclusivissima Pagani come auto italiana. Non ci sarebbe da stupirsi se tutti questi marchi sbarcassero al nuovo Motor Show di Hong Kong, città dove le supercar e ancora di più i modelli unici, le cosiddette one-off da due milioni di euro in su, vanno per la maggiore. Grazie anche alla concentrazione di super ricchi nell’area, secondo le statistiche

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internazionali, e ai dati che indicano un terzo dei beni di lusso mondiali (auto comprese, dunque) appannaggio di consumatori cinesi. Lamborghini pronta a esserci La Lambo si è già detta interessata a partecipare, secondo gli organizzatori guidati dall’italiano Rino Drogo, un passato in Fiat Chrysler e al Motor Show di Bologna, che spiega in modo lineare progetto e claim (“Jump to the future”): tanta elettrificazione, guida autonoma e design puntando su una

città laboratorio di innovazione per trovare nuovo spazio, mentre queste manifestazioni battono in testa in Europa e negli Stati Uniti. Wong, ci dice ancora, non darà soldi pubblici a Leviosa, ma promette facilitazioni e promozione in un’area dove arrivano ogni anno 50 milioni di turisti e c’è passione per il motorismo. Dopo la Formula E di aprile, in città si terrà a settembre una gara di motocross mondiale (organizzata sempre da Sauk e da Cathlin Cheng, il direttore generale che poi è un’altra trentenne cinese, in garage una Ferrari), nel


Nella foto grande il prototipo H2 Speed di Pininfarina. Due concept al lancio del Motor Show di Hong Kong: GFC Sibylla di Giugiaro (qui sotto). Flymove Dianchè BSS GT One di Bertone (in basso).

2020 il mondiale Turismo elettrico. Tesla, oltre a stravendere, qui ha inaugurato la più grande stazione di ricarica per auto elettriche di tutta l’Asia: 50 punti su uno spazio di quasi cinquemila metri quadrati in un grattacielo affacciato sulla vicina baia di Kowloon. “Lo sviluppo di veicoli elettrici – afferma Robin Lee, presidente dell’Institute of The Motor Industry – è la chiave del successo per promuovere uno sviluppo sostenibile e fare di Hong Kong una smart city, per la quale il governo si batte da anni”. Chiediamo a Wong se ci siano società che stanno

sperimentando sistemi di guida autonoma: “Sì, nel nostro parco di scienza e tecnologia. Quattro o cinque società, ma non posso dirle i nomi”. Test segreti di guida autonoma Peccato, perché la Cina sta provando a sorpassare gli Stati Uniti sull’auto robot. In tutto il Paese, secondo i dati ufficiali di China Automotive Information Net, sono 101 le licenze concesse a 32 compagnie in 14 città che autorizzano a far muovere su strade pubbliche veicoli guidati da intelligen-

za artificiale, certo ancora con a bordo un essere umano. Baidu, il colosso del tech cinese e primo rivale di Google su scala mondiale, possiede la metà di queste autorizzazioni e sta per lanciare a Changsha, capitale dello Hunan, una flotta di 100 robotaxi su 210 chilometri di strade loro riservate. “In Cina ogni momento nascono nuovi marchi di auto, a volte non conosco chi mi scrive – ci dice Fabrizio Giugiaro che insieme ai nuovi proprietari asiatici di Pininfarina e di Bertone è stato invitato a Hong Kong al battesimo del Motor Show – il futuro dell’automotive è qui”.

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