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Sommario

Calabria Foto di Gisella Motta


Papua Sing Sing.L’altra faccia di Papua

Groenlandia Posto di blocchi

Guatemala Sulla cresta di un Chicken Bus

Napoli Ieri,oggi,domani

Calabria A Pizzo sul mare


Marzo 2016

Redazione:

Via Pisacane, 26 20129 Milano tel. +39 02.36511073 redazione@latitudeslife.com Foto di Giovanni Barili

Hanno collaborato

Giuseppe De Santis Gisella Motta Lucio Valetti Nathalie vigini Mimmo Torrese

Fotografi

Giovanni Barili Gisella Motta Sergio Pitamitz Nathalie Vigini Mimmo Torrese

Pubblicità

Info

Napoli Foto di Mimmo Torrese


n°91 Marzo 2016

Direttore Responsabile Eugenio Bersani

eugenio@latitudeslife.com

Photo Editor Lucio Rossi

lucio@latitudeslife.com

Sales Manager

Lanfranco Bonisolli

lanfranco@latitudeslife.com

Redazione

Francesca Calò

francesca@latitudeslife.com

Graphic

Arianna Provenzano

arianna@latitudeslife.com

Social Media Manager

Marco Motta

marco@latitudeslife.com


Land art in Sicilia


Land art in Sicilia


A Pizzo sul mare


A Pizzo sul mare


SING SING

Sing Sing.L’altra faccia di Papua

L ’ A LT R A F A C C I A DI

PA PUA

Centinaia di tribĂš che parlano 800 lingue, circa un terzo degli idiomi indigeni di tutto il mondo: Papua conserva un patrimonio tradizionale ineguagliabile e ben conservato. A settembre le etnie tribali locali mostrano le loro danze, la loro musica e i loro costumi nel Sing Sing, un grande evento culturale, oggi vera e propria attrazione turistica. Testo di Giuseppe De Santis Foto di Giovanni Barili www.giannibarili.it


Sing Sing.L’altra faccia di Papua

Papua

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Sing Sing.L’altra faccia di Papua


Sing Sing.L’altra faccia di Papua


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Sing Sing.L’altra faccia di Papua


Sing Sing.L’altra faccia di Papua

I

n termini geografici l’Oceania include l’Australia, la Tasmania, le isole maggiori di Nuova Guinea e Nuova Zelanda e un numero grandissimo di isole minori, arcipelaghi e atolli dispersi nell’immensità dell’oceano, raggruppati nella Melanesia, nella Micronesia, e nella Polinesia. Il popolamento umano di quest’area, iniziato intorno a 40.000 anni fa, si è articolato in ondate migratorie successive di gruppi provenienti dall’Asia sudorientale. La grande varietà geografica di Papua Nuova Guinea è alla base di una ricca biodiversità, che a sua volta ha dato origine a un’immensa diversità culturale: in un paese grande all’incirca come la Svezia si parlano più di 800 tra lingue ed idiomi.


Sing Sing.L’altra faccia di Papua


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Sing Sing.L’altra faccia di Papua


Sing Sing.L’altra faccia di Papua


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Politicamente l’isola della Nuova Guinea oggi è divisa tra lo stato indipendente nel Commonwealth inglese di Papua Nuova Guinea classificato come parte dell’ Oceania, e quello asiatico-oceaniano dell’ Indonesia cioè regione dell’ Irian Jaya. Colonizzata da Olanda, Prussia e Gran Bretagna, dopo varie vicissitudini la metà orientale ottenne l’autogoverno nel 1973 e la piena indipendenza, con il nome di Papua Nuova Guinea, il 16 settembre del 1975. In quell’occasione fu adottato come inno nazionale


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ufficiale “O arise all you sons of this land “ cioè “Sorgete tutti, o figli di questa terra”. L’evento in cui si possono conoscere a fondo le tribù della Papua Nuova Guinea è il Sing Sing (il nome dato dai locali) o Goroka Show un meeting tribale tenuto ogni anno a Goroka a metà settembre. L’appuntamento è con circa 100 tribù che mostrano la loro musica, le loro danze, le loro decorazioni i travestimenti, ma anche i loro “war paint” o segni visivi di guerra.


Sing Sing.L’altra faccia di Papua


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Sing Sing.L’altra faccia di Papua

Penne luminose di uccelli tropicali,

piercing, COLLANE D’OSSO ORNATE DI FOGLIE E TINTINNANTI

CONCHIGLIE...


Sing Sing.L’altra faccia di Papua


Sing Sing.L’altra faccia di Papua

Penne luminose di uccelli tropicali, piercing, collane d’osso ornate di foglie e tintinnanti conchiglie, si mescolano nelle tradizioni e nei messaggi visivi di queste popolazioni; i volti dipinti determinano un linguaggio incomprensibile agli occidentali, ma suggestivo sapendo che ogni singolo elemento o colore determina uno stato d’animo, un presagio, una credenza, una superstizione, una posizione di predominanza maschile nel controllo della vita sociale e rituale. La cultura dei gruppi papua, infatti ruota intorno a rituali maschili che esaltano la


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fertilità virile e, con essa, il potere del gruppo: gli uomini si esibiscono in competizioni di prestigio sul numero di maiali da scambiare o da sacrificare, sulla grandezza dei tuberi con valenze falliche e in spettacolari danze in cui sfoggiano vistose maschere, pitture corporali e acconciature di piume. Gli aspetti “ornamentali” caratterizzano e distinguono ciascun gruppo, e così le elaborate acconciature, le pitture corporali e le cromie facciali, maschere e costumi di varia foggia, monili, perline, conchiglie e l’uso di piume si rifanno a criteri peculiari di bellezza e di identità.


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Superstiziosi e vanitosi

allo stesso tempo. Creatori di MODIFICHE CORPORALI CON FRAMMENTI

DI CONCHIGLIE,

fiori e piante ORNAMENTALI.


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Sing Sing.L’altra faccia di Papua

Cacciatori per sopravvivenza e sostenitori di un percorso di vita con regole immodificabili. Superstiziosi e vanitosi allo stesso tempo. Creatori di modifiche corporali con frammenti di conchiglie, fiori e piante ornamentali. Tessitori di tessuti con fibra naturale e creatori di file interminabili di perline colorate. Gli ornamenti stessi, incisi sui corpi, o le perforazioni dei lobi o della cartilagine del setto nasale, sottolineano e ribadiscono le differenze tra generi, così come possono indicare l’appartenenza a un clan o le destinazioni di rango. E i “wigmen” o “uomini-parrucca” per via delle imponenti acconciature, vere e proprie parrucche che ogni guerriero inizia ad approntare con i propri capelli negli anni di preparazione alla vita adulta, indicano che la perseveranza e la dedizione non ha età. Così come la semplicità delle protezioni in fibra vegetale non teme paragoni con la modernità.

Testo di Giuseppe De Santis e foto di Gianni Barili © LATITUDESLIFE.COM RIPRODUZIONE RISERVATA

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ES U TIT

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Papua

Informazioni: Sul sito ufficiale www.papuanewguinea.travel.

Come arrivare: Il principale aeroporto è ilJackson’sAirport di Port Moresby. Non ci sono collegamenti diretti con l’Italia. Si può fare scalo a Singapore. Quando andare: Clima: evitare le stagioni delle piogge tra dicembre e marzo e la stagione secca dura da maggio a ottobre; 
La Papua Nuova Guinea ha un clima tipicamente monsonico, caldo, umido e piovoso per tutto l’anno. Fuso orario: +9h rispetto all’Italia; +8h quando in Italia è in vigore l’ora legale.

Documenti: I viaggiatori di nazionalità italiana hanno bisogno del visto turistico, che deve essere richiesto presso l’Ambasciata Australiana in Italia. Il visto ha una validità di 6 mesi e permette una permanenza fino a 60 giorni e un solo ingresso nel paese. Vaccini: Nessuna vaccinazione obbligatoria. Si consiglia di stipulare, prima di intraprendere il viaggio, un’assicurazione sanitaria che preveda, oltre alla copertura delle spese mediche, anche l’eventuale rimpatrio aereo sanitario o il trasferimento in altro Paese. Si consigliano, le vaccinazioni contro difterite, tetano, poliomielite, morbillo, febbre tifoide, epatite A, epatite B.


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Sing Sing.L’altra faccia di Papua

Lingua: Tokpisin (pidgin inglese), inglese parlato dal 2% della popolazione, e hirimotu , parlato nella zona di Papua; le lingue locali sono circa 715.

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Valuta: Kina (PGK).


Posto di blocchi


Posto di blocchi

G R O E N L A N D I A

POSTO di

BLOCCHI La Groenlandia si abita sui bordi. Guardi la carta, sono tanti piccoli segni a ridosso del mare. Nessun collegamento diretto tra un insediamento e l’altro. Si va via mare. O in aereo. O coi cani. Ma in genere non si va. Si vive nel proprio piccolo microcosmo e ogni tanto si va ad assaggiare la grandiosità dei panorami all’interno. Testo di Lucio Valetti Foto di Sergio Pitamitz www.pitamitz.com

Groenlandia

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N

ella hall dell’Artic Hotel uno schiamazzante gruppetto di inuit, quelli che un tempo chiamavamo eschimesi, discute allegramente in una lingua schioccante di cui non riesci neanche a riprodurre un suono. Grassocci e lucidi come le foche che girano là fuori nel mare, rubicondi perfino, per via del freddo che gela la faccia e, sembrerebbe, felici. Ridono e schioccano consonanti imprevedibili. Ridono e schioccano. Li ho sempre visti così. Niente facce lugubri. Bisogna essere capaci di apprezzare le piccole cose, essere positivi, se abiti nel posto più inospitale del mondo. Qualcuno a dire il vero è magro e secco come Otzi, il cacciatore preistorico. Sarà un cacciatore anche lui.


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Dev’esserci un incontro, una convention. L’Artic è il punto di riferimento della città. Moderno, attrezzato, ha perfino degli igloo a picco sulla baia per chi vuol vivere atmosfere antiche. Solo che gli igloo sono di un brutto metallo lucente. Il resto sono turisti bardati come chi deve affrontare la traversata del Polo a piedi. Ma non c’è niente da ridere. E’ la stagione fredda, fuori tira un vento gelido a non so quanti chilometri all’ora, che ti spara addosso cristalli di ghiaccio in questo momento. Quasi una bufera, ma è capace che nel giro di un’ora finisca tutto e spunti un magnifico sole. Da queste parti è così, clima


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imprevedibile, natura dura, tutto all’estremo. E la città è Ilulissat, il punto di riferimento di chi viene a far turismo da queste parti. Neanche cinquemila abitanti, terza città groenlandese, nella più inospitale terra del mondo. E’ l’isola più grande di tutte, escludendo l’Australia, due milioni e rotti di km quadrati, una mezza Europa, un inutile invivibile pezzo di ghiaccio e 56mila tosti abitanti in tutto che fanno una densità di popolazione dello 0,03 abitante per chilometro quadrato. Numeri che non potrebbero neppure essere capiti da un abitante di Hong Kong. Insomma un deserto con qualche piccola oasi.


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Nuuk, la capitale, 14mila abitanti, il resto piccoli agglomerati. Leggi l’elenco degli insediamenti, che sono decine, e scopri che un posto che si chiama Ammassivik, per esempio, ha 79 abitanti, Igaliku ne ha 35, ma Akuliaruseq 4 abitanti e Ipiutaq addirittura 1. Una lista lunga e affascinante, se si vuole. Insomma anche il più piccolo accampamento ha un nome e un’identità anche se amministrativamente sono riuniti in comuni più grandi. Poche strade anche in città. Venti chilometri in tutto a Ilulissat per esempio. In tutto. Contando le vie che vagano tra le case colorate dei pochi quartieri e la via principale


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dove passa l’autobus. Le auto da queste parti hanno le marce alte del cambio intonse, ingranaggi vergini, quando metti la terza festeggi insieme alla famiglia. Le facce dei tuoi concittadini le conosci tutte. E anche la loro storia. Ci sono anche degli stranieri, un francese che fa il pescatore, persino un italiano. Ma chissà quanti altri. Gente che fugge dal caos, poeti. Qui è tutto semplice, naturale, la bellezza delle origini. Invece, per esempio, del traffico da tangenziale. Ilulissat è sul bordo più spettacolare. Sulla la baia di Disko, comune di Qaasuitsup, che significa senza troppa fantasia, gli iceberg, in Kalaallisut, la lingua groenlandese.


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G A L L E R Y

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G R O E N L A N D I A


Posto di blocchi


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Perché qui appena oltre il porto della città si possono vedere tutti insieme migliaia di iceberg, piccoli, grandi, immensi. Si staccano dal ghiacciaio di Sermeq Kujalleq largo 5 km il più grande ghiacciaio del mondo fuori dall’Antartide. Basta questo per fare di Ilulissat il luogo turistico per eccellenza. Si va a vederli, gli iceberg, in barca, con un vecchio peschereccio dall’aspetto macilento ma probabilmente di solido affidamento visto che ogni tanto va a sbattere contro un pezzo di ghiaccio. Al timone un capitano vichingo, altra razza, oltre agli inuit, arrivata da queste parti con Erik il Rosso. Baffi alla Asterix d’ordinanza, sguardo severo, una rassegnata accondiscendenza verso quei visitatori accolti sul ponte della barca giusto per tirar su qualche soldo tra una battuta di pesca e l’altra collaborando con l’ufficio del turismo. Lo spettacolo naturalmente è straordinario. Un mare luccicante e rumoroso come un bicchiere da cocktail con troppi cubetti. Con dentro te. A pescare ci si va anche in slitta. Con i cani. A Ilulissat vivono, sembra, più di seimila cani. Una razza autoctona, nessun incrocio con i vari husky o samoiedo.


Posto di blocchi


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Cani groenlandesi, cani da lavoro, macchine. Vivono legati vicino alla loro cuccia, catene lunghe, ma sempre catene. Quando non sono in catene sono attaccati ad una slitta. Quindici per volta, in media, attaccati a raggiera, corrono a ventaglio, la lingua penzoloni, belli, forti. Sembrano perfino felici quando corrono in branco sul ghiaccio. Si va anche noi a fare una battuta di pesca. Le slitte sono rudi e semplici, due pattini di legno, quattro assi a tenerli uniti un grande spazio per sistemare le cassette con il pesce se la pesca andrà bene. Ogni tanto ci si sistema qualche turista. Gestire la muta è complicato. Non ci sono piste, capisco perchÊ i cani sono legati a ventaglio, vagano


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su una terra aperta. Si va dalla parte opposta del mare. Tutto è coperto di neve e ghiaccio. Grandi spianate, o piccole radure. Ogni tanto spunta una roccia nera e puoi immaginarla la Groenlandia d’estate che scopre i suoi veli almeno un pochino e qualche licheno spunta qua e là a darle una parvenza di terra. Si raggiunge un fiordo pescoso e poi si torna col pesce. Forse non basterebbe a vivere, ma la Danimarca “proprietaria” della Groenlandia aiuta quegli irriducibili abitanti con sovvenzioni varie. Per il resto si vive di poesia. Testo di Lucio Valetti e foto di Sergio Pitamitz © LATITUDESLIFE.COM RIPRODUZIONE RISERVATA

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ES U TIT

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Groenlandia

Informazioni: Per informazioni si può fare riferimento ai siti www.greenland-guide.dk oppure www.groenlandia.it

Come arrivare: Dall’Italia è possibile raggiungere la Groenlandia facendo scalo a Copenhagen. SAS Scandinavian Ailrines è la compagnia partner per i voli fra l’Italia e Copenhagen; i voli fra Copenhangen e Kangerlussuaq sono operati da Airbus 330 di Air Greenland. Dallo scalo di Kangerlussuaq è possibile raggiungere tutte le destinazioni in Groenlandia. TAL Aviation Italy è agente generale di Air Greenland per l’Italia. T. 06.54242546/02 47769464; e-mail gsa@talaviation.it.

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Quando andare: Clima: La Groenlandia ha un clima polare per cui in nessun punto del Paese la temperatura nei mesi più caldi supera i 10°C. Tuttavia tra il nord e il sud le differenze sono notevoli, così come tra la costa e l’entroterra. Nella Groenlandia meridionale il clima è relativamente mite, con precipitazioni abbondanti, mentre la zona settentrionale è caratterizzata da basse temperature. In generale la Groenlandia gode di un clima molto asciutto, per cui la temperatura percepita ha un effetto diverso rispetto all’Europa. Ecco perché con 10/15°C sembra già caldo e -10°C è ancora una temperatura piacevole. La temperatura più rigida mai registrata è di -70°C. Dove dormire e dove mangiare: A Ilulissat il posto migliore per dormire e mangiare e’ l’Artic Hotel. A parte la posizione dominante sulla città, è un hotel moderno con una cucina di alto livello anche con piatti tradizionali. Spettacolare il barbecue fatto in diretta sotto la neve davanti alle finestre del ristorante. Volendo si può dormire


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negli igloo fuori dall’albergo sulle rocce a picco sul mare. Naturalmente dotati di ogni comfort. Il ristorante si chiama Ulo ed è accessibile anche da chi non alloggia nell’hotel. Ha una grande vetrata che dà sulla città e sulla baia. L’hotel mette a disposizione una navetta che fa la spola continuamente con il centro distante poco più di un chilometro. Se invece si vuole restare più vicini al centro Hotel Icefiord anche in questo caso vista sulla baia, ma da più in basso, con gli iceberg galleggianti davanti alla finestra della camera. Ottimo anche il ristorante. Alternative meno costose sono alcuni bed & breakfast in città. Info presso l’ufficio turistico.

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Fuso orario: Quattro ore in meno rispetto all’Italia. Documenti: Passaporto in corso di validità. %&x

Lingua: Groenlandese e Danese. Religione: Evangelica Luterana.

Valuta: La valuta danese è quella di uso corrente. L’uso delle carte di credito è ancora confinato alle città principali. Elettricità: 220 V, consigliabile munirsi di adattatore universale.

Telefono: Per chiamare la Groenlandia dall’Italia: 00 + 45 (prefisso


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Groenlandia

della Danimarca) + 299 (prefisso del paese) + numero del corrispondente. Per chiamare l’Italia dalla Groenlandia: 00 + 39 + numero del corrispondente senza lo 0.

Abbigliamento: Si consiglia abbigliamento sportivo e caldo, impermeabile al vento, con l’aggiunta di scarpe comode e robuste con suole antiscivolo. Indispensabili sono guanti e copricapo, anche con il sole infatti il clima è sempre fresco. Il sole e il riverbero del ghiaccio rendono indispensabili un paio di occhiali da sole ed una crema solare. Nei fiordi ed all’interno dell’isola si consiglia di portare prodotti contro la puntura delle zanzare e simili. Nei mesi invernali è prevedibile che la temperatura possa scendere a 40° sotto zero. Se si intendono effettuare escursioni in slitta trainata da cani è necessario dotarsi di abbigliamento molto pesante, come per esempio piumoni, poiché l’abbigliamento invernale tradizionale non è sufficiente. Suggerimenti: Per quanto riguarda escursioni in barca o in slitta il punto di riferimento è certamente la Tourist Nature, P.O. Box 1693952 Ilulissat, Greenland, email: ataa@greennet.gl, oppure informazioni sul sito, aperta da un italiano, Silverio Scivoli, un ex componente del gruppo dei Corvi degli Anni 70, qualcuno li ricorderà, finito qui per caso e rimasto qui per sempre. E’ in grado, con il figlio, di organizzare qualsiasi escursione. Ha anche un piccolo negozio di souvenirs e per le escursioni fornisce anche abbigliamento tradizionale in pelle di foca. Essere contattato da italiani che vogliono fare un viaggio in Groenlandia (i turisti del nostro Paese non sono così numerosi) non può che fargli piacere e può essere fonte di preziosi consigli.


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Sulla cresta di un Chicken Bus

Gente che sale e scende ogni due minuti, l’autista e il suo aiutante che gridano di continuo la destinazione, il rumore del motore ed i sorprendenti colori: viaggiare con un chicken bus locale in Guatemala è tutta un’avventura. Testo e foto di Nathalie Vigini www.puralilfephotography.com


Sulla cresta di un Chicken Bus

Guatemala

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C R A E L S L TA U S

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CHICKEN BUS

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Sulla cresta di un Chicken Bus


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as camionetas, cosĂŹ le chiamano i locali, sono i vecchi scuolabus americani che dopo i 150.000 chilometri percorsi, o 10 anni di vita, vengono venduti in America Centrale a prezzi molto bassii da parte del governo degli Stati Uniti. Passano per il Messico, las camionetas, e vengono guidate fino in Guatemala, dove vengono preparate per la loro seconda vita: la classica, vecchia vernice gialla viene coperta da disegni e decorazioni di tutti i tipi, con colori esuberanti che richiamano la cultura statunitense degli anni â&#x20AC;&#x2122;80-â&#x20AC;&#x2122;90, mentre le decorazioni interne rispecchiano la forte credenza religiosa centroamericana. Ogni autista personalizza la sua camioneta con il proprio stile e diventa cosĂŹ, per i viaggiatori stranieri, un soggetto da fotografare durante un viaggio in Guatemala.


Sulla cresta di un Chicken Bus


Sulla cresta di un Chicken Bus


Sulla cresta di un Chicken Bus


Sulla cresta di un Chicken Bus

Su ogni bus c’è un ragazzo che tutti chiamano ayudante, è l’aiutante dell’autista e la persona chiave di ogni camioneta: uno dei personaggi che dà carattere a tutto il viaggio. E’ lui infatti il responsabile dei passeggeri e dei bagagli, caricando questi ultimi sul tetto mentre il bus è ancora in movimento, fa il biglietto raccogliendo i soldi dai passeggeri una volta in viaggio, ed annuncia ad alta voce fuori dalla porta la destinazione finale del viaggio per poter raccattare più passeggeri. Inoltre, ruolo fondamentale, tiene sveglio l’autista mentre guida e sceglie la musica per il viaggio.


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Ma perché in inglese vengono chiamati “chicken bus”? La parola “pollo” si riferisce al fatto che i guatemaltechi delle zone rurali spesso trasportano animali vivi, come appunto galline e polli. A volte li lasciano sul tetto, altre invece li tengono sulle gambe per tutta la durata del viaggio. Una pratica che noi “viaggiatori europei” troviamo molto folkloristica e diversa dai nostri usi e costumi. Altre interpretazioni suggeriscono che la parola “pollo” potrebbe riferirsi al modo stretto in cui i passeggeri vengono stipati in questi autobus scolastici per ore e ore in viaggio come se fossero animali in gabbia.


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G A L L E R Y


Sulla cresta di un Chicken Bus


Sulla cresta di un Chicken Bus

Comunque sia, l’esperienza a bordo di un chicken bus è qualcosa che i viaggiatori non dimenticano mai. L’avventura inizia già con lo spettacolo alla stazione dei bus, quando sei ancora alla ricerca di quello giusto per la tua destinazione. Gente che cammina in ogni direzione, carica di ogni tipo di merce, chi corre per non farsi investire dai bus in arrivo o in partenza, ayudantes che gridano “vamos, vamos!“ per farsi spazio tra le persone e gli altri bus. Altri ayudantes invece, aspettando il loro turno, puliscono la loro camioneta e controllano il motore, mentre gli autisti aspettano che inizi il viaggio


Sulla cresta di un Chicken Bus

chiacchierando o ascoltando musica a tutto volume e i venditori ambulanti non si fanno scappare lâ&#x20AC;&#x2122;occasione per fare affari e vendere il loro prodotti. Tutto sembra muoversi rapidamente ed in sincronia qui alla fermata del bus. Trovato il tuo bus, entri ed aspetti. Quando inizia il secondo atto dello spettacolo. I venditori ambulanti affollano i corridoi del bus. Offrono di tutto, dalle caramelle ai gelati, a prodotti per la salute. Bambini ed adulti, tutti con un qualcosa in mano da vendere, si fanno spazio tra le persone sedute che aspettano, e troverete persino il predicatore che sale per benedire i passeggeri con la bibbia in mano.


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Sulla cresta di un Chicken Bus

Si sta seduti ad ammirare lo spettacolo che va in scena, mentre il bus si riempie di passeggeri e l’ayudante continua a gridare e far entrare passeggeri, nonostante non ci sia più posto. Ma occorre ricordare questo: in un “chicken bus” non esiste un numero limite di passeggeri. I sedili sono pensati per un massimo di 3 persone ma in una fila si possono accomodare anche fino ad 8 persone o più. Ognuno fa spazio all’altro senza pensare alla propria comodità. Il bus è pieno? Quando l’autista decide si parte. A differenza dei bus “normali”, questi non hanno orari veri e propri: partono quando sono totalmente pieni di gente e quindi non si sa mai l’orario di arrivo a destinazione. Il bus parte e l’avventura ha inizio. L’autista sfreccia a tutto gas per le strade montuose del paese, facendo a volte manovre azzardate e sorpassi improponibili, ma è meglio non guardare la strada. I passeggeri dormono, chiacchierano o guardano fuori dal finestrino. Ore ed ore senza lamentarsi del poco spazio, del freddo o del caldo. L’autista accelera e si ferma di colpo per far salire e scendere gente. Si continua il percorso sempre più stretti. Tutti si tengono e si aggrappano a quel che possono, ma ad ogni curva c’è un inevitabile movimento a destra e sinistra che ti schiaccia contro il passeggero accanto.


Sulla cresta di un Chicken Bus


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Sulla cresta di un Chicken Bus


Sulla cresta di un Chicken Bus

Dopo ore di viaggio, durante le quali magari sei riuscito a dormire un po’ o chiacchierare con il tuo vicino, arriva finalmente il momento di scendere. Se la tua non è la destinazione finale del bus, inizi a pensare a come scavalcare tutta questa gente e ricuperare lo zaino, e così inizia l’ultima parte dell’avventura. “Con permiso, perdone, gracias” , ti fai spazio tra le file di persone ed avvisi l’autista che devi scendere. Lui, con uno scatto felino, sale sul tetto e prende il tuo bagaglio mentre tu affatichi a raggiungere l’uscita. Dato che molti passeggeri non si spostano di un


Sulla cresta di un Chicken Bus

millimetro, ti tocca fare acrobazie per andare avanti. Il bus si ferma di colpo. Scendi di corsa perchè vedi che l’autista ha già messo la prima pronto per ripartire. “Ce l’hai fatta!”, pensi. Ma, per finire, preparati ad afferrare lo zaino perchè le probabilità che l’ayudante te lo butti in aria sono molto elevate. L’ avventura è terminata. “Gracias a Dios”, come dicono tutti, sei arrivato sano e salvo alla tua destinazione. Pronto per un altro viaggio in chicken bus o, “a mai più”.

Testo e foto di NathalieVigini © LATITUDESLIFE.COM RIPRODUZIONE RISERVATA

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Sulla cresta di un Chicken Bus


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Gracias a Dios, come dicono tutti,

sei arrivato SANO E SALVO, alla tua DESTINAZIONE


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Sulla cresta di un Chicken Bus

Guatemala

Informazioni: Ambasciata d’Italia a Città del Guatemala, 12 Calle 6-49, Zona 14 Città del Guatemala - Tel.: 00502 23669271 - Fax: 00502 23673916. L’ufficio nazionale del turismo in Guatemala dell’Italia si trova a Roma in Viale Prassilia 152, t. +39 06 5090393, anche sede dell’Ambasciata guatemalteca. Il Consolato di Milano si trova in Vicolo Calusca 2, t.+39 89400454.

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Quando andare: Clima: Le condizioni climatiche, dipendendo dall’altitudine e dalla esposizione, sono molto variabili. Le stagioni si definiscono più in rapporto alla piovosità che alle temperature: la stagione secca va da ottobre a maggio, mentre le precipitazioni, in genere serali, di breve durata e solo raramente torrenziali, si concentrano in estate. La regione della cordigliera vulcanica e quella degli altopiani comprende le zone più elevate e quindi presenta un clima montano che si fa sempre più rigido all’aumentare dell’altitudine e sempre più tipicamente sub-tropicale man mano che si scende di quota. Intorno ai 1000 metri il clima è temperato e le notti sono fresche: la temperatura media si aggira sui 20 gradi. A Città del Guatemala la temperatura varia da un minimo di 12 gradi a un massimo di 23 a gennaio, e da un minimo di 16 a un massimo di 26 a luglio e agosto: le piogge sono minime fra novembre e aprile (3-31 mm), e massime fra maggio e ottobre (171-274 mm); e l’umidità varia fra il 55 e il 92%. Nettamente tropicale, assai caldo e piovoso nella stagione umida, è il clima del Petén e delle coste dove le temperature raggiungono spesso i 32-37 gradi e il tasso di umidità è costantemente elevato. Fra agosto e ottobre, infine, possono verificarsi uragani e tempeste.


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Sulla cresta di un Chicken Bus

Fuso orario: Meno sette ore rispetto all’Italia. Nel periodo di ora legale in Italia, la differenza aumenta a meno ottobre.

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Documenti: Formalità d’ingresso: per i cittadini italiani è necessario il passaporto con almeno 3 mesi di validità residua. Per tutti i passeggeri che atterrano ANCHE IN TRANSITO negli aeroporti americani è necessario il passaporto INDIVIDUALE a banda magnetica (con passaporto separato per i bambini). Prima della partenza per gli Stati Uniti, anche se in transito, è obbligatorio ottenere l’autorizzazione ESTA. Visto: non richiesto per soggiorni turistici entro i 90 giorni. All’ingresso nel paese (di solito in aereo) viene consegnato un documento obbligatorio, “carta turistica”, da compilare, mostrare alla dogana e conservare sino alla partenza. Tasse aeroportuali: la tassa d’imbarco richiesta all’uscita dal Paese è generalmente compresa nel costo del biglietto, oltre ad un’ulteriore tassa da pagare in aeroporto di 20 quetzales. Accettati anche dollari americani, circa $3 a persona. Valuta: La valuta locale è il quetzal, suddiviso in 100 centavos. Accettate negli hotel e nei negozi le maggiori carte di credito.

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Lingua: La lingua ufficiale del Guatemala è lo spagnolo, ma la maggioranza degli Indios non lo parla. Gli Indios sono per l’81% analfabeti e continuano a parlare soltanto i loro idiomi o dialetti originari, una ventina. L’inglese è conosciuto e parlato dal personale delle maggiori strutture turistiche e nei grandi centri.


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Sulla cresta di un Chicken Bus

Guatemala

Vaccini: Non sono richieste vaccinazioni. Situazione sanitaria piuttosto precaria è richiesta una certa cura. L’acqua non è potabile. Si consiglia di mantenere un alto livello d’igiene personale, di mangiare solo cibi ben cotti, non acquistare cibi dalle bancarelle, disinfettare la frutta e bere solo acqua e bevande in bottiglia, senza aggiunta di ghiaccio. Meglio portarsi una piccola scorta di farmaci. Elettricità: La corrente in Guatemala è a 110 volts. Sono generalmente utilizzate prese con spina piatta (tipo americano) quindi è necessario un adattatore.

Telefono: Per telefonare dall’Italia in Guatemala occorre comporre il prefisso internazionale 00502, seguito dal prefisso interurbano (per Guatemala City è 2; per le altre località collegate è 9) e dal numero dell’abbonato richiesto. Per telefonare in Italia, occorre comporre il prefisso internazionale 0039, seguito dal prefisso interurbano italiano e dal numero dell’abbonato richiesto. Se si telefona da una camera d’albergo, occorre, prima di tutto, ottenere la linea attraverso l’operatore oppure, dove possibile, direttamente con l’apparecchio telefonico. Le comunicazioni da e per l’estero sono assicurate. La rete mobile è molto estesa, copre ovunque anche se tra le montagne a volte con difficoltà. La rete internet è abbastanza presente e assicura un buon sistema di comunicazione.


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Sulla cresta di un Chicken Bus

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Una volta per le sue strade si aggiravano i giovani rampolli dellâ&#x20AC;&#x2122;aristocrazia europea, come tappa del Grand Tour. Oggi orde di turiste cinesi in hot pants si aggirano selfandosi a ogni punto della cittĂ partenopea. E il futuro profuma di creativitĂ , arte pubblica e Hi-Tech.


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Testo e foto di Mimmo Torrese www.mimmotorrese.com


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apoli, cittĂ cerniera del Mediterraneo, incontro di culture differenti. Dal suo porto partivano migliaia di emigranti da ogni dove per trovare fortuna oltre oceano, oggi navi multipiano mostrano le sue bellezze a migliaia di turisti. Napoli e le sue deliziose colline, il Vesuvio, le due perle del golfo, Capri ed Ischia, San Gennaro che scioglie il suo sangue, i Decumani e i Quartieri Spagnoli che rimandano alle origini greche e alle dominazioni romane e spagnole. E poi le sue canzoni, il suo teatro, i suoi scrittori, la luce, gli odori, le voci.


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Una cittĂ moderna. Quattro funicolari, svariate linee metropolitane, il metrò del mare, un aeroporto internazionale, un porto turistico e commerciale. Le belle costruzioni del Risanamento di fine Ottocento, il Centro Direzionale progettato negli anni Ottanta da Kenzo Tange, due gallerie di epoca umbertina e il primo palazzo costruito come contenitore museale, lâ&#x20AC;&#x2122;Archeologico. Il teatro S. Carlo, uno dei primi costruiti in Europa. Napoli ex capitale del regno borbonico conserva ancora la reggia e gli altri bellissimi palazzi per lâ&#x20AC;&#x2122;esercizio del potere.


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Una chiesa ex voto e poi tanti altri luoghi di culto. La chiamano la cittĂ delle cinquecento cupole e vengono stimate intorno a questa cifra le chiese di interesse storico-artistico. Le sue tante e belle piazze. Una in particolare, piazza Mercato, vide la decapitazione del piccolo Corradino di Svevia, lâ&#x20AC;&#x2122;ascesa e la fine di Masaniello e la morte dei giacobini come lâ&#x20AC;&#x2122;intellettuale Eleonora Pimentel Fonseca. Tante dominazioni, greci, romani, bizantini, normanni, svevi, angioini, aragonesi, spagnoli. Tutti hanno lasciato il loro segno.


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N A P O L I ETIOPIA

NAPOLI

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Negli anni Ottanta Napoli diviene crocevia internazionale dell’arte moderna. Lucio Amelio, dinamico gallerista partenopeo, riesce a portare in città Andy Warhol, Robert Rauschemberg, Jannis Kounellis, Keith Haring, Cy Twombly, Josep Beuys e tanti altri. All’indomani del terremoto del novembre 1980 coinvolge più di cinquanta artisti internazionali per la collezione-mostra Terrae Motus, oggi esposta nella reggia di Caserta. L’arte moderna diventa una costante. Si riscoprono i


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dipinti, coperti con il cartone, pieni di retorica fascista nella Mostra d’Oltremare che doveva essere utilizzata per un’esposizione interrotta dalla guerra. Vengono commissionati interventi d’arte per le stazioni della metropolitana, che si trasformano in percorsi d’arte. Un intero palazzo storico diviene Madre, museo d’arte contemporanea DonnaRegina, e sotto la direzione di Andrea Viliani riceve nuovo impulso. Tante le gallerie d’arte.


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Alcune hanno gemmato sedi nella capitale, come lo studio Trisorio alla Riviera di Chiaia, altre a Milano, come Lia Rumma di via Vannella Gaetani. A ridosso della Riviera, una bella teoria di antichi palazzi che affacciano su un ex galoppatoio diventato villa comunale borbonica e il mare, la zona dello shopping. Via Calabritto un concentrato di boutique di lusso e di odore di salsedine, piazza dei Martiri il salotto buono con i suoi tradizionali caffè, via dei Mille con palazzo Mannajuolo superbo esempio di liberty, un tempo residenza di nobili e ricche famiglie napoletane. Le sue mille fontane. Una per tutti, la fontana Medina. Costruita nel 1601 per volere del vicerè Enrique De Guzman fu allocata all’Arsenale. I suoi mostri marini furono scolpiti da Pietro Bernini, padre del più famoso Gian Lorenzo. Rimasta a secco di acqua, fu smontata e rimontata davanti palazzo reale. Ma nel 1634 fu di nuovo spostata in largo S. Lucia, perché risultava d’intralcio durante le feste e arricchita con le sculture di Cosimo Fanzago. Ma nel 1639, un altro vicerè Ramiro Felipe Nunes de Guzman decise di traslocarla a largo delle Corregge, diventata poi Medina.


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Mutilata durante la rivolta di Masaniello, fu restaurata e di nuovo spostata di pochi metri. Sul finire dell’Ottocento, venne di nuovo smontata e depositata in una grotta, per i lavori del Risanamento. Finalmente nel 1889 fu collocata a piazza della Borsa, e li rimase fino all’anno Duemila. Ma rimossa per l’apertura del cantiere della metropolitana, ritornò in una delle sue posizioni originaria, cioè a via Medina. Ma pochi anni fa, la fontana viene restaurata, smontata e poi ricostruita proprio di fronte a palazzo S. Giacomo, sede del municipio. Speriamo che trovi pace.

Testo e foto di Mimmo Torrese © LATITUDESLIFE.COM RIPRODUZIONE RISERVATA

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Informazioni: Come arrivare: www.incampania.com - www.inaples.it Diverse compagnie volano dall’Italia al Canada, ma la più economica è solitamente Air Transat che collega Roma con Come Torontoarrivare: e Vancouver. Una volta in territorio canadese bisogna La città partenopea è perfettamente collegata. Disponee di prendere un volo interno per raggiungere Whitehorse un trafficato aeroporto internazionale (Capodichino) è lo Yukon Territory (Air Canada, Air North le compagnieedpiù facilmente con e navivolo veloci. La stazione gettonate). raggiungibile Dalla Germania c’èi traghetti però l’opzione diretto centrale è servita dall’alta e da molti treni Intercity e di con la Condor Airlines, chevelocità vola su Whitehorse durante i mesi lunga percorrenza. Se spesso si vuolelaraggiungerla auto, si dispone estivi. Questa si rivela soluzione piùinconveniente sia A1 Milano-Napoli sia della A3 Salerno-Reggio Calabria perdella raggiungere lo Yukon dall’Europa. Noleggiare un’auto che della A16 Napoli-Bari. per raggiungere il Grande Nord da Toronto può essere molto costoso (sono circa 7000km) anche se panoramico Quando andare: e avventuroso. Da Vancouver il tragitto è invece più breve e Napoli gode di un clima(simediterraneo. Le stagioni intermedie anche più spettacolare attraversano tre ecosistemi diversi tra hanno temperature e gradevoli. volteCreek d’estate, non solo, cui il deserto intornomiti al fiume Fazer a A Cache e laetundra in si possono raggiungere temperature superiori ai 20 gradi. Bristish Columbia). Dove dormire: Quando andare: Romeo Hotel (5 stelle ) via Cristoforo Colombo, 45 Clima: Il periodo migliore per visitare il Canada e in particolar tel. 081 0175001. modo lo Yukon Territory è solitamente da metà maggio a fine Renaissance Hotel Mediterraneo (4 stelle) via Ponte di Tappia, 25 agosto. Le temperature sono gradevoli e le precipitazioni meno tel. 081 7970001. frequenti. Sicuramente da evitare il periodo tra marzo e aprile Hotel Piazza Bellini (3 stelle) Via S.Maria di Costantinopoli, 101 quando lo scioglimento della neve, oltre a causare inondazioni tel. 081 451732. in tuttod’Artista il paese,Vergini scopre (airbnb) infinite distese di erba dal Studio via Vergini tel. bruciata 3663538356. gelo. Meraviglioso è invece il mese di ottobre, che corrisponde all’inizio del breve autunno. Le immense foreste dell’Ontario Dove mangiare: e delle Rockies si colorano, in questo di un’ infinita Pizzeria Di Matteo via Tribunali, 94 tel.periodo, 081455262. quantità il rosso il giallo. Ristorantedilasfumature Stanza deltraGusto viaeCostantinopoli, 100 tel. 081

401578. Ristorante Leon d’Oro piazza Dante, 48 tel. 081 5499404.


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Libri consigliati: Dove mangiare: Annamaria mareovunque non bagna Napolialti, - Adelphi Nello YukonOrtese i prezzi- Ilsono piuttosto si consigliano Giuseppe Marotta di strada, Napoli -specie Bur se frequentati da soprattutto i dining- aL’Oro bordo Maurizio Giovanni - I riservare bastardi di Pizzofalcone - Einaudi camionisti,Deche possono anche esperienze pittoresche e “indigene”, meno turistiche. Il prezzo medio per una colazione Fuso (uova,orario: bacon, patata e pane) o un pranzo tipico (hamburger e UTC +1. si aggira intorno ai 10/15 euro. patatine)

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Documenti: Viaggio organizzato: Carta (residenti UE) passaporto. Il tourd’identità operator Viaggi dell’Elefante propone l’itinerario di 14 giorni “Gran Tour Alaska & Yucon” con partenze il 13 giugno e Vaccini: l’8 agosto 2015. Prezzo a partire da 3120 euro a persona. Nessuno obbligatorio. Fuso orario: Lingua: Da – 6 sulla East Coast a – 9 sulla West Coast. Italiana. Documenti: Passaporto con validità a 6 mesi. Religione: Prevalentemente cattolica, esistono minoranze protestanti. Vaccini: Valuta: Nessuno. Euro. Lingua: Elettricità: Inglese e francese. 220v.

Valuta: Telefono: Dollaro canadese. 081 La copertura mobile è assicurata in maniera ottimale dai principali gestori di telefonia che hanno anche accordi di roaming internazionali.


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Napoli

Abbigliamento: Si consiglia un abbigliamento comodo.

Shopping: Sono da visitare i punti vendita di Mario Valentino, Salvatore Ferragamo e Ernesto Esposito. Tre designer campani per pelletteria e scarpe di alto livello. Sono tutti nella zona di Piazza dei Martiri. Per acquistare dei gioielli di corallo, Ascione una azienda fondata nel 1855. L’indirizzo è piazzetta Matilde Serao 19, ma praticamente si trova di fronte al teatro S.Carlo al secondo piano. Apprezzerete la squisita cordialità dei proprietari, e se siete fortunati potrete ammirare il loro museo del corallo. Tel. 081 421111.

Suggerimenti: Napoli è una città abbastanza caotica, ma dopo il primo impatto ci si abitua. I napoletani sono in genere molto cordiali, e forse anche troppo loquaci. Gli strumenti di pagamento elettronici sono diffusissimi, ma è possibile trovare qualche locale di tradizione che non li accetta. I taxi sono numerosi e funzionano molto bene. Evitate di seguire persone che vi propongono un taxi, in genere si tratta di abusivi. Da consigliare una visita alla zona storica dei “Decumani” dove potrete assaggiare la Napoli verace. In occasione delle festività natalizie gli stretti vicoli sono presi d’assalto da migliaia di persone in quanto c’è via S.Biagio dei Librai, regno dei presepi e pastori. Se avete bimbi piccoli cercate di arrivare di buon mattino. Zona facilmente raggiungibile con la metropolitana 2 fermata piazza Cavour. Altra zona consigliata è quella della Riviera di Chiaia, dove troverete anche le vie dello shopping di lusso come via Calabritto e via dei Mille. Potete arrivarci con la fermata di Piazza Amedeo della linea 2 della metropolitana.


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Link utili: Trasporti pubblici

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Un fraseggio di spiagge basse, scogliere a picco, grotte e baie si sussegue lungo quella che è conosciuta come la Costa degli Dei. Pizzo Calabro, Tropea, Capo Vaticano sorvegliano il Tirreno e allâ&#x20AC;&#x2122;interno una teoria di borghi ben conservati. Testo e foto di Gisella Motta www.gisellamotta.it

Calabria

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na vampata di aria calda ci avvolge appena scesi dall’aereo. Che favola! Domenico, la guida di “Aurea” ci preleva dall’aeroporto di Lamezia Terme per condurci a pochi chilometri dal capoluogo nella spiaggia di Gizzeria. Il rumore delle onde del mare si sente lungo tutta la spiaggia di sei chi-lometri. Una giovane coppia cammina sul bagnasciuga avvolta da questa pace inconsueta e dal “fru-scio” delle onde che va via via scemando con l’arrivo della sera. Intanto al bar della spiaggia viene servito l’aperitivo con i prodotti tipici del luogo. Di fronte all’immensità dell’acqua ci si offre uno spettacolo mozzafiato: la palla del sole arancione si cala lentamente in questo dolce mar calabrese.


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E’ un anno davvero speciale per la cittadina di Paola a una manciata di chilometri da Lamezia Terme. Nel 2016 infatti ricorrono i seicento anni della nascita del celeberrimo S. Francesco di Paola, fondatore dell’ordine dei Minimi. Il Santuario dedicato a lui, sorge a pochi chilometri dalla città ai piedi dell’Appennino calabro e si è sviluppato attorno alla prima cappella fondata dal Santo patrono della Calabria e degli uomini di mare nel 1435 e dedicata al frate di Assisi. Qui affreschi, statue, grotte e reliquie


A Pizzo sul mare

ricordano il celeberrimo Santo venerato in tutto il mondo. In un eventuale itinerario in zona non si può non arrampicarsi fino a Fiumefreddo Bruzio che domina la costa tirrenica da una rocca di 220 mt. sul livello del mare e abbraccia la vista da Capo Palinuro a Capo Vaticano. Questa bella località di tremila anime nel 2005 è entrata a far parte dei borghi più belli d’Italia. Tra il Castello della Valle, i palazzi nobiliari e le caratteristiche viuzze da non perdere è la Chiesa di S. Rocco con gli affreschi di Salvatore Fiume.


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Ma la “perla del Tirreno” è Tropea che sorge su un terrazzo a 70 metri sul livello del mare. E’ sicu-ramente la località turistica più famosa della Calabria non solo per le sue cipolle ma soprattutto per la bellezza dei suoi vicoli, il Duomo con il museo diocesano e il suggestivo santuario di Santa Maria dell’Isola abbarbicato su una minuscola isoletta che si raggiunge attraverso la salita di una una bella scalinata a prova di trekker. Noto per essere stato un santuario benedettino di origine tardo medioevale, trasformato in basilica a tre navate in


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epoca rinascimentale, con la facciata ricostruita dopo il terremoto del 1905. Il dolce tipico di queste zone è il tartufo di Pizzo Calabro altro paese ar-roccato su una rupe a picco sul mare, lungo quel tratto del litorale tirrenico battezzato “Costa degli Dei”. Di notevole interesse è il Castello eretto da Ferdinando d’Aragona nel 1486 e restaurato di re-cente, dove si può visitare la cella in cui fu racchiuso Gioacchino Murat prima della fucilazione. Con le due torri cilindriche il Castello sovrasta la sottostante marina.


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Qui la cooperativa Kairos (fatta da un gruppo di ragazzi che a turno tengono aperti il castello e la chiesetta di Piedigrotta) ha triplicato l’arrivo dei turisti grazie all’allungamento dell’orario di visita di questi due luoghi di notevole importanza storica. I giovani laureati fanno da cicerone anche nell’originale Chiesetta di Piedigrotta, scavata nella roccia con l’acqua che stilla dalle pareti; una serie di arcate e pilastri naturali separano le diverse cappelle e grotte che ospitano immagini sacre e scene bibliche come “la pesca miracolosa” e la “Madonna di Lourdes”. Ma qui in Calabria non c’è solo il mare. Per gli amanti della “montagna”nella zona centro settentrionale l’altopiano della Sila si estende per 150.000 ettari attraverso le province di Cosenza, Crotone e Catanzaro. E’ il più vecchio parco della Calabria ed è tra i primi 5 nati in Italia. Si divide da nord a sud in Sila Greca, Sila Grande e Sila Piccola. Il più antico, vasto e popolato centro abitato della zona è S.Giovanni in Fiore a pochi chilometri dall’alta val di Neto. E’ il più popolato tra i 282 comuni italiani sopra i 1.000 metri ed è il comune più esteso della Calabria. Fiore all’occhiello del paese è l’Abbazia Floerense le cui origini risalgono al XII secolo.


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Il comune trae il suo nome da quello dellâ&#x20AC;&#x2122;abate Gioacchino da Fiore, che visse in questi luoghi nel periodo medioevale. Il monaco fu ricordato da Dante nel Paradiso e fondò il monastero di S.Giovanni in Fiore e la Congregazione florense. La suggestiva strada della Sila tenuta benissimo attraversa montagne e boschi con alberi secolari fino a scendere per una quarantina di chilometri a S.Severina in provincia di Crotone.


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Di-sperso in mezzo al nulla questo piccolo comune è situato sulla cima di una collina attorniata da ulivi. La bella piazza con la cattedrale e il castello sono tra le cose più importanti da visitare insieme all’interno della fortezza con il museo archeologico e le curiose porte e sale affrescate.

Testo e foto di Gisella Motta © LATITUDESLIFE.COM RIPRODUZIONE RISERVATA

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Calabria

Informazioni: Spazio Eventi srl- Bari Via Torre di Mizzo, 9- +39 080 5347030info@spazioeventi.org

Come arrivare: In aereo: L’aeroporto più vicino per l’itinerario proposto è quello di Lamezia Terme, collegato dalle compagnie low cost e non ai principali aeroporti italiani. In treno: Direttrice Tirrenica che collega Napoli al Sud Italia. In auto: Autostrada A3 Salerno reggio Calabria. Dove dormire: Ariha Hotel via Marconi n.59 - 87036 Rende (CS) Tel: +39 0984.401010 Fax: +39 0984.402020 info@arihahotel.com

Dove mangiare: Hale-Bopp Ristorante “La Cometa” S.S. 522-89812 - Pizzo VV- Tel. 0963532259-339.2734786. Agriturismo Tenuta di Torre Garga Bivio Garga Km 83,400, Ss 107- San Giovanni in Fiore CS tel. 0984992879 - info@tenutaditorregarga.it


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Latitudes Travel Magazine Marzo 2016  

Sing Sing l'altra faccia di PAPUA GROENLANDA Posti di blocchi GUATEMALA Sulla cresta di un chicken bus CALABRIA a Pizzo sul mare NAPOLI Ieri...

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