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Settimanale digitale • Anno 2 • Numero 49 • 13/7/2018

Supplemento settimanale a l’Automobile.

INNOVAZIONE I MOTORI I LIFESTYLE

Welcome to Goodwood. COLIN FRISELL ■ L’auto torna a casa. Almeno lei visto lo stop al sogno di riportare la coppa del mondo di calcio nella culla dove è nato lo sport del pallone. Ma gli inglesi – delusi dalla sconfitta in Russia – potranno consolarsi nel fine settimana tra le dolci colline del Sussex con la 25esima edizione del Festival of Speed, “la più grande celebrazione del motorsport e della cultura automobilistica”, come recita il sito dell’evento. Il Duca di Richmond e Gordon, erede alla lontana del Re Carlo II – che ospita nella sua tenuta il Festival fin dal giorno della inaugurazione 25 anni fa, il 20 giugno del 1993 – ha scelto in prima persona i 25 momenti più belli che hanno

fatto la storia di questo spettacolare evento e che verranno riproposti al pubblico. Ma cos’è Goodwood? È esposizione, mostra, gara, rievocazione, spettacolo, avventura, auto nuove, d’epoca, mostri da pista e concept fantastici. Nel corso di quattro giorni si alternano le sfilate dei grandi marchi mondiali – da Porsche a Land Rover – fino alla classicissima Climb Hill, la gara in salita, nella quale per la prima volta arrivano anche le auto autonome, passando per la presentazione di nuovi modelli (tra i tanti Alfa Romeo, Polestar, Tesla) e l’esibizione di bolidi da competizione di ieri (come la Jaguar D-type “Long Nose” del 1956, nella foto, guidata da Sir Jackie Stewart nell’edizione scorsa) e di oggi. Welcome to Goodwood.


LIFESTYLE

I 25 anni del Festival of Speed di Goodwood. ROBERTO SPOSINI

■ Un’edizione che attraverso numerosi eventi in programma condurrà gli appassionati in un viaggio lungo i 25 anni della manifestazione, a partire dal debutto, il 20 giugno 1993. Il Duca di Richmond, che come sempre ospita l’evento nella sua magnifica tenuta, sceglierà i suoi 25 momenti preferiti tratti dalle 25 edizioni, i momenti salienti considerati i punti di riferimento nella storia del Festival. Un party per l’auto L’edizione 2018 vede, all’interno delle celebrazioni per Goodwood, anche il 20° anniversario del Grrc (Goodwood Road Racing Club) e del Goodwood Revival al Motor 2

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Circuit, che si terrà dal 7 al 9 settembre. Insomma, “the world’s largest automotive garden party”, un party in giardino dedicato all’auto, lo definiscono così in Inghilterra il Festival of Speed, si conferma uno dei più affascinanti eventi motoristici al mondo e si tiene proprio in questi giorni nel giardino di casa di Lord March, all’anagrafe Charles Gordon-Lennox Earl of March and Kinrara, nipote del Duca di Richmond, grande appassionato di auto e fondatore del Festival of Speed. L’idea, a distanza di 25 anni, si conferma geniale: mettere insieme la passione per le auto con le fortune di famiglia dando vita, sfruttando proprio il giardino di casa, a uno degli eventi più prestigiosi e apprezzati dedicati ad auto e moto.


Tutta una sfida Basta andarci una volta per capire. Il Festival of Speed, semplicemente FoS per gli amici, ​​per gli inglesi conta più del Gran Premio nazionale di F1; p er gli appassionati di motori, più di qualunque altro salone dell’auto. La formula è “semplice” ma geniale e soprattutto unica: invitare nella sconfinata e fascinosa proprietà di famiglia i più grandi costruttori di automobili al mondo e, al posto di “imbalsamare” staticamente le auto su monumentali stand, lasciare che i nuovi modelli, spesso accanto a vecchie glorie del passato, si sfidino in pista. Ma come è nata l’idea di trasformare il giardino di una residenza nel West Sussex in un salone dell’auto? Nella realtà da queste parti si respira profumo di motori dagli anni Trenta, da quando il Duca di Richmond Freddie March, nonno di Charles, si divertiva ad organizzare per gli amici corse in salita sulla collina di casa. Era un gioco quasi clandestino, una zingarata per gentlemen drivers con la passione per olio&benzina. L’atmosfera era quella dei film di James Ivory. Poi, un’escalation che poco a poco ha trasformato un campo prove per amici, dopo la Seconda Guerra Mondiale, in un vero circuito, sfruttando anche la strada che corre attorno al vicino aeroporto. Tempi moderni Nel 1993, l’ennesima svolta motoristica. Lord Charles March si rimbocca le maniche e trasforma di nuovo Go-

odwood, questa volta in un raduno per auto storiche. Oltre agli amici, c’è anche un folto pubblico. Da allora, l’escalation non si è più fermata. La primavera di quel ‘93 darà i natali a un evento che negli anni si è trasformato, fino a richiamare l’attenzione dell’industria automobilistica mondiale, oltre che del pubblico, della stampa, dei piloti e di migliaia di appassionati. Un evento capace di unire passione e stile, il debutto di nuovi modelli con il glamour delle auto del passato. A spasso con i miti Ma l’unicità di Goodwood è un’altra: passeggiando fra gli stand capita di incontrare gente come John Surtees, Giacomo Agostini, Phil Read e Kenny Roberts; si mischiano fra la folla, scambiano due chiacchiere con Lord March (che passa personalmente a controllare che tutto sia perfetto), danno una pacca sulla spalla a Nico Rosberg o a Lewis Hamilton, entrambi di casa a Goodwood. Chi va a caccia di selfie e di autografi, tra la folla potrebbe incontrare i migliori protagonisti di Le Mans, campioni della Nascar ed ex F1. E a settembre, si bissa con Goodwood Revival, dove tutti, dai visitatori ai meccanici vanno in giro vestiti come negli anni 50 e 60 e dove fra il profumo della passione, della benzina e dell’olio, “inghiottito” a litri da preziosissime Ferrari, Aston e Maserati, i piloti corrono davvero, sportellano in pista fra sorpassi mozzafiato e velocità adrenaliniche. 13 Luglio 2018 ·

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AUTO E MOTO

Goodwood, bentornata Toyota Supra. SAMUELE MARIA TREMIGLIOZZI

Since 1978 La Supra ha accesso i cuori degli appassionati di auto sportive dal lontano 1978. La prima edizione venne presentata come versione di lusso della sorella minore Toyota Celica e montava soluzioni tecnologiche all’avanguardia per l’epoca, come il cruise control e i cristalli elettro attuati. Quello che colpiva di più, però, erano le sue doti dinamiche: trazione posteriore e motore anteriore a sei cilindri, nella sua declinazione più potente capace di erogare ben 140 cavalli. La Supra piace in tutto il mondo e arriva fino alla quarta (e ultima) generazione prodotta a partire dal 1993, fino al 2002. In questi 24 anni l’auto partecipa alle competizioni sportive più celebri come il campionato del mondo di Rally del 1987, la 24 Ore di Le Mans nel 1995, e la Us Super Lap Battle nel 2008. Dal 2002 si sono alternati diversi prototipi mai arrivati però alla produzione. Ora la rinascita di un mito.

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■ Star del cinema, sportiva amata dagli appassionati di tutto il mondo, protagonista di numerosi video games, la Toyota Supra ritorna per la venticinquesima edizione del “Festival of Speed” di Goodwood. L’evento, che si terrà in Inghilterra nel celebre circuito del West Sussex dal 12 al 15 luglio 2018, ospiterà auto di tutto il mondo, classiche, stradali e provenienti dall’universo del motorsport. Per l’occasione, la Supra sarà guidata da Tetsuya Tada, ingegnere capo del progetto.

Alfa Romeo. “Quadrifoglio” sui prati inglesi. GIOVANNI PASSI

Concept 2018 La Toyota Supra debutta al “Festival of Speed” nella sua versione più moderna, il concept presentato al Motorshow di Ginevra del 2018. Il prototipo è stato sviluppato dai tecnici della Toyota Gazoo Racing in collaborazione con i tedeschi di Bmw. La vettura condivide molte delle soluzioni tecniche e meccaniche con la nuova Z4, anch’essa prossima al debutto. La sportiva di Tokyo rimane fedele alla tradizione: motore anteriore turbocompresso 6 cilindri in linea capace di erogare più di 300 cavalli, tutti da scaricare sulle ruote posteriori. Non sono state ancora annunciate le specifiche tecniche della vettura, che dovrebbe essere commercializzata a partire dalla prima metà del 2019. Obiettivo Nascar La Toyota ha comunicato che la nuova Supra competerà nella “Xfinity” della Nascar (associazione nazionale americana, organizzatrice di diverse gare automobilistiche), al posto della Camry, che abbandona il mondo delle corse dopo 11 anni di onorata carriera. La versione da pista della sportiva giapponese presenterà delle differenze meccaniche con la declinazione stradale, tra cui il motore V8 aspirato da più di 850 cavalli. 4

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■ L’Alfa Romeo Stelvio sarà protagonista del “Festival of Speed” di Goodwood. Arrivato alla sua venticinquesima edizione, l’evento si terrà nel celebre circuito del West Sussex dal 12 al 15 luglio 2018 e ospiterà auto classiche, stradali e provenienti dall’universo del Motorsport. Stand tricolore A tenere alto il nome delle sportive nazionali in terra britannica ci pensano le nuove proposte di Alfa Romeo. Gran-


de attesa per lo Stelvio che debutterà nel Regno Unito nella versione Quadrifoglio Verde. Il suv si vestirà del suo allestimento più prezioso “Nring”, ideato appositamente per i test nell’omonimo circuito tedesco. Si tratta di una versione in tiratura limitata a 108 esemplari per celebrare i 108 anni del brand milanese. Ad affiancare lo Stelvio, la sorella minore Giulia, anch’essa nella declinazione più sportiva Quadrifoglio Verde. Presente anche la showcar del Team Alfa Romeo Sauber F1, impegnato nel Campionato del Mondo F1. Dna da pista Lo Stelvio Quadrifoglio è equipaggiato con il propulsore 2.9 litri V6 Bi-turbo capace di erogare 510 cavalli e 600 newtonmetri di coppia massima. Il motore, sviluppato dai tecnici Ferrari di Maranello e montato anche sulla Giulia QV, permette alla vettura di accelerare da 0-100 chilometri orari in soli 3,8 secondi e di raggiungere una velocità massima di 283 chilometri orari. Nel suo allestimento più sportivo “Nring”, il suv ha registrato un tempo record per la categoria sui 20,8 chilometri della Nordschleife: 7 minuti 51 secondi e 7 decimi. Il celebre circuito, spesso utilizzato costruttori di sportive per testare le capacità dinamiche delle loro vetture, ha quindi incoronato lo Stelvio come il suv più veloce al mondo. Attesa la risposta della connazionale Lamborghini Urus, anch’essa presente all’evento di Goodwood.

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All’Hill Climb quest’anno corre la Urus. VALERIO ANTONINI

prima volta, anche il suv più veloce del mondo. Automobili Lamborghini, infatti, ha annunciato che Urus – il super suv da 650 cavalli – farà il suo debutto alla celebre Hill Climb, in programma dal 12 al 15 luglio in Inghilterra. Si tratta di uno dei primi modelli oversize, lungo oltre 5 metri, a percorrere il celebre circuito in salita. Urus era già stato presentato ufficialmente in Gran Bretagna lo scorso gennaio nella splendida cornice del Royal Horticultural Halls, al centro di Londra. Prime consegne Il suv Urus, di cui sono state consegnate le prime unità proprio in questi giorni, è alimentato da un motore V8 biturbo da 4,0 litri in grado di generare una potenza di 650 cavalli, il top disponibile sul mercato. Accelera da 0 a 100 in 3,6 secondi e raggiunge una velocità massima di 305 chilometri orari. Stando agli obiettivi del costruttore, il terzo modello della gamma Lamborghini è destinato a far raddoppiare le vendite del marchio. Il prezzo per l’Italia è di circa 168.000 euro. Arrivano i rinforzi Non solo Urus. Anche la Centenario Roadster – un’edizione limitata di soli 20 esemplari (e 20 coupé) realizzata per festeggiare il 100° anniversario dalla nascita di Ferruccio Lamborghini – risalirà il famoso circuito “up to hill” (fino in cima alla collina). Ad affiancare la vettura da collezione, che costa almeno 2 milioni di euro, ci saranno anche le supersportive Huracan Performante (in versione Spyder) e Aventador S Roadster. Mercato da record Lamborghini ha fatto registrare un anno record nel 2017 con 3.815 vetture consegnate in tutto il mondo. Di queste oltre 350 unità erano destinate al Regno Unito, diventato così il terzo mercato al mondo per volumi di vendite del marchio.

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Goodwood, Italdesign scopre la Zerouno. LUCA GAIETTA

■ Non solo hypercar compatte e berline vintage. Il Goodwood Festival of Speed 2018 si prepara ad ospitare, per la

■ Italdesign si presenta al Festival della Velocità di Goodwood (in programma dal 12 al 15 luglio) con la Zerouno Duerta. Dopo essere stata svelata in anteprima mondiale lo scorso marzo al Salone di Ginevra, la supercar di Moncalieri si farà ammirare all’interno di un 13 Luglio 2018 ·

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box, appositamente allestito nella Michelin Supercar Paddock Area nei pressi del circuito della manifestazione inglese. Prenderà anche parte alle “Supercar Run Demonstration Runs” previste durante tutta la durata dell’evento. Solo 5 esemplari Destinata ad essere prodotta in soli cinque esemplari, in vendita al prezzo di circa 2 milioni di euro ciascuno, La Duerta è la versione targa della Zerouno presentata da Italdesign nel 2017. Il nome deriva infatti da un termine utilizzato nel dialetto piemontese che sta ad indicare “aperta” e sottolinea la presenza sulla carrozzeria del tetto in fibra di carbonio asportabile manualmente. Un V10 da 610 cavalli Sotto alla scocca ultraleggera la Italdesign Zerouno Duerta nasconde un propulsore V10 di 5.2 litri aspirato della potenza di 610 cavalli. Questo è in grado di spingere la vettura fino ad una velocità massima di 320 chilometri orari facendola accelerare da zero a cento in appena 3 secondi.

Una di due Nel celebre film vennero utilizzate due Mustang GT Fastback 390: una dagli stunt man e l’altra da Steve McQueen, coinvolta in alcune delle scene di inseguimento più spettacolari del cinema. L’attore americano ha più volte cercato di tornare in possesso della vettura adoperata sul set, distinta dal numero di serie 559, ma non c’è stato nulla da fare. Appartiene ad un privato L’auto, iscritta oggi all’Historic Cars Register, appartiene a un privato, Robert Kiernan, che l’ha acquistata per 6mila dollari nel 1974, dopo aver notato una pubblicità nella rivista Road & Track e non ha mai mostrato l’intenzione di cederla nonostante le elevate offerte fatte dall’attore. Anche perché la moglie, sostiene il collezionista, la utilizza da sempre per gli spostamenti quotidiani.

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La Mustang Bullitt star a Goodwood. PAOLO ODINZOV ■ La Ford Mustang Bullitt originale – resa famosa da Steve McQueen nel film omonimo – sarà tra le star al Festival della Velocità di Goodwood (12 al 15 luglio). Per la prima volta l’auto lascerà gli Stati Uniti e farà da madrina alla nuova edizione speciale della Mustang Bullitt, svelata proprio quest’anno in occasione del 50° anniversario della pellicola ed equipaggiata con un V8 da 5.0 litri della potenza di 464 cavalli. 6

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Nio, in cerca di un altro record di velocità. LUCA GAIETTA ■ Dopo aver bruciato l’asfalto del Nürburgring, girando sulla Nordschleife con un tempo di 6’45”90 che l’ha consacrata come elettrica più veloce al mondo, la Nio EP9 scenderà in pista anche Festival della Velocità di Goodwood (12-15 luglio). 1.360 cavalli per sfidare tutto e tutti A guidare sul celebre circuito britannico, la hypercar della start-up cinese sarà anche in questa occasione il pilota inglese Peter Dumbreck, autore del record conquistato sul tracciato tedesco. Il quale durante la cronoscalata spinge-


rà al massimo i quattro motori elettrici (uno su ogni ruota) della vettura, capaci di scaricare a terra circa 1.360 cavalli per una accelerazione da 0 a 100 chilometri orari in soli in 2,7 secondi e una velocità massima di 313 chilometri orari. La E-Gen 2 per vincere ancora in Formula E Ad accompagnare nella tenuta di Lord March la EP9 ci sarà la E-Gen 2 (Nio 004). Ovvero la monoposto con cui l’azienda di Shanghai correrà nella stagione 2018-2019 di Formula E cercando nuovamente il successo dopo essere stata la prima scuderia ad aver vinto il titolo Piloti nella stagione inaugurale (2014-2015) della serie 100% elettrica.

market al Goodwood Festival of Speed per il debutto ufficiale in suolo europeo. Da vedere ma non da guidare Nessuno tra i visitatori della competizione motoristica d’oltremanica, che si terrà dal 12 al 15 luglio, potrà però guidare la vettura. Neppure gli acquirenti inglesi, invitati personalmente da Elon Musk all’evento, che hanno già versato una caparra di circa 800 sterline (1.000 dollari) e dovranno comunque aspettare almeno l’estate del prossimo anno per averla. Un segno positivo per gli acquirenti L’arrivo della Model 3 sulla griglia di partenza della cronoscalata sul celebre circuito britannico assume in ogni modo una valenza positiva. L’accelerazione nella produzione promessa da Musk è realmente avvenuta. E, pur se a detta degli analisti 5mila unità in una settimana non sono ancora un livello di produzione sufficiente a velocizzare le consegne, rappresenta un segno tangibile che qualcosa in Casa Tesla è realmente cambiato. Staremo a vedere.

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Tesla, a Goodwood la Model 3.

West Sussex, Polestar 1 va alla sfilata. VALERIO ANTONINI

PAOLO ODINZOV

■ Tesla festeggia 5.000 Model 3 prodotte in una sola settimana e porta la discussa berlina elettrica destinata al mass

■ La Polestar 1, la gran turismo coupé ibrida da 600 cavalli che segna il nuovo inizio del marchio sportivo di Volvo, è pronta a sfilare per la prima volta sulla celebre salita del Goodwood Festival of Speed. Nel corso della kermesse internazionale, in programma dal 12 al 15 luglio prossimi nel parco naturale nel West Sussex, in Inghilterra, sarà possibile ammirare da vicino il prototipo numero 4 della supercar del costruttore svedese, già presentata al Salone di Ginevra 2018. 13 Luglio 2018 ·

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Electric Performance Hybrid Si tratta del primo assaggio su strada di quella che sarà la versione definitiva della Polestar 1, che è alimentata da due motori a batteria e uno a benzina (Electric Performance Hybrid). La vettura, in vendita a partire dalla seconda metà del prossimo anno al prezzo stimato di 132.000 euro, è in grado di viaggiare a emissioni zero fino a 150 chilometri. Tutti i futuri modelli del marchio, compreso un suv, saranno elettrificati. Sogno nel cassetto Sarà il capo collaudatore del reparto sportivo del marchio Volvo, Joakim Rydholm, a guidarla durante il festival di Goodwood. “Affacciarsi su quella salita, davanti a così tanta gente, è stato un mio sogno fin da ragazzo” – confessa il tecnico di Polestar – “poterlo fare al volante dello stesso prototipo sul quale abbiamo lavorato duramente per per tanti mesi sarà davvero un’esperienza indimenticabile”. Terminato il Goodwood Festival of Speed, la Polestar 1 farà il suo debutto anche negli Stati Uniti alla Monterey Car Week, in California dal 23 al 26 agosto.

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scatenerà una vera e propria gara al rialzo per averla. Si tratta infatti della famosa Aston Martin DB5 utilizzata durante le scene iniziali del film “Goldeneye” del 1995, guidata dal celebre 007 interpretato da Pierce Brosnan. Un’auto simbolo Tra tutte le automobili che James Bond ha guidato, la Aston Martin DB5 è la più famosa in assoluto. Apparsa per la prima volta nella pellicola “Goldfinger” del 1964, fu prodotta dalla Casa inglese in 1.059 unità dal 1963 al 1965 ed è equipaggiata con un motore di 4.0 litri da 282 cavalli in grado di farle bruciare i cento in 7,1 secondi per poi raggiungere una velocità massima di 228 chilometri orari. La DB5 da record di Connery Dotata di targhe ruotanti, mitra estraibili, mozzi tranciagomme ed altri sistemi tra cui uno spargitore di olio e fumo, la vettura verrà offerta con una quotazione iniziale compresa tra 1,4 e 1,8 milioni di euro. Non è escluso, però, che possa raggiungere una cifra molto più elevata, come avvenuto per la DB5 di “Goldeneye” venduta invece nel 2010 a 4,6 milioni di euro. Certo lì al volante c’era Sean Connery.

INNOVAZIONE

Goodwood, va all’asta la DB5 di James Bond.

La guida autonoma lancia la sfida al Festival.

PAOLO ODINZOV

CARLO CIMINI

■ Chi non vorrebbe farci un giro, vestendo anche per pochi minuti i panni dell’intrepido James Bond? Gli esperti di Bonhams non hanno dubbi sul fatto che la vettura messa all’asta il prossimo 13 luglio al Goodwood Festival of Speed

■ Robocar, la prima vettura da corsa al mondo dotata di guida autonoma, affronterà il circuito della tenuta di Goodwood, tra il 12 e il 15 luglio in occasione del 25esimo Festival of Speed. Sarà la prima driverless da pista del

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campionato Roborace – al quale partecipano solo vetture elettriche e senza pilota – a tentare il record della cronoscalata lunga 1,86 chilometri.

naio e in crisi anche per la concorrenza interna del Ces di Las Vegas sempre più automotive – starebbero pensando di spostare le date dell’evento a giugno a partire dal 2020.

Dieci team si danno battaglia La Roborace si svolge sugli stessi tracciati e con vetture simili a quelle del mondiale elettrico. Il calendario prevede gli stessi appuntamenti. Il campionato autonomo è composto da dieci squadre, tra cui quella del campione a batteria Lucas di Grassi del team Audi Sport Abt Schaeffler: “Siamo entusiasti che il Duca ci abbia invitato a fare la storia a Goodwood”, ha dichiarato il ceo del progetto e campione della Formula E.

A cielo aperto L’idea di farlo durante un mese in cui il tempo meteorologico è sicuramente più clemente dei rigidi inverni del Michigan avrebbe spinto “almeno uno dei tre costruttori di casa”, scrive sempre il quotidiano della città, a chiedere agli organizzatori di reimmaginare l’auto show americano sul modello del Festival of Speed di Goodwood, che si tiene in Inghilterra quest’anno nel week end del 15 luglio. Una festa dei motori all’aperto nella campagna inglese, che a Detroit andrebbe replicata in spazi sempre open air intorno al Cobo Center, sede storica della manifestazione americana nel centro della città.

Tecnologia e potenza Nella tenuta del Duca di Richmond sfreccerà la Robocar progettata da Daniel Simon, celebre designer automobilistico di origine tedesca. La vettura elettrica pesa 1.350 chilogrammi ed è alimentata da quattro motori da 135 chilowatt, uno per ogni ruota, ed eroga una potenza totale da oltre 500 cavalli. Il computer Nvidia Drive PX 2 elabora i dati della Robocar, che include anche gli input ricevuti dai sensori lidar, radar, dal gps, dalla tecnologia a ultrasuoni e dalle varie fotocamere disposte sul veicolo.

BUSINESS

Un annuncio il 24 luglio Si farà dunque a giugno il motorshow americano? Il giornale riporta il no comment del direttore dell’organizzazione ma anche che un annuncio sullo spostamento di data – di cui si parla da tempo, con le prime indicazioni puntate su ottobre – potrebbe essere fatto il 24 luglio prossimo. Goodwood, in pista dal 1993, è cresciuto negli anni fino ad attrarre in un solo week end 200.000 visitatori. Detroit 2019, ancora in gennaio, sarà disertato dall’industria del lusso tedesca, niente Audi, Bmw e Mercedes. Da qualche anno defezioni in ordine sparso colpiscono i saloni europei, da Parigi a Francoforte ma ora anche Ginevra, considerato il tempio dell’auto europea. I tempi cambiano, e un salone forse val bene una messa a giugno a cielo aperto.

Detroit a scuola di Goodwood. La Mustang ’65 va da sola. INNOVAZIONE

FRANCESCO PATERNÒ

VALERIO ANTONINI ■ La Roborace, una monoposto a guida autonoma da oltre 300 chilometri orari, non sarà l’unica vetture senza pilota a percorrere la celebre salita di Goodwood. Un team di ingegneri della Cranfield University, infatti, ha ideato una tecnologia – poi sviluppata dal colosso dell’elettronica Siemens – che consentirà ad una Ford Mustang del 1965 di risalire la Hill Climb grazie all’intelligenza artificiale.

■ In tempi di crisi della forma salone dell’auto, ogni idea per rilanciarsi può essere utile. Secondo il Detroit News, gli organizzatori del Salone di Detroit nella capitale dell’auto statunitense – il primo dell’anno a livello mondiale in gen-

Come funziona In che modo? Installando un computer di bordo con il percorso pre-impostato in memoria che impone alla vettura di seguire esclusivamente le istruzioni già programmate. Il sistema, infatti, non prevede il montaggio di hardware esterni tipo sensori o radar – come invece accade nei veicoli driverless – ma solamente una serie di telecamere che hanno la sola funzione di trasmettere in streaming le immagini della corsa. Nel 1965 esistevano tre differenti versioni della Ford Mu13 Luglio 2018 ·

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stang, tutte alimentate da un motore V8 da 4.7 litri, ma in grado di erogare – in base alla differente messa a punto – 200, 225 o 271 cavalli. Ancora non è stato comunicato su quale delle tre opzioni sia ricaduta la scelta degli ingegneri inglesi. Abbiamo un indizio. L’auto a guida autonoma in corsa a Goodwood sarà sicuramente equipaggiata con un cambio automatico a tre rapporti (introdotto da Ford nel lontano 1951) disponibile all’epoca solo sulle prime due varianti. Da escludere quindi l’ultima da 271 cavalli. Occhio alla sicurezza La vettura, per rispettare le regolamentazioni di sicurezza, avrà comunque a bordo un driver in grado di intervenire qualora ce ne fosse bisogno. L’auto, infatti, non può modificare da sola le istruzioni che ha ricevuto prima della partenza. Quindi, non sarebbe in grado di evitare eventuali ostacoli dinamici inaspettati.

AUTO E MOTO

Come cambia la Ford Focus. FRANCESCO PATERNÒ ■ NIZZA – Mica facile chiamarsi Ford Focus e continuare a fare la Ford Focus in un segmento C sotto attacco da parte di suv di taglia uguale o più piccola. Mica facile dopo che la prima del 1998 fece girare la testa per il suo design, mentre quello di oggi piace ma non stupisce: “La prima è una leggenda”, ci dice Glen Goold, capo ingegnere del progetto Focus dopo oltre 16 milioni di unità vendute nel mondo, ricordando che la prima nasceva su un pianale inedito, il C1, così come l’attuale quarta generazione è costruita sulla inedita piattaforma C2 che Ford d’ora in poi utilizzerà anche per altri modelli. Chissà che questo dettaglio possa diventare un portafortuna. 10

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4.370 giorni di stile Nico Tonello, un italiano responsabile del design della nuova Focus, racconta con qualche orgoglio che all’auto sono serviti 4.370 giorni di lavoro da parte del suo team, non un esercito se è vero che ha avuto a disposizione quattro persone per lo stile esterno e quattro per gli interni. Dove, sottolinea, la console centrale è stata ridotta ed abbassata per dare più spazio ai passeggeri anteriori. Vero, ce ne accorgiamo subito appena a bordo. I motori, ibrido solo a fine 2019 Prima di mettere in moto con un pulsante difficile da trovare, sappiate che la nuova Ford Focus arriva in Italia con tre motorizzazioni e cinque potenze: un tre cilindri mille turbo benzina da 100 e 125 cavalli, un 1500 turbodiesel da 95 e 120 cavalli, un due litri turbodiesel da 150 cavalli, con prezzi dai 20.000 ai quasi 29.000 euro. Una versione dotata di una motorizzazione mild hybrid arriverà soltanto nella seconda metà del 2019. Quattro gli allestimenti, più la crossover Active da fine dicembre che dovrebbe spingere molto, “fino al 25% delle vendite totali” secondo le previsioni del presidente e ad di Ford Italia Fabrizio Faltoni. Sempre berlina cinque porte e station wagon, con una lunghezza di 4,38 metri per la prima, di 4,67 (+11 centimetri) per la seconda. Più importante è l’aumento di passo di circa 5 centimetri, che vanno a beneficio soprattutto dei passeggeri posteriori ma non della capacità del bagagliaio, non al top della categoria. Su strada La Ford Focus con motore benzina da 125 cavalli dimostra carattere: sta bene in strada, lo sterzo elettrico ha un carico leggero più piacevole che sportivo, la frizione è appena pesante mentre le sei marce scorrono senza impuntamenti. Per 2.000 euro in più è disponibile un nuovo cambio automatico a otto rapporti, provato sulla versione turbodiesel da 120 cavalli, fluido quanto utile in città. Nel complesso, la Focus si dimostra un’auto comoda e silenziosa. La tecnologia La differenza rispetto al passato e la competizione rispetto alla concorrenza sono nelle dotazioni tecnologiche di assistenza alla guida, un passo avanti verso quella che domani o dopodomani sarà la guida autonoma. Oggi sulla Focus sono disponibili diversi sistemi raccolti nel Co-Pilot360, basato sull’uso di 2 telecamere, 3 radar e 12 sensori ad ultrasuoni. Abbiamo provato in autostrada il cruise control adattivo, che regola la velocità anche sulla distanza


dell’auto che ci precede, facendolo in sicurezza. Ma sono tanti i sistemi, fra i quali pure il piacere (o il dispiacere, dipende dai punti di vista) di parcheggiare automaticamente senza toccare pedali e volante. Tecnologia diffusa, per aumentare la sicurezza. Futuro presente.

AUTO E MOTO

Nissan GT-R, candeline con Italdesign.

BUSINESS

Una Harley Davidson targata Torino. ANTONIO VITILLO

PAOLO ODINZOV

■ Un bolide da pista per festeggiare due compleanni speciali. Italdesign e la Nissan GT-R compiono 50 anni, per l’occasione l’azienda italiana fondata da Giorgetto Giugiaro nel 1968 ma ora del gruppo Volkswagen ha realizzato assieme alla Nissan la GT-R50 by Italdesign. Ovvero una edizione speciale della celebre coupé, in vendita a fine estate. Si distingue dalla linea Basata sulla GT-R Nismo 2018, la nuova versione della giapponese firmata da Italdesign si distingue anzitutto per diversi elementi di stile. A cominciare dalle parti dorate della carrozzeria e dal cofano con la nervatura più pronunciata. Fino alla linea del tetto abbassata di 54 millimetri e l’ampio alettone regolabile al posteriore, poggiato su due montanti verticali. Un V6 da 720 cavalli La GT-R50 by Italdesign prevede poi numerose modifiche nella meccanica. Il motore V6 di 3.8 litri è stato potenziato a 720 cavalli ed è in grado di fornire 780 newtonmetri di coppia. Mentre i grandi cerchi da 21 pollici, vestiti da pneumatici Michelin Pilot Super Sport, nascondono delle sospensioni a smorzamento continuo Bilstein e un impianto frenante realizzato appositamente dalla Brembo.

■ Il Piemonte sogna uno stabilimento Harley Davidson nel suo territorio. Il desiderio è stato manifestato in una lettera firmata da Dario Gallina, il presidente dell’Unione Industriali di Torino. E indirizzata a Matt Levatich, il ceo dell’azienda motociclistica di Milwaukee. Nella lettera si consiglia il management Harley a “prendere seriamente in considerazione la possibilità di insediarsi a Torino”, in un territorio nel quale il settore automotive è tradizionalmente forte. E dove, secondo Gallina, “le supply chain” – le reti di fornitura, la logistica, le aziende a supporto della produzione – “sono molto ben strutturate e complete. E a costi più competitivi rispetto agli Usa”. Problema dazi L’originale invito scritto segue alcune dichiarazioni dello stesso Levatich che ha ripetuto di voler spostare parte della produzione Harley Davidson anche in Europa. Espediente per evitare l’aumento del 25% dei dazi dell’Unione Europea sui motocicli statunitensi: una risposta alle misure volute da Trump che hanno imposto tariffe su acciaio e alluminio del Vecchio Continente. Il presidente degli Stati Uniti si è molto irritato dopo aver appreso che la Harley Davidson, per produrre le moto destinate al mercato europeo, starebbe per aprire uno stabilimento in Thailandia: “Ora che Harley Davidson sta trasferendo parte delle sue operazioni fuori dagli Stati Uniti – ha detto – la mia amministrazione sta lavorando con altre aziende produttrici di motociclette che vogliono trasferirsi in Usa”. Intanto, la LiveWire, primo modello di moto elettrica a marchio Harley Davidson, monterà motori realizzati da fornitori italiani. 13 Luglio 2018 ·

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INNOVAZIONE

Il giro del mondo a idrogeno. SAMUELE MARIA TREMIGLIOZZI

usando a bordo del catamarano potrebbero essere usate anche a terra”. L’obiettivo dell’esperto marinaio francese è lanciare un messaggio che fermi la dipendenza dai combustibili fossili.

AUTO E MOTO

T-Cross, il piccolo suv Volkswagen. PAOLO ODINZOV

■ Arriva a Venezia il il catamarano high tech “Energy Observer”. L’imbarcazione a zero emissioni che viaggia a batterie e idrogeno ha intrapreso il primo giro del mondo per un natante di questo genere. Un viaggio che dovrebbe durare fino al 2022. Per ora ha già percorse 7.600 miglia nautiche (circa 14mila chilometri), seguendo un preciso programma di navigazione che lo porterà in 50 differenti paesi (finora ne ha visitati 12) con 101 soste previste. Tra cui Venezia. Visione del futuro L’ “Energy observer”, lungo più di 30 metri, è un concentrato di tecnologia. Il catamarano è ricoperto interamente da pannelli solari, curvati per seguire le linee futuristiche e aerodinamiche dello scafo. Si tratta di celle fotovoltaiche con due superfici: una per assorbire energia luminosa direttamente dal sole e l’altra per catturare il riflessi di luce generati dal mare. Il catamarano è dotato di due motori elettrici, alimentati da differenti fonti di energia: 106 chilowatt (il fabbisogno di una Tesla ad alte prestazioni) derivano da batterie montate alle basi dello scafo. Contemporaneamente un elettrolizzatore sfrutta l’energia eolica o quella del sole per scindere l’acqua in idrogeno e ossigeno. Quest’ultimo viene rilasciato nell’aria mentre l’H2 viene immagazzinato in otto serbatoi capaci in totale di circa 60 chilogrammi. I serbatoi sono in alluminio e fibra di carbonio, così da contenere il peso dello scafo. Grazie al lavoro delle celle a combustibile, l’idrogeno viene ricombinato con l’ossigeno per generare ulteriore elettricità propulsiva. “L’idea di questa nave è dimostrare un potenziale sistema energetico del futuro”, afferma Victorien Erussard, creatore dell’ Energy Observer, che aggiunge: “le stesse tipologie di generazione e stoccaggio dell’energia che sto 12

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· 13 Luglio 2018

■ Suv fortissimamente suv: alla Volkswagen la pensano così e la Casa di Wolfsburg adesso punta a rafforzare la sua offensiva nella categoria con una vettura orientata a conquistare vendite tra i modelli più compatti del segmento. Si tratta della T-Cross, anticipata dal costruttore con un bozzetto ufficiale, e destinata a porsi nel mercato come rivale di automobili come Renault Captur o Nissan Juke. Design sportivo Lunga circa 4,10 metri, la T-Cross debutterà in autunno e si andrà a posizionare per dimensioni, ma non per contenuti, al di sotto della T-Roc dalla quale riprende alcuni tratti nel design, enfatizzando un carattere sportivo nella linea con particolari come il lunotto spiovente, la fanaleria posteriore a sviluppo orizzontale e le protezioni in plastica in diversi punti della carrozzeria. Sotto il vestito la T-Cross proporrà la piattaforma modulare Mqb A0 e molte componenti meccaniche ereditate dalla nuova Polo, compresi i motori. Nell’abitacolo la caratteristica di spicco della vettura sarà invece il divanetto posteriore scorrevole per la massima versatilità di carico, oltre a un pacchetto di dotazioni hi-tech comprendente la strumentazione digitale, il sistema infotelematico con touchscreen e sistemi di sicurezza attiva tra cui la frenata automatica di emergenza con riconoscimento pedoni.


LIFESTYLE

Museo Panini, viaggio nel tempio della Maserati. VALERIO ANTONINI

■ Dalle figurine famose in tutto il mondo alle Maserati più rare. Passando anche per la produzione del prodotto alimentare forse più noto della zona a nord di Bologna, il parmigiano reggiano. C’è tanta Modena nella vita di Umberto Panini, imprenditore emiliano che – insieme ai fratelli Giuseppe, Benito e Cosimo – ideò nel 1964 le omonime collezioni di quelle figurine che hanno fatto innamorare migliaia di bambini. Panini è stato anche il fondatore del museo – presso la sua fattoria biologica alle porte della città – nel quale sono raccolte alcune delle eccellenze italiane del settore automobilistico. Meglio che rottamare La fortuna economica accumulata grazie all’impero delle figurine ha permesso al facoltoso ingegnere – esperto nell’uso di macchinari tipografici – di avverare uno dei suoi sogni: collezionare auto d’epoca spesso rare o introvabili. In particolare (ma non solo) Maserati, marchio che amava soprattutto in quanto simbolo – insieme a Ferrari e Lamborghini – della sua città, Modena, il tempio italiano dei motori. La passione lo spinse anche a spendere più di 5 milioni di euro per aggiudicarsi all’asta un solo modello, la Maserati 300S s/n 3053 del 1955, acquistata nel 2013 poco prima di venire a mancare all’età di 83 anni. Appena in tempo per consegnare alla storia un’altra vettura senza tempo. Appena in tempo Quando il marchio Maserati venne ceduto al gruppo Fiat – all’inizio del anni ’90 – i nuovi investitori volevano disfarsi

delle vecchie auto rimaste in fabbrica. Visto che non c’erano compratori interessati Umberto Panini si fece avanti e le acquistò tutte insieme. Gran parte delle rarissime vetture d’epoca che oggi possiamo ammirare nel museo che porta il suo nome stavano per essere rottamate. La monoposto di Nuvolari Tra i gioielli esposti spicca l’indimenticabile Maserati 6C 34 a sei cilindri di Tazio Nuvolari che, nel lontano 1933, lasciò la scuderia Ferrari per mettersi in proprio vincendo i Gran Premi di Modena e Napoli. L’esemplare ha raggiunto oggi un valore inestimabile.Camminare per il museo significa ripercorrere una gran parte della storia del motorismo, sportivo e non, del nostro paese. Tra le altre spiccano una 420M Eldorado con cui Sir Stirling Moss corse la 500 miglia di Monza oppure la 250 F che ha visto sedersi al volante una leggenda come Juan Manuel Fangio. Tra le altre Maserati presenti nelle sale una A6G 54 – capace di raggiungere i 210 chilometri orari – una 3.500 GT del 1957 e poi una Mistral del 1963. Non manca un concept con la Tipo 61 Drogo al fianco di altri capolavori come la Bora disegnata da Giugiaro o la A6 GCS 53 berlinetta, uscita dalla matita di Pininfarina. Museo aperto al pubblico Le auto sono attualmente esposte al Museo Collezione Panini, in una sala aperta al pubblico presso la “Bio Hombre” azienda agroalimentare di famiglia gestita da Matteo Panini, figlio di Umberto. Qui è possibile vedere dia vicino oltre 40 vetture (più della metà Maserati) 60 moto (non molti sanno che il marchio modenese ne ha prodotte alcune che sono esposte proprio qui) e 20 trattori. Suggestiva la galleria panoramica del primo piano da cui le spettacolari auto al piano terra si possono ammirare anche dall’alto. Il museo si trova a via Corletto Sud, 320, Modena. Ingresso, su prenotazione, da marzo a ottobre dalle 9:00 alle 12:30 e dalle 14:30 alle 18:00.

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AUTO LAMBORGHINI

Huracán Spyder, cose da V10. MONICA SECONDINO

La capote che si apre in 17 secondi, 610 cavalli che arrivano in molto meno. Rinunciando al navigatore per perdersi a bordo di una supercar.

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· 13 Luglio 2018


■ SANT’AGATA BOLOGNESE L’abito non fa il monaco, ma nel caso della Lamborghini Huracán Spyder basta uno sguardo per capire che la potenza è qualcosa di vero e autentico. Il motore è il 5,2 litri V10 aspirato da 610 cavalli a 8.250 giri/min con una coppia di 560 Nm a 6.500 giri. Accelera da 0 a 100 in 3,4 secondi, da 0 a 200 in 10,2 e ha una velocità massima in pista di 324 km/h. Pesa a secco 1.542 chili e ha un rapporto peso-potenza pari a 2,53 chili per cavallo, una enormità. Numeri solo apparentemente freddi, perché riescono a trasmettere emozioni appena ci si siede al posto del conducente e si viene catapultati in un universo parallelo premendo il pulsante di avvio del motore sotto un cupolino rosso, proprio come su un jet militare. I sette tasti fisici del tunnel centrale sono intuitivi come i comandi al volante, che ha i paddle in titanio, solidi e piacevoli da sfiorare. Il cruscotto ha un display Tft da 12,3 pollici che può essere configurato in diverse modalità per fornire tutte le informazioni necessarie, inclusa la mappa. Ma la tentazione è fare a meno del navigatore, perché sarebbe

bellissimo perdersi con questa Huracán Spyder. Sempre sul tunnel centrale ci sono i pulsanti per azionare la capote e il lunotto posteriore. La prima, dotata di un sistema elettroidraulico, è realizzata in 3 strati ed è disponibile in 3 diversi colori: nero, marrone e rosso. Si apre in 17 secondi anche in marcia fino a una velocità di 50 km/h e, a cielo aperto, si può godere pienamente della sinfonia che il V10 aspirato suona dagli scarichi. Aerodinamica da primato Il design di questa macchina è un piacere per gli occhi: lunga 4,46 metri, sembra una linea continua che unisce l’anteriore al posteriore, dove spiccano i 4 terminali di scarico sdoppiati. Il telaio in alluminio e fibra di carbonio si sposa con una aerodinamica da primato, dovuta anche al sottoscocca completamente rivestito e piatto, all’ampio diffusore nel retrotreno e a uno spoiler fisso integrato sul retro. Dai cerchi da 20 pollici si affacciano i freni carboceramici con pinze a 6 pistoncini all’anteriore e 4 al posteriore, che possono essere verniciate a richiesta del proprietario.

La Huracán Spyder è bassa. Maledettamente e meravigliosamente bassa: pochi centrimetri separano dall’asfalto e cambiano completamente la prospettiva, di guida e di vita. C’è però il pulsante che agisce sulle sospensioni e la alza da terra quanto basta per superare dossi e fondi sconnessi, almeno alle basse velocità. Guidarla è entusiasmante, il motore è reattivo e sprigiona il suo potenziale in modo progressivo e costante. La trazione integrale aiuta, come lo sterzo preciso e i freni potenti. Il cambio a doppia frizione Ldf a 7 marce è sbalorditivo per quanto è veloce, sia in salita che in scalata, quando regala scoppiettii e crepitii che squarciano il silenzio delle colline emiliane dove ci siamo recati per il test drive. La Huracán Spyder è incollata sempre e comunque all’asfalto, grazie al sistema Anima (Advanced Network Intelligence Management). Con un pulsante posizionato sul volante, si possono scegliere 3 modalità di guida: Strada, Sport e Corsa con le quali si cambiano le risposte di motore, suono, trasmissione, trazione integrale, sterzo, sospensioni e sistema di controllo elettronico di stabilità. La cosa più difficile? Separarsene.

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Il nuovo settimanale online de l'Automobile (13-19 luglio)

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