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landsare fare paesaggio LETTURA DEL PAESAGGIO PER SCHEDE LAGO / VALLI / MONTAGNA Parco Alto Garda Bresciano e Valle Sabbia


landsare fare paesaggio LETTURA DEL PAESAGGIO PER SCHEDE LAGO / VALLI / MONTAGNA Parco Alto Garda Bresciano e Valle Sabbia


FEASR - Programma di Sviluppo Rurale 2007-2013 Regolamento (CE) 1698/2005 Asse IV – Misura 421 Progetto di cooperazione transnazionale: LANDSARE / Landscape ARchitecture in European Rural Areas: a new approach to the local development design referente per GAL GardaValsabbia: arch. Laura Brugnolli Progetto grafico di Laura Brugnolli. In copertina “Via del Meandro” di Demetrio Righetti; all’interno fotografie di Demetrio Righetti, Maurizio Zenucchi e Laura Brugnolli. ottobre 2013

GAL-GARDAVALSABBIA scrl Via Brunati 9 | 25087 Salò (BS) | Italy www.gal-gardavalsabbia.it


la lettura del paesaggio eseguita come se fosse l’analisi di un testo. partendo dalla suddivisione in fasce (le frasi) fino a raggiungere gli elementi che le caratterizzano (le parole), valutandone le relazioni e la complessità .


IL PROGETTO Landsare è un progettodi cooperazione transazionale misura 421, che vede collaborare sei GAL partner, tra Italia, Germania e Scozia. I partner di progetto “condividono il presupposto secondo il quale il paesaggio costituisce una delle poche risorse veramente adeguate ad una prospettiva di sostenibilità e di miglioramento complessivo della qualità della vita”, considerandolo “come una essenziale chiave interpretativa e progettuale dei territori interessati dal progetto”. La cooperazione avviene interrogandosi sullo stessa questione: “come identificare gli elementi che caratterizzano il paesaggio di una determinata area? Come è possibile valorizzare tali elementi caratterizzati secondo un approccio di sviluppo locale integrato?”. Territori diversi che tentano di dare risposte alle stesse domande, individuando “soluzioni per la valorizzazione paesaggistica (...) capaci di portare con sé una moltitudine di elementi da considerarsi cruciali per lo sviluppo, come l’apertura territoriale, la capacità di in-

serire le micro-economie locali in circoli virtuosi, di coinvolgere le comunità rurali nei percorsi di valorizzazione (...)”. Il progetto scaturisce dalla consapevolezza che il paesaggio e la questione ambientale assumono sempre maggiore importanza nei dibattiti e nella pianificazione del territorio, inserendosi anche nell’offerta turistica come elemento d’identità e di senso di un luogo. La salvaguardia e la valorizzazione dei diversi paesaggi diventa per cui occasione per ritrovare l’identità del territorio stesso: questa strategia indica la qualità del paesaggio come base imprescindibile e importante risorsa per il futuro. Infatti, l’identità si può considerare un bene pubblico a tutti gli effetti, “che offre significative e sostenibili opportunità ai sistemi economici e sociali locali. La sinergia tra identità e qualità contribuisce a creare un senso comune nei diversi soggetti che agiscono sul paesaggio, in primo luogo nelle società locali che, con il loro consenso, costituiscono un fattore decisivo per il successo delle politiche di tutela, gestione e innovazione. In que-


sto senso il paesaggio rappresenta un patrimonio identitario iden Come che non è solo testimonianza tifi del passato, ma anche un elem care gli e valore continuamente arricchito cara nti che da chi abita e usa il territorio.” t il p terizzan Il progetto locale del GAL aesa ggio o Com GardaValsabbia si inserisce una d d i e p term nella tematica di cooperazione oss e è i identificando le “architetture area nata va ibil ? e lor vegetali”come elemento di i tal zzar paesaggio e di promozione dei e i e territori rurali. In particolare, si car leme nti concentra sulle valenze e sulle att e ri opportunità di utilizzo multifunsec ond zzat zionale degli elementi arborei i o u app per lo sviluppo locale integrato, n r oc di per la valorizzazione e consersvi cio vazione del paesaggio e per loc luppo un approccio più consapevole al int egr e alla progettazione dello svilupato po rurale. ? Partendo dalle potenzialità del territorio, verrà effettuata una lettura ed interpretazione del paesaggio, sulla base della pianificazione paesaggistica vigente, per identificare i paesaggi presenti sul territorio e del le loro caratteristiche, passando poi ad e della una ricognizione più tematica del paesaggio agricolo e forestale, attraverso la lettura dei Piani di Indirizzo Forestale delle due Comunità Montane. A tale ricognizione di pari passo verrà nella effettuato un report sullo stato dell’arte della pianificazione forestale e della gestione del bosco, funzionale a valu-

l’importanza paesaggio questione ambientale

pianificazione


Per re a rov tà t i i r ent d i l’ del io tor i r ter

i pa l ra es pa pp ag tr re gi im se o n te ch oni ta st e o u im no id n n pa oni è ent ss an so it at za lo ar o io de l

tare le potenzialità della risorsa legnosa e del suo sfruttamento per la creazione di nuovi posti di lavoro e per impostare nuove possibili azioni in materia di paesaggio. Infatti, il bosco è l’elemento primario del paesaggio in analisi e una sua corretta gestione porterebbe senza dubbio a vantaggi sia di valorizzazione del territorio e delle sue risorse che di percezione della qualità del suo insieme. Le attuali modalità di pianificazione del bosco sono frammentate tra enti competenti, Comuni, Comunità Montane, Consorzi Forestali, imprese boschive e altri enti e l’assenza di una forma di coordinamento nel settore spesso comporta una scarsa efficacia degli interventi, una assenza di sostenibilità a lungo termine degli investimenti e una bassa valorizzazione delle risorse ambientali in termini di progetti interdisciplinari di sviluppo locale (per esempio, che integrino manutenzione del territorio, fruibilità ecocompatibile dell’entroterra e opportunità ricreativoturistiche in foresta). Portare queste tematiche entro un progetto europeo implica la creazione di una rete di interlocutori con interessi condivisi, favorendo lo scambio di buone pratiche e l’uso di strumenti comuni, verso una definizione di un nuovo approccio sostenibile (economicamente e ecologicamente) alla gestione delle risorse ambientali paesaggistiche nelle aree rurali marginali. A questo proposito si fa riferimento ad alcune esperienze importanti valutate come fondanti della metodologia utilizzata nel progetto.

VERRÀ EFFETTUATA UNA LETTURA ED INTERPRETAZIONE DEL PAESAGGIO


SCOZIA

GERMANIA

LAG Highlands West Highland College University of Highlands and Islands

LAG Flechtinger Höhenzug KULTURAL-Landschaft Haldensleben-Hundisburg e.V.

ITALIA | Lomabrdia

GAL Valle Camonica e Val di Scalve

IL P ROGE VEDE TTO COLL SEI BORARE P TRA ARTNER I GERM TALIA, AN SCOZ IA E IA.

GAL GardaValsabbia

GAL Oglio Po terre d’acqua (capofila)

ITALIA | Calabria GAL Batir | Basso Tirreno Reggino

GAL Oltrepò Mantovano


RIFERIMENTI METODOLOGICI la Convenzione Europea sul Paesaggio La Convezione Europea sul Paesaggio è un documento adottato dal Comitato dei Ministri della Cultura e dell’Ambiente del Consiglio d’Europa il 19 luglio 2000, ufficialmente sottoscritto nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze il 20 ottobre 2000. La Convenzione Europea sul Paesaggio risulta essere un’innovazione rispetto agli altri documenti in materia di paesaggio e di patrimonio culturale e naturale. Affronta il paesaggio in senso globale, come qualità dei luoghi dell’abitare, riconoscendolo come condizione imprescindibile per il benessere, non solo fisico, di ogni individuo e della società e come risorsa importante e determinante per lo sviluppo sostenibile, favorendo anche le attività economiche. La Convenzione adotta nell’articolo 1 alcune definizioni: “Paesaggio” designa una determinata parte di territorio, cosi come è percepita

dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali c/o umani e dalle loro interrelazioni; “Politica del paesaggio” designa la formulazione, da parte delle autorità pubbliche competenti, dei principi generali, delle strategie e degli orientamenti che consentano l’adozione di misure specifiche finalizzate a salvaguardare gestire e pianificare il paesaggio; “Obiettivo di qualità paesaggistica” designa la formulazione da parte delle autorità pubbliche competenti, per un determinato paesaggio, delle aspirazioni delle popolazioni per quanto riguarda le caratteristiche paesaggistiche del loro contesto di vita; “Salvaguardia dei paesaggi” indica le azioni di conservazione e di mantenimento degli aspetti significativi o caratteristici di un paesaggio, giustificate dal suo valore di patrimonio derivante dalla sua configurazione naturale e/o dal tipo d’intervento;


“Gestione dei paesaggi” indica le azioni volte, in una prospettiva di sviluppo sostenibile, a garantire il governo del paesaggio al fine di orientare e di armonizzare le sue trasformazioni provocate dai processi di sviluppo sociali, economici ed ambientali; “Pianificazione dei paesaggi” indica le azioni fortemente lungimiranti, volte alla valorizzazione, al ripristino o alla creazione di paesaggi. Il campo di applicazione viene esteso, non facendo distinzione tra i paesaggi definiti “eccezionali” rispetto ai paesaggi della “vita quotidiana” o “degradati”. «(...) Comprende i paesaggi terrestri, le acque interne e marine. Concerne sia i paesaggi che possono essere conside-

rati eccezionali, sia i paesaggi della vita quotidiana sia i paesaggi degradati.» (art. 2). Tutto diventa paesaggio; l’interesse non è solo in direzione di qualità culturali, artificiali o naturali. La nuova concezione di paesaggio della Convenzione introduce l’aspetto antropico, ribaltando la concezione romantica legata al vedutismo e alle immagini da cartolina e considerando il paesaggio un tutt’uno in cui gli elementi che lo costituiscono e vivono delle proprie interrelazioni. Nell’articolo 5 vengono definite le Misure Generali: - riconoscere giuridicamente il paesaggio in quanto componente essenziale del contesto di via delle popolazioni, espressione della diversità del loro comune patrimonio culturale e naturale e fondamento della loro identità; - stabilire e attuare politiche paesaggistiche volte alla salvaguardia, alla gestione e alla pianificazione dei paesaggi tramite l’adozione delle misure specifiche (...);

” aggio s e a P “ a na un desig ta parte mina deter rritorio, di te come è cosi pita perce e il cu dall c a , r i a n ttere i io z a l o deriv pop dall

a ’ fatto azione di ri n c/o u aturali ma dalle ni e lor inter relaz o ioni;


- avviare procedure di partecipazione del pubblico, delle autorità locali e regionali e degli altri soggetti coinvolti nella definizione e nella realizzazione delle politiche paesaggistiche (…); - integrare il paesaggio nelle politiche di pianificazione del territorio, urbanistiche e in quelle a carattere culturale, ambientale, agricolo, sociale ed economico, nonché nelle altre politiche che possono avere un’incidenza diretta o indiretta sul paesaggio. Il modo di approcciare al paesaggio parte dalla conoscenza dei luoghi, del loro stato attuale e delle trasformazioni che si sono succedute e di quelle in atto, le misure sopra citate vengono dunque specificate nell’articolo successivo in cui non si propone un atteggiamento di mera salvaguardia e difesa del paesaggio e delle sue peculiarità, ma si invita a guidare consapevolmen-

te le trasformazioni nella direzioni di dare maggiore qualità al territorio e agli spazi del vivere. È il riconoscimento di un paesaggio che si trasforma, che è in divenire: si modifica in relazione a diversi fattori, naturali ma soprattutto umani. Il paesaggio diventa un qualcosa di sensibile alle trasformazioni, non statico ma bensì dinamico, comportando così un’importanza sempre maggiore delle politiche di gestione continua nel tempo delle trasformazioni. Il tema dello sviluppo sostenibile diventa centrale dunque, insieme al tema della cooperazione internazionale e transfrontaliera «a livello locale e regionale, ricorrendo, se necessario, all’elaborazione e alla realizzazione di programmi comuni di valorizzazione del paesaggio», incentivando la reciproca assistenza, lo scambio di informazioni, di esperienze e di attività di ricerca in materia di paesaggio.

IL T EM DELL A SVIL O SOST UPPO ENI DIVE BILE CENT NTA RALE


la Convenzione delle Alpi La Convenzione delle Alpi è una convenzione internazionale intesa a realizzare la protezione e lo sviluppo sostenibile dell’arco alpino. La Convenzione delle Alpi è stata firmata a Salisburgo (Austria) il 7 novembre 1991 da Austria, Francia, Germania, Italia, Svizzera, Liechtenstein e UE. La Slovenia ha firmato la Convenzione il 29 marzo del 1993. Un protocollo supplementare ha consentito l’accesso al Principato di Monaco. La Convenzione è entrata in vigore il 6 marzo 1995. L’obiettivo è quello di creare e garantire una politica comune per l’arco alpino, visto come un territorio sensibile e portatore di valore di qualità, le cui dinamiche e complessità non corrispondono con le frontiere degli Stati nazionali, necessitando invece di un’azione coordinata degli interventi. I campi entro i quali sono previste misure comprendono: popolazione e cultura | al fine di rispettare, conservare e promuovere l’identità culturale e sociale delle popolazioni locali e di assicurarne le risorse vitali di base, in particolare gli insediamenti e lo sviluppo economico compatibili con l’ambiente, nonché al fine di favorire la comprensione reciproca e le relazioni di collaborazione tra le popolazioni alpine ed extra-alpine;

pianificazione territoriale | al fine di garantire l’utilizzazione contenuta e razionale e lo sviluppo sano ed armonioso dell’intero territorio, tenendo in particolare considerazione i rischi naturali, la prevenzione di utilizzazioni eccessive o insufficienti, nonché il mantenimento o il ripristino di ambienti naturali, mediante l’identificazione e la valutazione complessiva delle esigenze di utilizzazione, la pianificazione integrata e a lungo termine e l’armonizzazione delle misure conseguenti. difesa del suolo | al fine di ridurre il degrado quantitativo e qualitativo del suolo, in particolare impiegando tecniche di produzione agricola e forestale che rispettino il suolo, utilizzando in misura contenuta suoli e terreno, limitando l’erosione e l’impermeabilizzazione dei suoli. protezione della natura e tutela del paesaggio | al fine di proteggere, di tutelare e, se necessario, di ripristinare l’ambiente naturale e il paesaggio, in modo da garantire stabilmente l’efficienza degli ecosistemi, la conservazione della flora e della fauna e dei loro habitat, la capacità rigenerativa e la continuità produttiva delle risorse naturali, nonché la diversità, l’unicità e la bellezza della natura e del paesaggio nel loro insieme. agricoltura di montagna | al fine di assi-


curare, nell’interesse della collettività, la gestione del paesaggio rurale tradizionale, nonché una agricoltura adeguata ai luoghi e in armonia con l’ambiente, e al fine di promuoverla tenendo conto delle condizioni economiche più difficoltose. foreste montane | al fine di conservare, rafforzare e ripristinare le funzioni della foresta, in particolare quella protettiva, migliorando la resistenza degli ecosistemi forestali, in particolare attuando una silvicoltura adeguata alla natura e impedendo utilizzazioni che possano danneggiare le foreste, tenendo conto delle condizioni economiche più difficoltose nella regione alpina. turismo e attività del tempo libero | al fine di armonizzare le attività turistiche e del tempo libero con le esigenze ecologiche e sociali, limitando le attività che danneggino l’ambiente e stabilendo, in particolare, zone di rispetto. energia | al fine di ottenere forme di produzione, distribuzione e utilizzazione dell’energia che rispettino la natura e il paesaggio, e di promuovere misure di risparmio energetico. Viene inoltre dato particolare rilievo al contributo che l’agricoltura di montagna fornisce nell’interesse generale alla conservazione e alla cura del paesaggio naturale e rurale nonché alla prevenzio-

ne dei rischi naturali. Il Protocollo Agricoltura di Montagna “stabilisce misure a livello internazionale al fine di conservare e di incentivare l’agricoltura di montagna adatta ai siti e compatibile con l’ambiente, in modo che venga riconosciuto e garantito nel tempo il suo contributo sostanziale alla permanenza della popolazione e al mantenimento di attività economiche sostenibili, - specie mediante la produzione di prodotti tipici di qualità, alla salvaguardia delle basi naturali della vita, alla prevenzione dei rischi naturali, alla conservazione della bellezza e del valore ricreativo del paesaggio naturale e rurale, nonché alla cultura nel territorio alpino.” Infatti, nel Protocollo “Agricoltura di Montagna” si da specifica indicazione alla pianificazione territoriale in merito alla “destinazione delle aree, del riordinamento e del miglioramento fondiario, nel rispetto del paesaggio naturale e rurale”, prevedendo la disponibilità dei terreni necessari per un uso agricolo compatibile con l’ambiente e adatto al contesto, con la conservazione, la valorizzazione e l’eventuale ripristino degli elementi tradizionali e identitari del paesaggio rurale alpino, come boschi, margini boschivi, siepi, boscaglie, prati umidi, secchi e magri, alpeggi. Si pone anche l’accento sugli elementi architettonici tradizionali, come fattorie e malghe. La Convenzione delle Alpi rispecchia


L’ag ri di m coltura onta gna per l a cons erv e la azione cu del paes ra Co agg natu rale io pos me è e s rura val ibile le or la globale consapevolezza dell’importanza delle aree montane anche per la pianura, definisce le responsabilità nei confronti del mondo alpino e attira l’attenzione sulle potenzialità e le sfide per lo sviluppo del patrimonio naturale, culturale e sociale. Il suo obiettivo consiste nel valorizzare il patrimonio comune delle Alpi e nel preservarlo per le future generazioni attraverso la cooperazione transnazionale tra i Paesi alpini, le amministrazioni territoriali e le autorità locali, coinvolgendo la comunità scientifica, il settore privato e la società civile. Grazie a questo approccio, la Convenzione delle Alpi rappresenta un esempio per altre aree montane e per iniziative simili, come la Convenzione dei Carpazi. Anche la Convenzione delle Alpi indica la cooperazione transnazionale come strumento e mezzo di promozione e azione, formativa, informativa e operativa.

tal izzar e car eleme i nt at sec teriz i z o app ndo u ati ro n di svi ccio lup l int ocale po egr ato ?


il Progetto Loto L.O.T.O. (Landscape Opportunities for Territorial Organization) è un progetto di cooperazione transnazionale che vuole contribuire all’individuazione di strumenti utili per la gestione delle trasformazioni del paesaggio, intendendo il paesaggio quale quadro di riferimento per qualsiasi progetto a scala puntuale e territoriale. Il progetto, coordinato dalla Regione Lombardia, ha visto la partecipazione di altri otto partner oltre a due partner osservatori ed è stato co-finanziato dalla UE (Fondi FESR) sul Programma Interreg IIIB CADSES. L’idea del progetto parte dalla considerazione che troppo spesso le scelte di trasformazione territoriale non tengono debitamente conto dell’importanza della differente e riconoscibile caratterizzazione paesistica dei territori europei. Le politiche paesistiche si sono principalmente concentrate sulla salvaguardia dei paesaggi eccellenti. In realtà, come indicato dalla Convenzione Europea per il paesaggio, tutto il territorio è anche paesaggio e come tale deve essere considerato. Poiché il territorio è in continua evoluzione le trasformazioni del paesaggio che ne conseguono devono essere consapevolmente guidate, considerandone gli aspetti naturali, antropici e sociali. Gli strumenti e i metodi in uso nei diversi paesi sono differenti ma appaiono in ogni caso non del tutto adeguati ad un

compito così vasto. LOTO si è proposto di individuare un percorso metodologico di lettura e interpretazione del paesaggio per la pianificazione/progettazione paesistica, che possa costituire un riferimento operativo condiviso per la gestione delle trasformazioni territoriali. Si propone pertanto di individuare una metodologia di lettura interpretativa del paesaggio che possa costituire un riferimento operativo condiviso per guidare e verificare le scelte di trasformazione, di ripristino e di valorizzazione del territorio.

Quale paesa gg abbia io mo ? Verso qu paesa ale gg andia io mo ?

Quale gio g a s e pa ? o m a i vogl


La proposta metodologica: a ha esaminato i risultati ottenuti in esperienze già attivate; b ha cercato di integrare i diversi approcci al paesaggio, nell’ottica indicata dalla Convenzione Europea; c si è basata su strumenti agili ed informazioni facilmente reperibili o acquisibili, per poter divenire applicabile in modo estensivo; d è stata testata su situazioni reali, nella soluzione e gestione di specifiche problematiche territoriali locali o per la definizione delle scelte di valorizzazione del territorio. Il progetto ha anche voluto contribuire a sviluppare una più efficace e durevole cooperazione istituzionale e scientifica nel settore della pianificazione paesistica, anche in riferimento all’applicazione della Convenzione Europea sul paesaggio. Le azioni pilota di progetto, finalizzate alla sperimentazione del percorso metodologico individuato, si sono prefisse inoltre di

avviare processi virtuosi connessi a specifici programmi/progetti locali di sviluppo e/o riqualificazione territoriale in corso di definizione. Il progetto è stato organizzato in quattro differenti attività che hanno contribuito nel loro insieme al raggiungimento dell’obiettivo prefissato di individuazione di Linee guida per una gestione paesistica condivisa delle trasformazioni territoriali. Il percorso delineato segue un approccio olistico al paesaggio e vuole rendere più trasparente ed efficace, all’interno dei processi di definizione delle scelte di trasformazione del territorio, il confronto su tre domande: quale paesaggio abbiamo? verso quale paesaggio andiamo? e quale paesaggio vogliamo?


DIECI TESI SULLE ALPI un saggio di Werner Batzing

01

Le Alpi sono una “regione unica” in Europa per due motivi: sono l’unica catena montuosa elevata in Europa (quasi tutte le altre montagne sono “mezze montagne”), e sono situate al centro del continente, a poca distanza da città importanti già in epoca romana. Questo però non significa che le Alpi siano una realtà singolare in Europa, una realtà “anomala” dal punto di vista culturale ed economico.

02

Le Alpi come regione unica o strana hanno sempre esercitato una grande attrazione sulle culture europee extra alpine. Ne risultano, storicamente, tre modi di vedere le Alpi. In primo luogo, le Alpi come monti terribili e spaventosi, immagine creata 2000 anni fa e valida fino al 1760-1780. Questa immagine non è realistica, poiché le culture delle grandi città reprimono la paura della natura spostandola dal proprio territorio alla strana e lontana (ma ben visibile) regione delle Alpi.

03

Successivamente, la rivoluzione industriale crea un’immagine delle Alpi totalmente nuova (1760-1780 circa). In contrapposizione alla città industriale e all’uso senza limite della natura nella produzione industriale le Alpi rappresentano il mondo “sano” e “bello”, con una perfetta “armonia” tra uomo e natura: le terribili Alpi diventano “terribilmente belle”. Anche questa è un’immagine non realistica: le Alpi sono soltanto l’antitesi alla città; ma una regione puramente idilliaca è una invenzione della fantasia.

04

Infine, con il passaggio dalla società industriale alla società di servizi (verso gli anni settanta del Novecento) cambia anche l’immagine delle Alpi: la loro bella natura non impressiona più, ma i rilievi alpini vengono utilizzati direttamente per produrre esperienze e sensazioni corporee (sci alpino, rafting, mountain-bike, parapendio etc.). Le “belle Alpi” rivestono la funzione di scenario, impressionante, ma non più indispensabile.


05 Tutte e tre queste “immagini” delle

Alpi sono state create da culture extra alpine, e sono immagini sbagliate. Le Alpi sono sempre una regione singolare in Europa, fuori della realtà normale, perché sono viste sempre come l’opposto della città o della situazione normale europea. Questa percezione sbagliata è causa di tante discussioni inutili.

06 Nell’era preindustriale (l’era della

società agraria) le Alpi erano intensamente popolate e utilizzate, e la natura era dappertutto trasformata dall’uomo (paesaggio culturale). Le “belle Alpi” non sono un prodotto della natura, ma un prodotto dell’interazione uomo-natura. Nella situazione originaria (senza uomo) le Alpi erano quasi dappertutto coperte di boschi. Pertanto, il paesaggio culturale rappresenta una situazione culturale (non naturale), e deve essere sempre salvaguardato dall’uomo per non sparire (a causa di erosioni o di rimboschimenti spontanei). La modernizzazione non è la distruzione di una situazione idilliaca, ma la distruzione della struttura pre-industriale. Punto centrale: sta sparendo progressivamente la responsabilità delle società agrarie verso il proprio paesaggio, assieme alla gestione permanente del paesaggio culturale (base materiale dell’esistenza).

LE

ALPI da

regione unica a

caso normale iin DIECI TESI


07

Il principio di modernizzazione è: uso intensivo di territori sempre più limitati e piccoli, e non-uso di territori sempre più vasti. Condizione centrale è il grande traffico tra i territori di uso intensivo (divisione del lavoro sempre più efficace). Conseguenze per le Alpi: sviluppo di nuove infrastrutture per il trasporto, come strade (dal 1820-1830), ferrovie (dal 1860-1870) o autostrade (dal 1965). Tutte le vallate, comuni e borgate senza strutture moderne vengono fortemente svalutate.

08

Sviluppo moderno significa, per le Alpi: urbanizzazione nelle (piccole) regioni adatte a usi moderni (fondovalle, bacini intra-montani, stazioni turistiche); spopolamento delle grandi superfici montane, dove finisce ogni attività economica dell’uomo. Entrambi i processi creano gravi problemi ecologici, culturali ed economici.

09

Bilancio: le Alpi scompaiono, non nel senso che spariscono le vette e le montagne; le Alpi scompaiono come spazio umano di interazione specifica uomonatura, di economia basata su risorse specifiche delle Alpi e di cultura all’interno della quale le montagne e le esperienze con le montagne nella storia giocano un ruolo importante. O questo spazio umano sparisce (spopolamento) o viene trasformato in aree di urbanizzazione di carattere ubiquitario e anonimo.

10

Questo sviluppo non è tipico delle Alpi, ma è tipico di tutta l’Europa (le Alpi come “caso normale”). Ma le Alpi dimostrano molto chiaramente – in modo più chiaro e più evidente che altre regioni europee – che tutto questo è da considerare come una perdita per l’umanità: lo sviluppo moderno e post-moderno, con il dominio assoluto dell’economia, distrugge le strutture territoriali in quanto spazi umani. Senza responsabilità per la natura, per la storia, per la cultura, ecc., una regione non merita più di essere vissuta, non è più vitale.


Lo s vil mode uppo dist rno le s rugge t terr rutture ito in q riali spaz uanto i um ani Werner Bätzing (Kassel, 24 giugno 1949) è un geografo e accademico tedesco, professore di Geografia culturale presso l’Università Friedrich-Alexander di ErlangenNorimberga e esperto dell’ambiente alpino. È membro del consiglio consultivo dell’Associazione Internazionale Pro Vita Alpina, consulente scientifico della CIPRA, svolge lavori per la Convenzione delle Alpi (il suo studio sulla “tipologia dei comuni alpini in base alle categorie di studio l’evoluzione diacronica della popolazione dal 1870-2000 per il progetto 200 11 226 Applicazioni della sostenibilità socio-economica ed ecologica nel trattamento del tema Popolazione e cultura della Convenzione delle Alpi, di portata internazionale). È ‘membro dell’International Advisory Network Community Project - Alleanza nelle Alpi “. Il suo lavoro si concentra sullo sviluppo regionale sostenibile nelle aree rurali, la geografia della popolazione, la geografia agricola, la geografia del tempo libero e del turismo,la geografia economica, scienze regionali, geografia di alta montagna, uso del suolo, la spazio regionale, del paesaggio, dei cambiamenti strutturali socio-economici nei paesi sviluppati (terziario), la filosofia della scienza, della filosofia naturale, l’ecologia umana.

le sco Alpi mpa com iono spa e uma zio int no d i er spe azio ne cif i uom ca nat o ura


IL TERRITORIO Uso del suolo e Layout di terriotorio Un territorio prevalentemente montano, ricoperto da boschi e inserito nella cornice dei rilievi prealpini e dei laghi insubrici. Un territorio che risente della presenza della struttura industriale diffusa della pianura padana e dell’areale urbano bresciano. Il territorio dell’Alto Garda Bresciano è prevalentemente coperto da vegetazione forestale (67,87% della superficie totale). I prati permanenti e i pascoli occupano circa il 7% della superficie, con distribuzione regolare su tutto il territorio, ma con maggiore concentrazione nella piana di Tremosine, nella piana di Tignale e nella vallata di Costa. Formazioni erbose importanti per estensione e per fruizione turistica si trovano nei Comuni e Valvestino e di Magasa (prati di Cima Rest e Denai). Le coltivazioni (seminativi e legnose agrarie) si trovano solo nella fascia lungolago, dove il clima costiero permette

la coltivazione di specie vegetali (come olivo, limone e vigne) che richiedono un grado di illuminazione e di calore che solo l’ambito costiero del Garda può offrire. Nel Comune di Salò ci concentra la maggior produzione a pieno campo (coltivazioni) e in vivaio. La vegetazione di tipo naturale (cespuglieti, arbusteti, neoformazioni e vegetazione rupestre) rappresenta un importante 14,46% del territorio gardesano. Questa diffusione ampia è dovuta alla conformazione del territorio per le caratteristiche di pendenza e di assolazione dei versanti che non consentono la crescita di vegetazione d’alto fusto. La distribuzione di queste formazioni vegetali si concentra soprattutto nei settori settentrionali del Parco, nei Comuni di Limone e di Tremosine. Anche in Valle Sabbia la porzione di territorio ricoperto da boschi supera il 60%. Prendono maggiore spazio i prati permanenti e i pascoli, che arrivano a


superficie totale territorio

928,41

kmq

popolazione al 2011

96.072

ab

Dato Istat. Popolazione residente al 30 giugno 2011

superficie a bosco

597,52

kmq

0,6 ha di bosco a persona


18,66%, con particolare rilevanza di quelli in Comune di Bagolino, dove insistono la maggior parte delle malghe presenti in valle, nel Comune di Pertica Alta e di Pertica Bassa. In Valle Sabbia la presenza del Lago d’Idro alza la quota di superficie idrica interna, mentre viene confermata la vocazione non agricola del territorio, nonostante la particolare attenzione storica e naturalistica che riveste la coltivazione del castagno. Il quadro che ne deriva è di un territorio prevalentemente ricoperto dalla superficie forestale, con la presenza di importanti aree a pascolo che testimoniano la vocazione zootecnica del territorio e la relazione storica con le montagne e gli alpeggi. I pascoli, infatti, si concentrano soprattutto attorno ai nuclei rurali di

versante (Pertica Alta, Pertica Bassa,…), nelle piane (Tremosine e Tignale), spingendosi anche verso le cime delle montagne prealpine (alpeggi). Questa importante configurazione e il rapporto delicato tra il bosco e il pascolo verrà analizzato nel focus progettuale. Le aree urbane si concentrano lungo la costa del Lago di Garda e in Valle Sabbia, dove sono presenti i centri maggiori che ormai saturano quasi per esteso il fondovalle disponibile. Numerosi piccoli centri costellano i versanti e le piane a picco sul lago.

Oltr e il 64% terr del è ri itorio c da b operto osch i.


380,7 kmq 29.704 ab

547,7 kmq 66.368 ab

comunitĂ parco alto garda bresciano

comunitĂ valle sabbia 4,89% aree urbane 0,70% aree improduttive

1,72% seminativi 0,35% legnose agrarie 1,82% aree idriche interne 14,96% prati e pascoli 11,20% vegetazione naturale

oltre il

64%

di bosco

(arbusteti, cespuglieti, neoformazioni, veg. rupestre e di detrito)

64,36% boschi

(latifoglie, conifere, misti, rimboschimenti recenti)


FRAMMENTI

foto

di

MAURI ZIO ZENUC CHI foto

di

IO R T E M DE TI T E H G RI


Panoramica Gargnano foto di Demetrio Righetti


Via del Meandro Gargnano foto di Demetrio Righetti


Gargnano foto di Demetrio Righetti


Capovalle foto di Demetrio Righetti


Pertiche - sentiero della Resistenza foto di Maurizio Zenucchi


Bisenzio foto di Maurizio Zenucchi


Onodegno Monte Tigaldine foto di Maurizio Zenucchi


La Corna di Mura foto di Maurizio Zenucchi


Pertiche Autunno foto di Maurizio Zenucchi


IL PAESAGGIO PPR

il Piano Paesaggistico Regionale Il Piano Territoriale Regionale (PTR) ha natura ed effetti di piano territoriale paesaggistico ai sensi della legislazione nazionale e in applicazione dell’art. 19 della l.r. 12/2005. Il Piano Paesaggistico Regionale (PPR), approvato il 19 gennaio 2010 dal Consiglio Regionale della Lombardia, costituisce il quadro di riferimento e disciplina paesaggistica del Piano Territoriale Regionale, mantenendo comunque una propria unitarietà e identità. Il Piano Paesaggistico Regionale, assume e consolida il precedente Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR) del 2001, integrandone e adeguandone i contenuti descrittivi e normativi e confermandone l’impianto generale e le finalità di tutela. In particolare, si confermano le scelte operate in merito all’attenzione paesaggistica su tutto il territorio regionale e si ricercano nuove correlazioni con gli altri livelli pianificatori di settore (ad esempio difesa del suolo, ambiente, infrastrutture), valorizzando gli

ambiti e i sistemi di maggiore rilevanza. Questo punto è fondamentale, soprattutto in relazione al fatto che per decenni la tutela del paesaggio è stata considerata come un elemento se stante e non integrata negli strumenti pianificatori. Con questo strumento regionale, la Lombardia intende sfruttare in pieno il principio di sussidiarietà anche in materia paesaggistica, assegnando a ciascun livello compiti precisi. Per quanto riguarda i Comuni, tale compito è affidato al Piano di Governo del Territorio (PGT). Il PPR lombardo si configura “come piano strategico”, abbandonando “il modello autoritativo e prescrittivo per una visione che si propone di raggiungere risultati concreti attraverso strumenti flessibili di negoziazione e partecipazione” (dal documento di sintesi curato dal Consiglio Regionale), oltre che offrire un importantissimo e accurato quadro conoscitivo. Questo strumento “di area vasta” si sofferma su alcune porzioni


di territorio concentrandosi però sulla complessa realtà della pianura, come ad esempio nella mappatura e nella descrizione delle trasformazioni in atto. E’ comunque interessante valutare come la nuova pianificazione a livello regionale ha recepito nuovi e innovativi concetti in materia di paesaggio. Infatti costituisce un importante strumento per l’attuazione delle politiche di paesaggio dettate dalla recente normativa europea (Convenzione Europea sul Paesaggio) e nazionale (Codice dei beni culturali e del paesaggio). In particolare, la lettura del paesaggio e delle trasformazioni in atto nel PPR porta a discernere il paesaggio come “parte omogenea di territorio i cui caratteri derivano dalla natura, dalla storia umana o dalle reciproche interrelazioni” (Codice dei beni culturali e del paesaggio). L’elaborato che si sofferma con maggiore descrizione sui paesaggi dell’Alto Garda Bresciano e della Valle

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Sabbia è, in realtà, un documento già contenuto nel PTPR pre-vigente: i “Paesaggi di Lombardia”, documento ampliato con una lettura generale dei principali fenomeni di degrado in essere o potenziali a livello regionale e con l’Osservatorio dei paesaggi lombardi, un documento a forte valenza iconografica e comunicativa sui vari paesaggi presenti in regione. Di fatto, questi nuovi strumenti offrono una lettura dei fenomeni di degrado paesaggistico presenti sul territorio di competenza di questa ricerca, individuando aree e ambiti di degrado paesistico provocato da processi di urbanizzazione, infrastrutturazione, pratiche e usi urbani (conurbazioni lineari) e aree sottoposte a fenomeni franosi, ma non localizzando elementi, in realtà esistenti, legati alle trasformazioni delle attività agricole e zootecniche. La spiegazione è sostanzialmente legata alla scala ridotta del problema locale (come ad esempio a Bagolino) rispetto alla scala regionale: l’attività agricola e zootecnica della pianura padana lombarda, non può essere quantitativamente e qualitativamente paragonata a quella pre-alpina. Ne “I Paesaggi della Lombardia” è contenuta una lettura del paesaggio per ambiti geografici e per unità tipologiche di paesaggio, superando così il limite dei confini ammnistrativi (provinciali e comunali) e identificando aree omogenee sotto gli aspetti insediativi e paesaggistici. Tale metodologia è stata utilizzata in questo documento.


PTCP

Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale Disciplina per la tutela e la valorizzazione delle componenti del paesaggio della provincia

La Pianificazione provinciale, nell’Allegato I alle NTA, “Disciplina per la tutela e la valorizzazione delle componenti del paesaggio della provincia”, individua le risorse paesistiche che concorrono a determinare l’immagine e l’identità pro-

vinciale. Sono elementi puntuali, lineari e areali, che vengono definiti “componenti”. Sono individuate rispetto ad alcuni paesaggi di cui vengono indicate e descritte alcune caratteristiche fondamentali.

01 Paesaggio Fisico e Naturale 02 Paesaggio Agrario e dell’Antropizzazione Colturale 03 Paesaggio Storico Culturale 04 Paesaggio Urbano 05 Criticità e Degrado del Paesaggio 06 Rilevanza Paesistica Componenti Identificative, Percettive e Valorizzative del Paesaggio.

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In particolare, gli indirizzi di tutela vengono dettati per il mantenimento, il recupero e la valorizzazione del ruolo paesistico originario, per l’utilizzo agricolo, per gli interventi infrastrutturali a rete (esistenti e di nuovo impianto), per il recupero di un corretto inserimento paesistico dei manufatti edilizi isolati esistenti, per un corretto inserimento paesistico di nuovi manufatti edilizi isolati e per uno sviluppo paesisticamente sostenibile, dei nuclei abitati.


Le componeneti del paesaggio sono “criteri ed indirizzi relativi ai contenuti paesaggistici dei Piani Territoriali di Coordinamento Provinciale”. In particolare, il piano provinciale deve rispettare il PTR Lombardo dandone maggiore definizione e dettaglio, ma facendo propri tematismi e indirizzi. Le componenti di paesaggio definite, interagendo tra di loro, configurano un paesaggio complesso, in equilibrio precario tra naturalità -costituita ad esempio dai boschi, dagli habitat di interesse comunitario e dall’importante presenza dei laghie antropizzazione, marcata nei fondovalle. Gli obiettivo del PTCP come piano paesistico sono: il riconoscimento dei valori e dei beni paesistici, sia singolarmente che come sistema o interrelazione fra essi; l’assunzione di detti valori e beni come fattori qualificanti e fondamentali nelle trasformazioni territoriali; la tutela degli stessi; la diffusione della consapevolezza di detti valori; il miglioramento della qualità del paesaggio in generale anche at-

traverso gli interventi di trasformazione delle parti attualmente degradate. Il PTCP riconosce inoltre alcune componenti di particolare rilevanza paesistica, identificative, percettive e valorizzative del paesaggio. Pone anche l’accento sull’importanza delle visuali in un territorio che dalla pianura conduce verso la montagna: vengono definite “vedute a scala vasta” e indicate come visuali privilegiate quei “quadri paesistici formati dalla visione delle Alpi della pianura e dei primi rilievi montuosi della fascia collinare visibili dalle maggiori infrastrutture di mobilità e i quadri paesistici delle riviere dei laghi d’Iseo e del Garda”.


FASCE DI PAESAGGIO unità tipologiche e architetture di paesaggio Partendo dalle informazioni offerte dalla pianificazione vigente in materia di paesaggio, si è voluto creare una lettura di sintesi per il territorio del GAL GardaValsabbia. Viene affrontata facendo convergere nelle unità tipologiche di paesaggio del PPR della Lombardia, le varie componenti del paesaggio della pianificazione provinciale, approfondendone contenuti e dinamiche. Si usa il livello di pianificazione superiore come contenitore per quello inferiore. Le unità tipologiche presenti nel territorio del GAL GardaValsabbia sono quelle della “fascia alpina”, con la sub-unità dei “paesaggi delle energie di rilievo”, quello prevalente della “fascia prealpina” con tutte le sue sub-unità, e quella della “fascia collinare”, con le sub-unità dei “paesaggi delle colline e degli anfiteatri morenici” e delle “colline pedemontane e della collina banina”, che qui non viene trattata.

UNITA’ TIPOLOGICHE DI PAESAGGIO Talvolta nella pianificazione paesistica si è usata l’espressione “unità di paesaggio”, con la quale si vorrebbe far corrispondere a una omogeneità percettiva, fondata sulla ripetitività dei motivi, un’organicità e un’unità di contenuti. Queste condizioni si verificano solo in parte negli ambiti geografici sopra definiti. In essi si trovano piuttosto modulazioni di paesaggio, cioè variazioni dovute al mutare, brusco o progressivo, delle situazioni naturali e antropiche. Si tratta di variazioni di “stile”, intendendo con ciò il prodotto visibile della combinazione di fattori naturali e di elementi storico-culturali. Tali variazioni stilistiche si manifestano secondo regole definite, in quanto quello stile, quella combinazione di elementi, quelle peculiarità territoriali possono ricorrere anche in ambiti geografici diversi. Ma esse entrano in


modo organico e integrato a definirli uno per uno. (...) Queste combinazioni rimandano alle motivazioni strutturali che sottendono il paesaggio. Alla loro identificazione concorrono elementi diversi, alcuni dei quali però assumono significato basilare nella combinazione di fatti naturali e di fatti antropici. La struttura del paesaggio ha le sue modulazioni estreme passando dalle alte quote alpine, dove l’azione antropica è limitata o assente, alle aree di pianura in cui il segno umano è invece forte e ominante, assumendo, come nell’area metropolitana milanese, la consistenza della crosta incisa in modo inalienabile al punto tale da capovolgere gli stessi attributi identificativi del paesaggio. Vale a dire che se la componente morfologica è pur sottintesa, non sarà la naturalità o la dimensione residuale del paesaggio agrario a

connotarne le caratteristiche qualificative. Ma un paesaggio tipologicamente definito - potremmo definirlo quasi un endemismo paesistico - è quello invece dei laghi prealpini che, non a caso, sotto il profilo ambientale già assume la denominazione propria di “paesaggio insubrico”. Entro questi ambiti tipologicamente delineati si possono anche trovare ulteriori modulazioni di paesaggio la cui attenzione, a questo punto, dipende solo dal livello di scala con cui si conducono le analisi paesistiche. COMPONENTI DI PAESAGGIO Le componenti di paesaggio presenti nel PTCP della Provincia di Brescia vengono in questa lettura aggiornati, introducendo nuovi elementi. Vengono quindi denominate in questo progetto come ”macro-architetture di paesaggio”.

PAESAGGIO URBANO PAESAGGIO AGRARIO E DELL’ANTROPIZZAZIONE COLTURALE PAESAGGIO STORICO CULTURALE PAESAGGIO FISICO E NATURALE


FASCIA PREALPINA

1

AGNOSINE | ANFO | BAGOLINO | BARGHE | BIONE | CAPOVALLE | CASTO | GARDONE RIVIERA | GARGNANO | IDRO | LAVENONE | LIMONE SUL GARDA | MAGASA | MURA | ODOLO | PERTICA ALTA | PERTICA BASSA | PRESEGLIE | PROVAGLIO VALSABBIA | ROÈ VOLCIANO | SABBIO CHIESE | SALÒ | SERLE | TIGNALE | TOSCOLANO MADERNO | TREMOSINE | TREVISO BRESCIANO | VALLIO TERME | VALVESTINO | VESTONE | VILLANUOVA SUL CLISI | VOBARNO

La fascia prealpina occupa circa un quarto della superficie della regione Lombardia, ed è la prevalente anche nel territorio dell’Alto Garda Bresciano e della Valle Sabbia. E’ costituita da quella fascia di transizione in cui avviene il passaggio tra il paesaggio di pianura padano e il paesaggio montano alpino. Questa fascia di paesaggio è caratterizzata fortemente dalla presenza dei laghi: “essi introducono l’eccezionalità nel paesaggio, un’eccezionalità che si misura nei condizionamenti che questi bacini impongono alla penetrazione verso gli alti bacini vallivi, nell’amenità del paesaggio lacustre, nelle condizioni climatiche che le masse d’acqua inducono nell’ambiente locale, reso manifesto soprattutto nella vegetazione. Un abito vegetale le cui specificità furono suggellate dai botanici denominando Insubria la regione dei laghi lombardi.”

Oltre ad una specificità delle condizioni climatiche e della vegetazione (naturale e coltivata) del paesaggio lacustre, è la presenza dei laghi che funge da discriminante e da generatore della presenza antropica. “Benchè sui versanti dei monti che vi prospettano si ritrovi un’organizzazione di tipo alpino non tanto diversa da quella che si ha nelle valli (organizzazione in senso altitudinale basata sullo sfruttamento del bosco e del pascolo d’alta quota), sulle rive lacustri si riscontra altresì un paesaggio del tutto particolare. Esso ha i suoi fulcri territoriali nei vecchi borghi posti sui conoidi di sponda o sui terrazzi; in passato la popolazione viveva sia utilizzando le risorse del lago (facendosi pescatori) sia le risorse della montagna sovrastante (bosco, pascoli, ecc.), ma oggi basano la loro economia sulla monocoltura turistica.


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In conseguenza di ciò sono avvenute trasformazioni profonde: residences, alberghi, seconde case sono sorti lungo lago, intorno ai vecchi borghi e alle ville della borghesia industriale del secolo scorso, ed anche a una quota superiore, sui versanti, non sono mancate le manomissioni.” Le valli prealpine, a partire dal secolo scorso, sono caratterizzate dall’industrializzazione, insediatasi anche nei centri urbani lungolago, come testimoniato dalle cartiere di Toscolano e dal cotonificio di Campione del Garda. Nelle valli “ l’impulso industriale è stato fortissimo”. La presenza delle industrie è “alla base di un paesaggio vallivo a suo modo unico per la densità della dimensione urbanizzata e per i modi disordinati con cui essa si è esplicitata.

PAESAGGI DELLA MONTAGNA E DELLE DORSALI

Paesaggio dell’abbondanza, del dinamismo valligiano che però contrasta con quello montano che si ritrova alle quote superiori, sugli alti versanti e sulle dorsali intervallive, dove sopravvivono residualmente i generi di vita tradizionali, sia pure integrati dal pendolarismo di manodopera verso le industrie di fondovalle. Un’altra attività che incide sul paesaggio prealpino è quella estrattiva, che nelle Prealpi (…) bresciane ha uno dei suoi più importanti distretti.” Si definiscono tre paesaggi differenti all’interno di questa fascia: il paesaggio delle valli prealpine (cioè della Valle Sabbia), il paesaggio della montagna e delle dorsali (il più diffuso sul territorio) e il paesaggio dei laghi insburici (Lago di Garda e Lago d’Idro).


PAESAGGI DEI LAGHI INSUBRICI

1.1

Questo paesaggio non è solo uno dei più peculiari della fascia prealpina, ma è anche uno dei più significativi e celebrati della Lombardia e d’Italia. (...) Ma alla presenza delle acque lacustri si devono numerosi altri elementi di singolarità riguardanti l’organizzazione degli spazi (tipo di colture, di insediamento, attività tradizionali come la pesca, interrelazioni per via d’acqua ... ) e le testimonianze storiche, la percezione e la fruizione del paesaggio come scenario di soggiorno e turismo. Al richiamo del paesaggio lacustre si collega la formazione dell’immagine romantica e pittorica dei luoghi, delle ville e dei giardini, vero e proprio paesaggio estetico, declamato nella letteratura classica (Manzoni, Stendhal, Fogazzaro) e di viaggio, raffigurato nel vedutismo e nella pittura di genere. La fascia spondale, così caratterizzata, è poi sovrastata da fasce altitudinali che si svolgono lungo i versanti in modi tradizionalmente non tanto dissimili da quelli delle valli proprie. La mancanza di un fondovalle genera però una sorta di lenta aggressione edilizia delle pendici (vedi Cernobbio o Moltrasio) che, seppur connotata da basse densità volumetriche, impone comunque una riflessione su un così alto consumo di suolo paesaggisticamente pregiato (e forse, proprio per questo, così ambìto). In questi stessi ambiti non mancano poi comparti industriali in via di totale riconversione produttiva. Il paesaggio dei laghi insubrici si caratterizza da tre differenti realtà descritte a seguire tramite alcune schede scritto-illustrate.


ARCHITETTURE DI PAESAGGIO CENTRI ABITATI DI RIVERA Centri abitati in sequenza lungo il lago (Garda o Idro), caratterizzati da fenomeni di densificazione e di sviluppo industriale-produttivo. Forte la presenza di strutture turistiche, soprattutto sul Lago di Garda. STRADA LUNGOLAGO Strada panoramica di osservazione sul lago, che attraversa i diversi centri abitati di riviera in sequenza. La strada gardesana è diventata un simbolo del lago di Garda, soèprattutto nel tratto delle gallerie e delle strutture paramassi, vere finestre di osservazione sul lago per gli automobilisti. STRADE PANORAMICHE e PERCORSI ESCURSIONISTICI Le strade panoramiche, prevalentemente carrabili, costituiscono il punto di vista privilegiato per il lago, sono solitamente strade che partono dalla riviera gardesana (o di Idro) e inerpicandosi lungo i versanti, raggiungono i paesi posti sulle balconate (ad es. Tremosine). La rete sentieristica, posta solitamente a mezza costa, diventa anch’essa un incredibile punto di osservazione. AGRICOLO GARDESANO | olivo, limone L’agricoltura gardesana è specializzata sull’olivocoltura e sulla coltura del limone. Elemento del paesaggio identitario importante. LIMONAIE La coltura del limone avviene storicamente in strutture definite limonaie. Sono strutture architettoniche uniche, che con i terrazzamenti risalgano la costa e con i pilastri bianchi alti verso il cielo a dare un senso di verticalità e di ricerca della luce. Alcune limonaie sono divenute visitabili (ecomuseo) e alcune sono oggetto di tutela. TERRAZZAMENTI Per gli oliveti (così come per i vigneti, che però non interessano particolarmente il territorio in analisi), venivano costruiti terrazzamenti con muri a secco per arrampicarsi lungo le ripide scogliere con la coltivazione e per poter disporre le piante in ordinati filari. VILLE E GIARDINI La presenza di ville e giardini soprattutto nei contesti maggiormente urbanizzati dell’area Leader del GAL GardaValsabbia, spesso in stato di abbandono nonostante la collocazione centrale. Da segnalare: il Vittoriale degli Italiani a Gardone Riviera e Villa Bettoni a Gargnano. VEGETAZIONE MEDITERRANEA Introdotto dai paesaggisti tedeschi nell’Ottocento, il cipresso fa parte della vegetazione caratteristica della fascia basale del Garda. Percettivamente rilevante per la forma slanciata e la ricerca di verticalità. Spesso disposto a filari, come altre specie.


I PAESAGGI AMPI DELLA RIVIERA GARDESANA SALÒ, GARDONE RIVIERA, GARGNANO

Lago di Garda

centro storico

strada gardesana

limonaia

espansione

cipressi

terrazzamenti

dove lo spazio del centro abitato è ampio e le colline prealpine coperte di vegetazione hanno un lento degradare fino al piano del lago. L’aspetto principale di tale paesaggio sono i fenomeni dispersivi, che hanno sfruttato le potenzialità di espansione create dai forti flussi turistici. L’immagine che ne deriva sono sequenze di case, hotel, villette, parcheggi, che raccontano non veri paesaggi, ma paesaggi forzati alla ricerca continua di suolo e alla mera occupazione, ormai slegati alle attività tradizionali locali. Sono spesso “non luoghi” legati al turismo, che diventano deserti e spogliati della loro funzione nella stagione invernale.


GARGNANO | Vista dal Muslone

centro abitato di rivera

cipressi

strada gardesana

espensione

limonaia

Lago di Garda


I PAESAGGI IN SEQUENZA DELLA RIVIERA GARDESANA TOSCOLANO MADERNO, CAMPIONE DEL GARDA, LIMONE SUL GARDA

Lago di Garda

nucleo costiero

pareti calcaree

strada gardesana

La strada è l’elemento plastico che collega i vari centri abitati. Tali paesaggi sono caratterizzati da nuclei composti in relazione alla morfologia (terrazzo, versante, conca), cresciuti ed inseriti in un paesaggio mediterraneo, in cui si rispecchiano, ma che spesso nascondono e sovrastano per via della forte impronta turistica che ha lavorato quasi esclusivamente sull’edificazione, a volte anche forzata e non rispettosa. I centri abitati sono disposti linearmente lungo la strada gardesana occidentale ed occupano interamente i piccoli lembi di terra fra le acque del lago e l’alta parete rocciosa dei monti sovrastanti.


CAMPIONE DEL GARDA e ALTOPIANO DI TREMOSINE

Lago di Garda

pareti calcaree

nucleo costiero

strada gardesana


I PAESAGGI IN SEQUENZA DEL LAGO D’IDRO IDRO, ANFO

Lago d’Idro

nucleo costiero

strada lungolago

bosco

Comuni cresciuti in maniera non ragionata lungo gli spazi aperti del lago, a volte a formare paesaggi frammentati e non valorizzati, alternati dalla presenza di aree camping o zone balneabili, dalle forti potenzialità, ma totalmente non sfruttate. Paesaggi in una sequenza distaccata di piccoli centri, caratterizzati dalla mancanza di connessioni fisiche e per questo non valorizzati.


LAGO D’IDRO

nucleo costiero

strada costiera panoramica

lago d’Idro

nucleo costiero


PAESAGGI DELLE VALLI PREALPINE

1.2

bosco

nucelo rurale di versante

corso d’acqua

centri abitati di fondovalle tessuto indistriale

strada di fondovalle

chiese e campanili

nucelo rurale di versante

“Le valli della fascia prealpina hanno in generale un andamento trasversale; incidono il versante da nord a sud, trovando i loro sbocchi nella pianura. Alcuni di questi solchi vallivi (...) hanno origine nella fascia alpina più interna e sono occupati, nella loro sezione meridionale, da laghi, i cui bacini sono un ambito paesaggistico di netta specificazione. In generale le valli prealpine sono molto ramificate, comprendendo valli secondarie e laterali che inducono frammentazioni territoriali spesso assai pronunciate. (...) Le valli prealpine sono di antichissima occupazione umana. La presenza delle acque ne fece importanti fulcri di attività paleoindustriali e poi industriali. Questo ha intensificato il popolamento tanto che oggi i fon-


ARCHITETTURE DI PAESAGGIO CENTRI ABITATI DI FONDOVALLE con TESSUTO INDUSTRIALE Nuclei storici di insediamenti che quasi saturano il fondovalle, con zone di forte vocazione produttiva e industriale (per la presenza dei corsi d’acqua). STRADE DI FONDOVALLE Sono le direzioni lungo le quali si è espanso l’insediamento. Nei pressi dei centri urbani storici, si ramificano collegandosi con il basso versante della montagna, prima, e con il paesaggio della montagna e delle dorsali, poi. NUCELI RURALI DI VERSANTE Piccoli nuclei rurali di antropizzazione storica sul versante della montagna. BOSCO Circa il 70% del territorio dell’Alto Garda Bresciano e della Valle Sabbia è coperto da bosco, matrice unificatoria e risorsa rinnovabile per il territorio. Il PTCP della Provincia di Brescia individua i boschi, in particolare quelli di latifoglie, come il “connettivo vegetazionale che collega ambiti fisiograficamente diversi”. CORSI D’ACQUA DI FONDOVALLE Nuclei storici di insediamenti che quasi saturano il fondovalle, con zone di forte vocazione produttiva e industriale (per la presenza dei corsi d’acqua). CHIESE E CAMPANILI Nel tessuto urbano: nella percezione da lontano prevalgono le emergenze monumentali (come chiese e campanili) nell’omogeneità del costruito pur nella varieta delle diverse componenti. Isolate: spesso posizionate in punti panoramici e di altà visibilità (piccoli rilievi ad esempio).

dovalle, fino alla loro porzione mediana, si saldano senza soluzione di continuità con la fascia di urbanizzazione altopadana, apparendo come ingolfature di questa. I versanti vallivi presentano ancora un’organizzazione di tipo alpino, con i maggenghi e gli alpeggi sulle aree elevate e sugli altipiani. Estese si presentano le superfici di latifoglie forestali. Tuttavia si rilevano sensibili differenze

nel paesaggio passando dalle sezioni superiori a quelle inferiori: nelle seconde ci si avvicina ormai al paesaggio delle colline, in cui è esigua l’incidenza altitudinale dei versanti e il clima più influenzato dalla pianura, nelle prime il paesaggio e l’organizzazione che lo sottende si avvicina a quello alpino. Le differenze sono anche nelle coltivazioni e nei modi storici dell’insediamento umano.”


NOZZA ABITATO E INDUSTRIE

tessuto industriale

bosco

strada di fondovalle

centro abitato di fondovalle


IL NUCLEO DI CASTO IN VALLE SABBIA

tessuto industriale

centro abitato di fondovalle

alpeggio

nucleo rurale di versante

strada di fondovalle

nucleo rurale di versante


PAESAGGI DELLA MONTAGNA E DELLE DORSALI

1.3

??

bosco

malga e alpeggio

nucelo rurale di versante

fondovalle

nucelo rurale di versante

malga e alpeggio

nucelo rurale di versante

prato permanente e pascolo

In questa porzione di territorio le valli corrono principalmente in senso trasversale (est-ovest) e non sono occupate a valle dall’insediamento diffuso; la presenza antropica si concentra sui versanti e la presenza dei pascoli e dei prati stabili, nonchè degli alpeggi alle quote maggiori, assume un valore maggiore. Funzione propria della montagna prealpina è di essere una sorta di balconata verso i sottostanti laghi o verso la pianura. Un territorio ad alto grado di naturalità.


ARCHITETTURE DI PAESAGGIO NUCELI RURALI DI VERSANTE Piccoli nuclei rurali di antropizzazione storica, con stretta connessione con i prati e i pascoli di mezza montagna e con gli alpeggi alle quote più alte. Sono l’elemento di connessione verticale tra fondovalle e montagna. PASCOLI, PRATI PERMANENTI E ALPEGGI Elementi percettivamente importanti all’interno della diffusa matrice boschiva e di connessione verticale. Gli alpeggi sono a quota maggiore e si differenziano per il tipo di vocazione. MALGHE ED EDIFICI ISOLATI Sono solitamente localizzati nelle zone lasciate libere dal bosco (prati e pascoli) e dunque sono elementi percettivi molto importanti.C19 STRADE PANORAMICHE e PERCORSI ESCURSIONISTICI dell’ENTROTERRA Nell’enetroterra le strade panoramiche, prevalentemente carrabili, costituiscono il punto di vista privilegiato, non tanto per il fondovalle, quanto per gli altri versanti delle montagne: oggetto di osservazione sono dunque i nuclei rurali di versante, i pascoli e gli alpeggi, con gli edifici (malghe) che vi insistono. Un’importante rete sentieristica si ramifica sul territorio, attraverso i boschi, collegando punti di interesse e divenendo occasione per scoprire il territorio e osservare il paesaggio. CHIESE E CAMPANILI Nel tessuto urbano: nella percezione da lontano prevalgono le emergenze monumentali (come chiese e campanili) nell’omogeneità del costruito pur nella varieta delle diverse componenti. Isolate: spesso posizionate in punti panoramici e di altà visibilità (piccoli rilievi ad esempio). BOSCO Circa il 70% del territorio dell’Alto Garda Bresciano e della Valle Sabbia è coperto da bosco, matrice unificatoria e risorsa rinnovabile per il territorio. Il PTCP della Provincia di Brescia individua i boschi, in particolare quelli di latifoglie, come il “connettivo vegetazionale che collega ambiti fisiograficamente diversi”.


L’ABITATO DI BAGOLINO

edificio isolato malga

alpeggio

centro rurale di versante


MAGASA E I PRATI DI DENAI

edificio isolato malga

alpeggio

centro rurale di versante


FASCIA ALPINA

2

BAGOLINO

È il paesaggio della naturalità. Il documento “I paesaggi di Lombardia” si sofferma in particolare sulla realtà valtellinese, territorio esemplificativo del paesaggio alpino lombardo. Nel territorio del GAL GardaValsabbia questa unità tipologica si riscontra esclusivamente nel Comune di Bagolino, dove le dolci montagne prealpine coperte di vegetazione, lasciano spazio alle rocce. L’unica sub-unità presente sul territorio in questione è quella delle “energie di rilievo”. È il paesaggio della montagna e delle alte quote, dove le rocce, la copertura nevosa e i ghiacciai predominano sulla copertura vegetale. È un paesaggio eccezionale, aperto, verticale, di grande ampiezza visuale che si concentra sulle vette. È puntellato di laghetti glaciali, piccole macchie d’acqua che riflettono il paesaggio circostante, che lo mitiga-

no e che lo smaterializzano, luoghi di incredibile eccezionalità, mete per gli appassionati di camminate in montagna. Sono i luoghi dei passi, dei valichi e dei tracciati storici di collegamento tra i diversi alpeggi. E’ un paesaggio dove la naturalità non è comunque totale. La presenza antropica si riscontra in elementi, come manufatti spesso arditi o come i rifugi alpini sotto le cime principali, nelle strade che arrivano fino ai passi di montagna, negli impianti sciistici, negli sbarramenti idroelettrici e nella canalizzazione forzata delle acque, oltre che nelle tracce della Grande Guerra, con le postazioni di altura.


ARCHITETTURE DI PAESAGGIO GHIACCIAI E NEVAI In questa unità tipologica, l’acqua si trasforma; le temperature rigide consentono la presenza stabile di neve e ghiaccio, elementi che contraddistinguono non solo cromaticamente questo paesaggio, ma anche dal punto di vista della flora e della fauna presente. LAGHETTI ALPINI Bacini lacustri che occupano piccole depressioni vallive alpine di origine glaciale e caratterizzati in molti casi da condizioni di limitatissima presenza antropica; tali laghi si trovano in valli poste ad alta quota e costituiscono componente paesistica peculiare nella definizione di numerosi quadri del paesaggio alpino bresciano. VERSANTI ROCCIOSI Si tratta di versanti ad elevata acclività in genere a forme a forte energia di rilievo. Una sottile coltre di humus consente la vita alla vegetazione arborea e arbustiva. La vegetazione svolge un importante ruolo di protezione idrologica impedendo all’acqua battente e dilavante di raggiungere il fondovalle a forte velocità, innescando pericolosi fenomeni di trasporto e d’erosione. CRESTE E CRINALI Creste | Energie di rilievo costituite dall’alternanza di cime, vette e passi, collocate alle quote più elevate (paesaggi alpini e prealpini), con complessa morfologia (guglie, pinnacoli, ecc.). Crinali | Energie di rilievo collocate a quote più basse, caratterizzate da una morfologia imponente, ma meno aspra rispetto alle creste a causa della sensibile diminuzione delle escursioni termiche e conseguente presenza di suoli di limitato spessore. RIFUGI e BIVACCHI Avanposti dell’antropizzazione. Luoghi di ospitalità temporanea posti solitamente sotto le cime principali. Mete del turismo sostenibile di montagna, raggiungibili tramite sentieri. Elementi fondanti dell’immaginario collettivo legato alla montagna. LOCALITA’ SCIISTICHE - impianti sciistici del Gaver Il grande boom turistico della montagna degli anni Sessanta, ha portato alla costruzione del piccolo complesso sciistico del Gaver nel Comune di Bagolino. Il conseguente abbandono delle piste, ha portato questi elementi antropici inseriti nel paesaggio, a configurarsi come “paesaggio del degrado e dell’abbandono”, ora visti invece in ottica positiva come “paesaggi potenziali”, in cui le strutture ricettive (seppur poche) e gli impianti di risalita diventano nuove possibilità per lo sviluppo, questa volta sostenibile, dell’economia di montagna. IMPIANTI IDROELETTRICI - la diga del Lago della Vacca Elementi simbolo della modernità: l’uomo che impone le proprie regole alla natura. Sono grandi muri di calcestruzzo che non mascherano la propria realtà, ma anzi la dichiarano fortemente, in contrasto con il contesto naturale circostante. VIABILITA’ MONTANA Viabilità a basso flusso, percorribile in automobile per il raggiungimento della località di mezza montagna, puinto di partenza per le escursioni.

SENTIERI la viabilità lenta e sostenibile della montagna. Percettivamente: nastri che circondano e scavalcano le montagne.


COMUNE DI BAGOLINO | lago della vacca

laghetto alpino (artificiale)

creste e crinali

rifugio

diga idroelettrica


COMUNE DI BAGOLINO | cornone di blumone

creste e srinali

sentieri


FASCE DI VEGETAZIONE DEL GARDA RICCHEZZA VEGETAZIONALE E FLORISTICA L’ECCEZIONALITÀ DEL LAGO DI GARDA. dalla vegetazione meditterranea del lago a quella alpina sovrastante. La grande massa d’acqua del Garda conferisce alla zona costiera caratteristiche tipiche delle vegetazioni mediterranee. Il paesaggio che ne deriva è essenzialmente sempreverde – “i Limoni (…) non perdono mai le foglie, come ancora non le perdono i Lauri, i Mirti, gli Olivi, i Pini, i Cipressi “ (scriveva il Grattarolo nel 1599) – ed è principalmente caratterizzato dalla presenza di specie arboree

arbustive che, per queste latitudini, non sono riscontrabili altrove, con caratteristiche specifiche di tipologia di impianto e di elementi strutturali ad esse necessarie (come le limonaie o i terrazzamenti). Ulivo, alloro, cedro, limone, cipresso e oleandro sono gli elementi che maggiormente connotano il paesaggio della riviera gardesana, che vi convivono da secoli, che le conferiscono dignità e riconoscibilità. Elementi alloctoni che


ULIVO ALLORO CEDRO LIMONE OLEANDRO CIPRESSO

ormai sono entrati a fare parte dell’immagine identitaria del Garda. Per gli oliveti (così come per i vigneti, che però non interessano particolarmente il territorio in analisi), venivano costruiti terrazzamenti con muri a secco per arrampicarsi lungo le ripide scogliere con la coltivazione e per poter disporre le piante in ordinati filari. Coltura agricola più caratteristica dell’Alto Garda Bresciano è l’agrumicoltura, con la costruzione di manufatti architettonici unici al mondo: le limonaie. Sono “grandi serre in muratura che nei mesi invernali venivano chiuse e coperte con assi di legno, per poter permettere l’impianto in piena terra di piante di limone e, in minore quantità, di cedri e aranci che non sopportano temperature inferiori a zero gradi” (Alberta Cazzani, “Parco Regionale Alto Garda Bresciano, Censimento delle architetture vegetali di interesse storico”). Le diverse tipologie di economie agricole presenti sull’Alto Garda Bresciano sono da sempre interconnesse tra di loro e con la presenza urbane e delle infrastrutture; questo contraddistingue e costituisce il paesaggio storico gardesano, “quale risultato di una vera composizione progettuale, fortemente costruito” (Alberta Cazzani, “Parco Regionale Alto Garda Bresciano, Censimento delle architetture vegetali di interesse storico”). Il paesaggio forestale dell’Alto Garda Bresciano è anche caratterizzato da cipressi, spesso in ordinati filari, e da castagneti, soprattutto lungo la fascia costiera tra Gardone Riviera e Toscolano Maderno. Le sponde del lago sono coperte nella loro parte più pianeggiante da orno-ostrieti, nella parte più ripida la vegetazione si trasforma a favore di leccete e robinieti che riescono a resistere in ambiti esposti, aridi e rupestri, capaci di adagiarsi in strette fasce su scarpate. A quote più elevate il paesaggio forestale cambia rapidamente: l’influenza del lago con l’altitudine si attenua e si riprisitina il Le vegetazioni paesaggio forestale tipico alpino. Le vegetazioni osservabili osservabili a latitudini e quote differenti, vengono a latitudini e quote qui condensate in pochi chilometri. Infatti, la presenza di un elevato gradiente altitudinale differenti, vengono nell’arco di pochi chilometri permette lo sviluppo qui condensate in nelle zone montane limitrofe di una vegetazione pochi chilometri. tipicamente alpina.

ORNO/OSTRIETI LECCETE ROBINIETI CASTAGNETO


COMUNE DI LIMONE | Capo Reamol


FORMAZIONI A CIPRESSO Sono formazioni derivanti da rimboschimenti costituiti in massima parte da Cupressus sempervirens, introdotti dai paesaggisti tedeschi nell’Ottocento. Esse si estendono per una superficie complessiva di 9,34 ha (0,04% della superficie forestale totale). Si trata di rimboschimenti molto caratteristici che costituiscono importanti elementi del paesaggio gardesano. I rimboschimenti di maggiore estensione si trovano lungo la fascia costiera tra Gardone Riviera e Toscolano Maderno. LECCETA Le leccete dell’Alto Garda Bresciano giacciono in ambiti particolari, esposti, aridi e rupestri. Tali formazioni sono in massima parte riconducibili ad una vegetazione di tipo primitivo (individui a portamento cespuglioso). La presenza sul lago di Garda è da considerarsi come carattere di grande importanza naturalistica, data la sua condizione di specie mediterranea e attualmente considerata specie relitta nel teritorio gardesano. Le leccete del Garda si presentano sotto diverse forme strutturali. Prevalenti sono le boscaglie a carattere primitivo, abbarbicate sulle pareti rocciose affacciate sul Lago, in corrispondenza di brevi accumuli di terreno tra le rocce. Significative sono anche porzioni di lecceta ben strutturate con strutture evolute sia a ceduo che a fustaia. ORNO-OSTRIETO TIPICO L’orno-ostrieto tipico è abbondantemente diffuso in tutta la fascia costiera e collinare del Garda. Località caratteristiche in cui è presente sono il Monte Pizzocolo, la Valle delle Camerate presso il Comune di Toscolano Maderno e la Cima delle Sclape, Punta Molvina sulla destra orografica della Val di Bondo presso il Comune di Tremosine (Orno-ostrieto var. con pino silveste). Questi popolamenti sono spesso governati a ceduo semplice o matricinato. ROBINIETO PURO E MISTO I robinieti sono formazioni ubiquitarie, indifferenti alla natura del substrato, che si diversificano sulla base della composizione arborea presente al loro interno. Si presentano sottoforma di strette fasce su scarpate o filari marginali alle sponde o alle coltivazioni. I boschi di robinia non sono accompagnati da uno specifico corredo floristico, tuttavia, in seguito ad un generale impoverimento delle specie proprie della vegetazione potenziale si ha l’ingresso di alcune specie indicatrici di disturbo, quali i rovi ed il sambuco. CASTEGNETO I robinieti sono formazioni ubiquitarie, indifferenti alla natura del substrato, che si diversificano sulla base della composizione arborea presente al loro interno. Si presentano sottoforma di strette fasce su scarpate o filari marginali alle sponde o alle coltivazioni. I boschi di robinia non si ha l’ingresso di alcune specie indicatrici di disturbo, quali i rovi ed il sambuco.


LE COLTIVAZIONI AGRICOLE LEGNOSE DEL GARDA

LIMONE La coltura del limone in Alto Garda ha origini liguri. Nel corso del XII secolo alcuni monaci francescani cominciarono a sperimentarla nei conventi di Gargnano e Isola del Garda. Il clima del lago, per quanto mite, non era tuttavia sufficiente a sostenere la coltivazione di una specie particolarmente esigente in luce e calore. Fu così che vennero ideate e ripetutamente perfezionate le cosiddette limonaie o giardini. L’apice della coltura del limone si ebbe tra il Settecento e l’Ottocento, quando la riviera gardesana si arricchì della presenza delle limonaie. Queste venivano costruite avendo come base i terrazzamenti, molti dei quali scavati direttamente nella roccia. I terrazzamenti venivano delimitati a nord, est e ovest con muraglioni alti dai 3 agli 8 m, di circa 60 cm di spessore, su cui veniva spesso piantato il cappero (Capparis spinosa). I ripiani dei terrazzamenti, larghi 5 m, erano sostenuti da parapetti alti circa 2 m, dai quali ogni quattro metri si ergevano pilastri alti a loro volta 3 - 4 m. Sui piastri e sui muraglioni venivano appoggiate le travi che avrebbero sostenuto le tettoie durante l’inverno. La terra in cui piantare i limoni veniva spesso trasportata con barconi dalla sponda veronese perché ritenuta maggiormente adatta.

OLIVO Coltura tipica della collina, della riviera gardesana e del lago d’Iseo; è l’elemento maggiormente caratterizzante gli ambiti terrazzati dei versanti, ma presenza anche importati presenze in zone con meno acclività. Il rilancio della produzione conseguentemente ai processi di valorizzazione della tipicità, ed i conseguenti nuovi impianti hanno modificato la percezione di importanti porzioni di territorio collinare introducendo elementi di novità nei quadri paesistici. Un importante ruolo per l’agricoltura della Comunità Montana Parco Alto Garda Bresciano è rappresentato dall’olivo, che copre circa 650 ha (dato C.M., sensibilmente inferiore al dato DUSAF), per un totale di circa di 150.000 piante diffuse soprattutto nei Comuni di Salò, Gardone Riviera, Toscolano Maderno, Gargnano, Tignale e Limone, con una produzione di circa 2.000 – 2.500 q.li olio annui. Gli oliveti continuano ad essere costituiti dalle varietà colturali selezionate in loco nel corso dei secoli: Casaliva, Razza, Gargnà, Favareul, Negrell, anche se negli ultimi anni alle varietà tradizionali si sono aggiunte percentuali rilevanti delle cultivar Leccino e Frantoiana.


FASCIA BASALE 0 / 500 metri

Vegetazione Forestale I boschi ivi presenti hanno estensioni limitate e solitamente confinano con oliveti, campi da fieno e strutture insediative. Gli alberi che dominano tali boschi e li caratterizzano sono il carpino nero (Ostrya carpinifolia) e l’orniello (Fraxinus ornus) ai quali sovente si accompagna la roverella (Quercus pubescens). Gli orno-ostrieti sono dunque estremamente diffusi, e possono essere osservati ovunque. Alcuni esempi di tali formazioni boschive si trovano lungo l’intero tracciato della Bassa Via del Garda, lungo la carreggiata che collega Gaino a Navazzo, nonché nei dintorni di Villa di Salò. Sui suoli più freschi si possono riconoscere due tipologie di orno-ostrieto molto particolari: la prima è caratterizzata dall’abbondante presenza di alloro (Laurus nobilis) nello strato arbustivo. Questa formazione si rinviene principalmente nella la Valle delle Cartiere (Toscolano) e lungo la strada che fiancheggia i campi da Golf a Cecina; quest’ultima dà ricovero a specie spiccatamente mesofile quali il tasso (Taxus bacata), lo scolopendrio (Asplenium scolopendrium) e la felce aculeata (Polystichum aculeatum). Un terzo tipo di orno-ostrieto assai peculiare si rinviene su esten-


sioni piuttosto limitate (Val di Sur e presso la Baita dei Cacciatori a Gardone Riviera) ed è facilmente riconoscibile per la presenza della radica (Erica arborea). Tali formazioni non sono cartografate. Se l’orno-ostrieto rappresenta il bosco più diffuso della riviera gardesana, la lecceta ne rappresenta l’elemento più fortemente caratteristico. Il leccio è una quercia mediterranea sempreverde, che in condizioni di crescita ottimali raggiunge i 25 m, con tronchi anche di 1 m di diametro. Le leccete benacensi però non sono veri e propri boschi, bensì boscaglie intricate alte in media 3-5 m in cui il leccio assume un portamento policormico cespuglioso e solo in certi casi raggiunge la forma arborea. Le formazioni a leccio spesso si presentano miste ad altre latifoglie termofile, quali il carpino nero, l’orniello e la roverella. In aggiunta al leccio, nelle leccete benacensi, vi sono altre specie tipicamente mediterranee: la robbia (Rubia peregrina), l’ilatro (Phillyrea latifolia) e il terebinto (Pistacia terebinthus). In funzione del substrato, si possono riconoscere due tipologie di lecceta: la più comune, diffusa sui calcari dolomitici che dominano la costa a nord di Gargnano; la seconda tipologia, ridotta a pochi lembi, si rinviene sugli affioramenti di scaglia rossa da Muslone a Salò ed è caratterizzata dalla presenza dell’alloro. Prima di concludere la rassegna dei boschi presenti nella fascia basale è opportuno citare le tipologie a forte determinismo antropico. Si tratta dei rimboschimenti di pini mediterranei (Pinus

pinaster) che hanno rimpiazzato la lecceta lungo alcuni tratti della SS Gardesana Occidentale, e particolarmente frequenti in alcuni tratti costieri fra Tremosine e Limone. Un discorso analogo vale per il cipresso (Cupressus sempervirens), introdotto dai paesaggisti tedeschi nell’ottocento. Cipressete piuttosto estese si possono osservare lungo la Gardesana Occidentale tra Fasano e Maderno. I cipressi, a cui sono a volte mescolati cedri dell’Himalaya (Cedrus deodora) sono abili nel creare alterazioni edafiche che ostacolano l’insediamento delle altre specie al di sotto delle loro chiome. Un rimboschimento alquanto bizzarro è stato eseguito negli anni Sessanta nella Valle del Singol, alle spalle di Limone, ove furono piantati diversi esemplari di ontano napoletano (Alnus cordata). Altre due specie arboree, particolarmente frequenti nei boschi più sfruttati, sono l’ailanto (Ailanthus altissima) e la robinia (Robina pseudoacacia). Vegetazione Arbustiva Dove i suoli non sono sufficientemente ricchi e profondi da alimentare una vegetazione arborea, il terreno accoglie specie legnose più frugali e di minori dimensioni: gli arbusteti. E’ facile trovare un cotino-amelanchiereto caratterizzato da specie spinose quali il biancospino e il prugnolo. Questa formazione è assai diffusa ai margini delle formazioni boschive e su pendii con con vegetazione arborea discontinua come quelli che fiancheggiano la strada statale

“Gardesana Occidentale” tra Fasano e Salò. Nella parte settentrionale della costa benacense occidentale si rinviene una vegetazione erbaceo-arbustiva del tutto particolare, caratterizzata dalla presenza di tre specie mediterranee: l’oleandro (Nerium oleander), il fico (Ficus carica) e la valeriana rossa (Centranthus ruber), che spesso crescono insieme al rovo (Rubus ulmifolius). Vegetazione Erbacea La vegetazione erbacea di maggior pregio estetico ed interesse scientifico è senza dubbio quella dei prati magri o brometi. I brometi, a cui appartengono i forasacchi (Bromus erectus, Bromus condensatus, Bromus stenophyllus) sono molto diffusi sui pendii scoscesi e negli oliveti a balze. Buoni esempi di questa vegetazione si rinvengono lungo l’intero tracciato della bassa via del Garda e la strada statale gardesana fra Toscolano e Limone. Nei brometi abbondano anche le camefite soprattutto negli aspetti più pionieri, su suoli acclivi e pietrosi, con rocce affioranti. In aggiunta ai brometi si possono rinvenire anche formazioni prative composte da specie che non tollerano neppure brevi periodi di siccità tra le quali dominano largamente le emicriptofite, mentre le camefite sono quasi del tutto assenti. Si tratta dei classici prati da fieno verdeggianti o prati pingui. Essi sono conosciuti anche con il nome di arrenatereti per la presenza di avena altissima (Arrhenatherum elatius), particolarmente abbondante in queste formazioni.


FASCIA MONTANA 500 / 1.500 metri

Vegetazione forestale La fascia montana presenta un’ampia variazione di condizioni climatiche, dovuta alla notevole escursione altitudinale e alla diversa esposizione dei versanti. Ciò determina una notevole varietà di tipologie nelle formazioni boschive i cui protagonisti sono: NEL SETTORE INFERIORE

il carpino nero (Ostrya carpinifolia), il castagno (Castanea sativa), e la rovere; NEL SETTORE SUPERIORE

il faggio (Fagus sylvatica), il pino silvestre (Pinus sylvestris) e l’abete rosso (Picea abies). Il carpino nero rappresenta, tra le specie arboree, quella maggiormente diffusa nella fascia basale e in quella montana inferiore. Tuttavia è altrettanto innegabile che salendo di quota, questa specie tenda ad assumere una connotazione più spiccatamente edafoxerofila: le condizioni ambientali in cui si registra la sua massima escursione altitudinale sono infatti i versanti scoscesi prospicienti il lago dove il carpino nero raggiunge senza sforzo i 1200 m di quota e contende il proprio spazio vitale con il faggio, come si può osservare, ad esempio,

tra il Monte Comer ed il Monte Denervo. E’ naturale che attualmente, in seguito all’abbandono delle colture, alle malattie che ogni anno mietono nuove vittime fra i castagni (diffusione di due funghi patogeni: Endothia parasitica e Phytophtora cambivora), alla scarsa frequenza di specie che formavano le foreste climatofile del passato, il carpino nero sia divenuto il signore incontrastato di gran parte dei boschi della fascia basale e montana inferiore. L’altro grande protagonista dei boschi dell’

Alto Garda è il faggio (Fagus selvatica). Nella fascia montana superiore, gli ampi spazi occupati dalle faggete sono stati in parte sostituiti dall’uomo con prati e pascoli, mentre le estensioni residue hanno subito quasi ovunque la ceduazione. Tuttavia il faggio continua a rappresentare l’elemento più visibile del paesaggio ed attualmente le faggete cedue si stanno rapidamente trasformando in bellissimi boschi d’alto fusto, grazie alla minore richiesta di legna da ardere e


agli interventi di diradamento dei polloni effettuati dall’Azienda Regionale Foreste. In funzione delle diverse condizioni ambientali sono riconoscibili tre tipologie principali di faggeta: il PRIMO TIPO penetra ampiamente nella fascia montana inferiore dove entra in contatto con gli ostrieti ed i castagneti. il SECONDO TIPO è rappresentativo della fascia montana superiore, occupa suoli mediamente profondi e ricchi

di humus ed è caratterizzato da un buon numero di geofite quali le dentarie (Cardamine enneaphyllos, Cardamine bulbifera, Cardamine pentaphyllos), la colombina cava (Corydalis cava), il gigaro scuro (Aurum maculatum), la moscatella (Adoxa moschatellina); il TERZO TIPO, piuttosto raro, si localizza su suoli molto profondi o su depositi fluvioglaciali ben dranati e nel sottobosco è possibile trovare la piroletta pendula (Orthilia seconda) e la piroletta minore (Pyrola minor). Il faggio non sempre è stato il dominatore assoluto dei boschi montani dell’Alto Garda; fasi prolungate di clima più secco infatti favorivano l’abete bianco. Attualmente, vista la sfumatura oceanica che caratterizza il clima prealpino, l’abete bianco è in fase di contrazione, tuttavia maestosi esemplari sono ancora visibili nelle faggete meno disturbate dell’Alto Garda, ad esempio nella Val Negrini. Occasionalmente trova rifugio nel rado strato arbustivo delle faggete un’altra conifera relitta di particolare valore biogeografico: il tasso (Taxus baccata) che solitamente si rinviene insieme all’agrifoglio (Ilex aquifolium) in avvallamenti freschi ed umidi. Le faggete con tasso, in parte rimboschite con abete rosso, sono presenti nella valle del torrente Personcino, in Valvestino. Una conifera della fascia montana superiore meglio adattata a superare i

climi estremi è il pino silvestre (Pinus sylvestris). Quest’ultimo forma sui ripidi pendii una rada boscaglia, il cui sottobosco è un denso tappeto erbaceoarbustivo dominato dall’erica (Erica carnea), dal pero corvino (Amelanchier ovalis), dal citiso (Cystius sessilifolius), dalla sesleria comune (Sesleria comunis), dalla carice minore (Carex humilis) e dal ginepro (Juni perus communis). Le formazioni naturali a pino silvestre dell’entroterra gardesano spesso sono state estese artificialmente a scapito della faggeta mediante interventi di rimboschimento, la cui attuazione iniziò sotto la dominazione austro-ungariga e proseguì ad opera dell’Azienda Regionale Foreste fino agli anni Ottanta. Sorte analoga toccò anche all’abete rosso (Picea abies), marginalmente presente nel Parco in formazioni naturali relitte di estremo interesse, spesso misto a faggi e/o ad abeti bianchi. Fustaie di abete rosso, in parte frutto di rimboschimento, si possono osservare in località Mangana (presso Turano), lungo il sentiero del torrente Armarolo e nei pressi della Bocca di Lorina. Pino silvestre e abete rosso non sono state le uniche conifere impiegate dall’uomo: visitando il territorio comunale di Tignale, Magasa, Valvestino, non è rado imbattersi in abeti greci (Abies chephalonica), pini austriaci (Pinus nigra), abeti di Douglas (Pseudotsuga menziesii), tuie americane (Thuja placata, Tuia occidentalis) e cipressi californiani (Chamaecyparis


lawsoniana), tutte specie dotate di notevole pregio estetico, ma totalmente avulse dal contesto naturale nel quale sono state avventatamente inserite. Completano il quadro della vegetazione della fascia montana del Parco alcune boscaglie secondarie collegate alle faggete costituite da nocciolo (Coryllus avellana) e da pioppo tremulo (Populus tremula). Talvolta compare anche la betulla. Le fitocenosi edafoigrofile comprendono boscaglie a carpino bianco e nocciolo, ontaneti e saliceti. Le prime si trovano principalmente nella fascia montana inferiore, ove sovente si trovano a contatto con gli ostrieti. Lo strato arboreo è dominato dal carpino bianco (Carpinus betulus), mentre il nocciolo crea un denso strato arbustivo sottostante. Gli ontaneti montani, strutturalmente simili a quelli della fascia basale, si distinguono da questi ultimi per la presena dell’ontano bianco (Alnus incana), che salendo di quota tende progressivamente a sostituire l’ontano nero (Alnus glutinosa) e il frassino maggiore (Fraxinus excelsior). Queste formazioni si insediano lungo i corsi d’acqua, specialmente ove l’azione antropica è meno pesante. I saliceti sono formazioni arboreo-arbustive alveali che si rinvengono specialmente al fondo delle valli glaciali sospese, su depositi alluvionali ciottolosi e su pendii umidi e franosi. Le specie di salice rinvenute nei saliceti montani sono numerose (Salix elaegnos, Salix purpurea, Salix caprea, Salix nigricans,

Salix alba, Salix apennina, Salix myrsinifolia, Salix appendiculata, Salix cinerea) e non sempre facilmente determinabili. Vegetazione arbustiva Il cotino-amelanchiereto tipico della fascia basale penetra anche nella fascia montana, la quale si differrenzia per la minor presenza di scotano (Cotinus coggygria) e per la presenza di alcune specie erbacee di grande bellezza come la cerretta (Serratula tinctoria), il giglio rosso (Lilium bulbiferum) e alcune orchidee (Orchis macula, Orchis provincialis, Orchis militaris). In aggiunta al cotinoamelanchiereto possono essere distinti altri due arbusteti a pero corvino: il citiso-amelanchiereto ed il cotoneastro-amelanchiereto. Il citiso-amelanchiereto, come arbusteto primario, colonizza pendii assolati molto scoscesi, dove neppure le boscaglie di pino silvestre riescono ad insediarsi. E’ caratterizzato dalla presenza di citiso a foglie sessili (Cytisus sessilifolius), cotognastro bianco (Cotoneaster tomentousus) e viburno (Viburnum lantana). Il cotoneastro-amelanchiereto è dinamicamente collegato alla faggeta. Esso trova pertanto la sua massima espressione nella fascia montana superiore. Pur essendo abbastanza simile al citiso-amelanchiereto, si può facilmente riconoscere da questo per la presenza di specie subalpine, quali il ginepro nano (Juniperus nana), il pino mugo

(Pinus mugo), il sorbo alpino (Sorbus chamaemespilus), la clematide alpina (Clematis alpina) e l’uva ursina (Arctostaphylos uva-ursi). Vegetazione erbacea Analogamente a quanto accadeva nella fascia basale, le comunità erbacee più diffuse nella fascia montana si possono ascrivere a due categorie: quella dei prati pingui e quella dei prati magri. Prestando attenzione alle variazioni floristiche è possibile distinguere due categorie di brometi montani: uno legato alla fascia montana inferiore, l’altro a quella superiore. Nella fascia montana inferiore divengono frequenti, nei brometi, l’erica (Erica carnea), la biscutella (Biscutella levigata), la vedovella celeste (Globularia Cordifolia), il trifoglino legnoso (Dorycnium pentaphyllum), la linaiola comune (Thesium linophyllon), l’euforbia verrucosa (Euphorbia verrucosa) e il cardo dentellato (Cardus defloratus). Salendo di quota, i bromati montani si arricchiscono inoltre di paleo rupestre (Brachypodium rupestre), paleo alpino (Koeleria pyramidata), trifoglio montano (Trifolium montanum), lino celeste (Linum alpinum) e di alcune orchideee montane. Alcune zone meglio conservate e presumibilmente – almeno in passato – trattate regolarmente a sfalcio conservano una vegetazione riferibile al triseteto; in altre è riconoscibile una prateria ad agrostis e scorzonera.


FASCIA SOMMITALE dai 1.500 metri in su

Vegetazione arbustiva I protagonisti della vegetazione arbustiva culminale dell’Alto Garda sono il pino mugo (Pinus mugo), l’erica (Erica carnea), il ginepro nano (Juniperus nana), i rododendri (Rhododendron hirsutum e Rhododendron ferrugineum), la ginestra stellata (Genista radiata), l’ontano verde (Alnus alnobetula) ed alcuni salici (Salix glabra e Salix appendiculata). Gran parte degli arbusteti subalpini hanno avuto origine dall’abbandono della pratica dell’alpeggio, che ha consentito la ripresa dei cespuglieti ad erica e rododendro irsuto, tra i quali si rinvengono anche altri piccoli arbusti quali il sorbo alpino (Sorbus chamaemespilus), la cornetta sguainata (Coronilla vaginalis). Un altro tipo di cespuglieto è dominato dalla ginestra stellata che sostituisce quelli ad erica e a rododendro irsuto su pendii più ripidi e soleggiati. Ove l’acclività lo permette si assiste all’insediamentio del pino mugo. Il progressivo accumulo dei suoi aghi al suolo, crea col tempo uno spesso strato di humus soffice, di colore nerastro, ricco di materiale

indecomposto per via delle sostanze resinose prodotte dai pini, che rallentano notevolmente l’attività microbica. L’humus che si accumula sotto i pini è di tipo acido e pertanto, con il tempo, la mugheta tende a cambiare fisionomia, a causa della comparsa di specie acidofile, quali il rododendro rosso (Rhododendron ferrugineum), il ginepro nano (Juniperus nana), la cannella delle abetine (Calamagrostis villosa) e i mirtilli (Vaccinium vitis-ideaea e Vaccinium myrtillus). Talvolta nelle mughete, o addirittura nei cespuglieti ad erica e rododendro irsuto, può fare la sua comparsa il larice (Larix decidua), che nell’Alto Garda è presente allo stato spontaneo in esemplari isolati, come le ripide pareti settentrionali del Monte Pizzoccolo e alcuni tratti della catena Tombea-CaploneTremalzo. Gli avvallamenti ed i pendii molto umidi, con suoli colluviali, sono colonizzati da un’altra comunità arbustiva, dominata dall’ontano verde (Alnus alnobetus). In ambienti detritici, soprattutto nelle fasi della colonizzazione, negli arbusteti ad ontano verde possono abbondare anche alcuni salici (Salix

glabra e Salix appendiculata). Vegetazione erbacea Le praterie di maggior quota rappresentano formazioni di tipo originario e sono poste di norma oltre il limite superiore di diffusione della vegetazione arborea. Discendono inoltre nel piano montano in zone semirupestri, inadatte alla vegetazione arboreo-arbustiva. Le prime zolle erbacee pioniere e discontinue sono da attribuirsi al firmeto, una fitocenosi alpina e tipica di quote superiori a quelle raggiunte dalle montagne in questione. La presenza di Carex firma in zone sommitali o di cresta, al di sopra dei 1600-1700 m di quota, deve quindi presumibilmente essere interpretata come relitta. Una diffusione ben più ampia ha invece il seslerieto: una prateria continua che ricopre le pendici stabili a partire dalle quote più elevate e che a quote progressivamente inferiori trapassa con continuità alle praterie montane magre (con il termine seslerieto s.l., si sono indicati questi abbassamenti del seslerieto nel piano montano conse


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Landsare fare paesaggio  

La lettura del paesaggio eseguita come se fosse l’analisi di un testo. partendo dalla suddivisione in fasce (le frasi) fino a raggiungere gl...

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