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Week Settimanale digitale • Anno 1 • Numero 10 • 22/09/2017

Supplemento settimanale a l'Automobile.

INNOVAZIONE I MOTORI I LIFESTYLE

Concept PAOLO ODINZOV ■ Il Salone di Francoforte chiude domenica, dopo aver messo in vetrina realtà e sogni. Tanti modelli, quasi tutti suv e crossover, in arrivo sulle strade e appena usciti dagli stabilimenti. Concept spettacolari, cui dedichiamo questo numero del settimanale, in grado di anticipare le auto che verranno. Fantascienza e tecnologia messe insieme sperando di trovare la giusta via nella mobilità del domani, dove guida autonoma e connettività sono le pa-

role d'ordine per aprirsi un varco. A patto di muoversi con sistemi a zero emissioni. Dall'Aicon dell'Audi, alla Renault Symbioz, le futuristiche “macchine” dello show tedesco mostrano perfino come passeremo il tempo nelle automobili quando queste faranno tutto da sole. E se con Isabella, nei mesi a venire, tornerà perfino sulla scena il costruttore tedesco Borgward non più attivo dal 1963, rilanciato da investitori cinesi, alla giapponese Aspark già pensano di battere tutti i record di accelerazione con Owl, supercar elettrica senza compromessi. 27 Marzo 2017 ·

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AUTO E MOTO

Audi due concept per il futuro. PAOLO ODINZOV

■ Audi mette il futuro in vetrina al Salone di Francoforte. Tra raggi laser ed effetti scenografici degni di un film di fantascienza, la Casa tedesca ha presentato i prototipi Elaine e Aicon che anticipano soluzioni progettuali e dotazioni destinate ad essere impiegate sulle vetture con Quattro Anelli che verranno. Ambedue le concept hanno propulsioni completamente elettriche e contengono nel nome le lettere AI che identificano un insieme di tecnologie innovative nel campo della mobilità. A cominciare dai sistemi di guida autonoma, portata sulla Aicon a livello 5. Fino a equipaggiamenti pensati per ridurre lo stress e offrire nuove possibilità di utilizzo del tempo trascorso a bordo, contando su intelligenze artificiali e apprendimento automatico che permetteranno ai veicoli di interagire costantemente con l'ambiente circostante e i passeggeri. Elaine, il suv del domani L'Audi Elaine deriva dal prototipo e-tron Sportback presentato al Salone di Shanghai e richiama nelle forme quelle di un crossover-coupé dalle generose dimensioni, con una lunghezza di 4,9 metri. Impiega 3 propulsori elettrici, per una potenza totale di 375 chilowatt e 500 chilometri di autonomia, e offre una guida automatizzata gestendo da sola molte situazioni. Ad esempio la ricerca di un parcheggio, perfino senza il conducente a bordo, e le successive manovre per fermare l'auto. Oppure la marcia autostradale. Grazie a un network specifico Audi AI Zones, la Elaine può essere interfacciata, attraverso una specifica app con smartphone e tablet, e ricevere istruzioni da remoto per effettuare autonomamente diversi compiti tra cui ricaricare la batteria

o recarsi a un autolavaggio. Il Personal Intelligent Assistant (PIA), consente alla vettura di combinare informazioni sul traffico, assieme alle abitudini e i comportamenti del guidatore, allo scopo di fornire indicazioni e consigli vocali. Interpretando anche lo stato d'animo del conducente, tramite un braccialetto che rileva e invia alla intelligenza artificiale della Elaine dati biometrici come la temperatura e battito cardiaco. Con la Aicon, il marchio di Ingolstadt anticipa gli stilemi di un possibile family feeling nel design quando le automobili potranno guidare completamente da sole. Priva di volante e pedali, questa “idea” di berlina sportiva è un concentrato di innovazioni riguardo trazione, assetto, digitalizzazione e sostenibilità. La carrozzeria, senza il montante centrale e con le portiere che si aprono in senso opposto l'una all'altra, è caratterizzata dal frontale single frame con 600 pixel 3D che possono animare lo sguardo della vettura e generare una infinità di animazioni per farla comunicare con l'esterno. Aicon, saluta e guida da sola L'abitacolo della Aicon è, invece, una sorta di open space 2+2 dove i passeggeri possono dedicarsi alle più svariate attività. Anche qui il Personal Intelligent Assistant permette di “colloquiare” con il veicolo. Mentre diverse superfici sensibili con feedback aptico e un sistema di eye-tracking consentono di attivare diverse funzioni. La meccanica, della potenza totale di 260 chilowatt e 550 Newtonmetri di coppia, prevede 4 motori elettrici: uno su ogni ruota. L'alimentazione è affidata a delle batterie allo stato solido, capaci di recuperare l'80% dell'energia in meno di 30 minuti, che permettono un'autonomia fino a 800 chilometri. 22 Settembre 2017 ·

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AUTO E MOTO

AUTO E MOTO

Aspark Owl, fulmine a batteria.

Renault Symbioz, auto e casa.

PAOLO ODINZOV

CARLO CIMINI

■ La Aspark Owl promette di essere l'auto con l'accelerazione più bruciante al mondo. Con i suoi 100 chilometri orari in appena 2 secondi supera, infatti, nello scatto persino la Bugatti Chiron accreditata di 2,5 secondi.

■ Portare casa con sé, ovunque. Al Salone di Francoforte è stata svelata una concept-car di Renault per il 2030, chiamata Symbioz: un veicolo autonomo, elettrico e connesso che interagirà con l'abitazione, gli altri veicoli e le infrastrutture stradali. L'azienda francese avvierà i test su strada entro fine anno.

Peso piuma Esposta sotto forma di prototipo al Salone di Francoforte, la hypercar giapponese è equipaggiata con una propulsione che sfrutta due motori elettrici capaci di sviluppare una potenza complessiva di 435 cavalli con una coppia di 764 Newtonmetri. Numeri da primato, soprattutto se si pensa che la Owl pesa appena 850 chili: nonostante la lunghezza di 4 metri e 83 centimetri, contrapposta ad un'altezza di soli 990 millimetri.

Potenza e tecnologia Il concept Renault Symbioz va a batteria ed è capace di garantire uno scambio continuo di energia tra casa e auto, gestita da una rete intelligente: quando l'auto non è in funzione, sarà possibile infatti utilizzare l'energia per l'abitazione, per esempio in caso di un black out. La potenza elettrica erogata dal propulsore è equivalente a quella di 500 cavalli.

Carbonio e spoiler L'estrema leggerezza della nipponica è dovuta alla scocca in fibra di carbonio, mentre i cerchi (da 19 e 20 pollici) ed altre componenti sono costruite utilizzando magnesio, acciai speciali e alluminio. Diverse appendici aerodinamiche permettono, inoltre, alla vettura un elevato carico per garantire il migliore comportamento stradale anche tirandola al limite, con una velocità di 280 chilometri orari.

Un concept una squadra Il concept è stato progettato insieme ad aziende esterne alla Renault, all'interno del programma “Open Innovation” dove ognuna ha dato il suo contributo: LG per lo sviluppo dell'interfaccia uomo-macchina, Ubisoft per l'esperienza virtuale, Devialet per il sistema audio dell'abitacolo, Sanef per la comunicazione tra il veicolo e le infrastrutture, TomTom in materia di geolocalizzazione e Iav nell'ambito della guida autonoma.

Non va lontano Unico neo della Aspark Owl, che probabilmente verrà risolto nella versione di serie, è l'autonomia ridotta, circa 150 chilometri, dovuta all'adozione di batterie estremamente compatte proprio per non gravare sulla massa totale.

Addio alla semplice auto “Il modo in cui utilizziamo i nostri veicoli sta cambiando. L'automobile è molto più di un mezzo per spostarsi da un punto A a un punto B. Un vero concentrato di tecnologie, il nostro mezzo diventa interattivo e propone uno spazio personalizzato che collega i passeggeri tra loro e con gli oggetti

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e le infrastrutture che li circondano”, ha spiegato Thierry Bolloré, direttore alla Competitività del gruppo Renault. “Nel 2030, la guida autonoma migliorerà la nostra vita quotidiana permettendoci di sfruttare diversamente lo spazio a bordo di un veicolo.”

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Honda CR-V, ecco l’ibrido. REDAZIONE

- prevista per la seconda metà del 2018 - la CR-V verrà inizialmente proposta in versione con un motore a benzina da 1.5 litri, sia con cambio tradizionale a sei marce che con un sistema a variazione continua. Per il mercato europeo non è prevista la motorizzazione diesel.

AUTO E MOTO

Isabella, provaci ancora Borgward. PAOLO ODINZOV

■ Al Salone dell'auto di Francoforte, la Honda ha presentato la quinta generazione del suv CR-V in versione ibrida. Un prototipo quasi pronto per il mercato, che segna il ritorno del costruttore giapponese in Europa nel settore dei modelli benzina-elettrici. La Honda CR-V ibrida è dotata del sistema i-MMD, Intelligent Multi Mode Drive e si compone di un tradizionale Turbo Vtec da 2,0 litri a benzina e di due motori elettrici, uno che funge da propulsore e uno da generatore. L'auto ha tre sistemi di guida differenti, elettrico (Ev Drive), ibrido (Hybrid Drive), e a motore (Engine Drive). Tre modalità In modalità Ev Drive la propulsione è esclusivamente quella elettrica a emissioni zero. Con la funzione Hybrid, invece il motore a benzina alimenta il generatore elettrico che a sua volta alimento il propulsore a batteria e nello stesso momento raccoglie l'energia in eccesso nelle batterie. Quando l'auto funziona col motore a benzina si può attivare la modalità “boost on demand” che utilizza energia extra dalle batterie. Addio diesel Dal punto di vista estetico, la versione europea - l'auto è già in commercio negli Usa - cresce: sarà più larga, lunga e alta con cerchi e ruote maggiorati, montanti anteriori più sottili. Il frontale verrà caratterizzato dalla nuova grafica voluta da Honda. In attesa della commercializzazione dell'ibrido

■ Sostenuta da capitali cinesi torna a far parlare di sé la Borgward. Lo storico marchio tedesco, non più attivo dal 1963 e in fase di rilancio, ha presentato al Salone di Francoforte la concept Isabella: prototipo ispirato nel nome ad un modello simbolo per la Casa di Brema e che anticipa nei contenuti una berlina coupé spinta da una trazione elettrica. Dotazioni hi-tech Lunga 5 metri, larga 1,92 e alta 1,40, Isabella è caratterizzata da una carrozzeria che non manca di dotazioni particolari e ne rivelano fin dall'esterno l'anima hi-tech contribuendo allo stesso tempo ad accentuarne l'aerodinamica. Ad esempio le telecamere integrate nelle prese d'aria dietro i parafanghi anteriori, oppure le 4 porte scorrevoli prive di montante centrale. Abitacolo per quattro La singolare vettura dispone di un abitacolo capace di ospitare quattro persone su poltrone singole e propone all'interno una console centrale, che sembra quasi sospesa nell'aria, composta da pannelli touch 3D e dalla quale possono essere comandate tutte le funzioni di bordo, vista la mancanza totale di tasti fisici. 22 Settembre 2017 ·

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Va lontano e ovunque Riguardo, invece, alla meccanica, la Borgward Isabella è equipaggiata con due motori elettrici ePropulsion, uno per asse, alimentati da batterie LG Electronics che si ricaricano all'80% in mezz'ora e permettono un'autonomia di 500 chilometri. Grazie alla potenza complessiva di 300 cavalli e la coppia di 450 Newtonmetri, accelera da 0-100 in 4,5 secondi e raggiunge una velocità massima è di 250 orari. Contando, per dare il massimo su ogni tipo di fondo, sulla trazione integrale.

AUTO E MOTO

Skoda, una Vision E per il futuro.

specchietti retrovisori, sostituiti da due telecamere che proiettano le immagini su display dedicati. Inoltre, sono state migliorate le tecnologie di assistenza e connettività per i passeggeri, ora in grado di comandare la gestioni dei contenuti multimediali in maniera autonoma. La guida assistita è stata avanzata fino al terzo livello (il massimo disponibile sul mercato): l'auto è in grado di guidare parzialmente da sola, gestendo sia la direzione che l'accelerazione e la frenata, ma necessita ancora del guidatore per intervenire in caso di pericolo non preventivato. Attenzione alla salute Una serie di strumenti monitorano costantemente lo stato di attenzione e di salute di chi guida, e consentono al software di intervenire in caso di problemi, rallentando il veicolo fino a fermarlo. Un display touchscreen, posizionato centralmente sulla plancia, permette di controllare tutte le funzioni del sistema di connessione della vettura. L'abbondante spazio abitabile interno, organizzato intorno a quattro sedili singoli, dotati anch'essi di schermi personali che accedono alle principali informazioni di bordo, rendono la nuova Vision E, perfetta per le abitudini e le comodità di tutta la famiglia.

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VALERIO ANTONINI

Volkswagen T-Roc, debutto è on-line. PAOLO ODINZOV

■ Anteprima europea al Salone di Francoforte, per il concept Vision E di Skoda, primo veicolo a propulsione elettrica della Casa boema. Un design innovativo, futuristico, ulteriormente sviluppato rispetto alla versione già mostrata al Salone di Shanghai nella scorsa primavera. In particolare in evidenza l'assenza del montante centrale, tolto per massimizzare l'abitabilità interna, le portiere che si aprono in senso opposto a quello di marcia, che donano al veicolo un impatto da super sportiva e il profilo avveniristico del frontale, più pronunciato, che offre una maggiore stabilità (almeno percepita visto che la Vision E è ancora solo un concept da Salone) alla vettura. Anche autonoma La nuova Vision E è alimentata da due motori elettrici in grado di erogare una potenza complessiva di 225 chilowatt e ha un'autonomia dichiarata di 500 chilometri. Il prototipo dovrebbe raggiungere la velocità massima di 180 chilometri orari. Sulle fiancate, si nota immediatamente l'assenza degli 6

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■ La Volkswagen T-Roc debutterà nella rete ancora prima che nelle concessionarie. A partire dalla mezzanotte del 19 settembre, 190 esemplari della nuova crossover del marchio tedesco potranno essere acquistati per 190 ore, in una edizione esclusiva (neppure a dirlo chiamata Edition 190), direttamente sul sito di Volkswagen Italia.


Versione speciale da 190 cavalli La Volkswagen T-Roc Edition190 verrà proposta al prezzo di 35.000 euro con il motore 2.0 TSI 190 cavalli (offerto in Italia solo per questa iniziativa), accoppiato al cambio a doppia frizione DSG a 7 rapporti e alla trazione integrale 4MOTION. La sarà carrozzeria bicolore in White Silver metallizzato, dotata di tetto panoramico con montanti anteriori e specchietti retrovisori neri, e proporrà tra gli equipaggiamenti diverse dotazioni, come ad esempio le pinze freni rosse e i cerchi in lega “Suzuka” da 19 pollici. Oltre alle più moderne tecnologie assistenza, tra cui il rilevamento della stanchezza del guidatore e il cruise control adattivo, e un sistema d'infotainment comprensivo di Sound system Beats da 300 Watt. Pochi click per averla Il processo di acquisto della T-Roc Edition 190 è semplice: si compila online l'apposito form e si versa a titolo di prenotazione, 500 euro tramite carta di credito, che verranno poi restituiti sia in caso di acquisto, sia di mancata sottoscrizione del contratto. A seguito della prenotazione si avranno sette giorni per sottoscrivere la proposta di acquisto presso la concessionaria scelta.

dopo 68 anni di onorata carriera durante la quale ha scarrozzato per le campagne intorno alle residenze reali persino la Regina Elisabetta. Tutto secondo la legge L'operazione dal punto di vista legale sarebbe possibile, in quanto il design originale della Defender non è attualmente registrato in Gran Bretagna. Anche se da Jaguar Land Rover hanno fatto sapere che è, comunque, stato registrato in molti paesi, operazione in corso anche in Gran Bretagna. 25.000 vetture l'anno L'intenzione Ratcliffe è di costruire 25.000 “copie” della Defender l'anno. Il che farebbe della Ineos uno dei maggiori produttori di automobili britanniche, con un volume superiore a quello dei marchi di piccole dimensioni e lunga data: come Aston Martin, McLaren, Bentley e Rolls-Royce. Ratcliffe ha dichiarato di avere già investito allo scopo quasi 680 milioni di euro e di voler iniziare la produzione del suo nuovo mezzo entro il 2021. Puntando a mettere su delle fabbriche ad hoc in Gran Bretagna, nella città settentrionale di Hull e sulla costa orientale dalla Scozia, previo il sostegno del governo. Oppure scegliendo paesi come la Germania dove la Ineos potrebbe utilizzare siti esistenti abbattendo i costi.

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Il Defender a rischio clonazione.

Il “Toro” parla Russo.

PAOLO ODINZOV

VALERIO ANTONINI

■ La Brexit preoccupa molti, inglesi e non solo, ma non il miliardario Jim Ratcliffe. Secondo la Reuters l'uomo d'affari britannico, amministratore delegato del colosso petrolifero Ineos, starebbe infatti niente meno che meditando di produrre un mezzo che ricalchi nei connotati la Land Rover Defender: mitica off-road uscita di produzione nel 2016

■ A San Pietroburgo è stata aperta la mostra esclusiva dedicata al design Lamborghini, allestita presso l'Erarta, il museo d'Arte Moderna e Contemporanea. I visitatori potranno immergersi nel percorso evolutivo dello stile e delle forme che hanno caratterizzato la produzione del marchio di Sant'Agata Bolognese. Espressioni e concetti di design

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fortemente innovativi, nati dal genio creativo di grandi maestri del settore, tra cui Marcello Gandini (progettista, tra le altre, della celebre Miura). Alla mostra sono presenti cinque vetture e sei modelli di stile che illustrano i passaggi evolutivi del marchio: dall'aristocratica eleganza degli albori, rappresentati perfettamente da una 400gt del 1965 con carrozzeria da touring superleggera, agli eccessi tecnologici di oggi raffigurati nella Centenario, creata dal Centro Stile Lamborghini nel 2016. Auto dipinte La mostra è corredata anche da due enormi tele, dipinte a mano, che raffigurano la Countach (sempre disegnata da Gandini) e la Centenario. Il percorso prevede, poi, l'esibizione di alcuni motori restaurati per l'evento. Tra i più particolari quello da oltre 1500 cavalli che ha permesso a Lamborghini di conquistare dieci titoli mondiali nella motonautica, categoria Offshore. Infine da non perdere una rarissima Diablo Gt e una Gallardo Super trofeo. Museo tecnologico La mostra, che inaugura una nuova ala del Museo dedicata alla tecnologia, è in programma fino al 17 dicembre. “Siamo onorati di aver ricevuto questo invito da un museo d'arte così importante” ha dichiarato l'amministratore delegato di Lamborghini, Stefano Domenicali, “una mostra dedicata al nostro design è la conferma che il linguaggio stilistico Lamborghini è paragonabile ad un concetto più artistico che meccanico. Auguriamo alla mostra di Erarta un successo almeno pari a quello che le nostre vetture stanno avendo nel mondo e siamo contenti che una città stupenda e ricca di storia come San Pietroburgo sia la cornice di un evento del genere”.

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■ La Porsche 911 non è una semplice vettura, ma un'auto che dal 1963 si rinnova per superare se stessa con versioni sempre più potenti e prestazionali. L'ultima in ordine di tempo è la GT2 RS, esposta al Salone di Francoforte: un bolide da 700 cavalli e 750 Newtonmetri, capace di fermare il respiro con una accelerazione da zero a cento in soli 2,8 secondi e una velocità massima di 340 chilometri orari. Carbonio e magnesio Per farlo, la tedesca impiega un motore boxer biturbo da 3.8 litri con turbine maggiorate, impianto di scarico in titanio e un sistema di nebulizzazione dell'acqua sugli intercooler, accoppiato al conosciuto cambio automatico Pdk a sette marce e alla trazione posteriore. Fibre sintetiche, carbonio e altri materiali come magnesio e alluminio sono, invece, gli ingredienti che permettono alla new entry di Zuffenhausen una massa ridotta fino a 1.390 chilogrammi nella versione più leggera della gamma Weissach Package. Elettronica da pista Per consentire di sfruttare appieno le prestazioni, la Porsche 911 GT2 RS utilizza una meccanica con asse posteriore sterzante. Il controllo Porsche Stability Management previsto a bordo dispone, poi, di una taratura specifica per limitare al massimo l'intervento dell'elettronica nella marcia. Questa vettura propone, inoltre, di serie un impianto frenante carboceramico e soluzioni aerodinamiche per incollarla a terra: tra cui le prese d'aria anteriori e un vistoso alettone posteriore. Listino stellare ma c'è tutto Completa la Porsche 911 GT2 RS un abitacolo rifinito in pelle nera e Alcantara rossa fornito, visto anche il listino stellare del modello a quota 293.700 euro, di equipaggiamenti da prima della classe: compreso il sistema d'infotainment PCM con Connect Plus e Porsche Track Precision.

GT2 RS 911, la più potente. McLaren, una special tutta verde. AUTO E MOTO

PAOLO ODINZOV

PAOLO ODINZOV ■ McLaren ha realizzato un'altra vettura da sogno nel reparto di personalizzazione MSO (McLaren Special Operations). Questa volta si tratta della 570GT speciale che ripropone nella livrea la stessa colorazione verde XP Green impiegata dalla Casa di Woking sulla F1 XP GT Longtail del 1997. Ovvero il modello utilizzato per i vari test di omologazione della supersportiva impiegata al tempo in varie competizioni tra cui il campionato FIA GT. 8

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Solo per sei Prodotta con il contagocce in soli 6 esemplari, identificati da una placchetta metallica, la McLaren 570GT speciale si distingue all'esterno anche per le rifiniture in arancione sulle diverse appendici aerodinamiche, come lo splitter anteriore, le minigonne e il diffusore posteriore, che fanno parte dell'allestimento MSO. Mentre all'interno l'abitacolo è rivestito con della pelle di tonalità Saddle Tan, impreziosita da impunture a contrasto verdi che riprendono il colore della carrozzeria e degli inserti nei sedili. Prestazioni da pista Riguardo alla meccanica, la special inglese non presenta modifiche rispetto al modello di serie da cui deriva e impiega il conosciuto V8 benzina di 3.8 litri biturbo da 570 cavalli e 600 Newtonmetri di coppia, con il quale può scattare da zero a cento in soli 3,4 secondi e raggiungere una velocità massima di 328 chilometri orari.

C'è chi dice no Dieci membri del Parlamento di Westminster hanno scritto a Khan - che è anche il presidente del Transport for London - invitandolo a riconsiderare la posizione di Uber, sotto accusa a causa dei tantissimi problemi legali che continuano ad affliggere la società californiana. Secondo alcuni, Uber sarebbe responsabile di un aumento dell'inquinamento (nonostante l'impegno recentemente preso di avere una flotta tutta elettrica o ibrida entro il 2020) e in Gran Bretagna si appena spenta l'eco di un altro scandalo: è stato infatti scoperto che, fino a pochissimo tempo fa, ai dipendenti erano negati alcuni diritti fondamentali legati al lavoro, come l'assenza retribuita in caso di malattia e le coperture assicurative. Steve McNamara, segretario generale dell'associazione dei tassisti ha colto la palla al balzo e ha detto senza mezzi termini, “quella è una compagnia di profittatori”. In ogni caso, sia Uber che le compagnie di taxi concorrenti sono pronte a mettere in campo una squadra di avvocati per impugnare la decisione dell'amministrazione comunale. Prezzo alto Ma non ci sono solo le ormai croniche beghe legali a disturbare il sonno dei vertici britannici di Uber. A complicare le cose c'è anche un nuovo regolamento varato proprio dal Transport for London che ha fatto crescere a dismisura le tariffe che le varie società pagano per avere il permesso di operare nella città. A oggi Uber ha pagato, per gli ultimi 5 anni, la miseria dell'equivalente di 3.380 euro. Ma per il prossimo quinquennio si parla di una cifra ben diversa, tradotto dalle sterline in oltre 3 milioni e 200.000 euro. La misura è stata presa per cercare di calmierare un mercato dove sempre più società private offrono servizi di trasporto per le persone.

BUSINESS

Londra a rischio per Uber.

Secondo uno dei membri del Transport for London, “il mercato ha visto una crescita incredibile negli ultimi anni. Si è passati da 65.000 auto con il permesso di accompagnare clienti in giro del 2014, alle attuali 116.000. Le tariffe non possono che seguire questo andamento”. Secondo stime del comune, questo aumento porterà nelle casse londinesi circa 30 milioni di sterline (oltre 33 milioni di euro), invece dei 4 milioni di sterline preventivati.

COLIN FRISELL ■ Il futuro di Uber a Londra è in dubbio. La società californiana di ride hailing - il servizio di passaggi tramite auto private che fa concorrenza ai taxi e funziona via app - ha un contratto col Transport for London (l'ufficio che si occupa di gestire il trasporto nella capitale inglese) in scadenza il prossimo 30 settembre e c'è chi sta chiedendo a gran voce al sindaco Sadiq Khan di non rinnovarlo. 22 Settembre 2017 ·

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BUSINESS

Google sale su Lyft. PATRIZIA LICATA

e ha già un accordo con Waymo per testare insieme le auto a guida autonoma: Lyft, come Uber, intende nel futuro creare una flotta del ride hailing di auto senza autista. Prendete Lyft. Lo dice Jeff Bridges Google potrebbe mirare prima o poi a comprarsi tutta Lyft: l'anno scorso le due aziende si sono incontrate per discutere di una possibile acquisizione, ma con un nulla di fatto. In seguito John Zimmer ha dichiarato che la sua priorità è che Lyft resti indipendente. Per ora dunque intascherà il suo miliardo di dollari da Google e andrà alla conquista del mercato. Come fa Jeff Bridges in viaggio su un carro alla conquista del West nella nuova pubblicità di Lyft in onda negli Stati Uniti e in cui l'attore, folta barba bianca, cappello da cowboy e polvere del deserto sugli stivali, ammonisce il pubblico: “Ci sono modi diversi di arrivare allo stesso posto, è importante fare la scelta giusta”. Come dire, i servizi di ride hailing non sono tutti uguali.

STORICHE

■ Una nuova grana per Uber. È in fondo questo il significato delle manovre di Google per prendersi una fetta di Lyft, per ora finanziandola con 1 miliardo di dollari ma potenzialmente per attrarla nel gruppo Alphabet, la holding che riunisce Google e tutti i suoi spin off, tra cui Waymo, che si occupa di tecnologie per la guida autonoma. Lyft è la rivale americana di Uber nel settore del ride hailing, i servizi taxi che usano le auto di privati cittadini e si prenotano e pagano tramite un'applicazione sullo smartphone. Una manna per Zimmer e Green Secondo Bloomberg, Alphabet starebbe trattando con Lyft per concederle un investimento o tramite la società di private equity del gruppo, CapitalG, o tramite Google. Oculatamente guidata dai suoi fondatori John Zimmer e Logan Green e con una disponibilità di spesa molto minore rispetto a Uber, Lyft con 1 miliardo di dollari potrebbe lanciarsi in un'espansione aggressiva sul mercato: potrà pagare di più gli autisti, abbassare il prezzo delle corse, investire in marketing, magari puntare a una decisa internazionalizzazione. Un vero affondo anti-Uber in un momento molto delicato per il colosso del ride hailing che sta perdendo clienti sull'onda di una serie di scandali - dalle molestie sessuali in azienda alle cause legali fino ai guai con i regolatori americani per aver aggirato il divieto di operare in alcune città. Google, tutto finito con Uber? La vicenda è tuttavia complicata. Tramite la società di venture capital GV del gruppo Alphabet, Google è un importante investitore di Uber. Tuttavia, il suo spin off Waymo è concorrente di Uber nel settore delle tecnologie per il driverless - anzi, ha fatto causa a Uber per presunto furto di proprietà intellettuale. Lyft si è inserita abilmente nelle maglie del deteriorato rapporto tra Google e Uber 10

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Seat 600, compleanno da record. VALERIO ANTONINI

■ Buon compleanno Seat 600. Lo hanno gridato in 4.000 accorsi sul circuito catalano di Montmelò, in occasione dell'evento celebrativo organizzato dalla Casa spagnola per festeggiare i 60 anni della sua “piccola”, prodotta dal maggio 1957 fino all'agosto del 1973. “Pallina” all'italiana All'evento - frutto di un meticoloso lavoro durato più di due mesi - sono stati presentati 787 esemplari, un numero che è valso alla manifestazione di entrare nel Guinness di primati, battendo il precedente raduno che aveva visto partecipare 600 auto.


Chiamata affettuosamente “pelotilla”, cioè pallina la Seat 600 è gemella della versione italiana e fu costruita su licenza Fiat, riprendendo in tutto il disegno di Dante Giacosa, papà di alcune delle più fortunate vetture nate a Torino. Fino al 1973, quando si interruppe la produzione, ne vennero realizzati in Spagna in tutto quasi 800.000 esemplari. Fu l'auto che accompagnò il “miracolo economico” spagnolo, la grande ripresa dopo la tragedia della Guerra Civile. L'auto venne anche esportata in Argentina, in Polonia e perfino in Finlandia. L'auto del popolo Entusiasta il presidente Seat, Luca De Meo, ospite d'onore dell'evento: “Siamo orgogliosi di festeggiare, insieme ai nostri fan, un pezzo di storia della Spagna. La 600 rappresenta meglio di ogni altra cosa la voglia di rinascita del Paese in un periodo storico, difficile, ma che segnò anche un grande sviluppo per il settore manifatturiero spagnolo. Grazie alla piccola opera dei nostri ingegneri, Seat è divenuta uno dei punti di riferimento dell'industria nazionale, dal '57 fino ad oggi”. Anche il Ceo di Seat, Mikel Palomera, ha partecipato al raduno girando in pista con la propria auto d'epoca personale: “Per la gente spagnola, la 600 è la vettura del popolo. Ha unito le famiglie negli spostamenti in città e non solo. È fantastico stare qui, tutti insieme, per dare il giusto tributo a uno dei simboli del nostro Paese”.

SMART MOBILITY

Roma, capitale alla ricarica. MARINA FANARA

■ Oltre 700 colonnine di ricarica entro il 2020, distribuite capillarmente su tutto il territorio: è questo l'obiettivo del Piano di Roma per la mobilità elettrica che, a sua volta, è uno dei pilastri del Piano urbano di mobilità sostenibile at-

traverso il quale il Campidoglio, ha sottolineato Linda Meleo, assessore alla Città in movimento, intende “cambiare le abitudini dei cittadini e convincerli a spostarsi in maniera rispettosa dell'ambiente”. Dal 2020 oltre 13.000 nuovi veicoli elettrici l'anno La quantità della stazioni di rifornimento è stata stabilita (coerentemente ai parametri fissati dal Piano nazionale infrastrutturale per la ricarica dei veicoli elettrici Pnire) in base al numero di veicoli a batteria previsti per il 2020: il 2% del mercato, stando alle stime del Pnire, che per Roma significa 13.500 nuove vetture a batteria l'anno. Visto che, sempre stando a quanto fissato dal Piano nazionale, dovrà essere disponibile una colonnina ogni 10 veicoli elettrici e che le stazioni romane disporranno di due prese ognuna, il calcolo è presto fatto: il fabbisogno per la capitale sarà di almeno 700 punti di rifornimento. Colonnine a distanza pedonale Quanto alla localizzazione, saranno posizionate (una ogni 5 chilometri) stazioni di tipo fast charge (in grado cioè di ricaricare l'80% della batteria in circa mezz'ora) lungo gli assi viari principali della Capitale, le Mura Aureliane e il Grande raccordo anulare (Gra) dove, tra l'altro, anche Enel ha in programma di installare proprie infrastrutture ad alta potenza aperte al pubblico (sui dettagli vige ancora il massimo riserbo). Saranno invece di tipo tradizionale i punti di ricarica sparsi sul territorio: il programma del Campidoglio ne fissa uno ogni 300 metri (a distanza “pedonale”, secondo gli intenti dell'Amministrazione) nelle zone ad “alta densità di lavoratori” (abitualmente “il pieno” si fa prima di tornare a casa). I tecnici del Comune ne hanno individuate 320. Le colonnine ovviamente, saranno presenti presso le aree di servizio, i garage (per quelli con più di 800 posti macchina sarà obbligatorio) e i grandi parcheggi. Il Comune ha anche stabilito una serie di incentivi a riguardo: per esempio, i nuovi distributori di carburante che installeranno un punto di ricarica elettrica potranno disporre di un 15% in più di cubatura, inoltre per le altre strutture è allo studio uno sconto sulla Tari, l'imposta sui rifiuti. Ai romani l'ultima parola Il Piano elettrico, in fase di definitiva approvazione, a breve sarà sottoposto a consultazione pubblica, anche tramite il portale ad hoc allestito da Palazzo Senatorio per il Piano Urbano della mobilità sostenibile (www.pumsroma.it): i cittadini potranno dare valutazioni ai vari interventi pianificati dal Comune, suggerire aggiustamenti, esprimere particolari criticità di spostamento, anche per quanto riguarda la mobilità elettrica. “Dopo un periodo di progettazione molto complesso”, ha sottolineato il sindaco Virginia Raggi, durante la presentazione delle opere in programma per i trasporti nella Capitale, “stiamo cercando di rivoluzionare l'intero sistema di mobilità: la città è invasa dalle auto, dobbiamo farla diventare a misura d'uomo. Non vogliamo singoli interventi slegati uno dall'altro, il nostro intento è mettere in rete tutto quello che abbiamo, di nuova e vecchia realizzazione: ciclabili, preferenziali, mezzi pubblici, sharing mobility e modi di spostamento a zero impatto ambientale. A questo proposito, le 700 nuove colonnine che installeremo per il 2020 sono solo la soglia minima che ci siamo prefissati, speriamo che in realtà possano diventare molte di più”. 22 Settembre 2017 ·

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LIFESTYLE

Warhol: dall’auto all'arte in 24 minuti. GIUSEPPE CESARO

■ “Poche cose incarnano i concetti di ripetitività e serialità, tanto cari all'estetica di Andy Warhol (al secolo Andrew Warhola Jr., nato a Pittsburgh, Pennsylvania, il 6 agosto 1928 – 89 anni fa esatti domani – e morto a New York, il 22 febbraio 1987), come un'auto da corsa in un circuito. La vediamo sfrecciare davanti ai nostri occhi per una frazione di secondo, una cinquantina di volte ogni minuto e poco più, e ci appare sempre immobile – nell'istante nel quale l'occhio riesce a catturarla, ovviamente – e identica a se stessa. Immobile e identica come una delle innumerevoli immagini-icona che, a partire dagli anni '60 del secolo scorso, hanno reso Andy Warhol uno degli esponenti più significativi della 'Pop Art' (il "secondo artista più comprato e venduto al mondo dopo Pablo Picasso", secondo l'economista inglese Donald Thompson) e, soprattutto, hanno contribuito a plasmare il nostro immaginario. La donna che sparò a Marilyn Qualche esempio? Le “Campbell's Soup Cans” (i barattoli di zuppa Campbell, 1962) e le “Green Coca-Cola Bottles” (le bottigliette verdi della Coca-Cola, anch'esse del 1962); 12

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il “Triple Elvis” (“Triplo Elvis”, 1963) in bianco e nero o le cinque coloratissime Marilyn Monroe (“Blue Shot Marilyn”, 1964). A proposito di queste ultime si narra che Dorothy Podber – musa e ispiratrice di molti artisti – sia entrata nel “The Factory” (lo studio newyorchese di Warhol) e abbia chiesto all'artista: “Can I shoot Marilyn?”. Warhol, pensando la Podber intendesse scattare qualche foto ('to shoot', in inglese, significa sia 'fotografare' che 'sparare'), risponde di sì. La donna, allora, tira fuori un revolver e spara a Marilyn proprio in mezzo agli occhi. Sarà l'ultima volta che Dorothy Podber metterà piede al “The Factory”. “Sono stata una ragazzaccia per tutta la vita – dichiarerà in un'intervista del 2006 – giocare brutti scherzi alla gente è la mia specialità”. Famosissimi anche i ritratti di grandi leader mondiali (Mao Zedong, Che Guevara, John Kennedy o la Regina Elisabetta) e di star del jet-set internazionale (Albert Einstein, Liza Minnelli, Liz Taylor, Muhammad Alì, John Lennon, Mick Jagger, Michael Jackson e innumerevoli altri). Una galleria di tutto ciò che ha reso immortale il Novecento, nella quale non potevano certo mancare le auto. Infatti.


47 opere per celebrare il Mercedes style “Cars” (“Auto”) è un'opera commissionata a Warhol dalla Mercedes-Benz nel 1986. L'idea era venuta a un gallerista tedesco (Hans Meyer) che, in occasione del centenario dell'invenzione dell'auto, aveva chiesto un quadro della 300SL coupé. La Casa della stella a tre punte era rimasta talmente impressionata dal risultato, da commissionare a Warhol un'intera serie (80 opere per 20 modelli) per celebrare l'evoluzione del suo prestigioso design, dalla Benz Patent-Motorwagen (1885) all'avveniristica C111 (1969), disegnata da uno dei più grandi car-designer del XX secolo: il friulano Bruno Sacco. Warhol accetterà l'incarico, ma la sua serie rimarrà incompleta. L'artista, infatti, morirà l'anno successivo (1987) per un difficile intervento a una cistifellea ormai in cancrena. Warhol era letteralmente terrorizzato dagli ospedali e aveva detto al chirurgo: “Farò di lei un uomo ricco se non mi opererà”. Delle 80 opere previste, l'artista era riuscito a ultimare solo 35 serigrafie e 12 disegni di 8 modelli: i primi oggetti non americani 'ritratti' da Warhol. Bmw M1 opera d'arte da pista Non era la prima volta, però, che l'arte di Warhol incontrava l'automobile. Sette anni prima, infatti (1979), la Bmw – nell'ambito di un progetto denominato “Art Car Project” – aveva chiesto a Warhol di dipingere una versione da competizione della M1. Al contrario dei tre artisti che lo avevano preceduto (dal '75 ad oggi il progetto ha coinvolto una ventina di grandi nomi, tra i quali David Hockney, Jenny Holzer, Roy Lichtenstein, Robert Rauschenberg, Frank Stella e Jeff Koons) l'americano non volle utilizzare dei modellini e far realizzare la sua opera dagli specialisti della casa tedesca, ma dipinse direttamente la carrozzeria della M1. “Mandatemi i biglietti per Monaco – disse – e verrò a dipingere la macchina io stesso”.

Detto fatto. Gli appassionati possono vederlo all'opera su YouTube – tuta nera, guanti gialli, barattoli di vernice e pennelli – in un filmato che riprende i 24 minuti nei quali la supercar bavarese si trasforma in un'opera d'arte. “Ho cercato di rappresentare lo spirito della velocità – dichiarerà Warhol, dopo aver firmato la sua opera con il dito sul paraurti posteriore – quando un'auto va così veloce, linee e colori si mischiano e si confondono”. 9-10 giugno 1979: la M1 Andy Warhol corre la 24-Ore di Le Mans. Al volante Manfred Winkelhoc, Marcel Mignot e Hervé Poulain. Arriverà sesta assoluta e seconda nella sua categoria. Appartiene all'arte, non alla luce, la velocità più grande. Nelle due pagine publichiamo un pezzo di Lifestyle uscito ad agosto.

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STORICHE ALFA ROMEO

Una Giulietta mai nata. Nel 1955 Bertone punta sul fascino estremo per il prototipo della spider Alfa, ma ad Arese gli preferiscono la versione di Pininfarina.

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...dal nostro mensile

www.lautomobile.it

PUBBLICATO SUL NUMERO 8 - GIUGNO 2017

■ Le auto sono come le idee: le migliori diventano realtà. A volte però ci sono delle eccezioni. La Giulietta è una di queste. Tutti conoscono la spider dell’Alfa Romeo nata dalla matita di Pininfarina nel 1955, ma in pochi sanno che è il frutto della sfida innestata da Max Hoffman, importatore statunitense di auto, che chiede ad Arese 2.500 cabrio da lanciare sul mercato californiano. A Pininfarina e Bertone viene così affidata la commessa di vestire un telaio monoscoc-

ca spinto da un quattro cilindri 1.3 da 80 cavalli. Ne scaturiscono quattro prototipi, due per ogni centro stile: Pininfarina ricalca le linee dell’Aurelia B24, mentre il designer Franco Scaglione si lancia per Bertone in una duplice visione. La prima è una spider compatta con silhouette morbida, cofano sagomato fino alla griglia centrale e pinne posteriori prive di luci. La seconda incarna l’evoluzione in un’auto geniale: le linee sono sinuose ed ogni elemento è raccordato in un

Spedizione Poste Italiane Spa - Postatarget Magazine. Pubblicazione Mensile. Data P.I. 03/06/2017

MARCO PERUGINI

INNOVAZIONE I MOTORI I LIFESTYLE

Anno 119°

Nuova serie • Anno 2 • Numero 8 • Giugno 2017 • €3,00

Stati Uniti, mai senza V8 • Tesla, il colore dei soldi • La pulce Smart • La Bugatti Chiron, che numeri • Zero di Norvegia • L’ultra coraggio di Zanardi • Guzzi MGX-21 a forma di jumbo • Avantime, design estremo • Uno e Y10, super turbo • L’elettrica che non si ferma mai

Un’automobile che ha fatto emozionare il mondo al Concorso d’Eleganza di Villa d’Este nel 2003

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unicum armonico con fari anteriori carenati, griglia plasmata nell’anteriore tra due feritoie orizzontali, cofano e bagagliaio a filo della carrozzeria, pinne laterali integrate da sottili luci posteriori. L’eleganza è enfatizzata dal profilo cromato che corre lungo la bassa linea di cintura senza seguire i passaruota, incorniciando il taglio di colore tra l’oro superiore e il bianco sottostante. A distanza di 62 anni l’auto sorprende ancora per attualità stilistica,

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ma nel 1955 appare fin troppo avveniristica, nel design e soprattutto nelle complesse tecniche di modellamento della carrozzeria con le linee curve di frontale, fianchi e posteriore. I costi di produzione spaventano infatti Alfa Romeo che scarta la proposta torinese, lanciando in produzione il modello proposto da Pininfarina. Senza togliere nulla alla Giulietta Spider venduta poi in 17.096 esemplari nel mondo fino al 1962, è difficile comprendere le ragioni dell’abbando-

no. È vero che alcuni elementi stilistici li ritroviamo cinque anni più tardi nella Giulietta Sprint Zagato, da molti considerata la più bella Alfa di tutti i tempi, e nella Spider 1600 Duetto che Arese produce in oltre 123.000 esemplari fino al ‘94, ma stupisce la perdita di ogni traccia del prototipo di Bertone fino ai primi anni duemila, quando il collezionista Corrado Lopresto lo scova in pessimo stato in un garage di Roma. Inizialmente ne pianifica il restau-


ro secondo la prima versione di Bertone, l’unica di cui si abbia ormai memoria, ma le lamiere non collimano e la ricerca di una documentazione ufficiale Alfa si rileva infruttuosa. Fino al ritrovamento di una foto dei primi proprietari, che ne attesta le forme e il colore originario nella doppia tonalità oro-bianco, anziché il rosso con cui viene rinvenuta. Il mondo torna così ad emozionarsi di fronte a questo gioiello al Concorso di Eleganza di Villa d’Este nel 2003, dove l’anno prima

un francese aveva sfoggiato il primo prototipo di Giulietta Spider firmato Bertone. Nel 2005 sale pure sul podio delle migliori auto esposte a Pebble Beach. La quotazione Si vocifera un valore intorno ai 600.000 euro, ma ogni quotazione perde significato per la ferrea volontà di Lopresto di non privarsene, al pari delle altre vetture della sua collezio-

ne che – come dice lui – conta “solo la metà delle auto che vorrei”. Il fascino di questa creatura di Bertone è anche nella cornice di mistero sul suo passato, benché tutte le auto abbiano le loro leggende. Sulla Giulietta se ne tramandano tante e la più ammaliante attribuisce il nome a un nobile russo decaduto che, di fronte al tavolo di un ristorante parigino con alcuni dirigenti Alfa, esclama: “Ecco otto Romeo, ma nessuna Giulietta”.

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Il nuovo settimanale online de l'Automobile (22-28 settembre)

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