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La Teca Edizioni Angelo Orlando

Quando si apre il sipario

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Angelo Orlando

Quando si apre il sipario

Lezioni poco razionali sul teatro e il lavoro dell’attore

Barcellona 2012

La Teca Edizioni

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Casa editrice: Asociación Cultural La Teca Gran Vía, 204 bis -local 4 08004 Barcellona - Spagna Tel. 93 432 99 76 - 664 669 664 lateca@lateca.info www.gurdjieff.es Copyright: Angelo Orlando © 2012 Diritti esclusivi di edizione: Asociación Cultural La Teca Deposito legale: B-6140-2012 ISBN: 978-84-939209-9-9 Editing: Eva M. Franchi, Linda Parrinello Correzioni: Rosella Maggi Foto di copertina: © Efthymia Zymvragaki Grafica e impaginazione: José Luis G. Muedra Stampa: Publidisa Printed in Spain Come stabilito dalla legge, sono rigorosamente proibite, senza l’autorizzazione in forma scritta dei titolari del copyright, la riproduzione totale o parziale di questa opera attraverso qualsiasi mezzo o procedimento meccanico o elettronico incluse le fotocopie e la diffusione attraverso Internet e la distribuzione di esemplari di questa edizione mediante affitto o pubblico prestito.

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Indice 11 Prefazione 15 Lo scopo 19 Cose visibili e invisibili 23 Il gesto psicologico 27 L’uso consapevole delle maschere 31 Training e improvvisazione teatrale 35 Immedesimazione e distacco 39 La memoria sensorial e la memoria affettiva 41 Il problema della formazione 43 Il segreto di recitare di rimessa 47 Far ridere sapendo 51 Il ruolo della donna nel comico 55 Due bambini attori 59 Ordine e caos 63 Momento privato 67 El butanero 71 Distensione 73 Concentrazione 77 Segreti sul ruolo 8


81 Il bivio 85 Un artista 89 Attore o autore? 93 Mettersi in gioco 97 Quando il genio apparirĂ  101 La polvere del tempo 105 Performance 109 Attori fin da bambini 113 Il provino su parte 117 A vostra discrezione 121 Relax 125 Un mondo di possibilitĂ  129 Ringraziamenti e titoli di coda 133 Bibliografia, citazioni e link

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Prefazione

Per chi conosce il cinema e il teatro Angelo Orlando non ha bisogno di presentazioni. Sceneggiatore, autore, comico, regista; ha debuttato come attore in La voce della luna di Federico Fellini. Proprio quel Fellini della mia infanzia, che ogni tanto parlava con mia madre, una semplice portiera del centro, quando veniva a tagliarsi i capelli dal barbiere che viveva nel nostro condominio. C’è una caratteristica che riconosco in tutti i grandi artisti che finora ho incontrato: la semplicità. E Angelo Orlando ne ha ricolma l’anima. Ancora mi ricordo quando, diversi anni fa, lo vedevo recitare il suo personaggio tragicomico al Maurizio Costanzo Show. Angelo riusciva davanti a milioni di telespettatori, con grande disinvoltura, a diventare tutto quello che noi non vorremmo essere: sciocchi, incoerenti e senza nessuna capacità di nascondere le nostre debolezze al mondo. Ci faceva ridere delle nostre fragilità prendendosene carico. Non mi sarei mai aspettato di vederlo, un giorno, nel salotto di casa mia, interessato a temi quali la spiritualità, il lavoro su se stessi e lo sviluppo dell’essere individuale. La televisione ha questo potere sottile quanto perfido: di rendere l’attimo eterno, facendoci fissare forme ed immagini come non aventi vita propria e facendoci mettere etichette alle persone e alle cose, invece di farci vivere la loro vita 11


e la loro umanità (forse sarebbe troppo difficile scoprire che è assai simile alla nostra). Sono passati tanti anni da allora e Angelo è un uomo molto diverso oggi. Attraverso il suo potenziale e il grande lavoro che ha fatto su se stesso, vedo un uomo non più schiavo del suo personaggio, capace di guardarti negli occhi senza bisogno di difendersi da te. Il nostro è stato uno scambio proficuo (e sinceramente io ho guadagnato molto di più di quello che ho dato). Nelle nostre passeggiate solitarie abbiamo parlato di molte cose, a volte con un linguaggio talmente criptico e simbolico che chiunque che ci avesse ascoltati ci avrebbe considerati completamente matti. Non gliel’ho mai detto, ma io considero Angelo uno di quelli che maggiormente hanno influenzato il mio modo di intendere e fare teatro. Un grande maestro, per me. E sono fiero del fatto che oggi posso scrivere queste righe, comunicandogli in questo modo i miei sentimenti di gratitudine. Questo testo è il frutto di un artista attratto dalla consapevolezza, che si apre ad altri artisti come lui, giovani o meno giovani, per condividere con loro le sue scoperte. Le sue pagine sono state scritte con il pugno di chi non ha più bisogno di nascondersi dietro falsi narcisismi e le ritengo uno strumento di grande importanza per chi vuole imparare a fare teatro e per chi già lo fa. Ma non è un testo solo per attori o aspiranti tali. Angelo è ben consapevole che la vita stessa è un grande palcoscenico e ciascuno di noi è chiamato a recitare al meglio la sua parte. Con la scusa del teatro, un grande artista ci mostra il cammino verso una vita più piena. «...Ogni essere umano ha il suo dramma e il suo copione da recitare. Ogni uomo è un attore. Non esistono attori bravi e attori cattivi. Esistono solo attori consapevoli...». Che il suo sforzo di aiutarci a diventarlo si compia in noi. Giovanni Maria Quinti

Fondatore dell’Istituto per lo Sviluppo Armonico La Teca

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Quando si apre il sipario Lezioni poco razionali sul teatro e il lavoro dell’attore

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Lo scopo

“Pensiamo di essere svegli!” Questo è il problema. Nel momento in cui ci accorgiamo che il meccanismo della vita ordinaria ci rende uguali a dei dormienti ambulanti, potremmo far qualcosa per rendere meno saltuari i nostri momenti di veglia? Il problema è: “Ci siamo mai accorti di questi momenti in cui siamo più svegli?” Per un attore o per una persona che pone il lavoro su di sé come il primo obiettivo della vita, questo dubbio deve essere vitale. Un attore che sa usare il proprio lavoro come uno strumento sa bene che in se stesso esiste una specie di computer che può ricevere tutti i segni, tutte le vibrazioni di un semplice istante, catalogandoli per usarli al momento giusto, così in scena come nella vita. Trova così qualcosa dentro di sé che si rivolge a tutto il suo ESSERE, coinvolgendolo e dilatandone ogni capacità fisica, sensoriale e intellettiva. Cominciamo dall’inizio e partiamo da una cosa che molto spesso non è tanto chiara. 15


Soffermiamoci sullo scopo. Cos’è uno scopo? Uno scopo può essere di varia natura. Può essere primario, secondario, marginale, fino a diluirsi in una flebile intenzione. Per un attore lo scopo deve essere più dello scopo stesso. Facciamo un esempio classico: le sigarette! Ad un certo punto, mi accorgo che le ho finite. Sono a casa e sono un fumatore. Non posso stare una mezzoretta respirando semplice aria. Devo fumare. Questa mia necessità (o vizio che sia) mi regala però uno scopo preciso: quello di uscire per andare dal tabaccaio. Prendo il portafogli, cioè mi doto del mezzo che mi servirà per acquistarle e esco di casa. Arrivo dal tabaccaio e qui accade qualcosa di straordinario: mi ricordo del mio scopo che era di comprare le sigarette. Cosa è successo durante lo spazio di tempo che ho riempito col mio tragitto da casa al tabaccaio? La risposta più normale è: “Non è successo niente!” Ho fatto una passeggiata e basta. E il mio scopo? Chiaro! Lo avevo ben saldo nella mente, non avevo bisogno di pensarci ossessivamente. Mi è bastato l’impulso iniziale e la cosa si è avviata in automatico. Ma cosa è realmente accaduto nel tempo che ho impiegato ad arrivare fino allà tabaccheria? Possibile che il tragito fatto sia stato un niente assoluto? Facciamo un passo indietro. Riavvolgiamo il nastro. Miracolo della letteratura, del teatro, del cinema e di ogni forma artistica che ci consente di rivedere con più attenzione il nostro passato. Flashback! Sono a casa al computer. Prendo il pacchetto e mi accorgo che è vuoto. Lo accartoccio. Mi alzo dalla sedia. Prendo il portafogli ed esco. Eccomi in quello che pensavo fosse il mio niente. Ma ora è diverso, ora sono un po’ più sveglio e mi accorgo di qualcosa che mi era sfuggito. Come ho fatto a non rendermi conto che questo niente era colmo dello spettacolo più bello di cui potessi accorgermi? Una folata fresca di vento sul viso. Vedo il cielo azzurro, un manto di foglie secche, gialle e arancioni sulla strada scricchiolano al mio passaggio, un gabbiano si è fermato sul tetto di una macchina e sta aspettando che 16


l’uomo del banco del pesce gli lanci qualcosa. L’odore è quello forte di una giornata di pieno autunno. È l’odore del tempo che avvolge i ricordi. Un’altra giornata così, le parole di tuo padre: “Quando sei nato tu non c’era una nuvola in cielo!” Tuo padre, così, all’improvviso. Prendi il tuo telefonino. Lo chiami. Squilla a vuoto. Quante volte lo hai fatto. Chiamare tuo padre, magari per chiedergli solo: “Come stai?” Non ha risposto. Dove sarà? Dove avrà dimenticato stavolta il cellulare? Il cellulare che gli hai regalato l’anno scorso. Quello che si apre perché era abituato a quello vecchio... stop! Il tabaccaio ti appare davanti agli occhi e l’incanto svanisce. Ti sei ricordato del perché sei uscito. La vita riprende nella sua meccanicità. Si riapre il sipario, ma stavolta il viaggio di ritorno verso casa ti vedrà più attento, attore straordinario di questo segmento di vita, perché tornando indietro, potrai dare più valore a questo spazio vuoto, a questo che credevi fosse niente e che invece era il tuo tutto. Tra le mani hai un pacchetto di sigarette, tuo vizio e tuo veleno, ma anche la tua unica possibilità di ricordare! o

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Cose visibili e invisibili

Il saggio vive nel mondo sapendo di non essere completamente del mondo.

Ho sempre sofferto questa cosa del primogenito. Ero quello che doveva dare l’esempio. Ero quello che aveva la responsabilità per quella cosa o per quell’altra. Se uno dei miei fratelli combinava un guaio, mi si dava la colpa perché io ero il più grande. Questa cosa del primogenito mi ha oppresso nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza. In un certo senso ho lavorato di fino per far comprendere agli altri che di me non si potevano fidare, cioè che ero un primogenito atipico. Poi è cominciato il buon lavoro. Cos’è un buon lavoro? L’attore per esempio. Buon lavoro quello... ma cos’è? Soprattutto se non sei figlio d’arte e se in famiglia l’unica esperienza di attore l’ha avuta tuo nonno alle elementari, quello non sarà mai visto dai tuoi parenti come un buon lavoro. Faranno di tutto per convincerti che non è proprio la scelta giusta che un ragazzo può fare. Quando decisi che avrei fatto l’attore era già troppo tardi però per i miei famigliari. Ormai ero il figlio strano. Ce ne avevo messo di tempo per convincerli che non ero affidabile come primogenito. 19


Aspettate, faccio un passo indietro. Ci sono sempre due aspetti nel lavoro dell’attore: il visibile e l’invisibile. “Il saggio vive nel mondo sapendo di non essere completamente del mondo”. Scoprire la direzione che porta ad avere il giusto rapporto col mondo: questo è il punto di partenza. Un insegnamento si riconosce dentro di sé: in un certo senso, lo si ricorda. Andiamo alle parole dell’uomo di Stratford. Quali? Essere o non essere, naturalmente. Il dubbio amletico dovrebbe portare continuamente all’equilibrio delle due parti. Non sempre però è così. Bisogna accorgersene. Ho sempre sognato di fare l’attore. Lo sognavo da bambino, quando leggevo i miei primi romanzi. Prendevo un personaggio e lo interpretavo leggendo. Da bambino mi piacevano i personaggi negativi. Nella favola di Pinocchio mi piaceva Lucignolo. Se mi chiedevano: “Ti piace Peter Pan?”, io rispondevo: “Buah... schifo! A me piace Capitan Uncino!” Nel libro della giungla adoravo Shere Khan, la tigre che aveva paura del bambino perché pensava che da adulto gli avrebbe tolto tutto il potere. I miei genitori pensavano che ero strano. Mi portarono pure dallo psicologo. Lo psicologo mi fece fare un disegno. “Disegna la tua famiglia!” E io disegnai mio padre, mia madre e i miei fratelli. Poi disegnai anche me. Mi feci più piccolo rispetto agli altri. “Perché ti sei fatto più piccolo?” Mi chiese lo psicologo. Io gli risposi semplicemente che ero il più piccolo. “Non è vero. Tu sei il più grande!” Disse lo psicologo. “Sì, ma sono il più basso di statura!”, risposi io. Quasi per rassicurarlo gli dissi anche che magari da un anno a quella parte sarei cresciuto, così mi sarei disegnato più grande. Lo psicologo ebbe forse il dubbio che lo stessi prendendo in giro, perciò si vendicò concludendo con i miei genitori che il loro primogenito aveva un forte complesso d’inferiorità. 20


“Hai visto? –disse mia madre a mio padre– è per questo che non gli piace Pinocchio”. Mio padre era sempre il più difficile da convincere: chiese allo psicologo se c’era almeno un modo per farmi fare il tifo per i cowboys e non per gli indiani. Lo psicologo disse di non preoccuparsi: era solo una forma di ribellione contro il mondo degli adulti e delle convenzioni e che, crescendo, avrei sicuramente perso adeguandomi agli schemi. Col tempo, sono arrivato a pensare che le cose non erano proprio così. Da bambino ero più capace di lavorare su me stesso. Tutto qui. Solo che non lo sapevo! Da bambino, semplicemente, mi accorgevo che il bene non aveva senso senza il male. Avvertivo dentro di me la sensazione che quella che era la mia parte visibile: quanto mamma e papà si aspettavano da me era poco interessante. C’era una parte invisibile che mi avevano insegnato a far finta di non vedere e che poi si era ripresentata con tutta la sua forza, nel tempo. Fare l’attore non significa solo essere bravo e affascinante per ammaliare il pubblico. Non basta il solo talento. L’attore consapevole dovrebbe ricominciare a tornare sui suoi passi. Se sono troppo piccolo, come faccio ad interpretare Amleto? Come faccio a contenere i suoi dubbi, le sue domande, la sua follia? L’attore è necessariamente un essere dilatato. Rapportato al lavoro su se stessi, il lavoro sulla parte invisibile è importantissimo. Nell’invisibile esistono risorse inimmaginabili. Da bambino ero più consapevole ma non sapevo come applicare questa mia consapevolezza. La parte di ciò che è visibile contiene sempre qualcosa d’invisibile. Da bambino ero affascinato dai personaggi negativi perché essi mi rivelavano il conflitto da superare. Un attore deve lavorare sul mondo interiore di un personaggio, anche nei suoi aspetti nascosti. Sono io che sono Amleto e non sono qui per rappresentarlo soltanto. Questo è probabilmente il lavoro su un personaggio. Un lavoro interiore consapevole. Il buon lavoro di un primogenito. o

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Titoli pubblicati Cercatori nella Quarta Via Esperienze di un gruppo di lavoro

Autori Vari

Segreti di un gruppo di Quarta Via Testimonianze di un cercatore

di Jordi Cabestany Arqué

Codici di risveglio interiore

La trasformazione di sé verso la verità,l’amore e la libertà

di Lluís Serra Llansana

Il profeta senza nome di Eva M. Franchi

Filosofia del cambiamento

Eraclito alla luce del pensiero di G.I. Gurdjieff di Andrea De Leo

La Teca Edizioni

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