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Settimanale digitale • Anno 2 • Numero 53 • 14/9/2018

Supplemento settimanale a l’Automobile.

INNOVAZIONE I MOTORI I LIFESTYLE

O la borsa o l’auto. SAMUELE MARIA TREMIGLIOZZI ■ L’universo automobilistico visto attraverso gli occhi degli analisti finanziari. Non c’è passione, non ci sono emozioni, solo numeri e oscillazioni giornaliere, più spesso al ribasso. Quello tra auto e borsa è da sempre un rapporto travagliato, perché è facile bruciare valore. L’attualità politica ed economica non aiuta: le tensioni commerciali tra Usa, Unione Europea e Cina minacciano i profitti dei gruppi automobilistici. Le Case più colpite sono quelle che pro-

ducono nel Vecchio continente ed esportano negli Stati Uniti. La flessione degli indici azionari di settore scoprono le radici di una crisi che colpisce tutti. Elementi che si riflettono sull’andamento dei titoli azionari, in calo nelle principali piazze mondiali. Eppoi investimenti in fumo, dichiarazioni pericolose, un post sbagliato al momento sbagliato sono altri rischi per chi sta sui mercati finanziari. Dove spesso l’auto ci pensa due volte prima di entrarci, o una volta sola come Tesla per provare a uscirne. Pochi gli esempi virtuosi. In queste pagine il racconto dell’unica macchina che non si ferma mai: quella finanziaria.


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· 29 Giugno 2018


BUSINESS

Auto e Borsa, separati in casa. SAMUELE MARIA TREMIGLIOZZI

■ Economia reale ed economia finanziaria, due facce della stessa medaglia. Nel settore automobilistico, due realtà spesso in conflitto tra loro. Da un lato le frenetiche oscillazioni quotidiane, dall’altro la necessità di una visione, il più possibile, di lungo periodo. Sarà forse questa la principale ragione di un rapporto così travagliato? Quel che è certo è che storicamente auto e borsa non riescono proprio ad andare molto d’accordo.

attività produttiva in Carolina del Sud (dove viene assemblata buona parte della gamma suv), conferma l’andamento con una variazione negativa del 5,8%. Periodo buio anche per Porsche: -25% negli ultimi 8 mesi. Storia a parte, il dato stabile di Fca: il titolo sembra risalire dopo il crollo registrato con la morte dell’ex ceo Sergio Marchionne. Al contrario, continua la discesa per i francesi di Renault: -15,8%.

Il problema dazi Tempi duri per chi vuole investire nel settore automotive. Basta guardare l’andamento dell’indice azionario Stoxx Europe 600 Automobiles & Parts, che sintetizza, in un unico valore, le fluttuazioni di 18 titoli tra costruttori e fornitori quotati nelle piazze europee: da inizio anno, l’indice ha subito una flessione del 13,6%. Le tensioni commerciali tra Usa, Unione Europa e Cina hanno influenzato i prezzi delle azioni, in particolare di quei gruppi europei che producono in Europa e vendono molto negli Stati Uniti. Da inizio anno il titolo Daimler è sceso di 22,7 punti percentuali. Simile il destino per Volkswagen che, nello stesso periodo, ha registrato una variazione negativa del 17%. Trend a ribasso anche per Bmw: il costruttore bavarese, seppure meno esposto data la forte

Il modello Ferrari Le uniche case che vanno d’accordo con gli analisti finanziari sono quelle che producono auto di lusso, prima fra tutte Ferrari: da inizio anno, il costruttore di Maranello ha registro una crescita continua, una variazione positiva di oltre 28 punti percentuali. I successi del Cavallino, in seguito all’offerta pubblica iniziale avvenuta nel 2015, non sono sfuggiti agli inglesi di Aston Martin, ora pronti alla prima quotazione che avverrà il prossimo ottobre. Un simile destino per i marchi più prestigiosi del gruppo Volkswagen: l’amministratore delegato Herbert Diess ha promesso lo scorporo dei marchi super premium – Bentley, Bugatti, Lamborghini e Porsche – con quotazione sui mercati finanziari. Un’operazione molte simile a quella della Ferrari. 14 Settembre 2018 ·

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BUSINESS

Fca, Spotify e Netflix: cosa hanno in comune? GIOVANNI PASSI

Cosa piace a Tiger Global Management? Un po’ di tutto. Il fondo americano possiede le partecipazioni di più 60 società, tra start up e grandi gruppi industriali. Tra i suoi investimenti “celebri”, le azioni di Facebook, Amazon, Microsoft, Booking e Netflix. Attualmente, Tiger Global Management investe prevalentemente in società high tech e aziende neonate (start up) con elevate possibilità di crescita (rappresentano il 54% del suo portafoglio attività).

BUSINESS

Aston Martin e Volvo, strade diverse. SAMUELE MARIA TREMIGLIOZZI

■ Musica e motori? Universi mai così vicini: il fondo d’investimento Tiger Global Management ha rinforzato la sua presenza nell’azionariato di Fiat Chrysler e ora possiede circa il 3,84% del gruppo automobilistico, una partecipazione del controvalore di 870 milioni di euro divisi in più di 59 milioni di azioni. Tiger Global Management già possedeva più di 26 milioni di azioni Fca, circa l’1,7% del valore totale della holding italo-americana. Dal secondo trimestre 2018, il fondo statunitense detiene nel suo portafoglio attività anche il 7% della start up svedese di streaming musicale Spotify. Come avvenuto con Fca, Tiger Global Management ha accresciuto la sua posizione, ora del valore di 2,15 miliardi di dollari.

■ Aston Martin e Volvo: stesso settore, destini opposti. La casa sportiva di Gaydon si prepara per l’Ipo (offerta pubblica iniziale) che avverrà l’ottobre prossimo, mentre il costruttore svedese decide di rimanere privato. Due scelte completamente diverse, entrambe, però, ben ragionate.

Chi è Tiger Global Management? Fondato nel 2001 a New York da Chase Coleman, Tiger Global managemt è un fondo d’investimento che appartiene alla categoria degli hedge fund (o fondi speculativi), società private specializzate nella copertura e riduzione del rischio di determinate attività finanziarie (hedging). Gli hedge fund, attraverso particolari operazioni sui mercati borsistici, hanno l’obiettivo di ottenere risultati di gestione positivi, indipendentemente dall’andamento dei mercati finanziari in cui operano, “proteggendo”, quindi, gli investimenti da eventi che possono comprometterne il rendimento. Spesso le operazioni compiute dai fondi speculativi sono caratterizzate da un elevato rischio finanziario a cui corrisponde, però, la possibilità di ritorni molto fruttuosi.

007: Missione Ipo Aston Martin ha iniziato l’iter per l’offerta pubblica iniziale che avverrà alla London Stock Exchange il prossimo ottobre. Gli analisti finanziari hanno stimato il valore del costruttore inglese: circa 5,5 miliardi di euro. La documentazione completa contenente il prezzo e il numero di azioni in circolazione verrà pubblicata verso la fine di settembre. Attualmente la proprietà di Aston Martin è così ripartita: il 37,5% appartiene ad Investindustrial (società d’investimento di proprietà del manager italiano di Andrea Bonomi), il 54,5% è diviso tra due fondi kuwaitiani, il 5% fa riferimento a Mercedes-Amg ed il 3% è detenuto dal management della società. La quotazione sarà permessa dalla concessione parziale delle quote di Investindustrial e dei fondi asiatici, al contrario i tedeschi di Daimler non venderanno le loro partecipazioni.

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Il costruttore britannico mira a un flottante (porzione dell’azionariato che diventerà pubblico) minimo del 25% e all’inserimento del titolo nel Ftse 100 (l’indice azionario britannico). L’Ipo trova fondamento nei risultati di chiusura del 2017 di Aston Martin, da ottobre 2014 sotto la guida del ceo Andy Palmer: utile ante imposte di 87 milioni di sterline, un netto miglioramento rispetto alla perdita di 163 milioni di sterline del 2016. A crescere anche il fatturato (e le immatricolazioni): 876 milioni di sterline, +48% rispetto all’anno precedente. Visti i numeri, i successi di Sergio Marchionne ai tempi dell’Ipo Ferrari, operazione che, a quanto pare, hanno fatto scuola. Pazienza per Volvo Volvo, invece, ci ripensa: niente offerta pubblica iniziale, almeno per ora. La quotazione era previsto entro la fine del 2018 e valutava la società svedese tra i 16 e i 30 miliardi di dollari. I motivi della decisione risiedono nelle tensioni commerciali tra Usa e Cina e nel generale calo dei titoli automobilistici. Ragioni fondate: l’indice Stoxx600 Autos & Parts ha registrato una flessione del 15% questa settimana; i rapporti tra Stati Uniti, Unione Europea e Repubblica Popolare Cinese hanno inciso negativamente sull’andamento finanziario di molte società quotate. “Siamo giunti alla conclusione che la tempistica non è ottimale per un Ipo al momento” le dichiarazioni del ceo di Volvo, lo svedese Hakan Samuelsson.

■ Con l’arrivo del nuovo amministratore delegato Herbert Diess nella primavera scorsa, il gruppo Volkswagen sta lavorando a una nuova organizzazione e in particolare alla creazione di una nuovo divisione di tutti i marchi del cosiddetto super premium, da quotare separatamente in borsa. Il caso Ferrari docet. Nel caso tedesco, una sorta di supergruppo con dentro Lamborghini, Porsche, Bentley e Bugatti che potrebbe avere un valore – a detta degli esperti – di oltre 120 miliardi di euro. Un primo passo in questa direzione sarebbe il passaggio del controllo di Lamborghini da Audi a Porsche, in vigore dal gennaio del 2019. Azioni in calo Diess intende così rispondere anche al calo del valore delle azioni del gruppo nel 2019, -19%, e a una capitalizzazione ferma a 67 miliardi di euro. Tanto più che gli effetti negativi del dieselgate, venuto fuori esattamente tre anni fa, ancora non sono finiti mentre incombe sul commercio mondiale una guerra dei dazi sulla scia delle politiche dell’amministrazione Trump. “Abbiamo bisogno di profitti più alti per finanziare il nostro futuro”, ha ribadito recentemente Diess. Nell’ottica di migliorare le prestazioni economiche e di ottimizzare gli sforzi produttivi si spiegano anche altre azioni che il gruppo di Wolfsburg sta completando in questi mesi, come lo scorporo del settore dei mezzi pesanti – avvenuto lo scorso giugno – e che ha dato vita al Traton Group. Secondo gli analisti il neonato gruppo potrebbe essere il primo a essere soggetto a un’offerta pubblica nei prossimi mesi.

BUSINESS BUSINESS

Quanto vale Tesla, borsa il super in fumo. premium di Volkswagen. FRANCESCO PATERNÒ

REDAZIONE

■ L’estate calda di Elon Musk, boss di Tesla, non finisce mai. Il titolo in borsa ha perso nuovamente agli inizi della settimana, dopo aver lasciato sul terreno alla fine di quella precedente un quarto del suo valore quando Musk è apparso in un video fumando marijiuana. In California non è un reato, ma a Wall Street non hanno gradito l’ultima uscita dell’imprenditore quarantenne sudafricano, forse il più discusso manager della Silicon Valley. Mentre la Sec, l’autorità di borsa, sta ancora indagando sugli effetti del suo annuncio di un delisting a mercati aperti in agosto, poi precipitosamente ritirato. Da 2 a 47 miliardi di dollari La caduta del titolo Tesla dietro la nuvola di fumo è stata pesante, ma non la peggiore in termini percentuali da quando nel 2010 il marchio di auto elettriche ha esordito in borsa. Una storia clamorosa, considerando che dal valore iniziale di meno di 2 miliardi di dollari, Tesla ne vale oggi 47. Come Ford e Honda, più di Gm, nonostante un bilancio costantemente 14 Settembre 2018 ·

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to un contratto biennale con la scuderia Sauber-Alfa Romeo. La notizia è arrivata anche dalla voce ufficiale della Ferrari che in comunicato ha ringraziato il finlandese, “per il suo contributo fondamentale” negli anni a Maranello.

in rosso. Per Market Watch, primario sito di informazione finanziaria di San Francisco, Musk resta un “erratic genius”, definizione che giustificherebbe pure l’estrema volatilità del titolo Tesla: il sito stima una media giornaliera del 2% in su o in giù, più di tre volte la media della volatilità dell’intero indice S&P 500. 7 su 25 analisti dicono “buy” Eppure sette dei venticinque analisti che coprono Tesla, secondo Thomson Reuters, consigliano di comprare il titolo, per loro sicuramente un “buy”. C’è un consensus su una prossima profittabilità, con un guadagno per azione di 2,86 dollari per il 2019, di 8,56 per il 2020 e di 16,83 per il 2021. Fa niente, a quanto pare, che la produzione della nuova Model 3 non sembri ancora a punto. È l’auto che dovrebbe rivoluzionare il mercato secondo Musk, ma fino adesso ha squassato il fragile sistema produttivo di Tesla e provocato molte notti insonni in chi ci lavora, a cominciare dal capo. Che ora ci fuma pure su.

Una carriera in rosso Charles è nato a Monaco ma parla e si sente italiano, anche per la formazione nella Ferrari Academy, a cui ha avuto accesso grazie alla segnalazione del papà dello scomparso Jules Bianchi. Fu proprio lui a scoprire il talento del giovanissimo monegasco, accogliendolo nel 2005 nella propria squadra di kart. Il piccolo Charles ha ripagato la fiducia cominciando a conquistare trofei già dall’anno successivo. Il papà di Charles era Hervé Leclerc, pilota di Formula 3 negli anni ’90, deceduto l’anno scorso mentre il figlio conquistava pole e vittoria a Baku, in Azerbaijian, con i colori della Scuderia Prema di F2.

AUTO E MOTO

Mazda MX-5, ora è più Leclerc è il nuovo pilota sportiva. della Ferrari. SPORT

PAOLO ODINZOV

MARCO PERUGINI ■ Charles Leclerc è il nuovo pilota della Scuderia Ferrari di Formula 1 per la stagione 2019. A sette gare dalla fine del campionato, è arrivata la conferma alle voci che si rincorrevano da tempo, rafforzate dopo il Gran Premio d’Italia. Il ventenne monegasco ora in forza alla Sauber – Alfa Romeo corona il suo sogno di guidare una Rossa, ponendo fine al susseguirsi di ipotesi per il secondo volante di Maranello e aprendo di fatto il mercato estivo dei piloti. Leclerc prenderà il posto del 38enne ex-campione del mondo Kimi Raikkonen, che cha annunciato via social di aver firma6

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■ SIBIU (Romania) – La spider più venduta della storia si rinnova. A circa quattro anni di distanza dal lancio della quarta generazione, la Mazda MX-5 è stata “rivista e corretta” per continuare nel successo che l’ha vista conquistare oltre un milione di clienti dal 1989. “Abbiamo voluto esaltare ulteriormente le qualità vincenti di una vettura che ha fatto scuola nel segmento delle decappottabili” hanno detto i progettisti della Casa giapponese. Nella versione model year 2019, la MX-5 guadagna soprattutto un comportamento stradale più dinamico e sportivo, da sempre prerogativa assoluta del modello. Le motorizzazioni Skyactiv-G (esclusivamente a benzina) che equipaggiano la “scoperta” di Hiroshima, sono state allineate alla normativa sulle emissioni Euro6d-TEMP,


con un anno di anticipo rispetto all’entrata in vigore di quest’ultima, senza fare uso di un filtro antiparticolato e vantano maggiore potenza e coppia. Con il 2.0 da 184 cavalli sulla Transfagarasan Il 1.5, proposto con il cambio manuale a sei rapporti, passa da 131 a 132 cavalli e da 150 a 152 Newtonmetri. Sul 2.0, invece, abbinato anch’esso al cambio manuale a 6 marce o all’automatico a sei rapporti per la MX-5 RF, le modifiche degli ingegneri Mazda hanno consentito un salto da 160 a 184 cavalli e un innalzamento della coppia massima a 205 newtonmetri (tra 6.800 a 7.500 giri/min). Valori, quest’ultimi, che si traducono in una maggiore elasticità e in un considerevole allungo in accelerazione, rendendo la versione più spinta della MX-5 una vettura ideale per affrontare con facilità percorsi misti senza fare troppo uso del cambio. Come abbiamo potuto costatare provandola in anteprima tra tornanti e curve in Romania sulla Transfagarasan, da sempre una delle strade più belle del mondo dove mettere a dura prova le vetture sportive. Più sicura e tecnologica Pur mantenendo l’anima da roadster essenziale, la Mazda MX-5 propone diverse inedite tecnologie di assistenza alla guida i-Activsense, mirate ad elevarne la sicurezza di marcia: come il rilevamento della stanchezza del guidatore, il riconoscimento della segnaletica stradale, la frenata automatica in città con radar per pedoni e vetture e la telecamera posteriore. Un’importante novità è inoltre il volante regolabile in profondità, con una escursione di 30 millimetri, che permette alle persone più alte di adattare al meglio la posizione di guida. Grazie alle interfacce Apple CarPlay e Android Auto si possono connettere con facilità al sistema d’infotainment tablet e smartphone visualizzando le varie app installate direttamente sul display di bordo. Prezzi a partire da 27.850 euro Il listino della rinnovata Mazda MX-5 va da 27.850 a 31.500 euro per la versione soft top e da 30.350 a 34.250 euro per la RF Retractable Fastback con hard top. Due sono gli allestimenti disponibili sulla giapponese: il primo è l’Exceed, comprensivo di dotazioni premium come rivestimenti in pelle, sistema infotainment Mzd Connect e impianto audio Bose. Il secondo è lo Sport, che prevede invece equipaggiamenti da pista: tra cui sospensioni sportive Bilstein, barra duomi anteriore, sedili Recaro e differenziale autobloccante meccanico.

AUTO E MOTO

Il Combo Life della Opel, tradizione e innovazione. CARLO CIMINI

■ MILANO – Tra le colline della provincia di Monza e Brianza, Opel presenta il piccolo van Combo Life dedicato alle famiglie (5 o 7 posti): estetica rinnovata, tanta tecnologia a bordo e numerosi accessori per la sicurezza. Quinta generazione e trentadue anni di storia per la vettura nata per i passeggeri e poi trasformata anche per il trasporto. Due versioni Il nuovo Combo Life si basa sulla piattaforma Emb2 del gruppo Psa e propone due modelli in taglie differenti: Standard (5 posti e 4,4 metri) o XL, sette sedute e una lunghezza di 4,77 metri. Il van di Opel offre un abitacolo molto spazioso, tre agganci Isofix per i seggiolini dei più piccoli ed è pieno di contenitori, ben 28. La versione base presenta una capacità del bagagliaio di 597 litri, mentre chi vuole avere ancora più spazio può scegliere l’auto con passo lungo e volume di carico minimo di 850 litri (con tutti i sedili abbattuti, per la prima si raggiungono i 2.126 litri mentre per la seconda 2.693. Rinnovati anche i sistemi di infotainment del Combo Life: presente un display touchscreen da 8 pollici, compatibile con Apple CarPlay e Android Auto. In dotazione porte usb, una piccola base per la ricarica wireless e una presa di corrente da 230V. Disponibili due allestimenti: Advance e Innovation, quest’ultima la più completa. Tanta sicurezza Questo veicolo monta anche i sistemi di assistenza alla guida: rilevamento pedoni, frenata automatica di emergenza, 14 Settembre 2018 ·

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sistema di mantenimento della corsia (Lane Keep Assist), assistenza alla partenza in salita, adattamento intelligente, limitatore della velocità, sistema per il rilevamento dei colpi di sonno e riconoscimento dei cartelli stradali. Inoltre Combo Life può essere dotato della telecamera posteriore da 180 gradi con visione panoramica, dell’Head up display e del controllo elettronico della trazione IntelliGrip che assicurano trazione, stabilità e maneggevolezza in ogni condizione atmosferica. Infine la novità del pacchetto sicurezza è il Flank Guard che aiuta il guidatore nelle manovre a bassa velocità. Motori e prezzi La gamma di motori rispettano la norma Euro 6d-temp e montano anche con un cambio automatico Quickshift a otto rapporti (optional da 1.500 euro). Completano l’offerta le versioni standard, benzina 1.2 turbo da 110 cavalli (prezzo di partenza 21.400 euro) e diesel 1.5 litri da 130 cavalli (a partire da 25.900 euro). Per il modello XL servirà un supplemento di 1.200 euro. Fino al 31 ottobre prezzo di attacco per il benzina fissato a 16.900 euro.

AUTO E MOTO

In cerca d’Europa Il costruttore vietnamita ha in programma la copertura di diversi segmenti, compreso quello delle citycar. Le vetture in questione sono due, di cui una completamente elettrica. La presentazione dei primi due modelli (suv e berlina) a Parigi fa pensare che il costruttore sia aperto alle esportazioni in mercati di tutto il mondo o, quantomeno, in quello occidentale. Berlina e suv I due modelli si contraddistinguono per un generale equilibrio di forme con un certo carattere soprattutto nella parte frontale, dove troviamo il caratteristico marchio VF composto da cromature simmetriche. Completa lo stile il cofano motore: lungo e dominato da linee orizzontali per la berlina, più rotondo e deciso per il suv. “In collaborazione con Pininfarina, abbiamo studiato e realizzato con meticolosa attenzione ogni linea della carrozzeria allo scopo di rappresentare la bellezza naturale del Vietnam e il carattere caloroso e dinamico della sua popolazione”, ha spiegato David Lyon, Director of Design di VinFast.

AUTO E MOTO

Vinfast, Ford Mach 1, good morning ispirazione Vietnam. Mustang. EDOARDO NASTRI

REDAZIONE

■ VinFast è pronta per il Salone di Parigi 2018. La nuova casa automobilistica vietnamita presenterà alla kermesse parigina due nuovi modelli, una berlina e un suv, disegnati da Pininfarina. Le due vetture verranno lanciate, secondo quanto dichiarato in una nota dalla casa, nel terzo trimestre del 2019. I numeri comunicati sono importanti: 500mila veicoli all’anno dal 2025, e una produzione iniziale che va dalle 100 alle 200mila vetture.

■ Ford ha reso pubblica la prima immagine del suo suv elettrico, ispirato alla leggendaria Mustang, che dovrebbe arrivare sul mercato entro il 2020. L’immagine mostra la parte posteriore della vettura con i tipici fari a tre moduli, come sulla Mustang, e i parafanghi larghi. Il nome del prototipo è Mach 1, un altro richiamo alla storia della muscle car di Dearborn. Non sono disponibili, per ora, altre specifiche della nuova auto.

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Liberi di creare Il progetto è il primo sviluppato dal Team Edison di Ford, un gruppo di lavoro istituito appositamente per creare i veicoli elettrificati del marchio per i mercati di tutto il mondo. Il Team può operare con un certo grado di autonomia, un approccio che si manifesta anche nella modalità di sviluppo di particolari prototipi, che in Ford chiamano a “bassa fedeltà”, realizzati ad esempio con materiali come il cartone, che permettono di valutare le diverse scelte stilistiche in maniera molto versatile. Futuro elettrificato A fronte di un investimento di 11 miliardi di dollari (circa 10 miliardi di euro), Ford aggiungerà alla propria gamma ben 16 elettriche puri nei prossimi anni. L’obiettivo è quello di arrivare a un portafoglio globale elettrificato (comprensivo anche di ibride e ibride ricaricabili plug-in) di 40 modelli entro il 2022.

BUSINESS

GM investe 28 milioni di dollari per l’elettrico.

Spinta verso l’elettrico “La significativa espansione di questo laboratorio, uno dei più grandi al mondo, porterà la struttura a oltre 3.000 metri quadrati e include anche nuove aree di test”, ha detto la manager del marchio Usa. Questo laboratorio ha già contribuito nello sviluppo della Chevrolet Volt, della Spark e della Bolt. I lavori di aggiornamento della struttura di Warren inizieranno dal prossimo autunno.

BUSINESS

Fca, a fine settembre la squadra di Manley. REDAZIONE

SERGIO BENVENUTI

■ Mike Manley annuncerà a fine settembre la squadra che lo affiancherà nella guida di Fca. Lo ha confermato il presidente del gruppo John Elkann nel corso della assemblea straordinaria degli azionisti, tenutasi ad Amsterdam, che ha ratificato con il 99,58% dei voti la nomina del 54enne manager inglese ad amministratore delegato, in sostituzione dello scomparso Sergio Marchionne.

■ L’amministratore delegato di General Motors, Mary Barra, ha annunciato che il costruttore Usa investirà 28 milioni di dollari nel Gtc (Global Technical Centre), un vero e proprio laboratorio nel quale vengono testate le vetture a batteria, situato a Warren nel Michigan: l’obiettivo è ampliare il centro, apportando “miglioramenti consistenti” con l’intenzione di accelerare lo sviluppo dei nuovi 20 veicoli elettrici marcati Gm che andranno sul mercato entro il 2023.

Scelta già fatta “Sergio – ha detto ancora Elkann – ha reso Fca una società forte e indipendente. Vi posso garantire che Manley continuerà su questa strada e il board lo sosterrà”. Il presidente ha anche ricordato come il passaggio delle consegne fosse stato già previsto per il 2019. “Marchionne aveva previsto di lasciare il suo incarico per allora ed era stato già deciso chi avrebbe presto il suo posto”. La nomina di Manley – ha sottolineato il numero uno di Fca, sarà valida fino all’assemblea degli azionisti prevista nel 2019. 14 Settembre 2018 ·

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INNOVAZIONE

Auto, vediamoci chiaro. EDOARDO NASTRI

equipaggiate a seconda dell’allestimento, con questo tipo di tecnologia luminosa. Il led è un semiconduttore che emette luce quando viene attraversato dalla corrente. La necessità di corrente per il funzionamento di questa tipologia di faro è inferiore a quella che permette il funzionamento di alogeni e xeno. Molti costruttori offrono anche la tecnologia led Matrix: ogni led è regolabile singolarmente tramite un software per una massima precisione d’illuminazione. La luce emessa è bianca e cristallina. Futuro a laser Lo sviluppo continuo delle tecnologie ci sta traghettando verso un’era fatta di luci a laser. Bmw le offre già sulla ibrida ricaricabile i8, Audi sulla R8 LMX e permettono una profondità di visione, in media e a certe condizioni, che supera i 600 metri contro i 300 di una luce led tradizionale. La sorgente luminosa passa attraverso uno strato di fosforo dando così origine alla luce vera e propria. La luce laser viene convertita in un fascio diffuso, senza dispersioni e con una tonalità decisamente chiara. La luce rilasciata viene filtrata da una lente prima di colpire un riflettore e illuminare la strada.

STORICHE

■ Sicurezza e visibilità sono due elementi direttamente proporzionali quando si ha un volante tra le mani. Nel corso del tempo il desiderio degli automobilisti di vedere sempre più chiaro nell’oscurità ha portato le Case a investire tempo e denaro nello sviluppo di nuove tecnologie d’illuminazione. Non solo, perché giorno dopo giorno, i fari sono passati da essere dei semplici elementi funzionali a essere gli occhi delle vetture, con dirette conseguenze sulla cura dello stile.

Miura S conquista l’Inghilterra. VALERIO ANTONINI

In principio era l’alogeno Gli alogeni sono i più vecchi sistemi d’illuminazione presenti sulle automobili di oggi. Sono composti da pochi e semplici pezzi: una coppa riflettente in vetro e del gas alogeno utile a prolungare la durata della vita dei filamenti interni. La luce viene emessa nel momento in cui la corrente passa attraverso il filamento e, come conseguenza, viene prodotta una grande quantità di calore. Esiste anche la versione domestica delle lampade alogene, ma dal 1 settembre 2018 sono state bandite dal mercato dall’Unione Europea in favore della commercializzazione delle lampadine a led. Luce blu allo xeno Dopo l’alogeno venne lo xenon. Come per i suoi antenati, i fari allo xeno prendono il nome dal gas utilizzato all’interno del loro bulbo. La funzione del gas è però completamente diversa perché qui ricopre un ruolo fondamentale ai fini della produzione luminosa. In questa tipologia di proiettori spariscono i filamenti e la luce, riconoscibile perché di colore blu, viene emessa grazie al passaggio del gas xeno e a una scarica elettrica da circa 20mila Volt. Rispetto agli alogeni i fari allo xeno hanno una durata nel tempo maggiore. I fari del momento sono a led. Molte vetture, soprattutto di fascia medio-alta, vengono 10

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■ Due Lamborghini Miura S del 1971 perfettamente restaurate, hanno fatto incetta di premi ai concorsi d’eleganza per auto d’epoca più importanti d’Inghilterra. Lambo rock La prima, con guida a destra e di colore bianco ghiaccio – in passato appartenuta al celebre cantante rock Rod Stewart – si è classificata al terzo posto assoluto al Salon Privè 2018,


una delle mostre per auto d’epoca più importanti del mondo che si è svolta a Blenheim Palace (il luogo di nascita di Sir Winston Churchill) a Oxford. La vettura, restaurata completamente in 18 mesi dal Polo Storico di Sant’Agata Bolognese, ha ricevuto anche il prestigioso riconoscimento “The Most Iconic Car” e il “Best in Class” nella categoria super car anni ’70. In occasione dell’evento di Oxford passerella a sorpresa anche della supercar Aventador SVJ, recentemente svelata alla Monterey Car Week di Pebble Beach, Stati Uniti, l’auto che detiene attualmente il record di una stradale sul mitico circuito tedesco del Nurburgring. Livrea verde, interni blu L’altra italiana protagonista della fine estate inglese, sempre una Miura S del ’71, è l’unico esemplare dell’epoca ad essere stato spedito nel sud-est asiatico, precisamente a Singapore. La vettura, acquistata nel 2009 da un collezionista indonesiano, ha fatto per la prima volta il suo ritorno in Europa. L’esemplare è caratterizzato da una combinazione cromatica particolare, di color verde pallido gli esterni, blu scuro gli interni ed è considerata dagli esperti la Miura d’epoca ad aver percorso meno chilometri, appena 1.000. La vettura, dal valore inestimabile, è stata premiata come The Best 1970s Car al concorso d’eleganza di Hampton Court Palace a Londra.

Ne fanno di tutti i colori Il responsabile della filiale italiana dell’azienda di Singapore, una delle prime ad aver lanciato il bike sharing a flusso libero nel mondo, minimizza: “il vandalismo è un dato di fatto, in ogni settore. Come i furti. Attenti, però, a non fare di tutta l’erba un fascio e a vedere solo gli aspetti negativi che, tra l’altro, rischiano di alimentare fenomeni di emulazione. I vantaggi del bike sharing per la comunità superano di gran lunga i comportamenti scorretti di un gruppetto di persone che non amano le regole”. Lecce, esempio di virtù Crociani cita l’esempio di Lecce, unica città del sud dove è operativo un servizio di bici condivisa a flusso libero: “Avevamo messo in conto la possibilità di incorrere in episodi di uso improprio dei nostri mezzi: invece finora nessuna delle 600 biciclette condivise a Lecce ha avuto problemi. Da giugno scorso, momento del debutto di oBike, zero inconvenienti e niente lamentele, ma tanto apprezzamento dagli utenti”. I pregi superano i difetti Il bilancio è lo stesso per altre città servite da oBike che, con una flotta di oltre 12 mila due ruote condivise, è presente a Torino, Roma e in 8 località della riviera romagnola (Ravenna, Rimini, Cervia, Cesenatico, Bellaria, Riccione, Misano e Cattolica). Furti e danneggiamenti non mancano, ma in numero “sostenibile e fisiologico”. Nella Capitale “i noleggi crescono, così come le richieste degli utenti di aumentare i mezzi e le zone servite. Questo per noi è importante e per questo non abbiamo alcuna ragione per abbandonare la città. Stesso discorso per Torino”. In Romagna è un fenomeno In Romagna va ancora meglio: le bici gialle di oBike hanno iniziato a circolare ad aprile scorso e, da allora, nelle località più gettonate della Riviera è boom condivisioni mentre furti e danneggiamenti finora sono stati appena 5. “Quanto agli imprevisti, ci affidiamo alla tecnologia. Stiamo mettendo a punto una nuova generazione di biciclette dotate di sofisticati sistemi anti furto mentre, contro i vandalismi, è una questione di civiltà: mi appello al senso di responsabilità di ognuno, anche per denunciare le scorrettezze”.

PAESE

Bike sharing tra furti e danni.

A rischio nel mondo, non in Italia “Fatta questa premessa”, conclude il direttore, “almeno per ora, non abbiamo intenzione di abbandonare l’Italia. I problemi sono altri e riguardano il modello economico-gestionale della casa madre: così come altri colossi asiatici del settore, sta fallendo in tutto il mondo. Il modello va rivisto.

MARINA FANARA ■ Bici condivise in Italia alla mercè di ladri e incivili: Andrea Crociani, direttore generale per l’Italia di oBike, non ci sta. “È vero che i mezzi spariscono, sono danneggiati o distrutti per goliardia, ma è falso che, per questo motivo, il bike sharing sia destinato a scomparire dalle nostre città”. 14 Settembre 2018 ·

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LIFESTYLE

Ciao Burt Reynolds, amico delle auto. GIUSEPPE CESARO

■ “E tra... De Niro e Al Pacino?” “Ma De Niro cento volte!!!” “Ma non lo so, forse Al c'ha uno sguardo più... torbido, più ambiguo. E tra... Burt Reynolds e Robert Redford?” “Ma Burt è troppo buro! Forse meglio Redford. Me sembra un po' più tenero, più dolce”. “No, io Burt! Poi secondo me c'ha pure più sesso. Ma l'hai visto in costume da bagno che dè? È una delle poche prove dell'esistenza de Dio! Fatte servi'!”. Loro sono “Nadia” (Eleonora Giorgi) e “Valeria” (Isa Gallinelli) e il dialogo è tratto da una delle scene-cult di “Borotalco”, il film (1982) con il quale Carlo Verdone fa incetta di premi: 5 “David di Donatello”; 2 “Nastro d'argento”; “Montreal World Film Festival” e “Grolla d’oro”. Campione d'incassi Già, ma chi era questo “troppo buro” Burt? Burton Leon “Burt” Reynolds (Lansing – Michigan, 11 febbraio 1936), 100 film in quasi 60 anni di attività (1961-2008), alcuni dei

quali, anche se pochi lo ricordano, diretti da firme del calibro di Robert Aldrich, Woody Allen, Robert Altman, Peter Bogdanovich, Mel Brooks, Blake Edwards e Don Siegel. Sebbene Reynolds non possa essere annoverato tra quegli attori le cui interpretazioni hanno reso immortale il cinema americano, è un fatto che, per almeno un decennio, è stato tra i nomi che hanno fatto registrare i più grandi incassi al botteghino. Il suo nome, infatti, è il 12esimo tra le “Money Maker Stars” di sempre (le stelle che fanno incassare di più) di Quigley, nella cui Top10 è presente, ininterrottamente, dal ‘73 all’84. Non solo: se si contano gli anni consecutivi di permanenza al numero 1, Reynolds è primo a pari merito con Bing Crosby. Cinque anni ciascuno: dal ’78 al ’82 il primo, dal ‘44 al ‘48, il secondo. Meglio di loro solo Tom Cruise: 7 primi posti, ma non consecutivi, dal 1983 al 2005. Cinque volte non consecutive in vetta, invece, per Clint Eastwood e Tom Hanks. Tutti gli altri, sono dietro.


Incidente fatale Niente male per un ragazzino del Michigan il cui futuro avrebbe dovuto giocarsi sui campi di football. La vita, però, sceglie per lui una parte diversa. Dopo il liceo, grazie a una borsa di studio sportiva, Burton viene ammesso alla Florida State University, nella cui squadra di football comincia a mettersi in luce. All’inizio del secondo anno, durante la prima partita della stagione, subisce un brutto infortunio al ginocchio. Per fortuna, riesce a riprendere il campionato. Poco tempo dopo, però, perde la milza e compromette anche l’altro ginocchio in un brutto incidente d’auto. Uno sfortunato uno-due che mette ko il suo sogno sportivo. Burton comincia, allora, a pensare di seguire le orme del padre e diventare un ufficiale di Polizia. L’uomo, però, gli suggerisce di finire l’università. Deciderà dopo. Oltre che saggio, il consiglio paterno si rivela fortunato. Il professore d’inglese sente il ragazzo leggere Shakespeare in classe e lo spinge a fare un provino per un’opera teatrale che sta mettendo in scena. Il provino funziona, il giovane ottiene il ruolo da protagonista e la sua performance gli vale il “Florida State Drama Award”. Il premio consiste in una borsa di studio per la Hyde Park Playhouse, di New York. Burton vola nella “Grande mela”, ottiene le prime recensioni positive e incontra Joanne Woodward (che un paio d’anni più tardi diventerà la moglie di Paul Newman) che lo aiuta a trovare un agente. È il 1956 e Reynolds ha vent’anni. Il resto è storia. Polvere e altare La sua migliore prova d’attore, è considerata l’interpretazione del regista di film porno Jack Horner in “Boogie Nights – l’Altra Hollywood” (1997), che vale a Reynolds un Golden Globe e una nomination agli Oscar come Miglior attore non protagonista. All’estremo opposto, invece, due pellicole che gli portano altrettanti “Razzie Award” (i premi “pernacchia” riservati ai peggior attori dell’anno): “Un piedipiatti e mezzo” (’93) diretto da Henry Winkler (il “Fonzie” televisivo), e “Striptease” (’96), per il quale lui e Demi Moore, vengono premiati come “peggiore coppia”. Tra le interpretazioni più famose e apprezzate, invece, il ruolo di Lewis Medlock nell’inquietante “Un tranquillo weekend di paura” (1973), recitato al fianco di Jon Voight, e quello di Paul Crewe – ex campione di football finito in galera – che, con una raccogliticcia squadra di detenuti, affronta le guardie in un match senza esclusione di colpi in “Quella sporca ultima meta” (1974). A Bandit che fugge Pontiac d’oro Il film, però, che rende Reynolds una vera e propria star e che è tutt’ora considerato uno dei cult più cult d’America è “Il Bandito e la Madama” (1977). Bo “Bandit” Darville è un contrabbandiere che – per soldi (80mila dollari) ma, soprattutto, per il gusto – accetta una sfida praticamente impossibile: trasportare, in sole 28 ore, 400 casse di birra dal Texas alla Georgia. Il film, ispirato alla “Cannonball Run” (una delle più famose corse illegali della storia degli States) vede il “Bandito”, al volante di una Pontiac Firebird Trans-Am MY nera e oro, farsi beffe della Polizia di ben cinque stati (Texas, Arkansas, Alabama, Mississippi e Georgia) e anche dell’implacabile sceriffo Buford T. Justice. Definito da Playboy il “Via col vento” di questo ge-

nere di film, con 127 milioni di dollari al botteghino, “Il Bandito e la Madama” diventa il secondo film campione di incassi del 1977, dopo “Star Wars”. Una Trans-Am l’anno Il successo della pellicola è talmente grande, che la Pontiac vede schizzare al cielo (+70%) il valore delle sue azioni. Per dimostrare il proprio apprezzamento al protagonista, il presidente del marchio di Detroit decide di regalagli una Trans-Am nuova all’anno. “Per un po’ l’hanno fatto davvero – racconta Reynolds. Dopo tre o quattro anni, però, hanno smesso. E senza nemmeno un biglietto di ringraziamento: niente. E così ho telefonato per capire cosa fosse successo. Hanno detto che la Pontiac aveva un nuovo presidente e che al nuovo presidente non piacevano i miei film!” Reynolds comincia presto a subire il fascino di muscle car e guida “sportiva” ma, come figlio di poliziotto, non può certo comportarsi come il “bandito” del suo film. Senza considerare che la famiglia non può permettersi quel genere di spese. “La nostra macchina era una Buick di seconda mano – ha ricordato qualche anno fa. Ho speso parte di quello che ho guadagnato con ‘Navajo Joe’ (il secondo film di Reynolds: un western del 1966 firmato dal nostro Sergio Corbucci, Ndr.) per comprare la mia prima auto nuova di zecca: una Mercedes 230 SL che ho fatto venire dall’Europa. Nel corso degli anni, poi, ho avuto diverse ‘Caddy’ e anche una Rolls. La mia preferita in assoluto, però, è una T-Bird del 1955”. Come dargli torto. Del resto, che il ragazzo avesse le idee chiare lo si era già capito nel ’69. Il “Bandito”, dopo soli due o tre film, aveva rifiutato di interpretare uno dei personaggi più amati dell’intera storia della cinematografia mondiale: James Bond. “Nella mia infinita saggezza – ha spiegato recentemente con ironica malinconia – dissi a Cubby Broccoli (Albert Romolo Broccoli, il leggendario produttore della serie, Ndr.) che un americano non poteva interpretare Bond: dev’essere un inglese! Bond? Naah: non ce la posso fare! Hanno provato a convincermi, ma, alla fine, se ne sono andati. Ogni notte mi sveglio in preda ai sudori freddi”. Nessun dubbio, caro Burt. Del resto, avere le idee chiare, non significa mica che siano anche giuste.

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...dal nostro mensile PUBBLICATO SUL NUMERO 18 - MAGGIO 2018

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Viaggio tra margini, fatturati e vendite dei principali quattro costruttori europei: Volkswagen, Psa, Renault e Fiat Chrysler. I punti deboli e le prospettive 2018 di un business che resta complesso.

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■ C’è grande equilibrio nei conti tra i principali concorrenti europei e c’è anche grande prudenza per il 2018. È quanto emerge dall’analisi dei risultati finanziari del 2017, dalla “guidance” fornita dai costruttori per l’anno in corso e dall’andamento del mercato nei primi tre mesi del 2018. Abbiamo preso in esame i quattro grandi gruppi continentali – i cosiddetti generalisti, tralasciando volutamente i “premium” Daimler e Bmw - che operano su scala globale: Volkswagen, Psa, Renault e Fiat Chrysler, per un confronto reso a volte arduo dal diverso modo di classificare i numeri. Nel 2017, il gruppo Volkswagen ha consegnato ai clienti oltre 10 milioni e 700mila autovetture e veicoli commerciali, di cui il 40% in Europa. Finalmente in ripresa appare il marchio Volkswagen con 6 milioni e 200mila unità (+4,2%) e un margine di profitto operativo pari al 4,1%. Continua a stupire Škoda, che realizza un margine del 9,7% superiore a quello di Audi (8,4%), e non smette di farlo Porsche, con quasi 250mila consegne al 18,5% di margine, il top del settore. Il dieselgate A livello di gruppo, il fatturato è stato di oltre 230 miliardi di euro (+6,2%), con un profitto operativo quasi raddoppiato a 14 miliardi e un utile netto di 11 miliardi e 600mila. Il margine è stato pari al 6% al netto degli “special items” (al lordo è 7,4%), vale a dire le conseguenze del dieselgate, che a Wolfsburg continuano ad incidere in modo pesante. Il flusso di cassa in uscita relativo al diesel lo scorso anno ha avuto un impatto negativo per oltre 16 miliardi, solo parzialmente compensati da una generazione positiva di cassa al netto degli investimenti di circa 10 miliardi. Per il 2018, le aspettative sono di una crescita del fatturato superiore al 5%, ed un margine compreso tra il 6,5% ed il 7,5%. I conti del gruppo Psa (Peugeot-Citroën-DS) sono resi complicati dall’acquisizione di Opel/Vauxhall, il cui esito appare quanto mai incerto (nel primo trimestre del 2018 nei due principali mercati europei, Germania e Regno Unito, i volumi sono scesi rispettivamente dell’8,2% e del 18,3%). In ogni caso, le vendite globali 2017, anche al netto di Opel/Vauxhall, sono in crescita a 3 milioni e 600mila unità, di cui circa due terzi sono in Europa, e solo il 10% in Cina, dove i volumi sono crollati del 37%. Il fatturato ha superato i 65 miliardi di euro (+13% a parità di tassi di

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cambio e perimetro), con un utile operativo a circa 3 miliardi (4,7% di margine, 6,1% a livello “recurring”) ed un utile netto a 1 miliardo e 900mila euro.

Il simbolo Peugeot su una 403 esposta al laboratorio di restauro del Musée de l’Aventure Peugeot a Sochaux.

Fusione calda La posizione finanziaria netta, includendo investimenti, costi di ristrutturazione e dividendi, peggiora di circa 620 milioni, nonostante una generazione positiva di cassa a livello operativo, escludendo Opel/Vauxhall, di oltre 2 miliardi. L’outlook 2018 prevede obiettivi modesti, con un margine automotive “recurring” del 4,5% medio nell’ultimo triennio, e una crescita consolidata del fatturato del 10% rispetto al 2015. Le vendite del gruppo Renault, che include i marchi Dacia e AvtoVaz, sono state nel 2017 circa 3 milioni e 800mila, di cui la metà in Europa. Il fatturato è cresciuto del 15% e ha sfiorato i 59 miliardi di euro, con un profitto operativo di 3,8 miliardi (a cui ha contribuito per oltre un miliardo RCI Banque, la finanziaria del gruppo) e un margine pari al 6,6% (5,1% automotive escludendo AvtoVaz). L’utile netto è stato di circa 4 miliardi e 200mila, grazie al consueto generoso assegno di 1,8 miliardi da parte di Nissan, di cui Renault possiede il 44%. Come è noto, Carlos Ghosn, ceo di Renault e chairman di Nissan e Mitsubishi, da sempre contrario a una fusione, ha di recente cambiato idea e avviato le pratiche per far confluire le tre aziende in un’unica entità di cui ovviamente lui sarà il capo supremo. Per il 2018, il gruppo punta ad aumentare il fatturato (senza indicare un obiettivo), a mantenere il margine sopra al 6% e a generare un flusso di cassa positivo a livello operativo. Infine Fiat Chrysler Automobiles, che abbiamo incluso nell’analisi più per convenzione che per reale appartenenza all’Europa essendo a trazione americana. Nel 2017 i veicoli usciti dalle fabbriche del gruppo guidato da Sergio Marchionne sono stati 4 milioni e 700 mila, in linea con il 2016 così come il fatturato, fermo a 111 miliardi

di euro. In Europa, Fiat Chrysler Automobiles ha venduto lo scorso anno circa 1 milione e mezzo di unità, pari al 31% del totale. L’Ebit adjusted è cresciuto di un miliardo grazie al contributo di tutte le regioni, di Maserati e delle componenti (tra cui Magneti Marelli, di cui è imminente lo scorporo dal gruppo), raggiungendo i 7 miliardi di euro con un margine del 6,4%, mentre l’utile netto adjusted è stato di 3,8 miliardi. Grazie a un poderoso Ebitda di poco inferiore ai 13 miliardi, il debito industriale al netto delle spese di capitale (Capex pari a 8,7 miliardi) scende da 4,6 a 2,4 miliardi, con una riduzione della liquidità disponibile pari a 3,4 miliardi di euro. La “guidance” per il 2018 conferma gli ambiziosi obiettivi del piano industriale, con un fatturato a 125 miliardi, un Ebit adjusted a 8,7 miliardi (quindi un margine del 7%), un utile netto a 5 miliardi e soprattutto l’eliminazione del debito, anzi una cassa positiva di 4 miliardi di euro. I mercati Per quanto riguarda il mercato europeo, nei primi 3 mesi dell’anno l’andamento della domanda riflette l’incertezza dei consumi in un quadro di instabilità politica, soprattutto nel Regno Unito (-12,4%) ed in Italia (-1,5%). In Germania e Francia si registra una lieve crescita, rispettivamente +4% e +3%, mentre un po’ ovunque il diesel è in caduta libera: a marzo le immatricolazioni di vetture a gasolio in Germania calano del 25% e nel Regno Unito del 37%, con una quota scesa in entrambi i mercati al 32%, in Francia al 40%. Perfino in Italia la quota del diesel scende di due punti percentuali al 54%: a marzo le vendite diesel sono calate del 9%, prevalentemente nel canale dei privati, mentre le ibride crescono del 30%, pur rappresentando ancora il 3.5% del totale. Complessivamente, per l’Europa (Paesi Eu+Efta) si prevede un mercato autovetture stabile, stimato intorno ai 16 milioni. * Analista indipendente, Bruxelles.

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