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Week Settimanale digitale • Anno 2 • Numero 44 • 8/6/2018

Supplemento settimanale a l’Automobile.

INNOVAZIONE I MOTORI I LIFESTYLE

La scoperta.

PAOLO ODINZOV ■ Questa settimana, siamo quasi in estate, vi offriamo un viaggio (virtuale) con il vento tra i capelli. Parliamo di cabriolet, automobili che in Italia contano circa 12mila immatricolazioni l’anno ma che fanno comunque immagine per la maggior parte dei costruttori. Fare centro con un modello nel segmento delle auto decappottabili vale molto in termini anche di prestigio. Sul mercato ci sono vetture aperte per tutte le tasche e le esigenze: dalle supersportive per paperoni e sceicchi come la

Pagani Huayra Roadster, a lussuosissime convertibili come la versione aperta della Rolls Royce Phantom; dalle utilitarie come la Smart Cabrio all’intramontabile Maggiolino Cabrio Volkswagen, che nella prima generazione ha fatto la storia. Tanti modelli, insomma, per un pubblico che spacca la mela in due: da una parte i puristi, amanti delle cabriolet con la tradizionale capote in tela, dall’altra tutti quelli che vedono nei tetti in metallo delle automobili (o persino in vetro, comunque retrattile) l’idea giusta per usare queste macchine in tutte le stagioni.


AUTO E MOTO

Estate, voglia di cabrio. PAOLO ODINZOV

■ Pur essendo una nicchia di mercato, quello delle vetture decappottabili è un segmento effervescente. Le “vecchie” e mai dimenticate spider con la capote in tela sono sempre spesso più affiancate dalle convertibili con il tetto reclinabile in metallo. Automobili alla Dottor Jekyll e Mr. Hyde, specialmente le berline cabriolet, in grado di trasformare in pochi attimi la carrozzeria e che possono essere impiegate con facilità senza problemi in tutte le stagioni. Smart & Co, la top ten In Italia sono state immatricolate nei primi 5 mesi dell’anno 4.761 vetture che possono “perdere” il tetto. Al primo posto della categoria troviamo la Smart Fortwo Cabrio con 883 unità, seguita dalla Mini Cabrio (431 pezzi). E, tra le best seller, non manca la Mazda MX5 (314 immatricolazioni) che è la spider più venduta fino ad oggi nel mondo e condivide nella attuale generazione il pianale con la Fiat 124 Spider (419 unità). Figurano poi tra le prime dieci della classifica modelli elitari come le versioni “aperte” di Mercedes Classe E e C (rispettivamente 262 e 224 vetture), oppure l’Audi A3 Cabrio (392 unità) e anche l’ennesima riedizione in chiave moderna del Maggiolino Volkswagen (187 immatricolazioni). Mentre tra le sportive, quelle più apprezzate nel segmento sono la Porsche 911 Cabrio (181 unità) e la Bmw Z4 (171).

Roba da ricchi La Top ten della categoria dà una chiara idea di come le automobili cabriolet riescano ormai ad accontentare ogni tipo di pubblico. Persino paperoni e sceicchi possono oggi trovare un modello adatto a loro, pronto a scoprire al sole l’abitacolo. Basti pensare a vetture tipo la Pagani Huayra Roadster: vero gioiello della meccanica per un guida con il vento tra i capelli da 2,8 milioni di euro e 350 chilometri orari di velocità massima. Oppure alla più arrivabile, si fa per dire, Ferrari Portofino che spendendo circa 200 mila euro può far provare emozioni e batticuore facendo sparire in un amen il tetto rigido nel bagagliaio e bruciando i cento orari in soli 3,5 secondi. Le novità Tante poi sono le new entry in arrivo nel segmento. A cominciare dalla nuova generazione della Bmw Z4 che abbandona il tetto in metallo e torna alla capote in tela per far felici i puristi della categoria. Fino alla Bentley Continental GTC: sviluppata, per sinergie all’interno del gruppo Volkswagen, sullo stesso pianale della Porsche Panamera e pronta, quando aperta, a stregare guidatore e passeggeri con il rombo del suo W12 6.0 biturbo da 635 cavalli. 8 Giugno 2018 ·

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AUTO E MOTO

Ora sono i suv a perdere la testa. CARLO CIMINI

giungeremo alla gamma un modello molto accattivante. Sono particolarmente felice di sottolineare che possiamo contare sull’esperienza pluridecennale dei lavoratori di Osnabrück e, grazie a questo investimento, lo stabilimento ora ha brillanti prospettive per il futuro”.

AUTO E MOTO

124 Sport Mazda MX 5, le gemelle cabrio. SERGIO BENVENUTI

■ La Volkswagen produrrà dal 2020, a Osnabrück in Germania, la nuova T-Roc cabriolet, il suo primo suv decappottabile. Non è una semplice notizia di mercato, ma un segno di tendenza: i suv che fanno girare la testa ai consumatori di tutto il mondo, ora la perdono. Per essere, se possibile, ancora più alla moda. La trasformazione Per essere aperto, Volkswagen T-Roc, suv compatto con i suoi 4,23 metri di lunghezza, ha necessariamente due porte anche per rafforzare la struttura, subendo qualche rinuncia nella capacità del bagagliaio. Sul mercato, l'unico suv cabrio prodotto in serie è attualmente il Range Rover Evoque Convertible, sempre compatto seppure più lungo (4,36 metri). Capote a cinque strati e a movimento elettrico, due porte e quattro posti, è la sorella glamour della versione tradizionale che ha avuto un gran successo e da cui eredita tutto, trazione integrale compresa. Se in questo nascente segmento entra un marchio generalista come Volkswagen, è prevedibile che altri costruttori introdurranno presto suv con capote. Finora, suv a cielo aperto sono stati soprattutto ordini speciali da parte di emiri, trasformati su specifiche quasi sempre uniche. Obiettivo: 20 suv Per produrre il T-Roc cabriolet, Volkswagen ha stanziato una cifra pari a 80 milioni di euro da investire nello stabilimento situato nella Bassa Sassonia, dove già lavorano 2.300 persone. Entro un paio di anni Volkswagen intende aumentare la sua gamma suv fino a 20 modelli, un segmento di mercato in continua crescita. Secondo Herbert Diess, il capo di Volkswagen, “stiamo diventando sempre più il brand di riferimento per i suv e i crossover. Con la cabriolet basata sulla T-Roc, ag4

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· 8 Giugno 2018

■ “Abbiamo un impegno con Mazda per continuare la produzione della 124 Spider”. Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat Chrysler Automobiles (Fca) è stato chiaro parlando al Balocco la settimana scorsa: nel nuovo piano industriale, esposto il primo giugno in conferenza stampa, la due posti di Fiat resterà in listino, nonostante il taglio di modelli del marchio. Uscita nel 2016, oggi 124 Spider viene prodotta nella fabbrica giapponese di Hiroshima dove condivide molte componenti con la quarta generazione della Mazda MX-5 (il modello del segmento più venduto al mondo). Due aperte uguali e diverse Le due spider nascono sullo stesso pianale e condividono la strumentazione e in parte anche gli interni. Quello che le differenzia però è il motore. Sotto al cofano la giapponese è spinta da un quattro cilindri 2.0 litri che eroga 160 cavalli (c’è anche il 1.5 da 131). La 124 invece monta un 1.4 turbo da 140 cavalli, ma pesa di più (circa 40 chilogrammi) e ha dimensioni maggiori: è 14 centimetri più lunga rispetto alla “cugina”, 4,05 metri contro i 3,91 della Mazda. Anche il bagagliaio della Fiat è più capiente: 140 litri contro i 130. La


Fiat esteticamente risulta più morbida e con accenni retrò alla sua prima generazione, mentre la Mazda ha una linea con più spigoli. Tetto in tela per entrambe.

STORICHE

Ferrari 250 GT Spider California. MASSIMO TIBERI

screzione le coperture possono essere rimosse), dalle caratteristiche prese d’aria anteriori, laterali e sul cofano, e da allestimenti interni artigianali, lussuosi ma capaci di mettere a proprio agio anche i piloti. Non mancano una capote in tessuto per proteggere l’abitacolo, i classici cerchi a raggi, con pneumatici da 15 o 16 pollici, e solidi paraurti con rostri gommati. La tecnica deriva direttamente da quella degli altri modelli Ferrari, progettati in un periodo che vede in campo firme “storiche” come quelle di Carlo Chiti, Giotto Bizzarrini e Mauro Forghieri, uomini che hanno le competizioni nel sangue. Il motore, in particolare, è il 12 cilindri a V di 60 gradi, tre litri di cilindrata, dalle ascendenze di Formula 1, con singolo albero a camme in testa per bancata, due valvole per cilindro, due spinterogeni e tre carburatori doppio corpo. La potenza è di 240 cavalli a 7.000 giri, valori notevoli per l’epoca, mentre il cambio è un quattro marce e i freni sono a tamburo. L’evoluzione della vettura sarà in chiave ancora più spinta: il passo verrà accorciato per una migliore maneggevolezza, si toccheranno i 280 cavalli per velocità (secondo i rapporti) prossime ai 260 all’ora e, dal 1959, arriveranno i dischi della Dunlop. Tipico delle auto del Cavallino di quei tempi l’assetto, con sospensioni anteriori indipendenti a quadrilateri, posteriori ad assale rigido con balestre e sterzo a vite e rullo. Perfetta per il jet set Apprezzata da aristocratici e divi del cinema, presenza fissa nelle località mondane, la spider di Maranello non potrà comunque reprimere del tutto la sua vocazione anche agonistica. Più che onorevole il palmares, con un acuto nel 1959 quinta assoluta alla 24 Ore di Le Mans. Costosa, fra le più care del suo tempo (quasi sei milioni di lire), la California verrà prodotta in poco più di un centinaio di esemplari, una decina con carrozzeria in alluminio, fino al 1963.

■ Ancora oggi per Ferrari il confine tra vetture stradali e da competizione è estremamente sottile, ma negli anni d’oro di Maranello, tra la fine dei Cinquanta e i primi Sessanta, la sovrapposizione era netta. Per questo motivo le preferenze del Drake, a parte naturalmente le monoposto, andavano decisamente alle auto “coperte”, alle berlinette coupé delle varie serie 250, votate alla pista e che facevano il vuoto dietro di sé in ogni sorta di gara e in ogni angolo del globo. Mercato Usa Soprattutto dal mercato d’Oltreoceano, però, e in particolare dall’importatore italo-americano Luigi Chinetti, forte dei consistenti guadagni procurati alla casa del Cavallino, venivano sollecitazioni pressanti per modelli “scoperti”, i più amati dai facoltosi clienti statunitensi. Nascono così, praticamente in contemporanea, la 250 GT Cabriolet di Pinin Farina, dal temperamento più “turistico”, e la più aggressiva 250 GT Spider California realizzata da Scaglietti. Quest’ultima, fra i miti più celebrati della Ferrari ed entrata a far parte del gotha delle auto d’epoca di maggior valore in assoluto (oltre sette milioni di euro battuti all’asta per quella appartenuta all’attore James Coburn). Mito a cielo aperto Apparsa per la prima volta nel 1957, la California è una due posti a cielo aperto che affascina per il riuscito connubio di eleganza e sportività, sottolineate dai fari carenati (a di-

AUTO E MOTO

Range Rover Evoque Convertible, la prova. FRANCESCO PATERNÒ ■ Un Suv a trazione integrale con una capote a movimentazione elettrica di serie non si era mai visto. I Suv li costruiscono tutti e di tutti i tipi. La Land Rover ha dimostrato di saper fare meglio di altri nel settore di quelli compatti, visto il successo del suo modello Range Rover Evoque. Ma uno cabriolet mancava sul mercato e la Evoque si fa ora Convertible, è la prima. Come Neil Armstrong sulla luna. 8 Giugno 2018 ·

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guida con il quale si possono settare le risposte di motore, cambio e differenziali secondo il tipo di terreno da percorrere, dalle neve al fango, dall’erba alla sabbia. Presenti molti sistemi di sicurezza attiva, fra i quali – siamo su una cabriolet – c’è il dispositivo di protezione anti ribaltamento a scomparsa dietro i sedili posteriori. Da non provare mai. Le concorrenti Casella per ora vuota, non ne ha.

L'innovazione L’idea della Land Rover di far perdere la testa alla Evoque è stata pensata bene: la capote a cinque strati – necessari per assicurare insonorizzazione e impermeabilità da auto di segmento premium – si apre in 18 secondi e si chiude in 21, anche in movimento fino a una velocità di 48 chilometri l’ora. Soprattutto, una volta aperta, non riduce la capacità di carico del bagagliaio, come avviene sulla maggior parte delle cabriolet quattro posti. Un’idea utile, anche perché lo spazio per borse e valigie non abbonda. Il dettaglio Se cercate la posizione di guida rialzata, c’è. Come su tutti i Suv. Se non gradite la visibilità limitata posteriore per colpa del lunotto piccolo, sarete costretti a viaggiare a cielo aperto. Come fosse sempre estate. Se vi dà fastidio l’aria, la capote va chiusa prima degli 80 chilometri all’ora, ma comunque non è un modello per Donald Trump. Se usate il SUV per attraversare un corso d’acqua, non guardate il cielo ma potete evitare di guardare in basso: lo farà per voi il Wade sensing, sistema optional a base di sensori nei retrovisori laterali che forniscono in tempo reale informazioni sulla profondità dell’acqua. La capacità massima di guado è di mezzo metro.

La carta d'identità Dimensioni in millimetri Lunghezza 4360 Larghezza 1628 Altezza 1609 Motore 2.0 TD4 132 kW (180 cavalli) Consumi 5,7 litri/100 km (ciclo combinato) Emissioni CO2 149 grammi/km Prezzo da 56.600 euro

INNOVAZIONE

Suv cabrio, alla Bmw ci pensano. LUCA GAIETTA

La praticità Un SUV cabriolet non può essere molto pratico per definizione. Detto che non si passerà inosservati a bordo di un oggetto originale e bello sia chiuso che aperto (stilisticamente non accade su tutte le cabriolet, anzi), la Evoque Convertible è omologata per quattro persone, ha due portiere e un ingresso del bagagliaio di forma ridotta, così come la capienza, ferma a 251 litri. In compenso, lo schienale del divanetto posteriore ha una botola al centro dove far passare eventuali oggetti lunghi, come un paio di sci. La strada Abbiamo guidato la versione 2 litri turbodiesel da 180 cavalli con cambio automatico a 9 rapporti, quasi impercettibile nei passaggi marcia, che permette di stare sempre nella migliore con un occhio ai consumi. Il peso di quasi duemila chili non è compatibile con gli scatti ai semafori, anche se il Suv si muove con disinvoltura in ogni situazione. Il sistema sospensivo è tarato per garantire comfort agli occupanti. È un Suv che non dimentica mai di essere un Suv di Land Rover: la trazione integrale è on demand, con la coppia che viene inviata anche sull’asse posteriore quando serve. E’ di serie il Terrain Response, il sistema elettronico di aiuto alla 6

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■ Un suv con la capote: dopo gli inglesi della Land Rover l’idea sembra non dispiacere neppure ai tedeschi della Bmw. Ralph Mahler, responsabile strategia prodotto della Casa tedesca, in un’intervista al magazine Digital Trends non ha escluso che in futuro la gamma di sport utility del costruttore potrebbe essere ampliata con un modello in grado di unire una guida en plain air alla massima versatilità. Un rivale per l'Evoque Convertibile Mahler non si è sbilanciato a riguardo di quale potrebbe


essere la vettura impiegata per fare da base al possibile suv-cabrio. Probabile è, però, che potrebbe trattarsi di una versione a cielo aperto della X4 da mettere proprio in diretta competizione con la Range Rover Evoque Convertibile. In rete diversi designer di sono già sbizzarriti con schizzi e rendering dando un’idea di come potrebbe essere la new entry di Monaco. Nulla comunque per adesso è stato confermato ufficialmente e, se pur dovesse realmente arrivare, ci vorranno almeno due anni per poter vedere sulle strade uno sport utility senza tetto marchiato Bmw.

AUTO E MOTO

Škoda, la Karoq perde il tetto.

Motore turbo da 150 cavalli Sotto al vestito il Sunroq, destinato almeno per adesso a rimanere un esercizio di stile, nasconde invece la stessa identica meccanica della Karoq con il conosciuto motore turbo a benzina 1.5 TSI da 150 cavalli, associato alla trazione anteriore.

INNOVAZIONE

Nobe 100, cabrio elettrica vintage. LUCA GAIETTA

PAOLO ODINZOV

■ Un gruppo di 23 studenti della Skoda Vocational School, seguendo il progetto Azubi Car della Casa ceca di proprietà del gruppo Volkswagen, ha realizzato un singolare concept di un suv senza tetto. Basato sulla Skoda Karoq, si tratta del Sunroq: progettato pensando alle esigenze di una clientela giovanile e dinamica, amante dei viaggi e delle attività all'aria aperta. Il nome scelto in rete Il Sunroq, il cui nome è stato scelto con un sondaggio on line su diversi social network, presenta rispetto al modello di derivazione diverse modifiche alle portiere e ai montanti del tetto. Oltre ad essere caratterizzato da un piccolo portello posteriore utile forse a riporre l'ipotetica capotte (nelle poche foto della vettura pubblicate dalla Skoda non è presente). Sono stati inoltre ridisegnati sulla carrozzeria le maniglie delle portiere e gli indicatori di direzione in modo da rendere più filante la linea.

■ Una pila facile da trasportare e maneggiare e che trasforma l’acido formico in idrogeno a basse temperature senza grande dispendio di energia. Ad inventarla sono stati i tecnici della società svizzera GRT group, in collaborazione con un team del Politecnico di Losanna guidato dal professor Gàbor Laurenczy. Una potenza di 800 Watt Destinata a essere applicata sia in ambito domestico che industriale, la pila della GRT group si compone di una unità reformer di idrogeno (HYFORM) e di un accumulatore a combustibile con membrana a scambio protonico (PEMFC). Produce 7000 kilowattora per anno con potenza nominale pari a 800 Watt (l’equivalente di circa 200 smartphone ricaricati in simultanea) e vanta una efficienza del 45%. Pronta per le auto In un futuro non è escluso che questa pila possa essere impiegata anche nelle automobili per essere in grado di produrre idrogeno strada facendo ma, soprattutto, per la capacità di ridurre al minimo i rischi di esplosione. Cosa, 8 Giugno 2018 ·

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quest’ultima che fino ad oggi ha sollevato non pochi dubbi sull’impiego dell’idrogeno nelle auto, nonostante gli standard di sicurezza delle vetture fuel-cell siano ormai molto elevati come dimostrano i test in materia.

SMART MOBILITY

Car2go, 20 Smart cabrio per Roma.

AUTO E MOTO

Audi, sorella Q8. ALESSANDRO MARCHETTI TRICAMO

VALERIO ANTONINI

■ SHENZHEN – Occupare ogni singolo spazio di mercato. Perché alla fine la domanda c’è sempre, soprattutto se il segmento è quello dei suv premium dove la novità da esibire vince qualunque sfida. E’ il caso della nuova Audi Q8 presentata in anteprima all’Overseas Chinese Town di Shenzhen, metropoli da quasi 14 milioni di abitanti nel sud della Cina. Derivata dalla già nota Q7 è stata ridisegnata rispetto alla “sorella” in tutte e tre le dimensioni: più corta di 6 centimetri, più bassa di circa 4 e più larga di 3. La forma è quella di un suv coupé, più sportivo rispetto alla Q7.

■ Estate all’aperto con Car2go. Il servizio di condivisione di auto di Daimler ha introdotto 20 nuove Smart Fortwo cabrio che si aggiungono alla sua flotta di veicoli a Roma. Una novità assoluta per l’applicazione di car sharing. La Capitale, infatti, è la prima città in cui verrà sperimentato, per i prossimi 18 mesi, il modello decappottabile della city car in condivisione. Le vetture cabrio saranno riconoscibili già sulla app per smartphone attraverso la quale si accede al servizio. A cielo aperto in 12 secondi I 20 veicoli si distinguono per la capote evoluta in grado di “aprirsi” e “richiudersi” in soli 12 secondi a qualsiasi velocità di marcia. L’operazione viene effettuata in totale sicurezza premendo un pulsante a destra del cambio o sulla chiave. Una struttura in acciaio resistente, la cellula Tridion, offre la massima protezione ai passeggeri, in particolare nella fase di chiusura del tettuccio. “Siamo molto felici di poter offrire, per oltre un anno, veicoli decappottabili in sharing ai romani e ai turisti in visita nella Capitale” – ha detto Horacio Reartes, Location Manager di Car2go Roma – “le nuove Smart cabrio aiuteranno a combattere il caldo dei prossimi mesi dentro e fuori città”. 8

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Faccia nuova Un giro fuori della vettura e a colpire dal punto stilistico sono due elementi. Il frontale è completamente inedito e sarà adottato in futuro da tutti i modelli Q che verranno (compreso il suv elettrico e-tron e la nuova generazione di Q3 in arrivo in autunno): la calandra diventa più larga ed è caratterizzata ora da sei elementi verticali cromati ad alleggerire e a rendere il tutto più elegante. Poi c’è il posteriore: il montante C regala la sensazione da coupé, senza però schiacciare troppo la linea verso il basso. L’effetto vintage di una icona come l’Audi Quattro è riuscito e il carattere mostrato della nuova Q8 non ha nulla a che vedere con la statuaria e fin troppo tradizionale Q7. Spazio non scontato All’interno la Q8 può giocarsi le sue carte partendo dall’abitabilità, non sempre scontata quando si parla di suv, tanto più coupé: i 3 metri di passo lasciano ampio spazio di movimento alle gambe dei passeggeri posteriori e il bagagliaio può contare su una capacità di 605 litri che può salire fino a 1.755 abbattendo gli schienali. Addio ai pulsanti: tutto a bordo è gestito da due display touch. Quello superiore, più grande, da 10,1 pollici serve per gestire tutte le funzioni legate all’infotainment e alla navigazione, l’altro,


quello inferiore, da 8,6 pollici, controlla il clima e ciò che serve al confort di bordo. Tutto con Android: chi ha uno smartphone con il sistema operativo di Google potrà aprire l’auto e avviare il motore utilizzando il proprio telefono e autorizzando a distanza fino a 4 persone (senza chiave) all’utilizzo della Q8. Ibrida leggera Al suo debutto in luglio la Q8 potrà contare sulla versione 50 TDI ovvero, motore 3.0 TDI V6 da 286 cavalli e 600 Nm di coppia abbinato a un sistema di ibridizzazione leggera (mildhybrid): un motore elettrico, costruito da un alternatorestarter azionato a cinghia in una rete di bordo a 48 Volt, e un pacco batteria al litio Nei primi mesi del 2019 si aggiungeranno la versione da 231 cavalli (45 TDI) del tre litri Diesel e un benzina 3.0 TFSI da 340 cavalli(Q8 55 TFSI). Il cambio è l’automatico Tiptronic. Prezzi ancora da definire.

capienza espandibile da 326 a 1.042 litri. Nell’abitacolo può accogliere 5 persone e segue le ultime tendenze hi-tech del segmento proponendo le interfacce di connessione Apple Car Play e Android Auto, associate a un sistema d’infotainment con schermo a colori da 7 pollici. Migliorata sulla coreana anche la parte meccanica che prevede a seconda delle versioni motori a benzina della potenza fino a 120 cavalli, oltre a diversi plus tra cui un cambio automatico a doppia frizione e sette rapporti offerto come optional su alcune versioni. Significative le dotazioni della vettura sul fronte sicurezza con il pacchetto Hyundai Smart Sense, comprensivo delle funzioni di mantenimento della corsia, frenata di emergenza, rilevamento della stanchezza del guidatore e regolazione automatica dei fari.

AUTO E MOTO

Hyundai i20, connessa e sicura.

Lexus RX L, suv sette posti da famiglia.

PAOLO ODINZOV

FRANCESCO PATERNÒ

■ Design più dinamico e tecnologie da grande, usando questi “ingredienti” Hyundai ha aggiornato per l’ennesima volta la i20: compatta cittadina, prodotta dal 2008 in due generazioni, venduta fino ad oggi nel mondo in 760 mila unità delle quali 80 mila in Italia.

■ ZURIGO – Lexus, marchio premium giapponese, affianca al suo grande suv RX – nato vent’anni fa e diventato ibrido nel 2005 – una versione denominata L, sette posti con una terza fila di sedili ottenuta allungando la parte posteriore di 11 centimetri e portando così la lunghezza dei veicolo a cinque metri. Una esigenza di mercato, soprattutto in Germania e in Gran Bretagna per l’Europa, per fare fronte alla concorrenza di Audi, Bmw, Volvo e Land Rover che hanno già in listino suv a sette posti, però con l’optional della terza fila e non con una versione dedicata e più grande. Il modello Lexus, soprattutto, è soltanto ibrido.

AUTO E MOTO

Anche crossover Disponibile a partire da settembre nelle versioni a tre e cinque porte e in quella “crossover” Active, la nuova i20 vanta nella gamma fino a 17 personalizzazioni nello stile grazie anche alla possibilità di avere il tetto a contrasto. Supera di poco nella lunghezza i 4 metri e offre un bagagliaio della

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L'alternativa giapponese L’idea è stata di intervenire sulla RX, bandiera del marchio, senza spendere troppi soldi e dare ai clienti una alternativa intelligente: gli ingegneri hanno lasciato lo stesso pianale, allungando soltanto la parte posteriore e ridisegnando il portellone per dare più spazio alla testa di chi siede nell’ultima fila. Il suv è stato anche rialzato di due centimetri penalizzando però la soglia del bagagliaio, che così è ancora più alta. I due posti supplementari (si possono ripiegare elettricamente se non servono) sono più per bambini che per adulti: l’ingresso è agevolato dallo scorrimento in avanti fino a 15 centimetri dei sedili della seconda fila, ma qualche contorsione è inevitabile. Un benzina e due elettrici La Lexus RX 450h L dispone di un motore 3500 benzina V6 accoppiato con uno elettrico per una potenza complessiva di 313 cavalli, più un altro motore elettrico sul posteriore che garantisce la trazione integrale. Cambio CVT, non il massimo della vita quando si va di fretta, comfort elevato a bordo sia dal punto di vista della silenziosità che della risposta del sistema sospensivo (sospensioni adattive optional). Fanno parte della dotazione tutti i sistemi di sicurezza attiva al livello più alto, finiture di lusso e materiali di qualità. Il prezzo è in linea con il tipo di prodotto, due allestimenti con prezzi rispettivamente da 74.150 euro a da 81.150, in vendita da metà giugno. A parità di versioni, la L costa 3.500 euro in più rispetto alla RX cinque posti

AUTO E MOTO

Peugeot 508, ammiraglia ruggente.

INNOVAZIONE

Cygnus, la Porsche secondo Dong Hun Han. LUCA GAIETTA

PAOLO ODINZOV ■ Definita la gamma italiana della nuova Peugeot 508, disponibile nelle concessionarie a partire dal mese di ottobre. L’ammiraglia della marca francese verrà proposta da noi in 18 versioni, sei diversi allestimenti, cinque motorizzazioni benzina e diesel della potenza fino a 228 cavalli e due tipologie di trasmissioni (automatica a 8 rapporti e manuale a 6 marce). Ambizione premium Progettata per competere nel segmento delle ammiraglie premium, la nuova Peugeot 508 punta su uno stile distintivo, unito a tecnologie capaci di elevare gli standard del segmento. Ha una linea da quasi coupé, dispone di un nuovo retrotreno multilink, all'interno c'è l'ultima evoluzione del Peugeot i-Cockpit. Il listino parte da 30.250 euro. 10

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■ Più di una volta i puristi Porsche hanno mostrato di non gradire troppo i cambiamenti di design sulle vetture della Casa tedesca. Diversa ma sempre uguale a se stessa, la 911 ha infatti praticamente mantenuto nel tempo le stesse forme e proporzioni del modello originale. Con l’arrivo della Mission E, prima elettrica pura del costruttore, e delle auto a guida autonoma, lo stile Porsche sembra però destinato per forza di cose a cambiare. Perlomeno riguardo ai modelli che via via proietteranno nel futuro il marchio. Il cigno del domani Il designer coreano Dong Hun Han ha allora provato a


spingersi oltre gli attuali canoni stilistici della Porsche prendendo una direzione nel design completamente nuova immaginando la Cygnus: un concept che prefigura una ipotetica roadster compatta caratterizzata nello stile da forme morbide e sinuose. Spinta da una propulsione a emissioni zero, la Porsche Cygnus impiega dei motori elettrici integrati nei mozzi, oltre ad essere predisposta per accogliere a bordo le più moderne tecnologie di guida pronte a farne una perfetta sportiva del domani.

questa GTO come le sorelle di gamma nasconde la meccanica dietro una carrozzeria in alluminio disegnata da Sergio Scaglietti ed è identificata con il numero di telaio 4153 GT. Secondo gli esperti vista la quotazione raggiunta tra pochi anni potrebbe valere anche 100 milioni di dollari.

BUSINESS

Fca 2022, 9 miliardi Ferrari 250 per diventare GTO, la più cara al mondo. elettrica. STORICHE

FRANCESCO PATERNÒ PAOLO ODINZOV

■ Settanta milioni di dollari, equivalenti a poco meno di 60 milioni di euro, che le valgono di diritto il primato di auto più cara del mondo. Tanto è stata pagata una Ferrari 250 GTO del 1963 che ha battuto ogni record precedente riguardo al valore d’asta raggiunto. Una di trentasei Ad acquistarla è stato l’imprenditore americano David MacNeil, ceo di WeatherTech, il quale ha giustificato la cifra da capogiro con l’esclusività della vettura. La preziosissima Rossa è infatti caratterizzata dalla verniciatura in argento con una banda gialla, per distinguerla dalle altre 36 unità della stessa serie. Ha poi partecipato negli anni a numerose competizioni sportive, piazzandosi ad esempio sul gradino più alto del podio al Tour de France del 1964, senza mai avere un incidente. Vestita da Scaglietti Passata di mano tra vari collezionisti, tra cui il tedesco Herr Grohe che l'ha ceduta a “soli” 6.5 milioni di dollari, anche

■ Cambia marcia per il piano Fca 2018-2022 Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat Chrysler, e lo fa nel 14esimo anno al vertice del gruppo Fiat poi fuso con quello americano acquisito nel 2009, ma anche alla vigilia del suo abbandono, entro aprile 2019. Elettrificazione, guida autonoma, niente più diesel; e nessun spin-off (per ora) di Magneti Marelli o nuovo polo Alfa Romeo e Maserati, voci che si erano rincorse nell’ultimo anno. Non sarà lui a guidare il piano Nella presentazione al Balocco, in Piemonte, esattamente quattro anni dopo quella tenuta ad Auburn Hills quartier generale di Chrysler, Marchionne ha delineato la crescita del gruppo che tuttavia non toccherà a lui condurre per mano se non per i prossimi nove mesi, cosa del tutto inusuale: il suo piano quinquennale con obiettivi impegnativi sarà infatti eseguito da altri. 45 miliardi di investimenti Marchionne ha confermato quanto aveva detto nei mesi scorsi. A partire dalla cravatta apparsa sotto il giubbotto, 8 Giugno 2018 ·

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promessa di indossarla che coincide con l’azzeramento del debito non oggi ma entro la fine di giugno, comunque in anticipo sull’obiettivo 31 dicembre 2018. Il focus dello sviluppo di Fca sarà sui marchi Jeep, Ram, Maserati e Alfa Romeo, perché – ha sottolineato – “rappresentano la parte più significativa dei nostri ricavi e dei nostri utili”. Dei complessivi 45 miliardi di investimenti del piano, secondo quanto ha detto Richard Palmer, capo della finanza del gruppo, la maggior parte dovrebbero dunque essere dirottati su questi brand. Ibride plug-in, elettriche e autonome I 9 miliardi compresi per l’elettrificazione dei nuovi prodotti, tema su cui Fiat Chrysler è rimasta indietro rispetto alla concorrenza, sono una necessità per adeguare la produzione alle normative sulle emissioni, ha spiegato Marchionne, e portano con sé anche la fine della produzione di motori diesel per le auto (proseguirà invece per i commerciali) entro la fine del 2021: “L’innovazione – ha detto Marchionne – non solo sta cambiando il nostro modo di guidare, ma nel tempo porterà a una ridefinizione dell’intero settore”. Harald Wester, direttore tecnico del gruppo, ha promesso auto a guida autonoma di livello 4 a partire dal 2023. Su questo, Fca già lavora insieme a Waymo, la divisione dedicata di Google. Alfa Romeo, Jeep, Maserati, Fiat Sui marchi, Marchionne e i suoi manager hanno dato degli obiettivi. Alfa Romeo punta a 400mila vetture vendute entro il 2022 (lo stesso obiettivo che era stato dichiarato per quest’anno), margine al 10% con sette nuovi modelli e tutti con una versione elettrificata. Jeep, la gallina dalle uova d’oro del gruppo, farà 10 nuovi modelli entro il 2022, ognuno avrà un’opzione elettrificata, niente più diesel in Europa. Maserati vuole raddoppiare le vendite a 100mila unità entro il 2022, aggiungendo in gamma un suv medio (sotto il Levante) e la coupé Alfieri. Fiat avrà nel 2020 la nuova 500 e sarà elettrica (l'attuale ha una versione a batteria venduta però nella sola California) più una nuova macchina chiamata Giardiniera, revival di un modello degli anni ’60. La nuova Fiat Panda arriverà anch’essa nel 2020. Ram avrà anch'esso prodotti ibridi, mentre il marchio Chrysler “è forte ma non globale, come Fiat”, ha aggiunto Marchionne in conferenza stampa. “Non chiuderemo fabbriche” in Italia, ha concluso l'amministratore delegato,“è un piano coraggioso e solido”. In borsa a Milano (positiva a fine seduta, +1,5%) il titolo ha tuttavia chiuso con un pesante -4,53%.

INNOVAZIONE

Chrysler Pacifica per Waymo. CARLO CIMINI 12

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· 8 Giugno 2018

■ Fiat Chrysler Automobiles amplierà – a partire dalla fine del 2018 – di altri 62.000 esemplari la flotta di Chrysler Pacifica a guida autonoma a disposizione di Waymo negli Usa, oggi ne conta 600. Inoltre le due società hanno avviato discussioni sulla possibilità di impiegare – tramite la concessione di licenze – delle tecnologie di guida autonoma Waymo a bordo di un veicolo di Fca che potrebbe entrare in commercio. “Il nostro gruppo – ha dichiarato Sergio Marchionne – è impegnato a rendere disponibili ai propri clienti le tecnologie di guida autonoma in modo sicuro, efficiente e realistico”. Futuro driverless Waymo è oggi l'unica con una flotta di vetture autonome e pianifica di lanciare negli Usa il primo servizio pubblico di taxi robot. “Fin dall'inizio obiettivo di Waymo è stato creare il pilota più esperto al mondo e dare alle persone accesso alla tecnologia di guida autonoma che renderà le nostre strade sicure” ha detto John Krafcik, ceo dell'azienda. “Con Fca abbiamo iniziato a collaborare dal maggio del 2016. Gli ingegneri di entrambe le società hanno lavorato insieme per integrare ed espandere la tecnologia di guida senza conducente, sfruttando i punti di forza e le risorse di entrambe le realtà.

BUSINESS

Musk: il peggio è passato. SERGIO BENVENUTI ■ Elon Musk è convinto che il momento più complicato per la sua azienda sia alle spalle e ha fiducia nel futuro di Tesla. La stessa concessagli dai suoi soci che lo hanno confermato – durante l'assemblea degli azionisti del 5 giugno – presidente e ceo. Uno degli investitori aveva infatti chiesto la divisione delle cariche che Musk ricopre rispettivamente dal 2004 e dal 2008, con l'elezione di un nuovo presidente, ma la proposta è stata immediatamen-


te bocciata. Durante la riunione nella quale il manager sudafricano ha parlato del futuro, sono stati nominati anche tre nuovi direttori che ricopriranno ruoli importanti nell'organigramma aziendale: l'investitore privato Antonio Gracias, il ceo di Twenty-First Century Fox, James Murdoch, e l'imprenditore dell'industria alimentare Kimbal Musk, fratello di Elon. Auto fatte col cuore In questa occasione Musk ha anche annunciato il prossimo obiettivo della Casa: produrre finalmente 5.000 Model 3 a settimana. Il traguardo, più volte annunciato e rinviato, dovrebbe arrivare entro giugno. Proprio i passaggi a vuoto nella produzione della Model 3 sono costati a Tesla oltre 1 miliardo di dollari in tre degli ultimi quattro trimestri e un calo di circa il 7% in borsa. Musk ha annunciato ora l'aggiunta di una terza linea di assemblaggio che accelererà il processo di produzione della berlina elettrica da 35 mila dollari: “Possiamo sicuramente arrivare a 5.000 a settimana con le attuali due linee di montaggio. Ma con la terza potremmo addirittura superarle”, ha confermato il manager, quasi commosso nel dire anche: “Noi della Tesla le auto le costruiamo col cuore”.

Nuova fabbriche in Cina ed Europa Intanto Tesla si starebbe occupando anche di ampliare i propri siti produttivi, aggiungendo un'altra fabbrica che dovrebbe sorgere in Cina – si parla di Shanghai – da cui usciranno automobili, motori e accumulatori. Anche per l'Europa potrebbero esserci novità entro l'anno: il vecchio continente potrebbe essere scelto come sede di un impianto destinato alla produzione delle batterie.

SMART MOBILITY

L’elettrica di Marchionne e Di Maio. ALESSANDRO MARCHETTI TRICAMO

Vehicle-to-grid C’è di più. Di Maio, insieme al portavoce al Senato del Movimento 5 Stelle e coordinatore delle politiche energetiche Gianni Girotto, avrebbero fatto anche un viaggio a Copenaghen per studiare il sistema vehicle-to-grid avviato da Enel e Nissan: una tecnologia che consente lo scambio biunivoco di energia tra edifici ed automobili elettriche con batterie messe in rete alla pari di qualsiasi fonte rinnovabile (e no). Obiettivo del governo sarebbe quello di arrivare a 1 milione di veicoli elettrici in Italia entro la fine della legislatura. Una "Santa Alleanza" Di Maio ha mostrato anche di apprezzare le parole di Sergio Marchionne che nelle scorse ore ha annunciato di abbandonare il diesel entro il 2021 e di puntare per la gamma Fiat Chrysler sull’elettrificazione. A questo punto per l’auto elettrica (e per quella ibrida ricaricabile plug-in) in Italia si prospetta una incoraggiante “Santa Alleanza” composta dal tandem Di Maio – Marchionne.

■ Non sono un follower di Luigi Di Maio, quindi non ho visto uno dei suoi tanti – credo – video che pubblica sul social ogni giorno. Ne leggo però il messaggio su un articolo de Il Sole 24 Ore di domenica 3 giugno. Il leader dei 5 stelle e neo ministro avrebbe dichiarato la sua intenzione di “portare avanti politiche industriali che abbiano come obiettivo quello di dare più lavoro alle aziende”. In particolare con “investimenti nel settore dell’energia e dell’auto elettrica”.

Il peso degli investimenti Sul tavolo, Fiat Chrysler ha messo investimenti per 9 miliardi di euro in cinque anni, risorse condivise tra elettrico e guida autonoma. Pochi, rispetto ai concorrenti. Avere comunque dalla parte il costruttore nazionale – chiamiamolo romanticamente ancora così – finora abituato a spingere soltanto su diesel e metano (che però non dovrà essere trascurato per il suo valore ambientale in termini di emissioni) non sarà un contributo da poco per il nuovo governo. Avanti dunque sull’elettrico, almeno fino alla prossima inversione ad U del leader grillino. Per quella di Marchionne, con l'addio a Fiat Chrysler il prossimo anno, non credo ci sarà più tempo. 8 Giugno 2018 ·

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LIFESTYLE

Clint Eastwood: dal sigaro alla Gran Torino. GIUSEPPE CESARO

■ “Volevo Henry Fonda, ma nessuno gli fece leggere il copione. Dissero che non l'avrebbe fatto. Poi, battemmo ogni record d'incasso, Fonda si arrabbiò e cambiò agente. Allora provai a contattare James Coburn. L'avevo notato ne ‘I magnifici sette’. Avremmo chiuso a venticinquemila dollari. Ma i produttori non vollero pagare così tanto. Allora vidi un episodio di una serie televisiva: “Rawhide” (è la serie western cult la cui sigla iniziale Dan Aykroyd, John Belushi e la loro blues band suonano nel locale country-western, per evitare di essere linciati dal pubblico, nel film “Blues Brothers” 1980, Ndr.). Notai Eastwood: non diceva una parola ma riusciva a sempre rubare la scena, e senza sforzo. Mi piaceva la sua indolenza: si muoveva molto lentamente – Clint somiglia molto a un gatto. Lo trovavo solo un po' troppo giovane, troppo ben rasato, troppo… pulitino, ma erano dettagli ai quali potevo ovviare. Gli proposi il ruolo. Accettò per quindici mila 14

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· 8 Giugno 2018

dollari: la metà di quello che guadagnava in tv”. Mr. 5 Oscar Chi parla così è Sergio Leone, uno dei più grandi registi italiani di sempre, considerato il padre dei quegli “spaghetti western” tanto amati da Quentin Tarantino (“Il mio film preferito di tutti i tempi è ‘Il buono, brutto e il cattivo’, perché è il più grande risultato della storia del cinema” e “Sergio Leone è il regista dal quale preferirei farmi dirigere”). L’esordiente, invece – l’avete capito – è Clint Eastwood (San Francisco, California, 31 maggio 1930: 88 anni giovedì scorso), una delle stelle più luminose di Hollywood; un’autentica leggenda vivente. 61 film da attore (tra cui “Per un pugno di dollari” – 1964, “Per qualche dollaro in più” – 1965, “Il buono, il brutto, il cattivo” – 1966 – tutti e tre diretti da Sergio Leone – “L'uomo dalla cravatta di cuoio” – 1968,


“Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo!” – 1971, e “Fuga da Alcatraz” – 1979); 39 come regista (ha diretto autentici capolavori come “Mystic River” – 2003, “Million Dollar Baby” – 2004, “Flags of Our Fathers” – 2006, “Lettere da Iwo Jima” – 2006, “Gran Torino” – 2008 e “Hereafter” – 2010); e ben 18 colonne sonore (non tutti sanno, infatti, che Eastwood è anche un valente pianista jazz). Al suo attivo, un palmares che lo consacra come uno dei più grandi registi contemporanei: 5 Oscar (2 miglior film, 2 miglior regista, 1 come produttore) su 12 nomination, 6 Golden Globe (su 18 nomination), 3 David di Donatello (8 candidature), 1 Nastro d’Argento, 1 César e un’infinità di altri premi altrettanto prestigiosi. Protagonista? Il sigaro. “Sono andato a prendere Eastwood all'aeroporto – ricorda Leone. È arrivato vestito col cattivo gusto degli studenti americani. Me ne fregavo. Mi interessavano il suo viso e la sua indolenza. Parlava poco, come in ‘Rawhide’. Mi disse semplicemente: ‘Faremo un buon western insieme’. Gli ho messo un poncho per ingrossarlo un po’. E un cappello. Nessun problema. Quadrava tutto. A parte il fatto che non aveva mai fumato e si è ritrovato con un toscano in bocca, un sigaro duro e molto forte. È stato il suo calvario”. Secondo Eastwood, le cose andarono un po’ diversamente. “Sergio mi aveva scelto perché ero a buon mercato. Ricordo che sbarcai a Roma con una valigia in una mano e la sceneggiatura nell'altra. Avevano cercato di mettermi in guardia: ‘Sii prudente – dicevano – quella sceneggiatura è in giro da un po’ in ricerca di un interprete’. Non interessava: a me piaceva. La prima volta che avevo visto “Yojimbo” (il film di Akira Kurosawa del ‘61 che aveva ispirato Leone), avevo pensato che era una grande sceneggiatura. Sergio parlava molto poco inglese e io non capivo una parola d'italiano. Lui sapeva dire ‘Good morning’ e io ‘Buongiorno’, ma prendemmo un interprete e andammo subito d'accordo… E, così, un giorno sono uscito e ho comprato una manciata di sigari. ‘Saranno perfetti per un western’, pensavo. Erano molto lunghi, li ho portati sul set e li abbiamo tagliati: lunghezze diverse da abbinare a scene diverse. Non avevo idea che facessero così schifo!” “Quando gli ho proposto il secondo film – ricorda Leone – mi ha detto: 'Leggerò il copione e verrò a fare il film, ti chiedo solo un favore, però: non mi rimettere in bocca quel maledetto sigaro!'. 'Clint – gli ho risposto – non possiamo eliminare il sigaro: è lui il protagonista!'” Col cappello o senza “Il fatto è – ha spiegato più volte il papà degli spaghetti– western – che avevo bisogno di una maschera più che di un attore e, all’epoca, Eastwood aveva solo due espressioni: col cappello e senza cappello. Robert De Niro si butta nel ruolo, assumendo la personalità del personaggio con la stessa naturalezza con cui uno si infila un cappotto; Clint, invece, indossa un'armatura e abbassa la visiera con uno scatto rugginoso. Bobby, innanzitutto, è un attore. Clint, innanzitutto, è un divo. Bobby soffre, Clint sbadiglia”. Pare che Eastwood, però, non se la sia mai presa più di tanto per queste considerazioni di Leone, anche perché il grande senso dell’umorismo era una delle qualità che più apprezzava del regista italiano, insieme “tendenza alla visionarietà” e al fatto che “non aveva paura di fare qualcosa di nuovo”.

Leone? Uno dei più grandi “Ho imparato – ha dichiarato tempo fa – a non urlare sul set dei film western. Se alzi la voce spaventi i cavalli. Certi registi, invece, gridano “azione” così forte che, al momento di girare, sul set non c’è più nessuno: i cavalli sono scappati via. Con in sella i cavalieri, ovviamente. Suggerisco ai registi di limitarsi a sussurrare “andiamo”, ma molti di loro adorano urlare “azioneee!”: li fa sentire importanti. Non Sergio Leone, però. Lui non ha mai avuto bisogno di certi trucchetti. Ho lavorato con molti grandi registi, ma Sergio Leone resta uno dei più grandi”. Dal fumo all’auto Nel 2008 Eastwood firma la regia di uno dei suoi film più intensi. Protagonista, però, non è più un sigaro ma un’auto: una Ford Gran Torino sport del 1972. Eastwood riserva per se stesso anche il ruolo principale, che interpreta magistralmente. Anche senza cappello. È Walt Kowalsky, un polacco, veterano della guerra di Corea, per mezzo secolo operaio alla Ford, rimasto vedovo, con figli mediocri che non lo amano e non lo capiscono; un uomo di un’altra epoca, che non riesce a farsi una ragione del fatto che il suo mondo stia scomparendo e, soprattutto, si rifiuta di accettare quello che sta prendendo il suo posto. L’unica gioia “L’unico, vero piacere della vita di Walt – spiega Eastwood – è quello di far risplendere la sua Gran Torino del 1972, l’auto che conserva, amorevolmente e gelosamente, protetta da un telo di seta nel garage. Quella Gran Torino è il suo orgoglio e la sua gioia. Walt è la sua Gran Torino. Non ci va in giro: la lascia lì, in garage. Di tanto in tanto, la tira fuori e la fa risplendere. A quel punto si siede, apre una lattina di birra e la guarda. Tanto gli basta a dare senso alla sua vita”. Gli eventi, però, costringeranno Kowalsky a relazionarsi con la comunità asiatica che ha praticamente invaso la periferia operaia nella quale lui ha vissuto tutta la vita e a riscoprire – sotto un’anima indurita da dolore, cinismo e istinti razzisti – la capacità di comprendere e aprirsi agli altri, fino, addirittura, ad un drammatico e catartico sacrificio finale. “Una storia – ha commentato Eastwood – che dimostra che non si è mai troppo vecchi per imparare ad abbracciare gente che nemmeno conosciamo. Pare che nessun altro, però, abbia colto questo messaggio”. Ford Gran Torino 1972 Ma qual è questa perla tanto preziosa, che il veterano ex-operaio Ford nasconde nel suo garage? Una coupé “fastback” – cofano lungo, coda corta - verde oliva: una delle 92mila Sport sulle quasi 500mila GT prodotte quell’anno. Due porte, più di 5 metri di lunghezza (5.265 millimetri) e più di 2 di larghezza (2.014): una “muscle” che, senza guidatore, pesava 1.662 chilogrammi. La linea piuttosto aggressiva (ruote “magnum 500”, prese d’aria sul cofano, grande calandra a ‘bocca di pesce’, strisca verde-acido che corre lungo entrambe le fiancate) – la GT era equipaggiata con un V-8 di 4.942cm3 da 140 cavalli – trazione posteriore, cambio manuale a 3 marce – in grado di raggiungere 174 chilometri orari di velocità massima e di passare da 0 a 100 in 11.7 secondi. Dal fienile al set Sembra che l’auto utilizzata nel film sia appartenuta a tale Jim Craig, il quale, dopo averla rinvenuta in un fie8 Giugno 2018 ·

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nile, aveva deciso di farla restaurare completamente – la meccanica era ancora buona – e riportarla all’originario splendore. Pare però che, fino all’uscita del film, Mr. Craig – che, nel frattempo, aveva venduto la GT a una concessionaria – ignorasse che l’iconica muscle protagonista della pellicola di Eastwood fosse proprio la sua. Secondo alcuni cinefili pignoli, particolarmente appassionati d’auto, la sceneggiatura conterrebbe una piccola imprecisione storica. Il protagonista del film, infatti, dichiara con orgoglio di aver montato lui stesso il piantone dello sterzo della sua Gran Torino, mentre pare che le auto di quella serie non siano state assemblate negli impianti di produzione di Detroit alle cui catene di montaggio Kowalsky aveva lavorato per ben cinquant’anni.

linguaggio del testamento di Mr. Kowalski, io mi limito a leggerlo così come è scritto. “E vorrei lasciare la mia auto del ’72, Gran Torino, a... alla persona che più la merita: Thao Vang Lor. A condizione che tu non scoperchi il tetto come uno stronzo messicano; che non ci dipingi quelle ridicole fiamme come un qualsiasi coatto bianco e che non ci metti sul retro uno di quegli spoiler da checca che si vedono su tutte le macchine degli altri musi gialli: fa veramente schifo. Se riesci a non fare tutte queste cose è tua.” Non è facile, è vero. Ma una cosa è certa: ne vale la pena.

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Non solo Eastwood Molto prima che Eastwood la immortalasse nel suo film, la Gran Torino – il cui nome è un omaggio di una delle “Big Three” alla capitale italiana dell’auto – era già famosa. Una versione ‘75, rossa a strisce bianche, infatti, era stata l’auto di servizio (nome in codice “Zebra 3”) di Paul Michael Glaser e David Soul, interpreti dei due scapestrati poliziotti protagonisti della fortunata serie “Starsky e Hutch”, andata in onda in ben 93 episodi tra l’aprile 1975 e il maggio 1979. Non solo: una Gran Torino 1973 è l’auto di Jeff Bridges, protagonista de “Il grande Lebowski” – pellicola cult del 1998 – mentre un’altra GT ‘72 appare in “Fast & Furios – Solo parti originali” del 2009. Il testamento di Walt Ora veniamo all'ultimo punto, e di nuovo mi scuso per il 16

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· 8 Giugno 2018

Supplemento settimanale a l’Automobile Pubblicazione online - Reg. Tribunale di Roma n. 24/2016 del 09/03/16 Iscrizione R.O.C. n. 14674 - ISSN 2499-670X Direttore Responsabile Alessandro Marchetti Tricamo Redazione via Solferino, 32 - 00185 Roma tel. 06.45406719 • fax 06.49982874-2829 www.lautomobile.it • redazione@lautomobile.it • segreteria@lautomobile.it @lautomobile_ACI

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COVER STORY FERRARI

Portofino, una Rossa per tutti.

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È il modello che sostituisce la California. Sportiva e confortevole è l’auto di Maranello da usare sempre. L’abbiamo provata in Puglia.

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ALESSANDRO MARCHETTI TRICAMO ■ ALBEROBELLO – L’idea di base è la stessa della California del 2008: creare una granturismo da guidare tutti i giorni, una 2+2 con tetto rigido e marchio Ferrari. Ora però a 10 anni di distanza cambia tutto. O quasi. Tre anni di lavoro a partire da un foglio bianco sul quale appuntare – rigorosamente con penna rossa – il nome: Portofino. Lasciare la California al mondo delle aste e portare l’erede in concessionaria. Rivoluzione che inizia dalla linea: coda posteriore corta e un design più elegante e proporzionato. Più coupé e meno berlina. Senza però compromettere la capacità di carico: tre piccoli trolley ci stanno, a patto di rinunciare alla guida open air perché in questo caso, il tetto non ha lo spazio per rientrare nel bagagliaio. Un risul-

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tato riuscito per un’auto che ha fascino da vendere. Il colore rosso Portofino aiuta: guardare le foto per credere. L’ultimo arrivato, almeno nel mondo dell’auto, è sempre meglio del vecchio, ecco allora che da quel foglio bianco è uscito un carattere più sportivo e maggiore spazio a bordo per rendere, soprattutto nei due sedili posteriori, il viaggio più confortevole. Il motore è sempre il 3.855 centimetri cubici V8 turbo benzina che, grazie ad una serie di interventi su collettore del turbo, bielle, pistoni, aspirazione e scarico, portano la potenza a 600 cavalli, 40 in più rispetto alla California. La coppia è di 760 Newtonmetri ed è disponibile a partire da 3mila giri. Una potenza che si sente tutta in strada, anche perché in Ferrari hanno deciso di mettere la massima attenzione al peso della vet-

tura con un taglio alla bilancia di 80 chilogrammi nei confronti del modello precedente. Leggera e potente. Anche i più esigenti saranno contenti. È stata poi resa netta la differenza del comportamento dinamico tra le modalità Comfort e Sport, a tutto vantaggio della seconda che permette di divertirsi come sulle Rosse più grandi e titolate. Agire sul tipico manettino del volante e sentir cambiare la personalità della Portofino è un piacere unico. Sognando Portofino Al resto pensa l’elettronica. Nessun sistema di assistenza alla guida (non c’è neppure il cruise control adattivo) ma piuttosto una scatola sterzo elettrica, in grado di far “sentire” meglio la strada e rendere gli inserimenti in curva


Agire sul tipico manettino del volante e sentir cambiare la personalità della Portofino è un piacere unico

più semplici anche alle alte velocità. Oppure del differenziale elettronico che riconosce le diverse condizioni di aderenza sulle ruote, per spostare coppia in pochi centesimi di secondo laddove serve. In effetti in strada la Portofino non mette mai in difficoltà con un cambio che supporta bene l’elevato rapporto peso/potenza senza esitazioni in particolare selezionando la modalità Sport (meno veloce in Comfort). Sono sufficienti poi 14 secondi per far danzare verso il cielo il tetto rigido – più grande di quello della California – e ascoltare la musica dei quattro scarichi modulata secondo le voci di un’Opera alla Scala: tenore (da 4.000 giri) o soprano (oltre i 5.500), scegliete voi. Qualche secondo in più serve invece per entrare in sintonia con l’interfaccia di infotainment e navigazione, poco intuitiva e lenta nelle reazioni. Non aiuta poi il display un po’ sacrificato (c’è però un piccolo schermo touch opzionale anche lato passeggero). Chi ama le Rosse se ne farà facilmente una ragione. A questo punto la California si può dire dimenticata e la nuova Portofino è pronta per la prova del mercato. Sapendo però di averla già vinta: 196mila euro di partenza e primo anno di produzione già tutto venduto (chi la prenota oggi la riceverà solo nel 2019). Facile pensare che, almeno in attesa del suv confermato nei giorni scorsi da Sergio Marchionne, sarà lei a portare i volumi Ferrari verso le 9mila unità l’anno. E a contribuire al raddoppio dell’utile operativo lordo a 2 miliardi di euro entro il 2022.

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l'Automobile Week 44  

Il nuovo settimanale online de l'Automobile (8-15 giugno)

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