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Week Settimanale digitale • Anno 2 • Numero 26 • 2/2/2018

Supplemento settimanale a l’Automobile.

INNOVAZIONE I MOTORI I LIFESTYLE

Made in China, Italy. PAOLO BORGOGNONE ■ “Neutralità? Di neutrale c’è solo la Svizzera”. Era questa la battuta ripetuta da un comico italiano in voga qualche anno fa in televisione, Lucio Salis. E proprio sul campo neutro del Salone di Ginevra, che si terrà dall’8 al 18 marzo, dove tradizionalmente tutti i costruttori mondiali hanno pari dignità, si gioca un altro tempo della nuova partita in corso nel mondo dell’automotive: la voglia dei costruttori cinesi di avvicinare e catturare i raffinati palati degli europei. E quale modo migliore per farlo che

sposare la tecnologia e la ricerca nell’elettrificazione e nella guida autonoma all’impareggiabile design italiano? Ecco allora che in terra elvetica vedremo atterrare la nuova proposta dall’estremo oriente “vestita” dalla matita magica della famiglia Giugiaro. E ancora scopriremo un’altra Venere, nome di una supercar elettrica pensata fra la Cina e Moncalieri e che dovrebbe andare in produzione proprio in un impianto del nostro Paese. Altre novità potrebbero arrivare a stretto giro di posta. Svizzera e Italia, in fondo, confinano. E la Cina non è mai stata così vicina. · 27 Marzo 2017

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BUSINESS

Cina, il mercato frena. PAOLO BORGOGNONE

■ Il mercato auto cinese rallenta. Dopo l’impennata del 2016 (+12% sull’anno precedente), nel 2017 le vendite sonno cresciute soltanto dello 0,9%, superando di poco la soglia dei 28 milioni di unità vendute (in totale 28.226.616). Tra le cause all’origine del rallentamento la crisi della domanda di veicoli commerciali e la stretta sui motori più inquinanti, con l’aumento delle imposte sui propulsori oltre gli 1.6 litri, passate dal 5% al 7,5%. Dopo aver inseguito per anni numeri da record, il governo cinese sembra ora seriamente intenzionato a favorire l’industria delle auto a basse emissioni, in particolare quelle elettriche. Volkswagen marchio leader Nella classifica dei costruttori domina Volkswagen che ha venduto nel 2017 3.182.556 vetture, con una crescita del 5,2% rispetto al 2016. I tedeschi precedono sul podio Honda (1.453.118 vetture vendute, +18,1%) e Chang’an Motors (1.441.165 unità e crescita del 3,6%). Grande balzo in avanti del gruppo locale Geely – proprietario tra l’altro

del marchio Volvo – che raggiunge il 4° posto vendendo 1.224.129 auto, con una crescita del 60,5%. Seguono in classifica Buick (1.206.361, -2,3%), Toyota (1.200.336 +3%) e Wuling – partner di General Motors – (1.172.387 auto vendute e un calo del 14,4%). Ultimi tre posti della top ten per Nissan (1.124.315 unità. +10,7%), Bajoun – anch’esso marchio di GM e Saic Motors – con 1.015.762 e una crescita del 33,6% e infine Ford (931.203, -11,3%). Monovolume al top Regina tra i modelli la Wuling Hong Gang, una monovolume commercializzata dal 2010 e che riscuote grande successo anche in India e Indonesia, che ha totalizzato 532.394 vendite e mantiene la leadership, nonostante un calo percentuale del 18,1% rispetto al 2016. Secondo posto per la berlina Volkswagen Lavida ( 517.255 pezzi venduti, -5,7%) e terzo per il suv Haval H6 (505.944 pezzi, -12,9%). In questa graduatoria da sottolineare l’exploit della compatta Buick Excelle che cresce del 301,1% e vende 421.296 unità, piazzandosi quarta. 2 Febbraio 2018 ·

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Quanto sono elettrici i Giugiaro.

Vite parallele? Envision Energy è una società nata nel 2009 che ha due centri di sviluppo in Germania e negli Stati Uniti. L’aggancio tedesco fa il paio con quella che sembra essere la nuova vita parallela rispetto ai Giugiaro di un altro grande designer italiano, Walter de Silva. Il quale, dopo aver lasciato il gruppo Fiat nel 1999, va al gruppo Volkswagen per diventare supervisore dei centri stile dei 7 marchi nel 2007 e restare fino al 2015. In quell’anno anche lui viene via dalla Germania salvo accordarsi poco tempo dopo con una engineering tedesca, la Edac, per disegnare auto elettriche per conto della cinese ArcFox.

FRANCESCO PATERNÒ

Insomma, elettrificazione, Cina, design. Il futuro di Giugiaro, e non solo.

INNOVAZIONE

INNOVAZIONE

Venere, la supercar italo-cinese. ■ Il prossimo 6 marzo al salone di Ginevra, Giorgetto e Fabrizio Giugiaro portano il prototipo di una grande berlina elettrica, dotata di sistemi prossimi alla guida autonoma e di soluzioni “uniche e innovative” per ergonomia e utilizzo quotidiano. A commissionare l’auto al più celebre nome di designer al mondo è stata la società cinese Envision Energy, basata a Shanghai. La GFG Style La notizia nella notizia è che tutto avviene a tre anni dalla creazione dei Giugiaro della loro nuova impresa, la GFG Style, dopo aver ceduto le ultime quote di Italdesign al gruppo Volkswagen; a cinquanta anni dalla nascita di Italdesign il 13 febbraio del 1968 fra Giorgetto e Aldo Mantovani con il nome originario di Società Italiana Realizzazione Prototipi; alla vigilia degli 80 anni di Giorgetto il prossimo 7 agosto. Una storia italiana e internazionale – di creatività, di passione, di relazioni industriali – che non finisce mai. In affari con la Cina A Ginevra, la berlina elettrica firmata da padre e figlio è il secondo prototipo fatto per società basate in Cina. Sempre al salone svizzero nel 2017, Giugiaro fece girare la testa con la Ren, concept di supercar elettrica con potenza dichiarata pari a 1.247 cavalli. Lavoro su commissione della start up cinese Techrules, con tre varianti per l’abitacolo e la promessa di sviluppare una intera gamma di vetture, suv e citycar comprese. Della nuova berlina di quest’anno, il cui teaser anticipa forme che sembrano sfidare modelli come la Tesla Model S, se ne saprà di più a Ginevra, in particolare su potenza e batterie. 4

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· 2 Febbraio 2018

VALERIO ANTONINI

■ Lvchi Auto, costruttore cinese nato nel 2016 e con sede presso l’E-Business Park di Huaxin a Shanghai (un centro specializzato nello sviluppo di tecnologie alternative) torna a far parlare di sé: dopo Urano, il concept presentato a Shanghai e pronto al lancio tra il 2020 e il 2021, è il turno di Venere, una berlina di lusso 100% elettrica che dovrebbe essere costruita in 500 unità proprio in Italia e che potrebbe vedere la luce già a partire dal 2019. L’auto verrà presentata al prossimo Salone di Ginevra in marzo. Tecnologia moderna La nuova berlina elettrica cinese, quattro posti e quattro porte, è realizzata in fibra di carbonio, con sottotelai in alluminio e alimentata da quattro motori 100% ecologi-


ci, due all’anteriore e due al posteriore, con batterie agli ioni di litio realizzate dalla stessa Lvchi. Si avvarrà anche della trazione integrale permanente. Venere, nonostante le grandi dimensioni (è lunga 5,12 metri e larga 1,95 metri con un passo di 304 centimetri) e un peso che supera le 2 tonnellate, dovrebbe garantire prestazioni da supercar, con una velocità massima stimata di 250 chilometri orari e un’autonomia intorno ai 500 chilometri. Il prezzo verrà svelato a Ginevra ma si parla di una forbice tra i 200.000 e i 300.000 euro. Auto italiana Il progetto prenderà forma anche grazie agli ingegneri e agli stilisti dell’Istituto italiano i.DE.a. di Moncalieri che dal 1978 opera nell’automotive a livello mondiale su modelleria, design e prototipi. L’auto dovrebbe essere prodotta in un impianto del Piemonte che sarà indicato nelle prossime settimane. Dove dovrebbe essere poi ospitato anche una parte del progetto di sviluppo di altre auto, sempre elettriche. La strategia di Lvchi, infatti, è quella di lanciare – dopo Urano e Venere – anche una city car a batteria (di cui non si conosce ancora ll nome) e, probabilmente un suv. Il piano di sviluppo di Lvchi dovrebbe permettere al brand di posizionare sul mercato una gamma completa di veicoli elettrici e prevede una capacità produttiva di 550.000 auto entro il 2023, di cui almeno 100.000 entro i prossimi due anni e 50.000 unità, secondo quanto affermato dai cinesi, costruite nella fabbrica italiana entro il 2022. Ricerca elettrica Lvchi Auto è nata nel 2016 e fa parte del gruppo Zndd, che si occupa di sviluppo e commercializzazione di auto a batteria in Cina. Il costruttore impiega circa 400 ingegneri, il 75% dei quali impegnato presso il proprio centro di Ricerca e Sviluppo di tecnologie alternative e avanzate. Le auto prodotte da Lvchi potrebbero essere messe in commercio con due marchi diversi, uno internazionale per quelle più lussuose e uno di profilo più basso per il mercato interno cinese.

La 40.2 è stata fin dall’inizio progettata e pensata come auto a batteria e apre la strada all’annunciata elettrificazione dell’intera gamma del marchio di Göteborg che avverrà progressivamente nel corso dei prossimi anni, come anticipato dal numero uno di Volvo Håkan Samuelsson. Una Volvo tutta nuova La berlina verrà assemblata sulla nuova piattaforma Compact Modular Architecture, realizzata in collaborazione tra il marchio svedese e la controllante cinese Geely, e studiata appositamente per ottenere i migliori risultati con i propulsori a batteria. Il concept 40.2 era dotato di un motore elettrico in grado di garantire un’autonomia di circa 350 chilometri. Nella versione definitiva del modello, la Casa si augura di raggiungere i 500 chilometri, in linea con la migliore concorrenza sul mercato.

BUSINESS

Alibaba investe 2019, la prima sull’elettrica. elettrica di Volvo. INNOVAZIONE

CARLO CIMINI

FRANCESCO GIANNINI ■ Volvo si prepara al lancio nel 2019 del suo primo modello completamente elettrico, una berlina con portellone e aria da crossover che sarà l’evoluzione del concept 40.2, presentato in anteprima a maggio dello scorso anno. Lo rivela la rivista britannica Autocar.

■ Il gigante cinese dell’e-commerce Alibaba Group e il colosso multinazionale taiwanese Foxconn Technology hanno concluso una nuova raccolta capitali da investire nella Casa automobilistica Xiaopeng Motors, che opera sotto il marchio Xpeng: circa 280 milioni di euro da destinare allo sviluppo dei veicoli elettrici. La Tesla cinese L’ultima capitalizzazione – che fa seguito a quella di fine dicembre 2017 – ha permesso al fondo di Xiaopeng di rag2 Febbraio 2018 ·

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Impegno costante Reduce dai due principali appuntamenti dell’automotive di inizio 2018, il Ces di Las Vegas e il Naias di Detroit, la Chao ha confermato di essere in continuo contatto con i protagonisti dell’innovazione del settore, le aziende di hitech e i costruttori di auto. “Abbiamo discusso spesso con i vertici, anche qui in Svizzera – sono le sue parole – e ho sempre ripetuto che l’amministrazione di Washington è al loro fianco per favorire in ogni modo lo sviluppo delle nuove tecnologie che contribuiranno a cambiare il nostro futuro. Tenendo sempre ben presente che sulla sicurezza delle persone e sulla protezione dei dati sensibili non c’è discussione. Su questi temi non ci può essere competizione e non ci sono scorciatoie”. giungere la cifra complessiva di 5 miliardi di yuan (pari a 640 milioni di euro). Del gruppo dei finanziatori fa parte anche Idg Capital, una società americana che gestisce fondi di capitale di rischio e che ha un portafogli valutato intorno ai 5 miliardi di euro. Anche grazie a questo afflusso di investimenti, il gruppo spera di proporsi come alternativa a Tesla in Cina. Xpeng Motors prevede di iniziare a vendere il suo primo modello, il crossover elettrico G3, entro la fine di quest’anno, mentre al recente Ces di Las Vegas ha debuttato la versione sportiva. Nel frattempo la Casa sta portando avanti lo sviluppo della tecnologia driverless.

Meno incidenti Più sicurezza significa anche meno incidenti: “Il 94% dei sinistri – ha continuato la Chao – avviene a causa di errori di chi guida. Quello che vogliamo fare è ridurre l’impatto umano e affidarci a una tecnologia che sia sicura”. Il ministro ha anche sottolineato il suo entusiasmo per tutte le possibilità che la guida autonoma offre. “Penso alle persone con disabilità, agli anziani. È straordinario pensare che tutti potranno partecipare. Non vediamo l’ora”.

BUSINESS

Fca, “migliaia” Chao, a Davos di robotaxi in sicurezza. per Waymo. SICUREZZA

PAOLO BORGOGNONE

REDAZIONE

■ Sicurezza per chi è in strada e protezione dei dati. Sono le parole chiave che il ministro dei traporti Usa, Elaine Chao, ripete più volte in un’intervista rilasciata al canale Yahoo Finance durante la sua presenza al Forum economico di Davos.

■ Fca fornirà entro il 2018 “migliaia” Chrysler Pacifica ibride a Waymo sia per il servizio di taxi autonomi che dovrebbe entrare in funzione a Phoenix quest’anno, sia per nuovi test nelle strade delle città americane. Lo ha detto l’amministratore delegato Sergio Marchionne,

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per il quale “la nostra partnership con Waymo continua a svilupparsi e a rafforzarsi. Questa scelta rappresenta il segnale definitivo del nostro impegno verso questa tecnologia”. Non sono stati forniti altri dettagli sull’operazione. Fornitura crescente Fca ha fornito a Waymo 100 Pacifica, adatte per i test sulla guida autonoma, nel 2016 e 500 nel 2017. Finora sono 25 (ultima in ordine di tempo ad aggiungersi alla lista è stata Atlanta) le città negli Stati Uniti nelle quali Waymo, società di Alphabet Inc, di proprietà Google, sta effettuando le prove e la nuova fornitura annunciata da Marchionne dovrebbe servire anche a implementare queste ricerche. La corsa alla realizzazione di un servizio di robotaxi coinvolge anche altri nomi importanti del settore automotive. Uber ha annunciato che nel triennio 2019-2021 acquisterà 24.000 Volvo Xc90 – da dotare dei sistemi di guida autonoma – per lo stesso scopo. General Motors ha recentemente reso noto che dal 2019 è pronta a costruire la Cruise AV, elettrica, senza pedali e volante.

AUTO E MOTO

Honda Civic, un diesel per l’Europa.

Pulita e sicura “La Civic 1.6 i-DTEC segna nuovi riferimenti nella categoria delle compatte in termini di prestazioni dinamiche ed efficienza dei consumi”, ha detto Mitsuru Kariya che ne ha diretto la progettazione. Disponibile nelle versioni a cinque e quattro porte e in vendita con un listino a partire da 23.800 euro (ovvero 1.400 euro in più rispetto alla versione 1.0T benzina), propone anche diversi equipaggiamenti esclusivi nella categoria. Tra questi il pacchetto Honda Sensing comprensivo di avanzate tecnologie di sicurezza e guida assistita.

AUTO E MOTO

Nuova Kia Rio GT-Line. LUCA GAIETTA

PAOLO ODINZOV

■ Diffuse le foto e caratteristiche tecniche della nuova Kia Rio GT-Line. Attesa a marzo al salone di Ginevra, per il debutto ufficiale, la versione più sportiva della compatta coreana sottolinea all’esterno la sua indole grintosa con dotazioni dedicate come i fendinebbia a led “Icecube”, le cornici dei vetri cromate e lo spoiler sul tetto. Offerta in sei tinte di carrozzeria, propone nell’abitacolo il sistema di infotainment HMI (Human-Machine Interface) con touch screen da 7 pollici e le interfacce Apple CarPlay e Android Auto. ■ Arriva un super diesel sulla Honda Civic. La decima generazione della berlina giapponese, commercializzata in 24 milioni di pezzi venduti dal 1972, può contare ora per guadagnare consensi nel mercato europeo su un 4 cilindri 1.6 i-DTEC, da 120 cavalli: profondamente rivisto rispetto a quello impiegato sulla precedente edizione e in linea con la normativa Euro6d. Un motore in grado di consumare, stando di dati dichiarati dal costruttore, 3,4 litri di gasolio per 100 fare chilometri con delle emissioni limitate fino a 91 grammi per chilometro di CO2.

Manuale e automatica La nuova Kia Rio GT-Line impiega il tre cilindri sovralimentato 1.0 T-GDI (Turbo Gasoline Direct Injection) da 120 cavalli. Stando ai dati della Casa, richiede 4,7 litri per fare 100 chilometri con delle emissioni ridotte fino a 107 grammi di CO2 per chilometro. Al lancio la vettura verrà proposta unicamente con un cambio manuale a sei velocità, mentre a partire dal terzo trimestre 2018 sarà possibile scegliere tra gli equipaggiamenti optional una trasmissione a doppia frizione a sette velocità. 2 Febbraio 2018 ·

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BUSINESS

Alfa Romeo, “l’incompiuto” di Marchionne.

La successione Il delicato momento dell’Alfa Romeo è poi destinato a intrecciarsi con la fine del mandato di Marchionne, che ha annunciato di voler lasciare la poltrona di a.d. il 31 dicembre del 2018. Il successore sarà scelto “non da me ma dal consiglio di amministrazione”, ha detto ancora a Detroit, aggiungendo che verrà dall’interno del gruppo. Ma su tutto ciò che ruota intorno a Fiat Chrysler, dalla successione all’Alfa Romeo, la cautela è d’obbligo, oggi più che mai.

INNOVAZIONE

GIULIO VALENTINO

L’auto robot va dal giudice. CARLO CIMINI

■ Al Salone di Detroit, Sergio Marchionne aveva definito l’Alfa Romeo un “lavoro incompiuto”. L’obiettivo del suo piano 2014-2018, lanciato ad Auburn Hills quartier generale del gruppo, era un marchio profittevole e 8 modelli nuovi: non sarà così alla fine dell’anno, mentre sul mercato sono arrivate soltanto la Giulia e lo Stelvio. Il suv sarà comunque seguito da un suv ancora più grande, ha detto ancora nella capitale del Michigan, e avrà la “priorità”. Niente numeri Nel corso della presentazione dei risultati del quarto trimestre del 2017, Marchionne ha aggiunto adesso che nel 2018 il marchio non sarà ancora profittevole, “le perdite sono diminuite ma abbiamo bisogno di più volumi”. Rispondendo agli analisti, l’amministratore delegato non ha tuttavia dato né visibilità ai numeri di Alfa, né indicato una data per la profittabilità. Piani cambiati Jato Dynamics stima per il 2017 vendite in salita per 118.000 unità rispetto alle 71.700 del 2016. Nel piano raccontato ad Auburn Hills, per quest’anno Marchionne aveva promesso la vendita di 400.000 Alfa Romeo, obiettivo cancellato in corsa mentre l’altro degli 8 modelli è stato spostato a metà 2020. Il direttore finanziario del gruppo, Richard Palmer, in aprile aveva indicato un ritorno al profitto nel quarto trimestre 2017 mentre Marchionne aveva parlato del 2018, come ha notato Automotive News Europe. Un ottimismo ora non confortato dai numeri, sebbene i risultati finanziari di gruppo nel 2017, presentati la settimana scorsa, siano stati in linea. 8

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■ La guida autonoma colpisce ancora, stavolta nel verso senso della parola. A San Francisco è in corso una battaglia legale tra un motociclista e General Motors, costruttore dell’auto robot coinvolta in un incidente durante i test nella città californiana. Il pilota della due ruote afferma che il mezzo driverless lo abbia colpito dopo una manovra azzardata, nell’intento di cambiare corsia. Il fatto Il motociclista, Oscar Nilsson ha ricostruito nei particolari l’accaduto alle autorità: l’autonoma Chevy Bolt stava iniziando a cambiare corsia quando in un istante ha deciso di tornare nuovamente nella precedente, colpendo inavvertitamente la moto e facendola cadere a terra. Il rapporto della polizia stradale accusa Nilsson, colpevole di aver tenuto la necessaria cautela alla guida. Diverse le reazioni degli esperti del settore: quasi tutti avvertono che, tralasciando di chi sia la colpa, c’è ancora da lavorare per raggiungere un’automazione completa dei veicoli robot: “Alcune Case dicono di avere la tecnologia del pilota automatico, ma questo non significa che l’umano a bordo non debba controllare più il mezzo”, ha dichiarato Debbie Hersman, presidente e ceo dell’organizzazione statunitense National Safety Council.


STORICHE

Land Rover, 70 anni di leggenda.

la fine del 2018, in linea con i festeggiamenti del marchio, dovremmo vedere finalmente la nuova Defender, che torna in versione rinnovata dopo il grande successo che l’ha portata a vendere oltre due milioni di esemplari fino al 2016, anno in cui è uscita di produzione. Per gli amanti del genere, poi, è in arrivo anche una edizione limitata della Defender Work V8 realizzata anche questa per festeggiare i 70 anni del costruttore inglese. Dotata di un motore da 5.0 litri da 400 cavalli aspirato questo “mostro” in versione speciale di cui si costruiranno solo 150 pezzi andrà da 0 a 96 chilometri orari in 5,6 secondi e toccherà i 176 chilometri allora. Il prezzo si aggirerà sui 168.000 euro.

COLIN FRISELL PAESE

Torino, a scuola di bicicletta. MARINA FANARA ■ LONDRA – Il 2018 sarà un anno di grandi celebrazioni per Land Rover che spegne in questi dodici mesi le 70 candeline. Primo dei tanti eventi che segneranno il compleanno dello storico marchio, il restauro della prima Land Rover, l’unica superstite dei tre esemplari originali che vennero messi in mostra nel 1948 al Motor Show di Amsterdam. Una lunga storia L’esemplare di Land Rover, dopo lo show in terra d’Olanda, venne immatricolato con il numero di targa Snx910. A partire dagli anni ’60, dopo vari passaggi di proprietà che lo portarono in varie città inglesi, se ne persero completamente le tracce. Per quasi venti anni l’auto è rimasta in un prato in Galles, per poi essere di nuovo venduta a un cliente di Birmingham nel 1988 e finire in un giardino poco fuori città, nel sobborgo di Solihull – curiosamente a brevissima distanza da dove venne costruita – in attesa di un restauro mai arrivato. Ci sono voluti mesi agli esperti del team Land Rover Series I Reborn per ricostruire tutta la storia e soprattuto per certificare l’autenticità del mezzo. Ora sta ai meccanici esperti nel recupero delle auto più storiche del marchio lavorarci su per riportarla in strada. Grande lavoro Tutti i componenti originali verranno restaurati e conservati e al termine del processo l’auto verrà dipinta di nuovo dell’originale colore Light Green che aveva nel 1948. Per una maggiore accuratezza storica, i precedenti proprietari sono stati contattati da Land Rover per partecipare al restauro. Arrivano le novità La storia di Land Rover ha altre pagine da sfogliare. Entro

■ Torino si candida a diventare “Capitale europea della bicicletta”. È stata scelta, insieme a Roma, per partecipare al progetto europeo “Handshake” che punta allo sviluppo di modelli esemplari di mobilità ciclabile in ambito urbano. Le altre città ammesse sono Bruges per il Belgio, Bordeaux per la Francia, Cadice per la Spagna, Cracovia per la Polonia, Helsinki per la Finlandia, Dublino per l’Irlanda, Manchester per l’Inghilterra e Riga in Lettonia. Capitali del futuro Il progetto si svilupperà nell’arco di tre anni, durante i quali le dieci realtà urbane prescelte per l’iniziativa lavoreranno con le amministrazioni locali delle tre metropoli considerate a misura di ciclista: Amsterdam, Copenaghen e Monaco di Baviera. Le tre “big” avranno il compito di condividere con le aspiranti “Capitali della bicicletta” le competenze acquisite in materia di infrastrutture e servizi in grado di 2 Febbraio 2018 ·

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garantire una viabilità ciclabile sicura e sostenibile. Nell’ambito del programma europeo, Torino potrà disporre di 260 mila euro che saranno spesi, spiegano in Comune, per sviluppare un sistema di spostamenti in bici inserito nella città, al servizio dei pendolari, integrato al trasporto pubblico e collegato ai parcheggi d’interscambio.

PAESE

vizi per la condivisione delle due ruote: in totale se ne contano almeno 200 che servono 150 differenti comuni, sia grandi che medio piccoli. Si calcola che il 18% della popolazione italiana viva in zone servite da questo tipo di offerte, con il nord a fare da traino. In particolare i servizi a flusso libero sono in crescita.

PAESE

Il bike-sharing Toyota nel Tevere. e Bebe Vio, mobilità per tutti. PAOLO BORGOGNONE

MASSIMO CARATI

■ Anche Roma si iscrive all’albo delle città nelle quali il servizio di bike sharing subisce l’attacco di ignoti vandali. Nella Capitale alcune due ruote dei nuovi servizi di condivisione “free floating” (nel quale non è necessario riportare la bicicletta presso un determinato parcheggio, ma la si può lasciare dove si desidera) di Obike e Gobee. bike sono state lanciate addirittura nel Tevere, da dove sono riaffiorate. La stessa cosa era successa, nelle settimane passate, a Milano, dove sono stati ritrovati diversi mezzi semi affondati nei Navigli, in pieno centro. Segnalazioni simili si sono avute anche a Firenze e Torino. 20.000 corse Secondo le aziende che offrono il servizio nella Capitale, il 5% dei mezzi a disposizione risulta gravemente danneggiato dopo soltanto alcune settimane di utilizzo. Su un totale di 1.700 bici in servizio a Roma, 80 sono state rubate, rese inutilizzabili o, nel peggiore dei casi, gettate nel Tevere. Nonostante tutto, i nuovi servizi di bike sharing nella Città Eterna stanno ricevendo un notevole numero di consensi. In appena due mesi, stando ai dati di Obike Italia, sono già 20.000 le corse effettuate dai romani e dai turisti in visita. Numeri alti L’Italia è il Paese in Europa con il più alto numero di ser10

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· 2 Febbraio 2018

■ La migliore mobilità possibile per tutti. Spostamenti accessibili per ognuno di noi. Una missione che i giapponesi di Toyota hanno intrapreso da tempo con la partnership con il Comitato Olimpico e Paralimpico. Arriva ora in Italia anche una campagna integrata con protagonista Bebe Vio, la pluripremiata fiorettista paralimpica, simbolo dello sport italiano, giocata sul claim Start Your Impossible. Spot on air Lo spot è in onda dal 28 gennaio con l’obiettivo di trasmettere un messaggio forte sulla possibilità – per chiunque – di raggiungere sempre il proprio “Impossible”. Bebe Vio testimonia quanto quello di estremamente negativo può succedere, si può anche trasformare in una grande opportunità per far uscire il talento migliore. Lo stesso impegno di Toyota per una società sostenibile in cui tutti siano in grado di superare i propri limiti, anche grazie ai nuovi sistemi di mobilità che non siano limitati alle sole auto e che consentano di muoversi liberamente e senza ostacoli, sociali o fisici che siano.


LIFESTYLE

Pink Floyd, tutte tranne una. GIUSEPPE CESARO

■ Protagonista. Su un palco, in un garage e in pista a bordo di fuoriserie da sogno. È la storia di un batterista, pilota e collezionista: si chiama Nick Mason. Il suo gruppo erano, sono e saranno sempre i Pink Floyd. “Quel raro, se mai lo si raggiunge, fugace momento nel quale un pilota e la sua auto raggiungono il limite massimo”. È così che Sir Stirling Moss – quattro volte di fila secondo al Mondiale di F1 (1955, ‘56, ‘57, ‘58), cosa che gli valse il titolo di “Re senza corona” – descrive Nick Mason, “Ten Tenths”. Come dire: “Non plus ultra”. L’espressione fu coniata dal pilota e giornalista inglese Denis Sargent Jenkinson (19201996), per definire quell’inesprimibile X-factor che caratterizza i super-campioni e li rende immortali. Non plus ultrauto Ten Tenths, però, è anche il nome di una prestigiosa scuderia che colleziona, restaura e prepara alle corse alcune delle sportive più belle e rare della storia delle quattro ruote. Più di un secolo di meraviglie, che vanno da una Panhard et Levassor del 1901 fino a una Alfa 8C, passando per autentiche perle quali: Bugatti 35B metà anni Venti, Aston Martin Ulster LM 18 (1935), Maserati 250F (1954), Jaguar D-Type (1955), Lotus Elan 2+2 (1969), Lola T297 (1979, bianca, con

righe blu che le disegnano una livrea a “mattoni”), Porsche 928 S (1983), McLaren F1 GTR (1995). Lo scorso marzo, sul circuito di Goodwood (Sussex), durante un giro di prova, il leader della scuderia ha perso il controllo di questa rarissima McLaren (tra le pochissime omologate anche per la guida su strada) ed è finito fuori pista. La sua corsa si è conclusa contro le barriere di protezione. Niente di serio per il pilota, ma danni non proprio insignificanti alla GTR. Pare che il boss della TT – sceso dalla macchina sulle sue gambe – guardando il muso dell’auto abbia commentato: “Ops”. Come dire: un inglese può perdere il controllo dell’auto ma non l’autocontrollo. Ferrarissime Fiore all’occhiello della collezione, alcune sorprendenti Ferrari. Tra queste una 512 S (utilizzata da Steve McQueen nelle riprese di “Le Mans”, 1971), una delle pochissime Berlinetta Boxer LM, una 312T3 appartenuta a un certo Gilles Villeneuve, una Enzo e una delle trentasei 250GTO (1962, chassis numero 3757, targata 250GTO). Un modello, quest’ultimo, che nell’agosto 2014 ha aggiunto alle sue leggendarie vittorie, il record di auto più cara mai battuta a un’asta: 38 milioni di dollari (poco più di 30 milioni di euro). 2 Febbraio 2018 ·

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Questi gioielli, tutti mantenuti in perfetto assetto di gara, sono ospitati all’interno di due attrezzatissimi hangar nel cuore della campagna inglese e sono così tanti che, tra una e l’altra, c’è a mala pena lo spazio per passare. I moschettieri dell'auto storica Mike Hallowes, Charles Knill-Jones, Ben de Chair e Nick Mason: sono questi i “Moschettieri” della Ten Tenths. Collezionisti, ingegneri, restauratori e piloti super esperti e super appassionati, che partecipano alle più prestigiose gare tra auto storiche. Tanto per capirci, parliamo di gente che, spesso, divide il volante con autentiche leggende come Damon Hill, Gerhardt Berger, Stirling Moss, Derek Bell, Martin Brundle, John Surtees, Mark Hales, Jacques Villeneuve e Bruno Giacomelli. Cosa c’è di strano? Nulla. A parte un piccolo, trascurabile (si fa per dire), dettaglio: quello che potremmo definire il D’Artagnan del gruppo – iniziatore e anima di questa collezione unica al mondo – nella vita, fa tutt’altro: il musicista. Batterista, per la precisione. E con un certo successo, bisogna riconoscerlo. Un Bedford per il servizio da tè La sua storia comincia a Londra nel 1965. Nick (74 anni oggi: è nato a Birmingham il 27 gennaio 1944), frequenta il Politecnico di Architettura e – cosa tutt’altro che infrequente in quegli anni – suona in una band di studenti: “The Tea Set” (“Servizio da tè”). Insieme a lui: Roger Waters (22 anni, basso), Richard Wright (22, tastiere), Bob Klose (20, chitarra), Roger “Syd” Barrett (19, chitarra) e Chris Dennis 12

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(19, voce). Presto, però, Dennis, lascerà il gruppo: “Non mi piaceva la musica che facevamo, il nome che avevano scelto non mi diceva assolutamente niente ed ero convinto che non saremmo andati da nessuna parte”, ha dichiarato poco tempo fa. Valutazione che si rivelerà tra le più sconsiderate e improvvide mai assunte nel Novecento. Barrett diventa, così, la voce solista. Il suggerimento degli alieni Sesto e fondamentale componente della band, un van Bedford CA nero (lungo poco più di 4 metri, largo quasi 1.80 e alto quasi 1.90) in grado di imbarcare ragazzi e strumenti e scarrozzarli tra sale prove e locali. Era stato Barrett a inventare il nome della band; quel nome che tanto dispiace a Dennis. “Stavamo suonando come Tea Set – ha raccontato qualche anno fa il nostro D’Artagnan – quando, sorpresa!, scopriamo che, nel cartellone del giorno dopo, c’è un altro gruppo che si chiama come noi. Urge trovare un’alternativa”. Ed ecco che Syd – fondendo i nomi di battesimo di due semisconosciuti musicisti blues (Pink Anderson e Floyd Council), trova l’ispirazione giusta: Pink Floyd Sound. “Me l’hanno suggerito gli alieni”, dichiarerà a un giornalista che gli chiede come gli fosse venuto in mente un nome così originale. Niente alieni, “è stata un’idea di Syd – ricorda d’Artagnan. E quel nome ci è rimasto appiccicato addosso”. Non è andata poi così male, Nick. Nel gennaio ‘68, ai ragazzi del Bedford (sul cui parafango anteriore Syd ha dipinto la scritta Pink Floyd in nero e rosa) si aggiunge un altro chitarrista: David Jon “Dave” Gilmour (21 anni). Il nuovo arrivato si af-


fianca a Barrett, al quale l’abuso di droghe pesanti sta letteralmente bruciando la testa. Ad aprile, la situazione è così tesa da risultare insostenibile. È a rischio il futuro stesso del gruppo. Syd lascia e David lo sostituisce. La band è pronta a salire sul Bedford ed entrare nella leggenda. Batterista motorista Una leggenda fatta da più di 250 milioni di dischi venduti nel mondo, 51esimi nella classifica dei 100 più grandi artisti di sempre, secondo Rolling Stone; nella Rock and Roll Hall of Fame dal 1996 e nella UK Music Hall of Fame dal 2005. E, nel 2008 arriva il prestigiosissimo Polar Music Prize. Un sound unico, inconfondibile, irripetibile, imprescindibile. Esattamente come le opere d’arte della collezione Ten Tenths. Dischi-capolavoro, che non hanno mai smesso (né smetteranno mai) di emozionare e influenzare intere generazioni di ascoltatori e musicisti. Tre nomi su tutti: “The Dark Side of the Moon” (1973: 43esimo tra i 500 più grandi album rock, sempre per Rolling Stone), “Wish You Were Here” (1975: 211esimo) e “The Wall” (1979: 87esimo). Il primo è uno degli album più belli e più venduti di tutti i tempi: in classifica per 741 settimane (più di 14 anni!), con vendite stimate intorno ai 60 milioni di copie. Il terzo disco più venduto in assoluto, dopo “Thriller” (Michael Jackson, 1982: 47.3mln) e “Back in Black” (AC/DC, 1980: 26.1mln.) Il secondo, “Wish You Were Here” (“Vorrei tu fossi qui”), molto probabilmente è dedicato a Syd Barret. Narrano le cronache che Barrett era apparso in sala d’incisione, calvo, incredibilmente ingrassato e senza sopracciglia. Era ridotto talmente male, che i suoi “vecchi” compagni avevano stentato a riconoscerlo. I ragazzi avevano pranzato insieme, e poi Barrett era scomparso in quello stesso nulla dal quale era apparso. Quella fu l’ultima volta che lo videro. L’album fu un successo di tali proporzioni che la casa discografica (EMI) non riusciva a star dietro alla richiesta di vinili. “Wish You Were Here” ha venduto più di 22 milioni di copie. Il terzo album-cult, “The Wall” – considerato uno dei “concept album” più belli e importanti della storia rock – è uno dei dischi doppi più venduti di sempre (nel ’99 ha doppiato la boa degli 11 milioni di copie) ed è il secondo album più venduto tra quelli della band. Recentemente Chris Dennis – il cantante che lasciò il gruppo nel ‘66, ricordate? – ha dichiarato di non avere rimorsi e non essersi pentito della scelta fatta. “Nondum matura est”, avrebbe detto la volpe di Esopo. Peccato che di acerbo, nella musica dei Pink Floyd, non ci fosse assolutamente nulla. E poi dicono che è Syd Barrett quello che è impazzito! Anno sabbatico senza fine Il Bedford nero con fascia bianca (una replica del quale è visibile al Macro di Roma fino al 1 luglio prossimo, nell’ambito della mostra “The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains”: “I loro resti mortali”, Ndr.) salpa le ancore e prende il largo sulla rotta del successo e Nick decide di abbandonare gli studi di architettura. “Diciamo che sono al mio 45esimo anno sabbatico”, ha scherzato qualche tempo fa. Le sue grandi passioni, però, erano e restano auto e corse. Solo che ora, invece di limitarsi a sognare quelle macchine, il giovane Nick le può comprare. Si calcola che, da allora ad oggi, ne abbia acquistate più di 300 e che il suo rammarico sia di non averle conservate tutte. Auto e corse sono passioni eredita-

te dal padre (Bill), regista di documentari per la Film Unit della Shell, ma anche pilota amatoriale che gareggia su una Bentley d’epoca, attualmente parte della scuderia del figlio. Scuderia che, dal 1985, ha riempito delle sue meraviglie decine di spot televisivi, centinaia di scatti fotografici, film e programmi televisivi, senza dimenticare, ovviamente, mostre, raduni, attività promozionali e lanci di prodotto. Valore senza prezzo Non è difficile immaginare che questa passione sia costata a Mason una discreta fortuna. Il valore della collezione, però, è molto al di là dell’investimento fatto. “Nel ’77, quando ho speso 35mila sterline per la 250 GTO, mi sono sentito un folle – ha dichiarato Mason. Certo non immaginavo che nel 2016 il suo valore sarebbe stato di 30 milioni di sterline! Tutti pensavano che fossi completamente pazzo. E lo pensavo anch’io, ha aggiunto. Ora, però, pensano che io sia una specie di Warren Buffett dell’automobilismo. Chi è Buffett? Soprannominato “l’oracolo di Omaha” per la straordinaria abilità negli investimenti finanziari, Buffett, grazie a un patrimonio personale di oltre 75 miliardi di dollari è, secondo Forbes, il terzo uomo più ricco del mondo e il quarantesimo più ricco di tutti i tempi. Non di soli dischi vive l’uomo, evidentemente. Sogno per sogno Se chiedete a Mason se si ritiene soddisfatto, però, vi risponderà di no: gli manca ancora qualcosa. Ancora? E cosa? La Austin Seven del 1930 che aveva quand’era un teenager. Attenzione, però, non una Seven qualunque, no: il Chummy, targato MT5109, acquistato nel 1962 per 20 sterline. Per cercare di rintracciarlo, Mason ha persino incaricato un investigatore privato. L’operazione, però, non ha avuto fortuna. “Che peccato”, ha commentato, mostrandosi più dispiaciuto per la “pecorella smarrita” che felice per il prezioso “gregge” al sicuro nei sui “ovili”. Chi vuole rendere finalmente felice il batterista dei Pink Floyd, dunque, sa cosa deve fare: rintracciare un Austin Seven Chummy del 1930 targato MT5109. Che sarà mai?! Senza contare che il gioco vale certamente la candela: se voi riuscirete a realizzare il suo sogno, infatti, non c’è il minimo dubbio sul fatto che lui riuscirà realizzare il vostro. Cosa aspettate? Cominciate a sognare!

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Algoritmi, la grande caccia. MONICA SECONDINO

Big digitali come Baidu, Tencent e Alibaba investono e comprano anche in America. L’obiettivo di Pechino: leadership mondiale nell’intelligenza artificiale entro il 2030. ■ La scorsa estate il governo cinese ha lanciato un piano per diventare leader mondiale nell’intelligenza artificiale entro il 2030: un’industria che potrà valere 150 miliardi di dollari. Sembra di essere tornati ai tempi della corsa all’oro: solo che adesso si cercano algoritmi e big data. Proprio come stanno facendo tre realtà cinesi operative nei settori più diversi. Una è Baidu, motore di ricerca numero uno in lingua cinese e che già nel 2014 ha aperto un laboratorio per l’intelligenza artificiale nella Silicon Valley, dove il grande rivale americano Google ha il suo quartier generale. Nell’aprile scorso, Baidu ha stanziato l’equivalente di 1,3 miliardi di euro per lanciare il progetto Apollo: una piattaforma open source per l’intelligenza artificiale e la guida autonoma, usata già da più di 6.000 sviluppatori, con Case automobilistiche come Jac, Baic | Gennaio 2018

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e Chery pronte a utilizzare il sistema a bordo di propri veicoli a guida automatizzata a partire dal 2019. Nel 2016 Tencent, azienda per servizi internet a 360 gradi, recentemente divenuta la prima società tecnologica asiatica a raggiungere i 500 miliardi di dollari di capitalizzazione, ha creato in Cina un laboratorio di ricerca sull’intelligenza artificiale e ne ha aperto un altro a Seattle. Tencent corre: ha il 5% di Tesla, ha investito in Nio, start up cinese di auto elettriche, è impegnata nel ride sharing con Didi Chuxing (rivale di Uber), nelle mappe con NavInfo e ha annunciato la collaborazione con Guangzhou Automobile Group (Gac), per sviluppare auto connesse e guida autonoma. Corre anche Alibaba, colosso dell’e-commerce fondato da Jack Ma nel 1999, che si è avvicinata alle auto prima di Tencent adattando il suo si-

stema operativo in YunOS Auto, sul suv Roewe Rx5 di Saic Motor: un veicolo iperconnesso che fa largo uso dei servizi digitali offerti da Alibaba. Quindici miliardi di dollari L’ultima iniziativa di Alibaba si chiama Damo Academy (Discovery, Adventure, Momentum e Outlook), un programma focalizzato su intelli-


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PUBBLICATO SUL NUMERO 14 - GENNAIO 2018

genza artificiale, internet delle cose, computing quantistico, interfacce uomo-macchina, sicurezza di rete, visual computing e molto altro. Un progetto che vale 15 miliardi di dollari, 7 centri di ricerca in altrettante città del mondo e un duplice obiettivo per il 2036: raggiungere 2 miliardi di clienti e creare 100 milioni di posti di lavoro. Numeri da capogiro che in Cina ormai sembrano normali.

La corsa cinese per recuperare il ritardo rispetto agli americani sull’intelligenza artificiale è insomma apertissima. Nel campo della guida autonoma, invece, a Shanghai come a Pechino, mancano ancora regole per i test su strada e il divario si allarga. Da un lato c’è Waymo con 6,5 milioni di chilometri di guida autonoma già percorsi, dall’altro Baidu che ha realizzato il primo test di guida autonoma su

strada pubblica soltanto nel novembre scorso. Nelle metropoli cinesi c’è poi un altro problema che potrebbe portare al primo scontro tra intelligenza umana e artificiale: il traffico indisciplinato, molto più che a Los Angeles o a Napoli. Robin Li, cofondatore di Baidu, ci scherza sopra: “Per attraversare Pechino con una macchina a guida autonoma ci vorranno due ore in più, perché l’algoritmo rispetta le regole”. Gennaio 2018 |

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Il nuovo settimanale online de l'Automobile (2-8 febbraio)

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