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Week Settimanale digitale • Anno 2 • Numero 24 • 19/1/2018

Supplemento settimanale a l’Automobile.

INNOVAZIONE I MOTORI I LIFESTYLE

Detroit Rock City PAOLO BORGOGNONE ■ Non ci fosse il Naias, il salone di Detroit, sarebbe sempre più difficile riconoscere un appuntamento del settore auto da una convention di appassionati di fantascienza. Ovunque c’è fame di robot che guidano per noi, auto che filano nell’impercettibile ronzio di una batteria o pronte a volare per superare gli ingorghi, magari guidate da un cervello artificiale. A Detroit no. Qui contano ancora soprattutto i pick up e le muscle car, i software che aumentano il rumore degli scarichi, i gros-

si fuoristrada, le ruote alte, i suv ingombranti. E si strizza l’occhio al mercato del lusso, magari grazie a un compiacente taglio delle tasse. Questa è la città dei contrasti, patria della black music – da Bessie Smith a John Lee Hooker – immortalata da una rock band come i Kiss in “Detroit Rock City” nel 1976. Piena di industrie e prima metropoli degli Stati Uniti ad andare in default nel 2013, popolata all’82% da afroamericani e al centro di una delle più sanguinose rivolte razziali della storia nel 1967. C’è tutto e il suo contrario. L’America è Detroit. E Detroit è l’America. 27 Marzo 2017 ·

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AUTO E MOTO

5 cose su Detroit 2018. PAOLO ODINZOV

■ DETROIT – Detroit significa ancora e sempre auto. Nonostante la città del Michigan abbia attraversato – come tutto il settore – un periodo di estrema difficoltà, l’appuntamento con il Naias 2018 (North America International Auto Show) Salone sulle rive del lago Saint Clair si conferma come uno dei più significativi al mondo. Vediamo i cinque punti cardine dell’appuntamento a stelle e strisce aperto fino al 28 gennaio. 1) Grazie Trump L’intervento del ministro dei trasporti di Washington, Elaine Chao ha sottolineato l’importanza per il settore della riforma fiscale appena varata dalla amministrazione di Trump: la scelta di tagliare le tasse sulle imprese dal 35% al 21% si somma al risparmio per i redditi alti, quelli che superano i 150.000 dollari l’anno. Le due iniziative dovrebbero dare linfa in particolare al mercato del lusso. Se poi si aggiungesse un accordo definitivo e conveniente sul Nafta (il trattato commerciale Usa, Messico, Canadà) il gioco sarebbe fatto. Nel frattempo prima Toyota e Mazda, poi Fca, hanno sfruttato la riduzione delle tasse per riportare gli investimenti destinati al Messico di nuovo nelle fabbriche di Alabama e Michigan. 2) Voglia di Pick up America fa rima, da sempre con pick up. Una tendenza che sembra destinata a proseguire anche in futuro. Lo confermano le novità presentate al Naias 2018: Gm con il nuovo Silverado, Fiat-Chrysler con il Ram 1500 totalmente ridisegnato e Ford che ha voluto dire la sua nel segmento con il rinnovato Ranger.

3) Suv per l’Europa Se i pick up fanno sognare gli americani, l’altro segmento che non conosce crisi è quello dei suv. America o Europa qui non fa differenza. Ford lancia una versione sportiva da 335 cavalli della sua Edge. Mercedes punta tutto sulla nuova generazione della Classe G ancora più alta, grande e potente. C’è poi l’X2 proposto da Bmw, un veicolo che associa il meglio del design a prestazioni da sportiva e strizza l’occhio alle più moderne tecnologie. 4) Il rilancio di Volkswagen Lasciarsi alle spalle, per sempre, lo scandalo sulle emissioni e le sue conseguenze. È l’obiettivo degli investimenti annunciati dal gruppo Volkswagen per il prossimo triennio negli Stati Uniti: 1 miliardo e 200 milioni di dollari per uscire definitivamente dal dieselgate, affidandosi anche alla versione ridisegnata della Jetta – che negli Usa è un buon successo di vendite – e alla coupé sportiva Arteon. 5) Occhio al futuro Tutto questo non deve far dimenticare che cosa ci aspetta dietro l’angolo, con la corsa verso l’elettrificazione che ormai non può essere più fermata. Lo sanno bene proprio in Ford: mega investimento da 11 miliardi di dollari per portare in strada, nei prossimi cinque anni, 40 modelli elettrificati, di cui 16 totalmente elettrici. Primo fra tutti il Mach 1 (un nome che ciclicamente ritorna nella storia del marchio americano, preso in prestito da una delle vetture di maggior successo di sempre, la Mustang) suv 100% a batteria, che dovremmo vedere in circolazione nel 2020. 19 Gennaio 2018 ·

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BUSINESS

Marchionne: “Non mi serve nessuno”. REDAZIONE

risparmiare e investire un miliardo di dollari sulla produzione negli Stati Uniti e su bonus ai dipendenti nordamericani: “Siamo tornati a produrre i mezzi Ram da Saltillo al Michigan – ha spiegato l’amministratore delegato di Fca – perché era un atto dovuto e naturalmente per la riforma fiscale approvata da Trump. È stato un segno di fiducia nei confronti di un Paese che ci sta dando una grandissima opportunità a livello economico. Ho una grandissima fiducia nel futuro di questo Paese”. Due nuovi suv Alfa e Maserati Marchionne ha poi parlato di prodotto, in particolare dei due marchi Alfa Romeo e Maserati, che avranno altri due suv: “La sorella maggiore della Stelvio e la sorella minore della Levante avranno la priorità su tutto il resto”. Aggiungendo che “è naturale, prendete la Giulia: è una macchina eccezionale, ma non riesce a destare lo stesso interesse della Stelvio. Guardate cosa succede negli Usa, dove un colosso come la Bmw fa fatica a vendere le proprie berline tradizionali: questo è un mercato che per due terzi è fatto di suv e pick-up, e stiamo osservando lo stesso cambiamento repentino anche altrove, come in Europa”. Infine, una nota dal sapore di marketing: “Ma non chiamatele suv: quelle le facciamo con il marchio Jeep. Il resto sarà qualcosa di diverso, come lo sono Stelvio e Levante”. Elezioni in Italia Infine, una battuta alla domanda se fosse preoccupato delle elezioni di marzo in Italia: “In generale ormai non mi preoccupo più di niente. L’importante è avere certezze su chi governa”.

■ È un Sergio Marchionne apparentemente rilassato quello presentatosi alla stampa internazionale al Cobo center, durante il Salone dell’auto di Detroit. Dopo avere incassato alcuni clamorosi no – a partire da Gm – su una fusione di Fca con un altro costruttore, Marchionne ha così sgomberato il campo: “Siamo ancora convinti della necessità di consolidamento e condivisione, ma ora abbiamo capito che non ci sono partner con cui cambiare e allora procediamo da soli. Non ho più bisogno di nessuno”. “Entro il secondo trimestre” È anche ottimista: sull’azzeramento del debito entro la fine del 2018, ha detto di sperare di farlo “entro il secondo trimestre di quest’anno, se riusciamo ad anticipare torniamo tra i buoni”. Marchionne ha usato parole molto caute invece sull’ipotesi di scorporo dal gruppo del marchio Jeep che, nelle scorse settimane, avevano spinto al rialzo il titolo in borsa. Un rally, ha precisato, in cui non c’è dietro nessuna strana manovra, “vedo soltanto un giudizio obiettivo sulle nostre azioni”. “Jeep ancora dentro Fca” “Scorporare Jeep”, ha detto Marchionne, “è un problema molto complesso. Bisogna anche ragionare su cosa resta dentro. Quello di Jeep è un successo addirittura inaspettato: la Jeep che abbiamo trovato nel 2009 non sarebbe mai stata in grado di raggiungerlo. Comunque continuo a vedere un sistema integrato, con Jeep ancora dentro Fca”. Bravo Trump Poi un plauso all’amministrazione Trump, che con il taglio delle tasse legate alla riforma fiscale, ha permesso a Fca di 4

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BUSINESS

Ford, 11 miliardi per l’elettrico. REDAZIONE


■ Ford grande protagonista al Salone di Detroit. Durante il North American International Auto Show, che sarà aperto al pubblico fino al 28 di questo mese, il costruttore ha annunciato i suoi piani futuri, che prevedono l’investimento di oltre 11 miliardi di dollari entro il 2022 sullo sviluppo dell’auto elettrica. Più che raddoppiato lo sforzo economico originariamente comunicato e che poteva essere quantificato in 4,5 miliardi di dollari. Ford intende realizzare entro il 2022 16 veicoli 100% a batteria, con il primo che dovrebbe vedere la luce nel 2020. Oltre a questi, il marchio americano ha anticipato che, entro lo stesso anno, conta di proporre sul mercato 24 vetture tra ibride e ibride plug in. “Ci siamo lanciati in questo settore – ha detto parlando alla stampa al Naias il presidente Bill Ford – ci auguriamo che il pubblico sia con noi”. Ford ha annunciato che, entro il 2020, realizzerà una versione ibrida della Mustang e del pick up F150. Torna la Mach 1 Sempre durante il salone di Detroit sono stati resi noti alcuni particolari del primo dei veicoli elettrici che vedremo in futuro. Si chiama Mach 1, nome di uno dei modelli più di successo della Mustang, utilizzato per la prima volta dal marchio americano nel 1968. Ora però sarà utilizzato per un suv ad alte prestazioni, totalmente a batteria. “Il nostro obiettivo con questo progetto – ha detto ancora Bill Ford – è quello di dare un’anima elettrica a molti dei nostri modelli più importanti e celebri”. A realizzare il progetto Mach 1 sarà il Team Edison, un gruppo di specialisti creato da Ford solo pochi mesi fa proprio per lavorare allo sviluppo dei futuri veicoli a batteria. Il team è già al lavoro nel suo quartier generale di Corktown, un quartiere di Detroit gravemente colpito dalla crisi che ha mandato la città in default finanziario qualche anno fa e che sta oggi subendo una radicale trasformazione.

BUSINESS

Volkswagen investe negli Usa. SERGIO BENVENUTI ■ Entro il 2020, il gruppo Volkswagen investirà una cifra equivalente a 2,8 miliardi di euro per lo sviluppo e la produzione di nuovi modelli destinati al mercato americano. La notizia rimbalza dal Naias di Detroit, in corso di svolgimento fino al 28 gennaio, dove il costruttore tedesco ha presentato la settima generazione della Jetta. Wolfsburg rilancia La Jetta, completamente rivisitata proprio per andare in-

contro ai gusti del pubblico statunitense, sarà l’elemento chiave della nuova strategia del marchio di Wolfsburg che vuole lasciarsi definitivamente alle spalle i problemi derivati dal dieselgate. “Insieme con la Golf, la Passat e la Beetle, la Jetta è stata un elemento chiave del nostro successo negli Stati Uniti. A partire dal 2020 vogliamo offrire ai nostri clienti americani due nuovi modelli ogni anno, così da coprire i segmenti chiave del mercato”, ha commentato il ceo di Volkswagen Herbert Diess. In Nord America, nel 2017, Volkswagen ha venduto 592.000 veicoli, con una crescita dell’1,9% rispetto alle 580.600 unità commercializzate l’anno precedente. Progetti futuri La cifra annunciata da Volkswagen sarà destinata anche a finanziare i due prossimi progetti del marchio in America: nel corso del 2018 dovrebbe arrivare negli Usa la Arteon, mentre la nuova versione della Passat è calendarizzata per il 2019. “Vogliamo conquistare nuove quote di mercato e scalare posizioni nelle preferenze degli automobilisti americani”, ha dichiarato Hinrich Woebcken, amministratore delegato della sezione business di Volkswagen negli Usa che ha auspicato anche che il gruppo possa riprendere a vedere degli utili – dopo i consistenti investimenti di questi anni – già a partire dalla fine del 2019.

AUTO E MOTO

Mercedes Classe G, atto di forza. PAOLO BORGOGNONE ■ La strana coppia formata dal ceo di Daimler Dieter Zetsche e dall’ex culturista ed ex governatore della california Arnold Schwarzenegger sembra nata per fare notizia. E in effetti quando i due si sono presentati su un palco 19 Gennaio 2018 ·

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impulso alla svolta verde dello stato, favorendo lo sviluppo e la diffusione delle auto a basse emissioni. Anche in questa occasione Schwarzy non ha mancato di ricordare l’importanza di una mobilità consapevole del rispetto dell’ambiente e ha chiesto senza mezzi termini a Zetsche se fosse in programma una Serie G elettrica. “Abbiamo già detto – è stata la risposta del ceo di Daimler – che presto realizzeremo una versione a batteria di tutta la nostra gamma. Quindi anche della Serie G”.

a Detroit, in occasione del Salone dell’auto, per presentare insieme la nuova Mercedes Classe G hanno fatto parecchio rumore. Splendida quarantenne Da un punto di vista estetico la nuova classe G non presenta sostanziali novità rispetto alla prima versione, che vide la luce quasi 40 anni fa e che nel mondo ha venduto oltre 300.000 esemplari. Quello che è cambiato è tutto il resto. Intanto è “cresciuta” di circa 5 centimetri in lunghezza e 12 in larghezza, creando in questo modo più spazio per gambe, spalle, sia sui sedili anteriori che posteriori. Ha anche perso peso, grazie all’uso di nuovi materiali ultra leggeri, fra cui l’alluminio e varie gradazioni di acciaio e oggi è più leggera di circa 170 chilogrammi. Nuove le sospensioni indipendenti che le permettono di affrontare qualsiasi superficie, così come il cambio automatico a nove rapporti. Innovative anche le luci al led, mentre è stato conservato il motore 4 litri V8 da 416 cavalli. La nuova Classe G è stata dotata inoltre di cinque modalità di guida. Quattro di queste – Comfort, Sport, Eco, Individual – che possono essere selezionate semplicemente premendo un bottone, provvedono automaticamente a variare le caratteristiche di motore, sospensioni, trasmissione, sterzo e sistemi di assistenza, a seconda delle preferenze del guidatore in quel momento. La quinta è la modalità “GMode” che ottimizza l’uso della vettura in fuoristrada. Sa fare tutto Ma torniamo allo show di Detroit che si è svolto all’interno del Michigan Theatre, un edificio oggi utilizzato soprattuto come parcheggio e nel quale è stata allestita una pista per mostrare la versatilità della classe G. Arnold Schwarzenegger – cappello da ranchero texano e immancabile sigaro – ha intrattenuto i presenti con un parallelismo tra la sua carriera e le capacità della classe G. “Nel corso della mia vita – ha detto il 71enne attore – ho dimostrato di poter fare di tutto. Sono passato dal body building alla recitazione e poi al mondo degli affari e quindi alla politica. Anche la Classe G si comporta così. Può passare dal fango alla neve, da un’autostrada a un percorso accidentato senza rinunciare a nessuna delle sue caratteristiche”. Anima eco Ma Schwarzenegger non è solo muscoli e adrenalina. Come governatore della California – carica che ha tenuto per 8 anni dal 2003 al 2011 – ha anche dato un grandissimo 6

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Schwarzy a batteria Schwarzenegger ha ricordato come lui sia già proprietario di una Serie G elettrica. È dall’anno scorso, infatti, che lo si può vedere al volante di una versione speciale del fuoristrada, preparata per lui dalla società tedesca Kreisel, che ha “elettrificato” anche l’Hummer di proprietà dell’attore. Recentemente Schwarzenegger è intervenuto a un programma tv ospitato nel garage dell’ex conduttore televisivo Jay Leno, uno dei volti più celebri del piccolo schermo americano. In quell’occasione l’attore ha ricordato come sia stato lui stesso a chiedere alla società tedesca di rendere la sua Classe G a zero emissioni. “In molti – ha detto Schwarzenegger – colpevolizzano le auto di grossa cilindrata per l’inquinamento. Ma oggi abbiamo la tecnologia per rendere ogni auto, anche la più potente, amica dell’ambiente. Per questo ho voluto la Classe G e l’Hummer a batteria. Sono favorevole all’elettrificazione. Ma mi ci vedete – con questo fisico – a guidare un’utilitaria”?

AUTO E MOTO

Il futuro secondo Infiniti. CARLO CIMINI


■ Al North American Auto Show (Naias) di Detroit, Infiniti – brand premium del gruppo Nissan – apre il sipario alla nuova concept car Q Inspiration: la berlina di medie dimensioni non è destinata alla commercializzazione (per ora), ma dà indicazioni sullle capacità tecnologiche della Casa e sull’evoluzione del design del marchio. Comfort e luminosità Un design innovativo nel quale prevale il minimalismo. La Q Inspiration di Infiniti evita le forme di una berlina classica, ispirandosi invece a una coupé. La linea allungata con ampia vetraturai garantisce tanta luminosità e assicura ai passeggeri un ambiente confortevole: “L’abitacolo crea un’atmosfera calda, senza compromessi, come spesso si trova nell’architettura residenziale di Tokyo”, afferma Karim Habib, direttore design esecutivo della Casa. Sicurezza e tecnologia La nuova tecnologia ProPilot sarà dotato di un sistema di guida autonoma di livello 4: permette a chi sta al volante di mantenere sempre il controllo finale del mezzo. Radar e telecamere leggeranno la strada da percorrere e monitoreranno la posizione degli altri veicoli, per rendere il viaggio più sicuro. L’auto sarà anche in grado di monitorare la biometria dei passeggeri che potranno richiamare contenuti digitali tramite i display touchscreen indipendenti posti davanti ai sedili: l’infotainment permetterà di vedere un film, aggiornarsi sulle notizie del giorno, o ascoltare musica in streaming. Motore innovativo Dopo il debutto nella QX50, il motore VC-Turbo di Infiniti è il primo propulsore al mondo con rapporto di compressione variabile che si trasforma continuamente per ottimizzare la potenza dell’auto e l’efficienza nel consumo del carburante. Infiniti Motor Company ha festeggiato a dovere le 28 candeline spente lo scorso anno: il brand premium ha incrementato del 7% le vendite 2017 rispetto al 2016, con 246.492 veicoli immatricolati. Inoltre la Casa giapponese ha raggiunto i record annuali di vendite negli Stati Uniti, Canada, Cina e Taiwan, grazie al successo registrato dalla coupé Q60, la berlina Q50 e i crossover Q30 e QX30. Christian Meunier, vicepresidente della divisione globale per le operazioni di vendita del marchio,ha dichiarato: “Nel 2018 ci aspettiamo lo stesso successo, anche con l’introduzione del nuovo suv QX80 e il nostro crossover di medie dimensioni QX50”.

rican International Auto Show è stata svelata la terza generazione della Mustang “Bullitt”, nata per celebrare la vettura protagonista dell’omonima pellicola del 1968 con il compianto Steve McQueen nel ruolo del protagonista, il tenente di polizia Frank Bullitt. Il film, vale la pena di ricordarlo, vinse un Oscar per l’editing della famosa scena dell’inseguimento lungo i saliscendi della Russian Hill di San Francisco. Come suona bene La nuova Mustang Bullitt sarà venduta a partire dall’estate solo negli Stati Uniti d’America, in edizione limitata. L’auto conserva alcuni tratti dell’originale – come il pomello del cambio manuale bianco, esattamente come quello immortalato nel film – ma dispone di numerose tecnologie all’avanguardia. A partire dal motore, un V8 benzina da 5 litri, in grado di sviluppare una potenza di 475 cavalli e spingerla fino ai 262 chilometri orari. Dipinta dell’originale colore Dark Highland Green, la Bullitt dispone di un quadro strumenti lcd da 12” e freni Brembo ad alte prestazioni, cerchi in lega neri e volante cinque razze da 19”. Particolare non da poco, il rumore. La nuova Mustang è dotata di una tecnologia di regolazione del suono dello scarico: in pratica un software che è in grado di far riprodurre al motore lo stesso identico rombo che anche gli appassionati di cinema riconosceranno come quello dell’originale del 1968. Storie di famiglia Per la presentazione della nuova Bullitt, Ford ha chiesto la collaborazione di Molly McQueen, scrittrice, produttrice e attrice 30enne nativa di di Los Angeles e nipote dell’attore scomparso in Messico nel 1980. Molly è la figlia di Terry McQueen, nata dal matrimonio dell’attore di Hollywood con la terza moglie, la ballerina di origine filippina Neile Adams. È stata Molly sia a girare il video promozionale della nuova Mustang, che a presentarla al pubblico e alla stampa a Detroit. L’attrice non ha nascosto la propria emozione quando, accanto alla versione 2018, è stata fatta arrivare sul palco l’originale Mustang del 1968, una delle due che vennero utilizzate durante le riprese del film e l’unica tuttora in circolazione. Ford ha infatti rintracciato l’attuale proprietario dell’auto, Sean Kiernan che ha ereditato la vettura dal padre il quale la comprò ad un’asta nel 1974 e ha collaborato con il costruttore per restaurarla e guidarla sulla scena.

AUTO E MOTO

La Mustang di Bullitt. PAOLO BORGOGNONE Ford festeggia al Naias 2018 di Detroit i 50 anni di un film e di un’auto che hanno segnato un’epoca. Al North Ame19 Gennaio 2018 ·

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Scena madre La Bullitt del 1968 è una di quelle che partecipò alla più famosa scena del film diretto dal regista inglese Peter Yates, un inseguimento a folle velocità lungo le strade di Russian Hill, una zona residenziale di San Francisco, tra le quali la plurifotografata Lombard Street. Il veterano della critica cinematografica americana, Leonard Maltin la definì, “un classico, una delle migliori di sempre”. Per girare la sequenza – che dura nel film 9 minuti e 42 secondi – furono necessarie tre settimane di lavorazione e vennero coinvolti alcuni stunt professionisti, anche se McQueen filmò gran parte delle scene in prima persona. Secondo le note di produzione le scene si sarebbero dovute realizzare con le auto lanciate al massimo intorno ai 120 chilometri all’ora, ma i piloti professionisti e lo stesso attore si fecero prendere la mano e sfiorarono quasi i 200 all’ora. Il regista avrebbe voluto girare una sequenza ad altissima velocità anche sul Golden Gate, simbolo della città, ma le autorità locali non concessero il permesso. Nel 2007 il film “Bullitt” è stato scelto dall’apposita commissione del National Film Registry per essere conservato nella biblioteca del Congresso degli Stati Uniti a Washington.

LIFESTYLE

Niente Trumpchi a Detroit. CARLO CIMINI ■ A Trumpchi diserta Detroit. Il costruttore cinese Guangzhou Automobile Company (Gac) è tra i protagonisti del North American International Auto Show (Naias) di Detroit, ma non presenterà le vetture della gamma il cui nome ricorda quello del 45esimo presidente degli Stati Uniti. In realtà l’espressione cinese “Trumpchi” significa “che bellezza”.

Sbarco in Usa Gac Motor torna per la quarta volta consecutiva a Detroit portando con sé nuove proposte, tra cui Enverge, una concept car elettrica rivolta soprattutto a un pubblico giovane. Il costruttore ha confermato l’intenzione di entrare nel mercato degli Stati Uniti entro il 2019, ma la punta di diamante, il suv GS8, sarà l’anello mancante di questa edizione. Scelta diplomatica La vettura è già commercializzata in Cina con il marchio Trumpchi, che però la Casa sta considerando di cambiare prima di tentare lo sbarco sul mercato a stelle e strisce. Nel 2017 Trumpchi era, invece, presente al Naias, ma l’evento si chiuse solo due giorni dopo dell’elezione del nuovo inquilino della Casa Bianca, avvenuta il 20 gennaio 2017. Evidentemente a quel punto era troppo tardi per qualsiasi ripensamento. Stavolta da Guangzhou non hanno avuto dubbi e hanno scelto una linea più diplomatica. Un marchio in crescita Dal 2010 gli automobilisti cinesi hanno iniziato a conoscere il marchio Trumpchi. La prima creatura del brand fu la berlina GA5, un modello di medie dimensioni, a quattro porte, basata sulla piattaforma dell’Alfa Romeo 166. Nel 2012 è arrivato il turno della GS5, un’utilitaria sportiva da 150 cavalli, mentre l’anno successivo Trumpchi ha fatto la sua prima apparizione al Naias di Detroit con la prima ibrida della gamma: la E-Jet. Ora la Casa punta verso altri continenti, Usa in primis. Per adesso a Detroit Trumpchi latita. In attesa della visita ufficiale del Trump presidente.

AUTO E MOTO

Porsche, pronta piattaforma per l’elettrica. PAOLO ODINZOV ■ Porsche svilupperà una piattaforma per auto sportive e supercar elettriche destinata a fare da base nell’universo Volkswagen anche ai modelli a batteria di Audi e Lamborghini. L’architettura del costruttore di Zuffenhausen si chiamerà Spe e sarà la terza del gruppo tedesco pensata per la produzione di vetture completamente elettriche. È scritto in una nota riservata agli analisti dello scorso novembre, citata da Automotive News Europe.

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Destinata a modelli che verranno Non ci sono ancora decisioni ufficiali sui modelli – attesi comunque non prima del 2025 – ma un futuro a zero emissioni varrà presto anche per auto da sogno come le Porsche. La nuova piattaforma potrebbe servire poi anche per modelli come per la prossima Audi R8 e-tron o per la Lamborghini ispirata al prototipo Terzo Millennio presentato il mese scorso. Mbe e le altre La Porsche Mission E elettrica. attesa sulle strade entro il prossimo anno, nascerà invece su una piattaforma già in fase di sviluppo. Il gruppo Volkswagen sta poi realizzando i suoi modelli a batteria della famiglia I.D. sulla Meb (Modular Electrification Toolkit), che farà da base anche ad altre vetture elettriche di Skoda, Seat e Audi. 80 modelli a batteria entro il 2025 Il colosso di Wolfsburg ha annunciato nel settembre scorso il lancio di più di 80 nuovi modelli elettrificati entro il 2025, inclusi circa 50 veicoli a zero emissioni e 30 ibridi plug-in. L’obiettivo è anche di dotare ciascuno dei suoi 300 modelli del gruppo con una trasmissione ibrida completamente elettrica o plug-in entro il 2030.

INNOVAZIONE

Baidu, missione Apollo 2.

gonista, l’intelligenza artificiale e le tecnologie per auto connesse. Alla kermesse del Nevada, infatti, la cosiddetta “Google cinese” (gestisce in Cina il motore di ricerca più diffuso) ha presentato l’aggiornamento 2.0 della sua piattaforma Apollo per la guida autonoma. Un invito ai costruttori Apollo è una piattaforma aperta: qualunque azienda, dai costruttori d’auto alle start up, possono liberamente accedervi per prelevare codici e algoritmi da utilizzare per i propri prodotti e servizi. Non a caso Baidu dice di voler fare di Apollo “l’Android della guida autonoma”: come il sistema operativo per telefonia creato da Google è accessibile gratuitamente (ciò che interessa a Google è infatti che sugli smartphone ci siano i suoi servizi, come le mappe, e la sua pubblicità), così Apollo è a disposizione di tutti. Nella versione 2.0 Baidu ha potenziato i software per il controllo e la sicurezza dell’auto senza conducente e le tecnologie per il posizionamento, mettendo insieme 165.000 linee di codice. Apollo 2.0 ha esteso anche il supporto a produttori di chip diversi: Nvidia, Intel, NXP o Renesas. Capitali cinesi in arrivo A Las Vegas, Baidu ha presentato un’altra novità per il settore automotive: l’accordo con Asia Mobility Industries (società che collabora col governo di Singapore sui servizi di trasporto intelligente) per lanciare l’Apollo Southeast Asia, un fondo di venture capital da 200 milioni di dollari per investimenti in aziende e start up che sviluppano tecnologie per la guida autonoma e la mobilità smart. Sarà un ulteriore strumento per diffondere la piattaforma Apollo 2.0. Sfida a Google. In California In Cina Baidu si è già alleata con alcuni costruttori per portare sul mercato veicoli che sfruttano le sue tecnologie. Insieme a Xiamen King Long United Automotive Industry, per esempio, Baidu produrrà quest’anno autobus a guida autonoma, mentre con Chery Automobile svilupperà veicoli con automazione di livello 3 nel 2020. Ma la Internet company cinese è pronta a dare battaglia a Google nella sua stessa terra, la California: qui Baidu lavora con la Access Services, azienda della contea di Los Angeles, su un progetto sperimentale che fornirà a fine 2018 servizi di trasporto senza conducente per i residenti con disabilità.

GLORIA SMITH ■ Alla più grande fiera mondiale dell’elettronica di consumo, il Ces di Las Vegas, il colosso cinese Baidu ha lasciato momentaneamente da parte le sue attività su Internet per puntare su un terreno in cui è ormai prota19 Gennaio 2018 ·

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INNOVAZIONE

L’auto robot di Gm presto realtà. SERGIO BENVENUTI

Una volta a bordo, un sistema di computer permetterà di inserire la destinazione del viaggio e i passeggeri potranno anche dialogare con un call center dedicato. Questa auto non sarà comunque un punto di arrivo per General Motors: Dan Ammann, presidente del gruppo dal gennaio 2014, ha sottolineato come in futuro ci saranno nuove versioni che utilizzeranno altre piattaforme per supportare qualsiasi tipo di carico, sia di passeggeri che di merci.

LIFESTYLE

Minardi, 35 anni di corse. MARCO PERUGINI

■ La General Motors ha pronta la nuova generazione di auto con guida autonoma, la Cruise AV: una vettura che nasce senza volante e pedali e sarebbe quindi già pronta per il livello di automazione 5, quello che non prevede a bordo la presenza di un essere umano in grado di prendere i comandi. Veicoli dei quali la legge non permette però ancora la circolazione su strada. Il costruttore ha comunque chiesto l’approvazione del Dipartimento dei Trasporti americano e si dichiara pronto a iniziare la produzione di massa già a partire dal 2019. Una volta ottenuto il nulla osta federale, le vetture potranno diventare operative seguendo un programma specifico. Non inquina, non fa incidenti Il mezzo, che è basato sulla piattaforma dell’auto elettrica Chevrolet Bolt, dovrà servire – secondo quanto indicato dalla stessa Casa americana in uno studio reso pubblico contestualmente all’annuncio – sia a ridurre l’impatto ambientale che a combattere il fenomeno degli incidenti stradali. “La nostra auto – è la posizione ufficiale del colosso di Detroit – contribuirà a eliminare l’errore umano, alla base del 94% degli incidenti”. La Cruise AV si avvale dei più sofisticati sistemi di controllo dell’area circostante – radar a corto e lungo raggio, lidar, telecamere – ed è in grado di gestire ogni situazione che si possa trovare davanti lungo la strada, potendo contare su un “cervello” tra i più tecnologicamente avanzati mai prodotti nel settore, sostengono sempre in Gm. Punto di partenza Una volta che sarà in produzione, la Cruise AV potrà far parte di flotte di car sharing e verrà gestita tramite una app. 10

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■ Il tabacco è bandito da ogni curriculum, ma c’è chi può vantarsi di aver avvolto in una nube di fumo Enzo Ferrari nel suo studio di Maranello. È il 3 dicembre 1974 quando il 27enne Giancarlo Minardi, team leader della Scuderia del Passatore, riceve la telefonata di Luca Cordero di Montezemolo, allora Direttore Sportivo della Ferrari, che lo convoca a un incontro riservato con il Drake. Alla fine della riunione, Ferrari chiama il suo addetto stampa per la stesura di un comunicato sull’accordo raggiunto per la fornitura alla scuderia di Minardi di una Ferrari 312 B3, con cui far crescere i più promettenti piloti italiani, ma la sorpresa è davvero grande per l’incaricato Franco Gozzi che trova i due avvolti in una coltre di fumo: la concessione di una sigaretta nella stanza di Ferrari è un privilegio per pochi e il posacenere sulla scrivania addirittura trabocca di mozziconi, evidenziando la stima del Drake per il giovane faentino. 190 pagine con tante foto L’episodio è riportato nel libro intitolato “Giancarlo Minardi racconta 35 anni di gare: dalla Formula Italia alla Formula 1”: un volume di 190 pagine di grande formato (prezzo 48 euro, scontato a 30 euro fino al 31 gennaio 2018 per i soci ACI Storico) presentato alla 34a edizione di Auto e Moto d’Epoca di Padova, a cura di Stefano Pasini con oltre 200 immagini che ricalcano l’esperienza di Minardi nel mondo delle corse, ripercorrendo la carriera


di grandi piloti come Pierluigi Martini, Christian Fittipaldi, Andrea De Cesaris, Michele Alboreto, Giancarlo Fisichella, Jarno Trulli, Alessandro Zanardi, Fernando Alonso e tanti altri. Nel testo pubblicato da Edizioni C&C, Minardi racconta anche la vicenda che lo ha spinto a diventare costruttore, imperniata su una multa doganale e una lettera reale. Costruttore dopo le scuse della Regina Elisabetta Nel 1978 un camion parte da Faenza con le vetture Chevron-Ferrari di De Angelis e Guerra per la tappa francese ed inglese del Campionato Europeo di F2, ma alla frontiera italiana un motore di troppo caricato a Maranello provoca una multa salatissima che assorbe tutte le risorse del team. Dopo la gara di Donington, Minardi si appresta a partire in aereo con i premi incassati ma, pur dichiarandoli alla dogana inglese, si vede fermato e perquisito. In mutande e con l’ausilio di un interprete, si sfoga con le guardie dicendo che per una somma irrisoria si accanivano su chi versava alle casse della Regina 400.000 sterline l’anno tra vetture, ricambi ed iscrizioni alle gare Oltremanica. Rientrato a casa, si vede recapitare una lettera in cui la Regina Elisabetta si scusa per l’accaduto e lo ringrazia per il sostegno alle aziende del Regno Unito. Da allora Giancarlo inizia a produrre in Italia tutto il possibile per i suoi bolidi, diventando costruttore con il “Minardi Team”. Spazio anche a Targa Florio e Biondetti La faentina Edizioni C&C ha presentato a Padova altri due volumi sul mondo dei motori, uno intitolato “Cento volte Targa Florio” e l’altro “Clemente Biondetti: una storia lunga 50 anni”. Il primo (prezzo 20 euro) è dedicato alle 100 edizioni della gara automobilistica che affonda le sue radici nel tempo, portando la Sicilia e la passione italica per i motori sul palcoscenico mondiale: 110 pagine a cura di Giuseppe Valerio che descrivono un secolo di trionfi e di passioni, dalla vittoria di Alessandro Cagno su 9 concorrenti della prima edizione del 1906 fino ai nostri giorni. A Biondetti è invece dedicato il volume di 190 pagine (in vendita a 32 euro) che descrive le gare, le auto e i protagonisti degli anni tra i due conflitti mondiali: oltre che al trionfatore di quattro edizioni della Mille Miglia, l’autore Maurizio Tabucchi dedica spazio ad Alberto Ascari, Giuseppe Farina, Enzo Ferrari, Tazio Nuvolari, Piero Taruffi, Achille Varzi, Luigi Villoresi e tanti altri.

INNOVAZIONE

Idrogeno, sarà prodotto a bordo. LUCA GAIETTA

■ I ricercatori dell’Università della California (UCLA) hanno sviluppato una inedita tecnologia che potrebbe rivoluzionare le automobili a idrogeno e accelerarne la loro diffusione. Si tratta di un supercondensatore evoluto capace di creare ed immagazzinare energia, sfruttando la luce solare. L’energia dall’elettrolisi Il dispositivo presenta anche il vantaggio di impiegare per il funzionamento elementi di nichel, ferro e cobalto, meno rari e costosi del platino e di altri metalli preziosi adoperati attualmente per la produzione di idrogeno. Ed è dotato di un elettrodo in più, rispetto i tradizionali supercondensatori e celle combustibili, adoperato per stoccare l’energia e allo stesso tempo come dispositivo per la divisione dell’acqua in idrogeno e ossigeno, sfruttando il processo dell’elettrolisi. Una cella solare per non inquinare Tutti e tre gli elettrodi sono connessi a una cella solare che assorbe energia immagazzinandola in due modi: elettrochimicamente nel supercondensatore o chimicamente come idrogeno. Questo consente di limitare l’inquinamento nella produzione del carburante visto che al momento circa il 95% dell’idrogeno è prodotto nel mondo utilizzando combustibili fossili, come il metano, tramite processi che rilasciano grandi quantità di anidride carbonica nell’aria. Per adesso il supercondensatore della UCLA è stato realizzato in forma sperimentale ma non è escluso che in futuro possa essere la chiave di volta della auto a zero emissioni. 19 Gennaio 2018 ·

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SMART MOBILITY

Roma avanza (piano) sull’elettrico. MARINA FANARA

■ Dopo l’approvazione in Giunta lo scorso ottobre, il piano della mobilità elettrica di Roma ha ottenuto l’ok anche dalla commissione Bilancio dell’Amministrazione capitolina. “È un grosso passo avanti”, ci dice Enrico Stefano, presidente della commissione Mobilità, “ora serve il passaggio in Aula, i primi di febbraio e, dopo l’approvazione del testo, accelereremo i tempi per diventare operativi entro la fine dell’anno”. Tutta carica la città Il piano al vaglio del Campidoglio detta le regole per l’installazione, entro il 2020, delle colonnine pubbliche di ricarica per i veicoli a batteria. “Il criterio principale è la capillarità delle infrastrutture”, sottolinea Stefano, “privilegiando le zone con il maggior numero di addetti. Per intenderci, quelle dove vi lavorano molte persone”. Roma divisa per 322 “Ambiti” Per calcolare numero e densità dei punti di rifornimento, stando al regolamento, l’intero territorio comunale sarà suddiviso in zone con almeno 100 lavoratori per ettaro, chiamate “Ambiti di Piano”, ognuna delle quali dovrà avere almeno 40 colonnine. “Stando a questi criteri, abbiamo 12

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individuato 322 Ambiti”, spiega il presidente, “quindi, fatti quattro calcoli, Roma potrà disporre di oltre 12 mila punti di rifornimento per i veicoli a batteria, aperti a tutti”. Le regole per gli operatori Il regolamento stabilisce anche che la gestione sarà affidata a più operatori, ognuno dei quali potrà installare in ognuna delle 322 zone al massimo 5 colonnine, di cui una veloce (circa mezz’ora per fare il pieno alla batteria). Inoltre, il 60% delle colonnine (circa 700 in tutto) dovrà essere uniformemente distribuito nelle 6 aree in cui il Piano generale dei trasporti suddivide il territorio di Roma: Mura Aureliane, Anello ferroviario, Fascia verde, Gra (Grande raccordo anulare), Confine comunale, Ostia e Acilia. Il che significa: il singolo gestore non potrà decidere la zona che più gli aggrada, ma le colonnine che riuscirà ad aggiudicarsi dovranno essere presenti in tutte queste macro aree. “Si tratta di una regola”, ha sottolineato Enrico Stefano, “assolutamente necessaria per garantire che le infrastrutture siano accessibili in maniera capillare in tutta la città, senza trascurare i quartieri più periferici e svantaggiati”.


LIFESTYLE

Rod Stewart: follie in Miura gialla. GIUSEPPE CESARO

■ Dicono che, nel corso dei suoi quasi 60 anni di onorata carriera, Rod Stewart abbia “dormito” con così tante donne da non riuscire a ricordare praticamente nulla di loro. Ma che non abbia mai dimenticato, invece, marca, modello e colore di nessuna delle sue numerosissime luxury car. E lui? Lo ammette, con irriverente candore: ha perso il conto delle sue conquiste quando aveva poco più di vent’anni. “Ero il figlio di un idraulico di Londra nord al quale la vita non aveva non aveva certo regalato l’incanto dei fasti al sole della California… che io sia dannato – pensavo – se non farò in modo di divertirmi un po’”. Detto, fatto. Il giovanissimo Rod, come tutti prendono a chiamarlo (un diminutivo dal doppio senso fin troppo eloquente), comincia a lavorare per una azienda di carte da parati. “Facendo un lavoro fisico – ha dichiarato qualche anno fa al New York Times – impari molto su te stesso. E quello che ho imparato su di me è che non mi piaceva fare il lavoro fisico”. La sua autobiografia conferma: “C’erano solo due cose che sapevo fare: cantare e giocare a calcio. Ma ero troppo pigro per giocare a calcio professionalmente. E, così, ho scelto la musica. Non è stata una scelta così sbagliata, in fondo”. Pare di no, in effetti. 14

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Collezionista di bellezze Chi è questo smemorato a “corrente alternata”? Sir Roderick David “Rod” Stewart (Highgate, Londra, 10 gennaio 1945: 73 anni mercoledì scorso), cantante e cantautore britannico: una delle voci di maggior successo in del panorama rock. 40 album (6 dei quali consecutivamente al numero 1 nel Regno Unito); 62 singoli di successo (31 nella top ten, 6 numeri 1); 16 singoli tra i primi 10 negli Usa, con 4 al numero 1 degli Hot 100 di Billboard, per un totale di più di 100 milioni di dischi venduti in tutto il mondo. Nel 2008 quella stessa testata lo vota 17esimo artista di maggior successo di sempre, mentre Rolling Stone lo inserirà al 59esimo posto dei 100 più grandi cantanti di tutti i tempi. Segni particolari? Una certa passione per le collezioni. Cosa raccoglie? Bionde bellezze mozzafiato, soprattutto. “Si può essere infelici anche accanto alle donne più belle del mondo”, ha dichiarato ai tempi della sua relazione con la “Bond-girl” Britt Ekland. Seguono: opere d’arte (pare che sia specializzato nei prerafaelliti e che, per addormentarsi, non conti le pecore ma i quadri) e – udite udite! – trenini elettrici. Stewart è probabilmente l’unica rock star ad avere una passione così domestica e démodé. Curiosità: da 45


anni porta lo stesso taglio di capelli. “È l’unica cosa – ha commentato, con la dissacrante ironia che lo contraddistingue – che ho in comune con la Regina”. Noblesse oblige. Ferrari 458 Italia Spider Perché ha cominciato a fare musica? Ma per potersi permettere una macchina decente, certo. Che dire? Obiettivo stra-centrato. Tra le super car preferite, ci sono senza dubbio le italiane. L’ultima, in ordine di apparizione, sembrerebbe una fantastica Ferrari 458 Italia Spider, bianca, disegnata da Pinifarina: “Best Sports Car and Convertible” 2012 secondo il Sunday Times; “Cabriolet of the Year” e “International Engine of the Year” (2011) e “International Engine of the Year” e “Best Performance Engine over 4 liter” (2012) per Top Gear Magazine. Decisamente niente male. Due posti, motore 8 cilindri a V da 4.499 centimetri cubici, che eroga 570 cavalli a 9.000 giri, sviluppato per ridurre emissioni e consumi rispetto alla F430, pur avendo cilindrata e potenza superiori. Accelerazione 0–100 km/h in 3,5” (1/10 di secondo in più rispetto alla versione con tetto fisso: che volete? Il fascino glamour della chioma al vento ha il suo “peso”); velocità massima 320 km/h (5 in meno della versione “normale”). Un gioiello di meccanica, tecnologia e design italiani, alla cui definizione hanno contribuito esperienza e visione di un certo Michael Schumacher. Lamborghini Miura 1972 Tra le mille meraviglie appartenute ad uno dei timbri di voce più personali e particolari di tutto il jet-set rock, c’è anche una favolosa Lamborghini Miura P400SV, gialla, acquistata nel maggio del 1972 per 8mila sterline (nel 2013 la SV è stata venduta all’asta da Bonhams, per l’elequente cifra di 919,900 sterline: poco più di un 1milione di euro, ndr.), molto probabilmente grazie ai diritti d’autore di uno dei primi grandi successi di Stewart: “Maggie May”, brano che, nell’ottobre dell’anno precedente, era schizzato al primo posto della classifica inglese. Stando a quanto più volte dichiarato dall’autore, la canzone sarebbe stata ispirata da un incontro con una donna più “vecchia” la quale – durante una serata del Beaulieu Jazz Festival 1961 – avrebbe fatto perdere la verginità all’allora sedicenne Stewart. “Non so dire quanto fosse più grande – ha ricordato il cantante – diciamo che era grande abbastanza da rimanere delusa dalla brevità di quell'esperienza”. Sia come sia, una cosa è certa: nessuno potrà mai rimanere deluso da un vero e proprio gioiello italiano su quattro ruote come la Miura: allora probabilmente la vettura di serie più veloce del mondo (SV stava, infatti, per SuperVeloce), prodotta in soli 150 esemplari, dei quali solo 7 con la guida a destra. Dodici cilindri a V, 3.929 centimetri cubici, 385 cavalli di potenza (15 in più rispetto alla S e ben 35 in più rispetto alla versione “base”); velocità massima 290 km all'ora e accelerazione da 0 a 100 in 5,75 secondi.

“dormì” con lei e la riportò a Londra, dove tornò al “Tramp”, raccolse un'altra ragazza e corse di nuovo a Windsor. “Era una Lamborghini gialla – ha ricordato l’impenitente Rod – e ho fatto tutta quella strada in circa tre quarti d'ora, quindi devo essere andato più o meno a 200 all'ora”. Parlando della seconda ragazza di quella sera, ha, però, confessato: “Per essere onesti, non ho fatto niente con lei fino al mattino dopo”. Niente male per uno che si definisce “pigro” e che, sin da ragazzo, aveva capito di non essere tagliato per il lavoro fisico. O la bellezza fa eccezione, Rod?

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Tra gli optional “ad personam”, l'aria condizionata (una rarità su un’auto di quel tipo) e un lettore di cassette Philips, capace anche di registrare, per permettere alla rockstar di catturare le melodie che gli venivano in mente mentre era al volante. Gioiello italiano, testimone di alcune serate più folli del rocker inglese, come quella volta che Stewart guidò dalla sua casa di Windsor al nightclub “Tramp” a Londra (una quarantina di chilometri) per prendere una ragazza, la portò a casa,

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...dal nostro mensile PUBBLICATO SUL NUMERO 14 - GENNAIO 2018 www.lautomobile.it

ATLANTE

La legge della strada.

Nuova serie • Anno 3 • Numero 14 • Gennaio 2018 • €3,00

Spedizione Poste Italiane Spa - Postatarget Magazine. Pubblicazione Mensile. Data P.I. 30/12/2017

INNOVAZIONE I MOTORI I LIFESTYLE

Anno 120°

EMANUELE BEVILACQUA

■ Ingredienti per un inno alla vita: una coppia improbabile o forse molto reale. Ella e John, più un camper degli anni ’70, il mitico Leisure Seeker, un po’ appesantito dalle miglia, ma ancora in grado di andare in strada alla ricerca di avventura e piacere. E il gioco è fatto. Sono i protagonisti di In viaggio contromano, romanzo ora anche film, in uscita in questi giorni, con il titolo Ella & John. I due avranno i corpi di attori straordinari, Helen Mirren e Donald Sutherland. È un film americano, diretto da Paolo Virzì. Italoamericano visto che la sceneggiatura è scritta, tra gli altri, da Francesca Archibugi, Francesco Piccolo e lo stesso Virzì. La storia invece l'ha scritta un americano di Detroit, Michael Zadoorian, e rientra in pieno nel filone on the road, che tanta letteratura e cinema ha prodotto in Usa. Del resto cosa ci si poteva aspettare da un signore nato e cresciuto nella città dell’auto? Zadoorian poi è del 1957, guarda caso, l’anno di pubblicazione di Sulla strada di Jack Kerouac. E a Detroit continua a vivere, avendo visto negli ultimi decenni sia lo sviluppo che il decadimento di quel distretto industriale. Eppure, anche dopo la

crisi esplosa nel 2008, lo scrittore non ha voluto andarsene. E così Zadoorian è stato premiato perché Detroit è in ripresa ed è diventato un luogo dove artisti e scrittori, attirati dai prezzi bassi, amano vivere. L'autore ha ricevuto un premio ancora più importante, questa volta dai suoi lettori. In viaggio contromano esce nelle librerie americane nel 2009, ma vende solo un centinaio di copie. Sembra il classico libro destinato a essere presto dimenticato. Invece no, accade qualcosa, sia pure lentamente. I pochi lettori confidano sui social la passione per questo testo e il romanzo riaffiora dal buio degli scaffali per finire nelle case di nuovi appassionati. Lo stesso capiterà qualche anno più tardi con il nuovo libro, Second Hand. Questa volta saranno i librai a decretarne il successo. La storia di Ella e John tocca il cuore e la fantasia del pubblico, fino a rimbalzare in Italia grazie alla casa editrice Marcos y Marcos. Più on the road di così. Ma che storia è? È presto detto. Ella e John Spencer non sono proprio in gran forma, hanno superato gli 80, lui è in una avanzata fase di Alzheimer, non ricorda quasi nulla del passato. Sua moglie è malata, sa

di avere ancora poco da vivere, ed è lei a decidere per tutti e due. Decide di abbandonare un destino di flebo, controlli medici e figli ansiosi ma poco presenti, arraffa le medicine che riesce a trovare e convince John a fare un viaggio. Lei non può guidare, lui sì. La malattia non gli ha cancellato questa competenza. Uno ha bisogno dell’altro. Questa è la legge della strada, si parte insieme e si arriva insieme. Dove non si sa ma bisogna andare, per dire no a un destino già scritto, per vivere una vacanza senza costrizioni. Così i due prendono la Route 66 per dirigersi poi verso la punta estrema della Florida verso Key West. Ne combineranno di tutti i colori. Siamo dalle parti della commedia agrodolce. Zadoorian dice di essersi un po’ ispirato ai suoi genitori. Suo padre fotografo aveva la stessa malattia di John e la curava scattando foto in giro per il mondo. Un modo per ricordare, anche se la memoria non ci aiuta. Un romanzo da leggere di corsa, prima di andare a vedere Mirren e Sutherland nelle sale. In viaggio contromano Michael Zadoorian [Marcos y Marcos] ¤ 18,00

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l'Automobile Week 24  

Il nuovo settimanale online de l'Automobile (19-25 gennaio)

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