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Supplemento settimanale a l’Automobile.

INNOVAZIONE I MOTORI I LIFESTYLE

Settimanale digitale • Anno 1 • Numero 18 • 17/11/2017

Super, Supercar

PAOLO BORGOGNONE ■ È tutto oro quello che luccica. No, non stiamo giocando a smontare il proverbio. Parliamo di un mercato che, in controtendenza rispetto a qualsiasi analisi, ragionamento o previsione (e pure al buonsenso) cresce. Tanto. Quello delle supercar, le auto da sogno: dettagli in oro o altri metalli preziosi, finissimi rivestimenti, legni pregiati, pelli rare, motori da viaggio su Marte, pneumatici da competizione, spoiler, scarichi doppi, quadrupli, cavalli a centinaia e rombo che si sente a

chilometri. E soprattutto soldi, tanti soldi per potercisi accomodare dentro. Anche perché sono fatte a mano, pezzo per pezzo, cucitura per cucitura, sono a tiratura limitata, firmate di proprio pugno da stilisti o vip e sfruttano ogni idea innovativa, ogni diavoleria della tecnica. Naturalmente sono personalizzabili in tutto, fino al più insignificante dettaglio: ai capricci (e al soldo) non si comanda. Alcune, ma pare quasi un dettaglio, sono così “super” che neanche inquinano. Sono elettriche, a volte ibride. Fate i vostri sogni. 27 Marzo 2017 ·

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AUTO E MOTO

Lusso, il mercato tira. PAOLO BORGOGNONE

■ Si chiamano Aventador, Chiron, Galene, Valkyrie, Huarya. Oppure si nascondono dietro sigle, cifre e numeri che ai profani non dicono nulla, ma che fanno tremare le vene ai polsi di chi se ne intende: 570 GT, R8, DB11. Sono le supercar, le più belle, rombanti, filanti, costose automobili del mondo. E se ne vendono ( in proporzione ai soldi che ci vogliono per acquistarle) tante. I dati del 2016 parlano di un mercato del lusso – che prende in considerazione una spesa minima di 100.000 euro mentre il tetto massimo non c’è – che è arrivato 28.500 supercar. Rispetto al 2015 la crescita è stata del 15,9%. Dati (parziali) alla mano, si fa strada l’idea che nel 2017 la crescita possa continuare ancora con un incremento che, prima dell’estate, aveva già toccato il 12% sull’anno precedente. D’altro canto, secondo Forbes, nel 2017 ci sono nel mondo 2.043 “super ricchi”, persone cioè con un patrimonio personale che supera il miliardo. Di dollari.

Paperoni a stelle e strisce Il mercato è ancora dominato dai ricchi americani, con gli Stati Uniti che da soli rappresentano il 30% del mercato mondiale. Nel 2016 i Paperoni a stelle e strisce hanno acquistato 8.377 veicoli. A distanza seguono gli inglesi con 4.600 pezzi, insediati ormai dai cinesi che, sempre nel corso del 2016, hanno acquistato 4.400 supercar. Proprio dalla Tigre asiatica viene la maggior crescita nella domanda: il saldo positivo tra il 2015 e il 2016 è stato del 54,2%. Classe anglo-italiana L’innata eleganza delle auto britanniche o il fascino eterno dei motori italiani: sono queste le due tendenze principali registrare nel mercato delle supercar 2016. Con Bentley e Ferrari (37% e 24% rispettivamente) regine tra le Case costruttrici. Podio per Lamborghini (11%) a precedere di poco altri due marchi dal cuore anglosassone, Rolls-Royce e Aston Martin, fermi al 10%.

Top Ten La top ten provvisoria del 2017 – secondo i dati dell'osservatorio del trend del mercato di Jato Dynamics – vede al comando la Maserati Quattroporte (2.848 esemplari venduti nei primi 9 mesi dell'anno), davanti alla Ferrari 488 (2.801) e alla Bentley Continental (2.739). A seguire l'Audi R8 (2.418), Bentley Bentayga (2.392), Ferrari California ( 1.727), Lamborghini Huracan (1.651); Aston Martin DB11 (1.330), Bentley Flying Spur (1.152) e Rolls Royce Dawn (713). Roba da ricchi.

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AUTO E MOTO

Porsche Cayenne, oltre il suv. PAOLO ODINZOV

Spoiler adattivo Nell’ultima generazione, in vendita con un listino da 78.000 a 143.600 euro, la Porsche Cayenne ha, inoltre, subito un profondo aggiornamento nel design. Più bassa e dinamica nelle forme della carrozzeria, sfoggia all’esterno particolari ricercati come i sottili fari a led nella parte posteriore, gli inconfondibili occhi a mandorla sulle gobbe anteriori è lo spoiler adattivo sul tetto: quest’ultimo una esclusiva assoluta nel segmento. Comandi vocali e feedback aptico Nell’abitacolo, capace di accogliere cinque persone e con un bagagliaio da 770 a 1.710 litri, la nuova Cayenne impiega poi ora lo stesso Advanced Cockpit della berlina Panamera. Da un display touch di 12,3 pollici e una console centrale con feedback aptico (lo stesso dell’iPhone), si possono gestire la maggior parte delle funzioni di bordo: perfino dialogare con l’auto facendola viaggiare a tutta velocità nella rete.

AUTO E MOTO

■ Se trent’anni fa qualcuno avesse chiesto agli ingegneri della Porsche di trasferire la dinamica di guida delle loro coupé sportive su una vettura a ruote alte da oltre 2 tonnellate di peso, gli uomini di Zuffenhausen si sarebbero messi a ridere. Tendenze e successi nel mercato hanno però spinto la anche marca tedesca a prendere in considerazione il fenomeno suv e, facendo tremare i puristi del marchio, la Porsche ha presentato nel 2002 la Cayenne: vettura con la quale si è lanciata a tutta forza nella categoria, trovando subito il successo.

Il nuovo Millennio Lamborghini. LUCA GAIETTA

Tre generazioni dal 2002 La Cayenne ha, infatti, conquistato fino ad oggi oltre 770 mila clienti nel mondo, rivelandosi l’auto che molti non immaginavano potesse essere. Per farlo, fin dal debutto ha proposto contenuti oltre la norma. Contenuti che adesso, nella terza generazione della vettura, attesa nelle concessionarie a dicembre, ne hanno ancora di più affinato l’anima sportiva. Come abbiamo potuto constatare guidandola in anteprima sulle strade della Grecia. Incollata a terra Dal momento in cui inizia a far sentire il suo rombo, la nuova Cayenne fa capire di essere un’auto che va oltre. Che si scelga la versione entry level, quella superiore “S”, oppure la top di gamma Turbo, dotate rispettivamente di un motore da 340, 440 e 550 cavalli, le emozioni che procura al volante sono le stesse e ben vicine a quelle di una 911. Dotazioni come le sospensioni pneumatiche a tre camere, il sistema di compensazione del rollio elettrico e la trazione integrale Traction Management tengono incollata a terra la tedesca e permettono di guidarla con la stessa disinvoltura su una pista, sulle strade asfaltate e negli sterrati. 4

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■ Lamborghini presenta la Terzo Millennio, prototipo che anticipa molte tecnologie destinate a essere impiegate sulle sue prossime supercar. Si tratta di un laboratorio su quattro ruote, sviluppato in collaborazione il Massachussetts Institute of Technology (Mit) di Boston: una vettura rivoluzionaria fin dai materiali utilizzati per costruire scocca e telaio. Nanocariche che immagazzinano energia La carrozzeria della Terza Millennio impiega una copertura con delle fibre composite studiate per immagazzinare


energia durante l’utilizzo, sfruttando delle superfici a nanocariche. Mentre la scocca, creata in carbonio e capace di autoripararsi in caso di crepe nella struttura, funge da accumulatore immagazzinando elettroni all’interno di nanotubi integrati. Quattro motori elettrici e supercondensatori Nella meccanica, l’avveniristica vettura prevede quattro motori elettrici integrati nelle ruote che permettono un’architettura a trazione integrale. Al posto delle tradizionali batterie per l’alimentazione, la Lamborghini Terzo Millennio utilizza invece dei supercondensatori in modo da originare un sistema con un’elevata potenza di picco, capace di recuperare l’energia cinetica senza andare incontro ad una veloce usura. Dal cockpit consigli e una sfida virtuale L’assenza di un propulsore termico e l’adozione di 4 unità elettriche indipendenti consente alla vettura del Toro la massima aerodinamica e un forte abbattimento del peso. L’abitacolo prevede un cockpit in grado di interagire con il pilota, per dispensare ad esempio consigli sulla guida elaborati dall’intelligenza artificiale di bordo, permettendo a quest’ultimo anche di confrontare le proprie prestazioni con quelle di una supercar virtuale.

Potenza premium Per portare a termine il lavoro ci sono volute circa 120 ore in più oltre al normale processo produttivo: 30 solo per completare l’ala posteriore. L’interno della vettura è speciale quanto l’esterno: i rivestimenti sono in pelle nero Alcantara, completati da dettagli in fibra di carbonio come le bocchette dell’aria e il volante. La supercar sarà alimentata da un turbocompressore 4.0 V8, in grado di accelerare da 0 a 200 chilometri orari in soli 7,8 secondi, arrivando a una velocità massima di 341 chilometri orari. Le consegne ai fortunati clienti che potranno permettersi quest’auto – il cui prezzo non è stato divulgato – partiranno alla fine del Motor Show di Dubai. Il direttore amministrativo di McLaren, Andreas Bareis, boss della sezione operativa del Medio Oriente, Africa e America Latina, ha spiegato: “La citazione di Bruce McLaren non è stata inserita per caso. Il tema del ‘successo’ è fondamentale nella storia di McLaren e i risultati negli ultimi quattro decenni lo testimoniano. Gli Emirati Arabi sono molto importanti per la nostra azienda, non solo per i clienti, ma anche grazie al sostegno dei nostri azionisti. Questa supercar è un’icona e rende omaggio a tutto questo”.

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Una McLaren da 24 carati.

Ats Gt: anima italiana, corpo inglese.

CARLO CIMINI

VALERIO ANTONINI

■ Debutta all’International Motor Show di Dubai (14-18 novembre) la McLaren 720s, realizzata appositamente dalla McLaren Special Operations (Mso): colore nero satinato e ruote con inserti in oro 24 carati. Nella supercar è presente la citazione del fondatore Bruce McLaren – “La vita è misurata con successo, non solo in anni” – dipinta in oro come lo skyline della città degli Emirati Arabi sullo spoiler.

■ Automobili Turismo e Sport, Casa bolognese fondata nel 1962 e da poco tornata all’attività, ha annunciato la realizzazione di una supercar da 650 cavalli, elaborata in collaborazione con il reparto corse di Mercedes, che si chiamerà semplicemente Gt. Secondo indiscrezioni, la nuova Gt, che verrà prodotta in soli 12 esemplari, erediterà motore e telaio dalla McLaren 650S del 2014. Il propulsore V8 biturbo benzina da

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3,8 litri (che può arrivare fino a 700 cavalli in base alle richieste) e la piattaforma in fibra di carbonio, infatti, dovrebbero derivare direttamente dalla sportiva di lusso inglese. Non solo, la nuova Gt avrà la stessa elettronica della supercar di Woking, e sarà in grado di controllare sospensioni e trasmissione automatica a 7 marce, in base alle diverse modalità di guida. La funzione di partenza assistita, come in Formula 1, migliorerà la trazione della vettura nello sprint iniziale. Prestazioni da record Per quanto riguarda il design degli esterni, curato dallo stilista Emanuele Bomboi, la nuova Ats Gt richiama le linee della 2500 Gt del 1963, che fu prodotta dalla stessa Casa in 12 esemplari. Anche il motore V8 sarà posizionato al centro, proprio come nel modello storico. Stando a dati non ancora ufficiali, la nuova Gt dovrebbe accelerare da 0 a 100 chilometri orari in circa 3 secondi, fino a 200 in 9.9 secondi e raggiungere una velocità massima di 329 chilometri all’ora. Prestazioni da capogiro ottenute anche grazie al risparmio in termini di peso complessivo. La Gt, infatti, pur essendo lunga quasi 5 metri, non supererà i 1.300 chilogrammi totali (circa 200 in meno della McLaren 650S). L’impianto frenante in materiale carboceramico la rende ideale per l’utilizzo in pista e sicura su strada. L’abitacolo lussuoso, con interni in pelle di Alcantara, ne giustifica ancora una volta il prezzo eccezionale: per assicurarsi uno dei 12 pezzi esclusivi, infatti, servirà almeno un milione di euro.

tors, dopo averci fatto un giro e essere sceso dalla vettura con i capelli dritti. Un V8 da 340 orari Basata sulla settima generazione della celebre muscle car, la ZR1 impiega sotto al cofano un V8 da 6.2 litri sovralimentato capace di 969 newtonmetri di coppia per consentirle di bruciare lo zero-cento in appena 2,8 secondi e inchiodare la lancetta del tachimetro a 340 chilometri orari. Prestazioni impressionanti che la ZR1 può fornire grazie anche al sistema di sovralimentazione computerizzata e all’iniezione diretta. Arancio Sebring e carbonio A scelta la Corvette ZR1 può essere equipaggiata con un cambio manuale a sette marce o un automatico a otto rapporti. Mentre per garantire la massima tenuta di strada nella guida propone sulla carrozzeria, disponibile nell’esclusivo arancio Sebring in omaggio ai successi del modello nella storica gara di endurance, diverse appendici aerodinamiche. Tra queste un’ala posteriore regolabile, e lo splitter anteriore in fibra di carbonio. Cui si aggiungono nel parterre delle dotazioni dei cerchi in lega da 20 pollici abbinati a pneumatici Michelin Pilot Sport Cup 2. Il prezzo? Circa 150 mila euro ma per averla bisognerà aspettare la prossima primavera.

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È svedese Corvette ZR1, la più veloce la “belva”. al mondo. AUTO E MOTO

PAOLO ODINZOV

PAOLO BORGOGNONE

■ Se a Lucio Battisti bastavano 10 ragazze per essere felice, alla nuova Chevrolet Corvette ZR1 “bastano” 755 cavalli per essere una delle sportive più impressionanti in circolazione. “La Corvette più estrema mai costruita”, l’ha definita Mark Reuss, vice presidente esecutivo della General Mo-

■ Un proiettile colorato fila nel deserto fuori Las Vegas, sfrecciando a 447,24 chilometri orari. È una Koenigsegg Agera Rs – una belva da 1.341 cavalli e dal modico prezzo di circa 2 milioni di dollari – che supera il record di velocità su strada per una vettura di produzione: fino a

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quel momento appartenuto a una Hennessey Venom Gt, capace di toccare i 430,98 chilometri orari. Ancora più veloce La Agera Rs – spinta da un motore da 5 litri biturbo V8 con cambio a sette marce e trazione posteriore – ha fatto anche di più, ma questo ulteriore record deve essere ancora omologato. Il pilota svedese Nicklas Lilja sarebbe riuscito infatti a spingere la supercar lungo i poco meno di 18 chilometri della Statale 160 tutta a sua disposizione, fino a 485 chilometri all’ora, risultato per ora non certificato. In ogni caso la Agera Rs ha anche battuto il record di velocità nel passaggio da 0 a 400 chilometri orari e ancora a 0, con 33,87 secondi. Il primato precedente – che apparteneva alla stessa auto – era di 36,44 secondi, stabilito solo un mese fa. Nuove sfide La sfida per aggiudicarsi un posto nel guinness dei primati come auto più veloce del mondo è sempre più accesa. Proprio la scorsa settimana – sempre a Las Vegas, città che si presta a molti eccessi, anche di velocità – è stata presentata la Hennessy Venom F5 è accreditata di abbattere il muro dei 482,9 chilometri all’ora, cioè 300 miglia tonde tonde. Anche la Bugatti Chiron da 1.600 cavalli, impegnata in test di velocità di punta su un circuito privato in Germania, potrebbe presto tentare l’attacco al nuovo primato della Agera Rs. Intanto il record di Las Vegas è stato anche documentato in un video postato su YouTube dalla Racelogic, la società che ha fornito il software necessario alla registrazione del tentativo.

PAESE

■ Papa Francesco – nel corso di un incontro con i vertici della Lamborghini – ha ricevuto in dono un modello unico di Huracan: l’esemplare da collezione, impreziosito dalla firma dello stesso Santo Padre, verrà immediatamente messo in vendita in un’asta di beneficenza grazie alla collaborazione con una delle più note case mondiali del settore, la britannica Sotheby’s. La supercar emiliana vale sul mercato circa 230.000 euro. Risorse per tre progetti Il ricavato dell’asta in programma nei prossimi giorni servirà, per decisione personale del Santo Padre, a supportare tre importanti progetti del Vaticano. Il primo – di cui si occupa la Fondazione di diritto pontificio Acs (Aiuto alla Chiesa che Soffre) – riguarda la ricostruzione della Piana di Ninive. In questa zona dell’Iran vive una comunità di fede cristiana che ha visto le proprie case distrutte dalla guerra. Dopo tre anni di esilio nel Kurdistan iracheno i fedeli, per tornare nella propria regione, hanno bisogno di un aiuto concreto. La seconda attività interessata è quella della Comunità Papa Giovanni XXIII, che si occupa da 50 anni di aiutare le donne vittime dello sfruttamento e della prostituzione. A beneficiare della scelta del Papa, infine, due associazioni italiane, la Gicam del professor Marco Lanzetta che opera in Africa e in Asia e si occupa di interventi chirurgici d’urgenza per chi soffra di gravi problemi alle mani e la “Amici del Centrafrica” che si occupa invece principalmente di aiutare donne e bambini di uno dei Paesi più poveri al mondo.

AUTO E MOTO

All’asta Dallara, la Lamborghini la prima del Papa. Stradale. CARLO CIMINI

LUCA GAIETTA ■ “Un vettura essenziale e senza compromessi”: così Giampaolo Dallara, presidente della Dallara Automobili, ha presentato la nuova Stradale. È la prima automobile destinata a sconfinare dalle piste alla normali strade, nata sotto il brand che porta il suo nome. Un marchio famoso soprattutto per le monoposto di Formula Indy, Formula 1 e Formula E, pronto adesso a vincere la scommessa anche nel settore della supercar con la targa. Dalla pista alla strada con la stessa passione. Senza parabrezza La Dallara Stradale è stata sviluppata, in stretta collaborazione con Bosch e Pirelli per l’elettronica e le gomme, facendo tesoro di tutta l’esperienza accumulata dai progettisti nelle corse. Vestita da una carrozzeria “barchetta”, come 17 Novembre 2017 ·

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Esperimento riuscito La Model S modificata è alimentata attualmente da due fonti di energia: quella base a batteria e la seconda a idrogeno proveniente da dei serbatoi inseriti all’interno dell’auto. L’autonomia del veicolo così passerebbe dai 506 ai circa 1000 chilometri utilizzando entrambi i motori a emissioni zero. Il colosso di Elon Musk in tutto ciò non è stato minimamente coinvolto. La trasformazione dell’auto americana è un vero e proprio esperimento riuscito della squadra olandese ma che ha avuto parecchie difficoltà nel mettere a punto il sistema: l’ingegnere capo Max Holthausen ha definito l’operazione un “grande labirinto”, ma dal quale, per loro fortuna, è stata trovata la via d’uscita. le auto da competizione non ha il parabrezza: offerto tra gli optional tra i quali figurano anche il tetto e le porte ad ali di gabbiano. A seconda delle esigenze dei clienti può essere personalizzata esaltando la sua anima da pista, montando ad esempio un alettone posteriore e delle sospensioni regolabili, oppure con equipaggiamenti capaci di aumentare il comfort di bordo. Peso piuma Costruita impiegando una struttura in materiali ultra-leggeri, che ferma l’ago della bilancia a 855 chilogrammi, l’inedita GT uscita dalle officine di Varano Melegari in provincia di Parma, è scolpita nell’aerodinamica in modo da offrire un carico verticale fra i più elevati nella categoria. Il tutto le consente di sfruttare appieno le prestazioni del suo motore, un 4 cilindri turbo di 2.3 litri da 400 cavalli, contando anche sulla reattività del cambio manuale a sei rapporti con cui è equipaggiata che, a richiesta, può essere robotizzato adottando un sistema comprensivo di paddleshift al volante e due mappature dell’elettronica Normal e Sport. Per averla, mettendosi in fila, bisognerà spendere circa 150 mila euro.

INNOVAZIONE

AUTO E MOTO

Un Maggiolino tutto elettrico. REDAZIONE

Una Tesla Model S a idrogeno. CARLO CIMINI ■ L’Holthausen Group è riuscita a trasformare la Tesla Model S. Il progetto chiamato Hesla (un gioco di parole che unisce le parole “Hydrogen” e “Tesla”) ha abbinato il motore elettrico a quello a idrogeno ed è stato portato a termine dall’azienda olandese con sede a Hoogezand nel nord est dei Paesi Bassi, che dal 1945 si occupa di energia sostenibile. 8

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■ Una Volkswagen Maggiolino a batteria. Potrebbe arrivare fra qualche anno, almeno stando alle parole di Herbert Diess, ceo del gruppo tedesco. Il manager ha parlato


di alcune idee innovative – che ha chiamato “concept emozionali” – che verranno sottoposte al board di Volkswagen nel prossimo futuro. Il Maggiolino tutto elettrico potrebbe nascere sulla stessa piattaforma del Microbus – anticipato dal concept ID Buzz – e, sempre secondo Diess, sarebbe costruito partendo dalla piattaforma Meb (Modulare Electric Baukasten). “Se lo faremo – ha detto il numero uno di Volkswagen – sarà un prodotto nettamente migliore di quello oggi in commercio, con più richiami alla storia. Anche perché potrebbe essere a trazione posteriore”. Indietro nel tempo Secondo Diess, infatti la piattaforma Meb fornisce la base perfetta per costruire vetture sia a trazione anteriore che posteriore e a quattro ruote motrici. Già l’anno passato a Parigi Volkswagen ha presentato un concept, l’I.D. con motore da 168 cavalli montato sull’asse posteriore. Nel caso del Maggiolino si tratterebbe di un ritorno alle origini. Il primo modello del 1939, infatti, sfruttava proprio questa soluzione e riproporla potrebbe consentire l’adozione di soluzioni simili a quelle dell’epoca, come la creazione di un portabagagli anteriore. Diess ha anche confermato che, nei piani già approvati del gruppo tedesco, la piattaforma Meb servirà per la realizzazione di una quindicina di modelli, cinque dei quali con marchio Volkswagen.

elettrica. La tedesca E.on ha infatti confermato che anche l’Italia è al centro del suo progetto – annunciato solo la settimana scorsa e di cui ora si hanno maggiori particolari – che ha come obiettivo quello di arrivare fino a 10.000 stazioni elettriche entro il 2020. Europa “green” Le colonnine saranno posizionate ogni 120-180 chilometri lungo le autostrade e formeranno una dorsale europea, offrendo una ricarica inizialmente da 150 chilowatt, con un potenziale aggiornamento successivo a 350. Le stazioni consentiranno un pieno di energia completo in soli 20-30 minuti, a seconda delle specifiche di ciascuna vettura elettrica. In media potranno rifornirsi sei auto alla volta. Dalla Scandinavia al Bel Paese La prima parte del progetto coprirà Norvegia, Svezia, Danimarca, Germania, Francia e Italia oltre al Regno Unito. La E.on riceverà un sostegno economico di 10 milioni di euro dal programma Cef dell’Unione Europea (Connecting Europe Facility che promuove la realizzazione di progetti di interesse comune nel settore delle infrastrutture) nel triennio dal 2017 al 2020. Il capo dell’innovazione di E.on Frank Meyer è entusiasta della chiusura dell’operazione: “Insieme ai nostri partner stiamo intraprendendo un passo importante verso la creazione di un’infrastruttura elettrica europea ultra veloce, che attraverserà le autostrade di sette delle nazioni più importanti del vecchio continente”.

INNOVAZIONE BUSINESS

Da Capo Nord Auto elettrica, alla Sicilia la versione a batteria. di Ghosn. CARLO CIMINI

PATRIZIA LICATA

■ Sette Paesi europei saranno collegati da oltre 180 stazioni di ricarica ultra veloci. Si potrà guidare da Capo Nord in Norvegia fino a Capo Passero in Sicilia sempre in modalità

■ Vedremo sempre più auto elettriche in circolazione nel mondo perché così impongono le regole dei governi impegnati a ridurre l’inquinamento dell’aria e contrastare il cambiamento climatico: parola di Carlos Ghosn, Ceo e presidente dell’Alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi. “Guardiamo agli obiettivi sulla riduzione dei gas serra che la maggior parte dei paesi ha fissato: non c’è modo per i costruttori d’auto di rispettare i vincoli ambientali se non inserendo nel loro portafoglio un numero crescente di modelli a zero emissioni”, ha dichiarato Ghosn, intervistato da Bloomberg a New York all’interno della conferenza The Year Ahead. “La Cina è il paese più aggressivo in questo senso, con quote crescenti di auto elettriche imposte ai costruttori. Gli Stati Uniti stanno adottando un atteggiamento più morbido, ma è solo una pausa: si rimetteranno al passo con gli altri paesi del mondo”. 17 Novembre 2017 ·

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L’elettrificazione non si fermerà Insomma, che piaccia o no, l’elettrificazione dei trasporti andrà avanti perché le regole faranno la differenza. “Pensiamo al caso del diesel: metà delle auto in circolazione in Europa sono alimentate con gasolio, mentre in Giappone e negli Stati Uniti la quota di mercato è quasi zero. Questo è accaduto perché in Europa il diesel ha goduto di forti incentivi. Sono le politiche dei governi a indirizzare il mercato”, ha ribadito Ghosn: “quel che interessa al consumatore è che l’auto abbia un prezzo accessibile, bassi consumi e buone prestazioni”. Sul bando annunciato da alcuni paesi, come Norvegia e Francia, alla vendita di veicoli a benzina e diesel entro il 2030 e sugli incentivi fiscali per chi acquista un’auto elettrica, la visione del numero uno dell’alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi è simile: “Il mercato va verso l’auto elettrica comunque per via dei limiti sulle emissioni e i vincoli all’industria automotive”. E il trend è globale, perché i costruttori sviluppano e producono le loro tecnologie e i loro veicoli per tutto il mondo, non certo con soluzioni diverse paese per paese. Nessuna crisi dell’auto A proposito di produzione di automobili, Ghosn non ha dubbi: la presenza sul mercato di servizi di ride hailing come Uber, alternativi al taxi, o di offerte di car sharing, in cui l’auto si noleggia al bisogno, non avranno alcun impatto sulle vendite dei costruttori. “Le persone vorranno ancora possedere la macchina e i gruppi dell’automotive continueranno a costruire automobili”, ha detto. Le forme di mobilità innovativa contano e gli stessi costruttori offrono sempre più spesso nuovi servizi per le auto connesse, ma “si tratta di un business marginale”, ha affermato Ghosn. Infatti, se sui mercati maturi come Stati Uniti, Giappone e Europa le vendite di veicoli tendono a restare stabili, in altre aree geografiche lo spazio per crescere è enorme: in Cina, India, Indonesia e buona parte dell’Africa si contano al massimo 30 auto ogni 1.000 abitanti (contro 800 auto per 1.000 abitanti negli Usa) e man mano che le economie si sviluppano “le persone vorranno la macchina per spostarsi in modo indipendente”. È una domanda a cui l’Alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi Alliance è pronta a rispondere: nel suo portafoglio c’è la prima auto elettrica mai portata sul mercato, la Nissan Leaf, ma anche tutti gli altri modelli dei tre gruppi partner; la previsione è di totalizzare 10,5 milioni di veicoli venduti globalmente nel 2017 per arrivare a 14 milioni nel 2022.

SMART MOBILITY

Disabili: Torino città laboratorio.

MARINA FANARA ■ Un semplice braccialetto in grado di aiutare la mobilità dei disabili. Si chiama Get ed è stato ideato da Deed, una start up fondata da due fratelli romani, Emiliano ed Edoardo Parini. L’idea è piaciuta al comune di Torino che ha deciso di sperimentare questa tecnologia a bordo dei propri mezzi pubblici e, in generale, per i servizi di mobilità gestiti da Gttt, la municipalizzata dei trasporti, in collaborazione con le associazioni dei diversamente abili. Muoversi con un dito Il dispositivo è dotato di tecnologie cosiddette “assistive” che, ci spiega Emiliano Parisi, “si prestano a molteplici applicazioni al servizio di tutti. Ma a chi soffre di disabilità potrebbero cambiare decisamente la vita”. Il funzionamento è semplice: basta collegare il bracciale a uno smartphone e, per esempio, se squilla o vibra il telefono, semplicemente avvicinando il dito all’orecchio si potrà conoscere il contenuto di una notifica o ascoltare una conversazione. “Nel campo della mobilità”, aggiunge Parisi “il device è in grado di indicare itinerario e mezzi pubblici per raggiungere una determinata destinazione, pagare il biglietto di bus, tram o metropolitana accostando il braccio alla macchina obliteratrice o ai tornelli, conoscere la durata del viaggio e la fermata dove scendere accostando un dito all’orecchio. Durante il viaggio, insomma, non ci sarà bisogno di prendere il cellulare dalla tasca o dalla borsa e, per vidimare il ticket, non servirà cercare il biglietto o la tessera dell’abbonamento”. La tecnologia, insomma, può essere d’ausilio a chi ha problemi di vista, all’udito (l’impulso bypassa il timpano e arriva direttamente alla coclea) e a chi è affetto da disabilità motorie perché può, per esempio, indicare le fermate prive di barriere o l’autobus dotato di pedane per l’accesso dei disabili.

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Più sicuri nel traffico Un altro campo d’applicazione è la sicurezza stradale, contro gli incidenti dovuti a distrazione da smartphone. “Il dispositivo non ha schermo”, sottolinea Parisi, “quindi, per conoscere il contenuto di un messaggio o di una mail, non bisogna distogliere gli occhi dalla strada: anche in questo caso, basta ascoltare con un dito all’orecchio. Non è indicato per chi guida (dovrebbe togliere una mano dal volante), ma certo si presta a chi va a piedi che, così, non rischia di essere investito, mentre chi usa la bici, con una semplice vibrazione del bracciale, può sapere la direzione da prendere senza lasciare il manubrio”. Per ora il sistema è in fase di sviluppo, “stiamo facendo i compiti per testare le varie utilità e Torino è uno di questi test”, sottolinea il fondatore della start up, m, da gennaio prossimo promette che sarà sul mercato. Tecnologie smart in Comune “Torino è da tempo impegnata in programmi per migliorare l’accessibilità delle persone più deboli”, spiega Maria Lapietra, assessore alla Mobilità del capoluogo piemontese, “e crediamo che le nuove tecnologie possono dare un enorme contributo in tal senso. Sono profondamente convinta, tra l’altro, che un buon amministratore abbia il compito di favorire le nuove progettualità e sia in grado di rispondere ai bisogni delle persone”. Per questo, Palazzo Civico, oltre ai test su Get, ha deciso di avviare un’altra sperimentazione, anche stavolta con il coinvolgimento delle associazioni dei portatori di handicap: si tratta di un’app che è capace di individuare se un parcheggio riservato alla sosta disabili sia stato occupato impropriamente da chi non ne ha diritto per poi procedere alla sanzione. In questa prima fase, spiegano ancora in Comune, i test riguarderanno gli spazi posizionati in prossimità di alcune scuole cittadine.

La forcella è a steli rovesciati, il forcellone è servito dal mono ammortizzatore, mentre le ruote sono di diametro 17 pollici, utili a non soffrire troppo le eventuali asperità del manto stradale. La sella è comoda, anche per gli adulti e, volendo, ci si può ospitare un passeggero. Mentre l’altezza è tale da permettere un facile appoggio dei piedi a terra. Autonomia fino a 200 chilometri I due freni a disco recuperano energia in fase di frenata, per metterla a disposizione di un motore elettrico Bosch da 1.200 watt che è in grado di arrivare, con una velocità di 25 chilometri orari, a un’autonomia di 200, a patto di usare i 100 chilometri supplementari forniti dalla seconda batteria (optional). Qualora si utilizzino modalità di gestione del motore più vivaci, l’autonomia diminuisce. La Super Soco, attraverso la selezione di una delle tre marce al manubrio, fornisce altrettante mappature della centralina elettronica. Si gestisce via app La velocità massima, rispettando il codice della strada, è regolata a 45 chilometri orari. Le batterie sono contenute sotto il finto serbatoio, che alloggia anche un vano portaoggetti. Le celle sono prodotte da tre aziende specializzate, Samsung, Lg o Panasonic. Sono al litio e, per agevolare la fase di ricarica, rimovibili. L’impianto d’illuminazione è completamente a Led. Il cruscotto digitale fornisce anche informazioni come la temperatura esterna e l’orario. Molto utili, e in dotazione di serie, sono sia il telecomando, che blocca il motore a distanza, sia il dispositivo che invia un messaggio al proprietario in caso di tentativo di furto. Una app di gestione del motoveicolo si interfaccia alle sue funzioni vitali. Il Super Soco TS costa 2.990 euro. Ma solo fino al 31 dicembre.

AUTO E MOTO

Super Soco TS, canguro elettrico. ANTONIO VITILLO ■ I quattordicenni potranno andare a scuola in maniera ecosostenibile, utilizzando uno scooter elettrico, ma divertendosi come se fossero su una moto. Questo grazie alla Super Soco TS, dell’azienda australiana VMoto, che è omologata nella categoria dei ciclomotori, ma che ha qualità ciclistiche superiori. 17 Novembre 2017 ·

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BUSINESS

Pneumatici invernali, online si risparmia. PATRIZIA LICATA

Quanto si risparmia Idealo.it stima che acquistare online gomme da neve può portare a un risparmio medio del 42% rispetto al prezzo online più alto registrato durante gli ultimi 12 mesi; per le catene da neve, invece, il risparmio possibile arriva al 65%. Il prezzo medio online di uno pneumatico invernale si attesta intorno agli 80,75 euro ma nella settimana indicata come migliore per il risparmio era possibile trovare soluzioni, in media, intorno ai 76,50 euro. Il prezzo medio online delle catene da neve è invece di circa 97,50 euro. Viaggiare in sicurezza Come scegliere in maniera corretta le proprie gomme invernali? Rispettare i tempi indicati dalla legge per l’adozione (15 novembre-15 aprile) e considerare le norme generali: gli pneumatici devono essere omologati – lo garantisce una “E” maiuscola o minuscola seguita da un numero – e riportare la dicitura M+S, “Mud and Snow”, fango e neve, impressa sul fianco; quasi sempre le invernali “pure”, oltre alla sigla M+S, hanno anche un simbolo con un fiocco di neve all’interno di una montagna (non obbligatorio ma spesso indice di prodotto superiore). È anche necessario attenersi strettamente alle indicazioni riportate sulla carta di circolazione di ciascun veicolo. Per semplificare la vita degli utenti, idealo.it mette a disposizione uno strumento integrato al portale, dove è possibile inserire tutte le informazioni utili a trovare le gomme perfette per il proprio veicolo, e le relative offerte.

STORICHE

■ Dal 15 novembre scatta per gli automobilisti di molte zone d’Italia l’obbligo di viaggiare con pneumatici invernali, oppure di avere a bordo sistemi antisdrucciolo adatti alle ruote del veicolo, come le catene da neve. In vista di questa scadenza, idealo.it – parte del portale internazionale per la comparazione dei prezzi online – ha condotto una ricerca sul tema “sicurezza stradale”, svelando le potenzialità di risparmio che si possono ottenere se si confrontano i prezzi e si compra su Internet. Gli italiani comprano su Internet I dati di idealo.it mostrano che gli italiani comprano sempre più spesso su internet le gomme invernali, le catene da neve e altri dispositivi per la sicurezza stradale. Gli automobilisti più attenti alla possibilità di acquisto di gomme invernali online sono quelli del Trentino-Alto Adige, delle Marche e della Lombardia, i meno interessati – e non solo per ovvi motivi climatici – si trovano invece in Calabria, Sicilia e Campania. Ma in generale la propensione a cercare e comprare su Internet tutto quello che serve per la sicurezza stradale sta crescendo, riferisce Fabio Plebani, Country Manager di idealo.it per l’Italia, “con intenzioni di acquisto in aumento quasi del 10% per quanto riguarda gli pneumatici invernali e di oltre il 20% per le catene da neve. Quando si acquista tramite un canale di e-commerce è però fondamentale usare gli strumenti e i canali di informazione in grado di garantire un acquisto sicuro, prodotti omologati e di qualità”. 12

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· 17 Novembre 2017

Iso Rivolta Grifo, sfida estrema. MASSIMO TIBERI ■ Da un estremo all’altro: dagli scooter e dalla microcar Isetta alle granturismo capaci di confrontarsi con Ferrari e Maserati. La parabola automobilistica dell’imprenditore brianzolo Renzo Rivolta, che aveva fatto fortuna con caloriferi e refrigeratori, inizia alla fine degli anni Quaranta e raggiunge il vertice nei Sessanta, con il lancio nel 1962 della Iso GT, una elegante e potente 2+2 disegnata da Giugiaro per Bertone, con la paternità tecnica di Giotto Bizzarrini, già autore della mitica 250 GTO di Maranello, ed equipaggiata con il V8 americano della Chevrolet Corvette montato all’anteriore. In strada e in pista Un modello capace di conciliare comfort, lusso e prestazioni che convince non pochi facoltosi ad abbandonare Cavallino e Tridente. È però al Salone di Torino del


1963 che il nuovo marchio di prestigio compie un salto in avanti ancora più impegnativo, quando vengono presentati i prototipi di due coupé sportive di altissimo rango, battezzati Grifo A3 L e Grifo A3 C, entrambi sempre frutto dello stesso team d’eccellenza quanto a stile e contenuti, ma con missioni diverse. Se, infatti, la A3 C seguirà la strada delle competizioni (con discreti risultati) portando poi allo scontro e al divorzio tra Rivolta e Bizzarrini (quest’ultimo ne deriverà la sua purosangue GT Strada), la sorella, diventata Iso Grifo, passerà alla produzione di serie nel 1965, con qualche secondaria modifica estetica e di allestimento, per confrontarsi al vertice della categoria delle granturismo più blasonate. Italiana in salsa Usa La meccanica riprende quella della 2+2 precedente, con il possente motore Usa 5.300 dalla struttura agli antipodi rispetto alle supercar europee (albero a camme centrale, aste e bilancieri, carburatore quadricorpo) ma in due varianti da ben 300 o 365 cavalli e grandi doti di coppia, che arriva alla soglia dei 50 chilogrammetri. Anche il cambio è solo a quattro marce secondo le logiche statunitensi (il cinque, della ZF, sarà optional dal 1967 abbinato al V8 nella nuova configurazione da 350 cavalli), mentre le altre componenti fondamentali sono, invece, di scuola italiana: sospensioni posteriori con ponte De Dion, quattro freni a disco, differenziale autobloccante. All’interno dell’abitacolo, è un tripudio di pelle, legni e accessori di pregio all’epoca, come gli alzacristalli elettrici e, a richiesta, il condizionatore d’aria, che contribuiscono al prezzo molto elevato: a partire da oltre 7 milioni di lire, superiore al listino di una concorrente del calibro della Ferrari 275 GTB e in linea con quello della rivoluzionaria Lamborghini Miura.

Cavalli di razza In fatto di temperamento, d’altra parte, la vettura non delude davvero, con velocità che spingono fino ai 260 chilometri orari e accelerazioni notevoli (circa 6,5 secondi per passare da 0 a 100), ma soprattutto si rivela una granturismo capace di assecondare la guida sportiva e impegnativa senza penalizzare troppo qualità da stradista, un connubio raro in una categoria al vertice della dinamica. Renzo Rivolta, scomparso nel 1966, non vedrà gli sviluppi della sua azienda che passa al figlio Piero e l’evoluzione della Grifo, che vedrà l’arrivo di una versione equipaggiata con un debordante 7 litri da 395 cavalli (costringe ad una monumentale presa d’aria sul cofano), il restyling del 1970 ad opera di Marcello Gandini, con fari a “semiscomparsa”, e poi l’abbandono del V8 Chevrolet per un Ford 5.700 di analogo frazionamento da 325 cavalli. Avventura in F.1. Nel 1973 l’americano Ivo Pera subentra nella proprietà della Iso, con ambiziosi programmi di espansione che portano all’avventura in Formula 1, al coinvolgimento di Frank Williams e alla direzione tecnica di Giampaolo Dallara, mentre nel frattempo la gamma di serie si è estesa alla Berlina S4-Fidia e alla coupé 2+2 Lele. Tutto finisce però poco dopo e termina la corsa anche della Grifo, prodotta complessivamente in 413 unità, compreso un affascinante prototipo spider della A3 L. E non avrà fortuna il tentativo di far rinascere il marchio all’inizio degli anni Novanta, con una coupé moderna ma dagli evidenti richiami retrò (motore Corvette nella elaborazione Callaway e design Gandini) da costruire in una fabbrica a Conversano, vicino Bari.

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LIFESTYLE

Grace Kelly, il destino in due auto. GIUSEPPE CESARO

■ Non sarò estroversa, ma non sono nemmeno fredda. Non sarò un tipo esuberante, ma non mi piace leggere che sono così distaccata. Non credo di esserlo”. Si raccontava così, in un’intervista del 1955, un’icona di fascino ed eleganza che aveva appena vinto un Oscar (“La ragazza di campagna”) e che, l’anno successivo, avrebbe attraversato l’Oceano per sposare Ranieri III di Monaco e diventare Principessa. Parliamo di Grace (Patricia) Kelly, nata a Filadelfia, novantuno anni fa (12 novembre 1929) e morta in Francia, a soli 52 anni (14 settembre 1982), in seguito a un incidente stradale avvenuto su una tortuosa panoramica nel comune di Cap-d’Ail (Costa Azzurra), all’altezza di un tornante conosciuto come ‘il gomito del diavolo’. Con un volo di quasi quaranta metri – forse causato da un infarto alla guida – il diavolo, certamente invidioso, aveva strappato le ali a uno degli angeli più amati del jet-set internazionale; un’attrice che, grazie a sole 11 pellicole, è stata inserita dall'American Film Institute al tredicesimo posto tra le stelle più luminose della storia del cinema. ‘Amazing Grace’ “Sapete, io amo Grace Kelly. Non perché era una Principessa, non perché era un’attrice, non perché era mia amica, ma perché era semplicemente la donna più ‘bella’ che io abbia mai 14

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· 17 Novembre 2017

conosciuto. Ogni volta che la vedevo, Grace portava nella mia vita – come del resto nella vostra – una luce soffice e calda; e ogni volta che la vedevo, diventava subito vacanza. Non c’è dubbio: mi mancherà. Mancherà a tutti noi. Che Dio ti benedica, Principessa Grace”, disse James Stewart nel suo elogio funebre. Nel '54, Stewart era stato l’indimenticabile protagonista de “La finestra sul cortile”, diretto da Alfred Hitchcock, film che era valso alla Kelly il suo terzo New York Film Critics Circle Award come Migliore Attrice in un solo anno! Strade francesi, automobili inglesi Per un ironico e tragico testacoda del destino, quella stessa Costa Azzurra che le aveva regalato un altro straordinario successo internazionale (era la co-protagonista di “Caccia al ladro” – diretto da Alfred Hitchcock – nel 1955 – al fianco di Cary Grant, altro inarrivabile maestro di eleganza) le toglieva la vita, mentre lei era al volante proprio su una delle sue strade. Al suo fianco, la figlia più giovane – Stéphanie – allora diciassettenne, che, per fortuna, riporterà ferite non gravi. Una parabola sfolgorante come poche, quella dell’attrice/Principessa, con alfa e omega curiosamente segnati da due strade francesi e due auto inglesi: una roadster e una berlina. Sunbeam (letteralmente ‘raggio di sole’), la prima; Rover (‘giramondo’, ‘girovago’) la seconda.


Rover 3500 V8S, 1971 Elegante ma sobria, lussuosa ma non sfarzosa, potente (150 cavalli) ma non esagerata, è la Rover 3500 V8S sulla quale, in un anonimo lunedì del settembre ‘82, la Principessa Grace si avvia incontro al proprio destino. L’auto ha ormai una decina d’anni – è vero – ma non è lei la responsabile di quanto accadrà. Malgrado le inevitabili teorie complottiste, infatti, l’ipotesi più accreditata è quella che sbandamento e uscita di strada siano dovuti a un malore della Principessa, probabilmente un infarto. Il progetto originale di questa tre volumi era datato inizi anni Sessanta. L’obiettivo: introdurre sul mercato un’auto meno impegnativa della P5, senza, però, rinunciare alla classe alla quale gli amanti della ‘nave vichinga’ erano abituati. Tre volumi, quattro porte, la P6 mostra un design più sportivo delle ‘sorelle maggiori’, figlio della brillante matita di David Bache, che fonde con sapienza elementi classici e moderni. Motore anteriore (4 cilindri in linea) e trazione posteriore (cambio manuale a 4 marce), la P6 – che nel ’64 si era aggiudicata il titolo di ‘auto dell’anno’ – presenta soluzioni per l’epoca innovative, sia sul versante linea (es. il disegno della plancia o le ‘pinne’ sul paraurti), che su quello la sicurezza (sterzo collassabile, quattro freni a disco, sospensioni posteriori a ponte DeDion). Uscirà di listino nel 1977, dopo 14 anni di onorato servizio e poco più di 320mila esemplari prodotti. Sunbeam Alpine Mk I, 1953 Una vera e propria dream car, invece, è la Sunbeam Alpine Mk I blu zaffiro, con la quale la bellissima (impertinente e disincantata) ereditiera americana ‘Frances Stevens’ (Grace Kelly) – mostrando una guida da far invidia a un più che navigato rallista – fa di tutto per seminare un’auto della Polizia, tra le curve infide della stessa strada sulla quale – ventotto anni dopo – perderà la vita. Accanto a lei, John Robie, detto, “il gatto”, un affascinante e alquanto preoccupato ladro di gioielli ‘in pensione’ (Cary Grant). Parliamo, ovviamente, di “Caccia al ladro”. Film indimenticabile, scena indimenticabile, coppia indimenticabile. E, natural-

mente, auto indimenticabile. Una meravigliosa roadster due posti, costruita a mano da Thrupp & Maberly, prestigiosa casa londinese, già fornitori di carrozze per la Regina Vittoria. Una ‘premiata ditta’ che, in oltre due secoli di attività (1740-1967), realizzerà carrozzerie ‘su misura’ per modelli superlusso di marchi prestigiosi come Rolls-Royce, Daimler e Bentley. Quattro cilindri in linea, 2.267 centimetri cubici, 78bhp (57 kilowatt), 150 chilometri all’ora di velocità massima, accelerazione da 0 a 100 in poco meno di venti secondi. Pare che nei due anni di produzione (’53/’55) ne siano stati realizzati solo 1.582 gli esemplari (si stimano in non più di 200 quelli ancora in vita), la maggior parte dei quali (961) esportati negli Stati Uniti. Evidentemente è tra questi che la Paramount deve aver pescato la meraviglia color zaffiro che, messa nelle mani di un’altra meraviglia dagli occhi color zaffiro, ha contribuito a rendere immortale una delle più belle pellicole di quello che è universalmente considerato il ‘Maestro del brivido’.

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Supplemento settimanale a l’Automobile Pubblicazione online - Reg. Tribunale di Roma n. 24/2016 del 09/03/16 Iscrizione R.O.C. n. 14674 - ISSN 2499-670X Direttore Responsabile Alessandro Marchetti Tricamo Redazione via Solferino, 32 - 00185 Roma tel. 06.45406719 • fax 06.49982874-2829 www.lautomobile.it • redazione@lautomobile.it • segreteria@lautomobile.it @lautomobile_ACI

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AUTO XXXXXX LEXUS

Nuova LC, ibrida da brivido. MONICA SECONDINO

Al volante della nuova GT 2+2 del marchio giapponese. Inediti paddle per cambiare marcia anche manualmente, tanti cavalli e tanta stabilità.

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Spedizione Poste Italiane Spa - Postatarget Magazine. Pubblicazione Mensile. Data P.I. 30/09/2017

INNOVAZIONE I MOTORI I LIFESTYLE

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Anno 119°

Nuova serie • Anno 2 • Numero 11 • Ottobre 2017 • €3,00

Elektromobilität

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...dal nostro mensile PUBBLICATO SUL NUMERO 11 - OTTOBRE 2017

■ MONACO - Lexus è un marchio ancora giovane nel settore automotive con solo 28 anni di storia alle spalle. In Italia, dove tra il 2013 e il 2017 sono quadruplicate le vendite, arriva adesso la Lexus LC, una GT coupé 2+2 che deriva dal prototipo LF-LC del 2012. Un modello disegnato e prodotto in Giappone, nell’impianto di Motomachi, che ha l’obiettivo di rafforzare ulteriormente la presenza di Lexus in Europa e la sua leadership incontrastata nell’ibrido. Al seguito della nuova LC c’è un apposito programma di test drive che permetterà ai clienti interessati di effettuare la prova della vettura direttamente al proprio domicilio e con il supporto dei migliori piloti della Toyota Driving Academy. Una esperienza maturata in America e ora esportata anche nel nostro Paese, insieme all’aumento dei punti vendita da 23 a 36. Lexus LC ha un design forte e personale. È proposta in due versioni,

una con motore 5.0 V8 e l’altra ibrida con un motore benzina 3.5 V6 da 299 cavalli unito a uno elettrico, per una potenza complessiva di 359 cavalli. Proprio la Hybrid è stata la nostra compagna di viaggio da Monaco di Baviera a Milano, attraversando autostrade tedesche, paesini austriaci e passi alpini svizzeri. La posizione di guida è piuttosto sportiva: baricentro basso e sedili avvolgenti per “sentire” la strada e le sensazioni che trasmette la macchina. Che assetto Si parte in sordina, in elettrico, per poi utilizzare anche il motore termico passando dalla modalità Eco e Comfort, a Sport e Sport+, 5 secondi dichiarati per il classico 0-100 km/h. Curva dopo curva, si apprezzano un telaio e un assetto che danno stabilità, tenuta di strada e piacevolezza di guida. Per la prima

volta su un ibrido Lexus si può cambiare in modalità manuale usando i paddle al volante e questo rende tutto ancora più divertente. Ciò è stato possibile grazie al nuovo Multi Stage Hybrid System di Lexus: un cambio a 4 rapporti con uno schema di controllo che simula quello di un cambio a 10 marce. Un notevole passo avanti che, specialmente in condizioni di accelerazione progressiva e diretta è un notevole miglioramento, anche se nei cambi di ritmo veloci la risposta non è sempre soddisfacente. La Lexus LC è disponibile in due allestimenti Luxury, da 105.500 euro e Sport+ per la quale bisognerà mettere a budget 115.500 euro: in più ci sono le 4 ruote sterzanti, plastica rinforzata con fibra di carbonio sul tetto, spoiler posteriore che si apre quando la sportiva giapponese supera la velocità di 80 km/h retraibile e rivestimenti in pelle ed alcantara.

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l'Automobile Week 18  

Il nuovo settimanale online de l'Automobile (17 - 23 novembre)

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