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postproduzione di Laura Marcolini

© Laura Marcolini (14)

(s)comporre il molteplice

dispositivi e linguaggi Abbiamo accennato (Note, pag. 48) che una delle forme di consapevolezza raggiunte dagli artisti russi che, contemporaneamente a Laszlo Moholy-Nagy, riflettevano sui dispositivi tecnici e sui loro limiti producendo arte, è relativa alla possibilità che una successione di immagini non sia intessuta da una narrazione discorsiva mutuata dalle forme letterarie, ma che l’essenza dell’immagine possa condurre l’autore a crearsi un linguaggio fatto su misura per i dispositivi tecnici o tecnologici di cui dispone. Che ci si illudesse questo potesse indurre a una minore manipolazione del messaggio... oggi capiamo bene che fu, appunto, un’illusione, ma i principi studiati e sperimentati da Vertov e Moholy-Nagy, e Questo dittico accosta due immagini relative a un’opera di Giuliano Mauri (Padernello, BS): il sentiero per raggiungerla e il suo intreccio di rami che la natura sta rendendo opera viva. L’abbinamento non è casuale, né meramente formalistico. È un invito al cammino condensato nel senso di paradossale continuità tra le due fotografie (generato dalle texture e dalle ombre). Come quando chi s'incammina guarda a terra dove mette i piedi e poi va sulla propria strada.

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ripresi in termini teorici e teoretici solo nel Secondo Dopoguerra, sembrano oggi, per noi, fondamentali. Più che per comprendere come usare un presunto linguaggio, sfuggente e non appartenente al mezzo in utilizzo, sembrano fondamentali per provare a capire cosa significhi costruirsi un linguaggio che sia in sintonia con il mezzo espressivo di elezione al fine di veicolare al meglio intenzione e significato. Come hanno già scritto artisti e autori in quotidiano contatto con i processi di produzione del senso attraverso le tecnologie, è la «funzione artistica» che, forzando ed esplorando i limiti dei mezzi tecnici e tecnologici, può rivelare o produrre le potenzialità linguistiche ai fini della trasmissione di un messaggio attraverso le sole forme (senza parole). Liberato dalle

spiegazioni verbali, l’esercizio della combinazione di più immagini in uno stesso campo, in una stessa cornice, in uno stesso spazio luminoso, in uno stesso quadro, oppure in una successione, è fondamentale e illuminante per sperimentare come lavorano insieme le linee, le forme, i volumi, i colori, le illusioni prospettiche (che spesso si annientano vicendevolmente) per costruire altre forme più complesse portatrici di significati completamente diversi o clamorosamente potenziati rispetto a quelli portati dalle immagini singole iniziali. In questa occasione vedremo come sfruttare un paio di software per questa finalità e alcuni esempi di consistenti differenze, sia percettive sia di significato, che possiamo produrre solo esercitando una sufficiente attenzione.


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coerenza cromatica

Uno degli elementi importanti, sia per i dittici sia per le sequenze, è prestare attenzione per ottenere una buona coerenza cromatica. Il dittico di destra perde coesione proprio a causa dei colori.

contro la prospettiva Con i dittici è abbastanza semplice prendersi gioco delle regole della prospettiva lineare, le quali inducono nella nostra percezione l'illusione di profondità e di successione dei piani. Prevalgono indiscutibilmente le linee e le forme viste sul supporto bidimensionale, stimolandoci a qualche azzardo, grazie al quale possiamo costruire immagini con un maggior potere evocativo perché più somiglianti ai meccanismi associativi della nostra memoria.

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e è vero quello che affermano gli studiosi della percezione, in ogni momento della vita di noi fortunati vedenti i processi di elaborazione delle scene del mondo, siano esse tridimensionali o bidimensionali, mobili o immobili, sono complessi, ma governati dall’irresistibile tendenza del nostro cervello a separare, semplificare e dare ordine. Quale tipo di ordine è, però, una faccenda un po’ più culturale (in senso lato) e personale. Per questo ci sembra interessante insistere su quello che nel cinema si chiama montaggio, e noi per la fotografia potremmo chiamare composizione, configurazione e messa in sequenza. Per iniziare vale la pena sperimentare con un numero minore di elementi e provare a combinarli in dittici o polittici. Anche questa è postproduzione. Soprattutto oggi che abbiamo a disposizione software che ci permettono di sperimentare la composizione multipla e il montaggio direttamente dai dispositivi mobile. In questo senso ci troviamo di nuovo in sintonia con alcune delle riflessioni degli anni Venti a cui abbiamo accennato nella rubrica Note per la gestione delle immagini. La disputa innescata dalla

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postproduzione

prevalenza del concetto

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In questo caso non c'è nessuna continuità formale tra le due fotografie, infatti la loro percezione è più immediata della comprensione dell'insieme. Quello che lega le due foto è un concetto soltanto alluso dalla prima e reso esplicito dalla seconda. Quello che più conta sapere è che in origine i due scatti non avevano alcuna relazione tra loro. Il dittico è stato suscitato da un accostamento tra significati.

direzione e senso

formidabile produzione di immagini tecniche (si potrebbe accostarla in modo fecondo al Paragone delle arti di Leonardo da Vinci) vedeva giganti dell’arte del Novecento enunciare le proprie posizioni con manifesti, scritti didattici e opere. Chi praticava le arti rifletteva sui media prediletti, perché era chiarissimo agli artisti non che «il medium è il messaggio», ma che certamente il medium può essere il vincolo e per questo anche lo stimolo alla costruzione di un proprio linguaggio artistico che lo sfrutti e ne ecceda gli utilizzi convenzionali o stereotipati... Quelli che Vertov già chiamava «il cinedramma» de «i gusti consolidati del pubblico abituale». Era un’epoca storica che ha fin troppe somiglianze con la nostra... Un’epoca in cui i nuovi mezzi, proprio quelli tecnologici, stavano modificando la vita e i comportamenti privati e sociali. Walter Benjamin si accorse da mistico e teorico del linguaggio di quello che gli artisti stavano comprendendo dalla pratica quotidiana già negli anni appena precedenti il suo celeberrimo saggio L’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica (1936). Pensiamo che oggi sia quasi da irresponsabili non prendere in considerazione più seriamente gli strumenti che i dispositivi mobile ci mettono a disposizione, proprio per tentare di individuare dove ci seducono, dove limitano e dove possiamo sfruttarli per diventare più coscienti delle nostre percezioni e di come esse mutano attraverso di essi. A livello molto pratico, per esempio, in fotografia, ci possono piacere le immagini di Hipstamatic (e simili), ma se vogliamo costruire una serie o una sequenza, e non abbiamo pensato prima alle caratteristiche ottenute dalle combinazioni di Lente e Pellicola offerte dal software

È facile notare come in un caso – complice la posizione nel fotogramma – si apprezzi più la somiglianza tra gli elementi (traliccio/albero, manifesti) e nell’altro, invece, si apprezzi più il movimento indotto dalla convergenza delle linee.

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intenzione e significato negli abbinamenti

in pratica

O+B +C+E

Con Photoshop CS, Ps Elements e altri software di editing è possibile cambiare la dimensione del foglio, per così dire. In lingua inglese lo chiamano canvas, come fosse appunto la tela di un quadro, in italiano Adobe traduce con Dimensione quadro. È una voce del menù Immagine. Si tratta di uno strumento che non offre layout predefiniti e lascia totale libertà nella costruzione di una nuova immagine composta da più immagini. Impostato il nuovo quadro, dai Livelli ci si occupa della posizione delle singole foto.

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Una stessa immagine, sullo stesso lato, abbinata a tre soggetti diversi: l'intenzione è diversa e i significati finali sono così differenti tra loro da poterci rivelare molto sulla potenza evocativa degli accostamenti.

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potremmo trovarci ad avere dei materiali che insieme non funzionano soltanto per motivi di vignettatura, sfocatura, grana, dominanti cromatiche, cornici del fotogramma... Vogliamo dire che esiste un modo per utilizzare non troppo passivamente questi strumenti. Dipende solo da noi e dal nostro desiderio di farli diventare altro, oltre che prodotti

entusiasmanti che tendono a uniformarci nei comportamenti e nei gusti. In queste pagine – per iniziare a familiarizzare con le strutture di dittici e polittici che i nostri più affezionati lettori hanno già provato a sfruttare per una delle proposte tematiche mensili – abbiamo fatto alcuni esempi di dittici in cui ritorna una stessa immagine, da tempo molto sfruttata

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1 Menù immagine 2 Livelli 3 Dimensione quadro 4 Direzione ancoraggio 5 Unità di misura 6 Riempimento sfondo

anche in rete: un volontario omaggio alle riflessioni di Dziga Vertov (pseudonimo di Denis Arkadevicˇ Kaufman, 1896-1954). Abbiamo provato a comporre qualche dittico con la complicità del suo cineocchio (Kinoglaz), per tenere presente quanto il nostro vedere possa mutare secondo le nostre intenzioni e secondo le nostre esperienze.

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postproduzione

Diptic per familiarizzare con la Gestalt?

Regolazioni e Condivisione

Gabbie tradizionali, europee e americane, su cui si impostano gli storyboard per fumetti e graphic novel (da A. Balzola e R. Pesce, Storyboard, Dino Audino Editore). Sotto le gabbie iniziali di Diptic, completamente regolabili.

Cornici e Risoluzione

Scelta layout e foto

Risulta particolarmente interessante confrontare le gabbie tradizionali adottate per la composizione di uno storyboard per fumetti (oggi molti, ma non tutti, preferiscono dire graphic novel) con i 52 layout di partenza di questa App. Oltre alla scelta dei layout, Diptic offre anche una essenziale correzione per il colore, la luminosità e il contrasto e permette di costruirsi dei bordi o di eliminarli, ma soprattutto permette di re-inquadrare ogni foto importata. Suggeriamo questo software a chi può installarlo, perché inventarsi una gabbia, all’inizio, può essere difficile. Come in tutte le cose, è più stimolante partire da vincoli dati e farsene guidare fino a esserne infastiditi (qui scatta la ribellione di chi non vuole subire passivamente i modelli dati), per poi trovare lo stimolo a romperne consapevolmente i principi. A nostro parere la facilità di utilizzo di questa App, la sua rapidità ed efficienza sono un modo utile per esercitarsi a riconoscere e imparare a condurre quelle caratteristiche di cui abbiamo parlato nella rubrica Note per la gestione delle immagini. Per chi non dispone di questi dispositivi è sufficiente prendere come riferimento le gabbie che presentiamo qui sotto e iniziare a comporre graficamente lo spazio. Poi, un po’ alla volta, per qualcuno arriverà anche la voglia di costruire storie. A quel punto osservare i layout dei fumetti e fare attenzione al loro imitare i punti di ripresa fotografici e cinematografici diventerà un modo per costruirsi virtualmente quell’esperienza di cui parlano i gestaltisti, quella che ci permetterà poi, in modo ormai naturale, di comporre più facilmente già in fase di ripresa. Fidatevi! :-)

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Diptic per iPhone e iPad www.dipticapp.com Euro 0,79


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