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LaTeca

Istituto per lo Sviluppo Armonico

italia

#76 Marzo/2011

www.gurdjieff.es

LA DISPENSA DI STUDIO MENSILE SULL'INSEGNAMENTO DI GURDJIEFF

Approfondimenti sul sistema

LA TAUMATURGIA NELLA QUARTA VIA All’ombra di Gaudì

TERAPIA PER UN RE BALBUZIENTE La Saggezza degli gnostici:

IL VANGELO DI FILIPPO [2]

Le origini delle danze sacre e i movimenti di Gurdjieff

ISSN 2014-0657 76

€ 6.00 iva inclusa

Fotografie di Tore Masala e Giorgio C. Tagliafico

LA PSICOLOGIA SACRA DEL CORPO


SOMMARIO www.gurdjieff.es

italia

LA DISPENSA DI STUDIO MENSILE SULL'INSEGNAMENTO DI GURDJIEFF

filosofia, religione, storie di vite, teatro, danza, poesia e molto altro ancora...

LaTeca

#76

Organo di Stampa Ufficiale delle Associazioni LA TECA

Istituto per lo Sviluppo Armonico

Fondatore Giovanni M. Quinti Direttore responsabile Eva Maria Franchi Editore La Teca Associazione Culturale di Barcellona (ES) Grafica José L. García Muedra Riproduzione PrintColor - Barcellona Collaboratori di questo numero Anna di Giandomenico, Fabio Imbergamo Angelo Orlando, Eva M. Franchi, Paola Grasso, A. Albanese, Chiara Masala, Giovanna Totè, Cristina Zareschi, Lluís Serra Llansana, Giovanni M. Quinti, Francesco Azzali.

Articoli di Studio 7 Approfondimenti sul sistema LA PSICOLOGIA SACRA DEL CORPO Le danze sacre e i movimenti di Gurdjieff Il corpo rappresenta il punto di incontro e unione fra Cielo e Terra. È il mediatore che riceve e che può trasformare nell’uomo le energie capaci di elevarlo a uno stadio di equilibrio e unità dell’Essere. 11 Le origini della Quarta Via La Saggezza degli gnostici: IL VANGELO DI FILIPPO seconda parte Il più importante, forse, tra tutti i preziosissimi Vangeli gnostici ritrovati a Nag Hammadi. Qui sono racchiuse e descritte dettagliatamente le tappe del percorso iniziatico. 18 La Quarta Via in pratica LA TAUMATURGIA NELLA QUARTA VIA prima parte La cura degli altri nelle differenti tradizioni religiose. In tutte le tradizioni religiose, in particolare nel Cristianesimo, l’attenzione ai malati e alle persone più deboli è sempre stata considerata parte del cammino spirituale.

Le nostre rubriche Gli Articoli contrassegnati dal logo vengono letti, studiati ed approfonditi dai Gruppi di Studio LA TECA presenti in Italia. Se desideri partecipare manda una richiesta a: lateca@lateca.info Ti invieremo l'indirizzo e gli orari degli incontri del Gruppo di Studio a te più vicino. Lo staff di gurdjieff.es La Quarta Via é un mensile prodotto e distribuito dalla Spagna, presso La Teca Istituto per lo Sviluppo Armonico di Barcellona. Per potersi mettere in comunicazione con la nostra Redazione potete telefonare (dall'italia) a questo numero telefonico, senza usare alcun prefisso internazionale: 0698357445. Per costi e modalità di sottoscrizione visitare il sito web: www.gurdjieff.es. Nel medesimo portale sarà possibile acquistare, salvo disponibilità, i numeri arretrati. Per riceverla direttamente a casa ogni mese è possibile abbonarsi. Manoscritti, fotografie e disegni inviati alla Redazione, anche se non pubblicati, non si restituiscono. Per favore comunicate tempestivamente ogni cambiamento del vostro indirizzo postale, includendo il vostro vecchio indirizzo insieme a quello nuovo. Associazione La Teca - Ogni riproduzione, anche parziale, è vietata se non autorizzata, in forma scritta, dalla Redazione. NIF. G64341225 Dep. Legale B-12791-2008 ISSN 2014-0657 76

2 Editoriale I LEGAMI TRA SOFFERENZA E SPIRITUALITÀ a cura di Anna Di Giandomenico 3 In Cucina con Gurdjieff Kaghandi pilaf - riso pilaf con frutta secca Sezione Poetica Corpo… di Chiara Masala Dialoghi col Maestro Amare 4 Quando si apre il Sipario DISTENSIONE Un attore per creare energia deve distendersi: distanziarsi e riavvicinarsi. 5 ALL’OMBRA DI GAUDÌ TERAPIA PER UN RE BALBUZIENTE Si può superare la balbuzie solo attraverso degli esercizi meccanici o è necessaria una terapia dell’anima? 22 Consigli Letterari IL PROFETA SENZA NOME di Eva Maria Franchi Anche il più spregevole di noi, proprio nella povertà e nella tenebra di sé ritrova il significato perduto, a patto che voglia farlo, sacrificando per questa ricerca ciò che ha di più caro al mondo: se stesso. 23 Decifrando codici biblici IL TESORO DELL’AMICIZIA Il professor Lluís Serra, docente in teologia, filosofia e psicologia, ci guida al significato nascosto in alcuni brani delle Scritture Sacre. 24 Lettere in Redazione La corrispondenza con i cercatori Interessanti risposte ai quesiti dei nostri lettori; la condivisione come aiuto allo sviluppo personale. 25 Intervista ai Cercatori LUCIANA PETRINI Eva M. Franchi intervista alcuni cercatori che lavorano a contatto diretto con Giovanni M. Quinti. 27 Cronache dal mondo alla luce della Quarta Via LAVATA DI BOCCA COL SAPONE


corpo e del sangue di Cristo. L’eucarestia consente di dare vita ad un processo in cui la psiche dell’uomo assimila la natura profonda della figura cristica, introiettandone intimamente l’immagine, finché un giorno ci fonderemo sino a diventare con Lui una realtà unitaria. Un altro sacramento descritto da Filippo è la redenzione, mediante la quale il Cristo libera i discepoli dall’influenza limitante della materia, rendendoli liberi di vivere, di scegliere e di amare. Non più costrizione, non più meccanicità: essere redenti significa ricominciare a essere liberi. La camera nuziale è il mistero finale. Il maschile e il femminile riscoprono una perduta armonia, simbolo e metafora di una ritrovata unità interiore, dove non regnano più contrasti interni e divisione, bensì risplende la scintilla di Luce che il Padre vi aveva originariamente posto. L’excursus da cui parte il terzo articolo, a cura di Giovanna Totè e Cristina Zareschi, ci porta a vedere come in tutte le tradizioni religiose, in particolare nel Cristianesimo, l’attenzione ai malati e alle persone più deboli, come gli anziani, è sempre stata considerata parte del cammino spirituale. Nella concezione mistica e iniziatica, la figura del Maestro spirituale è spesso paragonata a quella di un medico che cura. La figura del Maestro Medico e Taumaturgo più vicina alla nostra cultura è certamente quella di Gesù: i Vangeli offrono moltissime testimonianze del suo Amore incondizionato e sanante. Dall’esempio di Gesù impariamo che ogni essere umano è importante, indipendentemente dalle sue condizioni personali, e che tale Amore può essere espresso imparando a donare cure, assistenza, gesti di attenzione, accoglienza, ascolto ad un nostro simile. È quasi impensabile, per un individuo che ha intrapreso un percorso di evoluzione, poter crescere spiritualmente senza fare una concreta esperienza accanto al dolore, alla sofferenza e alla morte. Se è vero che la vita non risparmia a nessuno situazioni di sofferenza, il porsi nelle condizioni di sperimentare volontariamente tali situazioni di Ricordo, può consentire a ognuno di fare esperienze fondamentali per conseguire stati più elevati di coscienza che ci avvicinano a quelli del Cristo. Buona lettura.

Editoriale

Caro Lettore, ti sei mai chiesto che legame esiste tra la spiritualità e la sofferenza, la malattia e la morte? Recita la strofa di una nota canzone di Franco Battiato: «Bisognerà per forza attraversare, alla fine, la porta dello spavento supremo…». In che modo un essere umano potrà prepararsi ad attraversare tale porta, se nell’ambito della sua vita non si sarà preparato attraverso un lavoro specifico, svolto su più livelli? Il numero della rivista di marzo c’introduce appunto alla conoscenza di alcuni strumenti, che agiscono proprio sul corpo fisico, su quello psicologico e spirituale. Con l’articolo sui movimenti, Claudia Finetti ci porta a conoscere la “psicologia sacra” del corpo, partendo dal significato in origine delle danze sacre e descrivendo gli effetti dei movimenti sacri di G.I. Gurdjieff. Nel nostro Istituto, durante il corso introduttivo al sistema, viene assegnato un esercizio che consiste nell’evitare d’incrociare le gambe mentre si sta seduti, ma l’obiettivo di farci accorgere di quanto certe posture o gesti siano in noi meccanici. Nell’articolo, l’autrice ci aiuta, appunto, a prendere coscienza delle coazioni nei movimenti e del fatto che ognuno di noi ha selezionato - nel corso degli anni - un limitato repertorio di gesti. Queste tendenze meccaniche accomunano sempre una stessa emozione o pensiero alla medesima postura, negandoci nuove esperienze. L’autrice descrive, quindi, le difficoltà che si incontrano nel dedicarsi alle danze sacre, che coincidono spesso con gli ostacoli che sorgono nel Lavoro su di sé. Nella danza, creando una sintonia nella globalità del suo essere, l’uomo s’immerge direttamente nell’esperienza mistica, trascendendo lo spaziotempo della vita quotidiana e sperimentando l’unione con la propria Essenza divina. Nel secondo articolo dedicato all’approfondimento del Vangelo di Filippo, Fabio Imbergamo, che nel numero scorso aveva descritto i sacramenti del battesimo e del crisma o unzione, analizza ora il terzo sacramento, l’eucarestia, definita Santa Cena. Come un atleta - per poter compiere le sue imprese - ha bisogno di buon nutrimento, allo stesso modo l’uomo che cammina verso la realtà spirituale, necessita di nutrimento adatto, l’eucarestia, attraverso la quale ci cibiamo del

LA QUARTA VIA

I LEGAMI TRA SOFFERENZA E SPIRITUALITÀ

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Editoriale

Anna Di Giandomenico


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KAGHANDI PILAF

IN CUCINA CON

GURDJIEFF

Ricetta n°14

RISO PILAF CON FRUTTA SECCA

A cura di Alessandro Albanese

Con l’avvicinarsi delle festività pasquali, propongo questo piatto che solitamente viene preparato dagli Armeni di Persia per le grandi ricorrenze religiose (Natale, Pasqua ecc.). Di certo, essendo un piatto povero composto da ingredienti facilmente reperibili, lo si poteva trovare in tutte le case, e probabilmente anche Monsieur Gurdjieff ha avuto occasione di gustarlo durante la sua infanzia. È un piatto agrodolce in cui si assiste allo sposalizio di due sapori contrastanti, che il fuoco rende partecipi nella composizione di un unico sapore. INGREDIENTI PER 4 PERSONE: · GR.300 PRUGNE SECCHE NERE · DENOCCIOLATE · GR.200 ALBICOCCHE SECCHE · GR.100 UVA SULTANINA · GR.50 PINOLI · GR.50 PISTACCHI SGUSCIATI · GR.50 MANDORLE TRITATE · GR.120 BURRO · GR.350 RISO BASMATI O GANGE BIANCO · Sale qb. (per l’acqua del riso)

Ammollare per 10 minuti in acqua tiepida, separatamente, le prugne, le albicocche e l’uva sultanina. Scolare e disporre in un tegame capiente, dentro cui sono stati sciolti 50 gr di burro, e aggiungere i pinoli, i pistacchi e le mandorle. Lasciare rosolare per qualche minuto e tenere da parte in caldo. Scolare il riso, possibilmente del tipo a grani lunghi, dall’acqua leggermente salata dove è stato tenuto in ammollo per 2 ore, metterlo in una pentola con acqua fredda salata. Portare ad ebollizione, facendo cuocere per 5 minuti. Scolare nuovamente il riso e sciogliere in un tegame 70 gr di burro. In una casseruola dal fondo spesso mettere 2 dl di acqua bollente e metà del burro fuso, aggiungere il riso, cospargere sopra la parte restante del burro fuso, coprire con un coperchio e lasciare cuocere a fuoco basso per circa 20 minuti. Togliere dal fuoco il riso ormai asciutto, disporlo su un piatto da portata e versare sopra la frutta rosolata. Guarnire con altre prugne ed albicocche secche “naturali”, e portare a tavola ancora caldo quale contorno per carni. BUON APPETITO!

Corpo di Chiara Masala

Le ombre che vedo sono il riflesso dei miei sogni incoscienti. Esse sono il mio appiglio ma anche la mia solitudine. Mi allontano da me stessa, sto lì, tra le mie ombre. Mi sento persa. Dove sono? E mi accorgo che il mio corpo non m'inganna. Lui sa la risposta. Lui contiene ciò che sono.

AMARE Dialoghi col Maestro

Sezione Poetica

Consigli Letterari LA QUARTA VIA

PROCEDIMENTO:

«Amato Maestro, perché le persone che ho più amato sono quelle che più mi hanno ferito?». Alla discepola che poneva questa domanda con il cuore colmo di delusione, il Maestro rispose: «L’amore lanciato come un arpione sul corpo della preda, rischia di trascinarci alla deriva. L’amore inviato come l’esattore di una tassa, s’imbatte fatalmente nell’evasore. L’amore cieco, sordo e addormentato, può essere travolto a ogni passo».

La storia del Ney Questo CD affronta temi importanti sull'amore di coppia, sulla relazione con se stessi e su come ritrovare la propria essenzialità.

COMMOVENTE! IMPATTANTE!

Un grido dal profondo dell’anima che ci riporta alle nostre radici.

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DISTENSIONE

QUANDO SI APRE IL SIPARIO

di Angelo Orlando

«Morire, dormire, sognare forse». Amleto, William Shakespeare

QUANDO SI APRE IL SIPARIO

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CODICI DI RISVEGLIO INTERIORE

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LA QUARTA VIA

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"Concepisco la lettura di questi articoli come un esercizio di dialogo con i miei lettori, ai quali desidero ricordare che dialogare significa “svelare” e senza complicità non esiste comunicazione profonda".

Edi LaTeca

re al requie person , siempre ciencia dad de la conla personali ento y ea nocimi repliegues de ult a tar es autoco o no res ino de En los ños El cam más largos. toe ng añ ndo de sue su au el mu lice r ita rea des. plazos hacia un a que nto . Ev er un noveda surgen qu e est ar ate de la realidad toda person pese a recorr a. huir que, Ha y tante, e la pen , porque nte. No obs á en sí misma proyecto val de diálogo oda , el cóm frecue probar ejercicio amiento y e Dante tentación interior, com e» como dic los como un vel des tar artícu logo es desper arduo y silvestr de estos que todo diá funda. o o «camin do la lectura en ión pro recordand nciado fía unicac Entien lectores, L), lice ste com oso con mis plicidad no exi ogía (UR ma) y Fil en Psicolriana de Ro món LLull deo sin com Doctor Ra ego Claudi nsana: Pontificia Gr Universidad Lla ra ama de la Lluís Ser (Universidad profesor de o del Eneagr ía udi es . log est los Teo ualmente sta en el y artícu (UB). Acta. Especiali erosos libros Barcelon Autor de num Naranjo.

Lluís Ser

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Edi LaTeca

Una raccolta dei migliori terior ertar in el desp articoli delCóProf. digos d Luis Serra pubblicati dalla nostra dispensa.

Edi LaTeca

Penso al sogno che ho fatto e trascritto. Rileggo le parole sul taccuino dei sogni. Mi risuona l’espressione «giocare in difesa». La ripeto. E penso a questo periodo pieno d’impegni, di viaggi, di cose da fare, da preparare. Certo, tutto si può dire tranne che sto giocando in difesa. L’azione è spingersi in avanti. Fermarsi equivale a distaccarsi, studiare il momento per spingersi in attacco. Lo spazio che si crea tra attacco e difesa, tra l’agire e il pensare di farlo, non è altro che distensione.

Mi sveglio. Mi distendo. Un passo, poi un altro e sono di nuovo nella dimensione della cosiddetta realtà. Guardo il letto dietro di me. E penso che ci vuole così poco a tornare anche in quel posto, dove il sogno era un bellissimo cinema.

-2-5

E in questa dimensione che si svolge la nostra infanzia, dove sogno e realtà convivono perfettamente, dove l’energia non si crea, ma è una cosa compatta. Nel bambino, il sogno esiste e basta. Poi la crescita, le tante sveglie della vita…

E tutto è distensione. Tutto è un allontanarsi, creare spazio tra me e il personaggio, tra una parte di me che vuole giocare in difesa e un’altra che vuole stare in attacco. Ci vuole distensione anche per riuscire a vedere se stessi, no? Bisogna stiracchiarsi, allungarsi dopo una bella dormita.

937668

Quando ero piccolo, non vedevo l’ora di andare a dormire perché pensavo che ci fosse un’altra vita nel letto. Era come un bellissimo cinema. Mi capitava, a volte, di riprendere sogni lasciati a metà. Quando ero piccolo, il sogno era perfettamente integrato alla realtà. Ci pensate? Era una cosa normale. Si va a dormire, si chiudono gli occhi e - sotto le coperte - prende vita il sogno.

Un attore, per creare energia, deve distendersi: distanziarsi e riavvicinarsi. Dirigere i sentimenti, le azioni, secondo direzioni contrapposte (ad esempio, restare-andare) significa caricarsi di una buona dose di energia. L’energia si accumula grazie a ciò che l’Io è, e a ciò che diventa. Essere o non essere? Ricordate? La chiave del gioco della vita e dell’arte scenica, in due verbi contrapposti. È un esercizio importante. Creare distanza. In una sola parola: distendersi.

-84ISBN 978

Un sogno. Ne faccio tanti. Qualcuno lo scrivo, per non dimenticarlo. C’è una nebbia, mi avvicino a un villaggio dove c’è tanta gente. Cammino tra la gente e la nebbia a poco a poco si dirada. A un certo punto, incontro un mio amico. Mi saluta e mi dice: «In questo posto io ho scelto di giocare in difesa, perciò all’attacco ci vai tu!». Mi sveglio e, ancora assonnato, vado a trascrivere questo sogno e mi dico: «Devo rifletterci su». I sogni a volte rivelano cose che razionalmente sono sommerse da troppi pensieri. E comincio a riflettere. Che significa questo sogno? È una parte di me che mi sta dicendo che vuole arretrare? Vuole distanziarsi? Da cosa? Cosa significa giocare in difesa? Quante domande. È meravigliosa questa nostra capacità di esprimerci in simboli.

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LA “PSICOLOGIA SACRA” DEL CORPO Studio

Le origini delle danze sacre e i movimenti di Gurdjieff di Claudia Finetti

Approfondimenti sul sistema

Il corpo rappresenta il punto di incontro e unione fra Cielo e Terra, il mediatore che riceve e che può trasformare nell’uomo quelle energie capaci di elevarlo a uno stadio di equilibrio e unità dell’Essere. Le danze sacre rendono manifesto l’istinto spirituale insito in ogni essere umano, e rivelano le sorprendenti risorse che il corpo può portare alla ricerca interiore, quando è risvegliato ed utilizzato in modo corretto. Quando riusciamo a diminuire le tensioni fisiche e le gestualità automatiche, ci consentiamo di contattare energie più sottili, capacità latenti e di iniziare a sentire uno stato di presenza più elevato, solitamente velato dal disordine delle nostre funzioni, da una moltitudine di complesse reazioni automatiche, risultato di profondi condizionamenti. LE DANZE SACRE IN ORIGINE In un passato ormai molto remoto per noi, la danza era fra le attività più connaturate all’essere umano per sperimentare e percepire il mondo della natura, nel suo ritmo “ciclico” vivo e pieno di significato. Le danze nelle celebrazioni, nelle feste tradizionali o le semplici danze tribali, esprimevano significati originari partecipando all’armonia dei movimenti del cosmo, in unione con l’Assoluto. L’uomo, seppure probabilmente in modo inconsapevole, era più attento al suo risuonare interiore, piuttosto che al pensiero astratto, percepiva una nostalgia animica, il sentimento della sua origine (1). Danzando con un connaturato movimento ritmico e con la spontaneità gratuita del gesto, si connetteva alla natura terrena e cosmica con un senso di sacra riverenza.

LA QUARTA VIA

?

1

Porta degli esempi di quando la tua attenzione è catturata dal pensiero astratto e quando invece è catturata dal tuo risuonare interiore.

Nel corso dei secoli però, la danza ha vissuto un lento e progressivo declino, fino a divenire oggi un mero fenomeno estetico e di ricreazione sociale. Alcune cause in particolare hanno contribuito ad allontanare l’uomo “comune” dall’espressione attraverso la danza: lo sviluppo della comune vita di relazione, inizia a stabilire delle convenzioni di movimento/comportamento, creando dei condizionamenti espressivi che gradualmente inibiscono l’uomo e lo allontanano dalle percezioni più istintive; più tardi, progressivamente, fattori eterogenei e complessi (come la pressione politica sulle tradizioni spirituali o delle culture che invadevano i territori) soffocano le danze sacre o le sospingono nei circoli protetti delle tradizioni spirituali. L’avvento poi del dominio religioso ortodosso/cattolico in molti paesi, contribuisce largamente alla scissione fra corpo e anima ad opera soprattutto delle autorità ecclesiastiche. Con il cristianesimo cattolico, man mano che diventa la forza religiosa più potente dell’Occidente, il corpo viene sacrificato a “finalità più alte”, e dipinto come fonte di confusione e peccato, foriero di tentazioni per l’anima. Questo anche in virtù del contrasto verso pagani ed “eretici”, che continuavano a vivere la danza come strumento di accesso al sacro (per esempio, nelle loro danze la simulazione del congiungimento sessuale non aveva nulla a che


Studio

La “psicologia sacra” del corpo

di Claudia Finetti

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vedere con gli attuali concetti di eccitazione e piacere, ma era simbolo di una profonda connessione con la natura della creazione). Alcuni gruppi ristretti di persone non comuni, che si mantenevano in contatto con la Verità, hanno però protetto e sviluppato le danze sacre, arricchendole di significati e conoscenze esoteriche, da trasmettere alle future generazioni. È stata così mantenuta intatta la possibilità di tornare a percepire la trama originaria ed essenziale, i significati attinenti alla trascendenza e all’ordine cosmico. Parte di questa sapienza è sopravvissuta alla distruzione ed esiste tuttora. Sta all’uomo ricercare egli stesso il senso interiore di quei gesti corrispondenti alle verità immortali.

I Movimenti si distinguono dalle danze sacre per il fatto di essere stati creati da Gurdjieff . È difficile tracciare un confine netto fra le tradizioni da lui apprese nel corso dei suoi numerosi viaggi in Asia Centrale (cerimonie religiose, movimenti rituali di monaci e dervisci, danze popolari di comunità remote) e l’inizio delle sue modifiche o delle sue creazioni originali. Tentando di ricostruire le tappe che portarono Gurdjieff all’apprendimento di certe danze, si evidenziano alcuni contatti più significativi: quello con l’Ordine dei Mevlevi o Dervisci Rotanti, (fondato dal grande mistico e poeta del XIII secolo J. Rumi) e quello con l’Ordine Bektaschi di dervisci. Nel Bokhara, una regione dell’Asia Centrale, Gurdjieff entrò in contatto con la setta dei Khwajagan (più noti come Naqshbandis), che si suppone lo abbiano condotto alla misteriosa confraternita Sarmoung, presso un monastero situato al di sotto di un altro monastero yezida. In un santuario al suo interno, vennero mostrati a Gurdjieff dei manufatti in ebano, avorio e perle (sembra risalenti a 4.500 anni fa), dove era possibile tracciare schemi corrispondenti a particolari posizioni di danze sacre e decifrabili come documenti iniziatici. Questi movimenti precisi dei danzatori nelle loro rappresentazioni, di cui Gurdjieff fu testimone, rendono manifeste e comprensibili leggi di valore universale.

Approfondimenti sul sistema

I MOVIMENTI DI G. I. GURDJIEFF

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2

Riesci a riconoscere le posture automatiche che maggiormente ti caratterizzano?

I Movimenti sono una sequenza di posizioni, eseguite da un gruppo di danzatori, che si susseguono secondo leggi precise, dove è richiesto il coordinamento di varie gestualità, in continuo cambiamento. Tali “posture in movimento” contengono gesti asimmetrici e sincronie inusuali per le nostre abitudini, che devono essere assunti in modo esatto, senza rigidità, ma con la giusta tensione ove richiesto, e nello stesso tempo, ponendo attenzione interiore e al gruppo. Ogni posizione corrisponde a uno stato psichico definito, a cui solo l’applicazione rigorosamente precisa del gesto, consente l’accesso. Attraverso la disciplina fisica e interiore, sono create delle connessioni sottili e complete fra corpo, pensiero e sentimento, il danzatore diviene il gesto stesso, senza identificarsi in esso, qualcosa di molto differente da ciò che siamo nelle nostre quotidiane posture automatiche (2). Il gruppo di danzatori diviene un insieme d’espressione e atteggiamento, forma ed energia, in grado anche di trasmettere l’espressione di un sentimento o di un’idea, a livello conscio o meno, nello spettatore. Esistono Movimenti di varie qualità: alcuni agiscono con un carattere ritmico più spiccato e un’intensità che comporta una tensione controllata coscientemente, altri sono lenti ed espressivi per favorire il contatto con un intimo silenzio interiore. Vi sono poi le danze di preghiera, che conducono al di là della condizione mondana, attraverso gesti dal significato profondo, tesi a contattare l’autentica sensazione del

LA QUARTA VIA

“Psicologia sacra” per il corpo


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Studio

La saggezza degli gnostici [16]

IL VANGELO DI FILIPPO PARTE II

di Fabio Imbergamo

Le Origini della Quarta Via

RIASSUNTO DELLA PARTE PRECEDENTE: Il Vangelo di Filippo è forse il più importante tra tutti i testi gnostici, perché - oltre a trasmettere gli aspetti chiave dell’insegnamento di Gesù - è l’unico a descrivere in modo completo ed esteso i 5 Misteri iniziatici o Sacramenti. Il primo, il battesimo, è il sacramento mediante il quale l’anima decide di cominciare un percorso spirituale e il battezzando acquista un nuovo nome. Il secondo, il crisma o unzione, è quello che, simbolicamente, fornisce il fuoco o la luce necessari (attraverso l’olio si può accendere il fuoco) per cominciare il viaggio che porta alla conoscenza di se stessi.

1 Cfr. Mt 26,26-28; Mc 14,22-24, Lc 22,19-20

Il terzo dei sacramenti presentati è l’eucarestia, parola formata dalle radici greche eu (bene, buono) e chàris (grazia). Dal punto di vista rituale, la troviamo descritta nei tre vangeli sinottici come l’Ultima Cena che Gesù consumò con gli Apostoli durante la Pasqua ebraica, prima della sua Passione, Morte e Resurrezione1. Ma nello Gnosticismo questo rituale assume un significato particolare: si preferisce parlare di Santa Cena come un momento in cui ci si nutre di un “cibo santo”. Così come un atleta per poter compiere le sue imprese ha bisogno di buon nutrimento, allo stesso modo l’uomo che cammina verso la realtà spirituale, necessita di nutrimento adatto. Nei sacramenti questo nutrimento è l’eucarestia, dove ci “cibiamo” del corpo e del sangue di Cristo nello stesso modo in cui gli uomini si nutrono di cibo comune. Nel Vangelo di Filippo vi è un passo che differenzia la condizione di un uomo che non ha nutrimento spirituale da quella di un uomo che, invece, si nutre di vero pane: «Prima della venuta del Cristo, non c'era pane nel mondo, così come nel paradiso, il luogo dov'era Adamo. C'erano molti alberi per il nutrimento degli animali, ma non c'era frumento per il nutrimento dell'uomo. L'uomo si nutriva come gli animali, ma quando venne Cristo, l'Uomo perfetto, portò il pane dal cielo affinché l'uomo potesse nutrirsi con un cibo da uomo» (15).

In qualche modo, la contrapposizione fra “animale” e “uomo” spiega la differente condizione fra colui che si nutre solamente di cibo “materiale”, cosa che va comunque fatta per la sopravvivenza, rispetto all’uomo che - oltre al nutrimento materiale - assume anche il pane portato dal Cristo (l’Uomo perfetto).

LA QUARTA VIA

«"Chi non mangerà la mia carne (Logos) e non berrà il mio sangue non ha la vita in se stesso". E cosa sono queste cose? La sua carne è il Logos e il suo sangue è lo Spirito Santo (anima)» (23).

L’eucarestia consente di dare vita ad un processo in cui la psiche dell’uomo assimila la natura profonda della figura cristica, introiettandone intimamente l’immagine. “Mangiarne il corpo e bere il suo sangue” porterà sempre più a conoscere il Cristo e a farlo partecipe della nostra vita, finché la sua figura, frutto di una proiezione volontaria della nostra mente creativa, sarà effettivamente accanto a noi in ogni


Studio

Il Vangelo di Filippo Parte II

di Fabio Imbergamo

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attimo della nostra giornata. Quando Lui sarà accanto a noi come un Fratello speciale, ci accorgeremo che la Sua immagine non sarà solo frutto della nostra fantasia, ma che potremo comunicare con essa, instaurando un rapporto personale e bilaterale, finché un giorno ci fonderemo sino a diventare con Lui una realtà unitaria:

2 Luigi Moraldi, I vangeli gnostici, Ed. Adelphi pag. 166

3 Ireneo di Lione, Adversus Haereses, I,21,3

Il termine redenzione nel Vangelo di Filippo è relativo al verbo copto sôte e designa «l’attività di Cristo che libera i suoi dall’asservimento a questo mondo2». (1) Sono poche le notizie disponibili riguardo alla modalità con la quale veniva amministrato questo sacramento, e dagli elementi in nostro possesso possiamo dedurre che all’interno delle comunità gnostiche vigesse in proposito una grande diversità. Lo stesso Ireneo riporta che nelle comunità del tempo vi era una certa varietà di formule e riti che caratterizzavano la redenzione3. Il problema nasce dal fatto che la redenzione è un sacramento poco visibile, mediante il quale il Cristo libera i discepoli dall’influenza limitante della materia. Il termine redenzione significa letteralmente “ricomprare”, nel senso di riscattare da servitù e da vincoli. Gesù riceve tale sacramento con il battesimo, in cui il Logos discende su di lui. Da questo momento egli incarna l’Uomo perfetto, e comincia a sua volta a esercitare l’azione redentrice verso i suoi discepoli: «Gesù ha rivelato sulle rive del Giordano la pienezza del Regno dei Cieli che esisteva prima del Tutto. Poi egli fu rigenerato. Poi fu adottato come figlio. Poi fu unto. Poi fu redento. Poi ha redento» (81).

Le Origini della Quarta Via

«…Infatti colui non è più un cristiano, ma un Cristo» (67).

Può sembrare strano che perfino Gesù sia dovuto sottostare a tali passaggi: non era forse e pur sempre Gesù? (2) Eppure la redenzione segna tappe fondamentali sul cammino dello gnostico. Il Trattato Tripartito, altro importante testo presente nel Codice I di Nag Hammadi, ci viene in aiuto e riporta:

?

1

Cosa significa, secondo te, essere liberati dall’asservimento a questo mondo? ?

2

Perché, secondo te, Gesù che si suppone fosse già in contatto con Dio, ha avuto bisogno della Redenzione? Come interpreti il versetto 81 del Vangelo di Filippo?

Sulle rive del Giordano accade qualcosa di magico e, allo stesso tempo, necessario per la salvezza di tutti. Attraverso il battesimo Gesù diventa il Cristo. Da quel momento inizia la sua azione salvifica in un’opera senza tempo per liberare intere generazioni di discepoli da tutti i vincoli limitanti che il mondo fenomenico esercita, rendendoli liberi di vivere, liberi di scegliere, liberi di amare. Non più costrizione, non più meccanicità. Non più sensazione soffocante di essere una marionetta nelle mani di influenze esterne. Essere redenti si traduce nel ricominciare a essere liberi. La camera nuziale è il mistero finale. Come già detto, con essa si va oltre il sacramento inteso come atto di ritualità. Già la sola immagine simbolica è subito eloquente: due predestinati che si amano, marito e moglie, si incontrano per unirsi. Per gli gnostici valentiniani, che - come precedentemente detto potrebbero essere gli autori del Vangelo di Filippo, il marito è il Padre-Pleroma, la moglie è l’essere umano. L’azione rituale che caratterizza questo mistero

LA QUARTA VIA

4 Cfr. Trattato Tripartito 124,24

«Poiché non sono soltanto gli uomini terrestri ad avere bisogno della redenzione: gli stessi angeli hanno bisogno della redenzione (…) affinché non siamo nell’incertezza a proposito di alcuna cosa, lui stesso, il Figlio, che fu stabilito qual luogo di redenzione per il tutto, ebbe bisogno della redenzione4».


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LA TAUMATURGIA NELLA QUARTA VIA Studio

la cura degli altri nelle different i tradizioni religiose

In tutte le tradizioni religiose, in particolare nel Cristianesimo, l’attenzione ai malati e alle persone più deboli come gli anziani, è sempre stata considerata parte del cammino spirituale, accanto all’esercizio di altre attività come la preghiera, lo studio e l’arte sacra. (1) parte prima

Nel presente articolo cercheremo di approfondire questo argomento evidenziando come, anche nel cammino della Quarta Via, dedicare parte del proprio tempo alle persone che vivono nella sofferenza, possa costituire un potente strumento di crescita interiore. E, per raggiungere tale obiettivo, ci avvarremo della nostra personale esperienza.

La Quarta Via in pratica

di Giovanna Totè e Cristina Zareschi

La modalità attraverso la quale ci siamo avvicinate a questa particolare forma di Lavoro su di sé è il volontariato in ospedale, spesso accanto a malati terminali. Per comprendere meglio il contesto a cui ci riferiamo, ci piace partire dal termine stesso utilizzato per definire tale attività.

“Volontariato” è un termine di recente coniazione, apparso ai primi del Novecento. Questo perché in passato la cura di bisognosi e malati presso le società di impronta agricolo-contadina era affidata sostanzialmente a uno scambio di cure tra generazioni appartenenti allo stesso nucleo familiare: la nascita, la malattia, la morte si “consumavano” all’interno delle mura domestiche. ?

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Perché, secondo te?

Nessuno moriva solo, e nessuno si augurava per se stesso e per i suoi cari una morte improvvisa, che avrebbe tolto a quel momento il calore e il sostegno degli affetti: l’ultimo saluto andava condiviso tra gli oggetti di casa, in mezzo

LA QUARTA VIA

Volontàrio: lat. VOLUNTÀRIUS da VOLUNTAS volontà (v. Volere) Conforme alla volontà, cioé che procede da un interno impulso, accompagnato da una perfetta cognizione di causa, altrimenti Spontaneo [il quale però talora racchiude il concetto di non piena libertà di elezione]; riferito a persona: Desideroso, Ben disposto, inclinato; e come sost. Soldato che di propria volontà serve nelle milizie. Deriv. Volontariaménte; Volontarietà, ant. Volontarióso.


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Studio

La Taumaturgia nella Quarta Via

di Giovanna Totè e Cristina Zareschi

alle occupazioni e al paesaggio in cui era trascorsa l’intera esistenza. È stato l’avvento della rivoluzione industriale a imprimere a tali consuetudini un radicale stravolgimento nei ritmi di vita e nei valori. A partire da questa svolta epocale, le donne della grande famiglia contadina e -più tardi- operaia, hanno iniziato a dedicarsi a queste cure con minore assiduità, proprio perché hanno cominciato a lavorare -a tempo pieno- nelle manifatture, negli opifici, nelle fabbriche. Ed anche i più giovani hanno iniziato a dedicare sempre meno tempo all’assistenza dei più anziani. Gli stessi abitanti più facoltosi di villaggi e contrade sono diventati sempre meno disponibili a offrire un pasto caldo piuttosto che un rifugio alle famiglie indigenti delle loro borgate: le abitudini cambiano radicalmente, e le relazioni -dettate dal vivere l’uno a fianco all’altrosi disgregano.

La Quarta Via in pratica

Accade così che i continui e lunghi spostamenti da casa a lavoro fanno in modo che si affievolisca fino a scomparire la partecipazione al destino del prossimo, anche perché spariscono pure i luoghi della condivisione; il malato diventa uno sconosciuto, che vive il suo stato al di fuori della sua casa e della sua piccola cerchia: all’ospedale. Ad un tratto, per la cura e l’assistenza vengono a mancare tempo, disponibilità, valori culturali di riferimento. Così, quasi parallelamente - sebbene in modo assai disarmonico - si fa strada il concetto di sanità pubblica, quello di ospedale, di cure mediche fornite dall’organizzazione sanitaria nazionale. (2) In questo quadro, dove esistono da un lato i malati e dall’altro i professionisti della malattia, il personale sanitario appunto, comincia a delinearsi anche la figura di chi -malgrado non sia un congiunto- è disposto a offrire (volontariamente e gratuitamente) al malato il proprio tempo per stargli accanto. Quale collegamento può esserci fra questi aspetti che riguardano la società corrente e il percorso di un cercatore di Quarta Via? Per rispondere a questa domanda può essere utile riassumere quale sia stata la storia e l’evoluzione nel tempo di un’attività che, all’inizio, si è espressa soprattutto come forma di solidarietà spontanea tra individui, e che via via le grandi tradizioni spirituali hanno saputo sviluppare a più livelli.

LA QUARTA VIA

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Secondo te, perché una società industriale che - grazie alla tecnologia avrebbe potuto consentire all’uomo di lavorare meno ore - rischia di causare l’effetto opposto, delegando a strutture esterne il compito di accudire i membri non autosufficienti della propria famiglia?

L’assistenza ai sofferenti è sempre stato un tema molto dibattuto sin dall’antichità. In alcune culture, occuparsi del sofferente costituiva un’attività essenziale. Troviamo cenni storici nell’Antica Roma dove, sebbene per fini utilitaristici, ossia per sfruttare al meglio le popolazioni conquistate e garantire l’ordine pubblico, lo Stato talvolta si prendeva cura di alcuni individui indigenti. Ma anche in altre epoche e in altre aree del globo si trovano esempi di prime forme di volontariato, come in India, dove - nel lontano 200 a.C. - il Buddismo spingeva la collettività ad aprirsi verso l’individuo attraverso la pratica dell’amore. In questo modo, i singoli rinunciavano a una parte del proprio benessere individuale a favore di un bene più grande: aiutare i propri simili diveniva una porta verso l’Illuminazione. Nell’Islam nacquero i primi ospedali e nel 610 d.C., la predicazione di Maometto introdusse uno dei cinque pilastri fondamentali della sua dottrina: la


CRONACHE

DAL MONDO ALLA LUCE DELLA

QUARTA VIA di Francesco Azzali

LAVATA DI BOCCA COL SAPONE

D ue maestre sono state denunciate dai genitori di D ue maestre sono state denunciate dai genitori di un un loro allievo di terza elementare, per avergli lavato

loro allievo di terza elementare, per avergli lavato la la bocca con il sapone. L’episodio è avvenuto in Val di bocca con il sapone. L’episodio è avvenuto in Val di Susa, Susa, in Piemonte. Il bambino pare fosse un bestemin Piemonte. Il bambino pare fosse un bestemmiatore miatore abituale, finché le maestre sono sbottate! Ma abituale, finché le maestre sono sbottate! Ma i genitori i genitori non hanno gradito, e si sono rivolti all’autorità non hanno gradito, e si sono rivolti all’autorità giudiziaria. giudiziaria. Sarà molto difficile chiarire come sono andati realmente Sarà molto difficile chiarire come sono andati reali fatti. Eppure, in questi casi di violenza non eclatante, la mente i fatti. Eppure, in questi casi di violenza non modalità su come si sono svolti gli eventi nei particolari eclatante, la modalità su come si sono svolti gli eventi riveste un peso determinante. Sta di fatto che per le nei particolari riveste un peso determinante. Sta di maestre è scattata la denuncia. fatto che per le maestre è scattata la denuncia. Questo episodio, pubblicato con enfasi sulla stampa, suscita riflessioni contrapposte. La prima conclusione che sorge spontanea è che, probabilmente, almeno una delle maestre deve aver subito lo stesso trattamento nella propria infanzia. Questo perché l’uomo tende a ripetere nell’età adulta quanto ha subìto nell’infanzia. E poi, quanto accaduto in Val di Susa fa venire in mente un altro insegnamento di Gurdjieff, secondo il quale gli uomini non imparano nulla con il solo intelletto. Solo tramite il centro emotivo e il centro motore possono davvero comprendere. In questo caso, al bambino blasfemo non sarebbe

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servito un semplice rimprovero verbale: la sgridata gli sarebbe entrata da un orecchio per uscire immediatamente dall’altro… E quindi? Secondo i racconti autobiografici, il padre di Gurdjieff lo aveva educato con metodi molto rudi, sebbene non fisicamente violenti. Il popolo di internet si è diviso in due fazioni: la prima sostiene che le maestre hanno fatto bene, perché «quando ci vuole ci vuole!»; la seconda afferma invece che i bambini non si toccano mai. Come sempre la contrapposizione di due tesi contrarie non conduce ad alcuna comprensione, perché spinge a sposarne l’una o l’altra senza costringerci a una nostra valutazione personale. Il che è quanto la nostra macchina desidera maggiormente, abituata com’è ad affaticarsi il meno possibile. Per questo motivo sposiamo continuamente i luoghi comuni, le soluzioni preconcette, legandoci a una persona o a una regola interiore che ci dica qual è il comportamento giusto da tenere. Così facendo però si perde la possibilità di costruire il senso di una propria ricerca personale, di una terza forza in grado di trasformare le nostre azioni dando ad esse profondità e consapevolezza.

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