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risorse, lavoro e cultura in declino ai tempi della grande crisi. se il valore delle relazioni, dell’ agricoltura e del progetto tornano al centro dell’ economia.


Università degli Studi della Repubblica di San Marino / Università Iuav di Venezia / Corso di laurea in Disegno Industriale / a.a. 2012–13 / laura d’amico / Grow.org / the new approach to agricolture / Design dei sistemi/


1. analisi/

il mondo pre e post industriale: i cambiamenti e le condizioni odierne

1.2 Dalla campagna alla città 1.3 La campagna in città

6 8

2.1 Decrescita felice 2.2 Design dei sistemi

14 16

3.1 L’autocostruzione 3.2 Agricoltura urbana 3.3 Mercati rionali

20 24 26

4.1 Scenario del possibile 4.2 Scala di applicazione 4.3 Mappa dell’offerta 4.4 Mappa degli attori 4.5 Mappa modulare 4.6 Mappa del sistema 4.7 Istruzioni

32 34 35 36 38 53 56

2. problema/

da una società del “ben-avere” a una del “ben-essere”

3. soluzioni in atto/

artigianato e agricoltura tra recupero e riscoperta

4. proprio contributo/

L’agricoltura come nuovo ordine economico, ecologico e spaziale della città: GROW.ORG bibliografia



A volte fare un passo indietro aiuta a farne uno in avanti.



1. analisi/

il mondo pre e post industriale: i cambiamenti e le condizioni odierne 1.1 Dalla campagna alla cittĂ 1.2 La campagna in cittĂ

keywords/ macchine/ innovazioni/ inquinamento/ urbanizzazione/


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“ e quando parlate con un uomo socialmente tecnico, lui sogna solo tempi in cui le macchine faranno tutto il lavoro e l’uomo non lavorerà più – cioè respirerà in superficie, come crede – lavorerà soltanto qualche minuto al giorno per spingere pulsanti di macchinari o alzare e abbassare commutatori.” Jean Giono, Lettera ai contadini sulla povertà e la pace, Ponte alle Grazie, Milano, 1997, pag. 46

1. analisi/

il mondo pre e post industriale

1.1 Dalla campagna alla città La rivoluzione industriale ha modificato i cardini dello sviluppo economico passando da un sistema agricolo-artigianale-commerciale ad un sistema prettamente industriale dove gli elementi portanti erano (e sono) le macchine azionate ad energia meccanica e l’uso (abuso, si potrebbe dire oggi) delle fonti energetiche. Se la prima rivoluzione industriale (dal 1760/1780 al 1830) aveva sviluppato il settore tessile-metallurgico introducendo la spoletta volante e l’invenzione della macchina a vapore, la seconda (dal 1870 al 1880 ) ha introdotto l’elettricità, l’uso dei prodotti chimici e del petrolio. Le due rivoluzioni da un lato hanno permesso l’agevolazione di azioni attraverso le scoperte nel campo fisico, scientifico e medico, ma dall’altro hanno ridotto e costretto l’individuo (diventato ormai parte della classe operaia) a incarnare solo un anello della catena, quella di montaggio, che tendeva unicamente alla produzione di massa. Tutto questo in cambio di un salario, elemento che ha comportando una trasformazione irreversibile in tutto il sistema sociale, facendo sorgere l’idea di profitto (quella a cui tutti oggi mirano in modo quasi compulsivo) e il ruolo di capitalista industriale, imprenditore proprietario della fabbrica e dei mezzi di produzione. Lo stile di vita dopo l’industrializzazione non mutò solo grazie alle scoperte, ma anche attraverso la riorganizzazione delle città. Occorreva far spazio alle nuove realtà industriali e creare alloggi per tutte quelle persone che si trasferirono dalla campagna alla città per diventare operai. Inoltre, lo sviluppo della locomozione rubò ulteriore spazio alle campagne perché divenne una struttura fondamentale per il trasporto. Si arrivò alla strutturazione generale di un centro, la parte più antica della città, in cui vennero costruiti quartieri Jean Giono, scrittore nacque nel 1895 a Manosque, in Provenza, dove visse quasi tutta la vita e morì nel 1970. Lettera ai contadini sulla povertà e la pace, Ponte alle Grazie, Milano, 1997, pag. 33 1


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residenziali, e una periferia, composta da fabbriche e case popolari. Testimonianza diretta di questa condizione si può leggere nel libro “Lettera ai contadini sulla povertà e la pace” di Jean Giono1: <<Le ciminiere del mondo prosciugarono i campi. Grandi spazi di terra si svuotarono; e come in un bacino sturato dal quale l’acqua cola a poco a poco si vedono affiorare fango e i muschi morti, così tutta la civiltà vegetale di vigne e di frumento che ricopriva la terra del nostro mondo di dissipò, smagri, lasciò affiorare al suo centro ampi isolotti deserti d’erbe selvatiche e uomini solitari. Se faccio una differenza tra il contadino e il resto dell’umanità, è perché in quel momento s’è compiuta la separazione tra quelli che volevano vivere in un modo naturale e quelli che desideravano una vita artificiale>>. In questa società uniformata e omogenea alcuni hanno visto un momento positivo di affermazione della democrazia e diffusione del benessere, altri vi hanno scorto in processo di appiattimento delle personalità e di condizionamento della libertà di scelta (come denunciava nel film “Tempi moderni” Charlie Champlin). Già in quel tempo Jean Giono cercava, attraverso la sua lettera, di comunicare ai suoi compagni agricoltori, che si stavano sempre più sottomettendo alle regole del “dio denaro”, di non perdere i valori intrinsechi della tradizione contadina: l’uso del tempo, il significato del lavoro, il valore del cibo, il senso della misura, il recupero di un rapporto con l’ambiente e la terra.


1. analisi/

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il mondo pre e post industriale

1.2 La campagna in città 4 3 2 1 1955

1965

1975

1985

1995

2015

urban rural

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3.25

5

5 4 3 2 1 0

2.25 1

1

2000

2050

developed Urban less Developed Urban

rural

0

La nostra civiltà industriale è a un bivio: o può continuare a basarsi sul petrolio e altri combustibili fossili, come ha fatto nella Prima e Seconda Rivoluzione Industriale, cadendo immancabilmente in un tenore di vita innaturale, o può avviare un cambiamento più equo e sostenibile. Importante è citare l’idea dell’avvento di una “Terza Rivoluzione Industriale”, portata avanti da Jeremy Rifkin2, che si pone in antitesi rispetto al sistema fondato su idrocarburi che ha causato l’impossibilità di un’ulteriore crescita economica globale con la diminuzione di risorse e l’aumento dei prezzi. Esso ha influito, oltre che sull’ambito economico, anche su quello sociale, creando disoccupazione, su quello ambientale, producendo ingenti quantità di biossido di carbonio, e, infine, su quello politico, inducendo guerre di rivendicazione di sorgenti petrolifere. <<Ma trivellare per avere più petrolio non ci porterà fuori dalla crisi, perché il petrolio è la crisi>> afferma Rifkin. È necessaria, quindi, una “nuova narrazione” che cambierà in maniera sostanziale ogni aspetto del modo in cui viviamo e lavoriamo. Essa, infatti, si dovrebbe edificare sia su fonti rinnovabili, sia su relazioni distributive e collaborative proprie del potere laterale che soppiantano l’attuale sistema gerarchico dove ogni singolo, invece prevale sull’altro. La nascita di un “potere laterale” andrà a sostituire l’attuale sistema gerarchico con uno sviluppo non più verticale, ma orizzontale includendo la collaborazione di più individui per puntare a una crescita collettiva e non del più forte. In questo modo, nella nuova era i mercati concorrenziali lasceranno sempre più il passo a reti collaborative che implicheranno domini collettivi open source mettendo in discussione le attività economiche basate Jeremy Rifkin, presidente della Foundation on Economic Trends di Washington, insegna alla Wharton School of Finance and Commerce, dove tiene i corsi dell’Executive Education Program sul rapporto fra l’evoluzione della scienza e della tacnologia e lo sviluppo economico, l’ambiente e la cultura. Libro: La Terza Rivoluzione Industriale, Mondadori, 2011 2


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100

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Urban (%)

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WORLD

AUSTRALIA

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INDIA

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ecological footprint (gha)

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urban ecological Footprint (gha)

a sinistra. Popolazione urbana e rurale (1955 - 2015) [UN Departement of Economic and Social Affairs] Popolazione urbana e rurale (2007 - 2050) [UN Departement of Economic and Social Affairs]. a destra. L’ impronta ecologica (gha) di vari paesi e i loro livelli di urbanizzazione. [ WWF Living Planet Report, 2006 and Population Reference Bureau 2008 World Population Data Sheet]

sulla proprietà esclusiva. La rete collaborativa andrà ad applicarsi nelle comunicazioni, nelle energie e negli scambi reticolari diffondendosi in tutto il pianeta, dando vita a una governance altrettanto reticolare a livello sia continentale che globale, in cui le persone cominciano a vedersi come parti di un organismo planetario indivisibile: una continentalizzazione del mondo, o per megli dire, una “nuova Pangea virtuale”. Per questo motivo, ricongiungendosi agli elementi propri della natura, ai principi di condivisione, di collaborazione, di gioco, è necessario che il cambiamento s’instauri anche nel sistema educativo: imparare per partecipazione. Un cambiamento è possibile solo se si modifica ciò che lo costituisce. Allora un cambiamento mondiale è possibile se solo i singoli individui si allontanino da tutto ciò che è stato prodotto dalle prime due rivoluzioni industriali: alienazione, meccanizzazione della vita, ossessione al profitto, volontà di prevalere sull’altro, xenofobia e incremento delle mansioni. Come già detto precedentemente, l’urbanistica e l’agricoltura solitamente sono due categorie intese come distinte. Oggi però è forte l’idea di eliminare questo divario riproponendo i potenziali di un’agricoltura urbana.


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sopra. “Agronica” un modello di urbanizzazione debole, Domus Accademy per Philips, 1995 (A. Branzi, D. Donegani, A. Petrillo, C. Raimondo con T. Ben David). a sinistra. Frank Lloyd Wright. “Broadacre City”. pianta e schizzo, 1935

1. analisi/

il mondo pre e post industriale

Come alfabetizzazione ambientale tra i progettisti e studiosi è aumentato l’entusiasmo per la produzione agricola intorno alle città. Ad alimentare questa tendenza è l’interesse del pubblico per il cibo e la sua produzione e la distribuzione in un mondo globalizzato. Tra i più forti sostenitori di questi obiettivi sono il Slow Food e i movimenti Locavore. I progetti di Frank Lloyd Wright “Broadacre City” (1934-35) e quelli di Andrea Branzi “Agronica” (1993 - 94), e il suo ulteriore sviluppo “Territorio per la New Economy” (1999), si basano sul concetto di produzione agricola come elemento formativo della struttura della città inteso come qualcosa che deve essere inserito in strutture già esistenti. La visione di Wright era Broadacre City e la mise in mostra nell’inverno del 1934-35 a New York City. Secondo il piano di Wright, a ciascun cittadino doveva essere concesso un acro di terreno in modo che ogni famiglia potesse isolarsi nel verde; gli edifici pubblici, privati o industriali “diverranno un alto pennone o una striscia luminosa nella campagna”; i servizi pubblici dovevano essere costruiti sottoterra; non più “strade verticali su folle che circolano in basso sopra una scacchiera”, ma grandi strade inserite nel paesaggio secondo l’andamento del terreno, protette e circondate da alberi; i laghi, le montagne dovevano essere “resi più facilmente accessibili” dalla motorizzazione aerea. Dal nuovo standard di spazio (vasta estensione e bassa densità territoriale) risulta un territorio omogeneo la cui qualifica formale è affidata al singolo elemento architettonico e non più al generale disegno urbano. Andrea Branzi, con “Agronica” propone un modello utopico di espansione situata tra metropoli e campagna. Egli immagina una maglia ortogonale nel territorio, su cui si sovrappone l’assetto viario, e si innestano dei binari su cui scorrono delle unità che contengono una sola delle funzioni abitative base richieste: ad esempio, un container di sole cucine, uno di soli letti, uno di bagni e uno di magazzini. Si tratta di uno smembramento funzionale, attraverso cui l’urbanistica diventa contemporaneamente architettura e arredo. Questo modello, attraverso la mobilità dei binari sulla maglia, permette una flessibilità notevole a livello funzionale e formale. Le unità possono essere poste a piacimento nel territorio. Propone anche un nuovo modo di abitare collettivo, dove non esistono più lo spazio pubblico e privato ma uno è l’uso privato di uno spazio pubblico. Come dimostrato, i paesaggi suburbani sono stati concretizzati con paesaggi agricoli e fanno combaciare fattorie e campi con grandi reti territoriali o


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regionali di infrastrutture urbane esistenti. Fino ad oggi le soluzioni hanno preso due direzioni, ossia, da un parte cercare di ribonificare le aree dismesse per riportare al loro potenziale produttivo, dall’altra parta è nata la tendenza di conservare le aree rurali nelle periferie della città. Fino ad oggi le soluzioni hanno preso due direzioni, ossia, da un parte cercare di ribonificare le aree dismesse per riportare al loro potenziale produttivo, dall’altra parta è nata la tendenza di conservare le aree rurali nelle periferie della città.



2. PROBLEMA/

Un mutamento da una società del “ben-avere” ad una del “ben-essere” 2.1 Decrescita felice 2.2 Design dei sistemi

keywords/ risorse rinnovabili/ sostenibilità/ network/ sistemi globali/


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2. PROBLEMA/

dal “ben-avere” al “Ben-essere”

2.1 Decrescita felice

“Mettere al centro il cibo, inteso per il suo valore e non per il suo prezzo, significa rimettere al centro la vita, ovvero ciò che ci può rendere felici.” Carlo Petrini3

In questo momento storico è palese che sia molto difficile trovare una via d’uscita, questo perché non ci troviamo solo di fronte ad una crisi finanziaria, ma quella che stiamo affrontando è anche ecologica e climatica (riguardante l’energia e l’alimentazione). La crisi è strutturale e l’uomo, in quanto tale, è smarrito e accecato da parole come acquistare, guadagnare, vendere, globalizzare, correre. Come sempre al centro il denaro, chiaro strumento di potere, che implica la parola “avere”. Cosa fare per ripartire? Sottomettere la parola “avere”, desiderio di possesso, con la parola “essere”: ripartire dai bisogni primari dell’individuo che coincidono con l’alimentarsi. Ci sono ormai infinite ricerche scientifiche che dimostrano la necessità di rispettare i cicli e i ritmi della natura e degli ecosistemi. Si aggiunge anche la voce di Gianni Tamino4: <<C’è un’unica soluzione per questo difficile momento storico: abbandonare l’economia di crescita, rimboccarsi tutti le maniche e creare modelli diversi.>>. Nella grande era dell’urbanizzazione e dell’espansione suburbana abbiamo creato una distanza sempre maggiore fra l’uomo e il mondo naturale, nella convinzione di poter conquistare, colonizzare e utilizzare la ricchezza del pianeta senza conseguenze negative per le future generazioni. È risaputo perché è sotto i nostri occhi ogni giorno che risorse, sia rinnovabili che non, stanno finendo. Si aggiunge anche il pensiero di Luca Mercalli che stila le quattro certezze5 odierne che stanno dominando il pianeta: <<aumento della popolazione, più conflitti sulle risorse, spostamento del potere economico in Asia e accesso universale alle informazioni.>>. Allora, sembra che l’unica via d’uscita sia fare un passo indietro, adottare quella “strategia della sufficienza e dell’efficienza” di cui parlano Ezio Manzini e Carlo Vecchioli, che porta a “fare meglio con meno”6. Per farlo abbiamo bisogno di comunità forti che ridiano vita ad una democrazia partecipativa che erano scontate e banali prima dell’avvento delle rivoluzioni industriali, dove il vicino era considerato un fratello e non un nemico da tener lontano, dove l’aiuto reciproco era all’ordine del giorno e chi aveva meno veniva supportato da chi aveva di più. L’importanza di creare reti collaborative è fondamentale per poter permettere all’individuo di riaffermarsi come soggetto attivo e non come mero consumatore passivo. <<Ci stiamo, infatti, spostando verso una società in cui la qualità umana Carlo Petrini è un gastronomo, giornalista e scrittore italiano, fondatore del movimento culturale Slow Food. Citazione tratta dalla prefazione del libro Lettera ai contadini sulla povertà e la pace, Ponte delle Grazie, Milano, terza edizione marzo 2010. 3

Gianni Tamino è un biologo e politico italiano, esponente della Federazione dei Verdi e già parlamentare europeo. Citazione tratta dall’articolo: Francesca Vincentin, 4

Venezia, la decrescita è il futuro. Tamino: <<liberiamoci dal superfluo>>, Corriere del Veneto, 18 settembre 2012 descritte nel libro di Luca Mercalli, Prepariamoci : a vivere in un mondo con meno risorse, meno energia, meno abbondanza... e forse più felicità : un piano per salvarci, Chiarelettere, Milano, 2011 5


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mangiare molta verdura e ortaggi variando frequentemente la varietà

verdure e ortaggi

mangiare molta frutta variandone i colori

Immagine esplicativa di cosa sarebbe giusto mangiare durante un pasto ( frutta, verdure, cereali, proteine)

frutta

cereali integrali

proteine salutari

mangiare cereali integrali (pasta, pane, e riso). evitare i cereali raffinati (riso bianco e pane) prererire il pesce, le carni bianche, i legumi e la frutta a guscio. limitare le carni rosse. evitare gli affettati e le carni trasformate.

delle relazioni e delle esperienze acquisisce una forza uguale se non maggiore rispetto alla qualità materiale dei consumi>> afferma Francesco Morace7. L’agricoltura e l’artigianato sono gli unici settori che possono ancora dare occupazione, sono attività primarie: si può rinunciare al computer ma non a mangiare. A questo proposito, per quanto sembri marginale, anche la progettazione in realtà è più importante di quel che sembra perché determina comportamenti, abitudini e visioni. Un nuovo prodotto non influisce appena sul mercato o sul singolo, ma analizzandolo nel suo ciclo di vita, crea e determina un sistema che congiunge aziende, trasporti, imballaggi, ricerche di mercato, sistemi di produzione, ricerche sui materiali, compostaggio e riciclaggio. L’attenzione nella creazione di un oggetto è da applicare dalla sua nascita alla sua morte, cercando di evitare qualsiasi spreco di energia o materiale che produce inquinamento e scarti. L’attività umana ha bisogno di energia umana per funzionare bene tutto il resto -internet, gli agenti, la tecnologia, gli edifici- sono il supporto, non la cosa stessa. La nuova idea di comfort dovrebbe basarsi sull’aumento delle proprie capacità e la soluzione abilitante è la creazione di sistemi di prodotti e servizi che, a fronte di un risultato che l’utente vuole raggiungere gli offrono i mezzi per farlo usando al meglio le proprie capacità. Servizi che siano in grado di stimolare la voglia di fare e il piacere di mettersi in gioco attraverso in processo sociale di apprendimento. Carlo Vezzoli e Ezio Manzini, Design per la sostenibilità ambientale, Zanichelli, Bologna, 2007 6

Francesco Morace sociologo, scrittore e giornalista, presidente di Future Concept Lab. Francesco Morace, Be open to the future, allegato a Interni Magazine 624, Arnoldo Mondadori S.p.A, Milano, Settembre 2012, pag 12 7


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“quando parlo di sostenibilità in questo libro, intendo un mondo basato su meno cose e più persone. sostenibilità significa quindi creare le strutture per riportare la gente ad assumere il controllo sulle situazioni e non per rimpiazzarla con la tecnologia.” John Thackara, In the bubble desgin per un futuro sostenibile, Umberto Allemandi & C. , Torino, 2008, pag. 17

2. PROBLEMA/

dal “ben-avere” al “Ben-essere”

2.2 Design dei sistemi Si può creare in modo sostenibile? È così necessario pensare all’ennesima “sedia”? Oppure la progettazione è in grado anche di fare altro? Perché non creare sistemi e/o servizi? Siamo in un contesto in cui, con l’avvento di internet, l’accesso è aumentato, ed è, per ora, il mezzo per contattare il più elevato numero di persone in tempi brevissimi. Tutto può scorrere nella rete: saperi, informazioni, vita personale…perché non la progettazione? <<I have a dream>> è la frase con cui viene identificato il discorso tenuto da Martin Luther King il 28 agosto del 1963. Davanti al Lincoln Memorial di Washington al termine di una marcia di protesta per i diritti civili. Quello che lui ha fatto è creare un’immagine nei nostri cervelli, una realtà che la maggiora parte delle persone non era neanche riuscita ad immaginare da sola. La vera sfida, per rendere un pensiero diffuso, è creare qualcosa che sia desiderabile. Il design dei servizi permette di costruire in maniera efficace e centrata sull’utente, servizi come risposta ad un quadro problematico. I servizi sono prevalentemente relazioni e come tali sono vincolati ai comportamenti quotidiani di ognuno. Lavorare insieme, imbastire una rete di relazioni con diversi interlocutori che diventano partner, per ottenere soluzioni condivise, affrontando problemi comuni, è una strada percorribile. Come afferma Clare Bass8: <<se vogliamo che la gente cambi la modalità con cui svolge le proprie attività quotidiane dobbiamo fare in modo che i nuovi comportamenti risultino divertenti e desiderabili>>. Interconnettre persone, risorse e luoghi in combinazioni nuove e in tempo reale permette di creare servizi di domanda-offerta che, se combinati con un’approfondita conoscenza del territorio e con una ripartizione dinamica delle risorse, possono ridurre drasticamente il numero di mezzi e di infrastrutture di cui abbiamo bisogno per funzionare in modo efficiente. Per effettuare cambiamenti nei sistemi complessi non è fondamentale agire in grande, anzi, spesso sono i piccoli cambiamenti ad avere conseguenze enormi e positive. La forza delle idee è in grado di compiere mutamenti. “Il punto critico” (libro scritto da Malcom Gladwell) è la storia che <<Idee, prodotti, messaggi e comportamenti si diffondono proprio come fanno i virus.>>9 Una sensibilità al contesto, alle relazioni e alle conseguenze costituisce la prerogativa chiave per una transizione da uno sviluppo irrazionale a una progettazione ragionata. L’etica e la responsabilità possono dar forma alle Clare Bass, Be open to the future, allegato a Interni Magazine 624, Arnoldo Mondadori S.p.A, Milano, Settembre 2012, pag 21 9 Malcolm Gladwell, Il punto critico. I grandi effetti dei piccoli cambiamenti, Rizzoli, 2000, pag. 11 8


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decisioni progettuali senza penalizzare l’innovazione sociale e tecnologica di cui tutti noi abbiamo bisogno. “La progettazione ragionata comporta una determinazione a: - riflettere in anticipo sulle conseguenze delle azioni progettuali e prestare molta attenzione ai sistemi naturali, industriali e culturali che formano il contesto delle nostre decisioni; - tenere in considerazione i flussi di materia e di energia in tutti i sistemi che si sviluppano; - dare priorità all’attività umana e non considerare gli essere umani come <<fattori>> all’interno di un quadro più ampio; - fornire valori reali alla gente-non fornire persone ai sistemi; - trattare il <<contenuto>> come qualcosa da creare, e non da vendere; - guardare al luogo, al tempo e alle differenze culturali come a valori positivi, non come ostacoli - concetrarsi su servizi, non sulle cose, ed evitare di inondare il mondo con oggetti superflui.” 10 Certo i limiti esistono e modificare i comportamenti della società spesso è considerato utopico, ma la creazione di alternative sociali interessanti deve essere tanto eccitante quanto affascinante. Se nessuno propone alternative, per quanto piccole esse possano essere, allora la società non sarà nemmeno disposta a cambiare, mentre se qualche piccolo cambiamento viene proposto sicuramente di fronte a questo non si può rimanere indifferenti. <<Un’ estetica dei servizi e dei flussi dovrebbe essere capaci di ispirarci, e non solo di soddisfarci>> insiste John Thackara.

Un esempio di design di sistemi: bike sharing, il BikeMi a Milano.

John Thackara, In the bubble design per un futuro sostenibile, Umberto Allemandi & C. , Torino, 2008, pag. 19 10



3. SOLUZIONI IN ATTO/

artigianato e agricoltura tra recupero e riscoperta 3.1 L’autocostruzione 3.2 Agricoltura urbana 3.3 Mercati rionali

keywords/ biocompatibilitĂ / istruzioni/ autocostruzione/ mercati/


3. soluzioni in atto/

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BILLY

artigianato e agricoltura

3.1 L’autocostruzione Il termine “design”, che tradotto in italiano significa “progettare”, deriva dal latino pro-jectare e significa “gettare avanti”, implica cioè una visione futura, uno sguardo anticipatore per creare in tempo soluzioni ai problemi. Ultimamente però si ricollega solo alla mera progettazione di manufatti in un mondo ormai saturo di cose. I modelli economici, sociali, culturali su cui ci stiamo basando stanno facendo acqua da tutte le parti. Per non finire naufraghi di noi stessi è necessario mutare i modelli, modificare le cornici del cervello che ci portiamo sin dal 1760. Youngme Moon, docente di Business Administration all’Harvad Business School, nel suo libro “Differente”11, oltre a descrivere l’omologazione ideologica di alcune aziende, tenta di stilare un elenco di brand, definiti “brand capovolti” che hanno abbandonato l’ossessione della concorrenza per concedersi alla differenziazione. Il loro punto di forza non è ciò che offrono, ma ciò che non offrono, ci danno qualcosa in meno, ma anche qualcosa in più. Emblematico è il caso dell’azienda ikea, specializzata nella vendita di mobili, complementi d’arredo e altra oggettistica per la casa, fondata nel 1943 da Ingvar Kamprad a Älmhult (Svezia). Se la concorrenza punta a “coccolare” in modo quasi esagerato il cliente, ikea, oltre a progettare autonomamente i propri mobili, li confeziona, smontati, in pacchi piatti trasportabili che il consumatore porta al proprio domicilio per poi montarli attraverso istruzioni contenute nell’imballaggio. Questo sistema consente all’azienda di risparmiare sui costi del vettore e di assemblaggio e quindi di contenere i prezzi. Li appassionati del brand concordano sul fatto che il processo di montaggio può essere tedioso, ma affermano anche che <<ti fa sentire autonomo>>. Tutto ciò denota un’alchimia rara per un brand: i clienti trasformano gli elementi negativi di una marca in aspetti positivi ai loro occhi. Il montaggio a carico del consumatore è un concetto che fu intrapreso anche dal progetto “Metamobile” del 1974, dell’azienda Simon, insieme al genio creativo e filosofico di Enzo Mari. Si avviò una vera e propria rivoluzione anticipando i promotori del no-copyright: “Metamobile” si basava infatti sull’idea che ogni persona che ne fosse in grado e non lo facesse per fini commerciali, era autorizzata a fabbricarsi i mobili Simon, i cui disegni venivano spediti gratuitamente su richiesta. <<La Simon ed Enzo Mari autorizzano ogni persona (che non ne faccia oggetto di produzione per fini commerciali) 7

Youngme Moon, Differente : il conformismo regna ma l’eccezione domina, ETAS, Milano, 2010 11


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a destra. esempi di istruzioni per il montaggio di mobili IKEA in alto. Progetto di Enzo Mari 1974 “Proposta per un’ Autoprogettazione”

a fabbricarsi i modelli qui presentati per uso proprio. Con l’aiuto del progetto e del solo martello chiunque è in grado di costruire il mobile>>. Oltre che una proposta di mobili semplici a basso prezzo, era un preciso esempio di vendita diretta al pubblico, al di fuori delle tipiche strutture distributive, e un modo per ironizzare sul mito del designer super-star degli anni Sessanta. All’operazione parteciparono, oltre al già menzionato Enzo Mari, anche Carlo Scarpa, Ignazio Gardella e Kazuhide Takahama. Nonostante si trattasse volutamente di un’operazione simbolica, “Metamobile” non era un gioco intellettuale e snobbistico, ma una concreta risposta ai bisogni e un’idea propulsiva di nuovi valori civili. Il manifesto concludeva così: “La vera felicità è non avere mai nulla di più di quello che ti serve veramente”. Il concetto che era stato presentato nel 1974 è stato poi portato nel contesto odierno istituendo “Recession Design”12, una comunità di designer che si sono associati per creare progetti, che dotati di istruzioni, potevano essere riprodotti dai consumatori reperendo il materiale in qualsiasi distributore per bricolage. La prima collezione Recession Design è stata presentata al Fuori Salone di Milano nell’aprile 2009. Recession design prefazione di Enzo Mari, Design fai da te: idee contro la crisi, Rizzoli, Milano, 2011 12


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Progetto open-source Wikihouse dello studio Architecture 00:/ , 2011.

3. soluzioni in atto/

artigianato e agricoltura

Da una parte quindi il tema di assemblare il proprio oggetto a casa e dall’altra quello dell’autocostruzione che sono stati ripresi recentemente nel progetto “Wikihouse”. Esso consente a chiunque di disegnare la propria casa, scaricarla online, stampare su legno il risultato del proprio lavoro per poi assemblarlo senza alcuna difficoltà. La struttura della rete open-source, su cui poggia “Wikihouse”, permette di condividere il proprio lavoro con altre persone e riappropriarsi di una vena artigianale riadattata in chiave moderna, attraverso il taglio dei pezzi con una macchina a controllo numerico. Come diceva John Maynard Keynes, economista, <<è più semplice spedire ricette che torte e biscotti>>. Ovvero, è meglio dare la possibilità alle persone di


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creare un proprio lavoro anziché prendere uno già fatto. Costa meno e dà molta più soddisfazione. Infatti, il lavoro artigiano – come spiega Stefano Micelli nel suo nuovo libro “Futuro Artigiano”13 – rappresenta uno dei tratti distintivi della cultura e dell’economia italiana. Il suo peso è stato determinante nello sviluppo dei distretti industriali e delle piccole imprese che hanno segnato la crescita economica degli anni Ottanta e Novanta. Le maggiori imprese italiane hanno puntato sui propri ‘knowledge workers’, cioè su coloro che conservano un saper fare rispetto ad un determinato ambito. Quello che è accaduto però, come detto in precedenza, è che si è sostituito quel saper fare con una macchina, automatizzando un mestiere che in realtà aveva tutto il suo fascino nella sua cultura intrinseca. In questo momento sarebbe bene recuperare e rinnovare l’artigianato, non secondo un sapore nostalgico per il tempo che fu, ma riprendendo quei saperi come la passione per la qualità del lavoro, il suo desiderio di migliorare nell’esercizio e nell’approfondimento delle tecniche, il suo radicamento in comunità di pratica socialmente riconosciute, e riadattarli, intendendo il lavoro non più come la ripetizione di una serie di gesti predefiniti. Di uomo artigiano aveva parlato anche Richard Sennett14, soffermandosi su tre caratteristiche che lo distinguono dall’operaio di fabbrica. Prima di tutto il lavoro artigianale incorpora una quota di autonomia superiore, che riflette la capacità dell’artigianato di orientarsi all’interno di problemi complessi e di trovare soluzioni originali, dominando tutto i processo produttivo e non solo una parte. Un secondo aspetto distintivo riguarda il dialogo con il committente. L’artigiano conosce le aspettative e i desideri di colui che è il destinatario del suo lavoro ed è in grado di verificare la qualità del risultato finale con il diretto interessato. Infine, l’aspetto sociale del mestiere: l’attività dell’artigiano si struttura in pratiche socialmente riconoscibili e trasmissibili in grado di definire la sua identità. Un altro aspetto che Sennett enfatizza nel suo libro riguarda il modo in cui l’artigiano conosce il mondo che lo circonda. Contrariamente a quanto accade per l’analista simbolico, il sapere artigiano passa attraverso una sintesi continua fra pensiero e azione. L’esperienza diretta del mondo che lo circonda costituisce il principale rimedio alle distorsioni generate dai mezzi di comunicazione di massa. Concludendo è chiaro che fare le cose ci rende più consapevoli. Stefano Micelli, Futuro artigiano: l’innovazione nelle mani degli Italiani, Marsilio, Venezia, 2011 13

Richard Sennet, L’uomo artigiano, Feltrinelli, Milano, 2008 14


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3. soluzioni in atto/

artigianato e agricoltura

3.2 L’agricoltura urbana Date le condizione del constesto, quindi è forte l’esigenza, in questi ultimi anni di cercare di tornare a quella relazione uomo-natura, ormai andata quasi perduta. Vari progettisti si sono approcciato a questo nuovo settore, come Gionata Gatto, laureato alla Eindhoven Academy, ha progettato per la sua tesi di laurea “Urban Buds”, una valigia dove coltivare i propri ortaggi preferiti. Concepiti non solo come verde domestico decorativo, ma anche come uno


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a destra. “Urban Buds” di Gioanata Gatto, 2009 in alto (dall’alto verso il basso). “Orto in Piedi” di Cascina Bollate, 2009/ “Minigarden” di Quizcamp, 2011 / “Agritouring” di Patrick Hubmann, 2009

strumento per garantire a ciascuno di avere a portata di mano le specie alimentari più vicine alla propria cultura alimentare. Dato solo apparentemente banale in una società sempre più multietnica che rischia di cancellare di fatto alcune varietà vegetali in nome della facilità di approvvigionamento e della legge economica della monocultura. Un’idea simile ma incentrata sull’ambito domestico, è di una cooperativa sociale milanese - Cascina Bollate (sede dell’omonima casa di reclusione) - che ha studiato un’originale soluzione per avere un pezzo di campagna anche in città, sul terrazzo o sul balcone di casa. “Orto in Piedi” è un pannello verticale alto 2 e largo 1.2 metri, ricoperto da un substrato fertile in fibra di coccoche consente di coltivare, in poco spazio, verdure di piccole dimensioni come insalata, pomodori ciliegino e prezzemolo. Una soluzione compatta, che può anche diventare una seduta: “Orto Seduto” è infatti la seconda invenzione di casa Bollate, un cubo (50x50x50 cm) che può ospitare piante su tutti i fronti, ma anche un piccolo spazio per “sedersi sul proprio orto”. Ancora una proposta per costruire su terrazzi e balconi dei veri e propri giardini verticali, concentrando in poco spazio tutto il verde che si può desiderare. “Minigarden” è una struttura modulare progettata dall’azienda agro-alimentare portoghese Quizcamp, nel 2011. I moduli impilabili sono realizzati, in bianco o nero e in due differenti misure, in un tipo di polipropilene copolimero che non rilascia sostanze chimiche ed è quindi sicuro anche per la coltivazione di piante commestibili, per poter allestire anche in città e anche negli spazi più angusti un orto funzionale e produttivo “Agritouring”, invece, è un’installazione di design pubblico che promuove un’agricoltura urbana sostenibile, un orto mobile per rinconquistare il contatto con la natura. Otto cubi in legno di pino multistrato, di dimensione 80x80x80 cm, costituiscono un unico modulo che è contemporaneamente dimora per i vasi dell’ orto, seduta e contenitore di attrezzi per la manutenzione. Un’oasi di sosta e relax, un oggetto dal design semplice e funzionale per la città del futuro. Agritouring aspira ad essere un modello per l’intera città, promuove uno stile di vita attivo e salutare, insegna il rispetto per la natura e per lo spazio pubblico, è un luogo d’incontro in grado di sviluppare attorno a se un senso di comunità e creare momenti e occasioni di scambio. Differenti approcci ma con unico filo conduttore: la necessità di tentare di autoprodursi uno spazio verde che alimenti corpo e mente in città.


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“Il sogno dell’artista è comunque quello di arrivare al museo, mentre il sogno del designer è quello di arrivare ai mercati rionali” Bruno Munari, Artista e designer, Laterza, Bari, 1971.

3. soluzioni in atto/

artigianato e agricoltura

3.3 I mercati rionali Fiere e mercati sono una struttura intimamente connessa con la vita rurale, che fisicamente – nella nostra regione – si collocano i centri di popolamento non rurale ed assumono tanto maggiore importanza economica quanto più importanti sono i centri in cui vengono tenuti: constatazione fatta a suo modo già alla fine del Cinquecento da Tommaso Garzoni15, quando scriveva che <<le fiere e i mercati…sogliono tenersi più per i contadini che per gli altri>> ed analizzava la variopinta folla che si accalcava nelle piazze cittadine avendo sott’occhio – anche se non la nominava - Bologna. Luogo di scambio e di prodotti agricoli, di materie prime, di manufatti, il mercato è necessita esistenziale di ogni società che pratichi l’agricoltura e l’artigianato. Economisti e storici dell’economia hanno scritto migliaia e migliaia di dottissime pagine sul mercato come sistema di rapporti tra produttori, consumatori, venditori, acquirenti in connessione con l’andamento della produzione, dell’importazione e dell’esportazione, con la determinazione dei prezzi: ma del mercato e delle fiere intesi come corposa realtà di uomini, di animali, di cose, raccolti in certi giorni, in determinati luoghi, si parla poco o niente. Altrettanta trascuratezza mostrano i sociologi, che sembrano ignorare il mercato come centro di aggregazione sociale. Eppure, se c’è una regione che inviti a riflettere sulla funzione del mercato come luogo d’incontro, è la nostra: la denominazione di non poche città dell’Emilia Romagna rivela che esse sono nate e cresciute come forum, cioè come centro amministrativo e religioso, ma anche come mercato per i coloni latini e per le preesistenti popolazioni indigene. È passato irreversibilmente il tempo in cui, giorno dopo giorno, gli ortolani portavano al mercato, col carretto tirato da un somarello, i prodotti del loro orto. I compratori così sapevano da quale terra, da quale zona venivano i prodotti che comperavano e che dovevano alla loro provenienza una particolare sfumatura di sapore e di profumo. Nell’epoca odierna industriale riportare in auge, dissotterrare e portare alla luce quesi valori sta diventando fondamentale e c’è la necessità di riavvicinare la società alle cose umili, al lavoro fatto con le mani, al tempo biologico della crescita delle piante, alla passione verso la natura, al rispetto per il vicino, e all’importanza della collaborazione tra i vari individui. Soffermandosi a parlare con chi impasta la terra con le proprie mani, è quasi impossibile che non si venga avvolti dalla passione di alimentare la crescita. Tommaso Garzoni, La piazza universale di tutte le professioni del mondo, Venezia 1585 15


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Alcuni scatti delle bancarelle di agricoltori nel mercato di Cattolica. Evidente è la voglia di esporre il frutto del loro operato genuino e a km 0. Copyright Fotografie 2012 © Laura D’Amico


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3. soluzioni in atto/

artigianato e agricoltura

Racconto diretto di chi ha potuto assaporare quel mercato che oggigiorno si è perso è quello di Pellegrino Mercatelli, che sottoforma di romanzo descrive come si organizzavano le piccole vendite nel 1941:

“Nelle piccole piazze dei vecchi quartieri cittadini spira aria di paese: si sentono ancora <<le voci della strada>> le classiche cantilene dei girovaghi. Benvenuto tutte le sere, dopo cena, usciva a prendere un po’ d’aria in piazzetta. […] Il gelataro (gelato al biscotto, igienico, corroborante sostanzioso: è fatto con le nevi del Monte Bianco! Ragazzini piagnete che la mamma ve compra er gelato) spingeva innanzi a sé il carrettino verniciato in bianco con immaginari paesaggi nordici e mondani dipinti sulle pareti, con i pesanti recipienti metallici pieni di gelato e la custodia di vetro per i coni di pasta, il tutto illuminato dalla lampada nichelata ad acetilene, che costituiva una grande novità. [..] Faceva poi la sua comparsa l’olivaro [..] immergeva il grosso cucchiaio di legno, concavo e bucato, la cucchiara, nella secchia e mostrava le olive umide agli avventori che dubitavano della bontà del prodotto. Fatte silenziosamente le vendite, distribuendo i cartocci gialli dopo averli pesati, con un complicato e ingarbugliato calcolo in cui le frazioni di libbra romana si mescolavano agli etti e ai grammi se ne andava senza far chiasso e soltanto qualche minuto dopo dalle strade vicine giungeva l’eco del suo grido: olive verdi; olive dolci. Sono della Sabine le olive! [..] C’erano poi, di quando in quando, ma si trattava di avventizi, di gente che non apparteneva al classico ambiante della piazzetta, i venditori di castagne cotte al forno e di collane di fichi secchi. [..] più fortunato sarebbe stato il sor Lorenzo, un simpatico vecchietto venditore di croccanti, noccioline americane e caramelle, celebre per le sue storielle e l’imperturbabile umore. 15 La fiera non sarebbe fiera, non sarebbe cioè completa, viva, gaia, rumorosa, pittoresca se mancassero i venditori ambulanti. Il denaro ricavato dalla vendita dei prodotti agricoli, la gioia del buon affare concluso, la necessità di acquisti portano naturalmente i contadini al mercato. Gli ambulanti, secondo le tradizioni e le possibilità del paese, potano talvolta i loro banchi, sormontati dalla caratteristiche tende, nei pressi del mercato del bestiame. [..] Che cosa vendono? Un po’ di tutto: dalla penna stilografica agli utensili da cucina, dalla biancheria al lucido per le scarpe, dalla carta da lettere alle stoffe, ai cappelli, ai guanti, alle calze, alle scarpe… Prezzi buoni, prezzi modesti. [..] la sua vendita giova all’industria che utilizza così la seconda e la terza scelta dei prodotti, giova ai clienti che possono acquistare a prezzo modesto quel che non acquisterebbero mai al prezzo del prodotto finito e perfetto, giova ai grandi commercianti cittadini che sanno a chi rivendere le rimanenze di stagione, giova all’economia generale del paese con l’aumento dei consumi e conseguentemente alla ricchezza e della circolazione del denaro. E la fiera è generalmente bella, caratteristica, ordinata: anche l’orgoglio, la genialità, la volontà, la passione di lavoro del venditore ambulante si concentrano, si nobilitano e si esaltano nelle fiere. 16” Pellegrino Mercatelli, La bottega sulla strada. Appunti per un commercio ambulante, Edizioni “Casa della Stampa”, Roma, 1941, pag 34-44 15

Pellegrino Mercatelli, La bottega sulla strada. Appunti per un commercio ambulante, Edizioni “Casa della Stampa”, Roma, 1941, pag 95-98 16


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4 sopra. Alcune delle 35 biciclette dei mestieri ambulanti esposte al Museo del falegname Tino Sana ad Almenno San Bartolomeo. (1. Barbiere/ 2. Arrotino/ 3. Maniscalco/ 4. Lattaio/ 5. Ciabattino/ 6. Fotografo/ 7. Panettiere) Copyright Fotografie 2012 ©Luca Lucchetti ©Museo del Falegname Tino Sana

destra. Differenti “vettori” a seconda dell’etnia (Cina e Africa)

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4. PROPRIO CONTRIBUTO/

L’agricoltura come nuovo ordine economico, ecologico e spaziale della città: GROW.ORG 4.1 Scenario del possibile 4.2 Scala di applicazione 4.3 Mappa dell’offerta 4.4 Mappa degli attori 4.5 Mappa modulare 4.6 Mappa del sistema 4.7 Istruzioni

keywords/ internet/ innovazione/ autocostruzione/ agricoltura/


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4. proprio contibuto

grow.org

4.1 Scenario del possibile Una volta analizzati, quindi, i valori del passato, prendendo in considerazione quelli del presente è facile stilare quelli per il futuro. Dato che la transizione delle società contadine pre-industriali alle società urbane e industriali può essere descritta come una massa enome di contadini che, in relativamente poco tempo, ri-definiscono il loro modo di vivere, impostando buovi progetti di vita, perchè non può avvenire il contrario? Definita la direzione verso concetti come collaborazione, sostenibilità e autocostruzione, e scelto un contesto, può avvenire un cambiamento. Il piccolo passo che si andrà a delineare verso comportamenti e sistemi più sostenibili è certamente difficile (data la complessità di problemi che bisogna affrontare), ma è praticabile perchè “promettente”, cioè ragionevolmente ben orientato (verso la sostenibilità) e altrettanto ragionevolmente fattibile (in relazioni agli attori presi in considerazione e al contesto). Per attuare un cambiamento, è bene intervenire dal basso, ossia dall’ambito locale, dal quotidiano. <<Il quotidiano di cui parliamo è definibile come il contesto per l’azione di un soggetto: l’insieme di ciò che vincola o apre opportunità alla sua vita quotidiana, e che estende fino a dove, con le proprie scelte e con le proprie azioni, egli è in grado di incidere.>>17 Il progetto “grow.org” ha immaginato qualcosa che non c’è e ha trovato un modo per realizzarlo riguardo al macro ambito dell’alimentarsi ponendo l’attenzione al micro universo dei mercati rionali di prodotti ortofrutticoli, intesi nella loro organizzazione di quartiere.

evoluzione grafica del logo in relazione ai valori del progetto

Il logo sintetizza graficamente i due principi cardine del progetto: “Grow-”/ Andamento crescente: per sottolineare la crescita sociale, culturale ed economica con il recupero e rinnovamento dell’artigianato e dell’agricoltura incentivando la collaborazione tra contadini, consumatori, enti e progettisti. “ -org” / Andamento decrescente: per sottolineare la decrescita, ossia l’esigenza odierna di abbandonare l’economia del consumismo (del “sovra”), creando un modello diverso che miri al “necessario misurato” incentivando la vendita diretta sia di prodotti ortofrutticoli che di manufatti.

R. A. Coad, Manzini Ezio e Jégou François, Quotidiano sostenibile. Scenari di vita urbana, Edizioni Ambiente, Milano, 2003, pag 14. 17


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che cosa? Progetto

Sistema open-source che diffonda una cultura del progetto e una cultura agricola

per chi? Target

Agricoltori, progettisti, consumatori ed enti.

scenario futuro: Rendere alla portata di tutti concetti di cultura del progetto (autocostruzione/ progettazione/ sostenibilità) e cultura agroalimentare ( vendita diretta/ km 0/ tracciabilità)

come renderlo reale:

da chi? Produttore

Autocostruzione o aziende che si associano al gruppo grow.org

localizzazione

vendita diretta

collaborazione

open-source

insegnamenti

modularità

dove? Raggio d’azione Comuni

perchè? Vision

Risollevare la crisi partendo dall’importanza delle relazioni recuperando agricoltura e artigianato

dove renderlo reale> mercato rionale

Istituire luoghi in cui l’esperienza è alla base per la creazione di relazioni tra enti, consumatori, agricoltori e progettisti.


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4. proprio contibuto

grow.org

4.2 Scala di applicazione: comuni Il tradizionale mercato settimanale italiano si presenta come un mercato agricolo dove la gente dei dintorni si reca per vendere i prodotti del suolo o dell’allevamento a privati, a commercianti locali o venuti da fuori; ma su questa base agricola si è da tempo immemorabile innestato il mercato dei manufatti, fabbricarti in sito o provenienti da centri più lontani, posti in vendita ad un prezzo molto più rigido di quello dei prodotto agricoli offerti dai contadini.

Una carta generale dei mercati peridioci in Emilia e in Romagna permette di constatare che l’ubicazione dei mercati non è sempre in rapporto diretto con la prosperità e la produttività delle zone che servono, né con l’entità demografica dei centri in cui si tengono, e che centri con poche centinaia di abitanti con sede di mercato, così che è ipotizzabile la derivazione da situazioni storiche, connesse alla rete delle comunicazioni stradali ed agli antichi mezzi di trasporto

localizzazione


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4.3 Mappa dell’offerta: la vendita diretta Oggi la grande distribuzione per l’ambito agricolo (ma vale anche per quello manifatturiero), ha cancellato qualsiasi sapere rispetto al prodotto. La vendita diretta è una pratica fondamentale per il sostegno dell’agricoltura contadina perché possiamo conoscere chi produce, quello che mangiamo, e chiedergli informazioni su come lavora e sulle caratteristiche dei suoi prodotti. Lo stesso concetto è stato portato per l’ambito del progetto in cui si eliminano i fattori moltiplicativi del mercato, la merce sovraprodotta nei magazzini e si migliora il contatto tra designer e utente.

vendita diretta


4. proprio contibuto

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grow.org

4.4 Mappa degli attori Questa capacità di immaginare qualcosa che non c’è, non va riferita solo agli specialisti di progetto (designer, ingegneri, architetti, urbanisti), ma a tutti gli attori coinvolti nella costruzione della città. La costruzione del futuro e, oggi in particolare, la transizione verso la sostenibilità, corrispondono ad un processo sociale in cui tutti hanno un ruolo e in cui tutti, con diverse responsabilità e dovere, giocano la loro partita.

sistema classico

sistema open source

gerarchico/ verticale/ centralizzato/ dall’alto verso il basso

rete di relazioni/ orizzontale/ decentralizzato/ dal basso verso l’alto

un’entità progetta un intero sistema per tutti l’utente finale è passivo la produzione è statica

tutti progettano una parte del sistema comune l’utente finale è attivo la produzione è dinamica

collaborazione


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“colui che riceva da me un’idea, riceve un’indicazione senza per questo sminuire la mia; e chi accende il suo stoppino con il mio, riceve luce senza per questo lasciarmi al buio” Thomas Jefferson, citazione da Anderson Chris, La coda lunga: da un mercato di massa ad una massa di mercati, Edizioni Codice, Torino, 2010, pag 142

Puntare all’attività dialogica permette di creare una nuova disponibilità di risorse sociali grazie alla quale l’interazione progettuale tra gli specialisti (agricoltori e progettisti) e normali cittadini (consumatori ed enti) può avvenire alla pari come un confronto tra esperti, in cui i primi portano le loro tradizionali competenze, mentre i secondi portano la loro conoscenza al problema e la loro creatività e intraprendenza nel generare nuovi modi per affrontarlo. I principali attori saranno: - enti: ne fanno parte coloro che intendono sostenere il progetto, per esempio, finanziatori (comuni/banche), fornitori (materie prime, studi di comunicazione), promotori (società di quartiere) o partners (aziende che intendono rendersi disponibili per la produzione del progetto) - agricoltori: possono vendere i propri prodotti, scambiare idee con i consumatori e progettisti per migliorare il loro operato o tramandare il proprio saper fare. - progettisti: possono trovar impiego sviluppano progetti o nuove visioni per gli agricoltori creando una relazione tra co-produttori. - consumatori: possono acquistare prodotti sani e iniziare anche autonomamente la propria coltivazione a casa o in città. Possono scambiare pareri, idee e consigli direttamente con agricoltori e progettisti. È fondamentale, quindi, non solo mirare ad un modello di sviluppo economico e industriale efficiente, meno inquinante e indipendente dai combustibili fossili, ma anche modificare le abitudini alimentari, dalla spesa alla cucina, affinché la produzione di cibo abbia da una parte un minor impatto sul clima, e dall’altra sia meno vulnerabile ai cambiamenti climatici. Soprattutto è importante non muovere dalla vecchia idea che l’unione fa la forza

collaborazione


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4. proprio contibuto

grow.org

4.5 Mappa modulare: S, M, L

“un albero è una lenta esplosione di un seme [..] nota anche che il tronco si divide in due rami e che questi si dividono ancora ancora in due, e così ancora finchè tu hai un intero albero[..]” Bruno Munari, Disegnare un albero, Edizioni Corraini, Mantova, 2004

La natura ha dimostrato fin da subito che in sistemi complessi, i disegni modulari sono quelli che sopravvivono e prosperano. I sistemi non modulari, intendendo gli organismi cellulari, vissuti sulla Terra tre miliardi di anni fa, avevano sviluppato tentacoli, bocche, braccia e una serie di altre strutture complesse (alcuni crebbero fino a 15 centimetri). Questi organismi unicellulari hanno dominato la catena alimentare per milioni di anni. Poi, circa 500 milioni di anni fa, entrarono in scena gli organismi pluricellulari. In semplice decine di milioni di anni, si sono evoluti così rapidamente che hanno superato 3.000 milioni anni di evoluzione dai complessi organismi unicellulari, sostituendosi come modello dominante. Gli essere umani non hanno inventato la modularità, perché siamo la modularità. Con migliaia di miliardi di moduli (cellule) per persona, godiamo dei benefici della tolleranza di errore ogni giorno. Il sistema “grow.org” è stato pensato a moduli per garantire una facile riproduzione, (autocostruibili), aggregazione (nel momento dell’aggregazione per il “farmer’s market) e riparazione (basterà ricostruire solo un pezzo e non tutto l’oggetto intero).

modularità


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modularitĂ


4. proprio contibuto

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grow.org

caratteristiche dei box: - assemblabili disassemblabili - facile riparazione

(s) home

[m] city

{l} farmer’s market

- ingombri utili sia per la coltivazione che per la vendita - aggregabili

volume minimo

volume minimo

volume minimo

200x200x200

600x600x300 mm

2100x1400x700

mm

mm elemento:

elemento:

[m] city

elementi:

(s) home

contenitore

(s) home +

contenitore

medio

[m] city +

piccolo

tavolo

Si è cercato di istituire uno standard, ossia una tipologia da progettare. In questo modo il processo evolutivo, regolamentato da questo vincolo, potrà avere meno probabilità di errore e una coerenza complessiva. I volumi considerati sono in relazione, per i contenitori, all’ingombro utile di terreno per la crescita delle piante, mentre per l’aggregazione del mercato in virtù dell’algregazione dei primi due e del tavolo.

modularità


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“una città diventa cuore se la sua classe creativa è in grado, meglio di qualsiasi altra, di mettere insieme i mezzi per trasformare un nuovo servizio in prodotto industriale” Jacques Attali, Breve storia del futuro, Fazi, Roma, 2007, pag 38 La scelta del legno Okumè è data dalla sua caratteristica idrorepellente. E’ un legno di peso medio, l’ideale per non affaticare il trasporto dei vari box. Ha una durata lunga senza necessità di trattamenti e protezioni particolari, può quindi rimanere in contatto con l’umidità della terra. Il piallaccio di questo legno è usato per una gamma di scopi generali, per mobili, rivestimenti di porte, tramezzi, ecc., e per il suo peso leggero è usato anche per la costruzione di piccole imbarcazioni, Questo legno, malgrado le sue altissime qualità, ha un prezzo molto contenuto: questo è dovuto alla sua relativa abbondanza nelle foreste primarie di Gabon (Guinea Equatoriale). Al 15% di umidità ha un peso specifico variante tra i 400 ed i 500 Kg/m. In alternativa si potrebbe utilizzare un Larice che in Italia cresce nell’arco alpino. Ha una media lavorabilità: unoni con chiodi e viti hanno buona tenuta, così come l’incollaggio, tinteggiatura e verniciatura sono possibili, ma non sempre eccellenti. I suoi impieghi sono solitamente per strutture costruttive sia nel settore edilizio, che stradale, che navale, falegnameria pesante, pavimenti, infissi interni ed esterni, mobili e botti. Ha un alta resistenza, discreta resistenza all’urto, bassa durezza, la sua densità dopo stagionatura è circa 650 kg/m3.

modularità


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4. proprio contibuto

vaso

grow.org

borsa

S, for home

La taglia (S) home è un piccolo vaso che permette di essere posto in qualsiasi luogo della casa (preferibilmente sui terrazzi dotati di ringhiere per garantire l’esposizione al sole) attraverso l’aggiunta di una cinghia in nylon. Piccoli ortaggi e spezie sono l’ideale per iniziare la propria coltivazione. (S) home, come gli altri box, è stato pensato in modo che sia assemblabile/ disassemblabile e facilmente trasportabile dal mercato a casa, attraverso la cinghia che funge da una sorta di borsa. La dimensione è stata progettata sia in virtù della location in cui andrà posto (terrazzi) che rispetto all’ingombro di piccoli ortaggi (volume terra 200x200x200 mm). (S) home, può essere facilmente aggregabile data la sua forma geometrica, per creare principalmente sistemi in fila, così si potrà accupare come meglio si crede lo spazio domestico, magari legandolo anche vicino al lavello potrà essere comodo durante la preparazione dei pasti. Lo si potrà poi trovare anche nei mercati, dove dentro l’agricoltore vi potrà vendere la sua piantina così iniziare la coltivazione sarà più semplice del previsto.

home


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misure espresse in mm - scala 1:10

home


4. proprio contibuto

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cariola

carro

grow.org

M, city La taglia [m], city è adatta per i centri storici ed urbani dove manca il verde. Una volta riempito con il terreno si potranno coltivare i propri ortaggi (anche alcuni alberi da frutta) e, grazie alle ruote e alla cinghia, può essere facilmente trasportabile. [m], city, come gli altri box, è assemblabile/disassemblabile, facilmente trasportabile sia in città che nel momento di vendita (passaggio, camion-suolo). Il suo ingombro minimo è stato pensato in virtù dell’ingombro del terreno per la coltivazione di ortaggi medio-grandi (volume terra 600x500x600 mm). La sua forma a base quadrata permette di essere aggregabile ad altri box [m], city permettendo quindi la creazione di sistemi di orti urbani anche all’interno di atri condominiali. [m], city potrà quindi essere uno spunto per creare relazioni, tra varie etnie, anche all’interno delle città, cercando di favorire scambi di prodotti ortofrutticoli e di sapere tra vicini.

city


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720

506 656

300 600

720

600 sezione A-A misure espresse in mm - scala 1:10

city


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cavalletto

4. proprio contibuto

grow.org

L, farmer-s market

tabernae

La taglia {L}, farmer’s markets: comprende (S) e [M] che, a discrezione dell’agricoltore, possono essere contenitori sia per le piante che per i prodotti ortofrutticoli sfusi (già raccolti). Inoltre è dotato di banco vendita (dove potranno essere anche integrati le taglie (S). {L} è assemblabile e disassemblabile, facilmente trasportabile (passaggio camion-suolo), completabile con l’inserimento della taglia S. Dotato di una cinghia in nylon che permetterà un facile trasporto e garantirà più struttura al tavolo. La cellula base misurerà 2100x1400 mm e servirà per organizzare gli spazi mercato

farmer’s market


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cellula base

misure espresse in mm - scala 1:20

farmer’s market


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4. proprio contibuto

grow.org

Nel momento in cui si istituisce una cellula base sarà più semplice per il comune organizzare gli spazi nelle piazze. Esistono già dei moduli (come quello che si vede nell’immagine) in cui però si considera anche l’ingombro del mezzo di trasporto che toglie spazio e identità al mercato. Ogni singola persona potrà gestire il suo spazio come meglio crede. La situazione odierna dei mercati vive in chiave insostenibile, basta osservare la quantità di rifiuti che rimangono dopo che le bancarelle se ne sono andate dalle piazze. A Roma è diventata emergenza e si è stilato un piano di raccolta differenziata almeno per umido, cassette di legno e di plastica e carta. L’uso delle cassette di legno, ma anche quelle di plastica, dato la loro facile reperibilità, prevede che il valore sia pari allo zero. Il fatto che un oggetto sia sovraprodotto nella mente dell’individuo ne giustifica il concetto “ce ne sono così tante, quelle che non mi servono le getto”. Questa ipotesi è additabile per qualsiasi prodotto di larga diffusione: più ce né, più sono disposto a gettare il vecchio per quello nuovo. Creare, invece, un rapporto quasi affettivo, attraverso la soluzione dell’autocostruzione, prevede che la fase di farlo diventare rifiuto sia meno soggetta, proprio perché in quell’oggetto ho messo parte della mia fatica.

farmer’s market


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(s) city può essere utilizzato anche come pack per i prodotti ortofrutticoli. In ambiente domestico funge da vaso

Tutte le taglie sono assemblabili e disassemblabili in loco.

(s) city può contenere direttamente la pianta che il coltivatore decide di vendere.

farmer’s market

Tutte le taglie garantiscono una vendita diretta di qualsiasi prodotto ortofrutticolo


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4. proprio contibuto

Le varie taglie disassemblate e pronte per il trasporto.

farmer’s market

grow.org


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Analisi dei costi Contattata un azienda emiliana, Tonelli legnami, si è stimato un costo relativo ad ogni pezzo del sistema. Si è richiesto il costo relativo al pannello multistrato di legno marino Okumè di dimensioni 3100x1530 mm: - (s) home, spessore 8 mm= 79 ¤ Un box S costa circa 6,5 ¤, undici invece 79 ¤ - [m] city, spessore 12 mm= 106 ¤ Un box M costa circa 53 ¤, due invece 106 ¤ - {l} farmer’s market, spessore 18 mm= 147 ¤ Dato che per il tavolo basta metà pannello il suo costo è di circa 73,5 ¤. Aggiungendo il costo di undici (s) house e di due [m] city, si arriva ad un costo di circa 258,5 ¤.

modularità


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“è come un sistema biologico Wikipedia evolve, selezionando caratteristiche che l’aiutino a restare un passo avanti ai predatori e agli agenti patogeni presenti nell’ecosistema” Anderson Chris, La coda lunga: da un mercato di massa ad una massa di mercati, Edizioni Codice, Torino, 2010, pag. 13

4. proprio contibuto

grow.org

4.6 Mappa del sistema L’attività progettuale è da intendersi come un processo sociale di apprendimento, un processo evolutivo, che comprende sia risultati, che errori e effetti casuali. Maggiore e meglio sarà orientato l’obiettivo e la strutturazione del processo più veloce e indolore sarà il percorso verso un cambiamento ecocompatibile. Il sistema open-source prevede, infatti, che, collaborando con più utenti, si diminuisca la possibilità di errore e si porti il progetto verso un processo evolutivo che migliori le soluzioni temporanee. Il segreto è nella parte evolutiva dove si lavora totalmente guidati dai feedback di chi utilizza l’oggetto e/o il sistema. A questo proposito è stata creata la tipologia delle 3 taglie, S, M ed L, così qualunque designer potrà progettare unicamente rispetto ai quei tra ambiti. Creare una tipologia, è differente da creare un modello, in quanto rifare qualcosa si attiene ad un panorama artistico, dove niente viene migliorato, ma si copia solo, mentre aggiornare un “tipo” significa aggiungere sempre quel “quid” in più. Considerando le soluzioni dal punto di vista soggetto-attore, esse sono il risultato di una sua strategia: una strategia d’azione intesa come una sequenza di scelte e d’azioni con cui un soggetto, in base anche alle capacità di cui dispone definisce e raggiunge un risultato. Il concetto di strategia d’azione, in questo contesto, ha dunque a che fare con il modo in cui gli attori agiscono e in particolare si riferisce a come articolano il loro progetto di vita in specifici obiettivi e nelle strategie necessarie per raggiungerli. Il termine stretegia va inteso come un insieme di scelte e di mosse finalizzate ad uno scopo e attuate in un contesto ad alta imprevidibilità.

open-source


In questo caso sto ad indicare che la sequenza d’azioni in cui si articola il progetto di vita avviene in un contesto che non è mai del tutto prevedibile. Il soggetto che agisce deve perciò mettere in atto la capacità, strategica appunto, di mantenere una rotta, recependo i feed-back del sistema in cui opera, ridefinendo continuamente le proprie mosse e, se è il caso, riorientando anche i propri obiettivi. In definitiva, una strategia d’azione è l’espressione del modo in cui un soggetto può e sa definire le proprie mosse. il che significa, come e quanto può e sa mettere a fuoco un risultato e, caso per caso, individuare, acquisire e utilizzare i mezzi necessari per raggiungerlo (il che può implicre di mettere in relazione tra loro prodotti e servizi diversi, oppure accedere a un sistema di prodotti e servizi pensati fino dall’inizio per essere la soluzione).. Così è stato pensato anche per “grow.org” una modalità d accesso per permettere ai vari ruoli di camminare insieme verso possibili soluzioni circa il tema dell’agricoltura.

open-source


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4. proprio contibuto

grow.org

4.7 Istruzioni Dal sito saranno scaricabili le istruzioni relative alle tre taglie, esse descriveranno costi, tempistiche, strumenti da utilizzare per creare i propri box. Sono state create appositamente in bianco e nero per evitare il più possibile un eventuale spreco nella stampa, sempre nella visione di progetto sostenibile. Oltre alle istruzioni potranno essere scaricate anche le regole per creare “gruppi mercato”, già utilizzate dall’associazione Geuino Clandestino, ma rivisitate in base al sistema grow.org. Avere delle regole è fondamentale per fare in modo che tutto il sistemi funzioni, e che tutti gli attori si attengano ad esse. Creare un gruppo mercato, significa prima di tutto collaborazione che a sua volta prevede un legame di fiducia tra i singoli individui.

istruzioni


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a destra. Esempio di istruzione per la creazione del box (s) home. sopra. Le regole per la creazione di “gruppi mercato�, sempre scaricabili dal sito.

istruzioni


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bibliografia metodo Paul Arden, Non conta volere, ma volere contare, Phaidon, Italia, 2005 Edward De Bono, il pensiero laterale, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano, 1994 Edward De Bono, Creatività e pensiero laterale, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano, 1998 Tomås Maldonado, Disegno industriale: un riesame, Universale Economica Feltrinelli, Milano, 1976 Gillo Dorfles, Introduzione al disegno industriale linguaggio e storia della produzione di serie, Einaudi, Torino, 1972 Leonard Koren, Wabi-Sabi, Ponte alle grazie, Milano, 2002 Bruno Munari, Artista e designer, Laterza, Bari, 1971 Bruno Munari, Da cosa nasce cosa: appunti per una metodologia progettuale, Laterza, Roma, 1981 Bruno Munari, Fantasia, Laterza, 1993 Gianni Rodari, Grammatica della fantasia: introduzione all’arte di inventare storie, Einaudi, Torino, 1973

contesto Jacques Attali, Breve storia del futuro,Fazi, Roma, 2007 Alessandro Baricco, I barbari: saggio sulla mutazione, Feltrinelli, Milano, 2008


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Laura D’Amico

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