Page 1

LA QUARTA VIA www.gurdjieff.es

Dispensa di studio #60

IT // Versione italiana

La Quarta Via in pratica

LaTeca

Istituto per lo Sviluppo Armonico

Ottobre/2009

Prezzo

€ 6.00 iva inclusa

Organo di Stampa Ufficiale delle Associazioni LA TECA

COME STUDIARE [1] Tecniche di studio secondo il sistema della Quarta Via Le origini della Quarta Via

LE SCRITTURE DEGLI GNOSTICI [1] Una nuova luce sullo gnosticismo All'ombra di Gaudì

L’EDUCAZIONE COME VIOLENZA

Approfondimenti sul Sistema

LE DROGHE E LA SPIRITUALITÀ PSICHEDELICA


SOMMARIO

LA QUARTA VIA Organo di Stampa Ufficiale delle Associazioni LA TECA

#60

www.gurdjieff.es

2 LaTeca Istituto per lo Sviluppo Armonico

Presidente Giovanni M. Quinti

new! 3 new! 4 5

Ideatori Luigi Di Sante e Sonia Iacoangeli

Grafica José L. García Muedra

Anna di Giandomenico, Angelo Orlando, Jose Luis Zaldo Rebollo, Lluís Serra, Eva M. Franchi, Manuela Pili, Fabio Imbergamo, A.G., Francesco Azzali, Alessandro Albanese, Giovanni M. Quinti. Le dispense di studio "La Quarta Via" sono una pubblicazione internazionale prodotta dall'Associazione Culturale di Barcellona (Espagna). Per costi e modalità di sottoscrizione visitare il sito web: www.gurdjieff.es. Nel medesimo portale sarà possibile acquistare, salvo disponibilità, i numeri arretrati ad un costo maggiorato. Per riceverle direttamente a casa ogni mese è possibile abbonarsi. Manoscritti, fotografie e disegni inviati alla Redazione, anche se non pubblicati, non si restituiscono. Per favore comunicate tempestivamente ogni cambiamento del vostro indirizzo postale, includendo il vostro vecchio indirizzo insieme a quello nuovo. Associazione La Teca - Ogni riproduzione, anche parziale, è vietata se non autorizzata, in forma scritta, dalla Redazione. NIF. G64341225 Dep. Legale B-12791-2008

Quando si apre il Sipario LO SCOPO

All'ombra di Gaudì L’EDUCAZIONE COME VIOLENZA

Mentre la violenza contro gli adulti è definita tortura, nel caso dei bambini si considera educazione…

Studio

7

La Quarta Via in pratica COME STUDIARE - parte [1]

Nel percorrere una via spirituale è senza dubbio auspicabile ampliare il proprio raggio di conoscenze. Esiste una tecnica di studio che utilizza i principi della Quarta Via?

Riproduzione La Teca - Associazione Culturale di Barcellona Collaboratori di questo numero

Sulle Note della Coscienza / OGNI COSA HA IL SUO SUONO Sezione Poetica / IL LIMITE DELLA PAURA di J. L. Zaldo Rebollo Dialogo col Maestro

Ricordarsi di sé attraverso una sigaretta…

Direttore responsabile Giovanni M. Quinti

Editore La Teca Associazione Culturale di Barcellona (ES)

Editoriale_Anna Di Giandomenico IL MONDO DEL FANCIULLO

Studio

13 Le Origini della Quarta Via

LE SCRITTURE DEGLI GNOSTICI - parte [1]

In questo articolo parleremo degli scritti gnostici, di come sono stati trovati e dell’impatto che essi hanno avuto sul pensiero e sulla cultura contemporanea.

Studio

17 Approfondimenti sul Sistema

LE DROGHE E LA SPIRITUALITÀ PSICHEDELICA

Molti cercatori che lavorano su se stessi utilizzano sostanze stupefacenti al fine di provocare esperienze trascendentali. Qual è la posizione della nostra Scuola in merito?

21

Decifrando Codici Biblici NON HO NÉ ARGENTO NÉ ORO

Il professor Lluìs Serra, docente in teologia, filosofia e psicologia, ci guida al significato nascosto in alcuni brani delle Scritture Sacre.

22

Lettere in Redazione La corrispondenza con i cercatori

Interessanti risposte ai quesiti dei nostri lettori; la condivisione come aiuto allo sviluppo personale.

new! 23 new! 24

Cronache Dal Mondo Alla Luce Della Quarta Via: EROI E MARTIRI In Cucina con Gurdjieff

PASTA INTEGRALE, FAGIOLINI E PACHINO, DI MAMMA TERESA

Consigli Letterari

UN ALTRO GIRO DI GIOSTRA di Tiziano Terzani.

Gli Articoli contrassegnati dal logo vengono letti, studiati ed approfonditi dai Gruppi di Studio LA TECA presenti in Italia. Se desideri partecipare manda una richiesta a: La Teca - Via Gottardo, 66 00141 ROMA. Ti invieremo l'indirizzo e gli orari degli incontri del Gruppo di Studio a te più vicino.

Cosa può evocare nel nostro immaginario l’idea della malattia?

25

Intervista ai Cercatori ANGELO ORLANDO

Eva M. Franchi intervista alcuni cercatori che lavorano a contatto diretto con Giovanni M. Quinti.


LA QUARTA VIA

Anna Di Giandomenico

Editoriale

A metà settembre è arrivata da oltreoceano la mia terz’ultima nipotina. Non ci vedevamo da tre anni e il ritrovarci ci ha consentito di rinsaldare un legame d’amore. Al di là della difficoltà legata alla comunicazione verbale, abbiamo potuto sperimentare modalità di comunicazione profonde. Ogni giorno ci dedicavamo ad attività diverse (come la costruzione di castelli di sabbia; nuotate fino agli scogli; far volare un aquilone; passeggiate sulla battigia in cerca di conchiglie e granchi) guidate dal desiderio di scoperta, di conoscenza, di esperienze nuove. Quant’è ricco il mondo interiore di un fanciullo! Quando un adulto ha la capacità di porsi in relazione con esso, può scoprire mondi fantastici, recitare come il migliore attore, risvegliare inventiva e riscoprire abilità inespresse. La vicinanza di una bambina reale, che manifesta il contatto con la sua essenza, mi ha dato, inoltre, l’occasione di far esprimere la mia parte bambina. Negli ultimi mesi il mio Maestro mi ha guidata, sia nell’ambito di un Lavoro comune sia personale, ad entrare in contatto con la mia parte fragile. Già alcuni anni fa egli mi mise nelle condizioni di avvicinarmi alla mia ferita affettiva, fatta di vissuti di abbandono, di solitudine, di bisogno infinito di essere amata. La consapevolezza della perdita dell’amore fusionale, che unicamente può restituire ad una persona il senso del suo valore, amore vero e pienezza, mi ha fatta sentire come quando, da bambina, piangevo perché non mi sentivo amata. Ho compreso in un lampo che avrei dovuto dare io amore a quella bambina indifesa, che esisteva dentro di me. Nessuno, neanche il mio maestro, poteva farlo al mio posto. DOVEVO IMPARARE A DARMI AMORE. Ultimamente, nel corso di esercizi specifici condotti dalla mia Guida, la mia parte essenziale mi ha fatto comprendere l’importanza di ascoltarla; di offrirle maggiore spazio per manifestarsi; di stare con lei; di dare il giusto posto alle relazioni con il mondo esterno, perché non occupino uno spazio eccessivo; di farla esprimere attraverso il gioco e la creatività. Nel corso di un esercizio ho ricordato, o meglio ho visualizzato, me stessa bambina che amava danzare intorno al tavolo, alla fine della cena. Puntualmente, venivo richiamata dai miei genitori, che mi imponevano di tornare a sedermi a tavola. Eccessiva serietà: ecco con cosa è stata ammansita la mia essenza che desiderava saltare e danzare. Ora lo vedo. Credo si tratti della stessa serietà degli adulti lontani dalla propria parte essenziale, così ben tratteggiati da Saint’Exupery. Mi sovvengono i personaggi ‘seri’ (il re, l’uomo d’affari, il geografo) incontrati dal Piccolo Principe, come ad esempio l’uomo d’affari che contava e amministrava le stelle, depositandole in banca, ma che non sapeva gioire della bellezza di un fiore. Ora, grazie al Lavoro meraviglioso attraverso cui la mia Guida mi sta conducendo, grazie all’amore che ha espresso per la mia parte fragile e all’amore che mi sta insegnando a darle e a darmi, superando chiusura, imbarazzo, severità, posso far spazio alla mia parte essenziale, recuperando ambiti di gioco e di creatività inespressi. Ebbene, in tutto questo processo, la mia nipotina è stata importantissima per me, perché mi ha aiutata a coltivare questo contatto con la mia essenza. Con lei ho potuto partecipare di un’essenza incarnata che esprime gratitudine, amore, felicità, gioia di vivere in ogni attimo. Come quando si è congedata dal mare, dagli scogli, dalla spiaggia, dai gabbiani, salutando ognuno con un ‘arrivederci’, un ‘grazie’ e un bacio! Che bellezza imparare a godere di ogni aspetto della vita e della natura per poi apprendere a lasciar andare, senza rimpianti e attaccamenti… Un giorno, poi, l’ho vista danzare sulla sabbia tra le bolle colorate di sapone che il vento direzionava verso di lei: ho ammirato con meraviglia mista a stupore commosso un’essenza personificata che danzava con gioia alla vita. Quanto mi ha fatto bene! Auguro a me stessa e a tutti noi che anche la nostra parte bambina possa intensificare l’espressione della gioia di stare al mondo. Possa essa sviluppare il senso di pienezza e di appagamento che scaturisce dal contatto con il Tutto e che possa in ogni condizione saper danzare alla vita.

2

IL MONDO DEL FANCIULLO

Anna Di Giandomenico


3

OGNI COSA HA IL SUO SUONO

Sulle Note Della Coscienza

a cura del professor Fabio Imbergamo Proviamo a porci di fronte ad un oggetto: che suono ha? Osserviamolo meglio: che forma ha? Quadrata, circolare, è grande, piccolo… Immaginiamo che questo oggetto ci possa parlare, che ci possa dire qualcosa: cosa ci sta dicendo? Qual è la sua voce? Qual è il suo suono? Dove arriva, in noi, questo suono? In che zona del nostro essere risuona? Nelle nostre emozioni, nella nostra mente, nel nostro istinto? Ogni oggetto ha un suono, proprio per il semplice fatto di esistere, di potersi far osservare.

Sezione Poetica Dialogo col Maestro

LA QUARTA VIA

Poesia / Dialogo col Maestro

Gurdjieff parlava di “osservazione di sé”. Osservare noi stessi mentre gli oggetti che abbiamo di fronte trasmettono il loro suono

“IL LIMITE DELLA PAURA” Jose Luis Zaldo Rebollo

è una delle pratiche più belle che si possano esperire. Le impressioni viaggiano dall’oggetto che stiamo osservando e arrivano sino a noi, volando come onde che si trasmettono nell’etere. Ecco uno dei miracoli dell’osservazione: udire la voce dei sassi, della terra, delle montagne, dell’acqua, dei fiori, degli alberi, di tutto ciò che ha un colore e una forma. Presto ci accorgeremo che osservando qualcosa che è fuori di noi ci fa fondere con esso: diventiamo un tutt’uno con esso. A quel punto saremo sasso, terra, acqua, montagna, aria, fiore, e tutto ciò che ci circonda. Stiamo osservando qualcosa che è fuori di noi, ma al tempo stesso stiamo osservando noi stessi. E in questo processo meraviglioso ci fondiamo con tutto ciò che ci circonda: siamo immersi in un universo di suoni. Siamo immersi nell’Infinito!

Si dissolve la distanza. Come petali infiniti del desiderio percorro uno a uno i battiti distanti del tuo ventre E sul contorno delle tue labbra attendo il soffio deciso che spazzi via per sempre i limiti umidi della paura

"Perché spesso ci impediamo di vivere pienamente?" "Tanto rendiamo la nostra vita assurda e ingiusta, quanto riteniamo la nostra morte assurda e ingiusta."


Facciamo un passo indietro. Riavvolgiamo il nastro. Miracolo della letteratura, del teatro, del cinema e di ogni forma artistica che ci consente di rivedere con più attenzione il nostro passato.

“Ci siamo mai accorti di questi momenti in cui siamo più svegli?”

Flashback! Sono a casa al computer. Prendo il pacchetto e mi accorgo che è vuoto. Lo accartoccio. Mi alzo dalla sedia. Prendo il portafogli ed esco. Eccomi in quello che pensavo fosse il mio niente. Ma ora è diverso, ora sono un po’ più sveglio e mi accorgo di qualcosa che mi era sfuggito.

Per un attore o per una persona che pone il lavoro su di sé come il primo obiettivo della vita, questo dubbio deve essere vitale. Un attore che sa usare il proprio lavoro come uno strumento sa bene che in se stesso esiste una specie di computer che può ricevere tutti i segni, tutte le vibrazioni di un semplice istante, catalogandoli per usarli al momento giusto, così in scena come nella vita. Trova così qualcosa dentro di sé che si rivolge a tutto il suo ESSERE, coinvolgendolo e dilatandone ogni capacità fisica, sensoriale e intellettiva. Cominciamo dall’inizio e partiamo da una cosa che molto spesso non è tanto chiara. Soffermiamoci sullo scopo. Cos’è uno scopo? Uno scopo può essere di varia natura. Può essere primario, secondario, marginale, fino a diluirsi in una flebile intenzione. Per un attore lo scopo deve essere più dello scopo stesso. Facciamo un esempio classico: le sigarette! Ad un certo punto, mi accorgo che le ho finite. Sono a casa e sono un fumatore. Non posso stare una mezzoretta respirando semplice aria. Devo fumare. Questa mia necessità (o vizio che sia) mi regala però uno scopo preciso: quello di uscire per andare dal tabaccaio. Prendo il portafogli, cioè mi doto del mezzo che mi servirà per acquistarle e esco di casa. Arrivo dal tabaccaio e qui accade qualcosa di straordinario: mi ricordo del mio scopo che era di comprare le sigarette. Cosa è successo durante lo spazio di tempo che ho riempito col mio tragitto da casa al tabaccaio? La risposta più normale è: “Non è successo niente!” Ho fatto una passeggiata e basta. E il mio scopo? Chiaro! Lo avevo ben saldo nella mente, non avevo bisogno di pensarci ossessivamente. Mi è bastato l’impulso iniziale e la cosa si è avviata in automatico. Ma cosa è realmente accaduto nel tempo che ho impiegato ad arrivare fino alla tabaccheria? Possibile che il tragitto

Come ho fatto a non rendermi conto che questo niente era colmo dello spettacolo più bello di cui potessi accorgermi? Una folata fresca di vento sul viso. Vedo il cielo azzurro, un manto di foglie secche, gialle e arancioni sulla strada scricchiolano al mio passaggio, un gabbiano si è fermato sul tetto di una macchina e sta aspettando che l’uomo del banco del pesce gli lanci qualcosa. L’odore è quello forte di una giornata di pieno autunno. È l’odore del tempo che avvolge i ricordi. Un’altra giornata così, le parole di tuo padre: “Quando sei nato tu non c’era una nuvola in cielo!” Tuo padre, così, all’improvviso. Prendi il tuo telefonino. Lo chiami. Squilla a vuoto. Quante volte lo hai fatto. Chiamare tuo padre, magari per chiedergli solo: “Come stai?” Non ha risposto. Dove sarà? Dove avrà dimenticato stavolta il cellulare? Il cellulare che gli hai regalato l’anno scorso. Quello che si apre perché era abituato a quello vecchio… stop! Il tabaccaio ti appare davanti agli occhi e l’incanto svanisce. Ti sei ricordato del perché sei uscito. La vita riprende nella sua meccanicità. Si riapre il sipario, ma stavolta il viaggio di ritorno verso casa ti vedrà più attento, attore straordinario di questo segmento di vita, perché tornando indietro, potrai dare più valore a questo spazio vuoto, a questo che credevi fosse niente e che invece era il tuo tutto. Tra le mani hai un pacchetto di sigarette, tuo vizio e tuo veleno, ma anche la tua unica possibilità di ricordare!

LO SCOPO di Angelo Orlando

QUANDO SI APRE IL SIPARIO

Questo è il problema. Nel momento in cui ci accorgiamo che il meccanismo della vita ordinaria ci rende uguali a dei dormienti ambulanti, potremmo far qualcosa per rendere meno saltuari i nostri momenti di veglia? Il problema è:

4

LA QUARTA VIA

fatto sia stato un niente assoluto?

QUANDO SI APRE IL SIPARIO

“Pensiamo di essere svegli!”


7

COME STUDIARE? Studio

Tecniche di studio secondo il sistema della Quarta Via [1]

La Quarta Via in pratica

di Fabio Imbergamo

Chi percorre una Via spirituale deve studiare? Tempo fa mi sono posto questa domanda e, riflettendo, mi sono subito reso conto che per rispondere ad essa avrei prima dovuto avere chiaro cosa è lo studio. (1) Come spesso faccio in questi casi, ho cercato nel vocabolario la parola “studio”. Quello che ho trovato mi ha molto sorpreso: “studio” proviene dal latino “studium” che può assumere vari significati fra cui “impulso interno”, “tendere con zelo”, “applicazione”, “cura”, “diligenza”, “impegno”, “amore”, “passione”, “entusiasmo”.

LA QUARTA VIA

?

1

Cos’è secondo te lo studio? Prima di continuare la lettura di questo articolo prova a darne una tua definizione.

Ho quindi ripreso la domanda iniziale e ho sostituito la parola “studiare” con i significati trovati: Chi percorre una Via spirituale deve muoversi spinto da un impulso interno? Deve tendere con zelo a qualcosa che lo interessa fortemente? Si deve applicare con intelligenza e impegno? Deve provare amore e passione per quello che fa? Deve possedere la capacità di entusiasmarsi in vista di un obiettivo?


Studio

Tecniche di studio secondo il sistema della Quarta Via

1

di Fabio Imbergamo

8

Le risposte che mi sono dato mi hanno portato alla conclusione che nel percorrere una via spirituale è senza dubbio auspicabile ampliare il proprio raggio di conoscenze. È soprattutto necessario studiare la storia e i fondamenti della Tradizione che si è scelto di seguire.

Nella Quarta Via lo Studio è da considerarsi come un NUTRIMENTO fig. 1

CIBO

=

Nutrimento per il CORPO

STUDIO

=

Nutrimento per la PSIQUE

FARE METTERE IN PRACTICA CIÒ CHE SI STUDIA

=

In realtà, simili reazioni sia di rifiuto sia positive, sono dovute a preconcetti formatisi in noi a partire dalle prime esperienze scolastiche: molto spesso studiare evoca vissuti pregressi in cui ci siamo sentiti incapaci, inadeguati, costretti a passare ore ad apprendere nozioni che non ci interessavano. Porsi innanzi ad un libro spesso evoca in noi il ricordo delle punizioni dei nostri genitori qualora prendevamo brutti voti, il ricordo del fallimento in caso di bocciature, della vergogna di fronte ai colleghi ogni qualvolta eravamo impreparati…o anche il ricordo di nottate passate insonni sui libri pur di riuscire a terminare un argomento in vista di un esame. Tutto ciò ha trasformato un’attività piacevole ed edificante in una potenziale fonte di ansia. (2)

La Quarta Via in pratica

In seguito parlai di queste mie considerazioni ad alcuni amici che seguivano il mio stesso percorso. Le reazioni furono fondamentalmente di due tipi. Alcuni ebbero un violento rifiuto: “Ancora studiare? Dopo una vita passata sui libri! E poi la spiritualità non può essere cercata con la razionalità! Si può forse giungere alla conoscenza suprema usando l’intelletto? La Via è fatta di esperienza, non di teorie astratte!”. Altri, invece, accolsero positivamente la prospettiva di passare del tempo a studiare; in seguito, però, constatai che essi non erano per questo avvantaggiati rispetto ai primi.

Eppure studiare è importante: in tutte le tradizioni religiose e in tutti i percorsi di crescita personale sono previsti momenti di studio e formazione. Anche Gurdjieff sottolinea la necessità di acquisire nuovi elementi di conoscenza: se osserviamo l’Enneagramma che fece disegnare nel 1919 al suo allievo Alexander De Salzmann, nella parte superiore leggiamo: Crescita dell’ESSERE

?

2

Qual è la tua posizione in merito allo studio teorico?

Il percorso tracciato inizia proprio dal CONOSCERE, ovvero dall’acquisizione di nuovi contenuti, nuovi elementi, nuove concezioni, nuovi punti di vista. In un secondo momento tutto ciò sarà oggetto di comprensione profonda per divenire, infine, parte integrante del nostro essere. Grazie a queste tre fasi si può realizzare il processo di crescita personale frutto del Lavoro su di sé. Analizzando altri fondamenti del sistema di Gurdjieff, primo fra cui quello dei Nutrimenti e degli Idrogeni, appare chiaro che studiare si può assimilare all’assunzione di un alimento. Tutti sappiamo che per far crescere il corpo e mantenerlo in vita occorre mangiare, ovvero assumere cibo. Allo stesso modo, per sviluppare e mantenere efficiente la nostra parte psichica e intellettiva occorre assumere un nutrimento fatto di nuove informazioni, nuove idee, ragionamenti, analogie, similitudini, riflessioni, collegamenti logici, approfondimenti. Tutto ciò, una volta profondamente assimilato, dovrà essere messo in pratica e consentirà una crescita armoniosa del nostro essere (vedi fig.1).

LA QUARTA VIA

“TO KNOW – TO UNDESRTAND – TO BE” (conoscere, comprendere, essere).


13

Studio

LE SCRITTURE DEGLI GNOSTICI [1]

Una nuova luce sullo gnosticismo

di A.G.

“Una nuova luce sullo gnosticismo”

LA QUARTA VIA

?

1

Quanta importanza ha per te attenerti scrupolosamente alle parole di un testo scritto (non importa se religioso, scientifico, psicologico, gurdjeffiano ecc.) considerato dalla maggioranza “autorevole” e quanto ti influenza?

in questa serie di due articoli parleremo degli scritti gnostici, di come sono stati trovati e dell’impatto che essi hanno avuto sul pensiero e sulla cultura contemporanea. Siamo tutti consapevoli che i movimenti e le società religiose di ogni tempo sono connessi a delle scritture. In tempi antichissimi, prima della nascita della scrittura, le conoscenze spirituali venivano tramandate per via orale. Ma quasi tutte le tradizioni spirituali che conosciamo, essoteriche ed esoteriche, specialmente quelle che influenzano la nostra cultura occidentale, sono legate alle scritture a doppio filo. L’unica religione conosciuta che non possiede scritture è lo Scintoismo, la religione originaria del Giappone: essa è infatti una pura religione sciamanica sviluppatasi prima della nascita della scrittura. Esistono oggi testi scintoisti, ma scritti successivamente: furono i monaci buddisti venuti dalla Corea e dalla Cina che portarono in Giappone nel VI sec. D.C. i loro libri sacri e gli scintoisti si resero conto allora di non aver nessun libro proprio. Fu così che anch’essi scrissero testi sulla loro tradizione e nacquero i libri sacri scintoisti: Kogiki, Nihongi, Engishiki. Tutte le altre tradizioni, anche quelle molto antiche come il Taoismo, possiedono proprie scritture: specialmente le grandi religioni come quella induista, ebraica, cristiana e musulmana sono legate alle proprie scritture a tal punto che il credere in esse diventa criterio di appartenenza alle religioni stesse. Per esempio non si può essere induisti se non si crede nei Veda. In questo contesto religioso e culturale una delle figure più eminenti che affermò di non credere ai Veda fu il Buddha che infatti si affrancò dall’induismo. Un’altro fu Mahavira, il fondatore del Giainismo. Entrambi uscirono dalla tradizione induista e crearono delle religioni proprie. In occidente possiamo constatare ancora oggi come molti cristiani, non tutti naturalmente, siano letteralmente ossessionati dalla Bibbia e da una sua interpretazione letterale (1).


Studio

LE SCRITTURE DEGLI GNOSTICI

I

di A.G.

14

Eusebio

Ma, probabilmente, è invece meno noto il fatto che parallelamente alle religioni principali, come le grandi religioni monoteiste e l’induismo, altre correnti di carattere esoterico hanno pure tramandato delle Scritture in cui erano contenuti i loro insegnamenti, e ciò fu sicuramente il caso della Tradizione Gnostica. Fin dalla nascita del Cristianesimo c’erano molti scritti che furono poi esclusi da quelli ritenuti canonici e oggi possediamo un’intera biblioteca al riguardo, grazie alle scoperte archeologiche, sopratutto quella di Nag Hammadi. Ma l’esistenza degli scritti era conosciuta già da moltissimo tempo. Se guardiamo al Corpus degli scritti gnostici, per semplicità e per seguire un ordine cronologico, possiamo dividerli in tre gruppi. Il primo consistente gruppo di testi non fu scritto dagli gnostici ma dai cosiddetti eresiologi, cioè quei padri della Chiesa come Ireneo, Ippolito, Tertulliano, Eusebio, Epifanio, e in forma diversa Clemente Alessandrino e Origene. Queste persone scrissero contro gli gnostici e nelle loro opere riportarono spesso citazioni degli scritti gnostici che erano loro disponibili. Dobbiamo però tenere presente che, ... gli eresiologi hanno fatto ai fini di una reale conoscenza sullo un grande favore agli gnostici, gnosticismo, simile letteratura presenta un grosso limite: essa è infatti perché per molti secoli i loro fortemente ostile nei confronti degli scritti furono le uniche fonti gnostici. Così i padri della Chiesa, a cominciare da Ireneo, Vescovo di informazione sullo gnosticismo...” Lione, erano nemici dichiarati degli gnostici e quindi bisogna prendere con estrema cautela ciò che essi scrivono. Secondo la loro concezione tutto ciò che concerne lo gnosticismo è eresia, deviazione dal vero cristianesimo di cui i padri si ritenevano rappresentanti. Oggi invece sappiamo, grazie alle opere di vari studiosi, che nei primi due secoli non esisteva un cristianesimo ufficiale, ma che vi erano differenti approcci, differenti scuole e maestri, sulla scia dell’insegnamento originario di Cristo (2).

Tertuliano Ireneo

Fra questi maestri, come spesso accade, vi erano dispute. Fra i contendenti c’era Ireneo, nome che suscita ironia, perché in greco significa “pacifico”, e di Ireneo si può dire di tutto tranne che fosse pacifico. Egli, più di chiunque altro, affermò la sua idea e quella del proprio partito su ciò che doveva essere considerato il vero cristianesimo, l’insegnamento ortodosso. Chi non la pensava nello stesso modo era nell’errore e se persisteva in tale errore non aveva soltanto smarrito la verità, ma era servitore del maligno. Ad ogni modo possiamo dire che, senza rendersene conto, gli eresiologi hanno fatto un grande favore agli gnostici, perché per molti secoli i loro scritti furono le uniche fonti di informazione sullo gnosticismo e senza di loro non avremmo nemmeno saputo che gli gnostici fossero esistiti. Negli scritti, oltre ad insulti e varie forme di epiteti rivolti agli gnostici, vi sono anche citazioni, a volte anche molto ampie, degli scritti gnostici.

?

2

Eri a conoscenza di questo fatto? Hai mai letto altri Vangeli oltre ai quattro canonici? In caso affermativo, che impressione hai avuto?

Di certo nei secoli si è anche conservata una tradizione segreta, ma che appunto per la sua segretezza non è facilmente accessibile. Questa tradizione segreta si è propagata con i manichei, i bogomili, i catari e periodicamente è riemersa durante i secoli. Nel caso dei catari, le cui pratiche sono maggiormente conosciute perché fatte apertamente, è possibile affermare che rappresentassero una forma di gnosticismo. In ogni caso la maggior parte delle informazioni che disponiamo sullo gnosticismo sono quelle che ci arrivano dai padri della chiesa. Dal terzo secolo in poi, fino a circa al XVIII secolo, i loro scritti furono le uniche

LA QUARTA VIA

di

Una nuova luce sullo gnosticismo


17

Studio

LE DROGHE E LA SPIRITUALITÀ PSICHEDELICA

Approfondimenti sul Sistema

di Eva Maria Franchi

JOSE LUIS G.M.

Il tema delle droghe è alquanto complesso e delicato. Lo stesso termine “droga” si presta a differenti interpretazioni ed è spesso rivestito di un connotato sociale e culturale negativo, completamente estraneo al significato letterale della parola (1). Non è chiara l’origine etimologica di tale vocabolo che secondo alcune fonti deriva dall’olandese “droog” “cosa secca” e si utilizzava per indicare le sostanze vegetali essiccate. Fino alla metà del secolo scorso con questo termine ci si riferiva alle sostanze farmacologiche di origine botanica o sintetica che si potevano reperire nelle farmacie. In un viaggio a ritroso nel tempo, diciamo qualche decennio fa, avremmo trovato le farmacie molto più simili alle attuali erboristerie. La droga era quindi associata al farmaco, parola che deriva dal greco phármakon e che significa contemporaneamente rimedio e veleno.

LA QUARTA VIA

?

1

Qual è la prima associazione mentale che ti si presenta quando ascolti o leggi la parola “droga”?

Ancora oggi esistono in Italia negozi chiamati “drogherie” dove tuttavia non troveremo in vetrina marijuana, hashish o foglie di coca, bensì una vasta scelta di spezie ed erbe aromatiche alimentari essiccate. Eppure, quando ascoltiamo la parola droga, la nostra mente oggi tende ad associarla automaticamente a qualcosa di estremamente pericoloso e nocivo. Si tratta del risultato di una campagna politica, sociale e culturale, messa in atto negli ultimi cinquant’anni in seguito alla popolarizzazione (mi riferisco alla nostra società occidentale) delle sostanze stupefacenti, un tempo appannaggio dei ceti sociali e culturali più alti (Sigmund Freud, ad esempio, era un grande consumatore di cocaina che ai suoi tempi era legale). Tale concezione era completamente aliena ai nostri nonni o bisnonni abituati a vedere campi coltivati con la canapa che, sino agli anni settanta del secolo scorso, veniva ancora largamente utilizzata dall’industria tessile. A cavallo tra gli anni sessanta e settanta cominciò a diffondersi la cultura psichedelica, portata avanti da un movimento giovanile, i cosiddetti figli dei fiori, spinto dalla necessità di liberarsi dalle catene di una società che considerava corrotta e


Studio

LE DROGHE E LA SPIRITUALITÀ PSICHEDELICA

di Eva Maria Franchi

18

ipocrita e di ritrovare la pace e l’armonia universale. I maggiori gruppi musicali di quegli anni, quasi tutti quelli che sono entrati a fare parte della storia del rock, inneggiavano all’uso di sostanze stupefacenti che permettevano di raggiungere stati alterati di coscienza e di percepire il confine dell’universo.

2

Hai mai fatto esperienza di sostanze stupefacenti? In caso negativo sei mai stato tentato di farla? In caso affermativo ritieni che ti abbiano aiutato nel tuo percorso di auto conoscimento? ?

3

Quali sono i criteri con cui secondo te si deve stabilire se considerare o no una sostanza un narcotico?

Il termine narcotico deriva dal greco narkoun che significa addormentare e sedare, caratteristica comune a molti farmaci alcuni dei quali reperibili anche senza ricetta medica. Molte sostanze proibite in Italia sono legali in Olanda ed in altri paesi facenti parti dell’Unione Europea. C’è chi sostiene che l’abuso di alcool sia molto più nocivo per la salute della persona e la sicurezza della comunità dell’abuso di marijuana, tuttavia scopo di questo articolo non è approfondire il tema sociale su questo argomento alquanto contradditorio e complesso, ma di spiegare le ragioni per cui, nonostante non vi sia nessun pregiudizio da parte nostra nei confronti di queste sostanze,

LA QUARTA VIA

?

La droga, come oggi la intendiamo, cominciò così a diffondersi su vasta scala e a divenire un grosso giro di affari per le organizzazioni che la commerciavano in quegli anni. Le conseguenze sul piano sociale furono disastrose. La droga divenne disponibile per tutti, ma non tutti potevano sostenere i costi per procurarsi la dose e molti di questi ultimi arrivarono a rubare, scippare, persino ad uccidere pur di non rinunciare alla loro razione di stupefacenti cui erano ormai assuefatti. Fu così che la droga, in passato appannaggio esclusivo dei circoli elitari, divenne in tempi moderni sinonimo di criminalità ed emarginazione sociale. Si arrivarono ad inasprire le leggi contro i suoi consumatori e gli spacciatori sino a creare situazioni paradossali. Nei paesi andini, dove l’abitudine a masticare foglie di coca non solo fa parte della tradizione millenaria ma aiuta le diverse etnie – come gli Aymara e i Chequa, a combattere la sensazione di fame, a dare energia e a migliorare il metabolismo ad alta quota, se si dovessero interpretare letteralmente le leggi imposte dalla Convenzione delle Nazioni Unite nel 1961 sull’uso degli stupefacenti, il povero contadino boliviano che mai si è sognato di fare della cocaina un commercio, ma che per millenni l’ha considerata un dono gratuito e divino a sua disposizione, diventerebbe perseguibile come un criminale. È evidente che una legge che può avere un senso all’interno di una specifica civiltà e di un preciso contesto sociale diventa ingiusta ed assurda imposta ad una civiltà con delle condizioni di vita e una cultura completamente differenti. Iinfatti in Bolivia è legale l'utilizzo di foglie di coca ad uso personale e addirittura le foglie sono vendute nei banchetti al mercato, a La Paz come a Santa Cruz. Cosa diversa è la lavorazione chimica delle foglie da cui se ne ricava la polvere di cocaina, il cui commercio è illegale in tutto il mondo. Ci sarebbe anche da ribattere sui criteri in base ai quali si stabilisce quando una sostanza deve essere considerata un narcotico e quindi proibita (3).

Approfondimenti sul Sistema

Negli anni settanta furono pubblicati i libri di Carlos Castaneda, diventati veri e propri cult: “A scuola dallo stregone”, “Gli insegnamenti di Don Juan”, per citarne alcuni. In essi il protagonista è iniziato all’uso di sostanze psicotrope dal suo maestro spirituale Don Juan. In seguito alle opere di Castaneda molti ricercatori spirituali autodidatti si sentirono autorizzati a sperimentare l’uso di sostanze allucinogene per seguire gli insegnamenti di Don Juan (2). Non mancarono casi di avvelenamento di apprendisti stregoni, divenuti consumatori abituali di funghi allucinogeni. Lo stesso Castaneda in seguito ritrattò, in parte, la venerazione da parte di molti suoi ammiratori verso le sostanze stupefacenti. Nelle sue opere “Viaggio a Ixtlan” e “L’isola del Tonal“ sottolineò l’importanza di imparare a liberarsi delle catene percettive senza ricorrere alla dipendenza dalla droga.


LA QUARTA VIA Organo di Stampa Ufficiale delle Associazioni LA TECA

ROMA SEDE CENTRALE E NAZIONALE Viale Gottardo, 66 00141 - Roma (RM)

Referente: Fr. Alessandro Albanese +39 (333) 4763495 Accesso solo su invito

LEGNANO Via Carlo Cattaneo, 95 20025 - Legnano (MI)

Referente: Fr. Giuseppe Rossetti +39 (347) 8277354 Accesso solo su invito

SASSARI Via Taramelli, 6 07100 - Sassari (SS)

Referente: Sr. Antonella Cau +39 (339) 3494060942 Accesso solo su invito

TRENTO Via San Pio X n° 93 38100 - Trento (TN)

Referente: Sr. Anna Di Giandomenico +39 (339) 5793091 Accesso solo su invito

TORINO Via Ada Marquesini Gobetti, 4 10100 - Torino (TO) +39 347.714.34.28 AREZZO Fabio Imbergamo fabioimbergamo@gmail.com +39 (328)9763837 NAPOLI Fabrizio De Notaristefani f.denotaristefani@libero.it +39 (339)7446444 LUGANO

Referente: Fr. Dario Panigada

LUGANO (SVIZZERA) switzerland@quartavia.org +41 (0)76 502.23.50

BARCELLONA Gran Via, 204 bis, local 4 08004 - Barcellona - Spagna

Per richiedere i numeri delle riviste precedenti consulta il sito : www.gurdjieff.es

Confraternite della Teca in Italia e all'Estero

#59

#58

#57

#56

#55

#54

#53

#52

#51

#50

#49

#48

#47

#46

#45

#44

#43

#42

Referente: Fr. Giovanni M. Quinti +34 (630) 618422

Altri Gruppi di Studio sono attivi nelle seguenti città: GENOVA, VICENZA, e CATANIA . Per informazioni sulle sedi operative di ciascun Gruppo di Studio, contattare una delle Confraternite Centrali.

NEL PROSSIMO NUMERO

NEL PROSSIMO NUMERO

MOTIVAZIONI DI UN PERCORSO Perché spesso confondiamo un bisogno dell'anima inferiore con un bisogno di spiritualità

NEL PROSSIMO NUMERO

#40

NEL PROSSIMO NUMERO

COME STUDIARE 2 Il Metodo di Studio 6R Teca LE SCRITTURE DEGLI GNOSTICI 2

“I Codici ritrovati”

...e molto altro

NEL PROSSIMO NUMERO

#41

060 le drogue e la spiritualita psichedelica quarta via  
Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you