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QUANDO E COME SI NOMINA UN AMMINISTRATORE GIUDIZIARIO.

La nomina di un Amministratore di Condomìnio, sia essa assembleare o giudiziaria, è regolata dall’articolo 1129 del Codice Civile “Nomina,

revoca ed obblighi dell’amministratore”: nello specifico, nel primo

comma si prevede la possibilità di nomina dell’amministratore da parte

dell’Autorità

Giudiziaria,

allorché

l’Assemblea

ad

esso

normalmente preposta non provveda, a mezzo dell’istanza da presentarsi al Tribunale di competenza in cui sorge il condomìnio, da

uno o più condòmini o anche attraverso un’azione promossa dallo stesso amministratore, che ha presentato le proprie dimissioni.

1

Con la riforma condominiale introdotta dalla Legge n. 220 del 2012

“Disciplina del condominio negli edifici” il sopracitato articolo 1129 del Codice civile ha subito – tra le altre – alcune significative

modificazione nel proprio comma primo, ovvero ha innalzato il

numero minino di condòmini necessari affinché sia obbligatoria la

nomina dell’amministratore (passando da quattro a “più di otto”) e dando anche all’amministratore dimissionario la possibilità di adire in tribunale per la nomina di un nuovo amministratore.

2

Quanto sopra asserito permette, quindi, a uno o più condòmini (oltre

che all’amministratore uscente), anche senza la necessità di una

consulenza legale 3, di potersi rivolgere al competente Tribunale in cui è sito il condomìnio, con la finalità della nomina di un amministratore d’ufficio, scelto tra coloro che risultano, in quel momento, iscritti in un apposito “Albo degli Amministratori Giudiziari”.

1

4

Art. 1129 Codice Civile “Nomina, revoca ed obblighi dell’amministratore” primo comma: “quando i condomini sono più di otto, se l’assemblea non vi provvede, la nomina di un amministratore è fatta dall’autorità giudiziaria su ricorso di uno o più condomini o dell’amministratore dimissionario”. 2 Ex art. 1129 Codice Civile “Quando i condomini sono più di quattro, l'assemblea nomina un amministratore. Se l'assemblea non provvede, la nomina è fatta dall'autorità giudiziaria, su ricorso di uno o più condomini”. 3 In quanto il “procedimento camerale rientra nell'ambito della volontaria giurisdizione” come da sentenza del Tribunale di Ariano Irpino 13 dicembre 2006, ALC, 2007, 2, 173. 4 Decreto legislativo 4 febbraio 2010, n. 14, recante disposizioni sulla “Istituzione dell’albo degli amministratori giudiziari”, a norma dell’articolo 2, comma 13, della legge 15 luglio 2009, n. 94 e Decreto interministeriale del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e il Ministro dell’economia e delle finanze del 19 settembre 2013, n. 160, pubblicato sulla G.U. 24


Risulta chiaro che prima dell’entrata in vigore della ben nota Riforma l’accesso a detto ricorso, sempre in base all’ ex art 1129

del Codice Civile, fosse a esclusivo appannaggio del condòmino e

non dell’amministratore, anche se dimissionario e non sostituito dall’assembla, “in quanto la relativa legittimazione spetta solo ai condòmini”.

5

Da ciò si deduce che tra i soggetti preposti a rivolgersi all’Autorità

giudiziaria non è contemplato “il conduttore di una unità immobiliare di un edificio in condomìnio, ancorché abbia diritto a norma dell’art 10

della legge n. 392 del 1978 6 a partecipare all’assemblea dei condòmini, non è legittimano - in caso di mancata nomina dell’amministratore – a proporre il ricorso all’autorità giudiziaria ai sensi dell’art. 1129, primo comma, cod. civ. diretto ad ottenere la nomina dell’amministratore, configurandosi una negotiorum gestio di carattere processuale non consentita

(anche

in

materia

di

volontaria

giurisdizione)

dell’ordinamento, con conseguente inesuisteran di un suo diritto al rimborso delle spese sostenute”

7

La procedura segue l'iter delineato dagli articoli 737

8

e 738

9

del

Codice di Procedura Civile: assegnato il ricorso ad una sezione

(collegiale) del tribunale, viene fissata l'udienza (prima della camera di consiglio), la notifica del ricorso viene fatta ai condòmini non

ricorrenti, (l'udienza è necessaria sia permettere al tribunale di assumere le "sommarie informazioni" sia per dare al condomìnio la possibilità di aggiungere nuovi elementi) e, dopo l'udienza, il collegio

decide in camera di consiglio.

Questo procedimento può essere esplicitato dai soggetti aventi causa, in caso in cui per un qualsiasi motivo l’Assemblea condominiale – per inerzia o per contrasti interni -, anche se debitamente convocata ove esista un Amministratore dimissionario

– o in assenza di accordo tra i condòmini privi di amministratore

gennaio 2014, con il quale è stato adottato il “Regolamento recante disposizioni in materia di iscrizione nell’Albo degli amministratori giudiziari” di cui al decreto legislativo 4 febbraio 2010, n. 14, e modalità di sospensione e cancellazione dall’Albo degli amministratori giudiziari e di esercizio del potere di vigilanza da parte del Ministero della Giustizia”. 5 Sentenza del Tribunale di Torino 29 novembre 2000, GM, 2001, 631. 6 Legge 932/78 “Disciplina delle locazioni di immobili urbani”. Art. 10 “Partecipazione del conduttore all’assemblea dei condòmini” 7 Sentenza Corte di Cassazione, sezione II, n. 6843 del 17 giugno 1991. 8 Articolo n. 737 Codice di Procedura Civile “Forma della domanda e del provvedimento”. 9 Articolo n. 738 Codice di Procedura Civile “Procedimento”.


non si giunga alla nomina del nuovo amministratore per “per contrasti insorti in seno all'assemblea”

10

Dovendo quindi dimostrare sia l’obbligatorietà della nomina di un

amministratore, ovvero facenti parte di un condomìnio costituito

da più di otto condòmini, (in cui, di conseguenza viene meno la

discrezionalità della nomina di un amministratore) e della oggettiva

impossibilità a divenire a una nomina in osservanza dei necessari quorum di nomina

11

ovvero “se non dopo la convocazione

dell'assemblea e la constatazione della impossibile o comunque mancata deliberazione della stessa al riguardo”

12

la nomina è

dovuta dal Tribunale. Dall’analisi

dei

presupposti

imprescindibili

a

una

richiesta

giudiziaria di nomina, appare chiaro che non rientri il caso di nomina di amministratore viziata dall’insussistenza dei presupposti essenziali, caso in cui si debba procedere ad impugnare tale delibera in base dall'articolo 1137 del Codice Civile

13

, in quanto

sussiste comunque una deliberazione assembleare di nomina dell’amministratore; ovvero “vengono a mancare i due presupposti essenziali per il ricorso al procedimento in sede volontaria, ovvero la mancanza

dell’amministratore

e

la

mancata

provvedimento di nomina in sede assembleare”.

adozione

del

14

La natura del provvedimento di nomina emesso dal Presidente del

Tribunale è stato ben evidenziata dalla Corte di Cassazione già nel 1996: ”il provvedimento di nomina dell’amministratore adottato dal presidente del Tribunale, a norma dell’art 1129, primo comma, c.c., sul presupposto che il condomìnio ne sia sprovvisto, costituisce attività di carattere non giurisdizionale ma amministrativo, non essendo diretta a risolvere un conflitto di interessi ma solo ad assicurare al condomìnio l’esistenza dell’organo necessario per l’espletamento delle incombenze ad esso demandate dalla legge. Esso non è soggetto a reclamo innanzi 10

Sentenza di Appello, Tribunale di Torino 22 marzo 1993, Articolo n. 1136 Codice Civile, “Costituzione dell’assemblea e validità delle deliberazioni”, comma quarto "Le deliberazioni che hanno per oggetto la nomina e la revoca dell'amministratore.... devono essere approvate con la maggioranza stabilita dal secondo comma.". con rimando al secondo comma Il secondo comma, a sua volta, stabilisce che "Sono valide le deliberazioni approvate con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell'edificio”. 12 Sentenza del Tribunale di Udine 25 ottobre 1995, GM, 1996, 227 13 Articolo n. 1137 Codice Civile “Impugnazione delle deliberazione dell’assemblea”. 14 Sentenza del Tribunale di Salerno, sez. I, 13 gennaio 2009, (ALC, 2009, 5, 467) e sentenza di analogo indirizzo del Tribunale di Modena, sez. II, 21 febbraio 2011, (GLModena, 2011). 11


alla corte d’appello, mancando una previsione normativa in tal senso con conseguente inammissibilità del ricorso per cassazione, ex art. 111 Cost., avverso il provvedimento della Corte d’Appello che abbia dichiarato inammissibile il reclamo contro lo stesso proposto” 15 E’ inammissibile il ricorso per Cassazione ex art. 111 Cost. nei confronti del provvedimento, pronunciato in sede di volontaria

giurisdizione, con il quale la Corte d’Appello decide sul reclamo

proposto contro il decreto del Tribunale di nomina di amministratore

giudiziario di condomìnio ai sensi dell’articolo 1129, primo comma, del Codice Civile, trattandosi di atto inidoneo alla formazione del giudicato e non destinato ad incidere su posizioni di diritto

soggettivo perché modificabile e revocabile in ogni tempo anche con

efficacia ex tunc. Tale inammissibilità non subisce deroghe neanche nei casi in cui vengano denunciati vizi in procedendo , ovvero difetto di giurisdizione o di competenza, in quanto il carattere non definitivo del decreto di cui si tratta si estende necessariamente al procedimento nel quale esso viene reso.

16

Dalla sopraccitata sentenza di Cassazione

17

, si delinea che, essendo

la nomina giudiziale rientrante nei procedimenti di volontaria

giurisdizione, e quindi di tipo camerale, la stessa non può contenere la refusione delle spese processuali con la conseguenza che “le stesse, perciò, rimarranno a carico del soggetto ricorrente che le abbia anticipate”. 18 Da quanto precede deriva che nei procedimenti di volontaria giurisdizione

normalmente

non

sussistono

i

presupposti

per

l’applicazione della norma di cui all’articolo 91 Codice di Procedura Civile

19

, il quale postula l’identificazione di una parte vittoriosa e di

una parte soccombente in esito alla definizione di un contenzioso e

che possa giustificare la condanna alle spese. Dato che la natura del provvedimento richiesto è solo quella di evitare che il condominio sia

sprovvisto di un valido organo necessario alla sua gestione, 15

Sentenza Corte di Cassazione n. 9942 del 13 Novembre 1996 Sentenza Corte di Cassazione n. 2517 del 21 Febbraio 2001. 17 Sentenza Corte di Cassazione n. 9942 del 13 Novembre 1996. 18 Sentenza del Tribunale di Ariano Irpino 6 febbraio 2008, ALC, 2008, 3, 274. 19 Articolo n. 91 del Codice di Procedura Civile, “ Condanna alle spese”, primo comma “Il giudice con la sentenza che chiude il processo davanti a lui, condanna la parte soccombente al rimborso delle spese a favore dell’altra parte e ne liquida l’ammontare insieme agli onorari di difesa.” 16


prescindendo

dall’eventuale esistenza

di contrasti interni, da

affrontare e superare o in assemblea o nella sede giurisdizionale secondo le regole ordinarie.

Caso opposto, un recente pronunciamento della Corte di Cassazione con il quale si stabilisce che “l’articolo 91 del Codice di Procedura

Civile si riferisce ad ogni processo, senza distinzioni di natura e di rito ed il termine sentenza è, all’evidenza, ivi usato nel senso di provvedimento che, nel risolvere contrapposte posizioni, chiude il procedimento stesso innanzi al Giudice che lo emette: quindi, anche se tale provvedimento sia emesso nella forma dell’ ordinanza o del decreto”

20

riguardante un ricorso per la nomina di un amministratore

giudiziario rigettato dal Tribunale (essendo venuto meno in prima istanza la prova circa il tentativo da parte dell’assemblea della nomina

e in secondo giudizio veniva meno l’oggetto stesso del reclamo in quanto, nel frattempo, era stato regolarmente nominato un

amministratore) arrivando, quindi a condannare la parte soccombente in causa al pagamento delle spese processuali a prescindere dal rito con il quale è stato deciso il giudizio, benché trattasi di procedimenti camerali.

Parte della giurisprudenza, per molto tempo, ha sostenuto che le spese del procedimento dovevano rimanere a carico del soggetto che

le aveva anticipate proponendo il ricorso per la nomina o per la revoca dell’amministratore o resistendo a tale iniziativa giudiziaria.

Successivamente, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno

disposto che, in tema di revoca dell’amministratore di condominio, è definitivamente inammissibile il ricorso per cassazione avverso il

decreto con cui la Corte di Appello provvede in sede di reclamo sul decreto emesso dal Tribunale ai sensi dell’articolo 1129 del codice

Civile 21.

20 21

Sentenza Corte di Cassazione n. 2719 del 11 Febbraio 2015. Sentenza Corte di Cassazione, Sezioni Unite Civili, n. 20957 del 29 Ottobre 2004.


OBBLIGHI E ATTRIBUZIONI

DELL’AMMINISTRATORE GIUDIZIARIO. Ancor oggi sono fortemente radicate nell’opinione comune due

pensieri diametralmente opposti: che un Amministratore giudiziario

non sia dotato di poteri particolari, cioè che non possa esercitare il suo

mandato

con

modalità

diverse da

quelle previste per

l’amministratore di nomina assembleare, ovvero che abbia maggiori poteri per i quali possa operare senza dover rendere conto all’Assemblea, ma tutt’al più al Giudice che l’ha nominato. La

figura

dell’Amministratore

giudiziario,

nominato

ai

sensi

dell’articolo 1129 del Codice Civile, al contrario, è stata ben chiarita da una recente sentenza di Cassazione la quale ha stabilità che egli non

debba essere considerato un consulente tecnico o una figura ausiliaria del Giudice 22.

Tale sentenza ha chiarito sia l’annovera questione inerente il compenso dello stesso, di cui si discuterà dettagliatamente al capitolo

successivo, sia circa il dovere di rendere conto del suo operato

soltanto all'assemblea (e non all'autorità giudiziaria autrice, di fatto della sua nomina).

Difatti l’azione giudiziaria che ne ha prodotto la nomina, essendo unicamente finalizzata alla tutela degli interessi del condominio nel

suo insieme e non rispetto a uno specifico singolo soggetto,

determina che le mansioni e la durata in carica di un amministratore

così nominato siano identiche a quelle dell’amministratore scelto dai condòmini, così come siano identici i poteri, obblighi, responsabilità e 22

Sentenza Corte di Cassazione n. 16698 del 22 luglio 2014.


limiti, dovendosi, pertanto, attenere a quanto disposto dagli articoli 1130

23

e 1131

24

del Codice Civile e a quelle conferitegli dal tribunale

nell’ambito dell’amministrazione della cosa comune e “in primo luogo deve

curare

l’eliminazione

delle

irregolarità

della

precedente

amministrazione e quindi curare il ripristino della correttezza e della legalità nella conduzione dell’amministrazione condominiale”.

25

Egli, conseguentemente, deve seguire gli identici adempimenti

dell'amministratore di nomina assembleare, quali a mero titolo esemplificativo, la compilazione l'anagrafe condominiale e degli altri

registri condominiali obbligatori, la conservazione e l’aggiornamento

del libro della contabilità e, soprattutto, dovrà procedere alla riscossione dei tributi condominiali approvati e, in caso di morosità,

dovrà attivarsi con le azioni atte al recupero delle somme, anche tramite decreto ingiuntivo, delle quote condominiali non corrisposte.

L’amministratore giudiziario deve, dunque, rendere conto del proprio operato a fine gestione all’Assemblea condominiale, inoltre egli quindi resta in carica per il termine consueto

26

, ovvero anche

l’amministratore giudiziario può essere revocato in qualsiasi momento

dell’assemblea dei condòmini e sostituito con uno di propria fiducia, una volta superate le problematiche che avevano impedito una

nomina assembleare in precedenza, ma è anche oggetto di revoca

giudiziaria in caso di gravi inadempimenti e irregolarità 27.

Analogamente, per la stipula dei contratti esorbitanti dalla gestione

ordinaria o per l’esecuzione di lavori di straordinaria manutenzione non urgenti, deve in ogni caso ricevere il regolare mandato assembleare.

Ne consegue, quindi, che la differenza tra l’amministratore di nomina

giudiziaria e quello incaricato dall’assemblea è determinato solo ed esclusivamente dalla fonte e dal procedimento della sua stessa

designazione, ma non per i diritti e gli obblighi. 23

Art. 1130 Codice Civile, “Attribuzione dell’amministratore”. Art. 1131 codice Civile, “Rappresentanza”. 25 Sentenza Corte di Cassazione, Sezione II, n. 18730 del 26 Settembre 2005. 26 Art. 1129 Codice Civile, decimo comma, «L’incarico di amministratore ha durata di un anno e si intende rinnovato per eguale durata. L’assemblea convocata per la revoca o le dimissioni delibera in ordine alla nomina del nuovo amministratore». 27 Art. 1129 Codice Civile, dodicesimo comma. 24


Infatti non potrà essere designato dall’autorità giudiziari come amministratore un soggetto privo degli inderogabili requisiti di professionalità e di onorabilità prescritti per lo svolgimento dell’incarico professionale 28.

Così come il suo collega di nomina assembleare, l’amministratore nominato dall’autorità giudiziaria dovrà poi specificare analiticamente

all’assemblea, a pena di nullità, l’importo dovuto a titolo di compenso 29 oltre che i propri dati anagrafici e professionali 30.

Tutto quanto sopra esposto è diretta conseguenza del fatto che la natura amministrativa del provvedimento giudiziario di nomina

determina che l’intervento del giudice sia sostitutivo ad una

fondamentale attribuzione dell’assemblea dei condòmini, quando si creano situazioni d’oggettiva difficoltà – di qualunque natura esse siano

(come

ad

esempio

nell’individuazione

del

soggetto,

nell’omissione dell’organo deliberativo o in qualsiasi altro caso che determini l’inesistenza del rappresentante legale dell’ente di gestione)

– nella scelta del soggetto cui demandare la funzione di organo necessario per l’espletamento delle incombenze previste dalla legge.

La riforma avendo, infine, introdotto nei soggetti proposti all’adire

una tale azione anche l’amministratore dimissionario, per analogia, è plausibile includere anche il soggetto non confermato dell’assemblea, il quale verrebbe a ritrovarsi nella medesima posizione del primo, obbligato

a continuare a svolgere “ad interim”

(salvo che sia stato revocato per giusta causa

32

31

le sue funzioni

) sino alla nomina del

successore al fine di garantire la necessaria continuità funzionale del condominio 33.

28

Art. 71-bis delle disposizioni di attuazione del Codice Civile. Art 1129 Codice Civile, quattordicesimo comma. 30 Art 1129 Codice Civile, secondo comma. 31 Sentenza Corte di Cassazione n. 2099 del 1999. 32 Art 1129 Codice civile, undicesimo comma. 33 Sentenza Corte di Cassazione n. 10691 del 13 maggio 2011 29


IL

COMPENSO

DELL’AMMINISTRATORE

GIUDIZIARIO.

Con l’asserzione secondo la quale l’Amministratore di nomina giudiziaria – ai sensi dell’art 1129 del Codice Civile – non debba

considerarsi alla stregua di un ausiliare del giudice, come se si

trattasse di un consulente tecnico o un custode, recentemente asserito dalla Cassazione

34

si ha una diretta e fondamentale

conseguenza sulla spinosa questione circa la determinazione del suo onorario.

Egli, infatti, instaura comunque, con i condòmini, un rapporto contrattuale,

di

natura

mandataria,

paritetico

a

quello

dell’amministratore indicato dalla maggioranza dei condòmini in assemblea.

Il risultato è che nella nomina giudiziaria del suo incarico non può esservi contenuta – o richiesta successivamente, sempre al tribunale

che l’ha designato – la liquidazione con decreto del suo compenso, così come previsto dall'articolo 65 del Codice di procedura Civile 35. Fermo

restando

dell’amministratore

la

36

presunzione

di

onerosità

dell’operato

assimilabile a un rapporto tra le parti di tipo

mandatario, questo deve essere determinato dalle parti costituenti il

rapporto, ovvero tra l’amministratore e l’assemblea, a cui è tenuto a 34

Sentenza Corte di Cassazione n. 16698 del 22 luglio 2014. Art. 65 Codice di Procedura Civile, “Custode”. 36 Art. 1709 Codice Civile, “Presunzione di onerosità”. 35


rendere conto alla stregua di un amministratore di nomina assembleare e la misura del suo compenso potrà essere quantificato secondo ogni incarico professionale (ad esempio a mezzo tariffa degli ordini professionali)

37

o, in caso di disaccordo, determinato da un

giudice all'esito di una causa ordinaria, svolta in contraddittorio coi

condòmini, secondo quanto prescrive il già citato articolo 1709

Codice Civile per la remunerazione di qualsiasi mandatario che non sia stabilita dalle parti, valutando la congruità della parcella presentata dall'amministratore giudiziario.

Dovendosi egli attenere, in ogni caso, ai medesimi obblighi e limiti del

collega di nomina assembleare è tenuto, pena la nullità, a specificare

analiticamente il proprio compenso (oltre che i propri data anagrafici e professionali

38

come precedentemente visto) e, comunque,

l’assemblea può “subordinare la nomina dell’amministratore alla

presentazione ai condòmini di una polizza individuale di assicurazione per la responsabilità civile per gli atti compiuti nell’esercizio del suo mandato”.

39

Se l’amministratore incaricato dal Tribunale non offrisse detta polizza pretesa dall’assemblea, la nomina non avrebbe effetto e ci si

dovrebbe nuovamente rivolgere all’Autorità Giudiziaria per ottenere una diversa indicazione.

37

Art. 1709 Codice Civile, “Presunzione di onerosità”. Art 1129 Codice Civile, secondo comma. 39 Art 1129 Codice Civile, terzo comma. 38


UNA PARTICOLARE FIGURA DI AMMINISTRATORE GIUDIZIARIO: L’AMMINISTRATORE “AD ACTA”.

Fattispecie particolare di Amministratore di nomina giudiziaria è il così

detto “Amministratore ad acta” secondo l’articolo 1105 del Codice Civile “Amministrazione” in materia della Comunione in Generale

applicabile al condominio in ottemperanza all’articolo 1139 “Rinvio

alle norme sulla comunione”. 40

Questa procedura ha il fondamentale scopo di tutelare la normale amministrazione di un edificio nel caso “non si prendano i

provvedimenti necessari per l’amministrazione della cosa comune o non si forma una maggioranza, ovvero se la deliberazione adottata non viene eseguita” dando la possibilità a “ciascun partecipante [di]

ricorrere all’Autorità Giudiziaria. Questa provvede in camera di consiglio e può anche nominare un amministratore”.

41

Il ricorso a questi articoli sopperiscono a una lacuna nella normativa

specifica che disciplina la gestione del condominio nel caso in cui si verifichi un’inerzia nell’operare dell’amministratore circa una decisione

presa riguardanti opere urgenti e improcrastinabili, o una stasi nel

prendere decisioni da parte dell’assemblea sull’esecuzione di lavori straordinari che si reputano necessari e non rimandabili.

Pertanto i comunisti interessati, ovvero i comproprietari, possono adire l’Autorità Giudiziaria affinché ordini l'esecuzione dei lavori ritenuti

40 41

necessari

attraverso

un

procedimento

Sentenza Corte di Cassazione, Sezione II, n.8803 del 30 maggio 2003. Art. 1105 Codice Civile, “Amministrazione”, ultimo comma.

di

volontaria


giurisdizione, che quindi non ha carattere contenzioso, ma finalizzato all’ottenimento di un risultato (l’applicazione della delibera o

l’adozione di una delibera assembleare) che, appunto non è stato

possibile ottenere per via normale. Rimangono

le

imprescindibili

condizioni

già

analizzate

precedentemente in caso di ricorso all’articolo 1129 secondo comma, ovvero la comprova della mancata formazione di una maggioranza, o della mancata esecuzione di una decisione assunta

42

, ovvero la

dimostrazione dello stallo decisionale o esecutivo in cui versa il condomìnio.

Ne consegue che un amministratore nominato giudiziariamente in

base all’articolo 1105 del Codice Civile non potrà dipanare eventuali

situazioni di conflitto di interessi tra singoli condomini, la quale andrà dipanata in una normale sede contenziosa

43

, mentre allorquando il

contrasto riguardi la natura e le modalità di esecuzione circa gli

interventi di riparazioni di parti comuni può essere risolto ricorrendo all’articolo 1105 del Codice Civile.

44

L’applicazione del principio sancito dal sopracitato articolo determina,

conseguentemente,

la

possibilità

di

una

coesistenza

tra

un

amministratore investito assemblearmente della propria carica con uno nominato dall’Autorità Giudiziaria su ricorso di uno o più

condòmini nei casi avvisati pocanzi. Si determinerebbe, appunto, in tal modo, la particolare figura dell’ “Amministratore ad acta”, ovvero di

un soggetto il quale riceve un mandato speciale dal Tribunale limitandone l’incarico a uno specifico oggetto dichiarato nella nomina

stessa, ovvero con lo scopo di eliminare la patologia gestionale alla base del ricorso stesso, e, conseguentemente, eseguito l’incarico il mandato si estinguerebbe automaticamente, in quanto “il mandato di

esigue per […]il completamento, da parte del mandatario, dell’affare per il quale è stato conferito”.

45

Nel caso di coesistenza delle due figure è palese che quello nominato

dal giudice non andrebbe a sostituire quello incaricato dalla 42

Sentenza del Tribunale di Modena del 24 febbraio 2009. Corte d’Appello di Cagliari, del 9 maggio 1986. 44 Sentenza del Tribunale di Monza, sentenza 24 febbraio 1987. 45 Art. 1722 Codice Civile, “Cause di estinzione“, primo comma. 43


maggioranza dell’assemblea, il quale continuerebbe il proprio operato nell’ordinaria gestione del condominio, mentre il collega giudiziario opererebbe limitatamente all’oggetto stesso alla base della propria

nomina giudiziaria, non estendendo, quindi, il proprio compito a tutte le funzioni ed attribuzioni amministrative previste dal codice civile che rimarrebbero, assembleare,

il

quindi,

quale

di

appannaggio

continuerebbe

a

dell’amministratore risultare

sempre

rappresentante del condomìnio, esercitando nei modi e nei limiti

dell’esercizio ordinario del mandato con cui è stato nominato e nei modi previsti dal codice civile.

A differenza di quanto analizzato circa l’Amministratore Giudiziario nominato in base all’articolo 1129 del Codice Civile, l’ ”amministratore

ad acta” risulta investito di poteri particolari circa l’esecuzione del

proprio mandato speciale.

Difatti, quest’ultimo a differenza del primo e – ovviamente – del collega di nomina assembleare, non deve rispondere all’assemblea condominiale, ma, in ragione della natura stessa circa la singolarità

della propria nomina e del relativo specifico mandato, i cui poteri e limiti sono conferiti dal Giudice stesso, è quindi a quest’ultimo a cui

egli deve rispondere e non all’assemblea con la quale non intesse

alcun rapporto formalizzato di natura mandataria.

Questo particolare rapporto è specifica risultanza della peculiarità del

mandato stesso, con cui il Giudice si sostituisce all’assemblea che non

è stata in grado di prendere una decisione, e quindi l’ ”amministratore

ad acta” potrà agire senza convocare l’assemblea e il proprio

compenso, a differenza di quanto visto nel caso precedente, sarà

stabilito dal Giudice, essendo egli da vedersi quale ausiliare del Giudice stesso.

La nominia giudiziara dell'Amministratore  

La nomina giudiziaria dell'amministratore: disamina analitica della casistica giurisprudenziale dopo la recente Riforma del Condomìnio. Di...

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