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Indice Inhaltsverzeichnis Editorial

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L‘Italia che cambia – Pensando ad un concetto di famiglia

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Die „anderen“ Minderheiten – Auszug aus dem Buch ABC des Minderheitenschutzes in Europa

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Perchè tu hai due mamme? – Se devi dirlo, dillo in STAMPATELLO!

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Lettera aperta al Presidente Napolitano – Sono una mamma preoccupata

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Intersexualität – Ein Leben zwischen den Geschlechtern

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Intervista al nostro Presidente Andreas Unterkircher

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Femmes, die verkannten Lesben – 4 Portraits

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Cohousing per lesbiche e gay – Pensiamo al futuro

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Suche nach einem guten Gott … – LGBT und Christentum in Südtirol

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Agape – Il resoconto di un‘esperienza

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WELT STATT INNSBRUCK – Buchvorstellung

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Alcune riflessioni sulla queer theory – A partire da Stanze Private di Eve Kosofsky Sedgwick

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Und was wird aus mir? – Auf der Suche nach Vorbildern

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Wanderfreunde – Berg heil?

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News 2012

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Herzlichen Dank für die Unterstützung | Ringraziamo per il sostegno:

Assessorato alle Politiche Sociali e alle Pari Opportunità Assessorat für Sozialpolitik und Chancengleichheit Impressum | Eigentümer und Herausgeber: Centaurus Schwul-lesbische Initiative Südtirol – Arcigay Landeskomitee | Galileo-Galilei-Straße 4/a, Bozen | Propietario ed editore: Centaurus Gay e lesbiche dell’Alto Adige/Sudtirolo – Comitato provinciale Arcigay | via Galileo Galilei 4/a, Bolzano | Veröffentlicht am 22.12.2012 in Bozen | Presserechtlich verantwortliche Direktorin / Direttrice responsabile: Ulrike Spitaler | Pubblicato il 22.12.2012 a Bolzano | Redaktion / Redazione: T. Andreaus, M. De Biasi, S. Degli Agostini, S. D‘elia, L. Di Maio, U. Nothdurfter, F. Paridi, M. Peintner, G. Rautz, M. Spornberger, G.N. Toggenburg, S. Wedra, A. Zinelli | Layout & Grafik / Layout & Grafica: Laura Barretta | Design „Ganz normal anders‟ / “Semplicemente normale”: Waldemar Kerschbaumer | Druck / Stampa: Fotolito Varesco Alfred GmbH, Auer / Ora | Eingetragen beim Landesgericht Bozen Nr. 7 am 11.4.2007 | Iscritto il 11.4.2007 col n. 7 presso il Tribunale di Bolzano Namentlich gekennzeichnete Artikel geben nicht unbedingt die Meinung der Redaktion wieder | Gli articoli firmati non esprimono necessariamente l‘opinione della redazione Feedback: magazine@centaurus.org

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Neues Team, alter Elan! Nuovo Team, stesso entusiasmo! Editorial Das Jahr 2012 hat dem Centaurus Magazine große Änderungen gebracht. Das Team ist fast komplett neu bestückt und das Magazine wurde in diesen arbeitsintensiven Monaten fast ausschließlich telematisch komponiert. Meine Komplimente gehen an alle RedakteurInnen, die sich fürs Centaurus Magazine lange Stunden hingesetzt haben um alle Artikel rund um unsere Lebensweisen zu erstellen. Ich danke ganz besonders Sara Degli Agostini, Andreas Unterkircher, Laura Barretta und Thomas für die unerlässliche Hilfe, die sie mir als frischgebackene Koordinatorin des Centaurus Magazine zukommen haben lassen, ohne sie wäre das Centaurus Magazi-

ne heuer wohl nicht erschienen. Wir haben versucht, unseren Vorgängern das Wasser zu reichen - wir hoffen, dass wir es auch nur ansatzweise geschafft haben. Wir freuen uns, wenn Ihr Anmerkungen und Anregungen zum neuen Layout habt - ganz besonders natürlich, wenn es Euch gefällt, denn wie immer haben Freiwillige das gesamte Magazine gestaltet, und die freuen sich auf Lob! Das Echo, das die Arbeit des Centaurus im Jahr 2012 hervorgerufen hat, ist wahrlich groß. Vermutlich reichte es bis zum Vatikan, denn eine Delegation des Vorstandes war zum ersten Mal in der Geschichte des Vereins zu einem Gespräch beim Bischof eingeladen.

In der Mitte des Centaurus Magazine findet ihr Posterbilder – ganz persönliche Exemplare der Kampagne ‚Ganz normal anders‘. Vor allem diese Aktion hat für viel Wirbel gesorgt. Die Bürgerunion hat als Antwort darauf eine Kampagne unter dem Titel ‚Ganz normal: Unsere Familien’ gestartet und in der Tageszeitung Alto Adige wurde ein homophober Leserbrief veröffentlicht. Centaurus ist gegen den Verfasser des Leserbriefs rechtlich vorgegangen. Möge nun auch das Centaurus Magazine mit seinen Artikeln zum offenen Dialog für eine menschengerechte Gesellschaft beitragen. Gute Lektüre, Martine De Biasi für das Redaktionsteam

L‘anno 2012 ha portato grandi cambiamenti al Centaurus Magazine. Quasi tutte le redattrici e tutti i redattori sono cambiati e in questi mesi di intenso lavoro è stato creato il Magazine quasi esclusivamente per via telematica. I miei complimenti vanno a tutte le redattrici e tutti i redattori che si sono presi il tempo di scrivere questi articoli incentrati sui nostri modi di vivere. Ringrazio soprattutto Sara Degli Agostini, Andreas Unterkircher, Laura Barretta e Thomas per il prezioso aiuto – senza di loro quest‘anno il Centaurus Magazine non sarebbe stato pubblicato. Abbiamo cercato di essere all’altezza dei nostri predecessori – speria-

mo di avercela fatta almeno in parte. Se avete delle idee o dei suggerimenti riguardanti i contenuti o il nuovo layout non esitate a contattarci. Siamo particolarmente contenti se veniamo a sapere che vi piace, dato che, come sempre, il Centaurus Magazine è stato redatto esclusivamente da volontari e sappiamo che non c’è ricompensa migliore dell’apprezzamento delle nostre lettrici e dei nostro lettori. Quest‘anno l‘eco mediatico che il lavoro del Centaurus ha creato è stato veramente grande. Possibilmente è arrivato fino al Vaticano, dato che per la prima volta nella storia dell‘associazione una delegazione del Centaurus è stata invitata ad un colloquio con il

vescovo. Nel centro del Centaurus Magazine troverete dei poster – sono i vostri esemplari personali della campagna ‚Semplicemente Normali‘. Questa campagna ha causato molto movimento – la ‚Bürgerunion‘ ha addirittura risposto con una campagna (solo in lingua tedesca) che può essere tradotta con ‚Semplicemente Normali: Le nostre famiglie‘. In reazione è apparsa anche una lettera omofoba sull‘Alto Adige e il Centaurus ha sporto querela contro l’autore. Ci auguriamo che anche il Centaurus Magazine possa contribuire con i suoi articoli ad un dialogo per una società più giusta. Buona lettura, Martine De Biasi per la Redazione

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L‘Italia che cambia Pensando ad un concetto di famiglia L‘articolo 16 della dichiarazione universale dei diritti dell‘uomo afferma che: uomini e donne in età adatta hanno diritto di sposarsi e formare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, sesso, cittadinanza o religione. Uomini e donne hanno uguali diritti riguardo il matrimonio e il suo scioglimento, e la famiglia, come nucleo naturale e fondamentale della società, ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo stato.

Il bene e il male sono 2 entità del tutto astratte. Il bene sta dove sono felici, il male dove non lo sono. Ne è la prova che basta un “no” per trasformarmi ai loro occhi in una mamma cattiva. Ma questo non significa che nella vita debba dire sempre di si. Era da tanto che coltivavo l‘idea di fare un’intervista ad una coppia omosessuale con figli, ma trovare qualcuno disposto a condividere la sua esperienza sulla maternità surrogata è stato

[ Da nessuna parte è specificato che una famiglia per essere tale deve essere composta da un uomo e da una donna. La famiglia può quindi essere gay? ] In base a questo articolo che cos‘è allora una famiglia? E qual è la sua funzione primaria? Ce lo siamo domandate e abbiamo chiesto a Wikipedia. La risposta è che “una famiglia è un gruppo di persone che vivono insieme”; e che la sua “funzione primaria è quella di riprodurre la società”. Da nessuna parte è specificato che una famiglia per essere tale deve essere composta da un uomo e da una donna. La famiglia può quindi essere gay? Secondo la dichiarazione universale dei diritti dell‘uomo e secondo Wikipedia, sì. Siamo programmati a pensare alla famiglia come un idilliaco luogo preconfezionato dove padre e madre vivono in totale armonia e sintonia nella cura e nella gestione della prole: la famiglia del Mulino Bianco insomma. Ma questo stereotipo di famiglia è reale? No. Ma davvero, il problema dov‘è? Avere 2 genitori dello stesso sesso è davvero destabilizzante per i bambini che vivendo in questa situazione di “ambiguità” crescono con dei valori sballati, oppure, il problema è tutto racchiuso nella società in cui si vive? Ho 2 bambini; e posso affermare con una certa sicurezza che si abituano a tutto. Per i bambini la “normalità” non esiste.

tutt‘altro che facile. E come dar loro torto? I pregiudizi della mentalità italiana, troppo bigotta per rendersi conto che il mondo sta cambiando, che noi stiamo cambiando sono duri a morire. Ringrazio quindi Andrea e Luca (nomi di fantasia, ricordate? I pregiudizi....) per questa intervista. Con parole semplici, mi hanno raccontato la semplicità della loro famiglia. I problemi che affrontano ogni giorno sono gli stessi che si affrontano a casa nostra. Questo non ha fatto altro che rafforzare una certezza che già era presente dentro di me. Non c‘è differenza: siamo tutti genitori, punto. Queste le loro parole: “Noi stiamo insieme da 18 anni e spesso in questi anni abbiamo discusso della possibilità di avere dei figli e abbiamo esplorato per un po’ la possibilità di adottare ma senza successo. Verso la fine del 2008 siamo venuti per caso a conoscenza della “maternità surrogata”, cioè della possibilità legale di fecondare degli ovuli di una donatrice con il seme di uno di noi due e di trovare una donna che portasse a termine per noi la gravidanza degli embrioni 4

così creati. Ciò naturalmente non in Italia ma in Canada e Stati Uniti dove esiste una legge sulla maternità surrogata che tutela gli interessi di tutte le persone coinvolte in questo che a nostro modo di vedere è un meraviglioso gesto di amore. Abbiamo fatto delle ricerche e selezionato tra Canada e Stati Uniti e scelto un’agenzia specializzata in Canada per gestire tutto il percorso sia quello di selezione della donatrice di ovulo, sia quello di selezione della portatrice, sia infine tutte le pratiche legali. Vedo che anche tu parli di mamma, ma nel nostro caso non c’è una mamma. La portatrice è solo un veicolo e l’ovulo non è suo per cui tra lei e gli embrioni che porta in grembo non vi è alcun legame biologico. La portatrice oggi non fa parte della nostra vita, ogni tanto ci sentiamo e un giorno faremo fare un viaggio in Canada con i nostri figli, ma non direi che è una figura presente nelle nostre vite. Quanto alla donatrice di ovulo, noi non abbiamo voluto conoscerla e pur sapendo chi è non abbiamo contatti. Le reazioni sono state le più varie ma direi che in generale i più scettici sono stati i nostri amici gay, i più entusiasti i nostri amici etero con figli. I genitori e i parenti hanno reagito con stupore, ma ciascuno con i suoi tempi ha capito che per noi era importante e che al centro di tutto c’è il bene dei nostri bimbi anche nell’avere nonni e zii a disposizione come li hanno avuti tutti i loro cugini. Il processo dopo la creazione degli embrioni e il loro collocamento nella portatrice è stato semplice. Al nono mese siamo andati in Canada e abbiamo preso parte agli ultimi giorni di gravidanza per poi essere in sala parto e ricevere subito i nostri bambini


da accudire. L’esperienza del parto è stata meravigliosa, Anna è uscita per prima e Luca ne ha tagliato il cordone mentre io ho tagliato quello di Francesco (che è uscito podalico); un parto naturale senza cesareo e veloce ma intenso. Subito i piccoli ci sono stati affidati, sono rimasti in ospedale neanche 48 ore e poi a casa. Da quel momento la nostra vita è cambiata per sempre!!!

una meraviglia, ti danno molto di più di quanto ti tolgono! Per il resto la nostra esperienza con il mondo esterno non è stata negativa. Credo che la gente abbia molta paura e pregiudizi su ciò che non conosce ma quando si confronta con un fenomeno sociale nuovo reagisce bene. Così è stato quando siamo andati coi piccoli ai corsi di nuoto, così quando li portiamo al nido per della attività.

Luca è potuto restare in Canada solo tre settimane dopo la nascita per questioni di lavoro mentre io sono rimasto fino a quando dopo circa due mesi siamo tornati in Italia. Gestire due bimbi piccoli non so come descriverlo, non è stato semplice ma abbiamo detto che se ce la fanno tutte le mamme ce la potevamo fare anche noi. Quando Luca è tornato in Italia abbiamo trovato un nanny che mi aiutasse con i gemelli e tutto è andato bene, seppur molto stressante. Tra l’altro in Canada abbiamo fatto un’esperienza umana incredibile incrociando molte persone meravigliose che ci sono state vicine e ci hanno aiutato sinceramene e amorevolmente senza secondi fini. Al rientro io sono stato a casa col piccolo (avevo la paternità obbligatoria) e abbiamo preso una tata per darci una mano. Un po’ alla volta le giornate hanno preso a fluire come per tutte le famiglie. I primi mesi sono stati i più duri anche perché abbiamo avuto una brutta esperienza con la prima tata ma dopo un paio di mesi ne abbiamo trovato una nuova e molto brava che è ancora con noi. Io ho abbandonato il mio vecchio lavoro e cercato faticosamente di trovare un lavoro che mi permettesse più flessibilità nella gestione del tempo.

Ciò che è triste è soprattutto l’assenza di strumenti legali che riconoscano la nostra famiglia e la tutelino come tutte le altre. Per la legge italiana io sono un ragazzo padre e Luca non è nessuno….. Ogni tanto ci guardiamo i certificati di nascita canadesi dove compariamo entrambi come papà perché per quel civile paese una famiglia può essere composta da un papà e una mamma, ma anche da due mamme o da due papà!!!!!”

[ Per i bambini la “normalità” non esiste. Il bene e il male sono 2 entità del tutto astratte. Il bene sta dove sono felici, il male dove non lo sono. ] L‘altro giorno, mia figlia di 5 anni stava giocando con le sue 2 Barbie. C‘era una bambolina più piccola tra loro e le 2 Barbie grandi, le parlavano con voce sussurrata, non capivo il gioco, non me ne stavo neanche interessando. A un certo punto mi guarda e con tutto il candore possibile mi dice: „Queste sono 2 mamme. Ma si sono sposate, perché si vogliono bene.“ Le sue parole mi hanno commosso e reso orgogliosa. Lei 5 anni tra un mese, ha detto in poche parole quello che io non sarei stata capace di dire in mille. L‘amore è la chiave. Il resto è inutile contorno. ◘ Stefania D'elia

Per il resto oggi a distanza di due anni siamo felicissimi e i bimbi sono 5


Die „anderen“ Minderheiten Auszug aus dem Buch ABC des Minderheitenschutzes in Europa Unser ABC zeigt bereits in seiner Gewichtung, dass der Begriff „Minderheitenschutz“ großteils von so genannten „alten“ Minderheiten beansprucht wird (Volksgruppe). Interessensvertretungen solcher „alten“ oder „traditionellen“ Minderheiten betrachten die politische Energie, die in den Schutz von gefährdeten Gruppen gesteckt wird, oft als knappe Ressource. Entsprechend argwöhnisch blickt man mancherorts auf das Bemühen auch „neue“ Minderheiten unter den Schutzschild des Begriffes „Minderheitenschutz“ zu stellen (Einwanderung). Und diesen beiden Gruppen wiederum, neuen wie alten Minderheiten, scheint manchmal eine ängstliche Skepsis gemeinsam zu sein, unter dem Dach des Begriffes „Minderheiten“ mit Homo- und Transsexuellen „in einen Topf geworfen zu werden“. Das ist insofern verständlich, als der Staat sich der unterschiedlichen Bedürfnisse seiner Zielgruppen bewusst sein muss, wenn er treffsicher Schutz und Anerkennung gewähren will. Andererseits ist es ein Trugschluss, gefährdete Gruppierungen einer Gesellschaft in einem Wettbewerb um politische Aufmerksamkeit zu sehen. Der Schutz von Vielfalt ist kein Nullsummenspiel. All jene Gruppen, die sich aufgrund ihrer spezifischen Andersartigkeit in einer sozial gefährdeten Situation befinden, sollten sich bewusst machen, dass mehr Wertschätzung für eine spezifische Ausformung gesellschaftlicher Vielfalt auch mehr Toleranz für Vielfalt generell bewirkt und damit auch anderen sozial schwachen Gruppierungen zum Vorteil gereicht. Lesben, Schwule, Bisexuelle und Transsexuelle als Bedrohung traditioneller Rollenbilder? Was so genannte „LGBTs“ (Lesbian, Gay, Bisexual and Transgender People) mit Migranten verbindet ist, dass sie ständig Gegenstand vehe-

menter Debatten zwischen den politischen Fronten sind. Und ähnlich wie bei der Migrationspolitik sollte man

scheinen noch bemerkenswerter, da es sich bei dieser Gruppe um eine statistisch minimale Gruppe handelt

[ Eine Eurobarometer Umfrage aus dem Jahre 2006 zeigt, dass die Europäer nur bedingt bereit sind, LGTBs als gleichberechtigt zu betrachten. ] hierbei den Beitrag der Menschenrechte insbesondere darin sehen, die politischen Fragen von den juristischen zu trennen und damit die Debatte möglichst zu entpolitisieren (sprich zu rationalisieren). So ist etwa die Frage, ob Homosexuelle eine traditionelle Ehe eingehen können sollen, eine politische, während jene Frage, ob den Eherechten vergleichbare Rechte auch homosexuellen Paaren aufgrund des Diskriminierungsverbotes einzuräumen sind, eine Rechtsfrage darstellt. Freilich sind die Grenzen zwischen Politik und Recht nicht immer glasklar. Dennoch ist es bedauerlich, wenn auf dem Rücken kleiner gesellschaftlichen Gruppen ideologische Kämpfe ausgefochten werden. Das dies funktioniert erklärt sich damit, dass die Andersartigkeit der LGBTs nach wie vor erstaunliche Ängste auszulösen vermag. Vereinzelt wird z.B. in besonders konservativen Ecken der Kirche noch von zu heilenden „Krankheiten“ gesprochen. Dies impliziert die Idee einer Infektionsgefahr. Tatsächlich scheint man mancherorts die Angst zu pflegen, dass von der statistischen Norm abweichendes Sexualverhalten eben dieses Normverhalten verdrängen könnte. Angesichts der Tatsache, dass seit Jahrtausenden kaum ein Zehntel der Bevölkerung homosexuell ausgerichtet ist, erscheint dies absurd und der Begriff der „Homophobie“ somit durchaus gerechtfertigt. Die politischen Widerstände, die großzügigen Regelungen zugunsten von Transsexuellen entgegenstehen, 6

(für Deutschland wurde eine Zahl von zwei- bis viertausend Transsexuelle geschätzt). In der Abwehrreaktion gegen das sexuell „Andersartige“ macht sich bemerkbar, dass Homosexuelle die tradierten Rollen der Geschlechter zueinander in Frage stellen und Transsexuelle Geschlechtlichkeit an sich einer Neudefinition anheimstellen. Dies wird als gesellschaftliche Herausforderung wahrgenommen – nicht gänzlich unähnlich der Herausforderung, die mit traditionellen Minderheiten (Hinterfragung der sprachlichen und kulturellen Einheit einer Nation) bzw. Migrationsminderheiten (Hinterfragung der historischen Kontinuität und der religiösen Zusammensetzung eines Territoriums) verbunden wird. Die nach wie vor skeptische Einstellung zu sexuell „Andersartigen“ Eine Eurobarometer Umfrage aus dem Jahre 2006 zeigt, dass die Europäer nur bedingt bereit sind, LGBTs als gleichberechtigt zu betrachten. Dies gilt nicht nur für den Sonderfall der Kinderadoption, sondern auch für eine Frage, die eigentlich – so würde man meinen – alleine die LGBTs selbst betrifft: jene nach der Zulassung von gleichgeschlechtlichen Ehen. Es zeigte sich, dass nur 37 % der Europäer der Ansicht sind, dass gleichgeschlechtliche Ehen überall in Europa zugelassen werden sollten. Weiters ist auffallend, dass die Spannbreite zwischen den Ländern extrem variiert, was zeigt, dass das Thema der Homosexualität kaum auf transeuropäischen


Konsens bauen kann. Während etwa in Rumänien, Lettland, Zypern und Bulgarien jeweils weniger als ein Sechstel der Bevölkerung für eine allgemeine Gleichstellung von Homo-Ehen stehen, sind in Belgien (62 %), Dänemark (69 %), Schweden (71 %) und den Niederlanden (82 %) die Zustimmungsraten mehr als viermal so hoch. Ähnlich breit gefächert ist die Europäische Stimmungslage, wenn es um die Frage geht, ob die Adoption von Kindern durch gleichgeschlechtliche Paare überall in Europa zugelassen werden sollte. Insgesamt befürwortet nur ein Viertel der Europäischen Bevölkerung derartige Adoptionen. Die Zustimmung reicht aber von deutlich unter 10 % in Malta, Polen, Lettland und Rumänien auf über 50 % in Schweden und knapp 70 % in den Niederlanden. Wichtig ist aber festzuhalten, dass die omnipräsente Frage nach der so genannten „Homo-Ehe“ und dem Adoptionsrecht für Homosexuelle nur die kleine Spitze des Eisbergs an offenen Diskriminierungsfragen darstellt. Um zu verstehen, warum sich die Frage nach offener oder versteckter Diskriminierung so häufig stellt, ist es hilfreich sich zu erinnern, dass selbst im Europa der näheren Vergangenheit Homosexuelle gemeinhin als Verbrecher einge-

tigten Ausdruck autonomer sexueller Selbstbestimmung wahrzunehmen, war und ist langsam. So stand der § 175 des deutschen Strafgesetzbuches bis 1994 in Kraft. Das ist jene Bestimmung, der die „Schwulen“ die umgangssprachliche Bezeichnung „175er“ verdanken und die sexuelle Handlungen zwischen Personen männlichen Geschlechts unter Strafe stellte und diese bis 1969 sogar in einem Atemzuge mit der „widernatürliche[n] Unzucht mit Tieren“ verdammte. Hier zeigt sich die Beharrlichkeit eines dunklen Rechtserbes. Die erste Europäische Strafrechtsordnung - die 1532 von Karl V. geschaffene Constitutio Criminalis Carolina - sah in Artikel 116 vor: „Jtem so ein mensch mit einem Viehe, Man mit Man, Weib mit Weib Vnkeusch treibenn, die habenn auch das leben Verwurckt.“ Ergo: Homosexuelle kamen auf den Scheiterhaufen. Mittlerweile besteht ein Europäischer Konsens, dass homosexuelles Verhalten kein Delikt ist. Als im August 2003 in Armenien Homosexualität legal wurde, feierte die Europäische Interessenvertretung ILGA (International Lesbian and Gay Association) ein Europa, welches das erste Mal seit eineinhalb tausend Jahren frei von diskriminierender Strafverfolgung sei. Weltweit

[ Um zu verstehen, warum sich die Frage nach offener oder versteckter Diskriminierung so häufig stellt, ist es hilfreich sich zu erinnern, dass selbst im Europa der näheren Vergangenheit Homosexuelle gemeinhin als Verbrecher eingestuft wurden. ] stuft wurden. Als etwa Österreich 1787 dazu überging, Homosexuelle nicht mehr mit dem Tode, sondern „nur“ mehr mit Zwangsarbeit zu bestrafen, gebarte es sich als modernstes Land seiner Zeit! Die Entwicklung, Homosexualität zunehmend als gleichberech-

betrachtet ist die Lage freilich anders. In rund 80 Ländern ist homosexuelles Verhalten immer noch strafbar. In mehr als einer Handvoll Staaten droht Menschen wegen ihrer sexuellen Einstellung sogar die Todesstrafe! Als die EU-Präsidentschaft am 18. Dezember 7

2008 eine Erklärung zur Entkriminalisierung der Homosexualität in die Generalversammlung der UNO einbrachte, schlossen sich dieser Erklärung neben den 27 EU-Staaten nur weitere 39 (vor allem europäische und südamerikanische) Staaten an. 57 Staaten (wie zum Beispiel Nord Korea – ein Land das vorgibt, keine Homosexuellen zu beherbergen) sprachen sich dagegen aus. 69 der 192 UNO-Mitgliedsstaaten enthielten sich der Stimme - inklusive politischer Schwergewichte wie China und Russland. Selbst die Vereinigten Staaten wollten sich an dieser „Weihnachtserklärung“ nicht beteiligen angeblich aus kompetenzrechtlicher Rücksichtnahme den 50 Bundesstaaten gegenüber (was nicht recht überzeugen will, da die Erklärung keinerlei Rechtswirkungen mit sich bringt). Politik und Recht: Die Behandlung von LGBTs zwischen Werte- und Rechtskonflikten Als Beispiel für homophobes Verhalten, das durchaus auch die politischen Eliten erobern kann, lässt sich die Diskussion in Polen erwähnen. 2007 kündigte die polnische Regierung einen Gesetzesentwurf an, der „homosexuelle Propaganda“ in Schulen unter Strafe stellen sollte. Schulleiter, Lehrer und Schüler sollten entlassen werden, wenn sie sich an den Schulen aktiv für LGBT-Rechte einsetzen. Gleiches sollte für Lehrer gelten, die sich offen zu ihrer Homosexualität bekennen. Der damalige polnische Ministerpräsident erklärte dazu, dass die Propagierung eines homosexuellen Lebensstils gegenüber Jugendlichen in den Schulen als Alternative zu einem „normalen“ Leben zu weit gehe und eine Verzerrung des Begriffes der Toleranz darstelle. Die polnische Kinderbeauftragte hatte gar erklärt, eine Liste der Arbeitsplätze vorzubereiten, für die Homosexuelle ungeeignet sei-


en. Die polnische Staatsanwaltschaft ordnete im Juni 2006 eine Überprüfung der Finanzierung von LGBT-Organisationen im Zusammenhang mit „kriminellen Bewegungen“ sowie in Bezug auf ihre Präsenz an Schulen an, um Spuren krimineller Aktivitäten festzustellen (die Untersuchung blieb ergebnislos). Ebenso im Jahr 2006 entließ die polnische Regierung den Leiter des Zentrums für Lehrerfortbildung und verbot die Verteilung eines offiziellen Handbuchs des Europarats zur Bekämpfung von Diskriminierung. Der neue Leiter des Zentrums erklärte sodann, unangemessene Rollenvorbilder dürfe es an den Schulen nicht geben, denn die Schule habe die Aufgabe, den Unterschied zwischen Gut und Böse, Schön und Hässlich zu erklären und müsse erläutern, dass homosexuelle Praktiken zu Tragödien, Leere und Degenerieren führten. Weiters hatte die polnische Regierung die Finanzierung von Projekten abgelehnt, die von LGBT-Organisationen im Rahmen des EG-Jugendprogramms gefördert werden. All diese Entwicklungen waren vom EU-Parlament massiv kritisiert worden. Nun muss betont werden, dass das Gemeinschaftsrecht in keiner Weise das Recht der Mitgliedstaaten berührt, „in den Bereichen der öffentlichen Sittlichkeit, des Familienrechts sowie des Schutzes der Menschenwürde und der Achtung der körperlichen und moralischen Unversehrtheit Recht zu setzen“ – wie es die Erklärung unterstreicht,

unterstreicht, dass Diskriminierungen auf der Grundlage des Geschlechtes und der geschlechtlichen Orientierung rechtswidrig sind. Ähnliches gilt für die EMRK (Diskriminierung). Abgesehen von politischen Debatten ist im juristischen Bereich darauf zu achten, dass Mitgliedstaaten nicht den Europäischen Grundwertekanon verlassen und Rechtsverletzungen begehen. Insbesondere in den neuen Mitgliedstaaten ist es oft zu Vorfällen gekommen, die von rechtlicher Relevanz sind. So wurden zum Beispiel Demonstrationen von LGBTs grundsätzlich untersagt (oder ohne ausreichende Gründe untersagt) oder aber erlaubt, ohne gleichzeitig die Demonstranten ausreichend gegen Aggressionsakte seitens anderer Teile der Bevölkerung zu schützen. Freilich gehen die Rechtsfragen weit über die Demonstrationsfreiheit hinaus. In politischen Deklarationen, rechtsverbindlichen Maßnahmen und insbesondere auch in der Judikatur der Europäischen Höchstgerichte kristallisierte sich in den letzten Jahrzehnten ein Schutzbestand an Rechtspositionen heraus, der den LGBTs in den Mitgliedstaaten zu gewähren ist. Vorgaben „aus Europa“: Der entschiedene Kampf gegen Diskriminierung aufgrund sexueller Orientierung Vorgaben „der EU“ sind nicht Vorgaben von einem fremden Stern, sondern Vorgaben, die die Mitgliedstaaten in Brüssel zusammen erarbeitet ha-

[ Die EU-Grundrechtecharta, die mit dem Vertrag von Lissabon in Rechtskraft tritt, unterstreicht, dass Diskriminierungen auf der Grundlage des Geschlechtes und der geschlechtlichen Orientierung rechtswidrig sind. ] die Polen zum Vertrag von Lissabon abgegeben hat (Lissaboner Vertrag). Den Mitgliedstaaten und deren Regierungen steht es frei, gesellschaftliche Werteentscheidungen autonom zu treffen. Die Union hat die „nationale Identität“ der Mitgliedstaaten zu achten. Der EU-Vertrag macht aber ebenso klar, dass der EU-Verbund „auf den Grundsätzen der Freiheit, der Demokratie, der Achtung der Menschenrechte und Grundfreiheiten sowie der Rechtsstaatlichkeit“ beruht, und dass diese Grundsätze „allen Mitgliedstaaten gemeinsam“ seien (Artikel 6 EU). Die EUGrundrechtecharta, die mit dem Vertrag von Lissabon in Rechtskraft tritt,

ben. Dazu kommen noch jene Vorgaben „aus Europa“, welche im Schoß des Europarates erarbeitet wurden. So hat etwa die Generalversammlung des Europarates bereits 1981 die Weltgesundheitsorganisation aufgefordert, Homosexualität nicht mehr als Krankheit zu betrachten (tatsächlich reagierte die WHO im Jahre 1990 auf diese Initiative und strich Homosexualität von ihrer Krankheitsliste). Gleichzeitig hatte die Generalversammlung von den Staaten gefordert, Homosexualität zu entkriminalisieren und die Ungleichbehandlung von Homosexuellen zu bekämpfen. 1993 machte sich das Parlament der EU in einer meilensteinarti8

gen Entschließung (die auf der Grundlage des Berichtes der deutschen Grünpolitikerin Claudia Roth erging) für die Rechte der Homosexuellen stark. Es forderte darin etwa die Aufhebung unterschiedlicher strafrechtlicher Schutzalter, gleiche soziale Vergünstigungen, Gleichstellung im Zivil- und Erbrecht, die Möglichkeit einer gleichgeschlechtlichen registrierten Partnerschaft sowie die Beseitigung von Adoptionshindernissen für Schwule bzw. Lesben. Manchen dieser Forderungen ist bereits auf der Grundlage des Europäischen Menschenrechtsschutzes zwingend nachzukommen. Bereits 1997 kam die Europäische Menschenrechtskommission des Europarates zum Schluss, dass aufgrund jüngerer wissenschaftlicher Erkenntnisse, wonach homosexuelle Neigungen in der Regel bereits vor der Pubertät verankert wären, die Aufrechterhaltung eines höheren Schutzalters für homosexuelle als für heterosexuelle Beziehungen nicht mehr toleriert werden kann. Österreich gegenüber stellte der Gerichtshof in Straßburg 2003 fest, dass die Ungleichbehandlung § 209 Strafgesetzbuch einer objektiven und sachlichen Rechtfertigung entbehre und somit gegen die EMRK verstoße (L.&V. v. Österreich). § 209 des österreichischen Strafgesetzbuches setzte das Mindestalter für Beziehungen zwischen Männern bei 18 Jahren fest, während es für Beziehungen zwischen Frauen bzw. Frauen und Männern bei 14 Jahren lag. Diese Sonderschutzbestimmung war eingeführt worden, nachdem 1971 das Totalverbot von homosexuellen Kontakten aufgehoben wurde. Der österreichische Verfassungsgerichtshof hatte die österreichische Rechtslage unter anderem mit dem Argument gerechtfertigt, dass die Normen dem „Schutz des heranreifenden jungen Menschen vor sexueller Fehlentwicklung“ dienen. Von einer derartigen Argumentation scheint sich die gesellschaftliche Realität zu entfernen: Homosexualität wird nicht als Frucht einer Fehl-, sondern einer Andersentwicklung wahrgenommen. Vor diesem Hintergrund hat der Gerichtshof in Straßburg auch die EMRK interpretiert: Eine Ungleichbehandlung allein auf der Grundlage der sexuellen Orientierung muss durch besonders gewichtige Argumente gerechtfertigt sein, ansonsten ist sie rechtswidrig. Auch wenn die EMRK im Unterschied zur Grundrechtecharta nicht ausdrücklich auf sexuelle Orientierung abstellt, so umfasst sie


ABC des Minderheitenschutzes in Europa Autoren: Toggenburg Gabriel, Rautz Günther Verlag: Utb; Böhlau Seiten: 341 ISBN: 3825232697 ISBN-13: 9783825232696 Bestellung: http://www.libreriauniversitaria.it/

dennoch auch diese Ungleichbehandlungen (Diskriminierung). In einem Urteil aus dem Jahre 1999 erklärte der Gerichtshof in Straßburg, dass der Ausschluss von Homosexuellen vom Heeresdienst nicht gerechtfertigt werden könne (Smith & Lustig-Prean v. Großbritannien). Die britische Regierung hatte sich darauf berufen, dass die Integration von Homosexuellen in die Streitkräfte sich äußerst negativ auf die Truppenmoral und damit die Kampfkraft und die Effizienz der Truppen auswirke. Grund dafür war etwa nicht die physische oder psychische Eignung der Homosexuellen, sondern das Unwohlsein, welches die anderen Rekruten im Beisein der homosexuellen Kollegen empfanden. Der Gerichtshof machte klar, dass negative Stereo-

typen gegen Homosexuelle nicht die Rechtfertigungsgrundlage für eine Diskriminierung gegen Homosexuelle sein können. Der EU-Gerichtshof in Luxemburg war anfangs weit weniger entschlossen, wie er denn überhaupt mit dem Phänomen sexueller Orientierung umzugehen habe. 1998 verneinte der Gerichtshof die Frage, ob das Gemeinschaftsrecht es verbiete, dass eine englischer Zugbetreiber finanzielle Vergünstigungen nur verheirateten Paaren bzw. unverheirateten heterosexuellen Paaren (nicht also homosexuellen Paaren) gewährt (Lisa Jacqueline Grant v. South-West Trains Ltd.). Er kam zur Ansicht, dass das Gemeinschaftsrecht kein Verbot auf der Grundlage der sexuellen Diskriminierung umfasse. Und 9

da in diesem Fall Männer wie Frauen gleich behandelt würden, sei keinerlei Diskriminierung feststellbar. Darüber hinaus meinte der Gerichtshof, dass in Europa gegenwärtig eine Vergleichbarkeit von verschiedengeschlechtlichen und gleichgeschlechtlichen Partnerschaften nicht anerkannt sei, was die Annahme von entsprechenden Diskriminierungen ausschließt. Hier spielt auch hinein, dass der Gerichtshof wohl auch nicht den gesetzgeberischen Entwicklungen in der EU vorgreifen wollte – der vormalige Artikel 13 des EG-Vertrages stand damals noch nicht in Kraft (Diskriminierung). Kurz danach hat der Gesetzgeber (Rat und Parlament) reagiert: mit der Richtlinie zur Bekämpfung von Diskriminierungen am Arbeitsplatz hat die EU im Jahre 2000 erstmals ein Instrument vorgelegt, welches die Staaten verpflichtet, Diskriminierungen im Arbeitsumfeld zu bekämpfen und zwar auch Diskriminierung auf der Grundlage der sexuellen Orientierung. 18 Mitgliedstaaten (Deutschland und Österreich eingeschlossen) haben in der Umsetzung dieser Richtlinie darüber hinausgehend beschlossen, diese Form der Diskriminierung auch in Bereichen außerhalb des Arbeitsumfeldes zu verbieten. Während die Rassendiskriminierungsrichtlinie die Staaten zur Errichtung spezialisierter Antidiskriminierungsstellen verpflichtet, ist dies für diese Richtlinie nicht der Fall. Nur ein Mitgliedstaat, nämlich Schweden, hat bislang eine eigene Stelle nur für Diskriminierungen auf der Grundlage sexualer Orientierung eingerichtet. Immerhin ermöglichen aber bislang 18 Mitgliedstaaten, dass eine entsprechende Stelle zumindest auch für solche Diskriminierungen zuständig ist. In Österreich ist dies die Gleichbehandlungskommission und die Gleichbehandlungsanwaltschaft; in Deutschland die Antidiskriminierungsstelle des


Bundes in Berlin (ADS). Während in Österreich sich die beiden Stellen in erster Linie um sexuelle Diskriminierung im Bereich der Beschäftigung kümmern, ist der Arbeitsbereich der ADS weiter, da nach dem deutschen Allgemeinen Diskriminierungsgesetz Diskriminierung aufgrund sexueller Orientierung in genau so vielen Lebensbereichen verboten ist, wie dies für Diskriminierungen gemäß der Rassendiskriminierungsrichtlinie der Fall ist (Diskriminierung). Die ADS in Berlin beschäftigt gegenwärtig 20 Mitarbeiter. Zwischen August 2006 und Dezember 2007 gingen dort 3.659 Anfragen ein, wovon sich etwas über 5 % auf sexuelle Orientierung bezogen. Vorgaben „aus Europa“ bezüglich des Konzeptes „Familie“: Zartes Fine-tunen Was nun die Gleichstellung im Zivil- und Erbrecht, die Möglichkeit einer gleichgeschlechtlichen registrierten Partnerschaft oder das Recht zur Adoption seitens Homosexueller angeht, so liegen diese Agenden im Kernbereich innerstaatlicher Regulierungskompetenz. Nichtsdestotrotz haben auch hier die Höchstgerichte des Europarates wie der EU wichtige Rahmenvorgaben getroffen (Judikatur). Die Entwicklung verlief allerdings zögerlich. So akzeptierte die Menschenrechtskommission des Europarates keine schwulen und lesbischen Lebensformen als „Familien“ im juristisch abgesicherten Sinne der EMRK. Der Gerichtshof gewährte hingegen in einem Urteil aus dem Jahre 2003, dass sich ein homosexueller Lebenspartner auf das Eintrittsrecht des „Lebensgefährten“ im Sinne des österreichischen Mietrechtsgesetz berufen kann. Zugrunde lag dem die Geschichte einer homosexuellen Beziehung, in welcher ein Mann seinen Freund, der an AIDS erkrankt war, bis zu dessen Tod pflegte. Der Vermieter wollte sich nach dem Todesfall seines vormaligen Mieters nun dessen Freundes entledigen. Letzterer berief sich darauf, dass das Eintrittsrecht darauf abziele, Lebensgefährten sozialen und finanziellen Schutz vor Obdachlosigkeit zu gewähren ohne dabei familienpolitische Ziele zu verfolgen. Der Oberste Gerichtshof Österreichs war aber anderer Meinung und verwies auf die Absicht des historischen Gesetzgebers, der sicher nicht an homosexuelle Pärchen gedacht habe: es gehe hier um den Schutz der traditionellen Familie. Zu alledem meinte nun der Gerichtshof in Straß-

burg, dass der Schutz der traditionellen Familie ein gewichtiger Grund für eine unterschiedliche Behandlung sein könne. Es müsse aber gezeigt werden, warum der Ausschluss von Homosexuellen aus dem Schutz des Mietschutzes zur Erreichung dieses Zieles notwendig sei. Dies hatte die Regierung nicht überzeugend darlegen können und somit wurde Österreich wegen Verletzung der EMRK verurteilt. Dem Beschwerdeführer war dies nicht mehr von Nutzen – er war bereits im Jahre 2000 verstorben. Für die zivilrechtliche Absicherung homosexueller Paare in Europa war dies jedoch ein wichtiger Schritt. Kürzlich hat sich auch der EUGerichtshof in Luxemburg mit der zivilrechtlichen Lage homosexueller Hinterbliebener beschäftigt (Tadao Maruko v. Versorgungsanstalt der deutschen Bühnen). Auch hier ging es um eine mehr als langjährige homosexuelle Beziehung, die durch den Tod eines der beiden Liebenden zerrissen worden war. Mit Urteil vom 1. April 2008 stellte der Gerichtshof fest, dass in Deutschland unter Umständen auch Homosexuellen eine Hinterbliebenenrente zu gewähren ist. Dies deshalb, weil Deutschland die Einrichtung der „Lebenspartnerschaft“ geschaffen hat, deren Bedingungen schrittweise denen der Ehe angeglichen worden sind. Wenn sich deshalb überlebende (heterosexuelle) Ehegatten und überlebende (homosexuelle) Lebenspartner in Bezug auf diese Versorgung in einer vergleichbaren Situation befinden, dann muss auch eine solche Hinterbliebenenversorgung auf Homosexuelle ausgedehnt werden. Ob diese Vergleichbarkeit im nationalen System gegeben ist, haben aber - so der Europäische Gerichtshof - die nationalen Gerichte zu prüfen. Diese Vergleichbarkeit hat sich das Deutsche Bundes-

schlechtlichen Partnerschaft lebte. Eben wegen dieses Umstandes wurde sein Antrag auf Zuteilung des Sorgerechts für seine Tochter aus der vorangegangenen Ehe abgewiesen (Salgueiro da Silva Mouta v. Portugal). Der Gerichtshof sah in der Tatsache, dass die sexuelle Orientierung des Mannes ausschlaggebend für die sorgerechtliche Entscheidung war, eine Verletzung der EMRK. Ebenso wurde die Tatsache verurteilt, dass das nationale Gericht den Mann angewiesen hatte, sich bei Besuchen der Tochter so zu verhalten, dass bei der Tochter nicht der Eindruck entstehe, er lebe mit einem anderen Mann - ähnlich einer Ehe - zusammen. Drei Jahre später wurde der Gerichtshof mit der Frage konfrontiert, ob es mit der EMRK vereinbar sei, Schwule und Lesben das Recht zur Adoption zu verweigern (Fretté v. Frankreich). Eine Frage die nicht nur die Gesellschaft, sondern auch Juristen zu spalten scheint: der Gerichtshof entschied mit hauchdünner Mehrheit, dass die EMRK einem derartigen Verbot nicht entgegen stehe. Anfang 2008 schließlich entschied der Straßburger Gerichtshof einen Fall, in dem eine Frau, die in einer festen homosexuellen Beziehung stand, beantragte, ein Kind adoptieren zu dürfen (E.B. v. Frankreich). Ihr Antrag ging durch alle Instanzen und wurde letztendlich vom Conseil d’Etat abgewiesen. Dieser stellte fest, dass die beiden vom französischen Departement Jura angegebenen Gründe (nämlich das Fehlen einer männlichen Bezugsperson und die ambivalente Haltung der im Haushalt lebenden Freundin der Antragstellerin dem Kind gegenüber) die Verweigerung der Adoption durchaus rechtfertigen. Die Beschwerdeführerin hingegen argumentierte, dass die Entscheidung implizit auf ihre Homosexu-

[ Bei nach wie vor sehr großen Unterschieden was die soziale Akzeptanz von LGBT-Personen in den verschiedenen Mitgliedstaaten betrifft, kann eine allgemeine und anhaltende Tendenz zu mehr Gleichberechtigung festgestellt werden. ] verfassungsgericht in einem Urteil aus 2009 verschlossen. Zur Frage der Adoption hat sich bislang nur der Gerichtshof in Straßburg geäußert. 1999 wurde dort ein Fall entschieden, in dem es um einen Mann ging, der nach seiner Scheidung von seiner Exfrau in einer gleichge10

alität gestützt war. Dem pflichtete der Gerichtshof letztlich bei und sah darin eine ungerechtfertigte Diskriminierung. Wichtig ist allerdings zu unterstreichen, dass der Gerichtshof in diesem Urteil nicht festlegt, dass homosexuelle Paare gemäß EMRK ein Recht auf Adoption haben. Vielmehr wird festgehalten,


Zu den Autoren dass jene Länder die – wie Frankreich – auch Einzelpersonen erlauben, Kinder zu adoptieren, Adoptionen nicht davon abhängig machen dürfen, dass der angehende Adoptivvater/die angehende Adoptivmutter heterosexuell ist oder für eine Bezugsperson des jeweils anderen Geschlechts im nahen Umfeld zu sorgen hat. Dies ist insofern schlüssig, als ein Land mit einer derartigen Gesetzeslage zum Ausdruck bringt, dass eine (zweigeschlechtliche) Rollenverteilung (mangels zweiten Adoptivelternteils) für das Adoptivkind als gerade nicht notwendig eingestuft wird. Diversen Schätzungen zufolge sind rund 3 bis maximal 10 % der Bevölkerung homosexuell (darunter mehr Männer als Frauen). Das Phänomen der Transsexualität bewegt sich hingegen unterhalb des Promillebereiches (darunter deutlich mehr Mann-zu-Frau Transsexuelle als Frau-zu-Mann Transsexuelle). Trans- und Homosexualität sind allerdings uralte gesellschaftliche Phänomene. Was sich änderte, ist die Einstellung hierzu. Homosexualität wird nicht mehr als Frucht einer Fehl-, sondern einer Andersentwicklung wahrgenommen. Vor dem Hintergrund neuer wissenschaftlicher Erkenntnisse und einer wachsenden Sozialakzeptanz, haben die gerichtlichen Instanzen Europas einen zentralen Beitrag zur Berechtigung von LGBTs geleistet. Hierbei geht es darum, die politischen Fragenvon rechtlichen zu trennen. Europa will kein einheitliches Familienmodell schaffen, sondern einer rational begründeten Gleichberechtigung den Weg bereiten. Bei nach wie vor sehr großen Unterschieden was die soziale Akzeptanz von LGBT-Personen in den verschiedenen Mitgliedstaaten betrifft, kann eine allgemeine und anhaltende Tendenz zu mehr Gleichberechtigung festgestellt werden. ◘

Gabriel N. Toggenburg, geboren in München (1970), hat mit südtirolerischen, russischen und englischen Wurzeln Vielfalt sprichwörtlich im Blut. Nach seinen Jugendjahren in Nordund Südtirol. folgte das Jus-Studium in Innsbruck, ein europarechtliches LL.M. Studium und der Abschluss eines Forschungsdoktorates am renommierten Europäischen Hochschulinstitut in Florenz. Zwischen 1998 und 2008 war er wissenschaftlicher Mitarbeiter der Europäischen Akademie Bozen, wo er die Bozner Erklärung zum Minderheitenschutz in der EU initiierte. Nach Lehraufträgen in Miami (USA) und Innsbruck trat Toggenburg Anfang 2009 in den Dienst der Europäischen Union. Toggenburg hat 2 Töchter und 2 Söhne und lebt in Wien, wo er sich an der EU-Grundrechteagentur mit Fragen des Europäischen Menschenrechtsschutzes beschäftigt.

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Günther Rautz, geboren in Eisenkappel (1968) und aufgewachsen in Gallizien, ist seit 1997 wissenschaftlicher Mitarbeiter an der Europäischen Akademie Bozen, wo er das Institut für Minderheitenrecht koordiniert. Neben der Leitung von EU-Menschenrechtsprogrammen in Südasien wirkte der Verfassungrechtler ab 1999 an der Ausarbeitung eines Autonomiestatuts für Tibet im Auftrag der Exilregierung Seiner Heiligkeit, des Dalai Lama mit. Er unterrichtet an der Fakultät für Politikwissenschaften, Philosophie und Kommunikationswissenschaften an der Universität Temeschwar/Timişoara in Rumänien. Als Generalsekretär der vor 10 Jahren gegründeten Europäischen Vereinigung von Tageszeitungen in Minderheiten- und Regionalsprachen (MIDAS) mit Sitz in Bozen sorgt er unter anderem für den Informationsaustausch von mehr als 30 Mitgliedszeitungen aus ganz Europa.


Perchè tu hai due mamme? Se devi dirlo, dillo in STAMPATELLO! Era il 1888 e il sociologo francese Émile Durkheim scriveva: „...non esiste un modo di essere e di vivere che sia il migliore per tutti...La famiglia di oggi non è nè più né meno perfetta di quella di una volta: é diversa, perchè le circostanze sono diverse...“. Oggi, nel 2012, a più di cento anni di distanza, questa frase è ancora decisamente attuale. Una ricerca, condotta nel 2005, da Modi-Di e Arcigay, con il patrocinio dell‘ Istituto Superiore di Sanità, dichiara che in Italia i minori con un genitore gay sono più di 100.000. È chiaro quindi che le famiglie sono cambiate. Perchè allora non considerare famiglia le coppie omosessuali riconoscendole appieno come tali a livello sociale? Quando si dice che il bambino ha bisogno di un padre e di una madre, ci si sta preoccupando del suo bene oppure vengono proiettate su di lui tutta una serie di sicurezze costruite nel tempo che si ha paura di distruggere? Evitando di affrontare argomenti com-

chi dice che non esistiamo. Non siamo né migliori né peggiori di altre, anzi, forse ci facciamo pure piú menate, ma siamo una famiglia!...“ Si raccontano cosí, Francesca Pardi e Maria Silvia Fiengo, le autrici del libro `Piccola stroia di una famiglia` e mamme di Margherita, 10 anni, dei due gemellini Giorgio e Raffaele di 5 anni ed infine di Antonio...tutti nati dai famosi semini.  Il libro „Piccola storia di una famiglia“ è nato per caso, proprio per aiutare i compagni di scuola di Margherita a vederci più chiaro. E così ecco che queste due mamme decidono di fondare, tra mille difficoltà, la casa editrice „lo Stampatello“. Una casa editrice dedicata all‘ omogenitorialità e all‘ omoaffettività. Non solo per quei 100.000 minori dichiaratamente figli di coppie gay, ma anche per tutti gli altri, per allargare i loro orizzonti dando un messaggio di apertura mentale e tolleranza. In Italia questa è una lacuna che deve ancora

[ „Il mondo è bello perchè è vario. Esserne consapevoli aumenta le probabilità di felicità“. ] plessi si pensa di proteggere i bambini e far loro del bene mentre non si fa altro che non offrire loro gli strumenti per affrontare la realtà. Margherita ha 10 anni. Va alle elementari. Alla curiosità dei suoi compagni che le chiedono come mai lei ha due mamme, lei apre la sua cartella, prende in mano un libro e legge la sua storia: „ Piccola storia di una famiglia“. La storia narra di due donne, le mamme di Margherita, che si amano e che per coronare il desiderio di avere dei figli, si sono affidate ad una clinica olandese dove‚ dei signori gentili hanno donato i loro semini a chi non ne ha‘. Uno di quei semini ha incontrato l‘ ovino di una delle sue mamme e da li é nata lei. „...Siamo famiglie diverse. Vogliamo rompere il silenzio su di noi, contro

essere colmata. C’è un vuoto nella letteratura per l‘ infanzia che non ha libri che raccontino ai piú piccoli una realtà che guarda alla diversità come ad una ricchezza piuttosto che come ad un limite. È importante che i bambini possano rispecchiarsi nel mondo attraverso i libri, perchè a loro si deve dire la verità, si devono dire le cose come stanno, in modo semplice, un pò come, quando era piccola, diceva il papà di Francesca, una delle due editrici/autrici : „Se vuoi dirlo in modo chiaro e vuoi che io ti capisca...dillo in Stampatello!“ L‘iniziativa piace molto ad insegnanti e genitori perché al giorno d‘oggi c‘è il bisogno di una guida che spieghi a figli ed alunni le famiglie ‚diverse‘ da quelle ‚tradizionali‘. „I bambini sono molto ricettivi, se 12

crescono con l‘idea che il mondo sia un posto ricco e vario, mostreranno apertura e curiosità. Se il modello che viene loro proposto è rigido e chiuso, rischieranno di diventare bulli“, dice Francesca, che ha scritto anche un‘altro libro, intitolato „Piccolo Uovo“. In questo libricino un piccolo uovo non vuole nascere perché non riesce a immaginarsi come sarà la famiglia che lo  aspetta. Per superare la sua paura va ad incontrare una dopo l’altra tante famiglie: Mamma e papà coniglio con i loro piccolini, due mamme gatto insieme al loro gattino, un ippopotamo con il suo cucciolo, papà e mamma canguro con i loro due candidi orsetti, due papà pinguino con due piccoli pinguini... Ogni famiglia è diversa dalle altre e “tutte sembrano un bel posto dove crescere” conclude il piccolo uovo soddisfatto, pronto finalmente a schiudersi per andare a conoscere la sua famiglia. Il libro è illustrato da Altan, il papà della Pimpa, e presenta in modo chiaro e adatto alle capacità dei piccoli le molteplici forme che una famiglia può assumere. Ma Francesca e Maria non si fermano qui, fanno anche parte dell‘ Associazione Famiglie Arcobaleno, che hanno co-fondato nel 2005. L‘associazione ha come obiettivo il far capire il nuovo concetto della parola famiglia e cioè un luogo di benessere e crescita, qualsiasi sia la composizione di genere o di orientamento sessuale di chi la compone. Nella pagina a fianco potete leggere la lettera che Francesca Pardi ha scritto al presidente Napolitano. „Il mondo è bello perchè è vario. Esserne consapevoli aumenta le probabilità di felicità“. Parola di Francesca Pardi, Maria Silvia Fiengo e dei loro quattro figli. ◘ Luana Di Maio  


Lettera aperta al Presidente Napolitano Sono una mamma preoccupata: sul matrimonio omosessuale cosa racconto ai miei figli? Caro Presidente, ho sentito dire alla televisione che il matrimonio civile è un contratto tra i due coniugi e lo stato, in cui la coppia si impegna a contribuire al futuro del paese. E che gli omosessuali non hanno diritto a sposarsi perché non possono fare figli, e quindi non contribuiscono al futuro del paese. Ne parlavano ieri in tarda serata alla trasmissione Matrix.

Piccolo uovo Editore: Lo Stampatello ISBN: 978-88-905799-2-9 Pagine: 28 Formato: 25x21 cm Ordina online: www.lostampatello.com Associazione Famiglie Arcobaleno: www.famigliearcobaleno.org

Caro Presidente, io sono una donna che lavora da circa 20 anni, ho 46 anni e ho costruito insieme a un’altra donna una famiglia: abbiamo 4 figli. Viviamo a Milano, nove anni fa ho aperto una piccola società di allestimenti scenografici per la moda, Meri ha perso il lavoro tre anni fa quando è nato il nostro quarto figlio e l’anno scorso ha aperto una piccolissima casa editrice per bambini: ogni anno versiamo allo stato il 50% di tutto quello che guadagniamo. Abbiamo entrambe la tessera del tram e della bicicletta dell’ATM. Meri una volta alla settimana va in mensa scolastica a controllare il cibo in rappresentanza dei genitori, ed è eletta nel consiglio di scuola della scuola materna. Abbiamo una figlia in quarta elementare, due bimbi alla materna e l’ultimo al nido pubblico di zona: per tutti i nostri figli abbiamo sempre pagato la retta più alta per il nido. Diamo lavoro da 5 anni a una ragazza che ci aiuta in casa e a cui abbiamo fatto ottenere il permesso di soggiorno: ogni mese paghiamo per lei i contributi. Questa mattina mi sono alzata e mentre Meri preparava la colazione, al tavolo con tutti i nostri bambini, ho cominciato a scriverle questa lettera. Volevo raccontarle la nostra vita, nella quale tutto il nostro tempo è dedicato ai nostri figli e al loro futuro. Non perché siamo un caso eccezionale, ma perché siamo genitori proprio come tutti gli altri. Mi domando perché gli omosessuali dovrebbero avere una natura diversa da quella umana: non siamo né meglio né peggio di tutti gli altri italiani, abbiamo gli stessi desideri e le stesse paure: non crede che dovremmo avere anche gli stessi diritti e gli stessi doveri? Abbiamo concepito i nostri figli in un altro paese con l’inseminazione eterologa, ma abbiamo costruito la nostra vita qui perché siamo italiane. Crediamo nelle istituzioni, nella giustizia, soprattutto nella scuola. Ogni giorno cerchiamo di spiegare loro cosa è giusto e cosa sbagliato, ma ogni volta che dobbiamo rispondere alla domanda dei bambini “ma perché voi non potete sposarvi?” è davvero difficile trovare una risposta. Mi dica, Sig. Presidente, cosa devo rispondere ai miei figli? Pensa anche lei che gli omosessuali non contribuiscono al futuro del nostro paese? Con il cuore pieno di speranza per il futuro La saluto cordialmente Francesca Pardi 13


Intersexualität Ein Leben zwischen den Geschlechtern Wenn eine Frau im Kreißsaal liegt und ein Kind auf die Welt bringt, dann lautet wahrscheinlich der erste Satz des Sanitätspersonals: „Glückwunsch, es ist ein Junge“ oder „Glückwunsch, es ist ein Mädchen“. Vielleicht kann aber die Hebamme im Moment nur sagen: „Glückwunsch, das Kind ist gesund und atmet“. Laut Statistik werden pro 1.000 Entbindungen ein bis zwei intersexuelle Kinder gebohren. Das sind Kinder, die aufgrund der äußerlichen Geschlechtsmerkmale nicht eindeutig dem männlichen oder weiblichen Geschlecht zugeordnet werden können. Es gibt viele Begrifflichkeiten für Menschen, die in diesen Zwischenräumen leben. Historisch gewachsene Begriffe, die wir wahrscheinlich alle kennen, sind Hermaphroditen (benannt nach einem Wesen in der griechischen Mythologie) und Zwitter. Diese beiden Wörter werden aber heute in der Fachwelt kaum mehr verwendet. Heute spricht man von Intersexualität oder von DSD. Von Intersexualität spricht man, wenn das äußere Geschlecht (Hodensack, Penis, Klitoris, Scheide, Lippen), das innere Geschlecht (Samenleiter, Hoden, Eileiter, Gebärmutter, Eierstöcke) und / oder die Geschlechtschromosomen (meistens XX bei einem Mädchen und XY bei einem Jungen) nicht übereinstimmen.

Die Abkürzung steht für die englische Bezeichnung „disorders of Sex development“ (Störung der Geschlechtsentwicklung). Da das Wort „Störung“ aber sehr negativ und diskriminierend besetzt ist, hat sich in der deutschen

Fachwelt die Bezeichnung „Besonderheiten der Geschlechtsentwicklung“ etabliert. Es gibt nicht DIE Störung der Geschlechtsentwicklung oder DIE Intersexualität, sondern es handelt sich um eine Vielzahl von verschiedenen Diagnosen und Ursachen. Bei allen besteht aber eine Diskrepanz/Unstimmigkeit/Abweichung von Geschlechtschromosomen, inneren und äußeren Geschlechtsorganen. Über die besten Namen/Bezeichnungen für diese Besonderheiten der Geschlechtsentwicklung wurde und wird viel gesprochen und auch gestritten. Warum kommt es zu dieser Besonderheit? Wir leben in einer Gesellschaft, die von Zweigeschlechtlichkeit geprägt ist. Ein Mensch wird gleich nach der Geburt dem männlichen oder weiblichen Geschlecht zugeordnet. Es gibt folgende vier medizinische Kriterien für eine Geschlechtsbestimmung: • Äußere Geschlechtsteile (Hodensack und Penis beim Mann; Klitoris, Scheide und Lippen bei der Frau) • Gonaden (Keimdrüsen: Hoden beim Mann und Eierstöcke bei der Frau) • Chromosomen (46XX bei der Frau und 46XY beim Mann) • innere Geschlechtsteile (Samenleiter beim Mann, Eileiter, Eierstöcke und Gebärmutter bei der Frau) Normalerweise wird bei der Geburt nur Punkt 1 zur Geschlechtsbestimmung herangezogen. Nur wenn die äußeren Geschlechtsteile nicht eindeutig sind (was sich aber oft erst nach Jahren richtig zeigen kann), werden die anderen Kriterien überprüft. 14

Die intersexuelle Entwicklung beginnt in der 6. bis 10. Schwangerschaftswoche. Bis dorthin sind die inneren und äußeren Geschlechtsteile undifferenziert bzw. sie sind den weiblichen sehr ähnlich. Erst ab der 6. Schwangerschaftswoche ist ausschlaggebend, ob der Embryo einen XX-Cromosomensatz (weiblich) oder einen XY-Chromosomensatz (männlich) hat. Im Grunde ist es nur das YChromosom, das die Männer von den Frauen unterscheidet. Der männliche XY-Chromosomensatz ist viel störanfälliger und komplizierter. Denn beim Vorhandensein eines XX-Chromosomensatzes kommt es automatisch zu einer Entwicklung in die weibliche Richtung. Es sind keine anderen biochemischen Prozesse notwendig. Aber das Vorhandensein eines XY-Chromosomensatzes bedeutet noch nicht automatisch, dass daraus ein Junge wird. Dazu braucht es noch eine Vielzahl von zusätzlichen biochemischen Prozessen. Und auf diesem Weg kann es zu Komplikationen kommen, weshalb die Entwicklung in eine eindeutige männliche Richtung gestört sein kann. Tatsächlich haben auch die meisten intersexuellen Menschen einen XYChromosomensatz. Oft wird die Uneindeutigkeit der Geschlechtsteile schon bei der Geburt festgestellt. Zum Beispiel können die Klitoris oder die Schamlippen stark vergrößert bzw. verkleinert sein oder es kann nur ein Penisansatz vorhanden sein. Die Intersexualität kann aber auch bis zum Beginn der Pubertät unentdeckt bleiben. Beispielsweise könnte das Baby bei der Geburt ganz eindeutig die weiblichen äußeren Geschlechtsmerkmale (Schamlippen, Vagina, Klitoris) aufweisen. Das Mädchen kommt in die Pubertät und die Regelblutung setzt überhaupt nicht ein. Untersuchungen könnten dann feststellen, dass das Mädchen zwar äußere


weibliche Geschlechtsmerkmale hat, dass ihm aber die inneren weiblichen Geschlechtsmerkmale fehlen. Anstatt der Eierstöcke hat es Hoden, die allerdings im Inneren des Körpers liegen. Wie geht es Menschen mit dieser Besonderheit? Intersexuelle Menschen lebten lange Zeit in Angst. Bis in die 90er Jahre verfolgten westliche Mediziner/ Innen vor allem folgende Strategie: Das Krankenhaus war verpflichtet, jedes Kind nach der Geburt eindeutig dem männlichen oder weiblichen Geschlecht zuzuordnen. War dies nicht möglich, so musste es möglich gemacht werden (es wurden Zwangsoperationen auch gegen den Willen der Eltern durchgeführt). Der/die Arzt/ Ärztin durfte den Eltern nicht die ganze Wahrheit sagen bzw. das Kind durfte nie die Tatsachen erfahren. Dieser Handlungsansatz war wohl für viele Menschen viel traumatisierender als die Tatsache, dass sie geschlechtlich nicht eindeutig waren. Viele haben erst im Erwachsenenalter begonnen, darüber zu sprechen und ihr Trauma zu verarbeiten. Erst in den 90er Jahren haben sich einzelne Mediziner/Innen und Sexualwissenschaftler/Innen vermehrt mit der Thematik „Intersexualität“ auseinandergesetzt. Weltweit entstanden zahlreiche Selbsthilfegruppen und Intersex-Verbände, die eine Änderung der Vorgehensweisen der Mediziner/ Innen forderten, Vorgehensweisen die den Menschenrechten und einer sexuellen Selbstbestimmung entsprechen sollten. Unterstützt wurden die Diskussionen von Prominenten, die sich als intersexuell geoutet haben. Der_die prominenteste ist wohl Erik(a) Schinegger, die als Frau österreichische Skiweltmeisterin wurde. Erst nach der Einführung von Pflichtuntersuchungen im Sport hat man die genetische Be-

sonderheit Erik(a)s entdeckt. Als 1988 Erik, der jetzt als Ehemann und Vater in Kärtnen lebt, seine Biographie publizierte, war eine neue öffentliche Diskussion über Intersexualität entstanden. Durch vielfältige Aktionen, Diskussionen, durch politische Arbeit und Aufklärung sind heute intersexuelle Menschen eher im Stande, zu sich zu stehen. Es haben sich eine Vielzahl von unterschiedlichen intersexuellen Identitäten entwickelt: Es gibt also Menschen, die sich als eindeutig Mann oder eindeutig Frau definieren, dann gibt es jene, die sich eher als Mann oder eher als Frau sehen und es gibt viele, die zwischen den Geschlechtern zu Hause sind. Was in unserer westlichen Welt noch immer ein großes Tabu ist, für manche sogar als abnormal und korrekturbedürftig gilt, erscheint in anderen Kulturen anders. So gibt es Völker, in denen intersexuelle Menschen etwas ganz Besonderes sind und hohes Ansehen in der Bevölkerung genießen. Dieser ehrenvolle Status ist meist in religiösen, kulturellen und/oder gesellschaftlichen Traditionen verwurzelt. Ethnologische Forschungen berichten von einem „dritten Geschlecht“, einer Geschlechtervielfalt oder einer alternativen Geschlechterordnung. Sehr bekannt sind die Hijras in Indien, die Fa’affafine in Samoa und die Kathoey in Thailand. Ein Ausblick Es ist eine Tatsache, dass es noch vieler Aufklärungs- und Informationsarbeit bedarf, um Gesundheitspersonal, Beratungseinrichtungen und andere gesellschaftliche Bereiche für sexuelle Vielfalt zu sensibilisieren: • Das Zweigeschlechter-System ist ein gesellschaftliches Konstrukt, in dem sich viele Menschen 15

unwohl und eingeengt fühlen. • Besonderheiten der Geschlechtsentwicklung sind nicht per se korrekturbedürftig. Jede Therapieentscheidung, die nicht eine unmittelbare Gefahr für Leben und Gesundheit des Kindes abwenden soll, muss sorgfältig geprüft werden. • Die Eltern müssen von Anfang an und umfassend in alle Entscheidungen einbezogen werden. • Die Wahrung des Kindeswohls erfolgt nicht automatisch durch die Festlegung auf ein eindeutiges Geschlecht, vielmehr ist die Entwicklung von Selbstvertrauen und Selbstbewusstsein im Hinblick auf die persönliche und geschlechtliche Identität ein vorrangiges Ziel von Gesundheitsund Beratungseinrichtungen. • Offenheit und Akzeptanz sind wichtig für die optimale Entwicklung der Persönlichkeit. • Die Behandlung sollte stets optimal und damit interdisziplinär erfolgen. • Alle Maßnahmen ohne ausreichende Evidenz oder mit irreversiblen Folgen für die Geschlechtsidentität oder negativen Auswirkungen auf Sexualität/ Fortpflanzungsfähigkeit sind besonders kritisch abzuwägen. ◘ Dr. Michael Peintner Erziehungswissenschaftler, Sexualpädagoge und Sexualberater


Intervista al nostro Presidente Andreas Unterkircher Al fine di far conoscere alle nostre socie ed ai nostri soci colui che rappresenta legalmente l’Associazione Centaurus, ho ritenuto utile invitare il nostro Presidente a rilasciare un’intervista nella quale egli si racconta. Nato nel 1975 Andreas è cresciuto a Bolzano. Gli chiedo se gli va di raccontarci un pò di sé, della sua vita e dell’idea che si è fatto durante la sua militanza in Centaurus. Quando e come hai preso consapevolezza del tuo orientamento sessuale e quali difficoltà hai incontrato nel viverti come omosessuale in una terra come l’Alto Adige? Avevo dodici anni quando capii di provare per i miei coetanei maschi qualcosa che per le ragazzine non sentivo. Ero troppo giovane e non possedevo gli strumenti per decifrare le sensazioni che si stavano sviluppando in me e che solo in seguito compresi erano di carattere erotico. Partendo dal presupposto – comune alla mentalità di provincia corrente nei primi anni novanta – che la cosa non fosse normale, anzi una vera e propria malattia, caddi in una grave crisi puberale che culminò nel momento in cui abbandonai il primo anno di liceo. A 15 anni trovai il coraggio di confessare a mia madre ciò che stavo vivendo, ossia una vera e propria crisi esistenziale. Presi la decisione di rivolgermi ad uno psicoterapeuta. Nella mia commovente ingenuità ero convinto che costui avrebbe potuto “guarirmi” con qualche pillola o qualche cura appropriata al mio caso. Fui molto fortunato e sorpreso nell’apprendere che non ero affetto da nessuna malattia. Con molta pazienza e competenza egli mi spiegò che l’unica vera vittima di ignoranza era il mio insegnante di religione: Egli infatti asseriva che

ero anormale, deviato e da curare. Mi sentii indubbiamente sollevato. Ciò nonostante non ebbi modo di sperimentarmi, complice un’innata timidezza che non mi consentiva di approcciarmi liberamente ad altre persone. Il mio carattere schivo e la difficoltà nel trovare un lavoro pregiudicavano i miei rapporti sociali. A seguito della visita militare lo psicologo constatò in me una depressione. Ad oggi non sono certo che fosse quello il motivo per il quale fui riformato e ritenuto inabile all’allora obbligatorio servizio di leva. Come e quando conoscesti Centaurus ? Proprio in quel periodo: avevo 20 anni. Ci volle più di un tentativo prima che riuscissi a parlare con l’operatore della neo nata linea telefonica gay. Mi invitarono a visitare la sede che a quel tempo era in piazza Domenicani presso i Radicali. Poco tempo dopo ebbi finalmente la mia prima esperienza sessuale. Gli anni che seguirono furono allietati da una lunga relazione affettiva che ricordo con piacevole nostalgia. Verso i 30 anni iniziai ad impegnarmi attivamente per l’associazione. Che significa per te essere Presidente di Centaurus? E’ certamente fonte di orgoglio e indubbiamente mi da la possibilità di sentirmi utile, necessario, poiché le attività che ivi si svolgono sono destinate a sostenere tematiche sensibili e strettamente legate alla mia sfera personale. Inoltre ho avuto l’opportunità di affrontare, ed in parte superare, molte delle mie insicurezze e fragilità.

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Qual è la tua idea di associazione per i diritti LGBTQI* ? Anzitutto essere un punto di riferimento per chi riferimenti non ne ha. Per tutt* coloro che non rientrano nella categoria “etero” o per chi, pur rientrandoci, desideri conoscere altre realtà che non siano contemplate nell’ormai obsoleto concetto di “eteronormatività”. Un‘associazione del genere avrà motivo di esistere finché l’omosessualità e la transessualità saranno causa di discriminazione. Che difficoltà hai riscontrato in questi anni di mandato? Come in ogni gruppo ci sono diverse voci e anime ed è mio desiderio rappresentarle tutte. Siamo pochi


molto presto buoni risultati. Se dovessi scegliere un’ associazione/un ente/un personaggio pubblico col quale portare avanti un progetto comune, quale sceglieresti? Amnesty International, poiché si occupa dei diritti umani di tutti, etero compresi. Se dovessi prendere a modello un personaggio del passato, chi potrebbe rappresentarti al meglio? Gandhi. Ammiro la sua abnegazione nei confronti della causa in cui credeva, anteponendola a quelli che avrebbero potuto essere i suoi interessi personali. E del presente? Le Pussy Riot: tipe toste che nonostante la loro umile provenienza possiedono un coraggio straordinario. Le parole possono davvero cambiare il mondo.

volontari il cui carico di lavoro è costante, piuttosto impegnativo, troppo spesso non riconosciuto e rispettato come meriterebbe. Ottimizzare le risorse umane e materiali a disposizione rappresenta una sfida quotidiana soggetta a valutazioni non di rado arbitrarie; critiche che spesso fomentano accesi dibattiti interni ed esterni al direttivo. Rispondere ad esse in modo diplomatico e non offensivo trasformandole in dialoghi e azioni costruttive è un compito gravoso e faticoso. Qual è stato e/o qual è il motivo per cui consiglieresti questa esperienza? Non la consiglierei al mio peggior nemico! (RISATA)

Sono convinto che l’Associazione Centaurus meriti una presidenza abile nella conciliazione, capace di mediare fra posizioni diverse, a volte opposte, dentro e fuori al direttivo. Credo di aver dimostrato in più di un’occasione di avere buone doti di mediatore. Certo posso ancora migliorare. Quali importanti progetti per il tuo futuro all’interno dell’associazione? Molti sono i progetti ai quali stiamo lavorando: primo fra tutti il protocollo d’intesa con il Comune di Bolzano e la proposta di Legge Provinciale contro le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale. La ciliegina sulla torta, se siamo bravi, potrebbe essere il gay pride a Bolzano. Vorrei riuscire a ottenere 17

Non posso che concordare col nostro Presidente. Il lavoro che facciamo all’interno dell’associazione Centaurus è fondamentale per poter un giorno garantire a tutt* noi un futuro libero dai pregiudizi, dall’omofobia e dalla discriminazione. ◘ Sara Degli Agostini


Femmes, die verkannten Lesben 4 Portraits Laura, Sybille, Sara und Carmen leben in Südtirol, sind alle vier zwischen 30 und 40 Jahre alt und haben eines gemeinsam: sie stehen auf Frauen und sehen sehr feminin aus. In der amerikanischen Lesbenszene nennt man solche Frauen, die zwar lesbisch sind, aber heterosexuell wirken, seit den 1920er Jahren Femmes. Der Gegenpart dazu ist die Butch, die

Schwule, Bisexuelle, Transsexuelle, BDSMler, Polyamory-Anhänger usw.. Im Gegensatz zu „lesbisch“ liegt die Betonung bei queer auf der eigenen von der Heteronorm abweichenden Lebensform, Geschlechtsrolle und –identität, und daher spielt die Geschlechtsidentität der Partnerin (oder des Partners) und deren/dessen Sexualität eine untergeordnete Rolle. Butch/Femme-

[ In der amerikanischen Lesbenszene nennt man solche Frauen, die zwar lesbisch sind, aber heterosexuell aussehen, seit den 1920er Jahren Femmes. ] maskulin auftretende Lesbe. Während Butches oft kurze Haare, sportliche Kleidung oder männliche Anzüge tragen und nicht oder kaum dem heterosexuellen Frauenideal entsprechen, tragen Femmes oft Kleider, haben lange Haare und schminken sich. Die Begriffe Butch und Femme werden meist als Selbstdefinition verwendet – sie können ein tatsächliches Rollenmuster oder lediglich ein Rollenspiel innerhalb einer lesbischen Beziehung beschreiben. Nicht eine jede Lesbe versteht sich jedoch als Butch oder Femme. Außerdem interessiert sich nicht jede Femme für typisch weibliche Themen und nicht jede Butch pflegt typisch männliche Freizeitbeschäftigungen. Femmes und Butches können, aber müssen nicht unbedingt, Beziehungen miteinander führen. Seit den 1970er Jahren lehnen einige lesbische Feministinnen Butch/Femme–Beziehungen ab, da sie diese nur als Nachahmungen einer heterosexuellen Lebensweise deuten. Im Zuge der AIDS-Bewegung in der Mitte der 1980er Jahre versuchten AktivistInnen das Wort queer (englisch für „schwul“) positiv für sich zu besetzen. Heute steht das Wort queer für alle Menschen, die von heteronormativen Regeln abweichen, also Lesben,

Beziehungen können aus einer queeren und einer lesbischen Sichtweise betrachtet und gedeutet werden. Während aus der lesbischen Sichtweise eine Butch/Femme-Beziehung erklärungsbedürftig erscheint, zumal die Butch in der Heterogesellschaft als Kerl durchgehen bzw. wahrgenommen werden oder diese starke transsexuelle Anteile in sich haben könnte, wird eine solche Beziehungskonstellation andererseits aus der queeren Sicht der Dinge anders gelesen. Die Butch kann und darf sich hier auch als Transgender sehen bzw. so bezeichnen, gleichzeitig muss die lesbische Femme aber dadurch nicht ihre eigene sexuelle Orientierung bzw. lesbische Identität negieren. (Quelle: Wikipedia) Femmes haben zumeist sehr unterschiedliche lesbische Lebensläufe. Dennoch ist bei sehr vielen Femmes ein ähnlicher Werdegang sichtbar. Obwohl ein gewisses Interesse für Frauen schon in der frühen Jugend vorhanden ist, lassen sich viele Femmes zunächst auf heterosexuelle Beziehungen ein bevor sie sich in der lesbischen Welt niederlassen. Bei Laura war es ihre beste Freundin, bei Sara die Beziehungen mit einem Transvestiten und einem Frau-zu-Mann-Transsexuellen, bei Sybille das Schwulen- und Lesbenzent18

rum CENTAURUS und bei Carmen der Aufenthalt in der Großstadt London, die zu einem stärkeren Bewusstsein der lesbischen Identität führten. Die Beziehungen und sexuellen Erfahrungen mit Männern waren mit Ausnahme von Laura bei allen Frauen eher unbefriedigend. Erst bei Frauen hatten sie das Gefühl bei sich angekommen zu sein. Laura ist die einzige der vier Frauen, die sich als queer bezeichnet. Sie schließt Beziehungen mit Männern oder Transsexuellen nicht aus, da sie denkt, dass die Person und deren Charakter für die Partnerwahl wichtiger als das Geschlecht seien. Bevor Laura zum Studieren nach Südtirol kam, hatte sie 5 Jahre lang einen festen Freund und eine beste Heterofreundin, in die sie sich allmählich verliebt hat. Lauras Freund hat ihr Interesse für ihre beste Freundin als Erster bemerkt und Lauras Gefühle für diese richtig gedeutet. Als auch Laura realisierte, dass das Interesse ihrer Freundin gegenüber nicht nur freundschaftlich war, begann sie sporadisch Kontakte zur Münchner Schwulen- und Lesbenszene zu pflegen. In München wie auch in Bozen hatte Laura erste Kontakte zu schwulen Männern, die ihr zu Beginn weniger feindselig gegenüber standen als die Lesben. Aufgrund ihres nicht typisch lesbischen Aussehens wurde Laura von Letzteren nämlich nicht als ernstzunehmende Mitstreiterin und Partnerin akzeptiert und hat sich stark diskriminiert gefühlt. Diese Diskriminierung führt sie auf die mangelnde Selbsterkenntnis vieler lesbischer Frauen zurück, die, selbst von der Gesellschaft diskriminiert, sich ihrerseits durch Stereotype ausschließend verhalten. Das queere Gedankengut, das sie als eigen betrachtet, hat sie in Südtirol meistens vermisst. Erst durch die Beziehung mit ihrer ersten Südtiroler Freundin verschaffte sie sich in der hiesigen Les-


benszene Respekt. Heute geht sie lieber auf gemischte Partys (hetero, lesbisch, schwul) und hat ihre positiven Erfahrungen in freundschaftlicher Hinsicht eher mit jüngren oder älteren als gleichaltrigen Frauen gemacht, da diese weniger stereotypisiert denken bzw. mehr am „Mensch“ Laura interessiert sind. Im Gegensatz zu Laura, die kaum Probleme mit ihrem eigenen Coming Out hatte, war Sybilles Weg zu einem glücklichen und selbstverständlichem Lesbischsein etwas steiniger. In jungen Jahren hatte sie eine längere Beziehung mit einem älteren Mann und später an Wochenenden im alkoholisierten Zustand Sex mit Männern, weil sie zunächst ganz einfach „normal“ wie all die anderen Frauen sein mochte. Sybille hatte ihre ersten Kontakte zur Szene durch die Lesbisch-Schwule Initiative Südtirol CENTAURUS, die sie eines Abends mit einer guten Freundin besuchte. Später lernte sie in Meran zufällig in einem Lokal eine Gruppe italienischsprachiger Lesben kennen, doch in diese Gruppe konnte sie sich nicht integrieren. Affären und Beziehungen mit anderen Frauen hatte Sybille im Laufe der Jahre eher außerhalb der Lesbenszene. Beim Tanzen in der Disko flirtete sie manchmal mit Heterofrauen, die neugierig wurden und sich eine Zeit lang auf sie einließen. Diese Frauen nahmen im Gegensatz zu den Lesben und Männern ihr Lesbischsein ernst. Immer wieder machten ihr andere Lesben klar, dass sie zu weiblich

für eine Lesbe sei, und reagierten ihr gegenüber eher abweisend. Auf einschlägigen Festen wurde nicht mit ihr getanzt oder gesprochen und es wurde ihr zu verstehen gegeben, dass Lesben eher auf einen maskulineren Frauentyp stünden. Obwohl Sybille seit Jahren lesbisch lebt, ist sie nur bei einigen Freunden geoutet. In der Familie und auf der Arbeit verhält sie sich noch bedeckt, auch wenn sie vermutet, dass ihre Familie im Grunde Bescheid weiß. Heute kann Sybille nicht mehr nachvollziehen, wieso sie sich auf eine Beziehung mit einem Mann eingelassen hat. Wahrscheinlich, meint Sybille, war es damals wohl ihre Verzweiflung nicht alleine sein zu wollen bzw. der Wunsch nach „Normalität“, der sie dazu brachte jahrelang eine Notgemeinschaft mit diesem Mann einzugehen, der für sie nicht mehr als ein guter Freund war. Sara und Carmen sind zwei italienischsprachige Lesben, die beide

ren schrieb sie mit Frauen aus Trient und anderen norditalienischen Städten und lernte diese teils auch persönlich kennen. So kam sie auch mit lesbischfeministischen Gruppen in Berührung und interessierte sich immer mehr für dieses Thema. Heute sieht sich Sara als Feministin und lesbische Aktivistin gleichermaßen, hat aber gleichzeitig einen entspannten Umgang mit Männern, egal ob diese nun schwul oder hetero sind. Sie versteht den lesbischen Feminismus nicht als kategorischen Separatismus, sondern sieht einerseits die Notwendigkeit von geschützten Frauenräumen, andererseits aber auch die Notwendigkeit gemeinsam mit (schwulen) Männern und deren Vereinigungen für die Bürgerrechte von Lesben und Schwulen in Italien (und Südtirol) zu kämpfen. Wie Laura und Sybille hat auch Sara zu Beginn viel Misstrauen seitens anderer Lesben ihr gegenüber erfahren und fühlte

[ Obwohl Sybille seit Jahren lesbisch lebt, ist sie nur bei einigen Freunden geoutet. ] in Bozen wohnen. Sara fand nach diversen Erfahrungen mit Männern, einem Transvestiten und einem Frau zu Mann-Transgender ihre erste Freundin außerhalb der Szene. Nach einer längeren Beziehung mit dieser Frau wollte sie andere Lesben kennenlernen, um sich mit ihnen auszutauschen. In verschiedenen lesbischen Internetfo19

sich ausgeschlossen. Jetzt steht sie der Szene gelassener gegenüber und ist auch in verschiedenen lesbischschwulen Vereinen und Projekten aktiv. Carmen hat im Alter von 17 bis 30 in London gelebt und dort gemeinsam mit ihrem besten schwulen Freund die Gayszene erkundet. Damals lebte


sie bereits bekennend bisexuell und hatte eine Beziehung mit einer Frau, entschied sich aber später dennoch einen Mann zu heiraten, Kinder zu bekommen und nach Südtirol zurückzukehren. Jetzt lebt Carmen wieder seit 3 Jahren gemeinsam mit ihren Kindern in Bozen. Sie lebt mittlerweile getrennt von ihrem Mann (der ihr Lesbischsein gleich zu Beginn der Beziehung vermutete) und hat eine feste Partnerin. Für sie war und ist es immer noch sehr schwer in der hiesigen Szene Fuß zu fassen und als Lesbe anerkannt zu werden, da ihre Kinder und ihr ExMann in der Lesbenszene immer wieder auf ihre heterosexuelle Vergangenheit hindeuten. Angesprochen auf die Vor- und Nachteile des Femmeseins antworten alle 4 Frauen sehr ähnlich: Vorteile sind u.a., dass man in der Heterowelt im Alltag und Berufsleben nicht als Lesbe auffällt, sodass man sich nicht immer erklären muss und eine feminine Lesbe der Heterowelt weniger Angst bereitet als eine maskuline Lesbe; andererseits lesen die Männer eine Femme als Heterofrau und respektieren daher oft deren Lebensstil nicht bzw. nehmen das Lesbischsein nicht ernst. In der Lesbenszene selbst scheint es auch eher hinderlich eine Femme zu sein, da man hier ebenfalls oft nicht für voll genommen wird bzw. im Alltag nicht als Gleichgesinnte auf der Straße erkannt wird. Was die Partnerwahl betrifft, kommt es Laura und Sybille eher auf den Kopf an als auf die Optik. Sie möchten sich nicht auf den einen oder anderen Frauentyp festlegen. Laura wünscht sich eine Partnerin auf Augenhöhe, die weder eine Tussi sein noch den Kerl raushängen soll. Für Sybille dagegen kommen nur feminine Frauen wie sie selbst als Partnerinnen in Frage. Sie beklagt jedoch, dass es

schwer ist andere Femmes in Südtirol kennenzulernen, da sie in der Szene in der Minderzahl sind. Sara hingegen interessiert sich nur für Butches, daher findet sie es augenzwinkernd gut, dass es weniger Femme-Konkurrenz

[ Betrachtet man die Präsenz von Lesben in den Medien, so stellt man fest, dass Femmes einen beträchtlichen Anteil davon ausmachen. ] gibt, die ihre potentiellen Partnerinnen „wegschnappen“ würde. Betrachtet man die Präsenz von Lesben in den Medien, so stellt man fest, dass Femmes einen beträchtlichen Anteil davon ausmachen. Wahrscheinlich ist es für Femmes wohl aufgrund ihrer heterosexuellen Optik leichter z.B. Jobs im Fernsehen zu erhalten. Portia De Rossi, Jodie Foster, Guinevere Turner, Beth Ditto, Leisha Hailey, Tammy Lynn Michaels, Clementine Ford, Samantha Fox, Vera Int-Veen, Anne Will, Maren Kroymann und Ramona Leiß sind nur einige der Namen, die uns geläufig sind und stehen für amerikanische und deutsche Femmes, die es ganz nach oben geschafft haben. Femmes sind en vogue. Vor allem in der Lesbenszene in den Großstädten und innerhalb der jungen Lesbengeneration erkennt man eine zunehmende Präsenz von Femmes, die wohl auf die zunehmende Lockerung der Geschlechterrollen zurückzuführen ist. Femmes zeigen auf, dass es möglich ist auf vielerlei Arten lesbisch zu sein. ◘ Thomas Andreaus

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Cohousing per lesbiche e gay Pensiamo al futuro Nell’immaginario collettivo l’omosessuale è colei o colui che, attraente, giovane e disimpegnato, vive la propria vita sentimentale/ affettiva/ sessuale in totale libertà, svincolato da imperativi sociali quali il matrimonio ed i figli, in un mondo artefatto e patinato. Questo è almeno ciò che vogliono proporci i media col loro linguaggio fazioso e ridondante. La verità però è un’altra, ed è sufficiente guardare la realtà omosessuale per rendersi conto che le cose sono assai differenti. Gente comune, vite normali, persone con pregi e difetti che vivono la quotidianità con tutti i problemi che comporta: lavoro, famiglia, amicizie, il corso del tempo che passa e va. La maggior parte di coloro che, dotati di obiettività, osservano e riflettono la realtà sanno infatti perfettamente che anche le lesbiche ed i gay invecchiano. E lo fanno spesso senza quel prezioso supporto famigliare che garantisce una vita dignitosa a molti eterosessuali; cittadini che come loro hanno trascorso la loro vita versando contributi e rispettando quella stessa Legge che si riserva di riconoscerli parte integrante della società. Esistono infatti bisogni comuni a tutte le persone che invecchiano: garantire la qualità della vita e mantenersi in salute il più a lungo possibile; conservare l‘autonomia personale e la dimensione sociale sono esigenze fondamentali in cui i luoghi dell‘esistenza posseggono una funzione essenziale. Un progetto diverso rivolto a lesbiche, gay, transgender, può garantire un’alternativa concreta ad una vecchiaia fatta di solitudine e abbandono. Quelle che negli anni ’70 venivano chiamate “comuni”, oggi sono definite “cohousing“ e contemplano case abitate da più famiglie, ognuna col suo appartamento e condividenti alcuni spazi comuni. Una cucina, una sala di svago, una lavanderia, un orto. Un modo per

ridurre i costi ma soprattutto per (ri) scoprire il valore della condivisione e dell’aiuto reciproco. Dando un’occhiata a quello che succede all’estero risulta che - dopo l‘indagine della National Gay and Lesbian Task Force secondo cui nel 2030 negli USA ci saranno tra i 4 e i 6 milioni di gay, lesbiche e transgender in età avanzata - si è scoperta questa nuova nicchia di mercato e sono nati vari appositi complessi residenziali.

ralleli di cohousing: il cohousing sociale ed il cohousing abitativo. Il cohousing sociale peraltro è attualmente considerato un metodo utile per dare sostegno e contributi laddove le famiglie non hanno risorse economiche sufficienti. In Alto Adige viene applicato con la formula delle cooperative sociali nell‘ambito degli aiuti abitativi provinciali rivolti al ceto medio. Comunque sia, omosessuali anzian* potrebbero trovare nel cohousing

[ Omosessuali anzian* potrebbero trovare nel cohousing una soluzione ai loro problemi, gestendo in prima persona la loro vecchiaia. ] E’ sufficiente “googlare” per trovarne notizia: punto di riferimento è la Gay and Lesbian Association of Retiring Persons (GLARP), fondata nel 1996 (www.gaylesbianretiring.org). In Australia nel 2009 ha preso l‘avvio il progetto per gay, lesbiche e transgender chiamato «Linton Estate». In Germania da un paio d’anni esiste un cohousing nel quale 53 donne, professioniste in vari ambiti, abitano appartamenti di un palazzo a sei piani nel centro di Berlino che hanno loro stesse progettato e costruito. A Londra alcune battagliere e anziane signore intendono dare vita al primo cohousing per donne sole rigorosamente over 50. Sono soprattutto vedove, divorziate, donne con figli grandi e rimaste sole ma tra loro c’è anche un gruppo di donne lesbiche. Il “fenomeno cohousing” può essere applicato a gruppi di persone che contemplano uno stile di vita simile o che condividono esigenze e/o problematiche similari ed è dunque interessante per il ruolo che può giocare in questi tempi difficili sul piano dell’aggregazione sociale, della cittadinanza attiva, della risoluzione di problemi relativi alla qualità della vita. Esistono tra l‘altro due modelli pa21

una soluzione ai loro problemi, gestendo in prima persona la loro vecchiaia, per la quale si renderebbe peraltro necessario creare un centro di consulenza specializzato. Il centro dovrebbe informare su questioni ereditarie e patrimoniali LGBT, permettere di progettare e collaborare con enti pubblici, fare accordi con imprese di costruzione e immobiliari, di ottenere forme di prestito bancario che favoriscano le persone anziane che vogliano acquistare in cohousing. Ciò a vantaggio dell’intera società, poiché abbasserebbe i costi dell‘assistenza pubblica. Non posso fare a meno di domandarmi se lesbiche, gay e transgender dell’Alto Adige, che della convivenza hanno fatto la propria bandiera ed il proprio orgoglio, sarebbero pront* e/o avessero il “coraggio” di affrontare questo nuovo modello di vita comunitaria. Le aspettative ed il movimento attorno al fenomeno del cohousing sono elevate e in crescita; ciò mi fa sperare che presto tale concezione possa diventare realtà anche nella nostra piccola provincia. ◘ Sara Degli Agostini


Suche nach einem guten Gott … LGBT und Christentum in Südtirol Andreas ruft mich an: „Du, da gibt es eine Reaktion zu unserer Plakatkampagne ‚Ganz normal‘ anders (Kampagne zur Sensibilisierung gegen Homophobie) auf einer christlichen Internetseite“. Er schickt mir den Link: fernvomlager.info, das ist ein christliches Internetportal für Südtirol. Christlich ist dabei unterstrichen. Der Artikel, der für den 17. Mai geschrieben war, zeigt das CentaurusPlakat mit zwei jungen Männern, die sich nahe kommen. Ich bin neugierig: Was sind denn das für Leute? Ich klicke mich durch die Seite. In erster Linie und zuallererst erklären sie was sie nicht sind: „Im Unterschied zu Sonntags- und Namenschristen sind wir ...“ Ganz ehrlich, mir geht diese Hybris, sich über andere Menschen zu erheben, die Gott suchen, gleich „auf die Kondlen“. Entsprechend ist auch die Botschaft für alle Schwulen und Lesben eindeutig: „Diese Menschen von der Schwulenorganistation ‚Centaurus‘ wissen gar nicht, was sie anrichten, wenn sie unzählige Jugendliche zu einem schwulen Lebensstil verleiten! Sie werden einst vor ihrem Schöpfer stehen und verantwortlich dafür sein, dass junge Menschenleben verdorben worden sind.“ Dazu geben die Verfasser noch eine Sammlung einschlägiger Bibelstellen. Ich muss mich wirklich fragen: Was haben diese Leute für einen Gott? Und mit welcher Überheblichkeit und Arroganz wird hier über andere Menschen geredet? Man muss nicht unbedingt schwul oder lesbisch sein, um sich hier angewidert abzuwenden. Und bei aller christlichen Demut bleibt mir da nur der Appell: Christlicher Glaube lebt im heute und beruht auf Erfahrungen von Menschen mit Gott die 2000 Jahre und mehr zurückliegen - das ist die Bibel. Wenn mein Glaube heute verantwortbar sein soll, dann muss ich den Stand des heutigen Wissens und

die Distanz zur damaligen Umwelt des Glaubens, berücksichtigen. Eine wortwörtliche Anwendung von Bibelstellen auf unser heutiges Leben ist unverantwortlich. Ich sehe meine Aufgabe als Theologe darin, die damals gemachten Erfahrungen für unser heutiges Leben fruchtbar zu machen. Wo liegen die Unterschiede und vor allem, was ist gleich? Von einem bin ich überzeugt: Es gibt durchgehend, alle 2000 Jahre hindurch, eine Konstante: Dass der

Erkundungsreise bei der römisch-katholischen Kirche, an der sich ja viele Schwule und Lesben abarbeiten. Aber warum gerade nur sie? Auch Heterosexuelle werden nicht gerade gelinde behandelt. Sieht man sich den Katechismus der Kirche an, dann darf Sexualität nur in der Ehe ausgelebt werden, sonst muss man enthaltsam sein. Die Menschen heutzutage kommen erwiesenermaßen früher in die Pubertät als vor noch 100 Jahren und heiraten auch

[ Es sind Menschen, die anderen Menschen das Leben zur Hölle machen. ] Gott Israels, der sich in Jesus Christus uns Menschen offenbart hat, ein Gott für uns Menschen ist, uns liebt und uns Gutes will. Was ich weiters erkenne ist: Es sind Menschen, die anderen Menschen das Leben zur Hölle machen. So beginnt meine kurze Reise durch die Kirchen in Südtirol. Doch zunächst ein Witz: Gott sagt zu Adam: „Adam, ich habe zwei Nachrichten für dich. Eine Gute und eine Schlechte. Zunächst die Gute: Du bekommst einen glänzend funktionierenden Verstand und ein hervorragend funktionierendes Geschlechtsteil. Jetzt kommt die schlechte Nachricht: Du kannst nicht beides gleichzeitig einsetzen.“ - Der Witz erzählt ein Grundproblem menschlicher Sexualität, und zwar dass sie sich der Vernunft oft entzieht. Sie wirft vieles durcheinander. Der Durcheinanderwerfer heißt auf Griechisch „Diabolos“. Kein Wunder, dass Sexualität immer wieder verteufelt wurde und wird. Aber vielleicht ist auch es nur Ausdruck vom Liebes-, Lebensund Schöpfungswillen Gottes, dass Menschen sich oft gegen alle Vernunft und gegen alle Gewissensbisse miteinander einlassen. Ganz einfach – weil‘s geil ist! So beginne ich mit meiner 22


später. Gerade in der Zeit, in der Menschen sexuell am aktivsten sind, dürften sie laut offizieller Doktrin ihre Sexualität nur „jungfräulich“ ausleben. Alles andere wäre Sünde. Geht man durch die Kapellen, Döme und Kirchen Südtirols, müssten die Menschen eigentlich vor jedem Beichtstuhl Schlange stehen. Theorie und Praxis haben sich längst auseinandergelebt und die Menschen von der Kirche entfremdet. Der Katechismus der römisch-katholischen Kirche akzeptiert, dass es gleichgeschlechtlich empfindende Menschen gibt. Er warnt sogar davor, diese zu diskriminieren. Wenn sie allerdings ihre Sexualität ausleben, gilt das als „un-

geordnet“. Und hier kommt – bildlich gesprochen – „die Sau zum Quieken:“ Wenn Gott Menschen so geschaffen oder anders gesagt – begabt hat, zum eigenen Geschlecht orientiert zu sein, ihnen dann gleichzeitig verbietet, ihre Orientierung auszuleben, was ist das für ein Gott? Dies wäre doch ein Gott, der die Menschen an der Nase herumführt. Ein guter Gott? An der kirchlichen Basis, den Geistlichen die mit den Menschen in Kontakt sind, ist man sich scheinbar dieser Paradoxie bewusst. Ich gehe in einen Beichtstuhl und frage den dort sitzenden Pfarrer, wie er mit gleichgeschlechtlich Empfindenden umgeht?

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Der Beichtstuhl ist eigentlich ein kleines Zimmer. Auf dem Tisch zwischen Pfarrer und mir brennt eine Kerze. Er sieht mich freundlich an. Kein Knien im Beichtstuhl. Kein Gitter dazwischen. Kein Machtgefälle: Man befindet sich auf gleicher Ebene. Er sagt mir, das Wichtigste für ihn sei, dass die Menschen im Beichtgespräch die Nähe und Liebe Gottes erführen. Er könne niemanden in seiner Lebenssituation verurteilen. Man merkt, dieser Mann hat einen guten Gott und er will dies im Seelsorgegespräch vermitteln. In Österreich hat eine Pfarrgemeinde einen in einer gleichgeschlechtlichen Partnerschaft lebenden


Mann an die Spitze des Pfarrgemeinderates gewählt. Der Pfarrer wollte dies nicht akzeptieren. Nach Gesprächen mit dem zuständigen Bischof ging der Pfarrer, denn der Bischof akzeptierte die Lebenssituation und war von „gläubiger Haltung, seiner Bescheidenheit und seiner gelebten Dienstbereitschaft sehr beeindruckt“. Schließlich hat der Pfarrer die Sorge über diese Pfarrei abgegeben. Warum gibt es dann immer noch kirchenamtliche Verlautbarungen gegen gleichgeschlechtliche Partnerschaften? Das hat wohl damit zu tun, dass die römisch-katholische Kirche immer noch eine hierarchische und zentralisierte Kirche ist. Viele orientieren sich in ihrer Meinung an der Zentrale. Es gehört schon einiger Bekennermut dazu, eine unabhängige Meinung zu vertreten, zumal auch Sanktionen drohen können. Dass sich die Meinungen von Kirchenbasis und Hierarchie immer weiter auseinanderentwickeln und die Hierarchie sich den Impulsen der Basis verschließt, nennt der ehemalige Bonner Fundamentaltheologe Hans Waldenfels „hierarchische Häresie“. Die starre Haltung vieler römisch-katholischer Offizieller ist auch Ausdruck einer Kommunikationsstörung in dieser Institution.

auch noch manches Mal gibt: In meiner Kirche, in der Bonner alt-katholischen Gemeinde hat sich zur NS-Zeit ein junger Mann im Seelsorgegespräch als schwul geoutet. Der Pfarrer hat ihn deshalb bei der Polizei denunziert! Man muss sich vor Augen führen, was das damals bedeutet hat. Wieso haben es aber die zuletzt genannten Kirchen in oftmals langen Diskussionen und Auseinandersetzungen geschafft, dass sie gleichgeschlechtlich oder transsexuell empfindende Menschen als Realität in ihren Gemeinden akzeptieren und deren Engagement zu schätzen? Wieso sind sie sogar in der Lage, ihnen kirchliche Aufgaben bis hin zum Bischofsamt anzuvertrauen? Theologische Gründe liegen wohl zum einen in der Art die Bibel zu lesen: Man glaubt zwar an die Aussagen der Bibel, ist aber in der Lage,sie historisch-kritisch zu interpretieren. Somit können viele der einschlägig gegen homosexuelles Verhalten zitierte Bibelstellen auf ihren Zeitbezug und Sitz im Leben untersucht und relativiert werden. Natürlich haben auch Erkenntnisse von Medizin und Psychologie dazu geführt, dass LGBTMenschen als natürlich vorkommende Ausprägungsarten menschlicher Se-

[ Kirchen, wie die der Altkatholiken, Anglikaner, Evangelisch-Lutherischen und Evangelisch-Reformierten sind in für die Bedürfnisse von LGBT meist wesentlich offener. ] Andere Kirchen, wie die der Altkatholiken, Anglikaner, EvangelischLutherischen und Evangelisch-Reformierten sind in für die Bedürfnisse von LGBT meist wesentlicher offener. Ich muss allerdings eingestehen, dass es auch in diesen Kirchen mit Sicherheit Diskriminierungen gegeben hat und

xualität gesehen werden. Der Apostel Paulus hat an einigen Stellen gegen homosexuelles Verhalten Stellung bezogen in einer Umwelt, in der dieses normal war. Die Frage ist: Hätte er die gleiche Meinung, wenn er wüsste, dass die sexuelle Orientierung eines Menschen nicht veränderbar 24

oder therapierbar ist? Vielleicht wäre er zur Einsicht gekommen, dass die sexuelle Orientierung auch eine Gnadengabe ist, die zum Aufbau der menschlichen Gesellschaft dienen soll. Es besteht jedenfalls in diesen Kirchen keine unterschiedliche Wertigkeit zwischen den Orientierungen. Vielleicht ist es dabei auch ein Vorteil, dass es in allen oben angeführten Konfessionen kein Zölibat gibt. Sexualität ist das vielleicht schönste Geschenk Gottes, wenn sie in einer personalen Beziehung gelebt wird. Trotz prinzipieller Toleranz und Akzeptanz kann es aber immer wieder auch zu Konflikten kommen. Dabei ist aber in den verschiedenen Gemeinden eine synodale Gesprächs- und Konfliktkultur gefordert. Synodal (von synodos – der Wegbegleiter) bedeutet, dass man sich gemeinsam auf dem Weg befindet und gemeinsam auf dem Weg bleiben will. Es muss aber auch gesehen werden, dass, wenn Mitchristen wegen ihrer sexuellen Orientierung angegangen werden, diese oftmals schon lange bekannt gewesen sein dürfte. Solange ein Kirchenmitglied sich in die Abläufe einpasst, ist das kein Problem. Kommt es aber zum Konfliktfall, dann wird plötzlich die sexuelle Orientierung hervorgeholt. Somit scheint Homophobie in einer Organisation ein internes Machtspiel zu sein. In den altkatholischen und evangelischen Landeskirchen haben intensive und auch langwierige Diskussionsprozesse stattgefunden und man hat oft unterschiedliche Lösungen gefunden. Man ist aber dabei grundsätzlich am Wohl der Männer und Frauen orientiert, die sich an die Kirche wenden und versucht sie in ihrer Lebenssituation zu begleiten. So gibt es in verschiedenen anglikanischen, altkatholischen und evangelischen Landeskirchen die Möglichkeit, gleichgeschlechtliche, auf Dauer angelegte Lebenspartnerschaf-


Stop Using Jesus As an Excuse For Being A Narrow-Minded Bigoted Asshole

ten zu segnen. Die altkatholische Theologenkonferenz hat 2001 intensiv über Ehe, Familie und Lebenspartnerschaften diskutiert. Sie hat sogar die Frage gestellt, ob eine Lebenspartnerschaft nicht auch sakramentalen Charakter wie die Ehe haben kann. Allerdings müssen auch Konflikte in Kauf genommen werden, die bis zum Bruch von Kirchengemeinschaften gehen: Die altkatholische Kirche der Slowakei hat sich mit Hinweis auf die in den anderen Kirchen geübte Praxis der Segnung von gleichgeschlechtlichen Partnerschaften vom Kirchenverband getrennt. Die konservativen anglikanischen Kirchen in Afrika haben die Kirchengemeinschaft mit der Episkopalkirche der USA aufgekündigt, weil diese Gene Robinson, der in einer Partnerschaft mit einem Mann lebt, zum Bischof geweiht hat. Sieht man sich solche Konflikte an,

dann merkt man aber auch, dass es oftmals um ganz andere Dinge geht: Im Fall der altkatholischen Kirche der Slowakei war dem gewählten Bischof die Weihe vorläufig verweigert worden und in der Anglikanischen Kirchenfamilie bestehen Nachwehen des NordSüd-Konfliktes. Somit verbindet sich die Frage der Akzeptanz von LGBT mit der Frage der Macht. Und die Segnung von Lebenspartnerschaften wird zur Sollbruchstelle im Streit zwischen Kirchen. Es gibt doch scheinbar nichts Schöneres für Homophobe, als sich über die angebliche Sünde anderer zu empören, um sich in der Sonne der Selbstgerechtigkeit sonnen zu können. Und Jesus? – und sein Gott? Für mich ist Jesus das menschenfreundliche Entgegenkommen Gottes. Er spielt keine Machtspiele. Er ist am Heil der Menschen orientiert. Liest

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man die Evangelien: er hat nie über Sex geredet oder gar Menschen in Zusammenhang mit Sex verdammt. Wie er sich Menschen zuwendet und ihnen gegenüber verhält, ist sowohl für Kirchen wie für jeden einzelnen Christen auch in ihrem privatestem Umgang miteinander maßgebend. Grundtenor ist die vorbehaltlose und versöhnende Liebe Christi. Er hat uns in seiner Menschwerdung die Kindschaft Gottes geschenkt. Jeder Christ – jede Christin hat somit das Recht hoch erhobenen Hauptes in die Gemeinde zu gehen. Eine Kirche ist immer auch ein Spiegel der Gesellschaft. Sie unterliegt den Regeln ihrer gesellschaftlichen Umwelt, muss diese aber auch um der Liebe Christi willen immer wieder in Frage stellen. Der Umgang mit LGBT stellt auch die Frage nach der Glaubwürdigkeit von Christen in ihrer Welt. LGBT werden und wurden durch Christen im Namen der Religion ausgegrenzt. Viele können der christlichen Botschaft keinen Glauben mehr schenken. Doch aus meiner Sicht gilt die frohe Botschaft auch für sie! ◘ Stefan Wedra ist aktiv in der altkatholischen Gemeinde in Bozen.


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Agape Il resoconto di un‘esperienza Ero indecisa se partecipare per un’intera settimana ad un “campo politico donne”. Non sapevo bene quello che mi attendeva, per me era una nuova esperienza. Avrei resistito, io amante del caldo e del mare, a 1600 metri di altitudine, circondata solo da boschi, prati verdi e soprattutto solo da appar-

da dell’età de* partecipanti variano gli equilibri tra le attività proposte (animazioni, relazioni, giochi, plenarie, gruppi, laboratori...). Se l’idea di collaborare e confrontarsi sui vari temi appare un’esperienza unica e meravigliosa, è necessario rendersi conto che la sua concretizza-

[ La mia esperienza personale al campo politico donne è stata superlativa. ] tenenti al mio stesso genere? Perché lo sappiamo bene noi donne che riunirci in uno spazio definito e limitato, in cui il tempo è scandito da appuntamenti e programmi per discutere e confrontarci, puo’ essere un’esperienza arricchente, a tratti travolgente, ma pur sempre rischiosa. Come ne sarei uscita? Certamente diversa da quella che ero prima. Fu la mia compagna di allora, Manu, che finalmente mi convinse. Faceva pare delLA staff che organizzava il campo in quella settimana e mi chiese di propormi come insegnante di scacchi, gioco antichissimo quanto mai attuale, mia grande passione fin da piccina. Entusiasta accettai. Ora facevo parte di un progetto, mi sentivo importante e presi il mio compito di relatrice molto seriamente. Insieme a me avrebbero trasmesso le loro conoscenze altre sei donne, ognuna specializzata nella propria materia di corso. Il corso avrebbe dovuto impegnare quotidianamente le partecipanti che avessero voluto iscriversi. Il centro ecumenico che ospita i vari campi settimanali di Agape appartiene alla Tavola Valdese e si trova a Prali in provincia di Torino. Tutti i campi costituiscono un’es-perienza forte di vita comunitaria, di convivenza ed interazione tra campist*, staff, volontar* del campo lavoro e gruppo residente. Tutti i campi hanno un tema: a secon-

zione è tutt’altro che facile. Operare a stretto contatto con persone estranee, condividere abitudini, spazi e tempi limitati richiede una grande predisposizione alla tolleranza, responsabilità e capacità di gestire i conflitti che quasi inevitabilmente si creano. Chi è cresciut* in una famiglia numerosa o in un collegio forse comprenderà meglio cosa ciò significhi. L’educazione alla relazione riveste particolare importanza nella conoscenza e considerazione delle differenze; differenza tra i sessi, tra le classi, tra le etnie e le culture. Inoltre motivare le persone al lavoro di Agape comporta una certa difficoltà iniziale per coloro i/le quali non sono abituati alla condivisione. Quando avevo voglia di starmene per conto mio abbandonavo il caseggiato centrale che ospita l’ ampio e luminoso salone dove di norma si svolgono, oltre ai pasti comunitari, anche tutte le attività che coinvolgono gli ospiti e i/le loro relatrici/relatori. Fuggendo attraverso la gradinata sovrastata dal porticato che collega il salone alle tre strutture ospitanti le camerate, assaporavo brevi ma ritempranti momenti di solitudine. Mi affacciavo alla finestra per contemplare la piccola chiesa all‘aperto e il campo sportivo in un estasi di beatitudine. Peccato che la curiosità e la voglia di conoscenza siano mie tenaci quanto incalzanti compagne di vita, poiché anche in quell’occasione non potei fare a 27

meno assecondarle a tornare rapidamente nella mischia per partecipare agli eventi organizzati dalLA staff. Talvolta anche la pastora valdese responsabile del centro ecumenico seguiva con curiosità i nostri dibattimenti che affrontavano, tra le tante cose, anche tematiche prettamente lesbiche. Non avevo mai conosciuto una pastora valdese ma Letizia Tomassone oltre ad essere una filosofa, teologa, femminista radicale mi apparve subito come una donna fuori dal comune. La nuova generazione di valdesi che seguì al dopoguerra e alla quale si deve la realizzazione di questa struttura, decise di abbandonare gli atteggiamenti autoprotettivi, il rafforzamento delle comunità, la missione di orientamento polemico in funzione anticattolica, rivolgendosi verso il mondo esterno, l‘impegno sociale ed ecumenico. Da diversi anni devolvo il mio 8x1000 ai valdesi e, per quanto io sia molto perplessa in merito a questioni di carattere religioso, trovo che sia una scelta, oltre che legalmente obbligata, eticamente coerente. La mia esperienza personale al campo politico donne è stata superlativa. Attraverso essa infatti ho avuto modo di conoscere molte donne straordinarie, le cui vite hanno lasciato un segno indelebile oltre che nel ricordo, nella mia apertura a e condivisione di quel che comunemente definiamo coscienza collettiva ◘ Sara Degli Agostini n.b.: LA staff, non è un errore di battitura ma voluto, poiché al campo si tendeva a mettere in pratica le teorie apprese, nella fattispecie ridefinire al femminile ogni parola usata per riconvertire il sistema sessista e andro-centrico che permea il linguaggio comune.


WELT STATT INNSBRUCK Buchvorstellung „Welt statt Innsbruck“ ist die erste Publikation über Lesben in Innsbruck und darüber hinaus ein interessanter Beitrag zu einer breiteren Bewusstseinsbildung über lesbisches Stadt(er) leben zwischen Enge und Offenheit, zwischen Subkultur und Stadtgesellschaft, zwischen Ausschluss und Erschließung. Was heißt lesbisch leben in Innsbruck? Wie beurteilen lesbisch lebende Innsbruckerinnen ihre Stadt? Welche Wünsche, Bedürfnisse oder (Un) Zufriedenheiten gibt es? Was würden sich Lesben von einer „Weltstadt“ Innsbruck erwarten, und welche dieser Erwartungen werden konkret erfüllt? Wo gibt es öffentliche Räume für Lesben? Welche Rahmenbedingungen gibt es für eine lesbische Stadtkultur? Was weiß die lesbische Community überhaupt über sich selbst und was würde sie gerne wissen? Diese Fragen gaben Anlass, im Autonomen FrauenLesbenZentrum Innsbruck (AFLZ) einen Forschungsprozess zu initiieren, der Antworten auf diese Fragen und ein „Bild“ des lesbischen Lebens in Innsbruck liefern sollte. In offenen Forscherinnengruppen wurde ein Fragebogen ausgearbeitet und eine Online-Befragung durchgeführt. Die Ergebnisse wurden schließlich von Andrea Nagy dargestellt, weitergehend analysiert und in Buchform aufbereitet. Das Buch beschäftigt sich mit den zentralen Themenbereichen der Umfrage: Coming-Out, Politikverständnis und Feminismus, dem Verhältnis der Lesben zu ihrer Stadt und der Stadt zu ihren Lesben, der Subkultur und der Verfasstheit der „Szene“. Die dabei

zum Ausdruck kommende Grundspannung wird durch das Dilemma „Enge versus Offenheit“ beschrieben, das in unterschiedlichen Fragen lesbischen Lebens in Innsbruck (oder lieber doch irgendwo anders?) immer wieder zu Tage tritt. Die Publikation überzeugt durch eine detaillierte Analyse der Ergebnisse ohne dabei einen kritischen Blick sowohl auf Forschungsprozess, Methode und Materialqualität als auch auf das, was die Publikation leisten kann und soll, zu vernachlässigen. Theoretische Bezüge, häufig auch nur in Fußnoten, und die Auseinandersetzung mit dem Dilemma „Enge versus Offenheit“ runden die Darstellung der Ergebnisse ab. Insgesamt bleibt letztere sehr nahe an den gegebenen Antworten, liefert dafür aber ein umso lebendigeres Bild lesbischer Lebensweisen und -welten in Innsbruck. Die Publikation gibt Einblick in eine lebhafte und kritische Gruppe, ihre Räume und Subkultur und zeigt damit einerseits kreatives Potential für die Stadt Innsbruck, andererseits aber auch Formen der Diskriminierung und des Ausschlusses, sowohl durch die Gesamtgesellschaft als auch durch die „Szene“ selbst, auf. Form und Sprache ermöglichen den Zugang für eine breite LeserInnenschaft. Die Anhänge mit Kontaktadressen und der Vorstellung ausgewählter Kulturproduktionen und Künstlerinnen sind ein wertvoller Zusatz zur Dokumentation der Innsbrucker Lesbenkultur und darüber hinaus, wenn schon keine „Eintrittskarte“, vielleicht zumindest eine „Einstiegshilfe“. ◘ Urban Nothdurfter

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WELT STATT INNSBRUCK Lesbische Subkultur und Stadtstruktur Ein Forschungsbericht Autorin: Andrea Nagy Buchcovergestaltung: Birgit Raitmayr Seiten: 156 ISBN-10: 3844800018, ISBN-13: 978-3844800012 Bestellung: www.bod.de www.buecher.de

Autonomes Frauen-Lesben Zentrum Innsbruck LiebeneggstraĂ&#x;e 15 6020 Innsbruck Fon: 0512- 580839 email: info@frauenlesbenzentrum.at

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Alcune riflessioni sulla queer theory A partire da Stanze Private di Eve Kosofsky Sedgwick Finalmente tradotto anche in Italia ad oltre vent’anni dalla sua uscita, Epistemology of the closet (Carrocci 2011) di Eve Kosofsky Sedgwick è uno dei testi che gettarono le basi della cosiddetta “queer theory”, ossia di quel movimento teorico che dai primi anni ’90 ha messo in discussione la “naturalità” delle identità (sessuali ma non solo) soffermandosi in particolar modo sugli effetti performativi del linguaggio ossia sul modo in cui esso agisce in relazione a ciò che nomina. “Lesbica”, “gay”, “transessuale”, “omosessuale”, “eterosessuale”, ma anche “nero” o “donna”, non sono cioè dei termini neutri, delle semplici forme descrittive che si applicano a delle identità date a priori, ma sono strumenti che agiscono su ciò che nominano, iscrivendolo in ordini discorsivi con precisi effetti sociali e politici. Il queer si pone dunque fondamentalmente come forma di resistenza a quelle logiche che vorrebbero imporre come “naturali” determinati modelli, quali l’eteronormatività, sola forma sessuale riconosciuta come degna di manifestarsi nello spazio pubblico, mettendo in crisi la stessa contrapposizione netta tra essa e l’omosessualità e aprendo così un inedito pluralismo nei modi di concepire la sessualità. Esplicitamente antiidentitario, il queer non vuole però negare le differenze, ma al contrario esaltarle e problematizzarle, mettere in luce l’aspetto “performativo” del linguaggio, cioè il modo in cui “definendo” qualcosa o qualcuno di fatto si costruisce quel soggetto, non perché prima non esistesse, ma perché tale definizione agisce su di esso. Non a caso il termine queer, che indica il “diverso”, lo “strano” il “finocchio” (ma la sua etimologia rimanda anche al tedesco “quer”, obliquo, diagonale, trasversale) è assunto deliberatamente e consapevolmente da quello che gli americani chiamano hate speech,

il linguaggio discriminatorio, attraverso un’operazione di ribaltamento delle stesse forme utilizzate per isolare e condannare la figura dell’omosessuale. Queer è quindi esaltazione della propria eccentricità rispetto a un contesto che vorrebbe imporre dei canoni e dei modelli come norme assolute, in nome del diritto di esistere e di essere riconosciuti nella propria diversità. Esso costruisce una nuova soggettività, che non vuole essere un’alternativa a termini come gay, lesbica o transessuale ma piuttosto uno strumento di ripensamento di logiche basate su dicotomie contrapposte e gerarchizzate (eterosessuale/omosessuale, uomo/ donna, bianco/nero).

raccontati i rapporti tra uomini e identificando nella problematica contrapposizione tra omosessualità e eterosessualità uno dei tratti fondanti del pensiero occidentale del novecento; da essa si sviluppano infatti secondo Sedgwick tutta una serie di altri binarismi, quali la contrapposizione tra pubblico e privato, tra segreto e rivelazione, tra naturale e innaturale, per citarne solo alcuni. Lo stesso termine “omosessuale”, ci ricorda nell’introduzione, entra nel dibattito europeo e americano nella terza parte del XIX secolo, non ovviamente perché prima non esistessero pratiche omosessuali, ma perché non esisteva l’esigenza di definire l’identità di una

[ Queer è quindi esaltazione della propria eccentricità rispetto a un contesto che vorrebbe imporre dei canoni e dei modelli come norme assolute. ] Sarebbe tuttavia un errore cercare in Stanze Private una teorizzazione del queer; precedente di un anno alla sua affermazione in ambito accademico (con il numero speciale curato da Teresa de Lauretis della rivista “difference”) esso va piuttosto a collocarsi alle origini di quel particolare momento di ripensamento dei discorsi di genere, parallelo anche all’ ondata di repressione omofoba da parte delle istituzioni sviluppatasi negli anni dell’ “emergenza AIDS” e alla nascita di nuove forme di attivismo atte a contrastare le discriminazioni e la violenza di stato, tanto verso gli omosessuali quanto verso i sieropositivi (come ricordato dalla stessa Sedgwick nella prefazione alla ristampa del 2008 del volume). Il libro propone un’analisi delle rappresentazioni della figura dell’omosessuale maschile nei testi letterari e filosofici a partire dal tardo ‘800 (Melville, Wilde, Nietzsche, Joyce, Proust), scandagliando il modo in cui si sono 30

persona sulla base di un orientamento sessuale binarizzato, contrapponendo una sessualità percepita come normale e naturale ad una inquadrata invece dei termini di devianza, e inscritta poi dai discorsi medici e giuridici negli ambiti della patologia e del reato. La struttura fondamentale che secondo Sedwick regola la vita dell’omosessuale è quella del “closet”, letteralmente “sgabuzzino”, “armadietto”, ossia quello spazio metaforico da cui non è ancora uscito (coming out) colui che non ha dichiarato il proprio orientamento sessuale (nella felice trasposizione italiana scelta dal traduttore e curatore Federico Zappino, Stanze private vuole rimandare tanto al closet quanto al concetto di privazione). Il closet non è però semplicemente uno spazio da cui l’omosessuale può uscire una volta per tutte dichiarandosi, in quanto tale processo non è mai risolto definitivamente ma è destinato ad essere rimesso in discussione ogni vol-


Stanze private Epistemologia e politica della sessualità Editore: Carocci Pagine: 304 EAN: 97 88 843 059 409 Ordina online: www.lafeltrinelli.it

ta che egli si confronta con l’ambiente esterno, eteronormativo: ad ogni nuovo incontro, ad ogni colloquio di lavoro, ad ogni esperienza pubblica l’omosessuale è infatti chiamato a confrontarsi con un “non detto”, con possibili pregiudizi, con resistenze e stereotipi, ossia con un sistema che tende sempre più a rigettarlo nel closet. Non vi è dunque una semplice contrapposizione tra un dentro e un fuori come spazi del tutto differenti, ma continue ridefinizioni di questo confine, rinegoziazioni del rapporto tra svelamento e nascondimento. La rappresentazione che è venuta a imporsi appunto dall’ottocento del rapporto tra uomini basata sul rifiuto del desiderio sessuale impone infatti la segregazione di esso all’interno di questo spazio marginale e contradditorio, denso di implicazioni sociali e politiche, in cui l’omosessualità è iscritta in un regime di clandestinità e occultamento.

Libro indubbiamente complesso e ricco di riferimenti filosofici, letterari, giuridici Stanze private è refrattario ad essere incasellato o definito (come lo era la sua autrice, vicina ma in con-

storica e atto linguistico, cogliere le implicazioni che le sue differenti rappresentazioni hanno avuto nel mondo contemporaneo, significa infatti prima di tutto interrogarsi sull’importanza del modo in cui si intendono, e sono intesi, i discorsi identitari, tanto all’interno di movimenti e da parte dei singoli individui, quanto nel modo in cui sono proposti in ambiti mediatici, politici o istituzionali (si pensi ad esempio alla legislazione italiana che, non prevedendo nessuna forma di riconoscimento o tutela dell’omosessuale, non inserendolo in alcun discorso giuridico, di fatto ne sancisce un’inesistenza sul piano dei diritti). Arrivato in Italia, dove gli studi del queer hanno spesso mantenuto una scarsa attenzione accademica, con un sostanziale ritardo Stanze private ci permette di risalire a quelle che sono state le origini di un intero filone di ricerca sugli studi di genere, ma è anche occasione per interrogarsi sull’importanza dell’”emergere dal closet” per esistere nello spazio pubblico, e sul modo in cui il rappresentarsi e l’essere rappresentati influiscono, al di là di ogni dibattito accademico o teorico, sulle vite delle persone. Le parole, come diceva ironicamente Nanni Moretti, sono importanti; le parole cioè non sono un sistema neutrale, ma

[ Ogni coming out of the closet, implica la scelta dell’assunzione pubblica di una determinata identità e come tale ha delle ricadute capaci di rimettere in discussione discorsi, pratiche, pregiudizi. ] trasto con il movimento femminista, sposata con un uomo ma oggetto di discriminazione per le proprie abitudini sessuali, mai tenute nascoste, sadomasochiste). Più che fornire delle risposte, punta a sollevare una serie di interrogativi che non hanno perso, a distanza di vent’anni, la loro attualità e la loro carica destabilizzante. Ripensare all’omosessualità come categoria 31

determinano delle azioni, delle realtà, degli effetti. Il semplice nominarsi rappresenta dunque un atto performativo, cioè un’azione: un’azione di resistenza a ogni forma di presunta normalità imposta come unica via accettabile e riconosciuta. ◘ Anna Zinelli


Und was wird aus mir? Auf der Suche nach Vorbildern Astronaut, Polizist oder einfach nur Verkäuferin, ein Haus, ein Hund und plärrender Nachwuchs – als Kind weiß man ganz genau, was man irgendwann aus seinem Leben machen will. Wenn man dann aber erwachsen wird, bemerkt man meistens, dass die ganze Sache doch nicht so einfach ist. Meine Freunde haben mittlerweile ein Alter erreicht – Mitte Zwanzig – in dem sie beginnen, ihre Lebensentwürfe zu verwirklichen. Sie werden sesshaft, arbeiten in einem fixen Job und gehen feste Bindungen ein. Zuerst hat sich nur eine einzige meiner (hetero) Freundinnen verlobt, mittlerweile hat sich das zivilisierte Sesshaftwerden wie eine Seuche in meinem gesamten Freundeskreis ausgebreitet. Vor ein paar Tagen erklärte mir nun meine beste Freundin, die eigentlich immer genauso rast- und ruhelos war wie ich, sie werde mit ihrem Freund eine Wohnung kaufen. Gaaah!! Versteht mich jetzt nicht falsch, ich habe grundsätzlich nichts dagegen, dass die beiden oder sonst irgendjemand zusammenziehen und sesshaft werden, denn jede Beziehung muss sich weiterentwickeln. Und Veränderung ist ja bekanntermaßen das Salz in

der Suppe des Lebens. Nein, das ist es nicht, was mich an der ganzen Sache stört. Ich freue mich für alle, die ‚den nächsten Schritt‘ wagen. Aber – und jetzt kommt mein größtes Problem – je mehr meiner Freunde in einen neuen Lebensabschnitt eintreten, desto mehr fühle ich mich zurückgelassen. Ich habe nämlich keine solchen Lebenspläne. Seit ich weiß, dass ich anders als viele meiner Freunde bin, habe ich selten an die Zukunft gedacht. Ich lebe den Moment, weil ich nicht weiß, was ich von meiner Zukunft eigentlich erwarten kann. Und jetzt komme ich mir vor, als hätte ein wichtiges Schiff abgelegt und ich stände noch im Hafen. Ich habe keine konkrete Vorstellung von einer, von meiner „bürgerlichen“ Zukunft. Habt ihr eine? Geht es nur mir so, oder treiben viele von uns einfach so durchs Leben, ohne wirklich zu wissen, wohin? Heterosexuelle Menschen haben es da meist viel leichter. Sie haben überall Vorbilder für mögliche Lebensmodelle und brauchen sich nur noch die aussuchen, die ihnen am besten gefallen. Aber was ist mit uns? Gibt es jemanden, der euch vorlebt, wie euer Leben aussehen könnte, sodass ihr denkt „Toll, wenn ich

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mal 60 bin, möchte ich so sein wie sie/ er“? Oder haben wir im heiligen Land Südtirol gar keine Möglichkeit, unsere Zukunftsvorstellungen zu entwickeln und auszuleben, weil wir dafür wahrscheinlich geteert, gefedert und auf dem Scheiterhaufen verbrannt werden? Keine Vorbilder, keine vorgelebten Lebenswege zu haben, kann durchaus ein Vorteil sein. Man kann sein Leben ganz nach seinem eigenen Ermessen führen, ohne dass man sich ständig mit jemandem vergleichen und an jemanden messen muss. Gleichzeitig kann es aber auch einsam machen, weil man nicht „dazugehört“. Einige interessante Überlegungen ist das Thema aber sicherlich wert. ◘ Martina Spornberger


Wanderfreunde Berg heil? Seit eh und je organisiert eine Gruppe des Centaurus Ausflüge in die schönsten Gegenden Südtirols, aber auch des Trentino und Tirols. Ich konnte bis vor Kurzem den Aktivitäten dieser sportlichen Damen und Herren allerdings nichts abgewinnen. Ich wurde jedoch im Sommer 2012 durch meine liebenswürdige und resolute zweite Hälfte dazu genötigt einer dieser Wanderungen beizuwohnen. Wir trafen uns zur sonntäglich unsäglich frühen Stunde von 9 Uhr in Bozen und dann gings erstmal ganz gut, denn bis zum Fuß des Monte Misone braucht man zunächst eine Stunde mit dem Auto. Der Anstieg bis zur Malga des Misone (1575m) war dann zwei Stunden lang. Bergauf, wohlgemerkt. Meine Bergschuhe haben dann, nach 635 Metern Höhenunterschied, die Sohlen verloren. Es lag nämlich überall Schnee und das hatte die alten Schuhe aufgeweicht. Allerdings war die Aussicht sagenhaft. Unser Blick schweifte zuerst über den Tennosee, dann über den nördlichen Gardasee, den Lago di Molveno, die Gebirgskette Monte Baldo und die Gruppe der Alpi di Ledro-Gavardina über den südlichen Abschnitt der Brenta-Gruppe bis hin zu den Gipfeln der Presanella-Gruppe und des Carè Alto. Oben, bei einer kleinen Berghütte, packten wir endlich unser Essen aus und prompt schob sich eine Wolke vor die Sonne. Das konnte aber unser Gemüt nicht trüben und wir gelangten dann auch heil wieder zum Auto. Ich muss sagen, dass ich mich, abgesehen von den verlorenen Sohlen, in dieser Runde so wohlgefühlt habe,

dass mir die Idee einen Berg hochzulaufen nun durchaus reizvoll erscheint. Nie gaben mir die fröhlichen Mitglieder der Wandergruppe das Gefühl, ich sei zu langsam oder ihnen mit meiner Unsportlickeit eine Last – das ist ja die Voraussetzung, um gemeinsam einen Tag in der Natur zu genießen. Also, ihr Bergmuffel, wer Spaß und gute Gespräche mit gemütlichem Sport verbinden will, der komme das nächste Mal einfach mit! Infos zu den Wanderungen und zu allen anderen Aktivitäten des Centaurus bekommt ihr, wenn ihr mit einer Mail an info@centaurus.org mit dem Betreff NEWSLETTER ABO unsere Newsletter abonniert, als auch auf der Centaurus Homepage unter www.centaurus.org ◘ Martine De Biasi

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Newsletter Infos zu den Wanderungen und zu allen anderen Aktivitäten gibt es per Newsletter. Zum Abonnieren Mail an info@centaurus.org mit Betreff: „NEWSLETTER ABO“.


News 2012 Eine kurze Zusammenfassug der diesjährigen Ereignisse Una breve rassegna degli avvenimenti di quest‘anno 07.2012 Kampagne „Ganz normal oder doch anders“: Wir sind sehr stolz auf den Erfolg dieser Sensibilisierungskampagne. Campagna “Semplicemente normali”: Siamo fieri del grande successo di questa campagna di sensibilizzazione.

Se non ora quando: Il 29 e 30 settembre si è svolto a Merano un incontro che tematizza lo sguardo sulle donne nei media, organizzato dal movimento SNOQ “Se non ora quando?”. La nostra piccola delegazione tutta al femminile ha ritenuto fondamentale rappresentare e dare visibilità a tutte le donne lesbiche e bisessuali.

Centaurus gegen homophoben Leserbrief: Am 7. Juni wurde im Alto Adige ein homophober Leserbrief veröffentlicht. Der Vorstand des Centaurus hat beschlossen, gegen homophobe Äusserungen in den Medien rechtlich vorzugehen und hat gegen den Verfasser des Briefes Anzeige erstattet. Über weitere Entwicklungen halten wir euch informiert.

10.2012

Centaurus agisce contro lettera omofoba: In data 7 giugno è stata pubblicata su “L’Alto Adige” una lettera omofoba. Il direttivo di Centaurus ha deciso di agire per vie legali contro affermazioni omofobe nei media ed ha quindi querelato l’autore della lettera. Vi terremo informat* sul caso.

Comitato Nazionale Arcigay: Sabato 6 ottobre si è svolta l‘Assemblea plenaria straordinaria del Comitato Nazionale Arcigay in cui è stata votata la mozione “Uguaglianza e libertà”. Sono stati eletti Andreas Unterkircher e Danilo Zanvit a delegati effettivi. Giorgio Bertoluzza e Sara Degli Agostini sono i delegati supplenti.

09.2012 Se non ora quando: Am 29. und 30. September organisierte die Frauenbewegung „Se non ora quando?“ ein Event in Meran zum Thema Frauenbild in den Medien. Eine Delegation des Centaurus-Vorstandes war vor Ort um die Zugehörigkeit lesbischer und bisexueller Frauen zu vertreten.

Arcigay Landeskomitee: Am Samstag, dem 6.Oktober fand die Außerordentliche Vollversammlung des Arcigay-Landeskomitees Centaurus statt. Es wurde für den Gesetzesantrag ‘Uguaglianza e libertà’ abgestimmt. Andreas Unterkircher und Danilo Zanvit wurden als Vertreter für den XIV Arcigay-Nationalkongress, Giorgio Bertoluzza und Sara Degli Agostini als Ersatzvertreter/In gewählt.

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In[n]love, Innsbruck: Una delegazione del direttivo di Centarurs ha partecipato il 13 ottobre alla manifestazione In[n]love con un infostand. In[n]love, Innsbruck: Eine Delegation des CentaurusVorstandes war am Samstag, 13. Oktober mit einem Info-Stand auf der In[n] love vertreten.

11.2012 Omosessualità e transgenderismo nelle scuole: Si e svolto un incontro tra rappresentanti di Centaurus e i dirigenti dell‘Intendenza Scolastica tedesca. L‘incontro ha avuto come obiettivo principale la migliore integrazione di tematiche come l‘omosessualità ed il transgenderismo nell‘ambito scolastico. Grazie all‘iniziativa di Centaurus a breve verranno offerti dei corsi di aggiornamento specifici per professori e insegnanti. Inoltre Centaurus fungerà come interlocutore di riferimento. Homosexualität und Transsexualität an den Schulen: Vertreter von Centaurus haben sich mit einigen Beamten des deutschen Schulamtes getroffen. Es ging vor allem darum in der Schule als sehr großer Bildungsinstitution Themen wie gleichgeschlechtliche und Transgen-


der Lebensweisen besser zu verankern. Auf Initiative von Centaurus werden demnächst Lehrerfortbildungen konkret zu diesen Themen angeboten. Außerdem wird Centaurus in Zukunft für das Schulamt als wichtiger Ansprechpartner fungieren. XIV Arcigay-Nationalkongress: Beim XIV Arcigay-Nationalkongress in Ferrara vom 23. bis 25 November 2012 wurde der von Centaurus unterstützte Gesetzesentwurf, mit 140 Stimmen gewählt. Der neue ArcigayPresident für die nächsten 3 Jahre ist Flavio Romani. Danilo Zanvit ist offiziell Mitglied des nationalen Arcigay Sekretariats, während Giorgioio Bertoluzza zum Arcigay Nationalrat gewählt wurde. 14° Congresso Nazionale Arcigay: Al 14° Congresso Nazionale di Arcigay, tenutosi a Ferrara i gg 23, 24 e 25 novembre 2012 è stata votata con 140 voti a favore e 21 contrari la mozione da noi sostenuta. Il nuovo Presidente Nazionale in carica per i prossimi 3 anni sarà Flavio Romani. Danilo Zanvit è ufficialmente membro della Segreteria Nazionale mentre Giorgio Bertoluzza è stato eletto in qualità di Consigliere Nazionale

Il vescovo Muser incontra Centaurus: Per la prima volta nella storia dell‘associazione Centaurus un vescovo ha accolto una delegazione del direttivo di Centaurus. Il vescovo Muser si è mostrato aperto al dialogo e a prossimi incontri pubblici. Erano presenti i giornalisti di Tageszeitung, Alto Adige e Corriere dell‘Alto Adige. Treffen zwischen Bischof Muser und Centaurus: Zum ersten Mal in der Geschichte des Vereins hat ein Bischof eine Centaurus-Delegation zum Gespräch geladen. Muser Zeigte sich dialogbereit und für weitere weitere Treffen offen. Es waren Journalisten der Tageszeitung, Alto Adige sowie des Corriere della Sera anwesend.

12.2012 Einvernehmensprotokoll mit der Gemeinde Bozen Der Vereinsvorsitzende von Centaurus Andreas Unterkircher und der Bozner Bürgermeister-Stellvertreter Klaus Ladinser unterzeichneten am Mittwoch, 5. Dezember, ein Einvernehmensprotokoll zwischen dem Verein Centaurus und der Stadt Bozen. Dieses hat die Bewusstseinsförderung für BürgerInnenrechte sowie den Abbau von Vorurteilen, die an sexuelle Orientierung und Gender 35

identität gebunden sind, zum Ziel. Protocollo d‘intesa con il Comune di Bolzano In data 5 dicembre nella sala di rappresentanza del Comune di Bolzano è stato siglato il Protocollo d’intesa tra Centaurus ed il Comune di Bolzano. Ufficializzanti il Presidente di Centaurus Andreas Unterkircher e la Vice Presidente Sara Degli Agostini, il Vice-Sindaco di Bolzano Klaus Ladinser, l’Assessore alle Politiche Sociali e ai Giovani Mauro Randi. Oggetto del Protocollo è la promozione di una maggiore consapevolezza sociale riguardo i diritti civili ed il superamento del pregiudizio legato all’orientamento sessuale e all’identità di genere sul territorio della città. Centarus rende merito al rappresentante di SEL Guido Margheri che con la sua mozione approvata in Consiglio Comunale a Bolzano ha contribuito a sensibilizzare le istituzioni locali sulle tematiche LGBT.


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Profile for Laura Barretta

Centaurus Magazine 2012  

Info & news for LGBTQI & Friends.

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