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LA QUARTA VIA www.gurdjieff.es

LaTeca

Istituto per lo Sviluppo Armonico

IT // Versione italiana

Dispensa di studio #73

IL NATALE UN'ANTICA CELEBRAZIONE MISTERICA

Dicembre/2010

Prezzo

€ 6.00 iva inclusa

Organo di Stampa Ufficiale delle Associazioni LA TECA

Le origini della Quarta Via

LA PAROLA CREATRICE

Approfondimenti sul sistema

ESSENZA E PERSONALITÀ


SOMMARIO

LA QUARTA VIA Organo di Stampa Ufficiale delle Associazioni LA TECA

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LaTeca

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Istituto per lo Sviluppo Armonico

Editore La Teca Associazione Culturale di Barcellona (ES)

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Grafica José L. García Muedra Riproduzione La Teca - Associazione Culturale di Barcellona

Per costi e modalità di sottoscrizione visitare il sito web: www.gurdjieff.es. Nel medesimo portale sarà possibile acquistare, salvo disponibilità, i numeri arretrati. Per riceverla direttamente a casa ogni mese è possibile abbonarsi.

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NIF. G64341225 Dep. Legale B-12791-2008

23 Gli Articoli contrassegnati dal logo vengono letti, studiati ed approfonditi dai Gruppi di Studio LA TECA presenti in Italia. Se desideri partecipare manda una richiesta a:

lateca@lateca.info Ti invieremo l'indirizzo e gli orari degli incontri del Gruppo di Studio a te più vicino. Lo staff di gurdjieff.es

Consigli Letterari Codici di Risveglio Interiore di Lluís Serra Llansana Sezione Poetica FAR PARLARE IL SILENZIO… di Clara Boffito

Direttore responsabile Eva Maria Franchi

La Quarta Via é un mensile prodotto e distribuito dalla Spagna, presso La Teca Istituto per lo Sviluppo Armonico di Barcellona. Per potersi mettere in comunicazione con la nostra Redazione potete telefonare (dall'italia) a questo numero telefonico, senza usare alcun prefisso internazionale: 0698357445.

Editoriale IL SISTEMA a cura di Anna Di Giandomenico

La conoscenza e la comprensione sono davanti ai nostri occhi quando viviamo la vita e il nostro quotidiano con attenzione e presenza…

Presidente Giovanni M. Quinti

Collaboratori di questo numero Anna di Giandomenico, Clara Boffito, Angelo Orlando, Eva M. Franchi, Manuela Pili, A. Albanese, Lluís Serra Llansana, Giovanni M. Quinti, Francesco Azzali, Luis Zaldo, Sara López Díaz, Bianca Pucci.

#73

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Dialoghi col Maestro IL RISVEGLIO Quando si apre il Sipario ORDINE E CAOS

L’attore deve imparare a muoversi nel caos per sentire tutta l’importanza dell’ordine e per metterlo a frutto..

ALL’OMBRA DI GAUDÌ L’INSEGNAMENTO DEI MONACI [4]

si conclude l’esposizione sull’Enneagramma di Claudio Naranjo e il Cristianesimo dei primi monaci ospitata in questa rubrica.

La Quarta Via in pratica ESSENZA E PERSONALITÀ: come imparare a riconoscere i vari pezzi che formano il nostro “Io”. Per fuggire dalla gabbia della personalità dobbiamo sapere prima come è fatta, quanto sono spesse le sue sbarre e come funziona ciascuno dei suoi ingranaggi…

Approfondimenti sul sistema LA PAROLA CREATRICE: il potere di dare un nome alle cose.

Sin dai tempi antichi molti pensatori si sono posti domande sulle parole, la loro origine ed esattezza, cercando risposta alla domanda sulla relazione tra il significante e il suo significato…

Le origini della Quarta Via IL NATALE: origini di un’antica celebrazione misterica. Un viaggio nel tempo e nello spazio per conoscere l’origine di una tradizione che ancora oggi continua a celebrarsi nelle nostre case.

Decifrando Codici Biblici La forza del contatto

Il professor Lluìs Serra, docente in teologia, filosofia e psicologia, ci guida al significato nascosto in alcuni brani delle Scritture Sacre.

Lettere in Redazione La corrispondenza con i cercatori

Interessanti risposte ai quesiti dei nostri lettori; la condivisione come aiuto allo sviluppo personale.

Intervista ai Cercatori Franca Ferrario

Eva M. Franchi intervista alcuni cercatori che lavorano a contatto diretto con Giovanni M. Quinti.

In cucina con Gurdjieff Rondelle di melanzane alla bufala CRONACHE DAL MONDO ALLA LUCE DELLA QUARTA VIA Premio Nobel per la paura


può aiutarci ad affrontare le continue prove e gli ostacoli che il sistema ci presenterà fino alla morte, fino a quando non ci riconoscerà più. La morte necessaria per accedere a un sistema di ordine superiore è la MORTE A SE STESSI. Stare nell’impotenza, accettare l’imperfezione: questi sono gli unici modi per diventare una scoria. Ma occorre coltivare nel contempo l’immedesimazione con il Cristo che ha vissuto l’impotenza, che è stato scartato dal sistema del suo tempo e crocifisso fuori le mura di Gerusalemme, come malfattore e bestemmiatore. Dopo tre giorni, però, è entrato in un’ottava superiore. Negli ultimi mesi, dovendo far fronte ad un incidente stradale e ad un trasloco, mi sono travata ad affrontare quotidianamente ogni tipo di disguidi, imprevisti, intoppi. Tali contrattempi erano così numerosi che ad un certo punto, quando rischiavo di diventare una produttrice di emozioni negative, ho compreso! Gli ostacoli mi venivano posti per questo preciso motivo: alimentare il sistema. Ho afferrato che la soluzione consisteva nell’intraprendere una corsa di ‘salto ad ostacoli’! Ho azionato tutta la mia attenzione per vigilare e per affrontare come allenamento, ma anche come un gioco, tutti gli impedimenti che incontravo nella giornata. Dormivo poche ore, lavoravo molto, organizzavo in modo produttivo le mie azioni e saltavo davanti agli inciampi! Pian piano ho iniziato a prenderci gusto! Constatavo, infatti, che lo stato di Ricordo era molto alto. Spesso sorridevo davanti alle contrarietà, perché capivo che facevano parte del grande gioco. Quando, a conclusione del trasloco, la proprietaria della casa che dovevo lasciare mi ha imposto la tinteggiatura della cantina, ho rischiato di crollare. Ho visto affiorare una sensazione di autocommiserazione come della serie: “tutte a me!” Ho intuito, mentre mi recavo ad acquistare tinta e pennelli, che rischiavo di crollare proprio sul finale! “Eh, no” – mi sono detta – “non mi indurrai a produrre una quantità industriale di emozioni negative”. Elegantemente protetta da una tuta, ho azionato il magico rullo e, mentre tinteggiavo, seguivo anche l’idraulico che – riacciuffato per un pelo prima del fine settimana – armeggiava col bidet! Quando in tarda serata ho dato l’ultimo tocco di bianco, ho sentito che il gioco si era concluso, per quel momento, felicemente.

Anna Di Giandomenico

In base alla teoria del Raggio di Creazione possiamo immaginare il Lavoro su noi stessi come un’ottava ascendente che può risalire fino all’Assoluto. L’uomo si trova al centro di forze superiori e inferiori e svolge un ruolo di comunicazione tra Terra e Assoluto, e Terra e Nulla. In che modo svolge tale lavoro? Vivendo. Vivendo sviluppa energie superiori più vicine all’Assoluto ed energie inferiori più vicine alla Luna. Le nostre emozioni sono energie spirituali che, a volte, vengono dalla Terra e utilizzano la nostra struttura psichica per affermarsi. Le emozioni negative sono naturali, giustificate dalla conservazione della specie. L’uomo che lavora su di sé è costretto a combattere contro queste forze che ostacolano il suo sviluppo. L’uomo – secondo il sistema – non è nato per essere cosciente, ma per soffrire. Il sistema è Matrix, dove le emozioni negative ad alta densità (sia il dolore sia la gioia) sono il cibo migliore per il sistema. Le emozioni sono negative perché negano l’IO; non permettono più di essere se stessi. Le leggi di questo nostro piano sono regolate dall’odio, dalla guerra, dalla competizione, dalle ingiustizie che creano emozioni negative di qualità superiore. L’uomo, però, può operare una trasformazione alchemica: può veicolare energie e sviluppare coscientemente emozioni superiori provenienti dall’Assoluto. Esse sono emozioni positive (non si pensi alla felicità totale) oggettive. Dentro di noi c’è un frammento di Assoluto e qualcuno di noi aspira a tornarci. L’uomo contiene un organo, una componente (la coscienza) che produce emozioni negative utili al sistema, ma che può anche produrre il risveglio. L’uomo che raggiunge un livello spirituale superiore è una ‘scoria’ per il sistema stesso; ma è oro per un sistema più elevato, perché produce un’energia di livello superiore, un’energia cosciente. Da questo punto di vista ciò che noi consideriamo sacro è ciò che è scartato! Il lavoro personale consente di sottrarsi al sistema, non consente di cambiarlo. Il sistema è il mondo. Sono nel mondo, ma non sono del mondo: sono nel sistema ma non sono del sistema. Il sistema ordinario difende se stesso e quindi tende a portarci verso il nulla, verso la dimenticanza, verso la meccanicità. Spesso, risvegliandoci il giorno dopo, dobbiamo ricominciare tutto il Lavoro e ricostruire noi stessi, affrontando le difficoltà della vita che portano verso la produzione di emozioni negative, e acquisendo la consapevolezza del nostro stato d’identificazione permanente. L’unica via d’uscita è: Ricordarci di noi per uscire dal sistema duale. Solo il Ricordo, l’esperienza vera dell’”Io Sono”,

LA QUARTA VIA

IL SISTEMA

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Editoriale

Anna Di Giandomenico


Consigli Letterari

Lluiss Serra Llansana

Codici di risveglio interiore

LaTeca Edizioni

La trasformazione di sé verso la verità, l’amore e la liberta

Codici di risveglio interiore Lluís Serra Llansana

Consigli Letterari

Casa Editrice: La Teca Edizioni Prezzo: 13,50 Pagine: 216 Categoria: Saggistica

Accolgo l'invito al dialogo che Lluiss Serra Llansana, confratello de La Teca, rivolge ai suoi lettori e idealmente mi siedo vicino a lui, ma io non parlo, lo ascolto... Ha tante esperienze da raccontare, quelle di cui ogni mese ci fa pregio nella sua rubrica "All'ombra di Gaudì" della presente rivista, e che ha iniziato a raccogliere in questo "Codici di risveglio". Leggendolo ci si ricorda che la conoscenza e la comprensione sono davanti ai nostri occhi quando viviamo la vita e il nostro quotidiano con attenzione e presenza; che ogni evento e ogni situazione possono essere vissuti alla luce del Ricordo di sé, qualunque emozione e sentimento suscitino in noi; che la cultura e il sapere rimangono sterili quando non li coniughiamo con l'esperienza e il rapporto con l'altro. Nei suoi articoli Lluiss Serra ci mostra come per un cercatore lo studio, l'arte in qualunque sua forma, la storia, la religione, il vissuto personale possono essere messi al servizio del lavoro su di sé: un lavoro controcorrente che, per potersi compiere, esige fiducia, impe-

gno, disciplina, costanza e tanto, tanto amore. Ci invita a rifuggire dai facili entusiasmi, perché ogni piccola conquista non può essere permanente se non la si difende continuamente dai nostri difetti, che si comportano come virus mutanti pur di mantenere lo status quo. Perciò dobbiamo abbandonare la nostra presunzione e riconoscere di aver bisogno degli altri, di un Maestro, di una Scuola, di un terapeuta che ci sostengano nella nostra opera di rinascita e guarigione. Eppure quando lavoriamo su noi stessi scopriamo la bellezza infinita dello stare sulla Via, al di là della meta. Questa bellezza sta negli stessi attriti prodotti dall'arduo lavoro, nel fondo della nostra sofferenza, là dove incontriamo la nostra essenza, che profuma di libertà e di Dio. "Codici di risveglio" è un'opera al servizio dell'altro, è una condivisione che ci fa provare scuotimenti ma anche corrispondenze; è un'opera in cui, come afferma Giovanni Maria Quinti nella sua presentazione, l'autore emerge come "uomo" che fa dono di sé.

Note sull'autore: Dottore in psicologia (URL), laureato in teologia (all’università gregoriana di Roma) ed in filosofia (UB). Attualmente professore dell’Università Raimondo Lullo di Barcellona. Specializzato nello studio dell’enneagramma di Claudio Naranjo. Autore di numerosi libri e articoli. Collabora con la nostra dispensa di studio dall’anno 2005.

Sezione Poetica LA QUARTA VIA

A cura di Manuela Pili

FAR PARLARE IL SILENZIO di Clara Boffito Non avere paura incontra il mio sguardo, non avere fretta potremmo lo sai..

IL RISVEGLIO

far parlare il Silenzio al cuore che è stanco non avere fretta non avere paura non è lontano non è vicino è nel tuo sguardo nel mio sguardo

Dialoghi col Maestro

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− Voglia Dio che io mi svegli − disse una donna al suo Maestro. − È quello che Dio vuole, ma lui non può fare niente se tu non lo vuoi e non lo permetti – le rispose il Maestro.


Queste parole, pronunciate da Konstantin Treplev, uno dei protagonisti de Il Gabbiano di Cechov, ci avvertono di un rischio cui l’attore va incontro. Procedere rigorosamente verso una pura e schematica imitazione della vita. Qui la percezione del gioco creativo s’irrigidisce ed è bene ricordarlo sempre. Molti attori e registi per analizzare un ruolo, per trovare la logica in ogni cosa (ad esempio le ragioni di un determinato comportamento, la relazione con gli altri personaggi), per comprendere i sentimenti dei personaggi, le loro emozioni e/o reazione, riducono il tutto a uno studio psicologico. Questo non basta. L’utilizzo esclusivo della psicologia potrebbe ridurre tutto a un processo arido che, a lungo andare, farebbe precipitare il lavoro dell’attore in un solo e rigoroso processo analitico, togliendo il gusto di ricevere stimoli dal caos. Intendiamoci, l’attore deve tendere all’ordine, deve amare l’ordine, e lo deve trasmettere. Per sentire tutta l’importanza dell’ordine e per metterlo a frutto, l’attore deve imparare a muoversi nel caos. L’attore deve percepire il proprio caos interiore. Vi ci deve affondare. Partire da lì. La confusione iniziale è necessaria proprio come aspirare ad un ordine. Ne I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni il personaggio dell’Innominato si accorge, in un momento di chiarezza, della sporcizia e del caos che lo governano. Egli si accorge, corregge il proprio sguardo e lo indirizza verso un’altra via dove, poco alla volta, si creerà la giusta dimensione per mettere ordine nella sua vita. Non esiste un ordine, senza un caos iniziale, perciò il compito di un attore è quello di cogliere la bellezza dal caos. Un gioco. Tutto qui. A volte, nelle scuole di formazione si trasmette un’idea dell’ordine spropositata. L’illusione di accedere ad una veridicità e autenticità della vita, solo attraverso la vita psichica interiore, molto spesso porta la ricerca stessa ad un circolo vizioso che, se pure vero in apparenza, risulta superficiale e vuoto. Com’è possibile che accada questo? Molti attori fondano il

proprio lavoro sulla psiche dei loro personaggi, sul conflitto e su tutto ciò che si coglie dal mondo psicologico che determina i fatti. Va benissimo. Ma non basta. Non basta per ciò che potremmo chiamare “l’arte dell’attore”. L’analisi, la ricerca di applicare una regola allo spasimo e dedurre il comportamento di un personaggio dalle sole motivazioni psicologiche, portano inevitabilmente ad una piattezza di pensiero che elimina, nel tempo, tutto il potenziale artistico dell’individuo-attore. Gli si restringe l’orizzonte creativo. Il teatro di Shakespeare ci avvisa spesso di questo limite. Molti personaggi nei drammi shakespeariani parlano di questo varco attraverso cui bisogna avere il coraggio di passare per colorare di meraviglioso la propria consapevolezza. Oltre al carattere umano esiste qualcosa di più alto che governa il destino dell’individuo. Qui l’esperienza del teatro c’invita a entrare in un luogo dove esistono molti enigmi e la paura delle risposte evita a molti di porsi delle domande. Un personaggio non dipende solo dai suoi lati caratteriali, non dipende da quelle che sono solo le sue maschere. È compito di un attore di entrare negli inferi che solo il caos può generare, oltre i quali è possibile aprire gli occhi. Come si fa? Percepire il mondo spirituale di un personaggio è un lavoro che coinvolge tutto l’individuo. Chi fa l’attore sa a cosa mi riferisco. È una gioia legata all’esperienza che solo la cosiddetta linea invisibile della scena ti sa dare. Lì, in quel punto, si respira tutta la magia che porta l’attore a salire verso l’alto e a unirsi al personaggio, seguendo una Via alternativa che possa regalargli, in un lampo, sogni e idee superiori, visto che il vero lavoro di un individuo passa per una formazione che tenga conto delle sue relazioni col mondo circostante, ma soprattutto passa per ciò che in Shakespeare avviene nei boschi, nei giardini, in interni, stanze e torri di castelli, sempre in ore notturne. Nelle notti shakespeariane può accadere ogni cosa... stati di oscuro abbandono e perdita di dimensioni di logica, con inevitabili spostamenti di tempo e di livelli. Ecco che qui il caos si dissolve in un istante e lascia il posto ad un sogno senza fondo, specchio di una dimensione che crea l’ordine di un infinito universo interiore.

QUANDO SI APRE IL SIPARIO

Gli uomini intenti a mangiare, a bere, ad amare, a camminare, a portare la propria giacca, quando da quadri e da frasi banali si sforzano di cavare fuori una morale… una morale meschina, accessibile, utile agli usi domestici… quando in mille varianti mi offrono sempre lo stesso, lo stesso, lo stesso…

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LA QUARTA VIA

Il pericolo di rendere automatico un gioco.

QUANDO SI APRE IL SIPARIO

ORDINE E CAOS

di Angelo Orlando


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Studio

Essenza e Personalità di Giovanni M. Quinti

La Quarta Via in pratica

Ilustrazione di Sara Lopez Díaz

Rielaborazione di José Luis Zaldo Rebollo Traduzione di Bianca Pucci

1 Vedi articolo uscito nel N. 72 “La mancanza di unità nell’uomo”

Come abbiamo già studiato, in ogni essere umano esistono tre grandi gruppi o famiglie di “io”: gli io dell’essenza, gli io della personalità e quello che Gurdjieff chiamava maggiordomo supplente o interinale. Questo maggiordomo consiste di un’esperienza che con il tempo dobbiamo imparare a creare dentro noi stessi, perché rappresenta la nostra chiave per risolvere il caos interiore. Prima di cercare di dar vita a questo maggiordomo supplente dobbiamo però cominciare a comprendere ciò che già sperimentiamo in noi stessi: gli “io” dell’essenza e quelli della personalità. Il maggiordomo supplente è la forza che ci permette di uscire dal circolo vizioso in cui ci troviamo intrappolati, un movimento infinito e senza sbocco tra due estremi: incolpare gli altri di quello che ci succede e sentirci, l’istante successivo, completamente incapaci e abbandonati. Per fuggire dalla gabbia dobbiamo sapere prima come è fatta, che spessore hanno le sue sbarre e come funziona ciascuno dei suoi ingranaggi. Per tale motivo cercheremo ora di comprendere cosa succede dentro di noi quando gli “io” della personalità assumono il controllo o, al contrario, quando sono gli “io” dell’essenza ferita a predominare. La coscienza, come già abbiamo detto, funziona come un gran fascio di luce: a seconda del comportamento che consideriamo quale richiesta dell’ambiente esterno, essa illumina diverse parti dentro di noi (1).

LA QUARTA VIA

Quando la luce si muove accediamo alla parte illuminata. Pensiamo e sentiamo come questa parte e gli altri ci vedono come se la nostra totalità consistesse solo di quella parte. Ma questo fascio di luce si muove dentro di noi solo tra due gruppi di “io”: quelli che reagiscono o si difendono e quelli che lamentano le proprie ferite. Prima di tutto vediamo attraverso qualche esempio che cosa ci succede ogni volta che siamo immersi nel gruppo di “io” che si difende, ovvero la personalità: ?

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Cos’è secondo te la Coscienza? Dai una tua definizione.

• Partendo dalla personalità agiamo secondo il modello di comportamento dei nostri genitori. Adottiamo il loro modello di reazione, ripetendo ciò che facevano con noi quando eravamo bambini. Ad esempio ci possiamo arrabbiare con gli altri in modo violento nello stesso modo


Studio

Essenza e Personalità

A cura di Jose Luis Zaldo Rebollo

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in cui nostro padre si arrabbiava con noi, perdendo il controllo e convertirci nel padre che portiamo dentro, quello introiettato. Possiamo non arrabbiarci allo stesso modo di nostra madre, che non si arrabbiava mai. Oppure possiamo non arrabbiarci con gli altri, però essere parecchio arrabbiati dentro di noi o con noi stessi, al pari di nostra madre, la quale non si arrabbiava mai con gli estranei, sfogando però la propria collera tra le mura domestiche. Tutto questo sta a significare che adottiamo modelli reattivi che non sono nostri, dato che non sono nati con noi. Possiamo perciò affermare che li abbiamo acquisiti all’esterno. Per quanto siamo convinti che stando nella personalità siamo noi quelli che agiscono, non è affatto così. Un modello radicato al nostro interno agisce al nostro posto.

• Prigionieri della personalità ci allontaniamo dalla parte più vitale di noi stessi, dalla ricchezza che abbiamo dentro, per cercare la felicità nel mondo esterno. • Da aggiungere che stando così le cose diamo al mondo esterno un’importanza maggiore di quella che realmente ha. Fin da piccoli ci hanno inculcato il principio che il mondo esteriore ha un’importanza estrema “Devi vestirti bene perché sennò chissà che penseranno gli altri di te!” - “Non parlare di questo davanti agli estranei” - “Devi ringraziare la zia altrimenti penserà che sei un maleducato”. Così il nostro benessere dipende da ciò che gli altri pensano di noi, rendendoci impossibile distinguere se ciò che facciamo lo facciamo perché davvero lo vogliamo oppure perché abbiamo bisogno che gli altri ci considerino e confermino (2).

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Sei capace di distinguere quando una tua azione è realmente sincera o quando ha origine a causa della paura dell’altrui giudizio? Credi sia sempre facile distinguerlo?

• Partendo dalla personalità realizziamo strategie di autopunizione e ci impediamo di fare tante cose. Proviamo paura verso qualcosa, una paura che nasce nella nostra parte ferita. Una voce dentro di noi dice: “Non posso, sono incapace di fare questo!”, e la reazione immediata, di difesa rispetto a questa paura, alza il volume di un’altra voce che grida con rabbia: “No, non farlo!”. È la voce delle regole, dei limiti imposti come difesa, quella generata dalla personalità. • Attraverso la personalità aumentiamo anche il livello di critica verso noi stessi e verso gli altri: “Questo non funziona!... Non servi a niente!... Ma guarda questo come fa male le cose!...”. Ma la luce della coscienza non è statica, può muoversi e abbandonare questa famiglia di “io” difensivi per illuminare l’altra parte di noi stessi, l’essenza ferita. L’essenza nasce intatta, senza divisioni: nasce una. Col passare del tempo tuttavia ci inculcano convinzioni e viviamo esperienze che ci fanno sentire che

LA QUARTA VIA

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La Quarta Via in pratica

• Stando nella personalità adottiamo il modello di comportamento acquisito dai nostri genitori con coloro che percepiamo più deboli di noi. Allo stesso modo in cui da bambini eravamo più deboli degli adulti che ci circondavano e soffrivamo alcune aggressioni o manipolazioni da parte loro, quando stiamo nella personalità ripetiamo questi comportamenti con le persone che percepiamo più deboli.


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LA PAROLA CREATRICE: Studio

Il potere di dare un nome alle cose

Approfondimenti sul sistema

Di Benet Soley Traduzione di Eva M. Franchi

LA QUARTA VIA

1 Per approfondire tale tema vedi articoli dispensa N. 50 Le tre linee di Lavoro e N. 71 Il Gruppo nella Quarta Via

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Riassumi, brevemente, in cosa consiste il lavoro sulle tre linee.

Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. Essa era nel principio con Dio. Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta. In lei era la vita, e la vita era la luce degli uomini. La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l'hanno sopraffatta. (Giovanni 1: 1-5)

San Giovanni nomina il Verbo, il Logos, ma a cosa si riferisce? Certamente non al tipo di verbo, parola o ragionamento cui siamo, meccanicamente, abituati. La nostra storia personale e quella dell’umanità presentano un processo analogo a quello descritto da Giovanni. Dal momento della gestazione, nel ventre di nostra madre sino ai primi anni di vita, noi umani sperimentiamo l’Edén, dove uomini e donne vivevano in comunione con Dio. Lo sviluppo della personalità, la caduta o espulsione dall’Edén, la separazione dell’umano dal Divino, fanno sì che la religione diventi necessaria. Religione intesa come religare, come il mezzo che ristabilisce la relazione tra l’uomo e Dio. Ma l’origine della parola religione ha anche un’altra accezione ed è quella di relegere, rileggere. Entrambe le accezioni non si escludono, ma si completano. L’osservazione di sé consiste nel cominciare a rileggere noi stessi da una prospettiva differente. Il processo e il modo di conoscere la nostra personalità, che dovrebbero farci rendere conto che questa deve essere al servizio dell’essenza e non viceversa, è quello di cui si occupa la religione. La religione è il Verbo che illumina il cammino sino al ristabilirsi della nostra relazione con noi stessi, col nostro vero io, con la nostra essenza che è la nostra parte divina. Quando la religione ha portato a termine il suo obiettivo di religare, smette di essere necessaria. Forse è proprio in questo momento che diventa importante l’espressione di questo processo individuale per mezzo di un’opera artistica. In quest’ottica tale creazione artistica non solo adempirebbe al lavoro sulla seconda e terza linea, ma anche al processo necessario per cristallizzare il livello da raggiungere nella prima linea1 (1). Sappiamo che scrivere per manifestare il proprio vangelo era un compito richiesto ai discepoli quando raggiungevano un determinato livello di essere o di Coscienza Obiettiva (in questo senso la differenza tra un’autobiografia e un Vangelo è che la prima si riferirebbe alla storia della personalità mentre il secondo a quella dell’essenza). Da lì cominciava una nuova ottava nell’evoluzione del discepolo. Forse è proprio questo il momento in cui l’essenza sceglie la forma che desidera per manifestarsi nel mondo, per mettersi e togliersi le maschere a suo piacimento, senza che sia la forma a condizionarla. Nel frattempo abbiamo bisogno di adattarci a una forma e a un linguaggio. Sin dai tempi antichi molti pensatori si sono posti domande sulle parole, la loro origine ed esattezza, cercando risposta alla domanda sulla relazione tra il significante e il suo significato, tra il simbolo e quello che simbolizza. Il primo di cui abbiamo notizia è Platone con il suo Cratilo. In seguito sono stati molti quelli che


2 Piaget, Jean y otros, El lenguaje y el pensamiento del niño pequeño, Paidós, Buenos Aires, 1965, pp. 75 – 85 Edizione spagnola.

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Cosa significano secondo te le parole: “L'uomo diede dei nomi a tutto il bestiame agli uccelli del cielo e ad ogni animale dei campi; ma per l'uomo non si trovò un aiuto che fosse adatto a lui”. (Genesi 2:20)?

di Benet Soley

hanno continuato questa ricerca: gli stoici, gli scolastici, Leibniz, Hume, l’idealismo tedesco di chiare radici gnostiche, Nietzsche, Heidegger, Wittgenstein e, in un certo senso, lo stesso Gurdjieff, sebbene - perché no - con la sua impronta caratteristica. La relazione tra il significante e il significato si centra sulla questione se la parola è consunstanziale alla cosa o idea rappresentata, oppure se è una mera convenzione. In breve, la prima spiegazione comporta l’idea che una cosa può essere designata in un modo e non in un altro. Vale a dire che il suono che esprime “sedia” o “buono” è questo e non può essere sostituito con un altro senza alterare ciò che rappresenta. Questa visione era sostenuta da molte culture antiche come ad esempio i greci presocratici per i quali la parola e la cosa rappresentata erano la stessa e unica cosa. La medesima idea soggiace nella Cabala ebraica. Tale visione implica l’esistenza di un’entità superiore che attribuisce un nome ad ogni cosa e che conoscere, comprendere il vero nome di una cosa, significa afferrarla e possederla. Uno degli ultimi esempi di questa concezione lo troviamo ancora nella parola inglese: To spell che significa “pronunciare ogni singola lettera che forma una parola”. Mentre to cast a spell si traduce letteralmente con “fare un incantesimo”, stregare, essendo in questo contesto la parola spell utilizzata per “incantesimo”. Anticamente gli stregoni (che a volte erano semplicemente persone letterate o con una conoscenza) erano quelli che conoscevano l’essenza delle cose e di conseguenza il loro vero nome, il che conferiva un certo potere su di esse. Da qui nasce la superstizione che coloro che sanno il nostro vero nome sono quelli cha hanno il potere di “stregarci”. Troviamo un’idea molto simile nelle tradizioni di alcune tribù indio americane: lo stregone, o uomo di conoscenza della tribù, comunicava all’iniziato il suo vero nome che doveva restare segreto per evitare che altri, conoscendolo, acquisissero potere su di lui. Al contrario, la tesi secondo cui le parole e i nomi sono una convenzione arbitraria, decisa dall’essere umano, conduce all’idea che non vi è alcun motivo per cui l’essenza della cosa e la sua rappresentazione debbano adeguarsi. Dobbiamo solo metterci d’accordo che, ad esempio, quando diciamo “sedia” ci riferiamo all’oggetto che serve per sorreggere il nostro posteriore a tre palmi dal suolo. L’interessante di quest’ultima tesi è che conferisce all’essere umano la capacità di creare (2). Jean Piaget, biologo, psicologo e filosofo scientifico, realizzò una serie di prove con i bambini al fine di studiare come si sviluppa l’acquisizione del linguaggio negli esseri umani. Piaget formulava loro domande del tipo: “Chi diede al sole il suo nome?”, “Chi è esistito prima: le cose o i loro nomi?”, “I nomi possono essere cambiati?” 2 In base alle risposte Piaget poté distinguere varie tappe che vanno dai cinque anni circa agli undici e che caratterizzano specifici stadi dell’infanzia. Nella prima di queste i bambini cominciano a considerare “i nomi come se appartenessero alle cose ed emanassero da esse” e credono che “non è possibile cambiare i nomi con degli altri”. Si tratta della fase che Piaget definisce “realismo nominale” e coincide con la prima delle tesi sopra esposte: “Durante una tappa intermedia i bambini considerano che “c’è una specie di armonia tra i nomi e le idee; il nome ‘veste’ bene, va bene, ecc […] ma avrebbero potuto essere scelti anche altri nomi contenenti la stessa idea. Finalmente, dopo gli undici o i dodici anni, il nome in sé non ha alcun contenuto. Non è nient’altro che un segno”. In base alle conclusioni di Piaget è curioso osservare che la diminuzione nei bambini di quello che lui definisce il “realismo nominale”, che porta a raggiungere una visione dei nomi come qualcosa di arbitrario, coincide con la perdita graduale del

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Approfondimenti sul sistema

LA PAROLA CREATRICE: Il potere di dare un nome alle cose

LA QUARTA VIA

Studio


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LA QUARTA VIA

Le origini della Quarta Via

Studio

IL NATALE

Origini di un’antica celebrazione misterica di Jordi Cabestany Arqué Traduzione di Eva M. Franchi

Come trasformare un buon copione in un copione eccellente. È il titolo di un libro in cui l’autrice, Linda Seger, consulente letteraria per la Metro Goldwyn Mayer ed altre grandi case produttrici cinematografiche e televisive, svela le tecniche che, come ha potuto più volte constatare, trasformano buone sceneggiature in storie capaci di commuovere milioni di spettatori. È esattamente questo ciò che fecero Matteo, Marco, Luca, Giovanni e i Padri della Chiesa con la vita di Gesù. Mi sono sempre domandato che necessità c’è che Gesù nasca da una madre vergine, faccia miracoli o resusciti dopo la morte, quando la cosa più interessante di lui è quello che dice, le sue parabole, i suoi dialoghi con gli apostoli, le sue conferenze prive di microfono e PowerPoint. Tuttavia, se non fosse stato per l’impronta che gli evangelisti, i Padri, e in seguito alcuni papi e vescovi diedero alla figura di Gesù, questa non sarebbe giunta fino a noi, o per lo meno non avrebbe segnato la Storia e il nostro inconscio collettivo come ha fatto. Gesù fu ornato con una serie di orpelli affinché attirasse di più l’attenzione, giacché sin dalla loro nascita, tutti gli dèi salvatori dell’essere umano esistenti erano caratterizzati da una serie di elementi che ne giustificavano l’adorazione differenziandoli da altri dèi. Se il personaggio di Gesù voleva competere ad armi pari con altre deità che aspiravano a loro volta a occupare il trono del cuore umano, doveva adattarsi a questi modelli. Ma cominciamo dal principio. L’essere umano creò gli dèi affinché rispondessero alle domande generate in lui dai fenomeni naturali: fenomeni come la nascita, la morte, le tormente, il freddo, il calore, l’oscurità, la luce… Di conseguenza sentiva il bisogno di cercare le orme della loro esistenza celestiale sulla terra. La comparsa degli dèi salvatori dell’essere umano, gli dei solari, è paralle-


Studio

IL NATALE: Origini di un’antica celebrazione misterica

di Jordi Cabestany Arqué

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la all’apparizione dell’agricoltura. Quando questi primi contadini, preoccupati che la loro terra partorisse il bramato grano, ascoltarono l’attesa risposta degli dèi? Durante il solstizio d’inverno, tre giorni prima della vigilia di Natale. È in questo periodo che il sole comincia a rubare tempo all’oscurità invernale, fino a raggiungere la sua massima estensione la notte del 21 Giugno. A partire da tale notte il sole ritorna a perdere, progressivamente, il tempo conquistato all’oscurità. Per questa ragione gli dèi solari precristiani, Osiride, Horus, Apollo, Dioniso, Mitra… nacquero durante il solstizio d’inverno. Inoltre, durante l’inverno, i lavori agricoli si riducevano, le guerre si congelavano, e ai contadini non mancava il tempo per riunirsi intorno a un buon fuoco, alzare lo sguardo verso le stelle e invocare gli dèi. Così ci racconta Pepe Rodríguez1 nel suo libro Miti e riti del Natale:

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Eri a conoscenza del fatto che nell’antichità esistevano divinità con caratteristiche simili a quelle in seguito attribuite a Gesù?

Tutti gli dei solari, Agni in India; Mitra in Irán; Osiride in Egitto; Bacco, Tammuz, Adone, Apollo, in Siria, Fenicia e in Grecia; Manú, Budda, hanno lo stesso carattere. Nascono il 25 Dicembre, durante il solstizio d’inverno, da una madre vergine, in una grotta o in una stalla, tra gli animali; curano i malati, resuscitano i morti. Alla fine, tutti muoiono e resuscitano, perché il sole, vinto periodicamente dalla notte, rinasce ogni mattina e ogni primavera. Nell’antica Grecia, il mese consacrato al dio solare Dioniso, cominciava il 24 Dicembre. Nella Roma repubblicana e imperiale le feste in onore di Saturno, i saturnali, cominciavano il 17 di Dicembre e terminavano il 23 dello stesso mese, coincidendo con il solstizio d’inverno, mentre il 25 Dicembre era il giorno dedicato al loro dio più grande, il “Sole Invictus”, il Sole invincibile. Per renderci conto fino a che punto il Natale che oggi conosciamo è una conversione cristiana di feste tanto pagane quanto ancestrali è sufficiente dire che durante i menzionati saturnali i romani dovevano farsi regali gli uni agli altri, i

LA QUARTA VIA

1 Pepe Rodriguez (Tortosa, 1953) è uno storico spagnolo. Ha concentrato i suoi interessi sui problemi della storia delle religioni, scrivendo saggi di carattere antropologico accanto ad analisi dei testi sacri dell’Ebraismo e del Cristianesimo (da wikipedia). Il testo citato, edito da Edicones B. non esiste tradotto in italiano.

Viaggiamo adesso nello spazio e nel tempo, in Egitto, migliaia di anni prima della nascita di Gesù. Lì incontriamo Horus, il dio solare che partorì la dea vergine Iside, alla fine di Dicembre. Una delle immagini con cui si rappresentava Horus era quella di un bambino nelle braccia di sua madre vergine, con un disco solare posto sulla sua testa. Horus aveva la funzione di presentare le anime a suo Padre, un ruolo simile a quello che rappresenterà Gesù migliaia di anni dopo. Lasciamo l’Egitto e spostiamoci in Iran, nel potente ed esotico impero persiano, alcuni secoli prima dell’anno zero. Qui troviamo Mitra, il dio solare che possedeva la qualità di farsi carico dei peccati degli esseri umani, liberandoli così dalle loro paure. Mitra nacque da una vergine un 25 di Dicembre, in una grotta, circondato da pastori e maghi ai quali era stato annunciato l’arrivo dell’immortale nel mondo dei mortali. Fu perseguitato, catturato e giustiziato, ma resuscitando, questo sì, il terzo giorno. Direi che questa storia mi ricorda qualcosa…(1) Secondo Rethoré, nella sua opera, Scienza delle religioni:

Le origini della Quarta Via

Caldei, egiziani, cananei, persiani, fenici, greci, romani, indù e praticamente la totalità dei popoli con culture sviluppate, tra i quali dobbiamo includere gli imperi orientali e le civilizzazioni precolombiane […], hanno celebrato durante il solstizio invernale il parto della “Regina dei Cieli” e la venuta al mondo di suo figlio, il giovane dio solare.


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- Le dipendenze: è possibile uscirne? - Il Vangelo secondo Tommaso [1] - Cambio vita - Il gruppo nella Quarta Via - Il Vangelo Secondo Tommaso [2] - Astrologia e Enneagramma - La spiritualità ha un prezzo? - Il Vangelo di Maria: prima parte - La mancanza di unità nell’uomo

#73 Dicembre

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