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italia

#79 Giugno/2011 www.gurdjieff.es

LA DISPENSA DI STUDIO MENSILE SULL'INSEGNAMENTO DI GURDJIEFF

La Quarta Via in pratica

LA DISCIPLINA SANA: come trasformare la disciplina in uno strumento di crescita personale Approfondimenti sul sistema

LO SVILUPPO DEL CPF NEL PERIODO PRENATALE ALL’OMBRA DI GAUDÌ ANATOMIA DELL’INDIGNAZIONE

Il Vangelo di

ISSN 2014-0657 79

€ 6.00 iva inclusa

Giuda


SOMMARIO italia

www.gurdjieff.es

LA DISPENSA DI STUDIO MENSILE SULL'INSEGNAMENTO DI GURDJIEFF

filosofia, religione, storie di vite, teatro, danza, poesia e molto altro ancora...

LaTeca

#79

Organo di Stampa Ufficiale delle Associazioni LA TECA

Istituto per lo Sviluppo Armonico

Fondatore Giovanni M. Quinti

Diret tore responsabile Eva Maria Franchi

Editore La Teca Associazione Culturale di Barcellona (ES) Grafica José L. García Muedra

Riproduzione PrintColor - Barcellona

Collaboratori di questo numero Fabrizio Oliveto, Fabio Imbergamo, Patrizia Mior, Jordi Cabestany Arqué, Angelo Orlando, Eva M. Franchi, Sabrina Ruzzu, Antonella Cau, Lluís Serra Llansana, Giovanni M. Quinti, Francesco Azzali.

Articoli di Studio 6 Le origini della Quarta Via La Saggezza degli gnostici: IL VANGELO DI GIUDA prima parte Un documento gnostico databile tra il 220 d.C. e il 340 d.C. che ci rivela una visione del personaggio di Giuda totalmente inedita e controcorrente. 10 Teoria e pratica della Quarta Via LO SVILUPPO DEL CPF NEL PERIODO PRENATALE. In questo articolo, che fa parte della serie dedicata all’approfondimento dell’apparato formatore, parleremo delle associazioni mentali che si sviluppano già nel periodo intrauterino e possono condizionare l’intero arco della nostra vita. 14 Approfondimenti sul sistema LA DISCIPLINA SANA: come farne uno strumento di crescita personale. Il termine “disciplina” spesso provoca associazioni legate a ricordi sgradevoli e costrizioni. Ma esiste una disciplina che è al servizio della crescita del nostro essere.

Le nostre rubriche Gli Articoli contrassegnati dal logo vengono letti, studiati ed approfonditi dai Gruppi di Studio LA TECA presenti in Italia. Se desideri partecipare manda una richiesta a: lateca@lateca.info Ti invieremo l'indirizzo e gli orari degli incontri del Gruppo di Studio a te più vicino. Lo staf f di gurdjief f.es

La Quarta Via é un mensile prodotto e distribuito dalla Spagna, presso La Teca Istituto per lo Sviluppo Armonico di Barcellona. Per potersi mettere in comunicazione con la nostra Redazione potete telefonare (dall'italia) a questo numero telefonico, senza usare alcun prefisso internazionale: 0698357445. Per costi e modalità di sottoscrizione visitare il sito web: www.gurdjief f.es. Nel medesimo portale sarà possibile acquistare, salvo disponibilità, i numeri arretrati. Per riceverla direttamente a casa ogni mese è possibile abbonarsi. Manoscritti, fotografie e disegni inviati alla Redazione, anche se non pubblicati, non si restituiscono. Per favore comunicate tempestivamente ogni cambiamento del vostro indirizzo postale, includendo il vostro vecchio indirizzo insieme a quello nuovo. Associazione La Teca - Ogni riproduzione, anche parziale, è vietata se non autorizzata, in forma scritta, dalla Redazione. NIF. G-64341225 Dep. Legale B-12791-2008 ISSN 2014-0657 79

1 Editoriale GIUDICE O RIBELLE? a cura di Anna Di Giandomenico 2 Sezione Poetica IL DESERTO… di Patrizia Mior Dialoghi col Maestro L’ARMONIA Cronache dal mondo alla luce della Quarta Via GRECIA IN BANCAROTTA 3 Quando si apre il Sipario IL BIVIO Il bivio ti ha svelato chi sei e la strada da seguire… 4 ALL’OMBRA DI GAUDÌ ANATOMIA DELL’INDIGNAZIONE Un’analisi sociale sul movimento degli Indignati. Come trasformare la speranza di un cambiamento in una trasformazione reale? 18 Decifrando codici biblici IL SOGNO DI GIACOBBE Il professor Lluís Serra, docente in teologia, filosofia e psicologia, ci guida al significato nascosto in alcuni brani delle Scritture Sacre. 19 Consigli letterari MOMENTI D’ORO CON GURDJIEFF di A. Staveley Un piccolo libro che racchiude la testimonianza di un’allieva diretta di G. I. Gurdjieff. In cucina con Gurdjieff COUS COUS INTEGRALE DI KAMUT CON PACHINO, MENTA E BASILICO 20 Lettere in Redazione LA CORRISPONDENZA CON I CERCATORI Interessanti risposte ai quesiti dei nostri lettori; la condivisione come aiuto allo sviluppo personale. 22 Il libro rosso: messaggi dall’inconscio IL GIOVANE ALCHIMISTA Racconti in chiave simbolica sulla nascita della ferita affettiva. 24 Intervista ai Cercatori FABRIZIO OLIVETO


Editoriale

di Anna Di Giandomenico

C

GIUDICE O RIBELLE?

aro lettore e cara lettrice, il Super Io, che si forma dalla relazione con le figure educative di riferimento e con il contesto sociale, trasmette regole morali e ideali, e svolge funzioni protettive. Nella prima fase della vita umana, tale istanza psichica interpreta una funzione molto importante per dare al bimbo la consapevolezza di ciò che è buono e di ciò che non lo è. Il Super Io si esprime attraverso la “veste” del Giudice, del Moralista, del Perfettino che pretende la massima resa, del Censore. Veste anche i panni, però, dell’Iperprotettore, che salvaguarda, ma che blocca contemporaneamente, impedendo al bambino di fare tante scoperte necessarie per una sua crescita sana; ad esempio, attraverso l’esplorazione del territorio, attraverso la conoscenza del nuovo, attraverso l’espansione e la conquista. La scoperta del mondo è molto importante per un bambino; se questa è repressa, a causa di un atteggiamento iperprotettivo che viene poi interiorizzato, l’energia vitale implode e si trasforma in paura del mondo. Il Super Io esprime il suo bisogno di controllare attraverso varie modalità, che vanno dalla seduzione e manipolazione dell’altro alla tendenza a creare sensi di colpa, dalla tristezza e vittimismo al pettegolezzo, dal perfezionismo alla crudeltà, dall’intrigo alla critica e alla competizione, oltre all’esercizio del potere attraverso il silenzio totale finché l’altro cede. Queste modalità si manifestano quando l’energia vitale non si esprime per conoscere il mondo e per crescere. Il Giudice viaggia sul “doverismo” (“devi fare così”; “devi arrivare a...”) e impone richieste elevate. Ci dà però sicurezza e ci toglie dalla responsabilità di fare delle scelte, impedendo l’ingresso di nuovi contenuti. Quando, però, la meta da raggiungere è troppo alta rispetto alle reali possibilità dell’individuo, si genera in lui il senso di colpa o d’incapacità. Tale premessa ci consente di intuire che un Lavoro con il proprio Giudice interno è sempre da fare. Pian piano occorre sciogliere un po’ le strutture rigide del Super Io e le parti giudicanti di esso. Questo lavoro è delicato e necessita di tempo, perché toglie il terreno sotto i piedi e crea instabilità in chi ha un Super Io rigido e giudicante. Questa parte può essere così radicata e potente da portare l’individuo anche a rifiutare le proprie componenti positive e a negare l’accesso alle qualità superiori. 1

Il Super Io, all’opposto, può rivestire i panni dell’Anarchico e del Ribelle che rifiuta tutto. Oppure del Colpevole, del Trasgressore delle regole, del Sabotatore che finge di seguire le regole, ma che poi trova sempre il modo per non attuarle. Il Super Io, dunque, in questa veste, è un “bombarolo” che può nuocere a se stesso e agli altri. Anche queste espressioni del Super Io richiedono un Lavoro interiore, per poter imparare ad accettare le regole sane che consentono un reale sviluppo dell’essere umano. A questo punto posso chiedermi: Quali delle modalità illustrate mi appartengono? In quale direzione devo lavorare? È fondamentale comprenderlo, perché altrimenti non potrò svolgere un corretto Lavoro su me stesso; non sarò in grado di cogliere la bellezza dei Valori che la Scuola mi offre, e la possibilità di seguire una disciplina amorevole che è al servizio della mia crescita. Verso le regole (espressione di Valori) avrò appunto un atteggiamento di giudice o di trasgressore e ribelle, impedendomi di crescere realmente. Quanto abbiamo detto è la base per comprendere l’articolo di questa dispensa “La disciplina sana: come trasformare la disciplina in uno strumento di crescita personale” di Jordy Cabestany Arqué, il quale esamina la disciplina imposta, quella che si è compresa e quella sana, rilevando i diversi atteggiamenti mentali che soggiacciono alla concretizzazione dei tre tipi di disciplina. Segue l’articolo di Sabrina Ruzzu e Antonella Cau, “Lo sviluppo del Cpf nel periodo prenatale”, che illustra le prime ferite che un individuo può ricevere già nel corso dei primi nove mesi di vita intrauterina, e le modalità con cui egli le manifesta nella vita adulta. Nel terzo articolo, Fabio Imbergamo illustra il Vangelo di Giuda e l’originale visione che offre dell’apostolo stesso nella sua relazione con il Cristo.

Buona lettura! •


P

POESIA di Patrizia Mior

C

CRONACHE DAL MONDO ALLA LUCE DELLA QUARTA VIA

di Francesco Azzali

IL DESERTO Solo nel deserto, invoco il tuo Nome Solo nel deserto, cerco la tua Luce Solo nel deserto, cerco l’Acqua che mi disseta Intravedo miraggi, illusioni di vita, ma non è quello che brama il mio cuore. Mi inginocchio sulle calde sabbie del mio inconscio Le lacrime purificano le mie pene Alzo lo sguardo al cielo, abbandonandomi alla paura dell’ultimo giorno Mi inchino alla Tua volontà, mentre l’oscurità della mia Anima riflette raggi di puro Amore Salto la siepe piena di spine, per arrivare a te pura come non mai Mi inginocchio sulle piaghe che affliggono il mio cuore Cerco sulla terra le derive del mio essere Rinnovo la mia promessa a te Infinito e a me, incidendola nella mia anima.

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DIALOGHI COL MAESTRO

L’armonia A un discepolo che voleva sapere come trovare un po’ di armonia, il Maestro suggerì: «Tratta tutto con delicatezza iniziando dalle piccole cose, e trasforma ogni tuo gesto in una danza: sposta gli oggetti come se deponessi un neonato nella culla, muoviti come se aprissi la porta della sua stanza quando dorme, tocca gli altri come se gli accarezzassi le guance, prendi le cose come se lo attaccassi al seno e, senza fretta, lo lasciassi saziare. La delicatezza è figlia dell’attenzione, l’attenzione è figlia dell’amore». • 2

GRECIA

IN BANCAROTTA

A

distanza di pochi giorni sono passato dalla Svizzera alla Grecia, dove mi trovo per una pausa rigeneratrice, purtroppo troppo breve. Passeggio tra gli ulivi selvatici dal fusto nodoso e con le chiome incurvate dal vento. Sono su un'isoletta brulla e in lontananza intravedo la costa della Turchia. Tra queste zollette assolate, che segnano il confine della cultura cristiana, mi trovo a riflettere sugli articoli recentemente letti sui quotidiani italiani; titoli come "La Grecia è sull'orlo del fallimento", "Stato Greco in bancarotta" oppure "La Grecia fuori dalla UE", appaiono, visti da qui, surreali se non addirittura assurdi. Come potrebbe questa nazione, formata da miriadi di isole e isolette, battuta dal vento e dal sole, con poche risorse tranne il sole e l'intenso misticismo, competere con gli stessi parametri economici della Danimarca o dell'Olanda? Qui si percepisce nelle rocce, nella luce intensa e nelle terse notti stellate la vocazione alla meditazione, ma le giornate sono cosi calde che il lavoro fisico deve essere svolto quando il sole concede delle piccole tregue. In fondo si tratta semplicemente di dare un giusto nome alle cose, come direbbe, forse, Gurdjieff. Così come in un gruppo di Quarta Via, ogni membro è diverso e fornisce degli apporti differenti e non si può pretendere lo stesso lavoro da tutti, allo stesso modo ogni stato appartenente alla UE dovrebbe essere valorizzato per le proprie qualità. Certo ciò non è possibile se l'unico criterio è quello della produttività economica. Chiaramente questo non significa che la Grecia non debba lottare contro l'indebitamento e soprattutto contro la corruzione interna che è una piaga difficile da sanare. È giusto che provi ad essere più efficiente, ma difficilmente questo diventerà il suo punto forte. Allo stesso modo anche noi dovremmo imparare a riconoscere quali sono le nostre parti migliori e su quali altre lavorare per scongiurare il rischio della “bancarotta”. Questo lavoro va fatto senza infierire inutilmente, ma con tanta amorevolezza per le parti più fragili che hanno una storia e un motivo per essere così. L'uomo completo e in armonia non è colui che uccide le proprie debolezze, assassinado con esse anche la propria percezione di essere umano limitato, ma quello che sa riconoscerle e integrarle per non diventarne vittima. •


C

QUANDO SI APRE IL SIPARIO

«L'educazione è la nemica della saggezza, perché l'educazione rende necessarie tante cose, di cui, per esser saggi, si dovrebbe fare a meno». di Angelo Orlando

Luigi Pirandello. Il piacere dell’onestà

IL BIVIO

È

l’ultimo giorno di prove. Il regista è lì, di fronte a te. Parla. Sta dando le ultime indicazioni. È il tuo lavoro ascoltare il regista. Sei stato educato a farlo. Hai incontrato così tanti registi nella tua vita: ognuno con le sue idee, ognuno con il suo modo di rivolgersi a te e di aiutarti a comprendere. Cos’ha di diverso questo momento? Ti trovi ad un bivio. Sempre nella tua vita, a un certo punto, si arriva ad un bivio. Non è un bivio qualsiasi. Prima del bivio, c’è sempre la percezione del bivio. Capisci che quello che ti troverai davanti, non è un bivio come gli altri, ma che è quel bivio al quale sei stato già; di cui hai semplicemente rimandato la scelta, pensando che rinviare fosse uguale a evitare. Chiamalo intuito, ma lo sai. Ti dici: «Sto per arrivare al bivio!». È la percezione di tutti i tuoi nodi irrisolti. Lo sai che avrai a che fare un’altra volta con la stessa scelta, con la decisione da prendere che tanto tempo fa avevi evitato. Chissà perché oggi hai questa paura. Onestà. Recitare in modo onesto. Cosa significa? Sul bivio tutto era semplice. La voce te lo aveva detto. La solita voce che senti da sempre. Quell’attimo di verità che tu sai che ti sorride lì, proprio lì, all’altezza del petto e che sai che non ti ha mai mentito. Però, è da un po’ che lo hai lasciato quel bivio. È da quell’istante sul bivio che la voce ti ha abbandonato? Non la senti più da tanto tempo, e allora ti chiedi se tutto quello che hai vissuto sia vero. «È vero?». Hai cercato di percorrerlo fino in fondo questo sentiero. Ora sei in una sala vuota. Spazio di prova. Il regista è lì. Ti sta dicendo che... La sua voce potrebbe assomigliare a qualcosa che ti riporta indietro. No, è un’altra. Ha un altro suono. La sua voce contiene un altro genere di domande. Sono domande che appartengono al personaggio o a te? Non lo sai. Molte di queste domande, contengono tanti dubbi:

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«L’ho preso davvero questo sentiero?» Ti guardi intorno. Il teatro è così vuoto ora. Ci sei tu. Ci sono altri. Sono attori come te. Li guardi. «E loro… chi sono i miei compagni di viaggio?». Guardi lo spazio delle prove. Guardi ancora il regista che ti chiede qualcosa. Ti dà indicazioni sul personaggio. Sei distratto, pensi ad una linea che stai inseguendo da tempo. La parola scritta al bivio ti risuona nel petto. La senti vibrare dentro di te e non capisci come gli altri non se ne accorgano. Questa sera ci sarà la prima e tu sarai personaggio, parole e azioni che si fonderanno con la platea. «Ci sarà pubblico?». Questo non dipende da te, forse un pochino sì. A quanti amici lo hai detto? Ci saranno tanti amici, forse solo amici. È questa la via? Amici che ti accettano per come sei nella vita e per come sei in scena? Sono abituati a vederti e a seguirti. Ti vogliono bene. Ti dicono la verità. Se solo sapessero che ora ti senti solo un piccolo essere umano, alle prese con le indicazioni di un regista. Sei così lontano dall’aver compreso chi sei, come puoi comprendere adesso un personaggio che ti è stato affidato? La mente. Tutto passa da lì? Sarà vera questa cosa? E il tempo? «Ah… se ci fosse più tempo… questa sera è la prima? No. Non è possibile. Ci vorrebbe una settimana in più per essere appena un po’ più preparato...». Poi il tuo pensiero va a quel bivio. Il bivio che ti ha svelato chi sei e la strada da seguire. Recitare solo con onestà. Sì, ma cosa significa? Non lo sai. Non lo puoi ricordare, ora. Ora il tuo compito è un altro. Ora devi ascoltare il regista e le sue indicazioni. Devi rispettare qualcosa che apparentemente ti porta lontano: piccolo burattino con la coscienza di riconoscere le nuvole in cielo, per riportare il cielo dentro di te. E allora, insieme a quella parola scritta, ne scrivi un’altra: fiducia… o era fede? Quel bivio non era un sogno. Lì, la voce l’hai sentita davvero. Puoi recitare con onestà, avendo fiducia in te stesso. Basta avere fede... o era fiducia? E se fossero la stessa cosa? •


La Saggez za degli gnostici

IL VANGELO DI GIUDA

–1–

di Fabio Imbergamo (1)

W

ashington, 6 aprile 2006, sede della National Geographic Society: vengono per la prima volta mostrate in pubblico alcune pagine ricostruite di un antico codice in lingua copta. Il codice contiene quattro testi, uno dei quali narra fatti e conversazioni accaduti nei giorni precedenti la Passione di Cristo, in cui la figura di Giuda appare in un’immagine completamente diversa da quella che secoli di storia ci hanno trasmesso. Il ladro, materialista e traditore, che “svende” il Maestro Gesù per pochi denari, è riabilitato a discepolo prediletto, con una maturità spirituale ben superiore a quella degli altri undici. Ma mentre il mondo intero discute sui molti aspetti e implicazioni della scoperta, a noi torna in mente un passaggio di un libro molto particolare, che incuriosisce e affascina almeno quanto il suo autore: «Il più devoto e prediletto discepolo di Gesù Cristo si chiamava Giuda. Se ci atteniamo alla versione contemporanea delle Sacre Scritture, chiunque cerchi in essa la conoscenza della verità ne trae la convinzione essenziale che Giuda era l’essere più vile, più abietto, più traditore e più perfido che si possa immaginare. In realtà Giuda non solo era il più fedele e devoto dei seguaci vicini a Gesù Cristo, ma soltanto la sua intelligenza, la sua ingegnosità e la sua presenza di spirito hanno permesso a quel sacro Individuo di compiere tutte le azioni il cui risultato, pur non riuscendo a distruggere completamente le conseguenze delle proprietà dell’organo kundabuffer, ha alimentato e ispirato lo psichismo di molti esseri per circa venti secoli, rendendo quasi sopportabile la loro esistenza».1 (2)

1

G. I. Gurdjieff, I Racconti di Belzebù a suo nipote – Ed. Neri Pozza, pag. 617. Sul significato dell’ «organo kundabuffer» cfr. l’articolo “L’organo kundabuffer” di Francesco Azzali (La Quarta Via, N.52 - Gennaio 2009).

?

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(1) Rispondi velocemente a questa domanda,

senza dare tempo al pensiero di fare elaborazioni: quali sono le prime tre parole che il nome “Giuda” fa affiorare alla tua mente?

Il libro da cui è tratto questo passaggio, ovvero I Racconti di Belzebù a suo nipote, è stato scritto sicuramente prima del 1949, data della morte dell’autore, e quindi alcuni decenni prima del ritrovamento del testo di cui stiamo parlando, il Vangelo di Giuda, avvenuto nel 1978. Sembra, pertanto, che l’idea di un “Giuda discepolo prediletto” non fosse poi del tutto nuova! Citare Gurdjieff in un articolo sul Vangelo di Giuda potrebbe sembrare vana auto-celebrazione, visto l’orientamento della pubblicazione sulla quale stiamo scrivendo. In realtà, abbiamo solo voluto puntare l’attenzione sul fatto che pareri diversi sulla figura di Giuda esistono da molto tempo. La scoperta del Vangelo di Giuda, giustamente ritenuta importante, non dovrebbe quindi farci focalizzare sulla sin troppo nota diatriba pro o contro Giuda, ma soprattutto su altre questioni che cercheremo di introdurre in queste poche pagine. ?

(2) Rileggi la citazione da I racconti di Belzebù. Cosa intende, secondo te Gurdjieff, quando afferma che il risultato delle azioni di Cristo ha influenzato lo psichismo degli uomini in modo da renderne sopportabile le loro esistenze?


La Saggez za degli gnostici

IL VANGELO DI GIUDA -1-

La storia del ritrovamento del Vangelo di Giuda è un triste esempio di come preziosi documenti siano stati danneggiati dall’insensibilità e dall’incompetenza di esseri umani senza scrupoli. Nel 1978, a El Minya, una località egiziana a sud del Cairo, fu ritrovato un cofanetto in pietra contenente un antico codice in fogli di papiro. Il codice fu acquistato da un commerciante di antichità, che, dopo varie traversie, tentò di venderlo a un prezzo talmente elevato da far desistere tutti i potenziali compratori. Il manoscritto fu quindi custodito nella cassetta di sicurezza di una banca, dove rimase per quasi diciassette anni privo delle cure necessarie, subendo gravi danni dovuti alle pessime condizioni di conservazione. Solo nell’aprile del 2000 una signora svizzera di nome Frieda Tchacos Nussberger riuscì ad acquistarlo in collaborazione con la Maecenas Foundation di Basilea. Il codice, che contiene quattro importanti testi gnostici, fra cui l’unica copia mai rinvenuta del Vangelo di Giuda, fu finalmente consegnato a studiosi di indubbia competenza che, grazie a un lavoro durato cinque anni, ne hanno ricomposto le pagine. Tuttavia alcune parti del codice, denominato Codex Tchacos in riferimento alla valente signora svizzera che riuscì ad acquistarlo, sono andate irrimediabilmente perdute e il testo giunge a noi con molte lacune. Esso è composto da 66 pagine e contiene quattro testi:

di Fabio Imbergamo

? Ma a quando risale il testo di cui stiamo parlando? Secondo gli scienziati dell’Università dell’Arizona, il materiale del contenitore nel quale è stato ritrovato il codice è databile in un arco temporale compreso fra il 220 d.C. e il 340 d.C. Quanto al testo vero e proprio del Vangelo di Giuda, come per altri scritti gnostici rinvenuti in Egitto, esso sarebbe una traduzione in lingua copta di un precedente originale greco. Vista la menzione di Ireneo, il testo esisteva già nell’anno 180, data in cui si colloca per l’appunto Adversus Haereses. Quanto all’autore, egli resta fondamentalmente ignoto. Si potrebbe, quindi, pensare che il Vangelo di Giuda, una volta epurato dalle diatribe etiche e storiche, sia un testo marginale nel panorama del Cristianesimo delle Origini: niente potrebbe essere meno vicino alla realtà! Questo Vangelo, al contrario, contiene importanti elementi che confermano come nei primi due o tre secoli d.C. il Cristianesimo fosse un movimento estremamente ricco dal punto di vista delle diversità di vedute su Gesù, la sua vita e la sua passione; e come i primi cristiani vivessero l’urgenza di trovare risposte a questioni di carattere fondamentale per la loro vita materiale e spirituale. Leggere le pagine di questo testo vuol dire immergersi nei drammi esistenziali dei primi cristiani, trovandosi di fronte a questioni di grande importanza per la loro sopravvivenza, in un ambiente sociale e politico che poteva rapidamente condannarli a una morte orrenda nelle arene e nei circhi. Possiamo considerare il Vangelo diviso in un prologo più tre sezioni fondamentali, queste ultime molto differenti l’una dall’altra nelle dimensioni. Alcuni studiosi le hanno definite al pari di tre scene di una sacra3 rappresentazione. Vi è, infine, il ben noto epilogo che la storia, in varie versioni, ha tramandato per secoli.

• Il Vangelo di Giuda • La Prima Apocalisse di Giacomo • La Lettera di Pietro a Filippo • Frammento dell’Allogeno Fra essi il testo di maggiore interesse è sicuramente il Vangelo di Giuda, di cui non abbiamo precedenti versioni. Di esso ne parla Ireneo nel suo celebre Adversus Haereses2 (Contro le eresie) attribuendone la paternità alla setta gnostica dei Cainiti. 2

Ireneo Da Lione, (Smirne 130 – Lione 202) fu un teologo e padre della chiesa. Dedicò gran parte della sua vita a operare un processo di riunificazione del cristianesimo. In Adversus Haereses, sua opera principale, descrive numerosi testi scritti e adottati da comunità del primo cristianesimo con lo scopo di dimostrarne l’infondatezza. 7

3

Con il termine “sacra” non ci riferiamo a qualcosa che faccia capo a una qualsiasi corrente di carattere tipicamente religioso, ma al fatto che nel testo che stiamo per esaminare esistono effettivamente elementi che riportano a una concezione dell’universo che trova le sue origini nei movimenti platonici e neo-platonici, sino a giungere a noi in termini di cosmologia gnostica.


Teoria e pratica della Quarta Via

LO SVILUPPO DEL CPF NEL PERIODO PRENATALE di Sabrina Ruzzu e Antonella Cau

F

Ogni vita mandata sulla Terra è un frammento di Infinito.

ino a poco tempo fa, si riteneva che il feto fosse al sicuro da tutto nella pancia della madre e che il neonato fosse una sorta di “pagina bianca”, una “tabula rasa” su cui si poteva iniziare a scrivere ex novo. Anche Gurdjieff, in Vedute sul mondo reale, riportava: «Ogni uomo viene al mondo simile ad un foglio di carta bianca; ma le circostanze e le persone che gli stanno intorno fanno a gara per imbrattare questo foglio e per ricoprirlo di ogni genere di scritte. Ed ecco intervenire l’educazione [...] e a poco a poco il foglio si macchia» (pag.49). Ma in seguito G. ha anche cura di sottolineare che: «la percezione di alcune impressioni ha inizio ancor prima della nascita» (pag. 79). (1) Infatti, gli studi effettuati negli ultimi anni hanno dimostrato che il bambino, questo piccolo frammento di Infinito, riceve le prime ferite già nel corso dei suoi nove mesi di vita intrauterina.

Ricordo che, qualche anno fa, gli alunni della mia classe stavano ricostruendo il primo anno della loro vita, portando a scuola giocattoli, vestitini e i documenti dell’ospedale nel quale erano nati. Io aiutavo P., un alunno particolarmente irrequieto, con grosse difficoltà a mantenere l’attenzione, una scarsa consapevolezza di sé e delle sue azioni, ed una bassissima autostima. Era affida?

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CPF – 2 –

(1) Con quale delle due affermazioni ti trovi maggiormente d’accordo?

to ai nonni, perché la madre aveva avuto problemi di tossicodipendenza e il padre era in carcere. Stavamo cercando insieme i dati relativi alla sua nascita (peso, lunghezza etc.), quando mi capitò sotto gli occhi un’annotazione del medico: «Alla nascita il bambino presenta irrequietezza, vomiti, stati di agitazione e viene sottoposto a trattamento farmacologico con barbiturici». La madre aveva usato sostanze stupefacenti anche durante la gravidanza, e il bambino era nato in crisi di astinenza. In quel momento mi vennero le lacrime agli occhi: quante volte lo avevo sgridato per la sua irrequietezza! Mi tornava in mente una frase che spesso gli dicevo: «Ma perché non provi a stare tranquillo? Provaci, su!». Ma in quel momento mi resi conto che non era una questione di volontà: era così agitato anche quando aveva un minuto di vita. Alla sua nascita era stato davvero una pagina bianca su cui scrivere? (2)

Nella fase della vita prenatale, il feto vive in un mondo presimbolico; un mondo confinato all’utero materno dal quale dipende in toto e dal quale non si può allontanare, pena la sua stessa morte. Il suo sviluppo, in questa fase, gli permette di comunicare con questo mondo nel quale è immerso solamente tramite sensazioni ed emozioni; e ciò che caratterizza questo momento è l’emozione di attaccamento, di fusione con la madre, che percepisce come una parte integrante di sé: lui e sua madre sono una cosa sola. Nell’utero il feto è sprofondato in un mondo di immagi?

(2) Sei a conoscenza di eventuali eventi importanti avvenuti a tua madre o nella tua famiglia durante la gravidanza? Pensi sia importante conoscerli?


Teoria e pratica della Quarta Via

L’Apparato Formatore o CPF: qual è la sua funzione?

di Sabrina Ruzzu e Antonella Cau

ni, sensazioni, emozioni: immagini-ricordi, immaginiMa quali possono essere i codici, gli schemi che si ? desideri, immagini-paure provenienti dalla madre; c’è generano in questa fase della vita? quindi una comunicazione strettissima tra madre e feto, a diversi livelli. Sicuramente a livello endocrino: attraverUna madre che è sottoposta a forti stress, che attraversa so il cordone ombelicale il feto, oltre a periodi di angoscia o depressioricevere il nutrimento necessario, «“Non sono desiderato”, oppure ne produrrà, come abbiamo riceve anche il sangue della madre, “Sono sbagliato”. Naturalmente visto, alcuni ormoni che nel feto con il suo carico chimico ed ormonapotrebbero avere una serie di le: ogni emozione che prova la madre questi non sono pensieri del feto... conseguenze: l’alterazione del ma convinzioni profonde che produce sostanze chimiche ed ormobattito cardiaco, l’alterazione nali diverse che si trasmettono tramipermarranno come sensazioni della pressione, una sensazione te il sangue al feto. Recenti ricerche generalizzata di malessere. Se per il resto della vita.» hanno evidenziato come situazioni di tale situazione non è sporadica, stress eccessivo, angoscia, depressione della madre determa frequente e continua, il feto percepisce questa sensaziominino un innalzamento di cortisolo e adrenalina (i ne come normalità. Una prima connessione si sta creando cosiddetti ormoni dello stress) anche nel feto, mentre nel suo Centro delle Prime Forme/Cpf: malessere = situazioni di serenità favoriscano la produzione di ossitonormalità, che potremmo tradurre con l’espressione: cina ed endorfine “buone”.

“È normale stare male”.

? Quanto questo codice è presente nella nostra vita adulta?

Anche una madre che riveste la sua gravidanza di eccessive aspettative sul sesso del nascituro, sulle sue caratteristiche e capacità, e quindi rischia di essere delusa, sta mandando a livello transpersonale e onirico messaggi che potrebbero generare codici che, tradotti in parole, potrebbero suonare così: “Non sono desiderato”, oppure “Sono sbagliato”. Naturalmente questi non sono pensieri del feto (dato che la sua corteccia cerebrale non è ancora completamente formata), ma convinzioni profonde che permarranno come sensazioni per il resto della vita. (3)

Alcuni ricercatori ipotizzano ulteriori livelli di comunicazione tra madre e feto: un livello transpersonaletelepatico, attraverso il quale avviene una sintonizzazione affettiva, e un livello onirico, nel quale la comunicazione avviene attraverso simboli e archetipi. In ogni modo risulta chiaro che tutti i vissuti della madre diventano anche vissuti del feto, e vengono registrati nel suo Cpf sulla base delle sensazioni di piacere o dolore, benessere e malessere. Questi vissuti, e le loro connessioni, produrranno codici intraducibili a livello logico o verbale restando impressi a livello cellulare profondo e potranno condizionare il comportamento del bambino fino alla vita adulta. 11

Anche una madre che vive la sua gravidanza come indesiderata, o prova addirittura repulsione per il bambino che porta in grembo (pensiamo, per esempio, a gravidanze in seguito a violenze) potrebbe inviare un simile messaggio. Ci sono inoltre madri altamente anaffettive, che non riescono ad entrare in comunicazione empatica e simbolica con il loro bambino, per il quale non riescono a provare nessun sentimento di affetto. In questi casi il feto sente di vivere in un utero-tomba, un utero di ghiaccio. È immerso in una sensazione di isolamento e abbandono e, in questa assenza di comunicazione, gli viene a mancare ?

(3) Riconosci in te qualcuno di questi codici?


VILLA CAGNOLA Gazzada VARESE

SEMINARIO 22 - 23 e 24 Luglio 2011

LaTeca

GURDJIEFF E LA QUARTA VIA Incontro con Margherita Gurdjieff e Giovanni Maria Quinti Dal 22 al 24 Luglio presso il Centro Convegni di Villa Cagnola, Margherita Gurdjieff, fondatrice dell’Istituto Gurdjieff in Armenia, incontra Giovanni M. Quinti, fondatore dell’Istituto per lo Sviluppo Armonico La Teca in Italia, Spagna, Svizzera e Colombia. Attraverso la testimonianza della sua bis-nipote e del Fondatore degli Istituti la Teca sveleremo aspetti sconosciuti di questo straordinario personaggio andando a sondare le origini del suo insegnamento. Al termine dell’incontro è prevista una tavola rotonda durante la quale i partecipanti potranno porre domande a Margerita Gurdjieff e agli altri relatori.

Prenotatevi subito! Posti limitati!

INFORMAZIONI SUL SEMINARIO

L’EVENTO È APERTO A TUTTI COLORO CHE DESIDERANO PARTECIPARE E SI PUÒ SEGUIRE SIA COME SEMINARIO RESIDENZIALE CHE NON RESIDENZIALE

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La G vit IO ur a dj di ie m ff o ns G ie ur ur sp dj iri ief tu f: al lo e s IL de vi S ll’ lup D O in p IR N di o O NO vi SE du TT o A

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VENERDÌ 22

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GRAM

MA

PRO

Il seminario sarà in lingua italiana, russa e spagnola con traduzione simultanea attraverso auricolare.

08:00

09:40

SABATO 23

11:35

16:15

17:30 18:45

22:00

08:00 09:40

DOMENICA 24

11:15

14:45

16:30


Approfondimenti sul sistema

LA DISCIPLINA SANA: come trasformare la disciplina in uno strumento di crescita personale

di Jordi Cabestany Arqué

Traduzione di Eva Maria Franchi

Ci sono tre tipi di disciplina: 1. La disciplina imposta; 2. La disciplina che si è compresa; 3. La disciplina sana.

L

a disciplina imposta è quella che si nutre dei premi che possono darci gli altri. Se non riceviamo un premio dagli altri, sentiamo che tutto il nostro sforzo è stato inutile:

«Ho lavorato tanto e non ho visto nemmeno un euro»; «Ho studiato tanto e non ho superato l’esame»; «Ho scritto per molti mesi e non pubblicano il mio romanzo...».

rispetto a un mese fa»; «Non ho pubblicato il mio romanzo, però adesso so che posso scriverne uno e voglio analizzare quello che ho fatto bene e quello che posso migliorare...». (1) La disciplina imposta presenta un grande vantaggio: la fede. In linea generale, abbiamo più fede nell’altro che in noi stessi, e questa fede nell’altro ci spinge a perseverare nella nostra impresa, sempre e quando l’altro dimostri di possedere sicurezza in se stesso. Ma il limite di questa disciplina è che ci porta a fare le cose bene solo per compiacere il “padre di turno”: il cliente esigente, il professore, l’amico, il critico, ecc. Per fare qualcosa oggettivamente bene, dobbiamo esercitare un controllo sul nostro obiettivo. Il fatto che sia laureato in psicologia, significa che sono un buon psicologo per l’università che mi ha insignito di questo titolo, non che lo sia per altre università e che, soprattutto, sia una persona capace di ascoltare e aiutare le altre persone ad accettarsi e migliorarsi. Ma se la maggior parte delle persone che vogliono parlare con me si sentono meglio dopo averlo fatto, se si accettano di più per quello che sono e riesco a restituire loro un po’ di speranza, sono -oggettivamente- un buon psicologo. Con o senza titolo.

?

La disciplina che si è compresa si basa sul dare un valore reale al nostro sforzo. È una disciplina adulta, che dipende più dall’effetto reale del nostro sforzo che dall’opinione dell’altro. Indubbiamente è molto più difficile da realizzare, perché richiede una pazienza a prova di bomba: «Non ho guadagnato un euro con questo investimento, ma ho imparato qualcosa su quello che vende e quello che non vende»; «Non ho superato l’esame, ma adesso parlo meglio l’inglese 14

Sebbene la disciplina compresa sia quella che ci aiuta ad essere realmente capaci in qualcosa, essa ha bisogno di un’importante dose di fede in se stessi. Come ottenere questa fede?

Premiandoci per i nostri risultati e non, o non solo, per la buona opinione che gli altri possano avere del nostro lavoro. È possibile superare una prova di inglese perché già si conoscono le domande che usciranno all’esame. Al contrario, uno può essere bocciato allo stesso esame ma avere imparato espressioni in inglese che prima non conosceva. Chi ha migliorato la sua conoscenza di tale lingua? La disciplina compresa, adulta, ha bisogno di premi che ci diamo da soli, perché essi sono il carburante di tale disciplina. Per questa ragione, ancora prima di porci ?

(1) Porta degli esempi, tratti da tue esperienze

personali, di disciplina imposta e disciplina che è stata compresa.


Approfondimenti sul sistema

La disciplina sana

qualsiasi obiettivo, il primo obiettivo che dovremmo pianificare sarebbe di verificare con che cosa ci possiamo premiare, quali sono le cose che ci piacciono, il tipo di film che ci piace realmente, di libri, di cibo, ecc. (2)

di JordI Cabestany Arqué

In generale, quando ci troviamo di fronte a una frontiera della nostra personalità, scegliamo una di queste tre possibilità:

1. Rinunciamo all’obiettivo;

Ma andiamo un poco oltre:

2. Tiriamo fuori dal cassetto quello che già conosciamo per tappare questa difficoltà;

Cosa succede quando incontriamo un ostacolo che

? ci sembra impossibile scansare? (3)

3. Paghiamo un prezzo troppo alto per superare questa difficoltà. Facciamo un esempio: ho realizzato un lavoro splendido sulla Rivoluzione Americana, ma devo presentarlo davanti alla classe e a me parlare in pubblico provoca il panico. Cosa faccio?

Quando emerge una difficoltà si presenta l’opportunità di imparare qualcosa su noi stessi, perché ciò significa che ci troviamo di fronte a un confine della nostra personalità. Se la nostra personalità fosse una frontiera esterna, semplicemente penseremmo di lei la stessa cosa che pensiamo quando stiamo mangiando un piatto che ci piace: «Che buona questa bistecca! Che peccato che tra cinque minuti sarà già finita». (4) La frontiera esterna può supporre una difficoltà solo se il nostro obiettivo non è nostro, ma qualcosa che dobbiamo fare perché ce l’hanno detto e ci abbiamo creduto. Però è facile da localizzare: un obiettivo estraneo è quello di cui ci sentiamo stanchi subito, poco dopo aver cominciato a dirigerci nella sua direzione. È un obiettivo verso il quale proviamo pochissimo o nessun entusiasmo. Riassumendo, una frontiera esterna, è semplicemente una barriera temporale: nessuno può imparare l’inglese in una settimana, nessuno può creare un’impresa da un giorno all’altro, e Pablo dovette dipingere molti quadri prima di diventare Picasso. La frontiera interna si distingue da quella esterna perché richiede una tecnica differente per aggirarla, che non è basata sulla quantità di lavoro, ma sulla pazienza, senza la quale non arriveremo mai ad allentare la vergogna che ci impedisce di pensare a noi stessi o —detto più chiaramente— che ci impedisce proprio di pensare. (5) ?

(2) Con cosa la tua parte adulta potrebbe

premiare il bambino che è in te? Porta degli esempi. (3) Rispondi tu stesso a questa domanda. (4) Cosa intende comunicare, secondo te, l’autore attraverso questo esempio? 15

1. Non lo espongo e sospendo un lavoro che era davvero valido? 2. Trovo qualcuno che lo presenti per me e supero la prova sebbene la mia difficoltà rimanga? 3. Lo faccio anche se muoio di paura e correndo il rischio che non mi venga bene e che la delusione possa segnarmi al punto da non provarci più?

? Quali opzioni posso scegliere? Pur consapevoli che sono le difficoltà emozionali e la comprensione di queste che ci permettono di crescere, dobbiamo domandarci se superare una difficoltà sia più importante di noi stessi. Che farei se si trattasse di mio figlio? Gli direi di non farlo, correndo il rischio di imprimere in lui un messaggio di incapacità? Lo trascinerei con forza davanti alla lavagna, come se questa presentazione fosse più importante della sua stessa vita? (6) ?

(5) Porta degli esempi di frontiera esterna e frontiera interna.

(6) Rispondi tu stesso a questa domanda.


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