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Week INNOVAZIONE I MOTORI I LIFESTYLE

Settimanale digitale • Anno 1 • Numero 20 • 1/12/2017

Supplemento settimanale a l’Automobile.

L.A. Show PAOLO BORGOGNONE ■ “L.A. è la mia signora, lei c’è sempre per me”, cantava nel 1984 Frank Sinatra, nato nel New Jersey ma californiano di adozione. E Los Angeles c’è sempre per davvero e per tutti. Per chi ama guardare le automobili, quelle belle, da sogno, da mettere in vetrina in un motor show come quello in corso in questi giorni. Oppure per chi ama guidarle. Magari a batteria perché da queste parti – nonostante le posizioni poco ambientaliste del presidente Trump – il green è più che uno stile di vita.

Fa niente se poi il traffico a L.A. è così impossibile, un mondo di “uomauti” – come li chiamava il giornalista e scrittore Pietro Scanziani – strane creature mezzo uomo e mezzo macchina (i pedoni erano invece “aborigeni in via d’estinzione”). D’altronde c’è l’America a Los Angeles, c’è il mondo. L’attore comico Groucho Marx (nato pure lui sulla costa est e morto su quella ovest) non aveva dubbi in proposito: “Amo Los Angeles… se abbassassero le tasse, riducessero lo smog e sistemassero la piaga del traffico mi ci trasferirei fino al prossimo terremoto”. Difficile dargli torto. 27 Marzo 2017 ·

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AUTO E MOTO

Salone di Los Angeles, l’auto fa festa. PAOLO ODINZOV

■ Più che uno show dell’auto, il Salone di Los Angeles, è ormai da molti anni una grande festa dei motori che mette insieme opulenza e sfarzo delle Case d’oltreoceano con la razionalità e la vocazione sempre più “verde” dei marchi europei e giapponesi. Una unione che ha consentito allo show di guadagnare nel tempo sempre più importanza nei confronti del Salone di Detroit, in programma in gennaio a poche settimane di distanza.

riabile della Casa nipponica. La Lexus con la versione a sette posti della RX. Mazda con la rinnovata berlina 6 e la Nissan che ha in serbo per i visitatori il concept di un crossover compatto destinato ad affiancare nella gamma del costruttore la Juke e la Qashqai. Presente anche la Subaru che fa debuttare fronte oceano l’Ascent: primo suv maxi del brand di Tokyo destinato a stregare prevalentemente il pubblico yankee.

Annunciate 50 novità Anche nell’edizione di quest’anno, aperta al pubblico dal 1 al 10 dicembre, è infatti prevista la presenza di numerosi brand pronti a rubare gli sguardi con prototipi che anticipano futuri modelli di serie e novità al battesimo (sono 50 quelle annunciate) pronte ad arrivare nelle concessionarie. Cominciando dai padroni di casa, Chevrolet schiera sotto i riflettori la versione cabriolet dell’ultima Corvette ZR1, equipaggiata con un V8 da 755 cavalli. Jeep porta al salone californiano la nuova Wrangler, icona del made in Usa. Mentre Lincoln fa vedere la seconda edizione del “suvvone” MKX e tra le new entry a stelle e strisce c’è molta attesa per conoscere anche modelli inediti e di nicchia tra cui la Saleen S1 e la Aria FXE: prima auto di serie dell’azienda di Irvine.

Europee ed elettriche Riguardo ai marchi nostrani a tenere alta a Los Angeles la bandiera dell’auto made in Europe ci pensano Bmw con l’attesa versione Spyder della supercar ibrida i8, affiancata dalla sportivissima berlina M3 CS: prodotta in 1.200 esemplari ed equipaggiata con un motore 460 cavalli. La Mercedes che approfitta dell’occasione per mostrare la terza generazione della CLS e la Porsche che punta a stupire con uno stand carico di prestazioni e potenza dove sono i mostra la Panamera Turbo S E-Hybrid Sport Turismo, la 718 Boxster, la Cayman GTS e la 911 Carrera T.

Le giapponesi Dal Giappone arrivano la Infiniti con la QX50 che porta all’esordio un innovativo propulsore a compressione va-

Allo show americano c’è n’è, insomma, per tutti i gusti e le esigenze. Senza dimenticare uno spazio dedicato all’auto elettrica, che proprio in California ha trovato il primo terreno “verde” dove correre e dove sono protagonisti brand ad emissioni zero come Tesla e gli specialisti locali del settore Ampere e Sondors. 1 Dicembre 2017 ·

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AUTO E MOTO

AUTO E MOTO

Nuova Wrangler, uguale ma diversa.

Range Rover, a Los Angeles la “biografia” dell’auto.

LUCA GAIETTA

PAOLO ODINZOV

■ Jeep ha diffuso, in occasione del Sema show di Las Vegas, una delle fiere più importanti dedicate al tuning e ai ricambi, le prime foto ufficiali della nuova Wrangler: ennesima edizione della vettura che, a tutti gli effetti, può essere considerata l’icona del fuoristrada e che verrà presentata davanti al pubblico in anteprima mondiale al Salone di Los Angeles (110 dicembre).

■ Land Rover porta al Salone di Los Angeles (1-10 dicembre) la Range Rover SVAutobiography: versione più lussuosa nella gamma del celebre sport utility di Gaydon, disponibile con diverse motorizzazioni tra cui una unità ibrida plug-in capace di ridurre al massimo consumi ed emissioni.

Cambia quel tanto che basta Diversa ma sempre uguale a se stessa, proposta nelle tradizionali versioni a 3 e 5 porte con tetto amovibile, la Wrangler non cambia nelle forme. Come anche, secondo quanto assicurato i progettisti senza però specificarne le caratteristiche tecniche, nelle spiccate capacità off road. Il design è stato aggiornato quel tanto che basta per cancellare dalla carrozzeria i segni del tempo, rendendo disponibili per la vettura oltre 200 nuovi accessori della divisione Mopar di Fca. Mentre nell’abitacolo sono state annunciate modifiche importanti, volte a incrementarne soprattutto il confort. I motori Secondo le prime indiscrezioni, la nuova Wrangler potrebbe impiegare nella meccanica un V6 benzina di 3.6 litri e un V6 diesel 3.0. Il tutto, però, deve essere ancora confermato: compresa la presenza nella gamma di un inedito quattro cilindri di 2.0 litri, della potenza compresa fra 200 e 300 cavalli, in linea con le più stringenti normative sulle emissioni. 4

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La versione più sostenibile del suv inglese impiega un powertrain chiamato P400e che abbina un 4 cilindri 2.0 litri a benzina Ingenium da 300 cavalli, montato longitudinalmente, a un motore elettrico da 85 kilowat (116 cavalli), integrato al centro della vettura nella trasmissione ZF a 8 rapporti. Questo consente al veicolo sviluppare una potenza complessiva di 404 cavalli e di raggiungere una velocità massima di 220 chilometri orari, accelerando da 0 a 100 in 6,7 secondi. Terrain Response per andare ovunque “Grazie anche alla coppia di 640 newtonmetri – spiegano i progettisti – il Range Rover Sport Phev offre delle prestazioni dinamiche riducendo nel ciclo combinato Nedc i consumi e le emissioni fino a 2,8 litri per 100 chilometri e 64 grammi di CO2 a chilometro. Il tutto, garantendo su ogni fondo un comportamento stradale ai massimi livelli grazie al sistema Terrain Response 2: calibrato per distribuire su tutte le quattro ruote la coppia del motore elettrico, con quella massima disponibile già a zero giri/ minuto”.


Due modalità di guida La vettura offre due differenti modalità di guida. Ibrida parallela, che combina la propulsione elettrica con quella del motore a benzina, ottimizzando in diversi modi la carica della batteria, sfruttando anche la funzione Peo (Predictive Energy Optimisation) che utilizza i dati del navigatore per gestire al meglio la propulsione. Oppure la modalità EV (Electric Vehicle) che permette di viaggiare a zero emissioni per 51 chilometri: impiegando la sola propulsione elettrica, alimentata da una batteria agli ioni di litio ad alto voltaggio da 13,1 kilowattora, ricaricabile da una colonnina veloce in 2 ore e 45 minuti. Lusso a zero emissioni “La nuova Range Rover Sport ibrida plug-in rappresenta uno spartiacque nella storia del nostro suv prestazionale – ha dichiarato Nick Collins, vehicle line director di Jaguar Land Rover – per la prima volta i clienti Land Rover possono godere di un lusso off-road praticamente silenzioso e a zero emissioni, abbinato a un’assoluta capacità all-terrain, con la facoltà di accedere anche a zone a traffico limitato da ordinamenti antinquinamento”.

AUTO E MOTO

Vocazione premium L’aggiornamento della berlina giapponese riguarda soprattutto un incremento nelle dotazioni e una rivisitazione del design per accentuare la vocazione premium del modello. Arrivano nuovi allestimenti e, per la versione top, l’uso di materiali esclusivi come il legno Sen, usato in Giappone per la costruzione di mobili lussuosi. Cambiano esternamente la calandra e la forma dei gruppi ottici, resi più affusolati. Sicurezza al top La nuova Mazda 6 può contare su un pacchetto sicurezza chiamato i-Activesense, comprensivo di una telecamera panoramica con vista a 360 gradi e del sistema MRCC (Mazda Radar Cruise Control) con la funzione Stop&Go, che permette all’auto di mantenere la distanza di sicurezza dalla vettura che precede fino al suo totale arresto, per poi ripartire con un leggero tocco di acceleratore. Emissioni e consumi ridotti Riguardo alla meccanica la Mazda 6, che dovrebbe arrivare in Italia nella prima metà del prossimo anno, impiega diverse unità d’ultima generazione. Tra queste è probabile la presenza nella gamma di un benzina 2.5 Skyactiv turbo, dotato della disattivazione dei cilindri per ridurre consumi ed emissioni, e non è da escludersi, visto proprio l’accordo con la Toyota per la produzione di tecnologie volte ad aumentare efficienza e sicurezza sulle vetture, la possibilità di poter equipaggiare l’ammiraglia con un powertrain ibrido.

New Mazda 6, debutto californiano. Reds, il ritorno di Bangle. INNOVAZIONE

LUCA GAIETTA

FRANCESCO PATERNÒ

■ La rivoluzione in Casa Mazda non si ferma. Dopo aver annunciato una pioggia di nuovi modelli destinati ad aumentare la presenza nei mercati d’oltreoceano per 4X4 e suv (grazie anche al recente accordo di collaborazione con Toyota), il marchio di Hiroshima presenta in anteprima mondiale al Salone di Los Angeles la nuova Mazda 6. 1 Dicembre 2017 ·

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■ Reds è uno “spazio che è diventato automobile”, il “prototipo alpha che esprime il punto di partenza per un nuovo linguaggio visuale dei veicoli elettrici”. Chris Bangle è tornato. Un inizio in Opel, capo designer prima in Fiat e poi in Bmw – dove in 17 anni rivoluziona lo stile del marchio tedesco provocando anche non poche polemiche – nel 2009 lascia ufficialmente il settore del car design per dedicarsi a “progetti e idee che muovono il design e il mondo”, mettendo su una società di consulenza e vivendo in un borgo delle Langhe. Il partner cinese Con Reds, presentata al Salone di Los Angeles, Bangle torna al car design insieme ai cinesi di Chtc, China Hi-tech Group Corporation, società in mano pubblica con sede a Pechino e quotata ad Hong Kong. Per i quali disegna e fa costruire a Torino questa city car elettrica a trazione posteriore, lunga soltanto 2,97 metri per quattro persone (cinque da ferma, si sottolinea nel comunicato), sedile guida che ruota su se stesso, porte scorrevoli, uno schermo da 17 pollici a scomparsa, “concepita da zero per le condizioni di guida delle megalopoli cinesi, dove per statistica un’automobile sta ferma per il 90% del tempo”. Una indicazione che Reds è stata pensata per un comfort e una vivibilità a bordo anche quando non è in modalità dinamica. “Nuovo linguaggio” Reds ha uno stile piacevole, l’autore suggerisce che vista soprattutto di fianco assomiglia ai disegni di auto fatti da un bambino. “Abbiamo creato – dice Bangle – un nuovo linguaggio di design che è al tempo stesso amichevole e immediato, ma anche sottile, ambiguo e con letture stratificate, per un apprezzamento di lungo termine”. Reds “non è una concept car, né un esercizio su un futuro indefinito, ma la prima fase di un percorso finalizzato alla produzione in serie nel breve termine”, si legge ancora nel comunicato congiunto. Chtc ha registrato in Cina Redspace come nuovo marchio per le attività legate all’auto. I prossimi passi di Reds sono l’omologazione, l’individuazione di siti produttivi e una rete di fornitori.

AUTO E MOTO

Lincoln MKC, sfida premium. PAOLO ODINZOV ■ La Lincoln MKC è stata presentata nel 2014 e si è subito rivelata un’auto decisiva per le vendite del marchio di lusso appartenente a Ford. Questo per la capacità della 6

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vettura di attrarre numerosi nuovi clienti verso il brand, in prevalenza donne, che hanno preferito oltreoceano il suv di Dearborn a vetture anloghe di altre Case premium come Audi, Bmw e Mercedes. Nel 2019 arriverà la seconda generazione del modello, anticipata in questi giorni dalla Lincoln con delle foto on-line e destinata a farsi ulteriormente apprezzare per cambiamenti importanti soprattutto dal punto di vista del design e delle tecnologie di assistenza alla guida. Solida e più elegante “La nuova Lincoln MKC – rivelano i progettisti – è stata realizzata nello stile mirando ad esaltarne il carattere solido e lussuoso”. A vederla il suv americano, che in Italia è arrivato fino ad oggi centellinata nelle unità, tramite importatori non ufficiali, appare adesso più raffinata nel design. Allo stesso tempo, particolari tipo la grande griglia frontale affiancata ai fari full led e il design dinamico nella parte posteriore, ne sottolineano l’indole off-road. Abitacolo salotto Anche per quanto riguarda l’abitacolo la nuova Lincoln MKC ripropone uno stile ricercato, grazie all’utilizzo di materiali pregiati: pelle, allumino e moquette, oltre a finiture di stampo artigianale. A queste si associano all’interno dotazioni di spicco tra le quali i sedili riscaldati e raffreddati, un router wi-fi e numerose porte usb per garantire a tutti i passeggeri la massima connettività. Se non dovesse bastare, coloro che vorranno potranno ulteriormente personalizzare l’auto ricorrendo al programma Lincoln Black Label. Tramite questo sarà possibile scegliere ulteriori allestimenti, ad esempio quello Rialto Green con dettagli in legno di frassino nero, e beneficiare di privilegi esclusivi come il ritiro a domicilio dell’auto per il lavaggio e l’accesso a un elenco di ristoranti selezionati. Meccanica per andare ovunque La nuova Lincoln MKC verrà proposta con un propulsori turbo benzina di 2.0 e 2.3 litri da 245 e 285 cavalli, associati a un cambio automatico e in opzione ad un sistema di trazione integrale intelligente. Il pacchetto sicurezza proporrà invece di serie numerosi dispositivi elettronici come la frenata d’emergenza automatica e l’anti collisione con rilevamento di oggetti e pedoni sulla carreggiata.


AUTO E MOTO

AUTO E MOTO

Saleen S1, cinese e americana.

Aria FXE, supercar a sorpresa.

LUCA GAIETTA

PAOLO ODINZOV

■ A volte ritornano. Sono passati ben 17 anni da quando la Saleen presentò la S7: supercar a stelle e strisce, dalla linea futuristica, spinta da un propulsore biturbo in grado scaricare a terra 750 cavalli. Bene, adesso la casa automobilistica fondata nel 1983 e diretta da Steve Saleen, ex pilota di Formula Atlantic, fa nuovamente parlare di sé. Al Salone di Los Angeles (1-10 dicembre) debutterà la S1: nuova vettura del marchio statunitense destinata ad occupare un posto di rilievo nell’olimpo delle supercar.

■ Avvolta ancora nel mistero, anticipata per adesso da un teaser su Twitter, al Salone di Los Angeles (aperto al pubblico dal 1 al 10 dicembre), debutta la Aria FXE. Si tratta della prima vettura realizzata dalla società californiana di consulenza e ingegnerizzazione in ambito automobilistico, attiva da oltre 20 anni ma fino ad ora conosciuta soprattutto per le collaborazioni con altri costruttori, come la Kia per la quale ha supportato lo sviluppo della concept GT4 Stinger svelata al Motor Show di Detroit del 2014.

Basata sulla Artega GT Stando alle poche informazioni trapelate da voci non ufficiali, la Saleen S1 dovrebbe essere basata sulla Artega GT: coupé sportiva a due posti con motore centrale, prodotta nel 2009 dal costruttore tedesco di Delbrueck, non più in attività, e progettata da Henrik Fisker, autore di numerose vetture celebri tra cui la Aston Martin V8 Vantage. Prodotta in Cina La S1 verrà realizzata a un ritmo di 150 mila unità l’anno assieme alla cinese Jiangsu: costruttore cinese con cui la Saleen ha stretto per l’occasione una joint venture che prevede anche la produzione nella Repubblica Popolare presso Rugao, municipalità della provincia di Jiangsu. Nella meccanica impiegherà quasi sicuramente un motore 4 cilindri turbo di 2.3 litri, della potenza di 450 cavalli, derivato da quello della Ford Focus RS e capace di farle raggiungere circa 300 chilometri orari di velocità massima con uno scatto da zero-cento in 4 secondi. Ma non è esclusa la presenza nella gamma di una versione completamente elettrica.

Motore centrale In passato Aria aveva realizzato un solo prototipo con il proprio nome, la Fast Eddy: una sorta di rivisitazione della Chevrolet Corvette equipaggiata con un motore V8 di 6.2 litri da 650 cavalli sistemato centralmente. La FXE potrebbe essere la versione definitiva di questo ultimo concept: dotata anche lei di un propulsore collocato nel mezzo della scocca, per ottenere un miglior bilanciamento tra avantreno e retrotreno, come fanno supporre gli sfoghi d’aria inferiori, le proporzioni del muso e il suo ridotto sviluppo in altezza. Elevata aerodinamica Per adesso, comunque, nulla è confermato definitivamente anche se le immagini finora pubblicate mettono in risalto l’impostazione estremamente grintosa del modello: caratterizzato da una elevata aerodinamica nelle forme e da alcuni particolari ispirati alle sportive Chevrolet tra cui i gruppi ottici posteriori a led molto simili a quelli della Camaro. 1 Dicembre 2017 ·

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AUTO E MOTO

Arch Motorcycle, Matrix a due ruote. ANTONIO VITILLO

che è interamente in fibra di carbonio. Il forcellone è parte di una nuova partnership con Suter Industries, mentre lo scarico in titanio e carbonio è stato realizzato da SC Project, la stessa azienda che produce l’impianto di scarico della Honda MotoGP di Marc Marquez. I prezzi, giusto per dare un’idea, partono dai 78.000 dollari della KRGT-1. Ma al momento dell’acquisto le moto si possono personalizzare, e dunque con prezzi a salire.

INNOVAZIONE

California, la sfida a Trump sul clima. PATRIZIA LICATA

■ La fama di Keanu Reeves non è solo figlia delle sue interpretazioni in film di enorme successo come “Matrix” e “Point Break”. Fra le caratteristiche che lo identificano c’è pure una smodata passione per il motociclismo. Cosa che, nel 2011, lo ha portato a fondare la Arch Motorcycle, azienda californiana nata in collaborazione con l’amico preparatore Gard Hollinger. Le novità La mission del marchio è costruire moto esclusive, quindi costose. Tutte create intorno ad un motore che, come da tradizione a stelle e strisce, ha architettura bicilindrica a V. Sulle colline sopra Santa Monica dove si trova la sede della Arch Motorcycle, di recente sono state realizzate tre nuove moto. La prima, la KRGT-1, deriva da un lussuoso modello del 2015. Adotta oggi un propulsore di 2.032 centimetri cubici, la forcella Ohlins ed il serbatoio ridisegnato. Identificata dalla stessa sigla, ma 1S, la Arch ha poi concepito la sua prima moto con forcellone monobraccio. È una cruisersportiva, con la forcella a steli rovesciati abbastanza inclinata. Ma che, sopra, monta un manubrio basso. Alcuni dettagli sono in fibra di carbonio, il telaio è in alluminio. 23 esemplari in commercio La terza, ed ultima, è la Method 143, moto che in Arch hanno definito “concept production bike”. Per via della sua originale linea, ma anche perché, una piccola serie di 23 esemplari, sarà commercializzata. Il motore è di 2.343 centimetri cubici, ed è alloggiato su un telaio MonoCell, 8

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■ Con oltre 300.000 veicoli elettrici in circolazione, di cui quasi 100.000 acquistati nel 2016 (il 4% delle vendite totali di auto nuove), Los Angeles è la capitale americana dell’auto a emissioni zero. A dirlo è il nuovo studio dell’International Council on Clean Transportation presentato a Bonn in occasione del summit delle Nazioni Unite sul clima COP23. La California vanta altri primati nella mobilità “verde”: per percentuale di auto elettriche sul totale delle vendite nel 2016 con San Jose prima con il 10%, seguita da San Francisco col 6%. New York, dove le auto elettriche hanno rappresentato l’1% delle vendite nel 2016, è l’unica altra città statunitense nella classifica. Non è un caso che al COP23 abbiano preso parte anche il governatore della California Jerry Brown, il sindaco di Los Angeles Eric Garcetti e il sindaco di New York Bill De Blasio: hanno ribadito il loro appoggio agli accordi di Parigi sul clima a dispetto del ritiro annunciato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump.


Primato a due facce Agire per limitare le emissioni è urgente per Los Angeles e la California, che hanno anche il poco lusinghiero primato di campioni dell’inquinamento. Nello “State of the Air 2017” l’American Lung Association indica che in California si trovano 8 delle 10 città Usa con le più alte concentrazioni di polveri sottili (Pm 2.5) e 7 delle 10 città con i più alti livelli di ozono. L’area di Los Angeles-Long Beach, dove risiedono circa 10 milioni di persone e sono attive industrie chimiche e una struttura portuale che gestisce il 40% delle importazioni statunitensi, fa di nuovo la parte del campione, soprattutto sui livelli di ozono. La strategia di Garcetti Per riuscire nella sua crociata anti-smog il sindaco Garcetti ha varato un ambizioso piano (Sustainable City Plan) che porta avanti i miglioramenti già ottenuti prima della sua elezione: nel 2013 le emissioni di gas serra di Los Angeles si erano ridotte del 20% rispetto ai livelli del 1990 ma l’obiettivo è abbatterle del 45% entro il 2025. Garcetti sta incentivando l’acquisto privato dell’auto elettrica costruendo una capillare infrastruttura di ricarica: 1.500 colonnine pubbliche sono già realizzate, più che in ogni altra città statunitense, e altre 10.000 se ne aggiungerano nei prossimi cinque anni. Inoltre, entro il 2030 Los Angeles convertirà la flotta municipale di autobus (350 mezzi oggi alimentati con gas naturale) in veicoli cento per cento a emissioni zero, mentre i porti di Los Angeles e Long Beach introdurranno entro il 2035, in base al Clean Air Action Plan appena siglato, mezzi “puliti” per i trasporti e la movimentazione delle merci. Ma il piano ha bisogno di 14 miliardi di dollari e i fondi non arriveranno certo dal governo federale: Trump non considera il cambiamento climatico una priorità. La California va avanti Le difficoltà non scoraggiano Garcetti e il governatore Brown, che al COP23 hanno ribadito l’impegno per contrastare il cambiamento climatico dell’America che non è con Trump: una serie di stati e città degli Usa che, su iniziativa dello stesso Brown e dell’ex sindaco di New York Michael Bloomberg, ora inviato speciale dell’Onu su città e cambiamento climatico, si sono unite nell’iniziativa “America’s Pledge” e intendono restare negli accordi di Parigi. “Rappresentiamo più della metà degli americani”, ha detto Brown in un’intervista con il Deutsche Welle rilasciata a Bonn. La California in era Obama ha ottenuto una “dispensa” dal governo federale che le permette di stabilire autonomamente le leggi in alcuni settori, tra cui la lotta all’inquinamento atmosferico. Le regole già approvate possono essere annullate solo con l’intervento dei tribunali federali. Tuttavia Trump ha altri mezzi per agire; il ministero federale dell’Ambiente, l’EPA (United States Environmental Protection Agency, ovvero l’agenzia il cui scopo dichiarato è “difendere la salute e l’ambiente”), è già riuscito a mandare a monte il piano della California per limitare la circolazione dei camion più inquinanti. L’America’s Pledge non basta per compensare l’assenza di azione di Trump sul clima, ammette Brown, ma “fare qualcosa è meglio che non fare niente. E intanto speriamo in un nuovo presidente o in una conversione di Trump, perché la sua affermazione che il cambiamento climatico è una montatura del governo cinese è così assurda e ridicola che è difficile pensare che ci creda davvero. Magari cambierà idea, quando altri fattori che gli interessano di più entreranno in gioco”.

SICUREZZA

Los Angeles città insicura. GLORIA SMITH

■ Le strade di Los Angeles non sono sicure. No, non parliamo di sparatorie nei quartieri ostaggio delle gang, ma degli incidenti stradali: 260 vittime nel 2016, il 43% in più rispetto al 2015. Allarmanti i dati sugli scontri che hanno coinvolto i pedoni, cresciuti del 3% da marzo 2015 a marzo 2017, ma con fatalità in aumento del 58%. Colpa della distrazione, ma anche di un’infrastruttura studiata per le macchine e non per le persone: strade ampie a scorrimento veloce e intersezioni mal segnalate. Il 70% degli incidenti più gravi che coinvolgono i pedoni avvengono agli incroci, rivela il dipartimento dei trasporti di Los Angeles. Dieta fallita Sulle pagine del Los Angeles Times, l’editorialista Matthew Fleischer, direttore dell’inserto Livable City, punta il dito contro l’amministrazione cittadina, troppo debole nell’affrontare questa emergenza: la Vision Zero del sindaco Eric Garcetti, il piano per ridurre del 20% le morti su strada nel 2017 e azzerarle nel 2025, sembra per ora una chimera. Gli automobilisti di Los Angeles sono poco disposti a collaborare: nel 2013 l’assessore ai Trasporti Mike Bonin varò per alcuni viali di Playa del Rey la “road diet”, una cura dimagrante che ha ridotto i boulevard da quattro a tre corsie, ma quest’anno Bonin ha dovuto ripristinare la corsia eliminata, pressato da una feroce campagna di opposizione degli automobilisti che lo accusavano di aver allungato i tempi degli spostamenti mattutini verso il lavoro. La corsa sulle avenues Grandi arterie come Pacific Avenue, Rowena Avenue, South Alvarado Street o Western Avenue a Hollywood sono tra quelle che Vision Zero vorrebbe riprogettare per ridurre la velocità delle macchine: un pedone colpito da un’auto che viaggia a 20 miglia orarie (32 chilometri all’ora) ha l’80% di possibilità di sopravvivere; se la macchina corre a 40 miglia 1 Dicembre 2017 ·

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all’ora (65 chilometri orari) quelle possibilità si riducono al 10%, secondo il dipartimento dei Trasporti di Los Angeles. Un’analisi del quotidiano ha indicato l’anno scorso che quasi un quarto degli incidenti che coinvolgono i pedoni avviene nell’1% delle vie di Los Angeles: oltre alle grandi avenues, vanno messe in sicurezza le intersezioni, specialmente a Downtown LA – il centro cittadino – dove si concentrano molti uffici. “Multe e strisce non bastano: abbiamo bisogno di un ripensamento complessivo dell’infrastruttura capace di costringere gli automobilisti a rallentare e a rispettare i diritti dei pedoni e dei ciclisti”, scrive Fleischer. “È nell’interesse di tutti, automobilisti compresi”.

BUSINESS

Quale futuro per Faraday? PAOLO BORGOGNONE

lioni di dollari di debiti, soprattuto forniture non saldate, che l’azienda ha accumulato nell’ultimo periodo. Ma, sempre secondo le fonti anonime, anche i dipendenti sarebbero in credito di somme non pagate già dal 2016. Un altro tentativo, messo in atto nei primi mesi del 2017, per trovare investitori sarebbe fallito e anche le indiscrezioni che volevano gli indiani di Tata Motors disposti a un investimento di circa 900 milioni di dollari in Faraday, sono state seccamente smentite. Progetti faraonici Balzata alla ribalta delle cronache con la presentazione al Ces di Las Vegas di un prototipo di auto elettrica da 1.000 cavalli, Faraday Future aveva progettato di aprire una fabbrica da 4.500 posti di lavoro in Nevada, spendendo circa un miliardo di dollari. Il progetto era quello di battere Tesla su suo stesso terreno. L’idea è per ora rimasta quasi solo sulla carta: la crisi economica che ha toccato la casa madre LeEco in Cina ha costretto allo stop dei lavori. Nel corso del 2017 per ben due volte le autorità cinesi sono intervenute bloccando una parte dei beni del gruppo di proprietà di Jia Yueting, sequestrandogli beni per una cifra pari a 182 milioni di dollari. Anche sulla FF91, che si poteva prenotare con un anticipo di 5.000 dollari, non si hanno notizie certe Le consegne della supercar a batteria – capace di 1050 cavalli, con una potenza di 783 chilowatt e un’autonomia oltre 600 chilometri – sarebbero dovute iniziare nel 2018. Incerto anche il numero di esemplari prenotati. Addio alle corse Inoltre la società è uscita dall’accordo con la Dragon Racing, scuderia americana di Formula E diretta da Jay Penske con la quale ha collaborato per una sola stagione. Secondo Penske la rottura sarebbe avvenuta a causa delle incertezze manageriali di Faraday Future, oltre che per i pessimi risultati ottenuti in gara. Nella prossima stagione di Formula E la Dragon Racing correrà da sola. Ma se le cose non cambiano in fretta le piste della formula elettrica non saranno l’unico posto da cui sparirà il nome di Faraday.

INNOVAZIONE ■ Il futuro di Faraday Future, l’azienda di proprietà del magnate cinese Jia Yueting che sognava di rivaleggiare con Tesla proponendo auto elettriche e soluzioni di mobilità anche autonoma all’avanguardia, è a rischio. La società è alla ricerca di 500 milioni di dollari per evitare il fallimento. Lo riporta Bloomberg in un suo articolo citando fonti anonime ma “bene informate” vicino all’azienda di Los Angeles.

Waymo corre veloce.

Serie A a rischio Il problema di Faraday sarebbe soprattutto di natura finanziaria. La società avrebbe necessità di trovare almeno 400 milioni di dollari per ripagare gli investitori che – attraverso una obbligazione convertibile – le hanno permesso di muovere i primi passi. Per questo sarebbe impegnata in quello che i tecnici del settore chiamano “Series A round”, cioè una raccolta di capitali attraverso la cessione di azioni privilegiate. Se non dovesse riuscire entro il dicembre del 2017 l’obbligazione diventerebbe “esigibile” e il rischio sarebbe quello dell’insolvenza. Ad aggravare la situazione ci si mettono altri circa 100 mi-

VALERIO ANTONINI

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■ I veicoli di Waymo, azienda di Alphabet (di proprietà Google) che si occupa di individuare tecnologie avanzate per le vetture autonome, hanno percorso 4 milioni di miglia (6 milioni di chilometri) in test ufficiali su strade pubbliche dal 2010. Se il dato generico riporta a semplici statistiche, analizzato nel dettaglio evidenzia una crescita esponenziale della società controllata dal colosso di Mountain View. Un milione di miglia in 6 mesi Waymo, infatti, per anticipare la concorrenza, in particola-


re di Tesla, sta velocizzando sempre di più le operazioni di verifica e controllo sulla sicurezza e il funzionamento dei sistemi di autoguida, riuscendo a sfruttare al meglio il tempo a disposizione. Questo grazie anche a una flotta che si sta ampliando progressivamente. Così, mentre il primo milione di miglia è stato raggiunto in diciotto mesi, i tempi si sono successivamente accorciati. Per il secondo milione sono stati necessari 14 mesi, 8 per il terzo e 6 per il quarto milione, appena festeggiato. I perché di questa accelerazione nei test stanno, oltre che nel numero di vetture autonome utilizzate da Waymo, soprattutto nella diminuzione dei problemi tecnici che hanno ostacolato il debutto della tecnologia. Attraverso gli Usa Le prove sono state effettuate negli Stati che le hanno autorizzate: inizialmente in California, spostandosi poi nelle zone desertiche di Texas e Arizona, fino ad arrivare allo Stato di Washington, nel freddo nord del Paese. Ad aiutare Waymo sarebbero anche le collaborazioni con altri soggetti interessati allo sviluppo dell’auto robot. In particolare la partnership con Lyft, compagnia di car sharing che si augura di inserire al più presto vetture driverless nella sua flotta condivisa.

Negli ultimi tempi, i costruttori automobilistici e gli sviluppatori specializzati nei veicoli driverless si sono riversati per la maggior parte in Arizona, uno stato che ha promesso un approccio normativo favorevole per lo sviluppo delle auto senza conducente. Waymo ad esempio ha recentemente lanciato un programma nell’area di Phoenix e lo stesso ha fatto Uber.

AUTO E MOTO

Dacia, è ancora Duster. LUCA GAIETTA

INNOVAZIONE

Surprise, ecco l’Apple car. CARLO CIMINI ■ Nel 2005 Chrysler ha venduto i terreni per 263 milioni di euro a un imprenditore che intendeva costruirci 16.500 abitazioni. La proprietà fu annessa pochi anni dopo al comune di Surprise, in Arizona, ma il piano abitativo si bloccò, lasciando il sito inutilizzato per tutti questi anni. Nel mese di settembre del 2016 il proprietario del sito, Sfi Grand Vista Llc, affittò il sito alla società Route 14 Investment Partners Llc, connessa alla Apple, che nel frattempo decise temporaneamente di accantonare il programma di Project Titan (la prima auto della Mela), per concentrarsi definitivamente sulla tecnologia dei veicoli senza conducente.

■ Ad inizio 2018 arriverà nelle concessionarie la nuova Dacia Duster, un suv di successo, lanciato nel 2010 dal marchio rumeno di proprietà del Gruppo Renault, che ha conquistato oltre un milione di clienti nel mondo. Rispetto alla precedente la vettura mantiene la caratteristica più importante: un prezzo che, assicurano in Dacia, sarà estremamente contenuto e competitivo. L’auto cambia invece nel design e nella meccanica, guadagnando punti anche sul fronte delle dotazioni, dove propone diversi equipaggiamenti da categoria superiore. Ora è più digitale All’esterno la nuova Duster è stata aggiornata rendendo la carrozzeria più filante, con il parabrezza maggiormente 1 Dicembre 2017 ·

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inclinato e posizionato 10 centimetri più avanti rispetto al modello uscente. Altri particolari la differenziano dalla precedente: i gruppi ottici, quelli anteriori a doppia ottica con luci diurne a led integrate, le marcate nervature sul cofano e gli inserti satinati nei paraurti che fungono anche da protezione nel fuoristrada. Nell’abitacolo il suv Dacia impiega delle finiture più curate e, guardando alla ultime tendenze della categoria, vanta a bordo numerosi plus hitech: tra questi il sistema multimediale Media Nav con display touchscreen da 7 pollici e diverse interfacce per la connessione a smartphone e tablet. Anche a trazione integrale La nuova Dacia Duster offrirà una gamma di motorizzazioni capaci di garantire prestazioni ancora più elevate con consumi ed emissioni ridotti. Si potrà scegliere tra un’unità Gpl 1.6 da 114 cavalli, due benzina da 115 e 125 cavalli e un diesel 1.5 dCi nelle varianti da 90 e 110 cavalli. A seconda dei propulsori sarà disponibile anche la trazione a quattro ruote motrici e un cambio automatico Edc al posto della trasmissione manuale.

SMART MOBILITY

al giorno, tanto per fare qualche esempio il solo provider Citibike registra 14 milioni di spostamenti l’anno. Condividere un viaggio e un posto auto I numeri emergono da uno studio di car2go che ha stilato un elenco dei prodotti e servizi che vengono maggiormente condivisi a livello mondiale. Rimanendo nel campo della mobilità, la lista include anche i servizi di ridesharing, un’altra forma di condivisione più che dell’auto in sé per sé, di viaggi con la stessa automobile. Si tratta di un servizio a pagamento in crescita in tutto il mondo grazie ad esempio a Uber, il colosso americano da 4-5 miliardi di spostamenti l’anno. C’è poi Mytaxi, l’applicazione che mette in relazione tassisti e clienti semplicemente con un’app che è arrivata a superare i 40 milioni di viaggi l’anno. Dai viaggi alla sosta con i cosiddetti parcheggi intelligenti (una sorta di posti a rotazione, da condividere tra più persone e occupare giusto il tempo che serve): un altro settore in forte crescita. Secondo la società di consulenza Roland Berger entro il 2020 questo sarà un business da almeno due miliardi di euro.

SPORT

Airbnb L’Alfa batte car2go. in F1. MARINA FANARA

REDAZIONE ■ Alfa Romeo torna in Formula 1. Dopo giorni di indiscrezioni è arrivata la conferma ufficiale. La Casa italiana ha siglato un accordo con il team svizzero della Sauber. Il nome ufficiale della squadra sarà Alfa Romeo Sauber F1 Team.

■ Condivisione, appartamento batte auto: con ben 150 milioni di clienti in tutto il mondo, Airbnb, il portale online per affittare un alloggio per brevi periodi, supera car2go, che, comunque, con i suoi 2,9 milioni di utenti e 22 milioni di noleggi l’anno è uno dei marchi leader nel car sharing. Anche considerando tutti i servizi e allungando l’orizzonte al 2025, il risultato non cambia: 36 milioni di utenti di car sharing secondo gli analisti di Frost & Sullivan e primato intatto per Airbnb. Di tutto rispetto, e in rapida ascesa, il bike sharing: con un milione di bici nel mondo, il settore viaggia al ritmo di 70 noleggi al secondo. Il record è in Cina: qui ogni bicicletta viene affittata dalle 4 alle 8 volte 12

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Torna il mito La nuova scuderia, che schiererà due vetture con i colori storici del marchio italiano che sarà anche il main sponsor, si avvarrà di motori Ferrari “marchiati” Alfa Romeo. L’accordo prevede una cooperazione strategica e commerciale attraverso anche la condivisione di ingegneri e personale specializzato. “Alfa Romeo – ha dichiarato Sergio Marchionne commentando la notizia dell’accordo – è determinata a scrivere un nuovo capitolo della sua unica e leggendaria storia sportiva. L’accordo con Sauber è un passo significativo nella ricostruzione del brand Alfa Romeo che tornando in F1 dopo una assenza dalle corse di oltre 30 anni, restituisce al campionato uno dei marchi che hanno fatto la storia di questo sport”. Pilota tricolore L’annuncio del ritorno di Alfa Romeo in Formula 1 accresce le speranze di vedere presto in pianta stabile anche un pilota italiano. Prima guida del team dovrebbe essere il francese Charles Leclerc – campione Gp3 e F2 nelle ultime due stagioni – mentre il posto vacante dovrebbe essere una questione tra lo svedese Marcus Ericsson e il nostro Antonio Giovinazzi.


LIFESTYLE

Freddie Mercury: i gioielli della Regina. GIUSEPPE CESARO

■ “Non sapete niente di me se non avete sentito un brano che si chiama Bohemian Rhapsody’ ma non importa. Quel brano è stato scritto dal signor Farrokh Bulsara, che per lo più diceva la verità. Su alcune cose esagerava un po’, ma per lo più diceva la verità”.

sody – eletto miglior singolo britannico di sempre – è uno di quei rarissimi brani spartiacque, che segnano un confine netto tra ciò che c’era prima e ciò che c’è dopo: poco meno di sei minuti di grande musica che aprono la porta su autostrade espressive ed emotive tutte da esplorare.

Ho parafrasato – spero i puristi non me ne vorranno – l’incipit di uno dei più grandi romanzi americani (“Le avventure di Huckleberry Finn”, scritto da Mark Twain nel 1884; opera dalla quale, secondo Ernest Hemingway, discende “tutta la letteratura americana moderna”) perché ciò che dice di sé il protagonista del romanzo potrebbe valere sia per la vicenda personale e artistica di Mr. Bulsara, che per molta storia del grande rock.

Farrokh Bulsara chi era costui? Una delle più grandi – se non la più grande – voce della storia del rock: Freddie Mercury, nato a Zanzibar il 5 settembre 1946 e morto a Londra, il 24 novembre 1991: 26 anni fa esatti. Fondatore, frontman (voce di quattro ottave, addirittura oggetto di studi scientifici) e autore del maggior numero di brani di successo dei Queen, una delle più importanti band di sempre: 300 milioni di dischi venduti, con album nella classifica inglese per più di 1.300 settimane complessive: l’equivalente di 25 anni.

L’uomo che volle diventare Regina Conoscete, dunque, Bohemian Rhapsody? Se non la conoscete, interrompete la lettura, cercatela in Rete, ascoltatela (l’ideale sarebbe un vinile o un cd ma, si sa, tra ‘ideale’ e ‘reale’ la strada si allunga ogni giorno di più) e poi tornate qui. Parliamo di uno dei brani rock più belli in assoluto. Per la rivista Rolling Stone – a mio avviso ingenerosamente – al 166esimo posto tra le 500 più grandi canzoni di tutti i tempi. Perché ingenerosamente? Perché Bohemian Rhap14

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Rolls: da un Queen a una drag queen Chi ha avuto l’avventura di conoscere Mr. Bulsara/Mercury lo descrive come un “uomo generoso, gentile, talvolta impaziente”, che “dedicava tutto se stesso a ciò che sentiva come importante, cioè a fare musica” (Brian May, chitarrista dei Queen), ma anche una persona di grandi e talvolta smodate, passioni. Tra queste non mancavano nemmeno le


auto, autentica ossessione del batterista della band, Roger Taylor, appassionato di corse e corridore lui stesso, non a caso autore di “I’m In Love With My Car” (“Sono innamorato della mia auto”) lato B di Bohemian Rhapsody. Quello che non tutti sanno, però, è che il leader dei Queen non ha mai preso la patente e, per i suoi spostamenti, si è sempre affidato a un autista, senza disdegnare, però, di prendere il taxi ogni volta che le circostanze lo richiedevano. Nel 2013 la Rolls-Royce Silver Shadow del 74 (V8 da 6,75 litri), utilizzata l’ultima volta nel 2002, in occasione della prima del musical “We Will Rock You”, è stata acquistata, per poco meno di 75mila sterline (circa 83mila euro al cambio di oggi), da un facoltoso e sconosciuto uomo d’affari russo. Pochi mesi più tardi il misterioso acquirente ha fatto comin’ out, rivelandosi come Verka Serduchka, affermata drag-queen ucraina, seconda classificata all’Eurovision Song Contest 2007. La performer ucraina ha successivamente dichiarato di non aver acquistato la Silver Shadow (interni in pelle grigia e legno, chiusure automatiche, alzacristalli elettrici, telefono, lettore di audiocassette e – udite, udite!: bottiglietta di profumo e confezione di fazzoletti Kleenex appartenuti alla rockstar) per guidarla, ma per donarla a un museo dedicato ai Queen. Profumo e Kleenx esclusi, naturalmente. Fiore di Lotus Unica. Letteralmente. Come la voce dell’inconfondibile Mercury. È la meravigliosa Lotus Evora S Freddie Mercury Edition, battuta all’asta al Savoy di Londra, il 5 settembre 2011, in occasione del “Freddie for a day”, quando si celebrano quelli che avrebbero dovuto essere i 65 anni della rockstar. Il ricavato (100mila sterline, offerte da un fan collezionista di super-car) va al Mercury Phoenix Trust, la fondazione creata da Brian May, John Deacon (bassista), Roger Taylor e dal manager Jim Beach, per combattere quell’AIDS che, vent’anni prima, ha strappato al mondo una delle sue voci più belle. La livrea è ispirata agli abiti di scena indossati da Mercury l’11 luglio 1986 sul palco di Wembley, in occasione dell’indi-

menticabile concerto del “Magic Tour”: carrozzeria bianco-perla, attraversata longitudinalmente da una striscia giallo-oro inserita tra due strisce rosso vinaccia – come i pantaloni del leader dei Queen – e interni gialli, come il suo giubbotto. Completano la “mercurizzazione”: Union jack e corona inglese (simbolo della band) sullo schienale e logo dei Queen (creato dallo stesso Mercury) sul poggiatesta dei sedili (Recaro), decalcomanie che richiamano la silhouette della statua dedicata da Montreaux alla rockstar (che trascorse sul lago Lemano l’ultimo periodo della sua vita) e una doppia riproduzione dell’autografo della star: sulla pelle della plancia di fronte al sedile del passeggero, e sul retro, sopra la sigla ‘Evora S’. Sotto il cofano, invece, canta – è proprio il caso di dirlo – un V6 di 3,4 litri da 350 cavalli, che consente alla Freddie Mercury Edition, di volare da 0 a 100 km/h in soli 4,8 secondi e di toccare 277 km/h di velocità massima. Non c’è che dire: due voci sublimi, senza alcun dubbio l’una degna dell’altra.

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Supplemento settimanale a l’Automobile Pubblicazione online - Reg. Tribunale di Roma n. 24/2016 del 09/03/16 Iscrizione R.O.C. n. 14674 - ISSN 2499-670X Direttore Responsabile Alessandro Marchetti Tricamo Redazione via Solferino, 32 - 00185 Roma tel. 06.45406719 • fax 06.49982874-2829 www.lautomobile.it • redazione@lautomobile.it • segreteria@lautomobile.it @lautomobile_ACI

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INNOVAZIONE STATI UNITI

Guida autonoma, ora è legge. PATRIZIA LICATA

La Camera Usa approva il Self Drive Act: piena libertà di circolazione per i veicoli robot. Ma non mancano le polemiche.

■ Si chiama “Self Drive Act” ed è la prima legge al mondo che prova a regolare lo sviluppo dell’auto autonoma. Approvata dalla Casa dei rappresentanti americana, offre, a detta dei parlamentari, un set di regole “light” capace di tutelare la sicurezza delle persone, lasciando al tempo stesso l'industria libera di innovare. Le sperimentazioni sulla guida autonoma sono iniziate negli Stati Uniti nel 2010, con i primi prototipi di Google. Non esistendo però una legge federale sulla tecnologia driverless, diversi Stati hanno emanato regole proprie, dando vita a un una serie di norme (almeno una ventina) con disposizioni contrastanti e, secondo l'industria au-

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tomobilistica, costose e restrittive: in California, Michigan e nello stato di New York, per esempio, è obbligatorio che l’auto driverless sia elettrica e dotata di volante e pedale del freno; a New York occorre anche un'assicurazione di 5 milioni di dollari per veicolo. Nuovi standard Col Self Drive Act il governo federale assume così la competenza esclusiva sulla definizione degli standard relativi a progettazione e prestazioni del veicolo senza conducente. Quanto alle norme sulla sicurezza, spetterà poi alla National highway traffic safety administration (Nhtsa) scrivere

un codice completo, comunque dopo l’approvazione del testo al Senato. Nell'attesa, l’industria automobilistica (e non) può essere esentata dai vecchi standard di sicurezza che con l'auto autonoma (di livello 5, il massimo raggiungibile) non hanno più senso, come l’obbligo di volante e pedali. Finora la Nhtsa, che fa parte del dipartimento dei Trasporti, ha avuto un limite di 2.500 esenzioni l’anno, ma col Self Drive Act potrà concederne subito 25.000, fino a arrivare a 100.000 in tre anni. Per ottenere il permesso, i costruttori dovranno dimostrare che i loro veicoli autonomi sono sicuri, riportare ogni eventuale incidente, inserire i veicoli in un database pubblico


...dal nostro mensile PUBBLICATO SUL NUMERO 11 - OTTOBRE 2017 www.lautomobile.it

Spedizione Poste Italiane Spa - Postatarget Magazine. Pubblicazione Mensile. Data P.I. 30/09/2017

INNOVAZIONE I MOTORI I LIFESTYLE

e fornire garanzie sulla protezione dei dati raccolti e sui sistemi anti-hacker. Autocertificazione In tandem con la legge approvata dal Parlamento, la Casa Bianca ha presentato l’aggiornamento (dopo la prima versione di Obama) delle sue linee guida sulla sicurezza delle auto autonome, confermando che a chi vorrà portare in strada un veicolo autonomo, basterà un'autocertificazione sulla sicurezza delle loro tecnologie per poterle sviluppare e testare, mentre continuerà ad essere necessaria l’autorizzazione delle autorità federali per la commercializzazione del veicolo.

Le associazioni dei consumatori americani non ritengono sufficienti queste garanzie, tuttavia i sostenitori della legge (che in Parlamento ha ottenuto due terzi dei sì) sono convinti che il Self Drive Act aumenterà la sicurezza: nel 2016 si sono registrati 40.000 decessi per incidenti in auto, il 94% dei quali dovuti a errore umano, secondo la Nhtsa. I più soddisfatti sono i colossi hi-tech come Uber e Google e le stesse Case automobilistiche, che ora possono sperimentare liberamente e accelerare l’ingresso sul mercato, cominciando con i servizi di ride sharing con veicoli automatizzati I tempi di entrata in vigore del Self Drive Act sono però incerti. Il pas-

Anno 119°

Nuova serie • Anno 2 • Numero 11 • Ottobre 2017 • €3,00

Elektromobilität

saggio al Senato è tradizionalmente lungo e la Camera Alta è già alle prese sia con le proteste dei sindacati dei camionisti, che non vogliono sul mercato mezzi pesanti robot per non perdere posti di lavoro, sia le pressioni degli Stati, che rivogliono indietro almeno parte dei poteri sottratti dalla nuova legge. In più, Donald Trump non ha ancora nominato il direttore della Nhtsa, l’ente cui proprio il Self Drive Act assegna i compiti più importanti: oltre a dover redigere le norme di sicurezza definitive sull’auto autonoma, è l’unico ente col potere, in caso di incidenti, di ritirare una tecnologia o un veicolo dal mercato.

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l'Automobile Week 20  

Il nuovo settimanale online de l'Automobile (1-7 dicembre)

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